I GIGANTI נְּפִלִים

Ritorniamo ad analizzare genesi 6,4 dove abbiamo lasciato in sospeso un aspetto curioso. Nella prima parte del versetto si parla di giganti. Ma è proprio così? Riporto qui la parte del versetto interessato:

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo

Nel versetto vediamo che durante le unioni tra i figli degli ELOHIM e le figlie degli uomini spiegate in un precedente articolo (https://teofilo.cw.center/genesi-64/ ) , al tempo stesso sulla terra c’erano i giganti. Da far attenzione che i giganti non erano il risultato degli incroci sessuali, ma dice solamente che erano presenti in quel epoca. La parola ebraica tradotta con giganti è NEFILIM. La traduzione di questo termine in “giganti” deriva dalla versione greca dei LXX dove i traduttori hanno pensato i NEFILIM come giganti. La versione dei LXX è considerata autorevole, ma per quanto riguarda la traduzione di questa parola viene spesso contestata. Per Biglino ci sono due versioni molto diverse tra di loro per quanto riguarda la parola NEFILIM, ma entrambe le versioni ne dà una interpretazione ufologica:

  1.  NEFILIM potrebbe derivare da NAFAL נָפַל che significa cadere. Sarebbero quindi coloro che cadono, o scendono. Chi sono quindi? Sono coloro che sono scesi sulla terra con le loro astronavi.
  2.  Una parte dell’esegesi ebraica sostiene che NEFILIM potrebbe derivare da NEFEL נֵפֶל che significa aborti. Se la classe dominante vedeva minacciato il suo potere a discapito di una determinata etnia e gruppo di persone, si applicavano gli aborti selettivi. Quindi gli ELOHIM avevano la tecnologia per fare le radiografie e stabilire se era maschio o femmina. Se era maschio si abortiva.

Ora vediamo di seguire entrambi le piste:

Il verbo NAFAL ha una connotazione più che altro negativa, viene utilizzato per dire che un soldato è caduto in battaglia, un oggetto che è caduto e si è frantumato, perdere una battaglia o cadere moralmente nel peccato. Il significato di scendere si intende qualcosa che scende e rimane fermo. L’utilizzo del verbo NAFAL per indicare degli individui scesi con un astronave è molto improbabile. Non ci sono indicazioni che si riferisca a qualcosa che proviene dal cielo, quella è pura invenzione. Ma anche fosse così si intenderebbe qualcosa che cade e si frantuma o qualcosa che rimane fermo, come un sasso che cade accidentalmente e rimane fermo. Se l’autore avesse voluto intendere qualcosa che scende in una connotazione positiva, nel senso che non si rompe o non muore avrebbe usato il verbo IARAD יָרַד. Quello sì che avrebbe potuto essere interpretato come un’astronave che viene dal cielo e fa scendere le persone sulla terra, anche se sarebbe stata lo stesso un’interpretazione fantasiosa senza prove, ma almeno grammaticalmente sostenibile. Ma anche se NEFILIM derivasse da NAFAL con più probabilità si intenderebbe persone cadute moralmente, quindi malvagie e sarebbe in linea con la spiegazione precedente sui figli di Dio e figlie degli uomini.

Per quanto riguarda la seconda ipotesi è sicuramente più fattibile che derivi da NEFEL e si riferisca ad aborti. Si sa che nell’antichità purtroppo questa pratica veniva usata per evitare che una categoria di persone aumentasse troppo di numero e diventasse troppo potente da minacciare l’attuale status quo. Un esempio lo troviamo proprio in esodo 1, quando un faraone che iniziò a percepire gli ebrei come una possibile minaccia e iniziò a opprimerli con lavori forzati, un esempio lo troviamo nel versetto 15 e 16:

Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua:”Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere”.

Questo è un esempio di quando nella Bibbia si parla di aborti. Non sono gli aborti come li intendiamo ai nostri giorni. Sono in realtà degli infanticidi, nessuno aveva la tecnologia per fare l’ecografia e vedere in anticipo il sesso del nascituro. Quindi la supposizione di Biglino è completamente infondata. Se il significato di NEFILIM si riferisse agli aborti sarebbe in linea con quello spiegato in precedenza: La malvagità dei GHIBBORIM, גִּבֹּרִים i potenti e famosi erano così malvagi da autorizzare gli aborti selettivi; evidentemente per assicurarsi di mantenere il potere a lungo. Da notare che il testo parla di figlie degli uomini e non figli degli uomini, da qui si può dedurre che i figli degli uomini non c’erano in quanto venivano uccisi alla nascita. La traduzione di NEFILIM come giganti deriva dal fatto che questo termine compare anche in numeri 13,33 dove gli israeliti inviano le spie per perlustrare il territorio di Caanan, e al ritorno dicono di aver visto i NEFILIM:

Vi abbiamo visto i giganti (NEFILIM) 1), discendenti di Anak, della razza dei giganti, (NEFILM) 2)

1) Il primo NEFIYLIM  è scritto in modo leggermente diverso da quello in genesi 6. Compare una YOD, una piccola lettera in più che non modifica la pronuncia ma il significato. In questo caso la radice è FALAH פַלַה che significa selezionare, trattare in modo speciale o esclusivo. Come Mosè che essendo maschio avrebbe dovuto morire, invece fu trovato dalla figlia del faraone e allevato come egiziano.

2) Il secondo NEFILIM è uguale a quello di genesi 6, con probabile derivazione da NAFAL nel senso di persone moralmente cadute.

A parte il possibile significato della parola NEFILIM il mio scopo è dimostrare che in ogni caso non può essere ricondotto a una chiave di lettura ufologica e le argomentazioni di Biglino sono infondate.

NEL GIARDINO DELL’EDEN

Oltre a tutta quella narrazione riguardante la creazione dell’uomo, Biglino dà anche la sua versione dei fatti sul famoso episodio di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Come tutti sapranno, Dio lascia libertà all’uomo di mangiare di tutti i frutti del giardino dell’eden a accezione dell’albero della conoscenza del bene e del male, che qualora lo mangiasse morirebbe. Entra in gioco il serpente che induce Eva in tentazione affinché mangiasse proprio da quel albero, dicendo che sarebbe stata come Dio, conoscendo il bene e il male. Eva quindi mangiò dall’albero proibito e così anche Adamo fece lo stesso. Il Risultato è la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden. Questo è il racconto in forma molto sintetica. Vediamo ora la versione dei fatti dal punto di vista dei “liberi pensatori”:

INTEPRETAZIONE DI BIGLINO:

Quello che conosciamo come “giardino dell’Eden”, era un laboratorio di ingegneria genetica dove venivano clonati gli uomini con lo scopo di occuparsi della manutenzione dell’area verde. Questi uomini non avrebbero dovuto procreare perché dovevano essere gli ELOHIM ad avere il completo controllo della specie. Entra in scena l’albero della conoscenza del bene e del male. Ci viene detto che Adamo ed Eva hanno mangiato la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male e si dice che quando hanno consumato questo frutto, Adamo ed Eva, secondo la tradizione hanno iniziato di distinguere il bene dal male. In questo racconto simbolico, secondo i teologi, Dio ha inserito nel cuore dell’uomo il senso del giusto e dell’ingiusto, di ciò che è bene e ciò che è male, creando una netta distinzione. Ma non è così. Non c’è il concetto della distinzione tra bene e male. Quando gli antichi ebrei volevano introdurre il concetto della distinzione usavano una terminologia precisa: BEN UVEN, come ad esempio distinguere da una mela e una pera. Qui questa espressione non c’è. Inoltre vien usato il verbo IADA, conoscere, che nel linguaggio biblico è differente dal conoscere come lo intendiamo noi. Il conoscere biblico è quando un uomo conosce una donna tramite un rapporto sessuale, ovvero una sperimentazione fisica e diretta. Nel brano in questione si esprime un concetto ben preciso: Adamo ed Eva cominceranno ad sperimentale il bene e male intesi come concreti. Il termine RA tradotto come “male” non ha nulla a che vedere con il concetto astratto di male, ma indica la fisiopatologia del corpo umano. Questo brano ci dice che Adamo e Eva sperimentando la possibilità di procreare, si sono accorti di diventare autosufficienti rispetto agli ELOHIM, che fino a quel momento avevano il controllo della nascita degli uomini all’interno del laboratorio, da quel momento gli ELOHIM decidono di cacciare Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden e sperimenteranno, ovvero conosceranno in senso biblico, gli aspetti del positivi, il bene e gli aspetti negativi, ovvero il male della vostra nuova vita. Aspetti entrambi concreti e nulla a che vedere con concetti morali, come il giusto e l’ingiusto o il distinguere il bene dal male. Fu il NAHASH, il serpente a convincere Eva a mangiare il frutto ovvero ad avere un rapporto sessuale con lui, egli infatti era uno degli ELOHIM dedito alla gestione del laboratorio, ma di una faida interna dissidente rispetto ai capi. Egli infatti desiderava che l’uomo potesse provvedere a se stesso riguardo la sua riproduzione. Dopo di che, Eva avendo scoperto il sesso replicò la stessa esperienza con Adamo.

GIARDINO DELL’EDEN UN LABORATORIO?

Il fatto di identificare il giardino dell’Eden un laboratorio dipende dalle convinzioni smontate in precedenza, ovvero che l’uomo è stato “fabbricato” mediante ingegneria genetica. Ma nella descrizione dell’Eden non c’è niente che può far pensare a un laboratorio, oltre alla vegetazione e i quattro fiumi non ci sono descritti degli edifici artificiali e questo è un problema per chi vuol pensare che sia una laboratorio. Il giardino era inoltre recintato e la sua estensione era enorme; Qualche traccia archeologica sarebbe dovuta rimanere di questo recinto che di fatto non c’è. Il NACHASH נָּחָשׁ inoltre non poteva essere uno dei tanti ELOHIM. Vediamo cosa dice la scrittura riguardo questo soggetto: [1]


Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto (Genesi 3,1).

Dalla traduzione interlineare vediamo che il NACHASH è il più astuto dei “CHAYATH”. Questo è un vocabolo già analizzato in precedenza, ma in questo versetto lo troviamo nella forma costrutta in quanto è collegato alla parola MICOL, da tutto. La forma base è CHAYACH con il significato di “vivente”. Questo comprende non solo gli animali, ma anche le entità celesti. Infatti, da come sappiamo dalla teologia il NACHASH non è un serpente parlante, ma è satana. Viene chiamato “serpente” come pseudonimo dispregiativo. La parola SADEH indica un territorio limitato, in questo caso si potrebbe tradurre con l’espressione “in questo luogo”. In alcune traduzioni questa parola non figura nella traduzione italiana. Ma la parte del versetto che ci balza più all’occhio è quando dice che questo NACHASH dunque è una creatura, scritto espressamente fatta (ASAH) ovvero creata da YHWH, e non può dunque essere uno dei tanti ELOHIM al pari di YHWH, che di fatto è una pura invenzione. Ma una sua creatura, in quanto, Lui è il creatore di tutto. Se poi gli ELOHIM non avessero voluto che gli uomini procreassero autonomamente sarebbe stato sufficiente renderli sterili. È anche piuttosto ridicolo pensare che è stato necessario qualcuno per insegnare loro l’esistenza di compiere rapporti sessuali. Agli animali nessuno gli insegna questo, eppure lo fanno lo stesso. L’uomo che è molto più intelligente non avrebbe avuto sicuramente bisogno di insegnarli questo. A parte ogni possibile ragionamento che vada in contraddizione con la versione dei “liberi pensatori”, va anche in contrasto con la stessa scrittura. In Genesi 1 troviamo:

Dio li benedisse e Dio disse loro: <<Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela>> (Genesi 1,28)

Quindi la procreazione era qualcosa di scontata e incentivata da Dio per riempire la terra e non un tabù celato e proibito.

LE PAROLE:   RA  רַע  –  IADA  יָדַע

Quindi secondo l’interpretazione di Biglino, la cacciata di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden implica che da quel momento dovranno sperimentare, vivere, una vita diversa dalla vita all’interno del giardino e avranno degli svantaggi, gli aspetti negativi e dei vantaggi, gli aspetti positivi. Quali sono gli aspetti negativi? Per Adamo la fatica di approvvigionare del cibo per se stesso e Eva. Per lei il dover partorire e di conseguenza soffrire dei dolori del parto. Gli aspetti positivi invece? Non c’è ne sono. La scrittura parla solo di aspetti negativi. Allora perché secondo questa interpretazione alternativa ci sarebbero dovuti essere anche degli aspetti positivi? Nella conclusione narrata vediamo che qualcosa non torna. Uno dei punti più importanti del ragionamento di Biglino è che la parola tradotta con “male” ovvero RA, non indica un concetto morale ma un dolore o fatica fisica. Non ci resta che consultare il dizionario per verificare se è effettivamente così. Alla parola RA troviamo questo:

Vediamo che è presente una lunga lista di possibili significati tra cui anche dolore e infermità che rientra nella sfera fisica, ma troviamo anche significati come malvagità, perversione, perfidia, malignità che invece esprimono concetti morali. La parola RA è spesso accompagnata a TOV ovvero bene di cui Biglino non fa menzione e ha valore polare e in antitesi con RA, nel dizionario una lunga serie di esempi in cui è presente questi due vocaboli insieme. Citerò un esempio:

Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso? (1Re 3,9)

In questo versetto il re Salomone chiede a Dio la sapienza per distinguere il bene e il male con lo scopo di governare il regno con giustizia e saggezza. Vediamo come le parole bene (TOV) e male (RA) non indicano qualcosa di fisico, ma bensì un concetto morale di bene e male.

Si può concludere che la parola RA indica il male in senso generale e può cambiare a seconda del contesto, ma nella maggior parte dei casi indica concetti della sfera morale. Nel caso dell’albero della conoscenza del bene e del male non c’è nulla che possa essere ricondotto a un male di tipo fisico, basterebbe solo questo per far crollare la narrazione alternativa dei liberi pensatori.

La seconda più importante parola che Biglino mette in discussione è il verbo IADA. Secondo Biglino non significa conoscere come lo intendiamo noi, ma vivere un’esperienza. Si usa anche per indicare un rapporto sessuale in una coppia quando appunto le due persone “si conoscono”. Questa è una chiave che sostiene la narrazione alternativa di Biglino. Infine, nel passo della genesi dove si parla dell’albero della conoscenza del bene e del male, è completamente assente il concetto di distinzione tra il bene e il male, in quanto mancherebbe la struttura grammaticale che viene sempre usata per indicare una distinzione tra due parti. Che cosa significa questo? La struttura grammaticale è BEN UVEN. Per capirci se in italiano diciamo la frase: << distinguere tra una mela e una pera>>, vediamo che come struttura ci sono le parole “tra” e “e una”. La stessa cosa vale anche per l’ebraico con BEN al posto di “tra” e UBEN al posto di “e una”. Se andiamo a consultare il dizionario alla voce IADA troviamo che questo verbo è assai più complicato di quanto si pensi. Ci sono infatti ben tre pagine di definizione, spiegando tutte le mille sfaccettature di questo vocabolo. Biglino ne fa una spiegazione semplicistica orientata a sostenere la sua tesi. La parola IADA da dizionario ha molteplici varianti e sfumature, distinguibili di solito in base al contesto. L’acquisizione della conoscenza può essere differenziata a seconda del processo, può essere tramite un esperienza, una apprendistato; ma anche un’informazione. Nella sottovoce dell’acquisizione della conoscenza troviamo: Percepire, osservare, notare, accorgersi, fare attenzione a, rendersi conto di, venire a sapere, accorgersi, sentire. Può anche avere il significato di distinguere, discernere; con complemento polare talvolta reso con la struttura BEN UVEN וּבֵן בֵּין; ripeto: talvolta e non sempre. Quindi viene usata spesso, ma non è una regola fondamentale, infatti ci sono diversi versetti dove la parola IADA è tradotta con “distinguere” e la struttura BEN UVEN è assente. Ne vediamo qui sotto tre esempi, in questi casi i termini IADA si trovano sotto forma di tre coniugazioni diverse (IADU, NEDA, HAEDA): Tra parentesi la versione ebraica della parte sottolineata.

Deuteronomio 1,39

… i vostri bambini, dei quali avevate detto che sarebbero divenuti oggetto di preda, e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno (LO IADU HAOM TOV VARA   לֹא-יָדְעוּ הַיּוֹם טוֹב וָרָע).

 Deuteronomio 18,21

Forse potresti dire nel tuo cuore: “Come riconosceremo (o distingueremo) la parola che il Signore non ha detto?”. (NEDA  נֵדַע).

 2Samuele 19,36

Io ora ho ottant’anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? (HAEDA BEN TOV LERA    הַאֵדַע בֵּין-טוֹב לְרָע).

Il concetto del distinguere non è dato solo dalla grammatica, ma si può supporre di conseguenza. Se una persona conosce i numeri pari e dispari di conseguenza è in grado di distinguere che il 6 è pari e il 9 è dispari. Quando conosci due elementi opposti di conseguenza sei in grado di distinguerli, senza l’ausilio di strutture grammaticali. Quindi la conoscenza del bene e dal male non è solo una questione di esperienza, ma può essere intesa come informazione immediata e se le conosci di conseguenza le sai distinguere. Per quanto riguarda il riferimento al quale Biglino indica la parola IADA come rapporto sessuale è da applicare solo quando è presente un soggetto maschile, IADA e un soggetto femminile, solo in quel contesto, la conoscenza si intende vivere una esperienza di coppia e il sesso è una conseguenza. Un esempio lo troviamo in Genesi 4,1:

Adamo conobbe (IADA) Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino

Il fatto che compare solo nel capitolo 4 e quindi dopo tutto l’episodio del giardino dell’eden, indica che solo dopo la cacciata dal giardino che Adamo ed Eva hanno avuto un rapporto carnale. Questo sconfessa il fatto che nel giardino abbiano avuti rapporti sessuali, perché se fossero avvenuti si sarebbe scritto chiaramente. Anche tutta storia dei due alberi non ci sarebbero dovuti essere se la narrazione ufologica fosse vera. Gli autori avrebbero impostato la vicenda in maniera completamente diversa senza bisogno di alberi della conoscenza del bene e dal male; ma avrebbero chiaramente descritto ogni azione con molta più chiarezza.

L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE

Per comprendere questo testo bisogna entrare nella mentalità dell’autore biblico, una persona che sicuramente frequentatore di circoli sapienziali, una sorta di filosofo ebraico che scrive questi capitoli imprimendoli di tematiche sapienziali. Leggere questi capitoli in maniera meccanica senza tener conto della cultura dell’autore risulterà una lettura completamente fuorviante. Per comprendere cosa significa l’albero della conoscenza del bene e del male bisogna considerare anzitutto l’altro albero presente nel giardino, l’albero della Vita: quest’albero è in rapporto col dilemma “vita o morte”; poterne usufruire significa per Adamo ed Eva vivere, altrimenti morire. In altre parole, la vita dell’uomo dipende anche da un suo atteggiamento consapevole e responsabile, dall’impiego della sua libertà. L’Albero della Conoscenza a fianco dell’Albero della Vita è un riferimento all’uso della libertà umana, è l’ago della bilancia della riuscita del destino dell’uomo. Come bisogna comportarsi in modo da realizzare pienamente la propria vita evitando le insidie della morte? Questa è la tematica sapienziale che sta dietro a tutta la vicenda. L’autore del racconto sa, con tutta la tradizione biblica, che la vita è un dono di Dio. Essa allora può dirsi riuscita se condotta alla diretta dipendenza di Dio, avendo ben chiaro e presente ciò che la sua sapienza creatrice ha stabilito come costitutivo del bene e del male dell’uomo. L’albero della conoscenza del bene e del male ha il significato di insegnare come si vive alle dipendenze di Dio per ottenere e raggiungere la piena realizzazione della propria esistenza. L’uomo che sceglie di vivere una vita lontana da Dio è simile ad Adamo e Eva che scegliendo l’albero del bene e del male scelgono di voler loro distinguere il bene e il male. Quando l’uomo fa questa scelta combina disastri perché è Dio che con la sua sapienza a stabilire quel che è il giusto e quel che è sbagliato. I profeti rinfacciano a Israele proprio questo: l’aver agito male cambiando il bene in male e il male in bene (Amos 5,14-15; Isaia 5,20-21). In questa maniera il popolo di Dio non ha fatto altro che rigettare la legge di YHWH. Israele non si è lasciato guidare da YHWH, e questa è la radice del suo male. Ha pervertito la nozione del bene, così come glielo indicava la parola del Signore. Ha cercato un suo bene. S’è reso autonomo da Dio.

CREAZIONE DELL’UOMO

Secondo la narrazione ufologica della Bibbia, gli ELOHIM avrebbero creato l’uomo con la loro ingegneria genetica usando l’ovulo di un ominide, (un homo erectus) modificato mediante inserimento di DNA alieno. Come fare però per far credere che questa storia è presente nella Bibbia? Quello che nella narrazione è l’ovulo di un ominide. Biglino lo identifica nella parola AFAR עָפָר (tradotto con polvere) combinata con la parola ADAMAH אֳדָמָה (tradotto con suolo). Questi termini compaiono in Genesi 2,7:

 Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo

 Riguardo questo versetto Biglino nel libro, “la Bibbia non parla di dio” scrive: Il termine AFAR viene tradotto nella Bibbia con “polvere”; in effetti può avere anche questo significato, ma essenzialmente significa “sostanza terrena” che è situato nell’ADAMAH che significa “terreno”. Da qui la conclusione che l’autore del testo biblico voglia alludere a sue parole a una “sostanza terrestre”, nel senso proveniente dal pianeta terra e questo può andare a coincidere con l’ovulo di ominide. Come prima cosa andiamo a vedere nel dizionario la parola AFAR:

Da come si può vedere nella definizione, la parola AFAR indica una sostanza con determinate caratteristiche: sono tutti elementi inanimati, granulari, presenti in natura come l’argilla o lavorati come l’intonaco. Non si riferisce affatto a una entità generica presente semplicemente nel pianeta terra, nulla di animale o vegetale. Sostenere che si riferisca a un ovulo di ominide è una deformazione del significato consistente che si allontana di molto dal significato reale. Per quanto riguarda la parola ADAMAH: Nel dizionario troviamo una definizione molto lunga, la sintetizziamo in 4 punti: 1) Significato fisico “TERRA”; può essere considerato una sorta di sinonimo di AFAR. 2) Terra nel senso di SUOLO, usato nelle frasi del tipo: Gli animali che camminano nel suolo. 3) un uso in campo agricolo. 4) un uso in campo territoriale. In questo caso il significato che più consono è quello di “suolo”. Nella formula AFAR MIN ADAMAH (POLVERE DAL SUOLO), la parola ADAMAH conferisce una specificità in più alla parola AFAR, indicando che si tratta di una sostanza presente nel suolo terreste in maniera naturale, escludendo di fatto altri elementi come la cenere o l’intonaco. Non si riferisce a un qualcosa proveniente dal pianeta terra come vuol far credere Biglino. Esiste una parola specifica per indicare “la terra” intesa globalmente, traducibile con “mondo”. È la parola TEVEL. Questa si che si potrebbe tradurre come “pianeta terra”. ADAMAH invece non è mai usato per indicare il mondo nel suo insieme.

NOTA.

Per i creazionisti, che hanno una visione letterale della scrittura sostengono che è stata usata l’argilla come materia prima per formare l’uomo facendo notare come gli elementi chimici base che compongono l’argilla sono gli stessi che compongono le nostre proteine. Una visione che può sembrare bizzarra. Quello che non gli si può dar torto è il procedimento al contrario: Se seppelliamo un cadavere nella terra, il processo di putrefazione fa in modo che i componenti chimici del corpo vengano riassorbiti nella terra lasciando solamente lo scheletro, come sta scritto polvere sei e polvere ritornerai (Genesi 3,19). Così anche ADAM, אָדָם uomo in ebraico deriva da ADAMAH אֳדָמָה perché dalla polvere l’uomo è stato tratto. Non è un caso che in ebraico il colore rosso si dice ADAMDAM אֳדַמְדַּם e sangue si dice DAM דָּם.

LA PAROLA:   TSELEM   צֶלֶם

Dopo che Biglino ha spiegato la componente terreste usato dagli ELOHIM per creare l’uomo, arriva il momento di parlare del componete alieno proveniente direttamente da “quelli là”. La paleastronautica lo identifica con il termine TSELEM. Nelle traduzioni lo troviamo comunemente con “immagine” Questo termine appare la prima volta in Genesi 1,26:

Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.

In questo versetto compare nella parola composta BETSALMENU בְּצַלְמֵנוּ, il quale si scompone in:

SINTASSIPRONUNCIATRADUZIONE
בְּBEA
צֶלֶםTSELEMIMMAGINE
ֵנוּENUNOSTRA

Mauro Biglino riguardo il termine TSELEM, nel libro “la Bibbia non parla di Dio”, scrive: Nella Genesi rilevo che il termine TSELEM viene sempre tradotto con “immagine”: Un vocabolo che nella nostra cultura e nelle lingue moderne indica per lo più un concetto ideale, una rappresentazione mentale, in espressione simbolica … La radice consonantica ebraica ha un valore diverso. Non rimanda a quella valenza astratta di somiglianza rappresentata dalla letteratura religiosa. In ebraico infatti lo TSELEM, identifica un quid di materiale che contiene l’immagine, inoltre racchiude, nel significato originale della radice semantica il concetto di “tagliato fuori da”. Questo è quello che risulta nel dizionario di ebraico biblico Brown Driver Briggs (BDB). Biglino contesta anche la traduzione della preposizione inseparabile “BE” che nelle Bibbie è tradotto con la nostra preposizione italiana “A” quando invece significa: con, per mezzo di, in, dentro. La conclusione è che questo TLELEM è una porzione di DNA alieno che è stato tagliato e combinato con il componete terreste AFAR. Per questo l’uomo è stato creato “per mezzo di” (BE) lo TSELEM.

Andiamo per ordine: Partiamo con la preposizione inseparabile BE e cerchiamo la definizione nel dizionario:

Dal dizionario risultano i significati che dà Biglino ma compare anche la preposizione “A” esattamente come nelle traduzioni nella Bibbia, dimostrando che non è sbagliato tradurre con “A”. Questo è uno dei casi in cui pensa di saperne di più dei traduttori professionisti e qualificati.

