LA FEDELTÁ

  • (la sapienza ti proteggerà) dalla donna altrui, dalle parole seducenti della donna sconosciuta. Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza, non lasciarti adescare dai suoi sguardi (PR 6,24-25)
  • Tieni lontano da lei (la fornicatrice) il tuo cammino e non avvicinarti alla porta della sua casa (PR 5,8)
  • Il tuo cuore non si volga verso le sue vie, (la fornicatrice)  non vagare per i suoi sentieri, perché molti ne ha fatto cadere trafitti ed erano vigorose tutte le sue vittime (PR 7,25-26)

La fedeltà è fondamentale alla stabilità in un rapporto tra marito e moglie o tra fidanzati. Molte persone non credenti sono deboli sotto questo punto di vista e hanno un indole a tradire il proprio partner, il motivo principale è che sono schiave dalle passioni della carne e non hanno mai imparato a dominarle oppure è possibile che vogliano alimentare il proprio ego riuscendo ad avere rapporti con più donne/uomini. Sentono tanto dire in giro che uno ha tradito l’altro quasi come se fosse una cosa normale e si fanno prendere da questa corrente di pensiero, che in fondo non è poi così grave. Invece non è così!  È un grave peccato l’infedeltà e non è da sottovalutare, può portare a conseguenze devastanti nel rapporto tra uomo e donna, come può essere la separazione e i danni materiali, psicologici e spirituali. Nel capitolo 7 del libro dei proverbi, di cui ho riportato solamente un versetto, c’è un breve racconto di un giovane che esce di casa verso sera e incontra una bella fanciulla vestita in maniera decisamente provocante che lo afferra per il braccio e con insistenza cerca di convincerlo ad avere un rapporto con lei, dicendo che suo marito è partito per un lungo viaggio e ha la casa libera, con il letto comodo e profumato e lo invita a passare la notte con lei. Il giovane senza pensarci troppo accetta. Tutto questo è raccontato come un esempio da non seguire. Ci sono anche persone, sempre non credenti che desiderano e riescono a rimanere fedeli al proprio partner; finché il rapporto tra loro va tutto bene, ma quando si verificano dei problemi è subentra un periodo di debolezza allora anche se si è partito con l’idea di non tradire si rischia invece di cadere nel peccato se c’è né l’occasione. Potrebbe trattarsi solo di una scappatella, o una piccola vedetta. A volte anche solo il sospetto che l’altro partner potrebbe aver tradito fa scattare la voglia di avere un flirt con qualcun altro/a. Un altro motivo può essere il sentirsi trascurati dal compagno o compagna e questo può portare a cercare l’amore altrove, o semplicemente con il passare del tempo non si trova più il proprio partner attraente rispetto a una volta, si cerca quindi un modo per sopperire a una insoddisfazione sessuale. La maggior parte di uomini che vanno a prostitute sono sposati, ma poiché sono dominati dalle passioni carnali, sono sempre in cerca di qualche donna che possa soddisfarlo meglio di come farebbe sua moglie. L’infedeltà si verifica anche perché si è lasciato spazio al diavolo nel nostro cuore. Questo potrebbe essere anche il caso della pornografia. Gli uomini pensando di non fare nulla di male passando molto tempo nel visualizzare queste cose; ma con il tempo è possibile che ci si affeziona a una certa fisicità femminile o un certo colore di capelli, ma non è detto che l’uomo in questione si fidanzi o si sposi con quel tipo di ragazza di cui ci si concentrava nel guardare materiale pornografico e c’è il rischio di incontrare in futuro proprio una donna simile a quei gusti. In quel caso l’uomo perderà la testa è il tradimento sarà molto probabile. Non bisogna quindi lasciare entrare satana nella nostra mente e sviluppare cattive abitudini perché possono produrre solo guai. Ogni volta che la persona atea, priva di sapienza tradirà cercherà una giustificazione, dando magari la colpa al proprio partner o all’amante, dicendo che è stato provocato e indotto a tradirlo; come se fosse impossibile poter dire di no. Ma non può esserci niente di giusto in quello, sono solo delle scuse, la verità è che essendo privo di fede e schiavo della carne lo ha portato a compiere quel gesto e chi compirà queste opere non erediterà il regno di Dio. Ora, come dovremo però comportarci se un nostro amico che abbiamo sempre ritenuto una brava persona venisse a dirci: Guarda, non avrei mai pensato che succedesse a me; ma ho una relazione extraconiugale e non so cosa fare. Che cosa bisognerebbe rispondergli in un caso come questo? Sappiamo che nel Vangelo Gesù dice: Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te. Ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il corpo vada a finire nella geenna.  (Matteo 5,30).Quello che intende non è ovviamente un invito a mutilarci, ma a tagliare le cose che fanno parte della nostra vita e ci portano a compiere peccato. Quindi bisognerebbe rispondere: << taglia tutto! >>. Lui ribatterà dicendo: ma non so …<< No, taglia tutto! >>. Se andassimo dal medico perché sentiamo che da qualche parte del nostro corpo c’è un nodulo; e lui rispondesse: <<Beh, ci potrebbe essere un tumore; bisognerebbe fare una biopsia; però tutto ciò è doloroso, così anche l’operazione per toglierlo, se ci fosse farebbe male dopo; forse è meglio che prendi un antidolorifico così non lo senti più e ti dimentichi di averlo>>. Davanti a questa risposta penseremo che il medico che abbiamo davanti sia incompetente. Ora, il tumore è un male carnale, ma l’infedeltà, un male spirituale, ma va trattata allo stesso modo. Troncare il rapporto con questa persona con cui si tradisce, può far male all’inizio ma se si rimane in quella condizione, è molto peggio e le conseguenze si faranno sentire nel tempo. La fedeltà di un credente, ricco di sapienza e timor di Dio sarà sempre presente e costante, in quanto esso avrà come uno scudo spirituale contro tutte correnti di pensiero malvagie che arrivano dal mondo; chi è un vero credente, infatti ha gli stessi sentimenti di Gesù Cristo (Filippesi 2,5). La fede e il suo timor di Dio di una persona è garanzia di fedeltà, anche nei momenti più difficili non si farà imbambolare da un’altra ragazza e non ne desidera nessuna in cuor suo. Ha uno scudo davanti a queste cose perché la persona di Dio agisce e pensa secondo lo Spirito Santo e non secondo la carne. Se si ha una vita di preghiera e di fede, non si cederà alle lusinghe, alla persuasione o alla seduzione di qualcun’altra/o. Dio non permette che siamo tentati più di quanto non possiamo resistere e il Signore ci darà tutte le armi per resistere al male. Un versetto del libro dei proverbi ci mette in guardia dal evitare perfino la tentazione per evitare di entrare in un terreno pericoloso. Se ad esempio siete fidanzati e una ragazza/o  vi chiede il numero e intuite che non è per amicizia è meglio evitare di darle il numero; come anche se vi chiede un passaggio in macchina e intuite che non ha veramente bisogno di un passaggio, ma è soltanto una scusa per passare del tempo da solo con te, oppure se si riceve la proposta di ballare insieme … Tutte questi esempi non sono tradimenti, ma può portare ad avere una tentazione ed è sempre meglio evitarle. Questo vale per tutti i tipi di tentazioni, se riusciamo a non avvicinarci neanche è meglio. Nel Vangelo Pietro ha rinnegato tre volte Gesù perché in quel momento si trovava nel cortile del sommo sacerdote, pieno di persone ostili a Gesù, e per sua scelta è andato li; in un terreno molto pericoloso. Se fosse stato da solo non avrebbe potuto rinnegare Gesù. Così anche noi dobbiamo evitare di entrare in un terreno pericoloso. Se si vuole entrare è possibile che una parte di te desidera quella persona. Lo standard morale di un cristiano dovrebbe essere come dice il Vangelo: Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore (Matteo 5,27). Quindi anche tradire con il pensiero è già tradimento davanti a Dio. Questo standard morale è molto alto e chi non è credente è difficile che lo possa avere anche nei momenti difficili. Ora, chi non è credente infatti cerca sempre di abbassare il proprio standard morale. Si può anche arrivare a dire. <<Dai vieni a letto con me, stai tranquillo non stai per tradire tua moglie; ci divertiremo solo un po’ insieme poi potrai tornare da lei, mica ti chiedo di lasciarla, voglio solo divertirmi con te>>. Purtroppo molte persone arrivano molto in basso con la loro moralità. Ci potranno essere anche dei casi dove nonostante si cerca di evitare in ogni modo di entrare in un terreno pericoloso per non cadere in nessuna tentazione; ci si troverà ad essere tentati in maniera forzata e involontaria. Un esempio lo troviamo nell’antico testamento dove Giuseppe, figlio di Giacobbe si trova in Egitto al servizio di Potifàr. Questo egiziano, che era il comandante delle guardie del faraone ha una giovane moglie molto avvenente che nei momenti che il marito è assente prova in continuazione a sedurre Giuseppe, dando sempre del suo meglio, ma nonostante tutto lui non cede di un millimetro. Un giorno si trovarono da soli in casa e lei lo afferrò per la veste per forzarlo ad andare a letto con lei. Giuseppe però piuttosto di cedere preferì slacciarsi la veste e scappare via nudo, lasciando così la moglie di Potifàr con la veste di Giuseppe in mano. Successivamente lei si arrabbiò molto per il fatto che vedendosi rifiutata in questo modo ha minato del suo orgoglio e questo ha generato odio nei suoi confronti. Chi volesse sapere come va a finire potrà leggersi da Genesi 39,11 in poi. Questo episodio viene sempre ripreso come dimostrazione che anche in questi casi non è impossibile cedere alle tentazioni anche di fronte a pressioni. Come ci si deve comportare se invece subiamo una infedeltà? Bisogna distinguere due scenari: Se il partner che ha tradito si dimostra addolorato e pentito bisogna aprire le porte al perdono, anche se può sembrare difficile con l’aiuto di Dio ogni cosa è possibile. Se invece non mostra alcun pentimento, ma al contrario ha intenzione di continuare a frequentare un’altra persona, allora il partner che ha subito il tradimento ne prenderà atto;  potrà lasciarlo e se sposati divorziare senza entrare in alcun modo in peccato.

