SPIRTUALITÁ NELLA BIBBIA GENESI 2,7

NEFESH נֶפֶשׁ– NESHAMAH נְשָׁמָה

Biglino ripete più volte nei suoi libri e nelle conferenze che la Bibbia è un libro che parla solo di concetti concreti e non c’è nessun spazio alla spiritualità o alla trascendenza, introdotti successivamente dai teologi. La lingua ebraica non contemplava neppure i termini utili a definire i concetti che afferiscono alla sfera spirituale. Ma è proprio così? Ritorniamo ad esaminare Genesi 2,7, nella seconda parte del versetto troviamo:

… e soffiò nelle sue narici un alito di vita (NESHEMA) e l’uomo divenne un essere (NEFESH) vivente

In questo versetto troviamo due vocaboli interessanti che fanno pensare a tutt’altro. Partiamo con la parola NEFESH. Secondo Biglino questo vocabolo tradotto a volte con “anima” non ha nulla a che fare con un’attribuzione a una sostanza spirituale. Si riferisce a qualcosa di concreto: Gola, collo, persona, respiro, qualcuno … ma mai anima. Andiamo a vedere la definizione nel dizionario:

Vediamo nel dizionario che compaiono i vocaboli presentati da Biglino, ma troviamo anche la parola “anima” come principio di vita. Molti esempi di versetti dove è presente la parola NEFESH con il significato di anima le troviamo nei salmi. Qui sotto riporto alcuni esempi:

Salmo 107,8-9

Ringrazino il Signore per il suo amore, per le sue meraviglie a favore degli uomini, perché ha saziato un animo assetato, un animo affamato ha ricolmato di bene.

Salmo 42,3. (versetto 6 analogo)

 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?

Salmo 35,9

Ma l’anima mia esulterà nel Signore e gioirà per la sua salvezza.

Da quello che si può notare nei salmi è che il NEFESH, in questo caso traducibile con “anima”, può rattristarsi, esultare ed avere fame e sete di Dio. Una fame e sete che non sono carnali ma spirituali e solo Dio può soddisfare quella sete. Nel pensiero ebraico, questi sono i casi dove il NEFESH è la parte più profonda del nostro essere, noi non abbiamo un anima, noi siamo una anima. Nella Bibbia dei LXX, la traduzione greca dell’antico testamento troviamo il termine NEFESH tradotto in greco con “PSYCHE”, che significa vita o uomo vivente; questo termine compare anche nei libri deuterocanonici scritti direttamente in greco.  Vediamo due versetti dal libro della sapienza, uno dei libri deuterocanonici.

Sapienza 3,1-2

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.

Sapienza 15,8

egli che, nato da poco dalla terra, tra poco ritornerà alla terra da cui fu tratto, quando gli sarà richiesta l’anima, avuta in prestito.

Dio è il creatore di ciascuna anima e tornerà a Dio come in un prestito. Le anime timorate da Dio sono sotto la sua tutela. Una visione molto lontana dalla narrazione ufologica, di esseri in carne ed ossa che creano in laboratorio l’uomo e la donna. Qui afferma che Dio ha creato l’anima di tutti noi. Il termine PSYCHE compare anche nel nuovo testamento essendo anch’esso scritto in greco. Vediamo alcuni versetti:

Giovanni 12,27.

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

In questo caso la parola PSYCHE è usata in maniera analoga ai salmi del vecchio testamento.

Ebrei 10,39.

Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima.

Matteo 10,38

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Qui afferma che l’anima è immortale e sarà giudicata da Dio,  valutata se è degna di salvezza. Il corpo invece è solo temporaneo e in un modo o l’altro morirà.

 Tessalonicesi 5,23
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Qui abbiamo la chiara distinzione tra spirito, anima e corpo. E un’ulteriore prova, di come la Bibbia sia molto ricca di elementi spirituali di cui l’uomo può meditarci; contrariamente da come sostengono i “liberi pensatori”. Notiamo quindi una certa evoluzione dal concetto che gli ebrei avevano del NEFESH, nei casi in cui significava anima, si trattava di un entità vivente, ma un tutt’uno con il corpo. Nel nuovo testamento l’anima è ben distinta dal corpo, immortale e giudicata da Dio. Alcuni studiosi vedono in questo cambiamento l’influenza della cultura greca che dopo Alessandro magno si era affermata nel medio oriente. Se questa affermazione fosse positiva potremo dire che i filosofi greci avevano compreso alcuni frammenti della verità teologica, che applicata alla Bibbia e al termine NEFESH ne hanno completato il significato. Potrebbe essere per questo motivo che Dio permise per un certo tempo la diffusione della cultura greca nell’area.

