TIPOLOGIE DI ATEISMI

L’ateismo è una posizione filosofica che nega l’esistenza di un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, nega l’esistenza dell’anima e di una vita dopo la morte sostenendo invece che dopo lo morte ci sia “il nulla”. La conseguenza di questa filosofia è che nessuno dovrà rendere conto di quello che ha commesso durante la vita sulla terra. Le persone che non credono pensano che non esistendo nessun Dio, non esiste neanche un codice morale da seguire stabilito da qualche creatore ed è quindi l’uomo che può decidere da se un suo standard di giustizia che cambierà a seconda della cultura popolare. Questo pensiero porta l’individuo a condurre una vita secondo la carne e quindi a inseguire i valori dell’io: individualismo, edonismo, egoismo, autoreferenzialità e altro ancora. Per l’ateo al posto di Dio c’è l’io infatti senza Dio è l’uomo che si erge a dio di se stesso.

TIPI DI ATEISMI

 Ho classificato diversi tipi di ateisti: Gli atei razionalisti, gli atei non razionalisti e gli agnostici.

1) ATEI RAZIONALISTI

 Nei primi l’ateismo è basato sulla razionalità scientifica. Qualunque cosa che non può essere dimostrata in maniera scientifica, non esiste, pertanto non bisogna crederci. Quindi secondo loro Dio non esiste perché non ci sono prove scientifiche della sua esistenza come c’è anche la negazione di ogni fenomeno soprannaturale. Dio non può essere dimostrato con strumenti tecnologici perché con essi puoi solo studiare la materia e Dio non è fatto di atomi essendo puro Spirito, per questo può solo essere cercato spiritualmente. Molti infatti dicono: Ma dove è Dio? Non lo vedo e non lo sento. Beh, non lo vedi e non lo senti perché sei cieco e sordo, per il fatto che non vuoi vedere e non vuoi sentire. Una delle tante cose che gli atei dicono che non potendo percepire Dio con almeno uno dei 5 sensi, non ci sono prove della sua esistenza. È come se un nato cieco dicesse che visto che non posso vedere la luce, allora la luce non esiste. Lo scienziato ateo Steven Hawking in un colloquio con papa Francesco continuò a sostenere il suo ateismo, ma mettendo anche in dubbio la sua limitata percezione del reale come impedimento a comprendere una sua eventuale esistenza. Anche da ateo è arrivato a una importante verità: Dio non si può percepire con i nostri 5 sensi naturali, ma puoi sentire la sua presenza solo spiritualmente, ma se il tuo spirito è morto allora non hai la capacità di sentirlo, ma questo non significa che non esiste. Diventare atei però apre a molte domande senza risposta, che gli atei provano a rispondere ma senza avere prove: Il senso della vita? Perché esistiamo? Com’è nato l’universo? Cosa c’è dopo la morte? Ogni risposta non è molto rassicurante. Molti dicono il nulla, ma che senso ha? Come puoi immaginarti il nulla? È una teoria che non puoi dimostrare scientificamente che dopo la morte non c’è nulla e se devi aspettare di morire per saperlo sarà troppo tardi. Lo scienziato Einstein disse: Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato. La scienza non può spiegare e investigare tutto, quindi nessuno può pretendere una prova scientifica per credere in Dio, al limite studiando la natura si posso arrivare a riconoscere i segni che portano ragionevolmente a prendere in considerazione la presenza di Dio. Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza lo avvicina. Le persone atee dicono che i credenti non hanno prova della vita dopo la morte, ma anche questo non è esatto, ci sono tante testimonianze di esperienze di “quasi morte”, ovvero persone che sono arrivate sul punto di morire, e sono di fatto morte per un certo tempo, qualcuno di minuti altri di ore, e dopo il risveglio raccontano cose analoghe: raccontano tutti che si sente l’anima uscire dal corpo come se fosse un abito usato, e continuano a vedere le cose che succedono intorno, tipo i medici che tentano di rianimare il corpo, poi si vede aprire un portare fatto di una luce bianca e si viene risucchiati da questo portale, si arriva nell’aldilà, e vengono accolte da Dio e dai propri cari defunti. Descrivono Dio come un’immensa luce gloriosa che non abbaglia gli occhi. A tutti viene detto che torneranno sulla terra e li viene lasciato un messaggio personale che cambia da persona a persona. Tutti dicono che chi arriva lì non vuole più andare via perché la pace che si prova è indescrivibile, poi dopo si fa ritorno al proprio corpo e si ricorda tutto. Ora, qualcuno può dire che si trattano solo di sogni, ma questo non è possibile perché in quel momento il cervello è morto e le attività celebrali sono completamente cessate, questo rende impossibile sognare. Un altro elemento è che in molti casi queste persone ricordano anche i dialoghi delle persone attorno a loro quando era morta, anche in altre stanze e questo sarebbe impossibile farlo da morto. Questo è quello che avviene in un’esperienza di quasi morte, nel linguaggio tecnico si chiama esperienza NDE. Sono quindi testimonianze che dimostrano una vita dopo la morte naturale. Gli atei  razionalisti sostengono che la fede è in antitesi con la scienza; pensano che se una persona crede è soltanto perché da bambini qualche prete gli ha fatto il lavaggio del cervello, ma se nel corso degli anni studiasse scienza e analizzasse la Bibbia arriverebbe alla conclusione di non esiste alcun Dio. C’è un piccolo problema in questo pensiero: la maggior parte delle conversioni avviene in età adulta, dopo anni di vita atea, cercando Dio e studiando la Bibbia si è arrivati alla conversione.