LA DONNA

  • Un anello d’oro al naso di un maiale, tale è la donna bella ma senza cervello (PR 11,22)
  • Illusorio è il fascino e fugace della bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare (PR 31,30)
  • Una donna forte è la corona del marito, ma quella svergognata è come carie per le sua ossa (PR 12,4)
  • Chi trova un moglie trova una fortuna ottiene il favore del Signore (PR 18,22)
  • La casa e il patrimonio si ereditano dal padre, ma una moglie assennata è un dono di Dio (PR 19,14)

Della donna si parla già nel libro della Genesi, dove sta scritto che ella fu creata per vivere con l’uomo e tra loro sarebbero stati una sola carne. Se un’unione tra l’uomo e la donna è fondata sull’amore ed è consacrata al Signore, questo è cosa buona è giusta e la complementarietà sessuale con l’uomo, rende la coppia più simile a Dio (Genesi 1,26), rispetto che rimanere persone singole. La donna viene celebrata nei libri sapienziali come tesoro prezioso, ma anche rimproverata se è viziosa. L’uomo la deve rispettare e amare in maniera sublime, ma tener presente che può essere pericolosa se incita al peccato, per questo è consigliabile avere un donna saggia al fianco dell’uomo in quanto essa può avere una certa influenza sull’uomo, può incantarlo con un sorriso, ma distruggerlo con una parola. L’uomo deve trattare la donna come un dono di Dio, proteggendola come un vaso prezioso e dedicarsi al rapporto reciproco e trattandosi sempre con bontà e tolleranza. Le qualità della donna che la Bibbia esalta di più sono proprio la sapienza, la bontà, il senso di giustizia, e queste sono le qualità da tener conto maggiormente; anche la bellezza fisica può avere la sua importanza, infatti, anche quella è un dono di Dio che la donna non deve usare per compiere peccati. Nei personaggi biblici femminili viene sempre esaltata la bellezza in particolare Rebecca (moglie di Isacco), Ester e Giuditta (di cui sono dedicati dei libri nella Bibbia che portano il loro nome), ma è da tener conto che una donna per quanto bella è una qualità che non può durare per sempre e prima o poi svanisce e se vengono scelte donne solo con quella qualità si rimarrà molto delusi, frustrati e insoddisfatti con le conseguenze che questo può comportare. La saggezza invece è una qualità che rimane per tutta la vita e se si è al fianco una donna così porta gioia e felicità nella coppia, al contrario una donna empia crea solo problemi nella vita e il matrimonio diventa una tortura. Trovare moglie è considerata una benedizione. Il matrimonio costituisce un impegno e un vincolo notevole e l’uomo stolto preferisce fuggirlo, credendo così di essere libero (Matteo 19,10). Poi magari ci finisce dentro perché costretto dagli eventi  come l’età o la necessità e spesso non riesce a farlo funzionare perché non ha mai creduto nell’importanza di questo legame. L’uomo saggio, invece, cerca la donna che diventerà sua moglie, perché con essa sa di essere benedetto da Dio. Gesù durante la sua vita esalta la fede delle donne (La donna con le perdite di sangue MT 9,20-22) le accoglie e ne accetta i servizi, e per sua volontà sono le prime testimoni della sua resurrezione. Da notare anche che Gesù esalta la fede di una donna a cananea quando ai suoi discepoli fino a quel momento aveva sempre rimproverato la loro scarsa fede. Gesù esalta l’amore profondo che una donna ha per Lui nel passo dove viene rotto un vaso profumato costoso per ungerli i piedi (MT 26,6-16). Dio consacra la dignità della donna facendo nascere Gesù da Maria, che viene proposta come esempio di ubbidienza a Dio. Le donne dovrebbero essere grate al cristianesimo per aver elevato il loro livello nella società. Prima dell’avvento del cristianesimo le donne venivano considerate inferiori all’uomo e messe in un livello sociale molto basso; ma già nel primo secolo dopo Cristo c’erano già molte donne che predicavano la parola, avevano carismi come la profezia e avevano anche un ruolo chiave nella chiesa. Da questo periodo che lentamente la donna acquista la dignità che meritava al pari dell’uomo e anche oggi dove si è diffuso il Vangelo le donne, anche se non credenti godono di questa parità di dignità, infatti noi tutti siamo uno con Cristo. Nelle società dove invece il cristianesimo non si è diffuso ci sono dei problemi dal punto di vista del diritti delle donne. In molti paesi islamici la donna è ancora sottomessa all’uomo, in India le donne sono considerate un costo; quando nasce un figlio maschio festeggiano, diversamente da come accade se nasce una bambina, in quel caso non festeggiano per nulla. Nell’ateismo occidentale c’è di nuovo una perdita parziale della dignità della donna, dove spesso viene vista come un mezzo per soddisfare i propri piaceri carnali e alimentare il proprio egoismo a differenza del credente che vede la donna come una persona da amare e rendere felice.