Passiamo ora con l’esaminare l’altro vocabolo; Il termine che compare in Genesi 2,7 tradotto con alito di vita è NISHMAT da cui deriva la parola NESHAMAH. Secondo Biglino è un chiaro riferimento di quando gli ELOHIM hanno creato l’uomo in laboratorio e gli hanno messo un tubo in bocca e per mezzo di esso che gli hanno soffiato dell’aria in gola per farlo iniziare a respirare come quando un neonato, uscito dal grembo materno respira per la prima volta. Se non altro bisogna riconosce una certa fantasia per adattare i termini biblici secondo la narrazione ufologica. Anche questa volta andiamo a cercare sul dizionario la parola NESHAMAH e vediamo cosa troviamo.

Alla voce NESHAMAH troviamo nella prima nota che questo vocabolo è un sinonimo  o associato alla parola RUACH. Nei capitoli precedenti abbiamo già analizzato questo termine approfondendo il suo significato spirituale. Essendo NESHAMAH un suo sinonimo eredita le sue caratteristiche assumendo in certi casi di fatto una valenza spirituale. In altri casi può considerarsi un sinonimo di NEFESH, troviamo infatti gli stessi significati, si essere vivente, persona e anima … Approfondiamo però l’aspetto del significato di alito e spirito. Andiamo ad analizzare gli esempi dell’uso di questo vocabolo, tenendo in considerazione che Genesi 2,7, il versetto preso sotto esame è uno di questi casi:

Lampada del Signore è lo spirito (NESHAMAH) dell’uomo: essa scruta dentro, fin nell’intimo. (Proverbi 20,27)

In questo caso viene tradotto con “spirito”; afferma che Dio può vedere e conoscere ogni profondità intima del nostro essere. La valenza spirituale di NESHAMAH è chiara.

Ma è lo spirito che è nell’uomo, è il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente che lo fa intelligente. (Giobbe 32,8)

In questo versetto del libro di Giobbe parla un certo Eliu, il più giovane degli amici di Giobbe che sono venuti ad accusarlo proprio nel momento in cui Giobbe è più debole. Non ritiene le parole degli altri amici sagge, inizia quindi a dare il suo parere, iniziando a dire che essere anziani non significa per forza essere saggi, perché l’intelligenza è data dal soffio di Dio che evidentemente non tutti hanno allo stesso modo. Si riferisce al fatto che la NESHAMAH, similmente alla RUACH, conferisce attributi come l’intelligenza.

Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente mi fa vivere. (Giobbe 33,4)

Anche in questo caso, similmente a NEFESH, questo versetto afferma che Dio crea ognuno di noi, e non solo una persona, anche tramite il suo soffio, la sua NESHAMAH.  Anche in questo caso la valenza spirituale è chiara.

Se egli pensasse solo a se stesso e a sé ritraesse il suo spirito e il suo soffio, (NESHAMAH) ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere. (Giobbe 34,14-15)

In questo versetto si afferma che Dio volendo potrebbe ritirare la sua NESHAMAH di ognuno di noi e il risultato sarebbe la morte e il ritorno in polvere (AFAR), è possibile che, come detto precedentemente, si riferisca al dissolvimento del corpo umano nella terra e l’assorbimento degli elementi chimici nel terreno.

A chi hai rivolto le tue parole e l‘ispirazione (NESHAMAH) da chi ti è venuta? (Giobbe 26,4)

Qui è una delle risposte di Giobbe agli amici che lo giudicano. Risponde che prima di giudicarlo devono prima giudicare loro stessi. In questo versetto chiede agli amici da dove provengono le loro parole? Sono ispirate dalla loro carnalità e dallo spirito? In questo caso è tradotto con “ispirazione” e ha una valenza spirituale.

Dopo questi esempi dobbiamo chiederci se è giusto tradurre la parola NESHAMAH con un tubo che soffia aria per far respirare un individuo appena formato mediante ingegneria genetica. Considerando da come questo vocabolo è usato in altri versetti, assolutamente no!

GLI ALIENI HANNO “FABBRICATO” L’UOMO?

