Nel gruppo delle lettere cattoliche (universali) ci sono tre che si attribuiscono a Giovanni l’evangelista, lo stesso autore del quarto vangelo. La tradizione è stata quasi unanime circa questo punto. La somiglianza di stile, di vocabolario e di concetti con il quarto vangelo sono tali che ben si può affermare che l’autore delle tre lettere e del quarto vangelo è lo stesso. Circa l’identificazione dell’autore non tutti sono d’accordo nell’identificarlo nell’apostolo Giovanni. Generalmente si ammette che, anche se l’ispiratore sia stato Giovanni l’apostolo, tuttavia lo scrittore potrebbe essere stato un suo segretario-discepolo o più. Proprio per la stessa corrente dottrinale di stile presente nei quattro scritti, sopra citati, si può parlare di “scuola giovannea”, localizzabile ad Efeso o comunque nella provincia di Asia. La prima lettera è molto più estesa delle altre e non si presenta come una vera e propria lettera. Mancano infatti l’intestazione e la conclusione tipici del genere letterario epistolare. Le altre due invece sono vere e proprie lettere o, per la loro brevità, biglietti di circostanza con un destinatario ben preciso. La prima lettera ha molte similitudini con il quarto vangelo, mentre le altre due, la seconda e la terza, sono tra loro “gemelle” nello stile, nel vocabolario, nell’intestazione e nella conclusione anche se trattano argomenti diversi. Tra loro le tre lettere hanno molte somiglianze ed è per questo che si pensa ad una stessa corrente di pensiero, o scuola, anche se forse l’autore possa essere diverso. Certamente fa meno difficoltà attribuire le tre lettere allo stesso autore, l’apostolo Giovanni, per le numerose somiglianze di vocabolario. Lo stesso contenuto, anche se di lunghezza diversa, è presente nella prima e nella seconda lettera. La terza lettera parla della mancata accoglienza di missionari in una comunità, una problematica ristretta. Quindi, un falsario è difficile da ipotizzare sia per le prime due lettere che per la terza che ha un valore contenutistico relativo. La cosa certa è quindi che appartengono ad uno stesso gruppo omogeneo per stile letterario e per dottrina: la scuola giovannea. A differenza della prima lettera che fu accolta come canonica senza problemi e presto, le due restanti furono accolte solo nel IV secolo. Questo ritardo lo si può spiegare a causa della loro brevità e del scarso contenuto dottrinale e per questo conosciute tardi da tutte le chiese. La loro canonicità è stata resa possibile grazie alla loro sicura origine apostolica indipendentemente dalla scarsa importanza.
LA PRIMA LETTERA DI GIOVANNI
È difficile classificare questo scritto come una lettera, ma è più probabile che si tratti di un trattato diretto a certe comunità dell’Asia Minore che stavano attraversando un periodo di crisi provocata da un gruppo di falsi profeti (cfr. 1Gv 4,1). Dalla lettera possiamo concludere che si tratta di gnostici che negavano l’incarnazione reale di Gesù, ovvero pensavano a un Gesù non venuto fisicamente, ma solo spiritualmente (cfr. 1Gv 4,2-3) e si considerano senza peccato in forza del dono dello Spirito Santo (cfr. 1Gv 1,8). L’autore li classifica come mentitori (cfr. 1Gv 2,22) e anticristi (cfr. 1Gv 2,18-19).
GIOVANNI L’AUTORE
L’ autore non si presenta come solitamente si fa nelle lettere. Egli si nasconde dietro un “io” e un “noi” collettivo e si rivolge a un “voi” anonimo. Questo farebbe pensare che l’autore è conosciuto e gode di autorità (cfr. 1Gv 1,1-5). Egli è inoltre un testimone oculare di Gesù che ha visto, udito e toccato (cfr. 1Gv 1,1-4). Per questo può parlare di Gesù come manifestazione personale e reale dell’amore di Dio per noi (cfr. 1Gv 4,9). Grazie alla sua esperienza concreta può affermare contro gli eretici che Gesù è venuto nella carne (cfr. 1Gv 4,2), apparso per togliere i peccati (cfr. 1Gv 3,5) e per distruggere le opere del diavolo (cfr. 1Gv 3,8). L’uso del “noi” poi permette all’autore di coinvolgere gli stessi destinatari della lettera con i quali condivide la stessa esperienza di fede (cfr. 1Gv 1,6-10; 2,1-2; 3,1-2; 4,6-7; 5,2.4). Nonostante la mancanza del nome Giovanni in maniera esplicita la tradizione antica senza ombra di dubbio attribuisce lo scritto a Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo. Le similitudini presenti con il quarto vangelo sono molte, tali da poter affermare che sono i due scritti più simili del Nuovo Testamento, più di Luca e gli Atti. Entrambi hanno un prologo originale e nella conclusione richiamano il motivo del loro scritto.
