CIÒ CHE È SPIRITUALE E CARNALE

Nell’antico testamento si sente spesso parlare della sapienza come obiettivo che un credente deve raggiungere per essere saggio e sapere sempre come comportarsi nelle varie circostanze della vita. Nel nuovo testamento invece non si parla più di sapienza, ma di seguire lo spirito invece della carne. Questo non toglie il fatto di dover ottenere sapienza, ma lo completa e lo rende più chiaro. Il credente che ha ottenuto sapienza è colui che vive in maniera spirituale e non carnale. Questo concetto è spiegato da Paolo in Galati 5,16-26.

Vi dico dunque: camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, finché voi non fate quello che vorreste.

È importante saper discernere che cosa significa la vita secondo la carne e vita secondo lo spirito. Le analizzeremo entrambi:

LA VITA SECONDO LA CARNE:

La carne indica l’uomo che vive al di fuori dell’influsso dello spirito ed è quindi soggetto alle sue tendenze egoistiche. L’uomo nasce già con una propensione a commettere peccato, a compiere il male e a essere egoisti; infatti non dobbiamo sforzarci più di tanto nel fare tutto questo, viene del tutto naturale, come anche il bambino che disubbidisse o mente ai genitori senza che nessuno gli abbia insegnato a farlo. Questa predisposizione nella natura umana è purtroppo molto evidente e non si può negare. Da dove deriva tutto ciò? La Bibbia lo spiega mediante il racconto del peccato di Adamo che ha dato vita al peccato originale, e ha comportato una interruzione nella comunione con Dio, da questo deriva la nostra predisposizione a peccare; questo è definito l’uomo naturale. L’uomo carnale ha una spiritualità morta, assente, perciò La vita che conduce è essenzialmente materialistica. La sua massima priorità è soddisfare le esigenze del corpo: mangiare, bere, vestirsi, fare sesso ecc… dall’altra parte il parziale o totale interesse dei valori etici come amare il prossimo, aggiunta a una scarsa propensione a compiere buone opere. Questa è una persona carnale perciò la mente controllata dalla carne produce corruzione perché la sua vita è basata fondamentalmente nel soddisfare le concupiscenze della carne, quindi chi è governato dagli appetiti carnali non può piacere a Dio. L’uomo carnale non ha nessuna intenzione di obbedire a Dio e anche se volesse non ci riuscirebbe perché per fare ciò è necessario che ci sia prima una rinascita spirituale. Perciò è totalmente inutile esortare una persona carnale a fare opere buone come insegna la scrittura; non avrebbe nessuna intenzione di farle e nemmeno lo potrebbe. Al massimo può eliminare qualche atteggiamento sbagliato, ma non arriverebbe mai allo standard morale che richiede il Vangelo. La natura dell’uomo carnale è quello di fare il male, essere ribelle a Dio e si trova bene nel farlo, proprio come un maiale si trova bene a sguazzare nel fango essendo di sua natura agire così. Essere carnali comporta compiere opere carnali, La lettera di Paolo continua con questa descrizione spiegando quali sono i frutti carnali:

Del resto sono ben note le opere della carne: Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisione fazione, invidie, ubriachezze, orge, e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Questo elenco ovviamente non è completo, Paolo ne scrive alcuni per dare l’idea di cosa intende per opere della carne. Tra le opere della carne si potrebbe aggiungere anche l’ipocrisia, il cercare di apparire buono davanti agli altri, quando in realtà il cuore è colmo di empietà. Leggendo con attenzione questo elenco di opere carnali, anche se non completo si può purtroppo constatare che tutte le persone non credenti commettono uno o più di queste opere in maniera cronica e senza prendere coscienza nel suo male, non facendo quindi nulla per mettere un freno a queste opere, ma anzi compierle in maniera consapevole e volontaria. Per questo che chi conduce una vita carnale non può piacere a Dio perché la carne tende alla morte, mentre lo spirito, tende alla vita e alla pace; ( Romani 8,6). Ora, una riflessione importante: Una volta compresa che cosa significa vivere in maniera carnale, la domanda che pongo e invito tutti a riflettere: Si può essere felici e soddisfatti nella vita vivendo una vita carnale? La vita nella carne potrà darti dei momenti di piacere, che a volte potranno anche essere intensi ma sono sempre molti brevi e non ti darà una vera pace, anzi quei momenti di piacere diventeranno come una droga, e non potrai più farne a meno, in questo modo si cade in schiavitù e ci si sentirà spesso frustrati, e questo che rende le persone permalose e in lotta con il mondo e con la paura del futuro. La vita carnale non potrà portare a una vera pace interiore, potrà solo darti brevi momenti di piacere. Perché allora le persone continuano a vivere così e non intraprendono un cammino spirituale? Il motivo è perché non si comprende cosa significa vivere in maniera spirituale. Chi non è spirituale non può capire le cose spirituali per quanto possa essere intelligente; anche se avesse un quoziente intellettivo alto o 3 lauree. Esse sono follia per lui e non è capace di intendere, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito (1Corinzi2,14). Capire la vita spirituale attraverso le scritture non è una questione di intelligenza, altrimenti Dio farebbe una discriminazione tra chi è intelligente o meno. Gesù parlava delle persone cieche spiritualmente come i farisei che pur conoscendo bene le scritture non hanno compreso che era proprio Lui il Messia che tanto attendevano. La loro cecità era dovuta alla superbia, che ha di conseguenza quello di chiudere il cuore a Dio e al prossimo. Un altro punto importante è come agiscono le forze maligne nei confronti dell’uomo carnale: Il diavolo non ha bisogno di indurre in tentazione l’uomo che vive nella carne perché pecca già di suo, tuttavia può cercare di affondare una persona ancora più in giù agendo proprio sulla natura carnale, ci colpisce e ci tenta nei nostri punti deboli facendoci sentire sensazioni che se assecondate portano al peccato, è per questo che ci obbedisce alla carne è uno schiavo di satana.

QUANDO AVVIENE LA CONVERSIONE:

Anche quando una persona vive una vita carnale, lontana da Dio e dai suoi principi, non è escluso che in un modo o nell’altro possa essere toccato dallo Spirto Santo e arrivare a una conversione. Ma se avviene cosa succede dal punto di vista spirituale? Di punto in bianco smette di essere carnale? Facciamo un passo indietro: Abbiamo detto precedentemente che l’uomo dalla nascita ha una predisposizione al male dovuto al peccato originale e il nostro lato spirituale è assente; ma se avviene che ci pentiamo dei nostri peccati, crediamo al sacrificio di Gesù in croce e lo  proclamiamo come nostro Signore e salvatore; ecco, abbiamo quindi  una conversione, ossia un cambiamento radicale del nostro essere, non siamo più la stessa persona, ma una nuova creatura in Cristo. Lo Spirito Santo viene ad abitare in noi che vivificherà il nostro spirito. Con il nostro lato spirituale attivo possiamo iniziare un percorso di comunione con Dio e a proclamare che Gesù è il Salvatore e Signore. Come dice la scrittura: Nessuno può dichiarare Gesù è il mio Signore senza l’azione dello Spirito Santo (1Corinzi 12,3). Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Galati 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Dunque per avvicinarsi a Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. Infatti, è lui che ci precede e suscita in noi la fede. Questo meccanismo è stato possibile grazie al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce che è il nostro intermediario presso Dio. Il primo cambiamento interiore di una persona appena convertita sarà quella di accorgersi che il male che precedentemente si faceva senza problemi, ora, sentirà come un senso di disagio nel commetterli a motivo dello spirito che agisce in lui e va in contrasto con la carne. L’altro effetto è uno stimolo interiore nell’amare il prossimo e compiere buone opere con il cuore e non per avere qualcosa in cambio. Che fine fa il lato carnale che prima della conversione imperversava la sua vita? La natura carnale ed egoistica continua a rimanere in parte e va in conflitto con lo Spirito Santo. Avviene allora una battaglia interiore tra la carne e lo spirito che combattono l’uno contro l’altro, ma siamo noi a decidere cosa seguire, se la carne o lo spirito. Se si sceglie di seguire lo spirito allora i desideri della carne poco per volta cesseranno e in quel caso ci sarà solo lo spirito a guidare la nostra vita. Tuttavia la carne cercherà sempre di prendere il sopravvento sulla nostra mente, ma il credente deve restare vigilante e rifiutare ogni carnalità. Paolo non raccomanda in negativo la repressione dei desideri, e quindi uno sforzo ascetico basato sulle forze umane, come fanno ad esempio i buddisti, (Ved. Pag. 214) quanto piuttosto di assecondare lo spirito che i credenti hanno ricevuto. Tutte le volte che seminerai nello spirito, la tua parte spirituale si rafforzerà rispetto alla tua parte carnale da riuscire così a prevaricare su di essa riducendola in schiavitù; è possibile farlo con  la preghiera e la dedizione ma saremo felici del risultato. Il significato del digiuno è proprio quello di trascurare la carne per mettere in priorità lo spirito. Questo è il cammino che va verso la santità. Come se dentro di noi ci fossero due lupi; uno buono e l’altro cattivo; vince chi gli dai più da mangiare.  

LA VITA SECONDO LO SPIRITO:

Lo spirito è lo Spirito Santo che, presente nel cristiano, lo porta a produrre frutti di bene. L’uomo spirituale conduce la vita onorando Dio in pensieri, parole ed opere; le esigenze del corpo passano in secondo piano perché si rende conto che lo spirito è più importante del corpo, che prima o poi morirà mentre lo spirito rimarrà per sempre. Se saremo spirituali faremo le opere dello spirito. La lettera di Paolo continua con questa descrizione citando degli esempi di  i frutti spirituali:

Il frutto dello spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se; contro queste cose non c’è legge.

Si potrebbe dire che in questo versetto c’è un breve il riassunto dell’attitudine che il cristiano deve avere nei confronti della vita e dal mondo ed è interessante che Paolo dichiara che seguendo lo spirito, che il cristiano riceve nella conversione non c’è più bisogno di seguire una legge, un’imposizione esterna di precetti e divieti, perché il seguire dei comandamenti è indicato a persone senza principi e non conduce a seguire una vita spirituale, al contrario stimola la concupiscenza a trasgredire per portare l’uomo a peccare, seguendo lo spirito invece, ci viene donato l’amore da donare agli altri e questo completa tutta la legge; perché tutta la legge è basata unicamente nel comandamento dell’amore verso il prossimo e verso Dio. Tutto il nuovo testamento è basato su questo principio: Condurre una vita spirituale è ben superiore a una vita carnale; non si può vivere in pace con gli altri e con se stessi senza seguire lo spirito. Non si potrà avere la pace nel cuore finché saremo schiavi di qualche carnalità, per questo che è importante seguire lo spirito, che ricordo, è lo stesso spirito che ha resuscitato Cristo dai morti (Romani 8,11), c’è dunque potenza in Lui. Chi vive secondo lo spirito vede il mondo con gli occhi di Dio e arriveremo a comprendere cose che prima non potevamo capire, come nell’episodio evangelico di Marco 10,46-52 dove un povero che era cieco carnalmente, riconosce che Gesù è il Messia e gli grida:  Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me, e tutto questo senza conoscere bene le scritture. È bastata l’umiltà e la semplicità di cuore che spalanca le porte a Dio e rende sagge le persone. In questo caso quest’uomo avendo creduto e avendo avuto fede in lui, aveva i requisiti perché Gesù potesse operare su di lui con la guarigione. Se quindi noi non riusciamo a vedere spiritualmente, la croce sarà solo dolore e aberrazione, invece di vedere l’opera di salvezza che Dio ha fatto per noi. Il povero che chiede l’elemosina sarà solo uno scocciatore puzzolente, invece di vedere il volto di Dio e avere compassione per lui. Ho sentito una volta una testimonianza di una coppia che ha avuto un figlio portatore di handicap, e dicevano che il loro figlio è stato una benedizione. Ma senza una vista spirituale non è possibile dire ciò, come non si può arrivare a comprendere che la libertà passa dall’obbedienza a Dio. Nell’antico testamento c’era l’usanza della circoncisione e il significato consisteva nel fatto che tagliando la carne, si abbandonava la vita nella carne e si iniziava a vivere nello spirito. Questo rito non è stato più ereditato dai cristiani in quanto, quello che conta è la circoncisione del cuore. La carne è da considerarsi morta nella croce con Gesù; chi semina nella carne raccoglie corruzione, ma chi semina nello spirito raccoglie vita eterna. Il Signore invece opera in noi attraverso lo spirito e ci mette alla prova nel nostro punto più forte, dove è più facile avere successo, infatti, egli è buono e non ci mette in situazioni il quale non possiamo gestire. Attraverso lo spirito ci parla e ci fa sentire quella pace che solo lui può dare quando seminiamo nello spirito. Quando invece stiamo seminando nella carne il Signore tramite lo spirito ci dà dei segnali di avvertimento affinché possiamo correggere il nostro comportamento.

L’AMORE DI DIO CI VIENE INCONTRO

Viene spesso detto ai credenti che Dio è amore, ci ama e ci protegge se noi confidiamo in Lui, ma non tutti sono veramente consapevoli di questo. Per noi dire “amare” è quasi considerata come una cosa generica che può cambiare a seconda del contesto. Nel greco antico, che è la lingua nel quale sono stati scritti i vangeli, ci sono tre parole per esprimere la parola amore e sono suddivisi in tre diversi livelli.

1)EROS   Ἔρως

Il primo è definita con la parola “Eros”. Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare solamente i propri bisogni, ma non interessa per niente che l’altra persona sia felice o meno. Un esempio tipico è quando un ragazzo cerca una ragazza solo per soddisfare gli impulsi sessuali e quando è ancora poco che frequenta una ragazza gli chiede di avere un rapporto con lui e se lei accetta; una volta consumato l’atto non ha più motivo di stare con lei, quindi se ne va. È un amore molto superficiale, di bassissimo livello tipico delle persone lontane da Dio.

