Le due lettere ai Tessalonicesi, oltre ad essere le prime lettere scritte da Paolo, sono pure i primi scritti del Nuovo Testamento. Di conseguenza il loro valore è molto grande in quanto raccontano i primi passi e le prime preoccupazioni della chiesa nascente in un ambiente pagano.
LA CITTÀ DI TESSALONICA
Tessalonica, oppure Salonicco, è stata fondata dal re Cassandro, uno dei successori di Alessandro Magno nel 315 a.C. (alcune fonti indicano il 319 a.C.). Conquistata nel 168 a.C. dai Romani, ricevette la sua autonomia come città libera nel 42. Il suo nome risale al nome della moglie del suo fondatore, Tessaloniké. Era governata da un consiglio di capi (cfr. At 17,5-8) eletti dall’assemblea del popolo. Era costruita su rilievi montuosi come un teatro greco lungo la via Egnatia, che congiungeva Roma con l’oriente passando per il Bosforo, nella Macedonia, al nord dell’attuale Grecia. Data la sua importanza geografica si sviluppò come un grande centro commerciale e culturale tale da diventare una città cosmopolita. Gli Atti ci segnalano la presenza di una fiorente comunità giudaica con la propria sinagoga e una vita religiosa pagana fiorente (cfr. At 17,1; 1Ts 2,14-16). Infatti ai Macedoni originari si erano aggregati Greci, Giudei, Romani e orientali. Al cosmopolitismo della città corrispondeva la molteplicità delle religioni. Le divinità greche-romane convivevano senza problemi con quelle locali indigene. È da notare che il culto di Bacco proveniva proprio dalla Macedonia. Questa era la situazione della città prima dell’arrivo di Paolo.
L’ARRIVO DI PAOLO
Paolo giunse a Tessalonica durante il suo secondo viaggio missionario (49-52) assieme a Sila. Obbligato a fuggire da Filippi (cfr. 1Ts 2,2; At 16,39-40), giunge a Tessalonica nel 50. Secondo la sua consuetudine si rivolge principalmente ai giudei nella sinagoga (cfr. At 17,1) ottenendo un buon successo (cfr. At 17,4). I giudei ingelositi insorgono traendo dalla loro parte il popolo costringendo Paolo e Sila a fuggire dalla città (cfr. At 17,5-10). Secondo gli Atti Paolo poté predicare nella sinagoga solo tre sabati (At 17,2). Però dalle lettere sembra che forse la sua presenza nella città sia stata più lunga. Tra coloro che aderirono al messaggio di Paolo figurano Giudei, alcuni Greci credenti in Dio, alcune donne della nobiltà e un certo Giasone, uomo conosciuto, di cui i capi della città accolgono una cauzione per la liberazione sua e dei fratelli presi dai giudei ingelositi e contrari al messaggio cristiano (cfr. At 17,9). In Tessalonica Paolo si dedicò al lavoro per il proprio mantenimento (cfr. 1Ts 2,9) e alla forma zione della comunità abbastanza numerosa formata in gran parte da pagani convertiti (cfr. 1Ts 1,9-10). La preoccupazione della perseveranza nella prova dei nuovi fratelli sarà uno dei motivi che spingerà Paolo a scrivere le due lettere che possediamo. È in Tessalonica che Paolo è accusato di perturbare l’ordine del mondo e dalle lettere possiamo intravedere le varie difficoltà e incomprensioni che i cristiani di Tessalonica dovettero affrontare.
PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI
Lasciando Tessalonica, Paolo si dirige a Berea e poi ad Atene. Inquieto a causa del persistere delle persecuzioni contro i cristiani di Tessalonica (cfr. 1Ts 2,14-15; 3,3-4), Paolo invia Timoteo per avere loro notizie e animarli nella fede (cfr. 1Ts 3,2-5). È in Corinto quando Timoteo ritorna dalla sua missione e informa Paolo della situazione in Tessalonica. È allora che Paolo decide di scrivere ai cristiani di Tessalonica. In Atti 18,12 si fa menzione di Gallione come proconsole durante la permanenza di Paolo in Corinto; questo ci permette di datare la prima lettera: attorno all’anno 51.
Contenuto:
La lettera in questione rivela la reazione di Paolo alla relazione di Timoteo circa la situazione della giovane comunità cristiana di Tessalonica. Dai dati ricavati dallo scritto di Paolo, la relazione di Timoteo contiene due serie di dati. In primo luogo dati positivi riguardanti la vita dei cristiani di Tessalonica come la fede, la speranza e l’amore che prosegue e accresce anche di fronte alle prove e alle difficoltà (cfr. 1Ts 1,3; 3,6-8). Sono cristiani modello per tutti i credenti delle vicine regioni (cfr. 1Ts 1,7-8). Tuttavia la comunità si domanda circa il momento della parusia di Cristo (cfr. 1Ts 5,1) e della sorte riservata ai fratelli morti prima del giorno della seconda venuta (cfr. 1Ts 4,13). Anche alcune dottrine erronee sono causa di deviazioni morali ed alcuni membri sono dominati dalla tristezza, da inquietudine ed oziosità (cfr. 1Ts 4,3.11-12; 5,14).
