IL PIANO DI DIO PER LA REDENZIONE DELL’UOMO

Secondo la Bibbia Dio ha creato il mondo e i suoi abitanti, quindi Dio avrebbe tutti i diritti per governarlo dal momento tutto è di Dio. Ma osservando la malvagità, le ingiustizie, la violenza, l’usurpazione, la mancanza di amore e compassione in tutte le società della terra non si può certo dire che il mondo sia governato da Dio. Chi è che lo governa e perché?  Per capirlo bisogna andare al Vangelo di Luca capitolo 4, dove Gesù prima di iniziare il suo ministero va 40 giorni nel deserto per essere tentato dal diavolo. Questa è una delle 3 tentazioni che riceve Gesù:

Poi il diavolo lo condusse su di un alto monte e gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e il diavolo gli disse “Io ti darò tutto il potere di questi regni e la loro gloria, perché essa mi è stata data e io la do a chi voglio. (Luca 4,5-6).

Il mondo è stato fatto per mezzo di lui, Gesù (Giovanni 1,10). Quindi il piano di Dio è quello che Gesù governi il mondo, è questo il suo scopo. Ma ora Satana sta suggerendo qui: È che Gesù può evitare la croce. “Non devi seguire per forza il piano di Dio. Non devi prendere per forza il sentiero che Dio ha stabilito per la redenzione dell’uomo. Facciamo un accordo: io te lo do ora, in questo momento, senza la croce; Tu devi fare solo una piccola cosa: inchinati e adorami”. Naturalmente, Gesù, se si fosse prostrato per adorarlo, sarebbe diventato servo di Satana, e il mondo sarebbe rimasto comunque in suo potere. “Sottomettiti alla mia autorità, e io ti do tutto. Potrai sederti sul trono, potrai regnare; ma sarai sotto la mia autorità, essendoti prostrato davanti a me”. E Gesù risponde: sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo” (4,8) Ora, c’è anche un particolare che a molti sfugge: Gesù non contesta l’affermazione di Satana. Quando Satana dice: “Guarda, è mio; mi è stato dato, e io lo do a chi voglio”, Gesù non contesta questo; Lui riconosce questo fatto. Lui sa che è vero; Infatti è per questo che c’è tanto male nel mondo; esso è ancora sotto il controllo di Satana. Ma se è Dio che ha creato il mondo perché è sotto il controllo di satana? Chi lo ha deciso? Dio? Non proprio! È stato purtroppo l’uomo a darlo, nel Giardino dell’Eden. Quando Dio ha creato l’uomo e ha messo l’uomo sulla terra, Dio ha dato la terra all’uomo. Dio ha detto ad Adamo: “Abbiate il dominio sulla terra, sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra; perché io lo do a voi” (Genesi 1,28). Così Dio ha dato all’uomo questo meraviglioso dono della terra.  Ma quando Adamo ed Eva hanno peccato contro il comandamento del Signore, hanno ceduto la terra a Satana. La Bibbia dice: “Non sapete che diventate servi di colui al quale vi date per servirgli? Dell’ubbidienza per la giustizia, o della disubbidienza per il peccato? Sottomettete dunque le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio” (Romani 6,16). Nel sottomettersi ai suggerimenti di Satana, loro hanno disubbidito al comandamento di Dio, e hanno ceduto la terra che Dio aveva dato loro, a Satana. E Satana ha preso il controllo e l’autorità della terra e l’uomo, in cambio, è diventato un suo schiavo attraverso il peccato originale.

IL PIANO DI SATANA

Così ora ci troviamo in un mondo pieno di malvagità e ingiustizie e in aperta ribellione contro Dio. Vediamo gli effetti di questa ribellione nella nostra società. Ed è del tutto sbagliato, da parte degli uomini, accusare Dio per i mali del nostro mondo, mali che sono il risultato della ribellione dell’uomo contro Dio, del suo rifiuto di lasciar regnare Dio sul mondo. Quindi tornando alla tentazione che Satana ha fatto a Gesù sotto digiuno, si spiega perfettamente perché Gesù non contesta il fatto che il mondo appartiene a Satana e lui a sua volta può dare il governo della terra a chi vuole, basta che sia sottomesso a lui. Infatti è questo la sua massima ambizione, trovare qualcuno disposto a sottomettersi completamente a lui in modo da esercitare un dominio pressoché totale sulla terra. Troverà qualcuno? Nel libro dell’Apocalisse 13 entra in scena l’uomo del peccato, la bestia, Satana gli darà il suo potere e il suo trono. E leggiamo che l’Anticristo governerà il mondo. Questa è una profezia che molti ignorano; si riferisce al fatto che prima della venuta di Cristo comparirà sulla terra un personaggio misterioso, ovvero l’Anticristo; una persona che si spaccerà per Gesù, farà un governo mondiale e pretenderà che tutti lo adorino, ma in realtà sarà un servo di Satana; e si dice che la stessa tentazione che ha ricevuto Gesù, la riceverà quest’uomo. Lui però risponderà di si. Satana quindi ha ancora il potere di dispensare i suoi poteri di governo a quelli che vuole. “Posso darlo a chi voglio”. Dio gli permette questo, naturalmente.

IL PIANO DI DIO

Ma quindi sulla terra c’è solo malvagità e corruzione? Non c’è proprio nulla di buono? In contrasto con il piano di satana c’è il piano di Dio per riportare il mondo sotto il suo regno e toglierlo dal regno di satana. Vediamo ora le varie fasi per il piano di Dio per la redenzione dell’uomo.