2)PHILEO Φυλεύς

Il secondo è definito l’amore “phileo”; Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare i propri bisogni e contemporaneamente desidera soddisfare anche quelli dell’altro. È un amore ben superiore al primo, e si manifesta ad esempio nell’amicizia, quando si prova affetto, si vuole bene a qualcuno.

3)AGAPE ἀγάπη

Il terzo invece si tratta dell’amore più profondo e sublime che una persona possa provare, è definito l’amore “agape”. È il tipo di amore che Dio vorrebbe nel cuore di tutti noi e ci porta ad andare incontro al prossimo in modo gratuito, mosso unicamente dal bene dell’altro. Un amore che si dimostra nella praticità ed è indipendente dall’affetto che possiamo provare, perciò si può applicare anche a che non ci sta simpatico. Questo tipo di amore è descritto da Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Nella Bibbia è generalmente tradotta con la parola “carità” poiché in italiano non esiste una parola che equivale perfettamente alla parola “agape” perciò è stata scelta quella parola che è più vicino a quel significato, ma che può generale fraintendimenti. Infatti, quando sentiamo alla parola “carità”, pensiamo a un atto di amore mosso dalla compassione che è una cosa sicuramente buona, ma non racchiude nella sua completezza il significato della parola “agape”. Riporto qui sotto il versetto che parla di quel tipo di amore:

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (1Corinzi 13,4-7)

Dio ci ama immensamente e vorrebbe che anche noi lo amassimo proprio con l’amore “agape”, così anche il nostro prossimo. Non significa che bisogna amare tutti allo stesso modo, ma avere comunque la capacità di farlo; sicuramente è importare avere quel tipo di amore con i migliori amici, con la propria moglie, con i parenti e con le persone che ci stanno maggiormente più vicini. Dio è il primo che ci ama con questo tipo di amore e quando inizieremo a trattare le persone come Dio tratta noi, sapremo cosa vuole dire amare con l’amore agape. Infatti è Dio il primo ad avere compassione, misericordia e pazienza nei nostri confronti, come troviamo infatti in Giovanni 3,16:

Perché Dio ha tanto amato (agape) il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, che chiunque crede in lui non perirà, ma avrà la vita eterna.

