LE PROVENIENZE CULTURALI DEI PRIMI CRISTIANI

Nelle prime comunità cristiane c’erano varie tipologie di persone che componevano la rete di chiese. Le tipologie sono in base alla provenienza culturale e religiosa, troviamo dunque 3 tipologie:

CRISTIANI GIUDEI:

Di questa tipologia ha origine i primi cristiani, i 12 apostoli e Paolo. I cristiani giudei vivono in Palestina e parlano aramaico. Nella liturgia leggono in ebraico i testi biblici. Essendo nati in un ambiente culturale totalmente giudaico avranno molte difficoltà ad accogliere che altri cristiani non seguano le consuetudini giudaiche. In Atti 3 vediamo che Pietro si rivolge a questo tipo di gruppo. Di questo gruppo si possono aggiungere anche i samaritani, anche loro infatti ricevono la predicazione apostolica e l’accolgono con entusiasmo unendosi alla chiesa di Gerusalemme insieme agli altri giudei, che un tempo c’era odio reciproco, ma ora ritrovano una comunione uniti in Cristo.

CRISTIANI GIUDEI DELLA DISPORA:

I cristiani giudei che vivono nella diaspora (in Antiochia, Alessandria, Roma, ecc.) e parlano greco, leggono la Scrittura in greco e dispongono di proprie sinagoghe. Questi hanno una cultura distinta dai giudei palestinesi. Questo è il gruppo ellenista. Grazie ai loro contatti e alla loro cultura più universale, erano più aperti al mondo esterno che gli ebrei. Saranno proprio questi che daranno origine all’attività missionaria normalmente intesa. Gli ellenisti costituivano un gruppo distinto con i propri responsabili. Questa tipologia comprendevano anche questi sottogruppi:

  • Proseliti

Sono dei pagani che si sono convertiti al giudaismo e hanno accettato la circoncisione e così sono divenuti membri del popolo eletto. Ad esempio il discorso di Paolo nella sinagoga di Antiochia di Pisidia è diretto a giudei e a proseliti della dia spora (cfr. At 13,14-43)

  • Timorati di Dio

Sono coloro che simpatizzano per il giudaismo,  frequentano le sinagoghe, ma non giungono alla circoncisione e alla pratica rituale della legge. Il centurione Cornelio figura tra i timorati di Dio (cfr. At 10).

CRISTIANI PROVENIENTI DAL PAGANESIMO:

Erano presenti anche persone che non avevano mai avuto contatti con correnti religiose ebraiche, ma appartenevano a religioni pagani; quindi prima della conversione adoravano il pantheon degli dèi romani, greci, egizi, ecc.. Nel libri degli atti, Paola prova a predicare ai pagani all’Areopago di Atene (cfr. At 17,16-34). Questo tipo di cristiani hanno avuto difficoltà nel farsi accettare da quelli di provenienza ebraica in quanto non abituati a seguire le consuetudini giudaiche. Un esempio di cristiani di questa provenienze è Dionigi (cfr. At 17,34).

LA CHIESA A GERUSALEMME:

La comunità di Gerusalemme era la principale e la più importante, dove tutto aveva avuto inizio gestita da Giacomo. Fratello del Signore, autore dell’omonima lettera. Era composta sia da cristiani giudei palestinesi, sia da cristiano giudei della diaspora. Pur nella descrizione dell’armonia della prima comunità cristiana, al capitolo 6 notiamo il sorgere dei primi problemi interni. Nella comunità di Gerusalemme erano presenti gli ellenisti che si lamentavano nei confronti dei giudei perché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana. Apparentemente sembra trattarsi solamente di un conflitto marginale, In realtà, nell’ottica di Luca, gli ellenisti pongono una problematica ben più seria: I due gruppi di credenti, pur vivendo nell’armonia di Cristo avevano mentalità e visione del mondo diverse. Gli ebrei di lingua greca erano molto più aperti al mondo, interagivano con le nuove tendenze in una rilettura delle tradizioni antiche, accogliendo le nuove sfide provenienti dal mondo circostante. I giudei palestinesi erano molto più legati al giudaismo e poco inclini a diffondere il messaggio cristiano al mondo, nonostante lo stesso Gesù abbia invitato gli apostoli a farlo. Bisognava stabilire quindi quale direzione far andare la comunità senza procurare scismi o deviatore rispetto ai discepoli. La Chiesa è semplicemente una setta giudea dei nazareni accanto alle altre, o se è una comunità aperta all’universalità, senza disconoscerne le radici giudaiche. Si tratta di una crisi sorta nel cuore stesso della prima comunità cristiana. Per risolvere questo problema, gli apostoli elessero e benedirono 7 responsabili noti per la loro devozione e sapienza, tutti di lingua greca, tra cui un proselito di nome Nicola e un ex pagano, con lo scopo di sopperire alle necessità deli componenti di lingue greca. Infatti ogni servizio, anche quello materiale, è ecclesiale, cioè è strettamente relazionato alla vita comunitaria e quindi riveste anche un ruolo spirituale. Inoltre, gli apostoli imponendo le mani sui 7 riconoscono la loro funzione e introducono una innovazione che porterà un nuovo impulso alla Chiesa, quello missionario e l’apertura a tutte le genti. Il numero “7” indicano i popoli pagani che abitavano nella terra di Canaan (cfr. At 13,19). In tal modo il gruppo ellenistico dei cristiani riceve un’organizzazione a parte rispetto al gruppo ebraico.

