LA VISIONE DI EZECHIELE 1/4

LE VISIONI:

Il brano della visione di Ezechiele nel capito 1 dell’anonimo libro è sicuramente il più completo e significativo riguardo la descrizione della scena celeste del trono di Dio con i suoi inseparabili KERUVIM, ma prima di iniziare ad esaminare il brano è necessario fare una premessa per capire che cosa erano queste visioni che Ezechiele descrive. Secondo Biglino, essendo agnostico, dà per scontato che il soprannaturale non esista e quindi quello che Ezechiele descrive, non è altro che un qualcosa di concreto, precisamente una sorta di velivolo volante. Tuttavia questo assunto a priori lo imposta in totale mancanza prove, diciamo che bisogna crederci sulla parola. Per la teologia invece si trattano di visioni soprannaturali che Dio permette di proiettare nella mente di Ezechiele per mostrare la sua regalità e onnipotenza oppure per dargli delle rivelazioni profetiche. Come facciamo a sapere chi ha ragione? Il passo biblico di Ezechiele 37,1-14 ci dà la risposta: Si tratta di una visione profetica, Ezechiele vide una pianura piene di ossa inaridite; Dio invita Ezechiele a profetizzare su queste ossa perché possano rivivere, riporto una parte di questo brano:

Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: “Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”. Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. (Ezechiele 37,7-10)

Si riferisce alla restaurazione del popolo e della nazione di Israele dopo quella che è stata la tragedia dell’esilio in Babilonia. Se volessimo applicare il metodo Biglino in questo brano, nel leggere tutto alla lettera e supporre che quello che il protagonista descrive siano entità materialmente concrete, troveremo un grosso problema. Risulta pressoché impossibile che Ezechiele vide concretamente delle ossa secche gradualmente trasformarsi in uomini vivi con tutta la carne e la palle completamente rigenerata e le ossa perfettamente ricomposte. Tutto questo messo in un contesto di visione soprannaturale profetica allora tutto quadra e così vale per tutte le volte che compare la parola “visioni divine” o straordinarie, compreso la visione che ora analizzeremo.

CONTESTO:

Ezechiele di cui il nome significa “Dio dà la forza” fu un sacerdote che Dio chiamò come profeta durante il travagliato periodo dell’esilio in Babilonia (593 – 571 a.c.) Il piccolo regno di Giuda fu continuamente martoriato dall’impero babilonese la potenza geopolitica dominate dell’epoca, a contrastarlo fu il re Ioiachìn che morì nel 598 a.c. Dopo a una prima ondata di deportazioni, i babilonesi misero al posto di Ioiachìn un re fantoccio di nome Sedecìa  come ruolo di co-reggente in terra di Giuda. Ma anche questo un giorno si ribellò e i babilonesi assediarono Gerusalemme per due lunghi anni finchè nel 587 a.c. cadde miseramente con la deportazione completa dei sopravvissuti. La causa di tutto ciò fu spirituale, I Giudei avevano abbandonato il Signore e confidarono solamente sulle loro forze per questo persero tutto. Ezechiele ribadì continuamente la necessità del popolo di Giuda di tornare al Signore con tutto il cuore, ma il popolo non lo ascoltò. Non fu quindi un buon periodo per Ezechiele e il suo popolo al momento della visione. Ezechiele si trovò in mezzo agli esuli sulle rive del fiume Chebar, un canale di irrigazione laterale sul fiume Eufrate che bagna Babilonia, quando a un certo punto iniziò a vedere una strana visione. Nel primo versetto dice espressamente che i cieli furono aperti, indicando che quello che stava vedendo non proviene dal mondo naturale. Se questo brano descrivesse qualcosa di concreto, visibile a tutti, a motivo delle sue straordinarie dimensione sarebbe stato visto da molti e si sarebbe radunata molta gente attorno ad Ezechiele, cosa che del brano non risulta. Il fatto che vide la scena celeste del trono indica che Dio nonostante tutto non ha abbandonato il suo popolo ed può essere presente anche lontano dalla terra di Giuda, indicando la sua regalità universale e non solamente limitato in un piccolo territorio.

L’ANALISI:

Iniziamo quindi a prendere d’esame tutto il primo capitolo del libro di Ezechiele. Dal momento che il brano è molto lungo lo esamineremo poco alla volta. Ci sarà un commento con la spiegazione dei versetti, l’analisi di alcune parole (sottolineate) che Biglino traduce in maniera errata; per far ciò sarà talvolta necessario una traduzione letterale che verrà inserita tra parentesi.

Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. (V.4) 

La visione inizia quando Ezechiele vede da lontano una tempesta avvicinarsi. Ma non si tratta di una tempesta come tutte le altre, si tratta di una grande nube di fuoco che risplende tutto attorno. In precedenza abbiamo già analizzato la relazione tra la Gloria e l’irraggiamento, siamo dunque in linea con quello che sappiamo della Gloria di Dio. Secondo Biglino il forte irraggiamento potrebbe essere provocato dai sistemi di propulsione del veicolo volante. Inserisce questa nota con il punto interrogativo in quanto non ci sono assolutamente elementi che possano confermare questa ipotesi, anzi se ci immaginiamo un veicolo a propulsione, le fiammate che spuntano dai reattori si vedono solo dietro al veicolo e non sono in grado di illuminare una intera nube, la luce che emette è molto limitata quindi questa ipotesi oltre a non avere conferme è completamente da escludere. Al centro di questa grande nube splendente compare un balenare di metallo incandescente. Questa espressione non è una traduzione letterale. Biglino traduce questa parte così:

Riguardo questa traduzione letterale, come occhio di scintilla: La parola AIN עַיִן che significa “occhio” può avere anche il significato di “luminescenza” in riferimento ai presunti fari luminosi dell’astronave aliena. La parola “scintilla” può significare anche“elettro”, una parola di origine greca che corrisponde all’oro bianco. Potrebbe essere un riferimento al colore dei fari o alle proprietà elettromagnetiche di questo minerale.  Vediamo se sul dizionario si possono riscontrare queste traduzione e di conseguenza queste interpretazioni:

1) Ora andiamo a verificare se nel dizionario alla voce AIN troviamo tra i significati anche “luminescenza”

Da come si può vedere la parola AIN ha quattro significati principali ma non compare il significato che Biglino attribuisce. Nei significati alternativi troviamo:

Quando il termine AIN si trova in una determinata struttura idiomatica esprime il concetto di lucentezza, scintillio o bagliore. Per quanto riguardo invece il termine CHASHMAL, da come risulta dal dizionario:

Non significa “scintilla” ma solamente ELETTRO, un minerale composto per lo più di oro e argento e usato nell’antichità per le decorazione o per coniare monete. Visualizziamo ora la struttura grammaticale per poter esprimere il concetto di lucentezza, scintillio o bagliore:

Preposizione KE (Come)   +   occhio AIN   +   Metallo/pietra preziosa

Questa struttura è presente anche nel versetto 7 dove al posto di ELETTRO abbiamo “rame splendente” anche se nella bibbia è tradotto con “lucido bronzo”. È presente anche in Numeri 11,7 per indicare la brillantezza della manna dal cielo. Il metallo o la pietra preziosa utilizzata in questo tipo di struttura grammaticale è indicativo di paragone in riferimento alla lucentezza e non alle proprietà fisiche del materiale, quindi il riferimento all’elettromagnetismo è fuori luogo, tra l’altro era un fenomeno che in passato non era conosciuto. La traduzione “luminescenza” della parola AIN in questa frase, alla luce di ciò che si trova nel dizionario non trova riscontro. Luminescenza e lucentezza non sono proprio la stessa cosa, anzi, il significato cambia dal giorno alla notte. Luminescenza significa che brilla di luce propria, come una lampadina; lucentezza significa che non emette luce, ma la riflette quella che arriva dell’esterno. Il testo biblico non dice che quello che Ezechiele vede è un oggetto con dei fari luminosi, come vorrebbe far immaginare Biglino. Dice che il KERUVIM è illuminato dalla nube della gloria di Dio ed Ezechiele vede la lucentezza del KERUVIM illuminato da essa che viene paragonata alla lucentezza dell’elettro, l’oro bianco. Questo è un problema per una possibile visione ufologica. Come fa la nube essere così illuminata? Da dove arriva questa luce così immensa? In un contesto di visione soprannaturale, dove la nube è la gloria di Dio tutto si spiega. Se Ezechiele avesse voluto dire che erano i KERUVIM a emettere luminescenza non avrebbe usato la struttura grammaticale analizzata in precedenza, ma sarebbe stato molto più semplice usare la parola “OR” אוֹר che significa luce.

CONTINUA…

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