INNI CRISTOLOGICI

In questo articolo metteremo a confronto gli anni cristologici contenuti nella brevi lettere in colossesi, filippesi ed efesini. Andremo ad approfondire questi inni presenti nella Chiesa primitiva, che per quanto brevi sono ricchi di contenuti e spunti di riflessione, mostrano una serie di attributi rivolti a Gesù Cristo che hanno contribuito ad evidenziare la divinità di Cristo, già molto chiara anche ai primi cristiani.

INNO IN COLOSSESI

È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,

per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.

Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,

perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza

e che per mezzo di lui e in vista di lui  siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

NOTE CARATTERISTICHE:

  •  Volontà di salvezza del Padre attraverso la redenzione per opera del Figlio
  • Cristo preesistente: immagine del Dio invisibile
  • Cristo capo del corpo che è la Chiesa
  • Signoria cosmica: primato su tutte le cose,  il primogenito della creazione, ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui.
  • Cristo: luogo della pienezza e unico Mediatore tra Dio e il mondo

INNO IN FILIPPESI

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio

l’essere come Dio, ma svuotò se stesso

assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,

e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • Natura divina di Gesù
  • “svuotamento” di se stesso per assumere condizione umana
  • Gesù obbediente al Padre fino alla croce
  • Esaltazione e signoria universale

INNO IN EFESINI

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo

per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,

predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo,

secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia,

di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue,

abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

facendoci conoscere il mistero della sua volontà,

secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi:

ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra.

In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui

che tutto opera secondo la sua volontà a essere lode della sua gloria,

noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi,

dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza,

e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,

il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione

di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

NOTE CARATTERISTICHE:

  • Benedizione di Cristo e del Padre, fonte di ogni benedizione
  • Cristo ci ha scelti e predestinati per essere suoi figli
  • Redenzione per mezzo della croce
  • Figliolanza divina, Gesù è il modello
  • Dio rivela ai suoi figli la sua volontà
  • I pagani e giudei sono uniti in Cristo in un unico popolo che condivide una eredità
  • Esaltazione di Cristo signoria cosmica capo della Chiesa – suo corpo
  • Chi crede riceve la Spirito Santo caparra della nostra eredità

LETTERA AGLI EBREI

AUTORE:

La tradizione attribuiva lo scritto a Paolo, forse grazie al testo Eb 13,23 dove si danno notizie di Timoteo, stretto collaboratore di Paolo. Si è pensato che solo Paolo poteva parlare in questi termini, così come i saluti in 13,24. Manca però l’intestazione dove Paolo si presentava apponendo il proprio nome. Questo fa pensare che la lettera, pur avendo un’influenza paolina non andrebbe attribuito solo a lui.  Il nome di Apollo è quello che trova più consensi tra gli studiosi circa l’attribuzione della lettera. Negli Atti 18,24-28, Apollo è descritto come un giudeo cristiano di Alessandria, missionario ad Efeso, esperto nelle Scritture, uomo colto ed oratore efficace. Era molto stimato da essere messo sullo stesso piano di Paolo e Cefa, (cfr. 1Cor 1,12; 3,5-9). anche se poco conosciuto per la mancanza di sue lettere nel canone biblico. Il suo legame con Paolo potrebbe spiegare l’influenza dei concetti paolini. Chiunque fosse, per lo stile raffinato usato nella lettera, l’autore era un uomo di cultura, conoscitore della cultura ellenica e delle sacre scritture.

LUOGO E DATA DI COMPOSIONE:

Lo scritto, secondo Eb 13,24, dovrebbe essere stato scritto a Roma e questo concorderebbe con 2 Tm 4,9.12 e Eb 13,23 che indicano Timoteo a Roma. Questa conclusione sarebbe problematica se l’autore fosse Apollo in quanto sembra improbabile una sua presenza in Italia. Ma anche su questa interpretazione non vi è chiarezza. Circa la data, si può mettere un limite: l’anno 95 in quanto lo scritto fu usato da Clemente Romano proprio in quella data. È comune pensare che la lettera fu composta prima del 70, anno che segna la distruzione del tempio di Gerusalemme. Infatti l’autore sembra riferirsi nello scritto alla liturgia ancora in atto nel tempio che confronta con il sacrificio e il sacerdozio di Cristo. Lo scritto esorta i cristiani a perseverare anche nei momenti duri che verranno (cfr. Eb 10,35-39) e anche se il culto giudaico dovesse terminare, ormai vi è il culto cristiano che lo ha sostituito. Ora vi è Gesù, Sommo Sacerdote che officia nel tempio celeste (cfr. Eb 8,1-2; 9,11-12; 10,19-23).

SCOPO DELLA LETTERA:

Esso vuole essere una parola di esortazione alla perseveranza nella fede in Gesù rivolta ai giudei convertiti, che soffrono e che l’oratore ben conosce. In primo luogo si vuole sostenere i cristiani sotto prova e tentati di scoraggiamento (cfr. Eb 12,12) dopo che hanno rinunciato alla religione giudea. Questi giudei hanno perso l’appoggio dei loro connazionali e si trovano a volte abbandonati (cfr. Eb 10,25) con una insicurezza crescente con per di più la prospettiva del martirio (cfr. Eb 12,4). Per questo possono soffrire di scoraggiamento tale da diventare duri nel capire (cfr. Eb 5,11). Per questo l’autore li incoraggia con parole di esortazione (cfr. Eb 13,22). Per far rinascere l’entusiasmo a questi credenti, l’autore pone davanti ai loro occhi la persona e l’opera di Gesù, unirsi alla Chiesa di Cristo, partecipare ai suoi riti e per aggregarsi alla comunità cristiana che confessa Gesù come Messia e Signore, nuovo ed eterno Sommo Sacerdote.  L’efficacia della sua mediazione che ci rassicura circa le realtà che non vediamo, bisognosi di recuperare la pienezza e il fervore della fede.  Si pensa che i destinatari fossero giudei non solo per il nome con il quale l’autore si rivolge chiamandoli “fratelli”, ma specialmente perché lo scritto contiene un continuo richiamo di testi e di riti appartenenti all’Antico Testamento e alla religiosità giudaica. Solo dei cristiani provenienti dal giudaismo potevano capire questi riferimenti.

CONTENUTO:

  1. Esordio (cfr. Eb 1,1-2,16)

Inizia con una sintesi cristologica: Gesù è la parola ultima e definitiva di Dio, superiore agli angeli e a Mosè, fratello degli uomini con l’incarnazione e la sofferenza. Quindi passa ad esortare all’ascolto della parola giunta a noi attraverso Gesù e confermata da segni e dai doni dello Spirito

  • Presentazione del sacerdozio di Cristo

Vengono descritte le qualifiche sacerdotali di Gesù, Sommo Sacerdote: misericordia e fedeltà in forza della sua incarnazione e della sua obbedienza. Segue poi un’esortazione a non cadere nell’incredulità come gli immaturi, ma a rafforzare la speranza nella mediazione di Gesù e quindi la perseveranza nella fede

  • Novità del sacerdozio di Cristo

Gesù è Sommo Sacerdote non alla maniera di Aronne, ma alla maniera di Melchisedek. La figliolanza divina è fondamento dei questa novità e quindi viene abrogato l’antico sacerdozio levitico per uno perfetto ed eterno. È la nuova alleanza che Gesù esercita essendo seduto alla destra del Padre come ministro del santuario celeste. Il sacrificio di Cristo diventa il vero sacrificio fatto una volta per sempre per la sua volontaria offerta di sè, offerta senza peccato rendendo perfetti per sempre quelli che vengono santificati. L’antico culto diventa quindi ombra di quello vero inaugurato da Gesù. Segue quindi l’esortazione alla fiducia ad accostarci con cuore sincero al trono di Dio e alla perseveranza. È un invito al coraggio a perseverare nelle prove ricordando i primi giorni del cammino cristiano in cui hanno sostenuto una grande e penosa lotta accolta con gioia.

