I GIGANTI נְּפִלִים

Ritorniamo ad analizzare genesi 6,4 dove abbiamo lasciato in sospeso un aspetto curioso. Nella prima parte del versetto si parla di giganti. Ma è proprio così? Riporto qui la parte del versetto interessato:

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo

Nel versetto vediamo che durante le unioni tra i figli degli ELOHIM e le figlie degli uomini spiegate in un precedente articolo (https://teofilo.cw.center/genesi-64/ ) , al tempo stesso sulla terra c’erano i giganti. Da far attenzione che i giganti non erano il risultato degli incroci sessuali, ma dice solamente che erano presenti in quel epoca. La parola ebraica tradotta con giganti è NEFILIM. La traduzione di questo termine in “giganti” deriva dalla versione greca dei LXX dove i traduttori hanno pensato i NEFILIM come giganti. La versione dei LXX è considerata autorevole, ma per quanto riguarda la traduzione di questa parola viene spesso contestata. Per Biglino ci sono due versioni molto diverse tra di loro per quanto riguarda la parola NEFILIM, ma entrambe le versioni ne dà una interpretazione ufologica:

  1.  NEFILIM potrebbe derivare da NAFAL נָפַל che significa cadere. Sarebbero quindi coloro che cadono, o scendono. Chi sono quindi? Sono coloro che sono scesi sulla terra con le loro astronavi.
  2.  Una parte dell’esegesi ebraica sostiene che NEFILIM potrebbe derivare da NEFEL נֵפֶל che significa aborti. Se la classe dominante vedeva minacciato il suo potere a discapito di una determinata etnia e gruppo di persone, si applicavano gli aborti selettivi. Quindi gli ELOHIM avevano la tecnologia per fare le radiografie e stabilire se era maschio o femmina. Se era maschio si abortiva.

Ora vediamo di seguire entrambi le piste:

Il verbo NAFAL ha una connotazione più che altro negativa, viene utilizzato per dire che un soldato è caduto in battaglia, un oggetto che è caduto e si è frantumato, perdere una battaglia o cadere moralmente nel peccato. Il significato di scendere si intende qualcosa che scende e rimane fermo. L’utilizzo del verbo NAFAL per indicare degli individui scesi con un astronave è molto improbabile. Non ci sono indicazioni che si riferisca a qualcosa che proviene dal cielo, quella è pura invenzione. Ma anche fosse così si intenderebbe qualcosa che cade e si frantuma o qualcosa che rimane fermo, come un sasso che cade accidentalmente e rimane fermo. Se l’autore avesse voluto intendere qualcosa che scende in una connotazione positiva, nel senso che non si rompe o non muore avrebbe usato il verbo IARAD יָרַד. Quello sì che avrebbe potuto essere interpretato come un’astronave che viene dal cielo e fa scendere le persone sulla terra, anche se sarebbe stata lo stesso un’interpretazione fantasiosa senza prove, ma almeno grammaticalmente sostenibile. Ma anche se NEFILIM derivasse da NAFAL con più probabilità si intenderebbe persone cadute moralmente, quindi malvagie e sarebbe in linea con la spiegazione precedente sui figli di Dio e figlie degli uomini.

Per quanto riguarda la seconda ipotesi è sicuramente più fattibile che derivi da NEFEL e si riferisca ad aborti. Si sa che nell’antichità purtroppo questa pratica veniva usata per evitare che una categoria di persone aumentasse troppo di numero e diventasse troppo potente da minacciare l’attuale status quo. Un esempio lo troviamo proprio in esodo 1, quando un faraone che iniziò a percepire gli ebrei come una possibile minaccia e iniziò a opprimerli con lavori forzati, un esempio lo troviamo nel versetto 15 e 16:

Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua:”Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere”.

Questo è un esempio di quando nella Bibbia si parla di aborti. Non sono gli aborti come li intendiamo ai nostri giorni. Sono in realtà degli infanticidi, nessuno aveva la tecnologia per fare l’ecografia e vedere in anticipo il sesso del nascituro. Quindi la supposizione di Biglino è completamente infondata. Se il significato di NEFILIM si riferisse agli aborti sarebbe in linea con quello spiegato in precedenza: La malvagità dei GHIBBORIM, גִּבֹּרִים i potenti e famosi erano così malvagi da autorizzare gli aborti selettivi; evidentemente per assicurarsi di mantenere il potere a lungo. Da notare che il testo parla di figlie degli uomini e non figli degli uomini, da qui si può dedurre che i figli degli uomini non c’erano in quanto venivano uccisi alla nascita. La traduzione di NEFILIM come giganti deriva dal fatto che questo termine compare anche in numeri 13,33 dove gli israeliti inviano le spie per perlustrare il territorio di Caanan, e al ritorno dicono di aver visto i NEFILIM:

Vi abbiamo visto i giganti (NEFILIM) 1), discendenti di Anak, della razza dei giganti, (NEFILM) 2)

1) Il primo NEFIYLIM  è scritto in modo leggermente diverso da quello in genesi 6. Compare una YOD, una piccola lettera in più che non modifica la pronuncia ma il significato. In questo caso la radice è FALAH פַלַה che significa selezionare, trattare in modo speciale o esclusivo. Come Mosè che essendo maschio avrebbe dovuto morire, invece fu trovato dalla figlia del faraone e allevato come egiziano.

2) Il secondo NEFILIM è uguale a quello di genesi 6, con probabile derivazione da NAFAL nel senso di persone moralmente cadute.

A parte il possibile significato della parola NEFILIM il mio scopo è dimostrare che in ogni caso non può essere ricondotto a una chiave di lettura ufologica e le argomentazioni di Biglino sono infondate.

NEL GIARDINO DELL’EDEN

Oltre a tutta quella narrazione riguardante la creazione dell’uomo, Biglino dà anche la sua versione dei fatti sul famoso episodio di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Come tutti sapranno, Dio lascia libertà all’uomo di mangiare di tutti i frutti del giardino dell’eden a accezione dell’albero della conoscenza del bene e del male, che qualora lo mangiasse morirebbe. Entra in gioco il serpente che induce Eva in tentazione affinché mangiasse proprio da quel albero, dicendo che sarebbe stata come Dio, conoscendo il bene e il male. Eva quindi mangiò dall’albero proibito e così anche Adamo fece lo stesso. Il Risultato è la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden. Questo è il racconto in forma molto sintetica. Vediamo ora la versione dei fatti dal punto di vista dei “liberi pensatori”:

INTEPRETAZIONE DI BIGLINO:

Quello che conosciamo come “giardino dell’Eden”, era un laboratorio di ingegneria genetica dove venivano clonati gli uomini con lo scopo di occuparsi della manutenzione dell’area verde. Questi uomini non avrebbero dovuto procreare perché dovevano essere gli ELOHIM ad avere il completo controllo della specie. Entra in scena l’albero della conoscenza del bene e del male. Ci viene detto che Adamo ed Eva hanno mangiato la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male e si dice che quando hanno consumato questo frutto, Adamo ed Eva, secondo la tradizione hanno iniziato di distinguere il bene dal male. In questo racconto simbolico, secondo i teologi, Dio ha inserito nel cuore dell’uomo il senso del giusto e dell’ingiusto, di ciò che è bene e ciò che è male, creando una netta distinzione. Ma non è così. Non c’è il concetto della distinzione tra bene e male. Quando gli antichi ebrei volevano introdurre il concetto della distinzione usavano una terminologia precisa: BEN UVEN, come ad esempio distinguere da una mela e una pera. Qui questa espressione non c’è. Inoltre vien usato il verbo IADA, conoscere, che nel linguaggio biblico è differente dal conoscere come lo intendiamo noi. Il conoscere biblico è quando un uomo conosce una donna tramite un rapporto sessuale, ovvero una sperimentazione fisica e diretta. Nel brano in questione si esprime un concetto ben preciso: Adamo ed Eva cominceranno ad sperimentale il bene e male intesi come concreti. Il termine RA tradotto come “male” non ha nulla a che vedere con il concetto astratto di male, ma indica la fisiopatologia del corpo umano. Questo brano ci dice che Adamo e Eva sperimentando la possibilità di procreare, si sono accorti di diventare autosufficienti rispetto agli ELOHIM, che fino a quel momento avevano il controllo della nascita degli uomini all’interno del laboratorio, da quel momento gli ELOHIM decidono di cacciare Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden e sperimenteranno, ovvero conosceranno in senso biblico, gli aspetti del positivi, il bene e gli aspetti negativi, ovvero il male della vostra nuova vita. Aspetti entrambi concreti e nulla a che vedere con concetti morali, come il giusto e l’ingiusto o il distinguere il bene dal male. Fu il NAHASH, il serpente a convincere Eva a mangiare il frutto ovvero ad avere un rapporto sessuale con lui, egli infatti era uno degli ELOHIM dedito alla gestione del laboratorio, ma di una faida interna dissidente rispetto ai capi. Egli infatti desiderava che l’uomo potesse provvedere a se stesso riguardo la sua riproduzione. Dopo di che, Eva avendo scoperto il sesso replicò la stessa esperienza con Adamo.

GIARDINO DELL’EDEN UN LABORATORIO?

Il fatto di identificare il giardino dell’Eden un laboratorio dipende dalle convinzioni smontate in precedenza, ovvero che l’uomo è stato “fabbricato” mediante ingegneria genetica. Ma nella descrizione dell’Eden non c’è niente che può far pensare a un laboratorio, oltre alla vegetazione e i quattro fiumi non ci sono descritti degli edifici artificiali e questo è un problema per chi vuol pensare che sia una laboratorio. Il giardino era inoltre recintato e la sua estensione era enorme; Qualche traccia archeologica sarebbe dovuta rimanere di questo recinto che di fatto non c’è. Il NACHASH נָּחָשׁ inoltre non poteva essere uno dei tanti ELOHIM. Vediamo cosa dice la scrittura riguardo questo soggetto: [1]


Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto (Genesi 3,1).

Dalla traduzione interlineare vediamo che il NACHASH è il più astuto dei “CHAYATH”. Questo è un vocabolo già analizzato in precedenza, ma in questo versetto lo troviamo nella forma costrutta in quanto è collegato alla parola MICOL, da tutto. La forma base è CHAYACH con il significato di “vivente”. Questo comprende non solo gli animali, ma anche le entità celesti. Infatti, da come sappiamo dalla teologia il NACHASH non è un serpente parlante, ma è satana. Viene chiamato “serpente” come pseudonimo dispregiativo. La parola SADEH indica un territorio limitato, in questo caso si potrebbe tradurre con l’espressione “in questo luogo”. In alcune traduzioni questa parola non figura nella traduzione italiana. Ma la parte del versetto che ci balza più all’occhio è quando dice che questo NACHASH dunque è una creatura, scritto espressamente fatta (ASAH) ovvero creata da YHWH, e non può dunque essere uno dei tanti ELOHIM al pari di YHWH, che di fatto è una pura invenzione. Ma una sua creatura, in quanto, Lui è il creatore di tutto. Se poi gli ELOHIM non avessero voluto che gli uomini procreassero autonomamente sarebbe stato sufficiente renderli sterili. È anche piuttosto ridicolo pensare che è stato necessario qualcuno per insegnare loro l’esistenza di compiere rapporti sessuali. Agli animali nessuno gli insegna questo, eppure lo fanno lo stesso. L’uomo che è molto più intelligente non avrebbe avuto sicuramente bisogno di insegnarli questo. A parte ogni possibile ragionamento che vada in contraddizione con la versione dei “liberi pensatori”, va anche in contrasto con la stessa scrittura. In Genesi 1 troviamo:

Dio li benedisse e Dio disse loro: <<Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela>> (Genesi 1,28)

Quindi la procreazione era qualcosa di scontata e incentivata da Dio per riempire la terra e non un tabù celato e proibito.

LE PAROLE:   RA  רַע  –  IADA  יָדַע

Quindi secondo l’interpretazione di Biglino, la cacciata di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden implica che da quel momento dovranno sperimentare, vivere, una vita diversa dalla vita all’interno del giardino e avranno degli svantaggi, gli aspetti negativi e dei vantaggi, gli aspetti positivi. Quali sono gli aspetti negativi? Per Adamo la fatica di approvvigionare del cibo per se stesso e Eva. Per lei il dover partorire e di conseguenza soffrire dei dolori del parto. Gli aspetti positivi invece? Non c’è ne sono. La scrittura parla solo di aspetti negativi. Allora perché secondo questa interpretazione alternativa ci sarebbero dovuti essere anche degli aspetti positivi? Nella conclusione narrata vediamo che qualcosa non torna. Uno dei punti più importanti del ragionamento di Biglino è che la parola tradotta con “male” ovvero RA, non indica un concetto morale ma un dolore o fatica fisica. Non ci resta che consultare il dizionario per verificare se è effettivamente così. Alla parola RA troviamo questo:

Vediamo che è presente una lunga lista di possibili significati tra cui anche dolore e infermità che rientra nella sfera fisica, ma troviamo anche significati come malvagità, perversione, perfidia, malignità che invece esprimono concetti morali. La parola RA è spesso accompagnata a TOV ovvero bene di cui Biglino non fa menzione e ha valore polare e in antitesi con RA, nel dizionario una lunga serie di esempi in cui è presente questi due vocaboli insieme. Citerò un esempio:

Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso? (1Re 3,9)

In questo versetto il re Salomone chiede a Dio la sapienza per distinguere il bene e il male con lo scopo di governare il regno con giustizia e saggezza. Vediamo come le parole bene (TOV) e male (RA) non indicano qualcosa di fisico, ma bensì un concetto morale di bene e male.

Si può concludere che la parola RA indica il male in senso generale e può cambiare a seconda del contesto, ma nella maggior parte dei casi indica concetti della sfera morale. Nel caso dell’albero della conoscenza del bene e del male non c’è nulla che possa essere ricondotto a un male di tipo fisico, basterebbe solo questo per far crollare la narrazione alternativa dei liberi pensatori.

La seconda più importante parola che Biglino mette in discussione è il verbo IADA. Secondo Biglino non significa conoscere come lo intendiamo noi, ma vivere un’esperienza. Si usa anche per indicare un rapporto sessuale in una coppia quando appunto le due persone “si conoscono”. Questa è una chiave che sostiene la narrazione alternativa di Biglino. Infine, nel passo della genesi dove si parla dell’albero della conoscenza del bene e del male, è completamente assente il concetto di distinzione tra il bene e il male, in quanto mancherebbe la struttura grammaticale che viene sempre usata per indicare una distinzione tra due parti. Che cosa significa questo? La struttura grammaticale è BEN UVEN. Per capirci se in italiano diciamo la frase: << distinguere tra una mela e una pera>>, vediamo che come struttura ci sono le parole “tra” e “e una”. La stessa cosa vale anche per l’ebraico con BEN al posto di “tra” e UBEN al posto di “e una”. Se andiamo a consultare il dizionario alla voce IADA troviamo che questo verbo è assai più complicato di quanto si pensi. Ci sono infatti ben tre pagine di definizione, spiegando tutte le mille sfaccettature di questo vocabolo. Biglino ne fa una spiegazione semplicistica orientata a sostenere la sua tesi. La parola IADA da dizionario ha molteplici varianti e sfumature, distinguibili di solito in base al contesto. L’acquisizione della conoscenza può essere differenziata a seconda del processo, può essere tramite un esperienza, una apprendistato; ma anche un’informazione. Nella sottovoce dell’acquisizione della conoscenza troviamo: Percepire, osservare, notare, accorgersi, fare attenzione a, rendersi conto di, venire a sapere, accorgersi, sentire. Può anche avere il significato di distinguere, discernere; con complemento polare talvolta reso con la struttura BEN UVEN וּבֵן בֵּין; ripeto: talvolta e non sempre. Quindi viene usata spesso, ma non è una regola fondamentale, infatti ci sono diversi versetti dove la parola IADA è tradotta con “distinguere” e la struttura BEN UVEN è assente. Ne vediamo qui sotto tre esempi, in questi casi i termini IADA si trovano sotto forma di tre coniugazioni diverse (IADU, NEDA, HAEDA): Tra parentesi la versione ebraica della parte sottolineata.

Deuteronomio 1,39

… i vostri bambini, dei quali avevate detto che sarebbero divenuti oggetto di preda, e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno (LO IADU HAOM TOV VARA   לֹא-יָדְעוּ הַיּוֹם טוֹב וָרָע).

 Deuteronomio 18,21

Forse potresti dire nel tuo cuore: “Come riconosceremo (o distingueremo) la parola che il Signore non ha detto?”. (NEDA  נֵדַע).

 2Samuele 19,36

Io ora ho ottant’anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? (HAEDA BEN TOV LERA    הַאֵדַע בֵּין-טוֹב לְרָע).

Il concetto del distinguere non è dato solo dalla grammatica, ma si può supporre di conseguenza. Se una persona conosce i numeri pari e dispari di conseguenza è in grado di distinguere che il 6 è pari e il 9 è dispari. Quando conosci due elementi opposti di conseguenza sei in grado di distinguerli, senza l’ausilio di strutture grammaticali. Quindi la conoscenza del bene e dal male non è solo una questione di esperienza, ma può essere intesa come informazione immediata e se le conosci di conseguenza le sai distinguere. Per quanto riguarda il riferimento al quale Biglino indica la parola IADA come rapporto sessuale è da applicare solo quando è presente un soggetto maschile, IADA e un soggetto femminile, solo in quel contesto, la conoscenza si intende vivere una esperienza di coppia e il sesso è una conseguenza. Un esempio lo troviamo in Genesi 4,1:

Adamo conobbe (IADA) Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino

Il fatto che compare solo nel capitolo 4 e quindi dopo tutto l’episodio del giardino dell’eden, indica che solo dopo la cacciata dal giardino che Adamo ed Eva hanno avuto un rapporto carnale. Questo sconfessa il fatto che nel giardino abbiano avuti rapporti sessuali, perché se fossero avvenuti si sarebbe scritto chiaramente. Anche tutta storia dei due alberi non ci sarebbero dovuti essere se la narrazione ufologica fosse vera. Gli autori avrebbero impostato la vicenda in maniera completamente diversa senza bisogno di alberi della conoscenza del bene e dal male; ma avrebbero chiaramente descritto ogni azione con molta più chiarezza.

L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE

Per comprendere questo testo bisogna entrare nella mentalità dell’autore biblico, una persona che sicuramente frequentatore di circoli sapienziali, una sorta di filosofo ebraico che scrive questi capitoli imprimendoli di tematiche sapienziali. Leggere questi capitoli in maniera meccanica senza tener conto della cultura dell’autore risulterà una lettura completamente fuorviante. Per comprendere cosa significa l’albero della conoscenza del bene e del male bisogna considerare anzitutto l’altro albero presente nel giardino, l’albero della Vita: quest’albero è in rapporto col dilemma “vita o morte”; poterne usufruire significa per Adamo ed Eva vivere, altrimenti morire. In altre parole, la vita dell’uomo dipende anche da un suo atteggiamento consapevole e responsabile, dall’impiego della sua libertà. L’Albero della Conoscenza a fianco dell’Albero della Vita è un riferimento all’uso della libertà umana, è l’ago della bilancia della riuscita del destino dell’uomo. Come bisogna comportarsi in modo da realizzare pienamente la propria vita evitando le insidie della morte? Questa è la tematica sapienziale che sta dietro a tutta la vicenda. L’autore del racconto sa, con tutta la tradizione biblica, che la vita è un dono di Dio. Essa allora può dirsi riuscita se condotta alla diretta dipendenza di Dio, avendo ben chiaro e presente ciò che la sua sapienza creatrice ha stabilito come costitutivo del bene e del male dell’uomo. L’albero della conoscenza del bene e del male ha il significato di insegnare come si vive alle dipendenze di Dio per ottenere e raggiungere la piena realizzazione della propria esistenza. L’uomo che sceglie di vivere una vita lontana da Dio è simile ad Adamo e Eva che scegliendo l’albero del bene e del male scelgono di voler loro distinguere il bene e il male. Quando l’uomo fa questa scelta combina disastri perché è Dio che con la sua sapienza a stabilire quel che è il giusto e quel che è sbagliato. I profeti rinfacciano a Israele proprio questo: l’aver agito male cambiando il bene in male e il male in bene (Amos 5,14-15; Isaia 5,20-21). In questa maniera il popolo di Dio non ha fatto altro che rigettare la legge di YHWH. Israele non si è lasciato guidare da YHWH, e questa è la radice del suo male. Ha pervertito la nozione del bene, così come glielo indicava la parola del Signore. Ha cercato un suo bene. S’è reso autonomo da Dio.

SPIRTUALITÁ NELLA BIBBIA GENESI 2,7

NEFESH נֶפֶשׁ– NESHAMAH נְשָׁמָה

Biglino ripete più volte nei suoi libri e nelle conferenze che la Bibbia è un libro che parla solo di concetti concreti e non c’è nessun spazio alla spiritualità o alla trascendenza, introdotti successivamente dai teologi. La lingua ebraica non contemplava neppure i termini utili a definire i concetti che afferiscono alla sfera spirituale. Ma è proprio così? Ritorniamo ad esaminare Genesi 2,7, nella seconda parte del versetto troviamo:

… e soffiò nelle sue narici un alito di vita (NESHEMA) e l’uomo divenne un essere (NEFESH) vivente

In questo versetto troviamo due vocaboli interessanti che fanno pensare a tutt’altro. Partiamo con la parola NEFESH. Secondo Biglino questo vocabolo tradotto a volte con “anima” non ha nulla a che fare con un’attribuzione a una sostanza spirituale. Si riferisce a qualcosa di concreto: Gola, collo, persona, respiro, qualcuno … ma mai anima. Andiamo a vedere la definizione nel dizionario:

Vediamo nel dizionario che compaiono i vocaboli presentati da Biglino, ma troviamo anche la parola “anima” come principio di vita. Molti esempi di versetti dove è presente la parola NEFESH con il significato di anima le troviamo nei salmi. Qui sotto riporto alcuni esempi:

Salmo 107,8-9

Ringrazino il Signore per il suo amore, per le sue meraviglie a favore degli uomini, perché ha saziato un animo assetato, un animo affamato ha ricolmato di bene.

Salmo 42,3. (versetto 6 analogo)

 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?

Salmo 35,9

Ma l’anima mia esulterà nel Signore e gioirà per la sua salvezza.

Da quello che si può notare nei salmi è che il NEFESH, in questo caso traducibile con “anima”, può rattristarsi, esultare ed avere fame e sete di Dio. Una fame e sete che non sono carnali ma spirituali e solo Dio può soddisfare quella sete. Nel pensiero ebraico, questi sono i casi dove il NEFESH è la parte più profonda del nostro essere, noi non abbiamo un anima, noi siamo una anima. Nella Bibbia dei LXX, la traduzione greca dell’antico testamento troviamo il termine NEFESH tradotto in greco con “PSYCHE”, che significa vita o uomo vivente; questo termine compare anche nei libri deuterocanonici scritti direttamente in greco.  Vediamo due versetti dal libro della sapienza, uno dei libri deuterocanonici.

Sapienza 3,1-2

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.

Sapienza 15,8

egli che, nato da poco dalla terra, tra poco ritornerà alla terra da cui fu tratto, quando gli sarà richiesta l’anima, avuta in prestito.

Dio è il creatore di ciascuna anima e tornerà a Dio come in un prestito. Le anime timorate da Dio sono sotto la sua tutela. Una visione molto lontana dalla narrazione ufologica, di esseri in carne ed ossa che creano in laboratorio l’uomo e la donna. Qui afferma che Dio ha creato l’anima di tutti noi. Il termine PSYCHE compare anche nel nuovo testamento essendo anch’esso scritto in greco. Vediamo alcuni versetti:

Giovanni 12,27.

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

In questo caso la parola PSYCHE è usata in maniera analoga ai salmi del vecchio testamento.

Ebrei 10,39.

Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima.

Matteo 10,38

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Qui afferma che l’anima è immortale e sarà giudicata da Dio,  valutata se è degna di salvezza. Il corpo invece è solo temporaneo e in un modo o l’altro morirà.

 Tessalonicesi 5,23
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Qui abbiamo la chiara distinzione tra spirito, anima e corpo. E un’ulteriore prova, di come la Bibbia sia molto ricca di elementi spirituali di cui l’uomo può meditarci; contrariamente da come sostengono i “liberi pensatori”. Notiamo quindi una certa evoluzione dal concetto che gli ebrei avevano del NEFESH, nei casi in cui significava anima, si trattava di un entità vivente, ma un tutt’uno con il corpo. Nel nuovo testamento l’anima è ben distinta dal corpo, immortale e giudicata da Dio. Alcuni studiosi vedono in questo cambiamento l’influenza della cultura greca che dopo Alessandro magno si era affermata nel medio oriente. Se questa affermazione fosse positiva potremo dire che i filosofi greci avevano compreso alcuni frammenti della verità teologica, che applicata alla Bibbia e al termine NEFESH ne hanno completato il significato. Potrebbe essere per questo motivo che Dio permise per un certo tempo la diffusione della cultura greca nell’area.

Passiamo ora con l’esaminare l’altro vocabolo; Il termine che compare in Genesi 2,7 tradotto con alito di vita è NISHMAT da cui deriva la parola NESHAMAH. Secondo Biglino è un chiaro riferimento di quando gli ELOHIM hanno creato l’uomo in laboratorio e gli hanno messo un tubo in bocca e per mezzo di esso che gli hanno soffiato dell’aria in gola per farlo iniziare a respirare come quando un neonato, uscito dal grembo materno respira per la prima volta. Se non altro bisogna riconosce una certa fantasia per adattare i termini biblici secondo la narrazione ufologica. Anche questa volta andiamo a cercare sul dizionario la parola NESHAMAH e vediamo cosa troviamo.