IL PARERE DELLA SCIENZA


Oltre alle sue spiegazioni basate sull’ebraico biblico, Biglino dedica alcune pagine dei suoi libri, soprattutto nel suo libro “la Bibbia non parla di Dio” a spiegare come la scienza sia compatibile con la narrazione secondo cui un lontano passato ci sia stato un intervento genetico esterno che ha dato un’accelerazione all’evoluzione umana. Ci sono stati degli studiosi che hanno criticato questa affermazione, in particolare uno studioso di nome Giacomo che ha condotto un percorso nell’ambito della biologia evoluzionistica ed è il proprietario del canale youtube “entropy for life”. In un video confuta Biglino e il suo genetista di riferimento, Pietro buffa, per quanto riguarda una possibile manipolazione genetica della specie umana dal punto di vista scientifico. Prima di fare questo video, dichiara di essersi preventivamente documentato in tutti i sui libri e le sue conferenze riguardante la tematica della genetica. Nessuno quindi potrebbe dirgli: Leggi i libri di Biglino e ti convincerai che ha ragione! Come i suoi fan sono soliti fare. Nel suo video passa in rassegna tutte le argomentazioni usati da Biglino per sostenere la sua tesi e le smonta una per una. Vediamo quali sono:

I CROMOSOMI IN MENO:

Un argomentazione che viene spesso usata per provare una manipolazione esterna del genoma umano è quella che noi uomini abbiamo due cromosoma in meno rispetto alle altre scimmie. Come è possibile questo? Non è un indizio che potrebbe far pensare a una manipolazione genetica artificiale? Questa variazione tecnicamente in genetica si chiama la traslocazione robertsoniana, consiste nella fusione di due cromosomi. Si tratta di un fenomeno riguardante la micro evoluzione piuttosto raro ma non impossibile. Infatti ci sono nel mondo molti esempi di specie che hanno subìto questa variazione genetica, uno di questi è il cavallo e l’asino o la volpe rossa e la volpe tibetana e molte altre. Dunque non è possibile usare questa argomentazione come prova inconfutabile di una manipolazione aliena dal momento che è una fenomeno che nel corso dei millenni è avvenuto molte volte sulla terra. Inoltre gli antropologi molecolari che studiano i cambiamenti delle sequenze del DNA e fanno degli schemi ad albero per tracciare l’andamento nel corso dei millenni, avrebbero sicuramente potuto notare dei cambiamenti dirompenti dovuti a un intervento genetico artificiale, invece lo schema è prettamente lineare e non coerente con l’ipotesi aliena. La tecnica di dire: Questa mutazione non poteva avvenire in maniera naturale, la userà altre volte per altri argomenti analoghi e la risposta è sempre la medesima. Tutte le mutazioni sono naturali anche se rare.

L’UOMO, UN ALIENO PER QUESTO MONDO:

Un altro argomento che affascina i fan di questa teoria è tutta quella narrazione che riguarda l’infattibilità di come si è sviluppata l’evoluzione umana fino ad oggi. Non abbiamo artigli per cacciare, i capelli crescono all’infinito, sembra che non siamo adatti per questo mondo e secondo la regola della selezione della specie avremo dovuto estinguerci perché non siamo una specie che ha tanti vantaggi rispetto alle altre. Bisogna tenere conto anche dell’evoluzione culturale. Nel corso del tempo, l’uomo ha implementato dentro i propri processi evolutivi anche degli aspetti culturali; non era importante solo come cambiava il proprio aspetto, ma anche come cambiava lo stile di vita e il proprio comportamento, ad esempio il riuscire a farsi dei vestiti scollegò l’uomo dall’ambiente esterno che permise di colonizzare ambienti con clima freddo senza morire assiderato, oppure il riuscire a costruirsi delle lance da caccia, questo sopperì la mancanza di artigli naturali. Dunque i cambiamenti culturali permisero all’uomo di vivere in contesti che non sarebbe potuto sopravvivere. In conclusione l’argomentazione esposta da Biglino  non funziona davvero.

LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE NON FUNZIONA CON L’UOMO:

Un’altra strategia per convince gli interlocutori della veridicità della sua teoria è quella di dire che i padri della teoria dell’evoluzione, ad esempio Wallace disse che l’evoluzionismo così come è stato concepito non spiegava la presenza umana sulla terra. Ma si sta parlando di una persona che per quanto sia stata decisiva per la scienza moderna era comunque vissuta 150 anni fa, nel frattempo gli studi sono perseguiti e tutti gli eventuali dubbi ora gli scienziati danno una spiegazione. Le argomentazioni sviluppati da Biglino sono dunque ormai obsolete e non possono essere usate per sostenere la sua tesi.

