CIÒ CHE È SPIRITUALE E CARNALE

Nell’antico testamento si sente spesso parlare della sapienza come obiettivo che un credente deve raggiungere per essere saggio e sapere sempre come comportarsi nelle varie circostanze della vita. Nel nuovo testamento invece non si parla più di sapienza, ma di seguire lo spirito invece della carne. Questo non toglie il fatto di dover ottenere sapienza, ma lo completa e lo rende più chiaro. Il credente che ha ottenuto sapienza è colui che vive in maniera spirituale e non carnale. Questo concetto è spiegato da Paolo in Galati 5,16-26.

Vi dico dunque: camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, finché voi non fate quello che vorreste.

È importante saper discernere che cosa significa la vita secondo la carne e vita secondo lo spirito. Le analizzeremo entrambi:

LA VITA SECONDO LA CARNE:

La carne indica l’uomo che vive al di fuori dell’influsso dello spirito ed è quindi soggetto alle sue tendenze egoistiche. L’uomo nasce già con una propensione a commettere peccato, a compiere il male e a essere egoisti; infatti non dobbiamo sforzarci più di tanto nel fare tutto questo, viene del tutto naturale, come anche il bambino che disubbidisse o mente ai genitori senza che nessuno gli abbia insegnato a farlo. Questa predisposizione nella natura umana è purtroppo molto evidente e non si può negare. Da dove deriva tutto ciò? La Bibbia lo spiega mediante il racconto del peccato di Adamo che ha dato vita al peccato originale, e ha comportato una interruzione nella comunione con Dio, da questo deriva la nostra predisposizione a peccare; questo è definito l’uomo naturale. L’uomo carnale ha una spiritualità morta, assente, perciò La vita che conduce è essenzialmente materialistica. La sua massima priorità è soddisfare le esigenze del corpo: mangiare, bere, vestirsi, fare sesso ecc… dall’altra parte il parziale o totale interesse dei valori etici come amare il prossimo, aggiunta a una scarsa propensione a compiere buone opere. Questa è una persona carnale perciò la mente controllata dalla carne produce corruzione perché la sua vita è basata fondamentalmente nel soddisfare le concupiscenze della carne, quindi chi è governato dagli appetiti carnali non può piacere a Dio. L’uomo carnale non ha nessuna intenzione di obbedire a Dio e anche se volesse non ci riuscirebbe perché per fare ciò è necessario che ci sia prima una rinascita spirituale. Perciò è totalmente inutile esortare una persona carnale a fare opere buone come insegna la scrittura; non avrebbe nessuna intenzione di farle e nemmeno lo potrebbe. Al massimo può eliminare qualche atteggiamento sbagliato, ma non arriverebbe mai allo standard morale che richiede il Vangelo. La natura dell’uomo carnale è quello di fare il male, essere ribelle a Dio e si trova bene nel farlo, proprio come un maiale si trova bene a sguazzare nel fango essendo di sua natura agire così. Essere carnali comporta compiere opere carnali, La lettera di Paolo continua con questa descrizione spiegando quali sono i frutti carnali:

Del resto sono ben note le opere della carne: Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisione fazione, invidie, ubriachezze, orge, e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Questo elenco ovviamente non è completo, Paolo ne scrive alcuni per dare l’idea di cosa intende per opere della carne. Tra le opere della carne si potrebbe aggiungere anche l’ipocrisia, il cercare di apparire buono davanti agli altri, quando in realtà il cuore è colmo di empietà. Leggendo con attenzione questo elenco di opere carnali, anche se non completo si può purtroppo constatare che tutte le persone non credenti commettono uno o più di queste opere in maniera cronica e senza prendere coscienza nel suo male, non facendo quindi nulla per mettere un freno a queste opere, ma anzi compierle in maniera consapevole e volontaria. Per questo che chi conduce una vita carnale non può piacere a Dio perché la carne tende alla morte, mentre lo spirito, tende alla vita e alla pace; ( Romani 8,6). Ora, una riflessione importante: Una volta compresa che cosa significa vivere in maniera carnale, la domanda che pongo e invito tutti a riflettere: Si può essere felici e soddisfatti nella vita vivendo una vita carnale? La vita nella carne potrà darti dei momenti di piacere, che a volte potranno anche essere intensi ma sono sempre molti brevi e non ti darà una vera pace, anzi quei momenti di piacere diventeranno come una droga, e non potrai più farne a meno, in questo modo si cade in schiavitù e ci si sentirà spesso frustrati, e questo che rende le persone permalose e in lotta con il mondo e con la paura del futuro. La vita carnale non potrà portare a una vera pace interiore, potrà solo darti brevi momenti di piacere. Perché allora le persone continuano a vivere così e non intraprendono un cammino spirituale? Il motivo è perché non si comprende cosa significa vivere in maniera spirituale. Chi non è spirituale non può capire le cose spirituali per quanto possa essere intelligente; anche se avesse un quoziente intellettivo alto o 3 lauree. Esse sono follia per lui e non è capace di intendere, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito (1Corinzi2,14). Capire la vita spirituale attraverso le scritture non è una questione di intelligenza, altrimenti Dio farebbe una discriminazione tra chi è intelligente o meno. Gesù parlava delle persone cieche spiritualmente come i farisei che pur conoscendo bene le scritture non hanno compreso che era proprio Lui il Messia che tanto attendevano. La loro cecità era dovuta alla superbia, che ha di conseguenza quello di chiudere il cuore a Dio e al prossimo. Un altro punto importante è come agiscono le forze maligne nei confronti dell’uomo carnale: Il diavolo non ha bisogno di indurre in tentazione l’uomo che vive nella carne perché pecca già di suo, tuttavia può cercare di affondare una persona ancora più in giù agendo proprio sulla natura carnale, ci colpisce e ci tenta nei nostri punti deboli facendoci sentire sensazioni che se assecondate portano al peccato, è per questo che ci obbedisce alla carne è uno schiavo di satana.

QUANDO AVVIENE LA CONVERSIONE:

Anche quando una persona vive una vita carnale, lontana da Dio e dai suoi principi, non è escluso che in un modo o nell’altro possa essere toccato dallo Spirto Santo e arrivare a una conversione. Ma se avviene cosa succede dal punto di vista spirituale? Di punto in bianco smette di essere carnale? Facciamo un passo indietro: Abbiamo detto precedentemente che l’uomo dalla nascita ha una predisposizione al male dovuto al peccato originale e il nostro lato spirituale è assente; ma se avviene che ci pentiamo dei nostri peccati, crediamo al sacrificio di Gesù in croce e lo  proclamiamo come nostro Signore e salvatore; ecco, abbiamo quindi  una conversione, ossia un cambiamento radicale del nostro essere, non siamo più la stessa persona, ma una nuova creatura in Cristo. Lo Spirito Santo viene ad abitare in noi che vivificherà il nostro spirito. Con il nostro lato spirituale attivo possiamo iniziare un percorso di comunione con Dio e a proclamare che Gesù è il Salvatore e Signore. Come dice la scrittura: Nessuno può dichiarare Gesù è il mio Signore senza l’azione dello Spirito Santo (1Corinzi 12,3). Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Galati 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Dunque per avvicinarsi a Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. Infatti, è lui che ci precede e suscita in noi la fede. Questo meccanismo è stato possibile grazie al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce che è il nostro intermediario presso Dio. Il primo cambiamento interiore di una persona appena convertita sarà quella di accorgersi che il male che precedentemente si faceva senza problemi, ora, sentirà come un senso di disagio nel commetterli a motivo dello spirito che agisce in lui e va in contrasto con la carne. L’altro effetto è uno stimolo interiore nell’amare il prossimo e compiere buone opere con il cuore e non per avere qualcosa in cambio. Che fine fa il lato carnale che prima della conversione imperversava la sua vita? La natura carnale ed egoistica continua a rimanere in parte e va in conflitto con lo Spirito Santo. Avviene allora una battaglia interiore tra la carne e lo spirito che combattono l’uno contro l’altro, ma siamo noi a decidere cosa seguire, se la carne o lo spirito. Se si sceglie di seguire lo spirito allora i desideri della carne poco per volta cesseranno e in quel caso ci sarà solo lo spirito a guidare la nostra vita. Tuttavia la carne cercherà sempre di prendere il sopravvento sulla nostra mente, ma il credente deve restare vigilante e rifiutare ogni carnalità. Paolo non raccomanda in negativo la repressione dei desideri, e quindi uno sforzo ascetico basato sulle forze umane, come fanno ad esempio i buddisti, (Ved. Pag. 214) quanto piuttosto di assecondare lo spirito che i credenti hanno ricevuto. Tutte le volte che seminerai nello spirito, la tua parte spirituale si rafforzerà rispetto alla tua parte carnale da riuscire così a prevaricare su di essa riducendola in schiavitù; è possibile farlo con  la preghiera e la dedizione ma saremo felici del risultato. Il significato del digiuno è proprio quello di trascurare la carne per mettere in priorità lo spirito. Questo è il cammino che va verso la santità. Come se dentro di noi ci fossero due lupi; uno buono e l’altro cattivo; vince chi gli dai più da mangiare.  

LA VITA SECONDO LO SPIRITO:

Lo spirito è lo Spirito Santo che, presente nel cristiano, lo porta a produrre frutti di bene. L’uomo spirituale conduce la vita onorando Dio in pensieri, parole ed opere; le esigenze del corpo passano in secondo piano perché si rende conto che lo spirito è più importante del corpo, che prima o poi morirà mentre lo spirito rimarrà per sempre. Se saremo spirituali faremo le opere dello spirito. La lettera di Paolo continua con questa descrizione citando degli esempi di  i frutti spirituali:

Il frutto dello spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se; contro queste cose non c’è legge.

Si potrebbe dire che in questo versetto c’è un breve il riassunto dell’attitudine che il cristiano deve avere nei confronti della vita e dal mondo ed è interessante che Paolo dichiara che seguendo lo spirito, che il cristiano riceve nella conversione non c’è più bisogno di seguire una legge, un’imposizione esterna di precetti e divieti, perché il seguire dei comandamenti è indicato a persone senza principi e non conduce a seguire una vita spirituale, al contrario stimola la concupiscenza a trasgredire per portare l’uomo a peccare, seguendo lo spirito invece, ci viene donato l’amore da donare agli altri e questo completa tutta la legge; perché tutta la legge è basata unicamente nel comandamento dell’amore verso il prossimo e verso Dio. Tutto il nuovo testamento è basato su questo principio: Condurre una vita spirituale è ben superiore a una vita carnale; non si può vivere in pace con gli altri e con se stessi senza seguire lo spirito. Non si potrà avere la pace nel cuore finché saremo schiavi di qualche carnalità, per questo che è importante seguire lo spirito, che ricordo, è lo stesso spirito che ha resuscitato Cristo dai morti (Romani 8,11), c’è dunque potenza in Lui. Chi vive secondo lo spirito vede il mondo con gli occhi di Dio e arriveremo a comprendere cose che prima non potevamo capire, come nell’episodio evangelico di Marco 10,46-52 dove un povero che era cieco carnalmente, riconosce che Gesù è il Messia e gli grida:  Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me, e tutto questo senza conoscere bene le scritture. È bastata l’umiltà e la semplicità di cuore che spalanca le porte a Dio e rende sagge le persone. In questo caso quest’uomo avendo creduto e avendo avuto fede in lui, aveva i requisiti perché Gesù potesse operare su di lui con la guarigione. Se quindi noi non riusciamo a vedere spiritualmente, la croce sarà solo dolore e aberrazione, invece di vedere l’opera di salvezza che Dio ha fatto per noi. Il povero che chiede l’elemosina sarà solo uno scocciatore puzzolente, invece di vedere il volto di Dio e avere compassione per lui. Ho sentito una volta una testimonianza di una coppia che ha avuto un figlio portatore di handicap, e dicevano che il loro figlio è stato una benedizione. Ma senza una vista spirituale non è possibile dire ciò, come non si può arrivare a comprendere che la libertà passa dall’obbedienza a Dio. Nell’antico testamento c’era l’usanza della circoncisione e il significato consisteva nel fatto che tagliando la carne, si abbandonava la vita nella carne e si iniziava a vivere nello spirito. Questo rito non è stato più ereditato dai cristiani in quanto, quello che conta è la circoncisione del cuore. La carne è da considerarsi morta nella croce con Gesù; chi semina nella carne raccoglie corruzione, ma chi semina nello spirito raccoglie vita eterna. Il Signore invece opera in noi attraverso lo spirito e ci mette alla prova nel nostro punto più forte, dove è più facile avere successo, infatti, egli è buono e non ci mette in situazioni il quale non possiamo gestire. Attraverso lo spirito ci parla e ci fa sentire quella pace che solo lui può dare quando seminiamo nello spirito. Quando invece stiamo seminando nella carne il Signore tramite lo spirito ci dà dei segnali di avvertimento affinché possiamo correggere il nostro comportamento.