Alla voce NESHAMAH troviamo nella prima nota che questo vocabolo è un sinonimo  o associato alla parola RUACH. Nei capitoli precedenti abbiamo già analizzato questo termine approfondendo il suo significato spirituale. Essendo NESHAMAH un suo sinonimo eredita le sue caratteristiche assumendo in certi casi di fatto una valenza spirituale. In altri casi può considerarsi un sinonimo di NEFESH, troviamo infatti gli stessi significati, si essere vivente, persona e anima … Approfondiamo però l’aspetto del significato di alito e spirito. Andiamo ad analizzare gli esempi dell’uso di questo vocabolo, tenendo in considerazione che Genesi 2,7, il versetto preso sotto esame è uno di questi casi:

Lampada del Signore è lo spirito (NESHAMAH) dell’uomo: essa scruta dentro, fin nell’intimo. (Proverbi 20,27)

In questo caso viene tradotto con “spirito”; afferma che Dio può vedere e conoscere ogni profondità intima del nostro essere. La valenza spirituale di NESHAMAH è chiara.

Ma è lo spirito che è nell’uomo, è il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente che lo fa intelligente. (Giobbe 32,8)

In questo versetto del libro di Giobbe parla un certo Eliu, il più giovane degli amici di Giobbe che sono venuti ad accusarlo proprio nel momento in cui Giobbe è più debole. Non ritiene le parole degli altri amici sagge, inizia quindi a dare il suo parere, iniziando a dire che essere anziani non significa per forza essere saggi, perché l’intelligenza è data dal soffio di Dio che evidentemente non tutti hanno allo stesso modo. Si riferisce al fatto che la NESHAMAH, similmente alla RUACH, conferisce attributi come l’intelligenza.

Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente mi fa vivere. (Giobbe 33,4)

Anche in questo caso, similmente a NEFESH, questo versetto afferma che Dio crea ognuno di noi, e non solo una persona, anche tramite il suo soffio, la sua NESHAMAH.  Anche in questo caso la valenza spirituale è chiara.

Se egli pensasse solo a se stesso e a sé ritraesse il suo spirito e il suo soffio, (NESHAMAH) ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere. (Giobbe 34,14-15)

In questo versetto si afferma che Dio volendo potrebbe ritirare la sua NESHAMAH di ognuno di noi e il risultato sarebbe la morte e il ritorno in polvere (AFAR), è possibile che, come detto precedentemente, si riferisca al dissolvimento del corpo umano nella terra e l’assorbimento degli elementi chimici nel terreno.

A chi hai rivolto le tue parole e l‘ispirazione (NESHAMAH) da chi ti è venuta? (Giobbe 26,4)

Qui è una delle risposte di Giobbe agli amici che lo giudicano. Risponde che prima di giudicarlo devono prima giudicare loro stessi. In questo versetto chiede agli amici da dove provengono le loro parole? Sono ispirate dalla loro carnalità e dallo spirito? In questo caso è tradotto con “ispirazione” e ha una valenza spirituale.

Dopo questi esempi dobbiamo chiederci se è giusto tradurre la parola NESHAMAH con un tubo che soffia aria per far respirare un individuo appena formato mediante ingegneria genetica. Considerando da come questo vocabolo è usato in altri versetti, assolutamente no!

GLI ALIENI HANNO “FABBRICATO” L’UOMO?

IL PARERE DELLA SCIENZA


Oltre alle sue spiegazioni basate sull’ebraico biblico, Biglino dedica alcune pagine dei suoi libri, soprattutto nel suo libro “la Bibbia non parla di Dio” a spiegare come la scienza sia compatibile con la narrazione secondo cui un lontano passato ci sia stato un intervento genetico esterno che ha dato un’accelerazione all’evoluzione umana. Ci sono stati degli studiosi che hanno criticato questa affermazione, in particolare uno studioso di nome Giacomo che ha condotto un percorso nell’ambito della biologia evoluzionistica ed è il proprietario del canale youtube “entropy for life”. In un video confuta Biglino e il suo genetista di riferimento, Pietro buffa, per quanto riguarda una possibile manipolazione genetica della specie umana dal punto di vista scientifico. Prima di fare questo video, dichiara di essersi preventivamente documentato in tutti i sui libri e le sue conferenze riguardante la tematica della genetica. Nessuno quindi potrebbe dirgli: Leggi i libri di Biglino e ti convincerai che ha ragione! Come i suoi fan sono soliti fare. Nel suo video passa in rassegna tutte le argomentazioni usati da Biglino per sostenere la sua tesi e le smonta una per una. Vediamo quali sono:

I CROMOSOMI IN MENO:

Un argomentazione che viene spesso usata per provare una manipolazione esterna del genoma umano è quella che noi uomini abbiamo due cromosoma in meno rispetto alle altre scimmie. Come è possibile questo? Non è un indizio che potrebbe far pensare a una manipolazione genetica artificiale? Questa variazione tecnicamente in genetica si chiama la traslocazione robertsoniana, consiste nella fusione di due cromosomi. Si tratta di un fenomeno riguardante la micro evoluzione piuttosto raro ma non impossibile. Infatti ci sono nel mondo molti esempi di specie che hanno subìto questa variazione genetica, uno di questi è il cavallo e l’asino o la volpe rossa e la volpe tibetana e molte altre. Dunque non è possibile usare questa argomentazione come prova inconfutabile di una manipolazione aliena dal momento che è una fenomeno che nel corso dei millenni è avvenuto molte volte sulla terra. Inoltre gli antropologi molecolari che studiano i cambiamenti delle sequenze del DNA e fanno degli schemi ad albero per tracciare l’andamento nel corso dei millenni, avrebbero sicuramente potuto notare dei cambiamenti dirompenti dovuti a un intervento genetico artificiale, invece lo schema è prettamente lineare e non coerente con l’ipotesi aliena. La tecnica di dire: Questa mutazione non poteva avvenire in maniera naturale, la userà altre volte per altri argomenti analoghi e la risposta è sempre la medesima. Tutte le mutazioni sono naturali anche se rare.

L’UOMO, UN ALIENO PER QUESTO MONDO:

Un altro argomento che affascina i fan di questa teoria è tutta quella narrazione che riguarda l’infattibilità di come si è sviluppata l’evoluzione umana fino ad oggi. Non abbiamo artigli per cacciare, i capelli crescono all’infinito, sembra che non siamo adatti per questo mondo e secondo la regola della selezione della specie avremo dovuto estinguerci perché non siamo una specie che ha tanti vantaggi rispetto alle altre. Bisogna tenere conto anche dell’evoluzione culturale. Nel corso del tempo, l’uomo ha implementato dentro i propri processi evolutivi anche degli aspetti culturali; non era importante solo come cambiava il proprio aspetto, ma anche come cambiava lo stile di vita e il proprio comportamento, ad esempio il riuscire a farsi dei vestiti scollegò l’uomo dall’ambiente esterno che permise di colonizzare ambienti con clima freddo senza morire assiderato, oppure il riuscire a costruirsi delle lance da caccia, questo sopperì la mancanza di artigli naturali. Dunque i cambiamenti culturali permisero all’uomo di vivere in contesti che non sarebbe potuto sopravvivere. In conclusione l’argomentazione esposta da Biglino  non funziona davvero.

LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE NON FUNZIONA CON L’UOMO:

Un’altra strategia per convince gli interlocutori della veridicità della sua teoria è quella di dire che i padri della teoria dell’evoluzione, ad esempio Wallace disse che l’evoluzionismo così come è stato concepito non spiegava la presenza umana sulla terra. Ma si sta parlando di una persona che per quanto sia stata decisiva per la scienza moderna era comunque vissuta 150 anni fa, nel frattempo gli studi sono perseguiti e tutti gli eventuali dubbi ora gli scienziati danno una spiegazione. Le argomentazioni sviluppati da Biglino sono dunque ormai obsolete e non possono essere usate per sostenere la sua tesi.

IL FRUMENTO:

Gli ELOHIM oltre a creare geneticamente l’uomo come precedentemente spiegato hanno dovuto creare anche il modo di poterlo nutrire e così che quello che noi oggi conosciamo come il grano duro e le patate sono state modificate geneticamente per permettere essi di divenire commestibili per l’uomo. Nella Bibbia non c’è niente di tutto questo, infatti per convalidare questa tesi cita il professor Dario Bressanini dove in una della sue pubblicazioni, nella rivista “le scienze” dell’agosto 2014 disse che il frumento era impossibile che si fosse modificato naturalmente, la conclusione di Biglino è che devono essere stati per forza gli ELOHIM ha modificarli geneticamente. Qualcuno però ha avuto lo scrupolo di chiedere all’illustre divulgatore scientifico Dario Bressanini se veramente sosteneva tutto questo. Lui rispose con un secco No! Biglino aveva frainteso, nella sua pubblicazione la parola “impossibile” era tra virgolette, nel senso ironico che è in realtà è possibile una mutazione spontanea di questo tipo. Quindi anche questa volta non gli è andata bene, ha citato una scienziato che è stato lui stesso a negare tutto. Ma i fan sfegatati di Biglino hanno avuto ancora il coraggio di sostenere che Biglino ha ragione e se Dario Bressanini sta ritrattando evidentemente perché è stato minacciato da qualcuno; chissà magari proprio da un teologo. Così Bressanini ha postato un video sul suo canale proprio per risolvere la questione una volta per tutte. Inizia con un tono alquanto irritato contro chi usa il suo nome per far dire quello che non ha mai detto. Quello che afferma Biglino riguardo il suo l’articolo è solo una sua libera interpretazione. Bressanini così spiega scientificamente come dal grano selvatico si è arrivati ai grani moderni senza l’ausilio di nessuna manipolazione da parte di alieni.

CREAZIONE DELL’UOMO

Secondo la narrazione ufologica della Bibbia, gli ELOHIM avrebbero creato l’uomo con la loro ingegneria genetica usando l’ovulo di un ominide, (un homo erectus) modificato mediante inserimento di DNA alieno. Come fare però per far credere che questa storia è presente nella Bibbia? Quello che nella narrazione è l’ovulo di un ominide. Biglino lo identifica nella parola AFAR עָפָר (tradotto con polvere) combinata con la parola ADAMAH אֳדָמָה (tradotto con suolo). Questi termini compaiono in Genesi 2,7:

 Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo

 Riguardo questo versetto Biglino nel libro, “la Bibbia non parla di dio” scrive: Il termine AFAR viene tradotto nella Bibbia con “polvere”; in effetti può avere anche questo significato, ma essenzialmente significa “sostanza terrena” che è situato nell’ADAMAH che significa “terreno”. Da qui la conclusione che l’autore del testo biblico voglia alludere a sue parole a una “sostanza terrestre”, nel senso proveniente dal pianeta terra e questo può andare a coincidere con l’ovulo di ominide. Come prima cosa andiamo a vedere nel dizionario la parola AFAR:

Da come si può vedere nella definizione, la parola AFAR indica una sostanza con determinate caratteristiche: sono tutti elementi inanimati, granulari, presenti in natura come l’argilla o lavorati come l’intonaco. Non si riferisce affatto a una entità generica presente semplicemente nel pianeta terra, nulla di animale o vegetale. Sostenere che si riferisca a un ovulo di ominide è una deformazione del significato consistente che si allontana di molto dal significato reale. Per quanto riguarda la parola ADAMAH: Nel dizionario troviamo una definizione molto lunga, la sintetizziamo in 4 punti: 1) Significato fisico “TERRA”; può essere considerato una sorta di sinonimo di AFAR. 2) Terra nel senso di SUOLO, usato nelle frasi del tipo: Gli animali che camminano nel suolo. 3) un uso in campo agricolo. 4) un uso in campo territoriale. In questo caso il significato che più consono è quello di “suolo”. Nella formula AFAR MIN ADAMAH (POLVERE DAL SUOLO), la parola ADAMAH conferisce una specificità in più alla parola AFAR, indicando che si tratta di una sostanza presente nel suolo terreste in maniera naturale, escludendo di fatto altri elementi come la cenere o l’intonaco. Non si riferisce a un qualcosa proveniente dal pianeta terra come vuol far credere Biglino. Esiste una parola specifica per indicare “la terra” intesa globalmente, traducibile con “mondo”. È la parola TEVEL. Questa si che si potrebbe tradurre come “pianeta terra”. ADAMAH invece non è mai usato per indicare il mondo nel suo insieme.

NOTA.

Per i creazionisti, che hanno una visione letterale della scrittura sostengono che è stata usata l’argilla come materia prima per formare l’uomo facendo notare come gli elementi chimici base che compongono l’argilla sono gli stessi che compongono le nostre proteine. Una visione che può sembrare bizzarra. Quello che non gli si può dar torto è il procedimento al contrario: Se seppelliamo un cadavere nella terra, il processo di putrefazione fa in modo che i componenti chimici del corpo vengano riassorbiti nella terra lasciando solamente lo scheletro, come sta scritto polvere sei e polvere ritornerai (Genesi 3,19). Così anche ADAM, אָדָם uomo in ebraico deriva da ADAMAH אֳדָמָה perché dalla polvere l’uomo è stato tratto. Non è un caso che in ebraico il colore rosso si dice ADAMDAM אֳדַמְדַּם e sangue si dice DAM דָּם.

LA PAROLA:   TSELEM   צֶלֶם

Dopo che Biglino ha spiegato la componente terreste usato dagli ELOHIM per creare l’uomo, arriva il momento di parlare del componete alieno proveniente direttamente da “quelli là”. La paleastronautica lo identifica con il termine TSELEM. Nelle traduzioni lo troviamo comunemente con “immagine” Questo termine appare la prima volta in Genesi 1,26:

Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.

In questo versetto compare nella parola composta BETSALMENU בְּצַלְמֵנוּ, il quale si scompone in:

SINTASSIPRONUNCIATRADUZIONE
בְּBEA
צֶלֶםTSELEMIMMAGINE
ֵנוּENUNOSTRA

Mauro Biglino riguardo il termine TSELEM, nel libro “la Bibbia non parla di Dio”, scrive: Nella Genesi rilevo che il termine TSELEM viene sempre tradotto con “immagine”: Un vocabolo che nella nostra cultura e nelle lingue moderne indica per lo più un concetto ideale, una rappresentazione mentale, in espressione simbolica … La radice consonantica ebraica ha un valore diverso. Non rimanda a quella valenza astratta di somiglianza rappresentata dalla letteratura religiosa. In ebraico infatti lo TSELEM, identifica un quid di materiale che contiene l’immagine, inoltre racchiude, nel significato originale della radice semantica il concetto di “tagliato fuori da”. Questo è quello che risulta nel dizionario di ebraico biblico Brown Driver Briggs (BDB). Biglino contesta anche la traduzione della preposizione inseparabile “BE” che nelle Bibbie è tradotto con la nostra preposizione italiana “A” quando invece significa: con, per mezzo di, in, dentro. La conclusione è che questo TLELEM è una porzione di DNA alieno che è stato tagliato e combinato con il componete terreste AFAR. Per questo l’uomo è stato creato “per mezzo di” (BE) lo TSELEM.

Andiamo per ordine: Partiamo con la preposizione inseparabile BE e cerchiamo la definizione nel dizionario:

Dal dizionario risultano i significati che dà Biglino ma compare anche la preposizione “A” esattamente come nelle traduzioni nella Bibbia, dimostrando che non è sbagliato tradurre con “A”. Questo è uno dei casi in cui pensa di saperne di più dei traduttori professionisti e qualificati.

Per quanto riguarda invece il termine TSELEM ci sarebbe da dire che il dizionario di cui Biglino fa riferimento è ormai completamente obsoleto, (ha più di 100 anni), ma pur di trovare qualche contenuto manipolabile non si fa questi problemi. È possibile consultare questo dizionario online, alla voce TSELEM troviamo questo:

Vediamo che il significato principale è ”immagine”, troviamo solo tra parentesi la nota: “something cut out” da qui deriva il suo “tagliare fuori da”. Biglino decontestualizza una porzione di una nota tra parentesi dal suo contesto originale, facendola assurgere a significato principale del termine. In poche parole, dalla nota tra parentesi prende solo quello che gli interessa ed la eleva ad effettivo significato di TSELEM, ignorando il contesto di tutto ciò che segue. Questa nota è in realtà inserita in un contesto del tutto differente da quello da lui sostenuto. Osservando ciò che dice il BDB, si nota subito che “something cut out” non ricopre per nulla il ruolo di significato principale di TSELEM, ma solo una precisazione legata ad semplice nota posta tra parentesi. Il significato principale di TSELEM resta quello di “image”, ovvero immagine. La nota tra parentesi si riferisce semplicemente all’altro significato, ovvero a quello di statua, come vedremo in seguito. A riprova di ciò, il BDB cita persino Ezechiele 16,17 il cui passo parla esplicitamente di immagini fatte con oro, argento e gioielli, in pratica feticci pagani, immagini di statue. Quindi niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. La seconda nota tra parentesi che Biglino ignora completamente svela il senso di “something cut out”. In tedesco, “Schnitzbild” significa “scolpito”. Sostanzialmente in questa nota si afferma che il significato di “immagine” può anche essere inteso in riferimento a qualcosa di scolpito o intagliato, dunque ad una statua. In pratica, la nota è da intendersi come qualcosa di ricavato da un intaglio (scultura), da compararsi con MESEL (  מֶּסֶל ) che Theodor Nöldeke traduce con Schnitzbild. In sostanza, se caliamo “something cut out” nel contesto originale della nota tra parentesi cui appartiene, si scopre che esso ha significato e giustificazione solo se comparato al termine tedesco Schnitzbild di paternità dell’orientalista del XIX secolo Theodor Nöldeke (abbreviato con “Nö” nella nota del BDB). Nessuna relazione emerge dunque con il “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino.

Andiamo a vedere nel dizionario usato dal sottoscritto e realizzato sotto i più moderni criteri linguistici:

Vediamo infatti con il termine indichi tutto ciò che ha a che fare con immagini e statue scolpite e niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. Inoltre vediamo che oltre al significato fisico è presente un significato figurato che proprio in Genesi 1,26-27 indica l’uomo come immagine di Dio. Quindi la visione teologica della Bibbia è perfettamente coerente con il grammatica del testo. Non poteva anche mancare il parere dell’ebraista laico Cuscito riguarda la traduzione di TSELEM che da Biglino: Se il termine TSELEM fosse ricondotto a qualcosa di microscopico e a doppia elica allora poteva essere fattibile identificarlo con il DNA, ma nel testo biblico sono completamente assenti delle descrizioni che possono indurre a interpretare TSELEM con “parte di DNA”. Vediamo infine la parola TSELEM corrispondente con le altre lingue semitiche sviluppati in contemporanea o più antiche dell’ebraico biblico:

LINGUATERMINETRADUZIONE
Accadicoşalmustatua, rilievo, disegno, immagine
Ugariticoşlmimmagine, statua
Fenicioşlmstatua
Punicoşlmdisegno, immagine, somiglianza, piano.
Siriacoşalmöimmagine, statua

CONCLUSIONE:

Come sarebbe potuto essere il testo ebraico se fosse stato compatibile con la narrazione ufologica per quanto riguarda la creazione dell’uomo. In primo luogo l’autore avrebbe scritto almeno un versetto per descrivere il personaggio che i fan della paleastronautica chiamano “l’ominide”, attribuendone una natura vivente e preesistente nel pianeta terra e magari anche dotato di un intelligenza superiore rispetto agli altri animali, aggiungendo la particolarità di essere bipedi. Addirittura in ebraico esiste anche la parola “scimmia” traducibile con QOF קוׄף , la presenza di questa parola sarebbe stata quasi d’obbligo ricalcando la similitudine di questo animale. Una descrizione decisamente lontana dal termine AFAR. Il secondo elemento, il DNA alieno, se volessimo mantenere il concetto di “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino e considerando che il termine “ritagliare” in ebraico biblico non esiste, l’autore avrebbe dovuto usare dei termini che maggiormente si avvicinavano a questo concetto, per esempio “qualcosa di diviso” oppure “qualcosa di spezzato” o semplicemente modificato appartenente agli ELOHIM. In questa tabella troviamo questi tre esempi:

TERMINEPRONUNCIATRADUZIONE
חִבְדּילHIVDILQualcosa di diviso
שָׁבַרSHAVARQualcosa di spezzato
הָפַךְHAFAKTrasformato, mutato

Certamente non il termine TSELEM, lontanissimo da questo concetto. In conclusione avrebbe dovuto esserci una spiegazione dove la creazione dell’uomo era dovuto a “una parte” di un ominide e “qualcosa di diviso, spezzato o modificato” appartenente agli ELOHIM.

LA CREAZIONE DI DIO:  

Uno dei maggiori cavalli di battaglia dei “liberi pensatori” è che nella Bibbia non si parla di creazione dal nulla come viene inteso negli ambienti teologici. La parola ”BARA” che compare nella Bibbia tradotta con “creare”, non dovrebbe affatto essere intesa in senso teologico, come una creazione soprannaturale, dal nulla. Secondo gli studi di Biglino andrebbe considerata in modo molto più razionale, come un  modificare una realtà preesistente. Nel libro “non c’è creazione nella Bibbia” Biglino scrive: Gli utilizzi (della parola BARA) rimandano invariabilmente ad atti compiuti su una situazione preesistente  sulla quale il soggetto specie YHWH interviene producendo modifiche, variazioni, rimodellamenti, con finalità che di volta in volta vengono dichiarate esplicitamente: tagliare alberi, rendere abitabile un territorio, punire, compiere prodigi, agire sul pensiero e sui comportamenti ecc..  Comunque mai creare dal nulla. Quindi secondo questo studio, con tanto di citazione di diversi versetti con lo scopo di indicare al lettore che il verbo BARA non significa mai creazione dal nulla. Si può concludere che le traduzioni riportate nelle nostre Bibbie e le elaborazioni esegetiche che ne derivano sono solamente frutto di una scelta condizionata dai dogmi religiosi. Non esistendo in ebraico una parola che indica la creazione dal nulla si può concludere che la Bibbia non parla di creazione nel senso che le correnti religiose hanno dato. Come prima cosa andiamo a consultare il dizionario alla parola BARA בָּרָא:

Troviamo che la radice BR di cui la parola BARA fa parte è una radice particolarmente complessa e usata per indicare molti termini, sia azioni che sostantivi. Proseguendo andiamo a vedere in dettaglio la parola BARA

In base ai dati che troviamo nel dizionario possiamo estrapolare queste informazioni:

  1. Nei possibili significati sono presenti dei vocaboli che richiamano una creazione da materiale preesistente, questo non esclude che ci sia anche una creazione dal nulla tra i possibili significati e questo è determinato non dalla grammatica del termine ma bensì dal contesto. Per creazione dal nulla si intende che Dio ha creato i cieli, la terra, gli animali e l’uomo; nel contesto la parola BARA deve riferirsi a uno o più di questi soggetti.
  2. In alto a sinistra troviamo al lettera << Q >>. Questa lettera sta per QAL. Si tratta di una delle forme verbali presenti nella grammatica ebraica e corrisponde a una azione definita “attiva semplice” I verbi nella forma QAL si distinguono perché nelle prime due consonanti della radice compare la vocale Qamez che corrisponde alla nostra “A” per questo motivo che la versione QAL della radice BR è BARA. Questa informazione è importante perché il contestato significato della “creazione dal nulla” è subordinata dal fatto che BARA rimanga nella forma di base QAL. Quindi se non ha la forma QAL e il soggetto che compie l’azione non è Dio stesso, sicuramente non può indicare una creazione dal nulla.
  3. Il verbo ASAH עָשָׂח significa semplicemente “fare” in senso generico, tuttavia può essere considerato a tutti gli effetti un sinonimo di BARA, se  si trova nel contesto giusto, perciò anch’essi può assumere il significato di “creazione dal nulla”.  

Vediamo alcuni esempi dove la parola BARA o il suo sinonimo ASAH sono presenti in un contesto dove prendono il significato di “creazione dal nulla”.

Isaia 45,18

Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli, egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile, non l’ha creata vuota, ma l’ha plasmata perché fosse abitata.

Salmo 146,6

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e quanto contiene.

Isaia 37,16.

Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

Neemia 9,6

Tu, tu solo sei il Signore, tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e quanto sta su di essa, i mari e quanto è in essi; tu fai vivere tutte queste cose e l’esercito dei cieli ti adora.

Esodo 20,11

Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno

Genesi 1,1

Al principio Dio creòi cieli e la terra

Malachia 2,10

Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio

In questi 6 versetti è inequivocabile il chiaro riferimento a una creazione dal nulla. Infatti questi versetti non compaiono nei libri di Biglino a eccezione di Genesi 1,1 di cui scrive: Questo versetto si riferisce ad un ideale non meglio identificato e non rappresentabile atto di creazione, oppure un opera di…  Il discorso finisce così, con i puntini. Questo versetto mette in crisi il metodo Biglino dove ritiene che tutto va preso alla lettera senza metafore o allegorie. Quindi per spiegare questo versetto non può fare altro che arrampicarsi sui vetri. Riassumendo: il termina BARA assume il significato di creare dal nulla quando si trova nella forma QAL e inserito nel giusto contesto. Bisogna tenere a mente questi due requisiti perché Biglino nel suo libro mostra numerosi esempi per dimostrare che il termine BARA non significa mai “creazione dal nulla”. Analizzando questi esempi si può notare come abbia scelto dei versetti che non soddisfano i requisiti citati in precedenza. Andiamo ora ad approfondire questi esempi che si possono dividere in due gruppi: Quelli che non sono nella forma QAL e quelli che sono fuori contesto.

