La lettera è destinata ai cristiani residenti in Roma, l’allora capitale dell’impero romano. Scritta verso la fine del 57 oppure nel 58 mentre. Paolo si trova a Corinto e si propone di andare a Gerusalemme a portare il frutto della colletta. La lettera fu scritta sotto dettatura da Terzo (cfr. Rm 16,22) e forse fatta recapitare a Roma da Febe, diaconessa della chiesa di Cencre (cfr. Rm 16,1). Rispetto a tutte le altre lettere la lettera ai romani presenta delle peculiarità specifiche. Vediamo quali:
- È la lettera più lunga che Paolo scrisse
- È indirizzata a una comunità non fondata da Paolo e neppure dai suoi collaboratori
- Contiene una sintesi di tutto il pensiero paolino e dalla dottrina cristiana
- Non sono presenti note polemiche, ma la speranza di poterla conoscere di persona
LA COMUNITÀ DI ROMA
Roma, la capitale dell’impero in quel tempo contava più di un milione di abitanti. La comunità di Roma, nonostante non fosse fondata da Paolo godeva già di grande importanza e di una struttura ben delineata ino ad essere considerata era la comunità più importante, dopo quella di Gerusalemme. Non si sa con esattezza come nacque la comunità di Roma, ma sappiamo che, che vide la presenza di Pietro a cui dovette la sua espansione. Nel 49 l’imperatore Claudio espulse tutti i giudei da Roma e gli Atti ci informano che tra questi vi erano dei cristiani (cfr. At 18,2). Quindi la piccola comunità rimase formata solo da cristiani provenienti dal paganesimo. Più tardi, caduto in disuso tale decreto imperiale, i giudei fecero ritorno nella capitale e incontrarono una comunità cresciuta. Paolo, cosciente della presenza di due gruppi di cristiani, scriverà tale lettera cercando di prevenire ciò che successe nelle chiese dell’Asia, cioè il rischio di imporre la legge mosaica ai nuovi cristiani. Era una comunità varia formata da giudei, greci, latini, schiavi, liberti e uomini liberi tra cui gente patrizia, incluso alcuni della casa imperiale. Questo lo si deduce dai nomi citati nei saluti finali della lettera.
OCCASIONE DELLA LETTERA AI ROMANI
Essendo una comunità non fondata da lui, a differenza dalle altra non ha uno scopo pastorale, ma prova comunque una profonda stima e rispetto per questa comunità che spera di visitarla prima possibile. Chiede anche alla comunità un aiuto di coronale il sogno di evangelizzare in Spagna non trovando in Asia più nessun campo di azione. Non sappiamo se alla fine ci andrà in Spagna, il libro degli atti finisce con l’arrivo a Roma. Nella lettera ai romani troviamo la sintesi di tutta la sua dottrina specialmente problematica del rapporto legge e fede. Nelle comunità da lui fondate arrivarono i giudaizzanti a mettere confusione le comunità spingendole nell’obbligo di adottare le pratiche giudaiche. Paolo non sa se sono già arrivati i giudaizzanti, ma cerca di mettere le mani avanti e anticipare la sua dottrina in modo da evitare di essere ingannati.
CONTENUTO
Paolo esprime il cuore del vangelo: la salvezza è per opera di Gesù grazie alla fede. Il mondo è immerso nel peccato e le pratiche della religione/legge sono inutili e non cambiano il cuore dell’uomo. È necessaria una liberazione che l’uomo stesso da solo non può compiere. Questo avviene attraverso la fede, cioè una adesione totale alla persona di Gesù. Solamente questa fede nella morte e nella resurrezione di Gesù è capace di salvare tanto i pagani come i giudei. I cristiani hanno per questo ricevuto un nuovo Spirito, lo spirito di Cristo che ci rende figli e non più schiavi, ma liberi. In questa lettera troviamo il vangelo così come Paolo lo comprendeva: un vangelo che non dipende dall’osservanza di norme e regole, ma dalla fede in Gesù. Il vangelo diventa così forza di Dio per la salvezza, una fede che esige sottomissione a Gesù come Signore e un’apertura allo Spirito. Questo era difficile sia per i pagani sia per i giudei in quanto esigeva una conversione radicale: accogliere la gratuità della salvezza ad opera di Dio e non per le nostre opere.
