IL VALORE DELL’UMILTÁ

  • Non darti arie davanti al re e non metterti al posto dei grandi, perché è meglio sentirsi dire: <<Sali quassù>>, piuttosto che essere umiliato davanti a uno importante (PR 25,6-7)
  • Mangiare troppo miele non è bene, né cercare onori eccessivi (PR 25,27)
  • Chi disprezza il prossimo pecca, beato chi ha pietà degli umili (PR 14,21)
  • Dove c’è insolenza c’è anche disonore, ma la sapienza sta con gli umili (PR 11,2)

L’umiltà è un valore fondamentale nella vita del credente, senza di essa non si può essere accettati da Dio, perché chi non è umile non è disposto a sottomettersi a Dio. L’umiltà per definizione è la consapevolezza dei propri limiti, che fa sì che non ci si inorgoglisca per le proprie qualità, virtù, meriti o successi e non si cerchi fama e ricchezza. In molte parti della Bibbia si parla dell’importanza dell’umiltà tra cui anche il libro dei proverbi. In particolare il concetto che esprime il primo versetto qui riportato è di avere sempre un atteggiamento umile di fronte agli altri, senza comportarsi da spavaldo e sentirsi superiori ambendo a una posizione sociale più elevata per poi vantarsi dei propri successi. Anche Gesù ne parla nel Vangelo: quando entrate in un’assemblea non mettetevi ai primi posti per evitare la possibilità che ti dicano di andare in fondo per fare posto a chi è più importante di te, e questo sarebbe un’umiliazione nei tuoi confronti. Mettiti invece all’ultimo posto in modo che se ti viene detto di mettersi al primo posto sia per te un onore davanti agli altri. Perché chi s’innalzerà, sarà abbassato, e chi si umilia, sarà innalzato (Matteo 23,12). Questo è il principio che sta dietro a tutto questo. Gesù, infatti, oltre a predicarlo lo ha anche messo in pratica, perché pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio  l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte a una morte di croce (Filippesi 2,6-8). Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio (Giovanni 1,1). Quindi, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, del tipo: “Ehi, questi non sanno chi sono io? Non sanno quanto sono importante? ma annichilì se stesso prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini ed è venuto in forma di servo uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente a Dio fino alla morte sulla croce, una delle più crudeli e dolorose che potevano esistere. Appeso lì sopra davanti allo scherno e all’ira della folla; disprezzato e rigettato dagli uomini. Gesù è stato disposto a farlo per te.  E così dalla gloria, dall’essere uguale a Dio, fino alla crudeltà della croce romana. Lui ha umiliato se stesso, per questo Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome. (9)  Cristo non si è umiliato invano perché umiliandosi alla croce, il Signore l’ha innalzato come re del regno di Dio, in modo che lui possa fare da intermediario tra noi e Dio, lavando i peccati con il suo sangue; e tutto questo per essere giusti e riconciliati con Dio se crediamo e obbediamo alla sua parola. Così anche i cristiani non si umiliano inutilmente perché il Signore li innalzerà nel regno di Dio. Il principio di non innalzarci lo possiamo applicare anche noi in vari contesti, prima di tutto nel rapporto con Dio, se ci umiliamo davanti a lui, ci innalzerà quando saremo in cielo, infatti Gesù ha anche detto: << chi mi vuole seguire rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà  >> (Matteo 10,38-39). Se ci sottomettiamo a Dio andando contro il nostro orgoglio e il nostro egoismo, avremo una vita terrena in pace e un posto speciale nel regno di Dio. Gesù poi disse ancora: << Chi è più grande, il padrone o il servo? Il padrone, ma io sono venuto sulla terra per servire non per essere servito >>. Infatti, rifiutò quando le genti vedendo i miracoli volevano farlo re, perché la sua missione era di guarire, scacciare demoni, predicare la parola; essere quindi uno che serve e non che viene servito. Anche se avrebbe avuto tutti i diritti per pretendere di farsi re, ma in questo modo non ci sarebbe stata la possibilità per l’uomo di ottenere la salvezza per mezzo del suo sacrificio. Questo però deve essere anche un esempio per noi, come un contesto nella vita reale può essere nel luogo di lavoro. Qualcuno potrebbe mettersi al primo posto ambendo a diventare un responsabile e comportarsi e atteggiarsi con spavalderia, dicendo a tutti che è lui il migliore e destinato a diventare il capo. Se poi a diventare responsabile viene scelto un altro allora sarà per lui un umiliazione davanti a tutti. Invece avere un atteggiamento umile è fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile con umiltà senza entrare in competizione con nessuno e se poi si viene scelti come responsabili allora sarà un onore davanti agli altri. Bisogna però non cedere all’orgoglio e tener presente che è Dio che ti ha messo in quella posizione, e anche li bisogna comportarsi sempre in maniera degna di un credente. L’errore di volersi mettere al primo posto lo avevano anche i discepoli di Gesù quando durante il cammino discutevano tra di loro chi sarebbe stato il più grande. Gesù appena saputo di questo, disse ai discepoli di sedersi attorno