RAPPORTI FRA LA PRIMA CHIESA E IL GIUDAISMO

Il libro degli Atti degli apostoli racconta i primi anni di vita della Chiesa (dal 33 al 61 d.C.). Dai primi capitoli degli Atti si nota come i primi discepoli di Gesù fossero tutti giudei: gli Apostoli, Maria, madre di Gesù (cfr. At 1,12-14; 2,1-4). Così i primi che aderirono al primo gruppo dei discepoli erano tutti giudei o per nascita o per adesione alla religione giudaica accettandone la circoncisione e quindi divenendo membri del popolo eletto (cfr. At 2,14-15). Era perciò naturale continuare a praticare la religione giudaica (cfr. At 2,46; 3,1). Questo però portò a forti contrasti tra il cristianesimo nascente e il giudaismo tradizionale circa il riconoscimento di Gesù come Messia: se Gesù non era stato accolto, non potevano essere accolti i suoi seguaci. Luca ci racconta il processo di questo conflitto.

IL CRISTIANESIMO: SETTA GIUDAICA

Nel giudaismo vi erano gruppi diversi, chiamati “sette”. Accanto ai farisei e ai sadducei che rappresentavano la fede tradizionale e ufficiale, pur con delle differenze tra di loro (cfr. At 23,6-9), vi erano gli esseni, una specie di gruppo ascetico-monastico, che vivevano in Qumran, sulle rive del Mar Morto, una vita ritirata, dediti alla preghiera e allo studio della Scrittura. Essi rifiutavano il calendario liturgico ufficiale e non frequentavano il tempio, in polemica con i sacerdoti mettendo il dubbio la loro legittimità. Aspettavano la venuta di un Messia e con essa l’era escatologica. Vi era pure un gran numero di movimenti battisti che si caratterizzavano per l’importanza che davano al battesimo e alla conversione morale in un clima di attesa escatologica.

I discepoli cristiani apparirono in primo tempo come una delle tante sette, la setta dei nazareni (cfr. At 24,5; 24,14; 28,22). Questa setta appare come aberrante: venera un certo Gesù, considerato il Messia promesso, condannato a morte dai capi giudei e che dichiara essere risorto e sedere alla destra del Padre; predica e agisce nel suo nome; continua a frequentare il tempio e a praticare la legge giudaica. Essa rispetta le autorità religiose, ma è pronta anche a confrontarsi con esse, ha per capi gente popolana, senza istruzione e non nella linea sacerdotale. È facile comprendere la perplessità delle autorità religiose (cfr. At 4,13-17; 5,34-39).

Bisogna riconoscere che se pur il gruppo dei nazareni vive nel seno del giudaismo, alcune sue posizioni appaiono in contraddizione. Per questo, Paolo perseguiterà la nuova setta rendendosi conto di tutto ciò che di rivoluzionario essa contiene.

I seguito la successione degli eventi descritti nel libro degli atti dove i religiosi del giudaismo si scontrano contro gli edepti della nuova fede:

• La prima persecuzione:

Pietro e Giovanni e la guarigione dello storpio (At 3,1-11);

Discorso di Pietro al tempio (At 3,12-26);

Pietro e Giovanni davanti al Sinedrio (At 4,1-22);

La preghiera degli apostoli (At 4,23-31).

• La seconda persecuzione:

Arresto e liberazione degli apostoli (At 5,17-21);

Gli apostoli davanti al Sinedrio (At 5,26-33.40).

• La terza persecuzione:

Arresto di Stefano (At 6,8-14);

Discorso e martirio di Stefano (At 7);

Persecuzione contro la Chiesa (At 8,1-3).

• La quarta persecuzione

 Da parte del re Erode: Martirio di Giacomo (At 12,1-2);

Arresto e liberazione di Pietro (At 12,3-19).

