LETTERE DI GIOVANNI 2\2

LA SECONDA LETTERA DI GIOVANNI

Tra la seconda e la prima lettera c’è una forte somiglianza (l’86% delle parole significative della seconda lettera si trovano nella prima). È lo stesso autore che riformula i concetti a poca distanza di tempo dalla composizione della prima lettera. Anche qui, come nella prima lettera, si parla di camminare nella verità (cfr. 2 Gv 4), del comandamento dell’amore come un comandamento ricevuto fin da principio (cfr. 2 Gv 4-6), l’amore che consiste nell’osservanza dei comandamenti (cfr. 2 Gv 6), contro i seduttori che non riconoscono Gesù venuto nella carne (cfr. 2 Gv 7) e che colui che si attiene alla dottrina di Cristo possiede il Padre e il Figlio (cfr. 2 Gv 9). La seconda lettera è veramente una lettera con tutti gli elementi del genere epistolare. C’è il mittente, il presbitero, il destinatario, una comunità chiamata metaforicamente “signora eletta”, l’augurio iniziale che costituiscono l’introduzione (cfr. 2 Gv 1-3), un corpo epistolare (cfr. 2 Gv 4-11) in cui si ripetono gli stessi concetti di 1Gv con lo stesso stile e gli stessi accenni, e, infine, una conclusione tipicamente epistolare (cfr. 2 Gv 12-13) che giustifica la brevità dello scritto e in cui trasmette i saluti della comunità da cui scrive.

AUTORE, DESTINATARI, SCOPO:

Come abbiamo già visto, l’autore della seconda lettera è lo stesso della prima e così il luogo da cui scrive, Efeso. Essa è posteriore alla prima lettera, sicuramente non di molto. Essa è indirizzata a una delle chiese dell’Asia Minore su cui l’apostolo aveva giurisdizione. Essa prepara una imminente visita dell’apostolo alla chiesa in questione (cfr. 2 Gv 12). Solo mette in guardia dai falsi profeti descritti nella prima lettera, chiamati anticristi o seduttori. La lettera è indirizzata alla “Signora eletta e ai suoi figli” (cfr. 2 Gv 1): modo metaforico per designare una comunità cristiana. – 3 Proprio per la sua destinazione ad una chiesa non determinata, la lettera fu classificata tra le cattoliche, cioè universali. Forse l’apostolo intendeva rivolgersi a più chiese con una specie di “lettera circolare”. L’autore si presenta come il “presbitero”, cioè un anziano autorevole. Tale presbitero, facilmente riconoscibile dalla comunità alla quale scrive, a cui non servono altre indicazioni per la sua identificazione, è una personalità autorevole, portatore di una dottrina sicura, responsabile delle comunità del luogo che intende visitare. Questo titolo può anche far pensare ad un modo affettuoso e rispettoso di chiamare l’apostolo Giovanni ormai molto vecchio.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • L’autore elogia il comportamento di alcuni soggetti della comunità in quanto camminano nella verità.
  • Rispettare il comandamento dell’amore reciproco.
  • Attenzione agli eretici che non riconoscono Cristo venuta nella carne.
  • Esorta ad isolare gli eretici, fio a non ospitarli in casa e non salutarli.
  • Speranza di venire a farli visita di persona

LA TERZA LETTERA DI GIOVANNI

La terza lettera di Giovanni è lo scritto con meno parole del Nuovo Testamento e possiede tutte le caratteristiche di una lettera: indirizzo, un corpo contenente notizie e consigli e una conclusione. Questa è indirizzata ad una persona privata, un certo Gaio. Dal tenore e dal contenuto della lettera possiamo dedurre che Gaio fosse un responsabile di una comunità di credenti o comunque uno degli esponenti di maggior spicco della comunità cristiana e capo di una corrente. La lettera contiene consigli che per sua natura sono estensibili a tutte le comunità e per questo si può considerare “universale”. Per la sua brevità non possiamo conoscere molto, ma sicuramente i destinatari erano al corrente della problematica trattata e dell’organizzazione ecclesiale che lo scritto presuppone. Dal punto di vista linguistico notiamo similitudini con le altre lettere: il 70% delle parole di questa lettera si trovano in 1Gv e pure la presenza di frasi simili come “rendere testimonianza” (cfr. 3 Gv 3.6.12), “essere da Dio” (cfr. 3 Gv 11), “la verità” (cfr. 3 Gv 12). Uguali con 2 Gv sono anche le frasi di apertura “Io il presbitero” (cfr. 3 Gv 1) e di chiusura “molte cose avrei da scriverti” (cfr. 3 Gv 13). Questo fa pensare non solo allo stesso autore, ma che siano state composte a breve distanza di tempo l’una dall’altra. Tenendo presente la divisione presente nelle comunità provocata dai falsi maestri e denunciata nelle prime due lettere, possiamo pensare che Diotrefe, citato nella nostra lettera, sia uno di questi capi dei dissociati che rifiutava di accogliere gli inviati mandati da Giovanni. In questo modo si spiegherebbe anche la successione delle lettere così come sono presentate nella Bibbia. I destinatari rimangono sempre gli stessi e così il luogo da dove l’apostolo scrive la sua terza lettera.

I TRE PERSONAGGI:

Riassumiamo l’identità dei tre personaggi: Gaio, Diotrefe e Demetrio.

  1. GAIO

Responsabile della comunità viene elogiato da Giovanni per aver accolto i missionari inviati, per la sua carità e la sua fedeltà alla verità.

