Giovanni prosegue il suo scritto nel raccontare il momento più mistico mai vissuto, l’anima sale in cielo e vede la scena celeste nel trono di Dio. La visione è molto simile a quella vissuta da altri profeti dell’antico testamento come Ezechiele (Ez 1) e Isaia (Is 6) secoli prima. Ogni elemento è carico di mistero, non è facile descrivere con parole umane, una dimensione molto diversa dalla nostra, ma proveremo ad analizzare ogni elemento:
IL TRONO:
La visione ha al centro un trono, un simbolo caro a Giovanni, che evidentemente voleva contrapporre al trono imperiale di Domiziano, tanto arrogante da pretendere onori divini, quello Celeste dell’Unico Vero Dio degno di lode. Dio non compare in qualche forma ma è pura luce invisibile nel Suo splendore, raffigurato mediante il brillare delle pietre preziose, attraverso l’arcobaleno, simbolo dell’alleanza perpetua tra Dio e gli uomini (vedi il racconto dell’Alleanza Noachica in Genesi 9,13), e con una profusione di lampi e tuoni, nuovo rimando all’Alleanza di Mosè sul Sinai, oltre che classici immagini per sottolineare la “Shekinah”, cioè la Presenza di Dio, ed il “Kavod”, cioè la Sua Gloria invincibile. Davanti al trono c’è un pavimento trasparente simile a quello descritto di Ezechiele.
I SETTE SPIRITI
Davanti al trono ci sono 7 fiaccole accese che sono i sette spiriti di Dio. In Isaia 11,2 si parla di questi spiriti che sono i doni dello Spirito Santo. Essi sono: sapienza, di intelletto, di consiglio, di fortezza, di conoscenza, di timore e di pietà di Dio. Secondo Isaia Il messia avrà pienamente tutti questi doni. Il numero sette nella Bibbia è sinonimo di perfezione e completezza e in questo caso indica lo Spirito Santo che partecipa insieme al Padre al Figlio ai piani divini.
I 24 ANZIANI:
Il numero 24 indica le 24 classi sacerdotali che prestavano servizio nel tempio di Gerusalemme, simbolo del nuovo popolo di Dio che celebra con riflessi cosmici. Un’altra chiave di lettura vede rappresentati i 12 apostoli con le 12 tribù d’Israele, da ribadire l’inscindibilità tra vecchia e nuova alleanza. Il testo li descrive vestiti con bianche vesti (il simbolo della gloria celeste) e corone d’oro (regalità celeste). Queste figure simboliche partecipano dunque della potestà e della santità divine.
I 4 ESSERI VIVENTI:
Descritti anche da Ezechiele attorno al trono, sono descritti come esseri con occhi davanti e dietro e 6 ali ciascuno. Uno simile a un leone, l’altro a un vitello, il terzo come un uomo, il quarto come un aquila. Questi esseri che tramite Ezechiele sappiamo che sono i cherubini, rappresentano le forze che vegliano sulla creazione di Dio, gli occhi indicano la onniveggenza, la vigilanza e la provvidenza di Dio. Ireneo da Lione del secondo secolo considerò i quattro animali come simboli degli evangelisti, influenzando la tradizione successiva.
IL LIBRO DEI SETTE SIGILLI
Colui che siede sul trono ha un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. L’apertura di questo libro indica che da quel momento il mondo passa sotto la completa autorità di Dio e il dominio delle tenebre sparisce del tutto. Per far questo serve qualcuno che sia degno di aprire il libro. Non lo può fare un angelo di Dio perché deve essere qualcuno vissuto sulla terra senza avere compiuto peccati e aver compiuto la perfetta volontà di Dio realizzando le profezie dell’antico testamento. Dal momento che nessuno uomo sia mai riuscito a fare ciò sembrerebbe che nessuno sia degno di aprire il libro. A questo punto Giovanni cade in un pianto disperato. Ma ecco uno degli anziani annuncia che in realtà c’è uno solo che è degno di aprire il libro e togliere i sigilli, lo chiama con due titoli messianici: Il Leone della tribù di Giuda (Genesi 49,9) e il Germoglio di Davide (Isaia 11,1. Tra l’altro Nazareth dove è vissuto Gesù significa per l’appunto “germoglio”). Solo Gesù Cristo è degno di aprire il libro, Dio fatto uomo venuto sulla terra per compiere le profezie.
L’AGNELLO
Giovanni vede arrivare un agnello come immolato, simbolo di docilità e rimanda al suo offrirsi senza ribellarsi ai sacrifici rituali, in particolare a quello pasquale, ma è anche il simbolo che rappresenta il sacrificio eucaristico celebrato nella liturgia domenicale. L’agnello secondo l’autore ha 7 corna simbolo di onnipotenza e 7 occhi simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra, e quindi dello Spirito Santo. Poi Giovanni vede i 24 anziani prostrarsi in adorazione con in mano le cetre e delle coppe d’oro in mano colme di profumi. Che sono le preghiere dei santi. Quando recitiamo il padre nostro diciamo: Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra. Ecco è arrivato il momento che le preghiere siano finalmente esaudite e che sulla terra sia dichiarata a tutti gli effetti l’autorità del regno di Dio.
I CANTI NUOVI
Vediamo che verso all’agnello vengono proclamati 3 inni di lode:
Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio, con il tuo sangue,
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione,
e hai fatto di loro, per il nostro Dio,
un regno e sacerdoti,
e regneranno sopra la terra”.
Viene definito “canto nuovo” perché è nuovo il tempo della salvezza. Questo canto, come quello che segue, celebra l’amore di Gesù-Agnello che si è immolato sulla croce per la redenzione degli uomini per questo è degno di aprire il libro per rivendicare il regno di Dio sulla terra, compiendo il piano di Dio sull’umanità, liberare i credenti dalla schiavitù del mondo e investirli nella stessa missione sacerdotale di Cristo di cui condividono la regalità.
