TIPOLOGIE DI ATEISMI

L’ateismo è una posizione filosofica che nega l’esistenza di un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, nega l’esistenza dell’anima e di una vita dopo la morte sostenendo invece che dopo lo morte ci sia “il nulla”. La conseguenza di questa filosofia è che nessuno dovrà rendere conto di quello che ha commesso durante la vita sulla terra. Le persone che non credono pensano che non esistendo nessun Dio, non esiste neanche un codice morale da seguire stabilito da qualche creatore ed è quindi l’uomo che può decidere da se un suo standard di giustizia che cambierà a seconda della cultura popolare. Questo pensiero porta l’individuo a condurre una vita secondo la carne e quindi a inseguire i valori dell’io: individualismo, edonismo, egoismo, autoreferenzialità e altro ancora. Per l’ateo al posto di Dio c’è l’io infatti senza Dio è l’uomo che si erge a dio di se stesso.

TIPI DI ATEISMI

 Ho classificato diversi tipi di ateisti: Gli atei razionalisti, gli atei non razionalisti e gli agnostici.

1) ATEI RAZIONALISTI

 Nei primi l’ateismo è basato sulla razionalità scientifica. Qualunque cosa che non può essere dimostrata in maniera scientifica, non esiste, pertanto non bisogna crederci. Quindi secondo loro Dio non esiste perché non ci sono prove scientifiche della sua esistenza come c’è anche la negazione di ogni fenomeno soprannaturale. Dio non può essere dimostrato con strumenti tecnologici perché con essi puoi solo studiare la materia e Dio non è fatto di atomi essendo puro Spirito, per questo può solo essere cercato spiritualmente. Molti infatti dicono: Ma dove è Dio? Non lo vedo e non lo sento. Beh, non lo vedi e non lo senti perché sei cieco e sordo, per il fatto che non vuoi vedere e non vuoi sentire. Una delle tante cose che gli atei dicono che non potendo percepire Dio con almeno uno dei 5 sensi, non ci sono prove della sua esistenza. È come se un nato cieco dicesse che visto che non posso vedere la luce, allora la luce non esiste. Lo scienziato ateo Steven Hawking in un colloquio con papa Francesco continuò a sostenere il suo ateismo, ma mettendo anche in dubbio la sua limitata percezione del reale come impedimento a comprendere una sua eventuale esistenza. Anche da ateo è arrivato a una importante verità: Dio non si può percepire con i nostri 5 sensi naturali, ma puoi sentire la sua presenza solo spiritualmente, ma se il tuo spirito è morto allora non hai la capacità di sentirlo, ma questo non significa che non esiste. Diventare atei però apre a molte domande senza risposta, che gli atei provano a rispondere ma senza avere prove: Il senso della vita? Perché esistiamo? Com’è nato l’universo? Cosa c’è dopo la morte? Ogni risposta non è molto rassicurante. Molti dicono il nulla, ma che senso ha? Come puoi immaginarti il nulla? È una teoria che non puoi dimostrare scientificamente che dopo la morte non c’è nulla e se devi aspettare di morire per saperlo sarà troppo tardi. Lo scienziato Einstein disse: Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato. La scienza non può spiegare e investigare tutto, quindi nessuno può pretendere una prova scientifica per credere in Dio, al limite studiando la natura si posso arrivare a riconoscere i segni che portano ragionevolmente a prendere in considerazione la presenza di Dio. Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza lo avvicina. Le persone atee dicono che i credenti non hanno prova della vita dopo la morte, ma anche questo non è esatto, ci sono tante testimonianze di esperienze di “quasi morte”, ovvero persone che sono arrivate sul punto di morire, e sono di fatto morte per un certo tempo, qualcuno di minuti altri di ore, e dopo il risveglio raccontano cose analoghe: raccontano tutti che si sente l’anima uscire dal corpo come se fosse un abito usato, e continuano a vedere le cose che succedono intorno, tipo i medici che tentano di rianimare il corpo, poi si vede aprire un portare fatto di una luce bianca e si viene risucchiati da questo portale, si arriva nell’aldilà, e vengono accolte da Dio e dai propri cari defunti. Descrivono Dio come un’immensa luce gloriosa che non abbaglia gli occhi. A tutti viene detto che torneranno sulla terra e li viene lasciato un messaggio personale che cambia da persona a persona. Tutti dicono che chi arriva lì non vuole più andare via perché la pace che si prova è indescrivibile, poi dopo si fa ritorno al proprio corpo e si ricorda tutto. Ora, qualcuno può dire che si trattano solo di sogni, ma questo non è possibile perché in quel momento il cervello è morto e le attività celebrali sono completamente cessate, questo rende impossibile sognare. Un altro elemento è che in molti casi queste persone ricordano anche i dialoghi delle persone attorno a loro quando era morta, anche in altre stanze e questo sarebbe impossibile farlo da morto. Questo è quello che avviene in un’esperienza di quasi morte, nel linguaggio tecnico si chiama esperienza NDE. Sono quindi testimonianze che dimostrano una vita dopo la morte naturale. Gli atei  razionalisti sostengono che la fede è in antitesi con la scienza; pensano che se una persona crede è soltanto perché da bambini qualche prete gli ha fatto il lavaggio del cervello, ma se nel corso degli anni studiasse scienza e analizzasse la Bibbia arriverebbe alla conclusione di non esiste alcun Dio. C’è un piccolo problema in questo pensiero: la maggior parte delle conversioni avviene in età adulta, dopo anni di vita atea, cercando Dio e studiando la Bibbia si è arrivati alla conversione.