I RAPPORTI FAMILIARI

  • Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo (PR 13,24)
  • Meglio un tozzo di pane secco con tranquillità che una casa piena di banchetti di discordia. (PR 17,1)
  • Chi genera uno stolto ne avrà afflizione; non gioirà il padre dello sciocco. (PR 17,21)
  • Un figlio stolto è una disgrazia per il padre e i litigi della moglie sono come stillicidio incessante (PR 19,13)
  • Chi maledice il padre e la madre vedrà spegnersi la sua lampada nel cuore delle tenebre (PR 20,20)
  • Correggi tuo figlio, perché c’è speranza, ma non lasciarti andare fino a farlo morire (PR 19,18)
  • Ascolta tuo padre che ti ha generato, non disprezzare tua madre quando è anziana. (PR 23,22)
  • Indirizza il giovane sulla via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà (PR 22,6)

Il libro dei proverbi parla sovente delle tematiche sulla famiglia, incentrata soprattutto sul rapporto che i genitori devono avere con i propri figli. Per educarli in maniera corretta insegnando a loro la parola di Dio è necessario che ci sia l’ambiente adatto: Bisogna sempre fare in modo che ci sia pace in famiglia e un clima dove la serenità, la fiducia e l’amore siano sempre presenti, per far questo entrambi i coniugi devono amarsi a vicenda in ogni circostanza della vita; nei momenti belli e meno belli, e che ognuno possa dare tutto l’amore che l’altro partner ha bisogno. Quello che la donna vuole è un uomo sicuro di se, che la protegga sempre; che la ami e lo manifesti con gesti pratici di affetto; poi che abbia una comunicazione aperta e sincera, che gli confidi tutto e che non ci siano segreti tra lui e lei. Infine che abbia l’iniziativa per questi tre aspetti. L’uomo invece vuole una donna che lo onori e lo rispetti, che abbia un buon feeling di dialogo come se fosse la sua migliore amica e poi sono importanti dei buoni momenti in intimità. Le donne poi hanno un dono nel sistemare e organizzare la casa e gli uomini amano vivere negli ambienti casalinghi che le donne preparano. Se ogni coniuge sa amare e soddisfare le esigenze dell’altro e si rispetta la parola di Dio, compreso il tempo per pregare, allora tutto andrà per il meglio e la benedizione scenderà sulla casa. Questo è il presupposto perché i figli crescano in un ambiente sano e possano diventare dei buoni cristiani. I litigi continui invece sono una tortura incessante e non fa certo bene nell’educazione del proprio figlio e se questo presupposto viene a mancare le conseguenze per la psiche del bambino potrebbero essere devastanti. I figli da grandi tratteranno le donne a seconda di come il padre ha trattato la propria moglie. Avevo sentito una volta un episodio, dove un bambino all’asilo insultava e diceva parole volgari alle sue compagne. Il bambino quando venne ripreso dalle maestre con severità, rispose a loro che quelle erano le parole che suo padre diceva in continuazione a sua madre. I bambini quando sono ancora piccoli hanno solo i genitori come punto di riferimento e se anche loro non sono maturi e favoriscono un clima di tensione e di violenza allora anche il bambino ne subirà le conseguenze e inizierà a imitare il linguaggio e i modi di fare dei propri genitori. È importante che i figli crescano maturi nella fede e venga a loro insegnato che possano affrontare qualsiasi cosa con essa, con l’aiuto anche dei genitori che prima di tutti devono avere la sapienza di consigliare in ogni momento e in ogni circostanza. I problemi avvengono quando non si segue la parola di Dio, le tante separazioni e i vari fallimenti deriva appunto da questo. Ora, farò un analisi su quali sono gli errori più comuni riguardo l’educazione di un bambino: un errore grave che uno dei genitori commette può essere quello avere come maggiore priorità la carriera per raggiungere una buona posizione nell’azienda in cui si lavora o comunque per altri motivi anziché mettere la famiglia in cima alle priorità dopo il Signore. Il trascurare la famiglia è conseguenza di forti liti, e il rischio di una rottura è molto forte. Anche quando si trascurano i figli, può portare a brutte conseguenze, i figli perderanno la figura paterna e non avranno fiducia in lui. Sentiranno la mancanza di affetto da parte del padre e non potrà essere sostituita dai soldi. Tenderanno a coprire questo vuoto altrove come ad esempio gli amici diventeranno più importanti della famiglia. Questo di conseguenza sarà anche un ostacolo per un’eventuale conversione, faranno fatica vedere Dio come padre, dal  momento che sono stati trascurati dal suo padre terreno. Un’altra conseguenza è durante la vecchiaia, anche il padre sarà trascurato dai figli proprio come lui fece a loro da bambini. Se non si riceve amore, non si può neanche dare amore, tranne se si ha una conversione, in quel caso si può sempre amare, perché nell’amore di Dio c’è tutto. Nelle mie ricerche ho riscontrato il caso di una ragazza che si concedeva a tutti i ragazzi che la corteggiava e questo derivava dal fatto che era stata trascurata dal padre e quindi nel subconscio cercava nei ragazzi la figura maschile che in famiglia era mancante. I figli quindi possono avere svariate conseguenze dal rapporto che si hanno con i genitori. Un’altra cosa da evitare è quella dei padri troppo severi e violenti con i propri figli. La violenza in famiglia comporta avere a sua volta figlio che è violento con il prossimo. Infatti, in molti casi, le persone prepotenti hanno padri violenti che non danno al figlio un briciolo di amore, perché chi è ferito a sua volta ferisce. I valori che i genitori devono trasmettere ai propri figli