Per quanto riguarda invece il termine TSELEM ci sarebbe da dire che il dizionario di cui Biglino fa riferimento è ormai completamente obsoleto, (ha più di 100 anni), ma pur di trovare qualche contenuto manipolabile non si fa questi problemi. È possibile consultare questo dizionario online, alla voce TSELEM troviamo questo:

Vediamo che il significato principale è ”immagine”, troviamo solo tra parentesi la nota: “something cut out” da qui deriva il suo “tagliare fuori da”. Biglino decontestualizza una porzione di una nota tra parentesi dal suo contesto originale, facendola assurgere a significato principale del termine. In poche parole, dalla nota tra parentesi prende solo quello che gli interessa ed la eleva ad effettivo significato di TSELEM, ignorando il contesto di tutto ciò che segue. Questa nota è in realtà inserita in un contesto del tutto differente da quello da lui sostenuto. Osservando ciò che dice il BDB, si nota subito che “something cut out” non ricopre per nulla il ruolo di significato principale di TSELEM, ma solo una precisazione legata ad semplice nota posta tra parentesi. Il significato principale di TSELEM resta quello di “image”, ovvero immagine. La nota tra parentesi si riferisce semplicemente all’altro significato, ovvero a quello di statua, come vedremo in seguito. A riprova di ciò, il BDB cita persino Ezechiele 16,17 il cui passo parla esplicitamente di immagini fatte con oro, argento e gioielli, in pratica feticci pagani, immagini di statue. Quindi niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. La seconda nota tra parentesi che Biglino ignora completamente svela il senso di “something cut out”. In tedesco, “Schnitzbild” significa “scolpito”. Sostanzialmente in questa nota si afferma che il significato di “immagine” può anche essere inteso in riferimento a qualcosa di scolpito o intagliato, dunque ad una statua. In pratica, la nota è da intendersi come qualcosa di ricavato da un intaglio (scultura), da compararsi con MESEL (  מֶּסֶל ) che Theodor Nöldeke traduce con Schnitzbild. In sostanza, se caliamo “something cut out” nel contesto originale della nota tra parentesi cui appartiene, si scopre che esso ha significato e giustificazione solo se comparato al termine tedesco Schnitzbild di paternità dell’orientalista del XIX secolo Theodor Nöldeke (abbreviato con “Nö” nella nota del BDB). Nessuna relazione emerge dunque con il “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino.

Andiamo a vedere nel dizionario usato dal sottoscritto e realizzato sotto i più moderni criteri linguistici:

Vediamo infatti con il termine indichi tutto ciò che ha a che fare con immagini e statue scolpite e niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. Inoltre vediamo che oltre al significato fisico è presente un significato figurato che proprio in Genesi 1,26-27 indica l’uomo come immagine di Dio. Quindi la visione teologica della Bibbia è perfettamente coerente con il grammatica del testo. Non poteva anche mancare il parere dell’ebraista laico Cuscito riguarda la traduzione di TSELEM che da Biglino: Se il termine TSELEM fosse ricondotto a qualcosa di microscopico e a doppia elica allora poteva essere fattibile identificarlo con il DNA, ma nel testo biblico sono completamente assenti delle descrizioni che possono indurre a interpretare TSELEM con “parte di DNA”. Vediamo infine la parola TSELEM corrispondente con le altre lingue semitiche sviluppati in contemporanea o più antiche dell’ebraico biblico:

LINGUATERMINETRADUZIONE
Accadicoşalmustatua, rilievo, disegno, immagine
Ugariticoşlmimmagine, statua
Fenicioşlmstatua
Punicoşlmdisegno, immagine, somiglianza, piano.
Siriacoşalmöimmagine, statua

CONCLUSIONE:

Come sarebbe potuto essere il testo ebraico se fosse stato compatibile con la narrazione ufologica per quanto riguarda la creazione dell’uomo. In primo luogo l’autore avrebbe scritto almeno un versetto per descrivere il personaggio che i fan della paleastronautica chiamano “l’ominide”, attribuendone una natura vivente e preesistente nel pianeta terra e magari anche dotato di un intelligenza superiore rispetto agli altri animali, aggiungendo la particolarità di essere bipedi. Addirittura in ebraico esiste anche la parola “scimmia” traducibile con QOF קוׄף , la presenza di questa parola sarebbe stata quasi d’obbligo ricalcando la similitudine di questo animale. Una descrizione decisamente lontana dal termine AFAR. Il secondo elemento, il DNA alieno, se volessimo mantenere il concetto di “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino e considerando che il termine “ritagliare” in ebraico biblico non esiste, l’autore avrebbe dovuto usare dei termini che maggiormente si avvicinavano a questo concetto, per esempio “qualcosa di diviso” oppure “qualcosa di spezzato” o semplicemente modificato appartenente agli ELOHIM. In questa tabella troviamo questi tre esempi:

TERMINEPRONUNCIATRADUZIONE
חִבְדּילHIVDILQualcosa di diviso
שָׁבַרSHAVARQualcosa di spezzato
הָפַךְHAFAKTrasformato, mutato

Certamente non il termine TSELEM, lontanissimo da questo concetto. In conclusione avrebbe dovuto esserci una spiegazione dove la creazione dell’uomo era dovuto a “una parte” di un ominide e “qualcosa di diviso, spezzato o modificato” appartenente agli ELOHIM.

IL PIANETA NIBIRU

Per gli appassionati della teoria del dio alieno non può certo mancare un  elemento di vitale importanza: Il cosiddetto pianeta Nibiru. Si tratta di un pianeta che orbita attorno al nostro sole a una distanza molto elevata, ma ogni 3600 anni si avvicina molto alla terra passando precisamente tra Marte e Giove. Da questo pianeta arriverebbero i famosi ELOHIM, dall’aspetto molto simili a noi umani. Il suo passaggio ravvicinato provoca degli sconvolgimenti anche sulla terra, ed è stata uno di questi passaggi che ha provocato il diluvio universale.  Non c’è bisogno di fare studi approfonditi per comprendere è tratta di una bufala colossale e infatti nessun scienziato si sognerebbe di appoggiare questa teoria. Vediamo però in maniera più sintetica possibili, i motivi principale della sua impossibile esistenza:

  • Secondo un simulatore astronomico (AstroGrav) dove sono stati inseriti tutti i dati provenienti dai libri dei “liberi pensatori”, un passaggio tra Marte e Giove altererebbe le orbite degli altri pianeti in maniera irreversibile e non sarebbero assolutamente nelle posizioni attuali, così anche la fascia di asteroidi dovrebbe essere molto diversa in quanto la prima a subire sconvolgimenti.
  • Un pianeta così lontano dal sole avrebbe temperature che la vita sarebbe impossibile; e non basta che il nucleo si auto riscaldi come viene di solito ipotizzato; questo aumenterebbe la temperatura superficiale di pochi gradi, per la vita è necessaria la luce solare.
  • Sarebbe un pianeta facilmente visibile con il telescopio. Se per assurdo è così lontano da non poter essere visto, in antichità, nel precedente passaggio l’umanità avrebbe avuto gli appassionati del settore che avrebbero scritto e segnalato la presenta di questo pianeta. Non ci sono fonti storiche a riguardo.

LA STELE DI MESHA

La stele di Mesha è un importante reperto archeologico all’interno della cosiddetta “archeologia biblica”; si tratta di una pietra in basalto nero rinvenuto nel 1868 da un missionario alsaziano nel luogo dove anticamente era presente la piccola nazione di Moab ai confini di Israele spesso citata nella Bibbia. Fu sempre nemica di Israele anche se non comportava un grosso pericolo per essa in quanto nazione molto piccola, ma nei momenti in cui Israele era in difficoltà ne approfittava per invaderne il territorio e saccheggiare quello che potevano. La stele rinvenuta è in lingua in moabbita, molto simile all’ebraico ma scritta in alfabeto fenicio, narra di alcune vicende presenti anche nella Bibbia, nel terzo capitolo del libro dei re. Inoltre cita anche gli stessi luoghi geografici. Siamo dunque davanti a una prova archeologica di straordinaria importanza che di fatto conferma la Bibbia e dimostra con non sono solo favolette inventate come sostengono molti atei. Biglino scrive diverse pagine riguardo questa stele custodita al museo del Lourdes, ma lo fa in maniera travisata per arrivare alla sua conclusione che il dio che adoravano i moabiti, detto kemosh era del tutto simile a YHWH.  Ora andremo ad analizzare questi punti: Nella riga 4 della stele, il re Mesha afferma che kemosh lo salvò da tutti i re e gli concesse trionfo nei confronti dei suoi avversari. Nella riga 5 invece dice che nei momenti in cui Moab è sottomesso da Israele è perché kemosh è adirato contro di lui. Biglino fa notate che anche nella Bibbia gli israeliti dicono le stesse cose di YHWH quindi i due ELOHIM sono del tutto paritetici. Prima di rispondere a questo quesito è importante aver fatto prima un analisi su chi sono gli dèi pagani. Da come hanno analizzato negli articoli precedenti sono nient’altro che statue che non potevano assolutamente aiutare a vincere una guerra. I re pagani insieme ai suoi consiglieri e i sacerdoti di culto interpretavano gli avvenimenti storici come se il loro falso dio avesse influito su quel evento, ma si trattava solo di loro interpretazioni. Anche gli aztechi, anch’essi politeisti davano una loro interpretazione ai fenomeni, ad esempio il tramonto particolarmente rosso lo vedevano come se una delle loro divinità avesse sete di sangue umano e dovessero quindi soddisfarlo con sacrifici umani. Da come vuole supporre Biglino, quando un ELOHIM era in pace con il suo popolo combatteva le guerre con loro e vincevano, quando invece era adirato contro il suo popolo, non lo soccorreva in caso di guerra e perdeva. Se invece i 2 ELOHIM erano entrambi in pace con i propri popoli chi vinceva? Così anche se erano adirati entrambi contro i rispettivi popoli, anche in quel caso che vinceva? Questo ragionamento si contraddice da solo. In re 20,23 c’è un episodio dove gli aramei delusi da una sconfitta militare contro Israele decidono di riprovarci l’anno successivo facendo questo ragionamento: <<Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; forse se li attaccassimo in pianura, saremmo superiori a loro>>. L’espressione “dio dei monti” rispecchia la mentalità politeista dei popoli pagani, dove si pensava a un dio che era bravo a combattere in montagna o in pianura e proteggevano un popolo soltanto sul territorio da esso occupato. Il re arameo l’anno successivo dopo avere creato un grande esercito tentò nuovamente di avere la rivincita basandosi su ragionamenti completamente sbagliati. Israele ha disposizione solo due piccoli contingenti, ma la Bibbia parla di un uomo di Dio che va dal re e dice: “Così dice il Signore: Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in tuo potere tutta questa moltitudine immensa; così saprai che io sono il Signore”. Israele contro ogni probabilità vince ancora una volta poiché gli aramei hanno ragionato come se YHWH seguisse le logiche delle altre divinità, e hanno deciso di sfidarlo. Chi sfida Dio non può mai averla vinta. L’espressione: “così saprai che io sono il Signore” è una frase che si ripete più volte nella Bibbia e va a sottolineare l’unicità e l’onnipotenza di YHWH di fronte un  pantheon di false divinità fatte di pietra o legno. Nelle righe 9 e 32 della stele afferma che kemosh dimorava in mezzo al popolo nei territori che occupava. Parallelamente anche la Bibbia afferma questo riguardo a YHWH, e questa è un’altra prova di come i due ELOHIM fossero simili. Quando il re mesha fa scrivere nella stele che kemosh abita in mezzo a loro significa semplicemente che la statua di kemosh che per loro era un dio, era posizionata all’interno del tempio pagano; tutto qui, non si parla di un individuo in carne ed ossa che comanda. La presenza di YHWH nel popolo d’Israele era dato dall’arca dell’alleanza, segno concreto del patto eterno tra Dio e il suo popolo; concreto perché Dio non si può vedere con gli occhi carnali.

INCONTRI E SCONTRI 4/4:

Il libro dell’esodo narra come YHWH servendosi di Mosè come profeta fece uscire gli israeliti dalla condizione di schiavitù per andare verso la terra di Caanan. In particolare c’è una scena nel capitolo 7 dove il faraone chiede a Mosè un prodigio in suo sostegno e Mosè su suggerimento di Dio fa cadere un bastone che si trasformò in serpente. Questo è il primo piccolo prodigio che assiste il faraone, ma non si meraviglia affatto, infatti chiama a sé maghi, incantatori e sapienti d’Egitto che riescono a fare la stessa cosa. Successivamente Mosè sotto la potenza di YHWH come piaga per convincere il faraone a farli partire colpì l’Egitto con le rane; anche in questo caso anche i maghi d’Egitto riuscirono a fare la stessa cosa. Quei cosiddetti maghi erano una sorte di satanisti, non avevano nessun potere loro, ma riuscivano a sottomettere i demoni per fare dei prodigi. Anche i demoni hanno una certa potenza, gli esorcisti cattolici ne sanno qualcosa in quanto si occupano esclusivamente di questo servizio. Gli esorcisti con esperienza parlano di una tipologia di fenomeni chiamati gli “agglomerati maledici”. Sono degli oggetti che compaiono nei luoghi di forte presenza demoniaca, possono essere: grovigli di capelli, chiodi, ossi e persino animali vivi. Raccontano perfino di trovare un serpente nel materasso di una persona in corso di esorcismo che per molto tempo aveva disturbi e terribili incubi notturni. Nessuno fu in grado di dare una spiegazione razionale su come poteva essere finito li e come avrebbe potuto sopravvivere. Per questo i magi d’Egitto furano in grado di compiere prodigi e per un po’ riuscirono a star dietro a YHWH, ma più avanti anche loro furono costretti ad ammettere la loro inferiorità in Esodo 8,15 dicendo: E il dito di Dio. I demoni possono prodigarsi fino a un certo punto ma non possono competere contro YHWH creatore dei cieli e della terra. Oltre a questo YHWH riversò sull’Egitto le piaghe e altri prodigi come il passaggio nel mar Rosso e durante tutto questo periodo gli egiziani, anche se non scritto nella Bibbia sicuramente pregarono i loro dei affinchè le piaghe finissero, ma gli dèi d’Egitto non poterono far nulla contro i prodigi Dio onnipotente contrariamente da come afferma la paleastronautica che asserisce che YHWH aveva solo il Sinai come territorio e non poteva fare nulla contro l’Egitto in quanto occupato da altri ELOHIM, ma da come abbiamo dimostrato non erano altro che una nullità nei confronti di YHWH.

INCONTRI E SCONTRI 3/4:

Questo episodio lo troviamo in Isaia 37. Siamo nel periodo dove l’impero assiro domina il Medioriente, Sono numerosi i regni che sono caduti d’innanzi a Sennàcherim (705-681) re d’Assiria. Il regno d’Israele è già stato sconfitto, come conseguenza della sua idolatria; rimane solo il regno di Giuda, composto unicamente dalla tribù di Giuda e Beniamino e governato da Ezechia, un re timorato di Dio. Il re d’Assiria iniziò a prendere di mira anche il regno di Giuda inviando alle porte di Gerusalemme dei messaggeri del re d’Assiria che disse a gran voce:<<Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d’Assiria>>. In questo messaggio si invita Ezechia ad arrendersi senza combattere in quanto non avrebbe nessuna speranza di vittoria di fronte al potente esercito assiro. Viene stilata una lista di regni caduti sotto l’esercito assiro e così anche i loro dèi sono stati distrutti e non hanno potuto fare niente per difenderli; così anche il tuo Dio in cui confidi (YHWH) non resisterà all’esercito assiro. La resa di Ezechia avrebbe comportato oltre all’annessione all’imperio assiro anche la soppressione del culto di YHWH in favore agli dèi assiri. Ezechia andò nel tempio con la lettera in mano e pregò così:<<Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo sei il Signore”>> (Isaia 37-17-20). In questa risposta si ribadisce l’unicità di YHWH come unico vero Dio, creatore del cielo e della terra, inoltre comprensibilmente si fa notare la facilità che ha avuto l’esercito assiro a distruggere gli dèi pagani, essendo solo degli inutili pezzi di pietra, ma l’errore che compie il re d’Assiria è trattare YHWH come se fosse un normale dio pagano, per questo si permette di insultarlo ma sarà l’esercito assiro ad essere sconfitto tramite un angelo di Dio. Il re d’Assiria invece venne assassinato dai sui stessi figli.

INCONTRI E SCONTRI 2/4:

  

Baal era il principale degli dèi pagani adorati nel pantheon mediorientale e più volte nella storia d’Israele anche gli ebrei stoltamente adorarono questo falso dio pagano. In Giudici 6 troviamo come gli antichi ebrei fecero ciò che è male agli occhi di Dio adorando Baal, ma allo stesso tempo i Medianiti saltuariamente invadevano il territorio d’Israele per saccheggiarlo, anche in questo caso Dio permise tutto ciò in conseguenza del loro peccato. Il popolo d’Israele gridò al Signore che chiamò Gedeone come profeta per liberare il popolo d’Israele dalla mano dei nemici. Come prima cosa Israele doveva liberarsi della sua idolatria, quindi Dio ordina a Gedeone di distruggere l’altare dedicato a Baal e suo palo sacro e al suo posto costruire un altare per YHWH e offrire degli olocausti usando il legno del palo sacro di baal. Nonostante il rischio di attirarsi su di sé l’ira della sua famiglia e dei suoi connazionali, durante la notte, fece quello che il Signore aveva ordinato. Questo è anche un esempio per i cristiani di oggi come bisogna temere più il Signore che gli uomini. Il mattino seguente gli israeliti videro che l’altare di Baal era stato distrutto e scoprirono che era stato Gedeone a fare tutto ciò e si adirarono a tal punto dal volerlo uccidere. Ma il padre di Gedeone intervenne dicendo: << Volete voi difendere la causa di Baal e venirgli in aiuto? Se egli è davvero un dio difenda da sé la sua causa, per il fatto che ha demolito il suo altare >>. Baal non ha potuto difendere la sua causa e non poté fare nulla contro Gedeone perché questo Baal non era nient’altro che una nullità. Che sia una semplice statua e che ci sia dietro un demone poco importa davanti a chi fa la volontà di Dio non può far nulla. Un secondo episodio dove compare di nuovo Baal lo troviamo in 1Re,18. Siamo del periodo in cui Israele era una monarchia governata da Re acab, dotato di una personalità debole e sua moglie di origini fenicie Gezabele, (869-850 circa A.C.) una personalità forte e arrogante, descritta come una regina crudele e ingiusta. Fu di fatto lei veramente a governare, volle incentrare la 133 sua politica nel imporre il culto di Baal a discapito di YHWH costruendo diversi santuari e reclutando diversi ministri di culto in onore a Baal e perseguitando i profeti di YHWH. In quel tempo visse il profeta Elia che denunciò a gran voce lo scandalo che stava avvenendo nella terra d’Israele, ma gli Israeliti non gli diedero ascolto e supinamente accettarono la politica religiosa di Gezabele. Elia così profetizzò che né pioggia e né rugiada caddero più in terra d’Israele e fu così che iniziò una terribile carestia. Ci fu un incontro tra Elia e Acab, e quest’ultimo gli disse: << Sei tu che stai mandando in rovina Israele?>> Elia rispose:

Non sono io a mandare in rovina Israele,
ma piuttosto tu e la tua amministrazione che avete abbandonato YHWH per
adorare Baal.

Il popolo in questi anni di politica in favore a Baal reagirono con l’adorare un po’ Baal e un po’ YHWH. Quello che sta dicendo Elia è di valutare chi è il vero Dio e adorare solo lui a tutti i costi. Questo vale ancora nel giorni nostri: Non essere un mezzo cuore che adora Dio ma poi pecca deliberatamente, vivi in maniera coerente con la tua fede. Elia invitò i profeti di Baal a iniziare per primo a invocare il loro dio affinché accendesse il fuoco. Invocarono Baal per tutta la mattinata tramite rituali danzanti, gridando: Baal rispondici! Ma non successe nulla. Arrivati a mezzogiorno Elia inizia a prenderli in giro dicendo: << Gridate a gran voce perché è un dio! È occupato, in viaggio o in affari, forse dorme ma si sveglierà>> Questa è una della parti più comiche della Bibbia. I profeti di Baal invocarono il loro dio con maggiore enfasi fino ad arrivare a pratiche di 134 autolesionismo con spade e lance, ma non vi fu nessuna risposta. Da notare che i profeti di Baal invocano il loro dio come si invoca uno spirito, infatti non è mai descritto come un essere in carne ed ossa che possiede tecnologie fantascientifiche, quello glielo lasciamo agli “liberi pensatori”. A questo punto è il turno di Elia ma prima di invocare il Signore costruì sotto l’altare un canaletto e fece gettare numerose anfore d’acqua sull’altare fino a riempire tutto d’acqua compreso il canaletto. Qualcuno sicuramente pensò come è possibile che si possa accende il fuoco se tutto l’altare è bagnato fradicio. Elia fece ciò per dimostrare che per Dio onnipotente nulla è impossibile, poi non si sa mai, metti che millenni dopo qualcuno, che fa di tutto per negare l’esistenza di Dio gli venga in mente di dire che si è trattato di una combustione spontanea. A questo punto Elia invocò il Signore dicendo:

Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che
sei Dio in Israele e che io sono il tuo servo. Rispondi Signore, che il popolo
sappia che converti il loro cuore

Cadde il fuoco dal cielo (fulmini) che colpirono l’altare prosciugando tutta l’acqua e consumando l’olocausto, dimostrando ancora una volta l’onnipotenza di YHWH che interviene con potenza alla prima invocazione davanti alla nullità degli dèi pagani che non danno nessun segno di vita nonostante ore di invocazioni.

INCONTRI E SCONTRI 1/4:

 

Questo episodio della Bibbia lo si può leggere nel primo libro di Samuele ai capitoli dal 4 al 6. È in corso una guerra tra Israele e i filistei, nazione situata nell’attuale striscia di Gaza e spesso in contrasto con Israele. Siamo nel periodo dove come sommo sacerdote c’è Elì e i suoi figli, come è stato detto in precedenza non vivevano secondo i comandamenti di Dio, inoltre anche tra il popolo era presente una parziale idolatria. La battaglia divampa ma Israele è in grosse difficoltà, viene sconfitto e 400 soldati vengono uccisi. Questo è la conseguenza del peccato d’Israele, infatti anche Mosè prima che entrassero nella terra promessa li avvertì che se avessero abbandonato il Signore avrebbero dovuto affrontare tragedie che sarebbero servite per correggere il loro comportamento. Gli anziani si chiedono del motivo di questa sconfitta, non comprendono che è per il loro peccato che sono stati sconfitti. Gli vengono in mente un idea, portare nel campo di battaglia l’arca dell’alleanza. Essa era la rappresentazione dell’alleanza di Dio con il popolo d’Israele. Era una cassa di legno rivestita d’oro contenete le tavole della legge, un vasetto di manna e il candelabro. Non era certo un trasformatore come vogliono far credere i soliti speculatori. Il problema è che non basta avere in campo l’arca della alleanza se nel cuore del popolo d’Israele è presente il peccato. È un po’ come se una persona sta subendo le conseguenze del suo peccato senza pentirsi e pensa di risolvere tutto mettendosi un crocifisso al collo. È la conversione del cuore che ti rende giusto davanti a Dio e non oggetto, per quanto sacro, ma usato come portafortuna. Fu così che l’arca della alleanza arrivò nell’accampamento dove risiedevano gli israeliti e lì elevò un grido talmente grande che arrivò agli orecchi dei filistei che risiedevano anch’essi in un accampamento non molto distante. I filistei si chiedono del significato di questo gran urlo dall’accampamento degli ebrei; vennero successivamente a sapere che si trattava dell’arca del Signore che era giunta nel loro accampamento. I filistei iniziarono ad aver timore di una sconfitta e dissero: <<Guai a noi, non è mai successo nulla del genere; chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito l’Egitto nel deserto>>. I filistei erano perfettamente consapevoli della potenza del Dio d’Israele, persino in quel epoca, 400 anni dopo l’esodo, la memoria di quello che YHWH fece all’Egitto era sempre stata viva. Il loro errore fu quello di pensare che l’arca dell’alleanza costituiva nell’esercito d’Israele un punto di forza decisivo avendo il loro Dio accanto. In realtà YHWH è onnipresente e l’esercito non ha per forza bisogno dell’arca per vincere ed è irrilevante se nel cuore degli israeliti è presente il peccato. Infatti avvenne che, dopo che il capo dell’esercito dei filistei esortò di non arrendersi e nonostante tutto, combattere con tutte le loro forze per non rischiare di essere sconfitti, divampò nuovamente la battaglia con la vittoria dei filistei. Dalla parte dell’esercito d’Israele caddero i figli di Elì e 30000 fanti, inoltre l’arca rimasta incustodita a fronte delle grandi perdite fu presa dai filistei come trofeo di guerra e portata nel tempio del loro dio Dagon ad Ashdod e la collocarono vicino a Dagon. A questo punto posso fare due considerazioni: Come prima cosa la Bibbia descrive il dio dei filistei Dagon come una semplice statua collocata nel tempio pagano e quella viene considerata un dio a tutti gli effetti; non è affatto descritto come un alieno in carne e ossa come sostengono i “liberi pensatori”. Come seconda cosa i filistei impressi nella loro cultura pagana si sono illusi che nonostante la fama della potenza di YHWH, essendo loro vincitori della battaglia, il loro dio era comunque più forte di YHWH, ma come sta scritto i Deuteronomio 32,27: Non si ingannino il loro avversari; non dicano: La nostra mano ha vinto, non è il Signore che ha operato tutto questo! Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza: Se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine. Se gli israeliti vengono sconfitti non è per la potenza dei nemici e del loro falso dio di pietra, ma è il Signore che ha consegnato Israele nella mani dei loro nemici a causa del loro peccato. Da quando l’arca del Signore entrò nel tempio di Dagon iniziarono a succedere fatti strani per disilludere i filistei riguardo la loro potenza. Il mattino del primo giorno ritrovarono Dagon caduto con la faccia a terra. I filistei rimisero Dagon al suo posto. Il giorno seguente ritrovarono nuovamente Dagon a terra con testa e mani frantumate. Si può notare come questo Dagon considerato dai filistei come dio non sia neppure in grado di alzarsi da solo. La Bibbia parla come la mano del Signore fu pesante contro i filistei di quella città, comparvero in mezzo al popolo delle malattie simili alla peste bubbonica. A quel punto i filistei dissero: <<Non rimanga con noi l’arca del Dio d’Israele, perché la sua mano è dura contro di noi e contro Dagon, nostro dio. Questa dichiarazione è la prova di come YHWH può avere un influenza anche fuori dai confini d’Israele e il loro dio di pietra non può fare nulla per fermare la potenza di YHWH sul popolo dei filistei e viene anch’esso frantumato per mostrare ai filistei la sua totale nullità. L’arca venne trasferita in una altra città, ma accaddero anche lì le stesse cose, così venne di nuovo trasferita in un’altra città ancora, ma al suo arrivo i cittadini protestarono per il timore che anche in quella città pesasse la mano del Signore. Si riunirono così i principi del filistei che interrogarono gli anziani per decidere cosa fare dell’arca del Signore, in quanto dovunque veniva collocata le piaghe colpivano la popolazione di quel luogo. Decisero che l’unica soluzione era quella di riportarla in Israele. Fecero un carro e misero l’arca sopra insieme ad altri oggetti d’oro come tributo di riparazione. Inoltre gli anziani dissero: <<Perché ostinarvi come si sono ostinati gli egiziane e il faraone>> Esortò persino a dare gloria al Dio d’Israele. I filistei prendendo atto della loro impotenza di fronte a YHWH ritennero non saggio imitare l’atteggiamento testardo del faraone e degli egiziani che più cercarono di contrastare YHWH e più ricevettero umiliazioni. Non rimase loro che umiliarsi davanti a YHWH dando gloria a Lui e rimandando l’arca in Israele insieme ad oggetti d’oro a forma di bubboni. Attaccarono il carro a due mucche e li lasciarono andare; se il carro sarebbe andato verso la prima città ebrea significherà che è stato YHWH a colpirci altrimenti tutte queste sventure sono accadute per caso. Il fatto che il carro andò proprio verso la prima città d’Israele fu la prova che fu YHWH a umiliare i filistei fino ad arrivare a costringerli ad umiliarsi e dare gloria a Lui.

