COMPIMENTO DELLE SCRITTURE
Il martirio di Stefano diede inizio alla persecuzione e provocò la dispersione della comunità che favorì la diffusione del vangelo fuori dai contini regionali e dai confini religiosi: Non solo agli ebrei, ma anche ai timorati di Dio e ai pagani, qualcosa di impensabile fino a qualche tempo prima. I giudei avevano un forte giudizio negativo nei confronti dei pagani. Il cuore di Dio è diverso dal quello umano, il Signore vuole che tutti abbiano la possibilità di salvarsi mediante il vangelo. In romani 10,18-21 Paolo fa un breve studio su come fin dell’antico testamento Dio volesse che la sua parola si diffondesse ovunque e raggiungesse i confini del mondo, in contrapposizione con i sentimenti di disprezzo verso i pagani. Vediamo questi versetti:
Per tutta la terra è corsa la loro voce,
e fino agli estremi confini del mondo le loro parole. (Salmo 19,5)
E dico ancora: forse Israele non ha compreso? Per primo Mosè dice:
Io vi renderò gelosi di una nazione che nazione non è;
susciterò il vostro sdegno contro una nazione senza intelligenza. (Deuteronomio 32,21)
Isaia poi arriva fino a dire:
Sono stato trovato da quelli che non mi cercavano,
mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me,
mentre d’Israele dice:
Tutto il giorno ho steso le mani
verso un popolo disobbediente e ribelle! (Isaia 65.1-2)
L’UNIVERSALIZZAZIONE DEL MESSAGGIO DI GESÚ
Era secondo il piano di Dio che il messaggio e la predicazione di Gesù si doveva estendere su tutto il mondo e su tutti i popoli della terra, senza discriminazioni o preferenze:
“Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,18-20)
“avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Atti 1,8)
È lo Spirito il vero protagonista della missione, colui che guida la Chiesa verso la verità intera: “…lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Giovanni 14,26)
“quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Giovanni 16,13-14)
Qui sotto un riassunto schematico della prima diffusione del vangelo come spiegato nei capitoli dal 8 al 12 del libro degli atti:
EVANGELIZZAZIONE DELLA SAMARIA
• La persecuzione disperde la comunità (At 8,1-3);
• Filippo predica ai Samaritani (At 8,4-8);
• La comunità di Gerusalemme accoglie i Samaritani (At 8,14-17).
I TIMORATI DI DIO RICEVONO LA PAROLA
- Il funzionario etiope (cfr. At 8,26-40)
Notiamo come lo Spirito conduce Filippo, uno dei Sette, verso un uomo che non era giudeo, né samaritano, ma di altra etnia. Era un timorato di Dio. Così si chiamavano coloro che appartenevano ad altri popoli e aderivano alla fede nell’unico Dio dei Giudei, senza giungere all’integrazione totale. Erano solamente dei simpatizzanti, leggevano la Bibbia, partecipavano alle feste giudaiche, ma non avevano la circoncisione. Filippo vide che l’etiope stava leggendo un passo di Isaia 53,7-8 e Filippo si propone di spiegare questo passo. La scrittura narra di un uomo condotto come una pecora al macello, umile e inerme davanti a ai suoi tosatori. Partendo da qui, Filippo parla di Gesù e il suo sacrificio sulla Croce. Il funzionario etiope si converte e riceve il battesimo.
- Il centurione Cornelio e la sua famiglia (cfr. At 10,1-11,18)
Il caso di Cornelio riveste una speciale importanza per la presa di coscienza e l’apertura ufficiale della Chiesa ai non giudei. Cornelio non era giudeo, né era circonciso, era un centurione romano. Ad un giudeo non era lecito frequentare persone di altri popoli e fedi e mangiare con loro (cfr. At 10,28; 11,1-3). Lo Spirito prepara questa svolta mediante una visone profetica a Pietro. Egli rapito in estasi vide una tovaglia piena di uccelli rettili e l’invito di Dio a uccidere e mangiare. Ma Pietro si rifiuta essendo impuri secondo la legge di Mosè. Dio rispose che non deve considerare impuro ciò che Dio ha purificato. (cfr. At 10,9-16). Questa visione aiuta a far comprende a Pietro che gli altri popoli che per tutta la vita ha sempre considerato impuri ora posso far parte anche loro della Chiesa, il popolo di Dio. Qui sotto il riassunto sistematico del brano:
• Dio chiama Cornelio (At 10,1-8)
• La visione di Pietro (At 10,9-16)
• Incontro tra Pietro e Cornelio (At 10,17-33)
• Significato della visione (At 10,34-35)
• Annuncio del kerygma (At 10,36-43)
• L’effusione dello Spirito su Cornelio e la sua famiglia (At 10,44-48)
• Reazione degli apostoli e dei fratelli della Giudea (At 11,1-18)
La reazione dei cristiani di Gerusalemme ci fa comprendere la rivoluzione che comportò il battesimo di Cornelio. Questi credenti di Gerusalemme hanno difficoltà nel superare i loro pregiudizi, ma accolgono la spiegazione di Pietro (cfr. At 11,1-18). La manifestazione dello Spirito fu la prova convincente che aprì le porte della Chiesa anche ai pagani.