2) ATEI NON RAZIONALISTI

 I non razionalisti sono quella categoria di persone che pur non credendo in Dio sono comunque aperti nel credere in alcune cose che non hanno base scientifica, ad esempio l’astrologia, gli oggetti portafortuna o alcuni fenomeni paranormali. Alcuni cercano di immaginarsi una vita dopo la morte, tipo una sorta di paradiso o la reincarnazione, però nessuno si immagina l’inferno, perché questo fa paura, è più bello credere che anche se si è malvagi dopo la morte si va comunque in una sorta di paradiso o chissà. È qui che così come succede da secoli l’uomo s’inventa la sua religione e il suo proprio Dio a suo piacimento. Il giusto sa che fine veramente faranno dopo la morte. La maggior parte delle persone che vanno all’inferno non credevano neanche che esisteva. Gli atei non razionalisti  non credendo in Dio sono aperti a credere a qualsiasi cosa e si affidano ad essi per i propri problemi. Un esempio diffuso sono le persone dedite agli oroscopi, agli oggetti porta fortuna, alla lettura delle carte, si affidano a volte a maghi e presunti guaritori che sapendo i trucchi del mestiere spillano alle vittime molti soldi, rimanendo così truffati per nulla, dopo di che fanno le vittime; ma se avessero confidato nel Signore anziché a dei ciarlatani non sarebbero stati truffati. Altri invece è possibile che vengano attratti dall’occultismo e lo spiritismo. Pur rimanendo atei è possibile che credano negli spiriti e nella possibilità di parlare con le anime defunte che sono finite chissà dove. Il tentare di parlare con i morti oltre essere una cosa impossibile poiché scritto anche nel libro del Deuteronomio 18,11-12 è anche pericoloso. Quello è territorio demoniaco e se sembra che effettivamente ci sia l’anima del defunto che parla, in realtà sono demoni e chi va a contatto con essi, rischiano di avere delle influenze negative nella propria vita fino ad arrivare anche alle possessioni. La fede quindi offre uno scudo a ogni pensiero o ideologia che non sono conformi alla fede e portano a una vita di problemi e di schiavitù.

3)  L’AGNOSTICISMO

Contrariamente a quello che si può pensare Dio, preferisce uno che sia contro di Lui piuttosto che uno che sia indifferente. Perché se uno è contro Dio; qualcosa può fare per convertirlo, ma se invece è indifferente, difficilmente si potrà convertire. C’è da tener presente che anche una persona che si dichiara indifferente a Dio è pur sempre contro Dio perché se non se con Lui sei contro di Lui, non puoi essere neutrale a Dio. Questo è il caso delle persone agnostiche, loro non negano apertamente l’esistenza di Dio e a volte potrebbero anche essere d’accordo con qualche principio del Vangelo, ma di fatto non cercano il Signore e sono totalmente indifferenti ad esso; sono quindi fuori dallo stato di grazia. Immaginiamoci una persona in alto mare che sta per affogare, a un certo punto arrivano due navi, una da destra e l’altra da sinistra. Sa però che una di queste navi c’è una bomba e appena salirà esploderà. L’agnostico è colui che pur di evitare di salire sulla nave sbagliata, rimane in mare e muore affogato. Quindi l’agnosticismo porta  nella stessa strada dell’ateismo. La differenza è che l’agnostico non preclude la possibilità di convertirsi in futuro se dovesse arrivare in un modo o l’altro a comprendere davvero la Bibbia, quindi rispetto a un ateo non chiude completamente le porte a Dio.