2) ATEI NON RAZIONALISTI

 I non razionalisti sono quella categoria di persone che pur non credendo in Dio sono comunque aperti nel credere in alcune cose che non hanno base scientifica, ad esempio l’astrologia, gli oggetti portafortuna o alcuni fenomeni paranormali. Alcuni cercano di immaginarsi una vita dopo la morte, tipo una sorta di paradiso o la reincarnazione, però nessuno si immagina l’inferno, perché questo fa paura, è più bello credere che anche se si è malvagi dopo la morte si va comunque in una sorta di paradiso o chissà. È qui che così come succede da secoli l’uomo s’inventa la sua religione e il suo proprio Dio a suo piacimento. Il giusto sa che fine veramente faranno dopo la morte. La maggior parte delle persone che vanno all’inferno non credevano neanche che esisteva. Gli atei non razionalisti  non credendo in Dio sono aperti a credere a qualsiasi cosa e si affidano ad essi per i propri problemi. Un esempio diffuso sono le persone dedite agli oroscopi, agli oggetti porta fortuna, alla lettura delle carte, si affidano a volte a maghi e presunti guaritori che sapendo i trucchi del mestiere spillano alle vittime molti soldi, rimanendo così truffati per nulla, dopo di che fanno le vittime; ma se avessero confidato nel Signore anziché a dei ciarlatani non sarebbero stati truffati. Altri invece è possibile che vengano attratti dall’occultismo e lo spiritismo. Pur rimanendo atei è possibile che credano negli spiriti e nella possibilità di parlare con le anime defunte che sono finite chissà dove. Il tentare di parlare con i morti oltre essere una cosa impossibile poiché scritto anche nel libro del Deuteronomio 18,11-12 è anche pericoloso. Quello è territorio demoniaco e se sembra che effettivamente ci sia l’anima del defunto che parla, in realtà sono demoni e chi va a contatto con essi, rischiano di avere delle influenze negative nella propria vita fino ad arrivare anche alle possessioni. La fede quindi offre uno scudo a ogni pensiero o ideologia che non sono conformi alla fede e portano a una vita di problemi e di schiavitù.

3)  L’AGNOSTICISMO

Contrariamente a quello che si può pensare Dio, preferisce uno che sia contro di Lui piuttosto che uno che sia indifferente. Perché se uno è contro Dio; qualcosa può fare per convertirlo, ma se invece è indifferente, difficilmente si potrà convertire. C’è da tener presente che anche una persona che si dichiara indifferente a Dio è pur sempre contro Dio perché se non se con Lui sei contro di Lui, non puoi essere neutrale a Dio. Questo è il caso delle persone agnostiche, loro non negano apertamente l’esistenza di Dio e a volte potrebbero anche essere d’accordo con qualche principio del Vangelo, ma di fatto non cercano il Signore e sono totalmente indifferenti ad esso; sono quindi fuori dallo stato di grazia. Immaginiamoci una persona in alto mare che sta per affogare, a un certo punto arrivano due navi, una da destra e l’altra da sinistra. Sa però che una di queste navi c’è una bomba e appena salirà esploderà. L’agnostico è colui che pur di evitare di salire sulla nave sbagliata, rimane in mare e muore affogato. Quindi l’agnosticismo porta  nella stessa strada dell’ateismo. La differenza è che l’agnostico non preclude la possibilità di convertirsi in futuro se dovesse arrivare in un modo o l’altro a comprendere davvero la Bibbia, quindi rispetto a un ateo non chiude completamente le porte a Dio.

