TIPOLOGIE DI ATEISMI

L’ateismo è una posizione filosofica che nega l’esistenza di un Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, nega l’esistenza dell’anima e di una vita dopo la morte sostenendo invece che dopo lo morte ci sia “il nulla”. La conseguenza di questa filosofia è che nessuno dovrà rendere conto di quello che ha commesso durante la vita sulla terra. Le persone che non credono pensano che non esistendo nessun Dio, non esiste neanche un codice morale da seguire stabilito da qualche creatore ed è quindi l’uomo che può decidere da se un suo standard di giustizia che cambierà a seconda della cultura popolare. Questo pensiero porta l’individuo a condurre una vita secondo la carne e quindi a inseguire i valori dell’io: individualismo, edonismo, egoismo, autoreferenzialità e altro ancora. Per l’ateo al posto di Dio c’è l’io infatti senza Dio è l’uomo che si erge a dio di se stesso.

TIPI DI ATEISMI

 Ho classificato diversi tipi di ateisti: Gli atei razionalisti, gli atei non razionalisti e gli agnostici.

1) ATEI RAZIONALISTI

 Nei primi l’ateismo è basato sulla razionalità scientifica. Qualunque cosa che non può essere dimostrata in maniera scientifica, non esiste, pertanto non bisogna crederci. Quindi secondo loro Dio non esiste perché non ci sono prove scientifiche della sua esistenza come c’è anche la negazione di ogni fenomeno soprannaturale. Dio non può essere dimostrato con strumenti tecnologici perché con essi puoi solo studiare la materia e Dio non è fatto di atomi essendo puro Spirito, per questo può solo essere cercato spiritualmente. Molti infatti dicono: Ma dove è Dio? Non lo vedo e non lo sento. Beh, non lo vedi e non lo senti perché sei cieco e sordo, per il fatto che non vuoi vedere e non vuoi sentire. Una delle tante cose che gli atei dicono che non potendo percepire Dio con almeno uno dei 5 sensi, non ci sono prove della sua esistenza. È come se un nato cieco dicesse che visto che non posso vedere la luce, allora la luce non esiste. Lo scienziato ateo Steven Hawking in un colloquio con papa Francesco continuò a sostenere il suo ateismo, ma mettendo anche in dubbio la sua limitata percezione del reale come impedimento a comprendere una sua eventuale esistenza. Anche da ateo è arrivato a una importante verità: Dio non si può percepire con i nostri 5 sensi naturali, ma puoi sentire la sua presenza solo spiritualmente, ma se il tuo spirito è morto allora non hai la capacità di sentirlo, ma questo non significa che non esiste. Diventare atei però apre a molte domande senza risposta, che gli atei provano a rispondere ma senza avere prove: Il senso della vita? Perché esistiamo? Com’è nato l’universo? Cosa c’è dopo la morte? Ogni risposta non è molto rassicurante. Molti dicono il nulla, ma che senso ha? Come puoi immaginarti il nulla? È una teoria che non puoi dimostrare scientificamente che dopo la morte non c’è nulla e se devi aspettare di morire per saperlo sarà troppo tardi. Lo scienziato Einstein disse: Chi non ammette l’insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato. La scienza non può spiegare e investigare tutto, quindi nessuno può pretendere una prova scientifica per credere in Dio, al limite studiando la natura si posso arrivare a riconoscere i segni che portano ragionevolmente a prendere in considerazione la presenza di Dio. Poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza lo avvicina. Le persone atee dicono che i credenti non hanno prova della vita dopo la morte, ma anche questo non è esatto, ci sono tante testimonianze di esperienze di “quasi morte”, ovvero persone che sono arrivate sul punto di morire, e sono di fatto morte per un certo tempo, qualcuno di minuti altri di ore, e dopo il risveglio raccontano cose analoghe: raccontano tutti che si sente l’anima uscire dal corpo come se fosse un abito usato, e continuano a vedere le cose che succedono intorno, tipo i medici che tentano di rianimare il corpo, poi si vede aprire un portare fatto di una luce bianca e si viene risucchiati da questo portale, si arriva nell’aldilà, e vengono accolte da Dio e dai propri cari defunti. Descrivono Dio come un’immensa luce gloriosa che non abbaglia gli occhi. A tutti viene detto che torneranno sulla terra e li viene lasciato un messaggio personale che cambia da persona a persona. Tutti dicono che chi arriva lì non vuole più andare via perché la pace che si prova è indescrivibile, poi dopo si fa ritorno al proprio corpo e si ricorda tutto. Ora, qualcuno può dire che si trattano solo di sogni, ma questo non è possibile perché in quel momento il cervello è morto e le attività celebrali sono completamente cessate, questo rende impossibile sognare. Un altro elemento è che in molti casi queste persone ricordano anche i dialoghi delle persone attorno a loro quando era morta, anche in altre stanze e questo sarebbe impossibile farlo da morto. Questo è quello che avviene in un’esperienza di quasi morte, nel linguaggio tecnico si chiama esperienza NDE. Sono quindi testimonianze che dimostrano una vita dopo la morte naturale. Gli atei  razionalisti sostengono che la fede è in antitesi con la scienza; pensano che se una persona crede è soltanto perché da bambini qualche prete gli ha fatto il lavaggio del cervello, ma se nel corso degli anni studiasse scienza e analizzasse la Bibbia arriverebbe alla conclusione di non esiste alcun Dio. C’è un piccolo problema in questo pensiero: la maggior parte delle conversioni avviene in età adulta, dopo anni di vita atea, cercando Dio e studiando la Bibbia si è arrivati alla conversione.

