LA VISIONE DI EZECHIELE 4/4

Completiamo la lettura del capitolo …

Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento8), simile a un cristallo splendente, e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo9). Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono10) e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. 11)  Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava. V.22 – V.28

In questa parte vediamo comparire altri elementi interessanti: Sopra i quattro KERUVIM troviamo la RAQIA רָקִיעַ che in italiano viene reso “firmamento”. Viene descritto come una enorme piattaforma trasparente e sopra di essa qualcosa che ricorda la forma di un trono e una figura con una sembianza umana che irradia una luce fortissima. Questa è la presenza di Dio ripieno della sua gloria (KAVOD). Questa è la visione della gloria di Dio al completo che esprime tutta la sua regalità davanti al mondo. Da qui nasce l’espressione “che siedi sui cherubini”, molto usata nella Bibbia all’interno delle invocazioni o nei salmi regali.

Un esempio di invocazione la troviamo del Salmo 18,11

Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

Questa espressione non si riferisce al fatto che Dio si siede sui KERUVIM come ci si siede su un cavallo,  come vuole far credere Biglino. Dalla visione si può notare il distacco tra Dio e i KERUVIM, si riferisce al fatto che i KERUVIM, che già loro sono creature potenti e gloriose stanno sotto Dio. Questa espressione quindi serve per enfatizzare la regalità di Dio non solo limitato alla terra e al popolo di Israele, ma in tutto l’universo e per indicare che chi tocca Israele, tocca l’occhio di Dio. Biglino insiste sulla tesi che i KERUVIM sono mezzi di trasporto citando anche In 2Samuele 22,11

Cavalcava un cherubino e volava, si librava sulle ali del vento.

Prendendo questo versetto alla lettera dice che YHWH cavalca un Cherubino e questo indica come la Bibbia lo descriva come un mezzo di trasporto. Quello che non tiene conto è che il Salmo 22 è un cantico scritto da Davide per esultare una vittoria contro i filistei. Essendo un cantico, quindi una poesia non va preso assolutamente alla lettera, ma va analizzato tenendo conto del genere letterario e all’interno del contesto storico e culturale. Infatti sempre nello stesso cantico troviamo altri versetti che non avrebbero senso presi alla lettera: Allora la terra fu scossa e tremò, le fondamenta dei cieli furono smosse e scrollate, perché egli era colmo di sdegno. (V.8). Il Versetto 11 indica che Dio è l’Essere Supremo. Gli son sottoposte tutte le cose, ed egli dunque le “cavalca” nel senso che le domina e le impiega secondo il suo proposito. Infatti l’atto di cavalcare indica il fatto che sottometti al tuo volere, appunto come un cavaliere sottomette un cavallo per portarlo dove vuole lui. In conclusione Dio, l’onnipotente è intervenuto rapidamente grazie ad un angelo cherubino. Un altro versetto simile lo troviamo nel Salmo 68,5:

Appianate la strada a colui che cavalca le nubi

Anche qua troviamo un versetto poetico e nessuno può dire che le nuvole siano le astronavi. In questo caso si esalta Dio come Signore degli elementi naturali. In conclusione se la Bibbia scrive che YHWH cavalca qualcosa, dire che guida un mezzo di trasporto è di una banalità frutto di una ignoranza della cultura ebraica.

8) Biglino traduce il termine che in Ezechiele viene reso con “firmamento”  (RAQIA) con “cupola”, in riferimento al parabrezza trasparente dell’astronave. Ora andiamo a vedere cosa dice il dizionario riguarda il termine RAQIA:

Da come si può vedere questo termine è usato anche in Genesi per definire la volta celeste e in Ezechiele si po’ tradurre anche “piattaforma”. Non ci sono elementi che fanno pensare a un oggetto a forma di cupola, infatti tutte le rappresentazioni  grafiche della RAQIA è costituita da una sorta di grande pavimento piatto trasparente. Qualcosa di veramente immenso. Dove possiamo trovare un’ulteriore conferma? Nell’ebraico moderno, attualmente in uso in Israele il termine “cupola” si traduce KIPA כִפָּה nell’ebraico biblico corrisponde all’albero della palma, questo perchè l’insieme delle foglie, dei rami ricorda vagamente la forma di una cupola.a  Possiamo constatare che nel tradurre “cupola” in ebraico modero, la parola RAQIA non è stata presa minimamente in considerazione, questo perchè  gli ebrei sapevano che non aveva niente a che vedere con la forma di una cupola. Le teste che sono sotto la RAQIA non sono i piloti dell’astronave come vorrebbe far credere Biglino, ma si riferisce sempre alle teste degli esseri viventi ovvero i KERUVM. Anche se è scontato come cosa, Ezechiele lo precisa nel versetto 22: Al di sopra delle teste degli esseri viventi … Ma Biglino pur di non attribuire una forma antropomorfa ai KERUVIM si è dovuto inventare la storia dei piloti. La visione della RAQIA come una relativamente piccola cupola trasparente è una speculazione molto lontana dal testo ebraico; che la descrive come qualcosa di immenso, piatto e non trasparente.  Se Ezechiele avesse visto una cupola trasparente che termine avrebbe usato per descriverlo? In ebraico biblico non esiste un vocabolo per indicare la forma geometrica di una cupola o semisfera, ma possiamo stare certi che non può essere la RAQIA. Quello che più probabile se fosse stato qualcosa paragonabile a un parabrezza trasparente, Ezechiele avrebbe riconosciuta o comunque scambiata per vetro, un materiale conosciuto all’epoca. Quindi avrebbe detto che è fatta di ZEKOKIT זְכוֹכִית ,il termine che si traduce “vetro” o il suo sinonimo GAVISH גָּבׅישׁ che può indicare anche un materiale di struttura cristallina.

La scena celeste di Ezechiele la troviamo anche nell’Apocalisse di San Giovanni apostolo  capitolo 4-6,9. Vediamo il confronto:

Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola.  I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!” E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli.

San Giovanni, come Ezechiele ha anch’esso avuto delle visioni al tempo della sua vecchiaia in esilio all’isola di Patmos, in Grecia. Una di queste sembra coincidere con la visione di Ezechiele. Troviamo che anche San Giovanni vede un “trono” e il firmamento che lo descrive come un mare trasparente simile a cristallo. È interessante notare che lo descrive in maniera leggermente diversa ma si tratta della stessa cosa, questo è il punto di vista di Giovanni; il fatto che non ha usato le stesse parole indica che non ha copiato da Ezechiele ma ha visto la stessa cosa e lo descrive a parole sue. In entrambi i casi una distesa piana immensa. Sono presenti anche qui, i quattro esseri viventi e li descrive in maniera simile rispetto ad Ezechiele con la differenza che ogni essere vivente ha un solo volto. A differenza di Ezechiele, Giovanni scrive che questi esseri viventi non smettono mai di lodare e glorificare il Signore e dal momento che siamo nel contesto della scena celeste, la stessa di Ezechiele possiamo intuire che questi esseri viventi sono proprio i KERUVIM e il fatto che parlano indica che non possono essere delle navicelle spaziali. Questa scrittura infatti non compare in nessun libro di Biglino perché qui è troppo evidente che si trattano di esseri senzienti e la sua teoria crollerebbe.

9) La parola GHEWIAH גְּוִיָּה significa “corpo” e non struttura. Un’ulteriore prova che attesta che i KERUVIM hanno una forma antropomorfa, dunque si sta parlando di corpi di esseri viventi e non strutture di congegni meccanici.

10) Per Biglino la parola ”trono” (CHISSE כִּסֵּא) corrisponde al sedile della cabina di pilotaggio. È presente anche una figura con sembianze umane, ma non da nessuna spiegazione del perché questa figura emana una forte luce.

11) Biglino nel suo libro “non c’è creazione nella Bibbia” inserisce un commento su una frase del versetto 28: Così percepii in visione la gloria (KAVOD) del Signore. Questa frase contiene la parola KAVOD e non poteva ignorarla: Ciò che fino a ora era stato definito RUACH improvvisamente viene definito come il KAVOD. Sono dunque la stessa cosa? Sono due modi per definire caratteristiche compresenti nello stesso oggetto volante non meglio identificato. Nel capitolo 1 di Ezechiele i protagonisti sono gli esseri viventi, ovvero i KERUVIM e gli OFANIM, non è certamente la RUACH che è presente solo in maniera sporadica e ogni volta che compare questa parola in Ezechiele 1, Biglino la traduce con “vento”. Ma arrivanti a questo punto si <<dimentica> si aver sempre tradotto questa parola come vento e d’un tratto e inspiegabilmente diventa un astronave aliena. Tutto questo per mostrare falsamente una comparazione con KAVOD per poi collegarlo a un brano già analizzato precedentemente. Questo è un esempio come le spiegazioni di Biglino si contraddicono da sole e presentano numerose falle.