  • DIOTREFE

Anch’esso un responsabile, ma si tratta di quei falsi maestri che Giovanni parla nelle lettere precedenti. Ostile nei confronti di Giovanni per divergenze dottrinali, disaccordo circa l’organizzazione della Chiesa e il rifiuto dell’autorità per motivi di ambizione  Non ha accolto i missionari e spinge gli altri responsabili a fare lo stesso. Quando Giovanni andrà a far visita alla comunità lo sgriderà.

  • DEMETRIO

Demetrio è un membro importante della comunità o più probabilmente uno dei missionari o il latore stesso della lettera.

IL PROBLEMA NELLA COMUNITÀ:

Da come si evince nelle precedenti lettere di Giovanni, nelle sue comunità pur con la presenza di veri credenti pieni di Spirito, sono sorti anche dei falsi maestri e spingono altri a seguire le loro dottrine distorte rispetto al messaggio evangelico degli apostoli. Con la terza lettera sembra che il problema si è ancora aggravato. Questi elementi negativi ricadono sui rapporti fraterni e può avere conseguenza anche nelle attività missionaria. Questo succede quando ci sono delle mele marcie che remano contro all’obbiettivi dell’interesse comune.

LETTERE DI GIOVANNI 1\2

Nel gruppo delle lettere cattoliche (universali) ci sono tre che si attribuiscono a Giovanni l’evangelista, lo stesso autore del quarto vangelo. La tradizione è stata quasi unanime circa questo punto. La somiglianza di stile, di vocabolario e di concetti con il quarto vangelo sono tali che ben si può affermare che l’autore delle tre lettere e del quarto vangelo è lo stesso. Circa l’identificazione dell’autore non tutti sono d’accordo nell’identificarlo nell’apostolo Giovanni. Generalmente si ammette che, anche se l’ispiratore sia stato Giovanni l’apostolo, tuttavia lo scrittore potrebbe essere stato un suo segretario-discepolo o più. Proprio per la stessa corrente dottrinale di stile presente nei quattro scritti, sopra citati, si può parlare di “scuola giovannea”, localizzabile ad Efeso o comunque nella provincia di Asia. La prima lettera è molto più estesa delle altre e non si presenta come una vera e propria lettera. Mancano infatti l’intestazione e la conclusione tipici del genere letterario epistolare. Le altre due invece sono vere e proprie lettere o, per la loro brevità, biglietti di circostanza con un destinatario ben preciso. La prima lettera ha molte similitudini con il quarto vangelo, mentre le altre due, la seconda e la terza, sono tra loro “gemelle” nello stile, nel vocabolario, nell’intestazione e nella conclusione anche se trattano argomenti diversi. Tra loro le tre lettere hanno molte somiglianze ed è per questo che si pensa ad una stessa corrente di pensiero, o scuola, anche se forse l’autore possa essere diverso. Certamente fa meno difficoltà attribuire le tre lettere allo stesso autore, l’apostolo Giovanni, per le numerose somiglianze di vocabolario. Lo stesso contenuto, anche se di lunghezza diversa, è presente nella prima e nella seconda lettera. La terza lettera parla della mancata accoglienza di missionari in una comunità, una problematica ristretta. Quindi, un falsario è difficile da ipotizzare sia per le prime due lettere che per la terza che ha un valore contenutistico relativo. La cosa certa è quindi che appartengono ad uno stesso gruppo omogeneo per stile letterario e per dottrina: la scuola giovannea. A differenza della prima lettera che fu accolta come canonica senza problemi e presto, le due restanti furono accolte solo nel IV secolo. Questo ritardo lo si può spiegare a causa della loro brevità e del scarso contenuto dottrinale e per questo conosciute tardi da tutte le chiese. La loro canonicità è stata resa possibile grazie alla loro sicura origine apostolica indipendentemente dalla scarsa importanza.

LA PRIMA LETTERA DI GIOVANNI

È difficile classificare questo scritto come una lettera, ma è più probabile che si tratti di un trattato diretto a certe comunità dell’Asia Minore che stavano attraversando un periodo di crisi provocata da un gruppo di falsi profeti (cfr. 1Gv 4,1). Dalla lettera possiamo concludere che si tratta di gnostici che negavano l’incarnazione reale di Gesù, ovvero pensavano a un Gesù non venuto fisicamente, ma solo spiritualmente (cfr. 1Gv 4,2-3) e si considerano senza peccato in forza del dono dello Spirito Santo (cfr. 1Gv 1,8). L’autore li classifica come mentitori (cfr. 1Gv 2,22) e anticristi (cfr. 1Gv 2,18-19).

GIOVANNI L’AUTORE

L’ autore non si presenta come solitamente si fa nelle lettere. Egli si nasconde dietro un “io” e un “noi” collettivo e si rivolge a un “voi” anonimo. Questo farebbe pensare che l’autore è conosciuto e gode di autorità (cfr. 1Gv 1,1-5). Egli è inoltre un testimone oculare di Gesù che ha visto, udito e toccato (cfr. 1Gv 1,1-4). Per questo può parlare di Gesù come manifestazione personale e reale dell’amore di Dio per noi (cfr. 1Gv 4,9). Grazie alla sua esperienza concreta può affermare contro gli eretici che Gesù è venuto nella carne (cfr. 1Gv 4,2), apparso per togliere i peccati (cfr. 1Gv 3,5) e per distruggere le opere del diavolo (cfr. 1Gv 3,8). L’uso del “noi” poi permette all’autore di coinvolgere gli stessi destinatari della lettera con i quali condivide la stessa esperienza di fede (cfr. 1Gv 1,6-10; 2,1-2; 3,1-2; 4,6-7; 5,2.4). Nonostante la mancanza del nome Giovanni in maniera esplicita la tradizione antica senza ombra di dubbio attribuisce lo scritto a Giovanni apostolo, figlio di Zebedeo.  Le similitudini presenti con il quarto vangelo sono molte, tali da poter affermare che sono i due scritti più simili del Nuovo Testamento, più di Luca e gli Atti. Entrambi hanno un prologo originale e nella conclusione richiamano il motivo del loro scritto.