  • Esempio di fede dei padri e l’imitazione di Gesù

Viene descritto un esempio molto suggestivo di esempio di fede dei padri che, grazie alla loro fede, vinsero ogni difficoltà. Quindi noi siamo in una situazione migliore perché abbiamo creduto in Cristo, mentre loro aspettavano i beni promessi senza conseguirli. Per questo perseveriamo nel cammino di fede. Nella strada stretta e difficile segnata dal Cristo serve resistenza e coraggio. Infine l’autore indica alcuni orientamenti di comportamento pratico: cercare la pace con tutti, la santificazione personale, la vigilanza, la cura degli altri e dare il buon esempio a tutti.

  • Conclusione

Sembra essere un biglietto di accompagnamento della trascrizione dell’omelia. Raccomanda di perseverare nell’amore fraterno, di ricordarsi dei capi e di imitarne la condotta, di imitare Cristo nella sofferenza, di essere generosi, sottomessi volentieri ai responsabili della comunità e di pregare per l’autore dello scritto. Termina con l’esortazione ad accogliere questa parola di esortazione, con la notizia della liberazione di Timoteo, con i saluti dell’anonimo autore ai capi, ai santi e con i saluti di tutti i fratelli dell’Italia.

CARATTERISTICHE DI GESÚ ELLA LETTERA AGLI EBREI:

  • Superiore agli angeli (1,5,14)
  • Venuto sulla terra poco inferiore agli angeli, coronato di gloria per la sua morte e resurrezione per la salvezza dell’uomo (2,9)
  • Gesù, nostro fratello per la partecipazione di Cristo alla natura umana (2,11-14)
  • Mediatore tra Dio e l’uomo affinché l’uomo sia riconciliato con Dio (2,17-18)
  • Superiore a Mosè (3,2-6)
  • La fede in Cristo offre riposo (4,1-11)
  • Gesù vero sommo sacerdote compassionevole sotto l’ordine di Melkisedek (5,5-10)
  • Sacerdozio di Cristo superiore a quello levitico, perenne e perfetto. (7,11-28)
  • Cristo realizza la promessa della nuova alleanza descritta in (Ger 31,31-34). (8,8-13)
  • Cristo entra nel santuario celeste e offra a Dio il suo sangue (8,1-7)
  • Sacrificio di Cristo efficace e perenne; superiore ai sacrifici animali (10,1,18)

LETTERE PASTORALI

Paolo scrisse 3 lettere dette ”pastorali” in quanto non destinate alle Chiese, ma recapitate ai suoi discepoli più vicini e affezionati, scelti di Paolo come responsabili di alcune comunità dal lui fondate. Vediamo dunque di conosce questi 2 discepoli:

TIMOTEO

Timoteo era originario di Listra di Licaonia nel sud dell’Asia Minore, figlio di padre pagano (cfr. At 16,1) e madre giudeo-cristiana (cfr. 2 Tm 1,5). Paolo lo conobbe a Listra durante il suo secondo viaggio missionario come un cristiano stimato dai fratelli e, pur essendo di giovane età, lo prese con sé come collaboratore. Lo fece quindi circoncidere a causa dei giudei (cfr. At 16,1-3). Da allora Timoteo accompagnerà Paolo nella maggior parte dei suoi viaggi al quale affiderà missioni importanti (cfr. At 19,22; 1Cor 1,17; 1Tm 1,3) a cui rispose con successo. Timoteo era responsabile della comunità di Efeso. È al suo fianco quando questi scrive alcune lettere (cfr. 1Ts 1,1; 2 Ts 1,1; Rm 16,21; 2 Cor 1,1; Fil 1,1; Col 1,1; Fm 1). Paolo proverà per Timoteo un sincero affetto come lui stesso scrive in 2 Tm 1,3-4 della nostalgia che prova per la sua assenza.

TITO

Tito non è mai nominato negli Atti, il suo nome ricorre 13 volte negli scritti paolini. Pagano di nascita, abbracciò la fede cristiana senza doversi circoncidere (cfr. Gal 2,1-5). Durante le difficoltà con la comunità di Corinto realizzò un difficile lavoro di riconciliazione (cfr. 2 Cor 7,6-16). Incaricato della colletta per i cristiani di Gerusalemme (cfr. 2 Cor 8,6), si mostrò degno della fiducia di Paolo (cfr. 2 Cor 17-18). Secondo Tt 1,5 fu inviato da Paolo a Creta per organizzare la chiesa nascente in quell’isola.

PRIMA LETTERA A TIMOTEO

Il luogo preciso da cui Paolo scrive è difficile determinarlo; sappiamo solo che egli ha lasciato da poco Efeso e ha pregato Timoteo di restarvi per il governo ordinario di quella comunità. È arrivato in Macedonia per visitare quelle comunità e forse da qui egli scrive la lettera (cfr. 1Tm 1,3). Il tempo può essere collocato tra il 65 e il 66, quando l’apostolo, dopo la liberazione dalla prima prigionia romana (61-63), ha potuto riprendere i suoi viaggi per visitare le chiese dell’oriente a lui tanto care. In questa lettera Paolo incoraggia Timoteo a lottare contro i giudaizzanti e lo esorta a organizzare il culto e a consacrare vescovi-presbiteri e diaconi.

NOTE CARATTERISTICHE

  • Monito di Paolo a Timoteo di impedire vani e insensati insegnamenti di stampo giudaico.
  • La legge è giusta e serve come monito per i peccatori. Chi ha un cuore puro non ne ha bisogno.
  • Paolo, un tempo terribile peccatore è ora un esempio per tutti della grazia e misericordia di Dio.
  • Monito di Paolo di conservare la fede e la conoscenza a differenza di altri che si sono allontanati.
  • Pregare anche per i re e i governanti affinché mantengano la pace .
  • Dio vuole che tutti giungano alla conoscenza della verità.
  • Uno solo è Dio e Gesù Cristo unico mediatore poiché ha data se stesso in riscatto per tutti.
  • Che ci sia pace nella comunità, senza collere, rancori e polemiche. Si prega con mani pure.
  • Le donne curino la loro purezza spirituale e santità, anche con buone opere  piuttosto dell’esteriorità.
  • La maternità è la vocazione fondamentale per la donna, insieme alla fede, carità e saggezza.
  • I vescovi siano: Sobri, monogami con figli disciplinati, prudenti, dignitosi, ospitali, buoni insegnanti, non violenti, ma benevoli, stimati da tutti, non attaccati al denaro e non convertiti da poco.
  • I diaconi siano: Sobri, degni, sinceri, non avidi, fedeli con pura coscienza e sottoposti a prova.
  • La Chiesa è la casa di Dio, garanzia che si vivi e predichi il vangelo di Gesù Cristo in spirito di fraternità.
  • Inno cristologico: Cristo viene in forma umana, asceso in cielo, riconosciuto dalla Spirito, adornato dagli angeli e annunciato al mondo.
  • Paolo mette in guardia dai falsi dottori che insegnano dottrine diaboliche.
  • Esortazione a Timoteo a insegnare e vivere una vita santa ed esemplare in fede, purezza, carità.
  • Trattamento caritatevole con tutti: esortare gli anziani/e come padri/madri e i giovani come fratelli.
  • I figli devono prendersi cura dei genitori, cosa gradita a Dio.
  • Le vedove senza figli si consacrino al Signore in orazione, preghiera e servizio comunitario
  • Le vedove anziane siano stimate per le buone opere: Ospitalità, soccorso ecc..
  • Le vedove giovani non abbiano un servizio comunitario come le anziane, ma siano libere di risposarsi.
  • Se una donna ha con se delle vedove, possa la donna provvedere per lei.
  • I presbiteri sono impegnati nella predicazione e nella catechesi. Hanno diritto a un loro salario.
  • Non accettare un’accusa di un presbitero se non ci sono due o tre testimoni.
  • La scelta nei ministri deve esse oculata, per non essere responsabile di un eventuale pessima opera.
  • Le opere buone e no, possono manifestarsi pubblicamente sia in vita che dopo.
  • Gli schiavi rispettano e stimino i loro padroni, soprattutto se sono padroni credenti.
  • No a chi non insegna la sana dottrina e si approfitta del suo ruolo solo per trarre guadagnare denaro.
  • Bisogna sapersi accontentare di quello che si ha e non desiderare di diventare ricchi.
  • L’avidità è un’idolatria perché è una passione alla quale come un dio, si sacrifica tutto.
  • Esortazione alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, pazienza e mitezza.
  • Essere di buona testimonianza davanti a tutti.
  • Inno a Dio: Unico onnipotente e immortale, manifesterà Gesù a tutti.
  • I ricchi non siano orgogliosi, pongano la fede in Dio e non verso le ricchezze. Siano generosi e pronti a condividere le ricchezze come capitale di investire nel bene.

