RIASSUNTO 4 VANGELI

Ho composto questo riassunto schematizzato sui 4 vangeli come ausilio per le persone che vogliono avviare un studio su di essi. Si può vedere una panoramica complessiva della intera vita di Cristo ordinati e divisi in diverse sezioni. In questo modi sono possono studiare le intere sezioni riuscendo a individuare i brani sparsi nei vari vangeli. Se ad esempio si vuole approfondire i miracoli di Gesù, sono riportati tutti i versetti che parlano di quel argomento. Da come si può notare molti brani sono presenti in più vangeli, e in questo caso si possono rapidamente fare dei confronti tra di loro per vederne le differenze. Altri brani invece si possono trovare unicamente in un solo vangelo.


NATIVITÁ:

Prologo GV 1,1-18

Genealogia di Gesù MT 1,1-17. LC 3,23-38

L’annuncio della nascita di Gesù LC 1,26-38

Nascita di Gesù MT 1,18-25. LC 2,1-21

La visita di Maria ad Elisabetta LC 1,39-56

La visita dei Magi  MT 2,1-12

Fuga in Egitto MT 2,13-15

La strage degli innocenti MT 2,16-18

Il ritorno a Nazareth MT 2,19-23

La presentazione di Gesù al tempio LC 2,22-40

Gesù tra i dottori del tempio LC 2,41-52


GIOVANNI BATTISTA

Annuncio della nascita di Giovanni Battista LC 1,5-25

La nascita di Giovanni Battista LC 1,57-80

La predicazione di Giovanni Battista MT 3,1-12.  MC 1,1-8. LC 3,1-20

Giovanni Battista su Gesù GV 3,22-36. GV 1,19-34

Incontro con i discepoli di Giovanni battista MT 11,1-6. MC 2,18-22. LC 5,33-39

Gesù parla di Giovanni battista MT 11,7-19.  MT 17,10-13.  LC 7,18-35

Morte di Giovanni battista MT 14,1-12. MC 6,14-29

Gesù annuncia che Giovanni Battista era Elia MC 9,11-13


INIZIO PREDICAZIONE

Il battesimo di Gesù MT 3,13-17. LC 3,21-22

Le tentazioni di Gesù MT 4,1-11. LC 4,1-13

Gli inizi della predicazione di Gesù MT 4,12-17

La chiamata degli apostoli MT 4,18-25. MC 1,14-20. LC 6,12-16. GV 1,35-51

Le donne che seguono Gesù LC 8,1-3

Il primo segno a Cana GV 2,1-12


INCONTRI:

Incontro con un ricco  MT 19,16-22. MC 10,17-25. LC 18,18-30

Donna unge i piedi di Gesù MT 26,6-16. MC 14,3-9. GV 12,1-9.

Gesù, la peccatrice e il fariseo LC 7,36-49

Il rifiuto di un villaggio di Samaritani LC 9,51-55

Gesù incontra chi vuole seguirlo LC 9,57-62

Marta e Maria  LC 10,28-42

Incontro con Zaccheo LC 19,1-10

Gesù incontra Nicodemo GV 2,23-25.  GV 3,1-21

Gesù incontra una samaritana GV 4,1-30.  GV 4,39-41

Gesù con i giudei dopo la moltiplicazione dei pani/pesci  GV 6,22-71

Gesù e i suoi fratelli GV 7,1-8

Dei greci vogliono parlare con Gesù GV 12,20-24


GUARIGIONI:

Guarigione lebbroso MT 8,1-4. MC 1,40-45. LC 5,12-16

Guarigione dei 10 lebbrosi LC 17,11-19

Il servo del centurione MT 8,5-13. LC 7,1-10

Guarigione suocera di Pietro MT 8,14-15. MC 1,29-31. LC 4,38-39

Compimento profezia sulle guarigioni MT 8,16-17. GV 12,37-43. MT 12,15-21

La grande folla che lo segue MC 3,7-10

Guarigione paralitico MT 9,1-8. MC 2,1-12. LC 5,17-26

La donna con le perdite di sangue MT 9,20-22. MC 5,25-34 . LC 8,43-48

Guarigione ciechi  MT 9,27-31. MC 10,46-52. MC 8,22-26. LC 18,35-42. MT 20,29-34. GV 9,1-12

Guarigioni varie MT 14,34-36. MC 6,52-56. LC 4,40.  LC 4,42-43

La donna cananea MT 15,21-28

Il sordomuto nella Decàpoli  MC 7,31-37

Gesù guarisce il figlio di un funzionario del re  GV 4,43-54

Guarigione paralitico in giorno di sabato  GV 5,1-18

Guarigione uomo dalla mano inaridita MC 3,1-6

Guarigione della donna curva LC 13,10-17. 

Guarigione orecchio a Malco LC 22,50-51

Resurrezione del figlio di una vedova LC 7,11-17

Resurrezione di Lazzaro GV 11,1-46

Resurrezione figlia di Giairo, uno dei capi dei sacerdoti  MT 9,18-19 e 23,26. MC 5,1-24 e MC 5,35-43. LC 8,40-42.  LC 8,49-56


MIRACOLI:

La tempesta sedata MT 8,23-27. MC 4,35-41. LC 8,22-25

Moltiplicazioni dei pani e dei pesci  MT 14,13-21.  MT 15,29-39. MC 6,30-44 e MC 8,1-21. LC 9,10-17. GV 6,1-15

Gesù cammina sulle acque  MT 14,22-33. MC 6,45-52. GV 6,16-21

La trasfigurazione  MT 16,27-28. 17,1-9. MC 9,1-10. LC 9,27-36

La moneta d’argento per la tassa MT 17,24-27

L’albero di fichi  MC 11,12-14.   MC 11,20-21

La pesca miracolosa  LC 5,1-11

Trasformazione acqua in vino GV 2,1-12


INSEGNAMENTI:

Le beatitudini MT 5,1-12 . LC 6,17-26. LC 11,27-28

La testimonianza MT 5,13,16.  MT 7,6. MC 9,49-50. LC 12,1-12

La legge e il suo compimento MT 5,17-48

L’elemosina MT 6,1-4. MC 12,41-44. LC 14,12-14

La preghiera e digiuno MT 6,5-18. MT 7,7-10.  MT 9,35-38  MT  18,18-20. LC 11,1-13. MC 1,35-38. MC  11,22-25. GV 14,12-14. GV 15,7-8. GV 16-23-24

Libertà dalle preoccupazioni materiali MT 6,19-34. LC 12,22-34

Non giudicare MT 7,1-5. MC 2,13-17. LC 6,37-38. LC 6,41-42.

Regola pratica MT 7,12. GV 13,34-35. GV 15,12

La porta stretta MT 7,13-14. LC 13,22-30

I falsi profeti MT 7,15-20

Ciò che rende impuro l’uomo MT 15,10-19

La salvezza MT 7,21-23

La casa costruita nella sabbia e nella roccia MT 7,24-28. LC 6,46-49

Esigenze del regno dei cieli MT 8,18,22.  MT 10,32-33.  MT 10,37-39.  MT  16,24-27.  MC 8,34-39. LC 9,23-26.  LC 14,25-35. GV 12,25-26. GV 14,21. GV 14,28-31. GV 15,9-11

L’accoglienza MT 10,40-42

Chi rifiuta e accoglie gli insegnamenti di Gesù MT 11,20-27

Gesù offre pace e riposo  MT 11,28-30. GV 14,27

La bestemmia contro lo Spirito Santo  MT 12,30-32. MC 3,28-30

La parola del giusto: MT 12,33-37

I credenti, una sola famiglia MT 12,46,50. MC 3,31-35. MC 10,26-31.  LC 8,19-21

Pietro la roccia  MT 16,13-23. MC 8,27-33. LC 9,18-21

Gli scandali MT 18,6-7. MC 9,42. LC 17,1-3

Purificarsi dal male MT 18,8-9. MC 7,14-23.  MC 9,43-48. LC 11,33-46

La correzione fraterna  MT18,15-17. LC 17,3-4

I bambini MT 18,1-5. MT 19,13-15. MC 10,13-16. LC 18,15-17

Il perdono MT 18,21-22. LC 6,36. LC 17,4

Matrimonio e celibato e divorzio MT 19,1-12. MC 10,1-12. LC 16,18

La ricchezza  MT 19,23-30. LC 16,13

 Il comandamento più grande MT 22,34-40. MC 12,28-34. LC 10,25-29

Vegliare e responsabilità verso Dio  MT 24,42-44. MC13,33-37. LC 12,35-48

Criterio con il quale Dio giudica  MC 4,24-25. LC 11,29-32

L’umiltà  MC 9,33-37. MC 10,35-45. MC 22,24-27. LC 9,46-48. MT 20,18-28. LC 14,7-11

Chi non è contro di noi è con noi  MC 9,38-41. LC 9,49-50

Quelli che superano le prove MC 22,28-30

I nemici  LC 6,27-35

L’albero buono e cattivo  LC 6,43-45

Non si nasconde nulla a Dio LC 8,17

Chi ascolta la parola e chi no LC 8,18

Gli effetti della predicazione di Gesù sulla terra LC 12,49-53

Davanti al Giudice LC 12,58-59

Necessità della conversione LC 13,1-5

La fede LC 17,5-6

Rapporto Dio – uomo  LC 17,7-10

Divinità di Gesù GV 4,31-38. GV 5,19-30. GV 5,31-47. GV 10,1-18. GV 10,27-30. GV 12,27-36. GV 14,1-11

Chi accoglie Cristo accoglie Dio Padre  GV 12,44-50. GV 13,18-20- GV 13,31-33

La lavanda dei piedi, insegnamento sul servizio GV 13,1-17

La promessa dello spirito GV 14,15-20. GV 14,22-26.  GV 15,26-27. GV 16,5-15

La vite e i tralci GV 15,1-6

Il regno di Dio e il mondo MT 10,34-36.GV 15,28-21. GV 16,1-4. GV 16,29-33. GV17,1-25

Essere amici di Gesù GV 15,13-17

La responsabilità di chi conosce la parola GV 22-25


DISCORSO MISSIONARIO:

I Discepoli MC 3,13-19

Gesù istruisce i discepoli MT 10,1-31. MC 6,7-13

La missione dei 12 apostoli  LC 9,1-6

Gesù manda in missione 72 discepoli  LC 10,1-24


DISCORSO ESCATOLOGICO:

La distruzione del tempio MT 24,1-2. MC 13,1-2. LC 21,5-6

I falsi messia MT 24,23-28. MC 13,3-6

Inizio delle sofferenze  MT 24,3-22. MT 24,29-41. MC 13,7-32. LC 17,20-37. LC 21,7-37.

Il giudizio finale MT 25,31-46


PARABOLE:

Perché le parabole? MT 13,10-17. MT 13,34. MC 4,10-12. LC 8,9-10

Parabola del seminatore MT 13,3-9. MT 13,18-23. MC 4,1-9. MC 4,13-20  MC 4,33-34. LC 8,4-8.  LC 8,11-15

Parabola della zizzania  MT 13,24-30.  MT 13,36-42

Parabola del granello di senape e del lievito MT 13,31-33. MC 4,30-32. LC 13,18-21

Parabola del mercante di perle preziose MT 13,44-46

Parabola della rete di pesci MT 13,47-52

Parabola della pecorella smarrita  MT 18,10-14. LC 15,1-10

Parabola del servo senza pietà  MT18-23-35

Parabola degli operai invitati nella vigna  MT 20,1-15

Parabola dei vignaioli malvagi MT 21,33-46. MC 12,1-12. LC 20,1-19

Parabola degli invitati a nozze  MT 22,1-14. LC 14,15-24

Parabola del servo fedele e malvagio  MT 34,45-51

Parabola delle 10 vergini  MT 25,1-13

Parabola dei talenti  MT 25,14-30

Parabola della lampada  MC 4,21-23. LC 8,16

Parabola del seme sul terreno  MC 4,26-29

Parabola del buon samaritano  LC 10,30-37

Parabola dell’uomo ricco LC 12,13-21

Parabola della pianta di fico  LC 13,6-9

Parabola del figliol prodigo LC 15,11-32

Parabola dell’amministratore disonesto LC 16,1-12

Parabola del ricco epulone LC 16,19-31

Parabola del giudice iniquo LC 18,1-8

Parabola del fariseo e il pubblicano LC 18,9-14

Parabola dei talenti LC 19,11-28


ESORCISMI:

Gli indemoniati di Gerasa MT 8,28-33. MC 5,1-20. LC 8,26-39

L’indemoniato muto 9,32-34

Gli spiriti impuri MT 12,43-45

Esorcismo di un ragazzo epilettico MT 17,14-20. MC 9,14-29. LC 9,37-43

Esorcismo a Cafàrnao MC 1,21-28. MC 1,32-34. LC 4,31-37

I demoni  riconoscono Gesù MC 3,11-12

La Figlia della donna a Tiro  MC 7,24-30

Quando uno spirito impure esce dall’uomo  LC 11,24-26

L’indemoniato cieco e muto MT 12,22


DISPUTE CON I FARISEI:

Disputa su Gesù con i pubblicani MT 9,9-17. LC 5,27-32

Disputa sul sabato MT 12,1-14. MC 2,23-28.  MC 3,1-6. LC 6,6-11. LC 13,10-17.  LC 14,1-6

I farisei contestano le guarigioni  MT 12,22-29. MC 3,20-27.

I farisei vogliono vedere un segno MT 12,38-42  MT 16,1-4

Gesù a Nazareth MT 13,53-58. MC 6,1-5. LC 4,14-30.

Disputa sulla tradizioni dei  Farisei  MT 15,1-9. MC 7,1-13

L’entrata di Gesù a Gerusalemme e lo scontro con i farisei MT 21,1-17. LC 19,29-40. GV 12,12-19. MC 11,1-11.  MC 11,15-19. LC 19,45-48. GV 2,13-22

Lamento su Gerusalemme LC 13,31-35. LC 19,41-44

I farisei contestano l’autorità di Gesù  MT 21,23-27. MC 11,27-33. GV 12-20

Gesù e le tasse a Roma MT 22,1-22. MC 12,13-17. LC 20,20-26

Gesù e i sadducei  MT 22,23-34. MC 12,18-27.  LC 20,27-40

Gesù sfida i farisei con una domanda MT 22,41-46. MC 12,35-37. LC 20,41-44

Gesù parla dei farisei \ scribi  MT 16,5-12.  MT 21,28-32. MT 23. MC 12,38-40. LC 6,39-40. LC 20,45-47. LC 21,1-4. LC 11,37-54

Disputa sul campo di grano  LC 6,1-5

I farisei sostengono che Gesù esorcizza nel nome di Beelzebùl  LC 11,14-23. GV 8,31-59. LC 12,54-57

Disputa sulla ricchezza LC 16,14-17

Disputa con i giudei alla festa delle capanne GV 7,10-13. GV 7,14-53

I farisei portano a Gesù una donna adultera GV 8,1-11

I farisei interrogano Gesù su Abramo GV 8,21-30

Discussione ex-nato cieco, i farisei e Gesù GV 9,13-41

I farisei accusano Gesù di bestemmia GV 10,19-26. GV 10,31-42


PASSIONE

Gesù preannuncia la sua morte e resurrezione  MT 17,22-24. MT 20,17-19. MC 9,30-32. MC 10,32-34. LC 9,22.  LC 9,44-45.  LC 18,31-34. GV 16,16-28

Erode sente parlare di Gesù  LC 9,7-9

Complotto contro Gesù MT 26,1-5. MC 14,1-2.  MC 14,10-11. GV 11,47-57. GV 13,21-30. LC 22,1-6

Annuncio tradimento di Pietro MC 14,26-31. LC 22,31-34. GV 13,36-38

L’ultima cena MT 26,17-35. MC 14,12-25. LC 22,7-23.  LC 22,35-38

Preghiera nel Getsèmani MT 26,36-46. MC 14,32-42. LC 22,39-44

Gesù è arrestato MT 26,47-56. MC 14,43-51. LC 22,45-53. GV 18,1-14

Gesù di fronte ad Anna e Caifa MT 26,57-68. MC 14,53-65. LC 22,62-71. GV 18,19-24

Pietro rinnega Gesù 3 volte MT 26,69-75. MC 14,66-72. LC 22,54-63. GV 18,15-18. GV 18,25-27.

Il processo davanti a Pilato  MT 27,11-14. MC 15,1-5. LC 23,1-5. GV 18,28-40

Gesù da Erode LC 23,6-12

Pentimento di Giuda MT 27,1-10

Gesù condannato a morte MT 27,15-26. MC 15,6-15. LC 23,13-25. GV 19,1-16

Crocifissione di Gesù MT 27,27-44. MC 15,16-37. LC 23,26-46. GV 19,17-30

La morte di Gesù MT 27,45-56

Gesù trafitto dalla lancia GV 19,31-37

Sepoltura di Gesù MT 27,57-61. MC 15,38-47. LC 23,47-56. GV 19,38-42

I farisei fanno sigillare la tomba di Gesù MT 27,62-66


RESURREZIONE

Maria di Magdala va al sepolcro GV 20,1-2

Pietro e Giovanni al sepolcro LC 24,12. GV 20,3-10

Le donne vanno al sepolcro MT 28,1-10. MC 16,1-8. LC 24,1-11.

Gesù appare a Maria di Magdala MC 16,9-11. GV 20,11-18

Le guardie parlano dell’accaduto ai farisei MT 28,11-15

I discepoli di Emmaus LC 24,13-35

Gesù appare agli apostoli MC 16,12-20. LC 24,36-49. GV 20,19-23

L’incredulità di Tommaso GV 20,24-28

I discepoli incontrano Gesù in Galilea MT 28,16-20. GV 21,1-14

Epilogo 20,30-31

Dialogo tra Gesù e Pietro GV 21,15-19

Gesù e Giovanni GV 21,20-19

Gesù ascende al cielo LC 24,50

LA RESURREZIONE DI CRISTO

La resurrezione è il punto di partenza di ogni considerazione di fede ed è la luce che illumina i fatti in modo retrospettivo ed escatologico. Sempre si deve partire dall’evento resurrezione per capire il vangelo, la Chiesa, l’economia della salvezza e lo stesso volto di Dio. Il problema della storicità della resurrezione è uno dei più dibattuti. La resurrezione è un evento reale, oggettivo compiutosi in Gesù di Nazareth. Essa non è solo nella fede o nella predicazione, è reale. Non è però come la resurrezione di Lazzaro, cioè dentro la storia; la resurrezione di Gesù è dentro la storia, ma la supera e la trascende: è metastorica, cioè è un evento escatologico. È una resurrezione gloriosa. È un avvenimento della fine della storia anticipato, presente ed operante già ora attraverso la testimonianza dei discepoli, della Chiesa apostolica e la potenza dello Spirito che viene dal Risorto e accompagna la testimonianza. La resurrezione è storicamente conoscibile attraverso i segni che Gesù ci ha lasciato: la testimonianza di coloro che lo hanno visto risorto e il sepolcro vuoto. Attraverso la fede, la resurrezione si fa operante e visibile nella storia. A sua volta, la resurrezione è un evento che fonda la fede. Nei vangeli troviamo la testimonianza di coloro che lo hanno visto dopo la resurrezione (nessuno è stato testimone della resurrezione!) e la notizia del sepolcro vuoto testimoniata dagli stessi Giudei (vedi Mt). La fede nella resurrezione però non nasce dalla tomba vuota, ma dagli incontri con il Risorto, che illuminano la tomba vuota. I racconti della resurrezione sono i dati più antichi e più importanti. Infatti nel “credo” in 1Cor 15,1-3, Paolo dice che il Risorto “apparve”, non menziona il sepolcro vuoto, ma solo l’apparizione del Risorto.

LE APPARTIZIONI DI CRISTO RISORTO

Le apparizioni hanno queste caratterizzate:

L’INIZIATIVA DEL RISORTO

 Il risorto appare a persone che non attendevano tale manifestazione, ma vivevano in uno stato di delusione. Il risorto si fa presente quasi come un fulmine a ciel sereno.

I TESTIMONI OCULARI

Il testimone è scelto, non è un’esperienza mistica frutto di rapporti interiorizzati. È un Cristo che si mostra, non è subito facilmente riconoscibile e il testimone subisce la sua azione.

GESTI FAMIGLIARI

 Nelle manifestazioni appare la familiarità tipica di Gesù con i suoi, per i quali il vedere e il toccare risultano fondamentali. Quindi, per conoscere il risorto è necessario essere stati con lui e aver creduto a lui prima della sua morte.

LA PAROLA DI CRISTO

 Spesso Gesù è riconosciuto quando parla e quando compie gesti significativi come lo spezzare il pane (Lc 24,13-35: discepoli di Emmaus). Quindi si può dire che la prassi eucaristica così come è stata fondamentale per i discepoli, lo è per la Chiesa in cui continua ad essere vissuta.

APPARIZIONI MEDIANTE LO SPIRITO DEL CENACOLO

 Qui appare il tema della missione: esso è strettamente collegato con la resurrezione. Essere testimone della resurrezione vuole dire vita trasformata.

Infatti una nota caratteristica delle apparizioni è il coinvolgimento delle persone. L’esperienza del risorto e la testimonianza sono un’unica cosa: incontrare il risorto significa essere inviati. Esiste un legame tra apparizione, esperienza del risorto e missione. La resurrezione è un preludio della finale ricapitolazione che avverrà con la parusia (la seconda venuta di Gesù). Il tempo che intercorre è colmato dal tempo della Chiesa e della missione nello Spirito. La Pentecoste è il tempo attuale, la continuazione della resurrezione, l’edificazione della Chiesa, l’instaurazione del Regno di Dio fino a che egli non tornerà nuovamente e definitivamente con nuova terra e nuovi cieli.

LA TOMBA VUOTA

Il dato della tomba vuota è una notizia tardiva. La tradizione sinottica parla dell’andata al sepolcro delle donne e della presenza di figure angeliche, mentre in Giovanni abbiamo l’ispezione accurata della tomba vuota. Il sepolcro vuoto è simbolo di vita ed è aperto alla constatazione di tutti. Un altro elemento importante è anche la descrizione del sepolcro vuoto: “bende giacenti”. Gli esegeti parlano di bende giacenti con ordine, cioè svuotate al oro interno: se il corpo fosse stato rubato, non si spiegherebbe l’ordine delle bende. Vi sono poi elementi che mostrano come il sepolcro vuoto sia una notizia storica e non costruita in chiave apologetica: il rubare un morto (ciò non è sostenibile dalla cultura giudaica); l’introdurre un essere celeste (questo non serve per certificare una teoria); la testimonianza delle donne, che nessuno nel mondo giudaico poteva accogliere come vera (proprio perché ad opera di donne). La resurrezione è un evento trinitario e non solo un evento oggettivo. La resurrezione assieme alla croce manifesta il mistero trinitario. La formula più antica, così anche la predicazione di Paolo, mettono in risalto l’azione del Padre, che ha risuscitato Gesù (Atti). La resurrezione, però, è anche un evento del Figlio dell’Uomo, che risusciterà (Mc 8,31; Gv 10,18). Ma è anche un evento dello Spirito: lo Spirito è colui, attraverso il quale il Padre risusciterà anche noi come ha fatto con Gesù (cfr. Rm 8,11). Inoltre, la resurrezione è un evento escatologico salvifico. Gesù è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e non ha subito la corruzione tipica dei morti. Sono avvenimenti non solo cronologici, ma salvifici. È importante affermare che con la resurrezione al terzo giorno, si inaugura un’era salvifica. Cristo è risorto per la nostra salvezza (Rm 4,25): la resurrezione è un evento salvifico per eccellenza, per mezzo del quale l’uomo viene divinizzato e giustificato.

