APOCALISSE 7/8

L’AVVENTO DEL REGNO DI DIO

Arriviamo negli ultimi capitoli dell’apocalisse. Il capitolo 19 apre con una seria di canti trionfali, dove si glorifica il Signore per la distruzione di Babilonia, il centro del poter del male e viene dichiarata la terra, ora possesso di fatto del Signore Nostro Dio, anche se non ancora concretizzata completamente. La Chiesa paragonata all’immagine della sposa che è in procinto di incontrare finalmente lo sposo, Cristo che darà inizia al regno messianico. L’immagine della sposa e lo sposo per indicare la Chiesa e Cristo è in continuità con l’antico testamento, (le fonti sono Isaia 54,5-6, Osea 2,16-18 e il Cantico dei Cantici) anche se in questi casi abbiamo il paragone Dio e Israele. Con questo sposalizio abbiamo la conseguente immagine, le nozze dell’agnello: Queste nozze rappresentano l’instaurarsi definitivo del Regno di Dio, che subentra ai governi umani e il compimento ultimo e definitivo dell’Alleanza tra Dio e l’Umanità. Il lino splendente della sposa rappresenta opere giuste compiute dai Santi.

Questo è l’inno più significativo:

“Alleluia!

Ha preso possesso del suo regno il Signore,

il nostro Dio, l’Onnipotente.

Rallegriamoci ed esultiamo,

rendiamo a lui gloria,

perché sono giunte le nozze dell’Agnello;

la sua sposa è pronta:

le fu data una veste

di lino puro e splendente”.

La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

Ritroviamo in questi inni 2 parole ripetute più volte come inno alla gioia e al ringraziamento a Dio a noi ben conosciute attraverso i canti ecclesiali:

ALLELUIA: deriva dal verbo ebraico halal, “lodare”, e da Jah, abbreviazione del nome divino JHWH, e significa “lodate JHWH”: si tratta di un’acclamazione di gioia e di lode molto frequente nei Salmi.

AMEN: deriva dalla radice ebraica “aman”, che indica la certezza, la solidità, l’immutabilità: non è un caso se da essa derivano anche i termini emuna, “fede”, ed emet, “fedeltà”. Per questo Cristo nell’Apocalisse viene chiamato “l’Amen” (3,14) e “il fedele” (19,11).

LA SCONFITTA DEL MALE NEL MONDO

ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e Veritiero: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è: il Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata, per colpire con essa le nazioni.

Quello che appare nella visione è un cavaliere che cavalca un cavallo bianco, dalle parole sottolineate abbiamo tutti gli elementi per capire di chi tratta: Ritroviamo una sintesi di molti dei simboli già incontrati nell’Apocalisse; i suoi occhi sono come fiamma di fuoco (potenza divina), veste di bianco (purezza) e dalla bocca gli esce una spada affilata, (verità e saggezza di Dio) i diademi  (titolo di Re dei Re), il mantello insanguinato (simboli della Passione), Il nome che nessuno conosce (l’impronunciabile nome di Dio), ma quello più esplicito è il Verbo di Dio. Tutti elementi che chiaramente portano a Gesù Cristo.

Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa di Dio, l’Onnipotente. Sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori.

Egli è l’artefice del Giudizio di Dio, raffigurato come una vendemmia, così come era già stato fatto in 14,19-, ed appare a noi circondato dal corteo dei Suoi angeli e dei Suoi santi:

Dopo la distruzione di Babilonia, sede del centro maligno del mondo, l’anticristo è ancora vivo e le altre nazioni minori sono ancora al suo servizio. Arriva il momento della parusia, il ritorno glorioso di Gesù, non più come un agnello, come la prima volta. Stavolta viene come un leone per prendere possesso della terra e la governerà con chi ne sarà degno. La bestia e il falso profeta verranno gettati nello stagno di fuoco, insieme a tutti coloro che avranno adorato la bestia e preso il suo marchio. Il tempo della grazia è finito, tutti quelli che avevano anche solo una piccola possibilità si convertirsi, si sono già convertiti durante i flagelli, ora rimangono quelli che sono arrivati al culmine della loro malvagità, non hanno più scusanti, hanno scelto deliberamente il male. Come e facile capire, questa simbolica descrizione non indica più un giudizio di Dio che sopravviene durante il corso della storia, bensì IL supremo giudizio di Dio al termine della storia stessa: lo «stagno di fuoco e di zolfo » indica infatti la dannazione eterna dell’Inferno, e da questo stagno non si torna mai più alla ribalta della vita e della storia.

E vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave dell’Abisso e una grande catena. Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali deve essere lasciato libero per un po’ di tempo.

Se sulla terra il male viene sconfitto, nel mondo spirituale avviene lo stesso. Satana avendo già perso ogni legittimità dalla resurrezione di Cristo, perde di fatto ogni potere sulla terra e viene confinato affinché ogni suo potere sulla terra cessi temporaneamente.  Questo tempo non è da intendersi 1000 anni letterali, ma si tratta di un lungo tempo indefinito.

Poi vidi alcuni troni – a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare – e le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi quelli che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per mille anni.

I “troni” sono un tipo di schiere angeliche, in questo caso hanno il compito di giudicare i martiri che non hanno adorato la bestia e non hanno preso il marchio. Torneranno in vita per governare con Cristo sulla terra. Questa è la prima resurrezione, ma abbiamo un ulteriore interpretazione per il tempo presente: La prima resurrezione può essere intesa con il battesimo ovvero come la vita nuova ricevuta da Cristo, che comporta il vivere e il regnare con Lui. Su questa vita ha potere la “prima morte”, cioè quella corporale, ma non la “seconda morte”, quella spirituale, vale a dire la condanna eterna e la privazione della gioia della comunione con Dio.

LA SECONDA LOTTA ESCATOLOGICA

Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni che stanno ai quattro angoli della terra, Gog e Magòg, e radunarle per la guerra: il loro numero è come la sabbia del mare. Salirono fino alla superficie della terra e assediarono l’accampamento dei santi e la città amata. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.

Questa parte indica la fine del tempo storico della Chiesa, e l’inizio del racconto degli Ultimi Tempi con lo scontro finale tra Bene e Male. Satana sarà di nuovo libro per un tempo limitato, Dio lo permette per mettere alla prova l’umanità un ultima volta. Solo in questo modo si può stabilire chi è veramente degno di essere un figlio di Dio. Satana riuscirà a sedurre molte persone, tanto da generare regimi che obbediscono a lui. Qui vengono citati Gog e Magog, Essi compaiono anche nel libro di Ezechiele in cui si parla di una coalizione immensa di popoli che muoverà guerra all’indifeso popolo d’Israele. molti hanno cercato di capire chi siano e il loro luogo geografico nativo, gli studiosi tendono a collocarli nella zona del Caucaso. Secondo Ezechiele questi popoli sono considerati feroci, mostruosi ed assetati di sangue e di bottino, insieme a loro ci sono anche persiani, etiopi e popoli del Corno d’Africa. Muoveranno guerra contro il popolo di Dio. Ma avverrà che “un fuoco scese dal cielo e li divorò” (citazione presa da 2Re 1,10.12), l’esercito sedotto da satana sarà sconfitto e satana gettato nello stagno di fuoco, segnando la definitiva sconfitta del demonio.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva. Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé. E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. E i libri furono aperti. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto in quei libri. Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

Il giudizio è ripreso secondo la tipologia tradizionale: trono su cui siede Dio, il mondo che è scomparso, gli uomini risorti, il libro della vita. Tutti gli uomini sono giudicati secondo le loro opere e poi viene distrutta la morte, come troviamo anche in 1Corinzi 15,2-26:

« Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la Morte »

 Per coloro che non sono scritti nel libro della vita vi è la seconda morte, la perdita della vita eterna. Avranno tutti un corpo nuovo, per i salvati un corpo adatto per il regno dei cieli, per i non salvati per l’inferno.

APOCALISSE 8/8

LA GERUSALEMME MESSIANICA

Siamo all’ultima scena piena di pace e di serenità. Essa è l’ultima scena in cui si descrive lo stato di felicità dei credenti nel regno eterno di Dio dopo la tormentata storia umana. La città dei santi è la nuova Gerusalemme, la città santa dei giudei dove nacque la chiesa.