GIUDICARE LE PERSONE

Gesù nel Vangelo, mette in guardia dal giudicare il prossimo, sta scritto, infatti: Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con la quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi ( Matteo 7,1-2). Quello che vuole dire è di evitare di avere uno spirito critico nei confronti del prossimo: Giudicare e criticare ogni cosa che pensiamo che gli altri sbaglino. Questo atteggiamento ci porta a essere mal visti dagli altri e a forza di criticare c’è il rischio che ci possiamo sentire superiori e questo apre le porte alla superbia o a una religiosità senza amore. Infatti, penso che uno dei motivi che porta molte persone lontani dalla chiesa è il fatto che si sentono giudicati da essa. Sentono come se qualcuno gli punta il dito contro dicendo che sono dei peccatori. Se una persona si sente giudicata e messa sotto accusa da un rappresentante della chiesa o da qualcuno che si dichiara credente genera disprezzo e repulsione nei confronti del Vangelo, crescendo lontano dalla parola di Dio e cercando talvolta di far allontanare altri dalla chiesa. Quindi chi ha una posizione di autorità ecclesiale, deve far attenzione come spiega la parola di Dio, e che le loro prediche non siano come quelle dei farisei al tempo di Gesù.  Davanti a un peccatore non bisogna puntare il dito del giudizio, ma spiegare quanto Dio ci ami e vuole avere un rapporto personale con ognuno di noi in modo che possa rilasciare le sue benedizioni. Gesù, davanti ai peccatori, non ha mai avuto un atteggiamento di giudizio del tipo: << Sei un peccatore, andrai all’inferno >>; lo si può vedere ad esempio nell’episodio della donna samaritana o quello di Zaccheo il pubblicano. In particolare in un episodio del Vangelo di Giovanni, i farisei portarono a Gesù una donna presa in fragrante adulterio e gli chiesero se è giusto lapidarla dal momento che la legge di Mosè punisce cosi le adultere. Questo è un tipico caso dove tentano di ingannare Gesù, se avesse detto di non condannarla i farisei avrebbero avuto un motivo per dire che Gesù era contro Mosè, ma se l‘avesse condannata avrebbero avuto motivo di denunciarlo alle autorità romane; non si poteva infatti mettere a morte qualcuno senza il loro consenso. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra e in seguito disse: Chi è senza peccato scagli la prima pietra (Giovanni 8,7). Non si sa che cosa abbia scritto per terra, ma si può dedurre che scrisse i peccati di coloro che erano li a giudicare quell’adultera, per ricordagli che anche loro avevano peccato e non avevano diritto di giudicare questa donna peccatrice. Infatti se ne andarono tutti partendo dai più anziani. Solo Gesù che era senza peccato avrebbe avuto il diritto di giudicarla; ma lui non la condannò perché Gesù non venne sulla terra per giudicare l’uomo, ma per salvarlo per mezzo del suo sangue. Infatti la perdonò e la invitò a non peccare più.  Così questo che sia anche un monito per noi: Non guardare i difetti degli altri, ma tendere invece a guardare i nostri. Di certo tutti sbagliano ma anche noi non siamo perfetti quindi tutti, noi compresi abbiamo bisogno della misericordia di Dio. È necessario avere sempre un atteggiamento umile senza criticare e vedere solo gli sbagli degli altri.

DI FRONTE A CHI HA SBAGLIATO:

A volte ci permettiamo di giudicare qualcuno che ha sbagliato quando anche noi facciamo gli stessi sbagli, ma giudicando ci condanniamo da soli perché sappiamo che è sbagliato e lo facciamo lo stesso, in questo caso la responsabilità è più grande. In altri casi dove qualcuno sbaglia in maniera grave, facendo ad esempio un atto di violenza è facile giudicare quella persona e guardarla male, quando più di tutti gli altri queste persone hanno bisogno dell’amore di Dio per salvarsi dalle tenebre che offuscano la loro vita ed è sbagliato pensare che sono irrecuperabili perché Dio può prendere una persona che è un completo disastro, cambiare il suo cuore attraverso la sua potenza e farne un figlio di Dio. Non possiamo sapere la loro storia e come mai sono arrivati a commettere cose gravi e se un giorno si convertiranno per questo non possiamo giudicare nessuno, solo Dio a suo tempo e a suo modo giudicherà tutti. Uno solo è il legislatore e giudice, Colui che può salvare e mandare in rovina; ma chi sei ti, che giudichi il prossimo? (Giacomo 4,12). Se volessimo aiutare una di queste persone che ha sbagliato dovremo cercare in modo di scoprire qual è l’origine del suo male e pregare intercedendo per quella persona. È importante però fare le preghiere dirette alla radice del problema, nel caso che si prega per qualcuno. Questo è un errore che fanno in molti, ovvero pregare per il sintomo e non a quello che causa il problema. Vi piacerebbe avere un medico che al posto di curare la malattia, cura solo i sintomi? Del tipo: <<Dottore, ho sempre dolore qua, in questo punto>>. <<Allora ti prescrivo un antidolorifico>>. Poi ritorni dicendo: <<Questo antidolorifico non fa più niente>>. <<Allora te ne  prescrivo un altro più potente>>. Magari c’è un tumore che cresce e va in metastasi, e il medico si preoccupa solo di non farti sentire dolore. Così anche noi, se ad esempio un amico inizia a drogarsi pesantemente, e preghiamo il Signore che la smetta di drogarsi. Anche se ci esaudisse sarebbe comunque un peccatore sobrio, ma pur sempre un peccatore e lontano da Dio. Come anche quando una persona è violenta e arrogante e preghiamo il Signore che la smetta di comportarsi così. Bisogna sapere che ogni manifestazione negativa di una persona è solo un sintomo della malattia spirituale che ha nel cuore; potrebbe essere un trauma, o delle violenze in famiglia che ha subito, può essere che soffre di depressione, frustrato da qualcosa o il senso di colpa che sfocia in vergogna di se stessi.  Tutti i dolori nascosti che una persona porta con se non è possibile coprirli, in qualche modo vengono a galla, nel comportamento possono manifestarsi con azioni violente o squilibri comportamentali. I sensi di colpa  in particolare possono generare dei modelli di comportamento nevrotico derivati dal desiderio del subconscio di essere puniti. So di avere sbagliato, ho questo senso di colpa e desidero essere punito. Ma sono troppo cresciuto ormai e nessuno è qui vicino pronto a liberarmi dal mio complesso di colpa. E così avvio un qualche strano modello comportamentale, un tipo di modello comportamentale antisociale che fa sì che la gente inizi a chiedersi: “Qual è il suo problema? Com’è antipatico”. E io la sento dire queste cose e penso: “Ah, certo. Ora sarò punito”. E questo mi dà la sensazione di sollievo dalla colpa. In un modo o nell’altro, la colpa riemerge. La colpa verrà fuori. Bisogna quindi capire prima qual è l’origine del problema e appena  scovato dobbiamo fare il possibile per risolverlo alla radice. Potrebbero anche bastare poche parole ispirate dallo Spirito Santo da parte di una persona saggia e ricca di sapienza che accompagnerà la persona bisognosa ad edificare la fede in Gesù Cristo dicendo che solo lui può distruggere ogni senso di colpa e ogni dolore nascosto nel proprio cuore se lo si cerca spiritualmente ottenendo la salvezza e il perdono dei peccati. Alcune persone testimoniano con la propria vita che è così. Gesù cura le ferire morali e ti guarisce dalla depressione o da ogni cosa che ti opprime il cuore. Se qualcuno ha commesso delle malvagità e si è pentito, ma sente il peso del senso di colpa, allora può chiedere perdono a Dio, perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe (Salmo 102,11-12). Questo è quello che un credente deve puntare nei confronti delle persone problematiche, e questo che porta a cambiare in positivo ed a eliminare la radice del male di chi ha un vuoto interiore, o è depresso e frustrato da qualcosa. Con la conversione infatti si prenderà la strada giusta per eliminare la radice di ogni male, di conseguenza anche gli atteggiamenti negativi spariranno. È importante anche pregare contro quello che genera il comportamento negativo; come Gesù maledisse il fico, ed egli seccò immediatamente; anche noi se preghiamo contro la radice del male, questa dovrà essere distrutta. Non giudicare mai nessuno, piuttosto cerca di aiutare quella persona a mettersi nella retta via.