LA PASSIONE DI CRISTO

PREVISIONE DELLA SUA MORTE

Il senso della storia della passione e della morte di Gesù non è biografico, ma teologico e questo a partire dall’esperienza della Resurrezione. È una storia teologica: si compiono le Scritture profetiche. I fatti vengono visti e interpretati alla luce delle profezie. Questo è possibile a partire dalla Resurrezione. Così hanno scritto gli autori sacri e questa è stata la loro intenzione. Ciò si rende poi necessario a causa dell’esigenza di superare lo scandalo della croce, inammissibile per i Giudei. La Chiesa ha compreso e superato lo scandalo della croce proprio vedendo il legame tra Scrittura e Passione di Gesù. Da questa angolatura si nota come la croce sia un dramma trinitario: l’iniziativa non è di Gesù, ma è del Padre: è un dramma che parte dal Padre, ma Gesù lo affronta liberamente. La morte di Gesù in croce è salvezza perché rivela l’amore universale di Dio. In forza di questo amore salvifico, la croce è anche espiazione, sacrificio, soddisfazione: la croce è prima di tutto grazia, opera salvifica di Dio per noi e in noi, legata alla remissione dei peccati. L’evento della passione ha fatto della morte umana una situazione salvifica, il luogo della vicinanza con Cristo e con Dio (Fil 1,23). Tutta la vita di Gesù è legata al pensiero della morte violenta di croce. L’andare incontro alla morte rientra nella missione di Gesù: va liberamente, non passivamente. È il momento supremo della sua missione profetica: Gesù muore a causa della malvagità umana. Nel vangelo di Marco (Mc 8,31; 9,31; 10,32-34) si vede come Gesù sapeva quale sarebbe stata la sua morte e le sue tre profezie, che vi si riferiscono, scandiscono l’andare di Gesù verso la croce. Gesù vede la sua morte come martirio. È una morte violenta a cui Gesù va incontro liberamente, non costretto dalle vicende umane. Egli muore per i nostri peccati. Tutto rientra nel piano di Dio, cioè è il Padre che consegna il suo Figlio perché il mondo si salvi, ma gli uomini rifiutano e lo uccidono. Questa morte dura solo tre giorni. Questo non ha un significato cronologico, ma significa che Gesù non è rimasto prigioniero della morte. Gesù ha visto la sua morte come un passaggio alla vita piena e come trionfo sulla morte. L’ultima parola sarà la resurrezione.

L’ULTIMA CENA

Gesù vede la sua morte “l’Ora” che compie tutta la sua vita: è la glorificazione, il compimento del progetto del dono di sé sia al Padre che agli uomini (Gv 13,1: “…li amò sino alla fine”). Questo progetto è celebrato nell’ultima cena, la quale diventa il riassunto della vita di Gesù. Questo pasto è una sintesi cultuale che Gesù ha celebrato perché fosse memoria perenne per la sua comunità. In questo contesto ha preso corpo la narrazione della passione e della resurrezione e la Chiesa ha riletto i fatti storici in una cornice eucaristica riconoscendo il Signore sempre di più. Questo pasto è atto di culto e insieme pasto d’addio: si fondano insieme due tradizioni riportate dai sinottici, quella cultuale, cioè del banchetto di ringraziamento, e quella testamentaria in cui si sottolinea il legame tra i partecipanti. La tradizione cultuale sottolinea di più l’aspetto liturgico mentre la tradizione testamentaria sottolinea di più l’aspetto esistenziale del progetto di vita di Gesù come donazione; così culto ed esistenza si fondono. In sintesi, possiamo dire che la cena celebrata da Gesù e continuata nella prassi ecclesiale è la celebrazione del dono di vita che viene partecipato ai suoi discepoli perché essi lo traducano in esistenza. Si capiscono così i vari racconti dell’ultima cena dei sinottici e la lavanda dei piedi che sostituisce la cena in Giovanni (per Giovanni il discorso eucaristico è messo nel capitolo 6). – 2 – La frazione del pane e il calice di ringraziamento sono ora accompagnati da nuove parole dette da Gesù: è un’alleanza nuova, una partecipazione e comunione nella persona di Gesù al dono stesso della sua vita. È un dono di vita da cui consegue anche la remissione dei peccati. “Questo è il mio corpo” esprime infatti la donazione del Cristo. La redenzione nel sangue versato, che si è invitati a bere, vuol indicare quel dono di vita che ci viene attraverso il sangue e dove arriva c’è purificazione dal peccato. Gesù fa dono di sé nel proprio sangue come forza vivificante che ci libera dalla morte; in questo senso rimette i peccati. Non è prezzo pagato per soddisfare Dio, ma è l’espressione dell’amore infinito di Cristo e del dono della vita del Padre in Cristo. È il dono d’amore che è anche fonte di espiazione: prima di essere remissione del peccato, è dono della vita nello Spirito. La priorità è l’alleanza nuova, l’alleanza della vita. Gesù non chiede ai discepoli di fare aspersione con il suo sangue, come con il sangue delle vittime, ma di bere il calice. Ora, il sangue si beve non per purificarsi, ma per nutrirsi e vivere più intensamente. Il sangue di Gesù è bevanda come il suo corpo è nutrimento. Il pasto è vissuto come testamento di Gesù ed è l’invito a continuare questa celebrazione nella vita. L’eucarestia è annuncio escatologico del banchetto celeste. Gesù vede la sua morte come dono d’amore attraverso la condivisione del pane e del calice. Pertanto lo schema espiazione-sacrificio antico è superato in quanto la morte di Cristo si fa dono e principio di vita e quindi di espiazione. L’eucarestia e la croce hanno valore espiatorio, sacrificale, ma ciò è compreso nel dono libero e supremo del dono di vita di Gesù. Possiamo dire che la cena di Gesù ha un valore cultuale che la croce attualizza in modo esistenziale: la croce adempie l’eucarestia e l’eucarestia completa la croce.

IL GETSEMANI

L’episodio del Getsemani è importante perché è preludio e anticipo della croce, presenta l’aspetto drammatico della croce coinvolgendo non solo la persona di Gesù ma anche il Padre e i discepoli. Qui si uniscono due elementi: quello dell’angoscia e della preghiera al Padre. L’angoscia è l’espressione del dolore stesso di Dio: il Dio in Gesù è così vicino all’uomo che soffre lui stesso. Sembra poco probabile che Gesù avesse paura della morte, ma la sua angoscia nasce dall’amore per gli uomini che rifiutano la sua offerta. È il modello della vita del profeta. È una angoscia per gli altri, segno dell’infinita carità di Dio verso gli uomini. L’amore sembra essere la causa dell’angoscia. In questo contesto si può leggere bene la preghiera di Gesù in Mc 14,36. La richiesta di Gesù di allontanare il calice può esser visto non come un rifiuto di Gesù, in quanto Egli vuole ciò che il Padre vuole, ma un invito perché il giudizio sul popolo non sia di condanna a causa del rifiuto della salvezza

IL PROCESSO

Il processo sottolinea la dimensione pubblica, sociale e storica dell’evento della croce. Il processo diventa il luogo della più alta auto-affermazione divina di Gesù: la verità è data dal ribaltamento dei fatti. Pilato fa sedere Gesù sulla sedia del magistrato (Litostroto, in ebraico Gabbatà); Gesù è il vero giudice dei pagani e dei giudei. Ci sono due fasi del processo di Gesù: una giudaica e una romana:

La fase giudaica, molto presente nei sinottici, tratta del processo nel Sinedrio. I sinottici mettono in evidenza questo primo processo perché sono preoccupati di mostrare che la radice della condanna viene dai Giudei.

La fase romana si svolge davanti all’autorità romana. Il dialogo avviene tra Gesù e Pilato. Ciò è fortemente sottolineato in Giovanni. Gesù dice parole forti: “Sono venuto a rendere testimonianza alla verità” (Gv 18,37), Cristo è il rivelatore per eccellenza del Padre. Così sono forti le scene plastiche dell’insediamento di Gesù presentato come re e Figlio dell’uomo, quindi giudice universale.

Possiamo dire che la prima parte del processo si chiude con la presentazione di Gesù come Messia divino, mentre la seconda, di Gesù come re.

CROCIFISSIONE E MORTE

Gesù muore liberamente e per amore dell’umanità. Avrebbe potuto chiamare una legione di angeli per toglierlo da quella situazione, ma si è abbandonato al piano del Padre, che è redenzione per l’umanità. Nel racconto della morte è fortemente presente il silenzio di Dio. Questo silenzio diventa presenza: si va a Dio non per ciò che dona, ma per ciò che è. Non rimane così nient’altro se non la fiducia, che diventa presenza. È il dramma del giusto che soffre.

Cosa accompagna la morte di Gesù:

Segni cosmici come le tenebre, il velo del tempio squarciato (per Mt anche terremoto, sepolcri aperti e resurrezione di molti defunti): l’era nuova nasce sotto il segno della croce. La nuova apocalittica è caratterizzata dalla fuga delle tenebre, dal perdono e dal paradiso (vedi Lc). Quindi la croce è un evento salvifico, che si manifesta nell’amore.

Dal grido: non un grido di protesta, ma di fiducia. Gesù ha vissuto il dramma del giusto nei confronti del Padre. Il Salmo 21 citato da Gesù interpreta il suo grido di angoscia, di confidenza e di lode.

Dalla conversione del centurione (con la proclamazione del centurione “quest’uomo era Figlio di Dio” Marco rimanda all’inizio del vangelo dove sta scritto: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”). La morte di Gesù provoca conversione, cioè presenza di Dio. Tutto ciò mostra che il morire di Gesù è solenne, non è il morire di un disperato. Gesù si rivela Figlio di Dio

Nel vangelo di Giovanni manca l’abbandono e la sua morte è ricca di simboli. Sembra essere il racconto più fedele al dato storico. Qui Gesù è visto come re. Sulla stessa croce vi è l’iscrizione che reca il titolo di Gesù re dei giudei in tre lingue: egli è il re universale. La sua tunica non viene divisa, segno dell’unità del popolo stesso, della Chiesa. Sotto la croce troviamo Maria e Giovanni: vi è una vicinanza teologica. Giovanni è segno di tutti i discepoli e Maria è chiamata donna, un titolo ecclesiologico, madre della Chiesa. Vi è una nuova maternità espressa dalla figura di Maria. La morte di Gesù è un dare lo Spirito come la sua richiesta: ho sete. Ciò ricorda il colloquio con la Samaritana, l’acqua viva che Gesù dona. La lancia nel petto di Gesù fa scaturire acqua e sangue, segno della nuova economia della salvezza, dello Spirito e del sacrificio dell’agnello. Gesù è il nuovo agnello che viene immolato in sostituzione a quello che viene immolato nel tempio: il nuovo sacrificio è sostituito con quello di Gesù. Infatti non gli viene spezzato nessun osso come dice la Scrittura. Gesù diventa il nuovo Tempio e da lui nasce la Chiesa, mediatrice di salvezza, suo sacramento

La croce risulta essere possibile in quanto c’è la Trinità: la croce è infatti la manifestazione dell’amore trinitario. Solo un Dio trinitario, cioè in dialogo di amore continuo, fecondo ed inesauribile, può dar ragione di una incarnazione e giungere fino alla kenosi (kenosis è un termine greco e significa autosvuotamento, smarrimento di se stesso), allo spogliamento totale in favore degli uomini. Il fondamento è sempre l’amore trinitario. Anche il Concilio Vaticano II parlando della croce ne parla collegata alla resurrezione in forza dell’amore trinitario e non solo come espiazione, sacrificio o altro. È in questa ottica di donazione pura e gratuita che avviene il perdono dei peccati.

CONDIZIONI PER APPARTENERE AL REGNO DI DIO

Gli evangelisti Matteo e Luca riassumono i principali insegnamenti di Gesù nei quali sono presenti le indicazioni per poter appartenere al Regno dei Cieli. È la parte conosciuta come “il discorso della montagna” (Mt 5-7 e Lc 6) che possiamo dividere in due parti: per chi è il Regno di Dio e la sua legge fondamentale

A CHI APPARTINE IL REGNO

Le beatitudini mostrano con chiarezza la logica del Regno: la fiducia in Dio. Il cammino verso la felicità va al di là di una semplice vita onesta e tranquilla, ma deve seguire alcune vie preferenziali: il cambio interiore, il cambio della vita sociale e la disponibilità a lavorare per il Regno. È la scala dei valori evangelici, in cui la forza consiste essenzialmente nel dare la vita e nel giudicare la nostra esistenza dall’atteggiamento interiore. Le beatitudini sono nello stesso tempo una promessa di restaurazione per coloro che al presente soffrono: la vera ricompensa è nel Signore. È l’invito alla speranza e un incoraggiamento a perseverare nell’abbandono confidente in Dio. È dalle beatitudini che nello stesso tempo ci appare il volto di un Dio diverso: non altero e lontano, ma caldo, pieno di tenerezza per ogni sua creatura, pronto a sostenere coloro che sono gli ultimi.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.

Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.

MT 5,3-12

Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.

LC 6,17-26

Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”.

L 11,28

LE LEGGI DEL REGNO

La legge del Regno, di conseguenza, non può non essere se non quella dell’amore (Mt 22,34-40). Essa è duplice: amare Dio e amare l’uomo. Essa è ben descritta dalla parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37).

  • Amare Dio

Nessun uomo avrebbe avuto il coraggio di chiamare Dio, Padre; non solo, ma neanche di potersi relazionare con lui, come un figlio fa con il suo padre. Gesù ci insegna una nuova relazione di amore e di fiducia con Dio. La preghiera del Padre nostro sulla bocca di Gesù diventa il modello di relazione per ogni discepolo: Dio diventa “Abbà”. È la novità che Gesù ci ha rivelato e che lo Spirito Santo rende attuale in noi liberandoci da ogni spirito di condanna e di paura.

  • Amare l’uomo

Amare l’uomo è amare il prossimo, cioè colui che è vicino. L’amore verso Dio si concretizza in una attenzione reciproca fra esseri umani. Questo diventa la nota caratteristica di riconoscimento dei discepoli: amarsi gli uni gli altri (Gv 13,34-35). L’amore diventa così la nota caratteristica della fede cristiana. È l’amore che scende gratuitamente dal Padre e crea legami fraterni tra i discepoli di Gesù. È lo Spirito di Gesù, che, effuso in noi, ci fa partecipi del rapporto filiale di Gesù con il Padre. Per questo anche noi possiamo vivere e dire: “Padre nostro”.

I MIRACOLI

Non si può presentare la dottrina di Gesù senza parlare allo stesso tempo dei suoi miracoli. Per Gesù “parola” e “fatto” vanno sempre uniti. Entrambi manifestano il Regno di Dio che è iniziato. “Parola” e “fatto” mostrano l’efficacia del segno che è Gesù stesso. Così come allora, anche oggi vige la stessa regola: per essere segno efficace la nostra parola deve essere unita al fatto che l’attualizza e la rende credibile. Il miracolo o il segno è quell’avvenimento straordinario attraverso il quale Dio manifesta in modo particolare la sua presenza in mezzo a noi e la sua azione salvifica in nostro favore. Il miracolo si distingue dalla magia in quanto con quest’ultima si cerca di manipolare una forza spirituale occulta, mentre nel miracolo è Dio che agisce nella sua libertà in un contesto di fede e di amore verso l’umanità. I miracoli sono anche il segno della credibilità del messaggio del Regno annunciato da Gesù, dimostra che quando Gesù parla, avviene esattamente quello che ha pronunciato, e di conseguenza questo vale anche perdona i peccati. Isaia profetizzò che il messia avrebbe compiuto miracoli (Is 26,19; 29,18ss; 35,5ss; 61,1) e le opere di Gesù sono l’adempimento di queste profezie che attestano che è lui il Messia, infatti quando i discepoli di Giovani Battista vanno da Gesù per capire chi è, lui risponde: Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me (Mt 11,4-6), non c’è altro da aggiungere, basta anche solo questo affinché le persone all’epoca capissero chi è Gesù.  Sono i miracoli a far accrescere notevolmente e rapidamente la popolarità di Gesù, in alcuni racconti c’erano moltitudini di persone che lo seguivano, come i miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nella vasta moltitudine non tutti erano veramente interessati al Regno di Dio, ma c’era solo il fascino di assistere ai miracoli e insieme la speranza di riceverne un giorno. Per questo motivo che Gesù per distinguere che vuole veramente seguirlo dice questo: chi mi vuole seguire rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia la salverà (Matteo 10,38-39).  La grande popolarità di Gesù fece anche suscitare l’invidia dei religiosi che fecero di tutto per contrastarlo, ma non riuscirono in alcun modo negare i miracoli, o a dimostrare che erano solo frutto di illusionismo, anche loro furono costretti a confermarli. Per infangare Gesù si sono dovuti inventare l’assurdità che le guarigioni erano frutto del demonio.

GLI INSEGNAMENTI TRAMITE I MIRACOLI

Il vangelo non ci narra tutti i miracoli di Gesù (cfr. Gv 20,30; 21,25). A volte gli evangelisti si limitano a menzionarli in termini generici (ad esempio Mc 1,34 e Mt 9,35), mentre altre volte li descrivono con lo scopo di veicolare degli insegnamenti morali, vediamone alcuni:

  1. La bontà e la misericordia di Dio
  2. La sua potenza senza limiti
  3. La totale supremazia sul regno delle tenebre
  4. Per ottenerlo bisogna chiederlo, quindi essere in comunione con lui
  5. Per ottenerlo bisogna avere fede
  6. Se si ottiene bisogna riconoscerlo e ringraziarlo
  7. Dio può adempiere ai bisogni dell’uomo

I 4 TIPI DI MIRACOLI

ESORCISMI:

Gli indemoniati di Gerasa MT 8,28-33. MC 5,1-20. LC 8,26-39

L’indemoniato muto 9,32-34

Gli spiriti impuri MT 12,43-45

Esorcismo di un ragazzo epilettico MT 17,14-20. MC 9,14-29. LC 9,37-43

Esorcismo a Cafàrnao MC 1,21-28. MC 1,32-34. LC 4,31-37

I demoni  riconoscono Gesù MC 3,11-12

La Figlia della donna a Tiro  MC 7,24-30

Quando uno spirito impure esce dall’uomo  LC 11,24-26

L’indemoniato cieco e muto MT 12,22

GUARIGIONI:

Guarigione lebbroso MT 8,1-4. MC 1,40-45. LC 5,12-16

Guarigione dei 10 lebbrosi LC 17,11-19

Il servo del centurione MT 8,5-13. LC 7,1-10

Guarigione suocera di Pietro MT 8,14-15. MC 1,29-31. LC 4,38-39

Compimento profezia sulle guarigioni MT 8,16-17. GV 12,37-43. MT 12,15-21

La grande folla che lo segue MC 3,7-10

Guarigione paralitico MT 9,1-8. MC 2,1-12. LC 5,17-26

La donna con le perdite di sangue MT 9,20-22. MC 5,25-34 . LC 8,43-48

Guarigione ciechi  MT 9,27-31. MC 10,46-52. MC 8,22-26. LC 18,35-42. MT 20,29-34. GV 9,1-12

Guarigioni varie MT 14,34-36. MC 6,52-56. LC 4,40.  LC 4,42-43

La donna cananea MT 15,21-28

Il sordomuto nella Decàpoli  MC 7,31-37

Gesù guarisce il figlio di un funzionario del re  GV 4,43-54

Guarigione paralitico in giorno di sabato  GV 5,1-18

Guarigione uomo dalla mano inaridita MC 3,1-6

Guarigione della donna curva LC 13,10-17. 

Guarigione orecchio a Malco LC 22,50-51

MIRACOLI SULLA NATURA:

La tempesta sedata MT 8,23-27. MC 4,35-41. LC 8,22-25

Moltiplicazioni dei pani e dei pesci  MT 14,13-21.  MT 15,29-39. MC 6,30-44 e MC 8,1-21. LC 9,10-17. GV 6,1-15

Gesù cammina sulle acque  MT 14,22-33. MC 6,45-52. GV 6,16-21

La trasfigurazione  MT 16,27-28. 17,1-9. MC 9,1-10. LC 9,27-36

La moneta d’argento per la tassa MT 17,24-27

L’albero di fichi  MC 11,12-14.   MC 11,20-21

La pesca miracolosa  LC 5,1-11

Trasformazione acqua in vino GV 2,1-12

RESURREZIONI:

Resurrezione del figlio di una vedova LC 7,11-17

Resurrezione di Lazzaro GV 11,1-46

Resurrezione figlia di Giairo, uno dei capi dei sacerdoti  MT 9,18-19 e 23,26. MC 5,1-24 e MC 5,35-43. LC 8,40-42.  LC 8,49-56

LE PARABOLE

A Gesù piaceva, da buon ebreo, usare un linguaggio figurato e per questo ricorreva alle parabole. Anche nell’antico testamento ci sono alcune delle parabole, ma essi sono molto più tipici nei vangeli. Esse sono un metodo d’insegnamento ebraico, quando si vuole dare un insegnamento, si racconta una storia che contengono degli insegnamenti. La sua comprensione deve essere capita non da un’analisi di ogni singolo elemento presente nella parabola, ma nel suo insieme.

CARATTERISTICHE DELLE PARABOLE

• È un racconto breve, ma completo, preso dalla vita comune.

• Con questo racconto di vita quotidiana si simbolizza un verità religiosa o morale.

 • Non si deve intenderla in modo analitico attribuendo un significato ad ogni elemento, ma, partendo dall’insieme degli elementi, concentrarsi sull’idea fondamentale.

 • Da questo pensiero fondamentale si trae una conseguenza pratica di facile e chiara applicazione nel campo religioso o morale.