PRIMO GRUPPO: LA RADICE BR NON IN FORMA QAL

Nell grammatica ebraica sono presenti 7 forme verbali: Il QAL, la forma base definita semplice attiva; NIFAL semplice passiva; PIEL intensiva attiva; PUAL intensiva passiva; HIFIL causativa attiva; HOFAL causativa passiva; HITPAEL riflessiva. Ogni forma verbale ha la sua peculiarità e il significato di un termine in QAL può risultare profondamente diverso rispetto alle altre forme verbali. Tenendo presente questo è inevitabile che il termine BARA nelle altre forme non può assumere il significato di “creazione dal nulla”. Biglino nei sui esempi inserisce 6 versetti che hanno forme diverse, andando sul sicuro di centrare l’obbiettivo: Avvalorare la sua tesi. Qui sotto la tabella con i versetti citati, il termine che compare, la forma verbale e il significato.

Chi non è a conoscenza delle più basilari regole grammaticali della lingua ebraica o non ha a disposizione un dizionario, davanti a questi  esempi può rimanere persuaso a sostenere la tesi di Biglino.

SECONDO GRUPPO: IL VERBO BARA FUORI CONTESTO

Qui sotto la tabella di altri esempi dove nei versetti sono presenti BARA in forma QAL in diversi tempi verbali, ma inseriti in contesti dove non risulta una creazione dal nulla. Questo è un altro tentativo per ingannare il possibile lettore e fa avvalorare la sua tesi.

  1. In questo passo il Signore si affligge per l’idolatria del suo popolo e li ammonisce, ma allo stesso tempo li ama ed è disposto a sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni e a offrire la pace. La frase: i pongo labbra letteralmente è “io creo labbra”, nel senso di linguaggio.
  2. Questo versetto è una dossologia, una lode al Signore, con i toni dell’inno o del cantico. Anche se non è presente una creazione dal nulla si usano espressioni che solo a un Dio onnipotente si possono riferire, dal generare i venti a plasmare le montagne.
  3. In questo caso è tradotto come “prodigio” o si potrebbe dire che compie una “creazione” nel senso di generare un evento impossibile per l’uomo, come i questo caso spalancare e richiudere la terra.
  4. Questo è sicuramente uno dei versetti biblici con una alta carica di spiritualità. Paradossalmente è citato da Biglino, proprio lui che ritiene che la Bibbia non parla affatto di spiritualità e si limita a dire solamente che non c’è creazione dal nulla. La seconda parte del versetto: …rinnova in me uno spirito saldo, non viene citato. Troppo scomodo in quando è presente la parola RUACH che si può tradurre solo con spirito ed è meglio che i suoi lettori non lo sappiano.

Oltre alle speculazioni del verbo BARA si può trovare la creazione dal nulla anche in altri modi come nel terzo versetto della genesi: Dio disse: <<Sia luce!>> E la luce fu. In questo caso è sufficiente la sola parola che la luce viene creata e questo è un altro caso di creazione dal nulla. Oppure anche il Salmo 89,12: Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. Dire che visto che non esiste un verbo che per indicare solamente una creazione dal nulla, allora la Bibbia non parla di creazione è una conclusione banale e superficiale. In ebraico non esiste nemmeno il verbo “avere”, questo non significa che in ebraico non si possa esprimere il concetto di avere; lo si può fare attraverso altre strutture grammaticali. La stessa cosa vale per il verbo BARA.

IL PIANETA NIBIRU

Per gli appassionati della teoria del dio alieno non può certo mancare un  elemento di vitale importanza: Il cosiddetto pianeta Nibiru. Si tratta di un pianeta che orbita attorno al nostro sole a una distanza molto elevata, ma ogni 3600 anni si avvicina molto alla terra passando precisamente tra Marte e Giove. Da questo pianeta arriverebbero i famosi ELOHIM, dall’aspetto molto simili a noi umani. Il suo passaggio ravvicinato provoca degli sconvolgimenti anche sulla terra, ed è stata uno di questi passaggi che ha provocato il diluvio universale.  Non c’è bisogno di fare studi approfonditi per comprendere è tratta di una bufala colossale e infatti nessun scienziato si sognerebbe di appoggiare questa teoria. Vediamo però in maniera più sintetica possibili, i motivi principale della sua impossibile esistenza:

  • Secondo un simulatore astronomico (AstroGrav) dove sono stati inseriti tutti i dati provenienti dai libri dei “liberi pensatori”, un passaggio tra Marte e Giove altererebbe le orbite degli altri pianeti in maniera irreversibile e non sarebbero assolutamente nelle posizioni attuali, così anche la fascia di asteroidi dovrebbe essere molto diversa in quanto la prima a subire sconvolgimenti.
  • Un pianeta così lontano dal sole avrebbe temperature che la vita sarebbe impossibile; e non basta che il nucleo si auto riscaldi come viene di solito ipotizzato; questo aumenterebbe la temperatura superficiale di pochi gradi, per la vita è necessaria la luce solare.
  • Sarebbe un pianeta facilmente visibile con il telescopio. Se per assurdo è così lontano da non poter essere visto, in antichità, nel precedente passaggio l’umanità avrebbe avuto gli appassionati del settore che avrebbero scritto e segnalato la presenta di questo pianeta. Non ci sono fonti storiche a riguardo.

LE VISIONI DI ZACCARIA

Di Zaccaria si parla nel libro della Bibbia che porta il suo nome. Fu profeta nell’epoca post esiliale (Circa 520 a.c.). Gli esuli, tornati fiduciosi da Babilonia, vivono un momento di scoraggiamento, dovuto ad alcune difficoltà di integrazione nella comunità giudaica e nel senso di delusione che ne consegue. In questo contesto difficile Zaccaria interviene per garantire che Dio realizzerà i desideri messianici, a condizione che tutti si diano da fare nel condurre una vita fondata sull’integrità morale, la ricostruzione del tempio per il ripristino delle liturgie religiose, segno della presenza di Dio e infine una giustizia sociale etica, nel prendersi cura dei poveri e gli indifesi. Zaccaria di cui il nome significa ”YHWH si è ricordato” svela queste intuizioni di Dio attraverso otto visioni. Saranno proprio alcune di queste visioni ad essere al centro delle nostre analisi. Le visioni di Zaccaria, differentemente dalle visioni di Ezechiele che descrivono la scena celeste, sono visioni profetiche molto più brevi, ricolmi di un linguaggio apocalittico denso di simboli e figure da interpretare. Non vanno mai intese come qualcosa di concreto che Zaccaria ha visto. Come potremo vedere in seguito, una chiave di lettura materialistica risulta insensata. Dio può servirsi anche di sogni o visioni per parlare con i suoi profeti. Il motivo per cui non usa sempre un linguaggio chiaro e preciso è quello di stimolarci a cercarlo maggiormente, meditando sulla visione e pregare per comprendere la giusta interpretazione. Nel caso di Zaccaria durante le visioni era anche presente un angelo del Signore come ausilio per comprendere la visione. Biglino prende tre di queste visioni e senza citarle per intero, costruisce una sua parafrasi dando ad esse una chiave di lettura ufologica. Ora, citando per intero le visioni, dimostreremo che queste interpretazioni sono completamente fuori luogo.

IL CILINDRO VOLANTE:

Siamo al capitolo 5 di Zaccaria. Biglino spiega nel suo libro che a un certo punto Zaccaria vede arrivare un MEGHILLAH, che Biglino lo interpreta come cilindro. Zaccaria nota le sue grandi dimensioni: lungo 10 metri e largo 5. Che cosa era questo oggetto a forma cilindrica di quelle dimensioni, se non una relativamente piccola navicella aliena! Ora vediamo il testo Biblico per intero considerando il grassetto le parti citate da Biglino e in sottolineato le parole in cui ci soffermeremo per un commento.

TESTO BIBBLICO:

Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo (MEGHILLAH) che volava. L’angelo mi domandò: “Che cosa vedi?”. E io: “Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci”. Egli soggiunse: “Questa è la maledizione che si diffonde su tutta la terra: ogni ladro sarà scacciato via di qui come quel rotolo; ogni spergiuro sarà scacciato via di qui come quel rotolo. Io scatenerò la maledizione, dice il Signore degli eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa di chi giura il falso nel mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerà insieme con le sue travi e le sue pietre”. (Zaccaria 5,1-4).

COMMENTO:

Questa chiave di lettura è basata su fatto che il termine MEGHILLAH  מְגִלָּה, tra i suoi significati compare l’idea di oggetto a forma cilindrica. Consultiamo il dizionario e vediamo se è così.

Da come si può vedere il termine MEGHILLAH si riferisce al rotolo di un libro. La radice GLL richiama a un oggetto di  forma sferica, rotonda, che ruota, gira o si avvolge, come il caso di MEGHILLAH, un rotolo che si avvolge. Specificamente questo termine non indica affatto un oggetto generico di forma cilindrica. La parola ebraica più vicina a un oggetto di forma cilindrica è GALIL che è appunto il termine che è stato scelto nell’ebraico moderno per indicare un cilindro. Nella visione il rotolo indica il testo dell’alleanza scritto su un foglio arrotolato come era nell’usanza ebraica di circa 10×5 metri; misure non casuali, ma corrispondenti a quelle dell’atrio del tempio di Salomone (1Re 6,3). La seconda parte del testo, completamente ignorata da Biglino mostra il significato di questo rotolo. Le parole scritte sul rotolo eliminano coloro che, a causa delle trasgressioni verso Dio e gli uomini, non possono accedere al santuario.

L’EFAH VOLANTE:

Subito dopo la visione del cilindro, ecco comparire un efah volante. L’efah sarebbe un unità di misura corrispondente a 45 litri.  A un certo punto si apre il coperchio, o meglio la botola di questo efah e dentro c’è una donna. Poi altre due donne arrivano in volo e sollevano in aria questo “oggetto”. Zaccaria chiede dove lo stanno portando e gli viene risposto che questo oggetto viene portato nella terra di Scinar ovvero la Mesopotamia, proprio la terra dove secondo i primi studiosi di paleastronautica indicano come luogo dove sono atterrati per la prima volta gli Annunaki; termine usato per indicare gli ELOHIM per i sumeri. Una coincidenza davvero straordinaria tra macchine volanti, esseri che le guidano e la terra da cui provenivano!

TESTO BIBBLICO:

Poi l’angelo che parlava con me si avvicinò e mi disse: “Alza gli occhi e osserva ciò che appare”. E io: “Che cos’è quella?”. Mi rispose: “È un’ efa! che avanza“. Poi soggiunse: “Non hanno occhi che per essa in tutta la terra“. Fu quindi alzato un coperchio di piombo; ecco, dentro all’ efa! vi era una donna. Disse: “Questa è l’empietà!”. Poi la ricacciò dentro l’ efa! e ricoprì l’apertura con il coperchio di piombo. Alzai di nuovo gli occhi per osservare e vidi venire due donne: il vento agitava le loro ali, poiché avevano ali come quelle delle cicogne, e sollevarono l’ efa! fra la terra e il cielo. Domandai all’angelo che parlava con me: “Dove portano l’ efa! costoro?“. Mi rispose: “Vanno nella terra di Sinar, per costruirle una casa. Appena costruita, l’ efa! sarà posta sopra il suo piedistallo”. (Zaccaria 5,5-11).

COMMENTO:

Leggendo il testo completo notiamo che la chiave di lettura che da Biglino presenta delle falle: Fin dall’inizio del testo biblico si parla di efah, un contenitore che veniva usato per il grano, ma dal momento che non può volare autonomamente, Biglino lo chiama semplicemente “oggetto” facendo intendere che Zaccaria anche se parla di efah in realtà vede qualcos’altro. In questo modo però va contro lo stesso testo biblico e suppone qualcosa che non può minimamente provare. Il volume di 45 litri è troppo piccolo per farci passare una donna adulta, quindi non può materialmente avere visto una donna li dentro. Nelle due donne che volano, Biglino omette di dire che hanno ali come quelle delle cicogne, cose che in natura non possono esistere e non può avere visto materialmente. Tenendo conto del testo integrale, comprese tutte le parti che vengono omesse da Biglino si può ricostruire l’interpretazione profetica. La terra di Sinar, ovvero la bassa Mesopotamia, è la terra simbolo dei grandi imperi e della potenza del paganesimo (Genesi 10,10), tra cui spiccava il centro del culto della dea pagana Ishtar. Precedentemente abbiamo analizzato la correlazione tra paganesimo e satanismo, il culto di questa dea, che gran parte del mondo pagano adorava, era basato sull’empietà. La donna dentro l’efah nella visione rappresenta questa dea pagana. Le altre due donne con le ali da cicogna rappresentano entità demoniache gerarchicamente inferiori rispetto al demone scambiato per dio pagano che collaborano con esso. Questa visione è un monito per il popolo d’Israele di allontanarsi dai culti pagani e adorare solo il Signore, Dio d’Israele.

I CARRI VOLANTI:

In Ezechiele 6 troviamo una visione di 4 carri volanti che escono da uno spazio che si trova tra 2 montagne di bronzo, presumibilmente delle torri o rampe di lancio. Escono in direzione dei quattro punti cardinali e fanno un giro di ricognizione per il paese circostante. È curioso che i quattro “oggetti” vengono definiti  “rossastri”, un particolare che ha colpito Zaccaria, forse in riferimento ai riflessi metallici delle astronavi oppure al sistema di propulsione. Per questo punto purtroppo non abbiamo certezze.

TESTO BIBBLICO:

Alzai ancora gli occhi per osservare, ed ecco quattro carri uscire in mezzo a due montagne e le montagne erano di bronzo. Il primo carro aveva cavalli rossi, il secondo cavalli neri, il terzo cavalli bianchi e il quarto cavalli pezzati, screziati. Domandai all’angelo che parlava con me: “Che cosa significano quelli, mio signore?”. E l’angelo: “Sono i quattro venti del cielo che partono dopo essersi presentati al Signore di tutta la terra. I cavalli neri vanno verso la terra del settentrione, seguiti da quelli bianchi; i pezzati invece si dirigono verso la terra del mezzogiorno, quelli screziati escono e fremono di percorrere la terra”. Egli disse loro: “Andate, percorrete la terra”. Essi partirono per percorrere la terra.  Poi mi chiamò e mi disse: “Ecco, quelli che vanno verso la terra del settentrione calmano il mio spirito  quella terra”.(Zaccaria 6,1-8).

COMMENTO:

Da come si può leggere dal testo completo si evince che il significato della visione dei quatto carri sono i quattro venti del cielo che si sono presentati al Signore di tutta la terra (YHWH); Tornando al Salmo 104, un versetto dice: fai dei venti i tuoi messaggeri. Quindi secondo la corrente sapienziale, i venti possono essere usati da Dio come messaggeri e possono presentarsi davanti a Lui. Nonostante questo dettaglio chiarissimo, Biglino continua imperterrito a sostenere che si trattano di quattro navicelle aliene. Non è vero che fanno una  “ricognizione per il paese “, uno va nella terra di settentrione che nel linguaggio biblico corrisponde a Babilonia, e un altro nella terra di mezzogiorno che corrisponde alla terra d’Egitto. Rappresentano le due potenze geopolitiche dell’epoca che spesso hanno incrociato i destini della nazione di Israele. Il fatto che quelli che vanno verso la terra di settentrione “calmano il mio spirito” significa che Babilonia sta per essere distrutta diventando così lo strumento di un’azione duratura dello Spirito di Dio per il rientro degli esuli. L’immagine delle montagne di bronzo si rifà alla cultura mesopotamica, dove i popoli di quella terra immaginavano queste montagne, l’accesso al luogo dove dimoravano i loro dei pagani. Tutte le varie supposizioni che da Biglino sono completamente fantasiose e non hanno nulla che vedere con ciò che compare nel testo biblico, basti pensare il fatto che i cavalli non sono tutti rossi come invece vuole far intendere Biglino nel suo libro.

IL RAPIMENTO DI ELIA

Siamo nel capitolo 2 del secondo libro dei re e troviamo un brano che viene intitolato “il rapimento di Elia”, vedremo che in realtà non si tratta proprio di un rapimento in quanto Elia sapeva bene quello che stava per accadere da lì a poco. Per Biglino gli altri “liberi pensatori” questa scena parla di un rapimento alieno da parte degli ELOHIM nei confronti di Elia, o come amano dire gli ufologi, un episodio di “abdution”. Elia in quel momento si trova in compagnia di Eliseo ed altri 50 discepoli quando all’improvviso mentre parlarono accade qualcosa:

ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo. (2re 2,11)

A questo punto chi cerca in tutti i modi di applicare alla Bibbia una lettura in chiave ufologica, in questo versetto trova pane per i suoi denti. Che cosa è questo “carro” se non un astronave aliena che con la sua tecnologia avanzata fa salire Elia tramite un “turbine”. L’autore del testo essendo un uomo proveniente da una cultura arcaica e dunque avendo a disposizione un numero limitato di vocaboli, descrive questa scena come meglio può. Ora con una attenta analisi vedremo di comprendere cosa sia questo carro con i suoi cavalli di fuoco e vedremo che non hanno nulla a che vedere con una fantomatica astronave aliena. Chi applica una lettura della Bibbia in chiave ufologica legge in maniera meccanica le parole e le interpreta secondo il suo modo di vedere, senza tener conto della cultura che ha generato questi versetti. Un filone importante del pensiero sapienziale biblico è costituito dalla riflessione sulla natura e sull’ordine del creato. Alcune composizioni poetiche vedono Dio che usa i grandi elementi della natura a suo piacimento. Un esempio emblematico lo troviamo nel salmo 104, intitolato Inno a Dio Creatore:

Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda, costruisci sulle acque le tue alte dimore, fai delle nubi il tuo carro, cammini sulle ali del vento, fai dei venti i tuoi messaggeri e dei fulmini i tuoi ministri.(V1-V5)

In questo salmo si può notare come l’autore identifichi il carro con le nubi. Per l’autore del salmo Dio usa le nubi come cocchio. Troviamo questo concetto nel primo versetto di Isaia 19, sempre stando in un genere letterario poetico vede il Signore cavalcare una nube.

Ecco, il Signore cavalca una nube leggera ed entra in Egitto.( Isaia19,1)


analogamente le troviamo anche in Salmo 68,34


a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!

Se si tiene conto del genere letterale sapienziale si può constatare come sia inefficace una traduzione puramente letterale e meccanica. Espongo qui sotto le traduzione interlineare di (2re 2,11).

Quello che si presentò davanti ad Elia ed Eliseo, che poeticamente viene definito “carro”, era una tempesta a forma di uragano, infatti il termine S’ARAH סְעָרָה che troviamo in 2re 2,11 tradotto come “turbine” (Elia salì nel turbine verso il cielo) deriva da una radice che indica “vento di tempesta” o “vento che spazza via”. Nel dizionario alla parola S’ARAH troviamo:

Alla luce dei vari significati di questa parola possiamo affermare che Elia ha avuto a che fare fisicamente con una sorta di tempesta. I cavalli di fuoco corrispondono ai fulmini, infatti in ebraico fuoco e fulmini sono la stessa parola (ESC), i cavalli non si riferiscono alla forma equina, infatti non troviamo un’associazione con il termine DEMUT che indica la forma o l’aspetto, ma si riferisce alla sua velocità, una caratteristica simboleggiata dal cavallo. Non si trattava però di una tempesta naturale passata da lì per caso, ma di una teofania, una manifestazione della presenza di Dio nella forma degli elementi naturali poiché nessuno può vedere la gloria di Dio. Il Dio creatore ha il totale controllo della sua creazione e se vuole può generale un uragano, come viene ribadito in Ezechiele 13,13.

Perciò dice il Signore Dio: Con ira scatenerò un uragano, per la mia collera cadrà una pioggia torrenziale

Il termine tradotto come uragano è: RUACH-S’ARUT רוּחַ-סְעָרוֹת ovvero “vento di tempesta”. È la medesima parola che in 2re 2,11 viene tradotta come turbine, la differenza è che si trova in una struttura grammaticale costrutta insieme alla parola vento (RUACH) e perciò cambia leggermente di sintassi, ma la parola è la stessa. Parola che compare anche a inizio capitolo per indicare quale fine avrebbe fatto Elia:

Quando il Signore stava per far salire  al cielo in un turbine Elia

Il termine tradotto come “far salire” בְּהַעֲלוֹת  più precisamente significa “trascinare su” proprio come farebbe una forte tempesta. Nella teofania sotto forma di tempesta c’era la presenza di Dio, quindi le nubi sono simbolicamente una sorta di mezzo di trasporto, per questo motivo viene definito carro nei generi letterali poetici. Quindi il carro di fuoco (REKEV-ESC ) e il turbine (S’ARAH) sono la stessa cosa, la differenza è che il carro è in forma simbolica poetica e il turbine è più letterale. Questo parallelismo tra letterale e poetico lo ritroviamo nel libro del Siracide capitolo 48 dove in 12 versetti riassume la vita di Elia; nel versetto 9 troviamo:

Tu sei stato assunto in un turbine, su un carro di cavalli di fuoco

Un’altro versetto interessante lo troviamo in Isaia 66, 15


Poiché, ecco, il Signore viene con il fuoco,
i suoi carri sono come un turbine
(SUFAH)

In questo caso troviamo “turbine” tradotto con SUFAH סּוּפָה che significa uragano. Il fatto che Isaia dice che il carro di Dio sia come un uragano sta a significare che non si tratta di un uragano naturale, ma a una manifestazione di Dio nelle sembianze di un uragano, ma era ben distinguibile da un uragano naturale. Con il brano del rapimento di Elia avviene la sua uscita dalla scena terrena; verrà citato ancora nel libro di Malachìa per profetizzare il suo ritorno in chiave figurativa che si realizzerà nel nuovo testamento con Giovanni Battista. La morte nell’immaginario collettivo è visto sempre con una connotazione negativa, ma questo vale per una persona che ha vissuto una vita di peccato senza pentimento, ma per chi come Elia ha fatto la volontà di Dio, ha compiuto la sua missione sulla terra, ha corso la sua corsa, la morte non è nient’altro che un ritorno a casa e non è per nulla negativo. Elia in questa scena muore e torna alla casa del padre. Biglino per rafforzare la sua tesi mette in evidenza la scena successiva al carro di fuoco, che è il tentativo dei 50 discepoli di Elia di andare a cercare il suo corpo e il fatto che non lo trovino è per l’ovvio motivo che è stato rapito dagli ELOHIM. In realtà, da questa scena si conclude tutt’altro. Se avessero tutti assistito a un rapimento di un uomo in un astronave, nessuno avrebbe pensato di avviare le ricerche del suo corpo, se invece vediamo il carro come forte tempesta è comprensibile che abbiano pensato di cercare il suo corpo sbattuto da qualche parte dalla forza del vento (V16-V17).

ELISEO E I CARRI DI FUOCO

I carri di fuoco compaiono una seconda volta sempre nel secondo libro dei re 6,8-23  in un episodio che non compare nei libri di Biglino e vedremo più avanti il perché. In questo avvincente brano il re di Aram, una piccola nazione situata nell’attuale Siria, nei pressi di Damasco cerca in tutti i modi di battere militarmente Israele per impadronirsi dei suoi beni, ma Israele riesce sempre ad anticipare le sue mosse in modo da eludere le sue tattiche militari. A questo punto il re di Aram inizia a pensare che tra i suoi ufficiali dell’esercito si nasconda una spia che fa io doppiogioco con Israele. Convocò quindi tutti i suoi ufficiali ed espose la sua preoccupazione. Uno degli ufficiali rispose: “No, mio signore, nessuno di noi sta facendo la spia, ma Eliseo, profeta d’Israele, riferisce al re d’Israele le parole che tu dici nella tua camera da letto”. Quegli disse: “Andate a scoprire dov’è costui; lo manderò a prendere”. Eliseo ricordo che è l’erede spirituale di Elia. Quante persone ci vogliono per andare a catturale una sola persona, mansueta e disarmata? Basterebbe anche solo una persona, ma il re di Aram vuole andare sul sicuro e manda una moltitudine di uomini. Circonda la cittadina di Doran, dove abitava Eliseo. Il servo di Eliseo è molto turbato dalla vista di questo esercito perché è venuto apposta per catturare Eliseo. Ma Egli rimane tranquillo e dice al suo servo:

Non temere, perché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. Eliseo pregò così: “Signore, apri i suoi occhi perché veda”. Il Signore aprì gli occhi del servo, che vide. Ecco, il monte era pieno di cavalli di carri di fuoco intorno a Eliseo.

In questo brano possiamo notare che in questo caso i carri e i cavalli di fuoco, sono sempre delle manifestazioni divine, ma in questo caso a differenza dell’episodio del rapimento di Elia, sono in forma mistica e invisibile agli uomini eccetto Eliseo che ha i doni mistici per vedere anche nello spirito. Il servo di Eliseo riesce a vederli solo dopo che Eliseo aveva pregato Dio affinché gli aprisse gli occhi spirituali. Ma per tutto l’esercito di Aram, rimane invisibile. A questo punto si può comprende il motivo per cui questo brano non compare nei libri di Biglino, i carri di fuoco in questo brano non possono essere ricondotti a un entità concreta e materialistica. Se fosse un astronave non ha senso che solo Eliseo può vederla e il suo servo dopo una preghiera. Chi vuole sapere come va a finire la vicenda può leggersi 2Re,18 in poi.