SECONDA LETTERA A TIMOTEO

La Seconda lettera a Timoteo sembra essere l’ultima lettera di Paolo, scritta a Roma durante l’ultima prigionia senza speranza di essere liberato (cfr. 2 Tm 4,6). Quest’ultima prigionia è molto stretta e vergognosa (cfr. 2 Tm 2,9) ormai prossimo alla condanna a morte, tanto che due volte prega Timoteo di non vergognarsi delle sue catene (cfr. 2 Tm 1,8.12).   È una lettera di addio al suo più caro amico e collaboratore, Timoteo. Paolo si sente solo e abbandonato da tutti. Siamo forse attorno al 67, pochi mesi prima del suo martirio. È una lettera ricca di patos e affetto, ma contiene anche direttive precise e sicure che impartisce a Timoteo. Si può dire che la lettera è il testamento spirituale e pastorale di Paolo. Oltre a descrivere la sua situazione e il suo dolore, Paolo raccomanda a Timoteo di rima nere irreprensibile e attaccato alla sana dottrina. È l’invito ad annunciare il vangelo in ogni occasione ricordandogli che la Parola di Dio è libera ed efficace. Conclude con l’invito a raggiungerlo presto perché è rimasto da solo, pronto ormai a versare il suo sangue per il vangelo, dopo aver combattuto la buona battaglia, avendo terminato la corsa e conservato la fede (cfr. 2 Tm 4,7).

NOTE CARATTERISTICHE

  • No a spirito di timidezza, sì a forza, carità e prudenza.
  • Non vergognarsi di testimoniare, ma avere uno spirito di sacrificio per il vangelo.
  • Dio dà una vocazione santa in base alla sua grazia e al suo piano, non in base alle opere.
  • Cristo ha vinto la morte facendo risplendere vita e incorruttività.
  • L’apostolato di Paolo gli provoca molte sofferenze di cui ne va fiero.
  • Qualcuno ha abbandonato Paolo, altri gli sono stati vicini nelle difficoltà.
  • Paolo chiede a Timoteo di scegliere persone integre che insegnino la sana dottrina.
  • I capi delle comunità devono essere queste 3 figure allegoriche: Il soldato, avere la comunità come priorità assoluta. L’atleta, non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino per il duro lavoro.
  • Confessione di fede: Cristo risorto, discendente di Davide, annuncio il vangelo per lui anche in catene.
  • Inno liturgico: Chi muore per Cristo, vivrà. Chi preserva con lui, regnerà. Chi lo rinnega sarà rinnegato.
  • Anche se sei infedele a lui, lui rimane federe perché non può rinnegare se stesso.
  • Evitare nella comunità discussioni inutili e dannose.
  • Sforzarsi di essere davanti a Dio degno di lui, coerente e senza la coscienza sporca.
  • Cit. Nn16,5; Is 26,13. Dio conosce i suoi e sia puro di cuore chi lo invoca.
  • Essere per Dio come dei vasi nobili d’argento utili al padrone e per compiere opere buone.
  • Stare lontani dalle empi passioni giovanili, cercare piuttosto la giustizia ,la fede, la carità e la pace.
  • Discutere con tono mite, paziente e dolce nel rimproverare.
  • Negli ultimi tempi gli uomini (anche credenti) avranno raggiunto un alto livello di iniquità.
  • Timoteo è stato vicino a Paolo nelle virtù e nelle persecuzioni.
  • Chi vuole vivere rettamente in Cristo saranno perseguitati.
  • Tutta la scrittura ispirata è utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia.
  • Esortazione a: annunciare la parola, insistere, ammonire, rimproverare con magnanimità.
  • Verrà il giorno in cui la gente non sopporterà la sana dottrina e andrà dietro a favole.
  • Paolo sta per morire, ma è felice di avere combattuto fino alla fine per Cristo e riceverà il premio.
  • Paolo chiede a Timoteo di venire anche con Marco. Tutti tranne Luca lo hanno abbandonato.
  • Ci ha fatto del male a Paolo e al suo ministero, Dio renderà secondo le sue opere.
  • Paolo è rimasto da solo a difendersi in Tribunale, mail Signore era lì, lo ha liberato.

LETTERA A TITO

Sembra che la lettera sia stata inviata dalla Grecia o dalla Macedonia in quanto Paolo esprime l’intenzione di passare l’inverno nella città portuale di Nicopoli, nell’attuale Grecia, a nord di Corinto. Il tempo di composizione potrebbe essere vicino a quello della Prima lettera a Timoteo, anche perché le due lettere contengono argomenti molto simili. Si pensa quindi tra il 65 e il 66 durante una pausa del suo viaggio apostolico dopo la prima prigionia romana. La lettera contiene consigli e raccomandazioni a Tito come pastore della chiesa dell’isola di Creta. Oltre a raccomandazioni personali a Tito, Paolo esorta all’organizzazione della chiesa consacrando presbiteri (cfr. Tt 1,5-9); raccomanda la difesa della vera dottrina specialmente dai falsi dottori giudaizzanti ed esorta i cristiani ai loro doveri secondo la loro condizione di vita e nei confronti dello stato.

NOTE CARATTERISTICHE

  • Paolo, servo  di Dio, chiamato a un apostolato che porta a un rapporto figliare con Dio.
  • Requisiti per i presbiteri: Irreprensibile, monogamo, figli credenti e disciplinati.
  • I vescovi devono essere: Irreprensibile, ospitale, amante del bene assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla Parola, degna di fede, in grado di esortare e confutare gli oppositori.
  • I vescovi non devono essere: arroganti, collerici, violenti, avidi, dediti al vino.
  • Da contrastare i membri ex giudei, sono indisciplinati e  creano scompiglio dottrinale.
  • La purezza e l’impurità è data dai cuori e non dagli oggetti di questo mondo.
  • Gli anziani siano: sobri, dignitosi, saggi, saldi nella fede, nella carità e pazienza.
  • Le donne anziane siano: non pettegole, non dedite al vino. Ma abbaino un comportamento santo.
  • Insegnino alle giovani: l’amore per il marito e dei figli. Prudenti e caste.
  • Che Timoteo sia un esempio per i giovani per la opere buone, sana dottrina, dignità, linguaggio sano.
  • La comunità abbia un comportamento impeccabile per la buona testimonianza verso il mondo.
  • Gli schiavi siano umili e sottomessi ai padroni senza contraddirli o compiere furti contro di loro.
  •  La grazia di Dio  rinnega l’empietà, carnalità, e accogliere sobrietà, giustizia e pietà e buone opere.
  • Essere sottomessi ai governi, non maldicenti, mansueti, miti, sempre pronti al bene verso tutti.
  • La potenza della bontà di Dio trasforma i cuori malvagi in cuori puri.
  • Salvati non da opere compiute, ma dalla sua misericordia.
  • L’acqua del battesimo simboleggia la nuova vita infusa nello Spirito Santo.
  • La vita nello Spirito ci rende giustificati, conformi al progetto di Dio di rendere gli uomini sui figli ed eredi, partecipi della sua vita e felicità eterna.
  • Invito a Tito di concentrare l’insegnamento sulle cose importanti e tralasciare le leggende giudaiche ritenuti unitili e sciocche.
  • Paolo chiede a Tito di provvedere a Zena ed Apollo, dei noti missionari di passaggio.