  1. NEL GIARDINO DELL’EDEN

C’è già in Genesi un riferimento al piano di Dio per la salvezza, quando Adamo ed Eva mangiano dall’albero della conoscenza del bene e del male e Dio vedendo che è stato satana ad averli tentati; disse a: io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno  (Genesi 3,15). In questo versetto la locuzione “sua stirpe” si riferisce alla discendenza di Eva. In pratica Dio risponde a Satana: Per adesso hai vinto una battaglia, quella di mettere l’umanità in tuo potere; io però da questa donna che tu ha tentato, nasceranno dei figli e da uno di essi, generazione dopo generazione, arriverà il giorno in cui nascerà Gesù, e Lui ti schiaccerà il capo, ti sconfiggerà, e tu gli insidierai il calcagno, con le sofferenze della crocifissione. Troviamo un riferimento a questo anche in Romani 16,20: Il Dio della pace schiaccerà ben presto Satana sotto i vostri piedi. Già in genesisi inizia a parlare di piano di Dio.

  • ABRAMO

Prima di tutto era necessario trovare una persona speciale in mezzo a un mondo pagano per farsi conoscere e istaurare un rapporto basato sulla fede e sulle promesse. Questa persona fu Abramo. Il primo patriarca dove gli fu promesso di essere il capostipite di un popolo talmente numeroso da non poter essere contato. Abramo in cambio non doveva far altro che avere fede in questo Dio, fino ad arrivare a lasciare la casa dei suoi padri per andare nella terra di Canaan ed essere disposto anche a sacrificare suo figlio per lui se era necessario, Dio ovviamente non permise questo sacrificio. Come dice la scrittura: La fede di Abramo fu accreditata come giustizia (Genesi 15,2-6). Quindi in quel momento Abramo fu l’unico ad essere considerato fuori dall’autorità di Satana e dentro al regno di Dio. Per questo fu possibile per Dio procedere partendo da lui e sua moglie alla creazione di un nuovo popolo. Che sarebbe stato il popolo di Dio.

  • MOSÈ

All’epoca di Mosè Dio ha mostrato davanti a tutto il popolo d’Israele la sua potenza attraverso grandi prodigi, come le 10 piaghe d’Egitto e la sua pietà liberando il popolo dalla condizione servirle per condurlo in una terra fertile promessa da Abramo. Questi 2 elementi sono necessari affinché Israele  rivolgesse  il culto verso Dio. Inoltre abbiamo l’introduzione della legge di Mosè basata su varie istruzioni  comportamentali, come i famosi 10 comandamenti e i sacrifici animali. La legge fu importante per far conoscere al popolo cosa era giusto e sbagliato per Dio e i sacrifici animali servirono a coprire i peccati commessi per debolezza o ignoranza della legge. Con Mosè abbiamo un’importante profezia In Deuteronomio 18,15 riguardante la venuta di un futuro profeta: Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Io susciterò loro un profeta in mezzo a loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto.

  • Ú

Con la venuta di Gesù abbiamo il punto centrale del piano di Dio. Da Lui troviamo il compimento di tutta la legge di Mosè e di tutte le profezie contenute nel vecchio testamento. L’unico che ha potuto compiere tutta la legge senza peccare e in perfetta comunione con Dio, sacrificando se stesso sulla croce compiendo una volta per tutte le leggi sui sacrifici; morendo per pagare il prezzo del riscatto che è stato versare il Suo sangue. Perché per salvarci Gesù ha dovuto sacrificarsi? Dio non può perdonarci e basta. Il fatto è che  senza spargimento di sangue non esiste perdono (Ebrei 9,22). I sacrifici che facevano gli ebrei con gli animali nella legge di Mosè non erano completi, perché potevano al massimo coprirli i peccati. Il sacrificio di Gesù invece copre tutti i peccati una volta per sempre, (1Pietro 3,18) ha preso su di se la punizione che avremo meritato noi. Questo ha fatto in modo da avere i requisiti perché noi potessimo essere salvati e recuperare l’autorità persa da Adamo ed Eva. È bastato il peccato di un solo uomo per compromettere la comunione con Dio e separarci da Lui, così con Gesù c’è lo stesso meccanismo, ma al contrario. Lui che non ha mai commesso peccato e si è sacrificato sulla croce prendendo con sé la punizione dei peccati che era l’uomo che avrebbe dovuto meritare, abbiamo così un fondamento di giustizia perché noi possiamo essere puri davanti a Dio, non per nostri meriti, ma per i meriti di Gesù. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Giovanni 3,16-17). Il fondamento di giustizia è fondamentale perché Dio non può far finta di non vedere il peccato, davanti a Lui dobbiamo apparire santi, e il sacrifico di Cristo è l’unico modo per essere santi davanti a Dio. Cristo non ha subito solamente le sofferenze carnali delle frustate e della croce, ma anche in un tempo limitato, della separazione spirituale da Dio. Tutto questo per evitare che fossimo noi separati per sempre da Dio; è diventato maledizione per riscattarci dal peccato, diventando lui stesso maledizione; poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno (Deuteronomio 21,23); Cristo è stato appeso nel legno dello croce, per questo motivo gridò: << Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato >> (Matteo 27,46). Infatti, la sofferenza maggiore di chi è all’inferno non è tanto il dolore fisico, quanto la definitiva separazione da Dio, e il rimpianto di non aver mai voluto accettare Gesù come salvatore nonostante le tante persone che invitavano a farlo.