IL RAZZO EGIZIO:

Biglino nel suo libro “Il libro che cambierà per sempre le vostre idee sulla Bibbia edizione 2012, riporta addirittura un’immagine, a suo dire ritrovata in Sudan, che rappresenterebbe un’astronave aliena 


A tal proposito, scrive un commentatore del forum:

– Biglino scrive: «2150 a.C. Nel Medio Regno egizio (2160-1785 a.C.) viene edificato in Nubia (Sudan) il tempio minerario di Kush, che contiene una raffigurazione di una probabile navicella in volo e quella di un missile a terra con due individui rappresentati di fronte e non vestiti come gli Egizi (paiono avere un abito composto da un solo elemento che ricopre tutto il corpo).

In realtà questo tempio non è situato in Sudan ma in Egitto a Saqqara nella tomba di Nefer. Si tratta di una foto modificata con Photoshop, quindi una vera e propria bufala. Osservando l’immagine originale e quella alterata si può notare come il contorno è identico, ma dove avrebbe dovuto esserci il razzo in realtà è presente tutt’altro.

IMMAGINE MODIFICATA:

IMMAGINE ORIGINALE:

È stato chiesto a Biglino come mai avesse deciso di pubblicare quell’immagine visto che è evidente che era una bufala, egli rispose:

«L’illustrazione da lei citata è riportata in varie pubblicazione e da molti ritenuta vera: in ogni caso nel libro non la accredito, la pubblico citando una delle fonti.

Ma perché citare una fonte per poi non accreditarla? E’ ovvio che a Biglino non interessa l’affidabilità delle fonti, l’importante è che esse tirano acqua al suo mulino. Se si tratta di convincere la gente che i KERUVIM sono astronavi e non esseri celesti anche una immagine modificata al computer può andare bene, sempre confidando che il suoi lettori non andranno mai a fare ricerche per capire se una prova può essere vera o falsa.

L’ASTRONAUTA DI PALENQUE:

Palenque fu una delle città Maya più importanti della storia della civiltà mesoamericana, situato nello stato del Chiapas a sud del Messico, a 3000 metri d’altezza, fu abitata tra il 100 ed il 900 d.C. Al centro di Palenque sorge il Tempio delle Iscrizioni. Sulle pareti esterne del palazzo troviamo grosse lastre di pietra bianca, con decorazioni e geroglifici. All’interno del Tempio delle Iscrizioni è stata rinvenuta dall’archeologo Alberto Ruz Lhuillier, una camera nella quale è conservata la tomba del re. Il coperchio del sarcofago è una lastra funebre spessa 25 centimetri decorata con incisioni raffiguranti del re Pacal. Questa reperto indubbiamente autentico è entrata nella narrazione paleastonautica secondo cui questa immagine rappresenta un uomo che sta guidando un astronave monoposto. Secondo questa narrazione data dai “liberi pensatori” (malgrado non abbiano competenze di archeologia) la struttura a croce sarebbe la fusoliera di un velivolo spaziale, dietro vi sarebbero le fiamme di un reattore acceso e l’ala di deviazione dei gas di propulsione. Pacal avrebbe nelle narici un respiratore, la sua mano destra sarebbe sull’asse di comando e il piede sinistro sull’acceleratore. In realtà i sostenitori di questa tesi osservano la lastra funebre del re Pacal nel verso sbagliato: quello orizzontale. Basta orientare la lastra nel corretto senso verticale per fare chiarezza. Come ha spiegato anche il bravo e preparato archeologo e scrittore italiano Valerio Massimo Manfredi, re Pacal, è a metà strada tra la vita e la morte, in quanto sta cadendo dall’albero della vita verso il mondo dei morti. Sta per essere fagocitato dalle fauci di un serpente, e sotto (e non dietro) di lui c’è la raffigurazione del dio della terra e della morte. La terra che dà la vita e che la toglie è, quindi, una metafora per raffigurare l’ingresso di Pacal al mondo dei morti. In cima all’albero della vita c’è il serpente piumato che rappresenta Itzamnà, il dio creatore, e vicino una pianta di mais, ancora oggi alimento base della cucina centroamericana e Pacal è raffigurato proprio con indosso il gonnellino tipico del dio maya del mais. Sul bordo della lastra funebre è narrata la storia personale di Pacal e del suo regno e non è presente nessun riferimento a mezzi di trasporto volanti. Tutto questo lo trovate nel libro “I Maya”, di Peter Schmidt, Mercedes de la Garza e Enrique Nalda, edito da Bompiani col patrocinio dell’ Instituto Nacional de Antropología e Historia (I.N.A.H.). L’I.N.A.H. è la più qualificata istituzione che si occupa del recupero e conservazione del patrimonio archeologico del Messico e del Mesoamerica in generale. A Palenque non è assolutamente raffigurato alcun astronauta. E’ solo una questione di fonti, che sono quelle a far la differenza fra una pseudoscienza e la scienza autentica.

LA NAVICELLA DI TOPRAKKALE

Questo oggetto è stato scovato al museo di archeologia di Istanbul da Zaccaria Sitchin che fu sicuramente uno dei primi ad affermare che questa statuetta rappresentava un modulo spaziale e che doveva avere all’incirca tremila anni, a suo dire l’oggetto era realizzato in un materiale poroso, probabilmente una pietra fatta di cenere vulcanica. Biglino ha quindi preso per buona questa prova e inserita nei sui libri commentando che questa statuetta risulta a suo dire una rappresentazione molto fedele dei KERUVIM descritti dalla Bibbia. Due riviste agli inizi degli anni 90, più precisamente l’inglese Fortean Times Magazine nel 1993 e la rivista tedesca Magazine 2000 nel 1994 fecero alcune foto a questo artefatto e dichiarando che questa raffigurazione, conservata al Museo Archeologico di Istanbul, era stata trovata nel 1975 nel sito di Tuspa Toprakkale, la sua datazione, confermata dagli scavi (a detta loro), era tra 830-612 AC e sarebbe riconducibile alla civiltà Urartu nel nord-est del lago di Van. Questa affermazione in realtà è errata infatti non risulta assolutamente che sia stato trovato un artefatto simile durante degli scavi archeologici, ma bensì si è propensi a credere che tale oggetto sia stato recuperato da un commerciante d’arte che ha voluto donarlo al museo. Ma arriviamo al punto della questione: Questa è una prova valida che confermerebbe le tesi di Biglino e Sitchin? La risposta è assolutamente no! Fu sottoposto, nel 2003,  per conto del Ministero per i Beni e della Cultura turco,  ad analisi dal Dipartimento di chimica, dalle analisi chimiche e petrografiche risultò essere un manufatto fatto di gesso e polvere di marmo risalente a soli 25 anni prima! La cosa curiosa fu che il Direttore Generale del Museo Ph. D. Alpay Pasinli disse che egli capì subito che il manufatto non poteva avere 3000 anni e che era un falso ma la stampa occidentale convinse loro e il pubblico del museo che la navicella aveva 3000 anni, e poteva essere una valida prova delle teorie di Zaccaria Sitchin.  Peccato che forse il direttore non si ricordi che quando i giornalisti e gli pseudoscienziati chiesero di vedere l’artefatto il museo non solo mostrò a loro l’artefatto ma dopo l’uscita degli articoli e del libro lo espose al pubblico come uno dei suoi migliori “pezzi” ben felice della pubblicità ricevuta. Questo è il motivo per cui questo artefatto è ancora presente e non è stato eliminato nonostante sia un falso; è utile per farsi pubblicità.

LA VISIONE DI EZECHIELE 4/4

Completiamo la lettura del capitolo …

Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento8), simile a un cristallo splendente, e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo9). Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono10) e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. 11)  Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava. V.22 – V.28

In questa parte vediamo comparire altri elementi interessanti: Sopra i quattro KERUVIM troviamo la RAQIA רָקִיעַ che in italiano viene reso “firmamento”. Viene descritto come una enorme piattaforma trasparente e sopra di essa qualcosa che ricorda la forma di un trono e una figura con una sembianza umana che irradia una luce fortissima. Questa è la presenza di Dio ripieno della sua gloria (KAVOD). Questa è la visione della gloria di Dio al completo che esprime tutta la sua regalità davanti al mondo. Da qui nasce l’espressione “che siedi sui cherubini”, molto usata nella Bibbia all’interno delle invocazioni o nei salmi regali.

Un esempio di invocazione la troviamo del Salmo 18,11

Signore, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

Questa espressione non si riferisce al fatto che Dio si siede sui KERUVIM come ci si siede su un cavallo,  come vuole far credere Biglino. Dalla visione si può notare il distacco tra Dio e i KERUVIM, si riferisce al fatto che i KERUVIM, che già loro sono creature potenti e gloriose stanno sotto Dio. Questa espressione quindi serve per enfatizzare la regalità di Dio non solo limitato alla terra e al popolo di Israele, ma in tutto l’universo e per indicare che chi tocca Israele, tocca l’occhio di Dio. Biglino insiste sulla tesi che i KERUVIM sono mezzi di trasporto citando anche In 2Samuele 22,11

Cavalcava un cherubino e volava, si librava sulle ali del vento.

Prendendo questo versetto alla lettera dice che YHWH cavalca un Cherubino e questo indica come la Bibbia lo descriva come un mezzo di trasporto. Quello che non tiene conto è che il Salmo 22 è un cantico scritto da Davide per esultare una vittoria contro i filistei. Essendo un cantico, quindi una poesia non va preso assolutamente alla lettera, ma va analizzato tenendo conto del genere letterario e all’interno del contesto storico e culturale. Infatti sempre nello stesso cantico troviamo altri versetti che non avrebbero senso presi alla lettera: Allora la terra fu scossa e tremò, le fondamenta dei cieli furono smosse e scrollate, perché egli era colmo di sdegno. (V.8). Il Versetto 11 indica che Dio è l’Essere Supremo. Gli son sottoposte tutte le cose, ed egli dunque le “cavalca” nel senso che le domina e le impiega secondo il suo proposito. Infatti l’atto di cavalcare indica il fatto che sottometti al tuo volere, appunto come un cavaliere sottomette un cavallo per portarlo dove vuole lui. In conclusione Dio, l’onnipotente è intervenuto rapidamente grazie ad un angelo cherubino. Un altro versetto simile lo troviamo nel Salmo 68,5:

Appianate la strada a colui che cavalca le nubi

Anche qua troviamo un versetto poetico e nessuno può dire che le nuvole siano le astronavi. In questo caso si esalta Dio come Signore degli elementi naturali. In conclusione se la Bibbia scrive che YHWH cavalca qualcosa, dire che guida un mezzo di trasporto è di una banalità frutto di una ignoranza della cultura ebraica.

8) Biglino traduce il termine che in Ezechiele viene reso con “firmamento”  (RAQIA) con “cupola”, in riferimento al parabrezza trasparente dell’astronave. Ora andiamo a vedere cosa dice il dizionario riguarda il termine RAQIA:

Da come si può vedere questo termine è usato anche in Genesi per definire la volta celeste e in Ezechiele si po’ tradurre anche “piattaforma”. Non ci sono elementi che fanno pensare a un oggetto a forma di cupola, infatti tutte le rappresentazioni  grafiche della RAQIA è costituita da una sorta di grande pavimento piatto trasparente. Qualcosa di veramente immenso. Dove possiamo trovare un’ulteriore conferma? Nell’ebraico moderno, attualmente in uso in Israele il termine “cupola” si traduce KIPA כִפָּה nell’ebraico biblico corrisponde all’albero della palma, questo perchè l’insieme delle foglie, dei rami ricorda vagamente la forma di una cupola.a  Possiamo constatare che nel tradurre “cupola” in ebraico modero, la parola RAQIA non è stata presa minimamente in considerazione, questo perchè  gli ebrei sapevano che non aveva niente a che vedere con la forma di una cupola. Le teste che sono sotto la RAQIA non sono i piloti dell’astronave come vorrebbe far credere Biglino, ma si riferisce sempre alle teste degli esseri viventi ovvero i KERUVM. Anche se è scontato come cosa, Ezechiele lo precisa nel versetto 22: Al di sopra delle teste degli esseri viventi … Ma Biglino pur di non attribuire una forma antropomorfa ai KERUVIM si è dovuto inventare la storia dei piloti. La visione della RAQIA come una relativamente piccola cupola trasparente è una speculazione molto lontana dal testo ebraico; che la descrive come qualcosa di immenso, piatto e non trasparente.  Se Ezechiele avesse visto una cupola trasparente che termine avrebbe usato per descriverlo? In ebraico biblico non esiste un vocabolo per indicare la forma geometrica di una cupola o semisfera, ma possiamo stare certi che non può essere la RAQIA. Quello che più probabile se fosse stato qualcosa paragonabile a un parabrezza trasparente, Ezechiele avrebbe riconosciuta o comunque scambiata per vetro, un materiale conosciuto all’epoca. Quindi avrebbe detto che è fatta di ZEKOKIT זְכוֹכִית ,il termine che si traduce “vetro” o il suo sinonimo GAVISH גָּבׅישׁ che può indicare anche un materiale di struttura cristallina.

La scena celeste di Ezechiele la troviamo anche nell’Apocalisse di San Giovanni apostolo  capitolo 4-6,9. Vediamo il confronto:

Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola.  I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: “Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!” E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli.

San Giovanni, come Ezechiele ha anch’esso avuto delle visioni al tempo della sua vecchiaia in esilio all’isola di Patmos, in Grecia. Una di queste sembra coincidere con la visione di Ezechiele. Troviamo che anche San Giovanni vede un “trono” e il firmamento che lo descrive come un mare trasparente simile a cristallo. È interessante notare che lo descrive in maniera leggermente diversa ma si tratta della stessa cosa, questo è il punto di vista di Giovanni; il fatto che non ha usato le stesse parole indica che non ha copiato da Ezechiele ma ha visto la stessa cosa e lo descrive a parole sue. In entrambi i casi una distesa piana immensa. Sono presenti anche qui, i quattro esseri viventi e li descrive in maniera simile rispetto ad Ezechiele con la differenza che ogni essere vivente ha un solo volto. A differenza di Ezechiele, Giovanni scrive che questi esseri viventi non smettono mai di lodare e glorificare il Signore e dal momento che siamo nel contesto della scena celeste, la stessa di Ezechiele possiamo intuire che questi esseri viventi sono proprio i KERUVIM e il fatto che parlano indica che non possono essere delle navicelle spaziali. Questa scrittura infatti non compare in nessun libro di Biglino perché qui è troppo evidente che si trattano di esseri senzienti e la sua teoria crollerebbe.

9) La parola GHEWIAH גְּוִיָּה significa “corpo” e non struttura. Un’ulteriore prova che attesta che i KERUVIM hanno una forma antropomorfa, dunque si sta parlando di corpi di esseri viventi e non strutture di congegni meccanici.

10) Per Biglino la parola ”trono” (CHISSE כִּסֵּא) corrisponde al sedile della cabina di pilotaggio. È presente anche una figura con sembianze umane, ma non da nessuna spiegazione del perché questa figura emana una forte luce.

11) Biglino nel suo libro “non c’è creazione nella Bibbia” inserisce un commento su una frase del versetto 28: Così percepii in visione la gloria (KAVOD) del Signore. Questa frase contiene la parola KAVOD e non poteva ignorarla: Ciò che fino a ora era stato definito RUACH improvvisamente viene definito come il KAVOD. Sono dunque la stessa cosa? Sono due modi per definire caratteristiche compresenti nello stesso oggetto volante non meglio identificato. Nel capitolo 1 di Ezechiele i protagonisti sono gli esseri viventi, ovvero i KERUVIM e gli OFANIM, non è certamente la RUACH che è presente solo in maniera sporadica e ogni volta che compare questa parola in Ezechiele 1, Biglino la traduce con “vento”. Ma arrivanti a questo punto si <<dimentica> si aver sempre tradotto questa parola come vento e d’un tratto e inspiegabilmente diventa un astronave aliena. Tutto questo per mostrare falsamente una comparazione con KAVOD per poi collegarlo a un brano già analizzato precedentemente. Questo è un esempio come le spiegazioni di Biglino si contraddicono da sole e presentano numerose falle.

ULTIME OSSERVAZIONI:

  • Se volessimo vedere la visione di Ezechiele come un navicella volante dovremo prendere atto della carenza di molti particolari: Che cosa sostiene quella “cupola” piattaforma al di sopra delle ruote? E come fanno a girare le ruote senza un asse che le colleghi? Vediamo che non ci sono elementi sufficienti per vedere in questa visione quello che Biglino vorrebbe vedere. Persino anche l’ebraista laico Cuscito è convinto che leggendo il testo è impossibile vederci un astronave aliena, solamente forzando la traduzione di alcune parole e lavorando molto di fantasia puoi vedere qualcosa del genere, ma non è assolutamente niente di tutto ciò.
  • Nella visione Ezechiele descrive non solo quello che vede, ma anche quello che sente, come il rumore delle ali dei KERUVIM. Secondo Biglino e gli altri “liberi pensatori” il fatto che si sentono dei rumori indica che non si tratta di fenomeni soprannaturali, ma di fatti concreti. Come se loro fossero esperti di fenomeni soprannaturali. È ovvio che delle visioni è presente sicuramente una parte visiva, ma è presente eventualmente anche la parte uditiva; non ci sono mai visione mute. Quindi accreditare questa come prova per confutare la teologia è alquanto ridicolo.
  • Ezechiele descrive nella visione lo strano movimento degli OFANIM e  i KERUVIM. Anche in Ezechiele 10 dove si ripropone una visione simile ad Ezechiele 1 vengono descritti vari movimenti. In quella scena la presenza di Dio, rappresentata dalla nube, esce dal tempio di Gerusalemme a causa dei peccati degli Israeliti. Il fatto che le visioni presentano movimenti significa che la gloria di Dio si muove liberamente e non da nessuna prova che si tratta di un astronave aliena.
  • Descrivendo la sua visione, Ezechiele usa spesso espressioni come “avere l’aspetto”, “sembrare” e “qualcosa di simile”. Ma in questi versetti lo fa ancora più spesso, come se cercasse le parole per descrivere qualcosa di praticamente indescrivibile. Descrivere le cose celesti con il limitato linguaggio umano, in particolare in una lingua antica come l’ebraico, povera di vocaboli in confronto con le lingue moderne è un’impresa assai ardua. Nel nuovo testamento Paolo dichiara di aver avuto un’esperienza mistica, ma si rifiutò di descrivere ciò che vide perché ritenne un crimine anche solo provarci a descrivere con linguaggio umano le cose straordinarie che vide. Ezechiele invece ci provò, ma dal suo modo poco preciso di descrivere indica che non è possibile che la visione sia un qualcosa di inventato. Altrimenti non ci sarebbe avuto bisogno di usare tutte queste similitudini.
  • La famosa arca dell’alleanza costruita dagli israeliti durante l’esodo dall’Egitto sotto le dettagliate indicazioni di Dio tramite Mosè, è un modellino della scena celeste di Ezechiele. Anche nell’arca erano presenti i KERUVIM. Nelle varie ricostruzioni grafiche dell’arca i KERUVIM anche se molto diversi da una versione all’altra sono comunque tutte ricostruite in modo antropomorfo. Il propiziatorio, la  lastra d’oro che copriva l’arca era considerata il luogo della presenza di Dio. Il termine dà rilievo al fatto che tale presenza si realizza come gratuita benevolenza di Dio verso il suo popolo. Nella visione, corrisponde al firmamento e il trono. Gli OFANIM corrispondono alle ruote del carro costruito appositamente per il trasporto.
  • Alla fine della visione Ezechiele vede sul trono un esempio di teofania, un’apparizione di Gesù Cristo nel vecchio testamento. Mettiamo a confronto altre due teofanie descritte da personaggi diversi vissuti in tempi diversi e noteremo che stanno descrivendo la stessa cosa pur utilizzando parole differenti. Queste sono le comparazioni:

una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. (Ezechiele 1,26-27)

uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.  I capelli del suo capo erano candidi, simili a lana candida come neve. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco.  I piedi avevano l’aspetto del bronzo splendente, purificato nel crogiuolo. La sua voce era simile al fragore di grandi acque … e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza. (Apocalisse 1,13-16)

ed ecco un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine. (Daniele 10,5-6)

FINE

LA VISIONE DI EZECHIELE 3/4

Continuiamo la lettura del capitolo …

Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come 6) di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. Avevano dei cerchioni7) (VEGABEHEM וְגַבֵּיהֶן) molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi. (V.15 – V.21)

A questo punto compaiono gli OFANIM di cui abbiamo precedentemente analizzato. In questa parte della visione vengono descritti i movimenti dei KERUVIM e degli OFANIM in modo da rievocare l’immagine di uno stormo di uccelli quando, in maniera del tutto sincronizzata, varia direzione in volo, cambiando rotta drasticamente senza che ognuno i loro perda il proprio posto. Questa, probabilmente, fu la visione che ebbe Ezechiele riguardo i KERUVIM e gli OFANIM in movimento. Il testo è chiaro sul fatto che i KERUVIM  e  gli OFANIM sono due elementi ben distinti e non un’unica entità e questo è un altro elemento che esclude a priori la possibilità che sia una navicella aliena.

6)   e   7)  Secondo Biglino l’espressione:  ruota in mezzo a un’altra ruota, combinato con la parola VEGABECHEM (e i loro cerchioni) tradotta con il termine “curvatura” è un chiaro riferimento alla descrizione di una navicella a forma di disco volante, così come appare nell’immaginario collettivo. Iniziamo con l’esaminare la parola VEGABECHEM di cui deriva la radice GAV גַּב: Secondo il dizionario significa: Un oggetto curvo, sporgente, prominente, concavo, convesso. A seconda del sostantivo di riferimento può assumere diversi significati: Se riferito al corpo umano significa “spalla” (Salmo 129,3), se riferito allo scudo significa “bombatura” (Giobbe 15,26), se riferito agli occhi corrisponde alle “sopracciglia” (Levitico 19,4). Nel brano ora in esame il termine GAV è riferito agli OFANIM, che vengono tradotte come “ruote”. in questo caso la traduzione adeguata corrisponde a “cerchioni” e non a un semplice “curvatura”. Come detto in precedenza gli OFANIM da come sono descritti nel libro di Enoch non sono gli oggetti meccanici; approfondendo il versetto 16 troviamo:

Il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota.

La parola tradotta nella Bibbia come “aspetto” più precisamente significa “le loro apparenze” e la parola tradotta come “struttura” significa “la loro azione”. Dunque Ezechiele non ha visto delle ruote, ma ha visto un qualcosa che dall’aspetto e dal movimento ricorda vagamente delle ruote. Se volessimo avere una rappresentazione grafica per come vengono descritti da Ezechiele in maniera letterale vedremo due ruote intersecate a 90 gradi. Niente a che vedere rispetto a una visione di un disco volante. Se invece Ezechiele avesse veramente visto, con i proprio occhi delle navicelle a forma di dischi volanti come gli avrebbe potuti descrivere? In ebraico biblico non esiste una vocabolo che corrisponde alle descrizione di un disco. Avrebbe potuto usare la parola GAV ma in maniera diversa da come appare nel testo ebraico in quando con questo vocabolo si intende un oggetto con una bombatura unidirezionale quando invece la forma di un disco non è propriamente curvo in questo modo ma ha una doppia bombatura disposta in maniera simmetrica. Si sarebbe anche potuto usare il duale applicato alla parola GAV per indicare un plurale limitato a due elementi: Quindi per descrivere una forma di una disco in ebraico biblico avrebbe dovuto essere:

Da precisare che anche in questo caso, parlare di dischi volanti alieni sarebbe stato comunque una fantasiosa speculazione, ma almeno dal punto di vista lessicale sarebbe stato coincidente. Per ultima cosa Biglino identifica nella parola “occhi” nel versetto 18: i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi, gli oblò dei dischi volanti partendo sempre dalla errata traduzione di “occhi” come luminescenza smentita in precedenza.

CONTINUA…

LA VISIONE DI EZECHIELE 2/4

Continuiamo la lettura del capitolo …

Al centro, una figura composta di quattro esseri viventi, di sembianza umana con quattro volti e quattro ali ciascuno. Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava (YELEKU) 2) diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro. (V.5  –  V.9).

A un certo punto il profeta vede comparire i quattro “esseri  viventi” con il termine HAYOT analizzata precedentemente e precisa che hanno l’aspetto d’uomo, citando diversi elementi quali volti, mani, gambe e piedi che richiamano una forma antropomorfa anche se diversa dall’uomo. Questi vocaboli non avrebbero dovuto esserci se avesse voluto descrivere un mezzo di trasporto volante.

2) La parola YELEKU יֵלֵכוּ grammaticalmente l’imperfetto del verbo HALAK הָלַךְ la troviamo tradotta nella Bibbia come “andarono”; il significato più comune è “camminare”. Questo vocabolo può riferirsi unicamente a un essere animano come appunto i KERUVIM effettivamente sono. Può essere usato anche riferito a entità inanimate, ma solo se utilizzate come metafore in generi letterali poetici, ma nel brano in esame non è questo il caso. Questo verbo sicuramente non potrebbe mai riferirsi a una navicella volante e questo è un altro elemento che confuta la tesi di Biglino.

Continuiamo la lettura del capitolo …

Quanto alle loro fattezze (DEMUT) 3), avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito (RUACH)4) li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano (RATSO)5) come una saetta. (V.10 – V.14).