LETTERA AI EFESINI

LA CITTÀ DI EFESO

Efeso era la capitale amministrativa della provincia romana di Asia. Era anche la città principale dell’Asia Minore sia per la sua popolazione (200 000 abitanti) ma soprattutto per la sua situazione geografica e politica. Efeso era il punto di incontro delle rotte che collega vano l’impero con il resto del mondo orientale. Da qui la sua importanza anche economica e culturale. Situata sulla foce del fiume Caistro, aveva un porto commerciale. La sua fondazione risale agli Ioni nel secondo millenio e i romani la occuparono nel 133 a.C. adornandola con numerosi monumenti. Possedeva un tempio famoso dove era conservata la statua della dea Artemide (Diana) degli Efesini molto venerata in tutta l’Asia.

L’EVANGELIZZAZIONE DI EFESO

Il primo missionario ad arrivare fu Apollo, conosciuto anche da Paolo e nominato nei suoi scritti. Arrivarono anche i coniugi Aquila e Priscilla, suoi amici e collaboratori già a Corinto. Loro iniziarono a piantare i primi semi della fede. Quando Paolo arrivò nel suo terzo viaggio missionario (53-58) trovò una piccola comunità di 12 persone battezzati solo con il battesimo di Giovanni (cfr. At 19,1-7) sui quali invocò il dono dello Spirito Santo rinnovando per loro l’esperienza di Pentecoste. Per tre mesi Paolo predicò nella sinagoga, ma a causa dell’opposizione dei giudei tra sferì l’iniziale comunità nella scuola di un certo Tiranno dove continuò ad annunciare il vangelo con successo crescente per più di due anni (cfr. At 19,8-20). Questa attività evangelizzatrice mise in crisi il culto alla dea Artemide e fece allarmare i fabbricanti delle statuine d’argento della dea. Ne nacque un gran tumulto e Paolo si convinse che era giunto il tempo di lasciare la città. Quindi partì per la Macedonia e la Grecia. Paolo rimase molto legato a questa comunità anche per le sofferenze e i sacrifici dovuti alla sua fondazione (cfr. 2 Cor 1,8-11). Nel viaggio di ritorno per Gerusalemme, a Mileto manda a chiamare gli anziani della chiesa a cui apre il cuore tra le lacrime e li saluta per l’ultima volta (cfr. At 20,17-38).

SCOPO E CONTENUTO

La comunità di Efeso è dottrinalmente sana, non ha ceduto ai giudaizzanti e non sono sorte eresie o atteggiamenti immorali. Lo scopo della lettera non è correttiva, ma è per rinsaldare il fondamento della fede. Paolo scrisse la lettera durante la prigionia a Roma. La lettera inizia con un significativo inno cristologico dove si illustra il disegno salvifico di Dio che inizia con la creazione del mondo e si compie con la riunione di tutti gli uomini, giudei e pagani, nell’unica Chiesa, verso la piena maturità in Cristo. Dopo la parte dogmatica in cui Cristo è presentato come salvatore e fonte di ogni cosa e a cui tutto deve essere ricapitolato, Paolo deduce le conseguenze pratiche. Se uno è membro del corpo di Cristo, uomo nuovo e figlio-erede di Dio, deve comportarsi di conseguenza in modo degno rispetto alla consapevolezza che ha come membro della Chiesa in tutti gli ambiti della vita:

  • LA VITA COMUNITARIA

Deve essere autore di unità e pace (cfr. Ef 4,3). I doni sono per l’unità, concessi per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,7-16).

  • LA MORALE

i cristiani non devono partecipare alle opere infruttuose delle tenebre (cfr. Ef 5,11), ma essere pieni dello Spirito (cfr. Ef 5,19).

  • LA VITA FAMILIARE

I cristiani devono essere guidati dall’esempio di Cristo con la Chiesa (cfr. Ef 5,21-6,4) e nella vita sociale come servi di Cristo (cfr. Ef 6,5-9).

NOTE CARATTERISTICHE

  • Dio ci ha predestinati figli santi mediante il sangue di Cristo.
  • La grazia ottenuta mediante Cristo ci dona sapienza e intelletto per conoscere la sua volontà.
  • Cristo a capo dei cieli e della terra e i credenti eredi e lode della sua gloria.
  • Lo spirito santo è la caparra della nostra eredità.
  • Preghiera di benedizione alla comunità.
  • La superiorità di Cristo su ogni entità celeste per questo la Chiesa è sicura di fronte a qualunque potenza.
  • L’uomo carnale che si avvicina a Cristo viene salvato mediante la fede per compiere buone opere.
  • In Cristo pagani e giudei vengono riconciliati per essere un solo uomo nuovo per mezzo della croce.
  • Cristo rivela il mistero della salvezza in questo tempo. Paolo ne è testimone per rivelarlo al mondo.
  • Preghiera di Paolo affinché ricevano forza interiore mediante lo Spirito, comprensione di Cristo e benedizioni.
  • Invito all’unità e a comportarsi in maniera degna di un credente con umiltà, dolcezza, magnanimità e amore.
  • Dio dona agli uomini la grazia secondo la sua missione sulla terra per essere evangelisti, maestri, apostoli e profeti.
  • La grazia e la conoscenza di Cristo vi consente di essere perfetti e non essere ingannabili da nessuno.
  • Esortazione per una conversione da un nuova vita in Cristo, senza passioni ingannevoli, ma rinnovati nella giustizia e nella santità.
  • Norme pratiche di ogni credente: Dire la verità, adiratevi senza peccare, non rubare, lavorare onestamente e condividere con i bisognosi.
  • Usare la parola non per proferire il male, ma per parole buone che edificano a giovano chi le ascolta.
  • Lontani da: Asprezza, sdegno, ira, grida, maldicenze. Vicini a: Misericordia e perdono.
  • I cristiani devono camminare nella luce di Cristo, in bontà, giustizia e verità.
  • Attenzione a non commettere atti di fornicazione, cupidigia. Condannarli apertamente.
  • Non ubriacarsi di vino, ma piuttosto essere ricolmi di Spirito, cantando inni, salmi, canti ispirati.
  • I mariti amino le mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stessa a lei. Le mogli siano devote ai mariti.
  • I figli devono sottomettersi ai genitori. Essi li facciano crescere nella disciplina e nei giusti insegnamenti.
  • Gli schiavi siano sottomessi ai padroni  li servano come per il Signore. Essi rispettino gli schiavi. Dio non fa preferenze sociali.
  • Il combattimento cristiano non è contro le entità demoniache e non le persone fisiche.
  • L’armatura del cristiano: La cintura della verità, la corazza della giustizia, l’elmo della salvezza, i calzari per diffondere il vangelo della pace, lo scudo della fede e la spada dello Spirito che è  parola di Dio.

STRUTTURA

1- Parte dogmatica:

           • inno di ringraziamento e di supplica: 1,3-23

           •  la nuova creazione realizzata in Cristo: 2,1-22

           • missione di Paolo, annunziatore di Dio: 3,1-13

           • preghiera per la comunità: 3,14-21

 2- Parte esortativa con conseguenze pratiche:

           • principio della vita cristiana: 4,1-24

            • applicazioni particolari: 4,25-6,17

 Conclusione: 6,18-24

LETTERA A FILEMONE

DESTINATARIO, DATA E LUOGO COMPOSIZIONE

La Lettera a Filemone è l’unica lettera autografa di Paolo, scritta di suo pugno, mentre solitamente dettava tutte le altre. È la più breve, solo 25 versetti. È indirizzata a Filemone, residente in Colossi, convertito da Paolo (cfr. Fm 19) e suo collaboratore a Efeso e a Colossi. Padre di Archippo, il quale probabilmente svolgeva un ministero presbiterale in Colossi e che Paolo esorta a compiere bene il ministero (cfr. Col 4,17), ospitava con la moglie Appia nella sua casa la comunità cristiana (cfr. Fm 2). Viene scritta contemporaneamente con la Lettera ai Colossesi e fatta recapitare da One simo. Paolo è in prigione e spera in una sua liberazione imminente (cfr. Fm 1.9.10.13.23). La tradizione fa risalire la lettera alla prigionia di Roma attorno al 61-63, quando Paolo si sente ormai vecchio e stanco (cfr. Fm 9).