• In molte parabole Gesù usa circostanze della vita quotidiana esagerandole artificialmente. Ad esempio, il seminatore che non sa seminare bene; il figlio prodigo trattato meglio del primogenito al suo rientro a casa; i lavoratori dell’ultima ora pagati in modo uguale a quelli delle prime ore, ecc. Ed è proprio questo elemento, esagerato, curioso e fuori posto, che fa pensare e apre una porta ad una realtà distinta e migliore, che ricalca la realtà di Dio

TIPOLOGIE DI PARABOLE

Le parabole più estese possiamo dire che sono 35 e quasi tutte si riferiscono al Regno di Dio. Tuttavia per il contenuto solitamente si dividono in vari gruppi:

Parabole del Regno di Dio

 Furono narrate durante il tempo del ministero in Galilea e solitamente cominciano nello stesso modo: “Il regno di Dio è simile a…” (“Il regno dei cieli si può paragonare a…”) Ad esempio la parabola del seminatore, della zizzania, del lievito, ecc. (cfr. Mt 13).

Parabole della misericordia

 In queste parabole si mette in rilievo la bontà e la misericordia di Dio verso il peccatore. Molte sono dirette ai farisei: un invito a gioire per la bontà di Dio. Ad esempio la parabola del figlio prodigo, della pecora perduta, ecc. (Lc 15).

Parabole di rimprovero

Si riferiscono al popolo giudeo che viene abbandonato da Dio per la sua ostinazione. Ad esempio la parabola del fico senza frutto (Lc 13,6-9), dei vignaioli (Mt 21,33-41), delle nozze (Mt 22,2-14).

Parabole morali

Esse contengono alcuni insegnamenti morali per la vita. A loro volta si possono suddividere a seconda del tema:

  1. l’amore al prossimo: il buon samaritano (cfr. Lc 10,25-37), parabola del convito – l’invito ai poveri (cfr. Lc 14,12-14), il perdono (cfr. Mt 18,23-35), il ricco e il povero Lazzaro (cfr. Lc 16,19-31), ecc.
  2. la vigilanza: il servo vigilante (cfr. Mc 13,34-37), il servo fedele e infedele (cfr. Mt 24,42-51), le dieci vergini (cfr. Mt 25,1-13), i talenti (cfr. Mt 25,14-30), ecc.
  3. atteggiamento verso Dio: l’amico inopportuno (cfr. Lc 11,5-8), la vedova perseverante (cfr. Lc 18,2-8), la scelta dei primi posti (cfr. Lc 14,7-11), il ricco stolto (cfr. Lc 12,13-21), il fariseo e il pubblicano (cfr. Lc 18,9-14), ecc.

IL REGNO DI DIO

CHE COS’È IL REGNO DI DIO

Il Regno di Dio costituisce senza dubbio il messaggio centrale della predicazione di Gesù e la proclamazione della sua venuta è la buona notizia, il vangelo in senso proprio: Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo. (Mc 1,14-15). L’espressione “Regno di Dio” o “Regno dei Cieli” come dice Matteo (seguendo la consuetudine giudaica di evitare di nominare, per rispetto, il nome di Dio) era sulla bocca di tutti e il popolo rapidamente la fece propria quando Gesù la usò nella sua predicazione. Si tratta di qualcosa che era stato annunciato nell’Antico Testamento e che, nella pienezza dei tempi, è arrivato. Per tanto non era una realtà geografica ma è composto da tutte quelle persone che realizzano la sua volontà di Dio.  Era l’espressione della regalità di Dio, di un nuovo rapporto tra Dio e il suo popolo, una nuova presenza dello stesso Dio nelle vicende umane. Potremmo definire il Regno di Dio come l’esercizio della regalità di Dio: è la presenza o manifestazione salvifica di Dio attraverso la venuta del Messia.

LE ASPETTATIVE DEI GIUDEI

Quando Gesù comincia la sua predicazione il prestigio del popolo giudeo, dominato dai romani, era molto basso. Esso desiderava ardentemente la venuta del Regno di Dio. Però, per i più, l’attesa riguardava una liberazione politico militare dal potere romano segnata da un nuovo benessere materiale per il popolo giudaico. Alla luce di questo si può capire la richiesta della madre dei figli di Zebedeo (Mt 20,21) e la domanda degli apostoli nel momento stesso dell’ascensione (At 1,6): “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”.

L’ANNUNCIO DI GESÚ

Per questo Gesù, fin dall’inizio, cerca di modificare la mentalità del popolo riguardo al concetto e alle aspettative della venuta del Regno di Dio. Egli semplicemente propone il Regno come qualcosa di nuovo rispetto agli annunci dei profeti. Nel messaggio di Gesù scompare l’imminenza della venuta del Regno, perché esso è già presente: agli accenni di ira della predicazione di Giovanni Battista subentrano quelli di grazia. Vi è un’escatologia dell’amore e del perdono in cui la grazia precede l’impegno. In altre parole è un invito a convertirsi, perché il Regno viene e non affinché venga. Nell’annuncio che il Regno Dio si è fatto vicino, compare il volto trinitario di Dio. Gesù mostra il volto di Dio! È un Dio non monolitico, ma relazionale nella sua stessa natura. La salvezza offerta da Gesù avviene attraverso il dono della vita (vita nel senso teologico della parola) che precede il perdono dei peccati. Il perdono stesso è iniziativa di Dio: il peccato è superato dall’azione di grazia. I segni che accompagnano l’annuncio del Regno sono la rivelazione e la presenza di Dio. È il messaggio che trasforma. Infatti un messaggio che non cambi la realtà non è credibile. Gesù non intercede per i miracoli, ma li compie: con essi mostra la sua identità. Regno e miracoli vanno insieme. Il messaggio di Gesù è una verità pratica che cambia le realtà e va al cuore dell’uomo. Per questo i segni sono indicatori dell’autorità del messaggio che cambia la realtà; cioè è Dio che parla e la sua parola è efficace, realizza ciò che dice. La stessa comunità dei discepoli, la Chiesa, è segno e strumento del Regno, il cui fine consiste nel predicare il Regno stesso. Essa, la Chiesa, è segno del “già e non ancora”. Nell’Antico Testamento la persona che annunciava era secondaria rispetto al messaggio, ma con Gesù essa non lo è più: c’è perfetta identità tra messaggio e Gesù. l’annuncio del Regno si trasforma in annuncio di Gesù , essendo il Regno la persona stessa di Gesù. Lui è il re del Regno di Dio che parla con autorità rivelando e auto testimoniando per se stesso. I segni e le profezie avverate testimoniano che Gesù è proprio quello che dice di essere. Mentre i giudei pongono il compimento della volontà di Dio nell’osservanza letterale della legge, Gesù proclama che l’uomo deve aprirsi all’azione di Dio, accogliere l’iniziativa divina che chiama ad un cambio radicale, a cambiare modo di pensare e di agire (da cui deriva la “conversione”): la salvezza non si merita, ma si riceve gratuitamente. È l’accoglienza della buona notizia: un invito ad iniziare un cammino nella fede. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15).

IL REGNO DESCRITTO IN PARABOLE

Attraverso le parabole Gesù non definisce il Regno di Dio, ma lo descrive come una realtà esperienziale totalizzante in cui siamo pienamente coinvolti. Il Regno di Dio è sempre un processo incontenibile che fa nuova la realtà. Possiamo dire che è una realtà di successo. Attraverso le parabole Gesù ci da delle preziose informazioni per capire le caratteristiche del regno e come funziona:

  • Cresce come un seme, seminato nella terra, senza fine, fino a portare frutto (Mc 4,26-29).
    • Agisce come un fermento incontenibile dentro la massa (Mt 13,33).
    • Nonostante la piccolezza dell’inizio, contiene una forza segreta che lo porterà fino alla sua piena realizzazione (Mc 4,30-32).
    • Richiede la collaborazione e lo sforzo di tutti i figli del Regno di Dio, che, più che essere semplici destinatari dei doni divini, sono agenti attivi attraverso i quali Dio stesso agisce (Mt 25,1-13; 25,14-30).
    • È sempre comunque un dono gratuito di Dio fatto per amore (Mt 20,1-16).
    • Incontra difficoltà e ostacoli; è una lotta (Mt 13,24-30).
    • Giungerà alla sua pienezza quando il Figlio dell’Uomo ritornerà nella sua gloria(Mt 25,31-46)

VERSETTI EVANGELICI

In seguito alcuni versetti dove Gesù parla del regno di Dio e il relativo commento

  1. Ma, se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. MT12,28

Il regno di Dio è la presenza di Gesù che sradica il male nel mondo

  •  a voi (autorità giudaiche) sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. MT 21,43

Il regno di Dio non è limitato a un popolo, ma può essere chiunque accetti Gesù come Messia

  • Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo. MC 1,15

La presenza di Gesù è il regno di Dio

  • Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore;  amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui;  amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. Mc 12,28-24

Appartiene al regno chi rispetta questi 2 comandamenti

  • li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. LC 9,2

Il regno di Dio porta guarigione agli ammalati

  • Ed egli rispose: “In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio,  che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà”. LC 18,29-30

Tutte le persone del mondo che accettano di seguire Gesù appartengono al regno e formano un grande famiglia

  • perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio. LC 22,18

Quando Gesù era in vita il regno di Dio era vicino, nel senso che solo Gesù era la presenza del regno. Dopo la sua morte, resurrezione e pentecoste il regno sono coloro che seguono Gesù

PRIME AZIONI PUBBLICHE DI GESÙ 2/2

DISCORSO INAUGURALE DI GESÚ A NAZARETH                                                                                   LUCA 4,16-30 

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore .

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!””. Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”. All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

GESÚ IN SINAGOGA

Come era in uso tra il popolo ebraico, tutti i sabati, gli ebrei si recano in sinagoga dove alcune persone ritenute degne amministrano il culto con un canone di preghiere in ebraicoformalizzato e fissato insieme a letture dei testi sacri con i relativi commenti. Per le letture le sinagoghe custodivano i SEFER, ovvero i rotoli della scrittura. Gesù per i suoi compaesani era considerato una degno di presiedere il culto e di certo al momento di questo episodio non era la prima volta che svolgeva questo compito. Da come sembra nei vangeli, aveva già iniziato a predicare a fare miracoli (Lc 4,23),  e gli abitanti di Nazareth questo lo sapevano. Ma nessuno poteva immaginare che quel l’uomo che hanno conosciuto fin da bambino, insieme alla sua famiglia era proprio il Messia, il figlio di Dio e nessuno si aspettava quello che stava per dire.

LA LETTURA

Quello che Gesù legge è Isaia 61, si tratta di un capitolo dove si presenta la missione di un profeta, pur essendo state scritte da Isaia, appartengono a Gesù Cristo. Fu lo spirito di Cristo stesso che guidò Isaia a scrivere queste parole. Gesù legge solo i primi versetti, perché per il momento solo quelli si realizzano, gli altri riguarda la seconda venuta di Cristo. Infatti il versetto appena seguente sarebbe stato: il giorno di vendetta del nostro Dio  (2): Gesù è venuto per salvane non per condannare.  Troviamo anche questo: il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti. (11) Questo versetto riguarda il futuro, per ora nel mondo non c’è ancora giustizia. Gesù legge e applica a se stesso solo quello che concerne la sua prima venuta. Farò un breve commento per ogni frase di ciò che lesse Gesù:

Lo Spirito del Signore è sopra di me …

Quando Gesù era in terra, Lo Spirito Santo era su Lui. Questo è un riferimento al battesimo di cui è stato analizzato precedentemente. Lo Spirito Santo venne su varie persone nella Bibbia, permettendo loro di compiere certi atti. Però, venne sempre in un modo limitato. Invece, lo Spirito Santo venne su Gesù senza limiti, come leggiamo in Giovanni 3,34.

… per questo mi ha consacrato con l’unzione …

L’“essere unto” nella Bibbia descrive l’essere scelto da Dio per un ministero. Nell’Antico Testamento, tre categorie di uomini furono unti: chi serviva come re, chi come profeta, e chi come sacerdote. Gesù Cristo è il vero re, il vero profeta, e il vero sacerdote. L’unzione di Gesù non fu fisica ma spirituale, fu lo Spirito Santo a ungere Gesù.

… e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…

Il vangelo è annunciato ai poveri, in questo caso si intente poveri nel senso spirituale, cioè a coloro che sono disposti ad ascoltare la parola e pongono tutte le sue sicurezze in Dio solo, contrariamente a coloro che hanno il cuore indurito e ostinato: gli abitanti di Nazareth, suoi concittadini. I poveri diventano una categoria non più sociale, ma teologica. Gesù parla dei  poveri in spirito nelle beatitudini (Matteo 5,3) Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

… a proclamare ai prigionieri la liberazione …

Questo versetto va letto in chiave cristologica, Gesù non è andato nelle carceri a liberare i prigionieri, ma è venuto a liberare gli uomini che sono prigionieri e schiavi del peccato (Gv 8,31-42). Un esempio è Zaccheo (Lc 19,1-10) liberato dalla schiavitù del materialismo ritrova la libertà in Cristo.

… e ai ciechi la vista …

Questa parte non è presente in Isaia 61, ma è presente in altri capitoli sempre di Isaia (29,18; 35,5-6; 42,7). Luca lo aggiunge per rendere più completa la missione del Messia, in questo caso riguarda i miracoli di guarigioni operati da Gesù.

… a rimettere in libertà gli oppressi …

Al tempo di Gesù c’erano delle categoria sociali che rimanevano emarginate dalla vita religiosa e quindi socialmente oppressi. Il messaggio di Cristo non esclude nessuno, anzi sono spesso gli emarginati ad accogliere per primi Gesù nella loro vita, infatti accogliere Gesù significa lasciarsi investire dalla benevolenza e dalla misericordia di Dio.

… a proclamare l’anno di grazia del Signore .

L’anno di grazia si riferisce all’anno del giubileo. Secondo la legge di Mosè (Lv25) in quell’anno lo schiavo poteva ritornare nella sua proprietà di origine, anch’essa resa libera nella stessa circostanza. Il Nuovo Testamento accettò di fatto la schiavitù perché la società non era ancora pronta per abolirla ( Ef 6,8; Col 3,22; Fm 16), ma enunciò i fondamenti dottrinali, che, alla fine, avrebbero portato all’abolizione della schiavitù ( Gal 3,28).

LA REAZIONE DEGLI ABITANTI DI NAZARETH

l’automanifestazione di Gesù viene rifiutata con una gradazione crescente: Inizialmente lo stupore,  segue la risposta polemica, poi l’ira e infine la cacciata violenta. Gli uomini di Dio non vengono accolti in patria, loro lo hanno visto crescere e vivere insieme per tanti anni, sanno che è un buon ebreo, ma pare troppo strano che è proprio lui l‘unto di Dio, il Messia. Gesù vedendo una reazione molto diffidente cita due episodi dell’antico testamento, dove Dio manifesta la sua misericordia a degli stranieri, anziché al suo popolo. Questo a causa della lontananza del popolo ebraico nei confronti di Dio. Per un ebreo orgoglioso questi episodi sono un’umiliazione e averli citati gli fa andare su tutte le furie. In quanto Gesù paragona loro, con quei antichi ebrei che non accogliendo i profeti del tempo non ricevono le benedizioni di Dio, allo stesso modo  la cui incredulità nei confronti di Gesù si manifesta come una chiusura, che impedisce di operare miracoli. Vediamo quali sono questi due episodi:

  1. LA VEDOVA DI SEREPTA (1 RE 17,9-16)

In questo brano la terra è colpito da una lunga carestia. C’arano tante vedove nella terra d’Israele, ma il Signore in nessuna di loro ha trovato fede, per questo manda Elia da questa vedono in una città della Fenicia. Lei nonostante le scarse risorse, condivide quel poco con Elia facendo una focaccia anche per lui con la promessa che nessuno morirà di fame. La vedova si fida e il Signore può benedirla. In seguito Elia resusciterà anche il figlio della vedova.

  • NAAMAN IL SIRO (2 RE 5)

Naamàn era il comandante dell’esercito di Aram, considerato un eroe, ma malato di lebbra. Venne a conoscenza della grandezza del Dio d’Israele, che poteva liberarlo da questa malattia. Si recò da Eliseo che gli disse di bagnarsi sette volte nel Giordano e sarebbe guarito. Inizialmente non volle andare, ma dopo varie insistenze fece ciò che Eliseo aveva detto e guarì.

PRIME AZIONI PUBBLICHE DI GESÙ 1/2

LE NOZZE DI CANA                                                                                                                     GIOVANNI 2,1-11

Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

UN PRIMO SEGNO DI UNA NUOVA ERA

Nel racconto delle nozze di Cana di Galilea, Gesù diede inizio ai suoi miracoli. Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui  (Gv 2,11). Questo versetto conclusivo della narrazione del miracolo, ne mostra il vero significato: Una rivelazione messianica. Molti i tratti messianici presenti: il contesto del banchetto e delle nozze (Gesù è lo sposo messianico), l’abbondanza del vino e la sua qualità, l’acqua preparata per le abluzioni rituali trasformata in vino (l’antica legge cede il posto alla nuova). Il miracolo è un segno attraverso il quale Gesù si manifesta. Per Giovanni il segno è l’azione di Gesù, in questo caso l’acqua trasformata in vino. I segni, nel linguaggio biblico, si intente qualcosa di straordinario che compie Dio, e l’uomo non avrebbe mai potuto compiere, o non si sarebbe potuto compiere per puro caso. Si tratta di un modo che Dio comunica con l’uomo, anche in forma enigmatica. Questo è il primo segno che Gesù compie in pubblico manifestando qualcosa di se stesso, non con parole, ma con fatti. È un invito a credere nella sua persona. Gesù manifestò la sua gloria, cioè si manifestò come il salvatore e l’inviato di Dio. Con il miracolo a Cana Gesù inaugura un tempo nuovo, simboleggiando il passaggio a una nuova economia salvifica: Non più l’acqua che purifica, come per le usanze ebraiche, ma la fede in Gesù. È giunta l’ora del nuovo, della vita nuova. L’Antico Testamento cede il posto al Nuovo Testamento. Sta nascendo l’uomo nuovo. È un segno che mostra la generosità di Gesù: come il vino fu abbondante, così donò se stesso senza risparmio, fino in fondo e totalmente. Il vino nuovo viene dato dal vero sposo, che è Gesù. È lui che dona il buon vino! Il significato di questo segno presagisce la sua missione sulla terra, ma quel giorno il significato non fu colto per le persone presenti a eccezione dei discepoli che credettero in lui. Durante la vita di Gesù ci furono molti altri segni, quello definitivo fu la vita donata sulla croce. E lì che Gesù manifesterà la sua gloria in pienezza, l’ora della glorificazione definitiva. Gli altri segni non fanno altro che preparare questo momento del grande segno, il passaggio dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dall’acqua al vino nuovo. Giovanni non parla dell’istituzione dell’eucaristia, ma ci parla del segno del vino (cap. 2) e del pane (cap. 6). Lungo il suo vangelo, Giovanni parla dell’eucaristia, di Gesù stesso vero pane e vero vino, la Parola che si fa carne. Chi crede e mangerà questa carne, avrà la vita.

IL RUOLO DI MARIA

Nel vangelo di Giovanni, Maria appare solamente due volte: nel primo segno e nell’ultimo, quando Gesù muore in croce. È lei che è presente alla prima e all’ultima ora: è il modello del discepolo attento e fedele. In questo racconto troviamo anche Maria madre di Gesù protagonista della vicenda. Lei incoraggia Gesù a compiere un miracolo per risolvere una problematica. Nei banchetti il vino era importante. Gesù risponde in maniera che a noi potrebbe sembrarci sgarbata: Donna, che vuoi da me? Ma in realtà si tratta di un modo dire ebraico, usato da chi intende mantenere una certa distanza rispetto al proprio interlocutore. Non è una espressione sgarbata, che infatti Gesù accetta l’incoraggiamento e compie il miracolo. I protestanti usano invano questa risposta di Gesù per mettere in discussioni i dogmi cattolici su Maria.

LE TENTAZIONI DI GESÚ

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo (Lc 4,1-2). Nel battesimo nel Giordano, Gesù ricevette un segno, che gli donò una nuova e maggiore consapevolezza di se stesso e della sua vocazione. Questo non significa che ciò gli fosse nascosto anteriormente. Già dalla sua infanzia egli sapeva chi era e aveva un’idea della sua missione (Lc 2,49). Però come uomo sperimentò la legge della crescita in tutte le sue dimensioni, anche di conoscenza e consapevolezza: “Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.” ( Lc 2,52). La voce del cielo udita sulle sponde del Giordano gli confermò che la sua missione di Messia assomigliava a quella del Servo di Dio, descritto nel libro del profeta Isaia. Fu un’esperienza forte e non stupisce che abbia sentito la necessità di ritirarsi nel deserto, sospinto dallo Spirito stesso, “per essere tentato dal diavolo” ( Mt 4,1) Tutta l’umanità inclusa la chiesa è esposta alle tentazioni, Gesù non può essere da meno. Anche lui si sottopone a questa dura, nel deserto dopo 40 giorni di digiuno, nel momento in cui è più debole, arrivano le tentazioni. Di fronte alle difficoltà, al dolore, al sacrificio, alla morte sorge la tentazione di scegliere altre strade più comode. Saranno queste che il tentatore proporrà a Gesù. Superando le tentazioni prima di iniziare pubblicamente il ministero dimostra aver aderito completamente alla volontà del Padre e di conseguenza di essere degno di compiere la missione. Questa non sarà l’ultima volta in cui Gesù subisce tentazioni, per tutta la vita sarà sempre sottoposto a tentazioni. Luca e Matteo ci presentano un quadro simbolico dei tre tipi di tentazione. Sono tre tentazioni che si possono riassumere in una sola: abbandonare o modificare la strada indicata da suo Padre.  Quelle nel deserto erano collegate con la sua vocazione. Su ognuna di esse egli trionfò. Qui possiamo vedere un parallelo: Dove Israele non aveva retto alla tentazione, Gesù dimostra invece assoluta fedeltà a Dio. Questo  è un esempio per tutti, che le tentazioni si possono superare e vedremo anche come superarle. durante tutta la sua vita.

IL DESERTO

Per comprendere meglio l’andata di Gesù nel deserto, dobbiamo sapere ciò che questo significava per i giudei. Nel deserto i loro padri passarono 40 anni prima di entrare nella terra promessa ed è lì dove Mosè ed Elia ebbero esperienze di preghiera e di digiuno di 40 giorni in vista delle loro rispettive missioni (Es 24,18 e 1Re 19,8). Il deserto era prima di tutto il luogo dell’incontro con Dio e della preparazione per le grandi missioni. È nel deserto che Mosè ed Elia conobbero il Signore. Anche Gesù andò nel deserto prima di iniziare la sua missione. Aveva bisogno di conoscere la volontà del Padre e stare in preghiera con Lui. Così durante la vita pubblica sarà sua abitudine ritirarsi in luoghi solitari per ascoltare e parlare con il Padre e cercare come rimanere nella linea che gli era stata indicata nel battesimo.