AVERE SCARSA AUTOSTIMA

La scarsa autostima è presente quando una persona si sente insicura, ha complessi d’inferiorità e può essere di conseguenza una facile preda per il diavolo; è uno dei sui trucchi far sentire piccoli e inferiori le persone, non dimentichiamoci è lui è il padre della menzogna (Giovanni 8,44). Una persona in quella situazione cerca la protezione di qualcuno, per esempio in un gruppo di amici, ma se questo gruppo ci sono persone malvagie che fanno uso di droghe e parlano solo di cose contrarie a Dio, allora anche lui ne sarà coinvolto. Sentirà il bisogno di essere accettato dal gruppo di conseguenza farà le stesse cose che fanno loro. Oppure una ragazza che sentendosi insicura e pensa di avere bisogno di protezione si spingerà a cadere delle braccia al primo ragazzo che incontra e quasi sicuramente non sarà quello giusto. Bisogna, però sapere che il Signore è il mio rifugio, è Lui che mi proteggerà da ogni male, bisogna solo pregare e avere fede. Come ho già detto in precedenza se Dio permette qualcosa, è perché è possibile trarne vantaggio. Se da un lato una persona di bassa autostima può cadere facilmente nel peccato; il rovescio della medaglia è che sentendosi piccoli, sono persone molto umili, e questo è il primo passo per avvicinarsi a Dio. Molte volte il Signore si serve di questo tipo di persone per fare qualcosa di grande nella loro vita. Un esempio lo abbiamo con Mosè, il più grande dei profeti dell’antico testamento. Nei film, Mosè è descritto come un uomo forte, virile, sicuro di se e con tante qualità, ma se leggiamo la Bibbia nel momento in cui Mosè è davanti all’albero infuocato, scopriamo un Mosè insicuro e pauroso, che addirittura faceva fatica a parlare, un balbuziente, infatti quando c’era da parlare a volte si faceva aiutare dal fratello Aronne. Il Signore aveva scelto lui proprio perché nella sua insicurezza aveva sviluppato una grande umiltà che l’ha portato a glorificare Dio nelle sue opere e non glorificare se stesso. Dio usa i folli per svergognare i savi (Corinzi 1,27). Se una persona si sente di avere molte qualità, tutto quello che farà, anche se fosse Dio in persona a chiederlo, alla fine tenderebbe ad attirare della gloria su di se. Pensando che è stata la sua forza e la sua intelligenza, gli elementi che hanno portato al successo. Dio però non vuole che nessuna carne si glori davanti a lui. Paolo scrisse che la potenza di Dio si manifesta con sua pienezza nella debolezza dell’uomo (2Corinzi 12,9). L’uomo sceglie in base a criteri diversi rispetto a Dio. L’uomo sceglie le persone con  qualità o capacità. Dio invece sceglie persone in base alla propria disponibilità nel sottomettersi a Lui; successivamente Dio gli renderà idonei a svolgere ciò che sono stati chiamati a fare. Spesso sono proprio le persone umili che sono predisposte a questo e l’uomo in generale non prenderebbe neanche in considerazione.  Dio usa persone che nessuno sceglierebbe perché si possa capire che è stato Dio a operare tramite lui, e da solo non avrebbe potuto fare nulla. C’è anche l’esempio di Gedeone o Geremia, entrambi hanno pensato: << Signore, guarda che hai sbagliato persona, io non sono in grado di fare questo >>. Ma secondo la saggezza di Dio erano proprio loro adatti a ricoprire quel ruolo e non sono mai stati abbandonati da lui. Quando il Signore dice di fare qualcosa, anche se sembra difficile, è sempre possibile farla, perché sarà proprio lui a darti la forza per farla. È sbagliato odiare noi stessi, Dio ci ama, e vorrebbe che anche noi ci amassimo come Dio ci ama. È importante questo, perché se non amiamo noi stessi, difficilmente ameremo il prossimo. Infatti, saremo giudicati in base a tre livelli: Il nostro rapporto con Dio, il nostro rapporto con gli altri, ma anche con il rapporto con noi stessi.  Per gran parte delle persone le cose contano solo l’aspetto fisico, l’intelligenza, la simpatia, che di per se non sono cose da trascurare, ma quello che conta di più è essere forti spiritualmente. Così si ottiene la sapienza e si ha una vita vittoriosa, non per i propri meriti, ma perché è Dio a guidare tua la vita. Infatti, tutti noi abbiamo delle missioni da compiere che solo noi possiamo fare, e siamo venuti sulla terra per questo. Per il Signore tu non sei uno sbaglio, anzi ha programmato esattamente il tempo della tua nascita e dove avresti abitato, infatti tutti i tuoi giorni sono scritti nel mio libro, dice il Signore (Salmo 139,16). Ama te stesso come Dio ti ama e se c’è qualcuno che ti odia o parla male di te non ascoltarlo poiché tutto ciò viene dal maligno. Ascolta invece il Signore che nella sua parola dice che sei fatto in modo meraviglioso, (Salmo 139,14) è necessario però che vivi in maniera degna di questa dichiarazione. Se dunque hai una scarsa autostima e ti senti un buon a nulla sappi che se decidi di cercare Dio e sottometterti a Lui inizierai a sentire come Dio ti ama e le cose inizieranno a cambiare. L’autostima è una cosa positiva, ma attenzione che questa non sia basata sull’egoismo che porta ad essere superbi e narcisistici. Questo è un impedimento a Dio, e questo tipo di autostima deve essere distrutta per poter fare spazio a Dio. L’autostima buona è quella dove si è consapevoli che da soli non valiamo molto, ma se mettiamo Dio al primo posto e abbiamo comunione con Lui, allora realizzeremo che il Signore ci ama immensamente e confidando in Dio, abbiamo diritto alle sue promesse, e con Lui al nostro fianco possiamo fare ogni cosa, per questo il giusto sa che vale; perché è consapevole che Dio lo ama e lui è un figlio di Dio. Quindi nessuno ci si può sentire inferiore agli altri se si ha Dio al primo posto. Satana cercherà di attaccare su questo punto. Quando succederà si risponderà con la Bibbia, dicendo che se Dio è con noi, chi sarà contro di noi (Romani 8,31-39).