LA FEDELTÁ

  • (la sapienza ti proteggerà) dalla donna altrui, dalle parole seducenti della donna sconosciuta. Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza, non lasciarti adescare dai suoi sguardi (PR 6,24-25)
  • Tieni lontano da lei (la fornicatrice) il tuo cammino e non avvicinarti alla porta della sua casa (PR 5,8)
  • Il tuo cuore non si volga verso le sue vie, (la fornicatrice)  non vagare per i suoi sentieri, perché molti ne ha fatto cadere trafitti ed erano vigorose tutte le sue vittime (PR 7,25-26)

La fedeltà è un pilastro fondamentale per la stabilità in un rapporto tra marito e moglie o tra fidanzati. Senza di esso la fiducia viene meno e il rapporto risulta compromesso. Anche il libro dei proverbi ci sono versetti che parlano di questo argomento focalizzato nell’attenzione di tenersi lontano dalle tentazioni e sulla gravità di caderci dentro. In particolare nel capitolo 7, troviamo un breve racconto di un giovane che esce di casa verso sera e incontra una bella fanciulla vestita in maniera decisamente provocante che lo afferra per il braccio e con insistenza cerca di convincerlo ad avere un rapporto con lei, dicendo che suo marito è partito per un lungo viaggio e ha la casa libera, con il letto comodo e profumato e lo invita a passare la notte con lei. Il giovane senza pensarci troppo accetta. Tutto questo è raccontato come un esempio da non seguire. Quali sono i motivi per cui avviene un tradimento? Ci sono diversi studi psicologici a riguardo, ma quanto mi riguarda, pur tenendo conto di questi studi, farò un analisi dal punto di vista cristiano.

LA FEDELTÁ COME PRINCIPIO

Per essere fedeli al proprio partner prima di tutto bisogna volerlo. Bisogna avere veramente a cuore l’importanza della fedeltà come principio forte non negoziabile. Non tutti riconosco a pieno questo principio quindi si sentono “liberi” di tradire, forse perché si ha paura di impegnarsi fino in fondo in una relazione e ci si sente ancora dei bambini immaturi, oppure per una scarsa autostima e deve dimostrare a se stesso che può piacere a molte donne. In ogni caso non hanno mai imparato l’importanza della fedeltà in una relazione. Spesso quando si inizia a tradire, si rombe il vetro di cristallo e non ci si ferma più, chi ha tradito è facile che lo rifaccia. Bisogna essere non solo fedeli nella gioia e nella prosperità, ma anche nei momenti più difficili. In questi casi che molte persone trovano delle scuse: Il mio partner mi trascura, non sono amato/a, non mi soddisfa, ho il sospetto che mi stia tradendo, quindi lo tradisco prima io… La verità è che sono solo scappatoie per non assumersi le proprie responsabilità e si pensa solo al proprio egoismo e non a far funzionare veramente un rapporto. Non bisogna lasciare spazio alle scuse, non esistono motivi validi per tradire, non si tradisce punto e basta! In Galati 5,25 Paolo inserisce la fedeltà tra i frutti dello spirito, che è il risultato di una piena e completa maturità spirituale di un Cristiano. Chi è credente perciò ha la fedeltà come forte valore da portare avanti se si vuole ritenere credente in Gesù Cristo, la mancanza di essa non sarebbe solo un peccato verso il partner, ma anche verso Dio. Il principio di fedeltà per un cristiano è qualcosa di più rigoroso per come la può intendere il mondo. Lo standard morale di un cristiano dovrebbe essere come dice il Vangelo: Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore (Matteo 5,27). Quindi anche tradire con il pensiero è già tradimento davanti a Dio. Questo standard morale è molto alto e chi non è credente è difficile che lo possa avere anche nei momenti difficili. infatti, chi non è credente infatti punta sempre di abbassare il proprio standard morale.

MANCANZA DI AUTOCONTROLLO

Alcune persone non credenti dicono di amare il proprio partner e voler rimanere fedeli , ma sono prive di autocontrollo, schiave dalle passioni della carne che non hanno mai imparato a dominarle di conseguenza hanno un’indole a tradire il proprio partner. La maggior parte di uomini che vanno a prostitute sono sposati, ma poiché sono dominati dalle passioni carnali, sono sempre in cerca di qualche donna che possa soddisfarlo meglio di come farebbe sua moglie. L’infedeltà si verifica anche perché si è lasciato spazio al diavolo nel nostro cuore. Questo potrebbe essere anche il caso della pornografia. Gli uomini pensando di non fare nulla di male passando molto tempo nel visualizzare queste cose; ma con il tempo è possibile che ci si affeziona a una certa fisicità femminile o un certo colore di capelli, ma non è detto che l’uomo in questione si fidanzi o si sposi con quel tipo di ragazza di cui ci si concentrava nel guardare materiale pornografico e c’è il rischio di incontrare in futuro proprio una donna simile a quei gusti. In quel caso l’uomo perderà la testa è il tradimento sarà molto probabile. Oppure si possono sviluppare fantasie sessuali di cui il proprio partner non è disposto a venire in contro. La pornografia certamente rende le persone più deboli carnalmente e aumenta la probabilità di un possibile tradimento Non bisogna quindi lasciare entrare satana nella nostra mente e sviluppare cattive abitudini perché possono produrre solo guai. La fedeltà di un credente sarà sempre presente e costante, in quanto il suo essere timorato di Dio sarà come uno scudo spirituale contro tutte correnti di pensiero malvagie che arrivano dal mondo; chi è un vero credente, infatti ha gli stessi sentimenti di Gesù Cristo (Filippesi 2,5). Una fede profonda è garanzia di fedeltà, anche nei momenti più difficili non si farà tentare da un’altra/o ragazza/o e non ne desidera nessuna/o in cuor suo. Ha uno scudo davanti a queste cose perché la persona di Dio agisce e pensa secondo lo Spirito Santo e non secondo la carne. Se si ha una vita di preghiera e di fede, non si cederà alle lusinghe, alla persuasione o alla seduzione di qualcun’altra/o. Dio non permette che siamo tentati più di quanto non possiamo resistere e il Signore ci darà tutte le armi per resistere al male. Per evitare ogni tentazione di tradimento bisogna evitare di entrare in un terreno pericoloso. Se ad esempio siete fidanzati e una ragazza/o  vi chiede il numero e intuite che non è per amicizia è meglio evitare di darle il numero; come anche se vi chiede un passaggio in macchina e intuite che non ha veramente bisogno di un passaggio, ma è soltanto una scusa per passare del tempo da solo con te, oppure se si riceve la proposta di ballare insieme … Tutte questi esempi non sono tradimenti, ma può portare ad avere una tentazione ed è sempre meglio evitarle. Questo vale per tutti i tipi di tentazioni, se riusciamo a non avvicinarci neanche è meglio. Nel Vangelo Pietro ha rinnegato tre volte Gesù perché in quel momento si trovava nel cortile del sommo sacerdote, pieno di persone ostili a Gesù, e per sua scelta è andato li; in un terreno molto pericoloso. Se fosse stato da solo non avrebbe potuto rinnegare Gesù. Così anche noi dobbiamo evitare di entrare in un terreno pericoloso. Se si vuole entrare è possibile che una parte di te desidera quella persona. Ci potranno essere anche dei casi dove nonostante si cerca di evitare in ogni modo di entrare in un terreno pericoloso per non cadere in nessuna tentazione; ci si troverà ad essere tentati in maniera forzata e involontaria. Un esempio lo troviamo nell’antico testamento dove Giuseppe, figlio di Giacobbe si trova in Egitto al servizio di Potifàr. Questo egiziano, che era il comandante delle guardie del faraone ha una giovane moglie molto avvenente che nei momenti che il marito è assente prova in continuazione a sedurre Giuseppe, dando sempre del suo meglio, ma nonostante tutto lui non cede di un millimetro. Un giorno si trovarono da soli in casa e lei lo afferrò per la veste per forzarlo ad andare a letto con lei. Giuseppe però piuttosto di cedere preferì slacciarsi la veste e scappare via nudo, lasciando così la moglie di Potifàr con la veste di Giuseppe in mano. Successivamente lei si arrabbiò molto per il fatto che vedendosi rifiutata in questo modo ha minato del suo orgoglio e questo ha generato odio nei suoi confronti. Chi volesse sapere come va a finire potrà leggersi da Genesi 39,11 in poi. Questo episodio viene sempre ripreso come dimostrazione che anche in questi casi non è impossibile cedere alle tentazioni anche di fronte a pressioni.

CONSIGLIARE UN AMICO

Come dovremo però comportarci se un nostro amico che abbiamo sempre ritenuto una brava persona venisse a dirci: Guarda, non avrei mai pensato che succedesse a me; ma ho una relazione extraconiugale e non so cosa fare. Che cosa bisognerebbe rispondergli in un caso come questo? Sappiamo che nel Vangelo Gesù dice: Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te. Ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il corpo vada a finire nella geenna.  (Matteo 5,30).Quello che intende non è ovviamente un invito a mutilarci, ma a tagliare le cose che fanno parte della nostra vita e ci portano a compiere peccato. Quindi bisognerebbe rispondere: << taglia tutto! >>. Lui ribatterà dicendo: ma non so …<< No, taglia tutto! >>. Se andassimo dal medico perché sentiamo che da qualche parte del nostro corpo c’è un nodulo; e lui rispondesse: <<Beh, ci potrebbe essere un tumore; bisognerebbe fare una biopsia; però tutto ciò è doloroso, così anche l’operazione per toglierlo, se ci fosse farebbe male dopo; forse è meglio che prendi un antidolorifico così non lo senti più e ti dimentichi di averlo>>. Davanti a questa risposta penseremo che il medico che abbiamo davanti sia incompetente. Ora, il tumore è un male carnale, ma l’infedeltà, un male spirituale, ma va trattata allo stesso modo. Troncare il rapporto con questa persona con cui si tradisce, può far male all’inizio ma se si rimane in quella condizione, è molto peggio e le conseguenze si faranno sentire nel tempo.