SCOPO E CONTENUTO

È uno scritto di accompagnamento e di raccomandazione per Onesimo, lo schiavo di Filemone, che era fuggito di casa con l’aggravante di un furto di denaro (cfr. Fm 11-18). Questo comportava la pena di morte ed il padrone aveva diritto alla decisione; e la fuga di uno schiavo risultava difficile in quanto i segni che lo contraddistinguevano sul corpo rendevano la cattura facile impresa. Venuto a Roma, incontra Paolo che lo converte e lo tiene al suo servizio per un periodo di tempo f ino a quando lo rimanda dal suo padrone, non più come schiavo, ma come fratello in Cristo. Onesimo quindi ritornerà a Colossi accompagnato da Tichico, latore della Lettera ai Colossesi. Qui scopriamo un Paolo molto delicato, amico dello schiavo e del suo padrone, animato da sentimenti di fraternità per entrambi. Onesimo è il “cuore di Paolo” e lo rimanda fiducioso a Filemone perché trovi in lui un fratello e un collaboratore che merita accoglienza come se venisse accolto Paolo stesso. Paolo si accolla ogni offesa e debito di Onesimo, ma ricorda a Filemone che anche lui stesso gli è debitore della sua stessa conversione. Paolo invia la sua lettera fiducioso nell’amicizia che lo lega a Filemone e ora anche a Onesimo.

STRUTTURA

• saluti: 1-3

 • gratitudine ed elogio di Filemone: 4-7

 • intercessione per Onesimo: 8-21  • incarichi e saluti finali: 22-25

LA LETTERA AI COLOSSESI

LA CITTÀ DI COLOSSI

Colossi era una città della Frigia, attuale Turchia, vicino a Laodicea a circa duecento chilo metri a est di Efeso nella valle del Licos. Fondata nel V secolo a.C. dalle popolazioni frigie, nel III secolo a.C. decadde a piccolo borgo agricolo e a partire dall’anno 129 a.C. divenne parte della provincia romana di Asia. Al tempo di Paolo era una modesta cittadina distrutta più volte dai terremoti.

L’EVANGELIZZAZIONE DI COLOSSI

Colossi era stata evangelizzata da Epafra (cfr. Col 1,7), uno dei discepoli di Paolo mentre l’apostolo era a Efeso nel suo terzo viaggio missionario (53-58 d.C.). La comunità era composta in prevalenza da pagani convertiti con una minoranza di cristiani provenienti dal giudaismo.

L’ERESIA DI COLOSSI

Epafra visita Paolo durante la sua prigionia a Roma e lo informa della situazione della chiesa in Colossi. Assieme alle notizie positive (cfr. Col 1,4-8), Paolo viene a conoscenza di alcune problematiche o meglio la diffusione di una falsa dottrina che noi possiamo chiamare l’eresia di Colossi. Era una combinazione di pratiche pagane e giudaiche: una specie di sincretismo religioso di origine giudeo e pagano.

  • Elementi giudaici:

I giudei volevano introdurre la celebrazione delle feste tradizionali ebraiche, la pratica della circoncisione e la distinzione tra cibi puri e impuri,

  • Elementi pagani

I pagani avevano riesumato pratiche gnostiche con il riconoscimento e la venerazione di esseri intermedi tra Dio e il mondo a cui si attribuiva un ruolo esagerato provocando superstizione

Questo mix di elementi fece sviluppare una dottrina che gli distanziava dalle altre chiese: Si era quindi creato un gruppo di fedeli elitari che si consideravano superiori sostenendo che per la salvezza non bastava la fede in Gesù, ma era necessaria la mediazione di esseri intermedi raggiunti mediante una conoscenza segreto-mistica. Questa conoscenza era acquisibile solamente attraverso pratiche rituali concernenti l’astenersi da cibi, la circoncisione e l’osservanza di particolari feste. La preoccupazione dei Colossesi non era di natura legalista come lo era per i Galati, ma ascetica. Essi volevano infatti vivere radical mente il messaggio cristiano.

LA LETTERA DI PAOLO

Paolo, venuto a conoscenza di questa eresia si vede costretto a scrivere una lettera per rimettere quella comunità in linea con la sana dottrina. Paolo risponde alla problematica non mediante argomentazioni legge-grazia, ma confermando la fede in Cristo e non negli elementi del mondo. Vediamo in punti più importanti:

  • L’importanza di una chiesa unita dal punto di vista dottrinale e comunitaria
  • La distinzione tra Gesù-capo e fedeli-membra del corpo
  • Viene esposta la signoria cosmica di Gesù.
  • Paolo attacca la falsa dottrina mostrando che Cristo può colmare tutte le necessità dei credenti. Infatti in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (cfr. Col 2,9).
  • La vera meta del cristiano è quella di giungere ad essere come Cristo (cfr. Col 3,12-17)
  • La fede cristiana deve radicarsi nella vita pratica: nella famiglia (cfr. Col 3,18-21), nel lavoro (cfr. Col 3,22-4,1), nella chiesa (cfr. Col 4,2-4) e nelle relazioni (cfr. Col 4,5-6)
  • Evitare la tendenza adottare una spiritualità che porta ad avere solamente uno stile di vita  di sterile gnosticismo privo di buone opere e amore per il prossimo.

Gesù non è quindi una delle tante manifestazioni divine al pari di altri esseri intermedi. Al posto delle pratiche, i Colossesi sono invitati a non seguire gli elementi del mondo confermando che sono precetti umani ricoperti di sapienza, ma che in realtà servono solo per soddisfare la carne (cfr. Col 2,20-23). È l’invito a cercare le cose di lassù in quanto morti alle cose del mondo e risorti in Cristo (cfr. Col 3,1-4).

STRUTTURA

• saluto, rendimento di grazie, preghiera: 1,1-14

     • inno cristologico – Cristo il principio di tutto: 1,15-2,3

     • avvertimenti contro le false dottrine: 2,4-23

     • applicazioni pratiche – vivere da uomini nuovi: 3,1-4,6

     • conclusione

LA LETTERA AI ROMANI

La lettera è destinata ai cristiani residenti in Roma, l’allora capitale dell’impero romano. Scritta verso la fine del 57 oppure nel 58 mentre. Paolo si trova a Corinto e si propone di andare a Gerusalemme a portare il frutto della colletta. La lettera fu scritta sotto dettatura da Terzo (cfr. Rm 16,22) e forse fatta recapitare a Roma da Febe, diaconessa della chiesa di Cencre (cfr. Rm 16,1). Rispetto a tutte le altre lettere la lettera ai romani presenta delle peculiarità specifiche. Vediamo quali:

  • È la lettera più lunga che Paolo scrisse
  • È indirizzata a una comunità non fondata da Paolo e neppure dai suoi collaboratori
  • Contiene una sintesi di tutto il pensiero paolino e dalla dottrina cristiana
  • Non sono presenti note polemiche, ma la speranza di poterla conoscere di persona

LA COMUNITÀ DI ROMA

Roma, la capitale dell’impero in quel tempo contava più di un milione di abitanti. La comunità di Roma, nonostante non fosse fondata da Paolo godeva già di grande importanza e di una struttura ben delineata ino ad essere considerata era la comunità più importante, dopo quella di Gerusalemme. Non si sa con esattezza come nacque la comunità di Roma, ma sappiamo che, che vide la presenza di Pietro a cui dovette la sua espansione.  Nel 49 l’imperatore Claudio espulse tutti i giudei da Roma e gli Atti ci informano che tra questi vi erano dei cristiani (cfr. At 18,2). Quindi la piccola comunità rimase formata solo da cristiani provenienti dal paganesimo. Più tardi, caduto in disuso tale decreto imperiale, i giudei fecero ritorno nella capitale e incontrarono una comunità cresciuta. Paolo, cosciente della presenza di due gruppi di cristiani, scriverà tale lettera cercando di prevenire ciò che successe nelle chiese dell’Asia, cioè il rischio di imporre la legge mosaica ai nuovi cristiani. Era una comunità varia formata da giudei, greci, latini, schiavi, liberti e uomini liberi tra cui gente patrizia, incluso alcuni della casa imperiale. Questo lo si deduce dai nomi citati nei saluti finali della lettera.