SCOPO DELLO SCRITTO
Scrive con un duplice scopo: Un richiamo contro i falsi maestri, sorti nelle comunità giovannee che insegnavano dottrine gnostiche ed errate interpretazioni del suo vangelo precedentemente diffuso. Sono chiamati dall’autore “anticristi” (cfr. 1Gv 2,18) per il fatto che negano alcune verità cristologiche come che Gesù è venuto nella carne e quindi sia vero uomo (cfr. 1Gv 4,1-3) e che Gesù è vero Figlio di Dio, il Cristo (cfr. 1Gv 2,22-23; 3,23; 5,1.5.10-12). Dal punto di vista morale affermano di essere senza peccato e in comunione con Dio mentre non osservano i suoi comandamenti (cfr. 1Gv 1,8.10; 2,4.6; 3,3-10). Ribadisce quindi con forza che l’amore per i fratelli è criterio di discernimento per stabilire se amiamo Dio (cfr. 1Gv 3,11-15.18; 4,8). Si vuole anche richiamare un insegnamento (cfr. 1Gv 2,21) e per rispondere a problemi effettivi (cfr. 1Gv 2,1; 2,7-8; 2,14; 2,26; 5,13) Ma lo scopo principale rimane sempre quello positivo dell’istruzione, formazione e comunione: ricordare alcune verità fondamentali a persone che già credono, ma hanno bisogno di essere confermate nella tradizione genuina della fede insidiata da false dottrine.
STILE DI SCRITTURA
L’autore si esprime in un greco, ma con una mentalità semitica. Per questo lo scritto è esposto mediante intuizioni e associazioni di idee più che per ragionamenti serrati tipici di un pensiero greco. Vi è poi la presenza di un forte dualismo concettuale (luce-tenebre; figli di Dio-figli del diavolo; discepoli-mondo; vita-morte; verità-menzogna) e le stesse idee matrici giovannee come Logos che si è fatto carne, Unigenito, nuova nascita, comandamento nuovo dell’amore, conoscenza di Dio, rimanere in Dio, comunione con Dio e obbedienza ai suoi comandamenti. Vi sono anche delle differenze e la presenza di vocaboli diversi come gloria, legge, glorificare, ecc. nel vangelo; e unzione, anticristo, parusia, propiazione, ecc. nella lettera. Questo si spiega probabilmente al diverso genere letterario, al diverso contenuto e alle diverse problematiche delle comunità alle quali gli scritti sono indirizzati. Comunque questo si può spiegare pensando che la lettera sia stata composta da un discepolo che ha raccolto esortazioni e ammonimenti ascoltati dall’apostolo. Forse anche per questo manca il mittente e viene usata la prima persona plurale.
DATA E LUOGO DI COMPOSIZIONE
Si può datare la lettera verso l’anno 100, cioè dopo la stesura del vangelo di Giovanni. L’autore scrive da Efeso, luogo dove la tradizione colloca gli ultimi anni della vita dell’apostolo Giovanni dopo il suo ritorno dall’esilio nell’isola di Patmos.
DESTINATARI
Attorno alla dottrina cristologica del quarto vangelo è avvenuta una separazione di un gruppo di cristiani dalla comunità giovannea. L’autore infatti accenna a questi tali che se ne sono allontanati dalla comunità (cfr. 1Gv 2,18-19). Questo fa pensare che siano membri di chiese elencate nell’Apocalisse delle quali Giovanni si sentiva responsabile (cfr. Ap 2,1-3,22) in cui si nota pure la presenza di falsi maestri-profeti. Quindi possiamo dedurre che la lettera è indirizzata alle chiese della provincia di Asia dislocate attorno alla chiesa madre di Efeso.
NOTE CARATTERISTICHE:
- Giovanni testimonia Gesù venuto al mondo come uomo pur essendo Verbo incarnato.
- La parola che dà vita è presente nella testimonianza e nella predicazione degli apostoli.
- Se Dio è luce, tutti i credenti devono camminare nella luce, altrimenti si è bugiardi.
- Chi dice di essere senza peccato inganna se stesso e la verità non è in lui.
- Se confessiamo in nostri peccati, Dio il giusto e federe ci perdona.
- Gesù è il nostro consolatore, vittima di espiazione dei nostri peccati.