Allo stesso modo anche noi dovremo comportarci così con il prossimo, anche se può sembrare difficile farlo, ma con Dio ogni cosa è possibile, da soli non possiamo fare nulla. Nel Vangelo c’è una parabola che parla di un mercante di perle (Matteo 13,45-46); un giorno trova una perla di grande valore; va a vendere tutto per comprare quella perla. Ci sono persone che interpretano questa parabola dicendo che il mercante è ognuno di noi, trova la perla, cioè la fede e sacrifica tutto per ottenere la fede. Ora; si potrebbe fare un bel discorso partendo da  questa interpretazione, ma ha un problema: la fede non si può comprare, è un dono di Dio gratuito. La giusta interpretazione è che il mercante è Dio e la perla siamo noi. È Il Signore che ci ha comprato a caro prezzo per mezzo del sacrificio di Gesù sulla croce. È per questo che Dio dimostra il nostro amore per noi, e leggendo molte testimonianze ho scoperto che molti arrivano alla conversione quando comprendono questa verità nella sua pienezza. Si rendono finalmente conto di quando Dio ci ha amato ed è in Gesù che si è realizzato il suo amore per te (Giovanni 17,26), infatti Cristo è l’esatta impronta della sua essenza (Ebrei 1,3) dimostrando che non è contro di te, ma è con te (Romani 8,31). Infatti, quando ancora eravamo peccatori Cristo è morto per noi (Romani 5,8). Il cristianesimo non è quello che l’uomo fa per Dio; ma è quello che Dio ha fatto per noi. Anche se tu fossi stato l’unico peccatore al mondo, Gesù si sarebbe sacrificato anche solo per te, perché ognuno di noi ai suoi occhi ha un immenso valore. In risposta del suo amore che ci ha dimostrato concretamente anche noi dobbiamo amarlo ed essere disposti a servirlo, infatti ha fatto tutto questo per guadagnarti il tuo amore, non essere dunque ingrato ed indifferente a questo. Nella lettera ai corinzi troviamo scritto le parole << tutto scusa >>, non è inteso per ingenuità o per debolezza, ma è per non permettere al male di divenire una cosa sola con noi e non ci contamini. L’amore è una cosa essenziale nella vita di un credente, anche se imparasse tutta la Bibbia a memoria, ma non avesse amore nel suo cuore, allora non servirebbe a nulla; la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica (Corinzi 8,1), infatti chi pensa di conosce bene la scrittura ma non ha amore nel cuore, non è gradito a Dio in quanto non basta conoscere la parola, bisogna anche metterla in pratica e senza amore non è possibile vivere il Vangelo; chi pretende di farlo è solamente un religioso farisaico (Ved. Pag. 190). Così anche se dichiarasse di avere una grande fede, ma poi non avesse amore allora quella fede non gioverebbe affatto. Che cosa fare però se il nostro amore non arriva al livello “agape”? Nel Vangelo c’è un episodio nell’ultimo capitolo di Giovanni, dove sono protagonisti i discepoli che dopo aver visto due volte Gesù apparso dopo la resurrezione tornano in Galilea aspettando un’altra apparizione di Gesù come aveva promesso. Passarono dei giorni che non avvenne nulla e a questo punto Pietro decise di andare a pescare e anche i suoi discepoli vennero con lui. Questo era un po’ come tornare alla vecchia vita, prima dell’incontro con Gesù. Ma proprio lui gli disse: vi farò pescatori di uomini (Matteo 4,19). La loro chiamata era quella di predicare a tutte le genti la salvezza tramite la croce di Cristo e tutti gli altri suoi insegnamenti. Andare a pescare quindi non faceva parte della loro chiamata. Passarono tutta la notte in barca ma non presero nulla finché non videro Gesù sulla costa e disse di mettere la rete sul lato destro della barca. Loro però non lo riconobbero subito. Seguito il consiglio presero una grossa quantità di pesce e qui riconobbero che era proprio lui. Avvenne poi che i discepoli lo raggiunsero in riva e iniziarono a mangiare insieme. Gesù disse a Pietro:  << Mi ami più di costoro? >> Qui per amore nel testo originale indica la parola “agape”. Pietro rispose: << Certo Signore, lo sai che ti voglio bene. >> Qui Pietro risponde, però, usando la parola “phileo”; quindi un tipo di amore inferiore rispetto a quello che gli era stato chiesto. Gesù ripeté la stessa domanda e Pietro rispose allo stesso modo. Allora la terza volta Gesù gli chiese: << Mi vuoi bene? >> Quindi amore “phileo”. Pietro rispose, << Certo Signore tu sai tutto e sai che ti voglio bene >>. Pietro si rattristò molto; tutto questo richiamava il fatto che lo aveva tradito tre volte quando lui il giorno prima aveva detto che non lo avrebbe abbandonato, costasse anche morire con lui. Ma è anche triste vedere il Signore costretto ad abbassarsi al nostro livello perché non riusciamo ad arrivare al livello che Dio vorrebbe che noi arriviamo. Questo limita l’opera di Dio che vorrebbe fare su di noi, perdendo così molte benedizioni che avrebbe voluto donarci anche se saremo salvati lo stesso. Pietro sicuramente avrebbe voluto dire che lo amava con tutto il cuore, ma non lo dimostrava però con i fatti, perché l’andare a pescare nel suo caso deviava rispetto alla missione che Dio gli aveva affidato. Se Pietro non è riuscito ad arrivare a dire che lo amava con l’amore “agape” potrebbe quasi consolarci, ma non è una scusa per noi. È importante impegnarsi ogni giorno a cercare Dio e la sua sapienza, perché più ci si avvicinerà a Dio e più la nostra vita cambierà. Gesù ci verrà incontro al livello che noi riusciremo ad arrivare e cercherà di fare di tutto a quel livello per poterci benedire o insegnare qualcosa. Il fatto che Dio ci viene incontro ricorda come nell’antico testamento Dio faceva delle concessioni al popolo di Israele perché non riusciva ad arrivare al livello che Dio avrebbe voluto. Un esempio si ha nel divorzio descritto in Deuteronomio 24,3 dove spiega le regole per separarsi dalla moglie. Gesù spiegò che questa era una concessione fatta agli Israeliti a causa della durezza del loro cuore (Matteo 19,8 e Marco 10,5), ma inizialmente in Genesi 2,24 sta scritto: dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto (Marco 10,9). Un altro esempio di concessione si trova nel libro di 1Samuele 8,5-22 quando gli israeliti chiedono che Israele diventi una monarchia come tutte le altre nazioni. Secondo il disegno di Dio Israele sarebbe dovuta essere conosciuta come la nazione senza un re, appunto perché il re era Dio stesso, ma loro hanno preferito un re umano. Il Signore lo concesse ma fu lui stesso a sceglierlo per mezzo di Samuele. Dio è lo stesso ora come ieri, e anche oggi può fare delle concessioni, Gesù però ricorda di amare il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima; poi anche: siate perfetti come è perfetto il padre mio che è nei cieli  (Matteo 5,47). Questo sta a indicare che bisogna sempre puntare in alto. Non si può arrivare al nostro massimo in breve tempo, il cammino di fede è molto lungo e a volte difficile ma non bisogna mai rimanere fermi, continuare ad avvicinarsi sempre gradualmente a Dio, ci saranno delle prove da affrontare, ma più si cercherà Dio e più la nostra vita cambierà e i risultati si vedranno e il Signore non abbandona chi agisce così; sta scritto infatti:  Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore  (Geremia 29,13). Ci possono essere uno o più periodi della nostra vita che rimaniamo fermi spiritualmente, per un motivo o per l’altro non cerchiamo il Signore più di tanto. Questo viene definito biblicamente “vagare nel deserto”: Questo richiama come gli israeliti vagarono nel deserto per 40 anni prima di entrare nella terra promessa; questo per paura e per mancanza di fede. A volte anche noi siamo spiritualmente in una situazione simile, al posto di entrare nella terra promessa e ricevere le benedizioni, si preferisce rimanere nel deserto a condurre una vita travagliata e stressante. Non è mai troppo tardi per seguire il Signore. Nel Vangelo di Matteo capitolo 20 troviamo la parabola degli operai invitati nella vigna, dove narra di un padrone che possedeva una grande vigna; incontra al mattino delle persone disposte a lavorarci e con loro si accordano per la paga di un denaro. Durante la giornata il padrone della vigna invitò altre persone a lavorare, sia al pomeriggio che alla sera. C’era quindi qualcuno che lavorò per tutto il giorno, qualcuno mezza giornata e qualcuno che lavorò un ora soltanto. A fine giornata distribuì le paghe a tutti partendo dagli ultimi, dando a loro un denaro, così anche quelli del pomeriggio. Arrivati quelli del mattino pensavano di ricevere di più, ma ricevettero anche loro un denaro, per questo iniziarono a mormorare contro il padrone, che gli ricordò a loro dell’accordo iniziale di un denaro e non aveva fatto a loro nessun torno, ma per generosità voleva dare un denaro anche a tutti gli altri. Questo sta ad indicare che non è mai troppo tardi per andare al Signore e anche se ci si converte durante la vecchiaia, anche a loro il paradiso è assicurato, perché Dio è buono e generoso con chi sta con lui ed è una generosità divina che supera le barriere della giustizia umana; è la celebrazione della grazia che va al di là dei meriti dell’uomo. Per chi si converte verso la fine o metà della propria vita rimane il rimpianto di non aver voluto accettare Cristo come salvatore prima, risparmiandosi molti guai e sofferenze. Per chi invece si converte già in gioventù e incontra persone malvagie che gli procurano dolori, non deve augurare a loro che muoiano e vadano all’inferno, ma che si convertano e ricevano la stessa vita eterna che riceverà lui. Questo è avere il cuore con Dio. È sbagliato anche dire: Inizierò a pensare a Dio nella vecchiaia, adesso sono giovane, posso fare come voglio adesso e poi al limite mi convertirò più avanti. Non si può mai sapere quando sarà la nostra ora, se dovesse morire prima di convertirsi non andrebbe in cielo, ma in ogni caso non è una mentalità che mette Dio al primo posto. Gesù alla persona che voleva seguirlo dicendo: Aspetta prima che seppellisca mio padre, lui risponde: Lascia che i morti seppelliscano i morti, tu seguirmi. Il fatto di seppellire era un’espressione che stava a indicare di aspettare che suo padre morisse di vecchiaia, quindi non era una cosa immediata, ma questione di anni. Gesù dice non aspettare, seguirmi! Fallo adesso! Allo stesso modo Gesù lo dice anche ad ognuno di noi di seguirlo subito senza mettere qualcosa prima di lui.

IL RUOLO DELLA CHIESA NEL GOVERNO UMANO

Il Signore ha dato libertà all’uomo di autogovernarsi. Nel mondo infatti ci sono diverse nazioni a seconda dei popoli e delle lingue, ma bene o male, ogni nazione presenta nel suo interno almeno una presenza di qualche minoranza cristiana, di qualunque denominazione essa sia. La domanda è: Queste comunità di credenti che ruolo devono avere nelle società delle varie nazioni? Quali sono i loro obbiettivi? In Matteo 5,13-15 troviamo tre paragoni scelti da Gesù per spiegare quale dovrebbe essere l’attitudine di un cristiano nella società, che può essere applicato all’individuo singolo, ma anche rivolto alla Chiesa in generale:

Voi siete il sale della terra 1); ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo 2); non può restare nascosta una città che sta sopra un monte 3); né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

1. IL SALE DELLA TERRA

Quando noi mangiamo la pasta, il sale è sciolto in essa e non si vede con gli occhi, ma quando la mettiamo in bocca, anche se il sale ha un volume ridottissimo rispetto al resto, fa la differenza. Questo paragone è per dire che i cristiani devono avere un impatto positiva sulla società, che anche se in minoranza, la presenza si deve far sentire.  Si può anche vedere sotto un altro punto di vista: Nell’antichità non esistevano i frigoriferi per conservare la carne. Per conservarle si metteva su di essa del sale in modo che la preservasse dai batteri e dagli agenti esterni responsabili del processo di putrefazione. Allo stesso modo anche i credenti devono il più possibile limitare l’influenza del male nella società. Se satana non riesce a prendere il completo controllo del mondo è perché è presente la Chiesa che ostacola satana nel suo piano di dominio totale. Il paragone del “sale della terra” lo troviamo anche in: Marco 9,50; Luca 14,34-35.