a lui. Tutte le volte che diceva così era un segnale per dire che stava per dire qualcosa di grosso. Gesù avrebbe dovuto avere una grande pazienza a sopportare certe cose proprio da parte dei suoi discepoli che lo conoscevano bene e si aspettava di più da loro. Disse dunque: << I re governano le nazioni con forza e si fanno chiamare benefattori, ma tra voi non siate così, chi vorrà essere il più grande si faccia servitori degli altri >> (Marco 10,42). In questo passo, Gesù al posto di rimproverare i discepoli per il loro orgoglio, dice semplicemente cosa devono face se vogliono essere i più grandi. Amare e servire gli altri. Il sentiero della grandezza passa per l’umiltà. Il Signore ci esorta ad essere sempre generosi e servizievoli l’uni verso gli altri, e più saremo così, maggiormente saremo vicini a Dio. Questo è anche un occasione di mettere i pratica il comandamento dell’amore verso il prossimo. Se si ha tempo e c’è la possibilità è sempre consigliato fare del volontariato, in questo modo metterai in pratica questo comandamento e ci potranno essere occasioni per testimoniare la propria fede, o condividerla con altri credenti. I frati francescani applicano alla lettera questo insegnamento con zelo: Il frate superiore è quello che serve gli altri nelle attività come la distribuzione dei pasti, appunto perché chi vuole essere il primo, sarà il più umile di tutti. Nel Vangelo di Giovanni 13,2-17 abbiamo anche un episodio dove Gesù, dopo l’ultima cena, lava i piedi a tutti i discepoli,  facendo ciò insegna il valore dell’umiltà. Nella cultura dell’epoca, quando qualcuno entrava in casa di altri, dopo un lungo viaggio, se il padrone di casa era ben accogliente gli faceva lavare i piedi da un servo a sua disposizione. Questo quindi era considerato un lavoro per persone molto umili. Gesù fece tutto questo per essere d’esempio agli altri. Purtroppo per il mondo questo concetto è estraneo e va in controcorrente con la mentalità comune; si pensa che per considerarsi grandi bisogna salire nella scala sociale con decisione e con competizione fino ad arrivare a una posizione di potere o di prestigio. Ma tra chi è giusto non deve essere così. Bisogna decidere chi vuoi che ti esalti? Dio o gli uomini?  La gloria che da l’uomo è sempre fallace e temporanea, ma la gloria che darà Dio, invece sarà per la vita eterna. L’umiltà dunque è un valore essenziale per il giusto, se una persona non ha un cuore umile, non può piacere a Dio, perché non potrà mai arrivare al pentimento dei propri peccati. Bisogna comprendere che noi tutti siamo peccatori e privi della gloria di Dio (Romani 3,23), se non ci rendiamo conto di questo, siamo simili a quelli che dicono che sono senza peccato perché non hanno mai ucciso, rubato, ecc … Ma questo non basta ad essere giusti, anche se non hai mai fatto quelle cose potresti aver desiderato la donna d’altri o non onorato i tuoi genitori, come dice l’antico testamento: Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge, per metterle in pratica! (Deuteronomio 27,26). La legge di Mosè serviva proprio a quello; a far rendere conto che si è tutti peccatori, infatti, la legge di Mosè, era una miriade di precetti complessi da eseguire alla perfezione e nessuno riusciva a rispettarli tutti. Quindi la legge è servita perché le persone si rendessero conto che avevano peccato e che sarebbero state destinate all’inferno, in quanto il salario del peccato è la morte (Romani 6,23) perciò avrebbero avuto bisogno di qualcuno che gli togliesse i peccati e che pagasse la punizione al posto loro. È qui che viene Gesù, infatti, lui che non ha mai commesso peccato, era l’unico che poteva salvarci. Essere umili quindi è indispensabile per riconoscere che siamo peccatori e pentirci, altrimenti ogni cosa che faremo di buono tenderemo a vantarci e gloriaci di noi stessi. Inoltre chi è umile evita la superbia, che è la causa di tutti i mali. Pregare e dire il Padre nostro va bene ma non significa nulla se prima non si riconosce di essere peccatori e si chiede perdono a Dio, la prima preghiera che Dio accetta è: “Abbi pietà di me peccatore” da qui inizia la relazione con Dio. Riconoscere poi Gesù come personale salvatore e come Signore, e solo da qui Dio inizierà ad ascoltare le tue preghiere. In mancanza di umiltà tutti questi passaggi non si possono fare. Inoltre con il valore dell’umiltà impareremo cosa significhi stare sotto un’autorità perché solo chi è orgoglioso e superbo non vuole stare sotto nessuno, ma se non si ha il senso dell’autorità tra gli uomini difficilmente si rispetterà l’autorità della legge di Dio, per questo è così importare essere umili, se non siamo umili non potremo mai seguire i principi del Vangelo nella sua pienezza.

IL TIMORE DEL SIGNORE

  • Il comando è una lampada e l’insegnamento una luce (PR 6,23)
  • Il timore di Dio è scuola di sapienza, prima della gloria c’è l’umiltà (PR 15,33)
  • Nel timore del Signore sta la fiducia del forte; anche per i suoi figli egli sarà un rifugio. Il timore del Signore è fonte di vita per sfuggire ai lacci della morte (PR 14, 27-28)
  • È meglio aver poco con il timore di Dio che un grande tesoro nell’inquietudine (PR 15,16). 