2) ATEI NON RAZIONALISTI

 I non razionalisti sono quella categoria di persone che pur non credendo in Dio sono comunque aperti nel credere in alcune cose che non hanno base scientifica, ad esempio l’astrologia, gli oggetti portafortuna o alcuni fenomeni paranormali. Alcuni cercano di immaginarsi una vita dopo la morte, tipo una sorta di paradiso o la reincarnazione, però nessuno si immagina l’inferno, perché questo fa paura, è più bello credere che anche se si è malvagi dopo la morte si va comunque in una sorta di paradiso o chissà. È qui che così come succede da secoli l’uomo s’inventa la sua religione e il suo proprio Dio a suo piacimento. Il giusto sa che fine veramente faranno dopo la morte. La maggior parte delle persone che vanno all’inferno non credevano neanche che esisteva. Gli atei non razionalisti  non credendo in Dio sono aperti a credere a qualsiasi cosa e si affidano ad essi per i propri problemi. Un esempio diffuso sono le persone dedite agli oroscopi, agli oggetti porta fortuna, alla lettura delle carte, si affidano a volte a maghi e presunti guaritori che sapendo i trucchi del mestiere spillano alle vittime molti soldi, rimanendo così truffati per nulla, dopo di che fanno le vittime; ma se avessero confidato nel Signore anziché a dei ciarlatani non sarebbero stati truffati. Altri invece è possibile che vengano attratti dall’occultismo e lo spiritismo. Pur rimanendo atei è possibile che credano negli spiriti e nella possibilità di parlare con le anime defunte che sono finite chissà dove. Il tentare di parlare con i morti oltre essere una cosa impossibile poiché scritto anche nel libro del Deuteronomio 18,11-12 è anche pericoloso. Quello è territorio demoniaco e se sembra che effettivamente ci sia l’anima del defunto che parla, in realtà sono demoni e chi va a contatto con essi, rischiano di avere delle influenze negative nella propria vita fino ad arrivare anche alle possessioni. La fede quindi offre uno scudo a ogni pensiero o ideologia che non sono conformi alla fede e portano a una vita di problemi e di schiavitù.

3)  L’AGNOSTICISMO

Contrariamente a quello che si può pensare Dio, preferisce uno che sia contro di Lui piuttosto che uno che sia indifferente. Perché se uno è contro Dio; qualcosa può fare per convertirlo, ma se invece è indifferente, difficilmente si potrà convertire. C’è da tener presente che anche una persona che si dichiara indifferente a Dio è pur sempre contro Dio perché se non se con Lui sei contro di Lui, non puoi essere neutrale a Dio. Questo è il caso delle persone agnostiche, loro non negano apertamente l’esistenza di Dio e a volte potrebbero anche essere d’accordo con qualche principio del Vangelo, ma di fatto non cercano il Signore e sono totalmente indifferenti ad esso; sono quindi fuori dallo stato di grazia. Immaginiamoci una persona in alto mare che sta per affogare, a un certo punto arrivano due navi, una da destra e l’altra da sinistra. Sa però che una di queste navi c’è una bomba e appena salirà esploderà. L’agnostico è colui che pur di evitare di salire sulla nave sbagliata, rimane in mare e muore affogato. Quindi l’agnosticismo porta  nella stessa strada dell’ateismo. La differenza è che l’agnostico non preclude la possibilità di convertirsi in futuro se dovesse arrivare in un modo o l’altro a comprendere davvero la Bibbia, quindi rispetto a un ateo non chiude completamente le porte a Dio.