2. LA LUCE DEL MONDO

Il secondo paragone è analogo al primo: il candelabro occupa un piccolo spazio, eppure quando è acceso basta per illuminare tutta la stanza. La luce è sempre vista come qualcosa di positivo, perché al buoi non vedi nulla, così anche i credenti devono illuminare il mondo, cercando di fare del proprio meglio per dare il proprio contributo per rendere il mondo un posto migliore, essere quindi una piccola scintilla di luce in un mondo di tenebre.

3. LA CITTÀ SUL MONTE

Nell’antichità era comune costruire le città sulle colline per questioni di difesa in caso da attacco nemico, ma erano anche molto visibili da lontano. Così anche i credenti non devono nascondersi, ma essere metaforicamente visibili dando la buona testimonianza con le buone opere cercando di sopperire alle sofferenze di questo mondo.

Nel mondo si sentono più che altro brutte notizie: dalla violenza, all’ingiustizia, alla corruzione a tutti i livelli, da l’impressione di vedere solo negatività nella società, eppure la Chiesa è presente anche in quel ambiente e agisce contrastando le tenebre di questo mondo, anche se a volte sembra che non ci sia, ma se dovesse sparire da un giorno all’altro si sentirebbe la differenza. Gesù disse che i credenti sono nel mondo, ma non sono del mondo (Giovanni 15,19), appartengono a Lui e sono a chiamati a essere dei luminari nelle nazioni.

RIASSUMENDO:

Gli obbiettivi della Chiesa nella società è:

  • Operare con amore e giustizia verso il prossimo dando una buona testimonianza al mondo. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Matteo 5-16).
  • Essere una luce in questo mondo tenebroso evitando che il male abbia il completo dominio.

LE 7 OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI E SPIRITUALI:

Che cosa significa concretamente agire con amore e giustizia? La Chiesa Cattolica ha raccolto in maniera schematica 7 opere corporali per alleviare le sofferenze fisiche dei più deboli restituendoli la dignità. Altre 7 opere spirituali per alleviare le sofferenze morali e preservare se stessi dal peccato di questo mondo. Questo decalogo è direttamente ispirato dai principi evangelici e mettendolo in pratica, sempre quando se ne ha l’occasione è un modo per essere il sale della terra e luce del mondo.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i pellegrini
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7.  Seppellire i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

  1. Consigliare i dubbiosi
  2. Insegnare agli ignoranti
  3. Ammonire i peccatori 
  4. Consolare gli afflitti
  5. Perdonare le offese 
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste
  7. Pregare Dio per la conversione di peccatori

REAZIONE DEL MONDO ALLA CHIESA

Se la Chiesa effettivamente svolge il ruolo che abbiamo illustrato precedentemente avvengono due fenomeni: Come prima cosa la Chiesa si mantiene viva, anzi tende anche a crescere grazie alla buona testimonianza, ma dall’altra parte avviene un contraccolpo: La parta della società ostile ai principi del vangelo inizia a farsi sentire. Nei paesi mediorientali, come in altri regimi autocratici si parla di persecuzioni. I cristiani più cercheranno di essere il sale della terra e più subiranno persecuzioni. Una domanda sorge spontanea, perché Dio permette che i cristiani subiscano persecuzioni e in certi contesti anche che vengano martirizzati? Il Signore non dovrebbe forse proteggere i credenti? Gesù lo disse che subiremo persecuzioni, ma di farci coraggio perché Lui ha vinto il mondo (Giovanni 16,33). Perché allora permette che i cristiani vengano perseguitati? Se facciamo un’analisi vedremo che paradossalmente il cristianesimo avanza nelle zone dove i cristiani sono maggiormente perseguitati. Questo perché se un cristiano subisce le persecuzioni ed esso reagisce nel modo giusto, questo semina un seme di conversione nel cuore delle persone. Questo lo si può vedere ad esempio in Cina, dove le violenze contro i cristiani sono tante, ma c’è una continua crescita della chiesa in quella nazione, oppure anche in alcuni paesi musulmani sta avvenendo lo stesso. Quando un regime odia i cristiani e cerca di eliminarli con la violenza, ottiene invece l’effetto opposto, quello di una maggiore diffusione della fede. Da anni in questi paesi avvengono conversioni al cristianesimo con costante ritmo anche se per ovvi motivi non ci possono essere delle statistiche ufficiali, le conversioni dal punto di vista legale sono clandestine. L’esempio storico più famoso è l’impero romano che ha fatto di tutto per estirpare il cristianesimo, ma ha dovuto in seguito dichiararlo come religione di stato ai tempi dell’imperatore Costantino. Nei paesi occidentali non esiste la persecuzione come in altre parti del mondo, ma c’è lo stesso un popolo anticlericale che è ostile al vangelo. Non è gradita la presenza della Chiesa nella società perché non riescono a plasmarla come vorrebbero. Un esempio è la legge 194 sull’aborto. Si tratta di una vittoria per la parte di secolarista del paese, ma non è nemmeno una vittoria completa come avrebbero voluto. Perché la legge prevede anche i medici obbiettori di coscienza. Quindi se un medico ritiene l’aborto una pratica abominevole, non è costretto a farlo. Questo è un esempio di come la Chiesa può preservare il mondo dal dominio completo del demonio. Questo ha fatto sorgere polemiche: Alcuni dicono: <<È possibile che se voglio fare un aborto, lo devo fare clandestinamente e non c’è lo stato che mi appoggia?  È tutta colpa dell’influenza della chiesa e la sua obbiezione di coscienza >>. Come dire che voglio uccidere una creatura innocente e ci sono i “cattivi” cristiani che mi ostacolo. È così dicono che la chiesa non dovrebbe influenzare la società perché deve essere totalmente laica, ma stare solo per conto loro, e non sentire parlare di ciò che ha insegna la Bibbia.. Questo però è quello che vuole proprio satana, che la chiesa smetta di essere il sale della terra, ma che si limiti solamente a organizzare celebrazioni tra di loro. I cristiani però non devono ascoltare queste cose, ma andare avanti a vivere come veri credenti. Questo però non significa che l’obbiettivo dei cristiani è imporre una rigida teocrazia a tutti; il regno di Dio si compirà quando Gesù tornerà sulla terra, ma lo scopo è quello di predicare i principi fondamentali del Vangelo al mondo e il suo piano della salvezza. Gli atei lamentano spesso che fin quando ci saranno influenze cristiane, la società non sarà del tutto laica. Ma quello che in realtà vogliono non è una società laica, ma una società atea. Queste persone ci saranno sempre, anche se tutti i credenti darebbero il meglio per Dio e per il prossimo, Infatti, per quanto i credenti possano dare una buona testimonianza non è detto che le persone attorno a noi si convertano tutte, ci sarà sempre qualcuno che accetterà Gesù nel suo cuore e qualcuno che lo rifiuterà. Cristo, nonostante la sua perfezione spirituale e i miracoli che compiva non convertiva tutte le persone che gli stavano attorno a causa della loro superbia e ottusità. Alcuni di loro hanno contribuito nell’arrestarlo e metterlo a morte. Questo può essere il risultato di essere il sale della terra. Ma chi invece ha accolto o accoglierà Gesù nella sua vita sarà dato il potere di diventare figli di Dio (Giovanni 1,12).