E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Vi è descritto il nuovo mondo come “nuovo cielo e nuova terra”. Non esiste più il mare, segno del male tempestoso e ingovernabile, e di più Giovanni vede la nuovo Gerusalemme che in seguito descriverà in maniera dettagliata scendere dal cielo, è stato Dio ad averla fatta, non è opera imperfetta dell’uomo. Viene allegoricamente paragonata a una sposa: L’immagine risale al profeta Osea: per dare l’idea dell’amore di Dio verso il popolo ebraico egli vede in Dio lo sposo fedele e nel suo popolo la sposa adultera, ma la comunità degli eletti nel Cielo, libera ormai dai peccati, sarà sposa fedele, degna del suo Sposo, come Giovanni ci ha già detto nel capitolo 19, parlando delle nozze della Chiesa con l’Agnello. E cosi la città di Gerusalemme, capitale terrena della nazione ebraica e dimora di Dio, che con la Sua presenza nel Tempio si rendeva presente tra il Suo popolo, si trasfigura automaticamente nella città ultraterrena dei Santi.

GLI INNI

Giovanni sente la voce di Dio dal trono, la prima volta nel libro dell’apocalisse che pronuncia degli inni composti da varie citazioni dell’antico testamento come compimento delle profezie finali di Dio sull’umanità,  una relazione di comunione santa senza peccato e senza sofferenze:

“Ecco la tenda di Dio con gli uomini! (citazione Ezechiele 37,27)

Egli abiterà con loro

ed essi saranno suoi popoli

ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.

E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi (citazione Isaia 25,8)

e non vi sarà più la morte (citazione Isaia 65,19)

né lutto né lamento né affanno,

perché le cose di prima sono passate”.

“Ecco, sono compiute!

Io sono l’Alfa e l’Omèga,

il Principio e la Fine.

A colui che ha sete

io darò gratuitamente da bere

alla fonte dell’acqua della vita. (L’acqua simboleggia il dono della salvezza già nell’AT. Lo si vede anche in Giovanni 4,10 nell’episodio di Gesù con la donna samaritana)

Chi sarà vincitore erediterà questi beni; (Citazione di 2Samuele 7,14.)

io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio.

Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i maghi, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. Questa è la seconda morte”.

La città santa è riservata ai giusti, a chi non è degno ci sarà la seconda morte, la separazione tra Dio in eterno all’inferno.

LA NUOVA GERUSALEMME

Uno degli angeli che aveva una delle sette coppe si rivolge a Giovanni, che rapito in Spirito gli mostra la Gerusalemme celeste, non fatta da mani d’uomo ed eterna nei cieli. La nuova Gerusalemme è descritta come una nuova società di uomini salvati in cui regna la felicità. Essa discende dal cielo perché creata direttamente da Dio e non costruita dagli uomini; è senza dolore e morte, piena di felicità e di vita.  Vedremo la sua descrizione dettagliata con i suoi significati:

Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Questi dettagli simbolici vogliono significare la sicurezza, la stabilità e l’ingresso aperto a chiunque voglia in questa che è la meta finale cui idealmente convergono la Storia Sacra e l’intera storia dell’umanità. L’architettura della città di Dio crea l’impressione della completezza e dell’armonia. Così il numero dodici, simbolo di pienezza, con un doppio riferimento sia all’antico testamento con le dodici tribù di Israele, che il nuovo testamento, con i dodici apostoli, cioè le rocche su cui furono fondate le prime Chiese Cristiane (Pietro e Paolo fondarono la Chiesa di Roma, Andrea la Chiesa di Costantinopoli, Giovanni le Chiese d’Asia, Bartolomeo la Chiesa d’Armenia, Tommaso nell’impero dei parti e successivamente in India e così via).

A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro per misurare la città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato: la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: sono dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.

La città ha una forma quadrata, simbolo della perfezione con una dimensione per lato che preso alla lettera sarebbe grande come la interna Europa (2400km), ma anche questo è un numero simbolico: Nel numero 12 mila c’è 12 x 1000, la perfezione moltiplicato con 1000 simbolo di qualcosa di enorme e non definito, in questo contesto quasi infinito. Anche l’altezza delle mura vediamo una simbologia, 144 cubiti (72m) corrispondono a 12 x 12, cioè la perfezione del popolo d’Israele moltiplicata per la perfezione della Santa Chiesa, ad indicare la totalità dei credenti.