  • IL RITORNO DI GESÚ

Questo sacrificio non è stato vano: Dal punto vista spirituale ha compiuto qualcosa di eccezionale, ha riscattato il mondo che era a tutti gli effetti sotto l’autorità di satana per portarlo dalla sua parte, quindi Dio ha già vinto e satana è stato definitivamente sconfitto. Questa vittoria non si è ancora concretizzata perché satana continua a governare il mondo come usurpatore, anche se la presenza della Chiesa limita fortemente il suo operato. L’apostolo Paolo dice: “Egli ha vivificato anche voi che eravate morti nei falli e nei peccati, nei quali un tempo camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza” (Efesini 2,1-2).   La effettiva  sconfitta di satana avverrà quando Cristo ritornerà. Ci sono ancora diverse profezie che non si sono ancora adempiute perché riguardano la seconda venuta di Cristo. Non si può sapere quando, Ma poi verrà Gesù con l’atto di proprietà della terra, e dichiarerà: “I regni del mondo sono divenuti del Signore nostro e del Suo Cristo, ed Egli regnerà nei secoli dei secoli, come Re dei re e Signore dei signori, per sempre e sempre, Alleluia, Alleluia” (Apocalisse 11,15). Ma, il fatto che Cristo tornerà per regnare è sicuro, infatti come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza (Ebrei 9,27-28).  Questa sarà la fine di ogni influenza maligna sulla terra e l’istaurazione del regno di Dio, come quando nella preghiera del Padre Nostro si dice: Vanga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Questo è il compimento del piano di Dio della redenzione dell’uomo.

CIÒ CHE È SPIRITUALE E CARNALE

Nell’antico testamento si sente spesso parlare della sapienza come obiettivo che un credente deve raggiungere per essere saggio e sapere sempre come comportarsi nelle varie circostanze della vita. Nel nuovo testamento invece non si parla più di sapienza, ma di seguire lo spirito invece della carne. Questo non toglie il fatto di dover ottenere sapienza, ma lo completa e lo rende più chiaro. Il credente che ha ottenuto sapienza è colui che vive in maniera spirituale e non carnale. Questo concetto è spiegato da Paolo in Galati 5,16-26.

Vi dico dunque: camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, finché voi non fate quello che vorreste.

È importante saper discernere che cosa significa la vita secondo la carne e vita secondo lo spirito. Le analizzeremo entrambi:

LA VITA SECONDO LA CARNE:

La carne indica l’uomo che vive al di fuori dell’influsso dello spirito ed è quindi soggetto alle sue tendenze egoistiche. L’uomo nasce già con una propensione a commettere peccato, a compiere il male e a essere egoisti; infatti non dobbiamo sforzarci più di tanto nel fare tutto questo, viene del tutto naturale, come anche il bambino che disubbidisse o mente ai genitori senza che nessuno gli abbia insegnato a farlo. Questa predisposizione nella natura umana è purtroppo molto evidente e non si può negare. Da dove deriva tutto ciò? La Bibbia lo spiega mediante il racconto del peccato di Adamo che ha dato vita al peccato originale, e ha comportato una interruzione nella comunione con Dio, da questo deriva la nostra predisposizione a peccare; questo è definito l’uomo naturale. L’uomo carnale ha una spiritualità morta, assente, perciò La vita che conduce è essenzialmente materialistica. La sua massima priorità è soddisfare le esigenze del corpo: mangiare, bere, vestirsi, fare sesso ecc… dall’altra parte il parziale o totale interesse dei valori etici come amare il prossimo, aggiunta a una scarsa propensione a compiere buone opere. Questa è una persona carnale perciò la mente controllata dalla carne produce corruzione perché la sua vita è basata fondamentalmente nel soddisfare le concupiscenze della carne, quindi chi è governato dagli appetiti carnali non può piacere a Dio. L’uomo carnale non ha nessuna intenzione di obbedire a Dio e anche se volesse non ci riuscirebbe perché per fare ciò è necessario che ci sia prima una rinascita spirituale. Perciò è totalmente inutile esortare una persona carnale a fare opere buone come insegna la scrittura; non avrebbe nessuna intenzione di farle e nemmeno lo potrebbe. Al massimo può eliminare qualche atteggiamento sbagliato, ma non arriverebbe mai allo standard morale che richiede il Vangelo. La natura dell’uomo carnale è quello di fare il male, essere ribelle a Dio e si trova bene nel farlo, proprio come un maiale si trova bene a sguazzare nel fango essendo di sua natura agire così. Essere carnali comporta compiere opere carnali, La lettera di Paolo continua con questa descrizione spiegando quali sono i frutti carnali:

Del resto sono ben note le opere della carne: Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisione fazione, invidie, ubriachezze, orge, e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Questo elenco ovviamente non è completo, Paolo ne scrive alcuni per dare l’idea di cosa intende per opere della carne. Tra le opere della carne si potrebbe aggiungere anche l’ipocrisia, il cercare di apparire buono davanti agli altri, quando in realtà il cuore è colmo di empietà. Leggendo con attenzione questo elenco di opere carnali, anche se non completo si può purtroppo constatare che tutte le persone non credenti commettono uno o più di queste opere in maniera cronica e senza prendere coscienza nel suo male, non facendo quindi nulla per mettere un freno a queste opere, ma anzi compierle in maniera consapevole e volontaria. Per questo che chi conduce una vita carnale non può piacere a Dio perché la carne tende alla morte, mentre lo spirito, tende alla vita e alla pace; ( Romani 8,6). Ora, una riflessione importante: Una volta compresa che cosa significa vivere in maniera carnale, la domanda che pongo e invito tutti a riflettere: Si può essere felici e soddisfatti nella vita vivendo una vita carnale? La vita nella carne potrà darti dei momenti di piacere, che a volte potranno anche essere intensi ma sono sempre molti brevi e non ti darà una vera pace, anzi quei momenti di piacere diventeranno come una droga, e non potrai più farne a meno, in questo modo si cade in schiavitù e ci si sentirà spesso frustrati, e questo che rende le persone permalose e in lotta con il mondo e con la paura del futuro. La vita carnale non potrà portare a una vera pace interiore, potrà solo darti brevi momenti di piacere. Perché allora le persone continuano a vivere così e non intraprendono un cammino spirituale? Il motivo è perché non si comprende cosa significa vivere in maniera spirituale. Chi non è spirituale non può capire le cose spirituali per quanto possa essere intelligente; anche se avesse un quoziente intellettivo alto o 3 lauree. Esse sono follia per lui e non è capace di intendere, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito (1Corinzi2,14). Capire la vita spirituale attraverso le scritture non è una questione di intelligenza, altrimenti Dio farebbe una discriminazione tra chi è intelligente o meno. Gesù parlava delle persone cieche spiritualmente come i farisei che pur conoscendo bene le scritture non hanno compreso che era proprio Lui il Messia che tanto attendevano. La loro cecità era dovuta alla superbia, che ha di conseguenza quello di chiudere il cuore a Dio e al prossimo. Un altro punto importante è come agiscono le forze maligne nei confronti dell’uomo carnale: Il diavolo non ha bisogno di indurre in tentazione l’uomo che vive nella carne perché pecca già di suo, tuttavia può cercare di affondare una persona ancora più in giù agendo proprio sulla natura carnale, ci colpisce e ci tenta nei nostri punti deboli facendoci sentire sensazioni che se assecondate portano al peccato, è per questo che ci obbedisce alla carne è uno schiavo di satana.