SCOPO DELLO SCRITTO

Scrive con un duplice scopo: Un richiamo contro i falsi maestri, sorti nelle comunità giovannee che insegnavano dottrine gnostiche ed errate interpretazioni del suo vangelo precedentemente diffuso. Sono chiamati dall’autore “anticristi” (cfr. 1Gv 2,18) per il fatto che negano alcune verità cristologiche come che Gesù è venuto nella carne e quindi sia vero uomo (cfr. 1Gv 4,1-3) e che Gesù è vero Figlio di Dio, il Cristo (cfr. 1Gv 2,22-23; 3,23; 5,1.5.10-12). Dal punto di vista morale affermano di essere senza peccato e in comunione con Dio mentre non osservano i suoi comandamenti (cfr. 1Gv 1,8.10; 2,4.6; 3,3-10). Ribadisce quindi con forza che l’amore per i fratelli è criterio di discernimento per stabilire se amiamo Dio (cfr. 1Gv 3,11-15.18; 4,8). Si vuole anche  richiamare un insegnamento (cfr. 1Gv 2,21) e per rispondere a problemi effettivi (cfr. 1Gv 2,1; 2,7-8; 2,14; 2,26; 5,13) Ma lo scopo principale rimane sempre quello positivo dell’istruzione, formazione e comunione: ricordare alcune verità fondamentali a persone che già credono, ma hanno bisogno di essere confermate nella tradizione genuina della fede insidiata da false dottrine.

STILE DI SCRITTURA

L’autore si esprime in un greco, ma con una mentalità semitica. Per questo lo scritto è esposto mediante intuizioni e associazioni di idee più che per ragionamenti serrati tipici di un pensiero greco. Vi è poi la presenza di un forte dualismo concettuale (luce-tenebre; figli di Dio-figli del diavolo; discepoli-mondo; vita-morte; verità-menzogna) e le stesse idee matrici giovannee come Logos che si è fatto carne, Unigenito, nuova nascita, comandamento nuovo dell’amore, conoscenza di Dio, rimanere in Dio, comunione con Dio e obbedienza ai suoi comandamenti. Vi sono anche delle differenze e la presenza di vocaboli diversi come gloria, legge, glorificare, ecc. nel vangelo; e unzione, anticristo, parusia, propiazione, ecc. nella lettera. Questo si spiega probabilmente al diverso genere letterario, al diverso contenuto e alle diverse problematiche delle comunità alle quali gli scritti sono indirizzati. Comunque questo si può spiegare pensando che la lettera sia stata composta da un discepolo che ha raccolto esortazioni e ammonimenti ascoltati dall’apostolo. Forse anche per questo manca il mittente e viene usata la prima persona plurale.

DATA E LUOGO DI COMPOSIZIONE

Si può datare la lettera verso l’anno 100, cioè dopo la stesura del vangelo di Giovanni. L’autore scrive da Efeso, luogo dove la tradizione colloca gli ultimi anni della vita dell’apostolo Giovanni dopo il suo ritorno dall’esilio nell’isola di Patmos.