Quindi ciascuno di loro aveva quattro facce. La faccia frontale aveva l’aspetto di uomo, il lato destro aveva l’aspetto di un leone, il lato sinistro aveva l’aspetto di bue e dietro di aquila. La teologia cristiana ha visto in questa parte della visione di Ezechiele un’immagine profetica riguardo i quattro vangeli: Nel vangelo di Luca, Cristo viene presentato come il Figlio dell’uomo; nel vangelo di Marco, come il Leone della tribù di Giuda, nel vangelo di Matteo, è il servo, il bue, l’animale del servizio, e nel vangelo di Giovanni, la deità, l’aquila. In particolare il leone di san marco è il simbolo della città di Venezia dove raffigura un leone con le ali. Un altro punto di vista altrettanto valido è la visione dei quattro volti nelle fasi della vita di Gesù:  È venuto sulla terra come uomo; è stato sacrificato come un bue, animale usato anche nei sacrifici rituali; e risorto con potenza, come un leone; è asceso al cielo come un aquila. Gesù compare in tutto l’antico testamento in forma velata e questo caso è solo uno dei tanti esempi.

Secondo Biglino invece Ezechiele ha assegnato i nomi di questi quattro volti o come gli chiama lui, “i quattro lati” non in base alla forma, ma in base alla funzionalità: La faccia d’uomo doveva essere la parte dove era posizionata la cabina di pilotaggio; l’aquila le ali dei mezzo volante; il leone, la  sua aggressività, il lato dove c’erano le armi; i bue, animale simbolo della sua potenza composta. Precisa che si tratta solo di un’ipotesi assolutamente privo di ulteriori prove che possano confermare questa chiave di lettura. Questa interpretazione oltre a non avere prove fa un po’ acqua da tutte le parti: La cabina di pilotaggio di un veicolo è sempre nello stesso lato delle ali perché chi pilota deve poter vedere dove va, se invece si trova a 90 gradi non è nella direzione giusta, nessuna intelligenza progetterebbe un veicolo del genere. In secondo luogo da nessuna parte si dice che i KERUVIM sparino e vengano usate come armi quindi è completamente fuori luogo un “lato dove sono presenti delle armi” che qualora ci fosse sarebbe sempre lo stesso lato della cabina di pilotaggio e delle ali perché che pilota il veicolo deve poter vedere dove sta sparando, da tener presente che all’epoca le uniche armi conosciute erano la spada e l’arco, se quindi anche avesse visto dei lancia missili o cannoni laser non li avrebbe riconosciute come armi in quanto erano elementi completamente sconosciuti. Il leone infine nella cultura ebraica non ha una connotazione negativa, come aggressività, ma esprime potenza, l’aggressività come animale è più dato dal serpente. Non si comprende il ruolo del lato del bue, in un contesto di navicella spaziale. Oltre a questi ragionamenti c’è un elemento che più di tutti confuta questa interpretazione; si tratta della parola DEMUT דְמוּת. Dal dizionario si comprende che significa aspetto, fisionomia, forma, somiglianza, immagine, copia, modello, può essere tradotto con espressioni tipo: una sorta di, una specie di … Fa sempre riferimento a una somiglianza fisica e mai a una somiglianza funzionale. In questo caso Biglino sconfina nel suo metodo di tradurre tutto alla lettera e altera il significato del termine per cercare di farlo rientrare nel contesto di un astronave aliena. In ebraico ci sono diversi termini che indicano il concetto di funzionalità, azione, agire. Ezechiele avrebbe potuto usare uno di questi riferito a quello che Biglino chiama “lati”:

Quindi prendendo solo il primo termine come esempio, il testo biblico perché coincida con l’interpretazione ufologica avrebbe dovuto essere:

Al posto di:                                                                       Avrebbe dovuto essere:

Nella Bibbia avrebbe potuto essere tradotto: Le loro facce operavano similmente a … Questa espressione indica inequivocabilmente il concetto di operabilità e funzionalità, in questo caso applicato alle facce dei KERUVIM.

4) In questo caso Biglino traduce il termine RUACH come vento. In conclusione ritiene che questi “oggetti” sarebbero spinti dal vento in base alla sua direzione, come se non avessero nemmeno la possibilità di essere autonomi. Che non sia il vento a spingerli lo vede nel versetto 14 dove dice che questi esseri viaggiano avanti e indietro veloci come fulmini e il semplice vento non potrebbe mai dare questo effetto. Se invece lo traduciamo come spirito, dandogli una caratteristica senziente tutto quadra.

5) La parola RATSO רָצוֹא, voce del verbo RAZA רָצָא, la troviamo tradotta nella Bibbia come “andarono”,  più precisamente significa “correvano”

Anche questo vocabolo può riferirsi unicamente a un essere vivente dotato di gambe e non a una navicella volante.

CONTINUA….

LA VISIONE DI EZECHIELE 1/4

LE VISIONI:

Il brano della visione di Ezechiele nel capito 1 dell’anonimo libro è sicuramente il più completo e significativo riguardo la descrizione della scena celeste del trono di Dio con i suoi inseparabili KERUVIM, ma prima di iniziare ad esaminare il brano è necessario fare una premessa per capire che cosa erano queste visioni che Ezechiele descrive. Secondo Biglino, essendo agnostico, dà per scontato che il soprannaturale non esista e quindi quello che Ezechiele descrive, non è altro che un qualcosa di concreto, precisamente una sorta di velivolo volante. Tuttavia questo assunto a priori lo imposta in totale mancanza prove, diciamo che bisogna crederci sulla parola. Per la teologia invece si trattano di visioni soprannaturali che Dio permette di proiettare nella mente di Ezechiele per mostrare la sua regalità e onnipotenza oppure per dargli delle rivelazioni profetiche. Come facciamo a sapere chi ha ragione? Il passo biblico di Ezechiele 37,1-14 ci dà la risposta: Si tratta di una visione profetica, Ezechiele vide una pianura piene di ossa inaridite; Dio invita Ezechiele a profetizzare su queste ossa perché possano rivivere, riporto una parte di questo brano:

Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: “Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell’uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”. Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. (Ezechiele 37,7-10)

Si riferisce alla restaurazione del popolo e della nazione di Israele dopo quella che è stata la tragedia dell’esilio in Babilonia. Se volessimo applicare il metodo Biglino in questo brano, nel leggere tutto alla lettera e supporre che quello che il protagonista descrive siano entità materialmente concrete, troveremo un grosso problema. Risulta pressoché impossibile che Ezechiele vide concretamente delle ossa secche gradualmente trasformarsi in uomini vivi con tutta la carne e la palle completamente rigenerata e le ossa perfettamente ricomposte. Tutto questo messo in un contesto di visione soprannaturale profetica allora tutto quadra e così vale per tutte le volte che compare la parola “visioni divine” o straordinarie, compreso la visione che ora analizzeremo.

CONTESTO:

Ezechiele di cui il nome significa “Dio dà la forza” fu un sacerdote che Dio chiamò come profeta durante il travagliato periodo dell’esilio in Babilonia (593 – 571 a.c.) Il piccolo regno di Giuda fu continuamente martoriato dall’impero babilonese la potenza geopolitica dominate dell’epoca, a contrastarlo fu il re Ioiachìn che morì nel 598 a.c. Dopo a una prima ondata di deportazioni, i babilonesi misero al posto di Ioiachìn un re fantoccio di nome Sedecìa  come ruolo di co-reggente in terra di Giuda. Ma anche questo un giorno si ribellò e i babilonesi assediarono Gerusalemme per due lunghi anni finchè nel 587 a.c. cadde miseramente con la deportazione completa dei sopravvissuti. La causa di tutto ciò fu spirituale, I Giudei avevano abbandonato il Signore e confidarono solamente sulle loro forze per questo persero tutto. Ezechiele ribadì continuamente la necessità del popolo di Giuda di tornare al Signore con tutto il cuore, ma il popolo non lo ascoltò. Non fu quindi un buon periodo per Ezechiele e il suo popolo al momento della visione. Ezechiele si trovò in mezzo agli esuli sulle rive del fiume Chebar, un canale di irrigazione laterale sul fiume Eufrate che bagna Babilonia, quando a un certo punto iniziò a vedere una strana visione. Nel primo versetto dice espressamente che i cieli furono aperti, indicando che quello che stava vedendo non proviene dal mondo naturale. Se questo brano descrivesse qualcosa di concreto, visibile a tutti, a motivo delle sue straordinarie dimensione sarebbe stato visto da molti e si sarebbe radunata molta gente attorno ad Ezechiele, cosa che del brano non risulta. Il fatto che vide la scena celeste del trono indica che Dio nonostante tutto non ha abbandonato il suo popolo ed può essere presente anche lontano dalla terra di Giuda, indicando la sua regalità universale e non solamente limitato in un piccolo territorio.

L’ANALISI:

Iniziamo quindi a prendere d’esame tutto il primo capitolo del libro di Ezechiele. Dal momento che il brano è molto lungo lo esamineremo poco alla volta. Ci sarà un commento con la spiegazione dei versetti, l’analisi di alcune parole (sottolineate) che Biglino traduce in maniera errata; per far ciò sarà talvolta necessario una traduzione letterale che verrà inserita tra parentesi.

Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. (V.4) 

La visione inizia quando Ezechiele vede da lontano una tempesta avvicinarsi. Ma non si tratta di una tempesta come tutte le altre, si tratta di una grande nube di fuoco che risplende tutto attorno. In precedenza abbiamo già analizzato la relazione tra la Gloria e l’irraggiamento, siamo dunque in linea con quello che sappiamo della Gloria di Dio. Secondo Biglino il forte irraggiamento potrebbe essere provocato dai sistemi di propulsione del veicolo volante. Inserisce questa nota con il punto interrogativo in quanto non ci sono assolutamente elementi che possano confermare questa ipotesi, anzi se ci immaginiamo un veicolo a propulsione, le fiammate che spuntano dai reattori si vedono solo dietro al veicolo e non sono in grado di illuminare una intera nube, la luce che emette è molto limitata quindi questa ipotesi oltre a non avere conferme è completamente da escludere. Al centro di questa grande nube splendente compare un balenare di metallo incandescente. Questa espressione non è una traduzione letterale. Biglino traduce questa parte così:

Riguardo questa traduzione letterale, come occhio di scintilla: La parola AIN עַיִן che significa “occhio” può avere anche il significato di “luminescenza” in riferimento ai presunti fari luminosi dell’astronave aliena. La parola “scintilla” può significare anche“elettro”, una parola di origine greca che corrisponde all’oro bianco. Potrebbe essere un riferimento al colore dei fari o alle proprietà elettromagnetiche di questo minerale.  Vediamo se sul dizionario si possono riscontrare queste traduzione e di conseguenza queste interpretazioni:

1) Ora andiamo a verificare se nel dizionario alla voce AIN troviamo tra i significati anche “luminescenza”

Da come si può vedere la parola AIN ha quattro significati principali ma non compare il significato che Biglino attribuisce. Nei significati alternativi troviamo:

Quando il termine AIN si trova in una determinata struttura idiomatica esprime il concetto di lucentezza, scintillio o bagliore. Per quanto riguardo invece il termine CHASHMAL, da come risulta dal dizionario:

Non significa “scintilla” ma solamente ELETTRO, un minerale composto per lo più di oro e argento e usato nell’antichità per le decorazione o per coniare monete. Visualizziamo ora la struttura grammaticale per poter esprimere il concetto di lucentezza, scintillio o bagliore:

Preposizione KE (Come)   +   occhio AIN   +   Metallo/pietra preziosa

Questa struttura è presente anche nel versetto 7 dove al posto di ELETTRO abbiamo “rame splendente” anche se nella bibbia è tradotto con “lucido bronzo”. È presente anche in Numeri 11,7 per indicare la brillantezza della manna dal cielo. Il metallo o la pietra preziosa utilizzata in questo tipo di struttura grammaticale è indicativo di paragone in riferimento alla lucentezza e non alle proprietà fisiche del materiale, quindi il riferimento all’elettromagnetismo è fuori luogo, tra l’altro era un fenomeno che in passato non era conosciuto. La traduzione “luminescenza” della parola AIN in questa frase, alla luce di ciò che si trova nel dizionario non trova riscontro. Luminescenza e lucentezza non sono proprio la stessa cosa, anzi, il significato cambia dal giorno alla notte. Luminescenza significa che brilla di luce propria, come una lampadina; lucentezza significa che non emette luce, ma la riflette quella che arriva dell’esterno. Il testo biblico non dice che quello che Ezechiele vede è un oggetto con dei fari luminosi, come vorrebbe far immaginare Biglino. Dice che il KERUVIM è illuminato dalla nube della gloria di Dio ed Ezechiele vede la lucentezza del KERUVIM illuminato da essa che viene paragonata alla lucentezza dell’elettro, l’oro bianco. Questo è un problema per una possibile visione ufologica. Come fa la nube essere così illuminata? Da dove arriva questa luce così immensa? In un contesto di visione soprannaturale, dove la nube è la gloria di Dio tutto si spiega. Se Ezechiele avesse voluto dire che erano i KERUVIM a emettere luminescenza non avrebbe usato la struttura grammaticale analizzata in precedenza, ma sarebbe stato molto più semplice usare la parola “OR” אוֹר che significa luce.

CONTINUA…

KERUVIM IN EZECHIELE 3,13

In questa parte andremo ad analizzare i termini che compaiono nella Bibbia quando si parla dei KERUVIM che puntualmente Biglino e gli altri “liberi pensatori” impegnati in tutti i modi di annientare le scritture, affrontano dando una interpretazione in chiave ufologica. uno dei versetti più significativi lo troviamo in Ezechiele 3,13:

Era il rumore delle ali degli esseri viventi che le battevano l’una contro l’altra e contemporaneamente il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono ( Ezechiele 3,13).

GLI ESSERI VIVENTI   –  CHAYOT  חַיּוֹת :

Questo termine viene usato come pseudonimo per indicare i KERUVIM, questo lo sappiamo anche perché è la stesso Ezechiele a dirlo: Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d’Israele lungo il fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini. (Ezechiele 10,20). Riguardo questo termine Biglino nel libro “Il dio alieno della Bibbiascrive: i “viventi” su cui si sono esercitati secoli di esegeti nel tentativo di definirne forma e sostanza allegorica, metaforica, mitica, esoterica… sono appunto i cherubini. Come se fosse solo lui a sapere che i cosiddetti “esseri viventi” sono i cherubini e i teologi fossero ancora li a cercare di capire cosa siano, e questo non è onesto da parte sua. Secondo Biglino la parola CHAYOT  indica una radice che esprime l’dea di movimento autonomo che farebbe pensare alle eliche o a delle turbine di un oggetto volante. Quindi Ezechiele osservando le eliche di quest’astronave, vedendo che si muovevano da sole, le chiama usando il termine CHAYOT. Una spiegazione che è stata ritenuta esaustiva dai suoi fan, ma ci sarebbe una domanda semplice da fare: È così difficile notare quanto sia paradossale che Ezechiele usi il termine che significa “essere vivente” per indicare un oggetto che non è per nulla un essere vivente? Il termine CHAYOT grammaticalmente è un sostantivo plurale femminile a motivo della sua desinenza OT. La versione al singolare è CHAYAH; questa è la parola di cui andremo a vedere cosa ci dice il dizionario:

Alla luce del dizionario possiamo affermare che viene usato esclusivamente in riferimento ad esseri viventi tipo animali o uomini in un contesto di gruppi come un distaccamento militare. Può avere anche un significato astratto come vita, vitalità, ecc.… Non c’è nessun riferimento a un generico movimento autonomo usato anche per descrivere entità non viventi, ma che hanno una sorta di movimento autonomo provocato da elementi meccanici. Se facciamo un esempio classico come il mulino che possiede un movimento autonomo pur non essendo un essere vivente troveremo che in ebraico si dice: TACHANAH oppure TECHON.

In entrambi i casi non hanno nulla a che fare con il termine o con la radice di  CHAYACH anche se stando alla definizione generale che darebbe Biglino  sarebbe un esempio che cascherebbe a pennello. Quindi interpretare il termine CHAYOT come un oggetto meccanico che muove si autonomamente è del tutto fuorviante. Se Ezechiele avesse veramente visto ciò che Biglino afferma; che termine avrebbe potuto usare? Nell’ebraico contemporaneo, attualmente in uso in Israele come lingua ufficiale, per dire “automa” si dice GOLEM. Solitamente i termini che descrivono concetti moderni che nell’ebraico biblico non è presente nessun termine corrispettivo, vengono usate altre lingue come l’Yiddish, usate con il ruolo di tappabuchi, ma nel caso del termine GOLEM, troviamo questo vocabolo anche nella Bibbia, in un solo versetto:

Salmo 139,16  Ancora informe (GOLEM גֹּלֶם ) mi hanno visto i tuoi occhi erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati.

Nella Bibbia è tradotto come “informe” e nel dizionario lo troviamo come “embrione?”, ma nel momento in cui compare una sola volta nella Bibbia non è facile stabilire un significato adeguato. Eppure è stato scelto questo termine per indicare un “movimento autonomo” in quanto il versetto fa riferimento a un bambino nel grembo materno che inizia a muoversi autonomamente, quindi  il termine GOLEM è quello che si avvicinerebbe di più al concetto di “movimento autonomo” e se fosse stato presente questo termine allora la teoria di Biglino sarebbe stata più fattibile, ma dal momento che troviamo invece il termine CHAYOT possiamo essere più che certi che non ha nulla a che fare con ciò che descrive Biglino. Nelle pagine successive vedremo tutte le caratteristiche di questi “viventi”.

LE ALI   –  KANAF  כָּנָף:

Secondo Biglino l’etimologia della parola KANAF indica un qualcosa che copre, quindi si tratta di un oggetto con lo scopo di coprire qualcosa. Biglino ricorre spesso all’etimologia per far allontanare il lettore dal significato reale del termine. Saper l’etimologia di una parola può essere interessante e curioso, ma non aiuta affatto a comprendere il significato della parola, infatti come accade spesso dall’etimologia al significato reale spesso non hanno molto a che fare. Biglino afferma che KANAF non si riferisce ad ali come possono essere quelle di un uccello o a quelle che per la visione teologica sono ali degli angeli, ma di semplicemente delle generiche estremità. Nel versetto che stiamo analizzando (Ezechiele 3,12-13), in riferimento alle ali troviamo: le battevano l’una contro l’altra. Letteralmente: ”univano verso sua sorella”. Questo dettaglio esclude a priori che il termine KANAF si riferisca a pale d’elica oppure a una turbina o a qualche altro congegno meccanico, ma è chiaro che quelle “estremità” sono delle ali con un’apertura talmente ambia da toccarsi l’una con l’altra alla massima apertura. Le estremità delle pale di un elicottero ruotano attorno a un asse mantenendo sempre la stessa distanza, senza mai toccarsi, una descrizione che non coincide affatto con quello che dice il versetto, eppure Biglino nel suo libro inserisce una raffigurazione di come secondo lui appariva  il KERUVIM, disegnando un veicolo con le eliche, un immagine totalmente fuorviante. Un altro dettaglio interessante lo troviamo nel capitolo 10 di Ezechiele:

Nei cherubini appariva la forma di una mano d’uomo sotto le loro ali. (Ezechiele 10,8)

Questo versetto dice chiaramente che sotto al KANAF sono presenti delle mani d’uomo; questo indica che i KERUVIM hanno forma antropomorfa con l’aggiunta di ali similmente a come vengono abitualmente raffigurati. Da notare che non troviamo solamente scritto “mano”, ma troviamo “mano d’uomo”, così Biglino non ha potuto inventarsi che quest’mano era in realtà un attrezzo meccanico che ricordava la forma della mano ma aggiungendo “d’uomo” questo indica una forma antropomorfa e preclude da ogni speculazione. Andiamo ora nel libro di Isaia al capitolo 6, dove è presente una visione della scena celeste simile a quella di Ezechiele con la diversità che Isaia vede dei Serafini al posto dei Cherubini:

Nell’anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio.  Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava.  Proclamavano l’uno all’altro, dicendo:
“Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria”.
(Isaia 6,1-3)

Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente …  (6)

La parola serafini (SERAFIM שְׂרָפִים) richiama una radice ebraica che significa “bruciare”; il fuoco è simbolo abituale della manifestazione divina. Questo brano non è citato da Biglino nei suoi libri, in quanto non c’è modo di identificare i serafini come mezzi meccanici volanti. Vengono chiaramente citati elementi antropomorfi quali, il viso, i piedi e la mano e non possono essere travisati, ma la prova che si trattano di esseri senzienti si vede dal fatto possono parlare, in questo caso proclamano la gloria del Signore. Troviamo infine che hanno addirittura 6 ali (KANAF) e trovandoci di fronte a una figura antropomorfa non possono essere identificati come semplici “estremità” di un veicolo. La stessa cosa vale anche per i KERUVIM con la differenza che le descrizioni di questi esseri celesti sono sparse in vari versetti ed è meno chiara rispetto ai SERAFIM per questo motivo Biglino ha trovato modo di specularci sopra tentando di identificare la parla KANAF come semplici “estremità”.

LE RUOTE   –  OFANYM  אוֹפַנִּים:

La prima domanda che verrebbe in mente: Cosa ci fanno delle ruote accanto ai cherubini e che caso sono? Secondo Biglino erano dei congegni su cui poggiavano i velivoli chiamati KERUVIM. Nel dizionario alla parola OFANYM  troviamo il significato di ruote, ma questo non significa che ciò che vide Ezechiele furono delle ruote come quelle di un carro. Ezechiele le descrive come due cerchi uno dentro l’altro e aveva un aspetto splendente come se fossero fatte di crisolito, una pietra preziosa che può essere trasparente o traslucida, di colore giallo o verde-giallastro. Per sapere meglio cosa siano questi strani soggetti dobbiamo addentrarci nel libro apocrifo di Enoch. In questo libro, ritenuto sacro per alcune confessioni cristiane come i copti d’Egitto compaiono anche qui gli OFANYM. Enoch, uno dei patriarchi citati in Genesi, intraprende un viaggio mistico insieme a due angeli per visitare i cieli. Esistono una totalità di sette cieli ed è proprio il settimo cielo che compaiono i KERUVIM insieme agli OFANYM che stanno attorno al trono o meglio alla presenza di Dio e non si allontanano mai. In particolare gli OFANYM vengono classificati nel libro di Enoch come angeli incorporei, cioè senza corpo fisico, esseri spirituali fatti da una sostanza non materiale sempre a stretto contatto come i KERUVIM o il KAVOD di YHWH. Secondo la testimonianza di Enoch possiamo dire che gli OFANYM non sono affatto un oggetto materiale,  ma qualcosa di immateriale e incorporeo strettamente legato ai KERUVIM e non qualcosa di terreno come le ruote di una carrozza o un avanzato mezzo di trasporto; per cui risulta assai improbabile che un quid di immateriale possa servire da appoggio a un quid di materiale.

I KERUVIM ( I CHERUBINI ) כְּרֻבִים

Il termine KERUVIM nella Bibbia corrisponde con quello che conosciamo come i “Cherubini”. Essi sono degli esseri celesti che insieme ai serafini sono in cima alla gerarchia celeste, vengono raffigurati con volto umano e forme animali e simboleggiano la santità e l’inaccessibilità di Dio; mantengono e difendono la Sua giustizia, La Sua misericordia  e la Sua autorità. I “liberi pensatori” sono  invece di un parere diverso. Per Biglino è uno dei suoi argomenti preferiti e dedica molto spazio nel suo libro: “Il dio alieno della Bibbia” di cui espone la sua tesi in ben 18 pagine; in seguito il libro “Non c’è creazione nella Bibbia” sono presenti altre 20 pagine riguardo i Cherubini. Dal momento che nella Bibbia non è presente una intera  e completa descrizione dei Cherubini in un solo brano, ma vengono citati in più passi, Biglino, nei suoi libri propone un percorso meticoloso tra un versetto e l’altro dove gradualmente, di volta in volta, vengono aggiunti degli elementi descrittivi, alla fine come un puzzle si mettono insieme tutte le caratteristiche dei KERUVIM per arrivare a una conclusione: I Cherubini non sono affatto quei esseri spirituali che la teologia ha sempre detto, ma sarebbero dei veicoli volanti monoposto guidati da YHWH stesso che venivano pilotati sedendosi come ci si siede a cavallo o in una moto da strada di grossa cilindrata. Nelle conferenze gli viene spesso fatta questa domanda: Questa descrizione dei cherubini vale anche per i cherubini dell’arca dell’alleanza? La risposta è No! Dal momento che l’etimologia della parola KANAF (ali) indica un qualcosa che copre, i cherubini dell’arca avevano la funzione di coperchio, sono dunque cose completamente diverse anche se hanno lo stesso nome. In questo articolo andremo ad analizzare la prima apparizione dei cherubini nel libri della genesi.

KERUVIM NELLA GENESI

La prima apparizione dei KERIVIM la troviamo già nel terzo capitolo della genesi: Adamo ed Eva hanno appena mangiato il frutto proibito e sono stati cacciati dal giardino dell’Eden. Dio fa presidiare l’ingresso del giardino da un Cherubino affinché Adamo e Eva non rientrino. Così nel versetto 24 troviamo:

 Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita. (Genesi 3,24).

Biglino nel suo libro riporta questo episodio dando la seguente conclusione:  I KERUVIM sono connessi a delle lame fiammeggianti che ruotano rapidamente. Ricorderebbe quindi un congegno simile a una turbina di un aereo o similare.  Questa conclusione non potrebbe venir in mente nessuno leggendo semplicemente la Bibbia in italiano. Propone infatti questa traduzione letterale (verranno prese in esame le parole colorate di rosso):

LA LAMA  חֶרֶב: Biglino traduce la parola HEREV come lama, lamentandosi come le Bibbie erroneamente la traducono come “spada” facendo perdere al versetto un particolare di una certa importanza. Ora andiamo a vedere sul dizionario cosa di dice riguardo alla parola HEREV:

Da come si può vedere la parola HEREV assume molteplici significati, ma tutti riconducibili alle armi e non  specificamente a una lama in senso generale. Quindi la traduzione con “lama” è sbagliata.