LA PRIMA TENTAZIONE

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio“. (Matteo 4,3-4)

Gesù sapeva che, come ogni uomo, doveva lottare, sopportare privazioni, stanchezza, calunnia, persecuzione e abbandono. La risposta non è stata nella fuga, ma nella volontà del Padre: questo è il vero cibo (Gv 4,34). La vera motivazione profonda è amare Dio e fare la sua volontà, a qualunque prezzo. Infatti l’uomo vive della parola che esce dalla bocca di Dio, della Parola, della risposta di Dio e della comunione con lui. È un atteggiamento di fiducia: è scegliere le sue soluzioni. Gesù dipende totalmente da suo Padre. Gesù antepone il servizio di Dio alle necessità materiali.  Gesù risponde con la Citazione di Dt 8,3: la vita del Figlio di Dio è caratterizzata dall’ascolto del Padre, dall’obbedienza ai suoi disegni. La tentazione qui è usare i miracoli per il proprio beneficio. Il compiere un miracolo a proprio beneficio lo avrebbe fatto deviare dalla sua missione, essere uomo tra gli uomini, necessaria per la salvezza dell’umanità. Perciò la volontà di Dio ha priorità sulle necessità materiali. Un altro esempio per questo tipo di tentazione lo troviamo in Marco 8,11, quando i farisei chiedono un miracolo per metterlo alla prova.

LA SECONDA TENTAZIONE

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”. (Matteo 4,5-7)

Sarà una tentazione frequente. In varie occasioni il popolo ha voluto proclamarlo re (ad es Gv 6,15). Era la tentazione del potere, del dominio sul popolo, del credere che la felicità consiste nell’avere e che il regno di Dio si realizza in questa via. La tentazione dell’esibizionismo, usare la potenza di Dio, non per fare del bene al prossimo, ma per attrarre l’attenzione concentrando la gloria su se stesso. La stesse tentazione arriverà quando i farisei  incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova” (Mc 8,11). Gesù venne a servire gli uomini, non a essere servito. Il suo servizio consiste nel dare la vita (Mt 20,28). Solo Dio deve essere adorato e la vera adorazione consiste nell’adempiere fedelmente la volontà del Padre e la missione ricevuta da Lui. Il nostro culto è offrire noi stessi a Dio come offerta sacra e gradita (Rm 12,1). Il vero culto è la sottomissione a Dio. Da notare come il diavolo per ingannarlo usa la scrittura (Salmo 91,11-12), Ma Gesù ha l’abilità di confrontare scrittura con scrittura (Dt 6,16) per comprendere la vera volontà di Dio. la fede non mette Dio alla prova, ma si affida alla sua bontà.

LA TERZA TENTAZIONE

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”. Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. (Matteo 4,8,-11)

Quello che il diavolo propone è raggiungere l’obbiettivo di regnare sulla terra segna passare dalla croce e quindi senza aderire al piano di Dio. Tutto questo violando il primo comandamento (Dt 6,13). Dio è l’unico punto di riferimento, l’unica sicurezza. Rinunciare a camminare nella fede per piegare il piano di Dio a nostro vantaggio è peccato. È la tentazione di chi ha paura di affidarsi totalmente a Dio. È anteporre la nostra volontà a quella di Dio. Gesù sa che non è Dio che deve convertirsi a lui, ma è lui che deve aderire al Padre. Gesù vuole essere l’umile servo: per questo è nato. La stesse tentazione si ripeterà con Pietro quando cercò di trattenerlo dal cammino della passione e della croce, oppure quando inchiodato alla croce, la gente gli griderà: “…Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!… È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo” (Mt 27,40.42). Ma Gesù aveva già scelto quando nell’Orto degli ulivi disse al Padre di fronte alla morte: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42)

RIASSUMENDO

Per queste tentazioni prese da Marco sono ambientate durante i 40 giorni di Gesù nel deserto. La soluzione è sempre la medesima: la volontà perfetta del Padre sopra ogni cosa, questa è la vera felicità e la nostra missione. È segno di fede e di amore. Da notare che in tutte le tentazione, Gesù non perde tempo a discutere con il diavolo, ma va direttamente alle scritture, dicendo “sta scritto”. Il diavolo davanti alla parola di Dio e alla fede non può nulla, rimane sempre sconfitto. Questo è anche un esempio per noi per come si sconfiggono le tentazioni.

IL BATTESIMO DI GESÚ

Dopo un periodo di vita nascosta a Nazareth, con il battesimo inizia una nuova fase della vita di Gesù: una vita pubblica, che conduce direttamente al centro dell’evento pasquale. In Atti 1,22 e 10,37-38 si vede chiaramente che nella comunità primitiva il battesimo di Gesù è considerato il punto di partenza della sua vita pubblica. Ciò che successe dopo il battesimo, gli evangelisti lo presentano come una scena di rivelazione. Marco lo descrive nel seguente modo:

In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,9-11).

I brani evangelici che descrivono il battesimo di Gesù identificano 3 fasi del battesimo:

  1. APERTURA DAL CIELO
  • DISCESA DLLO SPIRITO
  • VOCE DAL CIELO
  1. APERTURA DAL CIELO

Il cielo sta ad indicare sia il luogo della presenza divina, sia la realtà divina stessa; parlare di cielo significa parlare di Dio. In questo caso il battesimo di Gesù è opera divina e frutto di iniziativa divina. Nell’Antico Testamento si parla più volte dell’apertura o chiusura dei cieli. Quando un grande profeta riceve la chiamata per iniziare il suo ministero troviamo “l’apertura dei cieli” vediamo 2 esempi:

Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine (Ezechiele 1,1).

Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa… Se tu squarciassi i cieli e scendessi ! Davanti a te sussulterebbero i monti (Isaia 63,15.19).

Anche nel battesimo di Gesù non poteva mancare l’apertura del cielo che sta a significare l’inizio dell’attività pubblica di Gesù. È l’esperienza della presenza e dell’intervento di Dio. Gesù appare come un nuovo Mosè che porta a compimento le aspirazioni e le speranze dell’Antico Testamento.

Nell’Antico Testamento, quando lo Spirito scendeva su una persona (o ne prendeva possesso), lo faceva per comunicarle la forza divina, affinché potesse compiere la missione liberatrice a favore del popolo di Dio. Ad esempio il giudice Gedeone (Gdc 6,34), il re Saul (1Sam 10,6), il profeta Eliseo (2Re 2,9). Si sapeva che il Messia avrebbe ricevuto più di tutti gli altri la pienezza dello Spirito di Dio. Nel libro di Isaia ciò viene affermato più volte:

  • Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (Is 11,2)
  • Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni (Is 42,1)
  • Lo spirito del Signore Dio è su di me perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione ai prigionieri (Is 61,1).

Scendendo su Gesù, lo Spirito lo rivela come pieno del potere di Dio (At 10,38), come il Messia, annunciato dai profeti, che inizia la sua missione liberatrice.

  • VOCE DAL CIELO

Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto (Lc 3,22): così parlò la voce del cielo. Queste parole dicono chiaramente che Gesù non è solo un semplice profeta, ma bensì il Figlio di Dio.  Agli occhi degli apostoli e dei primi cristiani, questo ricorda dei passaggi dell’Antico Testamento, molto importanti e che chiariscono il mistero di Gesù, andiamo per ordine:

In 2Samele 7,14 troviamo la profezia di Natan quando Dio promise a Davide un regno senza fine per un suo discendente

Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

In questa parte sottolineata troviamo una metafora si indica la strettissima relazione che si costituisce tra Dio e il re al momento dell’ascesa al trono. Troviamo per la prima volta che questo sovrano che regnerà per sempre sarà il figlio di Dio, si sta parlando proprio del Messia Gesù.

L’espressione: “Figlio di Dio” la troviamo anche nel Salmo 2. In questo salmo regale si esprime la certezza che il Signore sosterrà sempre il suo consacrato, nonostante i mutamenti e le alterne vicende della storia. Tutto ciò in Israele si rendeva visibile nella dinastia davidica, depositaria delle promesse e delle benedizioni messianiche.

Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna”. Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. (Salmo 2,6-7)

Dopo la resurrezione gli apostoli scoprirono che queste parole si applicavano molto bene a Gesù: At 13,33 e Eb 1,5.

Gesù in Matteo 22,41-45 sfida i farisei con una domanda. Cita il salmo 110,1 che si ricollega al salmo 2

Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi (Salmo110,1)

Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”. Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo. (Matteo 22,45-46)

Secondo la cultura ebraica un padre non chiamava mai “Signore” un figlio, ma in questo caso il messia è discendente di Davide (vedi 1,19,27); ma Gesù è anche superiore a Davide: che è il suo Signore. I farisei sono in difficoltà perché non credono che il Messia sarebbe stato il figlio di Dio.

SIGNIFICATO DEL BATTESIMO DI GESÚ

Riassumiamo tutto quanto nei seguenti punti:

  • Gesù con il battesimo si manifesta come il Messia atteso.
  • Gesù, con il suo battesimo, dà inizio ad una tappa speciale nella storia della salvezza.
  • Gesù-Messia ha la pienezza dello Spirito di Dio perché è proprio il Figlio di Dio
  • Gesù è inviato da Dio, sarà un Messia con le caratteristiche del Servo di Dio, solidale con i peccatori. Viene mediata l’idea della sottomissione: il servo non agisce in nome proprio, ma in nome di Colui che lo ha mandato. Il figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire… ( Mc 10,45)

Vengono presentate 3 idee:

  • la dignità regale di Gesù   ( Sal 2,7)
  • La natura di figlio di Dio, unico e diletto (Gen 22,2)
  • La missione che deve compiere per Dio e per l’umanità (Is 42,1)

L’episodio del battesimo già contiene in germe l’annuncio della passione di Gesù (Lc 12,50) e della sua resurrezione (Eb 1,13). È il riassunto di tutto il vangelo, della buona notizia della nostra salvezza. È anche una scena dove viene presentata la trinità nella sua interezza, Gesù che viene battezzato, lo Spirito Santo che scende su di lui per rivestirlo di potenza e la voce di Dio che presenta Gesù come Messia. La Santa trinità da inizio alla missione di Cristo che sarà una svolta per la storia della salvezza dell’umanità.

IL MESSAGGIO DI GIOVANNI BATTISTA

In questa parte approfondiremo il messaggio e gli insegnamenti di Giovanni battista per preparare il popolo alla imminente venuta del Messia. L’idea centrale della sua predicazione era la venuta del Messia e la necessità di cambiare vita, un cambio profondo e totale Riporto qui sotto i versetti sulla predicazione di Giovanni, successivamente i relativi commenti:

Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. (Matteo 3,5-12)

Le folle lo interrogavano: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”. Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?”. Rispose loro: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”. (Luca  3,10-14)

vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.
Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
(Giovanni 1,29-34)

Andarono da Giovanni e gli dissero: “Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire”. (Giovanni 3,26-30)


  1. VENUTA DEL MESSIA 

Giovanni insiste nel sottolineare il suo ruolo di testimone: “Dietro di me viene uno che è più forte di me…” (Mc 1,7). Giovanni deve presentare e rendere presente il Messia (Gv 1,15). Giovanni è solamente una voce (Gv 1,23), una lampada che arde (Gv 5,35), che però si spegne quando viene il sole (Lc 1,78), è l’amico dello sposo che gioisce alla voce dello sposo (Gv 3,29). Per questo lui stesso dirà riguardo a Gesù: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 3,30).  

  • CAMBIO INTERIORE

Nella Bibbia la parola conversione significa cambiare direzione, cioè una decisione profonda e totale. Ogni vero cambio nasce quando c’è una disponibilità ad un cambio interiore. Solo così è possibile un cambio di struttura, cioè quando esiste un cambio di pensare, di sentire e di agire. La conversione è legata alla penitenza, cioè fare passi concreti verso la liberazione.

  • RICONOSCERE CHE SI CAMMINA IN SENTIERI SBAGLIATI

Non ci si può convertire se crediamo che non abbiamo nulla da cambiare. Una delle prime condizioni è l’umiltà, cioè riconoscere la nostra debolezza, i nostri sbagli, cioè la nostra incapacità di salvarci. Questo atteggiamento di superbia, la Bibbia lo chiama peccato. Peccare è smarrire il cammino. È il peccato stesso che si rivolta contro di noi, esso stesso ci condanna

  • PRATICARE LA GIUSTIZIA

“Cosa dobbiamo fare?” domandavano a Giovanni i suoi interlocutori (Lc 3,10). Una domanda intelligente. Non si deve imparare o studiare qualcosa, ma fare qualcosa. Le nostre opere sono la dimostrazione concreta della sincerità della nostra conversione. La risposta di Giovanni era chiara e sintetica: praticare l’amore al prossimo e la giustizia. Egli non invita la gente a lasciare il mondo, ma a ristabilire un ordine giusto. La venuta del Signore richiede un popolo ben disposto.

IL BATTESIMO DI GIOVANNI

Giovanni annunciava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Giovanni eredita il rito del battesimo, ma gli dona un significato nuovo: per la conversione e il perdono dei peccati. Non è solo una purificazione rituale e cultuale, ma era un essere immersi nell’acqua come segno di un cambio interiore e di un cammino di penitenza. Lo stesso Gesù si sottometterà a questo rito, ma con una caratteristica nuova: il dono dello Spirito Santo. Alcuni passaggi dell’Antico Testamento fanno menzione del simbolismo del bagno dell’acqua per significare una purificazione del cuore: Is 1,16; Ez 36,25; Zc 13,1. Dal II secolo a.C. fino all’inizio del IV secolo d.C., in Israele vi era un movimento di battesimo di penitenza appartenente a diverse correnti. Gli esseni erano un gruppo di queste correnti giudaiche. Da questo movimento si distingue la figura di Giovanni a cui i suoi contemporanei diedero il nome di Battista. Per Giovanni si amministrava una sola volta, mentre gli esseni moltiplicavano le abluzioni o bagni con un significato cultuale. Per Giovanni questo battesimo doveva riguardare tutto il popolo e non solo un determinato gruppo. Esso è segno che gli ultimi tempi sono giunti e preannuncia colui che battezza in Spirito Santo e fuoco e compie il giudizio di Dio. Il battesimo di Giovanni era “un battesimo di conversione per la remissione dei peccati” (Mc 1,4). Esso era solo un segno di quello che avrebbe inaugurato Gesù, l’effettiva rinascita a vita nuova.


CONFRONTO SCRITTURE

La predicazione di Giovanni Battista è in continuità con gli insegnamenti dell’antico testamento e del nuovo testamento? Certo che si! Qui sotto il confronto tre scritture con Giovanni Battista e il relativo commento:

Luca 3,8

Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.

Geremia 7,8-10

Ma voi confidate in parole false, che non giovano: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dèi che non conoscevate. Poi venite e vi presentate davanti a me in questo tempio, sul quale è invocato il mio nome, e dite: “Siamo salvi!”, e poi continuate a compiere tutti questi abomini.

COMMENTO:

Quello che dicono queste scritture, applicato ai giorni nostri è un avvertimento a tutte quelle persone che non si comportano in maniera coerente con le fede che sostengono di professare. Se dunque una persona ha uno stile di vita empio, non rispettando i 10 comandamenti, non sarà certo la sua appartenenza religiosa e la frequentazione delle liturgie a far sì che sia giusto e salvo davanti a Dio.

Luca 3,11

Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.

1Giovanni 3,17

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?

COMMENTO:

Per essere dei cristiani con una condotta coerente è necessario anche compiere opere di misericordia corporali, condividendo così i propri beni il prossimo in difficoltà utilizzando le tue risorse in eccesso. L’amore di Dio stimola la compassione che si traduce in fatti concreti. Chi non compie queste opere non può dire di amare Dio.

Luca 3,13-14

Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?”. Rispose loro: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”.

Isaia 5,8

Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra.

COMMENTO:

Queste scritture sono un monito contro la corruzione e la bramosia delle cose materiali. Chi è giusto davanti a Dio deve pensare spiritualmente e l’avidità non deve aver spazio nel cuore del credente.

GIOVANNI BATTISTA

La figura di Giovanni Battista, che ci viene presentata dai vangeli, ha lo scopo di introdurre la persona di Gesù e il suo ministero. Giovanni Battista presenta Gesù, di cui ne è il precursore. Il confronto tra i due fa vedere la superiorità di Gesù. Interessante è il parallelo tra le due vicende, soprattutto nel vangelo di Luca: paradossalmente Giovanni Battista, che dovrebbe risultare più grande, lascia il posto a colui che Dio ha inviato, Gesù.

L’ATTESA DEI TEMPI MESSIANICI

Giovanni viene quindi a trovarsi al limite dell’Antico Testamento come profeta che chiude il tempo dell’attesa e introduce il tempo del compimento. La figura di Giovanni è da inserirsi nel contesto dell’attesa messianica e dell’ambiente profetico. I Giudei sapevano che Dio non avrebbe tardato nell’adempiere le sue promesse. Gesù nasce in un periodo storico carico di attese messianiche. I Giudei erano governati da Erode, un re idumeo, quindi straniero, che regnava in accordo con Roma. Molti attendevano un’insurrezione politica guidata da un uomo mandato da Dio. Giovanni, il cui nome significa “Dio è favorevole”, dona una nuova interpretazione della liberazione: un cammino di penitenza. Il suo annuncio, anche se carico di elementi apocalittici e della visione di un Messia segno dell’ira divina, prepara la strada per l’annuncio evangelico: credere e convertirsi al Regno. Nel cantico di Zaccaria sono espresse tutte le attese del popolo giudeo: vi si mescolano le speranze di una liberazione politica e di una salvezza interiore, del cuore. La salvezza, che l’inno di Zaccaria annuncia e che Gesù attuerà, è una salvezza totale

 Giovanni doveva rendere testimonianza e preparare i cuori per l’accoglienza di Gesù attraverso un battesimo/cammino di penitenza. Luca mostra il legame di parentela tra Giovanni e Gesù e come la loro nascita rispondeva allo stesso progetto di Dio in favore degli uomini. Incontriamo fin dall’inizio del vangelo di Luca la figura delle due coppie: Zaccaria-Elisabetta e Giuseppe-Maria.

LA FAMIGLIA DI GIOVANNI BATTISTA:

Giovanni nasce in una famiglia sacerdotale. Il padre Zaccaria e la madre Elisabetta sono considerate delle persone pie e conosciute e come tutte le famiglie sacerdotale hanno la possibilità di amministrare il culto del tempio di Gerusalemme, il centro principale della religiosità ebraica. Proprio in occasione del turno della famiglia di Giovanni, Zaccaria riceve l’annuncio dell’angelo Gabriele. Egli profetizza che sua moglie darà alla luce un bambino che chiameranno Giovanni. Da un punto di vista umano diremo che è la famiglia perfetta per far nascere il Messia, ma le vie di Dio non sono come le vie dell’uomo. Dio non segue i nostri canoni. La reazione di Zaccaria all’annuncio dell’angelo è molto diversa da quella di Maria. Lui dubita pensando che ormai è troppo anziano ed Elisabetta è sterile. Zaccaria per quanto pio non ha una fede così solida da credere anche nelle circostanze avverse. Dio guarda sempre alla fede delle persone e non al ruolo che ricoprono nella società.

GIOVANNI BATTISTA, UN PROFETA ATTESO

Giovanni fu il profeta con il ruolo più importante, da avere l’onore di nascere nello stesso tempo del Messia. Egli assunse lo stile dei profeti dell’Antico Testamento; uno stile già interrotto da più di 350 anni. La Bibbia esalta la suo ruolo annunciando delle profezie per la sua venuta:

Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate (ML 3,1)

Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri (ML 3,23-24)

Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore (IS 40,3-5)

In queste scritture si parla di un messaggero, grande come il profeta Elia e di un tempo di preparazione alla venuta del Messia. Quando Giovanni iniziò a predicare nel nome del Signore, molti si domandarono se lui fosse Elia. C’erano molti motivi per credere che Giovanni Battista fosse Elia, in quanto aveva molti tratti simili, vediamo quali:

  • Ambedue apparirono nella storia come inviati da Dio senza spiegazione previa ( Mc 1,4 e 1Re 17).
  • Il vestito di Giovanni ricordava quello di Elia: vestito di peli e una fascia di pelle (Mt 3,4.11,8 e 2Re 1,8)
  • • Entrambi denunciarono abusi commessi dalle autorità: Per Elia l’ingiustizia di Acab (1Re 21) e per questo fu perseguitato dalla moglie di Acab, Gezabele. Per Giovanni l’adulterio di Erode (Mc 6,18), stava infatti convivendo con la moglie di suo fratello, a causa di ciò, fu perseguitato dalla convivente: Erodiade che lo fece uccidere.
  • Entrambi sottolineavano il giudizio di fuoco di Dio, la sua ira e il bisogno di conversione.

Gesù in Matto 11,14 dice apertamente alla folla che Giovanni Battista era Elia, nel senso che aveva lo zelo coraggioso dell’antico profeta. Non si sta parlando di reincarnazione, di cui la Bibbia lo ritiene una eresia.

In GV 1,12 viene chiesto a Giovanni se lui era “il profeta”, Giovanni risponde di no! Per “profeta” si intende quello annunciato in Deuteronomio 18,15 dove si profetizzata un profeta simile a Mosè che tutti avrebbero dovuto seguire. Questo profeta non è Giovani ma bensì Gesù (AT 3,22)

LA GIOVINEZZA DI GESÚ

LA CIRCONCISIONE:

Il rito della circoncisione è tra i più antichi, risale addirittura nel primo libro della Bibbia (Genesi, 17,10-11). Questo rito di svolge nell’ottavo giorno dopo la nascita dei figli maschi, consisteva nell’asportazione del prepuzio. Gesù fu circonciso come ogni israelita. La circoncisione aveva un triplice significato:

  1. incorporava l’israelita nel popolo di Dio;
    1. conferiva la capacità di dare culto a Dio;
    1. rendeva l’israelita partecipe delle promesse.

Già dall’Antico Testamento alla circoncisione fisica doveva seguire quella del cuore. Il segno nella carne stava a significare la vocazione dell’israelita e la sua alleanza con Dio. Gesù si sottopose a questo rito per sottolineare che lui si fece uguale in tutto all’uomo e che era legato a Dio da un patto di alleanza. In occasione della circoncisione veniva dato il nome al bambino. Il nome indicava la sua identità. “Gesù” ovvero “YESHUA” in ebraico significa “YHWH (Dio) SHUA (salva)”. È il nome dato dall’angelo e sta ad indicare la sua identità e la sua missione di Salvatore.

GESÚ TRA I DOTTORI DELLA LEGGE

Nel vangelo di Luca 2,41-50 troviamo un breve racconto di quando Gesù aveva 12 anni. In occasione della Pasqua la famiglia di Gesù andarono a Gerusalemme per la festa. Durante quei giorni o persero di vista e lo ritrovarono dopo 3 giorni nel tempio che discuteva con i dottori della legge, e nonostante la giovane età tuti si stupiscono delle risposte brillanti che dà. Da cosa apprendiamo da questo brano? Gesù come tutti non ha dovuto imparare tutto da zero, ma non ha frequentato una scuola rabbinica specifica, il suo maestro è stato lo Spirito Santo. Gesù era sempre in comunione con Dio, dal punto che già in giovane età era perfettamente consapevole della sua identità e della sua missione.