SUBIRE UN TRADIMENTO

Come ci si deve comportare se invece subiamo una infedeltà? Bisogna distinguere due scenari: Se il partner che ha tradito si dimostra addolorato e pentito bisogna aprire le porte al perdono, anche se può sembrare difficile con l’aiuto di Dio ogni cosa è possibile. Se invece non mostra alcun pentimento, ma al contrario ha intenzione di continuare a frequentare un’altra persona, allora il partner che ha subito il tradimento ne prenderà atto e finché la situazione è questa la relazione viene interrotta.

LA DONNA

  • Un anello d’oro al naso di un maiale, tale è la donna bella ma senza cervello (PR 11,22)
  • Illusorio è il fascino e fugace della bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare (PR 31,30)
  • Una donna forte è la corona del marito, ma quella svergognata è come carie per le sua ossa (PR 12,4)
  • Chi trova un moglie trova una fortuna ottiene il favore del Signore (PR 18,22)
  • La casa e il patrimonio si ereditano dal padre, ma una moglie assennata è un dono di Dio (PR 19,14)

Della donna si parla già nel libro della Genesi, dove sta scritto che ella fu creata per vivere con l’uomo e tra loro sarebbero stati una sola carne. Se un’unione tra l’uomo e la donna è fondata sull’amore ed è consacrata al Signore, questo è cosa buona è giusta e la complementarietà sessuale con l’uomo, rende la coppia più simile a Dio (Genesi 1,26), rispetto che rimanere persone singole. La donna viene celebrata nei libri sapienziali come tesoro prezioso, ma anche rimproverata se è viziosa. L’uomo la deve rispettare e amare in maniera sublime, ma tener presente che può essere pericolosa se incita al peccato, per questo è consigliabile avere un donna saggia al fianco dell’uomo in quanto essa può avere una certa influenza sull’uomo, può incantarlo con un sorriso, ma distruggerlo con una parola. L’uomo deve trattare la donna come un dono di Dio, proteggendola come un vaso prezioso e dedicarsi al rapporto reciproco e trattandosi sempre con bontà e tolleranza. Le qualità della donna che la Bibbia esalta di più sono proprio la sapienza, la bontà, il senso di giustizia, e queste sono le qualità da tener conto maggiormente; anche la bellezza fisica può avere la sua importanza, infatti, anche quella è un dono di Dio che la donna non deve usare per compiere peccati. Nei personaggi biblici femminili viene sempre esaltata la bellezza in particolare Rebecca (moglie di Isacco), Ester e Giuditta (di cui sono dedicati dei libri nella Bibbia che portano il loro nome), ma è da tener conto che una donna per quanto bella è una qualità che non può durare per sempre e prima o poi svanisce e se vengono scelte donne solo con quella qualità si rimarrà molto delusi, frustrati e insoddisfatti con le conseguenze che questo può comportare. La saggezza invece è una qualità che rimane per tutta la vita e se si è al fianco una donna così porta gioia e felicità nella coppia, al contrario una donna empia crea solo problemi nella vita e il matrimonio diventa una tortura. Trovare moglie è considerata una benedizione. Il matrimonio costituisce un impegno e un vincolo notevole e l’uomo stolto preferisce fuggirlo, credendo così di essere libero (Matteo 19,10). Poi magari ci finisce dentro perché costretto dagli eventi  come l’età o la necessità e spesso non riesce a farlo funzionare perché non ha mai creduto nell’importanza di questo legame. L’uomo saggio, invece, cerca la donna che diventerà sua moglie, perché con essa sa di essere benedetto da Dio. Gesù durante la sua vita esalta la fede delle donne (La donna con le perdite di sangue MT 9,20-22) le accoglie e ne accetta i servizi, e per sua volontà sono le prime testimoni della sua resurrezione. Da notare anche che Gesù esalta la fede di una donna a cananea quando ai suoi discepoli fino a quel momento aveva sempre rimproverato la loro scarsa fede. Gesù esalta l’amore profondo che una donna ha per Lui nel passo dove viene rotto un vaso profumato costoso per ungerli i piedi (MT 26,6-16). Dio consacra la dignità della donna facendo nascere Gesù da Maria, che viene proposta come esempio di ubbidienza a Dio. Le donne dovrebbero essere grate al cristianesimo per aver elevato il loro livello nella società. Prima dell’avvento del cristianesimo le donne venivano considerate inferiori all’uomo e messe in un livello sociale molto basso; ma già nel primo secolo dopo Cristo c’erano già molte donne che predicavano la parola, avevano carismi come la profezia e avevano anche un ruolo chiave nella chiesa. Da questo periodo che lentamente la donna acquista la dignità che meritava al pari dell’uomo e anche oggi dove si è diffuso il Vangelo le donne, anche se non credenti godono di questa parità di dignità, infatti noi tutti siamo uno con Cristo. Nelle società dove invece il cristianesimo non si è diffuso ci sono dei problemi dal punto di vista del diritti delle donne. In molti paesi islamici la donna è ancora sottomessa all’uomo, in India le donne sono considerate un costo; quando nasce un figlio maschio festeggiano, diversamente da come accade se nasce una bambina, in quel caso non festeggiano per nulla. Nell’ateismo occidentale c’è di nuovo una perdita parziale della dignità della donna, dove spesso viene vista come un mezzo per soddisfare i propri piaceri carnali e alimentare il proprio egoismo a differenza del credente che vede la donna come una persona da amare e rendere felice.

I RAPPORTI FAMILIARI

  • Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo (PR 13,24)
  • Meglio un tozzo di pane secco con tranquillità che una casa piena di banchetti di discordia. (PR 17,1)
  • Chi genera uno stolto ne avrà afflizione; non gioirà il padre dello sciocco. (PR 17,21)
  • Un figlio stolto è una disgrazia per il padre e i litigi della moglie sono come stillicidio incessante (PR 19,13)
  • Chi maledice il padre e la madre vedrà spegnersi la sua lampada nel cuore delle tenebre (PR 20,20)
  • Correggi tuo figlio, perché c’è speranza, ma non lasciarti andare fino a farlo morire (PR 19,18)
  • Ascolta tuo padre che ti ha generato, non disprezzare tua madre quando è anziana. (PR 23,22)
  • Indirizza il giovane sulla via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà (PR 22,6)

Il libro dei proverbi parla sovente delle tematiche sulla famiglia, incentrata soprattutto sul rapporto che i genitori devono avere con i propri figli. Per educarli in maniera corretta insegnando a loro la parola di Dio è necessario che ci sia l’ambiente adatto: Bisogna sempre fare in modo che ci sia pace in famiglia e un clima dove la serenità, la fiducia e l’amore siano sempre presenti, per far questo entrambi i coniugi devono amarsi a vicenda in ogni circostanza della vita; nei momenti belli e meno belli, e che ognuno possa dare tutto l’amore che l’altro partner ha bisogno. Quello che la donna vuole è un uomo sicuro di se, che la protegga sempre; che la ami e lo manifesti con gesti pratici di affetto; poi che abbia una comunicazione aperta e sincera, che gli confidi tutto e che non ci siano segreti tra lui e lei. Infine che abbia l’iniziativa per questi tre aspetti. L’uomo invece vuole una donna che lo onori e lo rispetti, che abbia un buon feeling di dialogo come se fosse la sua migliore amica e poi sono importanti dei buoni momenti in intimità. Le donne poi hanno un dono nel sistemare e organizzare la casa e gli uomini amano vivere negli ambienti casalinghi che le donne preparano. Se ogni coniuge sa amare e soddisfare le esigenze dell’altro e si rispetta la parola di Dio, compreso il tempo per pregare, allora tutto andrà per il meglio e la benedizione scenderà sulla casa. Questo è il presupposto perché i figli crescano in un ambiente sano e possano diventare dei buoni cristiani. I litigi continui invece sono una tortura incessante e non fa certo bene nell’educazione del proprio figlio e se questo presupposto viene a mancare le conseguenze per la psiche del bambino potrebbero essere devastanti. I figli da grandi tratteranno le donne a seconda di come il padre ha trattato la propria moglie. Avevo sentito una volta un episodio, dove un bambino all’asilo insultava e diceva parole volgari alle sue compagne. Il bambino quando venne ripreso dalle maestre con severità, rispose a loro che quelle erano le parole che suo padre diceva in continuazione a sua madre. I bambini quando sono ancora piccoli hanno solo i genitori come punto di riferimento e se anche loro non sono maturi e favoriscono un clima di tensione e di violenza allora anche il bambino ne subirà le conseguenze e inizierà a imitare il linguaggio e i modi di fare dei propri genitori. È importante che i figli crescano maturi nella fede e venga a loro insegnato che possano affrontare qualsiasi cosa con essa, con l’aiuto anche dei genitori che prima di tutti devono avere la sapienza di consigliare in ogni momento e in ogni circostanza. I problemi avvengono quando non si segue la parola di Dio, le tante separazioni e i vari fallimenti deriva appunto da questo.