“L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione”.
Questo è da parte di un numero immenso, ma non precisato di Angeli. L’incalcolabile numero degli angeli esprime la presenza di Dio nel mondo e la continua benedizione che la attraversa. Essa è tale da annullare ogni pretesa superiorità della forze del male.
“A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli”.
Questo è da parte di tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano. L’intera creazione ribadisce la regalità dell’agnello di Dio sulla terra.
Arriva il momento in cui l’agnello sta per aprire il libri rompendo i 7 sigilli. Questa è un ottima notizia per i credenti sulla terra, finalmente si concretizza realmente il regno e Cristo viene a regnare, ma per molti altri non è una bella notizia. Come sta scritto nella parabola del talenti nel vangelo di Luca: Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. (Luca 19,14). Gesù non è amato da tutti, molti lo sbeffeggiano, lo ignorano, perseguitano i suoi credenti, Dio ha concesso un lungo periodo di grazia dove il vangelo del regno si è diffuso in tutto il mondo, ma è arrivano il momento che il tempo di grazia finisce e inizia l’ira di Dio, perché Egli è grazia e giustizia allo stesso tempo e per chi non è pronto sarà un periodo di tribolazione, ma anche in questo periodo di transizione chiunque può ancora convertirsi e salvarsi.
E vidi: ecco, un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per vincere ancora.
Il cavallo bianco rappresenta Gesù Cristo vincitore.
2)SIGILLO
Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada.
Rappresenta un guerra mondiale o molti fronti di guerre spasi per il mondo
3)SIGILLO
ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. 6E udii come una voce in mezzo ai quattro esseri viventi, che diceva: “Una misura di grano per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro! Olio e vino non siano toccati”.
Rappresenta la carestia che avviene in tutto il mondo in conseguenza delle guerre.
4)SIGILLO
ecco, un cavallo verde. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.
Anche in questo caso si tratta delle conseguenze dei precedenti cavalieri. La morte a causa della guerra, della carestia che di conseguenza provoca epidemie. L’uomo muore per le conseguenze della sua condotta.
5)SIGILLO
vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso.
Sono i credenti martirizzati che chiedono giustizia a Dio. Egli darà giustizia nel momento più opportuno.
Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida… La veste bianca è simbolo di purezza e comunione con Dio.
6)SIGILLO
e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra…
… Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: “Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?”.
I cataclismi sono tipici del genere apocalittico, qui vediamo come gli uomini non credenti sopravvissuti raggiungono la consapevolezza di essere sotto l’ira di Dio, si vergognano e si spaventano similmente a come fecero Adamo ed Eva quando si resero conto di avere peccato.
IL POPOLO DI DIO
A questo punto abbiamo una pausa sull’apertura dei sigilli, la terra è stata devastata da guerre, carestie, pestilenze e calamità naturali, ma il peggio deve ancora arrivare per coloro che ancora si ostinano a non convertirsi. Sulla terra ci sarà ancora il popolo di rappresentato con il numero di 144000. Non è un numero da prendere alla lettera, ma è simbolico:
12 (Tribù di Israele) X 12 (Numero apostoli) X 1000 ( simbolo di una quantità immisurabile)
Sarebbero rappresentanti di 12000 per ogni tribù, qualcuno vede il riconoscimento degli ebrei di Gesù come Messia. Loro saranno ancora vivi sulla terra ma verranno protetti da ogni calamità.
Troviamo subito dopo un’altra visione:
una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
Questi sono l’intero popolo di Dio in paradiso proveniente da ogni popolazione, salvati per la fede in Cristo senza discriminazione alcuna. Il rami di palma rappresentano il segno della vittoria. Solo il bene può vincere il male. Richiama anche l’episodio della domenica delle palme dove Cristo entra a Gerusalemme trionfante (Giovanni 12,13). La veste bianca attesta la piena configurazione in Cristo risorto.
… Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello …
Questa moltitudine immensa non è solamente costituita da martiri, ma anche da coloro che hanno dimostrato la propria fedeltà a Cristo nelle piccole scelte do ogni giorno e nel quotidiano martirio che la coerenza della vita esige. In tal senso essi, essi hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’agnello, sperimentando su di sé in prima persona , il prezzo della fedeltà al Signore crocifisso e risorto. Hanno quindi portato la propria croce per seguire Gesù, abbandonando vanità ed egoismo. Le eventuali sofferenze derivate dalla fedeltà a Cristo, ora in paradiso sono grandemente ripagate citando 2 versetti provenienti da Isaia (49,10 e 25,8):
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.
7)SIGILLO
Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora.
Con la rottura dell’ultimo sigillo non succedere apparentemente nulla, me è la breve pausa di silenzio annunzia la presenza e l’intervento del giudice divino. Nella tradizione biblica il silenzio è segno inequivocabile della Shekinah, della Presenza di Dio, come accadde a Elia che riconobbe il Signore non nel vento, non nel fuoco, non nel terremoto, ma « nella voce di un silenzio leggero » (1 Re 19,12).
Si chiude così il settenario dei sigilli per avviare il settenario successivo, quello delle trombe.
Arriviamo alla fase successiva del giudizio di Dio sul mondo impenitente e il segnale della raccolta escatologica in vista del giudizio finale e del ritorno di Gesù, ma prima Giovanni descrive una scena: I 7 angeli che stavano davanti a Dio, gli furono date 7 trombe. Ogni angelo suonerà la sua tromba uno dietro l’altro che corrisponderà a una calamità sulla terra. Ogni calamità colpirà un terzo degli abitanti della terra. In Israele il suono della tromba accompagnava la chiamata alla guerra, alle grandi feste, le cerimonie culturali e le teofanie. In questo caso annuncia eventi del giorno escatologico come anche in Sofonia 1,16. Poi arriva un altro angelo con un incensiere d’oro che emane profumi verso il trono, Poi l’angelo prende l’incensiere, lo riempie del fuoco dell’altare e lo getta a terra provocando tuoni, voci, fulmini e terremoti. Anche qui vi è un richiamo liturgico: l’incenso offerto nel tempio di Gerusalemme segno delle preghiere dei santi mentre i carboni indicano la decisione di Dio di togliere il male dal mondo. Il primo angelo si prepara a suonare la prima tromba. I flagelli evocano liberamente le “piaghe” d’Egitto (Es 7-11) e raffigurano la collera di Dio sul mondo a lui ostile.