DIO CORREGGE CHI GIUDICA:

 Anche i credenti non sono immuni nel giudicare il prossimo. Se qualcuno ha sbagliato c’è chi dice: << Io non avrei fatto quell’errore, è stato uno sciocco a commettere quell’azione, io non avrei mai ceduto >>; si può anche arrivare a dire: << Se fossi Dio certamente lo punirei, gli farei questo e quest’altro >> in questo modo si giudica il prossimo dimostrando così di essere orgogliosi e presuntuosi. Quando giudichi qualcuno in questo modo e gli punti il dico contro, il Signore nello stesso istante sta puntando anche lui il dito contro di te. Se un credente riesce ad astenersi dal peccato non è per la sua propria bravura, infatti non per potenza né con la forza, ma è con il mio spirito, dice il Signore  ( Zaccaria 4,6) che da la grazia di riuscire a non peccare, per questo che qualunque credente non si può vantare della sua bontà, ma deve dire solo grazie a Dio se riesce a non cadere in tentazione, perché è il Signore che da la forza per farlo. Ma se il Signore ritirasse anche solo un po’ di quella grazia, inizierebbe a peccare come qualunque peccatore. Così può capitare a volte che un credente inizia ad avere un atteggiamento di giudizio verso qualcuno,  e in questi casi che il Signore per correggerlo ritira un po’ della sua grazia in lui con il risultato che peccherà anche di più della persona che ha giudicato. Tutto questo è solo per correggere il credente affinché si avvicini sempre più alla santità ed eviti di essere presuntuoso. Per questo motivo permette che cadiamo nel peccato per insegnarci a non giudicare e che la grazia arriva solo da Dio. Un giorno però ci potrà essere qualcuno che ci chiederà un parere su un suo comportamento, allora in quel caso è giusto poter esprimere la propria opinione in base alla parola di Dio e se quel modo di fare è giusto o no, in quel caso è stato chiesto un parere quindi non è giudicare ma è consigliare o confrontarsi. Il giusto deve far capire che solo con un atteggiamento secondo la parola di Dio, il problema si risolve.