Scopo:
La lettera ha una doppia finalità. È prima di tutto espressione di gratitudine e di incoraggiamento che occupa i primi tre capitoli in cui Paolo si congratula per la fecondità dell’o pera di evangelizzazione compiuta a Tessalonica e incoraggia i fedeli a rafforzarsi nella fede in mezzo alle persecuzioni. Poi corregge le deviazioni presenti nella comunità, risponde alle inquietudini occorse per la morte di alcuni fratelli e per la ardente attesa della parusia (cfr. 1Ts 4,13-5,10) ed esorta la comunità ad una revisione di vita circa il lassismo morale (cfr. 1Ts 4,1-8), l’amore fra terno (cfr. 1Ts 4,9-10) e l’ozio (cfr. 1Ts 4,11-12).
Struttura:
Introduzione: 1,1-2
1- Azione di grazie: cap. 1-3
• per l’esperienza dei Tessalonicesi: 1,3-10; 2,13-16
• per l’esperienza degli apostoli: 2,1-12; 2,17-3,8
Preghiera: 3,11-13
2- Esortazione circa la vita cristiana: cap. 4-5
• santità e amore fraterno: 4,1-12
• speranza circa i defunti: 4,13-18
• vigilanza: 5,1-11
• esigenza della vita comunitaria: 5,12-22
Conclusione: 5,23-28
LA SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI
Occasione della lettera:
I Tessalonicesi ben presto si lasciarono intorpidire circa lo zelo per la vita cristiana speculando su ciò che Paolo aveva scritto nella sua precedente lettera circa la sorte dei cristiani morti e l’attesa della seconda venuta di Gesù. Paolo dovette scrivere una seconda lettera per porre f ine alle speculazioni dei Tessalonicesi. Le due lettere sono somiglianti circa il contenuto e ciò fa pensare che non fosse passato molto tempo dalla prima lettera, forse solo pochi mesi. Si è ancora nell’anno 51 dove Paolo scrive da Corinto.
Contenuto:
Nella prima lettera Paolo aveva affermato che la venuta della parusia sarebbe stata improvvisa, senza preavviso (cfr. 1Ts 5,1-3), mentre nella seconda fornisce molti segni premonitori (cfr. 2 Ts 2,3-12). Sono due posizioni che si completano a vicenda e suggeriscono l’idea della necessità da parte di Paolo di chiarire il suo pensiero circa la parusia ai cristiani ossessionati da tale tema. Infatti era presente una psicosi della parusia imminente tale da costringere alcuni fratelli a non più lavorare. Tale credenza era poi favorita da una lettera di Paolo fatta circolare nella comunità come autentica. Paolo, pur continuando ad elogiare i Tessalonicesi, li invita a riprendere tranquillamente il lavoro e le occupazioni con slancio e perseveranza.
Scopo:
In questa lettera si riprendono essenzialmente i fini della precedente, ma con una accen tuazione maggiore circa il tema della parusia. Paolo risponde alle domande di alcuni cri stiani preoccupati del tardare della venuta del Signore che essi pensavano imminente e di altri, che, convinti dell’imminenza, vivevano oziosamente creando disordini nella comunità
Struttura:
• saluti e rendimento di grazie: 1,1-4
• i cristiani e gli oppositori: 1,5-12
• i cristiani e il futuro: 2,1-3,5
• i cristiani e il lavoro presente: 3,6-15
• conclusione: 3,16-18
NOTE CARATTERISTICHE DI ENTRAMBE LE LETTERE
- Paolo scrive le due lettere per assicurarsi che questa comunità sia perseverante nella prova.
Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Cristo Gesù che sono in Giudea, perché anche voi avete sofferto le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come loro da parte dei Giudei. Costoro hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, hanno perseguitato noi, non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini. (1Tess 2,14-15)
Così noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra perseveranza e la vostra fede in tutte le vostre persecuzioni e tribolazioni che sopportate. (2Tess 1,4)
- Paolo ribadisce la sua gratitudine e la stima nei loro confronti.
Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. (1Tess 1,2)
Dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli, come è giusto, perché la vostra fede fa grandi progressi e l’amore di ciascuno di voi verso gli altri va crescendo. (2Tess 1,3)
- Contengono esortazioni e insegnamenti che un buon cristiano si deve attenere.
Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, 4che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio (1Tess 4,4-5)
- Affronta la tematica della parusia anche per correggere dottrine erronee.
Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio. (2Tess 2,3-4)
- Indicazioni sulla condotta della vita comunitaria.
Vi esortiamo, fratelli: ammonite chi è indisciplinato, fate coraggio a chi è scoraggiato, sostenete chi è debole, siate magnanimi con tutti. (1Tess 5,14)