  • Il timore di Dio conduce alla vita e chi ne è pieno dorme tranquillo senza essere raggiunto dalla sventura (PR 19,23)
  • Beato l’uomo che sempre teme, ma chi indurisce il cuore cadrà nel male. (PR 28,14)

Uno dei doni che ha il credente per mezzo dello Spirito Santo è il timor di Dio, che non significa avere paura di Dio come se fosse un dittatore che è pronto a punirci quando sbagliamo. Il Signore è buono e quello che vuole è solo benedirti e renderti felice, ma per farlo è necessario che tu lo voglia seguirlo e non assecondare le menzogne del diavolo. Dio non vuole spaventare nessuno, vuole solo che noi ci assumiamo la nostra responsabilità, usiamo bene della nostra libertà aprendo a Lui il  nostro cuore. Non devi aver paura di avvicinarti a Dio per mezzo di Gesù Cristo, infatti Lui non venuto per condannarti, ma per salvarti. Timor di Dio significa aver paura di offendere Dio, e per arrivare a questo bisogna poterlo amare, rispettare e confidare in lui e riconoscerlo come salvatore. Infatti solo se ami veramente una persona hai paura di offenderla. Quante volte facciamo sempre attenzione a non dire parole o frasi che possono offendere i nostri cari e quando lo facciamo e ci rendiamo conto che abbiamo torto, ci pentiamo e chiediamo scusa. Così lo stesso quando si offende Dio, una volta resi conto dello sbaglio e ci pentiamo Lui ci perdonerà, ma è molto meglio evitare di sbagliare già in partenza perché siamo noi i primi a rimetterci, evitare di fare la volontà di Dio danneggia solo noi e Dio non vuole vederci distruggere. Aver il timor di Dio ci consente di avere un profonda comunione con il Signore che ci porterà a imparare la sapienza, senza timor di Dio infatti è impossibile iniziare il percorso per cercare Dio e diventare saggi. Deve esserci un sano timor di Dio fondato nell’amore. Se invece è un timor di Dio fondato nella paura di una possibile punizione di Dio come se fosse un vigile che è pronto a multarci appena sbagliamo oppure dalla paura di andare all’inferno questo non è un sano timor di Dio. Se si ha paura di Dio come se fosse un vigile o un dittatore, possiamo dire di crederci, ma non di amarlo, infatti nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore (1Giovanni 4,18). Ma perché dovremo amare Dio? Perché egli ci ha amati per primo (19) e ha mostrato questo amore mandando Gesù Cristo a morire al posto nostro per i nostri peccati, ma a parte questo ogni credente può testimoniare quanto Dio lo ha amato nella sua vita, i doni che ha ricevuto, le volte che lo ha salvato da una difficile situazione, per come gli ha dato la forza attraverso la preghiera per fare cose che non sarebbe mai riuscito a fare, e molto altro. Gli atei sostengono che se le persone non avessero paura di andare all’inferno nessuno crederebbe, ma questo non è esatto perché è l’amore di Dio che spinge il credente a dare la propria vita a Lui e avere un sano timor di Dio.  All’inizio il nostro rapporto con lui sarà più simile a quello di un servitore con il suo Re. Questo non è del tutto sbagliato perché i credenti come tali devono essere sottomessi a Lui, però si può andare oltre e avere un vero e proprio rapporto di amicizia con Dio. Gesù disse: Non vi chiamo più servi, perché il servo perché il servo non sa quello che fa il suo padrone, ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conosce a voi (Giovanni 15,15). La differenza è che il servo si limita ad eseguire in maniera meccanica e senza sapere cosa sta facendo, l’amico invece conosce Dio perché ha fatto esperienza di Lui e sa quanto è importante amare il prossimo e portare buon frutto; allora ci sentiremo in pace e protetti da ogni male, perché Dio è con noi; ma prima dobbiamo imparare ad essere servitori della parola Dio che non sono principi che limitano la nostra vita, sono principi che ci evitano di sbagliare. È come quando una mamma vede il proprio bimbo che si avvicina al  fuoco per la prima volta. Lo osserva, gli sembra bello e preso dalla curiosità vuole provare a toccarlo, ma quando la mamma dirà: << fermo non toccare! >>, non lo fa per cattiveria o per limitarlo, lo farà perché sa che se lo tocca si fa male.  Così anche Dio sa sempre quando facciamo le cose sbagliate e le brutte conseguenze che comportano e per questo c’è la parola di Dio che può farci evitare di metterci nei guai. Tuttavia avere timor di Dio non significa solo evitare di sbagliare, ma anche fare le opere giuste, secondo i comandamenti che Dio ha insegnato attraverso la sua parola. Allora sapremo cosa vuol dire avere il timore del Signore e la nostra qualità della vita migliorerà sensibilmente e la miglioreremo anche a che ci sta intorno. Secondo Deuteronomio 5:29 esiste una evidente correlazione tra il timore di Dio e la nostra felicità: Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre!