DIFFERENZE DI CULTO TRA YHWH E GLI DEI PAGANI

In questa parte vedremo le differenze tra il culto che gli ebrei rivolgevano a YHWH e il culto che i popoli pagani vicini ad Israele rivolgevano alle loro divinità. L’obbiettivo è sfatare quel mito predicato dai fan della paleastronutica e dall’ateismo anticlericale dove sostengono la mancanza di differenza tra i culti delle religioni pagane e l’ebraismo. Ho analizzato tre grandi differenze che dimostra come l’ebraismo, il suo culto, il modo in cui vuole essere adorato, i suoi principi, sono qualcosa di veramente unico e talvolta diametralmente opposto in tutto il medio oriente e in tutto il mondo, questa può essere una dimostrazione come la Bibbia vada al di là di un opera di origine umana.

  1. IDOLATRIA

PAGANESIMO:

Come già detto in precedenza i pagani adoravano le statue, ma tra un popolo e l’altro non c’era nessuna differenza; quello che cambiava era il nome della divinità e la forma della statua. Potevano adorare non solo la divinità nazionale ma anche altre divinità straniere, non c’era nessun problema, i demoni non sono gelosi tra di loro.

YHWH:

Per gli ebrei l’idolatria era assolutamente proibita, considerandolo il peccato più grave che potevano commettere. Lo troviamo in Esodo 20,3-4 non avrai altri dei di fronte a me.  Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Il motivo lo troviamo in Deuteronomio 4,13-19: Poiché dunque non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull’Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita. Dio è trascendente non un essere visibile in carne e ossa, per questo motivo che non è possibile raffigurare Dio con una statua. Tramite Mosè Dio si è manifestato con una voce, per quello che nel vangelo di Giovanni troviamo scritto che “il verbo si è fatto carne” riferito alla voce di Dio predicata da Gesù Cristo. Durante la storia di Israele, il popolo più volte commette peccato di idolatria verso divinità pagane, questo perché influenzati negativamente dai popoli circostanti, sedotti da usanze e credenze sbagliate. Certamente non si presentavano fisicamente davanti agli alieni ELOHIM per chiedere favori come sostiene Biglino. Tra l’altro, parlando di questo argomento Biglino nelle conferenze parla di come il cattolicesimo sia un culto idolatrico, in quanto nelle chiese sono presenti le statue della madonna o dei santi. Questo viene anche condiviso dalle denominazioni protestanti. Le statue nelle chiese cattoliche non hanno nulla a che fare con l’idolatria dell’antico testamento in quanto nell’antichità si adoravano le statue considerando esse degli dèi, nel cattolicesimo si sa benissimo che quelle statue sono fatti di materia e non sono degli dèi piuttosto semplici rappresentazioni artistiche di Gesù, Maria e i santi. Se i cattolici adorassero le statue in quanto dèi, allora li si che sarebbe idolatria, cosa che invece non accade.

  • SACRIFICI.

PAGANESIMO:

ANIMALI:

È noto come tutti i popoli pagani adorassero divinità che comportava la pratica di sacrifici animali. Lo scopo era oltre ad onorare la divinità, chiedere ad essa qualsiasi cosa, come la prosperità materiale e altre benedizioni per se stessi. I satanisti oggi giorno praticano la stessa cosa: nelle messe nere di un certo rilievo vengono usati degli animali che dopo essere sgozzati vengono bruciati nel fuoco e gli scopi sono gli stessi dei popoli pagani: prosperità materiare, piacere carnale e perfino una eventuale maledizione per colpire qualcuno che lo ritengono nemico. Il sacrificio serve perché secondo i satanisti è un modo per consegnarti nelle mani dei demoni in modo che abbiano l’autorità spirituale per esaudire la richiesta e allo stesso tempo genera una potenza che i demoni possono utilizzare a tuo favore. Questo modo di ricevere qualcosa in modo soprannaturale senza chiedere a Dio funziona, altrimenti avrebbero smesso già da molto tempo e lo si può vedere nelle testimonianze delle persone che sono riuscite a uscire dal giro. L’uomo viene tentato nel chiedere ai demoni perché ritengono che possano date quello che Dio non può dare: soldi, piaceri egoistici e maledizioni. C’è da dire che prima di tutto i demoni non sono onnipotenti, quindi non è detto che veramente abbiano la possibilità di soddisfare le richieste e anche se lo facessero sarebbero da pagare a caro prezzo. Se i demoni lo fanno è per assicurarsi di ridurre quest’anima alla totale schiavitù e portarlo l’inferno dopo la morte. Gli ex satanisti che vogliono tornare a Dio hanno molti problemi nel farlo, soprattutto chi ha il loro cuore non così puro, satana non ti lascia andare via tanto facilmente.

UMANI:

I popoli pagani compivano anche i sacrifici umani. C’era in particolare  una divinità pagana a cui si rivolgevano per questi tipi di sacrifici: Moloch, ritenuto dai Cananei un dio, la sua sede di culto era la valle della Geenna, alla base del monte Sion su cui sorgeva il primo nucleo di Gerusalemme. Gli venivano tributati sacrifici umani di bambini, che dopo essere stati sgozzati, erano bruciati in olocausto in un fuoco tenuto costantemente acceso in suo onore. Col tempo Moloch divenne il nome del rituale durante il quale venivano bruciati bambini in nome anche ad altre divinità soprattutto i figli primogeniti. Questa pratica si diffuse in tutto il medio oriente. Israele era circondato da queste popolazioni. Secondo i rabbini, i cartaginesi, una popolazione che discende dai fenici (attuale libano) avrebbero compiuto questi sacrifici collocando dei bambini nelle mani di questa grande statua metallica con la testa di un toro, posta in santuari chiamati tofet, e da vivi avrebbero acceso il fuoco fino a consumarli completamente mentre il rullo dei tamburi avrebbe impedito di udire le loro strazianti grida di dolore. I satanisti oggi giorno praticano la stessa cosa solo con una modalità un po’ diversa. Non potendo fare sacrifici di bambini essendo considerato un reato di omicidio attuano il loro sacrificio con un feto abortito a pochi mesi dalla nascita con la complicità di una donna satanista che si presta a questo rituale. Un medico abortista facente sempre parte della setta applica l’aborto e a volte alcune sataniste si mettono a mangiare il feto, quello che resta viene consumato dal fuoco. In questo modo si possono fare sacrifici umani aggirando la legge umana di alcune zone degli USA secondo la quale finché non avviene il parto, il feto non è considerato un bambino. Vengono applicati i sacrifici umani perché  considerati molto più potenti dei sacrifici animali. Questa è solo una legge umana, per Dio che sia un feto o un bambino appena nato non fa nessuna differenza. Quando fu eletto il presidente Trump negli USA, essendo considerato un prolife ha acceso un senso di ansia tra i satanisti americani. In un articolo sulla stampa, un gruppo di satanisti si dissero preoccupati dal fatto che Trump potesse limitare gli aborti, considerati per loro dei riti sacri.

il sacrificio di un bimbo al Dio Moloch

YHWH:

ANIMALI:

Anche gli ebrei facevano sacrifici animali, ma in maniera completamente diversa dai pagani. C’erano diversi tipi di sacrifici: Le offerte spontanee come riconoscimento che ogni cosa viene da Dio (Numeri 29,39). I sacrifici durante le festività per indicare che anche quelle vengono da Dio. I sacrifici per il peccato per riconciliarsi con Dio nel caso qualcuno inavvertitamente, ovvero per negligenza o superficialità  avesse peccato per errore riguardo a cose consacrate al Signore, o avesse fatto senza saperlo una cosa vietata, o avesse commesso infedeltà verso il Signore per atti deliberati nei confronti del prossimo, quali il furto, l’inganno e l’estorsione. In ogni caso per tutti i sacrifici era necessario presentarsi con l’offerta a cuore puro e pentito per aver commesso un eventuale peccato. Anche Gesù ne parla quando dice che prima di presentare un offerta a Dio bisogna prima riconciliarsi con il proprio fratello (Matteo 5,23) perché l’obbedienza è più importante del sacrificio (1Samuele 15,22). I sacrifici da come vengono descritti nella Torà avevano senso in un contesto dove gli ebrei amavano Dio e la sua giustizia con tutto il cuore, di conseguenza anche il prossimo tuo come te stesso. Senza opere di giustizia i sacrifici non avevano alcun senso, era solo pura ipocrisia. Questo lo si può leggere in due versetti dell’antico testamento di cui riporto qui sotto: Isaia 1,11-17 e in Amos 5,22-24. Anche nel nuovo testamento i farisei adoperano un medesimo atteggiamento nei confronti di Dio.

«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero?
– dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco.
(11)

Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».
(16-17)

Amos 5,22-24

anche se voi mi offrite olocausti,
io non gradisco le vostre offerte,
e le vittime grasse come pacificazione
io non le guardo.
Lontano da me il frastuono dei vostri canti:
il suono delle vostre arpe non posso sentirlo!
Piuttosto come le acque scorra il diritto.

Da questi versetti si può notare l’abissale differenza dei sacrifici pagani, basati unicamente sulla superstizione, con i sacrifici nel giudaismo basati nel onorare Dio e nel perdono dei peccati, un concetto estraneo nel mondo pagano in quanto totalmente carente di principi morali, come giudicare con giustizia, proteggere i deboli e le norme riguardo la purezza sessuale. Anche Gesù nel nuovo testamento parla dei 2 più grandi precetti che stanno alla base della torà e dell’insegnamento dei profeti, molto più importanti dei sacrifici: ama Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte la forze (Deuteronomio 6,4) e nei confronti del prossimo la semplice regola: amare il prossimo tuo come te stesso (Levitico 19,18). I sacrifici non erano un mezzo per ottenere benedizioni materiali come facevano i pagani, perché le benedizioni sono un dono gratuito di Dio che elargisce a seconda della devozione e dell’obbedienza alla legge di Mosè. I sacrifici potevano solo coprire il peccato  per questo come dice Genesi 22,8: Sarà Dio stesso a procurare un agnello per l’olocausto e così ha fatto, mandando Gesù sulla croce come olocausto per il perdono dei peccati per le persone che decidono di dare il suo cuore a lui e seguire i suoi insegnamenti; da qui si può vedere come il sacrifici fatti a YHWH erano solo una prefigura del sacrificio che Dio avrebbe eseguito in favore dell’uomo. In conclusione chi paragona i sacrifici animali dei pagani con i sacrifici animali nel giudaismo dicendo che erano uguali fa un ragionamento superficiale senza analizzare bene le scritture che parlano a riguardo.

YHWH:

UMANI:

Nel giudaismo a differenza da come dicono i “liberi pensatori” come Biglino, non si parla mai di sacrifici umani, anzi se ne parla in maniera negativa invitando gli israeliti e non imitare i popoli vicini che commettono queste atrocità. Lo si può leggere in maniera chiara ed esplicita in Deuteronomio 12,30-31: guardati bene dal lasciarti ingannare seguendo il loro (popoli pagani) esempio, dopo che saranno state distrutte davanti a te, e dal cercare i loro dèi, dicendo: «Come servivano i loro dèi queste nazioni? Voglio fare così anch’io». Non ti comporterai in tal modo riguardo al Signore, tuo Dio; perché esse facevano per i loro dèi ciò che è abominevole per il Signore e ciò che egli detesta: bruciavano nel fuoco perfino i loro figli e le loro figlie in onore dei loro dèi. Un altro riferimento lo troviamo in Geremia 7,31: Hanno costruito le alture di Tofet (santuari pagani) nella valle di Ben-Innòm, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che io non avevo mai comandato e che non avevo mai pensato. Qui Geremia parla di come il popolo di Israele è caduto talmente in basso da odorare divinità pagane invece del Signore, facendo addirittura sacrifici umani e sottolinea il fatto che nessun versetto della Torà permette o autorizza un sacrificio umano. Durante il regno di Giosia, un re molto devoto a YHWH fece distruggere tutti i santuari usati da quegli ebrei che si erano allontanati da YHWH: Giosia rese impuro il Tofet, che si trovava nella valle di Ben-Innòm, perché nessuno vi facesse passare il proprio figlio o la propria figlia per il fuoco in onore di Moloch (2re 23,10). Sembra che sia sufficientemente chiaro che i sacrifici umani non erano ammessi, ma allora perché Biglino continua a dire che venivano praticati ugual modo ai popoli pagani? Per convincere le persone nei suoi libri cita questo versetto: Signore disse a Mosè: «Consacrami ogni essere che esce per primo dal seno materno tra gli Israeliti: ogni primogenito di uomini o di animali appartiene a me».(esodo 13,1), commentando che i primogeniti di ogni famiglia dovevano essere sacrificati a YHWH. Quando si dice che “appartiene a” parla di sacrificio, ma si “dimentica” di citare Numeri 18,15: Ogni essere che nasce per primo da ogni essere vivente, offerto al Signore, sia degli uomini sia degli animali, sarà tuo; però farai riscattare il primogenito dell’uomo. I primogeniti dei figli d’Israele dovevano essere riscattati attraverso pagamento di una cifra in denaro, di fatto non avveniva nessun sacrificio umano. Infatti anche Gesù che era primogenito fu riscattato (Luca 3,22-24). In realtà quel versetto lo cita, ma in un angolino, molte pagine prima sperando che il lettore non faccia il dovuto collegamento. Di fatto Biglino contraddice se stesso. Se poi alcuni israeliti hanno di fatto commesso sacrifici umani, lo hanno fatto violando gli insegnamenti di Dio nella Torà, non per niente Dio ha permesso l’esilio in Babilonia del popolo d’Israele.

  • PROSTITUZIONE SACRA.

PAGANESIMO:

Un’altra caratteristica delle religioni pagane era la pratica della prostituzione sacra, un rituale che si svolgeva all’interno del tempio pagano e consisteva nel consumo di rapporti sessuali con queste prostitute consacrate al dio pagano dietro somma di denaro che andava rimpinguare il tesoretto del tempio. A differenza delle altre forme di prostituzione, chi consumava questi rapporti lo faceva anche come forma di adorazione al dio pagano di turno. I rapporti potevano avvenire anche sottoforma di orge, sia omosessuali che eterosessuali. Gli israeliti erano spesso tentati nel frequentare queste pratiche nei templi pagani, esattamente come i credenti di oggi sono tentati dalla pornografia e da una vita sessuale dissoluta. Un esempio lo troviamo in Numeri 22 dove un alto numero di israeliti commettono fornicazione con delle donne Moabbite. Il termine usato è LIZNUT לִזְנוֹת, indica chiaramente la prostituzione, dissolutezza e lussuria. Queste donne successivamente porta gli israeliti  anche a commettere idolatria davanti a Baal. Per questo motivo gli israeliti trasgredendo il primo comandamento adoravano altri dèi pagani; le pratiche sessuali perverse erano un trampolino di lancio verso l’idolatria.

YHWH:

Nella Bibbia questa usanza era assolutamente vietata, Non era in nessun modo considerato un mezzo di adorazione verso YHWH, lo si può leggere in Deuteronomio 23, 17-18: Nessuna delle figlie di Israele deve essere una KADESHAH, (termine ebraico per indicare la prostituta sacra)  né nessuno dei figli di Israele deve essere un KADESH (termine al maschile). Non porterai il noleggio di una prostituta o il salario di un cane nella casa del Signore il tuo Dio per ripagare un voto, entrambi questi sono un abominio per il Signore tuo Dio. Nonostante questo versetto è chiarissimo nel indicare la prostituzione sacra un abominio “i liberi pensatori” sostengono che anche nel giudaismo questa ritualità veniva praticata, in particolare Biglino parla di come nel primo libro di Samuele 2,22 i figli del sommo sacerdote Elì frequentavano prostitute nel tempio, aggiungendo inoltre un suo commento personale: <<Per la carità, facevano bene, non sono un moralista, però la chiesa non dica che la prostituzione va in contrasto con la Bibbia>>. In un intervista ha aggiunto che secondo lui le prostitute svolgono un servizio positivo nella società moderna, in questo modo gli uomini hanno modo di sfogarsi evitando che commettano abusi e stupri nei confronti di altre donne. Da un agnostico come Biglino sono parole di cui non c’è da stupirsi. In realtà leggendo l’intero capitolo si vede chiaramente come il comportamento di questi figli di Elì era riprovevole agli occhi di Dio e lo stesso padre li rimproverava ma loro non l’ascoltavano. Riguardo questa parte della Bibbia ne parleremo a breve. Quindi la Bibbia non consente affatto la prostituzione, anzi lo ritiene un abominio.

LE ORIGINI DEGLI DEI PAGANI

Nel articoli precedenti abbiamo analizzato alcuni attributi di Dio, il Dio d’Israele, la sua unicità, trascendente ed eternità. Ora, inizieremo ad analizzare le identità di questi presunti “altri dèi” che gli altri popoli adoravano:

  1. ELEMENTI NATURALI

I popoli pagani identificavano gli elementi e i fenomeni naturali come divinità, questo anche a causa dell’ignoranza scientifica dell’epoca di spiegare questi fenomeni. Questa tipologia di culto ne parla la Bibbia in Sapienza 13,1-9.

Davvero vani per natura tutti gli uomini
che vivevano nell’ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è,
né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce,
la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo
essi considerarono come dèi
, reggitori del mondo.
Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi,pensino quanto è superiore il loro sovrano,
perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.

In questo brano l’autore con ironia e sarcasmo parla della stoltezza di alcuni popoli nel adorare gli elementi naturali come il fuoco o il vento ed evidenza l’incapacità di questi popoli di riconoscere la loro qualità di creature e quindi dar gloria al creatore. Non a caso il Signore ha istruito il popolo di Israele, nel tempo dell’ignoranza con queste parole: Quando alzi gli occhi al cielo e vedi il sole, la luna, le stelle, tutto l’esercito del cielo, tu non sia trascinato a prostrarti davanti a quelle cose e a servirle (Deuteronomio 4,19). Era quindi considerato peccato adorare gli elementi naturali; lo ribadisce anche Deuteronomio 17,3: e che vada e serva altri dei e si prostri davanti a loro, davanti al sole o alla luna o a tutto l’esercito del cielo, contro il mio comando. Un altro riferimento lo troviamo anche in Giobbe 31,26-28: se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale, perché avrei rinnegato Dio che sta in alto. Sta dicendo che se avesse riconosciuto come divinità elementi come il sole o la luna e per onorarli li avesse mandato un bacio, quello sarebbe già stato un peccato grave, perché trasgredirebbe il primo comandamento: Non avrai altro Dio all’infuori di me!  Per gli ebrei gli elementi naturali sono parte del creato che riflettono la gloria di Dio (Siracide 43).

2.     STATUE

I popoli pagani erano soliti adorare statue fatte di legno, argilla, pietra o metallo come divinità. Di questa tipologia ne parla la Bibbia in Sapienza 13:

Infelici anche coloro le cui speranze sono in cose morte
e che chiamarono dèi le opere di mani d’uomo,
oro e argento, lavorati con arte,
e immagini di animali,
oppure una pietra inutile, opera di mano antica.

Più avanti ironizza riguardo questi culti evidenziando la loro nullità nonostante vengano dati attributi divini, la stoltezza di chi li adora senza rendersi conto che stanno pregando qualcosa di inferiore a lui, che non è in grado nemmeno di stare i piedi da solo.


Provvede perché non cada,
ben sapendo che non è in grado di aiutarsi da sé;
infatti è solo un’immagine e ha bisogno di aiuto.
Quando prega per i suoi beni, per le nozze e per i figli,
non si vergogna di parlare a quell’oggetto inanimato,
e per la sua salute invoca un essere debole,
per la sua vita prega una cosa morta,
per un aiuto supplica un essere inetto,
per il suo viaggio uno che non può usare i suoi piedi;
per un guadagno, un lavoro e un successo negli affari,
chiede abilità a uno che è il più inabile con le mani.

Ancora prima, nel Deuteronomio 4,28 troviamo lo stesso modo di vedere gli dèi adorati dalle altre popolazioni:

Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano.

In Genesi 31 troviamo l’episodio di Giacobbe che decide di tornare in terra di Caanan con mogli, figli e bestiame dopo che è vissuto per molti anni a casa di Labano. Rachele una delle mogli, senza che Giacobbe sapesse niente, prima di partire ruba degli idoli che suo padre Labano adorava e le nasconde nei bagagli. Labano saputo della loro partenza senza avvisare partì anche lui per raggiungerli. Quando raggiunse Giacobbe gli fece questa domanda:

Perché hai rubato i miei dèi? O come è scritto letteralmente in ebraico, i miei ELOHIM?[1] Ecco, quelli erano gli dèi che i popoli pagani adoravano, solo delle ridicole statuette, grandi o piccole poco importa. Sicuramente non esseri in carne e ossa. A volte erano delle vere e proprie truffe. Alcune persone dopo aver costruito una statua si improvvisavano sacerdoti di quel presunto Dio di pietra, li costruivano un tempietto e convincevano le persone a portare cibi di tutti i tipi nel tempio. I “sacerdoti” passando da un entrata segreta portavano via tutto il cibo per poi dire che è stata la divinità a mangiare tutto. Questo caso lo troviamo in Daniele 14 dove il re di Media Astiage chiede a Daniele il motivo per cui non adorasse il dio Bel e lui rispose:  «Io non adoro idoli fatti da mani d’uomo, ma soltanto il Dio vivo che ha fatto il cielo e la terra e che ha potere su ogni essere vivente». «Non credi tu – aggiunse il re – che Bel sia un dio vivo? Non vedi quanto beve e mangia ogni giorno?». Rispose Daniele ridendo: «Non t’ingannare, o re: quell’idolo di dentro è d’argilla e di fuori è di bronzo e non ha mai mangiato né bevuto». Da qui parte la sfida di Daniele per smascherare la truffa dei sacerdoti. I pagani credevano che i loro dèi dipendessero dagli uomini per l’approvvigiamento del cibo. Portarono il cibo nel tempio, ma subito dopo Daniele fece cospargere di cenere il pavimento del tempio in presenza del re e chiuse la porta. Il giorno dopo videro che il cibo non c’era più, ma per terra erano presenti le orme di piedi dei sacerdoti che da un passaggio secondario erano venuti a portarsi via il cibo. Il re si vede costretto a riconosce che Daniele aveva ragione.

C’erano 2 tipi di statue; quelli a forma di animali o di uomini:

 STATUE DI ANIMALI

Nella Bibbia c’è una lista degli idoli da non adorare dove vengono citate statue di animali:  la figura di qualunque animale, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra;  (Deuteronomio 4,17-18). Israele cade nel peccato di idolatria quando Mosè si assenta per un certo tempo e gli Israeliti fabbricano un vitello d’oro e lo adorano attribuendoli anche il merito della loro uscita dall’Egitto (Esodo 32). Questo episodio lo ricorda anche il salmo 106,19-20. Israele cade in questa idolatria anche durante la monarchia: In Ezechiele 8,9-10 Dio mostra al profeta come i sacerdoti del tempio in segreto adorassero anche  idoli di animali illudendosi del fatto che nessuno poteva venirlo a sapere.

STATUE DI UOMINI

Anche questi compaiono nella lista degli idoli da non adorare: perché non vi corrompiate e non vi facciate l’immagine scolpita di qualche idolo, la figura di maschio o femmina, (Deuteronomio 4,16). In Sapienza 14 l’autore parla dell’origine di questo tipo di idolatria:

Un padre, consumato da un lutto prematuro,
avendo fatto un’immagine del figlio così presto rapito,
onorò come un dio un uomo appena morto
e ai suoi subalterni ordinò misteri e riti d’iniziazione;
col passare del tempo l’empia usanza si consolidò
e fu osservata come una legge.

Nel primo caso deriva dalla morte prematura di un figlio di una persona di un certo rilievo che per consolarsi, fa costruire una statua in suo onore e i suoi devoti subalterni iniziano ad adorarlo come un dio.

Anche per ordine dei sovrani
le immagini scolpite venivano fatte oggetto di culto;
alcuni uomini, non potendo onorarli di persona perché distanti,
avendo riprodotto le sembianze lontane,
fecero un’immagine visibile del re venerato,
per adulare con zelo l’assente, come fosse presente.

Nel secondo caso troviamo i casi dove gli imperatori antichi si facevano adorare come degli dèi, si facevano costruire delle statue in loro onore e invitavano il popolo a prostrarsi e offrire sacrifici a questa statua. Un caso lo troviamo in Daniele 3 dove l’imperatore babilonese Nabucodonòsor invitò tutte le alte autorità delle province per adorare la statua eretta in suo onore. Daniele e i suoi compagni non si prostrarono come tutti gli altri al segnale degli strumenti musicali, vennero dunque segnalati da alcuni caldei che andarono dall’imperatore a dire che Daniele e i suoi compagni si erano rifiutai di adorare la sua statua. L’imperatore li fece chiamare e disse a loro che se si rifiutano di adorare i sui dèi e la sua statua li avrebbe gettati nella fornace ardente. Quelli risposero non avevano nessuna intenzione di adorare la sua statua e che il Dio d’Israele li avrebbe salvati dalla fornace adente. Così Nabucodonòsor pieno d’ira li fece legare e li gettò nella fornace aumentando il fuoco 7 volte. Era così forte il fuoco che i caldei che erano li vicino morirono bruciati. Nonostante Daniele e i suoi compagni  passarono tra le fiamme, Dio tramite un intervento angelico li salvò e passarono la fornace indenni. Nabucodonòsor si vide costretto riconoscere il Dio d’Israele e la sua onnipotenza in quanto nessuna altra “divinità” avrebbe potuto fare tutto questo.