GESÚ VERO DIO, VERO UOMO

Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (cfr. Lc 2,52). Questo significa che la vita di Gesù non ebbe assolutamente nulla di speciale durante questo ampio periodo di tempo. Per immaginarci come fu dobbiamo conoscere l’ambiente sociale e culturale di Nazareth di quel tempo, i costumi degli abitanti del posto, ecc. Tutto ciò che si può dire sarà approssimativo, ma sicuramente egli visse come i suoi coetanei. Per indicare la normalità della vita di Gesù, Luca dice che durante questi anni il bambino “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”. Come tutti gli uomini anche Gesù si sviluppò fisicamente, intellettualmente e spiritualmente con il passar del tempo. Imparò a camminare, parlare, pregare, leggere, volere e lavorare. Imparò anche lui; non nacque sapendo già tutto prima. Anche lui ebbe l’esperienza di scoprire cose nuove. Così come fisicamente cresceva, la sua conoscenza di Dio cresceva. Crebbe in grazia: comprese cosa Dio voleva da lui e qual era la sua vocazione. Gesù essendo vero uomo e vero Dio (unica persona divina con due nature, divina e umana) ebbe sempre la coscienza del suo essere Figlio di Dio e nello stesso tempo maturò progressivamente la sua coscienza umana di ciò che significava e comportava questa figliolanza. La sua vita rimase sottomessa ad un processo di crescita: crebbe il suo corpo, la sua intelligenza, la sua volontà, la sua fede, la sua speranza, ecc. Imparò la dura realtà della vita, la bontà di Dio attraverso l’amore dei suoi e attraverso le Scritture lette nella sinagoga. Gesù visse in un ambiente di povertà e di duro lavoro. In questo ambiente Gesù assimilò le preoccupazioni e le speranze del suo popolo, maturò la sua fede e formò la sua personalità. Gesù era un carpentiere (Mc 6,3) e figlio di un carpentiere (Mt 13,55). In quel tempo le professioni erano ereditarie. I vangeli raccontano alcuni episodi in cui possiamo notare l’entroterra culturale di lavoratore (Mt 7,3-5.26-27 e Lc 14,28) come la trave e la pagliuzza, costruire con fondamenta e fare piani con giusti calcoli. In Gv 5,19-20 Gesù afferma come non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre suo (con molta probabilità è una comparazione presa dalla sua esperienza di artigiano con suo padre Giuseppe) per indicarci il mistero della sua relazione personale con Dio Padre.

I FRATELLI DI GESÚ

Il Nuovo Testamento parla spesso dei fratelli e delle sorelle di Gesù (Mt 12,46-50; 13,55-56; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21; Gv 2,12; 7,35; 9-10; At 1,14; 1Cor 9,5; Gal 1,19). Vengono nominati per nome quattro dei suoi fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Mt 13,55; Mc 6,3; 15,40), Di cui Giacomo scrisse una lettera che è stata inserita nel nuovo testamento. Però non si conoscono il numero e i nomi delle sorelle. Secondo il racconto dell’annunciazione Maria non ebbe altri figli prima di Gesù (Lc 1,27) e in quanto si parla di Gesù figlio primogenito. I protestanti fanno largo uso di queste scritture per negare la perpetua verginità di Maria. In realtà, queste scritture non indicano necessariamente che siano nati altri figli in seguito, ma sottolinea la dignità e i diritti del fanciullo. Secondo i dati dei vangeli, essi risultano essere dei parenti. Parlare di fratelli, secondo l’uso nella Bibbia, indica il grado di parentela, non necessariamente fratelli di sangue: quindi si tratta di cugini di Gesù, anche se non si può determinare il grado di parentela. La stessa tradizione ha sempre così creduto: tale è la grandezza del mistero dell’incarnazione che lo stesso buon senso suggerisce tale interpretazione.

I PRIMI ADORATORI DEL MESSIA

Luca mette sulla bocca degli angeli un annuncio che è l’inno tradizionale dei cristiani: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini, che egli ama”. Questo è in sintesi ciò che significa la nascita di Gesù per l’umanità. La “Gloria” di Dio nella Bibbia è la manifestazione della sua autorità, della sua santità. In questo povero bambino, nato povero come molti altri e attorniato da semplici pastori, c’è tutta la gloria di Dio, la sua definitiva rivelazione. Così Dio ha voluto rivelarsi. “Pace” è l’altro significato della nascita di Gesù. Questa parola, in ebraico “shalom”, è ricca di significato, che in greco si può tradurre in 25 modi. Ad esempio essa significa salute, salvezza, allegria, vita felice, armonia con gli altri, vita integra e piena, benessere, prosperità materiale e spirituale per ciascuno e per la comunità. Tutto questo viene ad annunciare il bambino nato in una mangiatoia di Betlemme. Nei vangeli si parla dei primi adoratori del Messia, coloro che sono venuti ad accoglierlo e adorarlo nella mangiatoia. Ossia i pastori e i magi.

I PASTORI

Nel vangelo di Luca (Lc 2,8-20) vengono presentati i pastori come i primi che furono a conoscenza della nascita di Gesù. Oltre a un dato storico, il vangelo vuole trasmetterci un elemento teologico: Nella società dell’epoca i pastori erano considerati poveri e malvisti dalla gente comune e di fatto poco inclusi nella vita religiosa comunitaria. Gesù venne proprio per le persone come loro, per i poveri e per coloro che erano esclusi dalla vita religiosa e pubblica. Per loro sarà il liberatore e il salvatore. Essi rappresentano il popolo disprezzato e povero a cui Gesù annunzierà la buona notizia. Sono i poveri di Dio, che non avevano nulla, se non la speranza che Dio li avrebbe liberati dalla condizione di schiavitù. I poveri accolgono Gesù perché si identifica con loro e a differenza della cultura popolare, Gesù li vede come i primi a ricevere il messaggio di salvezza. Gli angeli sottolineano questo fatto annunciando proprio ai pastori la lieta notizia della nascita del Salvatore.

I MAGI

In Matteo (Mt 2,1-12), invece, si vuole sottolineare l’universalità del messaggio di Gesù, il rifiuto di Israele e l’accoglienza dei pagani con la presenza dei magi, che rappresentano il mondo pagano. I magi provenivano dalle terre lontane d’oriente, probabilmente dall’attuale Iraq o Iran di religione zoroastra. Gesù non è venuto a salvare solo Israele, ma tutti i popoli della terra. Per questo Matteo si ispira alle profezie di Isaia (Is 49,12.22-23 e 60,3-6). Parlando della stella Matteo ricorda un’antica profezia di un pagano, Balaam, figlio di Beor, che annunciava il sorgere di una stella, che avrebbe indicato la venuta di un re (cfr. Nm 24,15-19). Matteo proclama così che Gesù è venuto per tutti, per i vicini e per i lontani (Is 57,19 e Ef 2,14-17).

IL VANGELO DELL’INFANZIA

LUCA – MATTEO

Nascita, infanzia e giovinezza di Gesù sono narrate schematicamente nei vangeli di Matteo e di Luca, mentre Marco e Giovanni non dicono nulla. Entrambi i vangeli fanno riferimento a fonti proprie, rispettivamente la fonte M per Matteo e la fonte L per Luca. Luca e Matteo ci offrono nei primi capitoli dei loro rispettivi vangeli i fatti riguardanti l’infanzia di Gesù. Questo è chiamato il “vangelo dell’infanzia”. Pur essendo narrazioni ricostruite più tardi e secondo degli schemi e intenzioni particolari, anch’esse sono Parola di Dio, Rivelazione. Infatti i vangeli non sono storia biografica, ma storia rivelata. Per questo pur non potendo parlare di resoconti biografici, possiamo parlare di fatti storici. È storia scritta in un genere letterario particolare: genere dell’infanzia. Il vangelo dell’infanzia è un preludio in cui si annunciano e si vedono i segni di colui che è Gesù e della sua missione partendo dalla fede pasquale delle comunità. È da questo punto di partenza che si ricostruisce l’infanzia: gli eventi pasquali fanno luce sull’infanzia di Gesù. Quindi tutto si deve leggere in chiave cristologica e non mariologica. Tutto è in funzione di Cristo. Anche se quello che sappiamo della sua infanzia probabilmente lo dobbiamo a Maria, che è stata la fonte principale, solo le avrebbe potuto raccontare l’episodio l’annunciazione e altri episodio dell’infanzia di Gesù. L’infanzia di Gesù mostra pienamente che cos’è il mistero dell’incarnazione, il fatto che Dio si sia fatto uomo in tutto simile a noi, tranne che nel peccato. Gesù fu un bambino sconosciuto, un giovane normale, cresciuto in un villaggio senza importanza e governato dall’impero romano, come tanti altri suoi coetanei.

PERCHÉ SONO STATI SCRITTI?

Ciò che i vangeli volevano offrire non erano notizie per soddisfare la curiosità, ma rendere esplicito il significato dell’incarnazione e del compimento delle profezie. Gesù fin dall’inizio è il Messia atteso e promesso ed è fin dal concepimento il Figlio di Dio. Alla luce della resurrezione si vede la nascita di Gesù necessariamente come miracolosa: una vergine concepisce per opera dello Spirito Santo. Maria è piena della grazia-benevolenza divina e Giuseppe diventa colui che garantisce la linea davidica. Matteo e Luca rispondono alla domanda “chi è Gesù” e non “cosa fece Gesù da piccolo”: il loro interesse non è biografico, ma di fede. Dai vangeli quindi non possiamo risalire alla vita del bambino Gesù, ma solo a ciò che tocca la vita di fede. I autori evangelici hanno pensato di scrivere riguardo l’infanzia di Gesù in funzione a quello che sarebbe stata la sua missione e la sua identità, facendo capire al lettore che non è una persona come gli altri. L’annunciazione, la nascita verginale di Maria, l’adorazione dei magi sono tutti fatti reali che riconducano alla messianicità di Gesù. Abbiamo solo gli elementi utili a questo, il resto della sua infanzia non ha importanza.

GLI APOCRIFI

Fin dall’inizio la fantasia popolare cercò di riempire il vuoto lasciato dai vangeli. Nacquero così i vangeli apocrifi. Questi vangeli ci parlano di un Gesù come di un bambino prodigio che compiva miracoli per gioco. Queste opere sono considerate apocrife (= nascoste; scritti non riconosciuti dalla Chiesa come canonici, cioè non sono da credere in modo vincolante), cioè non considerate autentiche circa la tradizione della fede delle chiese, pur contenendo anche fatti storici assieme a interpretazioni fantastiche.

NATIVITÀ DI LUCA E MATTEO A CONFRONTO

L’annuncio della nascita di Gesù LC 1,26-38
Nascita di Gesù LC 2,1-21
La visita di Maria ad Elisabetta LC 1,39-56
La presentazione di Gesù al tempio LC 2,22-40
Gesù tra i dottori del tempio LC 2,41-52
LUCA
Nascita di Gesù MT 1,18-25
La visita dei Magi  MT 2,1-12
Fuga in Egitto MT 2,13-15
La strage degli innocenti MT 2,16-18
Il ritorno a Nazareth MT 2,19-23
MATTEO

                                                                                                                              

SITUAZIONE SOCIALE

Gesù nacque e visse in una situazione sociale caratterizzata dalla divisione della popolazione in gruppi sociali. La società del punto di vista economico era suddivisa in: Ricchi, ceto medio e poveri.

  • Ricchi

Un primo gruppo dei ricchi era composto da coloro che governavano. Un secondo dai grandi proprietari terrieri, dai commercianti, dagli uomini politici e d’affari e dagli esattori delle tasse. Un terzo gruppo era formato dall’aristocrazia sacerdotale. Tutti costoro godevano di un trattamento speciale tanto nella vita sociale come in quella cultuale. Erano loro che decidevano le sorti del popolo.

  • Ceto medio

Era costituito da un piccolo gruppo di piccoli proprietari, piccoli commercianti, artigiani specializzati e tutti coloro che vivevano grazie all’accoglienza dei pellegrini e dei commercianti stranieri. Di questo gruppo facevano parte anche i sacerdoti che non appartenevano all’alto clero. Questi vivevano del culto, delle decime e delle offerte del popolo. Anche coloro che erano a capo dei vari settori dei lavori pubblici statali facevano parte di questo ceto medio.

  • I poveri

La maggior parte del popolo giudeo faceva parte del gruppo dei poveri. Di questi erano parte i lavoratori a giornata e gli artigiani delle campagne. Essi conducevano una vita di sussistenza tale che causava denutrizione e malattie. Accanto vi erano anche i lavoratori cittadini dediti alle costruzioni e così pure i piccoli commercianti rurali. È comprensibile quindi come, a causa del continuo impoverimento, abbondavano coloro che chiedevano e vivevano delle elemosine. I leviti e il basso clero poteva essere incluso anche in questa categoria.

COMPORTAMENTI SOCIALI:

Ora vedremo i comportamenti sociali di ogni categoria di cittadino a prescindere dalla condizione economica, come veniva considerata ogni categoria da tutti gli altri:

  • Le donne

La donna era considerata in tutti gli aspetti inferiore all’uomo. Essa era considerata a tutti gli effetti come proprietà dell’uomo. Solitamente essa era tenuta lontana dalla vita pubblica. Anche se nelle campagne essa aveva più libertà, rimaneva sempre sottoposta all’uomo. La mentalità comune era che la donna doveva rimanere in casa e dedicarsi ai compiti casalinghi. La donna sposata chiamava suo marito padrone o signore, cioè lo stesso titolo che lo schiavo dava al suo padrone o il suddito al suo sovrano. Aumentava la sua stima nel caso fosse diventata madre, specialmente madre di figli maschi. Nel matrimonio spettava quasi esclusivamente al marito rompere il legame matrimoniale quando la sposa non incontrava più il suo favore, perché riscontrava in essa qualcosa di vergognoso. In quel caso il marito le dava un documento di separazione e la rimandava a casa dei genitori. Questa emarginazione si riscontrava anche nell’ambiente religioso. Le donne potevano accedere al Tempio solo nel cortile ad esse riservato. Nei loro doveri religiosi erano equiparate agli schiavi: non erano tenute a tutte le obbligazioni della preghiera. A volte la povertà era tale che per pagare i debiti il povero si vedeva costretto a vendere come schiava la propria figlia. Anche se la schiavitù tra i giudei non era frequente, si riscontravano questi casi, favoriti anche dalla poca considerazione per la donna.

  • I bambini

I bambini avevano poca importanza e fino a quando non erano nell’età di comprendere la Legge non avevano parte alla vita sociale. Questo avveniva all’età di tredici anni quando, durante una cerimonia (chiamata Bar mitzvah), il bambino di sesso maschile poteva leggere pubblicamente le Scritture nella sinagoga. Allora diventava adulto

  • I peccatori

I peccatori non erano solo coloro che pubblicamente disobbedivano alla Legge o infrangevano volontariamente o no comandamenti di Dio,  spesso erano persone che esercitavano certe professioni che secondo l’opinione generale, mancavano di dignità come i giocatori d’azzardo, gli usurai, i cambiavalute, gli esattori delle tasse ed i pastori. Di quest’ultimi si sospettava che, per le condizioni del loro lavoro, non rispettassero tutte le prescrizioni rituali. Un lavoro disprezzato era quello di allevare maiali, dato che questi animali erano considerati impuri. Per questo si concentrava nella Transgiordania (ad es. Gadara – Mt 8,28). Questa categoria di persone erano disprezzate ed emarginate dagli altri.

  • I pubblicani

Avevano di una cattiva fama e anch’essi erano emarginati dagli altri. Erano persone del posto che avevano in appalto la riscossione delle tasse per Roma. Esposti alla tentazione di imbrogli e ruberie, sovente riscuotevano più del dovuto sfruttando senza scrupoli l’ignoranza del popolo. Per questo erano considerati disonesti e imbroglioni per eccellenza. Il disprezzo popolare si estendeva anche ai loro familiari. Ad essi si negavano i diritti civili e non era loro consentito di svolgere la funzione di testimoni nei tribunali. Assumere questa professione implicava l’espulsione dal gruppo dei farisei, qualora un pubblicano ne fosse stato membro.

  • I malati

Anche i malati erano considerati con un certo disprezzo. Si pensava che la malattia fosse frutto di un peccato personale o della famiglia. I malati, specialmente coloro che avevano malattie che procuravano impurità, venivano tenuti in disparte. Alcuni, come i lebbrosi, venivano tenuti lontani dalle città e dagli insediamenti umani (cfr. Mt 20,29-34; Lc 17,11-14; Gv 9,1-4).

  • I samaritani

I Samaritani erano considerati eretici e i giudei si mantenevano completamente separati da loro. La separazione cominciò con la divisione del regno di Israele alla morte del re Salomone nel 931 a.C. tra il regno di Israele al Nord con Samaria come capitale, e il regno della Giudea a Sud con capitale Gerusalemme. Tra i due regni c’era una forte rivalità. Quando Samaria cadde in potere degli Assiri (721 a.C.), molti Israeliti furono deportati e al loro posto vennero messi degli stranieri. Ciò contribuì ad un mescolamento etnico e religioso e alla nascita di una religione sincretista. Tuttavia la separazione religiosa tra Giudei e Samaritani si verificò solo dopo l’esilio. I Samaritani avevano il loro tempio sul monte Garizim in opposizione al tempio di Gerusalemme. Quel tempio fu distrutto dai giudei nell’anno 128 a.C. Al tempo di Gesù i Samaritani occupavano una specie di zona intermedia tra il giudaismo e il paganesimo. Essi conservarono la loro fede monoteista, osservavano il sabato e la circoncisione, e accoglievano come libro sacro solo il Pentateuco, nella loro variante samaritana. Il loro unico luogo di culto era il monte Garizim e rifiutavano Gerusalemme quale città sacra. La Samaria era la regione tra la Giudea e la Galilea, perciò poteva succede spesso che un  ebreo galileo dovesse attraversare la Samaria per andare a Gerusalemme per le feste e data la loro inimicizia non volevano avere rapporti e si sceglievano itinerari da evitare di entrare in qualche città samaritana. (cfr. Lc 9,51-56; Lc 10,30-37; Gv 4,4-10).  Era molto inusuale ogni tipo di relazione con i Samaritani, per questo quando Gesù parla alla donna samaritana, lei rimane stranita (Gv 4,9). Anche i samaritani attendevano un Messia che risollevasse la condizione del popolo.

  • Gli schiavi

In tempi di stabilità le famiglie più ricche potevano avere degli schiavi, molti dei quali catturati in guerra. Essi erano trattati bene e la legge ebraica li proteggeva da ogni abuso. Il Nuovo Testamento accettò di fatto la schiavitù perché la società non era ancora pronta per abolirla ( Ef 6,8; Col 3,22; Fm 16), ma enunciò i fondamenti dottrinali, che, alla fine, avrebbero portato all’abolizione della schiavitù ( Gal 3,28). Un ebreo poteva essere ridotto in schiavitù a causa di debiti (Mt 18,25) o per il reato di furto fino a quando avesse saldato il dovuto o anche perché riteneva di godere maggior sicurezza nella casa di un altro che non nella sua. Nell’anno del giubileo lo schiavo poteva ritornare nella sua proprietà di origine, anch’essa resa libera nella stessa circostanza. Solo le fanciulle vendute come schiave rimanevano tali per tutta la vita.

RIFLESSIONI PERSONALI:

Io ho provato a rispondere a queste domande, ma si tratta di opinioni personali, quindi invito tutti a pensarci su e trarre la proprie conclusioni.

Chi sono oggi nella nostra società i malati, i pubblicani e i Samaritani?

  1. I malati: Sono le pesone affette da malettie croniche e debilitanti e possono essere un problema alla partecipazione della vita sociale
  2. I pubblicani: Possono essere tutte quelle persone benestanti che tolgono risorse alla società. Ad esempio un imprenditore che delocalizza licenziando gli operai, oppure il colletto bianco corrotto che prende tangenti ecc…
  3. I samaritani: Sono quelli persone ai margini della società, i senza tetto, i gli stranieri irregolari, ecc..

In che cosa oggi è diverso il nostro comportamento nei confronti della donna, dei bambini e degli schiavi?

  1. La donna: Nel nostro tempo la donna ha pari dignità di fronte alla legge e pari diritti e doveri. Chi è lontano da Dio vede la donna solo come un mezzo per soddisfare il proprio egoismo.
  2. I bambini: Sono educati dalle famiglie, ma in caso di mancanza di idoneità intervengono i servizi sociali.  Vige l’obbligo scolastico.
  3. Gli schiavi: Non esistono più nel nostro tempo come in antichità, esistono delle forme di schiavitù fuorilegge come il caporalato o altre forme di lavoro senza tutele e con miseri stipendi a fronte di molte ore.

SITUAZIONE ECONOMICA

L’economia non è estranea alla comprensione del messaggio di Gesù. Egli infatti visse e operò in una determinata situazione economica a causa della quale avveniva un impoverimento continuo del popolo e un arricchimento di pochi. L’economia di Israele era prevalentemente basata sull’agricoltura e sull’allevamento e, in minor misura, sull’artigianato, l’edilizia e il commercio.

  • Agricoltura

Durante il periodo nomade del popolo israelita vigeva un sistema di proprietà comunitaria tribale. Quando divenne un popolo sedentario, lo stesso tipo di proprietà si applicò alle terre coltivate. Le terre erano divise tra le famiglie in modo proporzionale e venivano trasmesse agli eredi. Però improvvisamente si assistette ad un concentramento delle terre nelle mani di poche persone a causa di debiti e di una cattiva amministrazione. Al tempo di Gesù la terra d’Israele era organizzata secondo il sistema del latifondo. Tuttavia vi erano ancora piccole proprietà, legate a gruppi familiari, che non furono assorbite dal sistema latifondista. L’agricoltura era rudimentale e gli strumenti di lavoro erano semplici. I prodotti principali erano: frumento, olio di oliva, cereali, frutta, vino e legname.

  • Allevamento e pesca

Le condizioni del terreno di Israele permettevano l’allevamento degli animali di grossa e di piccola taglia. Sui monti della Giudea si sviluppò l’allevamento degli ovini, mentre nelle pianure della costa e nella Transgiordania quello di animali di grossa taglia. I maiali, considerati animali impuri, non si allevavano in Israele, ma nelle regioni vicine. Nel mare di Galilea era abbondante la pesca per la quale si usavano svariate tecniche, talune delle quali comportavo la collaborazione di più barche di 6/8 pescatori ciascuna.

  • Edilizia

Nelle opere edilizie, il popolo trovava una fonte considerevole di sostentamento economico. – 10 – La famiglia erodiana realizzò grandi e sontuose costruzioni (ricostruzione del Tempio, palazzo, muraglia, ecc.). Si calcola che in ogni opera pubblica lavoravano circa 18.000 operai totalmente dedicati a questo lavoro.