NON GIUDICARE SECONDO ALLE APPARENZE

Un’altra situazione può essere quella di trovarsi davanti a una persona che parla in maniera negativa nei confronti di qualcuno in particolare. Nella maggior parte dei casi quando una persona parla a lungo male di un’altra, è perché queste due persone hanno spesso litigi o tensioni molto accesi o semplicemente la prende in giro per comportamenti che quella persona ritiene stupide. L’obiettivo di parlare con te è quello di farti pensare male di quella persona e quindi cercando degli alleati, si sente più forte e sicuro delle sue ragioni e al momento giusto cerchi la solidarietà nei tuoi confronti. Quello che ha in mente è di condurre una sorte di piccola guerra personale contro quella persona e se si trovano degli alleati, ha più probabilità di vincerla. Qui chi è empio e poco saggio tende a credere subito e fa nascere nel suo cuore un disprezzo verso quella persona che aumenterà in proporzione a quanto si sentirà parlare male di lui; anche se non gli abbia mai fatto nessun male direttamente. Se si lascia influenzare negativamente insieme possono progettare di fare qualcosa di malvagio, questo cambia sempre secondo la situazione. E invece un giusto come si comporta? Prima di tutto bisogna tenere presente che è sempre sbagliato parlare male alle spalle degli altri, se si hanno delle antipatie, se la devono vedere tra di loro, si può parlare agli altri solo con lo scopo di far cessare le tensioni e non di aumentarle. Un giusto non sta in questo gioco perverso. Un’altra cosa da tenere in considerazione è quella che non è detto che sia tutto vero e completo quello che dice, se obiettivo è di metterti dalla tua parte allora tenderà a togliere dei dettagli e magari inventarne di altri in modo che chi lo ascolta li dia subito ragione. Un proverbio biblico recita: Il primo a parlare in una lite sembra aver ragione, ma viene il suo avversario e lo confuta (PR 18,17). Quindi prima di dare un parere negativo, bisogna sempre parlare anche con l’altra persona e in quel modo si scoprono cose che non erano state dette e può dire cose da far rigirare la frittata da risultare che è invece l’altra persona ad aver ragione. La scrittura dice: Non giudicare secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio! (Giovanni 7,24). Far mettere pace tra le persone è un opera buona, anche se non è per nulla semplice. Di solito in questi casi c’è la persona che provoca e l’altra che risponde alla provocazione; ed entrambi si danno la colpa a vicenda: Uno dice. << Se non mi avesse provocato, io non avrei reagito>> mentre l’altro: <<Il suo comportamento e i suoi atteggiamenti mi portano a provocare>>. Non c’è un unico modo di intervenire, può cambiare a seconda del caso, ma si può partire cercando di capire l’origine che sta dietro al rancore; può essere spirito di superbia, invidia, ecc.. Se si riesce a trovare chi dei due ha torto, In ogni caso non infierire mai, spiega invece con calma dove è stato l’errore e come fare per non commetterlo più. Questo sempre secondo quello che è stato insegnato leggendo la scrittura, non dire ancora niente se non si hanno tutte e due le versioni e tutti gli elementi per farlo. Pregate che Dio vi faccia strumenti di pace. Dove ci sono tensioni, ci sia amicizia e dove c’è odio ci sia amore. Se invece siamo noi ad essere giudicati sappi che Dio è dalla tua parte e ti giustificherà.  La persona che ti giudica pecca.

