LETTERE DI GIOVANNI 2\2

LA SECONDA LETTERA DI GIOVANNI

Tra la seconda e la prima lettera c’è una forte somiglianza (l’86% delle parole significative della seconda lettera si trovano nella prima). È lo stesso autore che riformula i concetti a poca distanza di tempo dalla composizione della prima lettera. Anche qui, come nella prima lettera, si parla di camminare nella verità (cfr. 2 Gv 4), del comandamento dell’amore come un comandamento ricevuto fin da principio (cfr. 2 Gv 4-6), l’amore che consiste nell’osservanza dei comandamenti (cfr. 2 Gv 6), contro i seduttori che non riconoscono Gesù venuto nella carne (cfr. 2 Gv 7) e che colui che si attiene alla dottrina di Cristo possiede il Padre e il Figlio (cfr. 2 Gv 9). La seconda lettera è veramente una lettera con tutti gli elementi del genere epistolare. C’è il mittente, il presbitero, il destinatario, una comunità chiamata metaforicamente “signora eletta”, l’augurio iniziale che costituiscono l’introduzione (cfr. 2 Gv 1-3), un corpo epistolare (cfr. 2 Gv 4-11) in cui si ripetono gli stessi concetti di 1Gv con lo stesso stile e gli stessi accenni, e, infine, una conclusione tipicamente epistolare (cfr. 2 Gv 12-13) che giustifica la brevità dello scritto e in cui trasmette i saluti della comunità da cui scrive.

AUTORE, DESTINATARI, SCOPO:

Come abbiamo già visto, l’autore della seconda lettera è lo stesso della prima e così il luogo da cui scrive, Efeso. Essa è posteriore alla prima lettera, sicuramente non di molto. Essa è indirizzata a una delle chiese dell’Asia Minore su cui l’apostolo aveva giurisdizione. Essa prepara una imminente visita dell’apostolo alla chiesa in questione (cfr. 2 Gv 12). Solo mette in guardia dai falsi profeti descritti nella prima lettera, chiamati anticristi o seduttori. La lettera è indirizzata alla “Signora eletta e ai suoi figli” (cfr. 2 Gv 1): modo metaforico per designare una comunità cristiana. – 3 Proprio per la sua destinazione ad una chiesa non determinata, la lettera fu classificata tra le cattoliche, cioè universali. Forse l’apostolo intendeva rivolgersi a più chiese con una specie di “lettera circolare”. L’autore si presenta come il “presbitero”, cioè un anziano autorevole. Tale presbitero, facilmente riconoscibile dalla comunità alla quale scrive, a cui non servono altre indicazioni per la sua identificazione, è una personalità autorevole, portatore di una dottrina sicura, responsabile delle comunità del luogo che intende visitare. Questo titolo può anche far pensare ad un modo affettuoso e rispettoso di chiamare l’apostolo Giovanni ormai molto vecchio.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • L’autore elogia il comportamento di alcuni soggetti della comunità in quanto camminano nella verità.
  • Rispettare il comandamento dell’amore reciproco.
  • Attenzione agli eretici che non riconoscono Cristo venuta nella carne.
  • Esorta ad isolare gli eretici, fio a non ospitarli in casa e non salutarli.
  • Speranza di venire a farli visita di persona

LA TERZA LETTERA DI GIOVANNI

La terza lettera di Giovanni è lo scritto con meno parole del Nuovo Testamento e possiede tutte le caratteristiche di una lettera: indirizzo, un corpo contenente notizie e consigli e una conclusione. Questa è indirizzata ad una persona privata, un certo Gaio. Dal tenore e dal contenuto della lettera possiamo dedurre che Gaio fosse un responsabile di una comunità di credenti o comunque uno degli esponenti di maggior spicco della comunità cristiana e capo di una corrente. La lettera contiene consigli che per sua natura sono estensibili a tutte le comunità e per questo si può considerare “universale”. Per la sua brevità non possiamo conoscere molto, ma sicuramente i destinatari erano al corrente della problematica trattata e dell’organizzazione ecclesiale che lo scritto presuppone. Dal punto di vista linguistico notiamo similitudini con le altre lettere: il 70% delle parole di questa lettera si trovano in 1Gv e pure la presenza di frasi simili come “rendere testimonianza” (cfr. 3 Gv 3.6.12), “essere da Dio” (cfr. 3 Gv 11), “la verità” (cfr. 3 Gv 12). Uguali con 2 Gv sono anche le frasi di apertura “Io il presbitero” (cfr. 3 Gv 1) e di chiusura “molte cose avrei da scriverti” (cfr. 3 Gv 13). Questo fa pensare non solo allo stesso autore, ma che siano state composte a breve distanza di tempo l’una dall’altra. Tenendo presente la divisione presente nelle comunità provocata dai falsi maestri e denunciata nelle prime due lettere, possiamo pensare che Diotrefe, citato nella nostra lettera, sia uno di questi capi dei dissociati che rifiutava di accogliere gli inviati mandati da Giovanni. In questo modo si spiegherebbe anche la successione delle lettere così come sono presentate nella Bibbia. I destinatari rimangono sempre gli stessi e così il luogo da dove l’apostolo scrive la sua terza lettera.

I TRE PERSONAGGI:

Riassumiamo l’identità dei tre personaggi: Gaio, Diotrefe e Demetrio.

  1. GAIO

Responsabile della comunità viene elogiato da Giovanni per aver accolto i missionari inviati, per la sua carità e la sua fedeltà alla verità.

  • DIOTREFE

Anch’esso un responsabile, ma si tratta di quei falsi maestri che Giovanni parla nelle lettere precedenti. Ostile nei confronti di Giovanni per divergenze dottrinali, disaccordo circa l’organizzazione della Chiesa e il rifiuto dell’autorità per motivi di ambizione  Non ha accolto i missionari e spinge gli altri responsabili a fare lo stesso. Quando Giovanni andrà a far visita alla comunità lo sgriderà.

  • DEMETRIO

Demetrio è un membro importante della comunità o più probabilmente uno dei missionari o il latore stesso della lettera.

IL PROBLEMA NELLA COMUNITÀ:

Da come si evince nelle precedenti lettere di Giovanni, nelle sue comunità pur con la presenza di veri credenti pieni di Spirito, sono sorti anche dei falsi maestri e spingono altri a seguire le loro dottrine distorte rispetto al messaggio evangelico degli apostoli. Con la terza lettera sembra che il problema si è ancora aggravato. Questi elementi negativi ricadono sui rapporti fraterni e può avere conseguenza anche nelle attività missionaria. Questo succede quando ci sono delle mele marcie che remano contro all’obbiettivi dell’interesse comune.

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