IL FRUMENTO:

Gli ELOHIM oltre a creare geneticamente l’uomo come precedentemente spiegato hanno dovuto creare anche il modo di poterlo nutrire e così che quello che noi oggi conosciamo come il grano duro e le patate sono state modificate geneticamente per permettere essi di divenire commestibili per l’uomo. Nella Bibbia non c’è niente di tutto questo, infatti per convalidare questa tesi cita il professor Dario Bressanini dove in una della sue pubblicazioni, nella rivista “le scienze” dell’agosto 2014 disse che il frumento era impossibile che si fosse modificato naturalmente, la conclusione di Biglino è che devono essere stati per forza gli ELOHIM ha modificarli geneticamente. Qualcuno però ha avuto lo scrupolo di chiedere all’illustre divulgatore scientifico Dario Bressanini se veramente sosteneva tutto questo. Lui rispose con un secco No! Biglino aveva frainteso, nella sua pubblicazione la parola “impossibile” era tra virgolette, nel senso ironico che è in realtà è possibile una mutazione spontanea di questo tipo. Quindi anche questa volta non gli è andata bene, ha citato una scienziato che è stato lui stesso a negare tutto. Ma i fan sfegatati di Biglino hanno avuto ancora il coraggio di sostenere che Biglino ha ragione e se Dario Bressanini sta ritrattando evidentemente perché è stato minacciato da qualcuno; chissà magari proprio da un teologo. Così Bressanini ha postato un video sul suo canale proprio per risolvere la questione una volta per tutte. Inizia con un tono alquanto irritato contro chi usa il suo nome per far dire quello che non ha mai detto. Quello che afferma Biglino riguardo il suo l’articolo è solo una sua libera interpretazione. Bressanini così spiega scientificamente come dal grano selvatico si è arrivati ai grani moderni senza l’ausilio di nessuna manipolazione da parte di alieni.

CREAZIONE DELL’UOMO

Secondo la narrazione ufologica della Bibbia, gli ELOHIM avrebbero creato l’uomo con la loro ingegneria genetica usando l’ovulo di un ominide, (un homo erectus) modificato mediante inserimento di DNA alieno. Come fare però per far credere che questa storia è presente nella Bibbia? Quello che nella narrazione è l’ovulo di un ominide. Biglino lo identifica nella parola AFAR עָפָר (tradotto con polvere) combinata con la parola ADAMAH אֳדָמָה (tradotto con suolo). Questi termini compaiono in Genesi 2,7:

 Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo

 Riguardo questo versetto Biglino nel libro, “la Bibbia non parla di dio” scrive: Il termine AFAR viene tradotto nella Bibbia con “polvere”; in effetti può avere anche questo significato, ma essenzialmente significa “sostanza terrena” che è situato nell’ADAMAH che significa “terreno”. Da qui la conclusione che l’autore del testo biblico voglia alludere a sue parole a una “sostanza terrestre”, nel senso proveniente dal pianeta terra e questo può andare a coincidere con l’ovulo di ominide. Come prima cosa andiamo a vedere nel dizionario la parola AFAR:

Da come si può vedere nella definizione, la parola AFAR indica una sostanza con determinate caratteristiche: sono tutti elementi inanimati, granulari, presenti in natura come l’argilla o lavorati come l’intonaco. Non si riferisce affatto a una entità generica presente semplicemente nel pianeta terra, nulla di animale o vegetale. Sostenere che si riferisca a un ovulo di ominide è una deformazione del significato consistente che si allontana di molto dal significato reale. Per quanto riguarda la parola ADAMAH: Nel dizionario troviamo una definizione molto lunga, la sintetizziamo in 4 punti: 1) Significato fisico “TERRA”; può essere considerato una sorta di sinonimo di AFAR. 2) Terra nel senso di SUOLO, usato nelle frasi del tipo: Gli animali che camminano nel suolo. 3) un uso in campo agricolo. 4) un uso in campo territoriale. In questo caso il significato che più consono è quello di “suolo”. Nella formula AFAR MIN ADAMAH (POLVERE DAL SUOLO), la parola ADAMAH conferisce una specificità in più alla parola AFAR, indicando che si tratta di una sostanza presente nel suolo terreste in maniera naturale, escludendo di fatto altri elementi come la cenere o l’intonaco. Non si riferisce a un qualcosa proveniente dal pianeta terra come vuol far credere Biglino. Esiste una parola specifica per indicare “la terra” intesa globalmente, traducibile con “mondo”. È la parola TEVEL. Questa si che si potrebbe tradurre come “pianeta terra”. ADAMAH invece non è mai usato per indicare il mondo nel suo insieme.

NOTA.

Per i creazionisti, che hanno una visione letterale della scrittura sostengono che è stata usata l’argilla come materia prima per formare l’uomo facendo notare come gli elementi chimici base che compongono l’argilla sono gli stessi che compongono le nostre proteine. Una visione che può sembrare bizzarra. Quello che non gli si può dar torto è il procedimento al contrario: Se seppelliamo un cadavere nella terra, il processo di putrefazione fa in modo che i componenti chimici del corpo vengano riassorbiti nella terra lasciando solamente lo scheletro, come sta scritto polvere sei e polvere ritornerai (Genesi 3,19). Così anche ADAM, אָדָם uomo in ebraico deriva da ADAMAH אֳדָמָה perché dalla polvere l’uomo è stato tratto. Non è un caso che in ebraico il colore rosso si dice ADAMDAM אֳדַמְדַּם e sangue si dice DAM דָּם.

