Stefano ha un ruolo provvidenziale nel processo di apertura della fede cristiana verso il mondo. Stefano era uno dei 7 scelti dagli apostoli per prendersi cura degli ebrei ellenici della comunità di Gerusalemme. Stefano si distinse per la sua predicazione di cui Luca ci dona una sintesi dei temi principali (cfr. At 7). Mentre gli apostoli rimangono fedeli alla pratica giudaica, Stefano attacca duramente il tempio e i sacrifici. Egli comprende che la nuova fede dove liberarsi dalla visione cultuale giudaica ed universalizzarsi. Confondendo patria con religione, i suoi avversari lo accusano di voler sovvertire la religione e i costumi. Nella prospettiva di Luca il discorso di Stefano rappresenta il vero spirito del vangelo senza rinnegare le profonde radici ebraiche, anzi portando a compimento le promesse. Grazie alla sua predicazione i legami con il giudaismo ufficiale vengono fortemente compromessi: Stefano viene lapidato e la Chiesa perseguitata. La persecuzione sembra colpire direttamente gli ellenisti. I giudei persecutori vogliono soffocare la diffusione del vangelo, ma ottengono in realtà l’esatto opposto. I nuovi credenti ellenisti si disperdono cominciando così il processo missionario nelle vicine regioni (cfr. At 8,1-4), favorendo così la nascita dei primi missionari della Chiesa.
LA MORTE DI STEFANO E GESÚ A CONFRONTO
Stefano diventa il primo martire della Chiesa, cioè testimone (dal greco martys [leggi martus], che significa “testimone”). Paolo (Saulo) era fra coloro che approvavano la sua uccisione (cfr. At 8,1) custodendo presso di sé i mantelli degli uccisori (cfr. At 7,58b; 22,20). Osservano il modo in cui è stato martirizzato sarà per lui una testimonianza che contribuirà alla sua conversione.
In seguito i punti in comune tra la morte di Stefano e Gesù Cristo:
- Vengono trascinati in processo illegale
- Vengono incolpati da falsi testimoni che li accusano di lesa maestà nel confronti del tempio e della legge.
- Perdonano i propri assassini
- Entrambi dicono a Dio di accogliere il loro spirito.
Stefano, timorato di Dio e ripieno di Spirito Santo non poteva passare inosservato dalle stesse persone che hanno fatto crocifiggere Cristo e non solo. Anche i Giudei di Gerusalemme provenienti dalla diaspora lo tenevano sotto osservazione e iniziarono ad avere delle discussioni con Stefano. Egli essedo ricco di sapienza si sapeva destreggiare bene nelle discussioni e i suoi avversari non riuscivano a coglierlo in fallo. Così come avvenne con Gesù venne arrestato con false accuse, il vangelo specifica quali:
- Diffamare il tempio e la legge di Mosè
- Dichiarare che Gesù distruggerà il tempio e sovvertirà la legge di Mosè
Si ritrova quindi davanti al sommo sacerdote e a quelli del sinedrio; Fissando gli occhi su di lui videro il suo volto come quello di un angelo. (Atti 7,15).
IL DISCORSO DI STEFANO
Il sommo sacerdote chiede conto a Stefano riguardo le sue accuse, Ma lui invece di rispondere parte con un lungo discorso. Partendo da Abramo, fino a Davide troviamo il racconto di questo lasso di tempo in maniera molto sintetica cercando di soffermarsi su due tipi di dettagli:
- Interpretazione del AT alla luce di Cristo
- Evidenziare i peccati dei loro padri e le ribellioni dei piani di Dio per concludere come anche loro fanno lo stesso.
Il discorso si può dividere in 3 parti:
- Nella prima parte, dopo un introduzione sui patriarchi, Stefano si sofferma alla figura di Giuseppe, il più giovane dei figli di Giacobbe e il più amato. I suoi fratelli pieni di invidia nei suoi confronti lo vendettero a degli ismaeliti diretti in Egitto. I suoi fratelli dissero a loro padre che il suo amato figlio era morto. Molti anni dopo Giuseppe divenne l’amministratore d’Egitto e quando ci fu la carestia i suoi fratelli andarono in Egitto per chiedere aiuto, incontrando Giuseppe ottennero una grande benedizione e salvezza dalla carestia. Così Giuseppe venduto dai fratelli per invidia divenne un prezioso strumento nella mani di Dio per la loro stessa sopravvivenza. Stefano fa quindi un parallelismo con i giudei che lo accusano. Hanno fatto uccidere Gesù per invidia, ma Dio lo ha reso uno strumento di salvezza per tutta l’umanità.
- Nella seconda parte si concentra su Mosè. Viene prima di tutto evidenziato come il popolo israelita rifiutò la sua leadership nonostante avesse dimostrato di volerli difende dagli abusi. Dio però lo scelse come strumento di liberazione per portarli nella terra promessa e i segni miracolosi confermarono questo. Ma nonostante tutti gli israeliti durante l’attraversata nel deserto compirono numerose gravi infedeltà. Questa cecità e durezza di cuore del popolo eletto si perpetrò anche nel tempo dei grandi profeti, dimostrando ciò con citazioni di versetti ben scelti. Anche qua troviamo un parallelismo per indicare che come i loro padri hanno rifiutato e mormorato contro i profeti, loro hanno continuato a fare lo stesso, anzi anche peggio. Perché Mosè aveva profetizzato la venuta del Messia (DT 18,15.18) che loro hanno fatto uccidere.
- Nella terza parte del discorso tocca un argomento molto delicato: Quello del luogo santo per eccellenza, il tempio di Gerusalemme. Dando rilievo alla tende della testimonianza, prima della costruzione del tempio e segno di un dio che cammina con il suo popolo, Stefano contesta la visione del tempio come luogo esclusivo della presenza di Do. Del resto, gli stessi profeti evidenziarono la relatività del tempio, puntando sull’interiorità della adesione interiore a Dio. Stefano non a caso cita Is 66,1-2 ove il Signore afferma la sua presenza universale al di là di ogni “spazio sacro”.
Al termine di questo lungo discorso da un ultima strigliata finale contro gli accusatori con tono deciso che mostra una santa ira dovuta al suo zelo per Cristo:
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata”. (Atti 7,51-53)
Questo fece accende di ira i presenti lo lapidarono e iniziarono a perseguitare la Chiesa. Ma anche in quel momento Dio era con lui che fu accolto in cielo dal padre celeste come primo martire.