SE LA CHIESA PERDE IL SUO RUOLO NELLA SOCIETÀ

Non sempre però i credenti riescono a dare una buona testimonianza, ed essere quindi il sale della terra. Gesù disse che se il sale perde il sapore,  con che cosa si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente ( Matteo 5,13). Quando in una nazione diminuiscono il numero di credenti è a motivo della mancanza di fede e devozione che permette di essere sale della terra. Se si entra in una chiesa cattolica si vede spesso una fede arida, priva di entusiasmo e di gioia di essere figli di Dio. Ci sono anche altre realtà dove la fede è molto viva e si sente un grande fervore per le cose di Dio, e questo il sale della terra che vorrebbe il Signore; un fervore che porta molto frutto. Gli atei e credenti superficiali non si convertiranno mai se i credenti non saranno il sale della terra. Come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui nel quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? (Romani 10,14-15). Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene! (Isaia 52,7).

IL BULLISMO

  • Come un pazzo che scaglia tizzoni e frecce di morte, così è colui che inganna il prossimo e poi dice: << Ma si, è stato uno scherzo! >> (PR 26,18-19).

Il bullismo è  un fenomeno che è stato poco analizzato dal punto di vista cristiano. Si può definire come una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta e nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare danno. Il termine bullismo viene utilizzato principalmente in ambito scolastico, e viene in genere utilizzato per descrivere forme di violenza e prevaricazione tra soggetti giovani. Cercherò brevemente di analizzare le caratteristiche più importanti, le sue cause e possibili rimedi.

CARATTERISTICHE DEL BULLO:

Bulli non i nasce, si diventa, quindi capire come una persona può diventare un bullo è importante. Sono 2 le strade che portano una persona a diventare un bullo:

  1. LA SUPERBIA

Le persone con il cuore superbo mettono le basi per avere uno spirito di competizione di fronte al mondo, e questo si manifesta anche nell’infliggere sofferenze contro chi vede, a suo parere inferiore a lui. Pensa che il rispetto non è dovuto a tutti ma va meritato, quindi se una persona si ritiene non meritevole di rispetto potrebbe iniziare ad essere preso di mira.

  • SOFFERENZE/TRAUMI

In altri casi l’aggressività contro il prossimo potrebbe derivare da una profonda sofferenza interiore derivata da problemi famigliari, violenze subite o un mancato affetto che porta a un senso di abbandono. Anche fuori da contesti famigliari, ogni sofferenza subita a causa di uno o più persone tramite bullismo o emarginazione sociale. Quindi la malvagità subita, se non trattata porta anch’essi a comportarsi in maniera aggressiva davanti al prossimo.

Alcune ricerche hanno evidenziato come i bulli, una volta adulti, diventino persone autoritarie, con un forte bisogno di controllo o di dominio. Questo sempre se non si ravvede e cambia strada.

Ora, una cristiano che ha raggiunto una buona maturità spirituale può essere un bullo? La risposta è certamente no! Prima cosa un credente non può  essere superbo, ma al contrario è umile, e chi è umile mai si sognerebbe di mancare di rispetto a qualcuno. In secondo luogo se ha avuto trascorsi sofferti, il vangelo, la preghiera o la vicinanza di un altro credente danno tutti gli strumenti per contrastare le sofferenze affinché non alterino il carattere per farlo diventare arrogante e irascibile.

CARATTERISTICHE DELLE VITTIME:

Capiamo perché un bullo inizia a prendere di mira una determinata persona:

  1. CARATTERISTICHE FISICHE ANOMALI

Attraggono i bulli chi si presenta fisicamente fragile e debole, oppure in sovrappeso o con qualche deformità fisica.

  • CARATTERE TIMIDO E TACITURNO

I bulli di solito sono molto espansivi e amano molto parlare e scherzare con chi gli sta attorno.  Perciò le persone timide e taciturne sono mal viste e potrebbero essere soggetti a bullismo

  • COMPORTAMENTI GIUDICATI “STRANI”

Se una persona ha comportamenti giudicati “strani” agli occhi di un bullo che non riesce a capirle o a interpretarle, allora si può arrivare alla conclusione che quella persona è stupida e quindi non meritevole di rispetto.

  • EPISODI SPIACEVOLI

Un altro motivo ancora perché una persona prende di mira un’altra può essere dovuto a qualche episodio o battibecco che porta a provare antipatia nei confronti di quella persona.

LA LOGICA DEL BRANCO:

Qual è l’obbiettivo di un bullo? Semplicemente divertirsi cinicamente a umiliare una persona in particolare. Per questo è necessaria la complicità di altre persone che vedono la vittima allo stesso modo: Come uno “sfigato” da prendere in giro. Il divertimento deriva da quanto riesce a ridere e a far ridere il gruppo complice degli attacchi di bullismo e più gente riesce a convincere a infierire e più lui si sentirà autorizzato nel farlo. Infatti di solito sono pochi i componenti che veramente vessano la vittima, gli altri si limitano solo a ridere, ma anche una risata può ferire e umiliare una persona e nemmeno quella è da sottovalutare, anzi sono le risate di altre persone che assistono che alimenta il fenomeno e incrementa il senso di umiliazione che percepisce la vittima. Quando invece il bullo non riesce a trovare complici, ma anzi ci sono persone che difendono la vittima. il bullo prima o poi si stufa e le vessazioni spariscono.

L’ATTACCO PROGRESSIVO:

Il bullo inizia a vessare la vittima con qualcosa di apparentemente innocente, come piccole provocazioni, battutine pungenti, ma col passare del tempo tendono a intensificarsi maggiormente se il bullo ritiene che la vittima non risponda in modo da farsi valere.  Se la vittima lamenta questo disagio, l’altra persona risponde che sta solo scherzando e che non c’è bisogno che si arrabbi. Chi è portato a provocare verbalmente qualcuno prende di mira sempre le stesse persone e non si può più parlare di “scherzo” altrimenti lo farebbe con tutti. Da come suggerisce il versetto dei proverbi, dire di scherzare è sempre un modo per nascondere un disprezzo nei confronti di una determinata persona e col passare del tempo la cosa diventa sempre più palese, per il fatto che le battute sono sempre più pesanti e vessatorie. Abbiamo di fronte un fenomeno che tende ad progredire con il tempo se non si prendono provvedimenti per fermare il bullo. Un credente davanti a un fenomeno di bullismo non dovrebbe mettersi a ridere o stare a guardare, dovremo invece cercare di difenderlo. La vittima ne sarà riconoscente e questa potrà essere un’occasione per dare a lui la propria testimonianza.