DESTINATARI

Attorno alla dottrina cristologica del quarto vangelo è avvenuta una separazione di un gruppo di cristiani dalla comunità giovannea. L’autore infatti accenna a questi tali che se ne sono allontanati dalla comunità (cfr. 1Gv 2,18-19). Questo fa pensare che siano membri di chiese elencate nell’Apocalisse delle quali Giovanni si sentiva responsabile (cfr. Ap 2,1-3,22) in cui si nota pure la presenza di falsi maestri-profeti. Quindi possiamo dedurre che la lettera è indirizzata alle chiese della provincia di Asia dislocate attorno alla chiesa madre di Efeso.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • Giovanni testimonia Gesù venuto al mondo come uomo pur essendo Verbo incarnato.
  • La parola che dà vita è presente nella testimonianza e nella predicazione degli apostoli.
  • Se Dio è luce, tutti i credenti devono camminare nella luce, altrimenti si è bugiardi.
  • Chi dice di essere senza peccato inganna se stesso e la verità non è in lui.
  • Se confessiamo in nostri peccati, Dio il giusto e federe ci perdona.
  • Gesù è il nostro consolatore, vittima di espiazione dei nostri peccati.
  • Un credente per essere tale deve contribuire all’amore fraterno.
  • L’amore del mondo, inteso come bramosia, avidità e superbia è contro Dio.
  • Falsi maestri sono fuoriusciti dalle comunità e negano il Figlio (Gesù) chi lo fa nega anche il padre.
  • Chi riceve lo Spirito ha la vera conoscenza e non cade nell’errore
  • L’amore di Dio è origine e fondamento della figliolanza dei credenti.
  • Ai discepoli è riservata la sorte del maestro, non essere compresi nel mondo.
  • La trasformazione del credente è attuale e l’ultima venuta di Cristo ne avrà piena manifestazione.
  • Chiunque rimane in Cristo non pecca, chiunque pecca non l’ha conosciuto.
  • Chi non pratica la giustizia e non ama il proprio fratello non è da Dio.
  • L’amore fraterno è fondamentale per definirsi veri credenti.
  •  l’odio verso il fratello equivale all’omicidio.
  • Il credente non deve meravigliarsi se il mondo lo odia.
  • Come Cristo ha dato la vita per noi, anche non dobbiamo dare la vita per i fratelli.
  • Aiutare il fratello nella necessità se si ha le possibilità è amore messo in pratica.
  • Chi ha fede e osserva i comandamenti riceverà da Dio ciò che desidera.
  • Amare il prossimo e credere nel nome di Cristo Gesù, per questo sarete credenti.
  • Ogni spirito che riconosce Gesù venuto nella carne è da Dio.
  • Colui che è in voi. È più grande di colui che è nel mondo.
  • Chi non ama il prossimo non ha conosciuto Dio, perché egli è amore.
  • Dio ci ha amato per primi mandato sua figlio Gesù sulla croce per la nostra salvezza.
  • Se ci amiamo l’unì e gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.
  • Riceve lo Spirito chiunque vuole rimanere in Dio.
  • Chiunque confessa che Gesù è il figlio di Dio e crede nel suo amore rimane in Dio e Dio in lui.
  • L’amore perfetto in Dio non ha paura del giorno del giudizio.
  • Se un credente serve Dio per timore del castigo il suo amore per Dio non è perfetto.
  • Amare Dio perché Lui ci ha amati per primi.
  • Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede.
  • Se amiamo Dio osserviamo i suoi comandamenti che non sono gravosi perché fatti con amore.
  • Chi è stato generato da Dio vince il mondo, la fede profonda ne è il segno.
  • Dio testimonia che Gesù è il Cristo suo figlio attraverso l’acqua ( battesimo Mt 3,16) il sangue ( il suo sacrificio sulla croce) e lo Spirito (con miracoli e prodigi).
  • Se accettiamo la testimonianza degli uomini, quella di Dio è largamente superiore.
  • Chi non crede alla testimonianza di Dio nei confronti di Gesù Cristo fa di Lui un bugiardo.
  • Impossibile raggiungere Dio senza passare per il Figlio
  • Chi crede in Gesù Cristo figlio di Dio e osserva i comandamenti avrà la vita eterna.
  • Se chiediamo a Dio secondo la usa volontà sappiamo di riceverla.
  • Chi vede il proprio fratella commettere peccato non mortale preghi per lui. Dio gli darà la vita.
  • Il peccato che conduce alla morte è di estrema gravità come l’apostasia.
  • Chi è stato generato da Dio non pecca e il maligno non può toccarlo.
  • Il mondo sono coloro che sono sotto il potere del maligno in quanto peccatori.
  • Il figlio di Dio ci ha dato l’intelligenza pe conoscere il vero Dio nel suo figlio Gesù.

Anche se la lettera è composta da soli 5 capitoli è ricca di spunti di riflessioni. Tutti si concentrano su chi è il vero credente e come si deve comportare. Vediamo i punti riassuntivi.

IL VERO CREDENTE:

  • RAPPORTO CON DIO:
  • Deve far parte della Chiesa e non seguire falsi maestri che non seguono ciò che hanno trasmesso gli apostoli
  • Deve riconoscere Gesù Cristo come figlio di Dio e Messia e porta di accesso per il Padre
  • Amare Dio perché lui è amore e ci ha amati per primi e non per timore di una punizione
  • Dio donerà lo Spirito a ogni credente
  • IL MONDO:
  • Sono coloro che sono nel peccato e dominati da Satana
  • Non seguire il mondo
  • Essere consapevoli e pronti che il mondo non capirà i credenti
  • Cristo ha vinto il mondo
  • OSSERVARE I COMANDAMENTI:
  • Praticare la giustizia
  • Respingere il peccato
  • Amare il prossimo concretamente aiutandolo nelle necessità

LETTERA DI GIUDA

La piccola lettera di Giuda composto da un solo capitolo è stata scritta con lo scopo di mettere in guardia tutte le chiese dai falsi maestri che distorcono il messaggio evangelico in modo gnostico. A differenza dei giudaizzanti che volevano imporre legge di Mosè ai pagani convertiti, i falsi maestri che si riferisce sono agli antipodi: visto che la legge è abolita tutto è lecito, esortando opere immorali e negando la divinità di Cristo. Accolta come canonica già dall’anno 200, presenta al suo interno degli accenni a tradizioni apocrife: questo uso di testi apocrifi allora diffusi è legittimo e non indice a riconoscerli come ispirati. Il luogo di provenienza vi sono più ipotesi: in Israele dove Giuda viveva o in Mesopotamia dove avrebbe svolto la sua attività missionaria.

SIMILITUDINE CON LA SECONDA LETTERE DI PIETRO:

Solitamente si pone la data di composizione negli ultimi decenni dell’epoca apostolica, probabilmente prima della Seconda lettera di Pietro. Questo si deduce dal fatto che la lettera di Giuda ha molte similitudini con la Seconda lettera di Pietro. Si pensa che Pietro abbia usato la lettera di Giuda epurandola dalle citazioni apocrife dando maggior risalto e sviluppo alla polemica antipnotica. Un altro argomento a favore è la brevità della lettera di Giuda, usata e ampliata e corretta da Pietro.

AUTORE:

l’autore si presenta come “Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo”. Giuda si presenta quindi come un fratello del Signore distinguendosi dal gruppo apostolico (cfr. Gd 17). Così dicendo l’autore presuppone che sia conosciuto dai suoi lettori in quanto fratello di Giacomo. Ugualmente rimane il problema di stabilire che Giacomo sia, o Giacomo fratello del Signore (cfr. Mc 6,3) capo della chiesa di Gerusalemme o Giacomo apostolo figlio di Alfeo (cfr. Mc 3,18). l’autore sembra apparire un responsabile della Chiesa postapostolica.