1) TROMBA
Il primo suonò la tromba: grandine e fuoco, mescolati a sangue, scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra andò bruciato, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde andò bruciata.
Nell’antico testamento il “fuoco del cielo” indicato i fulmini. Qui si usa un linguaggio apocalittico per descrivere una grande carestia mondiale.
2)TROMBA
Il secondo angelo suonò la tromba: qualcosa come una grande montagna, tutta infuocata, fu scagliato nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.
Qualcuno vede in questa parte la descrizione di una gigantesca cometa che cade nell’oceano.
3)TROMBA
Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono a causa di quelle acque, che erano divenute amare.
Anche in questo punto sembrerebbe qualcosa di analogo al precedente, In ogni caso sembrerebbe che abbia l’effetto di contaminare una parte delle fonti idriche rendendole inutilizzabili.
4)TROMBA
Il quarto angelo suonò la tromba: un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e così si oscurò un terzo degli astri; il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.
Questo potrebbe essere la conseguenza della seconda tromba. Una parta della massa della cometa dopo l’impatto si disperde in atmosfera creando un filtro che riduce sensibilmente i la vista del cielo.
IL SEGNO DELL’AQUILA
E vidi e udii un’aquila, che volava nell’alto del cielo e che gridava a gran voce: “Guai, guai, guai agli abitanti della terra, al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!
Un messaggero celeste, incarnato in un’aquila (che guarda caso è il simbolo assegnato all’evangelista Giovanni), annunzia con voce minacciosa e con un triplice “Guai!” che il prosieguo del terribile concerto di tromba sarà anche peggiore di quanto già ha provocato. Come si è detto, sia il settenario dei sigilli che quello delle trombe sono divisi in due sezioni (quattro più tre), e questo terribile avvertimento dell’uccello umanizzato segna la cesura tra la prima e la seconda parte dei terribili flagelli annunciati dalle trombe angeliche.
5)TROMBA
Il quinto angelo suonò la tromba: vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e dal pozzo salì un fumo come il fumo di una grande fornace, e oscurò il sole e l’atmosfera.
Nel linguaggio dell’antico testamento la caduta “dell’astro” richiama la caduta di lucifero e lo troviamo anche citato in Luca 10,18. Quindi si tratta di un linguaggio figurato per dire che il demonio in questo momento avrà un certo potere e gli sarà concesso aprire il lucchetto che chiude la porta degli Inferi, Nel mondo ribelle a Dio, le forze del male potranno per un breve periodo di portare la malvagità quasi al massimo, per questo l’immagine del sole che si oscura e del fumo. Il “pozzo dell’Abisso” richiama il termine ebraico bor, “fossa”, certamente ben noto all’ebreo Giovanni ed ai suoi più immediati discepoli, che nelle Apocalissi giudaiche indicava gli inferi, pensati come un pozzo profondo e ricolmo di fuoco ribollente (così lo vedrà anche Lucia Dos Santos durante le visioni di Fatima del 1917).
Dal fumo uscirono cavallette, che si sparsero sulla terra, e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare l’erba della terra, né gli arbusti né gli alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. E fu concesso loro non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il loro tormento è come il tormento provocato dallo scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte fuggirà da loro.
Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni e aculei.
Quello che provocano le forze del male sono queste “cavallette”, così vengono chiamate, ma si tratta chiaramente di un linguaggio figurato tipico della letteratura apocalittica. La troviamo anche in Gioele 1-2. Il testo da come si può vedere dalle parole sottolineate è ricco di immagini, vediamo di decodificarne il contenuto:
TESTE UMANE: Intelligenza
CAVALLI: Guerre
CORONE: Regimi dittatoriali
CAPELLI DI DONNE: Seduzione, frode
DENTI DA LEONE: Forza, crudeltà, voracità e l’insaziabilità
CORAZZE DI FERRO: Fortezza e all’indistruttibilità
LE ALI: Velocità e capacità di raggiungere ogni luogo
SCORPIONE: Capacità di tormentare chiunque
CINQUE MESI: Breve durata
Quello che si potrebbe concludere riassumendo tutti i punti: Le forze del male ispireranno un regime totalitario molto crudele e potente, sarà globale e affascinerà molti, ma chi si opporrà verrà perseguitato. Tuttavia non durerà a lungo.
6)TROMBA
Il sesto angelo suonò la tromba: udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio. Diceva al sesto angelo, che aveva la tromba: “Libera i quattro angeli incatenati sul grande fiume Eufrate”. Furono liberati i quattro angeli, pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno, al fine di sterminare un terzo dell’umanità. Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero.
Il fiume Eufrate era è confine più a est dell’impero romano, e da lì che potevano avvenire le invasioni più devastanti. Qui sta parlando di un invasione di un gigantesco esercito. Alcuni pensano che si possa trattare di Cina o India, solo loro possono mobilitare un numero di soldati così grande.
E così vidi nella visione i cavalli e i loro cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo; le teste dei cavalli erano come teste di leoni e dalla loro bocca uscivano fuoco, fumo e zolfo. Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che uscivano dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità. La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code, perché le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse fanno del male.
Qua troviamo una descrizione allegorica dei cavalieri di questo enorme esercito. Alcuni pensano che si tratti di una confusa descrizione di un tipo di carro armato futuristico per l’epoca che Giovanni descrive come meglio può.
