La lettera di giacomo fa parte della categoria delle lettere cattoliche, ovvero universali; Non indirizzate unicamente a una sola Chiesa ma un messaggio generalizzato a tutti i cristiani del mondo greco-romano. La lettera anche se breve, solo 4 capitoli è scritta in un linguaggio chiaro ed è ricca di contenuti e spinti di riflessione.
AUTORE:
L’autore viene identificato comunemente con quel Giacomo, fratello del Signore, capo della chiesa di Gerusalemme (cfr. At 12,17; 15,13-21; 21,18-26; 1Cor 15,7; Gal 1,19; 2,9.12), ucciso per mano dei giudei verso l’anno 62. Egli sarebbe Giacomo il minore, figlio di Maria di Cleofa, fratello di Joses (cfr. Mc 15,40), nativo di Nazaret (cfr. Mc 6,3). Proprio per la sua parentela con Gesù (fratello è da intendersi come parente stretto) godette di grande autorità e prestigio nella chiesa apostolica tanto da dirigerla dopo la partenza di Pietro e da Paolo stesso considerato una colonna della chiesa. È quindi distinto dall’a postolo Giacomo, detto il maggiore, fratello di Giovanni, martirizzato nel 44 per mano di Erode (cfr. At 12,2) e con molta probabilità non è l’apostolo Giacomo di Alfeo.
CONTENUTO:
Il contenuto rilette bene una conoscenza delle Scritture e i ragionamenti sono tipici del mondo giudaico, una mentalità concreta, preoccupata di inculcare la pratica delle opere per dimostrare la fede. L’autore ha come obbiettivo anche di rafforzare l’unità interne delle chiese, composte da persone di diverso ceto sociale, i poveri e gli schiavi non dovevano essere trattati diversamente dagli altri, perché Dio non giudica come i parametri del mondo. Troviamo quindi diversi insegnamenti di tipo morale spiegati in maniera chiara con relativi esempi. Non mancano anche il rapporto con Dio, l’efficacia della preghiera, la lotto contro le tentazioni. In Giacomo è presente una spiegazione sul rapporto tra fede e opere: la fede non deve essere teorica o astratta, ma deve concretizzarsi in opere evitando la doppiezza della vita religiosa. Si deve decidere, infatti, o per Dio o per il mondo.
PAOLO SV GIACOMO:
Alcuni vedono la lettera di Giacomo in contraddizione con il pensiero di Paolo. Assolutamente non sono in contradizione con gli scritti di Paolo, dove insegna la salvezza per fede. Quando Paolo parla di “opere” intende le opere che compivano i giudei nella legge di Mosè, quindi la circoncisione, le abluzioni, i sacrifici animali, i cibi impuri… Questo perché avevano come scopo di contrastare i giudaizzanti che volevano imporre pratiche giudaiche ai nuovi credenti. Paolo ha sempre ribadito che i cristiani devono avere gli stessi sentimenti di Gesù Cristo (filippesi 2,5) e favorire all’interno delle comunità un clima di carità e fraternita che si dimostra in opere. Giacomo invece non sminuisce l’importanza della fede, ma dice solo che una fede puramente intellettuale non serve a nulla, deve essere dimostrata con le opere. Sia Paolo che Giacomo vano dei parallelismo con Abramo, ma sotto punti di vista diversi che uniti tra di loro si completano. Paolo sottolinea come Abramo non è stato giustificato per le opere delle legge di Mosè, che non esisteva ancora, Ma è stato giustificato per fede: Per aver creduto alla promessa di Dio che avrebbe avuto una vasta discendenza e quindi per essersi fidato di Dio anche senza comprendere pienamente il disegno divino. Giacomo invece sottolinea il lato della opere: Abramo fu giustificato per le sue opere, aver messo in pratica il comando di Dio di sacrificare Isacco anche se viene fermato da Dio. La fede di Abramo agiva insieme alle opere e per le opere la fede divenne perfetta. Quindi in conclusione bisogna avere fiducia in Dio e compiere le opere sue.