I CARRI VOLANTI NELLE FONTI ROMANE

Quando Biglino commenta a modo suo l’episodio del rapimento di Elia, precedentemente analizzato; per avvalorare la correlazione tra carri volanti e astronavi aliene cita anche delle fonti romane ritenuti da tutti gli storici come attendibili, per esempio Tacito o Giuseppe Flavio. In queste fonti gli autori narrano a un certo punto di aver visto “cose straordinarie”, lampi nel cielo, carri nel cielo, di improvvise entità che si manifestano sulla terra. I sostenitori della teoria dell’antico astronauta fanno utilizzo di queste fonti dando per scontato che si trattano di avvistamenti di astronavi aliene alimentando la solita retorica che le civiltà antiche ci raccontano tutti la stessa storia, della presenza aliena sulla terra, come accadeva nell’antico Israele, così accadeva nell’antica Roma. In realtà queste fonti storiche sono completamente travisate e utilizzate arbitrariamente per sostenere le loro teorie. A smentire queste interpretazioni ci ha pensato il divulgatore storico Roberto Trizio con la consulenza di Lucio Troiani, Professore emerito all’Università di Pavia e Membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei. C’è una spiegazione storica, circostanziata di questo aspetto delle fonti. In alcuni articoli degli appassionati della paleastronautica amano citare queste fonti facendoli passare come qualcosa di occultato dal pubblico per nascondere la antica presenza aliena sulla terra. Ma non è così. Non c’è niente di occultato e tutto si può spiegare in maniera storica e accademica. Vediamo due esempi:

  1. S’eran verificati dei prodigi; prodigi che quel popolo, schiavo della superstizione ma avverso alle pratiche religiose, non ha il potere di scongiurare, con sacrifici e preghiere. Si videro in cielo scontri di eserciti e sfolgorio di armi e, per improvviso ardere di nubi, illuminarsi il tempio. S’aprirono di colpo le porte del santuario e fu udita una voce sovrumana annunciare: “Gli dèi se ne vanno!” e intanto s’avvertì un gran movimento, come di esseri che partono. (Tacito, libro V delle storie paragrafo 13)
  • Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede; e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono. Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città. Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano: “Da questo luogo noi ce ne andiamo”. (Giuseppe Flavio, Guerre Giudaiche Paragrafo 296-299)

Come prima cosa dobbiamo introdurre la mentalità dell’epoca. Le religioni pagane si aspettavano quotidianamente dei segni particolari dove gli dèi esprimevano il loro volere. Potevano essere segni dal cielo, dalle stelle o dalle viscere degli animali. Il cristianesimo non ricerca in continuazione segnali misteriosi per interpretare la volontà di Dio, questa è un peculiarità delle religioni antiche. Detto questo, bisogna sapere che nell’antica Roma esisteva un genere letterario chiamato “paradossografia”. Si trattava di un genere che ai nostri giorni si potrebbe paragonare al genere fantasy. Consisteva nell’introduzione di “paradossi” cose straordinarie, elementi inventati, studiato per essere letti davanti a un pubblico poco colto che serviva a suggestionare, ad emozionare, a fare sognare, o addirittura spaventarsi, a dare maggiore pathos in certi momenti salienti dei racconti, come in questi casi, i momenti più decisi delle battaglie. Come potrebbe essere la presa della città di Gerusalemme nel 70 DC a opera di Tito. Un evento di proporzioni titaniche, si pensava che Gerusalemme fosse una città imprendibile a motivo delle sue imponenti fortificazioni. Proprio nel momento in cui durante la guerra finiscono gli animali per i sacrifici, lo storico Giuseppe Flavio mise un elemento paradossografico per dire che il Dio degli ebrei aveva lasciato il suo popolo. C’erano diversi autori che si fanno interpreti di questo genere, come Palefato, Callimaco o Antigono di Caristo che sistematicamente scrivevano solo in genere paradossografico. Troviamo ad esempio, all’interno di questi generi “la Manticora”, un animale con testa umana e altre parti del corpo di diversi animali, troviamo anche ambientazioni da sogno, segnali soprannaturali del cielo e altri elementi che sono evidentemente delle invenzioni fantasy. In un certo senso potrebbe anche essere simili alla nostra fantascienza, dove vengono presi elementi o concetti scientifici reali e ci si aggiunge anche molti elementi di fantasia anche se completamente irrealistici. Anche in questo caso non è rivolto agli scienziati, ma a un pubblico che vuole emozionarsi e sognare. Così anche la paradossografica funzionava all’epoca allo stesso modo. Un fan della paleastronautica potrebbe pensare che i romani non sapendo come descrivere un astronave l’hanno chiamato “carro di guerra”. Questa teoria non regge: Gli autori in altri scritti descrivono dei carri da guerra trainati da cavalli e guidati da uomini con spade sfolgoranti; tutte descrizioni molte dettagliate che non possono essere confuse con un astronave aliena. Se i romani avessero veramente visto una navicella volante l’avrebbe chiamata “CLIPEO” ovvero scudi, aggiungendo caratteristiche tipiche di un eventuale navicella spaziale. I carri da guerra nel cielo non sono assolutamente la prova di avvistamenti UFO, ma sono elementi usati nel mondo del genere letterario paradossografico.