OCCASIONE DELLA LETTERA AI ROMANI

Essendo una comunità non fondata da lui, a differenza dalle altra non ha uno scopo pastorale, ma prova comunque una profonda stima e rispetto per questa comunità che spera di visitarla prima possibile. Chiede anche alla comunità un aiuto di coronale il sogno di evangelizzare in Spagna non trovando in Asia più nessun campo di azione. Non sappiamo se alla fine ci andrà in Spagna, il libro degli atti finisce con l’arrivo a Roma. Nella lettera ai romani troviamo la sintesi di tutta la sua dottrina specialmente problematica del rapporto legge e fede. Nelle comunità da lui fondate arrivarono i giudaizzanti a mettere confusione le comunità spingendole nell’obbligo di adottare le pratiche giudaiche. Paolo non sa se sono già arrivati i giudaizzanti, ma cerca di mettere le mani avanti e anticipare la sua dottrina in modo da evitare di essere ingannati.

CONTENUTO

Paolo esprime il cuore del vangelo: la salvezza è per opera di Gesù grazie alla fede. Il mondo è immerso nel peccato e le pratiche della religione/legge sono inutili e non cambiano il cuore dell’uomo. È necessaria una liberazione che l’uomo stesso da solo non può compiere. Questo avviene attraverso la fede, cioè una adesione totale alla persona di Gesù. Solamente questa fede nella morte e nella resurrezione di Gesù è capace di salvare tanto i pagani come i giudei. I cristiani hanno per questo ricevuto un nuovo Spirito, lo spirito di Cristo che ci rende figli e non più schiavi, ma liberi. In questa lettera troviamo il vangelo così come Paolo lo comprendeva: un vangelo che non dipende dall’osservanza di norme e regole, ma dalla fede in Gesù. Il vangelo diventa così forza di Dio per la salvezza, una fede che esige sottomissione a Gesù come Signore e un’apertura allo Spirito. Questo era difficile sia per i pagani sia per i giudei in quanto esigeva una conversione radicale: accogliere la gratuità della salvezza ad opera di Dio e non per le nostre opere.

STRUTTURA

Introduzione: 1,1-17

 a) Sezione dottrinale:

       1- L’umanità senza Gesù: 1,18-3,20

             • il mondo pagano sotto il dominio del peccato: 1,18-32

             • i giudei malgrado la legge e la circoncisione: 2,1-3,20

       2- La salvezza per la fede in Gesù: 3,21-5,21

            • la salvezza per tutti ad opera di Gesù: 3,21-31

            • l’esempio di Abramo: cap. 4

            • la salvezza per l’obbedienza e la morte di Gesù: cap. 5

            • Cristo ci libera dalla morte e dal peccato: cap. 6

            • Cristo ci libera dalla legge: cap. 7

            • vita nuova nello Spirito: cap. 8

       3- La salvezza di Israele: cap. 9-11

 b) Sezione esortativa – la vita cristiana: 12,1-15,13

           • La vita fraterna come risposta al dono della salvezza: cap. 12-13

           • Comprensione per i deboli: 14,1-15,13

 Conclusione:

           • Epilogo: 15,14-32

           • Raccomandazioni e saluti: 16,1-24

           • Dossologia finale: 16,25-27

NOTE CARATTERISTICHE

  • Le colpe dei pagani: Non avere riconosciuto Dio nella creazione, l’idolatria e la condotta morale perversa
  • Le colpe dei giudei: La presunzione e giudicare i pagani commettendo gli stessi peccati
  • Tutti hanno peccato, ma la salvezza è data per grazia mediante la legge della fede in Cristo
  • La legge viene confermata perché la grazia realizza pienamente la finalità della legge
  • Già in Abramo troviamo le basi per la giustificazione mediante la fede
  • La fede di Abramo è un modello per il discepolo di Cristo
  • La nuova vita in Cristo porta pace, nelle tribolazioni pazienza e speranza
  • Adamo ha inquinato l’umanità di peccato. Gesù il nuovo Adamo, porta la salvezza
  • Il credente aderisce nel battesimo alla sua morte e resurrezione e cammina in una nuova vita
  • La grazia non dà la scusa di peccare, ma dà la forza per camminare nella giustizia
  • Cristo libera dalla schiavitù della legge mediante lo spirito che da dominio sulla carnalità
  • Lo spirito rende il credente figlio di Dio, eredi delle sue sofferenze e dalla sua gloria
  • La natura attenda la gloria dei figli di Dio
  • Lo spirito ci viene in aiuto alla nostre debolezze, lui sa cosa chiedere a Dio
  • Dio Padre ci ha conosciuto e amato da sempre e ci vuole conformi al Figlio
  • Non c’è nulla che può separarci dall’amore di Dio
  • Gli Israeliti, nonostante fossero eredi della promessa non hanno accolto il Messia
  • In Osea si parla di un “resto” (i pagani) come eredi delle promesse di Dio
  • I pagani hanno raggiunto la giustizia con la fede mentre gli ebrei non l’hanno trovata con la legge.
  • Con il cuore si crede per avere giustizia, con la bocca si fa professione di fede per la salvezza
  • Dio suscita la gelosia di Israele con la conversione dei pagani che ereditano le promesse
  • Dio non ripudia il suo popolo, un ”resto” di Israeliti ha accolto Cristo
  • L’incredulità d’Israele ha favorito i pagani, ma loro non si devono insuperbire davanti ai giudei
  • Quando verrà la pienezza dei gentili anche Israele verrà salvato
  • Lasciarsi trasformare da Dio per discernere il bene, il male e la sua volontà
  • Umiltà, disponibilità nelle buone opere secondo i propri doni, carità verso tutti.
  • Rispettare le leggi e le gli autorità civili perché essi sono volute da Dio
  • La carità come compimento della legge, rimanere puri, vigilanti e lontani dal peccato
  • Libertà di coscienza, rispettando tutti, senza giudizi che portano a liti o scandalo
  • La carità di Cristo verso Dio e l’uomo sia un esempio per tutti
  • Progetti: Andare a Gerusalemme per consegnare i soldi della colletta; Andare in Spagna passando da Roma

LA LETTERA AI GALATI

LA REGIONE DELLA GALAZIA

La lettera è indirizzata alle chiese della Galazia, cioè alle comunità presenti nell’Asia Minore, l’attuale nord-ovest della Turchia. Gli abitanti erano discendenti di immigrati giunti dalla Gallia verso il III secolo a.C. La regione era al tempo di Paolo sotto l’autorità romana. La popolazione era distribuita in piccoli centri dediti specialmente all’agricoltura e alla pastorizia e solo in minima parte al commercio ad esso connesso; di conseguenza la popolazione era di bassa cultura.

PAOLO EVANGELIZZA LA GALAZIA

La Galazia venne evangelizzata da Paolo durante il suo secondo viaggio verso l’anno 50: colpito da una malattia venne curato da quella gente (cfr. Gal 4,13-15). Paolo rimarrà grato alle premure che gli mostrarono.

