AUTORE:
La tradizione attribuiva lo scritto a Paolo, forse grazie al testo Eb 13,23 dove si danno notizie di Timoteo, stretto collaboratore di Paolo. Si è pensato che solo Paolo poteva parlare in questi termini, così come i saluti in 13,24. Manca però l’intestazione dove Paolo si presentava apponendo il proprio nome. Questo fa pensare che la lettera, pur avendo un’influenza paolina non andrebbe attribuito solo a lui. Il nome di Apollo è quello che trova più consensi tra gli studiosi circa l’attribuzione della lettera. Negli Atti 18,24-28, Apollo è descritto come un giudeo cristiano di Alessandria, missionario ad Efeso, esperto nelle Scritture, uomo colto ed oratore efficace. Era molto stimato da essere messo sullo stesso piano di Paolo e Cefa, (cfr. 1Cor 1,12; 3,5-9). anche se poco conosciuto per la mancanza di sue lettere nel canone biblico. Il suo legame con Paolo potrebbe spiegare l’influenza dei concetti paolini. Chiunque fosse, per lo stile raffinato usato nella lettera, l’autore era un uomo di cultura, conoscitore della cultura ellenica e delle sacre scritture.
LUOGO E DATA DI COMPOSIONE:
Lo scritto, secondo Eb 13,24, dovrebbe essere stato scritto a Roma e questo concorderebbe con 2 Tm 4,9.12 e Eb 13,23 che indicano Timoteo a Roma. Questa conclusione sarebbe problematica se l’autore fosse Apollo in quanto sembra improbabile una sua presenza in Italia. Ma anche su questa interpretazione non vi è chiarezza. Circa la data, si può mettere un limite: l’anno 95 in quanto lo scritto fu usato da Clemente Romano proprio in quella data. È comune pensare che la lettera fu composta prima del 70, anno che segna la distruzione del tempio di Gerusalemme. Infatti l’autore sembra riferirsi nello scritto alla liturgia ancora in atto nel tempio che confronta con il sacrificio e il sacerdozio di Cristo. Lo scritto esorta i cristiani a perseverare anche nei momenti duri che verranno (cfr. Eb 10,35-39) e anche se il culto giudaico dovesse terminare, ormai vi è il culto cristiano che lo ha sostituito. Ora vi è Gesù, Sommo Sacerdote che officia nel tempio celeste (cfr. Eb 8,1-2; 9,11-12; 10,19-23).
SCOPO DELLA LETTERA:
Esso vuole essere una parola di esortazione alla perseveranza nella fede in Gesù rivolta ai giudei convertiti, che soffrono e che l’oratore ben conosce. In primo luogo si vuole sostenere i cristiani sotto prova e tentati di scoraggiamento (cfr. Eb 12,12) dopo che hanno rinunciato alla religione giudea. Questi giudei hanno perso l’appoggio dei loro connazionali e si trovano a volte abbandonati (cfr. Eb 10,25) con una insicurezza crescente con per di più la prospettiva del martirio (cfr. Eb 12,4). Per questo possono soffrire di scoraggiamento tale da diventare duri nel capire (cfr. Eb 5,11). Per questo l’autore li incoraggia con parole di esortazione (cfr. Eb 13,22). Per far rinascere l’entusiasmo a questi credenti, l’autore pone davanti ai loro occhi la persona e l’opera di Gesù, unirsi alla Chiesa di Cristo, partecipare ai suoi riti e per aggregarsi alla comunità cristiana che confessa Gesù come Messia e Signore, nuovo ed eterno Sommo Sacerdote. L’efficacia della sua mediazione che ci rassicura circa le realtà che non vediamo, bisognosi di recuperare la pienezza e il fervore della fede. Si pensa che i destinatari fossero giudei non solo per il nome con il quale l’autore si rivolge chiamandoli “fratelli”, ma specialmente perché lo scritto contiene un continuo richiamo di testi e di riti appartenenti all’Antico Testamento e alla religiosità giudaica. Solo dei cristiani provenienti dal giudaismo potevano capire questi riferimenti.