QUANDO AVVIENE LA CONVERSIONE:

Anche quando una persona vive una vita carnale, lontana da Dio e dai suoi principi, non è escluso che in un modo o nell’altro possa essere toccato dallo Spirto Santo e arrivare a una conversione. Ma se avviene cosa succede dal punto di vista spirituale? Di punto in bianco smette di essere carnale? Facciamo un passo indietro: Abbiamo detto precedentemente che l’uomo dalla nascita ha una predisposizione al male dovuto al peccato originale e il nostro lato spirituale è assente; ma se avviene che ci pentiamo dei nostri peccati, crediamo al sacrificio di Gesù in croce e lo  proclamiamo come nostro Signore e salvatore; ecco, abbiamo quindi  una conversione, ossia un cambiamento radicale del nostro essere, non siamo più la stessa persona, ma una nuova creatura in Cristo. Lo Spirito Santo viene ad abitare in noi che vivificherà il nostro spirito. Con il nostro lato spirituale attivo possiamo iniziare un percorso di comunione con Dio e a proclamare che Gesù è il Salvatore e Signore. Come dice la scrittura: Nessuno può dichiarare Gesù è il mio Signore senza l’azione dello Spirito Santo (1Corinzi 12,3). Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Galati 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Dunque per avvicinarsi a Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. Infatti, è lui che ci precede e suscita in noi la fede. Questo meccanismo è stato possibile grazie al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce che è il nostro intermediario presso Dio. Il primo cambiamento interiore di una persona appena convertita sarà quella di accorgersi che il male che precedentemente si faceva senza problemi, ora, sentirà come un senso di disagio nel commetterli a motivo dello spirito che agisce in lui e va in contrasto con la carne. L’altro effetto è uno stimolo interiore nell’amare il prossimo e compiere buone opere con il cuore e non per avere qualcosa in cambio. Che fine fa il lato carnale che prima della conversione imperversava la sua vita? La natura carnale ed egoistica continua a rimanere in parte e va in conflitto con lo Spirito Santo. Avviene allora una battaglia interiore tra la carne e lo spirito che combattono l’uno contro l’altro, ma siamo noi a decidere cosa seguire, se la carne o lo spirito. Se si sceglie di seguire lo spirito allora i desideri della carne poco per volta cesseranno e in quel caso ci sarà solo lo spirito a guidare la nostra vita. Tuttavia la carne cercherà sempre di prendere il sopravvento sulla nostra mente, ma il credente deve restare vigilante e rifiutare ogni carnalità. Paolo non raccomanda in negativo la repressione dei desideri, e quindi uno sforzo ascetico basato sulle forze umane, come fanno ad esempio i buddisti, (Ved. Pag. 214) quanto piuttosto di assecondare lo spirito che i credenti hanno ricevuto. Tutte le volte che seminerai nello spirito, la tua parte spirituale si rafforzerà rispetto alla tua parte carnale da riuscire così a prevaricare su di essa riducendola in schiavitù; è possibile farlo con  la preghiera e la dedizione ma saremo felici del risultato. Il significato del digiuno è proprio quello di trascurare la carne per mettere in priorità lo spirito. Questo è il cammino che va verso la santità. Come se dentro di noi ci fossero due lupi; uno buono e l’altro cattivo; vince chi gli dai più da mangiare.  

LA VITA SECONDO LO SPIRITO:

Lo spirito è lo Spirito Santo che, presente nel cristiano, lo porta a produrre frutti di bene. L’uomo spirituale conduce la vita onorando Dio in pensieri, parole ed opere; le esigenze del corpo passano in secondo piano perché si rende conto che lo spirito è più importante del corpo, che prima o poi morirà mentre lo spirito rimarrà per sempre. Se saremo spirituali faremo le opere dello spirito. La lettera di Paolo continua con questa descrizione citando degli esempi di  i frutti spirituali:

Il frutto dello spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se; contro queste cose non c’è legge.