sono: l’onestà, la fiducia, la compassione, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, il coraggio, la fede e per ultimo la responsabilità, che non deve andare in conflitto con il dovere dei genitori di proteggere i propri figli. I genitori dovrebbero evitare che il proprio figlio faccia brutte esperienze e non prenda una brutta strada frequentando brutte compagnie. Ma allo stesso tempo che insegni a loro il senso di responsabilità. Se ad esempio un figlio adolescente prende la macchina di suo padre e senza patente, va in giro per il paese in maniera spavalda e poi perde il controllo e va fuori strada e colpisce una macchina in sosta; e il genitore dichiara che era lui alla guida in modo da coprire la colpa del figlio; non fa una cosa buona. È necessario correggere i figli se fanno soprattutto cose gravi, e la correzione passa per la punizione.  Evitare che subiscano una punizione farebbe passare il messaggio che il figlio in questione si sentirà più propenso in azioni del genere perché tanto qualcun’altro sarà sempre punito al posto suo. E questo non è per nulla educativo. Proteggere il proprio figlio è sacrosanto, ma non quando è lui a sbagliare. Se è lui a sbagliare contro qualcuno, soprattutto nella fase dell’adolescenza, il genitore non deve mettersi dalla sua parte a tutti i costi, altrimenti sarà portato a pensare che va sempre bene quello che fa, sono gli altri a sbagliare. Un genitore che corregge il proprio figlio è perché lo ama e vuole che sia una persona matura e soddisfatta della vita, ma che non dimentichi mai di onorare il Signore. La correzione comprende anche il suo modo di parlare; se dice parolacce e non viene rimproverato per nulla o peggio ancora si ride quando si dicono, farebbe passare il messaggio che la mancanza di rispetto è un divertimento e che non esistono regole nella società. Il senso di responsabilità lo si può insegnare già da piccoli dandogli delle piccole responsabilità come ad esempio tenere in ordine la camera. Un’altra cosa è di evitare di caricare ai figli pesi che non possono portare, e non pretendere troppo da loro. Ci sono genitori che essendo ad esempio dottori o architetti, pretendono che il proprio figlio continui su quella strada e dovrà poi essere anche il migliore di tutti, prendere sempre il massimo dei voti su tutto e punirlo severamente quando questo non accade. A volte non lo fanno tanto perché vogliono bene a loro, ma più che altro per una forma di vanto personale, così faccio bella figura io che ho allevato un figlio che è un piccolo genio, mettendo da parte l’affetto che dovrebbe dagli, così avrà un figlio colto ma che non ammira il padre che ha. I genitori dovrebbero far si che s’impegni nel caso sia pigro e svogliato e che ottenga dei risultati, anche facendosi aiutare da qualcuno, ma senza che abbia sempre il fiato sul collo. Un altro errore è quello di dare a loro tutto ciò che chiedono compresi i capricci. Fare così crederà di avere diritto di ottenere tutto ciò che desidera. Le cose necessarie bisogna darle, ma le cose superflue dovranno essere guadagnate; così anche per i soldi, se gli si da tutti i soldi che vuole crescerà pensando che ottenere denaro è facile e non esiterà a rubarlo per averlo. È importante anche comunicargli che il loro affetto non dipenda da quello che fanno, ma da quello che sono. Riuscire ad educare un figlio nella maniera giusta è fonte di gioia e soddisfazione per la famiglia e i valori trasmessi rimarranno fino alla vecchiaia. Un figlio maleducato e disobbediente è un problema e una disgrazia, fonte di dolori e amarezze, ma anche qui la situazione può sempre cambiare e se almeno è stato piantato un seme di fede, è possibile che con il tempo nasca qualcosa di buono nel suo cuore. Dall’altra parte il figlio deve essere obbediente ai genitori e onorarli sempre come dice il quinto comandamento, questo comprende anche curarsi di loro durante la vecchiaia. Chi maledice i propri genitori commette un grave peccato e fa solo male a se stesso, anche se uno o più genitori ha commesso azioni spregevoli, sono sempre i nostri genitori e per nessun motivo bisogna maledirli. Come si può amare o perdonare un cattivo genitore? La testimonianza di Joyce Meyer lo insegna; è una donna americana che da giovane ha subito violenze fisiche e sessuali dal padre ma grazie alla grande fede, insieme alla volontà di seguire i comandamenti di Dio è riuscita superare i traumi subiti, a perdonare il padre perverso e anche a fare in modo che anche lui si convertisse a Cristo. La sua testimonianza si può trovare facilmente su internet. Se a qualcuno è venuta a mancare la figura paterna in famiglia, in ogni caso da tenere presente che in cielo c’è un padre che ti offre di più di quello che il tuo padre terreno potrebbe mai offrirti, (Matteo 7,11) Perché lui è il padre perfetto (5,48); e se accetta di avere Dio come padre allora lui avrà una relazione molto più intima rispetto ad altri cristiani. Una delle cose che distinguevano i primi cristiani a Roma non era tanto i discorsi che facevano, ma come si occupavano dei genitori anziani, della loro pazienza e di come si amavano a vicenda. Il comandamento dell’obbedienza ai genitori presuppone il fatto che siano credenti o per lo meno amino i figli e gli vogliano bene, ma nel caso che un genitore chieda al proprio figlio di fare qualcosa di malvagio allora non lo deve fare. Bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini. Non dimenticarsi anche della parte spirituale, ovvero pregare per la benedizione della famiglia e della casa che camminino sempre con il Signore.