Abbiamo anche fonti extrabibliche come il filosofo greco Evemero che sostenne che le divinità pagane avessero un origine umana, leader carismatici che dopo la loro morte vennero di fatto divinizzati, col passare delle generazioni questo pensiero venne ulteriormente radicalizzato, arrivando all’adorazione di una sua statua.

3.     DEMONI

Alcuni culti pagani erano di origine demoniaca,  la Bibbia in Baruc 4,7 parla delle influenze culturali pagate che Israele ha assorbito e questo comportò l’importazione di culti religiosi stranieri e quindi l’adorazione dei loro falsi dèi: Avete irritato il vostro creatore, sacrificando ai demoni e non a Dio. Un altro versetto simile lo troviamo in Deuteronomio 32,17. Anche nel nuovo testamento Paolo, grande conoscitore della storia e dei testi ebraici sapeva che dietro al culto degli idoli si poteva nascondere una presenza demoniaca: No, ma dico che i sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; (Corinzi 10,20). Anche in questa tipologia di idolatria le persone adoravano le statue, ma a differenza di altri casi dove il culto è di derivazione umana, in questi casi sono di ispirazione demoniaca. In tutte le culture ci sono sempre stati i cosiddetti stregoni, il quale talvolta alcuni di loro erano in grado di stabilire un contatto con il mondo demoniaco tramite riti esoterici. Ancora oggi queste cose si possono fare, i satanisti lo sanno e le praticano, infatti vedremo più avanti che le opere e i riti che compivano queste popolazioni pagane nell’adorare questi culti idolatrici sono pressoché identiche a quelle dei satanisti moderni. Cambia solo la forma ma la sostanza è la stessa.

NOTA

La parola tradotta con “demoni” è SHEDIM שֵּׁדִים. Secondo Biglino non si tratta di demoni come la teologia asserisce: Corrisponderebbero agli shadu/shedu babilonesi che sono una sorta di intermediari tra gli ELOHIM e gli uomini. Nessuno studio dimostra questa correlazione tra le due parole dal punto di vista etimologico e presenza notevoli differenze di significato. Gli shadu erano considerati nella cultura babilonese dei soggetti buoni, protettori di edifici, come palazzi e templi con l’aspetto di una testa umana, corpo di leone e ali di uccello. Nelle città erano presenti numerose statue o incisioni nella tavole d’argilla diventando un simbolo mitologico della cultura babilonese. Nella cultura ebraica biblica non troviamo in nessun modo delle entità non umane che fanno da intermediari a Dio. Questo compito è dato dai profeti come Mosè, Samuele, Isaia ecc.. La radice dalla parola SHEDIM riconduce al significato di diverse parole: Disastro, catastrofe, calamità, sinistro, piaga, devastazione, desolazione e violenza. Si tratta dunque di entità chiaramente negative, portatrici di sventure. Secondo le credenze ebraiche erano dispettosi e malvagi, rovinavano i raccolti, generavano tempeste violente ecc …  Non erano affatto considerati divinità da nessuno, provenivano dagli inferi come infatti viene indicato in Deuteronomio 32,17:  Hanno sacrificato a dèmoni (SHEDIM) che non sono Dio (ELOHA). Secondo a quanto emerge dalla grammatica e dalle credenze popolari documentate si può essere certi che la traduzione di SHEDIM con “demoni” è più che corretta. Alcuni antichi ebrei come usanza rendevano culto anche a questi demoni forse perché pensavano che potessero evitare delle sventure. Mosè e altri profeti vietano fermamente queste pratiche. La Bibbia ci parla anche di altre entità demoniache chiamati Satiri, in ebraico: SA’IRIM שְּׂעִירִם. Se ne parla in levitico 17,7, Isaia 13,21 e 2cronache 11,5 secondo le credenze se le immaginavano pelosi e danzanti nel deserto.


[1] In ebraico biblico i pronomi possessivi sono dei suffissi che vengono applicati al sostantivo di riferimento. Talvolta il sostantivo in presenza dei suffissi subisce delle variazioni di sintassi

YHWH, IL DIO ETERNO עוֹלָם

Un altro principio importante sostenuto da Biglino è il fatto che nella Bibbia non esiste il concetto di eternità. La parola ebraica che i teologi traducono con eternità è OLAM che significa lungo tempo indeterminato e non eternità nel senso di un tempo senza fine. L’eternità è un concetto elaborato successivamente dalle correnti monoteistiche, ma è estraneo nella scrittura antica. Gli ELOHIM quindi erano esseri in carne ed ossa, ma vivevano molto a lungo, anche fino a 900 anni per questo gli autori scrissero questa parola. Questo viene fuori consultando il dizionario di ebraico e aramaico biblico alla parola OLAM. Nelle conferenze Biglino tira fuori tutto il suo zelo e con orgoglio apre questo dizionario e mostra a uno del pubblico quello che è scritto: Non tradurre con eternità. Biglino per prendere in giro i suoi critici, prosegue dicendo: Poi sono io che mi invento le traduzioni! Ma anche qui c’è il trucco: Il dizionario usato da Biglino è il “Dizionario di ebraico e aramaico biblico” di Philippe Reymond. Andiamo a leggere la prefazione dell’autore del dizionario in questione:

Nel 1982, dopo più di vent’anni di insegnamento di lingue semitiche e di ebraico, ho pensato di preparare questo dizionario per far fronte alle difficoltà linguistiche che gli studenti incontravano quando consultavano, con poca esperienza, i grandi dizionari tedeschi ed inglesi: il Gesenius-Buhl, il Brown-Driver-Briggs, il Koehler-Baumgartnel.

Questo dizionario non può che essere un’opera modesta, necessariamente incompiuta che non ha la pretesa di sostituirsi ai grandi dizionari, ma solo facilitarne l’accesso…

Si tratta dunque di un dizionario adatto ai principianti francofoni degli anni 80 non accurato e autorevole rispetto ai grandi dizionari dell’epoca e tanto meno ai dizionari moderni scritti secondo i gli ultimi criteri linguistici riportano tutti puntualmente, tra i vari significati, “eternità”. Chi studia l’ebraico in maniera seria e approfondita non usa certo questo dizionario, incompleto, lacunoso e obsoleto. Biglino dunque, pur di sostenere la sua teoria non si fa nessuno problema nel citare l’unico dizionario che non riporta il significato di “eternità” senza tener conto di tutti gli altri, molto più autorevoli che lo contraddicono, compreso il dizionario più autorevole: il Milon even shoshan, il dizionario scritto da ebrei madrelingua per gli ebrei stessi.

 Vediamo nel dizionario usato dal sottoscritto cosa dice della parola OLAM:

Dalla definizioni si può vedere come la parola OLAM ha molti significati: È vero che può avere il significato di un tempo indefinito, incalcolabile o di lunga durata. Ma tra i possibili significati è presente anche eterno, come appunto la teologia e gli studi accademici sostengono. Quindi dire che non esiste eternità nella Bibbia è un’altra delle tante speculazioni della paleastronutica. In ebraico esiste un altro termine che esprime il concetto di eternità ed è quindi un sinonimo di OLAM. Si tratta del termine NETSAH, vediamo la definizione nel dizionario:

Vediamo ora alcuni esempi di versetti che esprimono il concetto di eternità, contenenti o no il termine OLAM.

Salmo 90,4

Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Vediamo in questo versetto come Dio abbia il controllo del tempo, quindi è eterno. Non va preso alla lettera come “ i liberi pensatori” amano sempre fare; Altrimenti se consideriamo la vita di un uomo 80 anni e consideriamo che 1000 anni per lui corrisponde un giorno verrebbe fuori che la sua vita completa è 29 milioni e 200 mila anni, un tempo un po’ lungo per una forma biologica.

Genesi 17,7 e  48,4

Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne. (OLAM)

In questo versetto come anche in genesi 48,4 si può notare come il concetto di eternità, dove in questo caso ha un inizio e non una fine viene espresso con l’espressione “alleanza perenne” e “generazione in generazione.

Esodo 12,14

Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne. (OLAM)

Allo stesso modo anche le festività per gli ebrei sono perenni, quindi eterne. Non a caso gli ebrei messianici, coloro che riconoscono Gesù come Messia continuano sempre a celebrare le festività giudaiche.

Isaia 40,8

Secca l’erba, appassisce il fiore,
ma la parola del nostro Dio dura per sempre.
(LEOLAM)

la parola di Dio dura per sempre, quindi eterna.

Daniele 7,13-14

Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,

che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Daniele è un profeta vissuto durante l’esilio in Babilonia. Egli fu saggio e ricco di sapienza. Uno dei modi in cui Dio parlò a lui fu tramite i sogni notturni. I sogni che provengono da Dio sono spesso molto enigmatici, ricchi di immagini e simboli da decifrare; Dio usa anche questo metodo per incentivare il credente a pregare e meditare per comprendere il sogno. Il capitolo 7 racconta uno di questi sogni dove vede uscire dal mare 4 bestie terribili che simboleggiano gli imperi che verranno in futuro dopo di che vede ”un figlio d’uomo”. Qua troviamo una delle tante profezie riguardanti  Gesù Cristo, venire tra le nubi dal cielo a governare la terra. Questa parte del libro di Daniele non è scritta in ebraico, ma in aramaico. La parola tradotta con eterno è ALAM, il corrispettivo dell’ebraico OLAM. Si possono vedere accompagnate delle espressioni verbali quali:  “che non finirà mai” e “non sarà mai”; questo indica come il termine OLAM si può ricondurre al concetto di eternità e non semplicemente a un lungo tempo indefinito.

YHWH, IL DIO TRASCENDENTE

La paleastronautica sostiene anche che la Bibbia descriva YHWH come un essere in carne e ossa e non una entità divina e trascendente che ribadiscono sia un’imposizione teologica. Ora vedremo alcuni versetti che secondo loro avvalgono questa tesi.

1 Re 11,7

Salomone costruì un’altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti.

In questo versetto Biglino afferma: Non c’è da stupirsi che il Re Salomone, considerato da tutti il re più saggio, ritenne fosse più prudente ingraziarsi anche gli altri ELOHIM che operavano nelle regioni vicini. Essendo gli ELOHIM mortali, egli sapeva bene che YHWH oggi poteva esserci e domani non più; oppure poteva semplicemente andarsene. Fece ciò per non rischiare di rimanere scoperti ed essere conquistati dalle popolazioni vicine. Anche qua si può vedere la sua male fede perché nei versetti da 1 al 6 dice completamente un’altra cosa:

Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: «Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi». Salomone si legò a loro per amore. Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.

Il regno di Israele divenne una rilevante potenza geopolitica così che alcune popolazioni vicine ritennero opportuno per convenienza politica di far sposare la propria figlia con il re Salomone. Quest’ultime ebbero un’influenza negativa su di lui che nella vecchiaia, nel periodo della vita più debole si fece convincere di far costruire altari in onore a false divinità. Non a caso il versetto 7  parla di “obbrobrio”che appunto vuol dire falso Dio. Il testo non dice che Salomone fece tutto questo per convenienza strategica essendo gli ELOHIM mortali in carne e ossa. Questa è solamente una manipolazione del testo.

Esodo 15,3

YHWH  è un guerriero, il suo nome è YHWH

Biglino punta molto su questo versetto per dimostrare che il Dio che i cristiani e gli ebrei adorano è un essere in carne e ossa. Il versetto nella sua traduzione letterale dice:

Si nota la presenza della parola “uomo” anche se nelle Bibbie in italiano non viene riportata e questa è la dimostrazione che YHWH  è un essere un carne e ossa, in particolare il versetto ci dice che era un militare di esperienza, questo spiegherebbe il motivo per cui spinge sempre Israele a far guerra ai nemici. Quello che queste spiegazione non si tiene conto è il contesto e il genere letterario. Questo versetto è all’interno di un cantico, in particolare “il cantico della vittoria” cronologicamente riportato appena il popolo di Israele attraversa il mar rosso che viene richiuso subito dopo, distruggendo così l’esercito del faraone. I cantici sono delle poesie ed è normale che siano presenti metafore e allegorie. Il versetto in questione è infatti una metafora: Non significa che YHWH è un essere in carne e ossa, ma dato il contesto cronologico e il genere letterario sta dicendo che Dio ha combattuto per loro sconfiggendo l’esercito del faraone, nessuno ha avuto bisogno di fare altro se non quello di prendere tutto e incamminarsi, non hanno dovuto armarsi e combattere per sconfiggere l’esercito del faraone ma è stato Dio che con i suoi prodigi ha fatto il ruolo di “uomo di guerra“ per loro. Un fan di Biglino risponderà che nella Bibbia non ci sono metafore, tutto va preso alla lettera, sono i teologi che si inventano la presenza di metafore per far stare in piedi la fede religiosa. Sempre nello stesso cantico, nel versetto 10 troviamo scritto: Soffiasti con il tuo alito: li ricoprì il mare, sprofondarono come piombo in acque profonde. Ora, se noi partiamo con la supposizione che YHWH è un essere in carne e ossa e nella Bibbia non ci sono metafore, in base a questo versetto dovremo pensare che un uomo con la solo forza polmonare dell’alito ha spostato un interno mare per diverse ore; da qui vediamo come la lettura puramente materialistica e letterale produce risultati grotteschi e impossibili, questo dimostra che nella Bibbia, soprattutto nei cantici le metafore sono spesso presenti e questo è il caso anche del versetto 3.

Deuteronomio 23,15

Poiché il Signore, tuo Dio, passa in mezzo al tuo accampamento per salvarti…

In questo versetto viene sottolineato il fatto che Dio passa “in mezzo” all’accampamento, nel testo ebraico compare la parola “MITHALLEK” מִתְהַלֵּךְ che significa passeggiare avanti e indietro; mostrerebbe quindi un Dio in forma antropomorfa in carne e ossa e non un Dio spirituale. La parola ebraica in questione è una forma verbale chiamata HITHPAEL voce del verbo HALAK, הָלַךְ. Sul dizionario indica tra i vari significati un camminare in senso figurato, non per forza una persona piuttosto ogni cosa che si muove, ad esempio questo verbo viene usato per il fuoco,  per le nuvole o per le stelle che non sono entità antropomorfe. Quindi usare questo verbo per dire che Dio è un essere in carne ed ossa non è appropriato. Questo versetto è all’interno di un discorso dove Mosè dice di tenere pulito l’accampamento dalle feci perché esso è un luogo sacro e merita rispetto. Biglino sostiene che questa regola è dovuta al fatto che YHWH rischiava di pestare le feci, ma questa è una pura invenzione, e non è scritto nel testo, ma i fan di questa teoria la prendono per buona lo stesso.

Esodo 34,14

Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.

Questo versetto per un lettore non attento e poco informato può fraintendere quando legge: “un Dio geloso”. Come si fa essere gelosi di dèi fatti di pietra? Ripete costantemente Biglino. È plausibile che gli altri dèi siano del tutto paragonabili all’ELOHIM di Israele. Esseri in carne ed ossa. Diamo un’occhiata alla traduzione interlineare:

La frase tradotta: “un Dio geloso” potrebbe essere fraintesa per via dell’articolo indeterminativo che porterebbe a pensare che il Dio d’Israele sia uno dei tanti. Da come si può vedere dalla traduzione interlineare l’articolo indeterminativo non è presente nel testo ebraico, semplicemente perché in ebraico biblico non esiste l’articolo indeterminativo. I traduttori lo hanno aggiunto per dar al testo in italiano una lettura scorrevole e nessuno avrebbe pensato che potesse essere soggetto a speculazioni. Inoltre non sta dicendo che Dio è geloso di altri dèi, ma è geloso del popolo di Israele, in quanto popolo sacro, creato da Lui con una missione speciale davanti al mondo e se si mette ad adorare delle statue, a partecipare rituali perversi è un impedimento a questa missione. Infatti il termine tradotto con “geloso”, QANNA indica in maniera più precisa l’idea di uno zelo e una passione ardente per qualcosa o qualcuno. In questo contesto Dio ama veramente il suo popolo come un marito ama profondamente la propria moglie e si aspetta da lei una fedeltà esclusiva per evitare che la relazione vada a rotoli. Allo stesso modo Dio chiede al suo popolo di non tradire la sua legge e non inquinare i principi biblici con influenze culturali immorali derivati dall’adorazione di falsi dèi stranieri.

Genesi 18

In questo capitolo troviamo un brano dove Abramo vede in lontananza tre persone e le accoglie nella sua tenda. L’ospitalità per un orientale è sacra e li riceve con tutti gli onori offrendogli un pranzo. Solo in un secondo momento si renderà conto di trovarsi davanti al Signore insieme a due angeli. Compare la parola “YHWH” indicando quindi Dio stesso e annuncia ad Abramo che nonostante la veneranda età  di lui e sua moglie Sara, nascerà un figlio. Questa non è la prova che Dio è un essere fisico e non trascendente perché questo è un caso di teofania di Gesù Cristo nel vecchio testamento come avvenuto anche con l’episodio di Melchisedek. Sarà infatti Gesù stesso a dichiarare di aver conosciuto Abramo in Giovanni 8,56-58: Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia. Allora i Giudei gli dissero: Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono. Successivamente Dio inizia a parlare di Sodoma e Gomorra e quando sia necessario far giustizia del loro peccato. Abramo intercede chiedendo se ci fossero 50 giusti la città verrebbe punita lo stesso? Dio dice no, a riguardo dei 50 giusti non accadrà nulla alla città. Abramo rincara la dose più volte fino ad arrivare a 10 persone e la risposta è la stessa. Ma il principio è che basta una persona giusta per salvare la città, così anche nel nuovo testamento basta una sola persona giusta, Gesù Cristo per salvare l’intera umanità.

Si può concludere che sostenere la tesi che Dio sarebbe un individuo in carne e ossa, non trova nessun sostegno nella Bibbia se non in alcuni versetti manipolati appositamente per portare acqua al proprio mulino. Inoltre non trova nessun sostegno nemmeno negli ambienti accademici laici. Troviamo invece un versetto interessante che contraddirebbe questa punto della teoria:

 Egli non si affatica né si stanca. la sua intelligenza è inscrutabile (Isaia 40,28).

Si potrebbe dire che è molto strano un essere di forma antropomorfa che non si affatica e non si stanca se invece si accetta quello che veramente dice la Bibbia allora tutto quadra.

YHWH UNICO DIO

Uno degli obbiettivi di Biglino e la paleastronautica è evidenziare come la Bibbia parli di una molteplicità di ELOHIM, esseri in carne e ossa ognuno con un proprio nome e un territorio da governare. YHWH era solo uno dei tanti, pertanto la Bibbia non parla di monoteismo che è un concetto estraneo al testo ebraico. Purtroppo però questo testo è finito nella mani dei teologi che manipolandolo hanno fatto credere a milioni di persone che nella Bibbia c’è un solo unico vero Dio. Sia i teologi che gli accademici laici in seguito a studi filologici neutrali sono concordi nel pensare che nel Pentateuco gli israeliti credessero non nel monoteismo, ma nella monolatria, ovvero non negassero l’esistenza di divinità straniere, ma adorassero solamente YHWH. Se pertanto, come spesso accadde, qualcuno avesse adorato qualche altra divinità sarebbe stato considerato una grave violazione dei principi religiosi di base. Da evidenziare che quando nella Bibbia parla Dio YHWH, non fa mai menzione di altri ELOHIM esistenti di pari dignità rispetto a Lui; non esistono dialoghi o scambi di messaggi tra YHWH ed altri ELOHIM. Semplicemente in quel epoca era consuetudine credere nell’esistenza di molte divinità, ma si trattava solo di credenze umane senza fatti eclatanti che ne dimostra la reale esistenza. Questo però non valeva per il Dio d’Israele  che da Abramo in poi ha dimostrato più volte la sua potenza attraverso dialoghi e prodigi. Infatti in Genesi 24,3  troviamo l’espressione: <<Il Dio dei Cieli e il Dio della terra>>. Stando ad indicare come Abramo considerasse YHWH, non un semplice ELOHIM, ma il creatore dei cieli e della terra.In alcuni passi del Pentateuco si possono iniziare a cogliere i primi cenni di monoteismo. Di fatto la maggior parte delle persone all’epoca non la avevo compreso. Non  Mosè, che in Deuteronomio 3,24 scrive: Signore Dio, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; quale altro Dio, infatti, in cielo o sulla terra, può fare opere e prodigi come i tuoi?  Mosè si è reso conto da solo, dopo molti anni di esperienza di Dio, che Il Signore YHWH è il solo a poter compiere dei prodigi. Vediamo i versetti nel Pentateuco dove si afferma l’unicità e la supremazia del Dio d’Israele.


Deuteronomio 32,39

Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me
Sono io che do la morte e faccio vivere; 
io percuoto e io guarisco, e nessuno può liberare dalla mia mano.

In questo versetto si può vedere l’unicità e l’onnipotenza di Dio che tutto può, benedire e maledire. In questo capitolo troviamo una dicotomia tra il Dio unico onnipotente nel versetto appena citato e i presunti dèi degli altri popoli nel versetto 21: Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani. Per “idoli vani” si enfatizza come non possono essere paragonati al Dio unico YHWH.


Deuteronomio 4,35

Tu sei stato fatto spettatore di queste cose, perché tu sappia che il Signore è Dio e che non ve n’è altri fuori di lui.

Questo versetto è all’interno di un discorso dove si ribadisce il privilegio che ha Israele ad avere un legame esclusivo con YHWH, ricordando i prodigi e le gesta salvifiche al confronto degli altri popoli che non hanno nulla di tutto ciò. Si afferma chiaramente che non esiste nessun Dio all’infuori di YHWH e con questo sancisce la sua unicità. Anche in questo versetto è una dimostrazione del fatto che le teorie di Biglino sono pura speculazione.


Deuteronomio 6,4

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore.

Questo è considerato dagli ebrei la professione di fede dello SHEMÀ ISRAEL, che significa “ascolta Israele”, proprio come inizia il versetto. Anche da un punto di vista cristiano è importante in quanto prosegue con uno dei comandamenti più importanti della Torà: amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Il versetto presenta YHWH come unico Dio esistente, afferma quindi il monoteismo in maniera molto esplicita.

Esodo 15,11

Chi è come te fra gli dèi, Signore? Chi è come te, maestoso in santità,
terribile nelle imprese, autore di prodigi?

In questo versetto si afferma l’incomparabilità di Dio, ricorrendo per due volte alla domanda: Nessuno è come il Signore fra gli altri “possibili” dèi. La sua maestà, il timore e la riverenza che ispira, i prodigi che opera, portano a riconoscere la superiorità, l’incomparabilità, in ultima analisi l’unicità, infatti questo versetto si collega con Salmo 18,32:  Infatti, chi è Dio (ELOHA), se non il Signore? (YHWH) O chi è roccia se non il nostro Dio (ELOHENU). Afferma che solo YHWH, a differenza dei presunti altri dèi, è degno di essere chiamato Dio.


Esodo 3,13-15

Questa è la famosa scena del primo contatto di Mosè con Dio. Mosè è nel deserto e vede un rovereto che brucia ma non si consuma, si avvicina per ammirare questo strano fenomeno e sente la voce di Dio, che incarica Mosè di far uscire il suo popolo dall’Egitto per portarlo fino alla terra di Caanan. A questo punto Mosè chiede a Dio: Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?» Non sta chiedendo con quale ELOHIM  ha che fare, come dice Biglino perché nel versetto 6 già lo dice presentandosi con il Dio dei patriarchi:  il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe ma vuole solo sapere il suo nome. La risposta di Dio è Io sono colui che sono una frase enigmatica che gli esegeti hanno discusso molto. L’espressione può indicare eternità, immutabilità di Dio, l’essere di cui l’esistenza ha la sua causa in se stesso. Al centro di questa locuzione si ha il verbo “essere” che si ripete più volte, potrebbe presentare Dio come l’Esistente per eccellenza, il Vivente, l’Immortale, l’Io supremo, trascendente e misterioso, perfetto, eterno e infinito. Non si presenta certo come uno dei tanti ELOHIM sparsi per il mondo, ma con il Dio unico in mezzo a falsi dèi. Nel vangelo di Giovanni, Gesù assumerà questa formula mirabile applicandola a se stesso rivelando la sua natura divina e suscitando lo scandalo dei suoi interlocutori: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» (Giovanni 8,58).


Con Isaia si arriva allo stadio finale, dove si afferma con chiarezza disarmante il puro monoteismo. Non solo si ribadisce la superiorità di YHWH su ogni cosa, ma anche la sua unicità, dove le divinità straniere, adorati dagli altri popoli non esistono e non sono mai esistite. Solo dopo l’esilio in Babilonia il popolo d’Israele cessò completamente ogni culto idolatrico, dando vita a un ferreo monoteismo. In chiave teologica la monolatria diffusa agli inizi della storia del popolo ebraico si può spiegare con la rivelazione progressiva: Dio si fa conoscere all’umanità le verità sulla sua natura e del mondo spirituale in maniera graduale. Solo quando il popolo d’Israele ha assistito ai suoi grandiosi miracoli e si è reso conto che nessun dio straniero ha mai fatto e mai potrà compiere tali prodigi essendo solamente degli inutili pietre, è pronta per comprendere la sua unicità con Dio assoluto dell’universo.  Questi sono i versetti nel Pentateuco dove si parla chiaramente di monoteismo: Ora vediamo altri versetti provenienti da altri libri all’infuori del Pentateuco:

Dal libro di Isaia dai capitoli 43 – 46

Isaia 43

 perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io. Prima di me non fu formato alcun dio né dopo ce ne sarà. (10)

Anche in questo versetto mostra la unicità e l’onnipotenza di YHWH dicendo che né in passato è esistito un Dio al suo livello e nemmeno ci sarà in futuro.


Isaia 44

Io sono il primo e io l’ultimo; fuori di me non vi sono dèi. (6)

Voi siete miei testimoni: c’è forse un dio fuori di me o una roccia che io non conosca?”. (8)


Isaia 45

Io sono il Signore e non c’è alcun altro, fuori di me non c’è dio; ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente e dall’occidente che non c’è nulla fuori di me. Io sono il Signore, non ce n’è altri.  (5-6)

«Solo in te è Dio; non ce n’è altri, non esistono altri dèi». (14)

«Io sono il Signore, non ce n’è altri. (18) Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro dio ;un dio giusto e salvatore non c’è all’infuori di me. (21) perché io sono Dio, non ce n’è altri. (22)


Isaia 46

Ricordatevi i fatti del tempo antico, perché io sono Dio, non ce n’è altri.
Sono Dio, nulla è uguale a me.
(9)

Queste versetti di Isaia capitoli tra il 43 e 46 sono presenti numerose volte frasi simili tra di loro, ribadendo con una chiarezza strabiliante e in maniera inequivocabile che non esistono altri dèi all’infuori di YHWH e nessuno è paragonabile a Lui. Non è necessario aggiungere ulteriori commenti, la Bibbia lo dice in maniera esplicita.