TEMERE DIO PIUTTOSTO DEGLI UOMINI

  • Fontana torpida e sorgente inquinata, tale è il giusto che vacilla di fronte al malvagio. (PR 25,26)
  • Chi teme gli uomini si mette in una trappola, ma chi confida nel Signore è al sicuro (PR 29,25)
  • Chi ascolta me vivrà in pace e sarà sicuro senza temere alcun male (PR 1,33)

L’apostolo Paolo ci insegna che non bisogna temere gli uomini che possono solo toglierti la vita e basta. Temi il Signore che può uccidere sia il corpo che l’anima. Per morte dell’anima s’intende la totale separazione di Dio dopo la morte fisica che comporta l’inferno. Il giusto deve ubbidire sempre alla parola di Dio, anche se gli vengono poste delle minacce e subisce persecuzioni. Cedere alle minacce e peccare sarà considerato da Dio una mancanza di fede perché si dimostra di non avere fiducia nella potenza di Dio se si persevera nella giustizia. Come sta scritto: Non temere, perché io sono con te; ti rendo forte e ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra della mia giustizia (Isaia 41,10). Fare la volontà del Signore non è sempre facile e non significa non avere problemi e difficoltà ma Dio provvederà a un modo da poter compiere la sua volontà senza dover per forza peccare. Quando sai che è giusto fare una certa cosa ma non hai la forza per farla chiedi a Dio di darti la forza o toglierti quell’ostacolo spirituale che t’impedisce di farlo e Dio ti darà la forza di obbedire alla sua parola. In questi casi stare dalla parte della giustizia può essere pericoloso e il rischio persecuzioni è alto. Un esempio è chi si mette contro a dei criminali che minacciano di morte, se si fa o non fa una certa cosa. Le persecuzioni ci saranno ma il giusto non sarà mai senza speranza perché sa che il Signore è con lui, inoltre Gesù nel discorso della montagna disse: beati i perseguitati per la giustizia perché di essi è il regno dei cieli, Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi. (Matteo 5,10-12). Chi è perseguitato avrà una grande ricompensa e che sarà addirittura simile a quella di un profeta. Se andiamo a leggere nell’antico testamento, vedremo che al tempo del regno di Israele c’erano anche molti falsi profeti. E come si distinguevano da quelli veri? Semplice: Il falso profeta diceva cose che la gente voleva sentirsi dire, e sostenevano che il Signore aveva detto a loro che avrebbero sconfitto l’avanzata dei Babilonesi, e dicevano di predire solo cose buone, e facendo ciò erano onorati dalle folle. S’improvvisavano profeti per ottenere una posizione di prestigio nella società. Il vero profeta, quello mandato da Dio aveva come scopo principale quello di mettere in guardia dal peccato di Israele e se non lo abbandonavano, sarebbe avanzata la rovina. Questo messaggio però non piaceva alle genti per questo erano perseguitati, ma loro spinti da quella forza interiore donata da Dio, continuavano a proferire i messaggi del Signore, anche se non erano graditi alle folle, e i profeti non avevano alcun interesse nel farlo, visto che ci rimettevano soltanto, ma loro temevano più Dio che gli uomini e sempre le profezie si sono realizzate. Il profeta Geremia non si sarebbe mai aspettato una così grande persecuzione e arrivò sul punto di mollare; un giorno disse: <<Basta! Non penserò più a Lui, non parlerò più nel Suo nome!>>. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo (Geremia 20,9). Il Signore non ti abbandona mai, soprattutto nelle persecuzioni. I profeti ora hanno un posto speciale in cielo, così anche chi sarà perseguitato e non avrà mai mollato gli spetterà una grande ricompensa. Se dunque ti odiano e ti disprezzano per il fatto che sei credente e ti comporti secondo giustizia continua a sorridere sapendo che Dio ti ama e guarirà la tue ferite. Guai invece chi tocca quelle persone; sarà come toccare l’occhio di Dio. Egli renderà giustizia per ogni male che avranno subito e ogni persecuzione che riceveranno per il solo fatto di essere credenti e aver operato secondo giustizia. Se dunque qualcuno ti insulta o ti deride a causa del Vangelo, non amareggiarti, sappi che in realtà sta insultando e deridendo Dio e Lui agirà a loro secondo le loro opere, Infatti sta scritto: Gli insulti di chi insulta ricadranno su di me (Salmo 69,10). I persecutori attaccheranno in ogni maniera, potranno toglierti qualche bene materiale, ma non potranno fare nulla al tuo spirito e alla tua fede, o chi potrà mai far separare dall’amore di Dio? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. (Romani 8,37). In realtà chi perseguita, chi critica, chi ridicolizza o rifiuta un credente non sa che si sta mettendo contro Dio, e chi si mette contro di Lui non potrà spuntarla liscia e il rischio di una condanna eterna si avvicinerà a loro e tutte quelle risate e beffe contro Dio saranno trasformate in pianti eterni. Il Signore infatti dice di pregare per i persecutori e benedirli affinché si convertano e passino dalla parte di Dio in modo che non sia costretto a giudicarli per la loro malvagità, ma con la loro conversione sperimentano la misericordia di Dio. Gesù disse infatti che vi sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte, più che per 99 giusti i quelli non hanno bisogno di conversione (Luca 15,7), questo lo si vede nella famosa parabola della pecorella smarrita, indicando che