ROTEANTE מִּתְהַפֶּכֶת:Il termine MITHAPEKET  corrisponde grammaticalmente alla forma verbale HITHPHAEL del verbo HAFAK. Consultando il dizionario il verbo in questa forma risulta significa “agitarsi” e non roteare. Da notare che inserisce anche il riferimento biblico che stiamo analizzando. Nelle traduzioni compare tradotto come “guizzante” che significa appunto agitarsi e muoversi con uno scatto.

Se l’autore avesse voluto esprimere il concetto di rotazione avrebbe dovuto esserci il termine HIL oppure HUL.

CON: Il termine ET אֵת è usato spesso in ebraico per determinare il complemento oggetto di una frase. Come secondo significato viene usato per indicare un luogo o posto e si può tradurre con termini del tipo: In, con, presso, vicino a, accanto, adiacente ecc.  Nella traduzione letterale, Biglino traduce questo termine “CON” che grammaticalmente non è sbagliano, ma nella sua spiegazione fa diventare il semplice “CON” nell’espressione “CONNESSO A” e questo è un il passo più lungo della gamba, un evidente forzatura per spingere il lettore a seguire la sua teoria.

CONCLUSIONE:  Alla luce dell’analisi con l’ausilio del dizionario non si riscontrano elementi che confermino la tesi di Biglino. Da considerare che se lo scopo del cherubino in questo contesto è quello di sorvegliante,  troviamo che l’interpretazione del cherubino come una “navicella volante” è assolutamente fuorviante. Il versetto parla di una creatura celeste con in mano una spada in grado di usarla con abilità.

IL KAVOD E L’AZIENDA D’ARMI

Nel libro di Biglino: “la Bibbia non parla di Dio” a pagina 65 spiega brevemente quali sono le caratteristiche del KAVOD, almeno come lui le interpreta. Il motivo per cui dedichi solo una pagina sta nel fatto che questi argomenti sono approfonditi già nei libri precedenti. Dopo aver spiegato come il KAVOD fosse un arma micidiale invita il lettore a visitare il sito web

http://jpfo.org/sponsors/kavod.htm

o la relativa pagina facebook: www.facebook.com/KavodCustom/?ref=page_internal


Quello che si palesa è un sito internet americano dove commercializza armi da fuoco: pistole, fucili d’assalto e tanto altro ancora. Questa azienda ha come logo la parola KAVOD scritta con i caratteri ebraici. A questo punto un lettore potrebbe pensare che gli ebrei sanno benissimo che il KAVOD è un arma, tanto da chiamare un’azienda di armi con quel nome, quindi la traduzione di KAVOD con gloria è solo una scelta dei teologi per giustificare un Dio trascendente. È la prima volta che Biglino per avvalorare la sua tesi non usa la Bibbia o l’archeologia, ma un semplice sito internet che tutti possono visitare; il problema sta nel fatto che è più semplice da smascherare, in quanto negli altri casi bisogna studiare e approfondire materie difficili come l’archeologia o la lingua ebraica per smentire Biglino, in questo caso invece è sufficiente inviare una E-mail all’azienda per capire il motivo per cui usano la parola KAVOD per una azienda che vende armi e se ha a che fare con il fatto che KAVOD possa significare arma. Biglino di solito conta sul fatto che nessuno vada ad esaminare e controllare quello che scrive, ma sfortunatamente quel qualcuno c’è stato. Lo studioso indipendente Daniele Salamone inviò una E-mail all’azienda per chiedere spiegazioni: L’azienda rispose confermando che KAVOD significa gloria ed onore, come in un qualunque dizionario e la scelta del termine come nome per l’azienda deriva da un saluto informale tra i membri delle forze di difesa israeliane. Non c’è pertanto nessuno riferimento alla Bibbia, niente che possa confermare che KAVOD significhi arma quindi la scelta di Biglino per avvalorare la sua tesi è del tutto fallimentare. Nonostante questo i fan sfegatati di Biglino sul web, con aria di sfida, fanno riferimento a questo sito per esaltare la tesi del loro idolo.

RUACH – KAVOD

In Ezechiele 3,12 troviamo un brano dove compaiono sia il termine RUACH che il termine KAVOD. L’obbiettivo di Biglino è far credere al lettore o in caso di conferenza, lo spettatore che il RUACH che lui intende come astronave, sia simile al KAVOD. In una conferenza di cui è presente uno spezzone online spiega questa parte del libro di Ezechiele[1], riporto le sue testuali parole: <<Un RUACH, tradotto comunemente come spirito, mi sollevò; ascoltate bene, un fragore di gran terremoto mentre il KAVOD di YHWH si alzava da quel posto. Quindi il KAVOD è dietro di lui e non lo vede, ma mentre si alza fa rumore e lui sente il rumore del KAVOD. Ezechiele sale sulla RUACH e lo porta a Gerusalemme.>> Detta in questi termini sembrerebbe proprio che il KAVOD sia qualcosa di concreto, di materiale, che si alza e fa rumore e non un concetto puramente astratto. Ma vediamo il versetto completo nella Bibbia.

Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: “Benedetta la gloria del Signore dal luogo della sua dimora!”. Era il rumore delle ali degli esseri viventi che le battevano l’una contro l’altra e contemporaneamente il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono ( Ezechiele 3,12-13).

OSSERVAZIONI:

Leggendo i due versetti notiamo alcune incongruenze rispetto alla spiegazione che da Biglino. Vediamo quali:

  1. Il testo biblico non menziona assolutamente che “la gloria” si alza.
  2. Viene completamente omessa la parola “benedetta” molto importante per comprendere il contesto.
  3. Non viene tenuto conto della punteggiatura del testo ebraico.

In questi versetti troviamo Ezechiele all’inizio di un viaggio mistico e non fisico per gli effetti dello spirito (RUACH) di cui abbiamo precedentemente analizzato. Cade in una sorta di trance mistica e sente subito un forte rumore. Da come si può vedere dall’illustrazione in basso, arrivati a questo punto troviamo un simbolo che fa parte della punteggiatura ebraica  graficamente molto simile al nostro simbolo di “due punti” chiamato: SOF PASUQ  che indica la fine di un segmento logico, molto simile a nostro “punto” alla fine di una frase.


Abbiamo quindi un inizio di una nuova frase non così strettamente collegata alla precedente. In questa frase Ezechiele di fronte a questo evento mistico straordinario proclama spontaneamente una lode al Signore benedicendo la gloria, ovvero al KAVOD di Dio. Per questo motivo compare la parola KAVOD, non per dire che fa rumore, ma per glorificare il Signore. Il rumore compare nel versetto successivo chiaramente spiega l’origine del rumore dovuto allo sbattere della ali degli esseri ovvero i Cherubini. Di questo argomento approfondiremo nei prossimi capitoli. Concludendo il KAVOD non fa rumore, e non si alza e tanto meno Ezechiele non entra nella RUACH come si entra in un elicottero. Queste azioni sono solo frutto di speculazioni non presenti nel testo ebraico.

[1] Dal video “MAURO BIGLINO – Kavod Ruach” di YT Communication

LE TEOFANIE

Nei libri degli autori del “libero pensiero” viene detto che la gloria secondo la teologia è un concetto astratto e metafisico, ma dal contesto biblico evince che si tratta di qualcosa di concreto, visibile dall’uomo per questo la traduzione di KAVOD, come la intendono i teologi non ha senso. Questo è del tutto sbagliato, La parola KAVOD  viene anche usata per definire alcune teofanie, ovvero le manifestazioni tangibili di Dio. Come detto precedentemente non è possibile vedere Dio fisicamente con i nostri occhi, quindi si manifesta sotto forma di eventi apparentemente naturali di origine divina, un modo in cui l’uomo potesse vedere con i propri occhi gli effetti dell’opera del Signore conoscendolo indirettamente, ma senza percepire direttamente la sua essenza. Sono proprio questi i casi in cui la parola KAVOD con spiegazioni ingannevoli viene fatto passare per un astronave, talvolta dotata di armi potentissime. Ci sono principalmente due teofanie che ricorrono spesso nella Bibbia che si riferiscono alla gloria di Dio: la nube e il fuoco.

LA NUBE:

Sono numerosi i riferimenti della “nube” nella Bibbia specialmente nella torà. Un esempio lo troviamo in esodo 16,10

Ora, mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi si voltarono verso il deserto: ed ecco, la gloria KAVOD del Signore si manifestò attraverso la nube. 

Quindi Dio manifestava la sua presenza con la nube che secondo la teologia era il segno della gloria nascosta. Come si concilia questo con il concetto di KAVOD che ha Biglino? Secondo lui la nube era un gas che veniva emanata dall’astronave con lo scopo di nasconderla. Non dice il motivo per cui doveva per forza nascondersi in una nube e fattibilmente sarebbe stata un’impresa decisamente ardua, sarebbe bastata una folata di vento per portare via il vapore e scoprire l’astronave. Uno dei versetti citati da Biglino in parte è Esodo 24,16-18; In questa parte Biglino sostiene che il versetto descrive un l’atterraggio di un astronave, vediamo cosa dice la Bibbia in questi versetti:

La gloria KAVOD del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiamò Mosè dalla nube. La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna. Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte quaranta giorni e quaranta notti.

Possiamo subito notare che questi fenomeni non erano naturali e scambiati come provenienti da Dio, perché è da questa nube che Dio fa sentire la sua voce a Mosè chiamandolo a venire sul monte per ricevere tutte le istruzioni. Il fatto che la nube si posizioni sul monte indica che non poteva essere un astronave, in quanto sicuramente un astronave non atterrerebbe in cima a una montagna a causa della sua irregolarità geologica, ma bensì in pianura. Nel versetto si parla anche del KAVOD  descritto come fuoco divorante. Non sappiamo cosa avessero visto con esattezza ma sicuramente possiamo dire con certezza cosa NON hanno visto. Se fosse stata un astronave l’avrebbe descritta in tutt’altro modo, ad esempio con un grande (GADOL גָּדוֹל) oggetto metallico (MASSECAH מַסֵּכָה) o qualcosa che richiamasse un oggetto solito e di massa costante. Non esiste mai una descrizione dettagliata sulle sue caratteristiche e dimensioni di quella che per qualcuno è un astronave? In Numeri 14,21 troviamo che il KAVOD di YHWH riempirà tutta la terra, mentre in Esodo 40,24 dice che il KAVOD  riempie il tabernacolo presente nella tenda del convegno. Quindi ciò che è enorme dovrebbe entrare uno spazietto piccolo nella tenda del convegno. Se si vuole pensare il KAVOD come un astronave volante dotata di armi allora è un problema conciliare questi versetti, ma se si accetta il concetto di gloria di Dio come la teologia la descrive allora tutto torna. In diversi passi la nube riempie prima la tenda del convegno e successivamente nel tempio di Salomone (1Re,11). Tante e vero che in entrambi gli avvenimenti i sacerdoti sono costretti a uscire.  Ezechiele vide la nube uscire dal tempio a causa del peccato d’Israele (Ezechiele 10,18). Questa è una ricostruzione di quello che fu il magnifico tempio di Salomone distrutto dai babilonesi nel 700 A.C.  Se si vuole pensare che un “dio alieno” abbia usato il tempio come un garage per la sua astronave è alquanto ridicolo anche solo pensarci viste le proporzioni sia dell’edificio che le porte d’accesso.

Nel libro di Biglino “non c’è creazione nella Bibbia” riguardo alla nube troviamo scritto: La nube che sempre accompagna la manifestazione del KAVOD costituisce forse la rappresentazione biblica di quanto si sa circa la modalità con cui si manifestano particolari categorie di oggetto volanti così come sono descritte da coloro che si occupano di tecnologie avanzate? Naturalmente non lo sappiamo, non entriamo nel merito del tema perché non è nostro compito e quindi non possiamo fare ammissioni.

In poche parole non c’è nessuna correlazione tre la “nube” e il KAVOD inteso come UFO, si possono fare solo ipotesi, speculazioni senza dare prove sufficienti per sostenere questa tesi in maniera inconfutabile, ci sono solo degli spunti di riflessioni per chi vuole assolutamente vederci nella Bibbia lo zampino degli alieni. Per chi vuole credere a questo troverà sempre una scusa per farlo, anche arrampicandosi sugli specchi.

IL FUOCO:

La teofania del fuoco già citata in parte in Esodo 24,16-18 è anch’esso ricorrente nella torà, lo troviamo ad esempio in Deuteronomio 4,11-12:

Voi vi avvicinaste e vi fermaste ai piedi del monte; il monte ardeva, con il fuoco che si innalzava fino alla sommità del cielo, fra tenebre, nuvole e oscurità. Il Signore vi parlò dal fuoco; voi udivate il suono delle parole ma non vedevate alcuna figura: vi era soltanto una voce.

Anche in questo versetto si può notare come questo “fuoco” che dalla descrizione potrebbe ricordare una eruzione vulcanica non è di origine naturale ma bensì divina, anche in questo caso si percepisce da essa la voce di Dio. Altri casi in cui si percepisce la voce di Dio nel fuoco le troviamo in: Deuteronomio 4,36 e 5,4-5. Per Biglino il cosiddetto “fuoco” è una sorta di raggio energetico in grado di incenerire tutto ciò che colpisce; ma questo non spiega perché in esso Mosè sentisse la voce di Dio. La teofania del fuoco compare in due casi dove viene detto che un fuoco accende l’olocausto (2cronoche 7,2-3 e levitico 9,23); viene usato da YHWH come strumento di giudizio sugli ingiusti (Numeri 16,35); in questi casi si dice sempre che il fuoco proviene da YHWH, non è dunque un qualcosa che proviene dal KAVOD, quindi non si può attribuire a un raggio energetico proveniente da una astronave, quello che sembra incenerire è semplicemente un fulmine, in quanto il termine tradotto come fuoco (ESC)  אֵשׁ significa anche fulmine. Se avessero veramente visto una sorta di raggio laser, o raggio energetico avrebbe certamente usato il termine ESC, ma dal momento che si trattava di un fenomeno fuori da elementi naturali conosciuti dell’autore avrebbe dovuto usare l’espressione “come un fuoco” aggiungendoci  la preposizione inseparabile KE כּ che significa “come o secondo”. Quindi se avessero visto un raggio laser generato con qualche forma di tecnologia avanzata avrebbe dovuto esserci scritto KESC כְּאֵש al posto di ESC, oppure la locuzione KEMAREH-ESC כְּמַרְאֵה-אֵשׁ come apparenza di fuoco.

ESODO 33-34   VEDERE IL KAVOD

Esodo 33,12-23 è l’episodio preferito di Biglino per spiegare che cosa sia questo KAVOD di YHWH, infatti nelle conferenze, se ha poco tempo a disposizione per parlare del KAVOD spiega a modo suo questo episodio citando solo alcuni versetti. Vediamo la sua spiegazione: In questa vicenda Mosè si trova sul monte Sinai dove riceve la richiesta da parte di YHWH di guidare concretamente il suo popolo in questa sfida di attraversare il deserto e raggiungere la terra promessa e sottolinea che tutti devono vedere con grande evidenza che YHWH è con loro. Allora Mosè chiede: Mostrami la tua gloria (KAVOD). Mosè vuole vedere lo strumento che consentirà al popolo di Israele di raggiungere tutti gli obbiettivi, e come strumento si intende “un arma”. Questo servirà anche per convincere la gente a seguire questo ELOHIM e non altri. YHWH si rende conto della situazione e accetta la richiesta di Mosè, ma lo avverte che questa sua richiesta è molto pericolosa, addirittura potrebbe anche ucciderlo. È necessario adottare delle misure precauzionali affinché la incolumità di Mosè sia salvaguardata. Quindi si può affermare che questo KAVOD può uccidere. Viene detto a Mosè che nessuno può vedere la parte frontale del KAVOD e rimanere in vita. Quando passa uccide chi gli sta di fronte.  Non può dunque essere dosata o limitata, ma si possono solo prendere misure precauzionali. A questo punto YHWH indica a Mosè una cavità tra le rocce per potersi riparare e in aggiunta YHWH  lo coprirà con la sua mano. Quando il KAVOD passerà potrai guardarlo da dietro in questo modo per Mosè non ci sarà pericolo. Si può affermare dunque che il KAVOD  è un qualcosa che passa e Mosè deve essere protetto in quando questo KAVOD  può ucciderlo e YHWH non può farci niente, Le rocce sono quelle che riparano Mosè e fanno quello che YHWH non può fare. Quando Mosè scende dal monte il popolo nota che ha il viso arrossato, tipico sintomo di una ustione dovuta al passaggio del KAVOD che nonostante le precauzioni ha lasciato un segno sul volto di Mosè, è stato dunque esposto a una energia molto potente, questo farebbe pensare a una sorta di raggio energetico. Questo brano mostra che il KAVOD  possiede certe caratteristiche che non possono essere ricondotte alla  traduzione di gloria, come concetto astratto, trascendente e immanente.

IL DIO DELLA GLORIA

Questo brano è conosciuto come la “preghiera di Mosè”. Avviene un dialogo tra Dio e Mosè dove quest’ultimo pressato da una grande responsabilità; essere leader di un intero popolo per condurlo alla terra promessa, vuole assicurarsi che Dio sarà con lui e così anche tutto il popolo deve sapere che Dio cammina a loro fianco, così dice: Come si saprà dunque che ho trovato grazia ai tuoi occhi, io e il tuo popolo, se non nel fatto che tu cammini con noi? Così saremo distinti, io e il tuo popolo, da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra” (V16). Mosè vuole un segno che possa distinguere il popolo ebraico dagli altri popoli che adorando solamente delle statue di pietra inanimate, così gli fa una richiesta particolare: Mostrami la tua Gloria (KAVOD). Subito dopo Dio risponde così: Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia” (V19). Questo versetto non compare nei libri di Biglino; diciamo che se l’obbiettivo è dipingere YHWH come un essere spietato e crudele, far conoscere questo versetto dove la parola bontà e misericordia sono accostate a Lui; non è proprio il massimo; poi questo versetto è un po’ troppo teologico e Biglino è un po’ allergico ai concetti teologici. Veniamo ora a uno dei versetti più importanti; Dio prosegue dicendo:

 Ma tu non potrai vedere il mio volto  1), perché nessun uomo può vedermi 2)  e restare vivo” (V20).

A questo punto Mosè avrebbe potuto dire: Ma io non ti ho chiesto di farmi vedere il tuo volto, ti ho chiesto di farmi vedere il tuo KAVOD; ma attenzione alla parola “volto” (PANIM) perché è questa una delle parole chiave per comprendere cosa sia il KAVOD, infatti sta dicendo che la gloria (KAVOD) e il volto di Dio (PANIM) sono appunto la stessa cosa. Mosè dopo aver sentito per diverso tempo la voce di Dio, vuole vedere anche la sua gloria, ovvero il suo volto così anche da avere una testimonianza in più di fronte al popolo. La gloria, che è la presenza splendente di Dio si manifesta proprio nella sua bontà verso il popolo, in tutto ciò che ha operato e opererà per Israele, questo è il senso del versetto 19 citato precedentemente che con questa chiave di lettura ha senso. Nel versetto sono sottolineati due parole chiave che vanno in netto conflitto con la narrazione ufologica:

  • Il termine “mio volto” in ebraico PANAI è un chiaro riferimento che si sta parlando di Dio stesso. Nella narrazione ufologica si enfatizza il termine “volto” ignorando il pronome possessivo “mio” per supporre erroneamente a una possibile “parte laterale del KAVOD”, giocando sul fatto che PANIM può significare anche lato; proseguendo successivamente con una domanda ingannevole: Come fa la gloria avere dei lati? È di fatto una domanda senza senso, infatti la gloria non ha lati, né frontali né laterali. Questa traduzione alternativa è importante nella narrazione ufologica perché vuole far intendere a un suo lettore che il KAVOD non è un concetto astratto, ma un oggetto materiale ed essendo un arma non può essere vista in funzione da un certo lato perché sarebbe proprio dove spara il raggio energetico. Peccato che questa interpretazione è grammaticalmente insostenibile. il termine PANIM quando è riferito a YHWH, dal momento che indica Dio stesso è da considerarsi un avverbio. Lo si può vedere più chiaramente nei versetti 14 e 15 sempre nel capitolo 33 dove recita rispettivamente: Il mio volto camminerà con voi …(V14) e Se il tuo volto non camminerà con noi … (15) Da qui si può notare come il termine volto (PANIM) viene usato come avverbio e non indica il viso come parte anatomica di una persona. Questa è una traduzione letterale che in italiano risulto poco comprensibile, infatti in altre versioni troviamo tradotti rispettivamente: Io stesso vi guiderò … (V14) e Se non ci guidi … (V15). L’uso avverbiale del termine “volto” PANIM è indicato chiaramente sul dizionario:

Quindi non può essere negato. Biglino, traducendo il termine con “parte laterale” di fatto lo identifica come un sostantivo e non un avverbio. Questo errore di pura grammatica è piuttosto grave da uno che si vanta per le sue competenze di ebraico. Se l’autore avesse voluto far intendere la presenza di “lati” nel  KAVOD avrebbe dovuto esserci al posto di “mio volto” “volto del KAVOD” (PENÉ KAVOD). In questo caso  termine PANIM sarebbe stato riferito al KAVOD.

  • Il termine “vedermi” (IRANI) indica il chiaro desiderio di Mosè di vedere Dio stesso, la sua gloria splendente e non di fargli vedere un oggetto materiale in suo possesso. Altrimenti ci sarebbe dovuto essere il termine “vederlo” (IRAHU)

Alla luce di questi due termini chiave per la comprensione  della gloria di Dio si può concludere che la narrazione ufologica è del tutto fuorviante. Come avrebbe dovuto essere la traduzione interlineare per renderla coerente con l’interpretazione di Biglino:

Al posto di:

Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”

Avrebbe dovuto esserci:

Ma tu non potrai vedere il  volto del KAVOD, perché nessun uomo può vederlo e restare vivo”.

Rimanendo sempre su questo versetto concentriamoci sulla seguente affermazione: Perché Dio dice che l’uomo non può vederlo o vedere la sua gloria e rimanere in vita? La Bibbia non lo dice, ma se incrociamo i dati con le esperienze NDE possiamo intuire una risposta. Le esperienze NDE, conosciute come le esperienze di pre-morte, sono avvenimenti che si verificano quando una persona a seguito di un indicente o una malattia di fatto e muore e sperimenta la sensazione del distacco dell’anima dal corpo e di seguito il passaggio nell’aldilà, concludendo con il ritorno nel corpo. Ci sono testimonianze in tutto il mondo riguardo questo fenomeno. Una di queste racconta di aver visto Dio come una immensa luce che non abbaglia gli occhi dove si percepiva una energia onnipotente. Ora, noi tutti vedremo Dio nell’aldilà e la nostra anima non verrebbe distrutta poiché si adatta alle condizioni celesti, ma i nostri corpi, che sono progettati per l’atmosfera di questo pianeta e non sono adatti a stare di fronte a una tale potenza; se Dio trasmigrasse in questa dimensione così come appare in cielo verremo distrutti, per questo non può farsi vedere finché siamo qui in vita, non certo per colpa di Dio. Ma allo stesso tempo voleva anche accontentare la richiesta di Mosè e disse: Tu starai sopra la rupe:quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. (Esodo 33,22). Anche in questo versetto troviamo un’espressione In continuità con il versetto precedente: Inizialmente compare “passerà la mia gloria” in fondo invece: “finché non sarò passato”. Letteralmente FINO AL PASSAGGIO MIO, il pronome possessivo indica la prima persona singolare. Anche in questo caso si parla della gloria come Dio stesso. Se il KAVOD fosse stato un oggetto esterno a YHWH avrebbe dovuto usare il pronome per indicare al terza persona singolare. Quindi:                  

                                        Al posto di                                 avrebbe dovuto essere

La parola “mano” (CAF כַּף) similmente a “volto” quando è riferito a YHWH non indica una parte anatomica, ma esprime una azione che compie Dio. Tra le sfumature che questo vocabolo possiede ci sono termini che richiamano l’operabilità così YHWH quando compie un azione, figurativamente viene indicata il termine “mano”. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere”. (23) In questo caso da una protezione a Mosè che evidentemente le rocce non erano sufficienti. L’espressione “vedrai le mie spalle” nel linguaggio biblico indica una visione parziale. Se il KAVOD fosse stato un cannone energetico non ci sarebbe stato nessun bisogno di adottare misure precauzionarli come spiega la versione ufologica; sarebbe stato molto più semplice puntare l’arma in una direzione diametralmente opposta a Mosè, in questo modo avrebbe visto tutto in maniera completa in sicurezza. Il racconto biblico spiega tutt’altro; Mosè è stato l’unico ad aver avuto il privilegio, anche se in maniera molto limitata, di riuscire a vedere Dio da vivo. Non ha visto Dio direttamente, ma solo i suoi effetti. L’unico modo in cui tutti gli uomini potessero vedere la gloria di Dio da vivi è venire sulla terra in forma umana, così ha fatto con Gesù Cristo, come sta scritto: E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre , pieno di grazia e di verità (Giovanni 1,14).