DESTINATARI:

Dall’introduzione risulta difficile sapere a chi è indirizzato lo scritto: la prospettiva è uni versale. Il contenuto fa pensare a cristiani convertiti dal giudaismo e dal paganesimo in grado di comprendere sia le citazioni bibliche che le allusioni degli scritti apocrifi giudaici. La comunità è disturbata da falsi maestri che rinnegano il Cristo (cfr. Gd 4) e conducono una vita licenziosa e immorale (cfr. Gd 8.12). Comunque si pensa siano cristiani dell’Asia Minore.

ESEMPI DI CORRUZIONE:

L’autore per sottolineare la gravità della corruzione cita numerosi esempi a scopo di ammonimento. In questo modo il lettore ha più bene chiara la strada che conducono i falsi insegnamenti. Vengono citati scene provenienti dall’antico testamento e da altri testi apocrifi giudaici. Si presume che i lettori conoscessero questi passi.

  1. NUMERI 14,20-35

Il popolo ebraico è uscì dalla schiavitù d’Egitto, ma nel deserto mormorò contro Mosè, non si fidarono di Dio. Egli li punì non facendoli entrare nella terra promessa.  Allo stesso modo, il popolo cristiano è uscito dalla schiavitù della legge, ma alcuni falsi maestri deviando dagli insegnamenti impedisce a chi li ascolta di raggiungere la santità (terra promessa).

  • ANGELI CADUTI

Nonostante fossero angeli e conoscessero pienamente Dio si sono corrotti e Dio li dovette cacciare dal paradiso, nelle tenebre in attesa del giudizio, quello è quello che la corruzione arriva a fare.

  • SODOMA E GOMORRA

Queste antiche città si abbandonarono alla corruzione e a ogni forma di immoralità e seguirono vizi contro natura. Ora subiscono una severa pena nel fuoco eterno. Così anche i falsi maestri infiltrati nella Chiesa, indotti dalle loro passioni, si danno all’immoralità e la insegnano. Contaminando il loro corso, disprezzano il Signore.

  • L’ARCANGELO MICHELE

Secondo l’autore i falsi maestri arrivano ad insultare persino gli angeli. Insultano ciò che ignorano e operano in maniera carnale invece di spirituale. L’autore fa notare che  nell’apocrifo “l’assunzione di Mosè” l’arcangelo Michele che è in contrasto con il diavolo per il corpo di Mosè, invece di insultare il diavolo gli dice: Ti condanni il Signore! Questo è per sottolineare come Michele, seppur considerando il diavolo come nemico, lo rispetta ugualmente, tanto più anche noi dobbiamo rispettare gli angeli di Dio.

  • BAALAM

Si tratta di un profeta pagano nel libro di numeri. In alcuni testi Baalam viene presentato come il mago corrotto che istigò Israele alla fornicazione (Numeri 31,16; Deuteronomio 23,5; Neemia 13,2). In tale prospettiva è simbolo dei falsi profeti, avidi istigatori di inganno. Il richiamo di Baalam è un paragone del fatto che questi falsi profeti, nei banchetti della comunità, che dovrebbe essere un momento sacro, pensano solo a mangiare senza ritegno pensando solo a nutrire se stessi e senza contribuire a uno spirito di solidarietà.

  • METAFORE

L’autore inizia ad evocare una serie di immagini tratte dall’antico testamento per come metafora dei falsi profeti: Nuvole senza pioggia portate via dai venti, alberi di fine stagione senza frutto, onde selvagge del mare che schiumano la loro sporcizia, astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre.

ESORTAZIONE DELLA COMUNITÀ

L’autore esorta le comunità di stare alla larga dai falsi profeti e stare persino lontani dai loro vestiti, contaminati dal loro corpo. I falsi maestri vivono secondo le loro passioni carnali e senza Spirito, sono orgogliosi, provocano divisioni tra le genti e usano l’adulazione  per ottenere seguaci, ma si tratta solo di una forma di manipolazione a scopo di intesse. Gli apostoli del Signore avevano fin dall’inizio messo in guarda da questo tipo di persone. Si esorta a vivere secondo lo Spirito Santo, nell’amore e nella misericordia soprattutto da quelli indecisi cercano di salvarli dal peccato.

LETTERE DI PIETRO

La tradizione antica ci ha trasmesso due lettere di Pietro, molto diverse tra loro sia per lingua, stile e contenuto. Quindi fin dall’inizio si è posto il problema della loro origine. La prima lettera fu subito unanimemente accolta come canonica e attribuita all’apostolo Pietro, mentre la seconda lettera fu oggetto di dubbi prima di essere accettata da tutti nel canone delle Scritture.

LA PRIMA  LETTERA DI PIETRO:

La lettera si presenta come una lettera scritta da “Pietro, apostolo di Gesù Cristo…” (cfr. 1Pt 1,1). In 5,1 l’autore si definisce come corresponsabile dei presbiteri o anziani, i quali esorta, e soprattutto “testimone delle sofferenze di Cristo”, incaricato di pascere il gregge di Gesù (cfr. 1Pt 5,1-4), proprio come risulta dal vangelo di Giovanni 21,15-17. Nei saluti finali, in 5,12-13, l’autore ci informa che scrive per mezzo di un certo Silvano, “fratello fedele” e che a suo lato vi è Marco, chiamato metaforicamente “figlio mio”. Silvano potrebbe essere Sila, originario di Gerusalemme che accompagnò Paolo nel secondo e terzo viaggio missionario. La presenza di Silvano spiegherebbe l’uso del greco classico letterario della lettera: una lingua troppo perfetta per un pescatore di Galilea abituato a parlare aramaico. Egli sarebbe stato non solo un amanuense, ma avrebbe composto lo scritto avendo ricevuto da Pietro le idee da comunicare. Marco, secondo la tradizione, fu un discepolo affezionato a Pietro e anche il suo inter prete. Egli era figlio di Maria, donna ricca di Gerusalemme che aveva messo a disposizione della chiesa la sua casa a cui si diresse Pietro dopo la sua liberazione miracolosa dal carcere (descritta in At 12).