YHWH, DIO D’AMORE E DI GIUSTIZIA

Ricorrono spesso sulla bocca di molte persone una certa tipologia di domande che iniziano sempre con le stesse parole: Se Dio è amore allora perché… Questo tipo di domande sono frequenti sia tra i sostenitori della teoria dell’antico astronauta e sia tra gli atei classici con l’obbiettivo di mostrare al credente come in realtà YHWH sia un Dio malvagio e non un Dio d’amore come dicono i teologi e di conseguenza tentare di far perdere fede a chi è soprattutto più debole e non ha un adeguata preparazione biblica o un’esperienza di fede intensa. Le domande si riferiscono al fatto che YHWH ordina di fare guerre e passare tutti a fil di spada come anche la legge di Mosè era a volte eccessivamente severa. Bisogna prima di tutto fare una riflessione su come dovrebbe essere un Dio d’amore per un non credente: Se per Dio d’amore si intente qualcuno che permette all’uomo di compiere ogni malvagità impunemente e sentirsi dire solamente “Ti amo!”, oppure qualcuno che deve essere sempre pronto a soddisfare ogni capriccio che viene dal cuore dell’uomo come una sorte di genio della lampada, ecco quello, anche se agli atei non dispiacerebbe, non è un Dio d’amore, ma solo una sorte di ridicolo babbo natale che si lascia prendere in giro dagli uomini che lui stesso ha creato. Bisogna tener conto anche della giustizia, che è l’altra faccia della medaglia. La giustizia comporta che il peccato deve essere punito. Ora riflettiamo sul perché Dio ci ha creato: l’unico motivo per cui ci ha creato è per dare gloria a Lui, vivere in pace e in amore con Dio e il prossimo. Se tu non stai vivendo per questo, non stai adempiendo lo scopo per cui sei stato creato. Dio avendo creato l’uomo, ha vita e morte su di lui e avrebbe il diritto di farlo morire al primissimo peccato della sua vita, se non lo fa, è perché Dio è anche un Dio d’amore, che non significa tollerare il peccato, ma darti del tempo affinché ti penti del tuo peccato e lo abbandoni. Ora, immaginiamoci di essere il padrone di una grande impresa che ama gli operai e dà a loro un buon salario, ma alcuni di loro si rifiutano di lavorare e passano il tempo tra chiacchere e caffè. Non è possibile far finta di nulla, anche perché non sarebbe giusto nei confronti degli altri operai che lavorano onestamente. Avresti tutti i diritti di licenziarli per insubordinazione, nessuno potrebbe dirti che sei stato cattivo a licenziarli. Ma mettiamo che vogliamo essere buoni, non vuoi licenziarli, perché significherebbe lasciarli senza stipendio, allora invii dei responsabili che gli ammoniscano affinché svolgano il lavoro per cui sono profumatamente pagati. Ma questi operai invece di ascoltare i responsabili li deridono e li cacciano via dal reparto. Inoltre si viene sapere che rubano gli attrezzi e danneggiano i macchinari. A questo punto chiunque per quanto vuole essere buono denuncerebbe questi operai li caccerebbe dall’azienda, nessuno potrebbe dire che sei cattivo a licenziare questi operai malvagi. Ma mettiamo che oltre ogni limite vogliamo essere ancora più buoni e per ammonirli mandi la massima autorità dopo ti te, tuo figlio affinché li ammonisca e svolgano il loro lavoro senza danneggiare l’azienda, ma questi operai umiliano tuo figlio, lo legano, lo picchiano e lo cacciano via. A questo punto non solo dovranno essere licenziati, ma anche andare i carcere. Sarebbe più malvagio lasciar fare a questi operai quello che vogliono che punirli perché danneggia l’intera azienda. Ecco, allo stesso modo Dio ha fatto con Israele e l’intera l’umanità. Gli ha dato la vita e ogni dono ma l’uomo ha rifiutato i comandamenti di Dio. Ha inviato profeti per ammonirli e sono stati perseguitati e uccisi, infine ha mandato suo figlio Gesù ed è stato crocifisso. Ma quelli che credono in lui e accettano i comandamenti sono figli di Dio. Dio fa di tutto per andare incontro all’uomo ma se l’uomo non fa un passo in avanti verso di Lui non può far nulla e bisognerà affrontare la giusta ira di Dio. In conclusione perché ci sono tutte queste guerre nella Bibbia? Molte sono guerre di difesa, altre sono violenze non autorizzate da Dio, ma le guerre per la conquista della terra promessa sono state fatte a causa della estrema malvagità dei popoli che ci abitavano, da come documentato in precedenza avevano dei culti satanici con tanto di sacrifici umani e prostituzione sacra che avrebbe reso impossibile la convivenza pacifica con gli israeliti. Se fossero stati delle popolazioni pacifiche e civili non ci sarebbe stato nessun problema di convivenza. La malvagità di questi popoli era talmente grande che paradossalmente era più crudele per l’umanità lasciarli in vita, nessuno può dire che erano delle popolazioni inermi e innocenti. Quando è avvenuto lo sbarco degli americani in Normandia, durante la seconda guerra mondiale, nessuno ha detto: <<Come sono stati cattivi gli americani a uccidere i poveri nazisti innocenti>> oppure quando di recente i russi hanno attaccato i terroristi dell’ISIS in Siria nessuno ha avuto pena per loro. Quindi accusare Dio di malvagità è solo pura ipocrisia. In Genesi capitolo 15, Dio promette la terra promessa ad Abramo, ma dice anche che la riceveranno di fatto solo alla quarta generazione perché  l’iniquità degli Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo. (16). Questo significa che Dio prima di prendere provvedimenti su una popolazione, deve raggiungere un tale livello di malvagità da esserne ricolma. Meriterebbe di essere punita molto prima, ma Dio è lento all’ira e grande in amore e tutto quello che si può salvare, lo salva.