I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose. Il primo basamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

I basamenti delle mura sono formata da 12 strati di pietre preziose di cui vengono citati tutti per nome. Queste pietre preziose compaiono in Esodo 28,15-21 dove c’è una descrizione delle 12 pietre incastonate nel pettorale del Sommo Sacerdote ebraico. Se guardiamo anche al materiale delle porte e del resto, si vede che i materiali di costruzione sono preziosissimi anche per le cose di poco conto che in una città umana sarebbero state di pietra e legno, perché nella città santa di Dio per i suoi eletti nulla vi può essere paragonato.

In essa non vidi alcun tempio:

il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello  sono il suo tempio.

La città non ha bisogno della luce del sole,

né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno il loro splendore.

Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte.

E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.

Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette orrori o falsità,

ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello.

Nella città celeste non c’è alcun tempio, perché la comunione con Dio è diretta, senza più mediazioni, è Dio stesso e Cristo, l’Agnello immolato, sono il tempio vivente. Le sue porte sono sempre aperte in quanto è la meta di tutti gli uomini. La gloria di Dio è Dio stesso che è amore e luce. Troviamo un analogia gloria – luce in Esodo 34,29-30 dove il viso di Mosè rimane raggiante per diverso tempo dopo essere stato in contatto con la gloria di Dio, e nel nuovo testamento Gesù sul monte della trasfigurazione il suo corpo diventa luminoso per aver manifestato la gloria di Dio su di lui.

E mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

Un grande fiume la attraversa segno della vita e dello Spirito di Dio e nella città vi è l’albero della vita simbolo dell’immortalità come nel paradiso terrestre; la vita dentro la città è vita felice senza turbamento, dedita all’adorazione di Dio che ora si contempla faccia a faccia. Per questo i suoi abitanti portano il nome di Dio sulla fronte perché appartengono a lui per sempre.

Giovanni si serve di queste suggestive immagini per descrivere con un linguaggio umano, quindi limitato, la misteriosa realtà del nuovo mondo che Dio ha preparato per i suoi.

EPILOGO

Arriviamo dunque alla conclusione dell’apocalisse e della intera Bibbia, la parola di Dio.  Giovanni si rivolge ai lettori di questo libro, rivelato nelle visione mistiche: Il messaggio di vittoria contenuto nell’Apocalisse deve essere conosciuto, qualunque sia la condotta degli uomini. La parola di Dio avrà sicuro effetto. C’è anche una maledizione per chi toglie o aggiunge qualcosa da questo libro, poiché deve assolutamente arrivare integro, così come è stato rivelato. Si apre con una promessa: Sì, verrò presto! Che non intende subito o tra pochi anni, ma prima che sia troppo tardi. La Chiesa risponde con la classica invocazione: Amen. Vieni, Signore Gesù. È il grido della chiesa pellegrina nel mondo, spesso perseguitata e sempre in lotta con il male. È a questa chiesa che l’autore conclude con l’augurio liturgico: La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

CONDIZIONI PER APPARTENERE AL REGNO DI DIO

Gli evangelisti Matteo e Luca riassumono i principali insegnamenti di Gesù nei quali sono presenti le indicazioni per poter appartenere al Regno dei Cieli. È la parte conosciuta come “il discorso della montagna” (Mt 5-7 e Lc 6) che possiamo dividere in due parti: per chi è il Regno di Dio e la sua legge fondamentale

A CHI APPARTINE IL REGNO

Le beatitudini mostrano con chiarezza la logica del Regno: la fiducia in Dio. Il cammino verso la felicità va al di là di una semplice vita onesta e tranquilla, ma deve seguire alcune vie preferenziali: il cambio interiore, il cambio della vita sociale e la disponibilità a lavorare per il Regno. È la scala dei valori evangelici, in cui la forza consiste essenzialmente nel dare la vita e nel giudicare la nostra esistenza dall’atteggiamento interiore. Le beatitudini sono nello stesso tempo una promessa di restaurazione per coloro che al presente soffrono: la vera ricompensa è nel Signore. È l’invito alla speranza e un incoraggiamento a perseverare nell’abbandono confidente in Dio. È dalle beatitudini che nello stesso tempo ci appare il volto di un Dio diverso: non altero e lontano, ma caldo, pieno di tenerezza per ogni sua creatura, pronto a sostenere coloro che sono gli ultimi.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.

Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

MT 5,3-12

Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.

LC 6,17-26

Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

L 11,28

LE LEGGI DEL REGNO

La legge del Regno, di conseguenza, non può non essere se non quella dell’amore (Mt 22,34-40). Essa è duplice: amare Dio e amare l’uomo. Essa è ben descritta dalla parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37).

  • Amare Dio

Nessun uomo avrebbe avuto il coraggio di chiamare Dio, Padre; non solo, ma neanche di potersi relazionare con lui, come un figlio fa con il suo padre. Gesù ci insegna una nuova relazione di amore e di fiducia con Dio. La preghiera del Padre nostro sulla bocca di Gesù diventa il modello di relazione per ogni discepolo: Dio diventa “Abbà”. È la novità che Gesù ci ha rivelato e che lo Spirito Santo rende attuale in noi liberandoci da ogni spirito di condanna e di paura.

  • Amare l’uomo

Amare l’uomo è amare il prossimo, cioè colui che è vicino. L’amore verso Dio si concretizza in una attenzione reciproca fra esseri umani. Questo diventa la nota caratteristica di riconoscimento dei discepoli: amarsi gli uni gli altri (Gv 13,34-35). L’amore diventa così la nota caratteristica della fede cristiana. È l’amore che scende gratuitamente dal Padre e crea legami fraterni tra i discepoli di Gesù. È lo Spirito di Gesù, che, effuso in noi, ci fa partecipi del rapporto filiale di Gesù con il Padre. Per questo anche noi possiamo vivere e dire: “Padre nostro”.

IL REGNO DI DIO

CHE COS’È IL REGNO DI DIO

Il Regno di Dio costituisce senza dubbio il messaggio centrale della predicazione di Gesù e la proclamazione della sua venuta è la buona notizia, il vangelo in senso proprio: Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo. (Mc 1,14-15). L’espressione “Regno di Dio” o “Regno dei Cieli” come dice Matteo (seguendo la consuetudine giudaica di evitare di nominare, per rispetto, il nome di Dio) era sulla bocca di tutti e il popolo rapidamente la fece propria quando Gesù la usò nella sua predicazione. Si tratta di qualcosa che era stato annunciato nell’Antico Testamento e che, nella pienezza dei tempi, è arrivato. Per tanto non era una realtà geografica ma è composto da tutte quelle persone che realizzano la sua volontà di Dio.  Era l’espressione della regalità di Dio, di un nuovo rapporto tra Dio e il suo popolo, una nuova presenza dello stesso Dio nelle vicende umane. Potremmo definire il Regno di Dio come l’esercizio della regalità di Dio: è la presenza o manifestazione salvifica di Dio attraverso la venuta del Messia.

LE ASPETTATIVE DEI GIUDEI

Quando Gesù comincia la sua predicazione il prestigio del popolo giudeo, dominato dai romani, era molto basso. Esso desiderava ardentemente la venuta del Regno di Dio. Però, per i più, l’attesa riguardava una liberazione politico militare dal potere romano segnata da un nuovo benessere materiale per il popolo giudaico. Alla luce di questo si può capire la richiesta della madre dei figli di Zebedeo (Mt 20,21) e la domanda degli apostoli nel momento stesso dell’ascensione (At 1,6): “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”.