L’AMICIZIA

  • Chi copre la colpa cerca l’amicizia, ma chi la divulga divide gli amici (PR 17,9)
  • Un amico vuol bene sempre è nato per essere fratello di sventura (PR 17,17)
  • Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo, chi le confessa e le abbandona troverà misericordia (PR 28,13)
  • Leali sono le ferite di un amico, ingannevoli i baci del nemico (PR 27,6)
  • Meglio un rimprovero aperto che un amore nascosto (PR 27,5)
  • Meglio un amico vicino che un fratello lontano (PR 27,10)
  • Chi odia si nasconde con astuzia, ma la sua malizia apparirà pubblicamente (PR 26,26)
  • Chi corregge un altro troverà alla fine più favore di chi ha una lingua adulatrice (PR 28,23)
  • Ci sono compagni che si rovinano a vicenda, ma anche amici più affezionati di un fratello (PR 18,24)

Tutti quanti abbiamo sperimentato l’esperienza di avere degli amici; sappiamo che sono importanti per la vita sociale di ogni persona e più c’è ne sono e meglio è. Devono però essere dei veri amici che ti vogliano bene e rimangono sempre in contatto con te, anche se fisicamente si è lontani, ci si ama e aiuta a vicenda. Un amico gioisce per i tuoi successi e ti sta accanto nei momenti difficili. L’amico vero è sincero, leale e fedele. È colui che ama in ogni tempo. L’amicizia è sempre esaltata nella Bibbia, specialmente nei libri sapienziali come perfezione dell’amore disinteressato dove è anche presente il famoso detto: “chi trova un amico, trova un tesoro” (Siracide 6,14). L’amicizia a volte può essere talmente profonda da essere come fratelli. C’è una cosa però che bisogna evitare, e non è così raro nei gruppi di amici purtroppo. Se un amico fa qualcosa che non condividete, che ritenete sia un errore, allora se si è veri amici bisogna parlarne e dire il punto di vista giusto e spiegare che quell’atteggiamento è sbagliato. Quando si è davanti a un amico non bisogna mai avere paura di riprenderlo e criticarlo, se quest’amico ha preso una decisione non saggia il giusto deve mostrare la sua disapprovazione affinché cerchi di fargli cambiare idea o atteggiamento nei confronti di qualcosa o qualcuno. Questo è quello che deve fare un vero amico, essere sempre sinceri e dire la verità anche se questa è dura e aspra e ci porta a litigare con lui. Amore, sincerità e lealtà sono tre nobili sentimenti, che si rispecchiano solamente nel vero amico. Qualcuno potrebbe pensare che appoggiare un amico su qualunque cosa sia buono, così lui penserà bene di voi, invece è il contrario. Penso che confidarsi con un amico abbia anche lo scopo di capire se si sta sbagliando o meno e se l’amico dirà che sta sbagliando tutto, potrebbe ascoltare il consiglio oppure contrastare il suo pensiero. Se decide di non ascoltare e se il consiglio è detto da una persona saggia prima o poi a forza di fare di testa sua lo porterà ad affrontare dei problemi e delle sofferenze che lo farà arrivare a capire di aver fatto la scelta sbagliata e inizierà a pensare che forse avrebbe dovuto seguire il consiglio dell’amico più saggio. A questo punto l’amico saggio non deve abbandonarlo dicendo la solita frase fatta: “te lo avevo detto”. Perché in questo c’è arrivato da solo e diglielo si sentirà sotto giudizio. Invece  il buon amico dovrebbe dargli altri consigli per uscire dai problemi. S’instaurerà un rapporto ancora più profondo rispetto agli amici che inizialmente lo avevano appoggiato e da li in poi sarà più portato ad ascoltare i consigli o le correzioni. Questo è come si comporta un vero amico e se il consiglio è giusto e saggio, e se l’amico ha un po’ di senno, allora ti ascolterà e non commetterà più quell’errore. Questo se sei solo tu a saperla; tenete questo discorso tra di voi, non c’è bisogno che tutti sappiano che lui ha commesso una certa colpa, se si ha un amico non si vuole che gli altri pensino male di lui, se invece un amico divulga a tutti l’errore commesso allora non è corretto, perché se fa così è perché in fondo gli piace che gli altri pensino male di lui e che vedano come ha sbagliato. Questo dimostra di non essere un vero amico e può essere causa una fratture in un rapporto. Se però sta per commettere delle cose gravi e non si riesce a convincere a desistere, allora in quel caso è utile interpellare anche altri amici in modo da parlagli tutti insieme e farlo ragionare. Un vero amico però cerca sempre di coprire le colpe dell’altro. I rapporti soprattutto di amicizia devono essere fondati sulla sincerità e sulla fiducia. Se capita ad esempio che una persona che ha fatto del male di nascosto a un amico e lui non lo sa, come si deve comportare? Da una parte c’è la paura di raccontare il misfatto perché c’è il rischio che quell’amico voglia rompere l’amicizia per sempre, ma dall’altra parte ci si tiene il peso sulla coscienza. Secondo il libro dei proverbi è sempre giusto raccontare tutto all’amico perché se questo misfatto lo venisse sapere per vie traverse allora lì si che chiuderebbe l’amicizia o si creerebbe uno strappo che sarà lungo da ricucire. Se invece si viene raccontato tutto direttamente dalla persona che lo ha commesso; inizialmente si arrabbierà molto ma riconoscerà che se lo ha raccontato è perché si è pentito, e se si è pentito significa che in fondo è una persona che merita ancora fiducia, per questo avrà la forza di perdonarla e ricucire il rapporto in fretta. In questo caso quel grosso peso sulla coscienza svanirà e ci sentiremo di parlare a quell’amico più liberamente. Questo non vale solo in amicizia ma in qualunque tipo di rapporto compreso quello tra marito e moglie.  