FARSI UN ESAME DI COSCIENZA

Le persone tendono sempre ad apparire il meglio possibile, curando il proprio aspetto o essere in buona forma fisica. Tutte queste cose non sono negative, anzi aiutano a migliorare la propria autostima e le prospettive future. L’errore comune è però limitarsi solo all’apparenza e trascurare completamente di curare il carattere; questa mentalità tipica di chi non conosce Dio; è dovuta al pensiero che le persone giudicano  l’apparenza, possono guardare cosa c’è fuori, ma quello che è dentro al nostro cuore possiamo vederlo solo noi. Invece non siamo solo noi a vedere il nostro cuore, ma anche Dio lo vede e ti giudicherà in base a quello. C’è un breve episodio nella Bibbia: Samuele viene mandato alla casa di Isse a ungere quello che sarebbe stato il re di Israele e gli viene presentato un giovanotto grande e grosso e pensa: << Di certo sarà lui quello che Dio ha scelto>> Ma Dio gli disse: Non è lui che ho scelto! Non fermarti alle apparenze, io guardo al cuore delle persone (1Samuele 16,7). Il cuore è infatti più importante del nostro aspetto fisico e non bisogna trascurarlo. Non bisogna rassegnarsi a dire “sono fatto così” ma cercare di ridurre i propri difetti e valorizzare i nostri pregi, questo è quello che fa una persona di senno. Per far questo è utile qualche volta fare un esame di coscienza per capire quali sono quei comportamenti che non sono conformi con la parola di Dio e chiedere a lui di poterli eliminare. Fare anche un analisi sul bene che avremo potuto fare e non l’abbiamo fatto e tutto questo ha lo scopo di rendendoci sempre più persone giuste e degne di essere chiamate cristiani. Davide pregò Dio affinché lo aiutò a capire cosa c’era ancora che non andava in lui e come migliorarsi: Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri; vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità (Salmo 139,23-24).  È bene ricordare che l’analisi va fatta in basa al nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con il prossimo; sempre tutto alla luce della parola di Dio che uno specchio che ti mostra sempre la condizione dell’animo. Fate dunque le seguenti domande sul rapporto con Dio: Mi rivolgo a Dio solo nel bisogno? Comincio e chiudo la giornata con la preghiera? Mi sono vergognato di dimostrarmi cristiano? Cosa faccio per crescere spiritualmente? Come? Quando? Mi ribello davanti ai disegni di Dio? Pretendo che egli compia la mia volontà? Un errore molto comune è quello di cercare di forzare Dio a fare la nostra volontà ed assecondare i nostri capricci, quando la preghiera ha invece lo scopo di fare la sua volontà e scoprire il piano di Dio nella nostra vita e che si possa realizzare con il suo aiuto; perché è quella la strada per essere realizzati, chi invece cerca di scappare dal piano di Dio farà una vita frustrata e travagliata. Le domande sul rapporto con noi stessi potrebbero essere: Sono un po’ mondano e un po’ credente? Esagero nel mangiare cibo spazzatura, bere alcool, fumare, divertirmi in maniera immorale? Come uso il mio tempo? Dedico tempo per Dio? Sono pigro? Voglio essere servito? Amo e coltivo la purezza di cuore, di pensieri e di azioni? Medito vendette, nutro rancori? Sono mite, umile, costruttore di pace? Il nostro corpo è il tempio del Signore e dobbiamo rispettarlo e amarlo come un suo dono. Infine per il rapporto con il prossimo ci possono essere queste domande: So perdonare, compatire, aiutare il prossimo? Ho calunniato, rubato, disprezzato i piccoli e gli indifesi? Sono invidioso, collerico, parziale? Ho cura dei poveri e dei malati? Mi vergogno della carne di mio fratello, della mia sorella? Sono onesto e giusto con tutti o faccio preferenze su chi è bello o brutto o chi è ricco e povero? Ho istigato altri a fare il male? Osservo la morale coniugale e familiare insegnata dal Vangelo? Come vivo le responsabilità educative verso i figli? Onoro e rispetto i miei genitori? Ho rifiutato la vita appena concepita? Ho spento il dono della vita? Ho aiutato a farlo? Rispetto l’ambiente? La parte più importante è il rapporto con Dio, perché se abbiamo un buon rapporto con lui basato sull’amore, allora fare il resto diventerà una cosa naturale perché sarà Dio ha cambiare gradualmente la nostra natura; da una natura corrotta a una natura santa. La legge di Dio sarà scritta nel nostro cuore. Se invece si cerca di migliorare il rapporto con il prossimo senza migliorare prima il rapporto con Dio non avremo molto successo perché il nostro livello spirituale rimarrebbe sempre lo stesso e la nostra natura corrotta sarebbe invariata. Il salmista questo lo aveva capito bene scrivendo: O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo (Salmo 51,10). Anche nel Vangelo c’è un riferimento a questo, quando Gesù sul sermone del monte disse: << Beati i puri di cuore perché vedranno Dio >> ( Matteo 5,8). In altre parole, guardando le cose a modo di Dio, il credente deve comportarsi di conseguenza. Se desideri che Dio ti faccia prosperare, metti a posto il tuo cuore. Se vuoi essere amato dagli altri, ama il prossimo. Se vuoi ricevere amore dallo tu agli altri, e gli altri te lo daranno a te, si raccoglie ciò che si semina. Molti però sbagliano a farsi amare dagli altri senza la guida del Signore, perché a volte le persone con cui vuoi istaurare una relazione di amicizia ti fanno capire che per piacergli devi fare cose contrarie a Dio. Ma se cercherai di fare questo non è detto che riceverai l’amore che ti aspetti, sarà invece controproducente e ti porterà a dire: << io amo gli altri ma chi ama me? Tanto vale è pensare solo a me stesso >>. Tutto ciò arriva dal diavolo. Se qualcuno ti fa capire che per farti amare da loro devi fare qualcosa di peccaminoso, non farlo assolutamente, porterà solo a brutte conseguenze.