ognuno di noi, compresi i malvagi sono un tesoro prezioso agli occhi di Dio, c’è quindi una grande gioia se un malvagio si ravvede e passa dalla sua parte. Così anche i giusti dovranno vedere così le persone che criticano e perseguitano i credenti. Un esempio invece nel Vangelo dove è messo in risalto il timore di Dio più grande che il timore degli uomini si trova nel libro degli atti dove Pietro e altri discepoli avendo già iniziato a predicare il Vangelo contro la volontà dei farisei e i dottori della legge. Furono arrestati e condotti nel sinedrio per essere processati. Qui i farisei gli dissero che erano già stati avvertiti del fatto che non dovevano predicare il Vangelo alle genti, e Pietro rispose che bisogna obbedire a Dio e non agli uomini e qualunque punizione avrebbero subito loro avrebbero continuato a farlo (Atti 5,29). Per arrivare a dire questo Pietro aveva sviluppato una fede eccezionale, sappiamo che in passato Gesù lo aveva rimproverato per mancanza di fede, ma qui è ormai arrivato a un livello di fede che non teme più nulla anche perché è rafforzato dalla presenza dello Spirito Santo. Questo ci insegna che l’unico modo di eliminare la paura è proprio la fede. E come lo fermi uno che risponde così? Semplice, non lo fermi. Ora, nel sinedrio c’era anche un fariseo di nome Gamaliele. Era considerato un fariseo pieno di conoscenza e di una condotta morale eccellente e per questo godeva di una certa autorità. Non aveva partecipato al processo contro Gesù, poiché fu condotto in maniera illegale, nelle ore notturne quando gran parte delle persone non erano presenti. C’erano solo i farisei ostili a Gesù in quel momento. Più avanti è detto che Gamaliele fu anche il maestro di Paolo durante la sua giovinezza. Questo fariseo fu usato da Dio per salvare Pietro e i suoi compagni temporaneamente. Disse ai presenti che se quello che predicano non proviene da Dio allora la cosa morirà da sola, facendo degli esempi di altri predicatori che anni addietro fecero un piccolo numero dei discepoli ma vennero dispersi una volta tolto di mezzo il loro leader. Ma se invece viene da Dio; Beh, forse è meglio non trovarsi a combattere contro Dio. Il fatto che dopo più di 2000 anni ci sono ancora persone che hanno dato il cuore a Cristo significa che quello che Pietro e i discepoli predicavano proveniva veramente da Dio. Così li liberarono, ma solo dopo aver ricevuto delle frustate. Tuttavia i discepoli non furono arrabbiati con Dio per il fatto che furono percossi per causa sua. Si rallegrarono ed esultarono perché sapevano che erano stati degni di essere percossi a causa di Gesù e per questo avrebbero ricevuto una grande ricompensa in cielo.

LE CONSEGUENZE DEL PECCATO

  • Chi scava una fossa vi cadrà dentro e chi rotola una pietra, gli ricadrà addosso (PR 26,27)
  • Il Signore corregge chi ama, come un padre un figlio prediletto ( PR 3,12)
  • Infatti, chi trova me trova la vita e ottiene il favore del Signore; ma chi pecca contro di me fa male a se stesso; quanti mi odiano amano la morte (PR 8,35-36)
  • … perché egli non ti maledica e tu non venga punito (PR 30,10)

Un cuore privo di sapienza ama il male, professa cose perverse, è schiavo delle concupiscenze, suscita liti, parla male del prossimo, fa in modo che uno si metta contro l’altro e si compiace del risultato che ottiene. Perseverando in queste malvagità, infatti, ci si mette nei guai da solo perché inizierà ad avere nemici che lo malediranno e la protezione di Dio non sarà su di lui. Capita sovente che il male che noi facciamo agli altri poi ci si ritorce contro. Qualunque tipo di male che una persona empia compie avrà delle conseguenze e cadrà nello stesso tranello che lui ha pensato. Questo succede anche quando si vuole ottenere un obiettivo compiendo peccati invece che chiedere a Dio. Il Signore ama tutti compresi i peccatori e vorrebbe solo benedirli ma permette che ci possa capitare anche cose spiacevoli affinché ci carichiamo del peso e delle conseguenze dei nostri sbagli, e questo possa portarci al ravvedimento, smettendo inoltre di compiere il male. Se ad esempio una persona viaggia sempre in treno senza pagare il biglietto e non prende mai multe, quest’ultimo continuerà sempre a viaggiare senza biglietto, perché finché non ci saranno conseguenze negative, non si è portati a cambiare modo di fare. “Be, mi conviene fare così! Me la posso cavare”. E inganniamo noi stessi pensando che in qualche modo ce la caveremo anche se facciamo il male. Non sarà notato dagli altri e non subiremo conseguenze. Sembra che possiamo prosperare nella nostra empietà. Ma come dice un vecchio detto: “Le ruote della giustizia forse girano lentamente ma sono molto precise”. E verrà  fuori. Quando accadrà subiremo il peso del nostro peccato. Il Signore permetterà questo, non per vendetta da parte sua, ma per correggerci ed educarci nella via del bene, si comporta dunque come un padre amorevole correggendo i propri figli che sbagliano; questo è perché li ama, e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? (Ebrei 12,7). Cercherà di correggere ogni nostro sbaglio al momento giusto e non ci farà vedere tutto quello che non va in noi tutto e subito, altrimenti vedendo come siamo peccatori e lontani da Dio saremo pervasi da uno spirito di scoraggiamento, ma se ci corregge poco alla volta sarà più facile allineare i suoi pensieri ai nostri mettendoci nel cammino verso la santità. Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