ESSERE VITTIMA DI BULLISMO:

Secondo studi di settore l’essere, o l’essere stati vittime di bullismo ha una varie serie di conseguenze psicologiche negative. Possono presentarsi disturbi dell’umore, tendenza all’isolamento, calo dell’autostima, disturbi nel sonno o addirittura la comparsa di una serie di disturbi psicosomatici (ad es. mal di testa etc.) L’essere stati oggetto di bullismo è inoltre un fattore di rischio per lo sviluppo di una serie di disturbi psichiatrici tra cui disturbi alimentari, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e dismorfofobia (malattia mentale caratterizzata da un’attenzione ossessiva su un difetto percepito nell’aspetto). Da ciò che può provocare questo fenomeno si può affermare che si tratta di un male dei nostri tempi che purtroppo viene sottovalutato dalla società che non mette in campo misure sufficienti da arginare il fenomeno, specialmente se questi fenomeni accadono in ambito scolastico. Questi studi sono sempre svolti da un punto di vista laico e non distingue se la vittima è un non credente in Cristo  o non lo è, come se fosse del tutto indifferente. Vedremo che invece le differenze ci sono eccome: Per “credente”, lo ribadisco, si intende una persona che ha raggiunto una piena maturità spirituale e continua a proseguire un percorso verso la santità che durerà tutta la vita. Anche vero che è difficile che un giovane possa essere già a un livello spirituale ben progredito, ma non è nemmeno impossibile. Vediamo ora quali attitudini spirituali ha un credente che è sotto attacco da bullismo:

  • I NEMICI

Il vangelo parla anche dei “nemici” (Matteo 6,46). Non bisogna odiarli e desiderare vendetta o la loro rovina. Il vangelo parla di amare i nemici e pregare per loro. Vedi art: https://teofilo.cw.center/i-nemici/

  • IL PERDONO

Una vita di rancori non fa altro che rovinare se stessi. In vangelo Gesù insiste più volte nel valore del perdono nel caso cadiamo nella trappola di rimanere offesi. Vedi art: https://teofilo.cw.center/il-pentimento-e-il-perdono/

  • IL MALE RODE SESTESSO

Il credente, che vede il mondo dal punto di vista del vangelo, guarda chi commette bullismo non solo persone che fanno del male ad altre, ma soprattutto persone che fanno dal male a se stessi, distruggendosi da soli perché il peccato prima di tutto rovina chi lo commette infatti il salario del peccato è la morte (Romani 6,23). Questo permette di provare compassione verso i bulli e non rancore, evitando di offendersi di fronte alle prese in giro.

  • L’AUTOSTIMA

Per il cristiano l’autostima non deriva da quello che gli altri pensano o dicono di noi, specialmente se “gli altri” sono persone non credenti, privi di valori etici, ma deriva dalla consapevolezza di essere figli di Dio e appartenere alla chiesa di Cristo, quello che conta è quello che Dio pensa di noi, in base  al rapporto con Lui e alla nostra attitudine verso il mondo. Vedi art: AVERE SCARSA AUTOSTIMA – Amico di Dio e contro le fortezze del nemico (cw.center)

  • LA SAGGIA DIFESA

Se non ci si può difendere alla stessa maniera in cui il nemico ci attacca non significa che non ci si può difendere. Il cristiano dovrà rispondere con la sapienza che avrà imparato dalla scrittura o da ciò che ci suggerisce lo spirito santo nel nostro cuore. Prendendo Gesù come esempio: Davanti alle accuse dei farisei, rispose sempre a tono, in maniera chiara e decisa svergognando e zittendo i suoi avversarti.

  • LA GIUSTIZIA DI DIO

Il cristiano sa che se i bulli non dovessero pentirsi, il loro peccato rimane e dovranno rendere conto delle loro opere, quindi la giustizia di Dio prima o poi si abbatterà verso quelle persone perché chi tocca un figlio di Dio, tocca il suo occhio. Il cristiano quindi vive tranquillo perché ha fiducia nella giustizia divina. Il massimo auspicio rimane il pentimento dei bulli e non il desiderio di vederli puniti a meno che non possa essere un mezzo per farli arrivare al ravvedimento.

In base a questi punti è possibile affermare che essere credenti elimina tutti gli effetti psicologici negativi che normalmente una persona contrae per effetto degli atti di violenza da bullismo.

CONTRO UNA RELIGIOSITÁ FARISAICA

  • C’è gente che si crede pura, ma non si è lavata della sua lordura (PR 30,12)
  • Il sacrificio dei malvagi è un orrore per il Signore, la preghiera dei buoni gli è gradita( PR 15,8)
  • Molti proclamano la propria bontà, ma una persona fidata chi la trova? (PR 20,6)
  • Chi può dire: << Ho la coscienza pulita, sono puro dal mio peccato >> (PR 20,9)
  • Praticare la giustizia e l’equità per il Signore vale più di un sacrificio (PR 21,3)