Vediamo ora altri versetti fuori dal libro di Isaia

Geremia 2,11

Un popolo ha cambiato i suoi dèi? Eppure quelli non sono dèi!
Ma il mio popolo ha cambiato me, sua gloria, con un idolo inutile.

Geremia è un profeta appena precedente all’esilio in Babilonia. In molti suoi passi denuncia la stoltezza del suo popolo che ha abbandonato la fede dei loro padri per andare dentro ad altri dèi, specificando però che quelli non sono assolutamente degli dèi, ma solo degli inutili pezzi di pietra o legno, mostrando qui l’esistenza di un solo Dio, il Dio d’Israele. Quindi quando la Bibbia parla di altri dèi non significa che esistono altri dèi paragonabili a YHWH, significa che esistono popoli che adorano degli idoli spacciandoli per dèi. Se dico: «poseidone è il dio del mare» non è un’ammissione della sua esistenza ma si rileva solo che un popolo, in questo caso i greci, hanno adorato un dio che porta questo nome.


Salmo 9,8-9

Ma il Signore siede in eterno, stabilisce il suo trono per il giudizio:

governerà il mondo con giustizia, giudicherà i popoli con rettitudine.

In questo salmo si parla come Dio (YHWH) governerà e giudicherà il mondo intero e questo va in pieno contrasto con la visione paleastronautica dove YHWH giudica e governa solo il popolo di Israele, le altre terre sono sotto i domini di altri ELOHIM. Alla luce di questo versetto denota che essendo YHWH il solo a governare e a giudicare la terra si può concludere che esita solo YHWH come vero e unico Dio.


1Re 8,60

affinché sappiano tutti i popoli della terra che il Signore (YHWH) è Dio e che non ce n’è altri. 

Versetto all’interno del brano dell’inaugurazione del glorioso tempio di Salomone. Da re saggio trova giusto ricordare come il popolo di Israele è chiamato ad essere santo e giusto, affinché gli altri popoli vedano la giustizia di Israele e si rendano conto che l’unico Dio che esiste veramente è YHWH e abbandonino l’adorare altre presunte divinità.


Salmo 86,10

Grande tu sei e compi meraviglie: tu solo sei Dio.

Cosa deve esserci ancora scritto nella Bibbia per dimostrare l’unicità di YHWH? Ora vedremo alcuni versetti che usa Biglino per convincere della molteplicità degli ELOHIM.


Giosuè 24,15

Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate.

In questo versetto Biglino sostiene che gli israeliti avevano la libertà di scegliere se adorare YHWH o altri ELOHIM come se fosse indifferente servire l’uno o l’altro, e questo dimostra la molteplicità degli ELOHIM. Quando ho letto la Bibbia partendo dalla genesi, una volta arrivato al libro di Giosuè mi ricordai di questo versetto, ma mai mi balenava per la mente questa interpretazione che infatti la possono accettare solo chi non ha mai letto la Bibbia dal principio. In questo versetto troviamo una domanda retorica, come ad esempio: Vuoi scegliere il bene o il male? Vuoi scegliere satana o Cristo? Gli israeliti non avevano nessun motivo logico di abbandonare YHWH per altri falsi dèi dal momento che YHWH li ha liberati dal giogo degli egiziani e gli ha custoditi fino a quel momento e gli altri dèi non hanno potuto fare niente per loro essendo praticamente inesistenti e questo lo si può vedere dalla risposta che danno nei versetti 16-18:

Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Il Signore ha scacciato dinanzi a noi tutti questi popoli e gli Amorrei che abitavano la terra. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

Tutto il capitolo 24 è stato scritto in un contesto cerimoniale ha la finalità di unire tutta la nazione in un solo destino politico e religioso, all’insegna del monoteismo. Il solo scopo della domanda è incitare il popolo a una più decisa adesione all’adorazione di YHWH  e il rispetto della sua legge, offrendo anche il buon esempio dicendo nel versetto 15: Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore. La conseguenza di accettare di seguire YHWH è l’abbandono di ogni altro culto e ogni pratica rituale derivante da essi. Alla luce del nuovo testamento questo brano è letto in parallelo alla piena adesione a Cristo e l’abbandono di ogni cosa che contraddice la sua legge.


1Corinzi 8,5-6

In realtà, anche se vi sono cosiddetti dèi sia nel cielo che sulla terra – e difatti ci sono molti dèi e molti signori.

Secondo Biglino non solo nell’antico testamento, ma addirittura anche nel nuovo testamento c’erano sulla terra questi alieni che a un certo punto della storia, nel 70 d.c quando il generale romano Tito era in procinto di attaccare Gerusalemme, YHWH e i suoi sottoposti sono volati via con le astronavi. (Ved.Pag.  ) Biglino cita anche un versetto del nuovo testamento per rafforzare le sue teorie dicendo che perfino l’apostolo Paolo afferma che esistono altri dèi, ma da qui che si può vedere la cattiva fede e la disonestà a presentare la Bibbia come meglio gli conviene: Solo nel versetto precedente, il 4 è scritto esattamente il contrario di quello che afferma: Riguardo dunque al mangiare le carni sacrificate agli idoli, noi sappiamo che non esiste al mondo alcun idolo e che non c’è alcun dio, se non uno solo. Questa parte della lettera ai corinzi Paolo spiega una pratica abituale nel mondo ellenistico, ovvero delle carni sacrificati ai falsi dèi che in parte venivano mangiate dai loro sacerdoti e in parte finivano nei mercati. Molti cristiani dell’epoca ritennero un peccato mangiare di queste carni; Paolo afferma che esiste un solo Dio, gli altri dèi sono solo delle statue e la carne sacrificate a questi falsi dèi non po’ far alcun male. Prendendo i versetti 5 e 6 senza citare il 4 e senza parlare del contesto può ingannare il lettore e far credere che Paolo parlasse dell’esistenza di altre divinità, ma non è assolutamente così; infatti scrive la parola ”cosiddetti dèi” per indicare che per i pagani questi sono dèi , ma in realtà non lo sono.


Genesi 31,53

Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra di noi”.

Giacobbe, dopo aver vissuto molti anni con lo zio Labano decise di tornare di nascosto nella sua terra natia con le sue mogli e tutti i suoi averi accumulati nel corso degli anni. Non fu una scelta presa a cuor leggero, i rapporti con Labano erano ormai compromessi. Quando Labano seppe della sua partenza si mise in cammino anche lui per raggiungerlo. Riuscì a trovarlo e fecero un patto di non belligeranza. Eressero una stele con la promessa che nessuno di loro avrebbe oltrepassato quel punto con intenzioni ostili. Fanno insieme un giuramento nel nome del Dio di Abramo e Nahor. Secondo Biglino vengono citati due ELOHIM che fanno da garanti al patto sostenendo che si tratta di due soggetti con pari dignità e poteri e testimonia della molteplicità degli ELOHIM. Quello che non viene fatto emergere è chi ha fatto questo giuramento chiamando in causa più dèi. Nel Versetto 51 dice chiaramente che è solo Labano a pronunciare questo giuramento. Questo è comprensibile dal fatto che Labano è un politeista e parla secondo le sue convinzioni pagane. Giacobbe invece nel versetto seguente giura nel nome del Dio di suo padre, ovvero YHWH, altri dèi pagani non vengono citati da Lui, evidentemente non degni di essere messi a confronto con il Dio di suo padre. Giacobbe riconosce che è solo grazie a Dio che in tutti questi anni è stato grandemente benedetto, gli appare in sogno diverse volte e anche una volta a Labano per avvertirlo di non fare del male a Giacobbe. Un altro segno di come la Bibbia parli di un unico Dio spirituale e onnipotente rispetto la nullità degli altri dèi.

Da come abbiamo potuto analizzare, i versetti dove si parla in maniera esplicita l’unicità di Dio sono molteplici e i versetti usati da Biglino per avvalorare la sua tesi possono essere facilmente spiegati in un altro modo. Per sorvolare queste interpretazioni alquanto discutibili, Biglino cita Rafael Zer, un qualificato biblista israelita. Questo studioso afferma che i copisti della Bibbia nelle loro varie ricopiature hanno modificato tutti i versetti contenenti riferimenti alla molteplicità degli ELOHIM; andando quindi in favore alle tesi ufologiche. Peccato che in realtà il biblista Rafael Zen, tra l’altro credente, non ha mai detto nulla di tutto ciò. Al corriere della sera del 26 agosto 2011 p.35 disse che nel corso dei secoli la Bibbia potrebbe avere subito delle alterazione per errori di copiatura, ma in nessun modo vanifica la Bibbia come testo sacro, ispirato da Dio. Anche in questo caso vediamo un ennesima forzatura a favore della tesi del Dio alieno facilmente smascherabile.

GENESI 14

In genesi 14 ci sono due versetti che Biglino usa per avvalorare la sua teoria; si tratta di genesi 14,18-19. A differenza delle altre volte dove compare ELION nella Bibbia riferito a YHWH, questo brano è piuttosto famoso per la teologia e non poteva ignorarlo. Solo in Genesi 14 compare questo misterioso personaggio di nome Melchisedek. Abramo arrivato nella terra di Caanan viene coinvolto nella guerre scoppiate in quel epoca e uscito vincitore incontra Melchisedek (Vuol dire “mio re di giustizia”), re di Salem, ovvero quella città che sarà in futuro Gerusalemme. In questo brano Biglino contesta la traduzione di due parole: COHEN tradotto comunemente con ”sacerdote”  e QANAH tradotto in questo caso con “creatore”. Riporto qui sotto i due versetti con le rispettive traduzioni interlineari e analizzeremo tutte le parole.

Troviamo che a differenza di quanto Biglino afferma, la parola COHEN significa sacerdote infatti è la stessa parola che ricorre frequentemente in levitico e numeri per indicare il sacerdozio levitico. Chi ha letto questi libri sa che il sacerdote non aveva una posizione di comando, ma si occupava esclusivamente di organizzare le liturgie. Il caso di Melchisedek è particolare perché oltre ad essere sacerdote era anche il re di quella che sarebbe divenuta la Gerusalemme ebraica. Il salmo 110 parla di Melchisedek rilevando caratteristiche che ne fanno una figura profetica,  una figura del Messia: Il Signore ha giurato e non si pente: <<Tu sei sacerdote per sempre al modo di  Melchisedek>>. Questo passo è ampiamente commentato nel nuovo testamento in Ebrei capitoli 5 e 7 che invito a leggere. Gesù infatti era sia il re dei giudei (Matteo 27,11) e sia sacerdote, non secondo l’ordine levitico ma secondo l’ordine di Melchisedek. In conclusione questo personaggio era sia re che sacerdote e non un governatore locale che curava e gestiva interessi territoriali per conto di qualcuno.

QANAH:  קֹנֵה

La seconda parola che andremo a esaminare è QANAH, tradotta in questo caso con “creatore”, nel versetto compare  come QONEH che corrisponde alla forma del participio presente. Secondo Biglino questo vocabolo non significa assolutamente “creare” ma  vuol dire “acquistare”. ELION dunque non ha creato la terra, ma la solo comprata presumimene da un altro generale alieno. Andiamo a controllare questa parola nel dizionario:

Troviamo che effettivamente vuol dire “acquistare”, ma essendo anche una parola polisemica, ovvero con molti significati, tra le varie definizioni è presente anche creare. Questo però per ovvi interessi viene omesso da Biglino. QANAH si traduce creare in diversi versetti tra cui abbiamo anche il versetto che stiamo analizzando: Esodo 15,13;  Salmo 74,2; 78,54 e 139,13, Proverbi 8,22. Deuteronomio 32,6 e Genesi 14,19-22. La traduzione acquisire in questi versetti non coincide con il contesto delle frasi. Inoltre Biglino parla solo di terra e non menziona che nel versetto 19 parla anche di cielo (SHAMAIM). Questa parola è un duale, secondo la grammatica ebraica si tratta di un plurale limitato a 2 entità anche se in italiano è tradotto al singolare. Secondo gli esegeti i 2 cieli sono il cielo atmosferico della terra e il cielo siderale dello spazio.[1] Quindi se la parola QANAH, nel brano in genesi 14 significasse “acquistare” bisognerebbe pensare che qualcuno si è comprato non solo la terra ma l’intero universo, cosa che renderebbe questa narrazione assolutamente infattibile. In altre traduzioni al posto di “creare” troviamo “padrone”, cosa che renderebbe comunque sensato il versetto.

 In genesi 14,22 troviamo scritto:

Abramo replicò al re di Sodoma: << Giuro per il Signore (YHWH) Dio altissimo (ELION), padrone del cielo e della terra

Questo è un esempio dove si può vedere chiaramente che ELION non è altro che un titolo di YHWH e non sono 2 entità diverse. Questo versetto è talmente evidente che Biglino non ha potuto non citarlo, nel suo libro “la Bibbia non parla di Dio” scrive che effettivamente nella Bibbia è scritto così, ma è avvenuta una manipolazione perché nei rotoli del mar morto, allo stesso versetto non è presente la parola ELION. Non entra però in profondità nel tema, non dice cosa è scritto e non indica il codice del frammento. David Adamovich, uno dei massimi esperti dei rotoli del mar morto ha alcune volte ripreso le citazioni di Biglino riguardo i rotoli e ne ha fatto emergere un uso non improprio di queste fonti. Oltre a questo Biglino va contro la sua normale metodologia. Si mostra sicuro di sé nel leggere e commentare la scrittura partendo dalla Bibbia masoretica, ma quando essa palesemente va nettamente contro in qualche sua tesi, allora in quel passo deve esserci sicuramente una manipolazione artificiosa. La versione che più si avvicina la sua tesi, per lui è sempre quella esatta. In ogni caso tutti gli altri versetti citati precedentemente dove c’è un chiara accostamento tra YHWH ed ELION sono completamente ignorate.

DOMANDE E RISPOSTE:

Come nello stile di Biglino e dei suoi sostenitori per convincere le persone che le loro tesi sono vere, fanno una lista di domande senza dare nessuna risposta, perché in realtà hanno lo scopo di far apparire ridicole le interpretazioni bibliche, di conseguenza l’ipotesi degli antichi astronauti agli occhi di un eventuale lettore diventa più fattibile. Davanti a una persona che ha poca dimestichezza sull’antico testamento e ha poca fede rischia di rimanere ingannato. Le domande che si fanno sono:

Se YHWH è il Dio descritto dalla teologia allora come mai manda il suo popolo ad occupare la terra di Canaan? Non poteva auto assegnarsi anche la terra di Canaan come sua terra allo stesso modo come aveva fatto precedentemente con il popolo di Israele?[1]

Dio non ha scelto un popolo a caso per eleggerlo come popolo eletto, ma ha di fatto creato un popolo nuovo partendo da Abramo, che era un caldeo. Egli ha trovato grazia presso Dio per la sua fede:

Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. (Genesi 15,6)

La terra di Canaan fu promessa ad Abramo e alla sua discendenza:

 La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan. La darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te. (Genesi 17,8)

Dio mantiene sempre le sue promesse, non cambia idea solo perché è difficile realizzarle; è l’uomo che ragiona in quel modo. Dio invece mantiene sempre i patti. Pertanto gli israeliti sono legittimati ad occupare la terra promessa. Da come vedremo nei capitoli successivi gli abitanti della terra di Caanan avevano nel loro cuore una malvagità intrinseca nella loro cultura, professando di fatto religioni basati sull’adorazione di demoni. All’epoca da Abramo la loro malvagità non aveva ancora toccato il culmine (Genesi 15,16), prima di arrivare a quel livello il Signore è paziente, lento all’ira e grande in amore, ma all’epoca di Mosè si era arrivato a una tale malvagità che risultava impossibile una pacifica convivenza, e per la legge del libero arbitrio non può obbligarli a seguire la torà, anzi è costretto a causa della loro malvagità di combatterli e vincerli. Se invece i cananei avessero avuto un cuore predisposto ad accogliere i valori biblici non ci sarebbe stato bisogno di nessuna guerra. Avvenne infatti così nel caso dei Gabaoniti, uno dei popoli nella terra di Caanan, che vedendo la potenza del popolo d’Israele e i prodigi che Dio fece in mezzo a loro si arresero e vennero annessi e integrati nel popolo d’Israele (Giosuè 9).

Le domande che invece bisognerebbe porsi sono:

Se ELION ed YHWH sono rispettivamente generale e sottoposto, perché non c’è nessuna descrizione dei rapporti tra questi due soggetti e perché non ci sono dialoghi tra loro o messaggi; dove è situato il quartier generale di ELION? E perché quando YHWH ha invaso le terre di altri ELOHIM senza autorizzazione, ELION  non lo ha fermato e rimesso in riga?

Per queste domande non ci sono risposte.

YHWH NON POTEVA ANDARCI, NON ERA TERRITORIO SUO:

Per rendere maggiormente coerente la narrazione ufologica nonostante le numerose lacune ed le enormi contraddizioni, si è arrivato anche a modificare di sana pianta il contenuto biblico. Biglino nel suo discorso sul plurale di astrazione ha affermato che Abramo durante la sua permanenza in Egitto si era messo a servire gli ELOHIM egizi, in quanto YHWH non poteva andare, non era suo territorio. Per affermare una cosa del genere, assolutamente non presente nel testo biblico denota la sua malafede. Anzi, in Genesi 12, 10-20 si afferma l’esatto contrario. Abramo si reca in Egitto con sua moglie Sara per via di una carestia. Abramo fa credere agli egiziani che Sara è sua sorella per paura che qualcuno lo voglia uccidere per avere Sara come moglie. L’inganno viene scoperto. Nel versetto 17 troviamo:

Ma il Signore (YHWH) colpì il faraone e la sua casa con grandi calamità,

Non solo YHWH poteva andare in Egitto, ma aveva facoltà di compiere qualunque azione contro qualcuno o nel caso di Giuseppe a favore. In Esodo 19 si ricorderà al popolo di Israele ciò che ha compiuto Dio in Egitto in loro favore, proseguendo con un versetto interessante:

“Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatto venire fino a me.

L’USO DI YHWH E ELION

Sulla base di quanto abbiamo spiegato, possiamo affermare che ELION (l’Altissimo) sia certamente da identificare con YHWH. L’impiego di due nomi divini differenti in un unico brano rientra nell’uso comune del linguaggio biblico, ma può avere anche un significato ben preciso. ELION è infatti un titolo divino universale che risulta idoneo ad essere utilizzato nel contesto della relazione tra Dio e l’intera umanità. Il Tetragramma sacro, cioè il Nome di Dio vero e proprio, compare invece in rapporto al popolo ebraico, l’unico popolo che custodisce la rivelazione di questo nome.


[1] La Bibbia non parla di Dio pag. 40

[1] Due destini? Pagina 6 FORUM BIBLICO

DEUTERONOMIO 32

Questa parte della Bibbia è molto importante per i sostenitori di questa teoria perché la ritengono la prova schiacciante del fatto che ELION e YHWW non sono la stessa entità. Partendo da questo si arriva ad altre conclusioni fondamentali quindi smontando questi versetti buona parte della teoria cade. Riporto qui i versetti dal 7 al 10 e analizzeremo l’interpretazione di Biglino e in seguito il mio commento:

[7]Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. 
Interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno. 
[8]Quando l’Altissimo divideva i popoli, quando separava i figli dell’uomo, 
egli stabilì i confini dei popoli secondo il numero dei figli Israeliti. 
[9]Perché porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe sua parte di eredità.                      [10]Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari.
 

INTERPRETAZIONE DI BIGLINO:

Secondo la teoria in questa parte della Bibbia si vuole evocare un importante evento avvenuto in un lontano passato: In quel tempo  gli alieni già presenti in quel momento in medio oriente capitanati dal generale ELION decisero di organizzarsi per suddividere ulteriormente le terre e i popoli che vi abitarono e fu proprio il generale alieno che organizzò il tutto per dare le terre in potere ai sui sudditi. Quindi alcuni ELOHIM vennero ad esempio assegnati paesi importanti come l’Egitto e altri meno importanti come appunto YHWH  che ebbe in eredità la famiglia di Giacobbe che come dice il versetto 10 abitava nel deserto, un assegnazione piuttosto scadente che YHWH non accettò di buon grado e da qui la promessa di conquistare militarmente la Palestina che era una terra assai più fertile. Questa è il movente che spinse YHWH a organizzare un esercito da cui derivano tutte le guerre descritte nella Bibbia.


CONTESTO:

Prima di tutto dobbiamo partire dal contesto cronologico in cui questo brano è ambientato: Siamo verso la fine del libro del deuteronomio, ma per avere un quadro della situazione più completo farò un breve riassunto da Abramo fino ad arrivare a Deuteronomio 32. Dio si rivelò ad Abramo che dopo aver superato una dura prova stabilì l’alleanza con lui, passata poi anche ai discendenti Isacco e Giacobbe che ebbe 12 figli. Uno di loro, Giuseppe a causa della gelosia dei suoi fratelli venne venduto di nascosto da Giacobbe in Egitto come schiavo. Ma Dio era con lui e dopo varie peripezie divenne la seconda carica d’Egitto. A causa di una carestia protratta 7 anni i fratelli di Giacobbe furono costretti ad andare in Egitto per non morire di fame, da qui incontrarono Giuseppe che li invitò a venire tutti in Egitto e a motivo del buon rapporto che Giuseppe ebbe nei confronti con il faraone stabili tutti loro in una zona dell’Egitto distaccata agli altri egiziani. Dopo 400 anni il Faraone di quel tempo osservando come gli israeliti ebbero prosperato in gran numero, ebbe timore di loro e decise di sottometterli a lavori pesanti. In questo contesto nasce Mosè che a 80 anni fece uscire il popolo dall’Egitto con grande potenza e prodigi. Arrivarono nei pressi della terra promessa in circa 40 giorni e decisero di inviare 12 spie per fare un sopralluogo nella terra che stavano per entrare ed effettivamente videro una terra bella e fertile ma abitata anche da popolazioni molto potenti e ben armate. 10 di loro decisero che non c’era possibilità di vittoria contro quelle popolazioni e rinunciarono ad entrare, così anche il resto di Israele la pensò così. Tutto questo per mancanza di fede in Dio.  Rimasero per 40 anni nel deserto fino alla generazione successiva, ovvero di quei israeliti nati nel deserto che non assistettero all’esodo e alla schiavitù in Egitto. Ora, i 40 anni sono passati e il popolo di Israele è in procinto di entrare nella terra promessa e Mosè scrive un cantico e lo legge davanti a tutti. Il cantico denominato Shirat Ha’azinu (Cantico dell’ascolto), contenuta nel capitolo 32 del Deuteronomio, è il componimento poetico che Mosè scrisse per trasmettere un ultimo messaggio di ammonimento a tutte le generazioni future del popolo d’Israele.



LA DIVISIONE DELLA TERRA:

Proprio in questo cantico, nel versetto 8 compare la parola ELION. Inizio con l’esporre la traduzione interlineare per analizzare in dettaglio il versetto:

Il passo di Deuteronomio 32,8 fa riferimento al racconto della divisione dei popoli dopo il diluvio di Genesi 10,32 che infatti riprende anche alcuni termini. Se leggiamo il testo della genesi vedremo che parla della genealogia dei figli di Noè dopo il diluvio che suddividono la terra in  70 nazioni. Da qui l’umanità ha un nuovo inizio e sono composte da persone migliori rispetto alle generazioni precedenti. Il numero 70 non è casuale, è ricorrente in una determinata situazione: Quando Dio vuole avviare qualcosa di nuovo, migliore rispetto al precedente salta sempre fuori il numero 70. Da qui si spiega il versetto 8: Secondo il numero dei figli d’Israele. Secondo l’interpretazione rabbinica (Rabbi Shmuel ben Meir) spiega che il “numero dei figli di Israele” si riferisce alle 70 persone della famiglia di Giacobbe che discesero in Egitto (vedi Esodo 1,5), e che poi costituirono il nucleo da cui ebbe origine il popolo d’Israele. In questo caso il nucleo di un popolo più vicino a Dio rispetto al resto dell’umanità, in quanto la missione del popolo di Israele era di essere un regno di sacerdoti e una nazione santa” (Esodo 19,6). “Essi compongono un piccolo mondo in parallelo con il mondo più grande, un microcosmo che corrisponde al macrocosmo”.[1] Anche in questo caso, analogamente a genesi 10, con la nascita di Israele un nuovo inizio dell’umanità dal punto di vista spirituale. Questa è la corrispondenza numerica che il Deuteronomio sembra indicare, seppure in maniera criptica. Ma il numero 70 lo troviamo anche nel nuovo testamento in (Luca 10,1-24) dove Gesù invia 70 discepoli a predicare e a compiere prodigi in mezzo al popolo. In questo caso questi 70 insieme ai 12 apostoli danno origine al culto cristiano, anche in questo caso abbiamo un altro nuovo inizio di persone più vicini a Dio rispetto agli altri ebrei e al resto dell’umanità. Il nuovo testamento conferma questa interpretazione. In conclusione il versetto 8  fa intendere che, come da 70 nazioni si formò l’intera civiltà per portare avanti un’umanità chiamata ad essere migliore della precedente, così anche 70 Israeliti diedero vita a un popolo chiamato ad essere più vicino a Dio rispetto agli altri popoli; un popolo di sacerdoti, rappresentanti di Dio sulla terra. Dal punto di vista grammaticale la parola MISPAR tradotta con “numero” esprime anche il concetto di proporzione, mettere a confronto due o più numeri, per questo viene tradotto “Secondo il numero dei figli d’Israele”. Questa parte del versetto è anche una spina nel fianco per la teoria ufologica in quanto larende completamente insensata, secondo essa infatti ELION ha stabilito i confini delle nazioni in base al numero dei suoi sudditi e non in base al numero degli Israeliti. Il testo dunque non parla che la terra viene suddivisa da un generale alieno secondo i suoi sudditi, e che YHWY è rimasto deluso dalla sua assegnazione così povera e poco onorevole. Tutto questo è solo speculazione non presente nel testo biblico.