- Un credente per essere tale deve contribuire all’amore fraterno.
- L’amore del mondo, inteso come bramosia, avidità e superbia è contro Dio.
- Falsi maestri sono fuoriusciti dalle comunità e negano il Figlio (Gesù) chi lo fa nega anche il padre.
- Chi riceve lo Spirito ha la vera conoscenza e non cade nell’errore
- L’amore di Dio è origine e fondamento della figliolanza dei credenti.
- Ai discepoli è riservata la sorte del maestro, non essere compresi nel mondo.
- La trasformazione del credente è attuale e l’ultima venuta di Cristo ne avrà piena manifestazione.
- Chiunque rimane in Cristo non pecca, chiunque pecca non l’ha conosciuto.
- Chi non pratica la giustizia e non ama il proprio fratello non è da Dio.
- L’amore fraterno è fondamentale per definirsi veri credenti.
- l’odio verso il fratello equivale all’omicidio.
- Il credente non deve meravigliarsi se il mondo lo odia.
- Come Cristo ha dato la vita per noi, anche non dobbiamo dare la vita per i fratelli.
- Aiutare il fratello nella necessità se si ha le possibilità è amore messo in pratica.
- Chi ha fede e osserva i comandamenti riceverà da Dio ciò che desidera.
- Amare il prossimo e credere nel nome di Cristo Gesù, per questo sarete credenti.
- Ogni spirito che riconosce Gesù venuto nella carne è da Dio.
- Colui che è in voi. È più grande di colui che è nel mondo.
- Chi non ama il prossimo non ha conosciuto Dio, perché egli è amore.
- Dio ci ha amato per primi mandato sua figlio Gesù sulla croce per la nostra salvezza.
- Se ci amiamo l’unì e gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
- Riceve lo Spirito chiunque vuole rimanere in Dio.
- Chiunque confessa che Gesù è il figlio di Dio e crede nel suo amore rimane in Dio e Dio in lui.
- L’amore perfetto in Dio non ha paura del giorno del giudizio.
- Se un credente serve Dio per timore del castigo il suo amore per Dio non è perfetto.
- Amare Dio perché Lui ci ha amati per primi.
- Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede.
- Se amiamo Dio osserviamo i suoi comandamenti che non sono gravosi perché fatti con amore.
- Chi è stato generato da Dio vince il mondo, la fede profonda ne è il segno.
- Dio testimonia che Gesù è il Cristo suo figlio attraverso l’acqua ( battesimo Mt 3,16) il sangue ( il suo sacrificio sulla croce) e lo Spirito (con miracoli e prodigi).
- Se accettiamo la testimonianza degli uomini, quella di Dio è largamente superiore.
- Chi non crede alla testimonianza di Dio nei confronti di Gesù Cristo fa di Lui un bugiardo.
- Impossibile raggiungere Dio senza passare per il Figlio
- Chi crede in Gesù Cristo figlio di Dio e osserva i comandamenti avrà la vita eterna.
- Se chiediamo a Dio secondo la usa volontà sappiamo di riceverla.
- Chi vede il proprio fratella commettere peccato non mortale preghi per lui. Dio gli darà la vita.
- Il peccato che conduce alla morte è di estrema gravità come l’apostasia.
- Chi è stato generato da Dio non pecca e il maligno non può toccarlo.
- Il mondo sono coloro che sono sotto il potere del maligno in quanto peccatori.
- Il figlio di Dio ci ha dato l’intelligenza pe conoscere il vero Dio nel suo figlio Gesù.
Anche se la lettera è composta da soli 5 capitoli è ricca di spunti di riflessioni. Tutti si concentrano su chi è il vero credente e come si deve comportare. Vediamo i punti riassuntivi.
IL VERO CREDENTE:
- RAPPORTO CON DIO:
- Deve far parte della Chiesa e non seguire falsi maestri che non seguono ciò che hanno trasmesso gli apostoli
- Deve riconoscere Gesù Cristo come figlio di Dio e Messia e porta di accesso per il Padre
- Amare Dio perché lui è amore e ci ha amati per primi e non per timore di una punizione
- Dio donerà lo Spirito a ogni credente
- IL MONDO:
- Sono coloro che sono nel peccato e dominati da Satana
- Non seguire il mondo
- Essere consapevoli e pronti che il mondo non capirà i credenti
- Cristo ha vinto il mondo
- OSSERVARE I COMANDAMENTI:
- Praticare la giustizia
- Respingere il peccato
- Amare il prossimo concretamente aiutandolo nelle necessità