LO SPLENDORE DELLA GLORIA

Successivamente Mosè rimane ancora sul monte per diverso tempo, dove avviene anche la famosa scena dei 10 comandamenti. Quando scende dal monte in Esodo 34,29-30 non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. Da notare che il versetto non si dice che Mosè aveva il volto ustionato, ma era raggiante, emanava luce, tante è vero che il popolo non avendo mai visto questo fenomeno si spaventarono, cosa che non avrebbero avuto nessun motivo se si fosse semplicemente ustionato. Inoltre Mosè non se n’era nemmeno accorto di avere il volto luminoso, raggiante; se avesse avuto un ustione se ne sarebbe accorto eccome. Questo versetto infatti non è riportato nei libri di Biglino e non tenta nemmeno di dare una sua traduzione letterale, perché anche questa lo smentirebbe. Infatti la parola tradotta come raggiante è QARAN che consultando il dizionario significa effettivamente e solamente raggiante:

Nessuno potrebbe accusare i teologi di aver fatto una traduzione di comodo.  Un altro esempio di versetto contenente il termine QARAN lo troviamo all’interno del cantico di Abacuc, che per renderlo in un italiano scorrevole è stato tradotto con “splendore”: Il suo splendore (QARAN) è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sua mani: la si cela la sua potenza (Abacuc 3,4). Vediamo che in questo versetto la traduzione QARAN in splendore rientra perfettamente nel contesto. La Bibbia fornisce ulteriori dettagli riguardo al volto raggiante di Mosè: In primo luogo si denota come questo fenomeno compare quando Mosè scende dal monte, ma non è per forza ricollegato all’esperienza in Esodo 33 commentata precedentemente in quanto questo fenomeno ricompare ogni volta che Mosè parla con Dio nella tenda del convegno in mezzo al popolo. Si dice che Mosè fu l’unico a parlare con Dio “a faccia a faccia”. Subito dopo si copriva la faccia con un velo (MASWÈ מַסְוֶה ). Ogni volta che avveniva lo splendore gradualmente spariva. Secondo l’apostolo Paolo in 2 Corinzi 3,13 Mosè si velava il volto perché i figli di Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Il fatto che tra Dio e Mosè c’era tutta questa grande intimità che anche i profeti successivi non avevano e il fatto che Mosè aveva il volto temporaneamente raggiate sembrerebbe che Mosè fu esposta a qualche forma di potenza o energia proveniente direttamente da Dio stesso e come tutte le energie rispetta la seconda legge della termodinamica dove se un corpo riceve una fonte di energia e non viene più alimentata, gradualmente svanisce, come quando fai bollire l’acqua e poi spegni il gas, prima o poi tornerà fredda per questo il fenomeno era solo temporaneo. Esiste un nesso anche nel nuovo testamento: Nella famosa scena di Gesù che guarisce la donna con le perdite di sangue (Matteo 9,20-22. Marco 5,25-34. Luca 8,43-48) troviamo che non appena la donna tocca il mantello di Gesù e crede con fede che verrà guarita, cosa che effettivamente avviene, Gesù dichiara di aver sentito una forza uscire da lui. Che cosa era questa forza?  Gesù era pieno  di Spirito Santo che gli consentiva di avere accesso alla gloria di Dio per compiere ogni miracolo e prodigio, quindi questa forza o energia era proprio la gloria, il KAVOD, che infatti ricompare nella scena della trasfigurazione raccontata in (Matteo 17,1-9. Marco 9,1-10. Luca 9,27-36). In Luca 9,27 sta scritto: In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio”. A che cosa si riferiva Gesù? Non certo alla sua seconda venuta. Si riferisce all’episodio della trasfigurazione che viene raccontata dal versetto successivo in poi. I discepoli  assistono a un anticipazione del regno di Dio e vedono Gesù divenire completamente raggiante: Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua (di Gesù) gloria e i due uomini (Mosè ed Elia) che stavano con lui. (V32). Vedendolo raggiante si accorgono subito che stanno vedendo un Gesù in gloria (KAVOD) o glorificato. La forza, la potenza o l’energia che Gesù aveva dentro, nella vicenda della trasfigurazione viene fuori e diventa visibile. Esiste quindi una correlazione fra la trasfigurazione, quindi il volto raggiante di Gesù e il volto raggiante di Mosè. La differenza è che Gesù ha il pieno controllo della Gloria, mentre Mosè ne subisce solo le conseguenze e non può controllarla. In conclusione la gloria, ovvero il KAVOD è un eufemismo per indicare Dio nella sua essenza, più precisamente è la potenza di Dio che è visibile in paradiso con una immensa luce; nell’apocalisse di san Giovanni, l’autore vide nella visione la Gerusalemme illuminata dalla gloria di Dio, tanto che il sole appare inutile (Apocalisse 21,23). Così anche sulla terra si vede come una luce ma solo Gesù ha il potere di controllarla.

IL KAVOD DI YHWH כָּבוֹד

La parola KAVOD compare nelle Bibbie tradotta con gloria. Una termine spesso riferito a Dio, presente nelle preghiere, nelle lodi e in generale nel linguaggio ecclesiastico. Per i “liberi pensatori” che leggono la Bibbia sotto il loro punto di vista, la traduzione di KAVOD con gloria è condizionata da una visione teologica della Bibbia che ne ha stravolto il significato dandone una rappresentazione d’immanenza o di una particolare rivelazione di Dio. La radice della parola KAVOD (K-D-V) indica il concetto di “pesante” e questo fa pensare che si possa riferire al peso di un oggetto fisico. Secondo questi “studiosi” il KAVOD da come lo descrive la Bibbia è una sorta di arma, tipo un cannone laser che distrugge tutto ciò che colpisce ed è montato su una astronave. Biglino approfondisce questo argomento già nelle prime pagine nel suo libro: Non c’è creazione nella Bibbia. In questo saggio dopo un’introduzione inizia con la lista dei significati della parola KAVOD nel dizionario: Peso, massa, onore, rispetto, gloria, splendore. Quindi anche Biglino riconosce che KAVOD  può voler dire anche gloria. Questo perché come in molte radici ebraiche, il significato che sta alla base della radice esprime un concetto sia materiale che figurativo e la gloria o l’onore fanno parte del lato figurativo della radice indicando il peso nella società che ha un individuo. Ad esempio un operaio ha un peso inferiore rispetto a un imprenditore, che a sua volta un peso minore rispetto a un banchiere e così via. Biglino precisa che i traduttori, da partire dalla traduzione greca dei LXX,  avevano in mente il falso concetto di Dio, tra tutti i possibili significati hanno tradotto questa parola con DOXA che significa gloria. Questa decisione deriva esclusivamente dalla necessità avvertita dai teologi di trovare un modo per conciliare il termine KAVOD con l’idea di Dio che hanno creato loro. Biglino accusa i teologi di scegliere il significato che fa più comodo a loro per poter dimostrare la presenza di un Dio trascendente nella Bibbia. Si chiama slittamento semantico, una tecnica che Biglino conosce bene in quanto lui stesso la usa per dimostrare falsamente il suo dio alieno.

LA RADICE

Come detto in precedenza, la radice delle parole in ebraico sono composte da 2 o 3 consonati e sono il punto di partenza per esprimere un’idea che sta alla base, con l’aggiunta delle vocali, espressi con punti o trattini sotto le consonanti il termine assume un significato più specifico, ma le consonanti rimangono invariate. Ogni radice, dunque può avere diverse varianti e possono assumere significati completamente diversi da una all’altra. La radice della parola KAVOD ha tre consonanti: La CAP ( כ ) che corrisponde alla nostra K; la BET ( ב ) che corrisponde alla nostra V, a meno che sia presente un punto nel centro della lettera chiamato “daghesh lene”, in quel caso si legge B; e infine la DALET ( ד ),  la nostra D. Riporto qui sotto nella tabella tutte le varianti della radice K V D :

Come risulta dal dizionario, quando KAVOD  è riferito a Dio ha questi significati:



OSSERVAZIONI:

KAVED è il termine più polisemico. È usato anche per il quinto comandamento: Onora (KAVED)  tuo padre e tua madre. Può voler dire anche fegato perché come noi diciamo “avere un peso sullo stomaco”; gli ebrei dicevano “avere un peso sul fegato”. Biglino non contesta il significato di questo vocabolo. Nella lista delle possibili varianti della radice KVD, si può notare come l’ebraico differenzia in modo netto il concetto di peso, inteso come massa che si esprime in KOVED e il peso figurato, come peso nella società che si esprime con KAVOD. Pur avendo la stessa radice e dunque la stessa idea di base hanno significati completamente diversi. L’errore che commette Biglino è quello di partire con un giusto presupposto, il senso della radice, ma attribuire però il significato di KOVED, peso inteso come massa a quello di KAVOD peso in senso figurato traducibile unicamente con gloria, ma a differenza di KAVED che esprime una gloria generica, KAVOD tra le varie cose è l’unico termine che viene quasi sempre applicato a Dio. È il termine per indicare la magnificenza di Dio quando si manifesta all’uomo e quando è applicata a Dio ha solamente quel significato. Biglino però vuole dimostrare a tutti i costi che in origine aveva solo il significato di peso in senso fisico e allega nel suo libro uno studio Alessandro Demontis, un altro “libero pensatore”.  Fa risalire il termine KAVOD dall’accadico KABATU fino al corrispettivo sumerico DUGUD  che significa pesante di massa e visto che tutte le lingue derivano dal sumerico, in antichità KAVOD significava solo peso, massa. Ora, il termine sumerico DUGUD non ha nulla a che fare con KAVOD, sono parole completamente diverse da lingue di un ceppo completamente diverso. Il sumerico per tutti i linguisti, lo ricordo, non è di ceppo semitico ed etimologicamente non ci sono collegamenti tra l’ebraico e il sumerico. Un esempio più comprensibile potrebbe essere l’italiano e la lingua albanese che pur essendo sviluppati in zone geograficamente vicine sono di ceppi linguistici completamente diversi. Un’altra contestazione che viene fuori dai fan di Biglino è che l’ebraico essendo in origine scritto senza vocali, introdotto solo dai masoreti nel medioevo, ci sarebbe la possibilità di un errore, voluto o no, di un alterazione delle vocali in modo da scambiare KAVOD con KOVED. Non ci sarebbe potuto essere nessuna confusione in quando KAVOD  a differenza di KOVED ha una VAV (ו ) in più che la rende differente. La VAV è una lettera che da sola si legge” V” e compare spesso all’inizio di una parola e si traduce con la “E” congiunzione, ma quando si trova in mezzo a un termine assume spesso una funzione vocalica e indica la presenta di una “O” o una “U”. Quindi al massimo si sarebbe potuto scambiare KAVOD con KAVUD che però hanno significati non molto distanti. La questione più assurda è la continua insistenza nel cercare di dimostrare come KAVOD significa oggetto pesante, quando non ha alcun senso che un astronave o un arma siano ricondotti al concetto di pesante. Un mezzo volante è sempre progettato per non essere troppo pesante in quando ci vorrebbe troppa energia per farla muovere e frenarla. Anche l’identificazione come arma non convince, in quanto se l’autore biblico avesse voluto far intendere che il KAVOD fosse stata veramente un’arma sarebbe stato più logico nominarla in maniera più consona utilizzando altri tipi di radici o vocaboli sicuramente molto più attinenti con la narrazione ufologica come ad esempio la radice del termine HEREV che significa spada. La spada nella cultura dell’epoca era l’arma più classica, quindi metaforicamente avrebbe potuto utilizzare questo vocabolo. Oppure avrebbe potuto usare il termine NESHEK che significa semplicemente arma in senso generico, anche in questo caso questo vocabolo cascherebbe a pennello. Se da quest’arma veniva lanciato o sparato qualcosa di energetico ci sarebbe stata anche il termine RESHEF che può significare, freccia, lampo o fulmine. In questo caso questo vocabolo andrebbe a coincidere con la visione dell’arma di YHWH come una sorta di cannone laser. Per ultima ipotesi, se l’autore avesse voluto enfatizzare maggiormente l’astronave nella sua interezza evidenziando la caratteristica di rimanere sospeso nell’aria o muoversi nell’aria avrebbe potuto usare la parola MERACHEFET che significa librarsi, volare o aleggiare.

RADICETERMINEPRONUNCIASIGNIFICATO
חרב (H R V)חֶרֶבHEREVSpada
נשק (N SH K)נֶשֶׁקNESHEKArma
רשפ (R SH F)רֶשֶׁףRESHEFfreccia, lampo o fulmine
רחפ (R H F)מְרַחֶפֶתMERAHEFETlibrarsi, volare o aleggiare
TABELLA RIASSUNTIVA

Fosse stato uno di questi casi, la teoria ufologica sarebbe stata più credibile, ma il concetto di pesante, che sia di massa o meno non ha alcuna attinenza con quello che i “liberi pensatori” vogliono far credere e questo esclude a priori che si possa trattare di un disco volante dotato di armi.

KAVOD, GLORIA DI DIO

La parola KAVOD è usata spesso nei salmi per lodare e glorificare il Signore. La traduzione di KAVOD come gloria coincide perfettamente. Qui sotto alcuni esempi che lo dimostrano;  non sarebbe possibile travisarli per far credere che KAVOD  sia un oggetto volante, infatti questi versetti non compaiono mai nel libri dei “liberi pensatori”.

Salmo 19,2

I cieli narrano la gloria (KAVOD) di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento

salmo 96,3

 In mezzo alle genti narrate la sua gloria (KAVOD),
a tutti i popoli dite le sue meraviglie
.

Salmo 115,1

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria
(KAVOD),
per il tuo amore, per la tua fedeltà.

Salmo 29,9

Nel suo tempio tutti dicono: ”Gloria”! (KAVOD).

LA RUACH SOPRA LE ACQUE?

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato il termine RUACH dal punto di vista grammaticale tramite un dizionario, analizzando tutti i possibili significati in base al contesto e in base a molti esempi dove compare la parola RUACH, abbiamo constatato che la traduzione è spirito, certamente non un oggetto metallico volante. In questo articolo vedremo una prova archeologica che viene manipolata per farla passare per la prova che sostiene la tesi ufologia del termine RUACH e viene fatta ricollegare a Genesi 1,2.

Lo spirito di Dio aleggiava sulle superficie delle acque.

Biglino fa subito notare che la parola tradotta con “aleggiava” significa rimanere fermo in un punto, proprio come un elicottero rimane sospeso nell’aria. Ma questo è ancora troppo poco per dire che l’oggetto sopra le acque possa essere un disco volante alieno. Allora per convincere i lettori tira in ballo l’archeologia. In diversi suoi libri compare questa immagine e relativo commento  indicandola come prova a sostegno della sua tesi:

Questa parola (RUACH) ha infatti origini molto più antiche della rappresentazione ebraica che abbiamo riportato; affonda le sue radici nella lingua sumera nella quale il suono RU-A veniva reso con un pittogramma molto esplicativo: Il disegno contiene due elementi: un oggetto superiore (suono RU) che si trova al di sopra di una massa d’acqua (suono A). (M. Biglino, Il dio alieno nella Bibbia).

Secondo Biglino la parola RUACH è di origine sumera, la civiltà che secondo la paleastronautica ha avuto i primi contatti con questi alieni chiamati ELOHIM. Nella raffigurazione si vede in alto un oggetto che sicuramente rappresenta che un disco volante alieno che i sumeri pronunciavano con il suono RU, mentre appena sotto 2 linee curve che stanno a indicare le acque e questo coincide perfettamente con il secondo versetto della Bibbia dove quello che viene tradotto come “spirito” aleggiava sulle superficie delle acque. A primo impatto un lettore sarebbe propenso a dare ragione a Biglino o comunque porsi delle domande, se effettivamente, di quello che sostiene c’è qualcosa di vero. Ma osservando attentamente si può notare subito che nel suo ragionamento qualcosa non quadra: Nell’immagine vediamo che “RU” sta sopra ad “A”, mentre invece la Bibbia dice un’altra cosa; che RUACH sta sopra alle acquee e già li si può vedere come il ragionamento di Biglino non calza con il secondo versetto della genesi. Biglino non è la prima volta che si fa aiutare da una certa “archeologia per convincere la gente che la RUACH è una navicella aliena, e molte persone che non conoscono l’archeologia o la lingua ebraica e non svolgono ricerche per capire se quello che dice Biglino è giusto o meno e prendono ogni sua parola come oro colato si lasciano ingannare. La raffigurazione riportata nel libro di Biglino è solamente un disegno stilizzato, sarebbe interessante vedere la foto del reperto originale.

Eccolo qua sopra la foto dove deriva la rappresentazione che compare nel libro di Biglino: Nella parte in basso vediamo le curve ondulate che rappresentano le acquee esattamente come è rappresentato nel disegno. Guardando però il simbolo in alto troviamo una mezzaluna in orizzontale con un cerchio e questo non corrisponde più all’immagine precedente ed ogni sembianza di disco volante svanisce. Il simbolo nella foto e quello nel disegno, sono simboli esistenti ma dal punto di  vista archeologico sono completamente diversi. Gli esperti del settore  scoprendo che questi simboli vengono scambiati per astronavi aliene si fanno una grossa risata. Il simbolo nel disegno stilizzato che compare nei libri di Biglino, non ha nulla a che vedere a un disco volante, l’attribuzione del suono “RU” al quel presunto oggetto volante deriva da un altro ricercatore “indipendente”, tal Christian O’Brien, che semplicemente si rifà a fonti molto datate. O’Brien, infatti, per formulare la sua ipotesi sull’esistenza del termine RU-A in sumero, sembra rifarsi alla vecchia opera di George Barton, The Origin and development of Babylonian writing, risalente addirittura al 1913, attualmente obsoleta. Per intenderci, tale opera era stata pubblicata prima che fossero studiati e tradotti la maggior parte dei testi sumeri (la scoperta e l’inizio degli scavi di Uruk, ad esempio, è del 1912).  Quando nel 1936, l’archeologo e filologo Adam Falkenstein pubblica Archaische Texte aus Uruk (ATU 1), il geroglifico che Biglino e O’Brien identificano con il suono RU- viene invece identificato col suono Šagan il cui significato è semplicemente fiaschetta, un anfora contenente olio. Questa è l’immagine degli appunti di Adam Falkenstein.

Il simbolo nella seconda immagine fotografica non è per nulla di origine sumerica ma di origine cartiginea risalte al III secondo A.C. quindi ben che vada si tratta di civiltà distante almeno 1800 anni nel tempo e 3000 km di distanza e non hanno nulla che fare tra di loro. Secondo gli archeologi si tratta in realtà del simbolo della dea della luna e della fertilità cartaginese Tanit, ben conosciuta dagli archeologi e molto diffusa. Quello che viene scambiato per un disco volante rappresenta il sole e la luna crescente.

Alcuni esempi di reperti cartaginesi raffigurati il simbolo della dea Tanit

Riassumendo:

I due simboli: , il disegno stilizzato che Biglino mostra nei sui libri e l’immagine nella fotografia vengono spacciati come se fossero identici, sono in realtà profondamente diversi. un simbolo corrisponde alla dea della fertilità Tanit e l’altro una fiaschetta dell’olio. Entrambi spacciati per lo stesso simbolo e identificato come una navicella aliena. Non è stato Biglino ad elaborare tutto questo, ha attinto da studi di autori della paleastronautica precedenti; in ogni caso chiunque abbia elaborato questi studi non possono essere ricondotti a semplici errori, ma ha vere e proprie frodi ben elaborate con lo scopo di dare delle prove per sostenere la tesi aliena nella Bibbia.

RUACH: UN’ASTRONAVE ALIENA?

In questo articolo vedremo una serie di passi biblici dove è presente la parola RUACH e secondo i “liberi pensatori” sarebbe una macchina volante aliena che trasporta le persone con estrema velocità. Prima è necessaria una breve premessa: I “liberi pensatori” nel commentari i versetti hanno un mente 2 concetti base, vediamoli e commentiamoli:

1) La radice della parola RUACH indica un oggetto che si muove nell’aria

SBAGLIATO! La radice RUACH indica l’idea di aria in movimento

2) Si dice sempre che la lingua ebraica è una lingua polisemica, ovvero le parole possono avere più significati, ma per i teologi la polisemia svanisce quando si affronta la parola RUACH, quindi per loro significa sempre spirito.

SBAGLIATO! RUACH non significa solo spirito, ma può significare anche vento.


EZECHIELE 1,4

Di questo versetto ne parla Mauro Biglino in una conferenza presente una parte anche su you tube. Stranamente non cita il versetto ma lo spiega soltanto. Da tener presente che tutti i versetti citati precedentemente e abbiamo analizzato sul RUACH, dimostrando che sicuramente non può essere una navicella spaziale, non vengono mai commentati da Biglino, quindi può parlare a ruota libera sapendo che i suoi interlocutori non sono a conoscenza di questi versetti. Riguardo Ezechiele 1,4 spiega che troviamo scritto che Il RUACH degli ELOHIM viene da nord producendo forte vento di tempesta. Lo scopo è far venire in mente allo spettatore che è assurdo che il versetto parli di spirito; una cosa è che viene da una direzione e produce vento di tempesta? È molto più fattibile che parli di una nave spaziale che viaggia veloce. Allora per avere un quadro più chiara andiamo a vedere il versetto direttamente in ebraico

Io guardavo ed ecco un uragano (RUACH) avanzare dal settentrione  (Ezechiele 1,4)

Prima di tutto da come dice il versetto non si sta parlando della RUACH di YHWH,  in quando la parola YHWH non è nemmeno presente nella frase. La parola RUACH non è accompagnata da YHWH ma da SARAH che significa letteralmente tempesta. In questo contesto RUACH significa “vento” che nella Bibbia è tradotta giustamente con il termine uragano. Non sta dicendo che è la RUACH a provocare il vento tempesta, ma è esso stesso la tempesta. Non c’è nessuna astronave in questo versetto, dice solo che Ezechiele vide un forte vento di tempesta venire da nord.

2SAMUELE 22,11

Un versetto discusso nel suo libro è 2samuele 22,11 di cui non riporta la traduzione della Bibbia, ma propone una sua traduzione letterale:

Biglino spiega in questo versetto che la RUACH è un oggetto volante dotato di ali, in cui il termine KANAF contenuto in questo breve versetto può voler anche dire “parti laterali dell’oggetto”. In questo modo il lettore sarebbe condotto a immaginare una navicella spaziale con ali simili a quelle di un aereo e questo testimonia come la RUACH non può essere altro che una navicella volante aliena. Ora vediamo  il  contesto in cui questo versetto è presente: Si trova all’interno del Cantico di Davide per ringraziare Dio e lodarlo per la sua protezione e  la vittoria contro i suoi nemici. Esiste anche una variante di questo cantico nel Salmo 18. Come al solito Biglino prende una piccola frase di un cantico, senza dire che si tratta di un genere letterario poetico, quindi ricco di metafore ed allegorie e lo interpreta in maniera meccanica. Ad esempio, nello stesso cantico troviamo scritto nel versetto 8: La terrà tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei cieli. Questo è un esempio di un versetto che non ha senso tradurlo alla lettera, perché si tratta di versetti poetici. Nella Bibbia CEI questo versetto che Biglino analizza è tradotto: Appariva sulle ali del vento. RUACH in questo caso si traduce vento. Per quanto riguarda la parola “ali” in ebraico nel versetto in analisi lo troviamo come KANFE, versione costrutta utilizzata quando è collegata a un’altra parola, in questo caso la RUACH, ma la forma base è KANAF כָנָף che Biglino asserisce un significato di “parti laterali dell’oggetto”; questo però non è riscontrabile sul dizionario di cui da diversi significati ma nulla riconducibile a quello che indica Biglino:

Questo termine può essere attribuito materialmente alle ali degli uccelli, oppure all’estremità di un’oggetto, ma in molti casi ha connotazione poetica e figurativa, in particolari nei generi letterali poetici come il cantico in 2Samuele 22,11. Un altro esempio della parola KANAF usata come metafora la troviamo nel Salmo 139,9 con l’espressione “ali dell’aurora”. In questo Salmo Davide loda l’onnipotenza e la onniscienza di Dio. Nessuno può dire che l’aurora sia un astronave. Un altro esempio in Isaia 8,8 dove troviamo scritto: Le sue ali distese copriranno tutta l’estensione della terra. Questo versetto anch’esso scritto in senso metaforico, si riferisce all’invasione del regno d’Israele da parte del re d’Assiria. In nessuno di questi 2 casi la parola KANAF è riconducibile meccanicamente a delle estremità su un oggetto. Se l’autore del cantico avesse visto l’ELOHIM YHWH guidare un veicolo non avrebbe mai detto di vederlo nelle ali, o parti laterali, ma avrebbe detto, al dentro in posizione centrale proprio come i nostri aerei, anche questa è una incongruenza alla tesi ufologica. In conclusione In 2samuele 22,11 non c’è nessuna astronave, ma è uno dei tanti versetti poetici presenti nei cantici e non si traduce “le parti laterali della RUACH” ma “le ali del vento”.