SITUAZIONE DELL’UMANITÀ
Il resto dell’umanità, che non fu uccisa a causa di questi flagelli, non si convertì dalle opere delle sue mani; non cessò di prestare culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; e non si convertì dagli omicidi, né dalle stregonerie, né dalla prostituzione, né dalle ruberie.
Nonostante i castighi divini quelli che sono sopravvissuti alle calamità non pensano proprio di pentirsi, anzi persistono nei loro peccati, anche se la grazia di Dio è ancora pronta per accoglierli, ma scelgono deliberamente il male.
IL PICCOLO LIBRO
Si sospende temporaneamente la successione delle trombe per una breve scena dove è lo stesso Giovanni il protagonista: Vida un grande e possente angelo:
E vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l’arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco, Nella mano teneva un piccolo libro aperto.
L’angelo delle più importanti rivelazioni è forse Gabriele (Dn 8,16-26; 9,21-27; Lc 1,26-33). Egli annunzia solennemente il definitivo compimento dell’opera di salvezza.
Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti”.
Il mistero di Dio è il mistero della salvezza, rivelato definitivamente da Cristo e dai suoi apostoli. Esso sta per giungere all’ultima fase.
Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: “Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra”. Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”. Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.
L’angelo invita Giovanni a mangiare il piccolo libro che ha tra le mani. I gusti che si provano è simbolo della missione profetica di Giovanni, e vale per chiunque altro missionario o credente che vive profondamente la parola. La dolcezza del libro rappresenta la salvezza promessa da Dio, la pace spirituale di ogni credente e la bellezza di essere portavoce di Dio nel mondo. l’amarezza è vedere l’ostinazione nel male dei cattivi, quello che si prova nell’essere rifiutati e le persecuzioni di chi odia Dio.
I DUE TESTIMONI
Giovanni riceve l’incarico di misurare il Tempio: è un gesto chiaramente simbolico, presente anche nei capitoli 40-48 del Libro di Ezechiele che sembra aver ispirato tutti questi capitoli giovannei, per indicare che la Chiesa, nuovo Tempio di Dio, si trova sotto la diretta protezione divina come l’antico Santo dei Santi. L’atrio del tempio è escluso in quanto occupato dai pagani per 42 mesi. Quindi la profezia dice che la città santa verrà occupata per 1260 giorni (42 mesi, gli stessi giorni della persecuzione di Antioco IV Epifane), in questo tempo Dio manderà “i due testimoni”. Non dice chi siano, ma abbiamo una corrente che sostiene siano Pietro e Paolo e un’altra Mosè ed Elia. Essi svolgeranno la loro missione profetica per testimoniare che nonostante le calamità e l’ira di Dio, per i sopravvissuti c’è ancora tempo di salvarsi. In questo tempo saranno protetti da Dio, cercheranno di ucciderli, ma non riusciranno, anche il pensare di farli del male, non rimarrà impunito. I due testimoni saranno potenti profeti, potranno fare prodigi sulla natura, come chiudere il cielo per non far piovere e trasformare l’acqua in sangue. Questi tipi di prodigi sono tipici di Mosè ed Elia. Al termine dei 1260 giorni, avranno compiuto la loro missione. La “bestia che viene dall’abisso farà guerra a loro, li vincerà e li uccideranno. I loro corpi verranno esposi pubblicamente come segno di vittoria e ogni popolo la potrà vedere. Gli abitanti della terra, lontani da Dio saranno felici della loro morte e sarà occasione di festa. Ma ecco al terzo giorno, proprio come avvenne a Gesù , Dio li face resuscitare sotto agli occhi di tutti e videro che furono assunti in cielo. Ci sarà un terremoto, come segno di giudizio da fa crollare un decimo della città e morire 7 mila persone, ma i superstiti presi da terrore si convertiranno e daranno gloria a Dio. Quindi la loro missione non sarà vana, nonostante tutto riusciranno a recuperare anima a Dio. Le “7 persone”, essendo 7000 = 7 x 10 x 10 x 10, cioè il risultato della combinazione di tutti i numeri perfetti, significano pienezza ed esaustività della punizione.
7)TROMBA
Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano:
“Il regno del mondo
appartiene al Signore nostro e al suo Cristo:
egli regnerà nei secoli dei secoli”.
Nell’ultima tromba si dichiara definitivamente che la terra passa pienamente sotto l’autorità di Dio. Fino adesso le calamità avevano lo scopo di portare gli uomini al pentimento, ma ora tutti quelli che potevano pentirsi l’avranno già fatto e per gli altri presto arriverà la definitiva ira di Dio. Affinché i santi posano vivere in pace sulla terra è necessario che tutte le persone non degne dovranno sparire dalla terra.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
La donna è la personificazione del popolo di Dio e rappresenta il popolo della Chiesa con le 12 stelle che sarebbero gli apostoli. Le sofferenze del parto sono le difficoltà dell’annuncio del vangelo al mondo sotto terribili persecuzioni. Il Bambino rappresenta Gesù che viene predicato dalla Chiesa. la tradizione più tardi ha visto nella donna dell’apocalisse Maria, la Madre di Cristo, che partorisce Gesù. Da allora viene tradizionalmente raffigurata nell’arte con la corona di dodici stelle, la luna sotto i piedi e l’abito risplendente.