L’EDUCAZIONE DEI FIGLI

Ora, farò un analisi su quali sono gli errori più comuni riguardo l’educazione di un bambino: un errore grave che uno dei genitori commette può essere quello avere come maggiore priorità la carriera per raggiungere una buona posizione nell’azienda in cui si lavora o comunque per altri motivi anziché mettere la famiglia in cima alle priorità dopo il Signore. Il trascurare la famiglia è conseguenza di forti liti, e il rischio di una rottura è molto forte. Anche quando si trascurano i figli, può portare a brutte conseguenze, i figli perderanno la figura paterna e non avranno fiducia in lui. Sentiranno la mancanza di affetto da parte del padre e non potrà essere sostituita dai soldi. Tenderanno a coprire questo vuoto altrove come ad esempio gli amici diventeranno più importanti della famiglia. Questo di conseguenza sarà anche un ostacolo per un’eventuale conversione, faranno fatica vedere Dio come padre, dal  momento che sono stati trascurati dal suo padre terreno. Un’altra conseguenza è durante la vecchiaia, anche il padre sarà trascurato dai figli proprio come lui fece a loro da bambini. Se non si riceve amore, non si può neanche dare amore, tranne se si ha una conversione, in quel caso si può sempre amare, perché nell’amore di Dio c’è tutto. Nelle mie ricerche ho riscontrato il caso di una ragazza che si concedeva a tutti i ragazzi che la corteggiava e questo derivava dal fatto che era stata trascurata dal padre e quindi nel subconscio cercava nei ragazzi la figura maschile che in famiglia era mancante. I figli quindi possono avere svariate conseguenze dal rapporto che si hanno con i genitori. Un’altra cosa da evitare è quella dei padri troppo severi e violenti con i propri figli. La violenza in famiglia comporta avere a sua volta figlio che è violento con il prossimo. Infatti, in molti casi, le persone prepotenti hanno padri violenti che non danno al figlio un briciolo di amore, perché chi è ferito a sua volta ferisce. I valori che i genitori devono trasmettere ai propri figli sono: l’onestà, la fiducia, la compassione, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, il coraggio, la fede e per ultimo la responsabilità, che non deve andare in conflitto con il dovere dei genitori di proteggere i propri figli. I genitori dovrebbero evitare che il proprio figlio faccia brutte esperienze e non prenda una brutta strada frequentando brutte compagnie. Ma allo stesso tempo che insegni a loro il senso di responsabilità. Se ad esempio un figlio adolescente prende la macchina di suo padre e senza patente, va in giro per il paese in maniera spavalda e poi perde il controllo e va fuori strada e colpisce una macchina in sosta; e il genitore dichiara che era lui alla guida in modo da coprire la colpa del figlio; non fa una cosa buona. È necessario correggere i figli se fanno soprattutto cose gravi, e la correzione passa per la punizione.  Evitare che subiscano una punizione farebbe passare il messaggio che il figlio in questione si sentirà più propenso in azioni del genere perché tanto qualcun’altro sarà sempre punito al posto suo. E questo non è per nulla educativo. Proteggere il proprio figlio è sacrosanto, ma non quando è lui a sbagliare. Se è lui a sbagliare contro qualcuno, soprattutto nella fase dell’adolescenza, il genitore non deve mettersi dalla sua parte a tutti i costi, altrimenti sarà portato a pensare che va sempre bene quello che fa, sono gli altri a sbagliare. Un genitore che corregge il proprio figlio è perché lo ama e vuole che sia una persona matura e soddisfatta della vita, ma che non dimentichi mai di onorare il Signore. La correzione comprende anche il suo modo di parlare; se dice parolacce e non viene rimproverato per nulla o peggio ancora si ride quando si dicono, farebbe passare il messaggio che la mancanza di rispetto è un divertimento e che non esistono regole nella società. Il senso di responsabilità lo si può insegnare già da piccoli dandogli delle piccole responsabilità come ad esempio tenere in ordine la camera. Un’altra cosa è di evitare di caricare ai figli pesi che non possono portare, e non pretendere troppo da loro. Ci sono genitori che essendo ad esempio dottori o architetti, pretendono che il proprio figlio continui su quella strada e dovrà poi essere anche il migliore di tutti, prendere sempre il massimo dei voti su tutto e punirlo severamente quando questo non accade. A volte non lo fanno tanto perché vogliono bene a loro, ma più che altro per una forma di vanto personale, così faccio bella figura io che ho allevato un figlio che è un piccolo genio, mettendo da parte l’affetto che dovrebbe dagli, così avrà un figlio colto ma che non ammira il padre che ha. I genitori dovrebbero far sì che s’impegni nel caso sia pigro e svogliato e che ottenga dei risultati, anche facendosi aiutare da qualcuno, ma senza che abbia sempre il fiato sul collo. Un altro errore è quello di dare a loro tutto ciò che chiedono compresi i capricci. Fare così crederà di avere diritto di ottenere tutto ciò che desidera. Le cose necessarie bisogna darle, ma le cose superflue dovranno essere guadagnate; così anche per i soldi, se gli si da tutti i soldi che vuole crescerà pensando che ottenere denaro è facile e non esiterà a rubarlo per averlo. È importante anche comunicargli che il loro affetto non dipenda da quello che fanno, ma da quello che sono. Riuscire ad educare un figlio nella maniera giusta è fonte di gioia e soddisfazione per la famiglia e i valori trasmessi rimarranno fino alla vecchiaia. Un figlio maleducato e disobbediente è un problema e una disgrazia, fonte di dolori e amarezze, ma anche qui la situazione può sempre cambiare e se almeno è stato piantato un seme di fede, è possibile che con il tempo nasca qualcosa di buono nel suo cuore.

IL DOVERE DEI FIGLI

Dall’altra parte il figlio deve essere obbediente ai genitori e onorarli sempre come dice il quinto comandamento, questo comprende anche curarsi di loro durante la vecchiaia. Chi maledice i propri genitori commette un grave peccato e fa solo male a se stesso, anche se uno o più genitori ha commesso azioni spregevoli, sono sempre i nostri genitori e per nessun motivo bisogna maledirli. Come si può amare o perdonare un cattivo genitore? La testimonianza di Joyce Meyer lo insegna; è una donna americana che da giovane ha subito violenze fisiche e sessuali dal padre ma grazie alla grande fede, insieme alla volontà di seguire i comandamenti di Dio è riuscita superare i traumi subiti, a perdonare il padre perverso e anche a fare in modo che anche lui si convertisse a Cristo. La sua testimonianza si può trovare facilmente su internet. Il comandamento dell’obbedienza ai genitori presuppone il fatto che siano credenti o per lo meno amino i figli e gli vogliano bene, ma nel caso che un genitore chieda al proprio figlio di fare qualcosa di malvagio allora non lo deve fare. Bisogna obbedire prima a Dio che agli uomini. Non dimenticarsi anche della parte spirituale, ovvero pregare per la benedizione della famiglia e della casa che camminino sempre con il Signore.

DIO, PADRE DI TUTTI

Se a qualcuno è venuta a mancare la figura paterna in famiglia, in ogni caso da tenere presente che in cielo c’è un padre che ti offre di più di quello che il tuo padre terreno potrebbe mai offrirti, (Matteo 7,11) Perché lui è il padre perfetto (5,48); e se accetta di avere Dio come padre allora lui avrà una relazione molto più intima rispetto ad altri cristiani. Una delle cose che distinguevano i primi cristiani a Roma non era tanto i discorsi che facevano, ma come si occupavano dei genitori anziani, della loro pazienza e di come si amavano a vicenda.

L’AMICIZIA

  • Chi copre la colpa cerca l’amicizia, ma chi la divulga divide gli amici (PR 17,9)
  • Un amico vuol bene sempre è nato per essere fratello di sventura (PR 17,17)
  • Chi nasconde le proprie colpe non avrà successo, chi le confessa e le abbandona troverà misericordia (PR 28,13)
  • Leali sono le ferite di un amico, ingannevoli i baci del nemico (PR 27,6)
  • Meglio un rimprovero aperto che un amore nascosto (PR 27,5)
  • Meglio un amico vicino che un fratello lontano (PR 27,10)
  • Chi odia si nasconde con astuzia, ma la sua malizia apparirà pubblicamente (PR 26,26)
  • Chi corregge un altro troverà alla fine più favore di chi ha una lingua adulatrice (PR 28,23)
  • Ci sono compagni che si rovinano a vicenda, ma anche amici più affezionati di un fratello (PR 18,24)

Tutti quanti abbiamo sperimentato l’esperienza di avere degli amici; sappiamo che sono importanti per la vita sociale di ogni persona e più c’è ne sono e meglio è. Devono però essere dei veri amici che ti vogliano bene e rimangono sempre in contatto con te, anche se fisicamente si è lontani, ci si ama e aiuta a vicenda. Un amico gioisce per i tuoi successi e ti sta accanto nei momenti difficili. L’amico vero è sincero, leale e fedele. È colui che ama in ogni tempo. L’amicizia è sempre esaltata nella Bibbia, specialmente nei libri sapienziali come perfezione dell’amore disinteressato dove è anche presente il famoso detto: “chi trova un amico, trova un tesoro” (Siracide 6,14). L’amicizia a volte può essere talmente profonda da essere come fratelli. C’è una cosa però che bisogna evitare, e non è così raro nei gruppi di amici purtroppo. Se un amico fa qualcosa che non condividete, che ritenete sia un errore, allora se si è veri amici bisogna parlarne e dire il punto di vista giusto e spiegare che quell’atteggiamento è sbagliato. Quando si è davanti a un amico non bisogna mai avere paura di riprenderlo e criticarlo, se quest’amico ha preso una decisione non saggia il giusto deve mostrare la sua disapprovazione affinché cerchi di fargli cambiare idea o atteggiamento nei confronti di qualcosa o qualcuno. Questo è quello che deve fare un vero amico, essere sempre sinceri e dire la verità anche se questa è dura e aspra e ci porta a litigare con lui. Amore, sincerità e lealtà sono tre nobili sentimenti, che si rispecchiano solamente nel vero amico. Qualcuno potrebbe pensare che appoggiare un amico su qualunque cosa sia buono, così lui penserà bene di voi, invece è il contrario. Penso che confidarsi con un amico abbia anche lo scopo di capire se si sta sbagliando o meno e se l’amico dirà che sta sbagliando tutto, potrebbe ascoltare il consiglio oppure contrastare il suo pensiero. Se decide di non ascoltare e se il consiglio è detto da una persona saggia prima o poi a forza di fare di testa sua lo porterà ad affrontare dei problemi e delle sofferenze che lo farà arrivare a capire di aver fatto la scelta sbagliata e inizierà a pensare che forse avrebbe dovuto seguire il consiglio dell’amico più saggio. A questo punto l’amico saggio non deve abbandonarlo dicendo la solita frase fatta: “te lo avevo detto”. Perché in questo c’è arrivato da solo e diglielo si sentirà sotto giudizio. Invece  il buon amico dovrebbe dargli altri consigli per uscire dai problemi. S’instaurerà un rapporto ancora più profondo rispetto agli amici che inizialmente lo avevano appoggiato e da li in poi sarà più portato ad ascoltare i consigli o le correzioni. Questo è come si comporta un vero amico e se il consiglio è giusto e saggio, e se l’amico ha un po’ di senno, allora ti ascolterà e non commetterà più quell’errore. Questo se sei solo tu a saperla; tenete questo discorso tra di voi, non c’è bisogno che tutti sappiano che lui ha commesso una certa colpa, se si ha un amico non si vuole che gli altri pensino male di lui, se invece un amico divulga a tutti l’errore commesso allora non è corretto, perché se fa così è perché in fondo gli piace che gli altri pensino male di lui e che vedano come ha sbagliato. Questo dimostra di non essere un vero amico e può essere causa una fratture in un rapporto. Se però sta per commettere delle cose gravi e non si riesce a convincere a desistere, allora in quel caso è utile interpellare anche altri amici in modo da parlagli tutti insieme e farlo ragionare. Un vero amico però cerca sempre di coprire le colpe dell’altro. I rapporti soprattutto di amicizia devono essere fondati sulla sincerità e sulla fiducia. Se capita ad esempio che una persona che ha fatto del male di nascosto a un amico e lui non lo sa, come si deve comportare? Da una parte c’è la paura di raccontare il misfatto perché c’è il rischio che quell’amico voglia rompere l’amicizia per sempre, ma dall’altra parte ci si tiene il peso sulla coscienza. Secondo il libro dei proverbi è sempre giusto raccontare tutto all’amico perché se questo misfatto lo venisse sapere per vie traverse allora lì si che chiuderebbe l’amicizia o si creerebbe uno strappo che sarà lungo da ricucire. Se invece si viene raccontato tutto direttamente dalla persona che lo ha commesso; inizialmente si arrabbierà molto ma riconoscerà che se lo ha raccontato è perché si è pentito, e se si è pentito significa che in fondo è una persona che merita ancora fiducia, per questo avrà la forza di perdonarla e ricucire il rapporto in fretta. In questo caso quel grosso peso sulla coscienza svanirà e ci sentiremo di parlare a quell’amico più liberamente. Questo non vale solo in amicizia ma in qualunque tipo di rapporto compreso quello tra marito e moglie.  Vale anche nel rapporto con Dio, se confessi il tuo peccato e ti penti chiedendo a Dio la forza di non commetterlo più, troverai misericordia e la forza di non commettere continuamente quel peccato. Può succedere di litigare con un amico per diversi motivi, spesso sono solo incomprensioni e non bisogna temere di perderlo, perché sicuramente anche lui ci terrà a te e una rappacificazione è sempre possibile. Ci sono dei casi dove se si fanno cose molto gravi si rischia di perdere l’amicizia definitivamente, che sono: il tradimento, gravi e ripetuti insulti o lo svelamento di delicati segreti. In quel caso recuperare non è impossibile ma non è per niente facile. Nel vecchio testamento abbiamo l’esempio dell’amicizia tra Davide e Giònata raccontato nei libri di Samuele. Giònata era il figlio del malvagio re Saul, nemico di Davide, che nonostante lo istigasse contro di lui, ebbero sempre una meravigliosa amicizia basata sulla fiducia e sulla lealtà. Bisogna fare attenzione invece ai falsi amici, in altre parole le persone che fingono di amarti ma al momento giusto ti pugnalano alle spalle e tramano di progetti malvagi nei confronti. Se nel vero amico c’è la lealtà, nel falso amico c’è la doppiezza. Fingersi amico in apparenza, ma nel proprio cuore coltivare disprezzo. Un falso amico di quel tipo può essere pericoloso, ad esempio può tentare di farti separare della tua ragazza per poterci provare lui, oppure nel posto di lavoro ambire a occupare il tuo posto nella gerarchia aziendale. Per poter fare tutto ciò dovrà fingersi amico per un certo periodo, in questo modo si avvincerà a te in modo da ottenere tutte le informazioni da attuare il suo piano malefico e al momento giusto agirà. Se la persona giusta e saggia, riesce con il suo discernimento ha capire che quella persona sta solo fingendo allora si potrà difendere in modo che non riesca a ottenere il suo obiettivo. Se invece si considera un amico allora, anche se il suo piano non dovesse riuscire, rimarrebbe l’amarezza di scoprire che una persona che volevi bene in realtà di nascosto ti odiava. In ogni caso quell’odio uscirà in maniera palese e non potrà più nascondersi nel ruolo di falso amico. Il giusto non deve mai portare rancore, ma invece pregare per lui affinché possa invece trasformarsi in un vero amico e lasciare che sia Dio ad agire. Ci sono due tipi di falsi amici, uno di questi è l’amico occasionale: è colui che offre la sua amicizia solitamente per interessi personali nel tempo della prosperità, e non tarda a lasciarci quando siamo noi ad avere bisogno di lui. Basti pensare agli amici del figliol prodigo il quale, finite le ricchezze, si ritrovò completamente solo e deluso. Un altro esempio è nel caso di amicizia tra ragazzo e ragazza; succede spesso che le belle ragazze si vedono circondati da tanti amici maschi, almeno quello che pensa lei, ma alcuni casi non sono vere amicizie; hanno invece altri interessi che girano attorno nella speranza di riuscire ad avere un flirt con lei. Una volta che lei troverà un ragazzo quel tipo di amicizie spariranno. L’altro tipo è l’amico ipocrita: Questo è senza ombra di dubbio l’amico che tradisce, perché è impostore, fariseo, simulatore, non è quindi più amico, ma traditore potremmo dire. L’esempio indimenticabile è Giuda, che si dimostrò quale era veramente al Getsemani. Egli salutò Gesù con un bacio: un falso bacio, il colmo dell’ipocrisia, della slealtà e della bassezza umana! Tuttavia Gesù lo chiama ancora “amico”.

