Queste due lettere indirizzate ai cristiani di Corinto furono scritte da Paolo mentre soggiorna a Efeso durante il suo terzo viaggio missionario. Un problema occupa la sua mente: cosa vuol dire essere salvati da Gesù? Egli approfondisce quindi il ruolo di Cristo nella storia della salvezza e la necessità della fede per la salvezza. Temi che ricorreranno anche nelle altre lettere scritte sempre da Efeso: ai Galati, ai Filippesi e nelle lettera scritta da Corinto ai Romani, sempre nello stesso periodo che va probabilmente dal 57 al 58.
LA CITTÀ DI CORINTO
Corinto era la capitale della provincia romana dell’Acaia. Situata su un incrocio commerciale, era diventata ben presto un ricco porto commerciale. Fondata attorno all’anno 800 a.C. dal popolo dei Dori, conobbe nell’età classica un grande splendore. Distrutta dai Romani, venne ricostruita nel 44 a.C. per ordine di Cesare. La sua posizione a cavallo dei due mari, Egeo e Ionio, la fece rifiorire avendo due porti. Città cosmopolita, era considerata come città dotta e gaudente. Vi era infatti presente il tempio dedicato alla dea Afrodite, Venere per i Romani, a cui ruotava attorno il commercio della prostituzione sacra con migliaia di prostitute sacre consacrate alla dea. “Corintenare” era diventato sinonimo di lassismo morale. Da questo si può capire il tono e la presenza di certi temi nelle lettere di Paolo indirizzate ai Corinzi. Era una città altamente popolata: si calcola una presenza di 600 000 abitanti di cui 400 000 schiavi. Una città super affollata in cui dilagava la corruzione e l’indifferenza. Questa era la situazione di Corinto prima che arrivasse Paolo, un città pagana che viveva nel peccato, nell’idolatria e nell’immoralità.
L’ARRIVO DI PAOLO
Siano nell’anno 50 quando Paolo giunge a Corinto dopo la delusione di Atene. Scoraggiato, una visione lo incoraggia a continuare nell’opera di evangelizzazione (cfr. At 18,9-10) e predica nella sinagoga accolto da Aquila e Priscilla che erano dello stesso mestiere: tessitori di tende (cfr. At 18,3). Un lavoro che permise a Paolo di mantenersi e vi rimane per un anno e mezzo (cfr. 1Cor 4,12; 9,3-18). Rifiutato dai giudei, si ritira presso un certo Tizio Giusto e fonda una comunità numerosa e vivace, ricca di carismi (cfr. At 18,6-11). Essa era composta per lo più da cristiani provenienti soprattutto dal paganesimo, di umili origini con qualche intellettuale greco.
STORIA DELLE LETTERE SCHEMATIZZATA
Quelle che noi conosciamo come la prima e la seconda lettera ai Corinzi non sono in realtà le uniche lettere, sappiamo attraverso gli scritti di Paolo e dagli atti che ci sono in realtà altre due lettere che sono andate perse, vediamo quindi la successione degli eventi in maniera schematizzata per comprendere meglio la successione degli eventi e collocare meglio le lettere che abbiamo nel giusto contesto.





Note caratteristiche prima lettera ai corinzi:
- Contiene risposte per i casi di immoralità avvenute nella comunità di Corinto
- Paolo insegna di risolvere le controversie all’interno delle comunità e non nei tribunali
- Regole per celibato e matrimonio: i coniugi si dedicato reciprocamente senza divorziare
Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito e il marito non ripudi la moglie. (1Cor 7,10-11)
- Divieto di mangiare nel banchetti dei templi pagani. Si a quelle carni vendute al mercato purché non scandalizza nessuno.
- Paolo esorta a non cedere nel peccato come fecero gli ebrei che caddero nell’idolatria
Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere. (1Cor 10,13)
- Comportamento nelle assemblee: Velo per le donne e condotta caritatevole nei pasti comunitari.
- Paolo parla dei doni carismatici che provengono tutti dallo Spirito Santo
- Inno alla Carità: È magnanima e buona, non si vanta, non invidia, non tiene rancore, non manca di rispetto. La via più sublime
- Risposta a chi non crede alla resurrezione dei morti. Il messaggio del kerygma è parte del discorso.
Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. (1Cor 15,42-44)
Note caratteristiche seconda lettera ai corinzi:
- Le tensioni tra Paolo e alcuni membri della comunità
- Invito al perdono di un membro punito dalla comunità
- Paolo difende la sua autorità di apostolo contro i suoi avversari
- Vivere nella fede in una prospettiva di gloria futura. Dio dona lo Spirito Santo con garanzia
- Cristo è morto affinché in tutti i credenti muoiano il loro l’egoismo, rinascendo come nuova creatura
- La condizione dei ministri di Dio, apparentemente deboli, ma realmente forti nello spirito.
- Tenersi lontani dalle pratiche pagani inconciliabili con la fede in Cristo
Non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? (2Cor 6,14)
- La tristezza secondo Dio porta al pentimento. Quella secondo il mondo porta alla morte
- La colletta per Gerusalemme. Dimostrazione di generosità ed uguaglianza
- Chi dona in modo spontaneo e gioioso apre la porte all’esperienza dall’amore di Dio
E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. (2Cor 8,7)
- L’evangelizzazione è come una battaglia dove le armi spirituali sono dati da Dio
- L’autorità apostolica è data per edificare la comunità con dolcezza e mitezza. I richiami e i rimproveri per scritto.
- La potenza e la grazia di Dio si manifestano pianamente nella debolezza umana
Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. (2Cor 12,9)
- Paolo sa pazientare come un padre, ma anche intervenire con fermezza quando è necessario