(Ebrei 12,11). Non è piacevole essere corretti da Dio, ma se lo fa, sappi che ti ama e ti considera già suo figlio, degno di misericordia. In genere veniamo corretti per il nostro atteggiamento nei confronti del prossimo, se abbiamo iniziato a camminare con il Signore, ma siamo finiti ad essere  gonfi d’orgoglio, guardando il prossimo come inferiore a noi e trattando e giudicando duramente le persone che pensiamo siano più peccatori di noi . Questo è un caso dove Dio ti corregge, per riportarti all’umiltà perché se comportandoti in questo modo ti stai allontanando troppo da Dio, senza amore nel cuore ogni cosa è vana. Chi invece rifiuta la correzione oppure darà la colpa a qualcun altro senza prendersi le proprie responsabilità, allora finirà di imparare battendo il naso, ad esempio se qualcuno si sente molto attratto da una ragazza già fidanzata e fa di tutto perché lasci il ragazzo per lui, capiterà che anche lui sarà tradito o lasciato in malo modo. Non bisogna mai accettare quello che satana ti offre, perché se lo accetti allora satana, avrà il diritto di toglierti qualcosa che Dio ti ha donato, perché il Signore è giusto anche nei confronti di satana che è un abile avvocato contro di noi e lui usa le leggi spirituali al contrario. Anche un cristiano può cadere in questa trappola, la motivazione che spinge una persona ad accettare le proposte di satana può essere che ha pregato per qualcosa, ma Dio non gliela ancora data perché non è arrivato il momento giusto per riceverla, allora è portata a forzare i tempi e ottenendo quello che si vuole peccando.  Quindi se non si vogliono le conseguenze dirette e indirette delle nostre azioni non dobbiamo accettare le proposte di satana ma prendere con gioia i doni di Dio, che sono facilmente riconoscibili se conosci la scrittura. Il Signore ci può anche perdonare il peccato ma non toglie le conseguenze del peccato, è come lanciare un sasso nello stagno. Anche se recuperi il sasso, non puoi evitare che le onde che si propagano. Ho conosciuto persone che pur essendo non credenti riconoscevano che quando si fa del male, anche di nascosto, in un modo o nell’altro ci sono sempre delle conseguenze, essendo però atei non sapevano però dare una spiegazione a questo fenomeno, ma anche loro lo avevano sperimentato nella loro vita. Un esempio nell’antico testamento si può trovare in un racconto nel periodo del Re Davide. Egli fu un uomo retto di fronte a Dio, ma un giorno cadde in un grave peccato. Vide un giorno una donna di nome Betsabea e iniziò a desiderarla ardentemente nonostante lei fosse già sposata e lui possedesse già diverse mogli. Pensò di fare in modo che suo marito fosse in prima linea in battaglia e fosse lasciato solo a combattere, in modo che morisse facilmente sotto colpi degli eserciti nemici. Così avvenne che il marito di questa donna morì e Davide la sposò. Il profeta Natan tramite un oracolo del Signore raccontò questo a Davide: Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco possedeva un gran numero di bestiame, mentre il povero possedeva solo una pecorella, di cui però amava molto, come fosse suo figlio. Un giorno però un viandante passando per la casa del ricco chiese di essere ospitato. Il ricco accettò ma per evitare di offrigli uno dei suoi capi di bestiame, rubò la pecorella del povero per farla macellare e mangiarla insieme al suo ospite. Davide rispose che quell’uomo avrebbe dovuto meritare la morte. Natan gli disse che quel l’uomo ricco è proprio lui, così gli spiegò il peccato commesso e aggiunse che avrebbe perso tutte le mogli in favore di un altro e poiché il suo peccato lo aveva fatto di nascosto, la punizione sarebbe stata sotto gli occhi di tutti. Davide pentito di quello che aveva fatto chiese perdono a Dio che nella sua immensa misericordia lo perdonò e non gli inflisse più la punizione che avrebbe meritato. A questo punto, qualcuno potrebbe pensare; poiché il Signore lo perdonò, il suo peccato non avrebbe causato conseguenze negative. Ma il suo consigliere sapeva del suo peccato e iniziò ad odiare Davide in cuor suo così nella sua vecchiaia Davide invece di riposare fu costretto a fuggire dalla grinfie di Assalonne, uno dei suoi figli che voleva usurpare il trono ed era appoggiato proprio da quel consigliere. Questa è stata la conseguenza del suo peccato. Quindi non bisogna farsi tentare nel pensare che è possibile peccare con leggerezza, tanto il Signore che è buono ci perdona sempre. Questo non è saggio, perché Dio perdona se c’è un pentimento e l’impegno di non commetterlo più. Pensando così si parte già con il piede sbagliato e non si tengono conto delle conseguenze del peccato che commettiamo. Le sofferenze che proviamo sono dovute alle conseguenze delle nostre azioni o anche dovuti agli attacchi di satana. Lui, però, non ci può attaccare se non siamo nel suo territorio. È possibile entrare in territorio demoniaco quando ad esempio si è coinvolti nel peccato, come l’adulterio, la truffa, l’odio verso qualcuno, dubbio, la paura o la mancanza di preghiera ci mette esposti agli attacchi del demonio; perché in questo modo essendo spiritualmente nel suo