- Le prove producono pazienza, elemento importante nella crescita spirituale.
- Dio dona la sapienza a chi la chiede con fede.
- Chi chiede a Dio senza fede, con esitazione e indecisione non riceve nulla da Dio.
- Ribaltamento delle posizioni sociali. I poveri si sentano ricchi e i ricchi come poveri.
- Dio premia chi resiste alla tentazione.
- L’uomo viene tentato dalla sua concupiscenza e non da Dio.
- I credenti sono segno anticipato della salvezza di tutta la sua creazione.
- Ascoltare la parola e metterla in pratica affinché possa portarti alla salvezza.
- Conoscere la parola e non metterla in pratica è inutile.
- Mettere in pratica la parola significa anche purificarsi dal peccato e fare buone opere
- La legge perfetta è quella della libertà (Spirito Santo).
- Non fare discriminazioni tra ricchi e poveri.
- I ricchi siano anche disposti a servire ed essere umili.
- Chi osserva tutta la legge, ma ne tra gradisce una parte è colpevole su tutti i punti.
- Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha avuto misericordia.
- Una fede puramente intellettuale e senza opere è totalmente inutile.
- In un credente le opere buone sono segno di una buona fede.
- Abramo fu giustificato anche per le opere in relazione alla fede.
- Raab fu giustificata per le opere, diede ospitalità agli esportatori nel libro di Giosuè.
- I maestri avranno un giudizio più severo.
- L’importanza di tenere la lingua sotto controllo.
- Attenzione ai peccati che vengono dal parlare, da lì si può anche capire lo stato dell’anima.
- La sapienza di Dio porta: Pace, mitezza, misericordi, imparzialità, sincerità, opere buone
- La Sapienza di Dio ti fa comprendere la necessità di arrendersi a Dio.
- La sapienza puramente umana porta: Gelosia, spirito di contesa e diavolerie
- L’origine della discordia deriva dalle passioni edonistiche, la ricerca del proprio benessere…
- Prega per chiedere a Dio, ma non per soddisfare il proprio egoismo, Dio non lo concederà.
- L’amore per il mondo (materialismo, egoismo, impurità …) è inimicizia verso Dio.
- L’umiltà è da Dio, la superbia è dal diavolo.
- Per resistere alle tentazioni: Sottomissione a Dio e resistenza al diavolo.
- Se ti avvicini a Dio, Lui ti viene in contro.
- La purificazione spirituale passa dal pentimento dei nostri peccati.
- Non parlare male degli altri e non giudicarli, solo Dio può giudicare.
- Le ricchezze non facciano diventare arroganti e materialisti, Dio sempre al primo posto.
- Chi può donare e non dona commette peccato.
- Dio farà giustizia nei confronti degli sfruttatori e i persecutori dei giusti.
- I ricchi devo fare attenzione a riporre la fede sulle ricchezze invece che a Dio
- Essere costanti e pazienti come lo fu Giobbe.
- Monito a non giurare.
- Chi è nel dolore preghi, chi nella gioia canti inni al Signore.
- I presbiteri ungano i malati con olio e preghino con fede.
- Confessare i peccati e pregare per i malati.
- La preghiera forforosa del giusto è molto potente, Elia come esempio.
- Chi converte o riconduce un peccatore a Dio, gli saranno coperti molti peccati.
STRUTTURA:
Corpo epistolare: 1,2-5,20
• la sofferenza: 1,2-12
• la tentazione: 1,12-18
• l’ascolto della Parola di Dio: 1,19-27
• la cura dei poveri: 2,1-13
• le opere della fede: 2,14-26
• forza e limiti della parola dell’uomo: 3,1-12
• vera e falsa sapienza: 3,13-4,12
• illusione della ricchezza: 4,13-5,6
• attesa della venuta del Signore: 5,7-11
Conclusione e esortazioni finali: 5,12-20