LE VISIONI DI ZACCARIA

Di Zaccaria si parla nel libro della Bibbia che porta il suo nome. Fu profeta nell’epoca post esiliale (Circa 520 a.c.). Gli esuli, tornati fiduciosi da Babilonia, vivono un momento di scoraggiamento, dovuto ad alcune difficoltà di integrazione nella comunità giudaica e nel senso di delusione che ne consegue. In questo contesto difficile Zaccaria interviene per garantire che Dio realizzerà i desideri messianici, a condizione che tutti si diano da fare nel condurre una vita fondata sull’integrità morale, la ricostruzione del tempio per il ripristino delle liturgie religiose, segno della presenza di Dio e infine una giustizia sociale etica, nel prendersi cura dei poveri e gli indifesi. Zaccaria di cui il nome significa ”YHWH si è ricordato” svela queste intuizioni di Dio attraverso otto visioni. Saranno proprio alcune di queste visioni ad essere al centro delle nostre analisi. Le visioni di Zaccaria, differentemente dalle visioni di Ezechiele che descrivono la scena celeste, sono visioni profetiche molto più brevi, ricolmi di un linguaggio apocalittico denso di simboli e figure da interpretare. Non vanno mai intese come qualcosa di concreto che Zaccaria ha visto. Come potremo vedere in seguito, una chiave di lettura materialistica risulta insensata. Dio può servirsi anche di sogni o visioni per parlare con i suoi profeti. Il motivo per cui non usa sempre un linguaggio chiaro e preciso è quello di stimolarci a cercarlo maggiormente, meditando sulla visione e pregare per comprendere la giusta interpretazione. Nel caso di Zaccaria durante le visioni era anche presente un angelo del Signore come ausilio per comprendere la visione. Biglino prende tre di queste visioni e senza citarle per intero, costruisce una sua parafrasi dando ad esse una chiave di lettura ufologica. Ora, citando per intero le visioni, dimostreremo che queste interpretazioni sono completamente fuori luogo.

IL CILINDRO VOLANTE:

Siamo al capitolo 5 di Zaccaria. Biglino spiega nel suo libro che a un certo punto Zaccaria vede arrivare un MEGHILLAH, che Biglino lo interpreta come cilindro. Zaccaria nota le sue grandi dimensioni: lungo 10 metri e largo 5. Che cosa era questo oggetto a forma cilindrica di quelle dimensioni, se non una relativamente piccola navicella aliena! Ora vediamo il testo Biblico per intero considerando il grassetto le parti citate da Biglino e in sottolineato le parole in cui ci soffermeremo per un commento.

TESTO BIBBLICO:

Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo (MEGHILLAH) che volava. L’angelo mi domandò: “Che cosa vedi?”. E io: “Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci”. Egli soggiunse: “Questa è la maledizione che si diffonde su tutta la terra: ogni ladro sarà scacciato via di qui come quel rotolo; ogni spergiuro sarà scacciato via di qui come quel rotolo. Io scatenerò la maledizione, dice il Signore degli eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa di chi giura il falso nel mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerà insieme con le sue travi e le sue pietre”. (Zaccaria 5,1-4).

COMMENTO:

Questa chiave di lettura è basata su fatto che il termine MEGHILLAH  מְגִלָּה, tra i suoi significati compare l’idea di oggetto a forma cilindrica. Consultiamo il dizionario e vediamo se è così.

Da come si può vedere il termine MEGHILLAH si riferisce al rotolo di un libro. La radice GLL richiama a un oggetto di  forma sferica, rotonda, che ruota, gira o si avvolge, come il caso di MEGHILLAH, un rotolo che si avvolge. Specificamente questo termine non indica affatto un oggetto generico di forma cilindrica. La parola ebraica più vicina a un oggetto di forma cilindrica è GALIL che è appunto il termine che è stato scelto nell’ebraico moderno per indicare un cilindro. Nella visione il rotolo indica il testo dell’alleanza scritto su un foglio arrotolato come era nell’usanza ebraica di circa 10×5 metri; misure non casuali, ma corrispondenti a quelle dell’atrio del tempio di Salomone (1Re 6,3). La seconda parte del testo, completamente ignorata da Biglino mostra il significato di questo rotolo. Le parole scritte sul rotolo eliminano coloro che, a causa delle trasgressioni verso Dio e gli uomini, non possono accedere al santuario.