I PAGANI DI ANTIOCHIA RICEVONO LA PAROLA
Antiochia era la terza città dell’impero romano dopo Roma ed Alessandria. Era la capitale della provincia romana della Siria, a 500 km a nord di Gerusalemme, un paese pagano, di lingua greca nella quale c’era un’importante comunità giudaica. La fondazione della Chiesa di Antiochia è diretta conseguenza del martirio di Stefano (cfr. At 11,19-20). Inizialmente il messaggio evangelico era diretto solo a giudei.- Alcuni ellenisti cominciarono a predicare il vangelo anche ai pagani, i greci (cfr. At 11,20-21); nome che stava ad indicare i non circoncisi in generale contrapposto ai giudei. Essi predicarono la buona novella del Signore Gesù. Infatti invece del titolo “Cristo”, più rispondente all’attesa giudaica, nella predicazione ai pagani si usa per Gesù il titolo di “Signore”. Gesù è Signore, divenuto, con l’esaltazione alla destra di Dio, il sovrano del regno (cfr. At 2,21.36; 7,55-56; 10,36). Per la prima volta nella comunità entrarono a far parte credenti di origine pagana senza aver prima aderito alla fede giudaica.- La Chiesa di Gerusalemme accetta i pagani (cfr. At 11,22-24) La Chiesa di Gerusalemme vigilava sulle altre chiese. L’entrata dei pagani nella Chiesa poneva il problema se essi dovessero sottostare o meno alla legge mosaica e se era permesso ai giudei convivere con i pagani. Un problema che verrà risolto nel primo concilio di Gerusalemme (cfr. At 15; Gal 2,1-10) non senza vive discussioni e scontri che si ripercuoteranno anche più tardi (cfr. At 21,17-26; Gal 2,11-14). La Chiesa di Gerusalemme invia Barnaba, un levita originario di Cipro che, vista la grazia di Dio, incoraggiò tutti a perseverare in questa nuova esperienza. Come aiutante scelse Paolo con il quale rimase ad Antiochia un anno intero. È qui che per la prima volta i discepoli vengono chiamati cristiani (cfr. At 11,22-26). Inizia così ufficialmente l’universalizzazione del messaggio evangelico e il superamento definitivo della legge mosaica.
LO ZELO MISSIONARIO DELLA CHIESA DI ANTIOCHIA
Barnaba invita Paolo a partecipare alla missione antiochena (cfr. At 11,25-26). Barnaba aveva intuito la grandezza di Paolo di Tarso, neoconvertito. Insieme otterranno grandi risultati, soprattutto daranno forza e voce alle nuove istanze pagane in un modo tale che la Chiesa di Gerusalemme affiderà loro l’evangelizzazione dei pagani. Il nuovo gruppo ora si distingue dagli altri tanto da ricevere un nuovo nome che sarà definitivo: cristiani.- La comunità antiochena soccorre i giudeo-cristiani di Gerusalemme colpiti dalla carestia (cfr. At 11,27-30). Un segno della fraternità che legava le varie chiese e nello stesso tempo il riconoscimento della maternità di Gerusalemme. La Chiesa di Antiochia diventa essa stessa missionaria (cfr. At 13,1-4). Invia Barnaba e Paolo in missione. Dapprima evangelizzeranno i giudei, ma di fronte al loro rifiuto, espressamente si dirigeranno ai pagani (cfr. At 13,44-49). È sempre lo Spirito che prende l’iniziativa e spinge la comunità ad aprirsi nell’annuncio del vangelo attraverso le difficoltà e i doni carismatici (cfr. At 13,2). È chiara nella comunità di Antiochia la presenza di profeti e di dottori, cioè dei doni carismatici. Essi stavano celebrando il “culto” mentre giunse la parola profetica: l’uso di questo termine equipara le preghiere comuni dei cristiani al culto sacrificale dell’antica legge, segno questo del progressivo superamento e distacco dal costume cultuale giudaico.