  • Commercio

La posizione geografica della terra d’Israele favoriva il commercio internazionale tra il Nord e l’Oriente. Esso raggiunse un buon sviluppo ed era una voce importante per l’economia del paese. Da Israele si esportavano prodotti agricoli e si importavano articoli di lusso. I prodotti che si vendevano nei mercati cittadini, specialmente in Gerusalemme, provenivano sia dalle regioni locali che da altri paesi. Le grandi carovane trasportavano questi prodotti fino ai mercati delle città. Per proteggere tali carovane si organizzò un sistema di sicurezza contro i briganti. Gerusalemme, oltre al commercio agricolo e del vestiario, era caratterizzata dalla vendita di animali e di schiavi. Quest’ultimi venivano comprati dagli stranieri e dalle famiglie ricche della città per il loro proprio uso ed i servizi vari.

  • Artigianato

Lo sviluppo delle città moltiplicò il numero degli artigiani. Questi vivevano specialmente nelle città e la loro produzione artigianale era a livello familiare. Diedero vita a vie e quartieri propri e persino ad aree geografiche specializzate in determinati lavori artigianali. Dopo l’esilio si organizzarono in corporazioni. Generalmente erano piccoli artigiani, che avevano un proprio laboratorio. Esercitare, insegnare e imparare un mestiere era tenuto in grande considerazione. L’artigianato più frequente era costituito dal settore del vestiario, degli articoli casalinghi e del materiale per le costruzioni. In secondo posto vi era quello che si occupava della lavorazione delle materie prime provenienti dalla regione. Grande importanza aveva anche la produzione dei materiali per il culto che si usavano nelle feste a Gerusalemme e nel servizio al Tempio.

  • Il sistema monetario

Esistevano monete giudee (siclo e spicciolo) assieme a quelle romane (denari, sesterzi, asse), greche (dramme, mine, obolo) e fenice. Questo dà una indicazione di come il commercio avesse raggiunto un livello internazionale così come l’affluenza dei pellegrini a Gerusalemme. Un ruolo importante per l’economia era costituito dal sistema tributario esistente in Israele. Vi era la tassa personale e quella territoriale, il contributo annuale in alimenti e prestazioni sociali per il sostentamento delle truppe romane, le tasse doganali e quelle indirette, che generalmente erano affidate agli esattori. Accanto a questi tributi vi erano quelli per il Tempio ( Mt 17,24-27; Lc 20,20-25).

  • Il tempio

Il Tempio di Gerusalemme aveva una grande importanza per l’economia del paese. Oltre ad essere la sede del potere religioso, c’era anche il Sinedrio, la sede del potere amministrativo e del governo.  Attorno ad asso, girava una vasta economia: Il denaro dei tributi, dei voti, del commercio delle vittime sacrificali, i cambiavalute, (Mc 11,15) valori particolari depositati, come in una cassa di sicurezza, così come altre entrate. Infatti quando nel vangelo si parla del tesoro del Tempio, si intende non solo gli oggetti sacri del culto, ma i numerosi capitali depositati. Nel Tempio si svolgevano anche attività educative per il popolo.

  • L’economia della campagna

vi era un sistema economico latifondista in cui i proprietari affittavano le terre a famiglie o a persone singole. Nelle grandi fattorie lavoravano contadini a giornata che vivevano nei villaggi o nelle stesse terre. Il loro lavoro era retribuito con bassi salari. Nella stagione secca aumentava la disoccupazione. I piccoli proprietari coltivavano le proprie terre, ma i tributi dello stato e i continui abusi degli esattori delle tasse soffocavano la loro piccola economia. Questo comportava un progressivo e continuo impoverimento ed indebitamento. Alcuni si dedicavano anche all’allevamento di animali. I grandi proprietari assumevano pastori per i loro greggi. Gli artigiani dei villaggi appena potevano vivere del loro lavoro. Il commercio, molte volte, avveniva sotto forma di scambio.

  • L’economia della città

Nella città c’erano gli operai dediti alle costruzioni edili, generalmente, avevano un lavoro stabile e un salario regolare. Il loro lavoro seguiva uno schema “schiavista”, cioè senza nessuna sicurezza e diritto. Gli artigiani della città, a differenza di quelli delle campagne, godevano di una maggior ricchezza.

SITUAZIONE RELIGIOSA

Gesù nacque e visse in una nazione la cui fede era la base della propria esistenza. L’esperienza religiosa era profondamente radicata nel popolo. Tutto era scandito, vissuto e interpretato alla luce della fede. Grande importanza avevano le feste religiose, la legge, il Tempio e le varie credenze ebraiche. La fede in un Dio unico era il punto centrale che gli distinguevano dagli altri popoli politeisti perciò ritennero questo il punto centrale della loro identità religiosa. Inoltre in tempi più recenti si pensava che Dio permane avvolto nel mistero e i cui piani superano tutto ciò che l’uomo può immaginare. Esistevano diverse correnti religiose riguardo la fede a secondo della tradizione biblica. Vediamo quali:

  • Il Dio della tradizione profetica

Viene visto come un Dio protettore del povero e dell’oppresso che vuole instaurare la giustizia nel mondo. È un Dio che cerca l’incontro personale e interiore con l’uomo per portarlo ad un comportamento profetico-mistico.

  • Il Dio delle tradizioni apocalittiche

Questa corrente si presenta come il Dio che realizzerà un rinnovamento mondiale tramite un cataclisma finale in cui saranno creati cieli e terra nuova.

  • Il Dio delle tradizioni sapienziali

Questa corrente è caratterizzata dall’aspetto creativo e provvidente che permette che nella storia crescano insieme giustizia e ingiustizia, lasciando al giudizio finale il castigo o il premio. È anche il Dio buono nel quale si può confidare in quanto provvede all’uomo, incluse le necessità materiali di ogni giorno.

UNA VITA DOPO LA MORTE:

Un ruolo fondamentale era costituito dalle credenze circa la vita e le ricompensa finale dopo la morte. Questa convinzione era comunemente accolta, ma era ostacolata dai sadducei. La forma concreta di comprendere la vita futura e la ricompensa finale variava a seconda dei differenti gruppi.

L’ATTESA DEL MESSIA

Grande importanza nella fede del popolo aveva la speranza della venuta del Regno di Dio. Per qualcuno questa venuta sarebbe stata possibile grazie all’azione di un Messia o per lo meno il Messia avrebbe preparato la venuta di questo Regno. Ciò significava la restaurazione nazionale, l’egemonia di Israele nel scena mondiale con la conseguente la liberazione dal governo straniero, il giudizio di Dio sulle nazioni e la vendetta di Dio contro coloro che avevano agito contro il popolo eletto. Anche se ciò era un’aspettativa comune, vi era una gran diversità nel considerare la figura del Messia e delle sue caratteristiche e in definitiva della stessa venuta del Regno di Dio.

LA LEGGE

Un posto fondamentale nella fede del popolo aveva la Legge (Torah). La Torah era per il giudeo l’espressione della volontà divina e, nello stesso tempo, la fonte di vita per chi la conosceva e la praticava. Nella Torah il giudeo vedeva il segno tangibile dell’amore di Dio per il popolo di Israele. Il popolo giudeo viveva della Torah, con la Torah e per la Torah. Unita alla Torah c’era la “tradizione”. Infatti, per santa e perfetta che fosse la Legge, essa doveva essere interpretata, commentata e applicata alle necessità concrete della vita religiosa e sociale del popolo giudeo.

LA VITA RELIGIOSA DEL POPOLO GIUDEO

La forte osservanza delle pratiche religiose era una caratteristica del popolo giudeo. Tutto era compreso a partire dal significato religioso.

IL TEMPIO

La vita religiosa del popolo giudeo aveva il suo centro nel Tempio. Esso era unico, non ne esistevano altri ed era a Gerusalemme. Nel Tempio si offrivano i sacrifici e il culto era continuo. Al tempo di Gesù esisteva il tempio ricostruito da Zorobabele al ritorno dall’esilio e ingrandito da Erode il Grande. Ne facevano parte il santuario e i cortili. Il santuario, o tempio (propriamente detto), era costituito da due parti: il Santo e il Santo dei Santi. Nel Santo c’era l’altare dei profumi che serviva per bruciare l’incenso, il candelabro a sette bracci e il tavolo delle offerte (o dei pani della proposizione). Il Santo dei Santi era un’abitazione oscura, separata dal Santo da un velo, nella quale entrava solamente il Sommo Sacerdote una volta all’anno durante la festa dell’espiazione. Mt 27,51 si riferisce a questo velo quando dice che il velo del Tempio di strappò da sopra a sotto per indicare che con la morte di Gesù veniva abolita l’antica legge e l’antico culto ed era stata fatta una volta per sempre la pace con Dio. Il Santo dei Santi conteneva l’arca dell’alleanza, in cui c’erano le tavole della legge, la manna e la verga di Aronne. Però al tempo di Gesù esso era vuoto a causa della distruzione del tempio avvenuta per opera dei Babilonesi nel 587 a.C. Esso era la dimora di Dio. Davanti al santuario e ai suoi lati c’erano dei cortili scoperti. Il più grande era il cortile dei gentili che occupava la grande spianata del tempio nel quale tutti potevano entrare, inclusi i non giudei. Era circondato da quattro grandi portici, di cui uno detto “di Salomone”, sul lato orientale. Gli altri cortili erano più piccoli e posti più in alto man mano ci si avvicinava al santuario: quello delle donne, degli Israeliti e dei sacerdoti. In quest’ultimo c’era l’altare dei sacrifici in cui si sacrificavano gli animali e la conca di rame per le abluzioni dei sacerdoti.

I SACERDOTI

Il sacerdozio tra i giudei era di tre gradi: il Sommo Sacerdote, i sacerdoti e i leviti. Tutti provenivano dalla tribù di Levi, una tribù consacrata a Dio che, secondo la legge, viveva delle decime e delle primizie del popolo.

  • Il Sommo Sacerdote

Era la suprema autorità religiosa e, una volta all’anno, poteva entrare nel Santo dei Santi per offrire il sangue della vittima espiatoria per i peccati del popolo. Egli presiedeva il Sinedrio. Suo vicario era il comandante del tempio che sovrintendeva al culto e svolgeva funzioni di polizia in tutta l’area sacra. Sotto di lui stavano i gran sacerdoti, cioè coloro che discendevano dalle più eminenti famiglie sadducee di Gerusalemme o che erano stati sommi sacerdoti.

  • I sacerdoti

Era la suprema autorità religiosa e, una volta all’anno, poteva entrare nel Santo dei Santi per offrire il sangue della vittima espiatoria per i peccati del popolo. Egli presiedeva il Sinedrio. Suo vicario era il comandante del tempio che sovrintendeva al culto e svolgeva funzioni di polizia in tutta l’area sacra. Sotto di lui stavano i gran sacerdoti, cioè coloro che discendevano dalle più eminenti famiglie sadducee di Gerusalemme o che erano stati sommi sacerdoti.

  • I leviti

I leviti erano una delle 12 tribù di Israele che secondo la torah avevano il compito di occuparsi dei servizi inferiori del tempio: erano aiutanti dei sacerdoti. Il loro compito principale era quello di custodire il tempio e quello della preghiera come musicisti e cantori. Anch’essi seguivano turni di servizio come i sacerdoti.

LE FESTE

  • La pasqua

Era la festa principale del popolo giudeo in cui si ricordava la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Era detta anche la festa degli azzimi in quanto, assieme all’agnello pasquale, si mangiava il pane senza lievito. Si celebrava in primavera (marzo/aprile) e durava otto giorni.

  • La pentecoste

Si celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua (maggio/giugno) in ricordo della legge data sul monte Sinai. In questa festa si offrivano i primi frutti del raccolto: le primizie.

  • La festa delle Capanne o dei Tabernacoli

Si celebrava in autunno (settembre/ottobre). Per otto giorni i giudei vivevano in tende fatte di rami in ricordo dei quarant’anni vissuti nel deserto.

  • La festa delle trombe o del nuovo anno

Il primo giorno del settimo mese (settembre/ottobre) venivano suonati gli shofar, le tipiche trombe ebraiche,  per ricordare a Dio la sua alleanza, per far fuggire il diavolo e per risvegliare la penitenza nel popolo addormentato dal peccato.

  • Il Giorno dell’Espiazione

Era la festa in cui il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il sangue degli animali per il perdono dei peccati del popolo. Si celebrava in autunno (settembre/ottobre), il 10 di Tishri.

  • La festa delle luci o della dedicazione (Hanukka)

Commemorava la purificazione del secondo tempio, che era stato contaminato da Antioco Epifane durante il periodo dei Maccabei. Ogni sera, per otto giorni, venivano accese le luci nelle case e nelle sinagoghe. Si celebrava in dicembre.

  • La festa dei purim

Era una festa chiassosa in cui si ricordava la vicenda della regina Ester, che aveva salvato il popolo giudeo dal massacro. Si celebrava in febbraio/marzo.

  • Il sabato (Shabbat)

A differenza delle altre feste, lo shabbat (riposo) era una festa settimanale e non annuale. Era considerato il giorno del riposo e della preghiera. Esso iniziava la sera del venerdì e durava fino al tramonto del sabato. Tutte le attività erano proibite e la non osservanza del riposo sabbatico era punita. Si ricordava la creazione in cui Dio al settimo giorno si riposò dalle fatiche. In questo giorno si indossavano i vestiti più belli e si andava alla sinagoga alla sera del venerdì per poi ritornare e consumare il miglior pasto della settimana. Il sabato doveva essere una gioia per l’uomo, ma ai tempi di Gesù era diventato un pesante fardello legalistico. Per questo Gesù andò contro un tale modo giuridico e ipocrita di vivere il sabato (cfr. Mt 12,1-4; Mc 2,23-3,6; Lc 13,10-16; Gv 9,13-16).

LE SINAGOGHE

Dato che i sacrifici si potevano compiere solo nel tempio a Gerusalemme, il popolo si ritrovava a pregare nelle sinagoghe. La sinagoga (dal greco synagogé = assemblea, luogo in cui ci si raduna insieme) si sviluppò durante l’esilio babilonese (VI sec. a.C.). Il popolo esiliato e lontano dalla sua terra si mantenne unito attorno alla legge e allo studio di essa. Così nacque la sinagoga e questi edifici si moltiplicarono a tal punto che in ogni luogo dove c’era una comunità giudaica di almeno dieci uomini, c’era una sinagoga. Tutte avevano la stessa forma in modo che ogni ebreo si fosse sentito come a casa propria dovunque si trovasse. Era una sala rettangolare, orientata verso Gerusalemme, e all’opposto dell’entrata vi era un baldacchino sotto il quale c’era un mobile, in cui si tenevano i rotoli della Scrittura (sefer). Al centro c’era un pulpito dove veniva letta la Parola e veniva commentata. A lato del baldacchino c’erano i seggi su cui erano seduti gli anziani del popolo. Le donne potevano assistere al culto da due corridoi laterali e per esse vi erano porte distinte da quella principale degli uomini. Accanto all’edificio vi erano altre sale che servivano come scuola o accoglienza. Il culto era presieduto dal capo della sinagoga: era il decano degli anziani del popolo del luogo. Il culto corrispondeva ad un’odierna liturgia della parola: lettura delle Scritture, commento, preghiere e conclusione. La responsabilità della sinagoga era a carico dei laici, non dei sacerdoti. La frequenza era obbligatoria il sabato e negli altri giorni di festa, libera durante gli altri giorni.

I GRUPPI POLITICO-RELIGIOSI NELLA TERRA DI ISRAELE

Al tempo di Gesù esistevano vari gruppi religiosi-politici a seconda delle loro tradizioni religiose e convinzioni politiche.

  • I sadducei

Era uno dei gruppi più influenti, discendenti da Zadok, Sommo Sacerdote al tempo di Davide e Salomone. Al tempo di Gesù questo gruppo era formato soprattutto dalle famiglie sacerdotali rappresentanti dell’aristocrazia sacerdotale. Essi non formavano solo un gruppo religioso, ma erano anche un autentico gruppo politico. Politicamente collaboravano con il potere romano consolidando e appoggiando la sua permanenza. Controllavano così il territorio giudeo e il Tempio. Come aristocratici, i sadducei avevano una vita mondana e libera per i frequenti contatti che avevano con le famiglie e i costumi dei paesi vicini nei quali alcuni si recavano a studiare. Grazie a ciò avevano adottato costumi, stile di vita, moda, ecc. di questi paesi. Da un lato apparivano “progressisti” circa i costumi, lo stile di vita, le idee, dall’altro erano molto conservatori in materia legale, politica e religiosa. Accettavano unicamente la Torah come norma dottrinale, la cui interpretazione era letterale e legalista. Non ammettevano nessuna tradizione orale, specialmente quella legata alla speranza in una liberazione popolare. Negavano la resurrezione dei morti e la ricompensa ultraterrena, in quanto queste realtà erano intimamente collegate con la speranza messianica della venuta del Regno di Dio (Lc 20,27-39). Applicavano alla lettera la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente). Nel vangeli c’è un episodio dove i sadducei discutono con Gesù riguardo la vita ultraterrena, tentano di mettere in difficoltà Gesù raccontando una storia e ponendo un quesito. Gesù risponde citando la Torah, togliendo a loro ogni modo di replicare ( MT 22,23-34  MC 12,18-27  LC 20,27-40).

  • I farisei

A partire dal II secolo a.C. si organizzò in Israele una forza politico-religiosa che praticava una stretta osservanza della Legge: sono i Farisei. Il loro nome significa coloro che sono separati, cioè separati da tutto ciò che contamina. Era puro chi obbediva alla legge; era impuro chi disubbidiva alla legge. Essi nacquero probabilmente da gente pia, gli Asidei, che durante il tempo delle guerre maccabee difesero tenacemente e a mano armata la legge e il Tempio. Posteriormente abbandonarono gli interessi politici a favore di quelli religiosi. Essi erano preoccupati sopra ogni cosa della loro fede. Diedero vita a una serie di regole per aiutare la gente ad applicare la legge alle nuove situazioni di vita. Al loro interno vi erano diverse scuole, tra cui quella di Shammai più rigida e quella di Hillel più accomodante e vicina al popolo (ambedue le scuole portavano i nomi dei rispettivi rabbini, loro fondatori). Le differenze di interpretazione della Legge e la sua applicazione tra le diverse scuole divenivano argomenti vivi, a tal punto che anche a Gesù fu chiesto di esprimere la sua opinione a riguardo delle discusse leggi, per esempio sul divorzio (cfr. Mt 19,3-12). Al tempo di Gesù erano 6000. La loro relazione con il potere romano era di coesistenza pacifica, di convenienza. Per la maggior parte i farisei erano laici, anche se tra loro vi erano dei sacerdoti. Essi appartenevano a tutte le classi e ai settori sociali. Oltre alla Scrittura, accoglievano la tradizione orale. Credevano nell’immortalità dell’anima, il giudizio dopo la morte, la resurrezione e l’esistenza degli angeli. Aspettavano la venuta del Regno di Dio e del Messia. Circa la legge del taglione avevano un’interpretazione meno rigida. Tra le scritture, maggior importanza era data alla Legge. La loro stretta osservanza si concentrava specialmente nell’osservanza del sabato, nella purezza rituale e nei sacri tributi. Per tutto questo elaborarono una complicata casistica (cioè cercarono di definire le regole della legge partendo dagli elenchi dei singoli casi e la loro analisi). Gesù criticò aspramente la condotta morale dei farisei, che si riduceva a un puro formalismo legale sfociando in un atteggiamento di autosufficienza e di ipocrisia, dimenticando il cuore della legge, che è quella di amare Dio e il prossimo come se stesso. Gesù contestava i farisei anche sulle tradizioni, in quanto gli venivano attribuite un’importanza inappropriata, fino ad andare in contrasto con la legge stessa, in questo modo delle leggi umane potevano avere delle priorità sulle leggi di Dio.

  • Gli scribi

Più che un partito, essi costituivano una classe professionale, dedicata all’interpretazione della legge. Hanno lo scopo di conservare, di interpretare e di applicare la legge tenendo presente i numerosi casi non previsti da quella. Questi studiosi, molto stimati dal popolo, che ad essi ricorre per consiglio, sono chiamati “i maestri” (rabbi). Di qui la meraviglia e l’opposizione a Gesù, il rabbi che non aveva frequentato la loro scuola. In Giovanni 3 Gesù ha un dialogo con Nicodemo, un maestro della legge, che rimane molto affascinato da Gesù.

  • Gli zeloti

Gli zeloti o nazionalisti erano uno degli ultimi gruppi di nazionalisti clandestini che sorsero negli ultimi anni del giudaismo. Il fondatore degli zeloti sembra che fosse stato Giuda il Galileo, il quale si oppose al pagamento delle tasse all’imperatore romano in quanto contrario al primo comandamento. Egli organizzò una ribellione, che venne soffocata dai Romani. Gli zeloti predicavano la monarchia unica di Dio e in nome di essa si opponevano ad ogni potere straniero. Il nome zelota indicava il loro zelo per Dio (der. dal greco ζηλος «zelo») e ciò era per loro motivo di vanto. I Romani invece li consideravano dei banditi. All’interno di questo gruppo esisteva un settore più attivo, armato di pugnali, chiamati sicari (der. dal lat. sica «sica, coltello»), cioè uomini del coltello. L’opposizione ai tributi guadagnò loro la simpatia dei contadini e dei piccoli proprietari, mentre i grandi proprietari favorivano il potere romano. Essi si caratterizzarono per il loro zelo inflessibile alla Legge e per l’attesa nella venuta del Regno di Dio. Il Regno di Dio era inteso come un potere terreno e si identificava con il potere del popolo. Per affrettarne la realizzazione essi avevano adottato la lotta contro il potere straniero. Questa visione era caratterizzata da un dualismo: la lotta tra i figli di Dio e i figli del Male, nella quale i secondi sarebbero stati sterminati. Gesù scelse un discepolo tra gli zeloti: Simone lo Zelota (in Mt 10,4 e Mc 3,18 viene chiamato Simone il Cananeo; in Lc 6,15 e At 1,13 Simone soprannominato Zelota).