LUOGO DI COMPOSIZIONE

I saluti finali contengono anche una indicazione circa il luogo di composizione: Babilonia (cfr. 1Pt 5,13). Babilonia fu la città presa come simbolo di esilio e sofferenza e quindi usata per indicare la città che a quel tempo non faceva altro che opprimere il popolo di Israele e i cristiani: Roma. Anche in Apocalisse (cfr. Ap 14,8; 16,19) Roma è chiamata simbolicamente Babilonia e la stessa tradizione antica conferma la presenza di Pietro a Roma con Marco come interprete. La data di composizione quindi si presume precedente il martirio di Pietro, cioè prima del 64-67.

DESTINATARI

L’intestazione della lettera indica come destinatari “i fedeli dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia” (cfr. 1Pt 1,1). Si tratta di cinque regioni dell’Asia Minore che furono il campo di apostolato di Paolo e di Sila (Silvano). Non si sa se queste comunità fossero state visitate da Pietro, ma egli si sente responsabile di tutte le chiese. L’ordine seguito indica forse l’ordine del corriere nella distribuzione della lettera. I cristiani a cui Pietro si rivolge sono in maggior parte convertiti dal paganesimo (cfr. 1Pt 1,4.18), appartenenti a diverse categorie sociali (cfr. 1Pt 2,13-25; il termine “ignoranza” indica una tipica caratteristica del paganesimo secondo l’Antico Testamento).

CONTENUTO

Secondo la struttura della lettera, essa appare una vera e propria lettera con un indirizzo (cfr. 1Pt 1,1-2), un corpo (cfr. 1Pt 1,3-5,11) e una conclusione con i saluti (cfr. 1Pt 5,12-14). È uno scritto che contiene numerose esortazioni morali a vivere la vita cristiana in modo coerente, accompagnate da riflessioni dottrinali con il compito di illuminarne le motivazioni.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • Esortazione a vivere una fede autentica superando ogni afflizione
  • Vivere una vita santa essendo consapevoli dell’opera che ha compiuto Cristo per noi
  • I credenti chiamati ad essere un sacerdozio del popolo di Dio mediante una buona testimonianza di vita.
  • Rispettare civilmente il proprio ruolo nella società
  • Le mogli dei mariti non credenti sono chiamate alla santità per essere di buona testimonianza davanti ai loro mariti
  • Chiamati alla santità ( umiltà, misericordia e fratellanza) per ereditare la benedizione
  • Cristo libera da ogni paura e da ragione a ogni speranza con dolcezza e rispetto
  • Cristo soffrì una volta e per sempre, giusto per l’ingiusti. Siede alla destra di Dio.
  • Incoraggia uno stile di vita spirituale, non dedito a seguire passoni carnali.
  • La carità e il servizio verso il prossimo copre molti peccati.
  • Ognuno sia pronto a ogni persecuzione sapendo di essere nel giusto e dare gloria a Dio.
  • Gli anziani siano dei buoni e giusti pastori per l’intera comunità. I giovani siano sottomessi a loro.
  • Dio ha cura del credente che si umilia a lui, resiste al diavolo e sopporta ogni sofferenza.

STRUTTURA:

Indirizzo: 1,1-2

               • la lettera è indirizzata ai fedeli della diaspora (cioè dispersi tra le nazioni)

                • si nomina il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ognuno con il suo proprio ruolo specifico

 Corpo della lettera: 1,3-5,11

                1- Ruolo dei cristiani in questa situazione della diaspora: 1,3-2,10

                              • inizia con un inno trinitario-esortativo: 1,3-12

                               • distingue due aspetti del sacerdozio comune dei cristiani:

                                                            – la comunità che rende a Dio un culto spirituale: 1,13-2,8

                                                            – il suo esercizio in mezzo alle nazioni: 2,9-10

                2- Duplice esortazione a vivere questo culto: 2,11-5,11

                               • il culto in mezzo alle nazioni: 2,11-4,10-

                                                            diverse situazioni dei cristiani;

                                                             dossologia  finale:4,11

                               • il culto all’interno della comunità: 4,12-5,10 –

                                                            dossologia finale: 5,11

 Conclusione e saluti: 5,12-14

LA SECONDA  LETTERA DI PIETRO:

Nei primi quattro secoli la lettera era ignorata dalle chiese occidentali e orientali. Oggi la sua canonicità non è più messa in dubbio da nessuno, ma vi è dubbio sull’origine petrina dello scritto. Coloro che sostengono l’origine petrina dello scritto si appellano alla presentazione che l’autore fa di se stesso “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo” (cfr. 2 Pt 1,1) atte stando di essere stato testimone della trasfigurazione (cfr. 2 Pt 1,16-18). Afferma inoltre di scrivere per la seconda volta, alludendo alla prima (cfr. 2 Pt 3,1) e nomina Paolo chiamandolo “fratello amatissimo” (cfr. 2 Pt 3,15). Ciò che colpisce è la vicinanza tematica con la lettera di Giuda che, secondo alcuni, la Seconda lettera di Pietro utilizza e corregge, l’allusione ai padri che già da tempo sono morti (cfr. 2 Pt 3,4) e la negazione della imminente parusia che in 1Pt 4,7 dava come imminente. Queste differenze stilistiche (vocabolario un poco ricercato con stile semitico semplice) e di contenuto con la Prima lettera di Pietro si possono spiegare con il fatto che Pietro probabilmente ha usato un redattore-segretario diverso da Silvano. Egli avrebbe redatto la lettera sotto forma di omelia, somigliante ad un testamento spirituale dell’apostolo prossimo alla morte (cfr. 2 Pt 1,14).