[1] U. Cassuto, A Commentary on the Book of Exodus

Ora analizziamo il versetto 9:

Perché porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe sua parte di eredità 

Abbiamo due frasi:  Nella prima frase abbiamo una chiara dichiarazione che il popolo di Israele appartiene al Signore, Egli lo considera come il pupillo del suo occhio, perché Lui è il padre della nazione. La parola CHELEQ può significare: Parte, porzione e proprietà. Nella seconda frase Biglino sostiene che  parla di YHWH che eredita la famiglia di Giacobbe dal capo alieno ELION. Quando dice “Giacobbe sua parte” quel sua a che cosa si riferisce? Se facciamo un analisi logica della prima frase: Perché porzione del Signore è il suo popolo. Vedremo che il soggetto di questa frase è il popolo e non il Signore. Quindi quel “sua” è riferita al popolo e non al Signore, la conclusione sarà che è il popolo che eredita da Giacobbe; Che cosa? Il patto con Dio e le promesse, ma andando più nello specifico troviamo che la parola CHEVEL significa regione o territorio e questo è un chiaro riferimento alla terra promessa che da lì a poco entreranno per prendevi dimora dopo 40 anni nel deserto. La parola NACHALAH può significare: Eredità, retaggio, patrimonio, proprietà, possedimenti, beni. Il Dizionario aggiunge: In particolare, per il popolo, la terra promessa, gli appezzamenti di tribù e famiglie, il popolo come proprietà del Signore. In altre citazioni (Salmo 16,6; 28,9; 33,12) in maniera esplicita viene scritto che il popolo d’Israele è l’eredità di Dio. Nel Salmo 68,10 invece viene detto che l’eredità di Dio è la terra promessa. Da questi elementi possiamo stare certi che in questa parte del versetto si parla di come gli Israeliti hanno ereditato la terra promessa da Dio a motivo del patto che Dio fece con Giacobbe e gli altri patriarchi. Dal punto di vista del contesto, un elemento totalmente ignorato da Biglino, Mosè vuole spronare il popolo ad avere fede in Dio e diversamente dai suoi padri, non avere paura di entrare nella terra promessa, in quanto davanti a Dio ne hanno tutti i diritti. Più avanti dirà che la stabilità avverrà solo se anche Israele mantiene il patto con Dio. Per quanto riguarda il versetto 10, l’autore descrive partendo dal presente dove sono ora nel deserto, cosa succederà in futuro e cosa  potrebbe succedere, ovvero che Dio è fedele a mantenere il patto e a occuparsi del suo popolo ma se Israele non fa altrettanto, Dio farà in modo di correggerli. Come avrebbe dovuto essere il testo ebraico in modo tale da essere compatibile con la teoria ufologica? La parola “eredità” non va certo a favore perché anche interpretandola letteralmente si intenderebbe come una successione di padre in figlio e non un assegnazione tra generale e sottoposto. Avrebbe dovuto esserci scritto che il popolo d’Israele “fu scelto” (NIVCHAR) come proprietà di YHWH da parte di ELION. Questo caso sarebbe andata perfettamente incontro la narrazione alternativa, ma aimè nella Bibbia è scritto tutt’altro!

L’INTERPRETAZIONE ALTERNATIVA:

Dal testo ebraico risulta una notevole incongruenza con le tesi ufologica, allora da dove deriva questa interpretazione alternativa? Il versetto che abbiamo letto deriva dalla versione ebraica masoretica,  se però consultiamo la traduzione greca dei LXX, scopriamo che, al posto di “figli di Israele”, tale versione ha invece “angeli di Dio” (ἀγγέλων θεοῦ). Tuttavia si è sempre ritenuta la versione ebraica più attendibile in questo punto. Alcuni studiosi nel mondo accademico hanno cambiato idea in seguito alla scoperta di un antico frammento appartenente ai celebri “manoscritti di Qumran“, in cui la frase enigmatica appare nella forma:  “secondo il numero dei figli di ELOHIM”. Questa versione si avvicinerebbe di più alla versione greca. Sulla base di questa scoperta, molti critici hanno adottato un’interpretazione alternativa: l’Altissimo (ELION) sarebbe una divinità suprema che divise l’umanità e affidò ciascuna nazione a uno dei suoi figli, divinità minori già presenti nel pantheon cananeo. Il popolo di Israele sarebbe stato assegnato ad YHWH, il quale avrebbe anch’egli ricevuto la sua eredità da ELION. Biglino non ha fatto altro che abbracciare questa interpretazione alternativa in contrasto con l’esegesi teologica che prevedrebbe un politeismo, elaborata infatti da studiosi laici non credenti, adattandola alla teoria ufologica dove al posto di ELION come divinità suprema, ci sarebbe un generale alieno e al posto delle divinità minori suoi figli, gli alieni di grado gerarchicamente inferiore. Questa interpretazione politeistica, presenta  però alcuni grandi problemi, vediamo quali:

  1. NESSUN FONDAMENTO BIBLICO

Non tiene conto che Il passo di Deuteronomio 32:8-9 fa riferimento al racconto della divisione dei popoli dopo il Diluvio; Inoltre nella Genesi non troviamo alcuna traccia dei “figli di Dio” a cui ELION assegnò le nazioni. L’interpretazione dei critici appare quindi priva di un fondamento biblico su cui appoggiarsi.

  1. TUTTA LA TERRA APPARTIENE AL SIGNORE

Ora, se darete ascolto alla mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me una proprietà particolare tra tutti i popoli; mia infatti è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa”. (Esodo 19 4-6)

Se Israele accetterà di ascoltare la voce del Signore e di osservare la sua legge, apparterrà a Dio in qualità di proprietà particolare, regno di sacerdoti, nazione santa. Il suo pupillo del suoi occhi in mezzo alle altre nazioni. Anch’esse appartengono a Dio perché è sua tutta la terra. Da notare che non specifica solo la terra di Caanan dove gli israeliti stanno per entrare, ma tutta la terra appartiene al Signore.

  1. MONOTEISMO ESPLICITO

Il contesto della Shirat Ha’azinu è chiaramente monoteistico. Al versetto 39 dello stesso capitolo, Dio dichiara infatti: “Ora vedete che io, io sono Egli, e che non vi è altro Dio all’infuori di me. Io faccio morire e faccio vivere, ferisco e risano, e non vi è nessuno che possa liberare dalla mia mano”. Questo è solo uno dei tanti versetti dove si esprime chiaramente un monoteismo duro e puro Quando il cantico menziona “altri dèi”, questi sono definiti “idoli vani” (versetto 21), ovvero false divinità e oggetti privi di potere.

  1. YHWH, COLUI CHE STABILISCE I CONFINI

I versetti che seguono dimostrano che è YHWH a stabilire i confini dei popoli e non un fantomatico capo alieno.

Non muovete loro guerra, perché della loro terra io (YHWH) non vi darò neppure quanto ne può calcare la pianta di un piede; infatti ho dato la montagna di Seir in proprietà a Esaù. (Deuteronomio 2,5)

Il Signore (YHWH) mi disse: «Non attaccare Moab e non gli muovere guerra, perché io non ti darò nulla da possedere nella sua terra; infatti ho dato Ar ai figli di Lot, come loro proprietà». (Deuteronomio 2,9)

e ti avvicinerai agli Ammoniti. Non li attaccare e non muover loro guerra, perché io non ti darò nessun possesso nella terra degli Ammoniti; infatti l’ho  (YHWH) data in proprietà ai figli di Lot». (Deuteronomio 2,19)

Il popolo di Israele verso la fine del suo periodo nel deserto per raggiungere la terra promessa si ritrova vicino alla piccola nazione di Moab e Ammon. Ordina a loro di non avere un atteggiamo di ostilità nei loro confronti in quanto territori che non faranno parte della terra promessa. Dio YHWH e non ELION ha dato queste terre ai discendenti di Esaù e Lot. Vediamo che non c’è nessun generale che distribuisce le terre secondo i suoi sottoposti, è Dio YHWH di Israele a dare in possesso terre di altri popoli, non è dunque l’ultimo dei sottoposti di ELION. Nel libro: “La Bibbia non parla di dio” a Pag  . Biglino sostiene che a dare la terra agli ammoniti sia stato l’ELOHIM Kemosh. Questo deriverebbe da una sua fantasiosa interpretazione di Giudici 11,24. Il versetto appena citato smentisce anche questa assurda interpretazione ufologica. Così da far crollare tutto il castello di carta messo in piedi da Biglino e company.

A fronte di questi elementi questa “interpretazione alternativa” di cui Biglino ha usato per sostenere la sua tesi è da rigettare. Se anche volessimo preferire la versione “figli di ELOHIM”, in realtà non cambierebbe l’interpretazione teologica perché nel versetto 6 troviamo: “Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito?” Quindi se il Signore si definisce padre del popolo, in senso poetico di conseguenza sempre in senso poetico il popolo di Israele sono “figli di Dio”. Quindi i figli di ELOHIM!

L’ASPETTO DEGLI ELOHIM

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato la parola ELOHIM dal punto di vista grammaticale. In questo capitolo vedremo secondo la teorie ufologiche come potevano apparire fisicamente questa razza aliene degli ELOHIM. I liberi pensatori hanno raccolto diversi elementi spasi in svariate fonti per poter dare una descrizione più accurata possibile di questi esseri venuti dallo spazio. Un grosso problema per chi vuole fare ipotesi su un possibile aspetto di questi alieni è che nella Bibbia non è possibile trovare nessun elemento, non c’è nessuna descrizione fisica del Dio degli Ebrei come in nessun altro ELOHIM. Questo è un bel problema perché chi conosce la Bibbia sa che quando un personaggio possiede delle caratteristiche fisiche particolari c’è sempre una descrizione. Possiamo far l’esempio del filisteo Golia, descritto come un uomo grande e possente e con un armatura degna della sua stazza. Allo stesso modo anche gli ELOHIM se fossero veramente esseri in carne e ossa gli autori li avrebbero descritti accuratamente. Biglino nel suo blog scrisse un articolo per dare una spiegazione della mancanza di una descrizione di YHWH. l’ELOHIM di Israele si faceva vedere solo da Mosè perché se si fosse mostrato davanti a tutto il popolo, esso sarebbe rimasto turbato nel vedere un volto non umano e forse avrebbero smesso di seguirlo, da questo deriva il divieto di scolpire una raffigurazione delle sue fattezze. Il divieto di produrre statue ha in realtà tutto un altro significato il resto sono solo un tentativo per dare una spiegazione che concili con le teorie ufologiche, ma non ci sono altri versetti che possa confermare questa teoria, rimane di fatto pura fantasia. Non è nemmeno chiaro il perché il popolo si sarebbe turbato nel vedere il volto di YHWH mentre invece Mosè sarebbe dovuto rimanere indifferente. Inoltre si contraddice da solo: Nel suo commento di Deuteronomio 23,15 sostiene che YHWH è presente fisicamente nell’accampamento e passeggia in mezzo al popolo. Inizieremo a elencare tutte le caratteristiche fisiche degli ELOHIM secondo i fautori della teoria e tutte le fonti che hanno attinto, analizzeremo se le prove sono effettivamente fondate o sono solo campate per aria:

MOLTO SIMILI ALL’UOMO

I liberi pensatori deducono che dal momento che l’uomo è una creazione degli ELOHIM mediante l’uso del loro DNA, gli ELOHIM avrebbe avuto fattezze simili all’uomo, ma facilmente riconoscibili da tutti. Nulla di più sbagliato! Nel capito su MALAKIM vedremo diversi episodi biblici dove avvengono un tipo di apparizione angelica  in forma umana. Il protagonista vede un semplice uomo senza ulteriori descrizioni di particolari insolite in un uomo. Solo successivamente si rende conto che era un angelo, ma in nessun caso il protagonista pensa di vedere un ELOHIM. Si parla sempre semplicemente di un uomo;  questo smentisce la teoria in maniera netta.


ESADATTILISMO

Biglino ipotizza che gli ELOHIM potevano avere 6 dita per mani e piedi. Questo lo fa derivare da un versetto in 2Samuele 21,20 dove viene descritto un individuo con questa caratteristica. In 2Samuele 21,15-22 vengono citate e descritte brevemente delle piccole battaglie tra l’Israele del re Davide e i filistei. In una di queste battaglie viene citano un soldato filisteo con 6 dita per mano e piede, ma non viene detto che è un ELOHIM, ma è pur sempre un uomo. Anzi, è la prova che quando un personaggio ha caratteristiche particolari, queste vengono descritte. Non si tratta dunque di un ELOHIM ma di un uomo con una patologia nota nei manuali medici, seppur rara.


CON PELLE BIANCA

Un’altra caratteristica che questi ELOHIM dovrebbero avere secondo i “liberi pensatori” è la carnagione bianca. Questa convinzione deriverebbe da due fonti, andiamole ad analizzare per verificare che siano fondate: Nella prima si afferma che i messaggeri degli Anunnaki sumeri venivano chiamati nella loro scrittura: GAL.GA. dove GAL significherebbe “essere vivente, creatura” e GA “latte”. Questa sarebbe una chiara prova di come i sumeri definirono gli ELOHIM, esseri di latte, quindi con la pelle bianca. Come si può fare per verificare se la traduzione di questi termini è esatta? Online si possono trovare diversi dizionari per la traduzione di alcune parole di sumerico cuneiforme.  Consultando il sito “sumer.grazhdani.eu” possiamo trovare la parola GAL e scopriamo che come significato di base “grande”; può essere usato anche come superlativo, quindi la traduzione “creatura” è sbagliata! La parola GA significa effettivamente “latte”. Ma in realtà il termine GAL.GA non sarebbe da intendere come due termini da tradurre indistintamente, ma una parola sola che significa: Consulenza, saggio. riflessione, considerazione. Non c’è nemmeno l’ombra di presunte creature di pelle color latte. La seconda prova che portano i “liberi pensatori” per sostenere che gli antichi astronauti fossero di pelle bianca la troviamo nel libro di Enoch. Un libro considerato dai cristiani come apocrifo e di fatto escluso dalla Bibbia. Nel brano in questione si narra della nascita di Noè. Il padre Lamech rimane sconvolto nel vedere suo figlio Noè nascere con la pelle bianchissima e pensa che in realtà sia figlio degli ELOHIM. Riporto qui sotto il brano in questione:

Dopo del tempo, mio figlio Matusalemme prese una moglie per suo figlio Lamek e costei rimase incinta da lui e generò un figlio. Ed era, la sua carne, bianca come neve e rossa come rosa e i capelli del suo capo e la sua chioma erano come bianca lana e belli erano i suoi occhi e, quando li apriva, illuminava tutta la casa, come il sole, e tutta la casa risplendeva assai. E quando fu preso dalle mani delle levatrice, aprì la bocca e parlò al Signore di giustizia. Suo padre, Lamek, ebbe paura di lui e fuggì. (19,1-4)

Leggendo il testo originale possiamo notare come i “liberi pensatori” abbiano estrapolato solamente la parola “bianca” e ignorando altri elementi importanti che metterebbe seriamente in dubbio il modo usato per interpretare il brano. Troviamo la carne rossa come una rosa, degli occhi che emettono una luce molto potente e la capacità di parlare fin da subito. Se si vuole usare una lettura letterale e razionale questi elementi tutti insieme appaiono molto poco plausibili, se invece si cita solamente il colore “bianco” allora si può far credere la storia degli alieni bianchi, ma non sarebbe onesto dal punto di vista intellettuale.


PRIVI DI PELI

Secondo i sostenitori della tesi aliena, gli ELOHIM avrebbero avuto la caratteristica della  totale mancanza di peluria. Questo spiegherebbe come l’uomo rispetto alle scimmie ha una consistente diminuzione di peli sulla cute a accezione dei capelli, l’aggiunta del DNA alieno ha modificato questa caratteristica. Non si potrebbe certamente considerare una prova, ma solo pura speculazione. Per affermare con più certezza questo punto servono delle prove più consistenti. Secondo i sostenitori della tesi aliena ci sarebbero due prove a riguardo: La prima si tratta di racconti di miti sumerici letti con la solita metodologia del “facciamo finta che” dove la dea NIN.TA insieme a EA creano il primo uomo chiamato LU.LU che significa “il mescolato”: in riferimento all’unione del DNA di un primate con il DNA alieno. Viene detto che da questa creatura per la prima volta si  ottiene una pelle simile a quella di un dio. Questa “prova” che circola nei siti che sostengono la paleastronautica deriva dalle traduzioni dei miti sumerici di Sitchin, che da come detto in precedenza, non era un grande esperto di sumerico come voleva far credere, anzi le sue traduzioni sono più che altro scritti fantasiosi, non presenti realmente nei testi sumerici e questo ne è un esempio. Nelle vere traduzioni elaborate da veri sumerologi come Seminara e Pettinato troviamo un’altra storia: Il dio ELKI crea una serie di individui umani tramite l’argilla, ma hanno tutti nelle menomazioni. Nonostante questo li nutre e trova un modo di come possono essere utili. Nessuna traccia di individui con una pelle simile a un dio. Anche la traduzione di LU.LU in “mescolato” è alquanto forzata dall’ideologia che sta alla base della teoria. Il vocabolo LU può voler dire anche “mescolare” tra i tanti significati, ma solo all’interno del contesto giusto, e non è questo il caso.

Nella seconda “prova” viene detto che YHWH avrebbe richiesto che una squadra di servitori, ovvero i leviti dovettero essere completamente depilati e puliti. Il motivo è semplice: Dal momento che gli ELOHIM erano privi di peluria, provavano repulsione ad avere a che fare direttamente con uomini non completamente depilati. Questo è il versetto preso come dimostrazione:

Prendi i leviti tra gli Israeliti e purificali. Per purificarli farai così: li aspergerai con l’acqua lustrale; faranno passare il rasoio su tutto il loro corpo, laveranno le loro vesti e si purificheranno. (Numeri 8,6-7)

In questa parte del libro dei numeri sono presenti le norme per la purificazione dei leviti. Essi erano una delle 12 tribù di Israele dedita al servizio al culto e alla liturgia. Lavoravano subordinati ai sacerdoti come loro assistenti nel servizio del santuario. Non erano affatto una squadra dedita a servire YHWH per i suoi bisogni fisici, come dichiara Biglino. Questo è il primo errore che riscontriamo. I Leviti per svolgere il ruolo da loro fissato dovevano essere purificati spiritualmente mediante sacrifici e fisicamente con un lavaggio completo: Dovevano lavare i loro vestiti, e non solo lavarsi, ma radersi tutta la loro carne, come doveva fare il lebbroso quando fu purificato, Levitico 14,8 . Devono far passare un rasoio su tutta la loro carne, per liberarsi da quella contaminazione che non si laverebbe via. I “liberi pensatori” hanno aggiunto un motivo per il quale i leviti avrebbero dovuto depilarsi. L’intenzione è spingere a ipotizzare una mancanza di peluria degli ELOHIM, ma questa motivazione non è presente nel testo biblico, è una speculazione che non sta in piedi, pura fantasia. Non viene detto che questa pratica non era prescritta per i sacerdoti o per i nazirei, il quale se YHWH fosse stato in carne e ossa avrebbero dovuto avere a che fare anche con loro, ma per loro non ci sono norme che prevedano la depilazione, anzi l’esatto contrario (Levitico 19,27).


STATURA MOLTO ALTA

Veniamo ora a un’altra caratteristica che agli appassionati della teoria credono riguardo all’aspetto degli ELOHIM. Erano di alta statura; questo è quello che è venuto fuori dallo “studio” di Sitchin. Dagli antichi reperti sumerici si possono vedere disegnati un gruppo di individui, tra cui il potente di turno raffigurato con un’altezza decisamente più grande rispetto agli altri. Questi capi dei popoli non erano umani, ma bensì ELOHIM per questo sono diversi dagli altri. Secondo i calcoli di Sitchin gli ELOHIM erano alti circa 3 metri. Questo modo di raffigurare i propri ELOHIM coincideva con tutti gli altri popoli della terra. Se è così allora non bisogna altro che andare alla ricerca di raffigurazioni di questo tipo e constatare se è effettivamente così. Anche questa volta le osservazioni di Sitchin non corrispondono alla realtà:

  1. In alcuni casi i capi dei popoli venivano rappresentati più piccoli dell’uomo.
  2. Tutto ciò che è attorno all’individuo con l’altezza maggiore è proporzionato, che siano oggetti, piante, cavalli…
  3. Viene spesso detto che gli ELOHIM avevano a disposizione di mezzi volanti fantascientifiche, ma non vengono mai rappresentati con un mezzo che può far pensare a qualcosa di tecnologico, ma bensì un semplice carro trainato da cavalli.
  4. Quelli che dovrebbero essere gli ELOHIM alieni presentano caratteristiche identiche agli altri uomini. Non hanno la pelle bianca, non sono privi di peluria, ma hanno invece la barba e non possiedono sei dita per mano. Vengono smentiti in un solo colpo tutti gli altri punti precedenti.

Alla luce di queste osservazioni possiamo pensare che le raffigurazioni di un comandante più grande rispetto agli altri non indicava una statura superiore, ma al fatto di sottolineare l’importanza di quel soggetto rispetto agli altri all’interno di un particolare contesto scenografico. Questo modo di presentare una scena lo possiamo paragonare ad alcune ricostruzioni del presepe dove Maria, Giuseppe e la stalla sono proporzionalmente più grandi rispetto al resto della scena per sottolineare l’importanza fondamentale da rivolgersi e il resto è solo un contorno. La stessa logica era usata anche da alcune antiche popolazioni, per questo sono raffiguranti più grandi.

Questa è la rappresentazione della battaglia di Kadesh. Il faraone Ramses è disegnato più grande per sottolineare il suo coraggio e l’invincibilità in battaglia. Questo è uno dei tanti esempi.


UN GROSSO CRANIO ALLUNGATO

Arriviamo così all’ultimo punto; gli ELOHIM avrebbe avuto un grosso cranio che si estendeva in lunghezza. Come fanno a saperlo gli studiosi della teoria? Ci sarebbero numerosi reperti archeologici come i bassorilievi e statue egizie o le statuine votive della cultura preistorica di Ubaid. Non dobbiamo farci mancare la solita frase a effetto che serve come chiave per convincere molti sulla verità della teoria: “Tutti i popoli rappresentavano i loro dèi con la testa allungata e provenienti dal cielo.” Quest’ultima frase risulta totalmente falsa! Di culti pagani precolombiani, i maya, gli Inca e gli azteki, dai culti africani e mesopotamici nessuno raffigurava i loro dèi con la testa allungata. Molto spesso non venivano disegnati nemmeno con una testa umanoide ma metà uomini e metà animali. Secondo le varie mitologie non erano nemmeno provenienti dal cielo, ma dal mare o dalla terra, spesso le varie culture non avevano neppure una cosmologia che prevedesse lo spazio come lo conosciamo noi, quindi figuriamoci se potevano immaginare degli dèi provenienti dal cielo. Le reali raffigurazioni dove sono veramente presenti dei soggetti con la testa allungata solo pochissimi. Di quei pochi troviamo la famiglia del celebre faraone egizio Tutankamon poiché essi praticavano un’antica usanza di deformazione cranica. Alcune antiche popolazioni praticavano un usanza che noi definiremo barbara secondo il nostro punto di vista: Alle persone destinate al comando di un popolo venivano applicati fin dalla nascita dei supporti di legno o delle fasce che impedivano alla scatola cranica di crescere in una direzione; in questo modo con gli anni si ovalizzava fino a risultare perennemente allungata da adulto. Per questo si spiegano le poche statuette o raffigurazioni di soggetti con la testa allungata, così anche gli scheletri trovati in alcune necropoli che presentavano un cranio con questa forma. Secondo gli amanti della teoria ufologia, queste popolazioni avevano questa usanza per assomigliare ai loro dèi colonizzatori che avevano la testa di quella forma. Non ci sono prove a riguardo, rimangono solo teorie e semplici speculazioni a loro favore.


I TESCHI ALLUNGATI DI PARACAS 

In Perù, precisamente a Paracas, sono stati trovati nel 1928 dei teschi allungati molto particolari conservati nel museo di storia di Paracas. La particolarità risiede dal fatto che sembrerebbe che i teschi non siano stati deformati con sistemi artificiali, ma siano così naturalmente. Questo ha acceso i cuori degli amanti della ufologia e la paleastronautica e finalmente sono stati trovati dei teschi alieni o degli ibridi. Il direttore del museo Brien Foester fece analizzare i reperti e il risultato fu che il DNA non apparteneva all’uomo Sapiens e a nessun altro ominide conosciuto. Peccato che le famose analisi non furono esaminate da un team di esperti accademicamente certificati, ma a un misterioso genetista che non rivelò il nome. Per questo si creò molto scetticismo a eccezione degli ufologi che colsero l’occasione per alimentare ancora di più la loro propaganda. Ancora oggi si possono trovare degli articoli datati circi il 2014 dove vengono presentati i teschi come una prova di una visitazione aliena in passato. Successivamente sono stati ripetuti altre analisi in due diversi laboratori: quello dell’Università di Lakehead in Canada e quello dell’ UCLA, l’Università di Los Angeles, in California. Sono emersi dati piuttosto bizzarri. Perché bizzarri? Perché gli aplogruppi del DNA mitocondriale, quello che si eredita per via materna, non sono quelli previsti. Nulla di alieno, capiamoci, tutto rientra nelle varianti umane possibili, ma pur tuttavia essi risultano fuori posto nello spazio e nel tempo. Sentiamo cosa dice Brien Foerster: “Tutti i Nativi Americani al 100% appartenevano agli aplogruppi A, B, C e D. Quattro di questi teschi allungati presentavano l’aplogruppo B, a dimostrazione che avevano antenati nativi americani, ma gli altri no. Gli aplogruppi emersi più di frequente sono U2e, H1a e H2. E se guardiamo dove questi aplogruppi sono prevalenti a livello percentuale, essi si trovano tra il mar Caspio e il Mar Nero, vale a dire tre le montagne del Caucaso”. Piuttosto distante delle Ande, senza dubbio.

GENESI 35

Il primo versetto di genesi 35 viene utilizzato da Biglino, in particolare nelle conferenze per avvalere la tesi per cui la parola ELOHIM è un plurale riferito alla specie aliena degli ELOHIM. Questo è il suo commento: Nel versetto abbiamo Dio, scritto ELOHIM, quindi plurale, dire a Giacobbe di costruire un altare a Bethel al Dio, scritto EL, quindi al singolare, che ti è apparso. Quindi il gruppo degli ELOHIM ordina a Giacobbe di costruire un altare a quello di loro che si è fatto vedere. Nella traduzione italiana troviamo il termine “apparire”, ma questa è una invenzione teologica per dare un apparenza di trascendenza, in realtà è scritto semplicemente: “quello che si è fatto vedere”. Come prima cosa vediamo il versetto con la traduzione interlineare:

Dio disse a Giacobbe: “Àlzati, sali a Betel e abita là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso quando fuggivi lontano da Esaù, tuo fratello”.