L’EFAH VOLANTE:

Subito dopo la visione del cilindro, ecco comparire un efah volante. L’efah sarebbe un unità di misura corrispondente a 45 litri.  A un certo punto si apre il coperchio, o meglio la botola di questo efah e dentro c’è una donna. Poi altre due donne arrivano in volo e sollevano in aria questo “oggetto”. Zaccaria chiede dove lo stanno portando e gli viene risposto che questo oggetto viene portato nella terra di Scinar ovvero la Mesopotamia, proprio la terra dove secondo i primi studiosi di paleastronautica indicano come luogo dove sono atterrati per la prima volta gli Annunaki; termine usato per indicare gli ELOHIM per i sumeri. Una coincidenza davvero straordinaria tra macchine volanti, esseri che le guidano e la terra da cui provenivano!

TESTO BIBBLICO:

Poi l’angelo che parlava con me si avvicinò e mi disse: “Alza gli occhi e osserva ciò che appare”. E io: “Che cos’è quella?”. Mi rispose: “È un’ efa! che avanza“. Poi soggiunse: “Non hanno occhi che per essa in tutta la terra“. Fu quindi alzato un coperchio di piombo; ecco, dentro all’ efa! vi era una donna. Disse: “Questa è l’empietà!”. Poi la ricacciò dentro l’ efa! e ricoprì l’apertura con il coperchio di piombo. Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l’ efa! fra la terra e il cielo. Domandai all’angelo che parlava con me: “Dove portano l’ efa! costoro?“. Mi rispose: “Vanno nella terra di Sinar, per costruirle una casa. Appena costruita, l’ efa! sarà posta sopra il suo piedistallo”. (Zaccaria 5,5-11).

COMMENTO:

Leggendo il testo completo notiamo che la chiave di lettura che da Biglino presenta delle falle: Fin dall’inizio del testo biblico si parla di efah, un contenitore che veniva usato per il grano, ma dal momento che non può volare autonomamente, Biglino lo chiama semplicemente “oggetto” facendo intendere che Zaccaria anche se parla di efah in realtà vede qualcos’altro. In questo modo però va contro lo stesso testo biblico e suppone qualcosa che non può minimamente provare. Il volume di 45 litri è troppo piccolo per farci passare una donna adulta, quindi non può materialmente avere visto una donna li dentro. Nelle due donne che volano, Biglino omette di dire che hanno ali come quelle delle cicogne, cose che in natura non possono esistere e non può avere visto materialmente. Tenendo conto del testo integrale, comprese tutte le parti che vengono omesse da Biglino si può ricostruire l’interpretazione profetica. La terra di Sinar, ovvero la bassa Mesopotamia, è la terra simbolo dei grandi imperi e della potenza del paganesimo (Genesi 10,10), tra cui spiccava il centro del culto della dea pagana Ishtar. Precedentemente abbiamo analizzato la correlazione tra paganesimo e satanismo, il culto di questa dea, che gran parte del mondo pagano adorava, era basato sull’empietà. La donna dentro l’efah nella visione rappresenta questa dea pagana. Le altre due donne con le ali da cicogna rappresentano entità demoniache gerarchicamente inferiori rispetto al demone scambiato per dio pagano che collaborano con esso. Questa visione è un monito per il popolo d’Israele di allontanarsi dai culti pagani e adorare solo il Signore, Dio d’Israele.

I CARRI VOLANTI:

In Ezechiele 6 troviamo una visione di 4 carri volanti che escono da uno spazio che si trova tra 2 montagne di bronzo, presumibilmente delle torri o rampe di lancio. Escono in direzione dei quattro punti cardinali e fanno un giro di ricognizione per il paese circostante. È curioso che i quattro “oggetti” vengono definiti  “rossastri”, un particolare che ha colpito Zaccaria, forse in riferimento ai riflessi metallici delle astronavi oppure al sistema di propulsione. Per questo punto purtroppo non abbiamo certezze.