Vale anche nel rapporto con Dio, se confessi il tuo peccato e ti penti chiedendo a Dio la forza di non commetterlo più, troverai misericordia e la forza di non commettere continuamente quel peccato. Può succedere di litigare con un amico per diversi motivi, spesso sono solo incomprensioni e non bisogna temere di perderlo, perché sicuramente anche lui ci terrà a te e una rappacificazione è sempre possibile. Ci sono dei casi dove se si fanno cose molto gravi si rischia di perdere l’amicizia definitivamente, che sono: il tradimento, gravi e ripetuti insulti o lo svelamento di delicati segreti. In quel caso recuperare non è impossibile ma non è per niente facile. Nel vecchio testamento abbiamo l’esempio dell’amicizia tra Davide e Giònata raccontato nei libri di Samuele. Giònata era il figlio del malvagio re Saul, nemico di Davide, che nonostante lo istigasse contro di lui, ebbero sempre una meravigliosa amicizia basata sulla fiducia e sulla lealtà. Bisogna fare attenzione invece ai falsi amici, in altre parole le persone che fingono di amarti ma al momento giusto ti pugnalano alle spalle e tramano di progetti malvagi nei confronti. Se nel vero amico c’è la lealtà, nel falso amico c’è la doppiezza. Fingersi amico in apparenza, ma nel proprio cuore coltivare disprezzo. Un falso amico di quel tipo può essere pericoloso, ad esempio può tentare di farti separare della tua ragazza per poterci provare lui, oppure nel posto di lavoro ambire a occupare il tuo posto nella gerarchia aziendale. Per poter fare tutto ciò dovrà fingersi amico per un certo periodo, in questo modo si avvincerà a te in modo da ottenere tutte le informazioni da attuare il suo piano malefico e al momento giusto agirà. Se la persona giusta e saggia, riesce con il suo discernimento ha capire che quella persona sta solo fingendo allora si potrà difendere in modo che non riesca a ottenere il suo obiettivo. Se invece si considera un amico allora, anche se il suo piano non dovesse riuscire, rimarrebbe l’amarezza di scoprire che una persona che volevi bene in realtà di nascosto ti odiava. In ogni caso quell’odio uscirà in maniera palese e non potrà più nascondersi nel ruolo di falso amico. Il giusto non deve mai portare rancore, ma invece pregare per lui affinché possa invece trasformarsi in un vero amico e lasciare che sia Dio ad agire. Ci sono due tipi di falsi amici, uno di questi è l’amico occasionale: è colui che offre la sua amicizia solitamente per interessi personali nel tempo della prosperità, e non tarda a lasciarci quando siamo noi ad avere bisogno di lui. Basti pensare agli amici del figliol prodigo il quale, finite le ricchezze, si ritrovò completamente solo e deluso. Un altro esempio è nel caso di amicizia tra ragazzo e ragazza; succede spesso che le belle ragazze si vedono circondati da tanti amici maschi, almeno quello che pensa lei, ma alcuni casi non sono vere amicizie; hanno invece altri interessi che girano attorno nella speranza di riuscire ad avere un flirt con lei. Una volta che lei troverà un ragazzo quel tipo di amicizie spariranno. L’altro tipo è l’amico ipocrita: Questo è senza ombra di dubbio l’amico che tradisce, perché è impostore, fariseo, simulatore, non è quindi più amico, ma traditore potremmo dire. L’esempio indimenticabile è Giuda, che si dimostrò quale era veramente al Getsemani. Egli salutò Gesù con un bacio: un falso bacio, il colmo dell’ipocrisia, della slealtà e della bassezza umana! Tuttavia Gesù lo chiama ancora “amico”.

L’AVIDITÁ E LA GENEROSITÁ

  • Non negare un bene a chi ne ha il diritto, se hai la possibilità di farlo. Non dire al tuo prossimo: << Va, ripassa, te lo darò domani >>, se tu possiedi ciò che ti chiede (PR 3,27-28)
  • Chi ha pietà del povero fa un prestito al Signore, che gli darà la sua ricompensa (PR 19,17)

La persona credente è chiamata ad essere generosa con il prossimo, soprattutto con i più bisognosi. Il principio che spinge il giusto ad essere generoso è lo spirito di compassione che genera nel nostro cuore una sensibilità verso chi ha bisogno di qualcosa, dal cibo, ai vestiti o altro e questa sensibilità ci porta a immedesimarsi nell’altra persona immaginandoci come ci potremo sentire anche noi nelle stesse condizioni. Dato che il giusto applica la semplice regola pratica di fare agli altri quello che vorremo che gli altri facessero a noi; ci si comporta di conseguenza, aiutando di fatto chi è nel bisogno. Un modo in cui si può essere generosi è con la condivisione; la troviamo già nelle predicazioni di Giovanni Battista: Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto (Luca 3,10). I comandamenti del Signore non sono pesanti e gravosi, infatti condividere non è nient’altro che dare parte del nostro superfluo a chi non ha i beni primari, quindi non dobbiamo privarci di quello che abbiamo bisogno. La generosità non consiste unicamente nel donare beni materiali, ma anche il nostro tempo; se è vero il detto “il tempo è denaro” possiamo donare il nostro tempo per aiutare qualcuno, consolarlo o sostenerlo nei momenti difficili. Gesù nel Vangelo fa anche Lui diversi riferimenti alla generosità dicendo che quando tornerà nella sua gloria dirà ai giusti: Venite, Benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete data da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Matteo 25,34-36). Questi sono tutti esempi di atti