territorio, lui avrà l’autorità legale di agire contro di noi. Le persone possono agire in maniera molto diversa quando soffrono come conseguenza del peccato: Per un ateo per esempio ci può essere l’autocommiserazione che non porta al pentimento delle proprie azione, ma è solamente un lamentarsi di continuo di quanto è brutta la vita. Per una persona che è credente, ma ha una scarsa conoscenza di Dio e della scrittura potrebbe tendere a dare la colpa a Dio, anziché essere consapevoli che è il diavolo che lo sta attaccando usando proprio le sue cattive azioni. Questo atteggiamento è causa di un maggiore allontanamento da Dio. Se invece è consapevole che è il diavolo ad attaccare allora potrebbe sgridare e insultare satana, o pronunciare  preghiere di liberazione. Tutto questo però non ha efficacia finché non ci si mette a posto con Dio, rendendo il diavolo incapace di agire legalmente contro di noi. Nella parabola del giudice iniquo in Luca 1,18, la vedova non va a prendersela con il suo avversario, ma va dal giudice per far valere i suoi diritti; così anche noi dobbiamo andare a Dio non solo come padre, ma anche come giudice. Nella parabola si può notare un contrasto: Se questo giudice malvagio che non temeva Dio ha fatto giustizia alla vedova a seguito delle pressioni che subiva, quanto più Dio farà giustizia, che è buono e giusto e il suo aiuto non tarderà. Quello che dobbiamo fare è ribaltare le cose passando nel territorio spirituale del regno di Dio, dove il nemico non ha nessun potere su di esso. potrà continuare ad attaccarci ma solo come usurpatore e può essere scacciato via quando si vuole. Per far ciò bisogna fare un esame di coscienza, pentirsi seriamente dei propri peccati e chiedere perdono a Dio. Nella chiesa cattolica c’è il sacramento della confessione ed è possibile usufruire di questo per chiedere perdono a Dio e impegnarsi a non commettere più quel peccato. A quel punto il prezioso sangue di Cristo cancellerà ogni peccato da noi in modo che risulteremo giusti davanti a Dio.  È importante anche avere fede, pregare, amare il prossimo e fare la volontà di Dio, in questo modo satana non avrà più alcun potere su di te. Le uniche sofferenze che potresti avere sono quelle derivate dall’essere perseguitati a causa della propria fede, ma per fortuna questa eventualità è molto limitata in Italia, ma in ogni caso quel tipo di sofferenza lascia la nostra coscienza pulita. Quindi chi è saggio questo lo sa e fa di tutto per evitare il peccato. Anche il giusto può peccare, ma Il Signore ci ama immensamente ed è beato l’uomo che viene corretto ed educato da Dio, per insegnarli la sapienza (Salmo 94,12).

REALIZZARE I NOSTRI PROGETTI CON DIO

  • Affida al Signore le tue opere e i tuoi progetti avranno efficacia (PR 16,3)
  • Il desiderio ansioso senza riflessione non è cosa buona, e chi va a passi frettolosi sbaglia strada (PR 19,2)
  • I progetti di chi è diligente si risolvono in profitto, ma chi ha troppa fretta va verso l’indigenza (PR 21,5)
  • Egli riserva ai giusti il successo e scudo a coloro che agiscono con rettitudine (PR 2,7)
  • Custodisci il consiglio e la riflessione né mai si allontanino dai tuoi occhi (PR 3,21) camminerai sicuro per la strada il tuo piede non inciamperà (23) perché il Signore sarà la tua sicurezza e preserverà il tuo piede dal laccio (26)

Arriva un giorno nella propria vita che desideriamo ardentemente una determinata cosa, in questo caso come ci dobbiamo comportare? Prima di tutto dobbiamo analizzare se questa cosa è una buona, gradita a Dio, che può generare benefici a noi o agli altri, o può semplicemente glorificare Dio. Una volta appurati che quello che vogliamo fare non è peccato allora bisogna iniziare a pregare affinché quella cosa si realizzi e ci accompagni passo dopo passo nel nostro progetto. Se facciamo tutto tenendo sempre Dio in mente allora riusciremo a farlo con successo, se invece falliamo allora, stiamo sbagliando qualcosa. Sappi solo che se sei con Dio quando deciderai una cosa, ti riuscirà e sul tuo cammino brillerà la luce (Giobbe 22,28). Non dobbiamo farci prendere dall’ansia o dalla fretta, perché questo distrae e ci fa togliere lo sguardo di Dio. Avere ansia può essere una mancanza di fede, derivata dal fatto che si ha paura che quella cosa non si realizzi senza pensare che in Cristo possiamo fare ogni cosa nel tempo prestabilito e fare le cose con troppa fretta si rischia di saltare dei passaggi importanti che mette a rischio il nostro progetto, quindi come prima cosa non farsi prendere dalla paura e tenersi concentrati su Dio e metterlo sempre al primo posto. Per non rischiare di fallire è anche importante non farsi distrarre dalle circostanze e mantenere sempre lo sguardo verso Dio. C’è un esempio nel Vangelo: l’episodio, dove i discepoli sono nel lago di Genesaret in un’imbarcazione di notte, quando all’improvviso vedono arrivare Gesù che cammina tra le acque e iniziano a spaventarsi, non riconoscendolo, ma lui fa cenno di non temere. Allora qui Pietro preso dalla sua solita impulsività chiede se anche lui può raggiungerlo camminando tra le acque. Questo è stato un desiderio di Pietro e non era obbligato a farlo, Pietro lo ha desiderato e Gesù l’ha concesso, perché noi che siamo credenti non siamo più schiavi di satana ma siamo liberi