LA PAROLA:   TSELEM   צֶלֶם

Dopo che Biglino ha spiegato la componente terreste usato dagli ELOHIM per creare l’uomo, arriva il momento di parlare del componete alieno proveniente direttamente da “quelli là”. La paleastronautica lo identifica con il termine TSELEM. Nelle traduzioni lo troviamo comunemente con “immagine” Questo termine appare la prima volta in Genesi 1,26:

Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.

In questo versetto compare nella parola composta BETSALMENU בְּצַלְמֵנוּ, il quale si scompone in:

SINTASSIPRONUNCIATRADUZIONE
בְּBEA
צֶלֶםTSELEMIMMAGINE
ֵנוּENUNOSTRA

Mauro Biglino riguardo il termine TSELEM, nel libro “la Bibbia non parla di Dio”, scrive: Nella Genesi rilevo che il termine TSELEM viene sempre tradotto con “immagine”: Un vocabolo che nella nostra cultura e nelle lingue moderne indica per lo più un concetto ideale, una rappresentazione mentale, in espressione simbolica … La radice consonantica ebraica ha un valore diverso. Non rimanda a quella valenza astratta di somiglianza rappresentata dalla letteratura religiosa. In ebraico infatti lo TSELEM, identifica un quid di materiale che contiene l’immagine, inoltre racchiude, nel significato originale della radice semantica il concetto di “tagliato fuori da”. Questo è quello che risulta nel dizionario di ebraico biblico Brown Driver Briggs (BDB). Biglino contesta anche la traduzione della preposizione inseparabile “BE” che nelle Bibbie è tradotto con la nostra preposizione italiana “A” quando invece significa: con, per mezzo di, in, dentro. La conclusione è che questo TLELEM è una porzione di DNA alieno che è stato tagliato e combinato con il componete terreste AFAR. Per questo l’uomo è stato creato “per mezzo di” (BE) lo TSELEM.

Andiamo per ordine: Partiamo con la preposizione inseparabile BE e cerchiamo la definizione nel dizionario:

Dal dizionario risultano i significati che dà Biglino ma compare anche la preposizione “A” esattamente come nelle traduzioni nella Bibbia, dimostrando che non è sbagliato tradurre con “A”. Questo è uno dei casi in cui pensa di saperne di più dei traduttori professionisti e qualificati.

Per quanto riguarda invece il termine TSELEM ci sarebbe da dire che il dizionario di cui Biglino fa riferimento è ormai completamente obsoleto, (ha più di 100 anni), ma pur di trovare qualche contenuto manipolabile non si fa questi problemi. È possibile consultare questo dizionario online, alla voce TSELEM troviamo questo:

Vediamo che il significato principale è ”immagine”, troviamo solo tra parentesi la nota: “something cut out” da qui deriva il suo “tagliare fuori da”. Biglino decontestualizza una porzione di una nota tra parentesi dal suo contesto originale, facendola assurgere a significato principale del termine. In poche parole, dalla nota tra parentesi prende solo quello che gli interessa ed la eleva ad effettivo significato di TSELEM, ignorando il contesto di tutto ciò che segue. Questa nota è in realtà inserita in un contesto del tutto differente da quello da lui sostenuto. Osservando ciò che dice il BDB, si nota subito che “something cut out” non ricopre per nulla il ruolo di significato principale di TSELEM, ma solo una precisazione legata ad semplice nota posta tra parentesi. Il significato principale di TSELEM resta quello di “image”, ovvero immagine. La nota tra parentesi si riferisce semplicemente all’altro significato, ovvero a quello di statua, come vedremo in seguito. A riprova di ciò, il BDB cita persino Ezechiele 16,17 il cui passo parla esplicitamente di immagini fatte con oro, argento e gioielli, in pratica feticci pagani, immagini di statue. Quindi niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. La seconda nota tra parentesi che Biglino ignora completamente svela il senso di “something cut out”. In tedesco, “Schnitzbild” significa “scolpito”. Sostanzialmente in questa nota si afferma che il significato di “immagine” può anche essere inteso in riferimento a qualcosa di scolpito o intagliato, dunque ad una statua. In pratica, la nota è da intendersi come qualcosa di ricavato da un intaglio (scultura), da compararsi con MESEL (  מֶּסֶל ) che Theodor Nöldeke traduce con Schnitzbild. In sostanza, se caliamo “something cut out” nel contesto originale della nota tra parentesi cui appartiene, si scopre che esso ha significato e giustificazione solo se comparato al termine tedesco Schnitzbild di paternità dell’orientalista del XIX secolo Theodor Nöldeke (abbreviato con “Nö” nella nota del BDB). Nessuna relazione emerge dunque con il “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino.