LASCIARSI TRASFORMARE DA DIO

  • Togli le scorie dall’argento e l’orafo ne farà un bel vaso (PR 25,4)

L’argento come tutti i metalli non si trova in natura allo stato puro, ma si può soltanto trovare nelle rocce insieme ad altri elementi. È necessario un lungo processo di raffinazione per estrarre l’argento dalle rocce e purificarlo dalle scorie. Dopo di che, si può fondere l’argento puro per ottenere un piatto o un vaso e finalmente potrà essere usato per metterci dentro o sopra qualcosa. Questa illustrazione può essere paragonata con il nostro rapporto con Dio. Finché una persona non è credente, non è minimamente interessata a Dio, ma quando si converte si passa da scappare a cercare Dio. Quando finalmente avviene la conversione dopo anni vissuti completamente nel peccato, tra vizi e cattive abitudini siamo solo all’inizio del percorso. La fase successiva è rinnovare la nostra mente, cambiando i nostri pensieri e i nostri schemi mentali, di conseguenza cambieranno anche le nostre parole e infine le nostro modo di agire e relazionarci con il prossimo. Il punto di partenza sono sempre i nostri pensieri; se sono buoni, allora parleremo e opereremo bene, se sono malvagi parleremo in modo malvagio e faremo opere empie o ipocrite. È anche da qui che satana ci attacca e vuole che pensiamo a cose malvagie in modo che influenzi anche il nostro comportamento, ad esempio se continuiamo a pensare a una persona che in passato ci ha offeso; il giorno in cui la incontreremo saremo indifferenti o scorbutici con quella persona. Se siamo in sovrappeso e continuiamo a pensare ai dolci ci compreremo una torta. Se siamo fidanzati o sposati e continuiamo a pensare a una bella ragazza che incontriamo sempre a scuola o al lavoro saremo portati al tradimento. Così i nostri pensieri fanno la differenza e rinnovando la nostra mente dobbiamo cacciare via i pensieri malvagi e accogliere quelli buoni e se riusciremo a fare ciò, compiere il bene sarà che facile.  Non tutti però sono disposti o sono consapevoli di fare questo cammino. Ci possono essere cristiani che credono e amano il Signore, ma non hanno rinnovato la loro mente, per questo fanno fatica a perdonare, ad amare e a compiere opere buone. La scrittura dice: Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Romani 12,2). È necessario quindi lasciarsi trasformare da Dio senza opporre resistenza, perché avendo tutti noi il libero arbitrio possiamo impedire che Dio ci trasformi a Sua immagine a somiglianza. Se invece ci lasciamo trasformare da Dio non importa quanto sei peccatore, potrai anche essere violento o tossico dipendente, ma nulla è impossibile a Dio. Il Signore ha la potenza di cambiare il nostro cuore come è stato profetizzato riguardo il nuovo patto per mezzo del sacrificio di Cristo: Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi (Ezechiele 36,26-27). Un credente che non è ancora maturo spiritualmente prega in questo modo: Signore dammi questo! Signore voglio quest’altro! e così via … Pensando solo di dover chiedere qualcosa; ma quando si cresce spiritualmente si passa dal “Dammi” al “Fammi”. Come nella parabola del figliol prodigo in Luca 15,20 dove il figlio minore chiede a suo padre: “Dammi” la parte di eredità che mi spetta. In seguito dopo aver sperperato il denaro con una vita dissoluta, si ritrova a pascolare i porci e si rende conto di essere caduto davvero in basso. Torna dal padre e questa volta dice: “Fammi” Come uno dei tuoi garzoni. Bisogna quindi passare dal “Dammi” al “Fammi”. Per poter permette a Dio di cambiare il nostro cuore a sua immagine e somiglianza.  Se lasceremo che Dio tolga in noi le scorie, ovvero la natura malvagia allora ci preparerà ad essere usati da Lui in modo potente, come non è possibile usare l’argento finché non è puro, così non possiamo essere dei servitori efficienti se non ci siamo purificati dal peccato. È bene precisare che non saremo mai perfetti, saremo sempre peccatori ma saremo purificati sufficientemente per essere usati da lui. Questa purificazione non avviene rapidamente ma poco alla volta e in maniera quasi impercettibile, ma quando ci volteremo indietro vedremo quanta strada abbiamo fatto  diremo: <<Questa è opera dell’eterno>>. Una volta che saremo pronti ci potrà mettere nel nostro cuore dei doni spirituali, proprio come si appoggia un oggetto nel piatto d’argento. I santi hanno dovuto intraprendere questo percorso per arrivare al livello spirituale che erano. Come possiamo fare in modo che Dio cambi il nostro cuore? La cosa fondamentale è la preghiera. Pregate in questo modo: Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo (Salmo 51,12) che Cristo possa dimorare presso di me eliminando tutti i pensieri malvagi e tutta la mia natura malvagia derivante dall’uomo carnale e aiutarmi a lasciarmi guidare dallo Spirito Santo. Questo è un modello di preghiera, ma non è da dire in maniera superficiale, ma va detta con il cuore e con il reale desiderio di cambiare e la consapevolezza che con le nostre sole forze non ce la possiamo fare, ma con Gesù e la sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie a colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria (2Pietro 1,3). Oltre la preghiera bisogna anche leggere la scrittura perché è il modo più semplice che ha Dio per parlarci e per educarci, infatti tutta la scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona (2Timoteo 3,16). Per questo bisogna dedicare del tempo a Dio sia per pregare che per leggere la parola e per crescere spiritualmente le due cose devono andare di pari passo. Se un ragazzo vuole sviluppare i muscoli la prima cosa che può fare è andare in palestra e se avrà anche un personal trainer che lo segue gli dirà che se vuole aumentare la massa muscolare, oltre agli esercizi in palestra dovrà anche seguire una dieta. Questo perché se anche se si fanno tutti gli esercizi in palestra, ma si mangia in maniera sbagliata i muscoli non si possono sviluppare più di tanto perché essi hanno bisogno di assimilare una certa quantità di proteine per consentirne l’aumento della massa. Così anche mangiando bene ma avere una vita sedentaria non si ottengono grandi risultati perché è necessario anche l’allenamento. Crescere spiritualmente non è molto diverso: Gli esercizi fisici li si può paragonare alla preghiera giornaliera che è la palestra dell’anima e la dieta corretta con la parola di Dio che è il cibo dell’anima. Se una persona prega ma non legge la scrittura, manterrà sempre il suo livello spirituale ma non potrà cresce più di tanto. Se invece si legge la Bibbia ma non si prega, dei benefici ci saranno lo stesso perché è pur sempre la parola di Dio però si finirà per leggere in maniera meccanica e con poco fervore e talvolta capendo poco. Per questo motivo che vanno fatte entrambe le cose se si vuole crescere come cristiani o si vuole cercare Dio. Questo lo posso testimoniare in quanto ho avuto un periodo dove pregavo ma non leggevo la Bibbia e un altro dove leggevo la Bibbia ma pregavo poco. Personalmente posso consigliare di iniziare dal nuovo testamento, i quattro vangeli, meditandoli nel proprio cuore e non limitarsi a leggerli senza ragionaci su perché non conta quante pagine riesci a leggere, ma conta cosa riesci a capire e imparare da quello che leggi e tutto questo senza trascurare la preghiera, anzi pregare appena prima di leggere la scrittura. Se non si capisce qualcosa e non si ha una persona di riferimento che conosce le scritture, la risposta, nei giorni nostri la si può anche trovare su internet, è possibile anche trovare diversi commentari che spiegano in maniera dettagliata il nuovo testamento. Si può passare successivamente con l’antico testamento, dalla genesi fino a percorrere tutti i libri storici, profetici e sapienziali. Infine le epistole di Paolo e le altre lettere fino ad arrivare all’apocalisse. In questo modo avremo un quadro completo di tutte le scrittura. Anche la partecipazione alla SS Messa è importante per l’edificazione spirituale, essendo un’occasione per ascoltare la parola e pregare insieme ad altre persone, ed è il momento anche per prendere l’eucarestia. Pietro nella sua seconda lettera propone una sorta di percorso di crescita spirituale che un credente deve intraprendere per avvicinarsi sempre più a Dio:

Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità. (2Pietro  1,5-7). 

In questo cammino di Dio, il punto di partenza è la fede. Senza la fede non ci si può avvicinare e piacere a Dio. Per passare di livello ci vuole impegno, dedizione, preghiera e studio della parola. Dalla fede nascono le virtù, i principi fondamentali che ti consentono di avere discernimento e capire ciò che buono e malvagio agli occhi di Dio. La fede e la virtù insieme ti dà quella fame e quella spinta di voler conoscere la parola di Dio in maniera più approfondita, in questo modo sarai anche più consapevole delle virtù che sono nate in te mediante la fede. Se si vuole trarre profitto dal leggere e studiare la Bibbia bisogna prima avere fede e virtù, infatti anche un ateo potrebbe leggere il Vangelo, ma a causa della sua cecità spirituale non può portarlo a una crescita spirituale, salvo forse a rare eccezioni. Non basta però sapere quello che dice la scrittura, ma bisogna anche saperla mettere in pratica e da qui avviene una dura lotta contro il maligno e contro la nostra natura carnale di cui dobbiamo prenderne il controllo e ridurla in schiavitù. Da qui possiamo passare alla temperanza, ovvero all’autocontrollo. Dobbiamo cercare di mantenere sempre il controllo di noi stessi; avere fissi in mente e nel cuore i principi fondamentali del Vangelo e vivere in maniera coerente con essa e non lasciare che lo stress o forti emozioni negative ci allontanano da Dio, ma rimanere sempre aggrappati alla sua parola. Perdere il controllo di noi stessi è come consegnare le chiavi a satana per farci fare quello che vuole lui. Per questo ci vuole un elemento in più che è la pazienza, infatti è in mancanza di pazienza che a volte possiamo perdere il controllo di noi stessi. Una volta che riusciremo a mantenere sempre il controllo saremo pronti spiritualmente perché Dio ci possa dare i suoi doni spirituali a partire dalla pietà, ovvero la compassione verso chi soffre. Inizieremo a comprendere meglio la sofferenza del prossimo e avremo il desiderio di aiutarle senza puntagli il dito e giudicarle, ma agendo con saggezza come Cristo ha insegnato. Dalla pietà il sentimento si può evolvere in amore fraterno, che sarebbe il provare affetto nei confronti delle persone adempiendo il comando “ama il prossimo tuo come te stesso” esteso quindi a tutte le persone che ci stanno attorno compresi i nemici. L’amore fraterno si mette in pratica nel fare agli altri quello che noi vorremmo fosse fatto a noi. Infine i può arrivare in fondo al percorso con la carità, ovvero l’amore “agape”. Il tipo di amore più sublime che c’è, solo chi è vicino a Dio può ricevere questa potente unzione d’amore. Chi non conosce Dio può anche provare dell’amore fraterno per qualcuno in particolare, ma non può arrivare al livello della carità perché solo Dio può dare questo nel cuore della persone e lo può solo dare nei cuori che si sono predisposti per riceverlo. In ogni caso si avrà amore “agape” solo per le persone che ci stanno più vicino nella nostra vita e nessuno potrà vantarsi di poter provare questo amore perché è comunque sempre un dono di Dio e la gloria va tutta a lui. Ogni dono di Dio, presente in voi e fatti crescere, non vi lasceranno inoperosi e senza frutto per la conoscenza del Signore nostro Gesù Cristo (2Pietro 1,8). Se riuscite a completare tutto il percorso di trasformazione illustrata nella lettera di Pietro vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro Gesù Cristo (11). 