L’AVIDITÁ E LA GENEROSITÁ

  • Non negare un bene a chi ne ha il diritto, se hai la possibilità di farlo. Non dire al tuo prossimo: << Va, ripassa, te lo darò domani >>, se tu possiedi ciò che ti chiede (PR 3,27-28)
  • Chi ha pietà del povero fa un prestito al Signore, che gli darà la sua ricompensa (PR 19,17)

La persona credente è chiamata ad essere generosa con il prossimo, soprattutto con i più bisognosi. Il principio che spinge il giusto ad essere generoso è lo spirito di compassione che genera nel nostro cuore una sensibilità verso chi ha bisogno di qualcosa, dal cibo, ai vestiti o altro e questa sensibilità ci porta a immedesimarsi nell’altra persona immaginandoci come ci potremo sentire anche noi nelle stesse condizioni. Dato che il giusto applica la semplice regola pratica di fare agli altri quello che vorremo che gli altri facessero a noi; ci si comporta di conseguenza, aiutando di fatto chi è nel bisogno. Un modo in cui si può essere generosi è con la condivisione; la troviamo già nelle predicazioni di Giovanni Battista: Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto (Luca 3,10). I comandamenti del Signore non sono pesanti e gravosi, infatti condividere non è nient’altro che dare parte del nostro superfluo a chi non ha i beni primari, quindi non dobbiamo privarci di quello che abbiamo bisogno. La generosità non consiste unicamente nel donare beni materiali, ma anche il nostro tempo; se è vero il detto “il tempo è denaro” possiamo donare il nostro tempo per aiutare qualcuno, consolarlo o sostenerlo nei momenti difficili. Gesù nel Vangelo fa anche Lui diversi riferimenti alla generosità dicendo che quando tornerà nella sua gloria dirà ai giusti: Venite, Benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete data da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi (Matteo 25,34-36). Questi sono tutti esempi di atti di generosità mossi dalla carità e precisa anche che ogni opera buona che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (40), attenzione solo a non cadere nel peccato d’ipocrisia. Bisogna sempre ricordarci che il primo ad essere stato generoso è stato Gesù, proprio Lui che ha lasciato la dimora del padre ed è venuto in mezzo a noi peccatori patendo le sofferenze che noi tutti sperimentiamo nella vita oltre a quelle della passione. Grazie a Lui i giusti hanno la pace e un senso nella loro vita per questo il Signore vuole in risposta alla sua generosità che ci ha donato, la  generosità dell’uomo, amandoci gli uni e gli altri come Gesù ci ha amato, in questo si distinguono i veri credenti da i non credenti o da quelli che dicono di esserlo ma non lo sono. Non bisogna trovare delle scuse per non essere generosi perché se si ha il cuore di Dio verrà naturale esserlo. Se ci fosse un fratello che ha delle difficoltà, ad esempio non ha i soldi per il pranzo e un credente pensa: Quanto mi dispiace per questo fratello che non ha i soldi per mangiare, pregherò il Signore affinché soddisfi i suoi bisogni, perché è mio fratello e lo amo come tale. Invece no! Non lo ama affatto. Se si ha la possibilità di aiutarlo per pagarli il pranzo è bene farlo perché è vero che il Signore si occupa dei poveri bisognosi che chiedono il suo aiuto, ma questo aiuto arriva proprio dagli altri credenti che danno la loro parte, per spirito di compassione. A che cosa serve avere fede se non ci si comporta di conseguenza. Non puoi chiedere una cosa a Dio che potresti benissimo fare tu, ma non lo fai per pigrizia o mancanza di generosità. Il Signore farà solo quello che tu non puoi fare con le tue forze o possibilità. Di questo concetto ne parla anche Giacomo: Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice a loro: << Andate in pace, riscaldatevi e saziatevi >> a che cosa serve? Così anche la fede: Se non è seguita delle opere, in se stessa è morta (Giacomo 2,15-17). Qui si presenta un caso di un fratello e una sorella sprovvisti di ogni bene primario che si presentano a una comunità cristiana per ricevere aiuto e loro gli rispondono con belle parole ma senza dare alcun aiuto. Questo è un esempio di chi dice a parole di essere generoso, ma in pratica non lo è. Da ricordarsi anche che la generosità può essere usata come arma per sconfiggere il male con il bene: ogni opera buona che compi produrrai un seme buono che il Signore la potrà usare nei tuoi confronti; funziona come il perdono, il quale se perdoni il prossimo produrrai un seme affinché il Signore ti può perdonare, lo stesso vale anche per la generosità. Un riferimento a questo lo troviamo nel vecchio testamento dove Dio istruendo al suo popolo, dice che nei confronti di un bisognoso, dona generosamente e, mente doni, il tuo cuore non si rattristi. Proprio per questo, infatti, il Signore, tuo Dio, ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano (Deuteronomio 15,10).  Un altro esempio di generosità la troviamo nella parabola del buon samaritano, dove quest’ultimo nonostante sia considerata dagli ebrei una categoria di persone empie, prova compassione per un uomo per la strada malmenato dai briganti e fa di tutto per prendersi cura di lui, lo porta con se e lo mette in un albergo, pagandogli anche le spese. Gesù invita a imitare l’esempio di questo samaritano che è stato generoso con l’uomo vittima dei briganti. Prima che passasse lui però passarono anche un sacerdote e un levita, considerati da tutti come persone buone da ascoltare, ma loro guardano e passano rimanendo totalmente indifferenti da un persona in un momento di estremo bisogno. Questo ricorda anche la risposta di Caino a Dio che gli chiede conto del fratello Abele: Sono forse io il custode di mio fratello? È qui che invece abbiamo l’opposto delle generosità ovvero l’avidità; tipica di chi non crede in Dio ed è frutto dell’egoismo. La chiesa cattolica la identifica come vizio capitale perché non puoi chiudere il cuore agli altri che soffrono e allo stesso tempo amare il Signore, non possono coesistere la luce e le tenebre. Viene anche identificata come una cosa mondana e fa parte di quello che viene definito “la pianta di spine” che soffoca la pianta buona e non può portare frutto, come si vede nella parabola del seminatore raccontata nei vangeli (Matteo 13,1-23, Marco 4,1-20 e Luca 8,4-15). Una persona avida davanti a un bisognoso che chiede aiuto pensa: Perché devo dare parte dei miei beni a qualcun altro? Che vantaggio ne ho? Sono soltanto tempo e soldi buttati via, senza avere niente in cambio e visto che non si fa niente per niente non faccio nulla e non do nulla. Molto meglio tenere per me le mie ricchezze, che me le sono guadagnate io e servono solo per il mio piacere. Se si trova in queste condizioni è colpa sua ed è lui che si deve arrangiare. Cosa c’entro io con ciò che gli è capitato? Questo è il tipico ragionamento di chi non conosce Dio. Infatti l’avidità di conseguenza genera freddezza, insensibilità, cinismo, menefreghismo e incapacità di empatia. Bisogna  ricordarsi che come ho già scritto in Matteo 25,34-36, vale anche al contrario. Nei versetti 41-46 spiega che ogni volta che si avrà occasione di fare un opera di generosità e per avidità non si fa sarà considerata un omissione nei confronti del Signore perché quello che non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. In questo caso si dovrà affrontare il giudizio di Dio.