IL DRAGO:
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;
L’immagine del drago si rifà nella visione di Daniele 7,7, la bestia che tutto distrugge. Il drago rappresenta colui che sta perseguitando la Chiesa, nel caso del contesto storico è l’imperatore romano Domiziano (81-94) e il precedente Nerone (54-68). La regia di comando è satana che controlla il mondo ed è ribella al piano di Dio della salvezza. L’immagine del drago con le sue strane caratteristiche indica la potenza di Roma. Esso infatti è rosso, come gli stendardi di Roma con la scritta SPQR; ha sette teste, così come sette sono i colli su cui sorge la Città Eterna; ogni testa ha un diadema, a confermare la potestà regale terrena, e sulle teste si contano dieci corna, segni di violenza.
la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
la lotta del drago contro la donna segno della lotta del diavolo contro la chiesa nel tentativo di distruggerla o neutralizzarla. La vittoria di Cristo su satana predispone la sua inevitabile sconfitta. La donna che fugge nel deserto simboleggia la chiesa che è costretta a nascondersi per evitare di essere annientata, Cristo si prenderà cura della Chiesa in attesa che le persecuzioni finiscano, qui il simbolismo dei 1260 giorni. Si tratta di un messaggio di speranza che gli sforzi non sono vani.
Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna: aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Questa allegoria indica come tutti i tentativi di satana di fermare la predicazione della Chiesa falliscono perché il Signore protegge i sui figli.
IL COMBATTIMENTO IN CIELO
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo. E il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, fu precipitato sulla terra e con lui anche i suoi angeli.
Vediamo che Satana viene associato al ”serpente” chiaro riferimento a Genesi 3, nella scena nel giardino dell’Eden. Il nome “satana” deriva dall’ebraico e significa “avversario”, invece “diavolo” deriva dal greco e significa ”colui che divide”, che mette gli uomini l’uno contro l’altro; è il Seduttore, colui che sobilla gli uomini al Male dopo essersi presentato loro con la pelle dell’agnello indosso, infatti l’Anticristo non si presenta come il Male, ma il Male travestito da Bene. Compare un ultimo titolo: L’accusatore, che ci mostra il diavolo nella sua veste di Pubblico Ministero nel processo intentato contro l’anima umana dopo la sua morte; è in questa veste che ce lo presenta il Libro di Giobbe, nell’atto di accusare quest’ultimo davanti a Dio di essere pio solo perché il Signore gli ha concesso molti beni. Si noti che in 12,4 si diceva che « la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra »: sulla scia di Giuda 6 e di 2 Pietro 2,4 si tratta di una probabile allusione alla caduta degli angeli ribelli, precipitati da Michele nell’Abisso Il diavolo quindi viene cacciato dal cielo e la sua violenza, che continua soltanto nei confronti della terra e della chiesa che rendono testimonianza fino al martirio. Tutto ciò è comunque transitorio perché la salvezza si è ormai compiuta.
LE DUE BESTIE:
Vediamo ora comparire due personaggi descritti in maniera allegorica come due bestie, sempre in linea come lo stile letterario dell’apocalisse. Entrambi sono un segni degli assalti provenienti dal mare e dalla terra contro la chiesa. Vediamo la descrizione della prima bestia:
E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e il suo grande potere. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”
La descrizione di questa bestia è ispirata da Daniele 7,2-8, ogni animale citato richiama a una caratterista: il leone è simbolo di prepotenza regale, l’orso di altera ferocia, la pantera di rapidità e infallibilità nel cacciare la preda. La bestia che viene dal mare simboleggia Roma che ha invaso l’Asia con i suoi 10 imperatori e i suoi 7 colli dove è costruita. Questa riceve forza dal diavolo che agisce negli oppressori e appare umanamente invincibile nonostante sembri ferita a morte. Spesso gli imperatori, in particolare Domiziano che governava al tempo in cui fu scritta l’apocalissi pretendeva dai suoi sudditi di essere considerato una sorta di divinità e assumere titoli divini. La simbologia del “mare” come provenienza della bestia richiama il male, del disordine, della morte e in generale di tutte le forze che si oppongono al Piano di Dio sulla Creazione. Il Drago, ovvero satana stesso dà potere a questa bestia e quini sotto il suo controllo. Questa parta dell’apocalisse non riguarda solo il contesto storico dell’epoca, ma si può proiettarla anche nel futuro, rappresenta ogni potere politico, regime che perseguita i credenti e si erge da divinità.
Le fu concesso di fare guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo.
Questa parte fa pensare che la bestia rappresenti qualcosa che non è mai accaduto, l’impero romano non ha conquistato il mondo e ogni popolo e lingua, quindi molti vedono in questo un futuro governo mondiale, profondamente ostile al cristianesimo, ma amato da tutti coloro che non sono credenti o non lo sono in maniera pura. Ci sarà una grande persecuzione, qualcuno sarà martirizzato e qualcuno andrà in carcere.
Vediamo la descrizione della seconda bestia:
Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Opera grandi prodigi, fino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le fu concesso di compiere in presenza della bestia, seduce gli abitanti della terra, dicendo loro di erigere una statua alla bestia, che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.
L’altra bestia che sale dalla terra assomiglia a un agnello, ma parla come un drago: la sua prima caratteristica è di essere una figura subdola e ingannevole, dalle apparenze menzognere. Una sua seconda caratteristica è l’intolleranza. Ma la caratteristica più importante, che la individua, è di essere totalmente a servizio della prima bestia. Si può pensare ai falsi profeti che si pongono a servizio dell’idolatria, sforzandosi di renderla credibile, o alla religione imperiale, a servizio di uno stato idolatra. Secondo il contesto storico questa bestia indica il potere locale delle province romane, un potere docile alle direttive del potere centrale, a suo completo servizio. Questa bestia, conosciuto come un “falso profeta” avrà il ruolo che è essenziale in tutte le dittature: La gestione della propaganda, con lo scopo di convincere tutti ad adorare la bestia, per far questo inscenerà dei falsi miracoli e molti crederanno, ma i veri credenti non saranno ingannati.
E le fu anche concesso di animare la statua della bestia, in modo che quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non avessero adorato la statua della bestia.