Andiamo a vedere nel dizionario usato dal sottoscritto e realizzato sotto i più moderni criteri linguistici:

Vediamo infatti con il termine indichi tutto ciò che ha a che fare con immagini e statue scolpite e niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. Inoltre vediamo che oltre al significato fisico è presente un significato figurato che proprio in Genesi 1,26-27 indica l’uomo come immagine di Dio. Quindi la visione teologica della Bibbia è perfettamente coerente con il grammatica del testo. Non poteva anche mancare il parere dell’ebraista laico Cuscito riguarda la traduzione di TSELEM che da Biglino: Se il termine TSELEM fosse ricondotto a qualcosa di microscopico e a doppia elica allora poteva essere fattibile identificarlo con il DNA, ma nel testo biblico sono completamente assenti delle descrizioni che possono indurre a interpretare TSELEM con “parte di DNA”. Vediamo infine la parola TSELEM corrispondente con le altre lingue semitiche sviluppati in contemporanea o più antiche dell’ebraico biblico:

LINGUATERMINETRADUZIONE
Accadicoşalmustatua, rilievo, disegno, immagine
Ugariticoşlmimmagine, statua
Fenicioşlmstatua
Punicoşlmdisegno, immagine, somiglianza, piano.
Siriacoşalmöimmagine, statua

CONCLUSIONE:

Come sarebbe potuto essere il testo ebraico se fosse stato compatibile con la narrazione ufologica per quanto riguarda la creazione dell’uomo. In primo luogo l’autore avrebbe scritto almeno un versetto per descrivere il personaggio che i fan della paleastronautica chiamano “l’ominide”, attribuendone una natura vivente e preesistente nel pianeta terra e magari anche dotato di un intelligenza superiore rispetto agli altri animali, aggiungendo la particolarità di essere bipedi. Addirittura in ebraico esiste anche la parola “scimmia” traducibile con QOF קוׄף , la presenza di questa parola sarebbe stata quasi d’obbligo ricalcando la similitudine di questo animale. Una descrizione decisamente lontana dal termine AFAR. Il secondo elemento, il DNA alieno, se volessimo mantenere il concetto di “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino e considerando che il termine “ritagliare” in ebraico biblico non esiste, l’autore avrebbe dovuto usare dei termini che maggiormente si avvicinavano a questo concetto, per esempio “qualcosa di diviso” oppure “qualcosa di spezzato” o semplicemente modificato appartenente agli ELOHIM. In questa tabella troviamo questi tre esempi:

TERMINEPRONUNCIATRADUZIONE
חִבְדּילHIVDILQualcosa di diviso
שָׁבַרSHAVARQualcosa di spezzato
הָפַךְHAFAKTrasformato, mutato

Certamente non il termine TSELEM, lontanissimo da questo concetto. In conclusione avrebbe dovuto esserci una spiegazione dove la creazione dell’uomo era dovuto a “una parte” di un ominide e “qualcosa di diviso, spezzato o modificato” appartenente agli ELOHIM.

LA CREAZIONE DI DIO:  

Uno dei maggiori cavalli di battaglia dei “liberi pensatori” è che nella Bibbia non si parla di creazione dal nulla come viene inteso negli ambienti teologici. La parola ”BARA” che compare nella Bibbia tradotta con “creare”, non dovrebbe affatto essere intesa in senso teologico, come una creazione soprannaturale, dal nulla. Secondo gli studi di Biglino andrebbe considerata in modo molto più razionale, come un  modificare una realtà preesistente. Nel libro “non c’è creazione nella Bibbia” Biglino scrive: Gli utilizzi (della parola BARA) rimandano invariabilmente ad atti compiuti su una situazione preesistente  sulla quale il soggetto specie YHWH interviene producendo modifiche, variazioni, rimodellamenti, con finalità che di volta in volta vengono dichiarate esplicitamente: tagliare alberi, rendere abitabile un territorio, punire, compiere prodigi, agire sul pensiero e sui comportamenti ecc..  Comunque mai creare dal nulla. Quindi secondo questo studio, con tanto di citazione di diversi versetti con lo scopo di indicare al lettore che il verbo BARA non significa mai creazione dal nulla. Si può concludere che le traduzioni riportate nelle nostre Bibbie e le elaborazioni esegetiche che ne derivano sono solamente frutto di una scelta condizionata dai dogmi religiosi. Non esistendo in ebraico una parola che indica la creazione dal nulla si può concludere che la Bibbia non parla di creazione nel senso che le correnti religiose hanno dato. Come prima cosa andiamo a consultare il dizionario alla parola BARA בָּרָא:

Troviamo che la radice BR di cui la parola BARA fa parte è una radice particolarmente complessa e usata per indicare molti termini, sia azioni che sostantivi. Proseguendo andiamo a vedere in dettaglio la parola BARA

In base ai dati che troviamo nel dizionario possiamo estrapolare queste informazioni:

  1. Nei possibili significati sono presenti dei vocaboli che richiamano una creazione da materiale preesistente, questo non esclude che ci sia anche una creazione dal nulla tra i possibili significati e questo è determinato non dalla grammatica del termine ma bensì dal contesto. Per creazione dal nulla si intende che Dio ha creato i cieli, la terra, gli animali e l’uomo; nel contesto la parola BARA deve riferirsi a uno o più di questi soggetti.
  2. In alto a sinistra troviamo al lettera << Q >>. Questa lettera sta per QAL. Si tratta di una delle forme verbali presenti nella grammatica ebraica e corrisponde a una azione definita “attiva semplice” I verbi nella forma QAL si distinguono perché nelle prime due consonanti della radice compare la vocale Qamez che corrisponde alla nostra “A” per questo motivo che la versione QAL della radice BR è BARA. Questa informazione è importante perché il contestato significato della “creazione dal nulla” è subordinata dal fatto che BARA rimanga nella forma di base QAL. Quindi se non ha la forma QAL e il soggetto che compie l’azione non è Dio stesso, sicuramente non può indicare una creazione dal nulla.
  3. Il verbo ASAH עָשָׂח significa semplicemente “fare” in senso generico, tuttavia può essere considerato a tutti gli effetti un sinonimo di BARA, se  si trova nel contesto giusto, perciò anch’essi può assumere il significato di “creazione dal nulla”.  

Vediamo alcuni esempi dove la parola BARA o il suo sinonimo ASAH sono presenti in un contesto dove prendono il significato di “creazione dal nulla”.

Isaia 45,18

Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli, egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile, non l’ha creata vuota, ma l’ha plasmata perché fosse abitata.

Salmo 146,6

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e quanto contiene.

Isaia 37,16.

Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

Neemia 9,6

Tu, tu solo sei il Signore, tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e quanto sta su di essa, i mari e quanto è in essi; tu fai vivere tutte queste cose e l’esercito dei cieli ti adora.

Esodo 20,11

Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno

Genesi 1,1

Al principio Dio creòi cieli e la terra

Malachia 2,10

Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio

In questi 6 versetti è inequivocabile il chiaro riferimento a una creazione dal nulla. Infatti questi versetti non compaiono nei libri di Biglino a eccezione di Genesi 1,1 di cui scrive: Questo versetto si riferisce ad un ideale non meglio identificato e non rappresentabile atto di creazione, oppure un opera di…  Il discorso finisce così, con i puntini. Questo versetto mette in crisi il metodo Biglino dove ritiene che tutto va preso alla lettera senza metafore o allegorie. Quindi per spiegare questo versetto non può fare altro che arrampicarsi sui vetri. Riassumendo: il termina BARA assume il significato di creare dal nulla quando si trova nella forma QAL e inserito nel giusto contesto. Bisogna tenere a mente questi due requisiti perché Biglino nel suo libro mostra numerosi esempi per dimostrare che il termine BARA non significa mai “creazione dal nulla”. Analizzando questi esempi si può notare come abbia scelto dei versetti che non soddisfano i requisiti citati in precedenza. Andiamo ora ad approfondire questi esempi che si possono dividere in due gruppi: Quelli che non sono nella forma QAL e quelli che sono fuori contesto.

PRIMO GRUPPO: LA RADICE BR NON IN FORMA QAL

Nell grammatica ebraica sono presenti 7 forme verbali: Il QAL, la forma base definita semplice attiva; NIFAL semplice passiva; PIEL intensiva attiva; PUAL intensiva passiva; HIFIL causativa attiva; HOFAL causativa passiva; HITPAEL riflessiva. Ogni forma verbale ha la sua peculiarità e il significato di un termine in QAL può risultare profondamente diverso rispetto alle altre forme verbali. Tenendo presente questo è inevitabile che il termine BARA nelle altre forme non può assumere il significato di “creazione dal nulla”. Biglino nei sui esempi inserisce 6 versetti che hanno forme diverse, andando sul sicuro di centrare l’obbiettivo: Avvalorare la sua tesi. Qui sotto la tabella con i versetti citati, il termine che compare, la forma verbale e il significato.