STRUTTURA
Introduzione: 1,1-17
a) Sezione dottrinale:
1- L’umanità senza Gesù: 1,18-3,20
• il mondo pagano sotto il dominio del peccato: 1,18-32
• i giudei malgrado la legge e la circoncisione: 2,1-3,20
2- La salvezza per la fede in Gesù: 3,21-5,21
• la salvezza per tutti ad opera di Gesù: 3,21-31
• l’esempio di Abramo: cap. 4
• la salvezza per l’obbedienza e la morte di Gesù: cap. 5
• Cristo ci libera dalla morte e dal peccato: cap. 6
• Cristo ci libera dalla legge: cap. 7
• vita nuova nello Spirito: cap. 8
3- La salvezza di Israele: cap. 9-11
b) Sezione esortativa – la vita cristiana: 12,1-15,13
• La vita fraterna come risposta al dono della salvezza: cap. 12-13
• Comprensione per i deboli: 14,1-15,13
Conclusione:
• Epilogo: 15,14-32
• Raccomandazioni e saluti: 16,1-24
• Dossologia finale: 16,25-27
NOTE CARATTERISTICHE
- Le colpe dei pagani: Non avere riconosciuto Dio nella creazione, l’idolatria e la condotta morale perversa
- Le colpe dei giudei: La presunzione e giudicare i pagani commettendo gli stessi peccati
- Tutti hanno peccato, ma la salvezza è data per grazia mediante la legge della fede in Cristo
- La legge viene confermata perché la grazia realizza pienamente la finalità della legge
- Già in Abramo troviamo le basi per la giustificazione mediante la fede
- La fede di Abramo è un modello per il discepolo di Cristo
- La nuova vita in Cristo porta pace, nelle tribolazioni pazienza e speranza
- Adamo ha inquinato l’umanità di peccato. Gesù il nuovo Adamo, porta la salvezza
- Il credente aderisce nel battesimo alla sua morte e resurrezione e cammina in una nuova vita
- La grazia non dà la scusa di peccare, ma dà la forza per camminare nella giustizia
- Cristo libera dalla schiavitù della legge mediante lo spirito che da dominio sulla carnalità
- Lo spirito rende il credente figlio di Dio, eredi delle sue sofferenze e dalla sua gloria
- La natura attenda la gloria dei figli di Dio
- Lo spirito ci viene in aiuto alla nostre debolezze, lui sa cosa chiedere a Dio
- Dio Padre ci ha conosciuto e amato da sempre e ci vuole conformi al Figlio
- Non c’è nulla che può separarci dall’amore di Dio
- Gli Israeliti, nonostante fossero eredi della promessa non hanno accolto il Messia
- In Osea si parla di un “resto” (i pagani) come eredi delle promesse di Dio
- I pagani hanno raggiunto la giustizia con la fede mentre gli ebrei non l’hanno trovata con la legge.
- Con il cuore si crede per avere giustizia, con la bocca si fa professione di fede per la salvezza
- Dio suscita la gelosia di Israele con la conversione dei pagani che ereditano le promesse
- Dio non ripudia il suo popolo, un ”resto” di Israeliti ha accolto Cristo
- L’incredulità d’Israele ha favorito i pagani, ma loro non si devono insuperbire davanti ai giudei
- Quando verrà la pienezza dei gentili anche Israele verrà salvato
- Lasciarsi trasformare da Dio per discernere il bene, il male e la sua volontà
- Umiltà, disponibilità nelle buone opere secondo i propri doni, carità verso tutti.
- Rispettare le leggi e le gli autorità civili perché essi sono volute da Dio
- La carità come compimento della legge, rimanere puri, vigilanti e lontani dal peccato
- Libertà di coscienza, rispettando tutti, senza giudizi che portano a liti o scandalo
- La carità di Cristo verso Dio e l’uomo sia un esempio per tutti
- Progetti: Andare a Gerusalemme per consegnare i soldi della colletta; Andare in Spagna passando da Roma