Non tutti quelli che dicono di essere credenti e praticanti sono veramente giusti davanti al Signore. Facciamo un passo indietro a andiamo a vedere  nell’antico Israele come gli israeliti si rapportavano con Dio. Nell’antico patto c’erano due elementi fondamentali: La legge e i sacrifici animali. La legge erano tutte le norme che gli israeliti dovevano osservare per essere giusti davanti a Dio e i sacrifici servivano a coprire i peccati degli uomini. Erano stati pensati da Dio come modo per perdonare i peccati che le persone compivano per scarsa conoscenza della legge di Mosè, che era una legge con molti precetti e pochi la conoscevano tutta in maniera approfondita, quindi quando ci si rendeva conto di aver sbagliato si facevano dei sacrifici e i loro peccati rimanevano coperti, come per scaricare sull’animale la condanna che invece lui avrebbe meritato. In questo si basava il patto mosaico che Dio fece con il popolo di Israele.  Ora, la cosa più importante era l’obbedienza alla legge, non i sacrifici. I sacrifici erano per gli errori che si compivano pur rimanendo in un atteggiamento buono verso Dio e verso il prossimo, cercando di amare Dio e il prossimo ed evitare il più possibile di peccare. Invece molti davano maggiore enfasi sui sacrifici e abusavano della possibilità di sacrificare animali. Erano molto pignoli a rispettare la legge di Mosè nel suo aspetto rituale, esteriore, ma trascuravano completamente la cosa più importante, cioè amare il prossimo tuo come te stesso e amare Dio con tutto il cuore. Erano avidi di denaro, superbi e facevano di tutto farsi glorificare dagli altri per il loro culto esteriore, ogni cosa aveva come scopo il farli adulare dalle gente. Poi facevano molti sacrifici pensando che questo potesse coprire il loro atteggiamento malvagio nei confronti degli altri e per questo si sentivano superiori, guardavano tutti dall’alto verso il basso. Queste persone c’erano ai tempi dei profeti, infatti già nell’antico testamento si parla di questo tipo di persone: Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani (Isaia 29,13).Gesù ai farisei cita questo versetto dichiarando che come gli israeliti di qualche secolo prima avevano questo atteggiamento nei confronti di Dio, così anche per loro vale lo stesso. I farisei erano la setta più rigorosa dell’ebraismo. Ecco queste persone erano molto disprezzare da Gesù definendoli ipocriti perché si fingevano e si credevano buoni ma in realtà erano peggio degli altri, nessuno di loro si sentiva peccatore; i peccatori erano sempre solo gli altri per non parlare di chi non era neanche ebreo. Per loro i non ebrei erano inevitabilmente destinati all’inferno solamente per il fatto che non erano discendenti di Abramo. Contrariamente a come pensavano loro; per Gesù, come dice il Vangelo, essere discendenti di sangue di Abramo e del tutto irrilevante, quello che conta è la discendenza spirituale, ovvero chi ama Dio e lo teme come appunto Abramo fece. Le preghiere dei farisei erano disgustose agli occhi di Dio, non facevano altro che ringraziare di essere così buoni e non come gli altri che erano peccatori, quindi era solamente un vantarsi di se stessi, quando erano ben lontani ad essere giusti. Queste preghiere non venivano assolutamente ascoltate. Gesù riferendosi a loro diceva: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato… Se dunque diceste di essere peccatori e chiedeste perdono non avreste colpa; questo perché il sangue di Gesù purifica ogni peccato se ci si pente. … ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane (Giovanni 9,41). La preghiera di uno che dice abbi pietà di me peccatore, questa invece è ascoltata e la relazione con lui ha inizio. Lo scopo della legge di Mosè non era quella di far sentire giusto l’uomo, ma quello di farlo sentire peccatore e chiedere aiuto a Dio dicendo appunto “abbi pietà di me peccatore”. Ma i farisei per come interpretavano la legge, si sentivano giusti. Gesù però chiarisce il fatto che la legge non era solo un codice rituale, ma soprattutto attitudine spirituale. Il comandamento “non uccidere” non si limitava solo a non uccidere una persona fisicamente, ma chi odia il proprio fratello ha già violato la legge, perché è l’odio l’origine degli omicidi. Se qualcuno dice: quella persona non conta, non vale niente, è una nullità; Egli l’ha già uccisa nel proprio cuore, e questo costituisce peccato. Oppure il comandamento “non commettere adulterio” non era solo tradire la propria moglie tramite un rapporto sessuale con un’altra; ma se guardi un’altra donna e la desideri in cuor tuo, hai già commesso adulterio e quindi violato la legge. Ma i farisei pensavano che non avendo mai ucciso o tradito erano giusti davanti a Dio, quando però odiavano il prossimo e desideravano in cuor loro un’altra donna; questo generava orgoglio, superbia e spirito di giudizio nei confronti del prossimo. Tutto questo perché i farisei avevano stabilito una giustizia fatta di opere rituali e non di principi fondamentali. Paolo era stato un fariseo e per ciò li comprendeva bene. Ha sempre pregato per la loro salvezza. Paolo rende  testimonianza del fatto che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede (Romani 10,2-4). Per questo Gesù disse: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 5,20). Il concetto di giustizia che avevano i farisei era basata unicamente nel praticare la legge in maniera puramente esteriore senza amore e compassione nei confronti del prossimo ed era questo ciò che importa di più a Dio. Ora, la setta dei farisei non esiste più ai giorni nostri, i sacrifici animali non si fanno più,  non sono stati ereditati dai cristiani, perché il sacrificio di Gesù copre già ogni peccato, ora non siamo più sotto il patto mosaico, ma sotto il nuovo patto che si basa sulla grazia mediante la fede in Cristo e il servire Dio secondo lo Spirito Santo. Se abbiamo questa fede Dio fisserà la legge nei nostri cuori come è stato profetizzato nel vecchio testamento: Questa è l’alleanza che io stipulerò dopo quei giorni, dice il Signore: io porrò le mie leggi nei loro cuori e le imprimerò nella loro mente e non mi ricorderò più dei loro peccati (Geremia 31,33-34). Però ci sono ancora persone che possono avere atteggiamenti che ricordano un po’ i farisei: avere un culto puramente esteriore senza amare il prossimo, tipico delle persone che vanno anche a messa tutte la domeniche, si confessano, recitano il rosario e fanno ogni pratica rituale e per questo si sentono giusti e perciò hanno un atteggiamento di giudizio nei confronti degli altri, non hanno un minimo senso di umiltà, disprezzano e trattano duramente gli altri chiamandoli peccatori, si vantano per ogni opera buona perché lo scopo non è quello di servire Dio, ma solamente di cercare i complimenti degli altri. È il cosiddetto spirito religioso che colpisce anche molte persone che hanno responsabilità nella chiesa, che predicano bene e razzolano male sfruttando la loro posizione di potere per vantaggi personali e non per glorificare Dio. Pensiamo a una noce che ha un bel guscio, ma quando la rompiamo dentro è marcia; questa noce non vale niente perché conta il contenuto e non il guscio, così vede Dio queste tipo di persone che pur dichiarandosi credenti, e pur sembrando devoti non sono gradite a Dio, anzi, subiranno una condanna più severa (Marco 12,40) rispetto ad un ateo che ha vissuto la sua vita nel peccato. Perché se un ateo che non conosce la parola di Dio pecca, in parte c’è l’attenuante del fatto che non ha mai conosciuto Dio, ma se una persona pur conoscendo la parola di Dio,  fa il contrario di essa, la responsabilità davanti a Dio è maggiore. Dio invece vuole che ci amiamo tutti a vicenda, anche i peccatori vanno amati e perdonati. praticare anche un culto esteriore va bene, ma viene dopo rispetto a seguire il comandamento dell’amore. Bisogna prima cambiare interiormente, nel proprio cuore e dopo dimostrarlo esteriormente. Quindi evitate di sentirvi giusti facendo ogni tanto delle buone opere o frequentando spesso la chiesa. Perché se si fanno tutte queste cose ma non si ha amore per Dio e per il prossimo non serve assolutamente a nulla. Dio guarderà il tuo cuore, la tua purezza d’anima, il rapporto personale che hai con Gesù Cristo. Lasciati dunque trasformare dalla sua parola tramite la sua potenza, Gesù cambierà progressivamente il tuo cuore facendoti diventare sempre più simile a lui. A questo punto le opere si faranno di conseguenza in maniera spontanea e non in maniera forzata. Le opere della carne non  sono accettate davanti a Dio. Se il tuo concetto di giustizia è basato su questo allora sarai nettamente superiore a quello degli scribi e dei farisei e Dio ti accoglierà nel suo regno.