AVERE SCARSA AUTOSTIMA

La scarsa autostima è presente quando una persona si sente insicura, ha complessi d’inferiorità e può essere di conseguenza una facile preda per il diavolo; è uno dei sui trucchi far sentire piccoli e inferiori le persone, non dimentichiamoci è lui è il padre della menzogna (Giovanni 8,44). Una persona in quella situazione cerca la protezione di qualcuno, per esempio in un gruppo di amici, ma se questo gruppo ci sono persone malvagie che fanno uso di droghe e parlano solo di cose contrarie a Dio, allora anche lui ne sarà coinvolto. Sentirà il bisogno di essere accettato dal gruppo di conseguenza farà le stesse cose che fanno loro. Oppure una ragazza che sentendosi insicura e pensa di avere bisogno di protezione si spingerà a cadere delle braccia al primo ragazzo che incontra e quasi sicuramente non sarà quello giusto. Bisogna, però sapere che il Signore è il mio rifugio, è Lui che mi proteggerà da ogni male, bisogna solo pregare e avere fede. Come ho già detto in precedenza se Dio permette qualcosa, è perché è possibile trarne vantaggio. Se da un lato una persona di bassa autostima può cadere facilmente nel peccato; il rovescio della medaglia è che sentendosi piccoli, sono persone molto umili, e questo è il primo passo per avvicinarsi a Dio. Molte volte il Signore si serve di questo tipo di persone per fare qualcosa di grande nella loro vita. Un esempio lo abbiamo con Mosè, il più grande dei profeti dell’antico testamento. Nei film, Mosè è descritto come un uomo forte, virile, sicuro di se e con tante qualità, ma se leggiamo la Bibbia nel momento in cui Mosè è davanti all’albero infuocato, scopriamo un Mosè insicuro e pauroso, che addirittura faceva fatica a parlare, un balbuziente, infatti quando c’era da parlare a volte si faceva aiutare dal fratello Aronne. Il Signore aveva scelto lui proprio perché nella sua insicurezza aveva sviluppato una grande umiltà che l’ha portato a glorificare Dio nelle sue opere e non glorificare se stesso. Dio usa i folli per svergognare i savi (Corinzi 1,27). Se una persona si sente di avere molte qualità, tutto quello che farà, anche se fosse Dio in persona a chiederlo, alla fine tenderebbe ad attirare della gloria su di se. Pensando che è stata la sua forza e la sua intelligenza, gli elementi che hanno portato al successo. Dio però non vuole che nessuna carne si glori davanti a lui. Paolo scrisse che la potenza di Dio si manifesta con sua pienezza nella debolezza dell’uomo (2Corinzi 12,9). L’uomo sceglie in base a criteri diversi rispetto a Dio. L’uomo sceglie le persone con  qualità o capacità. Dio invece sceglie persone in base alla propria disponibilità nel sottomettersi a Lui; successivamente Dio gli renderà idonei a svolgere ciò che sono stati chiamati a fare. Spesso sono proprio le persone umili che sono predisposte a questo e l’uomo in generale non prenderebbe neanche in considerazione.  Dio usa persone che nessuno sceglierebbe perché si possa capire che è stato Dio a operare tramite lui, e da solo non avrebbe potuto fare nulla. C’è anche l’esempio di Gedeone o Geremia, entrambi hanno pensato: << Signore, guarda che hai sbagliato persona, io non sono in grado di fare questo >>. Ma secondo la saggezza di Dio erano proprio loro adatti a ricoprire quel ruolo e non sono mai stati abbandonati da lui. Quando il Signore dice di fare qualcosa, anche se sembra difficile, è sempre possibile farla, perché sarà proprio lui a darti la forza per farla. È sbagliato odiare noi stessi, Dio ci ama, e vorrebbe che anche noi ci amassimo come Dio ci ama. È importante questo, perché se non amiamo noi stessi, difficilmente ameremo il prossimo. Infatti, saremo giudicati in base a tre livelli: Il nostro rapporto con Dio, il nostro rapporto con gli altri, ma anche con il rapporto con noi stessi.  Per gran parte delle persone le cose contano solo l’aspetto fisico, l’intelligenza, la simpatia, che di per se non sono cose da trascurare, ma quello che conta di più è essere forti spiritualmente. Così si ottiene la sapienza e si ha una vita vittoriosa, non per i propri meriti, ma perché è Dio a guidare tua la vita. Infatti, tutti noi abbiamo delle missioni da compiere che solo noi possiamo fare, e siamo venuti sulla terra per questo. Per il Signore tu non sei uno sbaglio, anzi ha programmato esattamente il tempo della tua nascita e dove avresti abitato, infatti tutti i tuoi giorni sono scritti nel mio libro, dice il Signore (Salmo 139,16). Ama te stesso come Dio ti ama e se c’è qualcuno che ti odia o parla male di te non ascoltarlo poiché tutto ciò viene dal maligno. Ascolta invece il Signore che nella sua parola dice che sei fatto in modo meraviglioso, (Salmo 139,14) è necessario però che vivi in maniera degna di questa dichiarazione. Se dunque hai una scarsa autostima e ti senti un buon a nulla sappi che se decidi di cercare Dio e sottometterti a Lui inizierai a sentire come Dio ti ama e le cose inizieranno a cambiare. L’autostima è una cosa positiva, ma attenzione che questa non sia basata sull’egoismo che porta ad essere superbi e narcisistici. Questo è un impedimento a Dio, e questo tipo di autostima deve essere distrutta per poter fare spazio a Dio. L’autostima buona è quella dove si è consapevoli che da soli non valiamo molto, ma se mettiamo Dio al primo posto e abbiamo comunione con Lui, allora realizzeremo che il Signore ci ama immensamente e confidando in Dio, abbiamo diritto alle sue promesse, e con Lui al nostro fianco possiamo fare ogni cosa, per questo il giusto sa che vale; perché è consapevole che Dio lo ama e lui è un figlio di Dio. Quindi nessuno ci si può sentire inferiore agli altri se si ha Dio al primo posto. Satana cercherà di attaccare su questo punto. Quando succederà si risponderà con la Bibbia, dicendo che se Dio è con noi, chi sarà contro di noi (Romani 8,31-39).