Si potrebbe dire che in questo versetto c’è un breve il riassunto dell’attitudine che il cristiano deve avere nei confronti della vita e dal mondo ed è interessante che Paolo dichiara che seguendo lo spirito, che il cristiano riceve nella conversione non c’è più bisogno di seguire una legge, un’imposizione esterna di precetti e divieti, perché il seguire dei comandamenti è indicato a persone senza principi e non conduce a seguire una vita spirituale, al contrario stimola la concupiscenza a trasgredire per portare l’uomo a peccare, seguendo lo spirito invece, ci viene donato l’amore da donare agli altri e questo completa tutta la legge; perché tutta la legge è basata unicamente nel comandamento dell’amore verso il prossimo e verso Dio. Tutto il nuovo testamento è basato su questo principio: Condurre una vita spirituale è ben superiore a una vita carnale; non si può vivere in pace con gli altri e con se stessi senza seguire lo spirito. Non si potrà avere la pace nel cuore finché saremo schiavi di qualche carnalità, per questo che è importante seguire lo spirito, che ricordo, è lo stesso spirito che ha resuscitato Cristo dai morti (Romani 8,11), c’è dunque potenza in Lui. Chi vive secondo lo spirito vede il mondo con gli occhi di Dio e arriveremo a comprendere cose che prima non potevamo capire, come nell’episodio evangelico di Marco 10,46-52 dove un povero che era cieco carnalmente, riconosce che Gesù è il Messia e gli grida:  Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me, e tutto questo senza conoscere bene le scritture. È bastata l’umiltà e la semplicità di cuore che spalanca le porte a Dio e rende sagge le persone. In questo caso quest’uomo avendo creduto e avendo avuto fede in lui, aveva i requisiti perché Gesù potesse operare su di lui con la guarigione. Se quindi noi non riusciamo a vedere spiritualmente, la croce sarà solo dolore e aberrazione, invece di vedere l’opera di salvezza che Dio ha fatto per noi. Il povero che chiede l’elemosina sarà solo uno scocciatore puzzolente, invece di vedere il volto di Dio e avere compassione per lui. Ho sentito una volta una testimonianza di una coppia che ha avuto un figlio portatore di handicap, e dicevano che il loro figlio è stato una benedizione. Ma senza una vista spirituale non è possibile dire ciò, come non si può arrivare a comprendere che la libertà passa dall’obbedienza a Dio. Nell’antico testamento c’era l’usanza della circoncisione e il significato consisteva nel fatto che tagliando la carne, si abbandonava la vita nella carne e si iniziava a vivere nello spirito. Questo rito non è stato più ereditato dai cristiani in quanto, quello che conta è la circoncisione del cuore. La carne è da considerarsi morta nella croce con Gesù; chi semina nella carne raccoglie corruzione, ma chi semina nello spirito raccoglie vita eterna. Il Signore invece opera in noi attraverso lo spirito e ci mette alla prova nel nostro punto più forte, dove è più facile avere successo, infatti, egli è buono e non ci mette in situazioni il quale non possiamo gestire. Attraverso lo spirito ci parla e ci fa sentire quella pace che solo lui può dare quando seminiamo nello spirito. Quando invece stiamo seminando nella carne il Signore tramite lo spirito ci dà dei segnali di avvertimento affinché possiamo correggere il nostro comportamento.

L’AMORE DI DIO CI VIENE INCONTRO

Viene spesso detto ai credenti che Dio è amore, ci ama e ci protegge se noi confidiamo in Lui, ma non tutti sono veramente consapevoli di questo. Per noi dire “amare” è quasi considerata come una cosa generica che può cambiare a seconda del contesto. Nel greco antico, che è la lingua nel quale sono stati scritti i vangeli, ci sono tre parole per esprimere la parola amore e sono suddivisi in tre diversi livelli.

1)EROS   Ἔρως

Il primo è definita con la parola “Eros”. Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare solamente i propri bisogni, ma non interessa per niente che l’altra persona sia felice o meno. Un esempio tipico è quando un ragazzo cerca una ragazza solo per soddisfare gli impulsi sessuali e quando è ancora poco che frequenta una ragazza gli chiede di avere un rapporto con lui e se lei accetta; una volta consumato l’atto non ha più motivo di stare con lei, quindi se ne va. È un amore molto superficiale, di bassissimo livello tipico delle persone lontane da Dio.

2)PHILEO Φυλεύς

Il secondo è definito l’amore “phileo”; Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare i propri bisogni e contemporaneamente desidera soddisfare anche quelli dell’altro. È un amore ben superiore al primo, e si manifesta ad esempio nell’amicizia, quando si prova affetto, si vuole bene a qualcuno.

3)AGAPE ἀγάπη

Il terzo invece si tratta dell’amore più profondo e sublime che una persona possa provare, è definito l’amore “agape”. È il tipo di amore che Dio vorrebbe nel cuore di tutti noi e ci porta ad andare incontro al prossimo in modo gratuito, mosso unicamente dal bene dell’altro. Un amore che si dimostra nella praticità ed è indipendente dall’affetto che possiamo provare, perciò si può applicare anche a che non ci sta simpatico. Questo tipo di amore è descritto da Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Nella Bibbia è generalmente tradotta con la parola “carità” poiché in italiano non esiste una parola che equivale perfettamente alla parola “agape” perciò è stata scelta quella parola che è più vicino a quel significato, ma che può generale fraintendimenti. Infatti, quando sentiamo alla parola “carità”, pensiamo a un atto di amore mosso dalla compassione che è una cosa sicuramente buona, ma non racchiude nella sua completezza il significato della parola “agape”. Riporto qui sotto il versetto che parla di quel tipo di amore:

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (1Corinzi 13,4-7)

Dio ci ama immensamente e vorrebbe che anche noi lo amassimo proprio con l’amore “agape”, così anche il nostro prossimo. Non significa che bisogna amare tutti allo stesso modo, ma avere comunque la capacità di farlo; sicuramente è importare avere quel tipo di amore con i migliori amici, con la propria moglie, con i parenti e con le persone che ci stanno maggiormente più vicini. Dio è il primo che ci ama con questo tipo di amore e quando inizieremo a trattare le persone come Dio tratta noi, sapremo cosa vuole dire amare con l’amore agape. Infatti è Dio il primo ad avere compassione, misericordia e pazienza nei nostri confronti, come troviamo infatti in Giovanni 3,16:

Perché Dio ha tanto amato (agape) il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, che chiunque crede in lui non perirà, ma avrà la vita eterna.