IL VALORE DELL’UMILTÁ

  • Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire: <<Sali quassù>>, piuttosto che essere umiliato davanti a uno importante (PR 25,6-7)
  • Mangiare troppo miele non è bene, né cercare onori eccessivi (PR 25,27)
  • Chi disprezza il prossimo pecca, beato chi ha pietà degli umili (PR 14,21)
  • Dove c’è insolenza c’è anche disonore, ma la sapienza sta con gli umili (PR 11,2)

L’umiltà è un valore fondamentale nella vita del credente, senza di essa non si può essere accettati da Dio, perché chi non è umile non è disposto a sottomettersi a Dio. L’umiltà per definizione è la consapevolezza dei propri limiti, che fa sì che non ci si inorgoglisca per le proprie qualità, virtù, meriti o successi e non si cerchi fama e ricchezza. In molte parti della Bibbia si parla dell’importanza dell’umiltà tra cui anche il libro dei proverbi. In particolare il concetto che esprime il primo versetto qui riportato è di avere sempre un atteggiamento umile di fronte agli altri, senza comportarsi da spavaldo e sentirsi superiori ambendo a una posizione sociale più elevata per poi vantarsi dei propri successi. Anche Gesù ne parla nel Vangelo: quando entrate in un’assemblea non mettetevi ai primi posti per evitare la possibilità che ti dicano di andare in fondo per fare posto a chi è più importante di te, e questo sarebbe un’umiliazione nei tuoi confronti. Mettiti invece all’ultimo posto in modo che se ti viene detto di mettersi al primo posto sia per te un onore davanti agli altri. Perché chi s’innalzerà, sarà abbassato, e chi si umilia, sarà innalzato (Matteo 23,12). Questo è il principio che sta dietro a tutto questo. Gesù, infatti, oltre a predicarlo lo ha anche messo in pratica, perché pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio  l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte a una morte di croce (Filippesi 2,6-8). Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio (Giovanni 1,1). Quindi, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, del tipo: “Ehi, questi non sanno chi sono io? Non sanno quanto sono importante? ma annichilì se stesso prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini ed è venuto in forma di servo uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente a Dio fino alla morte sulla croce, una delle più crudeli e dolorose che potevano esistere. Appeso lì sopra davanti allo scherno e all’ira della folla; disprezzato e rigettato dagli uomini. Gesù è stato disposto a farlo per te.  E così dalla gloria, dall’essere uguale a Dio, fino alla crudeltà della croce romana. Lui ha umiliato se stesso, per questo Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome. (9)  Cristo non si è umiliato invano perché umiliandosi alla croce, il Signore l’ha innalzato come re del regno di Dio, in modo che lui possa fare da intermediario tra noi e Dio, lavando i peccati con il suo sangue; e tutto questo per essere giusti e riconciliati con Dio se crediamo e obbediamo alla sua parola. Così anche i cristiani non si umiliano inutilmente perché il Signore li innalzerà nel regno di Dio. Il principio di non innalzarci lo possiamo applicare anche noi in vari contesti, prima di tutto nel rapporto con Dio, se ci umiliamo davanti a lui, ci innalzerà quando saremo in cielo, infatti Gesù ha anche detto: << chi mi vuole seguire rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà  >> (Matteo 10,38-39). Se ci sottomettiamo a Dio andando contro il nostro orgoglio e il nostro egoismo, avremo una vita terrena in pace e un posto speciale nel regno di Dio. Gesù poi disse ancora: << Chi è più grande, il padrone o il servo? Il padrone, ma io sono venuto sulla terra per servire non per essere servito >>. Infatti, rifiutò quando le genti vedendo i miracoli volevano farlo re, perché la sua missione era di guarire, scacciare demoni, predicare la parola; essere quindi uno che serve e non che viene servito. Anche se avrebbe avuto tutti i diritti per pretendere di farsi re, ma in questo modo non ci sarebbe stata la possibilità per l’uomo di ottenere la salvezza per mezzo del suo sacrificio. Questo però deve essere anche un esempio per noi, come un contesto nella vita reale può essere nel luogo di lavoro. Qualcuno potrebbe mettersi al primo posto ambendo a diventare un responsabile e comportarsi e atteggiarsi con spavalderia, dicendo a tutti che è lui il migliore e destinato a diventare il capo. Se poi a diventare responsabile viene scelto un altro allora sarà per lui un umiliazione davanti a tutti. Invece avere un atteggiamento umile è fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile con umiltà senza entrare in competizione con nessuno e se poi si viene scelti come responsabili allora sarà un onore davanti agli altri. Bisogna però non cedere all’orgoglio e tener presente che è Dio che ti ha messo in quella posizione, e anche li bisogna comportarsi sempre in maniera degna di un credente. L’errore di volersi