YHWH, DIO D’AMORE E DI GIUSTIZIA

Ricorrono spesso sulla bocca di molte persone una certa tipologia di domande che iniziano sempre con le stesse parole: Se Dio è amore allora perché… Questo tipo di domande sono frequenti sia tra i sostenitori della teoria dell’antico astronauta e sia tra gli atei classici con l’obbiettivo di mostrare al credente come in realtà YHWH sia un Dio malvagio e non un Dio d’amore come dicono i teologi e di conseguenza tentare di far perdere fede a chi è soprattutto più debole e non ha un adeguata preparazione biblica o un’esperienza di fede intensa. Le domande si riferiscono al fatto che YHWH ordina di fare guerre e passare tutti a fil di spada come anche la legge di Mosè era a volte eccessivamente severa. Bisogna prima di tutto fare una riflessione su come dovrebbe essere un Dio d’amore per un non credente: Se per Dio d’amore si intente qualcuno che permette all’uomo di compiere ogni malvagità impunemente e sentirsi dire solamente “Ti amo!”, oppure qualcuno che deve essere sempre pronto a soddisfare ogni capriccio che viene dal cuore dell’uomo come una sorte di genio della lampada, ecco quello, anche se agli atei non dispiacerebbe, non è un Dio d’amore, ma solo una sorte di ridicolo babbo natale che si lascia prendere in giro dagli uomini che lui stesso ha creato. Bisogna tener conto anche della giustizia, che è l’altra faccia della medaglia. La giustizia comporta che il peccato deve essere punito. Ora riflettiamo sul perché Dio ci ha creato: l’unico motivo per cui ci ha creato è per dare gloria a Lui, vivere in pace e in amore con Dio e il prossimo. Se tu non stai vivendo per questo, non stai adempiendo lo scopo per cui sei stato creato. Dio avendo creato l’uomo, ha vita e morte su di lui e avrebbe il diritto di farlo morire al primissimo peccato della sua vita, se non lo fa, è perché Dio è anche un Dio d’amore, che non significa tollerare il peccato, ma darti del tempo affinché ti penti del tuo peccato e lo abbandoni. Ora, immaginiamoci di essere il padrone di una grande impresa che ama gli operai e dà a loro un buon salario, ma alcuni di loro si rifiutano di lavorare e passano il tempo tra chiacchere e caffè. Non è possibile far finta di nulla, anche perché non sarebbe giusto nei confronti degli altri operai che lavorano onestamente. Avresti tutti i diritti di licenziarli per insubordinazione, nessuno potrebbe dirti che sei stato cattivo a licenziarli. Ma mettiamo che vogliamo essere buoni, non vuoi licenziarli, perché significherebbe lasciarli senza stipendio, allora invii dei responsabili che gli ammoniscano affinché svolgano il lavoro per cui sono profumatamente pagati. Ma questi operai invece di ascoltare i responsabili li deridono e li cacciano via dal reparto. Inoltre si viene sapere che rubano gli attrezzi e danneggiano i macchinari. A questo punto chiunque per quanto vuole essere buono denuncerebbe questi operai li caccerebbe dall’azienda, nessuno potrebbe dire che sei cattivo a licenziare questi operai malvagi. Ma mettiamo che oltre ogni limite vogliamo essere ancora più buoni e per ammonirli mandi la massima autorità dopo ti te, tuo figlio affinché li ammonisca e svolgano il loro lavoro senza danneggiare l’azienda, ma questi operai umiliano tuo figlio, lo legano, lo picchiano e lo cacciano via. A questo punto non solo dovranno essere licenziati, ma anche andare i carcere. Sarebbe più malvagio lasciar fare a questi operai quello che vogliono che punirli perché danneggia l’intera azienda. Ecco, allo stesso modo Dio ha fatto con Israele e l’intera l’umanità. Gli ha dato la vita e ogni dono ma l’uomo ha rifiutato i comandamenti di Dio. Ha inviato profeti per ammonirli e sono stati perseguitati e uccisi, infine ha mandato suo figlio Gesù ed è stato crocifisso. Ma quelli che credono in lui e accettano i comandamenti sono figli di Dio. Dio fa di tutto per andare incontro all’uomo ma se l’uomo non fa un passo in avanti verso di Lui non può far nulla e bisognerà affrontare la giusta ira di Dio. In conclusione perché ci sono tutte queste guerre nella Bibbia? Molte sono guerre di difesa, altre sono violenze non autorizzate da Dio, ma le guerre per la conquista della terra promessa sono state fatte a causa della estrema malvagità dei popoli che ci abitavano, da come documentato in precedenza avevano dei culti satanici con tanto di sacrifici umani e prostituzione sacra che avrebbe reso impossibile la convivenza pacifica con gli israeliti. Se fossero stati delle popolazioni pacifiche e civili non ci sarebbe stato nessun problema di convivenza. La malvagità di questi popoli era talmente grande che paradossalmente era più crudele per l’umanità lasciarli in vita, nessuno può dire che erano delle popolazioni inermi e innocenti. Quando è avvenuto lo sbarco degli americani in Normandia, durante la seconda guerra mondiale, nessuno ha detto: <<Come sono stati cattivi gli americani a uccidere i poveri nazisti innocenti>> oppure quando di recente i russi hanno attaccato i terroristi dell’ISIS in Siria nessuno ha avuto pena per loro. Quindi accusare Dio di malvagità è solo pura ipocrisia. In Genesi capitolo 15, Dio promette la terra promessa ad Abramo, ma dice anche che la riceveranno di fatto solo alla quarta generazione perché  l’iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo. (16). Questo significa che Dio prima di prendere provvedimenti su una popolazione, deve raggiungere un tale livello di malvagità da esserne ricolma. Meriterebbe di essere punita molto prima, ma Dio è lento all’ira e grande in amore e tutto quello che si può salvare, lo salva.