DATA E LUOGO DI COMPOSIZIONE:

Circa il luogo di provenienza, molti hanno pensato a Roma, da dove è partita la prima lettera (cfr. 1Pt 5,13) dove Pietro visse gli ultimi anni della sua vita e lasciò discepoli depositari del suo insegnamento. Per il tempo si hanno diverse proposte a seconda delle ipotesi circa l’autore. Se Pietro è stato l’autore, servendosi di un segretario-redattore, la data di composizione è compresa tra il 64 e il 67, poco prima del martirio.

DESTINATARI:

Dai dati che ricaviamo dalla lettera possiamo risalire ai destinatari. Dopo una introduzione generica (cfr. 2 Pt 1,1), in 3,1 si evince che i destinatari siano gli stessi della prima lettera in quanto si afferma che “è la seconda volta che vi scrivo”. Il contenuto della lettera però ci orienta più verso giudei ellenisti e pagani convertiti che conoscono la lettera tura apocalittica giudaica (cfr. 2 Pt 2,4-10) sollecitati da falsi dottori a ritornare al pagane simo (cfr. 2 Pt 2,18-22).

CONTENUTO:

Pure in questa seconda lettera vi è una serie di esortazioni morali difficili da ordinare secondo uno schema logico. L’autore vuole confermare i cristiani nella fede contro i falsi dottori che insegnano l’immoralità e negano la parusia. Crescere nella conoscenza di Gesù Cristo: questo è il desiderio dell’autore espresso all’inizio e alla fine della lettera (cfr. 2 Pt 1,2; 3,18).

NOTE CARATTERISTICHE:

  • La potenza divina ci fornisce tutto quello che abbiamo bisogna per vivere una vita santa
  • I doni di Dio: Partendo dalla fede si ottiene virtù, conoscenza, temperanza, pazienza, pietà, amore fraterno e al culmine la carità.
  • Rendere più salda la vostra chiamata.
  • La testimonianza di Pietro nell’esperienza evangelica della trasfigurazione
  • Lo Spirito Santo ha ispirato le profezie che si sono adempiute in Cristo Gesù.
  • Dio giudicherà i malvagi e i falsi profeti, ma sa liberare dalla prova chi è devoto.
  • i falsi dottori che insegnano l’immoralità basandosi su un falso concetto di libertà.
  • Contro quelli che negano la parusia. Ma essa verrà come un ladro e ci saranno nuovi cieli, nuova terra.

STRUTTURA:

• introduzione e saluti: 1,1-2

 • esortazione alla crescita nella fede: 1,3-21

 • precauzioni contro i falsi maestri: 2,1-3,16

 • epilogo: 3,17-18

DIFFERENZE TRA LA PRIMA E LA SECONDA LETTERA DI PIETRO:

La prima:

  • La lettera è molto più lunga e ricca di contenuti
  • contiene molti insegnamenti comunitari
  • contiene una esortazione alla santità

La seconda:

  • La seconda lettera contiene una esortazione nel rendere la fede più salda
  • Solo la seconda parla dei farsi profeti e i castighi di Dio
  • Solo la seconda si parla della Parusia
  • Solo la seconda abbiamo il racconto della testimonianza di Pietro della trasfigurazione

LETTERA DI GIACOMO

La lettera di giacomo fa parte della categoria delle lettere cattoliche, ovvero universali; Non indirizzate unicamente a una sola Chiesa ma un messaggio generalizzato a tutti i cristiani del mondo greco-romano. La lettera anche se breve, solo 4 capitoli è scritta in un linguaggio chiaro ed è ricca di contenuti e spinti di riflessione.

AUTORE:

L’autore viene identificato comunemente con quel Giacomo, fratello del Signore, capo della chiesa di Gerusalemme (cfr. At 12,17; 15,13-21; 21,18-26; 1Cor 15,7; Gal 1,19; 2,9.12), ucciso per mano dei giudei verso l’anno 62. Egli sarebbe Giacomo il minore, figlio di Maria di Cleofa, fratello di Joses (cfr. Mc 15,40), nativo di Nazaret (cfr. Mc 6,3). Proprio per la sua parentela con Gesù (fratello è da intendersi come parente stretto) godette di grande autorità e prestigio nella chiesa apostolica tanto da dirigerla dopo la partenza di Pietro e da Paolo stesso considerato una colonna della chiesa. È quindi distinto dall’a postolo Giacomo, detto il maggiore, fratello di Giovanni, martirizzato nel 44 per mano di Erode (cfr. At 12,2) e con molta probabilità non è l’apostolo Giacomo di Alfeo.

CONTENUTO:

Il contenuto rilette bene una conoscenza delle Scritture e i ragionamenti sono tipici del mondo giudaico, una mentalità concreta, preoccupata di inculcare la pratica delle opere per dimostrare la fede. L’autore ha come obbiettivo anche di rafforzare l’unità interne delle chiese, composte da persone di diverso ceto sociale, i poveri e gli schiavi non dovevano essere trattati diversamente dagli altri, perché Dio non giudica come i parametri del mondo. Troviamo quindi diversi insegnamenti di tipo morale spiegati in maniera chiara con relativi esempi. Non mancano anche il rapporto con Dio, l’efficacia della preghiera, la lotto contro le tentazioni. In Giacomo è presente una spiegazione sul rapporto tra fede e opere: la fede non deve essere teorica o astratta, ma deve concretizzarsi in opere evitando la doppiezza della vita religiosa. Si deve decidere, infatti, o per Dio o per il mondo.