Molti vedono in questo breve passaggio qualcosa che in passato non sarebbe stato possibile costruire, una statua parlante, o in termini moderni un robot. Costruito a scopo di propaganda e per scovare i credenti che mai, si inginocchierebbero davanti a un idolo. Anche qui si può interpretare in chiave futuristica.
Essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei.
Se il numero 7 è il numero della completezza, il 6 ha una connotazione negativa, ripetuto tre volte enfatizza e moltiplica la negatività. Il numero, da come dice il testo è codificato in una persona, secondo gli studiosi si tratta dell’imperatore romano Nerone, fu lui che iniziò la terribile persecuzione contro i cristiani e lui stesso si autoproclamava dio. Nell’alfabeto ebraico ogni lettera ha anche un valore numerico e se scriviamo NERO CAESAR (Nerone Cesare) con i caratteri ebraici, considerando solo le consonanti della parola e convertendoli nel valore dei numeri corrispondenti e li sommiamo; ecco viene fuori il numero seicentosessantasei
Secondo le chiese evangeliche, che leggono questo versetti in senso futuristico vedono un governo mondiale, il cui capo è l’anticristo che imporrà a tutti un microchip sottocutaneo, codificato il numero della bestia e sarà l’unico metodo di pagamento accettato, verrà dato a tutti coloro che accetteranno di adorare l’anticristo come dio. I credenti saranno tagliati fuori del sistema economico.
LA MIETITUDINE E LA VENDEMMIA
Se sulla terra gli uomini adora la bestia e sono sotto l’ira di Dio, nel cielo abbiamo la scena opposta. La moltitudine dei salvati d’avanti all’agnello in piedi sul monte Sion che cantano e adorano il Signore. Un angelo annuncia caduta di Babilonia:
“È caduta, è caduta Babilonia la grande,
quella che ha fatto bere a tutte le nazioni
il vino della sua sfrenata prostituzione”.
Babilonia la grande: per i profeti dell’AT Babilonia era il simbolo del paganesimo (Isaia 13-14); qui secondo gli studiosi, nel contesto dell’epoca dell’apocalisse indica Roma pagana (1Pietro 5,13). Ma in una proiezione futuristica può indicare anche il governo mondiale presieduto dalla bestia. Subito dopo ribadisce che chi ha adorato la bestie, la sua statua e preso il suo marchio, affronterà l’ira di Dio.
Arriva il momento di premiare chi è degno per la sua fede e punire chi è stato ribelle, da qui il testo troviamo l’immagine gli angeli annunciano la raccolta escatologica presentata simbolicamente attraverso la mietitura e la vendemmia.
Arriviamo alla fase finale dell’ira di Dio, sulla terra regna l’anticristo e il sistema del marchio della bestia, in cielo invece Giovanni vede una moltitudine di persone che sulla terra sono state martirizzate o portate in cielo da Dio e hanno rifiutato di adorare la bestia e prendere il suo marchio. Tutti insieme cantano il cantico di Mosè composto da una sintesi di varie citazioni bibliche: Sal 111,2; 139,14; Am 3,13; 4,13(LXX); Dt 32,4; Sal 145,17; Ger 10,7; Sal 86,9.
Grandi e mirabili sono le tue opere,
Signore Dio onnipotente;
giuste e vere le tue vie,
Re delle genti!
O Signore, chi non temerà
e non darà gloria al tuo nome?
Poiché tu solo sei santo,
e tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te
perché i tuoi giudizi furono manifestati”.
Questo cantico segna la fase finale dove si compie definitamente la sconfitta del male, iniziata dalla resurrezione di Cristo. La sconfitta prevede un mondo composto unicamente da persone salvate che adorano il nome di Dio in perfetta santità.
Compare in visione il tempio che contiene la tenda della Testimonianza: Nella descrizione del santuario celeste sono fusi insieme la tenda di Mosè (vedi Es 25,22) e il tempio di Salomone. Dal tempio escono 7 angeli che ricevono le 7 coppe colme dell’ira di Dio da versare sulla terra. Il calice (la coppa) indica un duplice significato: positivo in quanto simboleggia la festa della salvezza, negativo perché simboleggia il castigo di Dio. La venuta finale di Dio ha questi due aspetti: gioia per i salvati e castigo per i dannati. Il settenario delle coppe ripete il settenario delle trombe descrivendo ancora gli eventi che preparano la fine, ma con una più accentuata descrizione positiva circa il mondo nuovo che Dio creerà.
COPPA
Partì il primo angelo e versò la sua coppa sopra la terra; e si formò una piaga cattiva e maligna sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua.
Dio colpisce con una piaga tutti coloro che hanno deciso di adorare la bestia mettendo il suo marchio, ma anche coloro che per paura di persecuzioni e per avere una vita più comoda sono entrati a far parte di quel sistema.
COPPA
Il secondo angelo versò la sua coppa nel mare; e si formò del sangue come quello di un morto e morì ogni essere vivente che si trovava nel mare.
COPPA
Il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. Allora udii l’angelo delle acque che diceva:
“Sei giusto, tu che sei e che eri,
tu, il Santo, perché così hai giudicato.
Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti;
tu hai dato loro sangue da bere: ne sono degni!”.
Questi ultimi due flagelli è un richiamo alle piaghe d’Egitto nel libro dell’Esodo. Le acque, fonte di vita, diventa un risorsa inutilizzabile. Qui viene applicata la legge del contrappasso. La punizione è perfettamente calibrata in base al peccato commesso. Hai voluto il sangue dei martire? Adesso ti bevi il sangue!
COPPA
l quarto angelo versò la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco. E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potere tali flagelli, invece di pentirsi per rendergli gloria.
Nonostante i flagelli, l’orgoglio umano impedisce a loro ogni forma di pentimento e riconoscimento del loro peccato
COPPA
Il quinto angelo versò la sua coppa sul trono della bestia; e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei loro dolori e delle loro piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni.
Questa piaga è poco chiara, ma si sa che va a colpire più che altra il vertice di potere del governo della bestia.