Secondo la spiegazione che da Biglino, la parola ELOHIM è plurale, ed EL è il singolare di ELOHIM. Per chi avesse letto con attenzione gli articoli precedenti si accorgerà facilmente che in questa spiegazione i conti non tornano. Oltre al fatto che tutti i dizionari sostengono che quando è riferito a YHWH è sempre singolare nonostante abbia un suffisso plurale; la sua forma che grammaticalmente corrisponde al singolare è ELOHA e non certamente EL. Quest’ultimo è un sinonimo di ELOHIM, la differenza che ELOHIM è la forma estesa ed EL la forma contratta o abbreviata, ma sono la stessa parola entrambi con valenza singolare. La forma plurale di EL non è ELOHIM ma è ELIM. Un elemento importante da prendere in considerazione è come sempre il contesto. Dio dice a Giacobbe di costruire un altare nel luogo dove è apparso un ELOHIM, quando è avvenuto questo episodio? In genesi 32. Giacobbe scappò dalla casa di Labano con mogli, figli  servi e bestiame. Viene a sapere che non troppo lontano da lì c’è suo fratello Esaù insieme a una moltitudine di servi. Giacobbe è molto preoccupato, l’ultima volta che vide suo fratello lo voleva uccidere. La notte prima dell’incontro Giacobbe stette in un luogo nascosto e isolato e lottò con un uomo per tutta la notte.

Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora”. Giacobbe rispose: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”. Gli domandò: “Come ti chiami?”. Rispose: “Giacobbe”. Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”. Giacobbe allora gli chiese: “Svelami il tuo nome”. Gli rispose: “Perché mi chiedi il nome?”. E qui lo benedisse. (Genesi 32,26-30)

Il versetto 29, quello sottolineato rivela l’identità di colui che ha lottato con Giacobbe. Qui sotto la traduzione interlineare:

Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”. (Genesi 32,29)

Dalla traduzione interlineare possiamo vedere come quell’uomo si identifichi con ELOHIM, in questo caso riferito non a Dio YHWH, ma a un angelo. Nel capitolo sugli angeli vedremo che possono manifestarsi anche in forma umana. Altre interpretazioni lo identificano con il significato di “rappresentante di Dio”, quindi non un entità spirituale ma un profeta. Se la tesi di Biglino fosse veritiera in questo versetto avremo visto la parola EL che lui lo intende singolare, come troviamo in genesi 35 e non ELOHIM. Questo è un’altro elemento che confuta la tesi ufologica e conferma che ELOHIM di Genesi 32,29 e EL di Genesi 35,1 sono sinonimi.

IL NOME DI ISRAELE

L’episodio di genesi 32 è entrato nella tradizione come “la lotta di Giacobbe con l’Angelo”, una scena della Bibbia molto discussa e commentata e ogni tradizione religiosa ne dà una sua interpretazione alle domande che spontaneamente possono venire in mente leggendo il testo: Qual è il significato di questa lotta? Perché il cambiamento di nome? La narrazione ufologica non da risposte, ma a dire il vero, non si pone nemmeno una di queste domande, lasciando così delle evidenti lacune nella sua narrativa. Innanzitutto sappiamo che il significato del nome “Giacobbe” è “soppiantatore”, e non era solo di nome, ma anche di fatto, infatti «al momento del parto, teneva con la mano il calcagno del fratello gemello (Genesi 25,26). Giacobbe era poi riuscito ad acquistare la primogenitura con l’inganno da suo fratello Esaù, e, sempre con l’inganno, era riuscito a carpire la benedizione che era destinata a Esaù da parte di suo padre Isacco. Giacobbe era quindi un peccatore. Ha passato tutta la sua vita a “lottare” con gli uomini per avere la meglio, prima con il fratello Esaù e poi con Labano. Però nel capitolo trentaduesimo si mostra che Giacobbe aveva avuto un cambio interiore, riconosce che è stato Dio a benedirlo nonostante fosse indegno e supplica Dio di aiutarlo all’incontro con Esaù in quanto c’è il serio pericolo che finisca in conflitto senza pietà per lui e la sua famiglia: vediamo (32,11-12):  io sono indegno di tutta la bontà e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio solo bastone avevo passato questo Giordano e ora sono arrivato al punto di formare due accampamenti. Salvami dalla mano di mio fratello, dalla mano di Esaù, perchè io ho paura di lui: che egli non arrivi e colpisca me e, senza riguardi, madri e bambini! 

Dio manda questo ELOHIM a lottare con Giacobbe per favorirgli una svolta spirituale. Giacobbe rimane zoppicante e allo stremo delle forze, ma chiede la benedizione. Non si riferisce a una benedizione materiale, in quanto era già ricco in abbondanza, ma qualcosa di più. L’uomo risponde con un cambiamento di nome, che a noi potrebbe sembrare banale, ma ha un significato profondo nella cultura ebraica, denota un cambiamento di destino e una nuova attitudine nei confronti della vita. Israele deriva da SARAH, שָׂרָה lottare, ma allo stesso tempo, in un’altra chiave di lettura deriva anche da SAR שַׂר che significa governare. Quindi da Giacobbe, il soppiantatore diventa Israele, colui che lotta ed e governato da Dio. Non è un evento isolato nelle Scritture, perché lo stesso succede – assieme ad altri tra cui anche Sara – ad Abramo (“non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham” Genesi 17,5) e, nel Nuovo Testamento, a Simone figlio di Giona, a cui Gesù pone il nome di “KEFA” “Roccia” (Matteo 16,18).  anche in questo caso abbiamo un cambiamento di missione. L’angelo giustifica il cambiamento di nome con il fatto che ha lottato con gli uomini,  e per questo abbiamo già la spiegazione, ma dice che ha lottato anche con Dio e ha vinto. Cosa significa? Non si riferisce affatto del combattimento fisico, di cui Giacobbe ne esce zoppicante e l’angelo completamente indenne. La risposta la troviamo in Osea 12,4-5: da adulto lottò con Dio, lottò con l’angelo e vinse, pianse e domandò grazia. La vittoria umana su Dio è la conversione e l’esperienza della sua misericordia. Lo troviamo anche nel commento in Sapienza 10,12: gli assegnò la vittoria in una lotta dura, perché sapesse che più potente di tutto è la pietà. Paradossalmente con Dio si vince non quando lo contrasti, ma quando ti arrendi a lui, così come ha fatto Gesù arrendendosi alla volontà di Dio padre affinché vincesse con la resurrezione. Vediamo alla fine che l’uomo si rifiuta di dire il suo nome per evitare che l’attenzione vada su di lui, anziché al mandante, Dio stesso.

GENESI 6,4

Il versetto che andremo ad analizzare non è certo tra i più conosciuti tra i credenti e molto difficilmente viene citato in chiesa o a catechismo. Si tratta di un versetto non di facile comprensione e di poca importanza perché non proprio ideale per estrapolare degli insegnamenti morali, che è quello l’obbiettivo principale di chi insegna la Bibbia ai credenti. Dove però non arrivano i credenti, soprattutto in versetti difficili; ecco che si lascia spazio alle speculazioni. In questo caso alle interpretazioni in chiave ufologica. In chiesa non ti hanno mai spiegato questo versetto? Lo facciamo noi. Vediamo il versetto:

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.(Genesi 6,4)

I protagonisti di questo versetto che andremo ad analizzare sono i figli di Dio, ovvero i figli degli ELOHIM e la sua controparte, le figlie degli uomini. La prima parte dove compaiono i giganti ne parleremo nei prossimi articoli.


INTERPRETAZIONE DI BIGLINO:

Biglino spiega che a un certo momento nella storia antica, i figli degli ELOHIM, ovvero i figli della razza aliena degli ELOHIM arrivati sulla terra con le astronavi, incontrarono le donne umane e compresero che erano sessualmente compatibili con loro a motivo degli elementi genetici che avevano in comune. Hanno dunque avuto dei figli con loro. Queste strane unioni tra soggetti maschili ELOHIM e soggetti femminili umani hanno dato luogo alla nascita di uomini potenti e famosi che molti pensano essere gli eroi della mitologia come Ercole, i cosiddetti mezzosangue, grandi e potenti perché erano per metà degli ELOHIM, almeno così molti “liberi pensatori” hanno in mente. Perché l’interpretazione ufologica funzioni viene citata anche il versetto 2 del medesimo capitolo:

i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli a loro scelta.

Biglino altera il significato del temine TOVOTH, tradotto nella Bibbia come “belle”. Secondo Biglino oltre a significare belle, vuol dire anche “adatte”. Quindi i figli degli ELOHIM hanno trovato le donne umane “adatte”. Per cosa? Per la riproduzione ovviamente. Da qui il significato di sessualmente compatibile. Oltre al fatto che un alieno e un essere umano leggermente modificato geneticamente possa arrivare addirittura a una compatibilità sessuale è una mostruosità scientifica. Andiamo a verificare sul dizionario se effettivamente TOVOTH possiede anche il significato di “adatte”. TOVOTH grammaticalmente è un plurale femminile, quindi sul dizionario bisognerà cercare la versione al singolare che è TOV  טוֹב:

Dalla definizione troviamo che il termine TOV ha una connotazione positiva, significa bello o buono, ma può cambiare a seconda del contesto, ad esempio se si sta parlando di un terreno significa fertile. Tra i significati la parola “adatte” non compare. Inoltre viene spiegato che se si riferisce a donne il significato è sempre “belle”. Possiamo concludere che questa parola importante per la narrazione ufologica è l’ennesima forzatura fantasiosa per far dire quello che la Bibbia non dice.

I FIGLI DI DIO E LE FIGLIE DEGLI UOMINI:

Alcune tradizioni attribuiscono il significato “angeli incarnati” la locuzione “figli di ELOHIM” che si sono infatuati degli esseri umani delle donne; ci sono quindi state degli incroci sessuali che hanno dato vita agli uomini potenti e famose dell’antichità. Questa è una interpretazione alquanto bizzarra. Chi sono allora questi figli degli ELOHIM? La spiegazione è molto più razionale di quanto molte persone vogliono far credere. Vediamo la traduzione interlineare:

Da come abbiamo analizzato nel salmo 82, il termine ELOHIM  può essere anche attribuita anche agli uomini dove Dio parlando ai giudici della terra, uomini preposti a governare e a prendersi cura delle anime dei figli dell’uomo, gli ammonisce per la loro condotta empia. Questo dimostra che anche un essere umano può essere chiamato tranquillamente ELOHIM. Anche in questo versetto sotto esame la locuzione figli di ELOHIM si riferisce ai figli di questi giudici e sacerdoti preposti per essere dei rappresentanti di Dio sulla terra. Niente a che vedere con gli alieni o altre cose bizzarre. Nel vecchio testamento i figli di Dio hanno questo significato, nel nuovo testamento invece i figli di Dio sono tutti coloro che accettano Gesù come Signore e Salvatore. Qual è l’origine di questi ELOHIM, nel senso di giudici rappresentanti di Dio? La si può ricondurre più indietro in Genesi 4,26:

Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore (YHWH).

Secondo l’esegesi ebraica a un certo punto della storia, quando la popolazione umana aumentava a dismisura erano divenute necessari dei rappresentanti di YHWH che potessero svolgere il ruolo di mediatori tra Dio e l’uomo e quindi anche giudici e sacerdoti. Oggi si può dire che è la chiesa a fare da rappresentante e mediatore di Dio sulla terra. Il problema è che essendo persone umane possono essere soggette a corruzione ed empietà, così è avvenuto nel caso di Genesi 6. Vediamo che i figli di questi uomini, rappresentanti di Dio si sposarono con le figlie degli uomini. Che cosa si intente qui per “figlie degli uomini? Lo possiamo intuire basandoci in quello che succede successivamente, nel versetto 5:

Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre.

Quindi dopo queste unioni, i figli, frutto di queste unioni risultarono persone tremendamente malvagie che addirittura ogni loro intento era puramente empietà. Quindi quelli che avrebbero dovuto essere dei rappresentanti di Dio, in una sola generazione si allontanarono completamente dal loro ruolo. Non si dice in dettaglio in che modo erano malvagi, ma la parola tradotta come giganti può essere un indizio. Quello lo vedremo più avanti. Se dunque i figli di queste unioni erano malvagi si può intuire che la responsabilità potrebbe essere quello che genesi 6 chiama “figlie degli uomini”. In levitico 21,7 ci sono delle norme per quanto riguarda i sacerdoti. In genesi 6 non c’erano ancora queste norme, ma se Mosè le ha prescritte è proprio per poter evitare che la generazione successiva di sacerdoti non risultasse corrotta. Queste norme prevedevano che i sacerdoti si potessero sposare a accezione di prostitute, disonorate e ripudiate. Chi sono di queste 3 la categoria potenzialmente più corrotta? Probabilmente le prostitute. Il fatto che la Bibbia le descriva come TOVOT, ossia belle, attraenti, desiderabili è un ulteriore indizio che potessero essere proprio delle prostitute o comunque donne molto belle fisicamente ma anche molto moralmente malvagie. Il fatto che compare “figlie degli uomini” si riferisce alla casta più bassa e tra quelle c’erano proprio le prostitute. Queste donne malvagie hanno poi influenzato i loro figli facendoli diventare malvagi a sua volta, anche i figli dei rappresentanti di Dio scegliendosi queste donne si può immaginare che anche loro non potevano essere dei santi. Genesi 6 svela che i figli nati da queste coppie erano degli “eroi” ovvero in ebraico dei GHIBBORIM. Eroi nel senso di potenti e non in senso positivo. Si parla anche che erano “famosi” per il fatto che erano frutto di scandalo e non certo per gesta eroiche che il testo non dice nulla.

IL SALMO 82

Per un credente medio il salmo 82 è alquanto sconosciuto, ma per gli appassionati della teoria dell’antico astronauta non è così, anzi lo conoscono benissimo in quanto ampiamente commentato e usato per estrapolarne delle loro importanti <<verità>>. Non è di rado che nei commenti dei fan di Biglino spunti fuori questo salmo per dire: <<Ecco questo dimostra che Biglino ha ragione>>. Riporto qui sotto il salmo, vedremo quali sono le loro interpretazioni e lo commenteremo.

[1]Dio presiede l’assemblea divina,
giudica in mezzo agli dèi:

[2]»Fino a quando emetterete sentenze ingiuste
e sosterrete la parte dei malvagi?

[3]Difendete il debole e l’orfano,
al povero e al misero fate giustizia!

[4]Salvate il debole e l’indigente,
liberatelo dalla mano dei malvagi!».

[5]Non capiscono, non vogliono intendere,
camminano nelle tenebre;
vacillano tutte le fondamenta della terra.

 [6]Io ho detto: «Voi siete dèi,
siete tutti figli dell’Altissimo,

[7]ma certo morirete come ogni uomo,
cadrete come tutti i potenti».

[8] Àlzati, o Dio, a giudicare la terra,
perché a te appartengono tutte le genti!


INTERPRETAZIONE DI BIGLINO:

Viene immaginato un individuo di un certo rilievo, il capo degli ELOHIM che presiede una  particolare assemblea composta tutta da ELOHIM.  A partire da questo concetto presumono che nessuno può presiedere un’assemblea da solo, quindi dimostra che YHWH non era l’unico ELOHIM come la teologia vuol farci credere. Colui che presiede l’assemblea è molto adirato con i presenti e li rimprovera aspramente perché non stanno governando come dovrebbero, riconosce il fatto che sono degli esseri speciali, con caratteristiche superiori agli umani, ma se continuano a governare in questo modo li ucciderebbe come un comune uomo. Da qui il commento che gli ELOHIM non sono immortali, sono fatti di carne e ossa come noi, anche se hanno geneticamente una vita molto lunga. Possono vivere anche fino a 900 anni. Inoltre nel salmo 82 la parola ELOHIM è accompagnata da verbi al plurale e questo dimostra che erano in tanti e non uno solo. Nonostante tutto teologi non vogliono accettare la sua “giusta” interpretazione e dicono che in questo caso la parola ELOHIM si traduce giudici e non dèi. Quindi nel salmo 82 si parla di un assemblea di giudici. Si tratterebbe di un traduzione di comodo. Il problema è che ci sono altre parole in ebraico usate per riferirsi ai giudici, come FELILIM o SHOFETIM e questo dimostra che non potevano essere giudici.


L’ASSEMBLEA DEI GIUDICI/ELOHIM

Secondo la teologia nel salmo 82 si parla di un’assemblea di giudici. Questa tesi ha una sostenibilità biblica o è un’invenzione dei teologi? In precedenza abbiamo illustrato la regola per determinare se la parola ELOHIM è considerato un plurale di astrazione quindi con il significato di divinità oppure una pluralità di individui. Ecco, in questo brano ci sono entrambi i casi. Nel primo versetto abbiamo il protagonista di questo brano: Dio presiede.. con il verbo al singolare. Così anche all’ultimo versetto: Àlzati, o Dio, a giudicare la terra. Da questi due versetti possiamo essere certi che si sta parlando di YHWH, il Dio d’Israele, regge il verbo al singolare come abbiamo visto nella regola e in più ribadisce: perché a te appartengono tutte le genti, letteralmente tutte le nazioni della terra. In nessun modo si può constatare che si tratti del capo degli ELOHIM, vedremo in seguito che secondo Biglino il capo degli ELOHIM si identifica con la parola ELYON, eppure nel primo versetto questa parola non c’è e qua si contraddice da solo. Non ci resta che capire a chi Dio stia parlando. Il primo versetto continua con la frese:  giudica in mezzo agli dèi. In ebraico troviamo la parola EL, che come detto in precedenza oltre alla divinità indica più che altro il concetto di colui che esercita il potere sulla terra. I verbi successivi sono al plurale, quindi si tratta di una pluralità di individui che esercitano di fatto il potere sulla terra. Come detto in precedenza la parola ELOHIM indica una divinità solo se è accompagnato da verbi e pronomi al singolare, quindi in questo caso non si sta parlando di divinità, ma semplicemente di uomini. La parola ELOHIM  dunque quando non si riferisce a Dio indica  un individuo umano vicino a Dio e consacrato a Lui, che svolge un incarico speciale: Quello di essere un rappresentante di Dio sulla terra. Era considerato un titolo che poteva designare un profeta e allo stesso tempo anche un giudice, come il caso del profeta Samuele che era sia profeta che giudice. Ritornando al significato di ELOHIM dal punto di vista etimologico: Promessa e maledizione; vediamo che può coincidere anche con il ruolo di un giudice umano dove in una sentenza può emanare una promessa, ed esempio un risarcimento danni, o una maledizione, come una sanzione. Infatti, nel dizionario ebraico-Inglese BROWN-DRIVER-BRIGGS, uno dei dizionari più usati al mondo riporta alla voce ELOHIM anche il significato di: rulers, judges: ovvero, governanti giudici, spiegando che identifica soggetti con il ruolo di rappresentanti divini che riflettono maestà e potenza divina. Vediamo degli esempi dove il termine ELOHIM è riferito in maniera inequivocabile a una persona.


MOSÈ, L’ELOHIM

In esodo capitolo 4 troviamo la famosa scena della chiamata di Mosè nel deserto attirato da una rovereto che brucia senza consumarsi. In quella occasione Mosè rimane perplesso all’idea di svolgere il compito assegnato da Dio a motivo della sua difficoltà nel parlare. E fu così che Aronne, suo fratello venne scelto come suo portavoce  Leggiamo i versetti 15 e 16:

Tu gli parlerai e porrai le parole sulla sua bocca e io sarò con la tua e la sua bocca e vi insegnerò quello che dovrete fare. Parlerà lui al popolo per te: egli sarà la tua bocca e tu farai per lui le veci di Dio. Esodo 4,15-16

Facendo la traduzione interlineare della frase sottolineata troviamo:

Dalla traduzione letterale risulta che Mosè viene nominato ELOHIM da Dio stesso, dicendo che Aronne è il portavoce, ma Mosè verso di lui è un ELOHIM. Questo viene ribadito in  esodo 7,1 dove troviamo scritto nel  testo della CEI:  Il Signore disse a Mosè: <<Vedi, io ti ho posto a far le veci di Dio di fronte al faraone>>. Ma la traduzione letterale del testo ebraico dice:

Disse il Signore a Mosè: Vedi, ti ho stabilito/nominato Dio (ELOHIM) davanti al faraone. In questo versetto compare chiaramente che Dio stabilisce o nomina Mosè come ELOHIM. Vediamo dunque che questo  termine applicato agli uomini diventa un titolo, allo stesso tempo si può vedere come il termine ELOHIM non è una pluralità di individui, riferendosi a Mosè che è una singola persona. La nomina di ELOHIM a Mosè da parte di Dio comporta un compito maggiore rispetto a un semplice giudice, implica la responsabilità di un legislatore giusto e retto agli occhi di Dio, rappresentando così la giustizia di Dio davanti agli uomini. Per svolgere al meglio questo compito è necessario che sia anche un profeta ricevendo così degli oracoli provenienti da Dio. Chiaramente, Mosè, essendo un uomo molto anziano, senza potere umano, senza un esercito, non aveva alcun modo di esercitare autorità sul faraone per conto suo. Perciò, questa posizione di autorità era una dimostrazione del controllo sovrano del Signore.  Scopriamo dunque una nuova sfumatura del significato del termine ELOHIM quando è applicato agli uomini; nulla a che vedere a significati che rimandando a una  possibile specie aliena proveniente dallo spazio.  In questo versetto troviamo Mosè, che era un comune essere umano e non un alieno, viene dato il titolo di ELOHIM e il suo rappresentare comporta anche che sia un giudice della giustizia di Dio.

Questa sfumatura del significato di ELOHIM riconducibile al titolo di rappresentante/giudice/legislatore/profeta che è lo stesso significato che troviamo nel salmo 82.

SALMO 45.  IL RE ELOHIM

Tipico salmo regale, si tratta di una composizione poetica scritta da un funzionario di corte in occasione del matrimonio del re. Non dice a quale re è riferito, ma sicuramente si tratta di uno dei re considerati giusti agli occhi di Dio. L’autore esalta le qualità umane tipiche di un re, quali la sua bellezza, la forza e il coraggio. Questo salmo contiene un versetto che è molto interessate:

Ami la giustizia e la malvagità detesti: Dio (ELOHIM1) il tuo Dio (ELOHEKHA2), ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni. (Salmo 45,8)

Da come si può notare compare per due volte la parola ELOHIM. La prima è riferita al re che ama la giustizia e detesta la malvagità. La seconda è riferita all’ELOHIM del re, ovvero  Dio YHWH. All’incoronazione del re veniva versato dell’olio dal sacerdote simbolo di consacrazione a Dio. Anche in questo caso possiamo vedere come la parola ELOHIM può essere anche riferita a un uomo e non ci sono elementi che possano ricondurre all’idea di alieni venuti dallo spazio.

I GIUDICI

Biglino in una conferenza del 17 dicembre 2013 a Cosenza disse che nell’antica Israele i giudici non assumevano il compito di sentenziare nei tribunali, ma quello di essere temporaneamente dei capi politici. Non è quello che si riscontra nella Bibbia! Per Mosè, il suo essere unico giudice di fronte all’immenso popolo di Israele era un peso troppo gravoso, per questo a sua volta nomina altri giudici che si occuperanno dei casi più semplici, a Mosè invece quelli più complessi. In Deuteronomio 16,18-20 troviamo scritto:

Ti costituirai giudici e scribi in tutte le città che il Signore, tuo Dio, ti dà, tribù per tribù; essi giudicheranno il popolo con giuste sentenze. Non lederai il diritto, non avrai riguardi personali e non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti. La giustizia e solo la giustizia seguirai.

I giudici indagheranno con diligenza e, se quel testimone risulta falso perché ha deposto il falso contro il suo fratello, farete a lui quello che egli aveva pensato di fare al suo fratello. Deuteronomio 19,18-19

Quando sorgerà una lite fra alcuni uomini e verranno in giudizio, i giudici che sentenzieranno, assolveranno l’innocente e condanneranno il colpevole. Deuteronomio 25,1

Samuele fu giudice d’Israele per tutto il tempo della sua vita. 1Samuele 7,15

Dio ha stabilito degli uomini che hanno il compito di giudicare e sentenziare altri uomini secondo la giustizia di Dio e di ed essere dei rappresentanti di Dio, un incarico che durava tutta la vita e non solo temporaneamente (Vedi 1Samuele 7,15) ed e proprio a loro che sta parlando nel salmo 82. Dio tramite Mosè stabilisce delle linee guida e dei principi che i giudici devono tenere conto quando sono in una situazione di una disputa da risolvere. Vediamone alcuni:

Non ledere il diritto del tuo povero nel suo processo. Ti terrai lontano da parola menzognera. Non far morire l’innocente e il giusto, perché io non assolvo il colpevole. Non accetterai doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti. (Esodo 23,6-8).

poi anche:  Non maltratterai la vedova o l’orfano (Esodo 22,21).

Vediamo quindi che essere rappresentanti di Dio significa tutelare soprattutto i più deboli che sono i poveri, la vedova e l’orfano e assolutamente non farsi mai corrompere ricevendo delle tangenti dalla controparte malvagia. Questi principi li troviamo anche nel salmo 82:

Difendete il debole e l’orfano, al povero e al misero fate giustizia! Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano dei malvagi!». (Salmo 82,3-4)

Nel salmo 82 si può vedere con chiarezza che l’altissimo Dio sta parlando con persone che devono svolgere i ruoli tipici di un giudice; difendere e proteggere la parte più fragile della società. Si può concludere con certezza che queste persone sono proprio dei giudici, anche se non stanno agendo in maniera corretta. L’autore li chiama ELOHIM perché come visto in precedenza, l’essere giudice è solo uno dei ruoli, il significato è più ampio, e solo analizzando e comprendendo la cultura ebraica possiamo scoprire. Per semplificazione possiamo parlare di Giudici SHOFETIM שׁוֹפְטִים. Ogni volta che nella legge di Mosè si invita ad presentarsi davanti da Dio, si riferisce in realtà agli ELOHIM umani, ossia i giudici. Vediamo un esempio di versetto:

Quando un uomo dà in custodia al suo prossimo denaro od oggetti e poi nella casa di costui viene commesso un furto, se si trova il ladro, quest’ultimo restituirà il doppio. Se il ladro non si trova, il padrone della casa si avvicinerà a Dio (ELOHIM) per giurare che non ha allungato la mano sulla proprietà del suo prossimo. (Esodo 22,6-7)

Nella traduzione della Bibbia ebraica redatta dai rabbini troviamo giudici al posto di Dio. Era chiaro per loro che in questo contesto si parla di giudici umani, anche se compare la parola ELOHIM. Allo stesso modo in questa traduzione troviamo la parola giudici anche nel primo versetto del salmo 82. Dio è particolarmente severo con loro perché si tratta di un ruolo dove sono chiamati ad essere dei perfetti rappresentanti di Dio, comporta grandi responsabilità davanti agli uomini e davanti a Dio. Se i giudici non operano secondo giustizia davanti agli uomini potrebbero anche farla franca ma davanti a Dio no! Per questo che nel versetto 7 dice: ma certo morirete come ogni uomo; perché anche se loro sono chiamati ad essere rappresentanti di Dio questo non li rendono immuni dal suo giudizio; dovranno morire anche loro, rendendo conto dei loro peccati. Il versetto non dice: << Potreste vivere anche 900 anni ma vi farò fuori prima se continuate cosi>>. L’interpretazione di Biglino è completamente travisata. Un’altra riflessione da fare è nel versetto 6 dove dice: Io ho detto: Voi siete dèi. Con l’espressione “io ho detto” si riferisce al momento in cui sono stati nominati ELOHIM e non lo erano dunque alla nascita. Anche in questo punto si distanzia molto dal vedere questi individui come alieni, in quanto se uno lo è, lo sa dalla nascita e non c’è bisogno che vengano nominati o qualcuno gli venga detto che lo sono. Usando l’espressione: “Io ho detto: Voi siete” è chiaro che non si sta parlando di alieni, ma di umani che a un certo momento della loro vita vengono nominati ELOHIM.