PAOLO SV GIACOMO:

Alcuni vedono la lettera di Giacomo in contraddizione con il pensiero di Paolo. Assolutamente  non sono in contradizione con gli scritti di Paolo, dove insegna la salvezza per fede. Quando Paolo parla di “opere” intende le opere che compivano i giudei nella legge di Mosè, quindi la circoncisione, le abluzioni, i sacrifici animali, i cibi impuri… Questo perché avevano come scopo di contrastare i giudaizzanti che volevano imporre pratiche giudaiche ai nuovi credenti. Paolo ha sempre ribadito che i cristiani devono avere gli stessi sentimenti di Gesù Cristo (filippesi 2,5) e favorire all’interno delle comunità un clima di carità e fraternita che si dimostra in opere. Giacomo invece non sminuisce l’importanza della fede, ma dice solo che una fede puramente intellettuale non serve a nulla, deve essere dimostrata con le opere. Sia Paolo che Giacomo vano dei parallelismo con Abramo, ma sotto punti di vista diversi che uniti tra di loro si completano. Paolo sottolinea come Abramo non è stato giustificato per le opere delle legge di Mosè, che non esisteva ancora,  Ma è stato giustificato per fede: Per aver creduto alla promessa di Dio che avrebbe avuto una vasta discendenza e quindi per essersi fidato di Dio anche senza comprendere pienamente il disegno divino. Giacomo invece sottolinea il lato della opere: Abramo fu giustificato per le sue opere, aver messo in pratica il comando di Dio di sacrificare Isacco anche se viene fermato da Dio. La fede di Abramo agiva insieme alle opere e per le opere la fede divenne perfetta. Quindi in conclusione bisogna avere fiducia in Dio e compiere le opere sue.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • Le prove producono pazienza, elemento importante nella crescita spirituale.
  • Dio dona la sapienza a chi la chiede con fede.
  • Chi chiede a Dio senza fede, con esitazione e indecisione non riceve nulla da Dio.
  • Ribaltamento delle posizioni sociali. I poveri si sentano ricchi e i ricchi come poveri.
  • Dio premia chi resiste alla tentazione.
  • L’uomo viene tentato dalla sua concupiscenza e non da Dio.
  • I credenti sono segno anticipato della salvezza di tutta la sua creazione.
  • Ascoltare la parola e metterla in pratica affinché possa portarti alla salvezza.
  • Conoscere la parola e non metterla in pratica è inutile.
  • Mettere in pratica la parola significa anche purificarsi dal peccato e fare buone opere
  • La legge perfetta è quella della libertà (Spirito Santo).
  • Non fare discriminazioni tra ricchi e poveri.
  • I ricchi siano anche disposti a servire ed essere umili.
  • Chi osserva tutta la legge, ma ne tra gradisce  una parte è colpevole su tutti i punti.
  • Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha avuto misericordia.
  • Una fede puramente intellettuale e senza opere è totalmente inutile.
  • In un credente le opere buone sono segno di una buona fede.
  • Abramo fu giustificato anche per le opere in relazione alla fede.
  • Raab fu giustificata per le opere, diede ospitalità agli esportatori nel libro di Giosuè.
  • I maestri avranno un giudizio più severo.
  • L’importanza di tenere la lingua sotto controllo.
  • Attenzione ai peccati che vengono dal parlare, da lì si può anche capire lo stato dell’anima.
  • La sapienza di Dio porta: Pace, mitezza, misericordi, imparzialità, sincerità, opere buone
  • La Sapienza di Dio ti fa comprendere la necessità di  arrendersi a Dio.
  • La sapienza puramente umana porta: Gelosia, spirito di contesa e diavolerie
  • L’origine della discordia deriva dalle passioni edonistiche, la ricerca del proprio benessere…
  • Prega per chiedere a Dio, ma non per soddisfare il proprio egoismo, Dio non lo concederà.
  • L’amore per il mondo (materialismo, egoismo, impurità …) è inimicizia verso Dio.
  • L’umiltà è da Dio, la superbia è dal diavolo.
  • Per resistere alle tentazioni: Sottomissione a Dio e resistenza al diavolo.
  • Se ti avvicini a Dio, Lui ti viene in contro.
  • La purificazione spirituale passa dal pentimento dei nostri peccati.
  • Non parlare male degli altri e non giudicarli, solo Dio può giudicare.
  • Le ricchezze non facciano diventare arroganti e materialisti, Dio sempre al primo posto.
  • Chi può donare e non dona commette peccato.
  • Dio farà giustizia nei confronti degli sfruttatori e i persecutori dei giusti.
  • I ricchi devo fare attenzione a riporre la fede sulle ricchezze invece che a Dio
  • Essere costanti e pazienti come lo fu Giobbe.
  • Monito a non giurare.
  • Chi è nel dolore preghi, chi nella gioia canti inni al Signore.
  • I presbiteri ungano i malati con olio e preghino con fede.
  • Confessare i peccati e pregare per i malati.
  • La preghiera forforosa del giusto è molto potente, Elia come esempio.
  • Chi converte o riconduce un peccatore a Dio, gli saranno coperti molti peccati.

STRUTTURA:

Corpo epistolare: 1,2-5,20

          • la sofferenza: 1,2-12

          • la tentazione: 1,12-18

          • l’ascolto della Parola di Dio: 1,19-27

          • la cura dei poveri: 2,1-13

          • le opere della fede: 2,14-26

          • forza e limiti della parola dell’uomo: 3,1-12

          • vera e falsa sapienza: 3,13-4,12

          • illusione della ricchezza: 4,13-5,6

          • attesa della venuta del Signore: 5,7-11

 Conclusione e esortazioni finali: 5,12-20