ULTIME OSSERVAZIONI:

  • Se volessimo vedere la visione di Ezechiele come un navicella volante dovremo prendere atto della carenza di molti particolari: Che cosa sostiene quella “cupola” piattaforma al di sopra delle ruote? E come fanno a girare le ruote senza un asse che le colleghi? Vediamo che non ci sono elementi sufficienti per vedere in questa visione quello che Biglino vorrebbe vedere. Persino anche l’ebraista laico Cuscito è convinto che leggendo il testo è impossibile vederci un astronave aliena, solamente forzando la traduzione di alcune parole e lavorando molto di fantasia puoi vedere qualcosa del genere, ma non è assolutamente niente di tutto ciò.
  • Nella visione Ezechiele descrive non solo quello che vede, ma anche quello che sente, come il rumore delle ali dei KERUVIM. Secondo Biglino e gli altri “liberi pensatori” il fatto che si sentono dei rumori indica che non si tratta di fenomeni soprannaturali, ma di fatti concreti. Come se loro fossero esperti di fenomeni soprannaturali. È ovvio che delle visioni è presente sicuramente una parte visiva, ma è presente eventualmente anche la parte uditiva; non ci sono mai visione mute. Quindi accreditare questa come prova per confutare la teologia è alquanto ridicolo.
  • Ezechiele descrive nella visione lo strano movimento degli OFANIM e  i KERUVIM. Anche in Ezechiele 10 dove si ripropone una visione simile ad Ezechiele 1 vengono descritti vari movimenti. In quella scena la presenza di Dio, rappresentata dalla nube, esce dal tempio di Gerusalemme a causa dei peccati degli Israeliti. Il fatto che le visioni presentano movimenti significa che la gloria di Dio si muove liberamente e non da nessuna prova che si tratta di un astronave aliena.
  • Descrivendo la sua visione, Ezechiele usa spesso espressioni come “avere l’aspetto”, “sembrare” e “qualcosa di simile”. Ma in questi versetti lo fa ancora più spesso, come se cercasse le parole per descrivere qualcosa di praticamente indescrivibile. Descrivere le cose celesti con il limitato linguaggio umano, in particolare in una lingua antica come l’ebraico, povera di vocaboli in confronto con le lingue moderne è un’impresa assai ardua. Nel nuovo testamento Paolo dichiara di aver avuto un’esperienza mistica, ma si rifiutò di descrivere ciò che vide perché ritenne un crimine anche solo provarci a descrivere con linguaggio umano le cose straordinarie che vide. Ezechiele invece ci provò, ma dal suo modo poco preciso di descrivere indica che non è possibile che la visione sia un qualcosa di inventato. Altrimenti non ci sarebbe avuto bisogno di usare tutte queste similitudini.
  • La famosa arca dell’alleanza costruita dagli israeliti durante l’esodo dall’Egitto sotto le dettagliate indicazioni di Dio tramite Mosè, è un modellino della scena celeste di Ezechiele. Anche nell’arca erano presenti i KERUVIM. Nelle varie ricostruzioni grafiche dell’arca i KERUVIM anche se molto diversi da una versione all’altra sono comunque tutte ricostruite in modo antropomorfo. Il propiziatorio, la  lastra d’oro che copriva l’arca era considerata il luogo della presenza di Dio. Il termine dà rilievo al fatto che tale presenza si realizza come gratuita benevolenza di Dio verso il suo popolo. Nella visione, corrisponde al firmamento e il trono. Gli OFANIM corrispondono alle ruote del carro costruito appositamente per il trasporto.
  • Alla fine della visione Ezechiele vede sul trono un esempio di teofania, un’apparizione di Gesù Cristo nel vecchio testamento. Mettiamo a confronto altre due teofanie descritte da personaggi diversi vissuti in tempi diversi e noteremo che stanno descrivendo la stessa cosa pur utilizzando parole differenti. Queste sono le comparazioni:

una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. (Ezechiele 1,26-27)

uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.  I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco.  I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque … e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza. (Apocalisse 1,13-16)

ed ecco un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine. (Daniele 10,5-6)

FINE

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