  • Gli esseni

Questo gruppo nacque come un movimento sacerdotale di riforma dentro il Tempio di Gerusalemme. Stanchi della condotta degenerata dei sadducei e della ipocrisia dei farisei si ritirarono nel deserto per prepararsi alla lotta finale e definitiva contro il regno delle tenebre. Essi si consideravano l’autentica comunità di Dio e contestavano la legittimità dei sommi sacerdoti. La loro interpretazione delle Scritture rispecchiava uno schema dualista (Dio e Beliar), inserito in un monoteismo coerente e rigoroso. Dio è il creatore di due spiriti: quello buono e quello cattivo; lo spirito buono porta a compiere le opere buone; quello cattivo, le opere cattive. La dimensione escatologica (ultimi tempi) era vista alla luce del trionfo definitivo di Dio, mentre la vita presente era vista come un periodo di prova caratterizzata dalla lotta contro il male. Questa prospettiva li portò ad un atteggiamento passivo nei confronti del potere romano. Il loro impegno si concentrava sulla preparazione interiore in vista della vittoria finale, quando sarebbe giunto il Messia. Molto forte era quindi l’attesa messianica e per questo si preparavano attraverso una vita di purificazione, attraverso bagni rituali e una vita di penitenza. Si pensa che da ciò derivi l’uso del battesimo usato da Giovanni Battista. Una caratteristica importante di questo gruppo era la loro forma di vita comunitaria: tutto era in comune e nessuno aveva proprietà private. Per gli esseni valeva il comando assoluto e incondizionato di conservare la purità cultuale dell’intera comunità e di ogni suo membro.

  • Gli erodiani

Erano coloro che sostenevano la politica della famiglia di Erode. Essi si mostravano ligi al potere di Roma e si opponevano a qualsiasi atteggiamento che potesse suscitare la reazione del dominatore. Guarderanno perciò con sospetto il favore popolare suscitato da Gesù e si faranno suoi accusatori.

SITUAZIONE POLITICA

Dopo aver dato una descrizione geografica e ambientale della terra santa ai tempi di Gesù, vedremo un altro aspetto importante per capire il contesto storico. Mi riferisco alla situazione politica. Iniziamo a vedere come era suddiviso il territorio dal punto di vista amministrativo:

Questa che vedete è la cartina dell’epoca. Le tre regioni più importanti, dove Gesù ha operato maggiormente sono: la Giuda, la Samaria e la Galilea.

La Galilea: si trova a Nord di Israele ed è la regione più fertile. Lungo le sponde del lago di Genesaret sorgono quelle città in cui Gesù operò maggiormente: Tiberiade, Magdala, Genesaret, Cafarnao (probabile centro di Gesù), Betsaida, ecc. In Galilea si trovano anche altre città come Nazareth, Cana e Nain.

La Samaria: è la parte centrale. I Samaritani erano considerati dai giudei come una razza impura ed eretica. Avevano costruito un tempio sulla cima del monte Garizim in rivalità con quello di Gerusalemme.

La Giudea: è situata a Sud ed è la regione più arida e in gran parte desertica. Qui si trova Gerusalemme, la “città santa”, centro della vita e della religione giudaica. In questa regione si trovano le città di Betlemme, Betania, Ein Kerem, Emmaus, Hebron, ecc

CRONOLOGIA POLITICA

Gesù visse in un periodo storico del popolo di Israele caratterizzato dalla dominazione romana. Anche i re locali lo erano grazie al volere di Roma. Il dominio romano in Israele cominciò con l’occupazione iniziata con Pompeo, generale romano, nel 63 a.C. Il paese divenne un protettorato romano annesso alla provincia romana della Siria.

ERODE IL GRANDE:

 Nell’anno 40 a.C. Antonio e Ottavio concessero a Erode, un idumeo ambizioso, astuto e crudele, il titolo di re della Giudea. Nel 37 a.C. Erode chiamato anche “Erode il Grande”,  si impossessò del regno con l’aiuto delle legioni romane. Più tardi gli venne concessa anche la Samaria, però sempre dipendente da Roma. Egli regnò fino al IV secolo a.C. Durante il suo regno si conclusero grandi opere di costruzione, specialmente in Samaria, Cesarea e a Gerusalemme. In quest’ultima ricostruì il tempio. Oltre a distinguersi per la sua intelligenza e abilità politica, Erode si caratterizzò per la sua crudeltà contro chi considerava suoi oppositori. Erode era profondamente paranoico, viveva nell’ansia di una possibile congiura e faceva uccidere chiunque sospettasse di qualcosa, senza guardare in faccia a nessuno. Le sue vittime furono, oltre ai suoi innumerevoli nemici politici, due sommi sacerdoti, uno zio, una suocera, due delle dieci mogli e tre dei suoi figli così come altri familiari.  La sua paranoia e la sua crudeltà raggiunse il culmine con la famosa strage degli innocenti, per evitare che potesse diventare adulto il “Re dei giudei” annunciato dai magi. A causa della sua crudeltà capì che nessuno avrebbe pianto per la sua morte, perciò diede l’ordine che alla sua morte avrebbero dovuto morire anche tutti i più alti ufficiali, così molta gente avrebbe piano.  Alla morte di Erode, gli esecutori ebbero il buon senso di non commettere questa insensata carneficina, così nessuno pianse.

Dopo Erode,  Augusto (Ottaviano), imperatore romano, divise il regno tra i tre figli di Erode nella seguente forma:

• Archelao come Etnarca della Giudea e della Samaria (fino al 6 d.C.);

• Erode Antipa come Tetrarca della Galilea e Perea (fino al 38 d.C.);

• Filippo come Tetrarca della Transgiordania settentrionale, composta da Gaulanitide, Traconitide, Batanea, Auranitide e Iturea (fino al 34 d.C.).

Nell’anno 6 d.C. Archelao venne deposto da Augusto e di conseguenza Giudea e Samaria passarono sotto il diretto governo dei procuratori romani. Uno di questi procuratori fu Ponzio Pilato, che intervenne attivamente nel giudizio e nella condanna a morte di Gesù.

COME FUNZIONAVA LA POLITICA

Il potere politico in Israele era strutturato in un sistema politico-giuridico semiautonomo. In molti aspetti i giudei conservavano una certa autorità, specialmente in ciò che si riferiva a questioni religiose, ma anche in diverse questioni amministrative e giuridiche. Nei villaggi la struttura politica era molto legata alle relazioni parentali. L’autorità politica, in questo ambito, era concentrata nel “Consiglio degli Anziani” composto, secondo la tradizione, dai capi delle famiglie. Essi erano i tribunali che giudicavano le trasgressioni circa la legge e i delitti comuni. Anche nelle città esistevano questi Consigli degli Anziani, ma i componenti non erano i capi delle famiglie, ma i capi delle famiglie “patrizie”, cioè famiglie nobili e ricche. Il Consiglio degli Anziani, che aveva maggior importanza, era quello di Gerusalemme ed era chiamato Sinedrio. Il suo potere si estese non solo in tutta la terra d’Israele, ma fin tra i giudei della diaspora (coloro che non vivevano in Israele). Questo Sinedrio era composto dal Sommo Sacerdote in carica, dai precedenti Sommi Sacerdoti, dai sacerdoti che servivano permanentemente nel Tempio, dai capi di alcune famiglie ricche e da alcuni scribi. Il Sinedrio contava 72 membri. La sede era presso il Tempio. Esso era contemporaneamente il tribunale supremo religioso, politico e giuridico. Era il potere centrale dei giudei. Però tutto questo apparato politico era direttamente controllato dai Romani. Dopo l’anno 6 d.C. questo controllo divenne palese: il governo di Roma nominava e rimuoveva i sommi sacerdoti. In questo modo si assicurava fedeli servitori.

ATTEGGIAMENTO DEGLI EBREI VERSO I ROMANI:

Il comportamento politico dei giudei di fronte all’occupazione dei Romani e dell’egemonia della famiglia erodiana, è da inserire nelle attese di una imminente venuta del regno di Dio e del Messia. Di fronte al dominio romano tre erano le reazioni: o di resistenza e opposizione armata, o di appoggio e adeguamento al governo romano, o ancora di rassegnazione passiva:

  • La resistenza armata

Gli zeloti erano un gruppo armato che conduceva continui attacchi contro i Romani. Dopo uno scontro si ritiravano in luoghi deserti o in caverne vicine. Per questo i Romani consideravano gli zeloti delinquenti comuni, perturbatori dell’ordine pubblico e nemici di Cesare

  • L’appoggio ai Romani

Era l’atteggiamento comune delle persone che esercitavano la funzione di esattori delle imposte, dei farisei e dei sadducei. Quest’ultimi collaboravano apertamente con il potere di Roma e lo favorivano in modo da poter consolidare e mantenere i privilegi ottenuti grazie ad una politica astuta di diplomazia, di alleanze e di concessioni. I farisei, invece, non rinunciavano ai loro ideali nazionali di indipendenza, ma a differenza degli zeloti, seguivano una politica di coesistenza pacifica, che portava a negoziare gli interessi del popolo in favore dei Romani e dei capi dei farisei.

  • La rassegnazione passiva

Le altre categorie sociali guardavano con ammirazione ogni tentativo di liberazione dal dominio romano. Il popolo, di fatto, rifiutava il regime dei Romani. Questo rifiuto era caratterizzato da una profonda convinzione religiosa: l’unico Signore è Dio. Per questo era una bestemmia chiamare l’imperatore re e signore. Siccome Cesare (nome dato all’imperatore) si faceva venerare come dio, si poteva interpretare quella richiesta come una trasgressione del primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. Di conseguenza la tassa imposta dal governo occupante appariva come un’idolatria e apostasia, il cui risultato era la schiavitù.

ATTEGGIAMENTO DEGLI EBREI VERSO ERODE:

  • Gli erodiani

Questo gruppo simpatizzava e appoggiava la famiglia erodiana, più che i procuratori romani, con la speranza di un possibile ristabilimento del regno davidico.

  • Gli antagonisti

Gli altri vedevano questa famiglia come usurpatrice del potere e per questo la rifiutavano, a causa di una controversa legittimità etnico-dinastica.

GEOGRAFIA DELLA TERRA SANTA

Il vangelo fu predicato in un determinato luogo e tempo della storia a determinati uomini con i propri problemi. Per la sua retta comprensione è indispensabile studiare non solo le lingue usate, ma anche la situazione geopolitica, le condizioni e i costumi degli uomini, le loro speranze e attese, le loro concezioni e idee. Gesù nacque e visse in un paese denominato terra d’Israele. Tanto l’estensione del paese, quanto la sua configurazione geografica, il clima, la flora e la fauna, formarono parte della vita di Gesù. In questo preciso contesto egli realizzò la sua missione. Israele è la terra di Gesù e del suo popolo. È la “Terra Promessa” dell’Antico Testamento, conosciuta anche con il nome di “terra di Canaan” a causa dei suoi primi abitanti.

DESCRIZIONE GEOGRAFICA:

La struttura fisica della terra d’Israele è relativamente semplice. Il paese si può dividere in quattro regioni ben determinate:

  1. Pianura costiera:
Lunghezza di circa 180km e ampiezza variabile tra i 6 e i 10km nell’estremo Nord e i 20km nell’estremo Sud. In questa pianura costiera si trovano a loro volta altre varie pianure (a Nord la ricca pianura del Sharon e a Sud la pianura filistea o Sefela, teatro di molte lotte tra Ebrei e Filistei) in cui si trovano vari fiumi secchi che, nella stagione delle piogge, si riempiono d’acqua e sfociano nel mar Mediterraneo.  Il clima in quella zona è calda e umida in estate, temperata in inverno. Si coltivano: cereali (orzo, grano, lino, ecc.), frutta (fichi, agrumi, melagrane, datteri, frutta secca, meloni, ecc.) e verdura (ortaggi vari ed erbe aromatiche). Il mare è ricco di pesce.  
  • Altopiano centrale:
È la zona montagnosa del centro del paese, la cui ampiezza media è di circa 50-60 km. Comprende alture che vanno dai 900m di altezza a Nord, ai 500-600m al centro e al Sud 700-800m. La pianura di Meghiddo o Esdrelon attraversa il rilievo montuoso trasversalmente separando la parte del Nord, detta Galilea, dalle montagne di Samaria e della Giudea. Le montagne principali sono: al Nord il monte Hermon (2814ms.l.m.), dove nasce il fiume Giordano; al centro, in Samaria, i monti Garizim (881ms.l.m.) ed Ebal (940ms.l.m.); al Sud il monte Hebron (1020ms.l.m.). Verso il Giordano, l’altopiano scende bruscamente: questo è il deserto di Giuda e più al Sud il deserto del Negheb. Il clima in quella zona è generalmente l’estate è fresca e secca, mentre l’inverno è freddo. Sulle colline la vite, l’olivo, acacie, cipressi, mentre sulle montagne pini, acacie. 

  • La depressione della valle del Giordano:

È un fenomeno unico al mondo. Venendo da Nord a Sud si passa dal monte Hermon, dove nasce il Giordano (2814ms.l.m.), al lago di Genesaret (mar di Tiberiade o di Galilea), che si trova a 205 m sotto il livello del mare. Di qui il fiume Giordano, dopo 300 km di percorso (105 in linea d’aria) entra nel Mar Morto (lungo 80 km e largo 16 km) situato a 394 m sotto il livello del mare e profondo 390 m. Il Mar Morto è un mare senza sbocco e presenta una salinità dieci volte superiore a quella degli altri mari. Per questo è impossibile ogni forma di vita. In questo particolare ambiente troviamo un microclima caldo e secco d’estate e moderatamente umido d’inverno. la vegetazione prevale della steppa: palme, acacie, roveti

  • Il deserto della Transgiordania:

 È una zona per lo più desertica, divisa da cinque fiumi e comprendente cime montuose che vanno da 600 a 1300 m di altezza. Qui ci sono tre regioni: Traconitide, la Decapoli e la Perea. Si trova approssimativamente a Est del fiume Giordano

Le stagioni:

Si possono individuare due grandi stagioni: la stagione umida o delle piogge, da ottobre a maggio, e la stagione secca, da maggio a settembre. Le piogge sono presenti specialmente in gennaio-febbraio, mentre la neve è rara e scarsa. Le precipitazioni invernali sono preziose per la vita e l’acqua viene raccolta in cisterne. Per l’agricoltura importanti sono le prime piogge di ottobre e le ultime di aprile-maggio. Dove c’è acqua vi è abbondanza di vita, mentre, dove essa manca, vi è deserto. Per questo l’acqua è usata come simbolo di vita (cfr. Gv 4,14). La stagione secca è caratterizzata da grande siccità e alte temperature, mitigata dai venti del Nord e Nord-Est.

La fauna:

Riguardo alla fauna incontriamo animali domestici come pollame, ovini, bovini ed equini, mentre il cammello era usato nelle zone desertiche. Allo stato selvaggio ora troviamo animali come sciacalli, iene, volpi, antilopi, selvaggina e molte classi di insetti. Anticamente erano presenti anche felini, come leoni, leopardi e orsi.

Qui sotto alcuni versetti dove sono citati elementi di flora e fauna nella terra santa ai tempi di Gesù:

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. (MC1,6)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli (MC 11,1)

Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato (MC 11,2)

Avendo visto da lontano un albero di fichi (MC 11,13)

Si mise a parlare loro con parabole: “Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, (MC 12,1)

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; (MC13,35)

I GENERI LETTERARI DEI VANGELI

I vangeli hanno già quasi venti secoli d’esistenza. Il loro messaggio continua ad essere attuale  e condiziona la storia umana. Ciò non deve far dimenticare che furono scritti in lingue e situazioni storico-culturali diverse dalle nostre, infatti, le persone del I secolo si esprimevano in altre lingue, pensavano in modo differente, vivevano in culture e circostanze molto diverse dalle nostre. Per questo, quando non teniamo presente la forma espressiva degli agiografi, la voce della Bibbia è più debole e meno chiara e di conseguenza la voce stessa di Dio diventa più debole. Per questo è importante conoscere le diverse forme espressive più comuni del tempo in cui  furono scritti i vangeli.

  1. Inni: alcune parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di inni che si usavano e si svilupparono nelle celebrazioni liturgiche della comunità; ad esempio il cantico di Zaccaria (Lc 1,68-79) ed il Magnificat (Lc 1,46-55). Per l’interpretazione degli inni nei vangeli, è bene ricordare che sono come dei poemi, cioè esprimono un contenuto in chiave simbolica per dare bellezza al canto, non si devono quindi interpretare letteralmente, ma attraverso figure.
  •  Preghiere: alcune parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di preghiere che si usavano all’interno delle comunità; ad esempio la preghiera del Padre nostro (Mt 6,9-13) e quella dell’ultima cena (Gv 17,1-26). Queste preghiere sono brevi formule che sintetizzano un messaggio molto più ampio.
  • Predicazioni e insegnamenti: altre parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di predicazioni e di catechesi in uso presso le prime comunità cristiane. Le predicazioni riassumono gli insegnamenti dei primi cristiani circa i punti principali della fede, ad esempio il discorso della montagna (Mt 5,1-7,27). Le catechesi erano indirizzate ai nuovi membri, ad esempio i primi capitoli del vangelo di Giovanni che trattano del battesimo, dell’acqua e della conversione. Queste sembrano essere istruzioni indirizzate prima del battesimo ai nuovi membri della comunità. Al loro interno, comunque, si possono trovare altre forme espressive come parabole, figure, storie con messaggi religiosi, ecc.
  • Resoconti sotto forma di storia religiosa: sono resoconti in cui si narra ciò che realmente successe, anche se con certe imprecisioni. Sono sotto forma di storia religiosa. Essi hanno una base nella realtà, anche se i dettagli di un evento cambiano a seconda delle versioni, ad esempio i racconti della risurrezione. Gli evangelisti non erano tanto preoccupati dei dettagli storici, ma soprattutto del messaggio, per questa ragione ci sono imprecisioni e discordanze, cambi di luoghi, di fatti, omissioni a seconda del messaggio che si voleva dare. Essi contengono molte parole che hanno un forte valore simbolico come la tempesta sedata, Mc 4,35-41; vesti bianche e brillanti, Mc 9,3; il ritorno di Cristo, Mt 24,30-31; ecc.
  • Segni e miracoli: i segni ed i miracoli sono una forma molto comune per esprimere un messaggio nel Nuovo Testamento. Questa forma espressiva così concreta permetteva di coglierne il significato, che forse per noi risulta difficile. Essi stessi sono segni ricchi di simbolismo che trascendono il fatto concreto pur mantenendo intatta la sua storicità.
  • Parabole: molte parole di Gesù ci vengono presentate in forma di parabole o di comparazioni. È una forma facile per esprimere e spiegare un messaggio. I vangeli sono ricchi di diversi esempi di comparazioni usate da Gesù o che la comunità gli ha attribuito (riconoscendo in questo una vera attribuzione/interpretazione e non una falsificazione) per esprimere qualche messaggio: il sale, la luce, i talenti, ecc.
  • I detti: molte parole di Gesù ci sono state trasmesse sotto forma di detti. È una frase breve che contiene un forte significato. È chiara, concisa e riassuntiva di un argomento, facile da ricordare e da applicare. Ad esempio: Mt 5,3-11; Mt 7,1; Mc 2,22; Mc 2,27; ecc.
  • Resoconti sotto forma di racconti religiosi: è una forma di resoconto avvolto nel mistero, con pochi riferimenti storici precisi, serve per sottolineare l’insegnamento che si vuole dare. Esempio di ciò sono alcuni racconti sull’infanzia di Gesù, come l’adorazione dei Magi (cfr. Mt 2).Per interpretare correttamente questa forma espressiva è importante domandarsi cosa l’autore avesse voluto comunicare, ciò che conta è trovare il messaggio presente nel racconto. I testi paralleli dell’Antico Testamento, usati in questo caso, aiutano a chiarirne il messaggio, ciò che conta è sempre il messaggio.

CONFRONTO VANGELI SINOTTICI

I primi tre vangeli (Matteo, Marco e Luca) sono chiamati “sinottici” (da sinopsis = sguardo d’insieme) in quanto coincidono in buona parte nel contenuto e nella sequenza fondamentale dei fatti. Questo ci permette di compararli simultaneamente con un unico sguardo d’insieme. Nella seguente tabella possiamo vedere come tutti e tre hanno tre fasi fondamentali nella vita di Gesù. Dall’inizio della sua predicazione, alla morte e resurrezione

 MATTEOMARCOLUCA
INIZIO IN GIUDEA3,1-4,111,1-133,1-4,13
MISSIONE IN GALILEA4,12-8,341,14-9,504,14-9,50
SALITA A GERUSALEMME19,1-20,3410,1-529,51-18,43
PASSIONE E RESURREZIONE21-2811-1619-24

La ragione di queste somiglianze è dovuta al fatto che usarono le stesse fonti (frammenti o riassunti) e nella redazione si sono influenzati a vicenda. Si presuppone che l’autore del quarto vangelo, quello del vangelo di Giovanni, abbia conosciuto i sinottici (alcuni biblisti hanno però un diverso punto di vista). Per renderci conto meglio di queste similitudini, come dato curioso, vediamo in questa tabella quanti sono i versetti comuni e i versetti che compaiono unicamente in ogni vangelo.

 MATTEOMARCOLUCA
VERSETTI COMUNI A TUTTI330330330
VERSETTI COMUNI A MATTEO E MARCO178178
VERSETTI COMUNI A MARCO E LUCA100100
VERSETTI COMUNI A MATTEO E LUCA230230
VERSETTI PROPRI DI CIASCUNO33053500
TOTALE10686611160

TABELLE COMPARATIVE

I 4 VANGELI A CONFRONTO

 LUOGODATALINGUA
MARCO 
Roma
tra il 62 e il 70 d.C.Scritto in un greco poco forbito e ricco di latinismi. Le frasi in aramaico vengono spiegate
MATTEOComunità cristiana in Israeletra gli anni 70 e 80 d.C.Scritto in aramaico. Tradotto successivamente in greco da autore sconosciuto
LUCA
Grecia
Dopo il 70 dc, ma prima del 80 dcScritto in un greco  colto e forbito arricchito di semitismi
GIOVANNIAsia minore, secondo ireneo a Efesodal 90 al 100 d.C.Scritto in greco con un vocabolario povero, in uno stile semplice, ripetitivo. tradotti i termini giudei

 DESTINATARISCOPO DELLO SCRITTO
  MARCOI destinatari del vangelo di Marco erano i cristiani provenienti dal mondo pagano.Dimostrare che Gesù è il Messia, figlio di Dio e la morte in croce è il momento focale, lo scopo della sua vita per compiere la salvezza dell’umanità.
  MATTEOIl vangelo è diretto specialmente ai cristiani provenienti dal giudaismo, i quali si pongono polemicamente nei confronti della sinagoga in Israele di quel tempo.Dimostrare la messianicità di Gesù attraverso l’adempimento delle profezie del A.T. Compare l’idea di Chiesa come comunità di credenti provenienti dal giudaismo e dal paganesimo.
  LUCAIl vangelo è rivolto ai cristiani ellenici che provenivano dal mondo pagano, e vivevano fuori dalla terra d’Israele.La storia della salvezza parte da Israele, da cui viene il Messia Gesù come il Salvatore di tutti gli uomini. Lo scopo è di rafforzare la certezza di fede e confermarla con ulteriori prove.
  GIOVANNIÈ destinato alle comunità cristiane di lingua greca e alle comunità giudeo-cristiane che si sono allontanate dalla sinagogaDimostrare che Gesù è il figlio di Dio attraverso anche i miracoli e credendo in lui abbiate la vita eterna. Solo in Gesù c’è salvezza. Il vangelo vuole consolidare e incoraggiare la fede della comunità minacciata da eresie emergenti.