TESTO BIBBLICO:

Alzai ancora gli occhi per osservare, ed ecco quattro carri uscire in mezzo a due montagne e le montagne erano di bronzo. Il primo carro aveva cavalli rossi, il secondo cavalli neri, il terzo cavalli bianchi e il quarto cavalli pezzati, screziati. Domandai all’angelo che parlava con me: “Che cosa significano quelli, mio signore?”. E l’angelo: “Sono i quattro venti del cielo che partono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra. I cavalli neri vanno verso la terra del settentrione, seguiti da quelli bianchi; i pezzati invece si dirigono verso la terra del mezzogiorno, quelli screziati escono e fremono di percorrere la terra”. Egli disse loro: “Andate, percorrete la terra”. Essi partirono per percorrere la terra.  Poi mi chiamò e mi disse: “Ecco, quelli che vanno verso la terra del settentrione calmano il mio spirito  quella terra”.(Zaccaria 6,1-8).

COMMENTO:

Da come si può leggere dal testo completo si evince che il significato della visione dei quatto carri sono i quattro venti del cielo che si sono presentati al Signore di tutta la terra (YHWH); Tornando al Salmo 104, un versetto dice: fai dei venti i tuoi messaggeri. Quindi secondo la corrente sapienziale, i venti possono essere usati da Dio come messaggeri e possono presentarsi davanti a Lui. Nonostante questo dettaglio chiarissimo, Biglino continua imperterrito a sostenere che si trattano di quattro navicelle aliene. Non è vero che fanno una  “ricognizione per il paese “, uno va nella terra di settentrione che nel linguaggio biblico corrisponde a Babilonia, e un altro nella terra di mezzogiorno che corrisponde alla terra d’Egitto. Rappresentano le due potenze geopolitiche dell’epoca che spesso hanno incrociato i destini della nazione di Israele. Il fatto che quelli che vanno verso la terra di settentrione “calmano il mio spirito” significa che Babilonia sta per essere distrutta diventando così lo strumento di un’azione duratura dello Spirito di Dio per il rientro degli esuli. L’immagine delle montagne di bronzo si rifà alla cultura mesopotamica, dove i popoli di quella terra immaginavano queste montagne, l’accesso al luogo dove dimoravano i loro dei pagani. Tutte le varie supposizioni che da Biglino sono completamente fantasiose e non hanno nulla che vedere con ciò che compare nel testo biblico, basti pensare il fatto che i cavalli non sono tutti rossi come invece vuole far intendere Biglino nel suo libro.

IL RAPIMENTO DI ELIA

Siamo nel capitolo 2 del secondo libro dei re e troviamo un brano che viene intitolato “il rapimento di Elia”, vedremo che in realtà non si tratta proprio di un rapimento in quanto Elia sapeva bene quello che stava per accadere da lì a poco. Per Biglino e la combriccola dei “liberi pensatori” questa scena parla di un rapimento alieno da parte degli ELOHIM nei confronti di Elia, o come amano dire gli ufologi, un episodio di “abdution”. Elia in quel momento si trova in compagnia di Eliseo ed altri 50 discepoli quando all’improvviso mentre parlarono accade qualcosa:

ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. (2re 2,11)

A questo punto chi cerca in tutti i modi di applicare alla Bibbia una lettura in chiave ufologica, in questo versetto trova pane per i suoi denti. Che cosa è questo “carro” se non un astronave aliena che con la sua tecnologia avanzata fa salire Elia tramite un “turbine”. L’autore del testo essendo un uomo proveniente da una cultura arcaica e dunque avendo a disposizione un numero limitato di vocaboli, descrive questa scena come meglio può. Ora con una attenta analisi vedremo di comprende cosa sia questo carro con i suoi cavalli di fuoco e vedremo che non hanno nulla a che vedere con una fantomatica astronave aliena. Chi applica una lettura della Bibbia in chiave ufologica legge in maniera meccanica le parole e le interpreta secondo il suo modo di vedere, senza tener conto della cultura che ha generato questi versetti. Un filone importante del pensiero sapienziale biblico è costituito dalla riflessione sulla natura e sull’ordine del creato. Alcune composizioni poetiche vedono Dio che usa i grandi elementi della natura a suo piacimento. Un esempio emblematico lo troviamo nel salmo 104, intitolato Inno a Dio Creatore:

Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda, costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento,fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri.(V1-V5)

In questo salmo si può notare come l’autore identifichi il carro con le nubi. Per l’autore del salmo Dio usa le nubi come cocchio. Troviamo questo concetto nel primo versetto di Isaia 19, sempre stando in un genere letterario poetico vede il Signore cavalcare una nube.

Ecco, il Signore cavalca una nube leggera ed entra in Egitto.( Isaia19,1)


analogamente le troviamo anche in Salmo 68,34


a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!