COPPA
Il sesto angelo versò la sua coppa sopra il grande fiume Eufrate e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’oriente.
La battaglia degli empi sovrani del mondo si svolge sull’Eufrate, come vennero nel primo secolo i terribili Sciti e Parti, così ci sarà una grande guerra tra il governo mondiale della bestia e alcune potenze asiatiche, così è come alcuni commentatori vedono questo versetto.
Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti impuri, simili a rane: sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare i re di tutta la terra per la guerra del grande giorno di Dio, l’Onnipotente.
Il drago, la bestia e il falso profeta: sono la triade satanica. Satana cerca di imitare Dio e lo fa in maniera grottesca. Da sempre ha voluto in qualche modo sostituirsi a Dio, farsi adorare dagli uomini, senza esserne degna e lo fa e lo ha fatto tramite gli idoli pagani, i rituali esoterici, sciamanici e il satanismo. Nel momento in cui la bestia prende il potere sulla terra e crea un regime per farsi adorare arriva al culmine della sua ambizione, ma sarà di brevissima durata e la punizione terribile.
E i tre spiriti radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn.
la “montagna di Meghiddo” dove il re Giosia subì una disastrosa sconfitta (2Re 23,29-30); indica simbolicamente lo sterminio dei nemici di Dio.
COPPA
Il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio, dalla parte del trono, uscì una voce potente che diceva: “È cosa fatta!”. Ne seguirono folgori, voci e tuoni e un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sulla terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono. Enormi chicchi di grandine, pesanti come talenti, caddero dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché davvero era un grande flagello.
La settima coppa introduce l’evento finale della definitiva battaglia e della vittoria di Dio già annunciata nelle coppe precedenti: è la coppa del compimento. Questo intervento definitivo è accompagnato da sconvolgimenti cosmici, il crollo di “Babilonia” la capitale del regno dell’anticristo, la scomparsa delle isole e dei monti come segno del nuovo mondo che sta per venire.
LA CADUTA DI BABILONIA
Arriva l’annuncio che tutti i credenti, nel cielo e sulla terra aspettavano da tempo: Babilonia è caduta! l’annuncio dell’angelo, l’invito al popolo ad uscire dalla città, il lamento dei re, dei mercanti, dei naviganti, la gioia dei santi e la grande macina di pietra gettata nel mare segno della fine di ogni scandalo. Questa gioia viene ripresa e sviluppata dove la chiesa della terra e del cielo si uniscono nel canto e così tutta la creazione: sono le nozze della chiesa con l’Agnello, la loro unione definitiva. Giovanni richiama il nome dell’antica Babilonia per indicare la città del peccato, non si riferisce a una città nell’attuale Iraq, ma alla simbologia. Babilonia fu la città dove sorgeva un impero pagano che ha conquistato e distrutto Israele e lo ha deportato fino a Ciro il grande. Molti commentatori hanno concluso che nel contesto dell’apocalisse, l’impero pagano che stava perseguitando cristiani era l’impero romano, quindi Babilonia sarebbe in modo per definire Roma. Lo dimostra il fatto che viene citato espressamente, la città dei 7 colli e i 10 re che hanno perseguitato i cristiani. Giovanni probabilmente vedendo la visione pensava proprio a Roma, ma c’è un problema. Ora l’impero non c’è più, Roma non è stata distrutta e Cristo non è ancora tornato. La bestia dunque rappresenta quel sistema sociale che perseguita la Chiesa. Dopo la fine dell’impero romano, infatti, quella Bestia politica continuerà ad esprimersi attraverso altri imperi ed altre superpotenze, fino al termine della storia. Vediamo alcune caratteristiche peculiari di quel impero che alla fine dei tempi governerà la terra:
Sarà un impero globale, la prima potenza mondiale in termini militari ed economici.
Sarà il luogo dove regnerà l’anticristo che si proclamerà Dio e vorrà che tutta l’umanità lo adori come dio
Sarà, come tutti gli imperi, un compratore di ultima istanza. Importerà molto dagli stati satelliti, per questo che quando verrà distrutta, sarà un tragedia anche per gli stati collegati con essa economicamente.
Sarà un impero che promuoverà ogni tipo di peccato, a partire dall’idolatria, fino ai vizi morali, per questo viene definita “la prostituta”.
Questo impero sarà talmente carismatico che tutte le persone del mondo in ci i nomi non sono scritti nel cielo saranno affascinati da essa
Promulgherà un massiccia campagna di persecuzione dei cristiani.
Arriviamo negli ultimi capitoli dell’apocalisse. Il capitolo 19 apre con una seria di canti trionfali, dove si glorifica il Signore per la distruzione di Babilonia, il centro del poter del male e viene dichiarata la terra, ora possesso di fatto del Signore Nostro Dio, anche se non ancora concretizzata completamente. La Chiesa paragonata all’immagine della sposa che è in procinto di incontrare finalmente lo sposo, Cristo che darà inizia al regno messianico. L’immagine della sposa e lo sposo per indicare la Chiesa e Cristo è in continuità con l’antico testamento, (le fonti sono Isaia 54,5-6, Osea 2,16-18 e il Cantico dei Cantici) anche se in questi casi abbiamo il paragone Dio e Israele. Con questo sposalizio abbiamo la conseguente immagine, le nozze dell’agnello: Queste nozze rappresentano l’instaurarsi definitivo del Regno di Dio, che subentra ai governi umani e il compimento ultimo e definitivo dell’Alleanza tra Dio e l’Umanità. Il lino splendente della sposa rappresenta opere giuste compiute dai Santi.
Questo è l’inno più significativo:
“Alleluia!
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l’Onnipotente.
Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché sono giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta:
le fu data una veste
di lino puro e splendente”.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.
