LA VISIONE DEL TRONO
Giovanni prosegue il suo scritto nel raccontare il momento più mistico mai vissuto, l’anima sale in cielo e vede la scena celeste nel trono di Dio. La visione è molto simile a quella vissuta da altri profeti dell’antico testamento come Ezechiele (Ez 1) e Isaia (Is 6) secoli prima. Ogni elemento è carico di mistero, non è facile descrivere con parole umane, una dimensione molto diversa dalla nostra, ma proveremo ad analizzare ogni elemento:
- IL TRONO:
La visione ha al centro un trono, un simbolo caro a Giovanni, che evidentemente voleva contrapporre al trono imperiale di Domiziano, tanto arrogante da pretendere onori divini, quello Celeste dell’Unico Vero Dio degno di lode. Dio non compare in qualche forma ma è pura luce invisibile nel Suo splendore, raffigurato mediante il brillare delle pietre preziose, attraverso l’arcobaleno, simbolo dell’alleanza perpetua tra Dio e gli uomini (vedi il racconto dell’Alleanza Noachica in Genesi 9,13), e con una profusione di lampi e tuoni, nuovo rimando all’Alleanza di Mosè sul Sinai, oltre che classici immagini per sottolineare la “Shekinah”, cioè la Presenza di Dio, ed il “Kavod”, cioè la Sua Gloria invincibile. Davanti al trono c’è un pavimento trasparente simile a quello descritto di Ezechiele.
- I SETTE SPIRITI
Davanti al trono ci sono 7 fiaccole accese che sono i sette spiriti di Dio. In Isaia 11,2 si parla di questi spiriti che sono i doni dello Spirito Santo. Essi sono: sapienza, di intelletto, di consiglio, di fortezza, di conoscenza, di timore e di pietà di Dio. Secondo Isaia Il messia avrà pienamente tutti questi doni. Il numero sette nella Bibbia è sinonimo di perfezione e completezza e in questo caso indica lo Spirito Santo che partecipa insieme al Padre al Figlio ai piani divini.
- I 24 ANZIANI:
Il numero 24 indica le 24 classi sacerdotali che prestavano servizio nel tempio di Gerusalemme, simbolo del nuovo popolo di Dio che celebra con riflessi cosmici. Un’altra chiave di lettura vede rappresentati i 12 apostoli con le 12 tribù d’Israele, da ribadire l’inscindibilità tra vecchia e nuova alleanza. Il testo li descrive vestiti con bianche vesti (il simbolo della gloria celeste) e corone d’oro (regalità celeste). Queste figure simboliche partecipano dunque della potestà e della santità divine.
- I 4 ESSERI VIVENTI:
Descritti anche da Ezechiele attorno al trono, sono descritti come esseri con occhi davanti e dietro e 6 ali ciascuno. Uno simile a un leone, l’altro a un vitello, il terzo come un uomo, il quarto come un aquila. Questi esseri che tramite Ezechiele sappiamo che sono i cherubini, rappresentano le forze che vegliano sulla creazione di Dio, gli occhi indicano la onniveggenza, la vigilanza e la provvidenza di Dio. Ireneo da Lione del secondo secolo considerò i quattro animali come simboli degli evangelisti, influenzando la tradizione successiva.
- IL LIBRO DEI SETTE SIGILLI
Colui che siede sul trono ha un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. L’apertura di questo libro indica che da quel momento il mondo passa sotto la completa autorità di Dio e il dominio delle tenebre sparisce del tutto. Per far questo serve qualcuno che sia degno di aprire il libro. Non lo può fare un angelo di Dio perché deve essere qualcuno vissuto sulla terra senza avere compiuto peccati e aver compiuto la perfetta volontà di Dio realizzando le profezie dell’antico testamento. Dal momento che nessuno uomo sia mai riuscito a fare ciò sembrerebbe che nessuno sia degno di aprire il libro. A questo punto Giovanni cade in un pianto disperato. Ma ecco uno degli anziani annuncia che in realtà c’è uno solo che è degno di aprire il libro e togliere i sigilli, lo chiama con due titoli messianici: Il Leone della tribù di Giuda (Genesi 49,9) e il Germoglio di Davide (Isaia 11,1. Tra l’altro Nazareth dove è vissuto Gesù significa per l’appunto “germoglio”). Solo Gesù Cristo è degno di aprire il libro, Dio fatto uomo venuto sulla terra per compiere le profezie.
- L’AGNELLO
Giovanni vede arrivare un agnello come immolato, simbolo di docilità e rimanda al suo offrirsi senza ribellarsi ai sacrifici rituali, in particolare a quello pasquale, ma è anche il simbolo che rappresenta il sacrificio eucaristico celebrato nella liturgia domenicale. L’agnello secondo l’autore ha 7 corna simbolo di onnipotenza e 7 occhi simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra, e quindi dello Spirito Santo. Poi Giovanni vede i 24 anziani prostrarsi in adorazione con in mano le cetre e delle coppe d’oro in mano colme di profumi. Che sono le preghiere dei santi. Quando recitiamo il padre nostro diciamo: Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra. Ecco è arrivato il momento che le preghiere siano finalmente esaudite e che sulla terra sia dichiarata a tutti gli effetti l’autorità del regno di Dio.
- I CANTI NUOVI
Vediamo che verso all’agnello vengono proclamati 3 inni di lode:
Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue,
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
e hai fatto di loro, per il nostro Dio,
un regno e sacerdoti,
e regneranno sopra la terra”.
Viene definito “canto nuovo” perché è nuovo il tempo della salvezza. Questo canto, come quello che segue, celebra l’amore di Gesù-Agnello che si è immolato sulla croce per la redenzione degli uomini per questo è degno di aprire il libro per rivendicare il regno di Dio sulla terra, compiendo il piano di Dio sull’umanità, liberare i credenti dalla schiavitù del mondo e investirli nella stessa missione sacerdotale di Cristo di cui condividono la regalità.
“L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione”.
Questo è da parte di un numero immenso, ma non precisato di Angeli. L’incalcolabile numero degli angeli esprime la presenza di Dio nel mondo e la continua benedizione che la attraversa. Essa è tale da annullare ogni pretesa superiorità della forze del male.
“A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli”.
Questo è da parte di tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano. L’intera creazione ribadisce la regalità dell’agnello di Dio sulla terra.