Se si tiene conto del genere letterale sapienziale si può constatare come sia inefficace una traduzione puramente letterale e meccanica. Espongo qui sotto le traduzione interlineare di (2re 2,11).

Quello che si presentò davanti ad Elia ed Eliseo, che poeticamente viene definito “carro”, era una tempesta a forma di uragano, infatti il termine S’ARAH סְעָרָה che troviamo in 2re 2,11 tradotto come “turbine” (Elia salì nel turbine verso il cielo) deriva da una radice che indica “vento di tempesta” o “vento che spazza via”. Nel dizionario alla parola S’ARAH troviamo:

Alla luce dei vari significati di questa parola possiamo affermare che Elia ha avuto a che fare fisicamente con una sorta di tempesta. I cavalli di fuoco corrispondono ai fulmini, infatti in ebraico fuoco e fulmini sono la stessa parola (ESC), i cavalli non si riferiscono alla forma equina, infatti non troviamo un’associazione con il termine DEMUT che indica la forma o l’aspetto, ma si riferisce alla sua velocità, una caratteristica simboleggiata dal cavallo. Non si trattava però di una tempesta naturale passata da lì per caso, ma di una teofania, una manifestazione della presenza di Dio nella forma degli elementi naturali poiché nessuno può vedere la gloria di Dio. Il Dio creatore ha il totale controllo della sua creazione e se vuole può generale un uragano, come viene ribadito in Ezechiele 13,13.

Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale

Il termine tradotto come uragano è: RUACH-S’ARUT רוּחַ-סְעָרוֹת ovvero “vento di tempesta”. È la medesima parola che in 2re 2,11 viene tradotta come turbine, la differenza è che si trova in una struttura grammaticale costrutta insieme alla parola vento (RUACH) e perciò cambia leggermente di sintassi, ma la parola è la stessa. Parola che compare anche a inizio capitolo per indicare quale fine avrebbe fatto Elia:

Quando il Signore stava per far salire  al cielo in un turbine Elia

Il termine tradotto come “far salire” בְּהַעֲלוֹת  più precisamente significa “trascinare su” proprio come farebbe una forte tempesta. Nella teofania sotto forma di tempesta c’era la presenza di Dio, quindi le nubi sono simbolicamente una sorta di mezzo di trasporto, per questo motivo viene definito carro nei generi letterali poetici. Quindi il carro di fuoco (REKEV-ESC ) e il turbine (S’ARAH) sono la stessa cosa, la differenza è che il carro è in forma simbolica poetica e il turbine è più letterale. Questo parallelismo tra letterale e poetico lo ritroviamo nel libro del Siracide capitolo 48 dove in 12 versetti riassume la vita di Elia; nel versetto 9 troviamo:

Tu sei stato assunto in un turbine, su un carro di cavalli di fuoco

Un’altro versetto interessante lo troviamo in Isaia 66, 15


Poiché, ecco, il Signore viene con il fuoco,
i suoi carri sono come un turbine
(SUFAH)

In questo caso troviamo “turbine” tradotto con SUFAH סּוּפָה che significa uragano. Il fatto che Isaia dice che il carro di Dio sia come un uragano sta a significare che non si tratta di un uragano naturale, ma a una manifestazione di Dio nelle sembianze di un uragano, ma era ben distinguibile da un uragano naturale. Con il brano del rapimento di Elia avviene la sua uscita dalla scena terrena; verrà citato ancora nel libro di Malachìa per profetizzare il suo ritorno in chiave figurativa che si realizzerà nel nuovo testamento con Giovanni Battista. La morte nell’immaginario collettivo è visto sempre con una connotazione negativa, ma questo vale per una persona che ha vissuto una vita di peccato senza pentimento, ma per chi come Elia ha fatto la volontà di Dio, ha compiuto la sua missione sulla terra, ha corso la sua corsa, la morte non è nient’altro che un ritorno a casa e non è per nulla negativo. Elia in questa scena muore e torna alla casa del padre. Biglino per rafforzare la sua tesi mette in evidenza la scena successiva al carro di fuoco, che è il tentativo dei 50 discepoli di Elia di andare a cercare il suo corpo e il fatto che non lo trovino è per l’ovvio motivo che è stato rapito dagli ELOHIM. In realtà, da questa scena si conclude tutt’altro. Se avessero tutti assistito a un rapimento di un uomo in un astronave, nessuno avrebbe pensato di avviare le ricerche del suo corpo, se invece vediamo il carro come forte tempesta è comprensibile che abbiano pensato di cercare il suo corpo sbattuto da qualche parte dalla forza del vento (V16-V17).