Ritroviamo in questi inni 2 parole ripetute più volte come inno alla gioia e al ringraziamento a Dio a noi ben conosciute attraverso i canti ecclesiali:
ALLELUIA: deriva dal verbo ebraico halal, “lodare”, e da Jah, abbreviazione del nome divino JHWH, e significa “lodate JHWH”: si tratta di un’acclamazione di gioia e di lode molto frequente nei Salmi.
AMEN: deriva dalla radice ebraica “aman”, che indica la certezza, la solidità, l’immutabilità: non è un caso se da essa derivano anche i termini emuna, “fede”, ed emet, “fedeltà”. Per questo Cristo nell’Apocalisse viene chiamato “l’Amen” (3,14) e “il fedele” (19,11).
LA SCONFITTA DEL MALE NEL MONDO
ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è: il Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni.
Quello che appare nella visione è un cavaliere che cavalca un cavallo bianco, dalle parole sottolineate abbiamo tutti gli elementi per capire di chi tratta: Ritroviamo una sintesi di molti dei simboli già incontrati nell’Apocalisse; i suoi occhi sono come fiamma di fuoco (potenza divina), veste di bianco (purezza) e dalla bocca gli esce una spada affilata, (verità e saggezza di Dio) i diademi (titolo di Re dei Re), il mantello insanguinato (simboli della Passione), Il nome che nessuno conosce (l’impronunciabile nome di Dio), ma quello più esplicito è il Verbo di Dio. Tutti elementi che chiaramente portano a Gesù Cristo.
Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente. Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori.
Egli è l’artefice del Giudizio di Dio, raffigurato come una vendemmia, così come era già stato fatto in 14,19-, ed appare a noi circondato dal corteo dei Suoi angeli e dei Suoi santi:
Dopo la distruzione di Babilonia, sede del centro maligno del mondo, l’anticristo è ancora vivo e le altre nazioni minori sono ancora al suo servizio. Arriva il momento della parusia, il ritorno glorioso di Gesù, non più come un agnello, come la prima volta. Stavolta viene come un leone per prendere possesso della terra e la governerà con chi ne sarà degno. La bestia e il falso profeta verranno gettati nello stagno di fuoco, insieme a tutti coloro che avranno adorato la bestia e preso il suo marchio. Il tempo della grazia è finito, tutti quelli che avevano anche solo una piccola possibilità si convertirsi, si sono già convertiti durante i flagelli, ora rimangono quelli che sono arrivati al culmine della loro malvagità, non hanno più scusanti, hanno scelto deliberamente il male. Come e facile capire, questa simbolica descrizione non indica più un giudizio di Dio che sopravviene durante il corso della storia, bensì IL supremo giudizio di Dio al termine della storia stessa: lo «stagno di fuoco e di zolfo » indica infatti la dannazione eterna dell’Inferno, e da questo stagno non si torna mai più alla ribalta della vita e della storia.
E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo.
Se sulla terra il male viene sconfitto, nel mondo spirituale avviene lo stesso. Satana avendo già perso ogni legittimità dalla resurrezione di Cristo, perde di fatto ogni potere sulla terra e viene confinato affinché ogni suo potere sulla terra cessi temporaneamente. Questo tempo non è da intendersi 1000 anni letterali, ma si tratta di un lungo tempo indefinito.
Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare – e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per mille anni.
I “troni” sono un tipo di schiere angeliche, in questo caso hanno il compito di giudicare i martiri che non hanno adorato la bestia e non hanno preso il marchio. Torneranno in vita per governare con Cristo sulla terra. Questa è la prima resurrezione, ma abbiamo un ulteriore interpretazione per il tempo presente: La prima resurrezione può essere intesa con il battesimo ovvero come la vita nuova ricevuta da Cristo, che comporta il vivere e il regnare con Lui. Su questa vita ha potere la “prima morte”, cioè quella corporale, ma non la “seconda morte”, quella spirituale, vale a dire la condanna eterna e la privazione della gioia della comunione con Dio.
LA SECONDA LOTTA ESCATOLOGICA
Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
Questa parte indica la fine del tempo storico della Chiesa, e l’inizio del racconto degli Ultimi Tempi con lo scontro finale tra Bene e Male. Satana sarà di nuovo libro per un tempo limitato, Dio lo permette per mettere alla prova l’umanità un ultima volta. Solo in questo modo si può stabilire chi è veramente degno di essere un figlio di Dio. Satana riuscirà a sedurre molte persone, tanto da generare regimi che obbediscono a lui. Qui vengono citati Gog e Magog, Essi compaiono anche nel libro di Ezechiele in cui si parla di una coalizione immensa di popoli che muoverà guerra all’indifeso popolo d’Israele. molti hanno cercato di capire chi siano e il loro luogo geografico nativo, gli studiosi tendono a collocarli nella zona del Caucaso. Secondo Ezechiele questi popoli sono considerati feroci, mostruosi ed assetati di sangue e di bottino, insieme a loro ci sono anche persiani, etiopi e popoli del Corno d’Africa. Muoveranno guerra contro il popolo di Dio. Ma avverrà che “un fuoco scese dal cielo e li divorò” (citazione presa da 2Re 1,10.12), l’esercito sedotto da satana sarà sconfitto e satana gettato nello stagno di fuoco, segnando la definitiva sconfitta del demonio.
IL GIUDIZIO UNIVERSALE
E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.
Il giudizio è ripreso secondo la tipologia tradizionale: trono su cui siede Dio, il mondo che è scomparso, gli uomini risorti, il libro della vita. Tutti gli uomini sono giudicati secondo le loro opere e poi viene distrutta la morte, come troviamo anche in 1Corinzi 15,2-26:
« Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la Morte »
Per coloro che non sono scritti nel libro della vita vi è la seconda morte, la perdita della vita eterna. Avranno tutti un corpo nuovo, per i salvati un corpo adatto per il regno dei cieli, per i non salvati per l’inferno.