UNA COMUNITÀ FRATERNA
- Fratelli
Una caratteristica della comunità cristiana degli Atti è la presenza della parola “fratelli”. Ciò ha due significati:
- in primo luogo si usa secondo la consuetudine ebraica di parentela (cfr. At 1,4);
- in secondo luogo si usa il termine fratello per indicare una relazione nata dalla fede (cfr. At 1,15-16; 15,13; 21,17)
Questo secondo uso riecheggia le parole di Gesù: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). La fede nella resurrezione, la preghiera in comune, la condivisione fanno scoprire ai primi discepoli una relazione di fraternità, tipica dei discepoli di Gesù. E questo è sigillato dalla venuta dello Spirito. Pietro dirà ai suoi ascoltatori: “Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente…” (At 2,29) e questi, compunti, rispondono agli apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37).
- Condizioni di appartenenza alla comunità
- La fede nella resurrezione di Gesù
L’essenza, infatti, del messaggio apostolico è che Cristo è risorto e di ciò si è testimoni. La predicazione fondamentale degli apostoli è il kerygma, cioè l’annuncio forte e gioioso che Dio ha risuscitato Gesù, colui che fu crocifisso. Questo è il punto centrale della fede. Degni di nota sono i discorsi kerygmatici, 5 di Pietro (cfr. At 2,14-39; 3,12-26; 4,8-20; 5,29-32; 10,34-43) e 2 di Paolo (cfr. At 13,16-41 e 1 Cor 15,3-9 – questo testo è il testo più antico che narra la morte e la resurrezione di Gesù) a cui si aggiunge ciò che Gesù risorto dice di se stesso ai discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35). Essi sono la sintesi della predicazione primitiva: Gesù morto per noi (cfr. 1 Cor 15,3), risorto per la benedizione (cfr. At 3,26), glorificato per la conversione e il perdono (cfr. At 5,31), noi ne siamo testimoni (cfr. At 2,32). “Gesù nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rm 4,24-25) è il riassunto del messaggio che Paolo annuncerà.
- Fede-conversione
Il battesimo e l’accoglienza del dono dello Spirito sono ciò che gli apostoli chiedono in risposta al loro annuncio. Gesù aveva inviato i suoi a proclamare nel suo nome a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati (cfr. Lc 24,47). Coloro che si convertono saranno battezzati (cfr. Mt 28,19). Così nel giorno di Pentecoste alla domanda circa cosa dovevano fare coloro che erano stati toccati dal messaggio, Pietro risponde: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo” (cfr. At 2,37-38). Così in At 16 il carceriere della città di Filippi si rivolge a Paolo e Sila con le stesse parole: “Cosa devo fare per essere salvato?”; “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia.”
- Vita interna della comunità
Nel libro degli Atti, specialmente all’inizio troviamo delle sintesi della vita della comunità dei discepoli: 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16. Nell’esposizione Luca usa un ordine:
• insegnamento degli apostoli;
• unione fraterna e condivisione;
• frazione del pane;
• preghiera comune;
il tutto in un clima di intensa comunitaria e unita. È la descrizione di una comunità perfetta. Ma ciò non deve trarre in inganno perché subito troviamo difficoltà interne come ad esempio in At 5,1-11; 6,1-2; 11,2-3; 15,1-6; 15,36-39; Gal 2,11-14; 1 Cor 11,17-22; per citare solo alcuni esempi.- 7 Luca scrive per le necessità delle comunità e propone un ideale a cui costantemente ci si possa riferire. Questo non toglie la storicità della descrizione, ma deve essere letta nell’ottica dell’autore: scrivere una storia teologica.
Troviamo inoltre alcune caratteristiche tipiche:
• la presenza sensibile della gioia (cfr. At 2,13.46; 5,41; 11,23; 15,31);
• la fede nello Spirito Santo: avevano una relazione esperienziale con lo Spirito Santo che li guidava (cfr. At 8,39; 10,19; 13,2; 16,10; 20,22; 23,11; 1 Tm 1,18; 1 Tm 4,14);
• La direzione dello Spirito era ciò che caratterizzava l’azione pastorale della comunità, il suo sapersi aprire ai doni carismatici nella sottomissione comune alla sua azione.
• il coraggio nel dare testimonianza, anche di fronte alle opposizioni (cfr. At 4,13.29.31; 28,31).
Il libro degli Atti termina con una sintesi perfetta dello stile della prima comunità cristiana: “…annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento” (At 28,31). Il potere di Dio diventa realtà solo quando gli uomini sanno assieme sottomettersi docilmente alla guida e all’azione dello Spirito di Gesù e imparano a vivere nel suo nome