in Cristo. Se Gesù ha accettato, è perché sarebbe stato in grado di farlo se avesse avuto fede. Se abbiamo fede possiamo fare grandi cose a prescindere dalle nostre qualità. Qui per un po’ Pietro riesce effettivamente camminare nelle acque come Gesù, questo finché tiene lo sguardo su di lui. Poi però si fa distrarre dalla tempesta, arrivano delle onde piuttosto grandi e questo fa distogliere lo sguardo su Gesù, guardando invece le circostanze e pensa: Che ci faccio qua? Non posso camminare nelle acque, è impossibile, e quando inizia ad avere paura e a dubitare che con Dio possa fare ogni cosa, inizia ad affondare e qui Pietro chiede aiuto a Gesù e lui lo prende dal braccio e lo tira fuori e gli dice: << Uomo di poca fede, perché hai dubitato? >>. Con queste parole è come se avesse detto: Pietro stavi andando bene, perché hai avuto paura? Non hai più fiducia in me? Come puoi pensare che ti lasciavo morire? Questa esperienza avrà toccato e insegnato molto a Pietro e ai discepoli. A volte anche noi ci lasciamo prendere dall’ansia o dalla paura, guardiamo alle circostanze e ci dimentichiamo di Gesù. Quando siamo in difficoltà e chiediamo aiuto e Lui è pronto a stendere la  mano. Anche se hai fallito, questo non interrompe il rapporto con Dio, gli sbagli se ci sono non vanno ripetuti e un’altra occasione ci sarà. La volta successiva la fede non dovrà mancare, come se fosse un esame che se non lo superi lo rifai, finché riesci a superarlo e passare di livello. Ogni volta che vorrai affidarti a Dio per i tuoi progetti, satana cercherà di mettersi di mezzo, dicendoti che non ce la farai mai, che sei un fallito, che il Signore non ti ascolterà o cose del genere; ma queste cose il giusto sa che sono le bugie di satana e Dio permette questo per metterci alla prova, ma non dobbiamo cedere nel credere a queste cose, ma invece dichiarare le benedizioni di Dio sulla nostra vita e la sua vittoria sul nemico, così che possiamo sconfiggere il diavolo e raggiungere i nostri obbiettivi. Questo è il cammino verso Dio; formato da prove e ostacoli e quando cadiamo, il Signore ci perdonerà se glielo chiediamo. Lui non si stanca mai di perdonarci, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono; dobbiamo poi toglierci dai sensi di colpa sapendo che avremo altre occasioni per rifarci. La cosa importante è che per ogni obiettivo abbiamo la volontà che il Signore ci tenga per mano e ci aiuti; questo presuppone che amiamo già il Signore e ascoltiamo la sua parola; sta infatti scritto: cerca la gioia del Signore ed esaudirà i desideri del tuo cuore (Salmo 37,4) e spesso è proprio Dio che suscita in noi quei desideri secondo il suo disegno d’amore (Filippesi 2,13). È sbagliato pensare che tutto dipenda da noi, ma neanche che tutto dipenda da Dio. Esiste quella che chiamo la legge della collaborazione. Il Signore non ha per forza bisogno di noi per compiere la sua volontà, potrebbe anche fare tutto da solo. Ma vuole che ci sia amicizia e comunione tra noi e lui, quindi quello che noi con le nostre forze e i nostri limiti possiamo fare, facciamolo; il resto ci penserà Dio a farlo. Per far nascere Gesù non aveva per forza bisogno di Maria. Avrebbe potuto farlo apparire all’istante senza neanche un parto, ma il Signore preferisce che anche noi partecipiamo ai suoi progetti, e così anche per i nostri di progetti se sono in linea con la sua parola, anche se è una cosa molto difficile, il Signore ci aiuterà se glielo chiediamo, ma anche noi dobbiamo fare la nostra parte. La legge della collaborazione si potrebbe paragonare a questo: Immaginiamoci di essere in un bosco e Dio ci chiede di prendere un gigantesco tronco d’albero e gettarlo dal burrone. A quel punto noi diremo. <<Ma Signore, è troppo pesante, non ce la posso fare, non posso neanche sollevarlo di un millimetro>>. Dio risponderà che ci vuole una certa potenza per farlo, ma lui metterà il 99,99 per cento della forza e tu solo il restante 0,01 per cento. Potremo anche essere tentati nel dire: <<Signore, se sei così forte non puoi fare tutto da solo>>. Lui ci risponderebbe: <<Certo che posso fare anche tutto da solo, ma se lo facessi che comunione ci sarebbe tra noi? Tu perderesti la tua ricompensa eterna nei cieli. Una volta fatto però non ha senso che ci si vanti dicendo: >> Avete visto quanto sono forte!>> Perché è stato Dio più che altro a farlo, l’unica cosa che ha abbiamo fatto è fidarci di Dio. Il merito e la gloria vanno sempre e solo al Signore. Ora, il sollevare un tronco d’albero è solo una metafora, ma nella vita reale si presenta ad esempio nell’ andare d’accordo e amarsi in un matrimonio litigioso, gestire un figlio ribelle, portare al pentimento una persona, uscire dalla depressione o uscire dai debiti; queste sono tutte cose che senza l’aiuto di Dio troveremo delle cose insormontabili e ci faremo prendere dallo scoraggiamento, ma se ti lasci guidare dalla parola di Dio, accompagnata alla preghiera allora potremo compire qualunque progetto che con le nostre sole forze non potremo fare, ma con l’aiuto di Dio sarebbe possibile. Se poi Dio ci chiede di sollevare un ramoscello invece di un tronco, ovvero fare qualcosa che anche con le nostre forze possiamo fare, allora non ha senso chiedere l’aiuto di Dio. Questo può essere ad esempio fare la carità a un bisognoso