I SETTE SIGILLI
Arriva il momento in cui l’agnello sta per aprire il libri rompendo i 7 sigilli. Questa è un ottima notizia per i credenti sulla terra, finalmente si concretizza realmente il regno e Cristo viene a regnare, ma per molti altri non è una bella notizia. Come sta scritto nella parabola del talenti nel vangelo di Luca: Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. (Luca 19,14). Gesù non è amato da tutti, molti lo sbeffeggiano, lo ignorano, perseguitano i suoi credenti, Dio ha concesso un lungo periodo di grazia dove il vangelo del regno si è diffuso in tutto il mondo, ma è arrivano il momento che il tempo di grazia finisce e inizia l’ira di Dio, perché Egli è grazia e giustizia allo stesso tempo e per chi non è pronto sarà un periodo di tribolazione, ma anche in questo periodo di transizione chiunque può ancora convertirsi e salvarsi.
1)SIGILLO
E vidi: ecco, un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per vincere ancora.

Il cavallo bianco rappresenta Gesù Cristo vincitore.
2)SIGILLO
Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada.

Rappresenta un guerra mondiale o molti fronti di guerre spasi per il mondo
3)SIGILLO
ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. 6E udii come una voce in mezzo ai quattro esseri viventi, che diceva: “Una misura di grano per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro! Olio e vino non siano toccati”.

Rappresenta la carestia che avviene in tutto il mondo in conseguenza delle guerre.
4)SIGILLO
ecco, un cavallo verde. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

Anche in questo caso si tratta delle conseguenze dei precedenti cavalieri. La morte a causa della guerra, della carestia che di conseguenza provoca epidemie. L’uomo muore per le conseguenze della sua condotta.
5)SIGILLO
vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso.
Sono i credenti martirizzati che chiedono giustizia a Dio. Egli darà giustizia nel momento più opportuno.
Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida… La veste bianca è simbolo di purezza e comunione con Dio.
6)SIGILLO
e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra…
… Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: “Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?”.
I cataclismi sono tipici del genere apocalittico, qui vediamo come gli uomini non credenti sopravvissuti raggiungono la consapevolezza di essere sotto l’ira di Dio, si vergognano e si spaventano similmente a come fecero Adamo ed Eva quando si resero conto di avere peccato.
IL POPOLO DI DIO
A questo punto abbiamo una pausa sull’apertura dei sigilli, la terra è stata devastata da guerre, carestie, pestilenze e calamità naturali, ma il peggio deve ancora arrivare per coloro che ancora si ostinano a non convertirsi. Sulla terra ci sarà ancora il popolo di rappresentato con il numero di 144000. Non è un numero da prendere alla lettera, ma è simbolico:
12 (Tribù di Israele) X 12 (Numero apostoli) X 1000 ( simbolo di una quantità immisurabile)
Sarebbero rappresentanti di 12000 per ogni tribù, qualcuno vede il riconoscimento degli ebrei di Gesù come Messia. Loro saranno ancora vivi sulla terra ma verranno protetti da ogni calamità.
Troviamo subito dopo un’altra visione:
una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
Questi sono l’intero popolo di Dio in paradiso proveniente da ogni popolazione, salvati per la fede in Cristo senza discriminazione alcuna. Il rami di palma rappresentano il segno della vittoria. Solo il bene può vincere il male. Richiama anche l’episodio della domenica delle palme dove Cristo entra a Gerusalemme trionfante (Giovanni 12,13). La veste bianca attesta la piena configurazione in Cristo risorto.
… Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello …
Questa moltitudine immensa non è solamente costituita da martiri, ma anche da coloro che hanno dimostrato la propria fedeltà a Cristo nelle piccole scelte do ogni giorno e nel quotidiano martirio che la coerenza della vita esige. In tal senso essi, essi hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’agnello, sperimentando su di sé in prima persona , il prezzo della fedeltà al Signore crocifisso e risorto. Hanno quindi portato la propria croce per seguire Gesù, abbandonando vanità ed egoismo. Le eventuali sofferenze derivate dalla fedeltà a Cristo, ora in paradiso sono grandemente ripagate citando 2 versetti provenienti da Isaia (49,10 e 25,8):
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.
7)SIGILLO
Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora.
Con la rottura dell’ultimo sigillo non succedere apparentemente nulla, me è la breve pausa di silenzio annunzia la presenza e l’intervento del giudice divino. Nella tradizione biblica il silenzio è segno inequivocabile della Shekinah, della Presenza di Dio, come accadde a Elia che riconobbe il Signore non nel vento, non nel fuoco, non nel terremoto, ma « nella voce di un silenzio leggero » (1 Re 19,12).
Si chiude così il settenario dei sigilli per avviare il settenario successivo, quello delle trombe.