Chi non è a conoscenza delle più basilari regole grammaticali della lingua ebraica o non ha a disposizione un dizionario, davanti a questi  esempi può rimanere persuaso a sostenere la tesi di Biglino.

SECONDO GRUPPO: IL VERBO BARA FUORI CONTESTO

Qui sotto la tabella di altri esempi dove nei versetti sono presenti BARA in forma QAL in diversi tempi verbali, ma inseriti in contesti dove non risulta una creazione dal nulla. Questo è un altro tentativo per ingannare il possibile lettore e fa avvalorare la sua tesi.

  1. In questo passo il Signore si affligge per l’idolatria del suo popolo e li ammonisce, ma allo stesso tempo li ama ed è disposto a sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni e a offrire la pace. La frase: i pongo labbra letteralmente è “io creo labbra”, nel senso di linguaggio.
  2. Questo versetto è una dossologia, una lode al Signore, con i toni dell’inno o del cantico. Anche se non è presente una creazione dal nulla si usano espressioni che solo a un Dio onnipotente si possono riferire, dal generare i venti a plasmare le montagne.
  3. In questo caso è tradotto come “prodigio” o si potrebbe dire che compie una “creazione” nel senso di generare un evento impossibile per l’uomo, come i questo caso spalancare e richiudere la terra.
  4. Questo è sicuramente uno dei versetti biblici con una alta carica di spiritualità. Paradossalmente è citato da Biglino, proprio lui che ritiene che la Bibbia non parla affatto di spiritualità e si limita a dire solamente che non c’è creazione dal nulla. La seconda parte del versetto: …rinnova in me uno spirito saldo, non viene citato. Troppo scomodo in quando è presente la parola RUACH che si può tradurre solo con spirito ed è meglio che i suoi lettori non lo sappiano.

Oltre alle speculazioni del verbo BARA si può trovare la creazione dal nulla anche in altri modi come nel terzo versetto della genesi: Dio disse: <<Sia luce!>> E la luce fu. In questo caso è sufficiente la sola parola che la luce viene creata e questo è un altro caso di creazione dal nulla. Oppure anche il Salmo 89,12: Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. Dire che visto che non esiste un verbo che per indicare solamente una creazione dal nulla, allora la Bibbia non parla di creazione è una conclusione banale e superficiale. In ebraico non esiste nemmeno il verbo “avere”, questo non significa che in ebraico non si possa esprimere il concetto di avere; lo si può fare attraverso altre strutture grammaticali. La stessa cosa vale per il verbo BARA.

IL PIANETA NIBIRU

Per gli appassionati della teoria del dio alieno non può certo mancare un  elemento di vitale importanza: Il cosiddetto pianeta Nibiru. Si tratta di un pianeta che orbita attorno al nostro sole a una distanza molto elevata, ma ogni 3600 anni si avvicina molto alla terra passando precisamente tra Marte e Giove. Da questo pianeta arriverebbero i famosi ELOHIM, dall’aspetto molto simili a noi umani. Il suo passaggio ravvicinato provoca degli sconvolgimenti anche sulla terra, ed è stata uno di questi passaggi che ha provocato il diluvio universale.  Non c’è bisogno di fare studi approfonditi per comprendere è tratta di una bufala colossale e infatti nessun scienziato si sognerebbe di appoggiare questa teoria. Vediamo però in maniera più sintetica possibili, i motivi principale della sua impossibile esistenza:

  • Secondo un simulatore astronomico (AstroGrav) dove sono stati inseriti tutti i dati provenienti dai libri dei “liberi pensatori”, un passaggio tra Marte e Giove altererebbe le orbite degli altri pianeti in maniera irreversibile e non sarebbero assolutamente nelle posizioni attuali, così anche la fascia di asteroidi dovrebbe essere molto diversa in quanto la prima a subire sconvolgimenti.
  • Un pianeta così lontano dal sole avrebbe temperature che la vita sarebbe impossibile; e non basta che il nucleo si auto riscaldi come viene di solito ipotizzato; questo aumenterebbe la temperatura superficiale di pochi gradi, per la vita è necessaria la luce solare.
  • Sarebbe un pianeta facilmente visibile con il telescopio. Se per assurdo è così lontano da non poter essere visto, in antichità, nel precedente passaggio l’umanità avrebbe avuto gli appassionati del settore che avrebbero scritto e segnalato la presenta di questo pianeta. Non ci sono fonti storiche a riguardo.