di generosità mossi dalla carità e precisa anche che ogni opera buona che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (40), attenzione solo a non cadere nel peccato d’ipocrisia. Bisogna sempre ricordarci che il primo ad essere stato generoso è stato Gesù, proprio Lui che ha lasciato la dimora del padre ed è venuto in mezzo a noi peccatori patendo le sofferenze che noi tutti sperimentiamo nella vita oltre a quelle della passione. Grazie a Lui i giusti hanno la pace e un senso nella loro vita per questo il Signore vuole in risposta alla sua generosità che ci ha donato, la  generosità dell’uomo, amandoci gli uni e gli altri come Gesù ci ha amato, in questo si distinguono i veri credenti da i non credenti o da quelli che dicono di esserlo ma non lo sono. Non bisogna trovare delle scuse per non essere generosi perché se si ha il cuore di Dio verrà naturale esserlo. Se ci fosse un fratello che ha delle difficoltà, ad esempio non ha i soldi per il pranzo e un credente pensa: Quanto mi dispiace per questo fratello che non ha i soldi per mangiare, pregherò il Signore affinché soddisfi i suoi bisogni, perché è mio fratello e lo amo come tale. Invece no! Non lo ama affatto. Se si ha la possibilità di aiutarlo per pagarli il pranzo è bene farlo perché è vero che il Signore si occupa dei poveri bisognosi che chiedono il suo aiuto, ma questo aiuto arriva proprio dagli altri credenti che danno la loro parte, per spirito di compassione. A che cosa serve avere fede se non ci si comporta di conseguenza. Non puoi chiedere una cosa a Dio che potresti benissimo fare tu, ma non lo fai per pigrizia o mancanza di generosità. Il Signore farà solo quello che tu non puoi fare con le tue forze o possibilità. Di questo concetto ne parla anche Giacomo: Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice a loro: << Andate in pace, riscaldatevi e saziatevi >> a che cosa serve? Così anche la fede: Se non è seguita delle opere, in se stessa è morta (Giacomo 2,15-17). Qui si presenta un caso di un fratello e una sorella sprovvisti di ogni bene primario che si presentano a una comunità cristiana per ricevere aiuto e loro gli rispondono con belle parole ma senza dare alcun aiuto. Questo è un esempio di chi dice a parole di essere generoso, ma in pratica non lo è. Da ricordarsi anche che la generosità può essere usata come arma per sconfiggere il male con il bene: ogni opera buona che compi produrrai un seme buono che il Signore la potrà usare nei tuoi confronti; funziona come il perdono, il quale se perdoni il prossimo produrrai un seme affinché il Signore ti può perdonare, lo stesso vale anche per la generosità. Un riferimento a questo lo troviamo nel vecchio testamento dove Dio istruendo al suo popolo, dice che nei confronti di un bisognoso, dona generosamente e, mente doni, il tuo cuore non si rattristi. Proprio per questo, infatti, il Signore, tuo Dio, ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano (Deuteronomio 15,10).  Un altro esempio di generosità la troviamo nella parabola del buon samaritano, dove quest’ultimo nonostante sia considerata dagli ebrei una categoria di persone empie, prova compassione per un uomo per la strada malmenato dai briganti e fa di tutto per prendersi cura di lui, lo porta con se e lo mette in un albergo, pagandogli anche le spese. Gesù invita a imitare l’esempio di questo samaritano che è stato generoso con l’uomo vittima dei briganti. Prima che passasse lui però passarono anche un sacerdote e un levita, considerati da tutti come persone buone da ascoltare, ma loro guardano e passano rimanendo totalmente indifferenti da un persona in un momento di estremo bisogno. Questo ricorda anche la risposta di Caino a Dio che gli chiede conto del fratello Abele: Sono forse io il custode di mio fratello? È qui che invece abbiamo l’opposto delle generosità ovvero l’avidità; tipica di chi non crede in Dio ed è frutto dell’egoismo. La chiesa cattolica la identifica come vizio capitale perché non puoi chiudere il cuore agli altri che soffrono e allo stesso tempo amare il Signore, non possono coesistere la luce e le tenebre. Viene anche identificata come una cosa mondana e fa parte di quello che viene definito “la pianta di spine” che soffoca la pianta buona e non può portare frutto, come si vede nella parabola del seminatore raccontata nei vangeli (Matteo 13,1-23, Marco 4,1-20 e Luca 8,4-15). Una persona avida davanti a un bisognoso che chiede aiuto pensa: Perché devo dare parte dei miei beni a qualcun altro? Che vantaggio ne ho? Sono soltanto tempo e soldi buttati via, senza avere niente in cambio e visto che non si fa niente per niente non faccio nulla e non do nulla. Molto meglio tenere per me le mie ricchezze, che me le sono guadagnate io e servono solo per il mio piacere. Se si trova in queste condizioni è colpa sua ed è lui che si deve arrangiare. Cosa c’entro io con ciò che gli è capitato? Questo è il tipico ragionamento di chi non conosce Dio. Infatti l’avidità di conseguenza genera freddezza, insensibilità, cinismo, menefreghismo e incapacità di empatia. Bisogna  ricordarsi che come ho già scritto in Matteo 25,34-36, vale anche al contrario. Nei versetti 41-46 spiega che ogni volta che si avrà occasione di fare un opera di generosità e per avidità non si fa sarà considerata un omissione nei confronti del Signore perché quello che non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. In questo caso si dovrà affrontare il giudizio di Dio.