Allo stesso modo anche noi dovremo comportarci così con il prossimo, anche se può sembrare difficile farlo, ma con Dio ogni cosa è possibile, da soli non possiamo fare nulla. Nel Vangelo c’è una parabola che parla di un mercante di perle (Matteo 13,45-46); un giorno trova una perla di grande valore; va a vendere tutto per comprare quella perla. Ci sono persone che interpretano questa parabola dicendo che il mercante è ognuno di noi, trova la perla, cioè la fede e sacrifica tutto per ottenere la fede. Ora; si potrebbe fare un bel discorso partendo da  questa interpretazione, ma ha un problema: la fede non si può comprare, è un dono di Dio gratuito. La giusta interpretazione è che il mercante è Dio e la perla siamo noi. È Il Signore che ci ha comprato a caro prezzo per mezzo del sacrificio di Gesù sulla croce. È per questo che Dio dimostra il nostro amore per noi, e leggendo molte testimonianze ho scoperto che molti arrivano alla conversione quando comprendono questa verità nella sua pienezza. Si rendono finalmente conto di quando Dio ci ha amato ed è in Gesù che si è realizzato il suo amore per te (Giovanni 17,26), infatti Cristo è l’esatta impronta della sua essenza (Ebrei 1,3) dimostrando che non è contro di te, ma è con te (Romani 8,31). Infatti, quando ancora eravamo peccatori Cristo è morto per noi (Romani 5,8). Il cristianesimo non è quello che l’uomo fa per Dio; ma è quello che Dio ha fatto per noi. Anche se tu fossi stato l’unico peccatore al mondo, Gesù si sarebbe sacrificato anche solo per te, perché ognuno di noi ai suoi occhi ha un immenso valore. In risposta del suo amore che ci ha dimostrato concretamente anche noi dobbiamo amarlo ed essere disposti a servirlo, infatti ha fatto tutto questo per guadagnarti il tuo amore, non essere dunque ingrato ed indifferente a questo. Nella lettera ai corinzi troviamo scritto le parole << tutto scusa >>, non è inteso per ingenuità o per debolezza, ma è per non permettere al male di divenire una cosa sola con noi e non ci contamini. L’amore è una cosa essenziale nella vita di un credente, anche se imparasse tutta la Bibbia a memoria, ma non avesse amore nel suo cuore, allora non servirebbe a nulla; la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica (Corinzi 8,1), infatti chi pensa di conosce bene la scrittura ma non ha amore nel cuore, non è gradito a Dio in quanto non basta conoscere la parola, bisogna anche metterla in pratica e senza amore non è possibile vivere il Vangelo; chi pretende di farlo è solamente un religioso farisaico (Ved. Pag. 190). Così anche se dichiarasse di avere una grande fede, ma poi non avesse amore allora quella fede non gioverebbe affatto. Che cosa fare però se il nostro amore non arriva al livello “agape”? Nel Vangelo c’è un episodio nell’ultimo capitolo di Giovanni, dove sono protagonisti i discepoli che dopo aver visto due volte Gesù apparso dopo la resurrezione tornano in Galilea aspettando un’altra apparizione di Gesù come aveva promesso. Passarono dei giorni che non avvenne nulla e a questo punto Pietro decise di andare a pescare e anche i suoi discepoli vennero con lui. Questo era un po’ come tornare alla vecchia vita, prima dell’incontro con Gesù. Ma proprio lui gli disse: vi farò pescatori di uomini (Matteo 4,19). La loro chiamata era quella di predicare a tutte le genti la salvezza tramite la croce di Cristo e tutti gli altri suoi insegnamenti. Andare a pescare quindi non faceva parte della loro chiamata. Passarono tutta la notte in barca ma non presero nulla finché non videro Gesù sulla costa e disse di mettere la rete sul lato destro della barca. Loro però non lo riconobbero subito. Seguito il consiglio presero una grossa quantità di pesce e qui riconobbero che era proprio lui. Avvenne poi che i discepoli lo raggiunsero in riva e iniziarono a mangiare insieme. Gesù disse a Pietro:  << Mi ami più di costoro? >> Qui per amore nel testo originale indica la parola “agape”. Pietro rispose: << Certo Signore, lo sai che ti voglio bene. >> Qui Pietro risponde, però, usando la parola “phileo”; quindi un tipo di amore inferiore rispetto a quello che gli era stato chiesto. Gesù ripeté la stessa domanda e Pietro rispose allo stesso modo. Allora la terza volta Gesù gli chiese: << Mi vuoi bene? >> Quindi amore “phileo”. Pietro rispose, << Certo Signore tu sai tutto e sai che ti voglio bene >>. Pietro si rattristò molto; tutto questo richiamava il fatto che lo aveva tradito tre volte quando lui il giorno prima aveva detto che non lo avrebbe abbandonato, costasse anche morire con lui. Ma è anche triste vedere il Signore costretto ad abbassarsi al nostro livello perché non riusciamo ad arrivare al livello che Dio vorrebbe che noi arriviamo. Questo limita l’opera di Dio che vorrebbe fare su di noi, perdendo così molte benedizioni che avrebbe voluto donarci anche se saremo salvati lo stesso. Pietro sicuramente avrebbe voluto dire che lo amava con tutto il cuore, ma non lo dimostrava però con i fatti, perché l’andare a pescare nel suo caso deviava rispetto alla missione che Dio gli aveva affidato. Se Pietro non è riuscito ad arrivare a dire che lo amava con l’amore “agape” potrebbe quasi consolarci, ma