LA VITA DELLA PRIMA CHIESA:

UNA COMUNITÀ FRATERNA

  1. Fratelli

Una caratteristica della comunità cristiana degli Atti è la presenza della parola “fratelli”. Ciò ha due significati:

  • In primo luogo si usa secondo la consuetudine ebraica di parentela (cfr. At 1,4);
  • In secondo luogo si usa il termine fratello per indicare una relazione nata dalla fede (cfr. At 1,15-16; 15,13; 21,17)

Questo secondo uso riecheggia le parole di Gesù: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,21). La fede nella resurrezione, la preghiera in comune, la condivisione fanno scoprire ai primi discepoli una relazione di fraternità, tipica dei discepoli di Gesù. E questo è sigillato dalla venuta dello Spirito. Pietro dirà ai suoi ascoltatori: “Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente…” (At 2,29) e questi, compunti, rispondono agli apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?” (At 2,37).

2. Condizioni di appartenenza alla comunità

  • La fede nella resurrezione di Gesù

L’essenza, infatti, del messaggio apostolico è che Cristo è risorto e di ciò si è testimoni. La predicazione fondamentale degli apostoli è il kerygma, cioè l’annuncio forte e gioioso che Dio ha risuscitato Gesù, colui che fu crocifisso. Questo è il punto centrale della fede. Degni di nota sono i discorsi kerygmatici, 5 di Pietro (cfr. At 2,14-39; 3,12-26; 4,8-20; 5,29-32; 10,34-43) e 2 di Paolo (cfr. At 13,16-41 e 1 Cor 15,3-9 – questo testo è il testo più antico che narra la morte e la resurrezione di Gesù) a cui si aggiunge ciò che Gesù risorto dice di se stesso ai discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35). Essi sono la sintesi della predicazione primitiva: Gesù morto per noi (cfr. 1 Cor 15,3), risorto per la benedizione (cfr. At 3,26), glorificato per la conversione e il perdono (cfr. At 5,31), noi ne siamo testimoni (cfr. At 2,32). “Gesù nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Rm 4,24-25) è il riassunto del messaggio che Paolo annuncerà.

  • Fede-conversione

Il battesimo e l’accoglienza del dono dello Spirito sono ciò che gli apostoli chiedono in risposta al loro annuncio. Gesù aveva inviato i suoi a proclamare nel suo nome a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati (cfr. Lc 24,47). Coloro che si convertono saranno battezzati (cfr. Mt 28,19). Così nel giorno di Pentecoste alla domanda circa cosa dovevano fare coloro che erano stati toccati dal messaggio, Pietro risponde: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo” (cfr. At 2,37-38). Così in At 16 il carceriere della città di Filippi si rivolge a Paolo e Sila con le stesse parole: “Cosa devo fare per essere salvato?”; “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia.”

  • Vita interna della comunità

Nel libro degli Atti, specialmente all’inizio troviamo delle sintesi della vita della comunità dei discepoli: 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16. Nell’esposizione Luca usa un ordine:

• insegnamento degli apostoli;

• unione fraterna e condivisione;

• frazione del pane;

• preghiera comune;

il tutto in un clima di intensa comunitaria e unita. È la descrizione di una comunità perfetta. Ma ciò non deve trarre in inganno perché subito troviamo difficoltà interne come ad esempio in At 5,1-11; 6,1-2; 11,2-3; 15,1-6; 15,36-39; Gal 2,11-14; 1 Cor 11,17-22; per citare solo alcuni esempi.


Luca scrive per le necessità delle comunità e propone un ideale a cui costantemente ci si possa riferire. Questo non toglie la storicità della descrizione, ma deve essere letta nell’ottica dell’autore: scrivere una storia teologica. Troviamo inoltre alcune caratteristiche tipiche:

• La presenza sensibile della gioia (cfr. At 2,13.46; 5,41; 11,23; 15,31);

• La fede nello Spirito Santo: avevano una relazione esperienziale con lo Spirito Santo che li guidava (cfr. At 8,39; 10,19; 13,2; 16,10; 20,22; 23,11; 1 Tm 1,18; 1 Tm 4,14);

• La direzione dello Spirito era ciò che caratterizzava l’azione pastorale della comunità, il suo sapersi aprire ai doni carismatici nella sottomissione comune alla sua azione.

• Il coraggio nel dare testimonianza, anche di fronte alle opposizioni (cfr. At 4,13.29.31; 28,31).