GIUDICARE LE PERSONE

  • Chi risponde prima di aver ascoltato mostra stoltezza e ne avrà vergogna (PR 18,13)
  • Il primo a parlare in una lite sembra aver ragione, ma viene il suo avversario e lo confuta (PR 18,17)

Gesù nel Vangelo, mette in guardia dal giudicare il prossimo, sta scritto, infatti: Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con la quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi ( Matteo 7,1-2). Quello che vuole dire è di evitare di avere uno spirito critico nei confronti del prossimo: Giudicare e criticare ogni cosa che pensiamo che gli altri sbaglino. Questo atteggiamento ci porta a essere mal visti dagli altri e a forza di criticare c’è il rischio che ci possiamo sentire superiori e questo apre le porte alla superbia o a una religiosità senza amore. Infatti, penso che uno dei motivi che porta molte persone lontani dalla chiesa è il fatto che si sentono giudicati da essa. Sentono come se qualcuno gli punta il dito contro dicendo che sono dei peccatori. Se una persona si sente giudicata e messa sotto accusa da un rappresentante della chiesa o da qualcuno che si dichiara credente genera disprezzo e repulsione nei confronti del Vangelo, crescendo lontano dalla parola di Dio e cercando talvolta di far allontanare altri dalla chiesa. Quindi chi ha una posizione di autorità ecclesiale, deve far attenzione come spiega la parola di Dio, e che le loro prediche non siano come quelle dei farisei al tempo di Gesù.  Davanti a un peccatore non bisogna puntare il dito del giudizio, ma spiegare quanto Dio ci ami e vuole avere un rapporto personale con ognuno di noi in modo che possa rilasciare le sue benedizioni. Gesù, davanti ai peccatori, non ha mai avuto un atteggiamento di giudizio del tipo: << Sei un peccatore, andrai all’inferno >>; lo si può vedere ad esempio nell’episodio della donna samaritana o quello di Zaccheo il pubblicano. In particolare in un episodio del Vangelo di Giovanni, i farisei portarono a Gesù una donna presa in fragrante adulterio e gli chiesero se è giusto lapidarla dal momento che la legge di Mosè punisce cosi le adultere. Questo è un tipico caso dove tentano di ingannare Gesù, se avesse detto di non condannarla i farisei avrebbero avuto un motivo per dire che Gesù era contro Mosè, ma se l‘avesse condannata avrebbero avuto motivo di denunciarlo alle autorità romane; non si poteva infatti mettere a morte qualcuno senza il loro consenso. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra e in seguito disse: Chi è senza peccato scagli la prima pietra (Giovanni 8,7). Non si sa che cosa abbia scritto per terra, ma si può dedurre che scrisse i peccati di coloro che erano li a giudicare quell’adultera, per ricordagli che anche loro avevano peccato e non avevano diritto di giudicare questa donna peccatrice. Infatti se ne andarono tutti partendo dai più anziani. Solo Gesù che era senza peccato avrebbe avuto il diritto di giudicarla; ma lui non la condannò perché Gesù non venne sulla terra per giudicare l’uomo, ma per salvarlo per mezzo del suo sangue. Infatti la perdonò e la invitò a non peccare più.  Così questo che sia anche un monito per noi: Non guardare i difetti degli altri, ma tendere invece a guardare i nostri. Di certo tutti sbagliano ma anche noi non siamo perfetti quindi tutti, noi compresi abbiamo bisogno della misericordia di Dio. È necessario avere sempre un atteggiamento umile senza criticare e vedere solo gli sbagli degli altri.

DI FRONTE A CHI HA SBAGLIATO:

A volte ci permettiamo di giudicare qualcuno che ha sbagliato quando anche noi facciamo gli stessi sbagli, ma giudicando ci condanniamo da soli perché sappiamo che è sbagliato e lo facciamo lo stesso, in questo caso la responsabilità è più grande. In altri casi dove qualcuno sbaglia in maniera grave, facendo ad esempio un atto di violenza è facile giudicare quella persona e guardarla male, quando più di tutti gli altri queste persone hanno bisogno dell’amore di Dio per salvarsi dalle tenebre che offuscano la loro vita ed è sbagliato pensare che sono irrecuperabili perché Dio può prendere una persona che è un completo disastro, cambiare il suo cuore attraverso la sua potenza e farne un figlio di Dio. Non possiamo sapere la loro storia e come mai sono arrivati a commettere cose gravi e se un giorno si convertiranno per questo non possiamo giudicare nessuno, solo Dio a suo tempo e a suo modo giudicherà tutti. Uno solo è il legislatore e giudice, Colui che può salvare e mandare in rovina; ma chi sei ti, che giudichi il prossimo? (Giacomo 4,12). Se volessimo aiutare una di queste persone che ha sbagliato dovremo cercare in modo di scoprire qual è l’origine del suo male e pregare intercedendo per quella persona. È importante però fare le preghiere dirette alla radice del problema, nel caso che si prega per qualcuno. Questo è un errore che fanno in molti, ovvero pregare per il sintomo e non a quello che causa il problema. Vi piacerebbe avere un medico che al posto di curare la malattia, cura solo i sintomi? Del tipo: <<Dottore, ho sempre dolore qua, in questo punto>>. <<Allora ti prescrivo un antidolorifico>>. Poi ritorni dicendo: <<Questo antidolorifico non fa più niente>>. <<Allora te ne  prescrivo un altro più potente>>. Magari c’è un tumore che cresce e va in metastasi, e il medico si preoccupa solo di non farti sentire dolore. Così anche noi, se ad esempio un amico inizia a drogarsi pesantemente, e preghiamo il Signore che la smetta di drogarsi. Anche se ci esaudisse sarebbe comunque un peccatore sobrio, ma pur sempre un peccatore e lontano da Dio. Come anche quando una persona è violenta e arrogante e preghiamo il Signore che la smetta di comportarsi così. Bisogna sapere che ogni manifestazione negativa di una persona è solo un sintomo della malattia spirituale che ha nel cuore; potrebbe essere un trauma, o delle violenze in famiglia che ha subito, può essere che soffre di depressione, frustrato da qualcosa o il senso di colpa che sfocia in vergogna di se stessi.  Tutti i dolori nascosti che una persona porta con se non è possibile coprirli, in qualche modo vengono a galla, nel comportamento possono manifestarsi con azioni violente o squilibri comportamentali. I sensi di colpa  in particolare possono generare dei modelli di comportamento nevrotico derivati dal desiderio del subconscio di essere puniti. So di avere sbagliato, ho questo senso di colpa e desidero essere punito. Ma sono troppo cresciuto ormai e nessuno è qui vicino pronto a liberarmi dal mio complesso di colpa. E così avvio un qualche strano modello comportamentale, un tipo di modello comportamentale antisociale che fa sì che la gente inizi a chiedersi: “Qual è il suo problema? Com’è antipatico”. E io la sento dire queste cose e penso: “Ah, certo. Ora sarò punito”. E questo mi dà la sensazione di sollievo dalla colpa. In un modo o nell’altro, la colpa riemerge. La colpa verrà fuori. Bisogna quindi capire prima qual è l’origine del problema e appena  scovato dobbiamo fare il possibile per risolverlo alla radice. Potrebbero anche bastare poche parole ispirate dallo Spirito Santo da parte di una persona saggia e ricca di sapienza che accompagnerà la persona bisognosa ad edificare la fede in Gesù Cristo dicendo che solo lui può distruggere ogni senso di colpa e ogni dolore nascosto nel proprio cuore se lo si cerca spiritualmente ottenendo la salvezza e il perdono dei peccati. Alcune persone testimoniano con la propria vita che è così. Gesù cura le ferire morali e ti guarisce dalla depressione o da ogni cosa che ti opprime il cuore. Se qualcuno ha commesso delle malvagità e si è pentito, ma sente il peso del senso di colpa, allora può chiedere perdono a Dio, perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe (Salmo 102,11-12). Questo è quello che un credente deve puntare nei confronti delle persone problematiche, e questo che porta a cambiare in positivo ed a eliminare la radice del male di chi ha un vuoto interiore, o è depresso e frustrato da qualcosa. Con la conversione infatti si prenderà la strada giusta per eliminare la radice di ogni male, di conseguenza anche gli atteggiamenti negativi spariranno. È importante anche pregare contro quello che genera il comportamento negativo; come Gesù maledisse il fico, ed egli seccò immediatamente; anche noi se preghiamo contro la radice del male, questa dovrà essere distrutta. Non giudicare mai nessuno, piuttosto cerca di aiutare quella persona a mettersi nella retta via.

DIO CORREGGE CHI GIUDICA:

 Anche i credenti non sono immuni nel giudicare il prossimo. Se qualcuno ha sbagliato c’è chi dice: << Io non avrei fatto quell’errore, è stato uno sciocco a commettere quell’azione, io non avrei mai ceduto >>; si può anche arrivare a dire: << Se fossi Dio certamente lo punirei, gli farei questo e quest’altro >> in questo modo si giudica il prossimo dimostrando così di essere orgogliosi e presuntuosi. Quando giudichi qualcuno in questo modo e gli punti il dico contro, il Signore nello stesso istante sta puntando anche lui il dito contro di te. Se un credente riesce ad astenersi dal peccato non è per la sua propria bravura, infatti non per potenza né con la forza, ma è con il mio spirito, dice il Signore  ( Zaccaria 4,6) che da la grazia di riuscire a non peccare, per questo che qualunque credente non si può vantare della sua bontà, ma deve dire solo grazie a Dio se riesce a non cadere in tentazione, perché è il Signore che da la forza per farlo. Ma se il Signore ritirasse anche solo un po’ di quella grazia, inizierebbe a peccare come qualunque peccatore. Così può capitare a volte che un credente inizia ad avere un atteggiamento di giudizio verso qualcuno,  e in questi casi che il Signore per correggerlo ritira un po’ della sua grazia in lui con il risultato che peccherà anche di più della persona che ha giudicato. Tutto questo è solo per correggere il credente affinché si avvicini sempre più alla santità ed eviti di essere presuntuoso. Per questo motivo permette che cadiamo nel peccato per insegnarci a non giudicare e che la grazia arriva solo da Dio. Un giorno però ci potrà essere qualcuno che ci chiederà un parere su un suo comportamento, allora in quel caso è giusto poter esprimere la propria opinione in base alla parola di Dio e se quel modo di fare è giusto o no, in quel caso è stato chiesto un parere quindi non è giudicare ma è consigliare o confrontarsi. Il giusto deve far capire che solo con un atteggiamento secondo la parola di Dio, il problema si risolve.

NON GIUDICARE SECONDO ALLE APPARENZE

Un’altra situazione può essere quella di trovarsi davanti a una persona che parla in maniera negativa nei confronti di qualcuno in particolare. Nella maggior parte dei casi quando una persona parla a lungo male di un’altra, è perché queste due persone hanno spesso litigi o tensioni molto accesi o semplicemente la prende in giro per comportamenti che quella persona ritiene stupide. L’obiettivo di parlare con te è quello di farti pensare male di quella persona e quindi cercando degli alleati, si sente più forte e sicuro delle sue ragioni e al momento giusto cerchi la solidarietà nei tuoi confronti. Quello che ha in mente è di condurre una sorte di piccola guerra personale contro quella persona e se si trovano degli alleati, ha più probabilità di vincerla. Qui chi è empio e poco saggio tende a credere subito e fa nascere nel suo cuore un disprezzo verso quella persona che aumenterà in proporzione a quanto si sentirà parlare male di lui; anche se non gli abbia mai fatto nessun male direttamente. Se si lascia influenzare negativamente insieme possono progettare di fare qualcosa di malvagio, questo cambia sempre secondo la situazione. E invece un giusto come si comporta? Prima di tutto bisogna tenere presente che è sempre sbagliato parlare male alle spalle degli altri, se si hanno delle antipatie, se la devono vedere tra di loro, si può parlare agli altri solo con lo scopo di far cessare le tensioni e non di aumentarle. Un giusto non sta in questo gioco perverso. Un’altra cosa da tenere in considerazione è quella che non è detto che sia tutto vero e completo quello che dice, se obiettivo è di metterti dalla tua parte allora tenderà a togliere dei dettagli e magari inventarne di altri in modo che chi lo ascolta li dia subito ragione. Un proverbio biblico recita: Il primo a parlare in una lite sembra aver ragione, ma viene il suo avversario e lo confuta (PR 18,17). Quindi prima di dare un parere negativo, bisogna sempre parlare anche con l’altra persona e in quel modo si scoprono cose che non erano state dette e può dire cose da far rigirare la frittata da risultare che è invece l’altra persona ad aver ragione. La scrittura dice: Non giudicare secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio! (Giovanni 7,24). Far mettere pace tra le persone è un opera buona, anche se non è per nulla semplice. Di solito in questi casi c’è la persona che provoca e l’altra che risponde alla provocazione; ed entrambi si danno la colpa a vicenda: Uno dice. << Se non mi avesse provocato, io non avrei reagito>> mentre l’altro: <<Il suo comportamento e i suoi atteggiamenti mi portano a provocare>>. Non c’è un unico modo di intervenire, può cambiare a seconda del caso, ma si può partire cercando di capire l’origine che sta dietro al rancore; può essere spirito di superbia, invidia, ecc.. Se si riesce a trovare chi dei due ha torto, In ogni caso non infierire mai, spiega invece con calma dove è stato l’errore e come fare per non commetterlo più. Questo sempre secondo quello che è stato insegnato leggendo la scrittura, non dire ancora niente se non si hanno tutte e due le versioni e tutti gli elementi per farlo. Pregate che Dio vi faccia strumenti di pace. Dove ci sono tensioni, ci sia amicizia e dove c’è odio ci sia amore. Se invece siamo noi ad essere giudicati sappi che Dio è dalla tua parte e ti giustificherà.  La persona che ti giudica pecca.