non è una scusa per noi. È importante impegnarsi ogni giorno a cercare Dio e la sua sapienza, perché più ci si avvicinerà a Dio e più la nostra vita cambierà. Gesù ci verrà incontro al livello che noi riusciremo ad arrivare e cercherà di fare di tutto a quel livello per poterci benedire o insegnare qualcosa. Il fatto che Dio ci viene incontro ricorda come nell’antico testamento Dio faceva delle concessioni al popolo di Israele perché non riusciva ad arrivare al livello che Dio avrebbe voluto. Un esempio si ha nel divorzio descritto in Deuteronomio 24,3 dove spiega le regole per separarsi dalla moglie. Gesù spiegò che questa era una concessione fatta agli Israeliti a causa della durezza del loro cuore (Matteo 19,8 e Marco 10,5), ma inizialmente in Genesi 2,24 sta scritto: dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto (Marco 10,9). Un altro esempio di concessione si trova nel libro di 1Samuele 8,5-22 quando gli israeliti chiedono che Israele diventi una monarchia come tutte le altre nazioni. Secondo il disegno di Dio Israele sarebbe dovuta essere conosciuta come la nazione senza un re, appunto perché il re era Dio stesso, ma loro hanno preferito un re umano. Il Signore lo concesse ma fu lui stesso a sceglierlo per mezzo di Samuele. Dio è lo stesso ora come ieri, e anche oggi può fare delle concessioni, Gesù però ricorda di amare il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima; poi anche: siate perfetti come è perfetto il padre mio che è nei cieli  (Matteo 5,47). Questo sta a indicare che bisogna sempre puntare in alto. Non si può arrivare al nostro massimo in breve tempo, il cammino di fede è molto lungo e a volte difficile ma non bisogna mai rimanere fermi, continuare ad avvicinarsi sempre gradualmente a Dio, ci saranno delle prove da affrontare, ma più si cercherà Dio e più la nostra vita cambierà e i risultati si vedranno e il Signore non abbandona chi agisce così; sta scritto infatti:  Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore  (Geremia 29,13). Ci possono essere uno o più periodi della nostra vita che rimaniamo fermi spiritualmente, per un motivo o per l’altro non cerchiamo il Signore più di tanto. Questo viene definito biblicamente “vagare nel deserto”: Questo richiama come gli israeliti vagarono nel deserto per 40 anni prima di entrare nella terra promessa; questo per paura e per mancanza di fede. A volte anche noi siamo spiritualmente in una situazione simile, al posto di entrare nella terra promessa e ricevere le benedizioni, si preferisce rimanere nel deserto a condurre una vita travagliata e stressante. Non è mai troppo tardi per seguire il Signore. Nel Vangelo di Matteo capitolo 20 troviamo la parabola degli operai invitati nella vigna, dove narra di un padrone che possedeva una grande vigna; incontra al mattino delle persone disposte a lavorarci e con loro si accordano per la paga di un denaro. Durante la giornata il padrone della vigna invitò altre persone a lavorare, sia al pomeriggio che alla sera. C’era quindi qualcuno che lavorò per tutto il giorno, qualcuno mezza giornata e qualcuno che lavorò un ora soltanto. A fine giornata distribuì le paghe a tutti partendo dagli ultimi, dando a loro un denaro, così anche quelli del pomeriggio. Arrivati quelli del mattino pensavano di ricevere di più, ma ricevettero anche loro un denaro, per questo iniziarono a mormorare contro il padrone, che gli ricordò a loro dell’accordo iniziale di un denaro e non aveva fatto a loro nessun torno, ma per generosità voleva dare un denaro anche a tutti gli altri. Questo sta ad indicare che non è mai troppo tardi per andare al Signore e anche se ci si converte durante la vecchiaia, anche a loro il paradiso è assicurato, perché Dio è buono e generoso con chi sta con lui ed è una generosità divina che supera le barriere della giustizia umana; è la celebrazione della grazia che va al di là dei meriti dell’uomo. Per chi si converte verso la fine o metà della propria vita rimane il rimpianto di non aver voluto accettare Cristo come salvatore prima, risparmiandosi molti guai e sofferenze. Per chi invece si converte già in gioventù e incontra persone malvagie che gli procurano dolori, non deve augurare a loro che muoiano e vadano all’inferno, ma che si convertano e ricevano la stessa vita eterna che riceverà lui. Questo è avere il cuore con Dio. È sbagliato anche dire: Inizierò a pensare a Dio nella vecchiaia, adesso sono giovane, posso fare come voglio adesso e poi al limite mi convertirò più avanti. Non si può mai sapere quando sarà la nostra ora, se dovesse morire prima di convertirsi non andrebbe in cielo, ma in ogni caso non è una mentalità che mette Dio al primo posto. Gesù alla persona che voleva seguirlo dicendo: Aspetta prima che seppellisca mio padre, lui risponde: Lascia che i morti seppelliscano i morti, tu seguirmi. Il fatto di seppellire era un’espressione che stava a indicare di aspettare che suo padre morisse di vecchiaia, quindi non era una cosa immediata, ma questione di anni. Gesù dice non aspettare, seguirmi! Fallo adesso! Allo stesso modo Gesù lo dice anche ad ognuno di noi di seguirlo subito senza mettere qualcosa prima di lui.