 Il libro degli Atti termina con una sintesi perfetta dello stile della prima comunità cristiana: “…annunziando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento” (At 28,31). Il potere di Dio diventa realtà solo quando gli uomini sanno assieme sottomettersi docilmente alla guida e all’azione dello Spirito di Gesù e imparano a vivere nel suo nome

IL PROTAGONISTA DEL LIBRO DEGLI ATTI

Il libro degli Atti è tutto segnato da allusioni dell’azione dello Spirito Santo sia all’inizio, quando Gesù lo annuncia ai suoi discepoli (cfr. At 1,5) che alla fine, quando Paolo denuncia la chiusura ostinata al messaggio evangelico dei giudei di Roma (cfr. At 28,25). La parola “Spirito” (nel senso di Spirito Santo) viene usata 54 volte: 36 volte indica una presenza o azione senza implicazioni di manifestazioni straordinarie, mentre 18 volte indica manifestazioni straordinarie (11 volte in forma di allusione, 7 volte per riferire alcuni fatti). Quest’analisi ci permette di vedere l’azione globale dello Spirito nella Chiesa primitiva e come era vissuta. Come punto di partenza troviamo la Pentecoste (cfr. At 2,1-13) e quella che possiamo chiamare la seconda Pentecoste (cfr. At 4,23-31). Da questi due racconti possiamo vedere come lo Spirito anima la Chiesa concedendole di predicare con forza e franchezza la Parola, ma senza che questo garantisca di per se stesso un successo trionfalistico. La presenza dello Spirito non evita le persecuzioni e la morte dei discepoli, ma dona la forza di perseverare nell’annuncio del vangelo. L’azione dello Spirito più che mai richiede fede. Anche Paolo sperimenterà oltre ai miracoli anche insuccessi, opposizioni pur essendo stato inviato dallo Spirito (cfr. At 13,4) e decidendo tutto nello Spirito (cfr. At 19,21). Anzi è lo stesso Spirito che gli annuncia che in ogni città avrà tribolazioni e prigionie (cfr. At 20,22-23). Negli Atti lo Spirito è soprattutto oggetto di esperienza. Si parla di lui con conoscenza di causa. La cosa pare evidente quando si parla delle manifestazioni esteriori. È Pietro che sa interpretare la prima manifestazione nel giorno di Pentecoste: Non siamo ubriachi, ma abbiamo ricevuto il dono dello Spirito (cfr. At 2,14-16). Così lungo tutto il libro degli Atti si vede come i discepoli hanno una piena dimestichezza con l’azione carismatica dello Spirito. Lo Spirito Santo non è un argomento apologetico, ma è azione di Dio per la salvezza: è lui che rende presente e vivo Gesù nella comunità dei suoi discepoli. Lo Spirito è Signore! In seguito i versetti dove lo Spirito Santo si mostra nella sua potenza colui che guida i passi dei credenti e muove i fili affinché la volontà di Dio sia compiuta. Attraverso esso vengono compiuti miracoli di guarigioni, profezie vengono annunciate e compiute. Dietro ogni elemento soprannaturale non c’è più Gesù, ma lo Spirito Santo che compie i miracoli senza più i limiti del tempo e dello spazio. Si vede chiaramente come esse è il vero protagonista degli atti, non Pietro o Paolo in quanto senza la Spirito Santo non avrebbero potuto fare nulla.

  • ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. (1,8)
  • Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: “Capi del popolo e anziani,  visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato,  sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. (4,8-10)
  • Quand’ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza. (4,31)
  • Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce.  Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono”. (5,30-32)
  • Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni.  Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo;  non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. (8,14-17)
  • Quando risalirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’eunuco non lo vide più; e, pieno di gioia, proseguiva la sua strada. (8,39)
  • La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. (9,31)
  • Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; (10,44-45)
  • Uno di loro, di nome Àgabo, si alzò in piedi e annunciò, per impulso dello Spirito, che sarebbe scoppiata una grande carestia su tutta la terra. Ciò che di fatto avvenne sotto l’impero di Claudio. (11,28)
  • Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: “Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.
  • Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro (13,2-4)
  • È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie:  astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!”. (15,28-29)
  • Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. (19,5-6)
  • Dopo questi fatti, Paolo decise nello Spirito di attraversare la Macedonia e l’Acaia e di recarsi a Gerusalemme, dicendo: “Dopo essere stato là, devo vedere anche Roma”. (19,21)
  • So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. (20,23)
  • Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. (20,28)
  • Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: “Questo dice lo Spirito Santo: l’uomo al quale appartiene questa cintura, i Giudei a Gerusalemme lo legheranno così e lo consegneranno nelle mani dei pagani”. (21,11)

RIFLESSIONI PERSONALI:

Questo fa sorgere una domanda spontanea: crediamo oggi nello Spirito Santo, abbiamo esperienza della sua presenza e azione, ne parliamo con conoscenza di causa, sappiamo discernere la sua azione carismatica oppure abbiamo relegato tutto questo al tempo degli apostoli?