IL PENTIMENTO E IL PERDONO

  • Un dono fatto in segreto calma la collera, un regalo di nascosto placa il furore violento (PR 21,14)
  • Un fratello offeso è più inespugnabile d’una roccaforte, le liti sono come sbarre in un castello (PR 18,19)

Quando la controversia non si risolve; si vedranno manifestarsi le conseguenze negative che la mancanza di pace tra due persone porta con sé. Quando una delle due persone in questione non ha uno spirito di perdono, nascerà in lui il rancore verso l’altra persona. Il rancore è una di quelle cose insieme all’invidia che ti distruggono anima e corpo. Dio ci tiene che tra noi abbiamo buoni rapporti, è una delle cose più importanti. Addirittura Gesù dice che prima di fare un’offerta, bisogna andare a far pace con chi si ha un rancore, e poi dopo si farà l’offerta (Matteo 5,23). Questo significa che avere un rancore o una invidia verso un’altra persona interrompe anche il rapporto con Dio, perché non puoi dire di amare Dio e poi odiare il prossimo, questo è quello che fanno i bugiardi e gli ipocriti. Fino a quando una persona avrà rancore, odio e invidia nei confronti di un’altra persona le offerte non saranno gradite e le preghiere non verranno ascoltate. Per eliminare il rancore ci vuole il perdono e il desiderio di rincontrare quella persona che ci ha fatto del male e perdonarla. Per raggiungere la pace anche l’altra persona deve collaborare e chiedere scusa, ma in ogni caso il perdono è come una piccola grazia che si fa all’altra persona. Perdonare non è sempre così facile, specie quando pensiamo che non si possa meritare il nostro perdono. Quando si rincontra la persona con cui abbiamo litigato, è triste pensare ai momenti in cui ci si salutava e si stava in bene insieme, e ora neanche ci si parla più. È come se ci fosse un muro invisibile che impedisce a loro di parlare in maniera serena. Il libro dei proverbi da come suggerimento fare un piccolo regalo per alleggerire il rancore che ha l’altra persona verso di noi, però chi è più vicino a Dio dovrebbe fare il primo passo a prescindere di chi ha ragione. È il perdono che porta al ravvedimento; finché noi nei confronti di una determinata persona continuiamo ad accusarla e attaccarla, questa si metterà sulla difensiva e cercherà di giustificarsi, ma se noi diciamo che la perdoniamo e preghiamo per lei, allora non c’è difesa davanti a questo; si pentirà di quello che ha fatto e sarà di nuovo disposto a tornare in pace con noi. C’è però da tener presente che i primi a beneficiare quando perdoniamo qualcuno, siamo proprio noi. Ci leviamo come da un grosso peso sulla  schiena. Nel Vangelo si parla di quest’argomento nella parabola del debitore in Matteo 18,23-35. Questa parabola inizia con un uomo che ha un enorme debito nei confronti di un re che non essendo in grado di pagarlo, il re ha il diritto di renderlo suo schiavo. Successivamente quell’uomo inizia a supplicare il re di avere pazienza e il debito verrà pagato. A questo punto il re ha compassione di lui che gli condona tutti i debiti. Quest’uomo però dopo aver incontrato una persona che gli doveva una cifra modesta, non è disposto condonargli il debito neanche sotto supplica e ordina che sia imprigionato finché non abbia pagato tutto il suo debito. Per questo sarà punito dal re perché a lui è stato condonato di tutti i suoi debiti, ma anche lui avrebbe dovuto fare lo stesso con il suo debitore. Per questo il re lo tratterà come lui ha trattato il suo debitore. Il perdono che Dio richiede deve essere fatto con il cuore, e le frasi del tipo: << Ti perdono ma non dimentico!>> oppure << se lo rifai chiudo con te >> sono lontani dal perdono che vuole Dio. Non è sempre facile perdonare e la si potrebbe paragonare ad una piccola grazia che si fa all’altra persona, bisogna ricordare che è il Signore che ci può dare la vera grazia, quella della salvezza, ma come potrà darla se noi non perdoniamo gli altri. Il male che gli altri ci possono fare nei nostri confronti è poca cosa rispetto ai peccati che facciamo contro Dio. Quindi più che altro siamo noi ad avere bisogno della grazia di Dio e se perdoniamo gli altri anche Dio ci perdonerà. Se sentiamo di non riuscir a perdonare, chiediamo a Dio la forza di farlo e il Signore ti darà la forza di perdonare ogni male che abbiamo ricevuto, perché se Dio ci comanda di fare qualcosa, ci da anche la forza di farlo. Il Signore ci tratterà nella stessa misura in cui noi trattiamo gli altri. È necessario dunque avere uno spirito di perdono e di misericordia. Soprattutto tra i credenti, perdonandosi a vicenda come Dio ha perdonato voi in Cristo (Efesini 4,32). Il Signore ci perdonerà allo stesso modo in cui noi perdoniamo gli altri. Nella preghiera del Padre Nostro c’è proprio questo principio. “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; (Marco 6,12) Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. (15). C’è anche un altro riferimento nel Vangelo sul perdono; quando Pietro chiede a Gesù: Quante volte bisogna perdonare una persona? Sette volte? Probabilmente dicendo sette volte, Pietro era andato più in la di quando lui di solito perdonava. Magari pensava che Gesù gli avrebbe risposto: Si, giusto, sette volte, Bravo Pietro, lui ha capito tutto. Invece rispose: Non sette, ma settanta volte sette. Pietro a questo punto sarà rimasto meravigliato della risposta, Quindi 490 volte? In realtà Gesù voleva far capire che non è una questione di numeri, ma una questione di spirito di perdono. Se una persona perdona e allo stesso tempo tenta di correggere le azioni sbagliate degli altri, alla luce della parola di Dio senza dare dei limiti numerici riguardo a quante volte perdonare, allora si riuscirà a dare una buona testimonianza di fede al prossimo. È giusto dare sempre una possibilità di rimediare in questo modo la gente si domanderà come ha fatto a perdonare questa persona? Questa sarà un occasione per testimoniare la propria fede. Chi non ha fede infatti, trova molto difficile perdonare, e spesso non lo fa. Se qualche amico ci ha offeso con parole o azioni, è giusto parlarne, ma senza dirlo in maniera aggressiva o con arroganza. A volte i litigi iniziano quando ci aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa in una determinata situazione e se questo non accade genera rabbia e risentimento, ma è possibile che se questo amico non ha fatto quello che ci si aspettava, c’è qualche motivo dietro di cui non siamo a conoscenza, per questo bisogna sempre dirlo in maniera diplomatica, e vedremo che la pace si ripristinerà presto altrimenti al posto della pace ci sarà un’ulteriore peggioramento della situazione. Il perdono inoltre essendo considerato da Dio un opera buona, come tale deve portare del frutto nella nostra vita. Giovanni battista iniziò il suo ministero battezzando ed esortando al ravvedimento per preparare le genti alla venuta di Gesù e vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: << Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione >> ( Matteo 3,7-8). I farisei avevano preso il battesimo di Giovanni come una semplice purificazione; ma lui li rimprovera dicendo che il perdono è una cosa seria e se qualcuno dichiara di essere ravveduto per qualcosa deve avere delle conseguenze nei confronti di chi ha offeso. Se viene qualcuno da noi dicendo che tempo fa aveva rubato qualcosa a noi e si dice pentito di averlo fatto; allora noi che cosa dovremo rispondergli? Sicuramente bisognerà perdonarlo, ma anche dire: << Bene sono contento che mi chiedi scusa! Fammi però vedere i frutti del tuo ravvedimento; quello che hai rubato restituiscilo >>. Se risponde: << Ah, ma lo rivuoi ancora? >>. Allora non è veramente pentito; almeno non è il tipo di pentimento che richiede la parola di Dio. Anche se quello che ci restituisce non serve più è comunque un modo per sapere se è veramente pentito o meno. Un altro esempio è se  qualcuno ci dice che una volta ci ha diffamato, dicendo in giro cose false su di noi e si dichiara pentito; la nostra risposta potrebbe essere che lo perdoniamo, ma se è veramente pentito dovrebbe smentire quello che ha detto a tutti. Quindi se ci dichiariamo pentiti dovremo di conseguenza cercare di rimediare agli eventuali danni che arrechiamo a qualcuno; per quanto sia possibile. Questo sarà il frutto del nostro ravvedimento, come fece Zaccheo, l’esattore delle tasse che estorceva alle persone molti soldi; dopo la sua conversione dichiarò di restituire ogni maltolto a tutti. Quando perdoniamo non siamo obbligati anche a dare fiducia. Il perdono è una cosa, la fiducia è un’altra. Se qualcuno di cui ci fidiamo ciecamente ha tradito la nostra fiducia, certamente lo perdoneremo, ma non siamo obbligati a dare di nuovo fiducia a questa persona. A meno che pensi che Dio ti chieda di dare di nuovo la fiducia a questa persona perché nel frattempo Dio stesso ha cambiato il suo cuore. Un esempio lo troviamo nel libro degli Atti dove Paolo nel primo viaggio missionario ha con se Bàrnaba e un certo Giovanni detto Marco. Quest’ultimo però a metà viaggio li abbandonò e smise di seguirli.  Più avanti tornarono a Gerusalemme e Paolo iniziò a pianificare il secondo viaggio. Quindi Paolo disse a Bàrnaba: <<Ritorniamo a far visita ai fratelli in tutte le città nelle quali abbiamo annunciato la parola del Signore, per vedere come stanno>>. Bàrnaba voleva prendere con loro anche Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro, in Panfìlia, e non aveva voluto partecipare alla loro opera. Il dissenso fu tale che si separarono l’uno dall’altro. Bàrnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro. Paolo invece scelse Sila e partì, affidato dai fratelli alla grazia del Signore. (Atti 15,26-40). Paolo quindi anche se in cuor suo aveva sicuramente perdonato questo Marco che per qualche sua debolezza fu spinto ad abbandonarli, non ritenne il caso di avere fiducia in lui, quindi rifiutò di fare il secondo viaggio insieme a questo Marco. Più avanti però troviamo Paolo che parla di questo Marco a Timoteo: Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero (Timoteo 4,11). Marco col tempo crebbe nella fede così che Paolo che inizialmente lo rifiutò per il viaggio missionario ora lo vuole con lui al ministero. Questo ci insegna che noi non siamo obbligati a dare di nuovo fiducia a qualcuno che ci ha deluso, ma in alcuni casi può essere saggio dare una seconda possibilità per rimediare se dimostra di essere cambiato spiritualmente.