L’ANNUNCIO DI GESÚ

Per questo Gesù, fin dall’inizio, cerca di modificare la mentalità del popolo riguardo al concetto e alle aspettative della venuta del Regno di Dio. Egli semplicemente propone il Regno come qualcosa di nuovo rispetto agli annunci dei profeti. Nel messaggio di Gesù scompare l’imminenza della venuta del Regno, perché esso è già presente: agli accenni di ira della predicazione di Giovanni Battista subentrano quelli di grazia. Vi è un’escatologia dell’amore e del perdono in cui la grazia precede l’impegno. In altre parole è un invito a convertirsi, perché il Regno viene e non affinché venga. Nell’annuncio che il Regno Dio si è fatto vicino, compare il volto trinitario di Dio. Gesù mostra il volto di Dio! È un Dio non monolitico, ma relazionale nella sua stessa natura. La salvezza offerta da Gesù avviene attraverso il dono della vita (vita nel senso teologico della parola) che precede il perdono dei peccati. Il perdono stesso è iniziativa di Dio: il peccato è superato dall’azione di grazia. I segni che accompagnano l’annuncio del Regno sono la rivelazione e la presenza di Dio. È il messaggio che trasforma. Infatti un messaggio che non cambi la realtà non è credibile. Gesù non intercede per i miracoli, ma li compie: con essi mostra la sua identità. Regno e miracoli vanno insieme. Il messaggio di Gesù è una verità pratica che cambia le realtà e va al cuore dell’uomo. Per questo i segni sono indicatori dell’autorità del messaggio che cambia la realtà; cioè è Dio che parla e la sua parola è efficace, realizza ciò che dice. La stessa comunità dei discepoli, la Chiesa, è segno e strumento del Regno, il cui fine consiste nel predicare il Regno stesso. Essa, la Chiesa, è segno del “già e non ancora”. Nell’Antico Testamento la persona che annunciava era secondaria rispetto al messaggio, ma con Gesù essa non lo è più: c’è perfetta identità tra messaggio e Gesù. l’annuncio del Regno si trasforma in annuncio di Gesù , essendo il Regno la persona stessa di Gesù. Lui è il re del Regno di Dio che parla con autorità rivelando e auto testimoniando per se stesso. I segni e le profezie avverate testimoniano che Gesù è proprio quello che dice di essere. Mentre i giudei pongono il compimento della volontà di Dio nell’osservanza letterale della legge, Gesù proclama che l’uomo deve aprirsi all’azione di Dio, accogliere l’iniziativa divina che chiama ad un cambio radicale, a cambiare modo di pensare e di agire (da cui deriva la “conversione”): la salvezza non si merita, ma si riceve gratuitamente. È l’accoglienza della buona notizia: un invito ad iniziare un cammino nella fede. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15).

IL REGNO DESCRITTO IN PARABOLE

Attraverso le parabole Gesù non definisce il Regno di Dio, ma lo descrive come una realtà esperienziale totalizzante in cui siamo pienamente coinvolti. Il Regno di Dio è sempre un processo incontenibile che fa nuova la realtà. Possiamo dire che è una realtà di successo. Attraverso le parabole Gesù ci da delle preziose informazioni per capire le caratteristiche del regno e come funziona:

  • Cresce come un seme, seminato nella terra, senza fine, fino a portare frutto (Mc 4,26-29).
    • Agisce come un fermento incontenibile dentro la massa (Mt 13,33).
    • Nonostante la piccolezza dell’inizio, contiene una forza segreta che lo porterà fino alla sua piena realizzazione (Mc 4,30-32).
    • Richiede la collaborazione e lo sforzo di tutti i figli del Regno di Dio, che, più che essere semplici destinatari dei doni divini, sono agenti attivi attraverso i quali Dio stesso agisce (Mt 25,1-13; 25,14-30).
    • È sempre comunque un dono gratuito di Dio fatto per amore (Mt 20,1-16).
    • Incontra difficoltà e ostacoli; è una lotta (Mt 13,24-30).
    • Giungerà alla sua pienezza quando il Figlio dell’Uomo ritornerà nella sua gloria(Mt 25,31-46)

VERSETTI EVANGELICI

In seguito alcuni versetti dove Gesù parla del regno di Dio e il relativo commento

  1. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. MT12,28

Il regno di Dio è la presenza di Gesù che sradica il male nel mondo

  •  a voi (autorità giudaiche) sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. MT 21,43

Il regno di Dio non è limitato a un popolo, ma può essere chiunque accetti Gesù come Messia

  • Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo. MC 1,15

La presenza di Gesù è il regno di Dio

  • Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore;  amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui;  amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. Mc 12,28-24

Appartiene al regno chi rispetta questi 2 comandamenti

  • li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. LC 9,2

Il regno di Dio porta guarigione agli ammalati

  • Ed egli rispose: “In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio,  che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà”. LC 18,29-30

Tutte le persone del mondo che accettano di seguire Gesù appartengono al regno e formano un grande famiglia

  • perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio. LC 22,18

Quando Gesù era in vita il regno di Dio era vicino, nel senso che solo Gesù era la presenza del regno. Dopo la sua morte, resurrezione e pentecoste il regno sono coloro che seguono Gesù