CONTENUTO:
- Esordio (cfr. Eb 1,1-2,16)
Inizia con una sintesi cristologica: Gesù è la parola ultima e definitiva di Dio, superiore agli angeli e a Mosè, fratello degli uomini con l’incarnazione e la sofferenza. Quindi passa ad esortare all’ascolto della parola giunta a noi attraverso Gesù e confermata da segni e dai doni dello Spirito
- Presentazione del sacerdozio di Cristo
Vengono descritte le qualifiche sacerdotali di Gesù, Sommo Sacerdote: misericordia e fedeltà in forza della sua incarnazione e della sua obbedienza. Segue poi un’esortazione a non cadere nell’incredulità come gli immaturi, ma a rafforzare la speranza nella mediazione di Gesù e quindi la perseveranza nella fede
- Novità del sacerdozio di Cristo
Gesù è Sommo Sacerdote non alla maniera di Aronne, ma alla maniera di Melchisedek. La figliolanza divina è fondamento dei questa novità e quindi viene abrogato l’antico sacerdozio levitico per uno perfetto ed eterno. È la nuova alleanza che Gesù esercita essendo seduto alla destra del Padre come ministro del santuario celeste. Il sacrificio di Cristo diventa il vero sacrificio fatto una volta per sempre per la sua volontaria offerta di sè, offerta senza peccato rendendo perfetti per sempre quelli che vengono santificati. L’antico culto diventa quindi ombra di quello vero inaugurato da Gesù. Segue quindi l’esortazione alla fiducia ad accostarci con cuore sincero al trono di Dio e alla perseveranza. È un invito al coraggio a perseverare nelle prove ricordando i primi giorni del cammino cristiano in cui hanno sostenuto una grande e penosa lotta accolta con gioia.
- Esempio di fede dei padri e l’imitazione di Gesù
Viene descritto un esempio molto suggestivo di esempio di fede dei padri che, grazie alla loro fede, vinsero ogni difficoltà. Quindi noi siamo in una situazione migliore perché abbiamo creduto in Cristo, mentre loro aspettavano i beni promessi senza conseguirli. Per questo perseveriamo nel cammino di fede. Nella strada stretta e difficile segnata dal Cristo serve resistenza e coraggio. Infine l’autore indica alcuni orientamenti di comportamento pratico: cercare la pace con tutti, la santificazione personale, la vigilanza, la cura degli altri e dare il buon esempio a tutti.
- Conclusione
Sembra essere un biglietto di accompagnamento della trascrizione dell’omelia. Raccomanda di perseverare nell’amore fraterno, di ricordarsi dei capi e di imitarne la condotta, di imitare Cristo nella sofferenza, di essere generosi, sottomessi volentieri ai responsabili della comunità e di pregare per l’autore dello scritto. Termina con l’esortazione ad accogliere questa parola di esortazione, con la notizia della liberazione di Timoteo, con i saluti dell’anonimo autore ai capi, ai santi e con i saluti di tutti i fratelli dell’Italia.
CARATTERISTICHE DI GESÚ ELLA LETTERA AGLI EBREI:
- Superiore agli angeli (1,5,14)
- Venuto sulla terra poco inferiore agli angeli, coronato di gloria per la sua morte e resurrezione per la salvezza dell’uomo (2,9)
- Gesù, nostro fratello per la partecipazione di Cristo alla natura umana (2,11-14)
- Mediatore tra Dio e l’uomo affinché l’uomo sia riconciliato con Dio (2,17-18)
- Superiore a Mosè (3,2-6)
- La fede in Cristo offre riposo (4,1-11)
- Gesù vero sommo sacerdote compassionevole sotto l’ordine di Melkisedek (5,5-10)
- Sacerdozio di Cristo superiore a quello levitico, perenne e perfetto. (7,11-28)
- Cristo realizza la promessa della nuova alleanza descritta in (Ger 31,31-34). (8,8-13)
- Cristo entra nel santuario celeste e offra a Dio il suo sangue (8,1-7)
- Sacrificio di Cristo efficace e perenne; superiore ai sacrifici animali (10,1,18)