IL SALMO 82 NEL NUOVO TESTAMENTO

Questo versetto compare anche nel nuovo testamento. Lo commenterò per avere una comprensione ancora più completa del versetto.

Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata -, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: «Tu bestemmi», perché ho detto: «Sono Figlio di Dio»? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani. (Giovanni 10,32-39).

In questa scena Gesù si trova a Gerusalemme e sta camminando nel portico di Salomone, quando incontra dei giudei che gli chiedono di confessare se è lui il Messia. Gesù fa un lungo discorso, ma quello che li fa infuriare è la frase: Io e il Padre siamo una cosa sola. Vediamo qui il concetto della trinità, ma per i giudei questa è una bestemmia e vogliono lapidarlo perché si fa uguale a Dio essendo solo un uomo. È qui che Gesù cita il Salmo 82,6. Vediamo dunque direttamente dalla voce di Gesù un ulteriore spiegazione di chi sono gli ELOHIM citati nel salmo 82. Quello che dice è che sono stati chiamati Dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio. A chi dunque è rivolta la parola di Dio? A chi Dio rivolge direttamente la parola? Ai profeti mediante gli oracoli, ma allo stesso tempo sono anche dei giudici. Quello che Gesù dice ai giudei: Se dunque i profeti/giudici sono stati chiamati Dèi, quindi ELOHIM; io che sono molto di più di un semplice profeta; provengo direttamente dal Padre e sono la perfetta rappresentazione di Dio sulla terra e le mie opere confermano questo perché dite che bestemmio? Questo è quello che voleva far intendere Gesù. Anche in questo versetto del nuovo testamento conferma che la parola ELOHIM nel salmo 82 significa giudice/profeta/rappresentante di Dio. Biglino cita Giovanni 10,33 ma lo fa solamente per dimostrare come il nuovo testamento traduce “theoi” (Dei in greco) quello che in ebraico è ELOHIM. Secondo Biglino avrebbe dovuto essere tradotto con una parola che significa giudice in greco. Come al solito fa un analisi molto superficiale del testo senza entrare nel cuore della questione. È giusto che compaia la parola “theoi” anche se la traduzione greca va a dissipare il senso ebraico della parola ELOHIM nel contesto del salmo 82. Ma La spiegazione di Gesù è chiara lo smentisce.

FORME DIVERSE DI ELOHIM

Ci sono 2 forme diverse di ELOHIM: La versione singolare ELOHA e la forma contratta EL.

ELOHA:    אֱלוֹהַּ

Nella Bibbia troviamo anche alcuni casi, molto più rari dove compare la parola ELOHIM al singolare. Viene usato per indicare la natura divina in generale, come nel Salmo 18,32, oppure come aggettivo per esempio il “soffio divino” in Giobbe 4,9. A volte usato per indicare le divinità pagane come in Daniele 11,39. Alcuni autori della Bibbia, in rari casi, usano ELOHA anche per indicare il Dio supremo e unico, ma sono presenti in versetti dove Dio non è il soggetto principale e si vuole mettere enfasi su un altro aspetto della frase. In altri casi secondo la chiave trinitaria non si riferisce più a Dio come trinità ma solo a la figura di YHWH.

EL:    אֵל

La parola EL come detto in precedenza significa “forte”, ma come secondo significato corrisponde alla forma contratta di ELOHIM. EL; quando è riferito a YHWH è talvolta accompagnato dall’articolo determinativo (HA הָ ) oppure è molto frequente che sia associato a un titolo divino o da un predicato. Vediamo alcuni  esempi:

VERSETTISINTASSIPRONUNCIASIGNIFICATO
GENESI 21,33אֵל עוֹלָםEL OLAMDio eterno
SALMO 136,26אֵל הַשָּׁמָיִםEL HASHAMAIMDio del cielo
ESODO 36,6רַחוּם וְחַנּוּן אֵלEL RAHUM VEHANNUNDio compassionevole e misericordioso
GENESI 33,10אֵל אֱלֹהֵי יִשְׂרָאֵלEL ELOHE ISRAELDio d’Israele
DEUTER. 7,9הָאֵל, הַנֶּאֱמָןHAEL HANNEMANIl Dio fedele
ISAIA 5,16הָאֵל, הַקָּדוֹשׁHAEL HAKADOSHIl Dio santo
ISAIA 45,15אֵל מִסְתַּתֵּרEL MISTATERDio nascosto
GEREMIA 51,56אֵל גְּמֻלוֹתEL GEMULOTDio che retribuisce
SALMO 36,6אֵל אֱמֶתEL EMETDio leale
NUMERI 16,22אֵל, אֱלֹהֵי הָרוּחֹת לְכָל-בָּשָׂרEL ELOHE HARUCHOT LEKAL BASARDio di tutti i viventi 

Sono tutti quei titoli che consente a Dio di far conosce le sue caratteristiche e peculiarità all’uomo poco alla volta. In particolare l’ultimo della lista, Dio di tutti i viventi presente in Numeri 16,22 si riferisce al fatto che il Dio d’Israele è il Dio universale e non soltanto degli israeliti. Questo mette un po’ in difficoltà la narrazione paleastronautica, in quanto sostiene che era solo uno degli ultimi ELOHIM. Questi titoli possono comparire più volte nella Bibbia, nella tabella i versetti sono solo un esempio dove la locuzione è collocata.

ELOHIM NEL DIZIONARIO:



Il dizionario dice che la parola ELOHIM è grammaticalmente il plurale di ELOAH infatti per rendere il plurale nei nomi maschili si aggiunge la desinenza IM. In questo caso, secondo la regola la A sparisce. Rivediamo in maniera più sintetica i significati analizzati precedentemente, ribadendo che nonostante la valenza plurale, quando sono presenti alcuni indicatori linguistici che identificano che è riferito al Dio d’Israele è da considerarsi un singolare. Il criterio linguistico principale è quando il verbo che accompagna il soggetto ELOHIM è al singolare da come si evince andando avanti con la definizione.


Un esempio lo troviamo proprio nel primo versetto della Bibbia:

Al principio Dio (ELOHIM) creò ( VERBO AL SINGOLARE) i cieli e la terra

Da come risulta dal dizionario, la parola ELOHIM non è da considerarsi sempre un plurale di astrazione con valenza singolare, può avere in certi casi una valenza plurale di numero. In che modo si distinguono tra di loro dal momento che graficamente sono scritte in maniera identica? Da semplici regole grammaticali, certamente non avviene un’attribuzione arbitraria basata su preconcetti dogmatici. Vediamo queste regole:

La parola ELOHIM è da considerarsi un singolare, plurale di astrazione,  quando:

  • È accompagnato da un verbo singolare
  • È riferito al Dio d’Israele o a un dio pagano
  • L’eventuale presenza di aggettivi possessivi sono al singolare

La parola ELOHIM è da considerarsi un plurale di ELOHA, quindi una molteplicità di individui quando:

  • È accompagnato da un verbo plurale
  • Non è mai riferito al Dio d’Israele o a un dio pagano
  • L’eventuale presenza di aggettivi possessivi sono al plurale

Esistono tuttavia 4 eccezioni. Precisiamo che si trattano solo di 4 eccezioni su più di 2500, quindi un numero assai infimo, ma in ogni caso la teologia l’ha sempre saputo da secoli e sono stati ampiamente spiegati. Per sciogliere ogni eventuale dubbio andiamo brevemente a spiegarli.

Versetti 1) Genesi 20,13  e 2) Genesi 35,7.

 Nel testo masoretico i verbi sono al plurale, ma nella versione greca dei LXX, molto più antica, troviamo i verbi al singolare. Vige dunque una regola usata da tutti i traduttori della Bibbia: In caso di discordanze tra le traduzioni, la priorità cade su quella più antica per avvicinarsi maggiormente al testo originare. Inoltre, i verbi al singolare li troviamo anche nel Pentateuco samaritano, un’altra versione, anch’esso molto antica. Nelle Bibbie in italiano troviamo infatti il verbo al singolare come nella versione greca e samaritana più antiche. Il testo masoretico potrebbe dunque aver subito degli errori di trascrizione.

3) 2 Samuele 7,23

L’unica nazione sulla terra che Dio sia venuto a redimere… (Bibbia testo CEI)

Questo versetto nella nostre Bibbie è al singolare, ma nel testo Masoretico è al plurale, quindi che ELOHIM siano venuti a redimere.

In 1 Cronache 17,21 troviamo lo stesso identico versetto, ma con il verbo al singolare anche nella Bibbia masoretica. Si potrebbe pensare a un errore di trascrizione in 2 Samuele 7,23, oppure analizzando meglio il contesto, alcuni studiosi sono concordi con il pensare che in questo caso non si riferisce a ELOHIM Dio d’Israele ma a Mosè e Aronne che sono stato loro di fatto a liberare il popolo dalla schiavitù in Egitto. In questo caso si tratterebbe di un plurale di numero.

4) Salmo 58,12

C’è un Dio che fa giustizia sulla terra (testo CEI)

Ma c’è ELOHIM giudicano sulla terra (Testo masoretico)

Secondo la Bibbia dei LXX in questo versetto compare: “che li giudica”. Secondo questa versione il plurale non è riferito tanto alla parola ELOHIM ma agli uomini  della terra che subiscono il giudizio. Concentrandoci sul testo masoretico gli esperti identificano questo plurale secondo una forma chiamata: plurale di concordanza. Si tratta di un plurale con una costruzione prettamente stilistica, ma si traduce comunque con un singolare, come appunto compare nelle Bibbie tradotte in Italiano. Un altro esempio di questo plurale applicato alla parola ELOHIM lo abbiamo già riscontrato a Pag.  nel versetto 1Samuele 28,13 : Vedo un essere divino che sale dalla terra. La parola sottolineata in ebraico sarebbe al plurale, anche se si riferisce chiaramente a una entità singolare.

Abbiamo visto che queste eccezioni possono essere spiegate e non vanno ad annullare la regola generale. Biglino invece fa un uso improprio di questi 4 versetti. Li fa passare come se fossero delle sue scoperte, non dice che sono state già spiegate dai linguisti, facendo credere al suo pubblico di conosce l’ebraico meglio degli altri traduttori. Non dice che si trattano solo di 4 eccezioni, ma li cita per far credere che la parola ELOHIM non è un plurale di astrazione e che non è vero che quando c’è un verbo al singolare si riferisce a Dio e perciò le spiegazioni dei teologi non stanno in piedi. Siamo di fronte quindi a uno stravolgimento per indurre le persone a credere in lui.

LA TRINITÀ:

Altre correnti di pensiero danno un ulteriore chiave di lettura sulla pluralità della parola Dio in ebraico. Troviamo che ELOHIM, anche se è plurale, i verbi che lo accompagnano sono al singolare, come se questi ELOHIM compissero un’azione al singolare nonostante siano più entità, come se agissero tutti contemporaneamente o meglio ancora formano un unico essere. Così come il corpo umano è formato da più membra ognuno con uno scopo preciso, così anche gli ELOHIM sono più entità riunite in un’unica realtà; ognuna esistente per uno scopo. Essendo un’unica realtà possono compiere un’azione al singolare, senza intercorrere in contraddizione. Che cosa ci fa venire in mente tutto questo? Il modo in cui la parola ELOHIM agisce quando è riferito al Dio unico di Israele? La trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo dimostra che il fatto che ELOHIM è plurale non è affatto in contrasto con il Dio predicato dalla teologia, anzi conferma un importante dogma della teologia già nell’antico testamento. Non a caso la trinità è riconosciuta da tutte le confessioni cristiane a eccezione di rare eccezioni. Ci sono però alcuni rari casi dove ELOHIM anche se riferito a YHWH  è accompagnato da un verbo al plurale; un esempio lo troviamo in Genesi 1,26:

Dio (ELOHIM) disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo nostra somiglianza.

Da notare il verbo “facciamo” al plurale e i possessivi <<nostra>> ripetuta 2 volte, ora guardiamo il versetto 27

E Dio (ELOHIM) creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.

Da notare il verbo creare al singolare che è ripetuta 3 volte, successivamente “facciamo” al plurale. Qua abbiamo la prima figura degli ELOHIM (DIO PADRE) che ha concepito mentalmente l’idea di creare l’uomo. La seconda figura il mezzo utilizzato per crearlo con la parola (CRISTO). La terza figura (LO SPIRITO SANTO) che adempie il pensiero della prima figura attraverso il mezzo che è la seconda figura (CRISTO). Vediamo come anche Cristo ha partecipato alla creazione, lo troviamo infatti anche nel vangelo di Giovanni 1,10: il mondo è stato fatto per mezzo di lui. Vediamo che anche se Genesi 1,27 il verbo è al plurale troviamo lo stesso la trinità, anzi la troviamo in maniera ancora di dettagliata. Nell’analisi dei versetti della genesi si può concludere che un “portavoce” degli ELOHIM, una figura predominante, ma non superiore, nonostante siano un’unica realtà (DIO PADRE YHWH) impartisce l’ordine di compiere un azione e tutti gli altri eseguono di conseguenza. Il concetto della trinità spiega in maniera esaustiva le due possibili varianti: Quando ELOHIM è accompagnato con un verbo al singolare, come è nella maggior parte dei casi rappresenta la trinità che agisce e si muove simultaneamente; quando invece ELOHIM è accompagnato con il verbo al plurale significa che le entità della trinità agiscono in ruoli diversi proprio come nell’esempio che abbiamo appena illustrato. Tuttavia sono casi molto rari. Questo sempre se ELOHIM è riferito a YHWH.

LA PLURALITÁ DELLA PAROLA ELOHIM


La seconda argomentazione che usa Biglino per poter indirizzare il lettore verso la sua teoria è il fatto che ELOHIM grammaticalmente ha una desinenza plurale e questo  secondo lui è un aspetto che mette in seria difficoltà gli esegeti teologi e monoteisti. Secondo Biglino il fatto che ELOHIM è plurale è una contraddizione al pensiero teologico che definisce un unico Dio, mentre è più fattibile pensare che si tratta di una pluralità di individui. L’obbiettivo è far credere che la Bibbia non parli di un solo Dio, ma di tanti individui tutti molto simili tra di loro e quindi l’ELOHIM non si riferisce a una singola entità, ma a una pluralità di individui che vengono ben distinti dagli uomini. Questo è il trampolino di lancio per affermare che si trattano di alieni. Come spiegano i teologi il fatto che ELOHIM sia plurale?  Nel suo libro: “la bibbia non parla di Dio scrive: <<Il suo essere plurale impone infatti alla dottrina tradizionale giudaico-cristiana che inserisce il Dio unico nell’antico testamento, la necessità di elaborare spiegazioni convincenti, capaci di conciliare la seguente contraddizione: se esistono termini singolari perché usare il plurale per rappresentare il Dio unico? Le spiegazioni che vengono fornite  sono in sostanza le seguenti: ELOHIM è una forma grammaticale che, con il plurale nella desinenza, intende rappresentare la magnificenza del Dio unico>> Questo plurale si chiama plurale di astrazione. Biglino non spiega ai lettori cosa consiste questa regola grammaticale, si limita a dire che i teologi hanno attributo questa tipologia di plurale a ELOHIM, andando avanti cercherà di dimostrare passo dopo passo la pluralità di questi ELOHIM. Agli occhi di un lettore poco informato è facile che possa pensare che il plurale di astrazione sia un espediente per i teologi di spiegare invano la pluralità della parola ELOHIM.  In realtà per la teologia non c’è nessun problema del fatto che ELOHIM sia plurale, anzi partendo da questo aspetto si possono spiegare alcuni concetti.

IL PLURALE DI ASTRAZIONE:

Nella lingua ebraica troviamo diversi tipi di plurali, per quanto riguarda il plurale di astrazione viene usato per enfatizzare un termine all’interno di un versetto oppure come superlativo. Propongo tre esempi dove compare questo tipo di plurale non applicato alla parola ELOHIM per comprendere meglio l’uso che si fa di questo plurale.[1] Negli esempi la parola in grassetto è quella che prenderemo in esame. Nella traduzione italiana compare in singolare, ma nell’originale in ebraico è un plurale di astrazione.

  1. Genesi 21,2

Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.

In questo versetto troviamo Abramo che, come promesso da Dio, nonostante la sua veneranda età ha un figlio che chiamerà Isacco. In ebraico il termine “vecchiaia” è al plurale; non perché ci sono una pluralità di vecchiaie, ma perché Abramo non era semplicemente anziano, ma era è molto anziano, addirittura centenario. Compare quindi il plurale di astrazione per enfatizzare la sua vecchiaia fuori dal comune. Viene quindi usato come una sorta di superlativo.

  • Genesi 42,30

Quell’uomo, che è il signore di quella terra, ci ha parlato duramente e ci ha trattato come spie del territorio.

I figli di Giacobbe, a causa della carestia sono costretti ad andare nella terra d’Egitto e incontrano, senza riconoscerlo il loro fratello Giuseppe che molti anni prima lo avevano venduto a degli ismaeliti. Giuseppe per metterli alla prova inizialmente li tratta duramente. Nel testo originale la parola “Signore” è al plurale nonostante si stia parlando di una singola persona. Questo è per evidenziare che Giuseppe non era un semplice signore con una bella casa e qualche servo, ma era la seconda carica politica d’Egitto dopo il faraone. In questo caso è usato come superlativo.

  • Esodo 21,34

il proprietario della cisterna deve dare l’indennizzo: verserà il denaro al padrone della bestia e l’animale morto gli apparterrà.

Questa è una delle tante norme riguardante la legge di Mosè. Se un uomo scava un pozzo e un animale appartenente a un’altra persona ci cade dentro dovrà risarcire il padrone dell’animale. In questo caso troviamo “padrone” al plurale per enfatizzare il soggetto che ha diritto ha un risarcimento.

Alla luce di questa regola grammaticale non c’è da stupirsi che proprio la parola che si traduce con Dio è al plurale. Indica che non si tratta di un ELOHIM qualunque, ma l’ELOHIM supremo e onnipotente. I primi a contestare le traduzioni di Biglino sono proprio gli ebrei, che leggendo le sue considerazioni si stupiscono che una persone che millanta di conosce l’ebraico non è in grado di distinguere un plurale normale da un plurale di astrazione. Questo significa che Biglino non conosce così bene l’ebraico come afferma oppure è in mala fede. Se ancora ci fossero dubbi è disponibile una pubblicazione di Joel S. Burnett chiamata “A Reassessment of Biblical Elohim”, un pluriennale lavoro accademico dove si approfondisce il plurale di astrazione applicato a ELOHIM in parallelo con le altre lingue semitiche che anch’essi hanno anche loro questo tipo di plurale, tenendo conto anche delle fonti archeologiche, in particolare è citata una statua raffigurata una divinità pagana e una iscrizione con il termine dio al plurale di astrazione.


CONCLUSIONE:

Se gli ELOHIM fossero degli alieni provenienti da qualche pianeta lontano come sostiene la teoria degli antichi astronauti, dal punto di vista grammaticale, nella Bibbia troveremo: In riferimento a YHWH ci sarebbe stato sempre la parola ELOHA con verbo al singolare; la parola ELOHIM accompagnata solamente da verbi al plurale e solo per definire il gruppo della razza aliena. Il fatto che ELOHIM è accompagnato al singolare è una spina nel fianco ai sostenitori di questa teoria che rivela la falsità di questa tesi

[1] Dal video: “ELOHIM, parliamo di questa parola” di Roberto Mercadini

SIGNIFICATO DELLA PAROLA ELOHIM


La prima parola che viene commentata nei libri di Biglino è la parola ELOHIM. Nelle nostre Bibbie è abitualmente  tradotta con Dio, per questo motivo che i ”liberi pensatori” della paleastronautica non possono ignorare questa parola. Secondo il loro parere, nessuno ha mai capito cosa significa il termine ELOHIM, gli studiosi accademici traducono questa parola in tutti i modi: Quelli dell’alto, gli splendenti, i potenti, legislatori, governanti, giudici, ministri. Nessuno prende in considerazione di tradurre questa parola al quanto misteriosa con “Dio” che infatti non è altro che una scelta puramente teologica e dogmatica non giustificata dalla grammatica ebraica. La parola ELOHIM a causa della sua profonda non conoscenza sarebbe più opportuno lasciarla non tradotta, oppure sostituirla con l’espressione “quelli là”. Questa è la prima argomentazione che usa Biglino per introdurre la tesi paleastronautica, non parla inizialmente di alieni, ma andando avanti con i suoi libri parla del fatto che vengono dal cielo, con astronavi e altre tecnologie avanzate ed è il lettore che intuisce che si tratta di alieni. Riguardo questa argomentazione ho trovato una risposta di un ebraista laico[1] di nome Giuseppe Cuscito che all’affermazione: “nessuno ha mai capito cosa significhi ELOHIM”, rispose: Parla per te![2]  Cuscito è un accademico ebraista che studia la Bibbia con un approccio laico e non teologo, quindi non ha nessun interesse nel difendere la Bibbia come parola di Dio e proprio lui ha smentito Biglino dicendo che non è vero che in ambito accademico la parola ELOHIM non significa Dio. Certo che significa Dio, infatti la differenza tra un teologo e un accademico laico non sta nelle traduzioni che sono pressoché identiche,  ma nell’interpretazione del testo. Non esistono parole tradotte in maniera arbitraria dai teologi. Raccontando la sua storia dichiara che in passato era un sostenitore convinto della teoria degli antichi astronauti, per questo ha voluto studiare ebraistica laica, per avere una conferma di questa teoria, ma con suo profondo rammarico ha scoperto che si tratta solo di speculazioni.  Ma come mai solo lui si è fatto avanti a fare questa dichiarazione dopo anni che Biglino scrive libri? La teoria dell’antico astronauta in ambito accademico è considerata nient’altro che spazzatura ed è persino degradante per un accademico anche solo scrivere qualcosa per smentirla. Se potessi fare un paragone è come se un astronauta scrivesse un libro per dimostrare che la terra è rotonda per smentire i terrapiattisti, nessuno farebbe niente del genere in quando sarebbe una cosa ridicola scrivere qualcosa per dimostrare questa ovvietà. Ma dal momento che questa teoria in passato l’ha creduta ha deciso di farsi avanti anche se è stato sconsigliato dai suoi colleghi, perché non vuole che altre persone come lui caschino in queste false teorie.

IL SIGNIFICATO DI ELOHIM

Per esaminare il significato di un termine bisogna analizzare il modo in cui il termine viene usato. ELOHIM nella Bibbia compare più di 2500 volte, è dunque un termine che nella scrittura ebraica ha un certo peso e ha molteplici sfaccettature a seconda del soggetto di riferimento. Quando ELOHIM è riferito a YHWH (Dio creatore) si traduce Dio onnipotente. Altrimenti possono indicare gli angeli o i demoni o i presunti dèi pagani. Anche l’anima umana dal momento che fa parte del mondo spirituale è considerato un ELOHIM anche se molto più debole rispetto agli angeli o i demoni. Un esempio lo troviamo in 1Samuele 28. Il re Saul, un tempo buono, ma successivamente divenuto malvagio si trova in seria difficoltà in quanto i filistei si stanno preparando per attaccare. Saul prova a pregare il Signore, ma a causa del suo cuore duro non riceve nessuna risposta. Decide così di consultare una negromante per evocare lo spirito del profeta Samuele, morto poco tempo prima. La negromante viene colta da stupore perché come dice il versetto 13:

Vedo un essere divino che sale dalla terra. Quel “essere divino” da come si può chiaramente vedere nella traduzione letterale del testo ebraico, compare la parola ELOHIM. Questo versetto da scacco matto a Biglino e a tutta la teoria dell’antico astronauta perché dimostra che gli ELOHIM non possono essere degli alieni, perché qui si sta parlando di un anima umana, oltretutto si parla anche di una vita dopo la morte, cosa che Biglino nega. Che cosa accomuna Dio, gli angeli/demoni e l’anima umana? Secondo Il professor Michael S. Heiser, uno dei massimi esperti nel campo delle lingue semitiche ha dato una chiara definizione riguardo la parola ELOHIM: Entità spirituale potente. Poiché Dio è spirito supremo creatore di tutti gli spiriti (Ebrei 12,9), allora il regno degli spiriti è dove vive Dio. Gli esseri che vivono nel regno degli spiriti sono quindi “divini”. La parola migliore per catturare questa concezione è ELOHIM. Un ELOHIM è un essere divino, in quanto un ELOHIM è un abitante del piano spirituale della realtà.[3] Quindi un termine generico riconducibile a tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.  Questa è la definizione più precisa della parola ELOHIM e nel contesto esatto è giusto tradurlo con Dio. Anche analizzando la sua etimologia si può arrivare a un altro punto di coincidenza. L’etimologia della parola ELOHIM può avere più origini come per esempio EL che vuol dire “forte, potente”, oppure UL che vuol dire “capo, colui che precede gli altri”, ma con maggior probabilità dal punto di vista grammaticale deriva da “ALAH” אָלָה che richiama al concetto di promessa o maledizione[4]. Nel senso che il soggetto ELOHIM indifferentemente che pronunci una promessa o una maledizione, la sua parola si adempie sempre, opere soprannaturali comprese. Un esempio di promessa è quella che diede ad Abramo quando disse che avrebbe avuto un figlio nonostante la sua veneranda età (Genesi 18,10) o le maledizioni quando furono contro i nemici storici di Israele, in ogni caso entrambi  puntualmente adempiute. Quindi la radice etimologica indica un soggetto che ha la capacità per prevedere o generare un evento futuro in perfetta linea della sua parola. Questa è una caratteristica che solo Dio può avere, vediamo dunque che anche attraverso questa strada si arriva alla verità.


[1] Studioso di ebraico e aramaico, specializzato in Scienze delle religioni,  conseguito un dottorato di ricerca in Storia, Culture, Religioni. Ha all’attivo pubblicazioni scientifiche e conferenze in Italia e all’estero.

[2] Canale YouTube: Cuscito ergo sum. Video: Alieni nella Bibbia?

[3] What is an Elohim – Michael S. Heiser

[4]Dal video: “ELOHIM, parliamo di questa parola” di Roberto Mercadini, scrittore e studioso di Ebraico, e collaboratore, fra gli altri, con il museo ebraico di Bologna.