La piccola lettera di Giuda composto da un solo capitolo è stata scritta con lo scopo di mettere in guardia tutte le chiese dai falsi maestri che distorcono il messaggio evangelico in modo gnostico. A differenza dei giudaizzanti che volevano imporre legge di Mosè ai pagani convertiti, i falsi maestri che si riferisce sono agli antipodi: visto che la legge è abolita tutto è lecito, esortando opere immorali e negando la divinità di Cristo. Accolta come canonica già dall’anno 200, presenta al suo interno degli accenni a tradizioni apocrife: questo uso di testi apocrifi allora diffusi è legittimo e non indice a riconoscerli come ispirati. Il luogo di provenienza vi sono più ipotesi: in Israele dove Giuda viveva o in Mesopotamia dove avrebbe svolto la sua attività missionaria.
SIMILITUDINE CON LA SECONDA LETTERE DI PIETRO:
Solitamente si pone la data di composizione negli ultimi decenni dell’epoca apostolica, probabilmente prima della Seconda lettera di Pietro. Questo si deduce dal fatto che la lettera di Giuda ha molte similitudini con la Seconda lettera di Pietro. Si pensa che Pietro abbia usato la lettera di Giuda epurandola dalle citazioni apocrife dando maggior risalto e sviluppo alla polemica antipnotica. Un altro argomento a favore è la brevità della lettera di Giuda, usata e ampliata e corretta da Pietro.
AUTORE:
l’autore si presenta come “Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”. Giuda si presenta quindi come un fratello del Signore distinguendosi dal gruppo apostolico (cfr. Gd 17). Così dicendo l’autore presuppone che sia conosciuto dai suoi lettori in quanto fratello di Giacomo. Ugualmente rimane il problema di stabilire che Giacomo sia, o Giacomo fratello del Signore (cfr. Mc 6,3) capo della chiesa di Gerusalemme o Giacomo apostolo figlio di Alfeo (cfr. Mc 3,18). l’autore sembra apparire un responsabile della Chiesa postapostolica.
DESTINATARI:
Dall’introduzione risulta difficile sapere a chi è indirizzato lo scritto: la prospettiva è uni versale. Il contenuto fa pensare a cristiani convertiti dal giudaismo e dal paganesimo in grado di comprendere sia le citazioni bibliche che le allusioni degli scritti apocrifi giudaici. La comunità è disturbata da falsi maestri che rinnegano il Cristo (cfr. Gd 4) e conducono una vita licenziosa e immorale (cfr. Gd 8.12). Comunque si pensa siano cristiani dell’Asia Minore.
ESEMPI DI CORRUZIONE:
L’autore per sottolineare la gravità della corruzione cita numerosi esempi a scopo di ammonimento. In questo modo il lettore ha più bene chiara la strada che conducono i falsi insegnamenti. Vengono citati scene provenienti dall’antico testamento e da altri testi apocrifi giudaici. Si presume che i lettori conoscessero questi passi.
- NUMERI 14,20-35
Il popolo ebraico è uscì dalla schiavitù d’Egitto, ma nel deserto mormorò contro Mosè, non si fidarono di Dio. Egli li punì non facendoli entrare nella terra promessa. Allo stesso modo, il popolo cristiano è uscito dalla schiavitù della legge, ma alcuni falsi maestri deviando dagli insegnamenti impedisce a chi li ascolta di raggiungere la santità (terra promessa).
- ANGELI CADUTI
Nonostante fossero angeli e conoscessero pienamente Dio si sono corrotti e Dio li dovette cacciare dal paradiso, nelle tenebre in attesa del giudizio, quello è quello che la corruzione arriva a fare.
- SODOMA E GOMORRA
Queste antiche città si abbandonarono alla corruzione e a ogni forma di immoralità e seguirono vizi contro natura. Ora subiscono una severa pena nel fuoco eterno. Così anche i falsi maestri infiltrati nella Chiesa, indotti dalle loro passioni, si danno all’immoralità e la insegnano. Contaminando il loro corso, disprezzano il Signore.
- L’ARCANGELO MICHELE
Secondo l’autore i falsi maestri arrivano ad insultare persino gli angeli. Insultano ciò che ignorano e operano in maniera carnale invece di spirituale. L’autore fa notare che nell’apocrifo “l’assunzione di Mosè” l’arcangelo Michele che è in contrasto con il diavolo per il corpo di Mosè, invece di insultare il diavolo gli dice: Ti condanni il Signore! Questo è per sottolineare come Michele, seppur considerando il diavolo come nemico, lo rispetta ugualmente, tanto più anche noi dobbiamo rispettare gli angeli di Dio.
- BAALAM
Si tratta di un profeta pagano nel libro di numeri. In alcuni testi Baalam viene presentato come il mago corrotto che istigò Israele alla fornicazione (Numeri 31,16; Deuteronomio 23,5; Neemia 13,2). In tale prospettiva è simbolo dei falsi profeti, avidi istigatori di inganno. Il richiamo di Baalam è un paragone del fatto che questi falsi profeti, nei banchetti della comunità, che dovrebbe essere un momento sacro, pensano solo a mangiare senza ritegno pensando solo a nutrire se stessi e senza contribuire a uno spirito di solidarietà.
- METAFORE
L’autore inizia ad evocare una serie di immagini tratte dall’antico testamento per come metafora dei falsi profeti: Nuvole senza pioggia portate via dai venti, alberi di fine stagione senza frutto, onde selvagge del mare che schiumano la loro sporcizia, astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre.
ESORTAZIONE DELLA COMUNITÀ
L’autore esorta le comunità di stare alla larga dai falsi profeti e stare persino lontani dai loro vestiti, contaminati dal loro corpo. I falsi maestri vivono secondo le loro passioni carnali e senza Spirito, sono orgogliosi, provocano divisioni tra le genti e usano l’adulazione per ottenere seguaci, ma si tratta solo di una forma di manipolazione a scopo di intesse. Gli apostoli del Signore avevano fin dall’inizio messo in guarda da questo tipo di persone. Si esorta a vivere secondo lo Spirito Santo, nell’amore e nella misericordia soprattutto da quelli indecisi cercano di salvarli dal peccato.