GESTIRE LE CONTROVERSIE

  • Nel suo cuore il malvagio trama cose perverse, in ogni tempo suscita liti, per questo improvvisa verrà la sua rovina, ed egli, in un attimo, crollerà senza rimedio ( PR 6,14-15)
  • L’inganno è nel cuore di chi trama il male, la gioia invece è di chi promuove al pace (PR 2,20)
  • Una risposta gentile calma la collera, una parola pungente eccita l’ira (PR 15,1)
  • Iniziare un litigio è come aprire una diga; prima che la lite si esasperi, troncala (PR 17,14)
  • Chi ama la rissa ama il delitto, chi ingrandisce la sua porta cerca la rovina  (PR 17,19)
  • Scaccia lo spavaldo e la discordia se ne andrà: cesseranno i litigi e gli insulti (PR 22,10)
  • Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui (PR 26,4)
  • È simile a chi prende un cane per le orecchie un passante che si intromette nella lite di un altro (PR 26,17)
  • Per mancanza di legna il fuoco si spegne; se non c’è il calunniatore il litigio si calma (PR 26,20)
  • Lo stolto dà sfogo a tutto il suo malanimo, il saggio alla fine lo sa calmare (PR 29,11)

Da come si può vedere sono veramente molti i versetti che parlano di questo argomento, come cercare di gestire un litigio, sia se si è protagonisti e sia se si è una componete esterno neutrale. Vediamo di sintetizzare queste due sfumature:

QUANDO SI È PROTAGONISTI DI UN LITIGIO:

Uno degli atteggiamenti più sbagliati che una persona può assumere è una dedizione ad avere facilmente manifestazioni d’ira. Essa è considerate uno dei sette vizi capitali. In tutta la Bibbia viene spesso citata come un attitudine che porta alla rovina, nel rapporto con il prossimo è un impedimento alla pace e all’amore e spiritualmente porta l’anima iraconda in uno stato di dannazione. Se una persona è abituata ad arrabbiarsi impulsivamente sarà difficile cambiare, anche dopo una conversione, una persona può ancora arrabbiarsi impulsivamente e dire tante cose cattive che in realtà non pensa ma in quel momento di rabbia è portato a dire. Il Signore è più grande di ogni peccato e chi ha timor di Dio, prega e confida in Lui anche il peggiore dei peccatori può cambiare. La pace di Dio trasforma le persone. Il giusto evita di arrabbiarsi per futili motivi e di fronte un litigio con una persona dedita all’ira deve cercare di calmare gli animi per permettere un clima di maggiore serenità per esprimere le proprie posizioni senza dovere gridare e in modo che l’altra persona possa ascoltare. Quando una persona è accesa d’ira in quel momento, è talmente convita di aver ragione che non ti ascolterà, soprattutto se parlerai con lo stesso suo tono, dovrai ripetere anche più volte la stessa cosa, perché sarà come se non fosse mai detta. È importante quindi non alimentare un clima di rabbia, perché essa alimenta altra rabbia nello stesso modo in cui la legna alimenta il fuoco. La persona saggia non deve rispondere con impulsività e non dirà cose di cui si pentirà; è importante avere sempre autocontrollo; dirà le sue ragioni senza usare frasi o parole pungenti che non faranno altro che peggiorare le cose. È saggio invece, usare parole che possono portare la persona a calmarsi. Nel caso si ha torto non rimbalzare la colpa a qualcun altro, ma è giusto assumersi le proprie responsabilità e chiedere scusa per l’eventuale misfatto.

IL MEDIATORE CRISTIANO

Quando invece ci imbattiamo in due persone non credenti che litigano tra di loro, l’obiettivo è sempre quello di mettere pace tra i due e non quello di intromettersi per alimentare ancora di più il litigio. Se il litigio è piuttosto acceso è utile dividere momentaneamente i due litiganti e parlare con ognuno di loro in separata sede. Capire chi può aver ragione e spingere chi ha torto a chiedere scusa. Spesso, entrambi hanno delle colpe; in quel caso dovranno chiedersi scusa a vicenda. È difficile farlo quando si è troppo orgogliosi, e anche se nel profondo si sa di aver torto la persona empia non è disposta a umiliarsi per chiedere scusa. La persona saggia dovrà fare il ruolo del mediatore e capire cosa ha scatenato l’ira di entrambi, cercando così una soluzione. Se la pace tornerà allora, entrambi ne saranno riconoscenti e questo sarà occasione di testimoniare la propria fede in Cristo.

LA CORREZIONE FRATERNA

Le dispute tra credenti è sempre meglio evitarle, è spesso indice di una maturità spirituale non ancora raggiunta. Se la disputa deriva da uno sbaglio commesso unicamente da uno dei due nel vangelo abbiamo dei versetti che parlano della correzione fraterna: Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. (Matteo 18, 15-17). La comunità cristiana deve prendere le distanze dal peccato, perché questo la ferisce profondamente, ma non abbandona il peccatore. Piuttosto continuerà a guardarlo con l’attenzione con cui Gesù guardava i pubblicani e i lontani. Il Vangelo dice che se nonostante i tentativi di rappacificamento e una delle due parti che ha palesemente torto non si pente, allora è utile uno o più mediatori che siano saggi ed esperti. Se anche in quel caso non si pente allora in quella persona che si dichiara cristiano si rivelerà d’esserlo solo nominalmente, si sarà smascherato un falso credente.

ALL’INTERNO DI UN GRUPPO:

Per quanto riguarda invece un contesto dove si è in una compagnia di persone e si arriva a capire che una persona in particolare istiga al litigio e mette zizzania tra le persone; e va in giro dicendo: <<lui ha detto questo, lui invece quello>>, e si diffondono menzogne che creano tensioni tra i vari componenti del gruppo; allora se quella persona se non si pente e ha intenzione di continuare, è necessario escluderla nel gruppo in modo che si possa ripristinare la pace. Questo potrebbe anche sembrare duro, ma è anche un modo di educarlo e a portarlo al ravvedimento. Se poi torna pentito, allora si potrà riammettere nel gruppo trattandolo come gli altri senza rinfacciagli nulla, perché se Dio lo ha perdonato non c’è motivo di riservare del rancore nei nostri cuori.

ARRABBIARSI SENZA PECCARE

  • Non litigare senza motivo con nessuno, se non ti ha fatto nulla di male ( PR 3,30)
  • Lo stolto manifesta subito la propria collera, ma chi è avveduto dissimula l’offesa (PR 12,16)
  • Chi è pronto all’ira commette sciocchezze, il malintenzionato si rende odioso. (PR 14,17)
  • Chi è paziente ha grande prudenza, chi è iracondo mostra stoltezza (PR 14,29)
  • È una gloria evitare le contese, attaccar briga è proprio da stolti (PR 20,3)
  • Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo per non abituarti alle sue maniere e non procurarti una trappola per la tua vita (PR 22,24-25)

Siamo sempre abituati a vedere un credente sempre dolce e mansueto, ma essendo persone siamo tutti soggetti a provare rabbia in diverse circostanze. Ora ci si dovrà porre una domanda: è giusto che un credente possa avere dei momenti di rabbia? Penso proprio di sì. II fatto di arrabbiarsi non è una cosa negativa se lo scopo è di correggere. Anche Gesù si arrabbiava, nel Vangelo ci sono alcuni esempi. Quello più famoso è quando Gesù scaccia i mercanti nel tempio. Qualcuno potrebbe pensare che fosse stata una reazione esagerata, ma bisogna capire la gravità della cosa. Nel tempio c’era un grande cortile che secondo la parola di Dio era stato fatto per le altre popolazioni. Se qualche straniero si recava in quel posto e pregava il Dio di Israele, allora il Signore avrebbe ascoltato le loro preghiere; il popolo ebreo doveva essere luce per le altre nazioni. Invece accecati dall’odio verso chi non era ebreo, avevano pensato di non lasciare passare gli stranieri e fare invece un mercato e un luogo dove fare profitti anche escogitando truffe, per questo si arrabbiò così tanto. Paolo nelle sue lettere dice: adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo (Efesini 4,26-27). Se la rabbia è mossa dalla giustizia di Dio, allora è una cosa buona, può servire per rilevare un atteggiamento sbagliato che una persona fa, e se detta con decisione, allora può essere efficace, in modo che la persona che ha sbagliato non commetta più lo stesso errore. D’altro canto quando uno è arrabbiato in quel momento, è più facile farsi prendere troppo dall’ira e dire e fare cose sbagliate, quindi l’autocontrollo è sempre una cosa fondamentale per evitare di fare peccati. Infatti, quando perdiamo il controllo di noi stessi, è satana che prende il controllo di noi, per questo bisogna stare calmi e non permettere che l’ira prenda il sopravvento su di noi.  Importante anche dalla prudenza delle scelte, infatti una decisione presa in un momento di ira è sempre sbagliata. Le decisioni vanno prese a sangue freddo e dopo una sana preghiera, che la scelta sia guidata dal Signore. Non tutti però quando le persone si arrabbiano la manifestano con l’ira; è possibile esteriorizzare la rabbia in maniera fredda, ovvero rimanendo muti e indifferenti quando si ha davanti la persona di cui si è arrabbiati senza neanche dire il motivo di questo comportamento e questo non è un atteggiamento molto proficuo perché quando si è arrabbiati o offesi bisogna parlarne e chiarire subito e non fare il musone senza dire nulla perché questo non risolve il problema. È possibile che ci sia stata un incomprensione, o una battuta detta in un momento inopportuno. Tuttavia in mancanza di una grave motivazione è sempre meglio evitare di litigare o arrabbiarsi eccessivamente, a volte basta anche solo rimproverare per far capire all’altra persona dove secondo noi ha sbagliato, questo anche nel caso quella persona ha un carattere docile e incline ad accettare le correzioni. il nostro spirito di fondo deve essere mansueto, mite, dolce. In altre parole, si deve alzare la soglia oltre la quale si perde la pazienza: in questo caso, se capita di arrabbiarsi, sicuramente quello che si dice sarà preso in maggiore considerazione. Se una persona è solito ad arrabbiarsi per futili motivi, le persone che gli stanno attorno penseranno: << Ecco, un altro dei sui sfoghi >>. Se invece ci arrabbiamo raramente penseranno << Ehi, che succede? Come mai si è arrabbiato così? >>. Per questo che chi si arrabbia raramente viene preso più in considerazione. Il libro dei proverbi inoltre diffida nel frequentare persone iraconde perché il loro atteggiamento rischia di influenzare anche noi, e non bisogna mai prendere un peccatore come modello di vita.