ELISEO E I CARRI DI FUOCO

I carri di fuoco compaiono una seconda volta sempre nel secondo libro dei re 6,8-23  in un episodio che non compare nei libri di Biglino e vedremo più avanti il perché. In questo avvincente brano il re di Aram, una piccola nazione situata nell’attuale Siria, nei pressi di Damasco cerca in tutti i modi di battere militarmente Israele per impadronirsi dei suoi beni, ma Israele riesce sempre ad anticipare le sue mosse in modo da eludere le sue tattiche militari. A questo punto il re di Aram inizia a pensare che tra i suoi ufficiali dell’esercito si nasconda una spia che fa io doppiogioco con Israele. Convocò quindi tutti i suoi ufficiali ed espose la sua preoccupazione. Uno degli ufficiali rispose: “No, mio signore, nessuno di noi sta facendo la spia, ma Eliseo, profeta d’Israele, riferisce al re d’Israele le parole che tu dici nella tua camera da letto”. Quegli disse: “Andate a scoprire dov’è costui; lo manderò a prendere”. Eliseo ricordo che è l’erede spirituale di Elia. Quante persone ci vogliono per andare a catturale una sola persona, mansueta e disarmata? Basterebbe anche solo una persona, ma il re di Aram vuole andare sul sicuro e manda una moltitudine di uomini. Circonda la cittadina di Doran, dove abitava Eliseo. Il servo di Eliseo è molto turbato dalla vista di questo esercito perché è venuto apposta per catturare Eliseo. Ma Egli rimane tranquillo e dice al suo servo:

Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. Eliseo pregò così: “Signore, apri i suoi occhi perché veda”. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli di carri di fuoco intorno a Eliseo.

In questo brano possiamo notare che in questo caso i carri e i cavalli di fuoco, sono sempre delle manifestazioni divine, ma in questo caso a differenza dell’episodio del rapimento di Elia, sono in forma mistica e invisibile agli uomini eccetto Eliseo che ha i doni mistici per vedere anche nello spirito. Il servo di Eliseo riesce a vederli solo dopo che Eliseo aveva pregato Dio affinché gli aprisse gli occhi spirituali. Ma per tutto l’esercito di Aram, rimane invisibile. A questo punto si può comprende il motivo per cui questo brano non compare nei libri di Biglino, i carri di fuoco in questo brano non possono essere ricondotti a un entità concreta e materialistica. Se fosse un astronave non ha senso che solo Eliseo può vederla e il suo servo dopo una preghiera. Chi vuole sapere come va a finire la vicenda può leggersi 2Re,18 in poi.

IL RAZZO EGIZIO:

Biglino nel suo libro “Il libro che cambierà per sempre le vostre idee sulla Bibbia edizione 2012, riporta addirittura un’immagine, a suo dire ritrovata in Sudan, che rappresenterebbe un’astronave aliena 


A tal proposito, scrive un commentatore del forum:

– Biglino scrive: «2150 a.C. Nel Medio Regno egizio (2160-1785 a.C.) viene edificato in Nubia (Sudan) il tempio minerario di Kush, che contiene una raffigurazione di una probabile navicella in volo e quella di un missile a terra con due individui rappresentati di fronte e non vestiti come gli Egizi (paiono avere un abito composto da un solo elemento che ricopre tutto il corpo).

In realtà questo tempio non è situato in Sudan ma in Egitto a Saqqara nella tomba di Nefer. Si tratta di una foto modificata con Photoshop, quindi una vera e propria bufala. Osservando l’immagine originale e quella alterata si può notare come il contorno è identico, ma dove avrebbe dovuto esserci il razzo in realtà è presente tutt’altro.

IMMAGINE MODIFICATA:

IMMAGINE ORIGINALE:

È stato chiesto a Biglino come mai avesse deciso di pubblicare quell’immagine visto che è evidente che era una bufala, egli rispose:

«L’illustrazione da lei citata è riportata in varie pubblicazione e da molti ritenuta vera: in ogni caso nel libro non la accredito, la pubblico citando una delle fonti.

Ma perché citare una fonte per poi non accreditarla? E’ ovvio che a Biglino non interessa l’affidabilità delle fonti, l’importante è che esse tirano acqua al suo mulino. Se si tratta di convincere la gente che i KERUVIM sono astronavi e non esseri celesti anche una immagine modificata al computer può andare bene, sempre confidando che il suoi lettori non andranno mai a fare ricerche per capire se una prova può essere vera o falsa.