 FIGURA DI GESÚCARATTERISTICHE PARTICOLARI
  MARCOIl lato umano di Gesù: Compassione, rattristamento, la meraviglia, le domande, la paura e l’angoscia.Il lato divino, essere figlio di Dio: I miracoli. gli esorcismi, la salvezza mediante la croce  Marco racconta soprattutto le opere di Gesù in cui sono inseriti gli insegnamenti. Non dice nulla circa l’infanzia di Gesù, ma inizia con l’attività pubblica. È uno sviluppo dell’annuncio del kerygma predicato. Sono presenti le controversie con i farisei e le incomprensioni con altri
  MATTEOGenealogia: Gesù è l’adempimento delle promesse di DioAspri conflitti tra Chiesa e sinagoga: Numerose sono le controversie con i farisei pur tenendo aperta la possibilità agli altri giudei che sono più vicini a lui. Il rispetto per il giudaismo: Nel suo linguaggio usa termini per portare rispetto alla sensibilità religiosa del popolo.Le profezie: Sono citate sovente anche in risposta ai suoi detrattoriSi evidenzia il contrasto dei giudei che lo contestano e i pagani che accolgono la sua parolaL’autore ingloba il vangelo di Marco migliorando lo stile e aggiungendo elementi propri come l’infanzia di Gesù (Mt 1-2).Il destinatario dell’annunciazione della nascita di Gesù in questo testo è Giuseppe. I discorsi e i miracoli sono uniti in blocchi: In confronto con Marco il linguaggio è meno vivace con presenza di elementi del meraviglioso (sogni e resurrezione dei santi alla morte di Gesù).
  LUCAGesù il salvatore: Tutti possono essere salvati indipendentemente da razza, lingua, sesso, condizione sociale.Gesù l’uomo-Dio: Nonostante la sua umanità è avvolto da una luce divinaGesù misericordioso: viene enfatizzata la sua misericordia e il suo perdono a chi si accosta a Lui. Su questa misericordia si fonda l’universalità del popolo di Dio.Gesù che prega: Ha una relazione particolare con il Padre e non rinuncia alla preghiera anche se è cercato dalla gente. Per conoscere la volontà del Padre bisogna stare con il Padre nella preghierail Signore che rimane con i suoi: Le numerose le apparizioni di Gesù risorto indica al sua vicinanza alla Chiesa, nella scritture e nella eucarestia.il testo contiene l’annunciazione a Maria. Poca esattezza geografica, Parallelismo tra la figura di Gesù e Giovanni Battista Costruisce il suo vangelo in modo originale: un viaggio a Gerusalemme mostra la santità di Gesù fin dal concepimento, cioè che ha la stessa natura del Padre; è il vangelo dello Spirito Santo, della preghiera, della rinuncia radicale del discepolo, dei poveri, della misericordia, della gioia, degli evangelizzatori, dell’oggi salvifico, della salvezza universale.
  GIOVANNIGesù di Nazareth, il Figlio di Dio: Venuto fisicamente sulla terra non sminuisce la sua  natura divina.Un re che muore: La passione come momento di esaltazione e della glorificazioneGesù si presenta come  IO-SONO. Gesù di Nazareth, vivo e presente nella liturgia sacramentale mediante la celebrazione eucaristica.La salvezza è solo mediante la fede in GesùGesù il Verbo:  (Logos) per mezzo del quale tutto esiste, il Figlio inviato dal Padre per donare la vita a coloro che avrebbero creduto in lui.Con Gesù si compie il giudizio sulla vecchia economia di salvezza (la legge data per mezzo di Mosè) con lui inizia la nuova opera di salvezza.È costruito sulla successione di tre feste di PasquaIl modo di parlare di Gesù è con discorsi. I miracoli presenti sono solo otto, di cui tre in comune con i sinottici. Mancano esorcismiTutto è orientato verso la crocifissione, punto culminante della costruzione del vangelo di Giovanni.La fede è l’adesione dell’uomo all’iniziativa salvifica di Dio rivelata nella persona di GesùÈ strutturato fondamentalmente in due parti: 1) il libro dei segni in cui Gesù si rivela davanti al mondo. È dominante la dimensione pubblica delle azioni e delle parole di Gesù. 2) il libro degli addii, Gesù che si svela davanti ai suoi. Dominante è il tema del ritorno al Padre

 L’AUTORE
  MARCOSua madre ospitava in casa la comunità di Gerusalemme. Era l’interprete di Pietro durante i viaggi missionari. Marco è con Barnaba (suo cugino) e Paolo per un viaggio missionario. Poi si separerà Marco si imbarca con Barnaba verso Cipro. Da sostegno a Paolo quando si troverà in prigione a Roma. Sempre a Roma da un aiuto da Pietro negli ultimi anni di vita dell’apostolo
  MATTEOMatteo è il pubblicano di nome Levi, di cui ci parla Marco (cfr. Mc 2,14-17), che a Cafarnao lasciò il banco delle imposte per seguire Gesù (cfr. Mt 9,9-11).
  LUCASi pensa che Luca fosse un membro della comunità cristiana di Antiochia di Siria, o comunque di una comunità ellenica, quindi di lingua e cultura greca.Era un medico di professioneScrisse anche gli atti degli apostoliLuca si unì a Paolo all’inizio del suo secondo viaggio dove arriverà fino a Filippi (cfr. At 16,11-17), si fermerà circa sette anni Accompagnerà Paolo dal suo terzo viaggio a Gerusalemme (cfr. At 20 e 21). Dove Paolo verrà condotto prigioniero a Roma (cfr. At 27 e 28)
  GIOVANNIl’apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, è l’autore del quarto vangelo.Scrittori cristiani e padri del II secolo affermano che Giovanni scrisse il vangelo in età molto avanzataScrisse anche il libro dell’apocalisse

Esempi di peculiarità degli evangelisti:

Marco:

  1. 5,1-33 (esorcismo di una legione di demoni)
  2. 7 ,1-8 (Disputa con i farisei sulle tradizione giudaiche)
  3. 8,1-10 (Moltiplicazione pani-pesci. Opera con insegnamento)
  4. 16,5-11 (Annuncio che cristo è risorto)
  5. 14,34 (Gesù è triste perché il momento dell’arresto è vicino. Lato umano di Gesù)

Matteo:

  1. 1,1-17 (genealogia)
  2. 21,28-32 (i farisei/prostitute e pubblicani)
  3. 6,20 (linguaggio rispettoso per un giudeo: Cielo/Dio)
  4. 21,42 (profezia in risposta ai farisei)
  5. 27,54 (il pagato che riconosce Gesù come figlio di Dio)
  6. 2,12 (l’infanzia di Gesù, accoglienza dei magi, sogni)

Luca:

  1. 3,23-38 (Genealogia da Adamo)
  2. 1,26-39 (Gesù nasce da Maria vergine)
  3. 15 (La misericordia di Dio nella parabola della pecorella smarrita)
  4. 6,12 (Gesù che prega)
  5. 24,13-32 (apparizione Gesù risorto ed ricordo eucarestia)
  6. 1,26-37 (annunciazione di Maria)
  7. 7,24-28 (parallelismo con Giovanni Battista)
  8. 12,10 (Lo Spirito Santo)
  9. 9,57-62 (Rinuncia radicale del discepolo)

Giovanni:

  1. 1,1-18 (prologo)
  2. 19,32-37 (Un re che muore secondo le profezie)
  3. 8,58 (Gesù, il IO-SONO)
  4. 1,17 (Gesù supera la legge mediante la grazia)
  5. 3,16 (la salvezza solo mediante Gesù)
  6. 6,51-65 (Gesù il pane di vita)
  7. 14,1 (La fede in Dio e Gesù)

PERCHÉ FURONO SCRITTI I VANGELI?

Gli evangelisti non volevano scrivere una biografia completa di Gesù,  come se fosse un semplice personaggio storico da ricordare, ma volevano presentarci  il messaggio della buona notizia, rispondendo alla domanda che lo stesso Gesù fece ai suoi discepoli: “E voi chi dite che io sia? …Tu sei il Cristo” (Mc 8,29). Ricordando le parole e i fatti di Gesù gli evangelisti ci dicono, ognuno a modo suo, come, perché e in che senso i discepoli credettero che Gesù è il Cristo, il Signore e il Figlio di Dio. Se dovessimo ridurre ad una espressione il contenuto dei vangeli, potremmo riassumerlo in un’unica frase: Gesù è il Cristo (Messia).  Infatti sta scritto:

Così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto (Lc 1,3-4).

Teofilo dal greco significa “amico di Dio”; qui l’evangelista Luca dedica la sua opera a tutti quelli che si considerano “amici di Dio” affinché siano consapevoli del valore degli insegnamenti ricevuti nella comunità cristiana. Quindi da questo versetto si po’ vedere come il vangelo sia stato scritto per istruire i nuovi convertiti.

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,30-31).

Le comunità cristiane avevano molto materiale su cui lavorare. Sono stati raccolte molte testimonianze e aneddoti sulla vita di Gesù, dunque le comunità hanno dovuto selezionare solo quelle più importanti con lo scopo che il lettore possa avere sufficienti prove che Gesù è il Messia, il figlio di Dio e che possano dimorare nel suo nome per la vita eterna.

Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. (Gv 21,25).

Sarebbe stato interessante aver avuto maggior materiale letterario sulla vita di Gesù, ma lo scopo è comunque stato raggiunto. Con tutto quello che sappiamo di Gesù nei vangeli e nel resto della scrittura è più che sufficiente per poter condurre una vita in santità. Inoltre, anche l’esperienza di fede e lo Spirito Santo può essere di aiuto in questo.

I vangeli non sono stati scritti per i non credenti, e nessun ateo ha mai ricevuto un vangelo per sentirsi dire: Adesso devi credere a ciò che è scritto qui! La fede cristiana trova il suo fondamento prima di tutto nella comunicazione orale mentre lo scritto assume un valore secondario che non è basilare. I vangeli sono stati scritti per edificare la fede ai nuovi membri delle comunità cristiane che erano in continua crescita, ma non sono stati i vangeli a convertirli, erano per chi aveva già accettato Gesù nella propria vita e volevano imparare tutti gli insegnamenti del maestro per metterli in pratica nella vita quotidiana. Spesso per i neoconvertiti, molti insegnamenti rendevano più consapevoli dei concetti che accettando Gesù avevano già nel cuore. Anche se sono libri della fede e per la fede, non per questo non hanno valore storico. Anzi, ci parlano e ci attestano la fede degli apostoli e della Chiesa primitiva. Ciò costituisce un fatto storico importantissimo con una ripercussione nella storia senza precedenti. D’altra parte, pur sapendo l’impossibilità di ricostruire passo dopo passo la biografia di Gesù, nessuno può negare ragionevolmente l’esistenza storica di Gesù e i fatti fondamentali della sua vita narrati dagli evangelisti, infatti quasi tutti gli storici, anche non credenti, sono concordi nel fatto che non c’è dubbio che Gesù sia esistito veramente ed è incredibile come un uomo che non era un re, un generale dell’esercito o un personaggio appartenente a una élite, sia stato scritto così tanto a pochi anni dopo la sua morte. Ma ci sarebbe anche da porsi un’altra domanda: Se Cristo non fosse risorto, avrebbe avuto senso scrivere su di lui così tanto, rischiando la vita, ovviamente no! Cristo non solo è storicamente esistito, ma è anche risorto dai molti e i discepoli sono testimoni. I vangeli nascono quindi dalla testimonianza viva dei testimoni oculari. Crederci o no tocca a noi.

COME SI FORMARONO I VANGELI

La predicazione apostolica ebbe inizio nell’episodio della pentecoste in Atti 2:  Gli apostoli ricevono mediante le lingue di fuoco, lo Spirito Santo, iniziando così a predicare con franchezza. Dopo il discorso di Pietro si fecero battezzare ben 3000 persone; questo favorì la formazione della prima comunità cristiana. In questo tempo c’era un enorme potenziale di crescita. Bisogna tenere conto che per 3 anni Gesù aveva predicato e guarito molte persone, alcuni privatamente aveva addirittura rivelato di essere il Messia, Ma nessuno di loro aveva compreso chi era Gesù e  il piano divino, qualcuno pensava fosse un profeta, altri Elia, ma in ogni caso, chi lo aveva accolto, sapevano che era speciale. Quando gli apostoli iniziarono a predicare queste persone accolsero con entusiasmo la buona novella per questo ci fu un boom di conversioni che aumentò di giorno in giorno. Inizialmente i vangeli non esistevano ancora,  perciò tutto veniva insegnato oralmente. Ma la rapida crescita comportò la necessità di dare una formazione ai nuovi credenti e di rispondere alle varie esigenze della predicazione che si era espansa oltre il mondo giudaico. Era necessario catechizzare e formare evangelizzatori. Si sentì la necessità di fissare gli aspetti più importanti del messaggio di Gesù per evitare interpretazioni sbagliate e fuorvianti. Si cominciarono così a scrivere appunti, alcune guide fondamentali della predicazione degli apostolica. Queste guide poco a poco si arricchirono di elementi che completavano ciò che ancora mancava nei racconti. Nacquero le collezioni delle parole di Gesù (parabole, discorsi, sentenze…) e poco dopo le collezioni dei fatti più importanti e rivelatori (la morte di Gesù, i miracoli…). La preoccupazione dei discepoli non fu di riprodurre letteralmente le parole di Gesù o di narrare semplicemente le sue azioni. D’altra parte ciò non era possibile. Tra i ricordi di Gesù si selezionarono, soprattutto, quelli che avevano un interesse maggiore per aiutare a presentare il messaggio a seconda delle necessità concrete delle comunità a cui era diretto.

 La Chiesa è quella che veramente ha scritto i vangeli per far fronte alle sue stesse necessità ed esigenze:

  1. Proclamare la sua fede in Gesù, il Signore: annunciare il messaggio della fede in modo convincente e custodirlo dalle obiezioni.
  2. Insegnare ai catecumeni: una catechesi sistematica circa la vita e la predicazione di Gesù e il suo significato.
  3. Celebrare la fede: alcuni passaggi evangelici traggono la loro origine dalle celebrazioni liturgiche delle prime comunità cristiane.

Come ultimo passo, la Chiesa vide la necessità di ricompilare e ordinare il materiale che si produceva nelle diverse comunità. Sorsero così i quattro vangeli che furono riconosciuti ufficialmente da parte della Chiesa, in tempi molto brevi (già verso la fine del II secolo la collezione del Nuovo Testamento era quasi la stessa in tutte le chiese), come fedele interpretazione della fede autentica.

Diversi elementi sono intervenuti nell’elaborazione dei vangeli:

  1. Vita e messaggio di Gesù storico
  2. Predicazione apostolica dei testimoni oculari
  3. Fede, liturgia e ricordi delle comunità primitive
  4. Autore ispirato

I vangeli non furono scritti secondo l’ordine dei capitoli come oggi noi li abbiamo. I racconti della passione e della morte di Gesù furono i primi ad essere scritti, poi si aggiunsero le narrazioni della resurrezione e delle apparizioni. Questo è il kerygma scritto: il primo annuncio della fede cristiana. Nella redazione finale, Matteo e Luca aggiunsero alcuni fatti riguardanti l’infanzia di Gesù. Ciò che leggiamo per primo, è ciò che fu scritto per ultimo in questi due vangeli in questione.  Più tardi si strutturarono nel tempo gli scritti riguardanti la vita di Gesù e la sua attività secondo alcune tappe:

  1. l‘attività in Galilea, in Gerusalemme;
  2. raccolta di detti e di discorsi di Gesù;
  3. guarigioni e miracoli, ecc

LA PRIMA PREDICAZIONE

KERYGMA

La predicazione apostolica iniziò dopo due avvenimenti: La prima è la resurrezione di Cristo, dove compresero chi era Gesù e il disegno divino per l’umanità; la seconda è la pentecoste, dove ricevettero lo Spirito Santo che diete loro potenza di predicare con franchezza e senza aver paura di subire persecuzioni. A quel punto iniziarono a predicare quello che loro avevano visto: Che Gesù è risorto, la tomba è vuota, non è più tra i morti, ma tra i vivi, Gesù è il Messia che le antiche scritture avevano predetto. Questo era il primo messaggio che avevano necessità di diffondere. In quel tempo, tutti conoscevano Gesù, molti avevano ricevuto e assistito a miracoli di guarigione, avevano ascoltato almeno a una predicazione, dalla Galilea a Gerusalemme, quello che gli apostoli sapevano a differenza degli altri era proprio la sua resurrezione. Questa prima predicazione, tecnicamente è chiamata Kerygma, dal greco che significa “grido”. Questa predicazione andava anche a colpire ai nemici di Gesù, quelli che hanno fatto di tutto per farlo uccidere, rimarcando la loro sconfitta, quello che loro hanno voluto tanto uccidere, ecco.. Proprio il Dio si Israele che tanto si vantavano di adorare, lo ha resuscitato il terzo giorno e siede alla destra del Padre, questa sarebbe qualcosa che non possono accettare, una sconfitta troppo umiliante. Vediamo alcuni esempi del primo messaggio di predicazione, il kerygma:

• “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!” (At 2,36)

• “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato… e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni” (At 3,13.15)

• “La cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti…” (At 4,10)

• “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati” (At 5,30-31)

• “…Essi (i giudei) lo uccisero (Gesù) appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno…” (At 10,39-40)

• “…E pur non avendo trovato in lui (Gesù) nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti…” (At 13,28-30).

Da come si può notare la predicazione del kerygma ha inizio dal libro gli atti degli apostoli. Possiamo leggere un resoconto di come gli apostoli hanno iniziato a predicare, i suoi risultati e i contrasti con i farisei. Nessuno è riuscito a intimidirli e a bloccare l’espansione della predicazione, nonostante gli arresti e le frustate, fino alla fine dei loro giorni, hanno dedicato il loro tempo a predicare e insegnare. Tutto questo non sarebbe potuto succedere se questi uomini, non avessero vissuto l’esperienza di rivedere Gesù risorto e successivamente la pentecoste, non c’è stato  nulla che ha potuto fermarli. Gli apostolo umanamente non erano migliori di noi, avevano le nostre stesse paure e insicurezze, la predicazione non è il risultato di uno sforzo umano, ma è evidente che avevano il cuore infiammato dall’amore di Dio, similmente come accadde al profeta Geremia, secoli prima: Basta! Non penserò più a Lui, non parlerò più nel Suo nome! nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo (Geremia 20,9).  Il numero dei credenti cresceva sempre di più, ma inizialmente non c’era la necessità di scrivere un resoconto della vita di Gesù, perché la memoria di Gesù era ancora presente nel popolo.


RIFLESSIONI PERSONALI:

Quando sono triste o malinconico quando penso alla buona notizia?  Penso che Gesù è risorto?

SIGNIFICATO DELLA PAROLA VANGELO

                    LA BELLA NOTIZIA

La parola “Vangelo” dal greco significa “buona notizia” (lieto annunzio, buona novella), con diverse sfumature a seconda degli autori. Questo fu il significato rimase invariato anche al principio dell’era cristiana. In Romani 1,1 si legge: “Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio”. Coloro che annunciavano la buona notizia erano chiamati evangelisti. Ad esempio il libro degli Atti degli Apostoli parla di Filippo evangelista (Atti 21,8). Marco utilizza la parola “vangelo” in due sensi: il primo per indicare l’attività pubblica e la predicazione di Gesù: Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1). Il secondo per indicare il messaggio di Gesù, il contenuto della sua predicazione. Quale sarebbe quindi questa buona notizia? È sostanzialmente la venuta di Gesù Cristo sulla terra e il messaggio che porta dietro. Quale sarebbe questo messaggio? “…predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,14-15). Anche negli altri evangelisti come in Matteo 4,23; Luca 4,43; 8,1 troviamo anche qui, si annuncia la “buona notizia” che il regno di Dio è vicino, In Matteo 26,13 si aggiunge profeticamente che la “bella notizia” sarà diffusa in tutto il mondo. Solo a partire dal II secolo si chiameranno “Vangeli” i quattro libri che narrano dell’opera e della predicazione di Gesù ed “evangelisti” i rispettivi autori. Il vangelo, la bella notizia, come è stata accolta al tempo della predicazione di Gesù? Inizialmente non è stata compresa pienamente, nemmeno i 12 apostoli che hanno lasciato tutto per seguire Gesù non la compresero, ma all’avvento della resurrezione,  le sue apparizioni e la pentecoste divenne finalmente tutto più chiaro e cominciarono anch’essi a predicare la “buona novella. Cristo avrebbe dovuto morire in croce e resuscitare il terzo giorno come predetto. Egli vinse la morte e venne aperta una nuova relazione con Dio per mezzo di Gesù. Quando gli apostoli predicarono il vangelo iniziarono a convertire molte persone e a formarsi la Chiesa. Ma ci furono persone che non accolsero la buona notizia e la osteggiarono in tutti i modi, mi riferisco ai  farisei e le elitè religiose. Secondo il loro modo di pensare si sarebbero aspettati un Messia guerriero che li avrebbe liberati dalla sottomissione di Roma per metterli al centro del mondo. Il vangelo non è stato accolto perché non era quello che si aspettavano e non compresero che in realtà era molto di più di quello che pensavano, Gesù non venne per liberare dal giogo romano, ma a liberare chiunque credesse in Lui dalla schiavitù del peccato. Inoltre si aspettavano un Messia che li coprisse di onori a motivo della loro  “buona” condotta, invece non fece altro che smascherare la loro ipocrisia e dimostrare come fosse iniqua la loro applicazione della legge, questo fu il motivo dell’attrito tra Gesù e i farisei che continuò anche dopo la morte e la resurrezione di Gesù contro gli apostoli. Essi non si fecero intimidire ed evidenziarono le responsabilità dei farisei per le sofferenze di Cristo, risultati vani se il loro obbiettivo era di togliere ogni sua influenza: “Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2,36).

RIASSUNTO:

– Significato della parola “vangelo”: buona notizia, messaggio gioioso.

– Nel Nuovo Testamento: conserva il senso di buona notizia, però arricchito di alcune caratteristiche:

1) Contenuto della “buona notizia”:

 • da parte di Gesù: il regno di Dio,

 • da parte dei discepoli: l’opera, il messaggio e la persona stessa di Gesù.

2) Portatori della “buona notizia”:

 • prima Gesù,

 • dopo i discepoli di Gesù.

3) Destinatari della “buona notizia”:

 • tutti gli uomini – prima giudei e poi pagani.

– A partire dal II secolo: tra i cristiani la parola “vangelo” comincia ad indicare anche i 4 piccoli libri che narrano le parole e le azioni di Gesù.


RIFLESSIONI PERSONALI:

Per me il vangelo è una “buona notizia”? e perché?