L’ARRIVO DEI GIUDAIZZANTI

Dopo la partenza di Paolo l’arrivo di cristiani giudaizzanti nemici dell’apostolo, da loro considerato eretico perché contrario all’obbligo della circoncisione, trassero dalla loro parte la comunità mettendola contro lo stesso Paolo. Essi turbarono la vita della comunità usando una presunta autorità in quanto provenienti dalla terra di Gesù e come discepoli della prima ora. Paolo quindi venne accusato di aver ingannato i Galati e che la sua predicazione non corrispondeva a quella di Gesù essendo quest’ultimo un ebreo praticante. Per di più Paolo non faceva parte dei dodici e non era stato un discepolo della prima ora. Non aveva quindi autorità e garanzia necessarie per l’ortodossia della dottrina. Paolo ai loro occhi era un ambizioso che si era ingiustamente appropriato dell’autorità di apostolo indebitamente. Non restava altro che rifiutare Paolo e la sua dottrina. La comunità, composta da gente semplice, si lasciò ingannare facilmente da queste nuove voci con conseguenti divisioni e disorientamenti.

 OCCASIONE DELLA LETTERA AI GALATI

Paolo addolorato dall’allontanamento dei Galati dalla retta via e forte dalla decisione del concilio di Gerusalemme dove si stabilì la piena autorità di Paolo come apostolo, scrisse la lettera ai Galati con un duplice scopo:

  1. DIFENDERE LA SUA AUTORITÀ COME APOSTOLO:

Per fare questo Paolo rivendica il suo diritto ad essere apostolo in quanto gli altri apostoli affermano che la sua dottrina non è modellata per piacere agli uomini (cfr. Gal 1,10-12). Costretto ad una apologia personale circa la sua missione ricevuta direttamente da Gesù, ricorda come le colonne della chiesa riconobbero in lui un dono autentico di apostolo e la missione specifica per i pagani. Lo scontro con Pietro ad Antiochia, qui ricordato (cfr. Gal 2,11-14), dimostra come Paolo fosse considerato una vera figura autorevole fino ad arrivare a correggere persino Pietro.

  • DIFENDERE LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE

Paolo per smontare la tesi dei giudaizzanti ricorre citando Abramo e la promessa a lui fatta:  Abramo ricevette giustificazione per la fede e non grazie alla circoncisione. La legge è un pedagogo, figurata da Agar, in contrapposizione con la nuova alleanza figurata da Sara. Il cristiano è ormai libero e figlio e quindi erede in virtù della promessa; per questo Paolo esorta i cristiani a mantenere la libertà acquistataci da Gesù e a camminare secondo lo Spirito che gli è stato donato. Il centro di questa vita morale è la carità e non i desideri o gli istinti. Gesù ha abolito le pratiche giudaiche, che non hanno più valore, perché all’economia della legge è subentrata una totalmente nuova, quella dello Spirito.

STRUTTURA

Introduzione: 1,1-10

 Struttura

 1- Origine divina della sua autorità: 1,11-2,21

 2- Salvezza mediante la fede e confronto tra legge e fede: 3,1-5,12

 3- Morale cristiana come libertà e amore:

                     • chiamata alla libertà come servizio all’amore: 5,13-15

                     • camminare secondo lo Spirito: 5,16-26

                     • vita comunitaria: 6,1-6

                     • invito alla perseveranza e alla responsabilità: 6,7-10

 Conclusione: 6,11-18

NOTE CARATTERISTICHE

  • Paolo sgrida i galati per essere passato a un altro vangelo. Esiste un solo vero Vangelo
  • Paolo racconta come è diventato apostolo per vocazione di Dio partendo dal giudaismo
  • Paolo apostolo degli incirconcisi in accordo con la chiesa di Gerusalemme
  • La salvezza per mezzo della fede, seguendo l’esempio di Abramo. Le opere della legge non ti rende  giusto davanti a Dio.
  • Dio fece grazia ad Abramo e alla sua discendenza (Cristo) mediante la promessa
  • La legge è stata data per dare consapevolezza di peccato affinché si cercasse la grazia mediate la fede in Gesù Cristo
  • La fede in Cristo annulla ogni tipo di discriminazione, sociale, etnica e sessuale
  • Cristo è venuto per riscattarci dalla legge di cui eravamo schiavi, ora siamo figli suoi
  • Lettura allegorica dei figli di Abramo, uno da Agar (carne/legge) e un da Sara (promessa\libertà)
  • Il cristiano non è schiavo della legge, ma è libero secondo la guida dello spirito
  • Le opere della carne si oppongono alle opere dello spirito
  • La fede in Gesù cristo mette in opera la carità
  • Raccomandazioni per una corretta vita comunitaria

LA LETTERA AI FILIPPESI

LA CITTÀ DI FILIPPI

Filippi era una città composta da latini e da rappresentanti del popolo originario greco macedone. Probabilmente la comunità giudea era poco numerosa dato che non possedeva una sinagoga e celebrava le proprie funzioni religiose in una casa di preghiera vicino al fiume Gagites a due chilometri dalla città. Filippi continuava ad essere una città importante, anche se in decadenza, grazie alla sua posizione geografica di collegamento tra il mar Egeo e l’Adriatico lungo la via Egnatia.

L’ARRIVO DI PAOLO

Paolo si trova a Listria, in Cilicia, vorrebbe muoversi verso la Bitinia, ma lo Spirito glielo impediva. Fu guidato da Esso, mediante un sogno notturno a dirigersi verso la Macedonia. Filippi fa parte delle prime città visitate in quella regione. Ma proprio lì,  il libro degli atti 16 racconta un episodio particolare. A Filippi c’era un numero esiguo di giudei, non sufficienti per fondare una sinagoga, ma i pochi che c’erano si riunivano vicino al fiume per pregare. Paolo si recò lì e conosce una donna ebrea che accettò la predicazione di Paolo e si convertì. Lei si propone di ospitare Paolo a casa sua, ma in quella città era presente un chiava che aveva uno spirito di divinazione. Si tratta di una capacità di origine demoniaca di prevedere il futuro e veniva usata dai sui padroni per ottenere dei guadagni. Lei iniziò ad infastidire Paolo, che spazientito fece  di fatto un esorcismo e liberò la schiava dallo spirito di divinazione. Subito sorsero delle difficoltà e Paolo fu accusato di introdurre costumi non romani. I giudici, impressionati dalla rivolta popolare, arrestarono Paolo e i suoi compagni, li fustigarono e poi li misero in carcere. In carcere Paolo e i sui compagni con le ferite e le catene ai piedi cantarono inni al Signore. Avvenne un terremoto talmente forte da fare cadere le catene ed aprire le porte. Il carceriere sapendo che se fosse fuggito anche solo un prigioniero rischiava la morte e stava già per suicidarsi, ma Paolo assicurò che nessuno era fuggito. Il carceriere fu colpito da questa testimonianza e si convertì. Ospitò Paolo in casa sua, si prese cura di lui e tutta la sua famiglia  si convertì. Il giorno dopo  i giudici vennero a conoscenza che Paolo  e i suoi erano cittadini romani, si spaventarono perché avendoli fustigati e messi in carcere senza regolare processo rischiavano una pesante sanzione. li rimisero in libertà con tanto di scuse e la richiesta di lasciare la città.

LA COMUNITÀ CRISTIANA A FILIPPI

Fu la prima comunità cristiana fondata in Europa. Lidia sarà la prima discepola, una ricca commerciante di porpora, credente in Dio, che metterà a disposizione di Paolo la sua casa tale da diventare la chiesa domestica della città (cfr. At 16,12-15). La presenza degli evangelizzatori in Filippi non sembra essere stata di lunga durata Quindi Paolo e Sila si trasferirono a Tessalonica. Più tardi Paolo passò due volte per Filippi durante il terzo viaggio missionario (cfr. At 20,1.3).