mettere al primo posto lo avevano anche i discepoli di Gesù quando durante il cammino discutevano tra di loro chi sarebbe stato il più grande. Gesù appena saputo di questo, disse ai discepoli di sedersi attorno a lui. Tutte le volte che diceva così era un segnale per dire che stava per dire qualcosa di grosso. Gesù avrebbe dovuto avere una grande pazienza a sopportare certe cose proprio da parte dei suoi discepoli che lo conoscevano bene e si aspettava di più da loro. Disse dunque: << I re governano le nazioni con forza e si fanno chiamare benefattori, ma tra voi non siate così, chi vorrà essere il più grande si faccia servitori degli altri >> (Marco 10,42). In questo passo, Gesù al posto di rimproverare i discepoli per il loro orgoglio, dice semplicemente cosa devono face se vogliono essere i più grandi. Amare e servire gli altri. Il sentiero della grandezza passa per l’umiltà. Il Signore ci esorta ad essere sempre generosi e servizievoli l’uni verso gli altri, e più saremo così, maggiormente saremo vicini a Dio. Questo è anche un occasione di mettere i pratica il comandamento dell’amore verso il prossimo. Se si ha tempo e c’è la possibilità è sempre consigliato fare del volontariato, in questo modo metterai in pratica questo comandamento e ci potranno essere occasioni per testimoniare la propria fede, o condividerla con altri credenti. I frati francescani applicano alla lettera questo insegnamento con zelo: Il frate superiore è quello che serve gli altri nelle attività come la distribuzione dei pasti, appunto perché chi vuole essere il primo, sarà il più umile di tutti. Nel Vangelo di Giovanni 13,2-17 abbiamo anche un episodio dove Gesù, dopo l’ultima cena, lava i piedi a tutti i discepoli,  facendo ciò insegna il valore dell’umiltà. Nella cultura dell’epoca, quando qualcuno entrava in casa di altri, dopo un lungo viaggio, se il padrone di casa era ben accogliente gli faceva lavare i piedi da un servo a sua disposizione. Questo quindi era considerato un lavoro per persone molto umili. Gesù fece tutto questo per essere d’esempio agli altri. Purtroppo per il mondo questo concetto è estraneo e va in controcorrente con la mentalità comune; si pensa che per considerarsi grandi bisogna salire nella scala sociale con decisione e con competizione fino ad arrivare a una posizione di potere o di prestigio. Ma tra chi è giusto non deve essere così. Bisogna decidere chi vuoi che ti esalti? Dio o gli uomini?  La gloria che da l’uomo è sempre fallace e temporanea, ma la gloria che darà Dio, invece sarà per la vita eterna. L’umiltà dunque è un valore essenziale per il giusto, se una persona non ha un cuore umile, non può piacere a Dio, perché non potrà mai arrivare al pentimento dei propri peccati. Bisogna comprendere che noi tutti siamo peccatori e privi della gloria di Dio (Romani 3,23), se non ci rendiamo conto di questo, siamo simili a quelli che dicono che sono senza peccato perché non hanno mai ucciso, rubato, ecc … Ma questo non basta ad essere giusti, anche se non hai mai fatto quelle cose potresti aver desiderato la donna d’altri o non onorato i tuoi genitori, come dice l’antico testamento: Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge, per metterle in pratica! (Deuteronomio 27,26). La legge di Mosè serviva proprio a quello; a far rendere conto che si è tutti peccatori, infatti, la legge di Mosè, era una miriade di precetti complessi da eseguire alla perfezione e nessuno riusciva a rispettarli tutti. Quindi la legge è servita perché le persone si rendessero conto che avevano peccato e che sarebbero state destinate all’inferno, in quanto il salario del peccato è la morte (Romani 6,23) perciò avrebbero avuto bisogno di qualcuno che gli togliesse i peccati e che pagasse la punizione al posto loro. È qui che viene Gesù, infatti, lui che non ha mai commesso peccato, era l’unico che poteva salvarci. Essere umili quindi è indispensabile per riconoscere che siamo peccatori e pentirci, altrimenti ogni cosa che faremo di buono tenderemo a vantarci e gloriaci di noi stessi. Inoltre chi è umile evita la superbia, che è la causa di tutti i mali. Pregare e dire il Padre nostro va bene ma non significa nulla se prima non si riconosce di essere peccatori e si chiede perdono a Dio, la prima preghiera che Dio accetta è: “Abbi pietà di me peccatore” da qui inizia la relazione con Dio. Riconoscere poi Gesù come personale salvatore e come Signore, e solo da qui Dio inizierà ad ascoltare le tue preghiere. In mancanza di umiltà tutti questi passaggi non si possono fare. Inoltre con il valore dell’umiltà impareremo cosa significhi stare sotto un’autorità perché solo chi è orgoglioso e superbo non vuole stare sotto nessuno, ma se non si ha il senso dell’autorità tra gli uomini difficilmente si rispetterà l’autorità della legge di Dio, per questo è così importare essere umili, se non siamo umili non potremo mai seguire i principi del Vangelo nella sua pienezza.