PORTARE SOLO IL GIOGO LEGGERO DEL SIGNORE

Quanto è piena la nostra vita? Piena di problemi e impegni che spesso creiamo noi. Ci prendiamo delle responsabilità che non sarebbero nostre. Io credo a volte ci prendiamo dei pesi che non sono da Dio, pesi che ci prendiamo da noi stessi. Ed è possibile che ci andiamo a ficcare nei guai da soli e poi ci lamentiamo per essi. Questi pesi che ci portiamo addosso possono essere temporanei o permanenti. Ma che cosa è il peso che ci portiamo sempre addosso? Per capirlo bisogna farsi una domanda, per che cosa vivo io? Qual è la passione che governa la  mia vita? Qualcuno potrebbe dire che vive per i soldi e per accumulare sempre più ricchezze, più vede il conto in banca gonfiarsi più pensa di essere soddisfatto. Oppure qualcun altro potrebbe rispondere: Io vivo per gli applausi, per la gloria, per sentirmi dire che sono bravo, che sono il migliore, per essere acclamato dalle folle. Un’altra persona ancora potrebbe rispondere: Io vivo per il piacere e il divertimento; non mi piace per niente il mio lavoro, ma devo lavorare per guadagnare soldi per divertirmi e non vedo l’ora che sia il week end così esco e mi diverto con gli amici. Così la vita gira soltanto nel fine settimana. Ora facciamo un’altra domanda: Per chi voglio guadagnare soldi, ricevere gloria o divertirmi? Ora stiamo arrivando alla verità. La risposta è semplice, Per te stesso. È questo il peso che i non credenti portano sempre con se; vivere per se stessi. Non potrai mai soddisfare te stesso con le tue sole forze, è un peso troppo pesante da portare. Gesù disse: << venite a me, voi tutti che siate aggravanti e travagliati ed io vi darò riposo >> (Matteo 11,28). Qui sta dicendo di non vivere solo per se stessi e per il proprio egoismo e per il proprio piacere, permetti a Dio di guidare la tua vita, lascia che sia lui a prendere il timone della nave. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero (29-30). Se porti il peso che ti da Dio ed eviti quelli che ti offre il mondo avrai una vita felice e di successo e scoprirai che non c’è vita più bella e più appagata che vivere per gli altri e per il Signore. Qual era il peso che Gesù portava e dice che è leggero? Il giogo che Gesù portava è vivere per soddisfare e per piacere a Dio. E scoprirai che è molto più facile piacere a Dio che piacere a te stesso. Non riuscirai mai a piacere a te stesso quando vivi per te stesso, perché non stai dando risposta allo scopo basilare per cui sei stato creato. Dio ha stabilito che tu vivessi per il Suo piacere e per la Sua gloria. Dio non ti ha creato per vivere per il tuo proprio piacere. E se vivrai per il tuo proprio piacere, la tua vita sarà vuota, frustrante, e insoddisfacente; tenderai sempre a lamentarti perché non riuscirai a ottenere quello che vuoi e se lo ottieni scoprirai che non ti basta ne vorrai altro e altro ancora e non sarai mai soddisfatto di te stesso e nei casi estremi può anche arrivare la depressione e ti chiederai: vale ancora la pena vivere? Ma se vivrai per il piacere di Dio, se prendi il peso leggero, allora la tua vita sarà realizzata, ricca, piena. Anzi, addirittura più che questo, come dice Davide: “La mia coppa trabocca” (Salmo 23,5). E la tua vita sarà come una coppa traboccante. Questo avviene se ascoltiamo e mettiamo in pratica la parola di Dio, allora troveremo felicità nel praticarla. Ora, qualcuno potrebbe anche dire: << Beh, io non ci credo, sono tutte cavolate, non è quella la strada per la pace interiore >>. Allora prova e vedrai; se è vero il detto che bisogna provare tutto nella vita, provare a seguire il Signore e vivere il Vangelo, non ti costa nulla. Una volta un mio amico mi disse: << Guarda; io ho provato questa strada, a seguire Gesù, ma non è successo nulla >>. Io risposi: << Ti assicuro che è quella la strada giusta, persevera in essa e confida in Dio >>. Così fece e così trovò quella gioia che cercava. Io penso che quando si parla di “seguire Gesù” questo viene frainteso. Il Cristianesimo è spesso visto come un insieme di regolette da rispettare, come se fosse solo una filosofia di vita, oppure partecipare a dei lunghi e noiosi riti in chiesa, ma come possono un insieme di regole o un insieme di riti esteriori a portarti alla felicità, abbiamo già abbastanza regole nella nostra vita, le leggi dello stato, sul lavoro, sulla strada e non sono certo altre regole o precetti che possono portare pace in noi. Anzi, delle regole in più sono solo un peso gravoso sulle nostre spalle. Infatti il Cristianesimo non è quello; è invece un rapporto con Dio basato sulla fiducia, sulla preghiera e sul cercare Dio con tutto il cuore, riconoscendo Gesù come salvatore e il resto verrà di conseguenza in maniera naturale. In chiesa cantano a volte il seguente ritornello: Se il chicco di frumento non cade nella terra e non muore rimane da solo, se muore crescerà. Questo ritornello deriva da Giovanni 12,24. Si possono fare diverse riflessioni su questo versetto, una di queste si può bene notare che Il chicco di frumento come ben si sa, è rivestito da un involucro protettivo, ma una volta che è a terra se questo involucro non si rompe, la pianta non nasce e quindi non porta frutto. Così noi che siamo come dei chicchi non rompiamo quell’involucro che è l’egoismo e la superbia non possiamo fare opere buone gradite a Dio, perché la vita girerà solo sul nostro egoismo, quindi non possiamo portare frutto. Se invece rinunciamo al nostro egoismo e amiamo Dio e il prossimo porteremo molto frutto. Alcuni possono pensare che l’egoismo e la mancanza di compassione ci rende più forti perché fa in modo di alleviare e proteggere parte delle sofferenze della vita, pensando che se devo solo a soddisfare me stesso e non gli altri ho meno problemi, ma questa è un’illusione porterà a una vita vuota e insipida.