OCCASIONE DELLA LETTERA

Nonostante la brevità della permanenza in Filippi, Paolo ebbe per i cristiani di questa città un grande affetto. Nella sua lettera si rivolge a loro con particolare affetto (cfr. Fil 1,7-8; 4,1; 4,10). La lettera ai Filippesi è la più affettuosa di tutte quelle che Paolo scrisse. Dopo la lettera a Filemone, è la più personale. L’occasione è data per ringraziare i Filippesi del loro donativo, un aiuto economico indirizzato a Paolo mentre è in carcere mediante Epafrodito.

CONTENUTO

È una lettera in cui Paolo esprime la sua gratitudine e nello stesso tempo informa la comunità sulla sua situazione ed esorta i cristiani a perseverare nell’unità e nell’impegno. Nella lettera è contenuto un antichissimo inno cristologico cantato nelle chiese di Asia (cfr. Fil 2,6-11). L’inno canta la preesistenza di Cristo come Dio, il suo spogliamento totale dall’incarnazione alla morte umiliante in croce, la sua glorificazione e la signoria universale seguita alla resurrezione.

STRUTTURA

• indirizzo, ringraziamento e preghiera: 1,1-11

• situazione di Paolo in prigione: 1,12-26

• esortazione a vivere in unità e umiltà: 1,27-2,18

• progetti apostolici: 2,19-30

• avvertimenti contro i giudaizzanti ed esempio di Paolo: 3,1-4,1

• esortazione alla concordia: 4,2-9

• ringraziamento per il dono ricevuto: 4,10-20

• saluto finale: 4,21-23

NOTE CARATTERISTICHE

  • Cristo dona anche la grazia per soffrire per lui per mantenere salda la fede
  • La prigionia di Paolo hanno portato anche a un progresso nel vangelo
  • L’umiltà e la carità di Cristo come modello del cristiano
  • Risplendere come luci nel mondo tenebroso
  • Paolo vuole inviare a loro Timoteo ed Epafrodìto
  • La vera via della salvezza è la fede in Cristo e non nell’osservanza della legge
  • Avere l’ambizione di raggiungere un livello sempre più alto di santità
  • La cittadinanza del cristiano è nei cieli
  • Paolo esorta la pace tra tutti i membri della comunità
  • Ringraziamento dei doni ricevuti

LE LETTERE AI CORINZI

Queste due lettere indirizzate ai cristiani di Corinto furono scritte da Paolo mentre soggiorna a Efeso durante il suo terzo viaggio missionario. Un problema occupa la sua mente: cosa vuol dire essere salvati da Gesù? Egli approfondisce quindi il ruolo di Cristo nella storia della salvezza e la necessità della fede per la salvezza. Temi che ricorreranno anche nelle altre lettere scritte sempre da Efeso: ai Galati, ai Filippesi e nelle lettera scritta da Corinto ai Romani, sempre nello stesso periodo che va probabilmente dal 57 al 58.

LA CITTÀ DI CORINTO

Corinto era la capitale della provincia romana dell’Acaia. Situata su un incrocio commerciale, era diventata ben presto un ricco porto commerciale. Fondata attorno all’anno 800 a.C. dal popolo dei Dori, conobbe nell’età classica un grande splendore. Distrutta dai Romani, venne ricostruita nel 44 a.C. per ordine di Cesare. La sua posizione a cavallo dei due mari, Egeo e Ionio, la fece rifiorire avendo due porti. Città cosmopolita, era considerata come città dotta e gaudente. Vi era infatti presente il tempio dedicato alla dea Afrodite, Venere per i Romani, a cui ruotava attorno il commercio della prostituzione sacra con migliaia di prostitute sacre consacrate alla dea. “Corintenare” era diventato sinonimo di lassismo morale. Da questo si può capire il tono e la presenza di certi temi nelle lettere di Paolo indirizzate ai Corinzi. Era una città altamente popolata: si calcola una presenza di 600 000 abitanti di cui 400 000 schiavi. Una città super affollata in cui dilagava la corruzione e l’indifferenza. Questa era la situazione di Corinto prima che arrivasse Paolo, un città pagana che viveva nel peccato, nell’idolatria e nell’immoralità.

L’ARRIVO DI PAOLO

Siano nell’anno 50 quando Paolo giunge a Corinto dopo la delusione di Atene. Scoraggiato, una visione lo incoraggia a continuare nell’opera di evangelizzazione (cfr. At 18,9-10) e predica nella sinagoga accolto da Aquila e Priscilla che erano dello stesso mestiere: tessitori di tende (cfr. At 18,3). Un lavoro che permise a Paolo di mantenersi e vi rimane per un anno e mezzo (cfr. 1Cor 4,12; 9,3-18). Rifiutato dai giudei, si ritira presso un certo Tizio Giusto e fonda una comunità numerosa e vivace, ricca di carismi (cfr. At 18,6-11). Essa era composta per lo più da cristiani provenienti soprattutto dal paganesimo, di umili origini con qualche intellettuale greco.

STORIA DELLE LETTERE SCHEMATIZZATA

Quelle che noi conosciamo come la prima e la seconda lettera ai Corinzi non sono in realtà le uniche lettere, sappiamo attraverso gli scritti di Paolo e dagli atti che ci sono in realtà altre due lettere che sono andate perse, vediamo quindi la successione degli eventi in maniera schematizzata per comprendere meglio la successione degli eventi e collocare meglio le lettere che abbiamo nel giusto contesto.

Note caratteristiche prima lettera ai corinzi:

  • Contiene risposte per i casi di immoralità avvenute nella comunità di Corinto
  • Paolo insegna di risolvere le controversie all’interno delle comunità e non nei tribunali
  • Regole per celibato e matrimonio: i coniugi si dedicato reciprocamente senza divorziare

Agli sposati ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito  e il marito non ripudi la moglie. (1Cor 7,10-11)

  • Divieto di mangiare nel banchetti dei templi pagani. Si a quelle carni vendute al mercato purché non scandalizza nessuno.
  • Paolo esorta a non cedere nel peccato come fecero gli ebrei che caddero nell’idolatria

Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere. (1Cor 10,13)

  • Comportamento nelle assemblee: Velo per le donne e condotta caritatevole nei pasti comunitari.
  • Paolo parla dei doni carismatici che provengono tutti dallo Spirito Santo
  • Inno alla Carità: È magnanima e buona, non si vanta, non invidia, non tiene rancore, non manca di rispetto. La via più sublime
  • Risposta a chi non crede alla resurrezione dei morti. Il messaggio del kerygma è parte del discorso.

Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. (1Cor 15,42-44)

Note caratteristiche seconda lettera ai corinzi:

  • Le tensioni tra Paolo e alcuni membri della comunità
  • Invito al perdono di un membro punito dalla comunità
  • Paolo difende la sua autorità di apostolo contro i suoi avversari
  • Vivere nella fede in una prospettiva di gloria futura. Dio dona lo Spirito Santo con garanzia
  • Cristo è morto affinché in tutti i credenti muoiano il loro l’egoismo, rinascendo come nuova creatura
  • La condizione dei ministri di Dio, apparentemente deboli, ma realmente forti nello spirito.
  • Tenersi lontani dalle pratiche pagani inconciliabili con la fede in Cristo

Non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? (2Cor 6,14)

  • La tristezza secondo Dio porta al pentimento. Quella secondo il mondo porta alla morte
  • La colletta per Gerusalemme. Dimostrazione di generosità ed uguaglianza
  • Chi dona in modo spontaneo e gioioso apre la porte all’esperienza dall’amore di Dio

E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa. (2Cor 8,7)

  • L’evangelizzazione è come una battaglia dove le armi spirituali sono dati da Dio
  • L’autorità apostolica è data per edificare la comunità con dolcezza e mitezza. I richiami e i rimproveri per scritto.
  • La potenza e la grazia di Dio si manifestano pianamente nella debolezza umana

Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. (2Cor 12,9)

  • Paolo sa pazientare come un padre, ma anche intervenire con fermezza quando è necessario