1RE 18,12

Siamo alla fine del tempo della carestia nella terra d’Israele, mandata da Dio tramite Elia come retribuzione dei peccati di idolatria. In questo episodio Elia incontra un certo Abdia, il maggiordomo del re Acab. Egli a differenza del re fu un timorato di Dio; quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, lui aveva preso cento profeti e ne aveva nascosti 50 alla volta in una caverna e aveva procurato loro pane e acqua. Elia dice ad Abdia: << Va a dire, ad Acab, qui c’è Elia>>. Da molto tempo Acab era in cerca di Elia e fino a quel momento non era riuscito a trovarlo. A questo punto Abdia ha paura perché conoscendo il re, se gli dice: << Elia è qui>> ma arrivato sul posto non lo trova, potrebbe arrabbiarsi al punto da far uccidere Abdia, e quindi risponde:

Appena sarò partito da te, lo spirito (RUACH)  del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto.(1Re 18,12)

Quindi da questo verso sembra che la RUACH possa portare Elia in altri luoghi sconosciuti e ai “liberi pensatori” ha fatto sorgere questa domanda: Che cosa trasporta Elia qua e là? Ovviamente può essere solo un astronave aliena!  Questo verso in realtà allude a qualcosa di spirituale: Dio parlando ad Elia attraverso il suo spirito, comanda ad Elia di spostarsi da una parte all’altra della nazione, quindi spiritualmente parlando, in questo modo la RUACH porta Elia in altri luoghi. Se invece si vuole vedere sotto un’altra luce, dove la RUACH trasporta fisicamente ed istantaneamente Elia in un luogo diverso, si fa riferimento a un fenomeno soprannaturale dello spirito di Dio. Un esempio lo troviamo in un episodio nel nuovo testamento in Atti 8,26-40. In quella scena troviamo Filippo, apostolo di Gesù  che incontra ad un funzionario etiope. Filippo partendo da una scrittura che l’etiope stava leggendo, lo evangelizza così da far accettare Gesù come Messia. Successivamente trovano un posto dove c’era dell’acqua e l’etiope decide di farsi battezzare. Quando risalirono dall’acqua, dice il vangelo: Lo Spirito del Signore rapì Filippo e l’etiope non lo vide più. Quindi Filippo sparisce sotto gli occhi di  l’etiope e si ritrova istantaneamente alla città di Azoto. Avviene una sorta di trasporto soprannaturale tramite lo Spirito Santo, così è possibile che anche Elia avesse abitualmente queste esperienze.

EZECHIELE 8,1-3

In Ezechiele 8,3 troviamo un altro versetto usato da Biglino per dimostrare la sua tesi, in questo caso sostiene che la RUACH trasporta Ezechiele fino a Gerusalemme. Vediamo cosa dice la Bibbia in Ezechiele 8,1-3: Nell’anno sesto, nel sesto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo in casa e dinanzi a me sedevano gli anziani di Giuda, la mano del Signore Dio si posò su di me e vidi qualcosa dall’aspetto d’uomo NOTA: da ciò che sembravano i suoi fianchi in giù, appariva come di fuoco e dai fianchi in su appariva come uno splendore simile al metallo incandescente. Stese come una mano e mi afferrò per una ciocca di capelli: uno spirito mi sollevò fra terra e cielo e in visioni divine mi portò a Gerusalemme. Il fatto che il versetto dice “uno spirito (RUACH) mi sollevò” per Biglino è sufficiente per affermare che si tratta di un astronave aliena. D’altronde cosa è che potrebbe sollevare e portare a Gerusalemme, ma non tiene conto del contesto. Dove si trova in quel momento  Ezechiele quando la RUACH lo solleva? In casa, e nemmeno da solo, ma in compagnia degli anziani di Giuda. Ezechiele non dice di essere uscito da casa. Se dovessimo pensare che la RUACH è un astronave vediamo che questa conclusione in base al contesto assume contorni alquanto grotteschi. Questa astronave avrebbe dovuto entrare in casa e i presenti avrebbero dovuto avere delle reazioni, non capita tutti i giorni che un astronave ti entri in casa, poi Ezechiele avrebbe dovuto entrare nella RUACH e farsi delle ore di viaggio in quando da Gerusalemme a Babilonia ci sono circa 2000 km. Il testo ebraico non dice che Ezechiele entra dentro la RUACH e si fa ore di viaggio, dettagli che sicuramente avrebbero dovuto esserci. Anzi parla subito di Gerusalemme come un arrivo istantaneo, quindi non ci sono abbastanza elementi per dire che la RUACH è un mezzo di trasporto volante. Ezechiele aveva spesso delle visioni da parte del Signore, questo argomento lo approfondiremo più avanti (Ved. Pag. 194), in questo caso vede quello che sembra una teofania del Signore che lo afferra e tramite il suo spirito viaggia in visioni divine. In realtà fisicamente rimane lì dove è, ma cade in una sorta di trance, che gli dà la sensazione di staccarsi da terra e gli vengono proiettate nella mente tutto quello che Dio vuole che veda. Spesso il scopo delle visioni e per far rendere conto ad Ezechiele i gravi peccati che stanno commettendo il suo popolo, in particolare l’idolatria.

NOTA: Biglino nel commentare questo brano segnala un “errore” di traduzione nelle Bibbie in italiano nelle parole “dall’aspetto d’uomo” riferito alla teofania. In realtà nel testo ebraico compare le parole “dall’aspetto di fuoco”. Lo scopo di far notare questa discrepanza è quella di negare un’identità antropomorfa alla visione per farla assumere l’aspetto di qualcosa di materiale, come appunto una navicella spaziale. Sono andato a vedere personalmente nella Bibbia in ebraico ed effettivamente compare la locuzione KEMAREH-ESC, come apparenza di fuoco. Ma c’è un motivo del perché nelle traduzioni compare invece “dall’aspetto d’uomo”. Nella Bibbia (Ved. Bibliografia) in una nota a fianco, invita il lettore a confrontare il versetto con Ezechiele 1,26-27, andiamo a leggerlo:

…in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco.

Vediamo come questo versetto, che analizzeremo meglio nei prossimi capitoli è praticamente identico a quello di Ezechiele 8, si sta infatti parlando dello stesso soggetto, con la differenza che qua però compare la parola KEMAREH ADAM come apparenza di uomo. Quando i traduttori, in casi particolari come questo, si trovano a dover scegliere la traduzione più vicina all’originale si va a consultare altre versioni delle Bibbia come la LXX, dove troviamo ANDROS ἀνδρός, quindi uomo. Per questo motivo hanno mantenuto la “sembianza umana” anche in Ezechiele 8. Gli studiosi hanno pensato a un errore di trascrizione dei masoreti infatti la parola ESC graficamente è molto simile a  ISH che rimanda al significato di “uomo”.

Da notare che hanno le stesse consonanti e l’unica differenza è solo un piccolo puntino in più sotto la lettera ALEF א che fa la differenza tra la HIREQ breve (i) e la SERE (e). Quel puntino in più è sicuramente dovuto a un errore di trascrizione e questo fa pensare che in origine i due brani del Cap. 1 e 8 richiamavano entrambi l’aspetto d’uomo. Questo lo fa pensare anche dal fatto che in Ezechiele 8,1-3 si parla di una mano che lo afferra ed è un po’ difficile che un fuoco possa avere le mani, un aspetto umano invece si. Alla luce di questi approfondimenti si può concludere che non ci sarebbe quindi nessun errore di traduzione da parte dei teologi.

LA RUACH רוּחַ

La parola “Ruach” compare molto spesso nella Bibbia e viene tradotta come vento o spirito. Secondo la narrazione dei “liberi pensatori” le traduzioni che i teologi applicano in questo vocabolo non trova sempre riscontro nel contesto. In alcuni passi la traduzione “vento” può essere esatta, ma la traduzione “spirito” è contestabile in quanto è un concetto estraneo nella cultura ebraica. Infatti la traduzione “spirito” deriva dalla septuaginta, la traduzione dell’antico testamento in lingua greca avvenuta intorno al 200 A.C., si tratta però di una traduzione con influenze estranee alla cultura ebraica. Se teniamo conto dell’originale ebraico, la traduzione di RUACH in “spirito” risulta una scelta arbitraria con lo scopo di dare alla Bibbia una parvenza di trascendenza. Allora qual è il vero significato della parola RUACH secondo i “liberi pensatori”? Anche in questo caso è meglio lasciarla non tradotta a causa del mistero che la circonda. Partendo dalla radice della parola RUACH troviamo che indica qualcosa che si muove nell’aria. Aggiungiamo anche il contesto in cui questa parola viene usata, con tutte le dovute analisi, farebbe pensare che la RUACH fosse stata un astronave aliena in grado di trasportare le persone da una parte all’altra con grande velocità ed è la stessa astronave usata dagli ELOHIM per arrivare sul nostro pianeta. Questa traduzione alternativa della parola RUACH ha conquistato la mente di molti lettori degli autori filoufologi, in particolare è Biglino che ha approfondito l’argomento. Per questo farò un analisti biblica di questa parola orientata solamente a smentire questa tesi considerando che la parola RUACH compare spesso nella Bibbia (387 volte) e non basterebbe un libro per analizzare tutti i casi in cui questo vocabolo è presente e analizzare ogni aspetto teologico alla luce anche del nuovo testamento. Prima di iniziare sarebbe bene sapere il parere dell’ebraista laico Cuscito che è la voce dell’analisi biblica in chiave puramente laica e per nulla teologica. Anche per lui la parola RUACH può significare “vento” o “spirito” dimostrando così che non si tratta di un’imposizione teologica ma di una traduzione tecnicamente esatta. Inoltre, avendo svolto degli studi anche sulla lingua araba fa notare come anche in questa lingua compare la stessa parola analoga che in versione araba si dice RUH che anch’essa significa “vento” o “spirito” così anche tutte le altre lingue semitiche compare una versione di questa parola. Ecco degli esempi: in punico RH; in aramaico RWH’; in ugaritico RH, ecc. In origine anche in ebraico era RUH, la lettere A è stata aggiunta successivamente per rendere la parola più pronunciabile, ma di fatto è la stessa parola. Dire che i teologi hanno manipolato l’ebraico per far assumere quel significato non trova riscontro nelle altre lingue semitiche che di fatto confermano che la traduzione esatta è  “vento” o “spirito” e tutto il resto rimane solo una speculazione. Nel dizionario di ebraico biblico alla parola RUACH compaiono ben 5 paragrafi e quindi tra le parole con una definizione più accurata. Vediamo quindi di approfondire tutti gli aspetti di questa parola analizzando il contesto. Tutte le parole ebraiche hanno una radice composte di solito da 3 consonanti che indicano nel vocabolo un idea di base che non è solo letterale, ma può anche essere figurata. Per quanto riguarda la parola RUACH esprime l’idea di aria in movimento.

IL VENTO:

Come prima definizione troviamo vento, uragano, raffica, brezza, aura, aria, direzione. Questi sono 2 esempi dove RUACH ha questo significato:

Esodo 10,13

Mosè stese il bastone sul paese di Egitto e il Signore diresse sul paese un vento(RUACH) d’oriente per tutto quel giorno e tutta la notte. Quando fu mattina, il vento(RUACH) di oriente aveva portato le cavallette.

Giobbe 21,18

Diventano essi come paglia di fronte al vento(RUACH)
o come pula in preda all’uragano?
(RUACH)

ALITO, FIATO, RESPIRO:

Alito vitale, anima, respirazione, respiro, respiro affannoso, soffio, sbuffo. Questo è uno dei casi in cui il termine è applicato all’uomo; la presenza della RUACH nell’uomo e negli animali indica che c’è vita in essa in quanto si riferisce alla respirazione e tutto ciò che respira è segno che c’è vita. Nella respirazione avviene in un piccolo spostamento di aria per questo motivo che si usa questo termine. Vediamo 2 esempi:

Genesi 7,15

Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio (RUACH) di vita.

Giobbe 27,3-4,

finché ci sarà in me un soffio(RUACH) di vita, e l’alito di Dio nelle mie narici, mai le mie labbra diranno falsità e la mia lingua mai pronunzierà menzogna!

DESIGNA LA SFERA DELLO SPIRITO UMANO:

Può essere usato per indicare lo stato d’animo umano, qualità o doti naturali, atteggiamenti permanenti, emozioni o passioni passeggere. Vediamo 2 esempi:

Genesi 45,27

Quando però essi gli riferirono tutte le parole che Giuseppe aveva detto loro ed egli vide i carri che Giuseppe gli aveva mandati per trasportarlo, allora lo spirito(RUACH)del loro padre Giacobbe si rianimò.

Genesi 41,8

Alla mattina il suo spirito(RUACH) ne era turbato, perciò convocò tutti gli indovini e tutti i saggi dell’Egitto.

RUACH DI DIO:

Questo sicuramente è il punto più importante, facciamo per un attimo finta di non sapere il significato della parola RUACH, vediamo tra i versetti della Bibbia di capire che cosa sia questa RUACH di YHWH, partendo dalle caratteristiche  in base al contesto.

Esodo 31,3

L’ho riempito dello spirito di Dio, perché abbia saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro

Isaia 63,10-14

Ma essi si ribellarono e contristarono
il suo santo spirito.

Michea 3,8

Mentre io son pieno di forza
con lo spirito del Signore,
di giustizia e di coraggio,
per annunziare a Giacobbe le sue colpe,
a Israele il suo peccato.

Da questi 2 versetti  possiamo iniziare a trarre le prime considerazioni: La Bibbia afferma che la RUACH può essere contristata, vediamo quindi come la scrittura attribuisce una identità vivente in grado di provare emozioni. Non è per nulla una caratteristica di un oggetto meccanico. In secondo luogo nel primo versetto usando il verbo “riempire” denota che la RUACH è fluida e di massa indefinita, può entrare dentro alle persone e in queste provoca diversi effetti. Quali sono questi effetti? Una elevazione di carismi naturali come la saggezza, intelligenza, (Esodo 31,3)  il senso di giustizia e il coraggio di agire per il bene anche a costo di persecuzioni come ad esempio era il caso del profeta Michea. In particolare nel nuovo testamento Paolo approfondisce il tema elencando molti altri effetti che ha lo Spirito Santo sull’uomo (Galati 5,22-23). In ogni caso lo Spirito Santo facente parte della trinità non ha di fatto limiti su come agire; è quindi un’entità onnipotente.  Da qua si può già iniziare a constare che la RUACH  non è descritta come un oggetto volante, ma tutto fa pensare a uno spirito che Dio dona all’uomo. Il termine RUACH applicato a YHWH non è nient’altro che quello che nel nuovo testamento conosciamo come lo Spirito Santo, lo troviamo scritto nel vecchio testamento come RUACH QODESH. Che cosa ha a che fare lo spirito con l’idea di aria in movimento? Come detto in precedenza la radice di una parola può avere anche una connotazione figurativa. Il vento è fluido, è invisibile all’occhio umano ma quando è presente se ne vedono gli effetti ad esempio nell’agitazione dei rami degli alberi. Lo spirito è anch’esso fluido, invisibile all’uomo ma se ne vedono gli effetti quando è presente. Il vento e lo spirito sono metaforicamente paragonabili. La RUACH , infatti può essere considerato come Il “vento di Dio”. Nel nuovo testamento, in atti 2 troviamo il famoso passo della pentecoste, il rilascio dello Spirito Santo sui discepoli manifestato con le lingue di fuoco, ma poco prima accade un evento interessante: Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano (2).Continuiamo ad analizzare i vari contesti in cui la parola RUACH compare raggruppandoli in categorie:

RUACH E LO SPIRITO DI PROFEZIA

Lo Spirito Santo nell’uomo non da solo carismi naturali, ma anche soprannaturali come la profezia, sogni, visioni, guarigioni. I profeti del vecchio testamento erano ripieni di Spirito Santo.  Vediamo alcuni versetti:

Numeri 11, 25

quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.

1samuele 10,6

Lo spirito del Signore investirà anche te e ti metterai a fare il profeta insieme con loro e sarai trasformato in un altro uomo.

RUACH NELLE PROFEZIE

Nel vecchio testamento troviamo versetti profetici che si riferisco al tempo post Messia, quindi agli arbori della nascita della Chiesa. Tutti coloro che accetteranno Gesù nel proprio cuore riceveranno lo Spirito Santo, sarà per mezzo di esso che sarà possibile seguire i comandamenti di Dio. Quindi chi si dichiara cristiano ma è completamente privo di senso di giustizia ed altri carismi naturali, si dovrebbe chiedere se è un vero credente. Il passo di Gioele 3,1 viene riportato anche nel nuovo testamento in Atti 3 durante la pentecoste. Anche in questo versetto troviamo l’associazione tra lo spirito, RUACH e fenomeni spirituali come avere sogni o visioni.

Ezechiele 36,27

Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.

Gioele 3,1

Dopo questo, io effonderò il mio spirito
sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;
i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni.

RUACH ED ELIA

I doni dello spirito possono essere in un certo senso ereditati come il caso tra Elia ed Eliseo. In questo caso si parla del dono dello spirito di profezia.

2Re 2,9

Appena furono passati, Elia disse a Eliseo: “Domanda che cosa io debba fare per te, prima che sia portato via da te”. Eliseo rispose: “Due terzi del tuo spirito siano in me”.

Questo versetto fa parte del brano del rapimento di Elia che analizzeremo nei capitoli successivi (Ved. Pag. 225) L’espressione “due terzi del tuo spirito” evoca la parte di eredità che secondo la legge ebraica spettava al primogenito (Deuteronomio 21,17). Eliseo vuole essere riconosciuto come l’erede spirituale di Elia. L’esaudimento di tale desiderio non spetta ad Elia, perché lo spirito profetico è un dono esclusivo di Dio. Biglino nello spiegare il brano del rapimento di Elia è costretto a parlare anche di questo versetto, ma lo fa in maniera fugace senza soffermarsi più di tanto e soprattutto senza dire che la parola che in italiano troviamo come “spirito” è proprio RUACH. È comprensibile che non lo dica, scrivendo interi capitoli per cercare di convincere i suoi lettori che il termine RUACH indica un astronave aliena e la traduzione come “spirito” è un invenzione teologica non può a questo punto comunicare ai suoi lettori che in questo caso può solamente essere tradotta come spirito, invaliderebbe molto del lavoro già svolto.

RUACH SU SANSONE

Nel caso particolare di Sansone, uno dei personaggi contenuti nel libro dei giudici, quando lo Spirito di Dio viene su di lui, in più occasioni gli dona una forza sovrumana. Questi 2 versetti come esempi:

Giudici 14,5-6

Sansone scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un leone venirgli incontro ruggendo.
Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto.

Giudici 15,14

Mentre giungeva a Lechi e i Filistei gli venivano incontro con grida di gioia, lo spirito del Signore lo investì; le funi che aveva alle braccia divennero come fili di lino bruciacchiati dal fuoco e i legami gli caddero disfatti dalle mani.

RUACH E IL MESSIA

Nel vecchio testamento troviamo anche diversi versetti dove affermano che il Messia che verrà sarà ripieno di Spirito Santo, di conseguenza anche i carismi donati dallo Spirito. In particolare in Isaia 61,1 è lo stesso versetto letto da Gesù nella sinagoga di Nazareth in Luca 4,18-19, indicando il compimento di quella profezia su di Lui.

Isaia 11,2

Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Isaia 61,1
Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,

RUACH COME POTENZA CREATRICE:

La Bibbia descrive anche la RUACH come un vento messaggero ed espressione di Dio stesso nella creazione. Viene talvolta tradotta anche con “soffio” vitale che appartiene a YHWH. Vediamone alcuni versetti:

Giobbe 33,4

Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita.

Salmo 104,30

Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

Salmo 36,6

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.


In base a questa analisi non ci sono dubbi che il termine RUACH indichi chiaramente un connotazione spirituale e non può certo indicare un mezzo di trasporto meccanico.

LA STELE DI MESHA

La stele di Mesha è un importante reperto archeologico all’interno della cosiddetta “archeologia biblica”; si tratta di una pietra in basalto nero rinvenuto nel 1868 da un missionario alsaziano nel luogo dove anticamente era presente la piccola nazione di Moab ai confini di Israele spesso citata nella Bibbia. Fu sempre nemica di Israele anche se non comportava un grosso pericolo per essa in quanto nazione molto piccola, ma nei momenti in cui Israele era in difficoltà ne approfittava per invaderne il territorio e saccheggiare quello che potevano. La stele rinvenuta è in lingua in moabbita, molto simile all’ebraico ma scritta in alfabeto fenicio, narra di alcune vicende presenti anche nella Bibbia, nel terzo capitolo del libro dei re. Inoltre cita anche gli stessi luoghi geografici. Siamo dunque davanti a una prova archeologica di straordinaria importanza che di fatto conferma la Bibbia e dimostra con non sono solo favolette inventate come sostengono molti atei. Biglino scrive diverse pagine riguardo questa stele custodita al museo del Lourdes, ma lo fa in maniera travisata per arrivare alla sua conclusione che il dio che adoravano i moabiti, detto kemosh era del tutto simile a YHWH.  Ora andremo ad analizzare questi punti: Nella riga 4 della stele, il re Mesha afferma che kemosh lo salvò da tutti i re e gli concesse trionfo nei confronti dei suoi avversari. Nella riga 5 invece dice che nei momenti in cui Moab è sottomesso da Israele è perché kemosh è adirato contro di lui. Biglino fa notate che anche nella Bibbia gli israeliti dicono le stesse cose di YHWH quindi i due ELOHIM sono del tutto paritetici. Prima di rispondere a questo quesito è importante aver fatto prima un analisi su chi sono gli dèi pagani. Da come hanno analizzato negli articoli precedenti sono nient’altro che statue che non potevano assolutamente aiutare a vincere una guerra. I re pagani insieme ai suoi consiglieri e i sacerdoti di culto interpretavano gli avvenimenti storici come se il loro falso dio avesse influito su quel evento, ma si trattava solo di loro interpretazioni. Anche gli aztechi, anch’essi politeisti davano una loro interpretazione ai fenomeni, ad esempio il tramonto particolarmente rosso lo vedevano come se una delle loro divinità avesse sete di sangue umano e dovessero quindi soddisfarlo con sacrifici umani. Da come vuole supporre Biglino, quando un ELOHIM era in pace con il suo popolo combatteva le guerre con loro e vincevano, quando invece era adirato contro il suo popolo, non lo soccorreva in caso di guerra e perdeva. Se invece i 2 ELOHIM erano entrambi in pace con i propri popoli chi vinceva? Così anche se erano adirati entrambi contro i rispettivi popoli, anche in quel caso che vinceva? Questo ragionamento si contraddice da solo. In re 20,23 c’è un episodio dove gli aramei delusi da una sconfitta militare contro Israele decidono di riprovarci l’anno successivo facendo questo ragionamento: <<Il loro Dio è un Dio dei monti; per questo ci sono stati superiori; forse se li attaccassimo in pianura, saremmo superiori a loro>>. L’espressione “dio dei monti” rispecchia la mentalità politeista dei popoli pagani, dove si pensava a un dio che era bravo a combattere in montagna o in pianura e proteggevano un popolo soltanto sul territorio da esso occupato. Il re arameo l’anno successivo dopo avere creato un grande esercito tentò nuovamente di avere la rivincita basandosi su ragionamenti completamente sbagliati. Israele ha disposizione solo due piccoli contingenti, ma la Bibbia parla di un uomo di Dio che va dal re e dice: “Così dice il Signore: Poiché gli Aramei hanno affermato: Il Signore è Dio dei monti e non Dio delle valli, io metterò in tuo potere tutta questa moltitudine immensa; così saprai che io sono il Signore”. Israele contro ogni probabilità vince ancora una volta poiché gli aramei hanno ragionato come se YHWH seguisse le logiche delle altre divinità, e hanno deciso di sfidarlo. Chi sfida Dio non può mai averla vinta. L’espressione: “così saprai che io sono il Signore” è una frase che si ripete più volte nella Bibbia e va a sottolineare l’unicità e l’onnipotenza di YHWH di fronte un  pantheon di false divinità fatte di pietra o legno. Nelle righe 9 e 32 della stele afferma che kemosh dimorava in mezzo al popolo nei territori che occupava. Parallelamente anche la Bibbia afferma questo riguardo a YHWH, e questa è un’altra prova di come i due ELOHIM fossero simili. Quando il re mesha fa scrivere nella stele che kemosh abita in mezzo a loro significa semplicemente che la statua di kemosh che per loro era un dio, era posizionata all’interno del tempio pagano; tutto qui, non si parla di un individuo in carne ed ossa che comanda. La presenza di YHWH nel popolo d’Israele era dato dall’arca dell’alleanza, segno concreto del patto eterno tra Dio e il suo popolo; concreto perché Dio non si può vedere con gli occhi carnali.

INCONTRI E SCONTRI 4/4:

Il libro dell’esodo narra come YHWH servendosi di Mosè come profeta fece uscire gli israeliti dalla condizione di schiavitù per andare verso la terra di Caanan. In particolare c’è una scena nel capitolo 7 dove il faraone chiede a Mosè un prodigio in suo sostegno e Mosè su suggerimento di Dio fa cadere un bastone che si trasformò in serpente. Questo è il primo piccolo prodigio che assiste il faraone, ma non si meraviglia affatto, infatti chiama a sé maghi, incantatori e sapienti d’Egitto che riescono a fare la stessa cosa. Successivamente Mosè sotto la potenza di YHWH come piaga per convincere il faraone a farli partire colpì l’Egitto con le rane; anche in questo caso anche i maghi d’Egitto riuscirono a fare la stessa cosa. Quei cosiddetti maghi erano una sorte di satanisti, non avevano nessun potere loro, ma riuscivano a sottomettere i demoni per fare dei prodigi. Anche i demoni hanno una certa potenza, gli esorcisti cattolici ne sanno qualcosa in quanto si occupano esclusivamente di questo servizio. Gli esorcisti con esperienza parlano di una tipologia di fenomeni chiamati gli “agglomerati maledici”. Sono degli oggetti che compaiono nei luoghi di forte presenza demoniaca, possono essere: grovigli di capelli, chiodi, ossi e persino animali vivi. Raccontano perfino di trovare un serpente nel materasso di una persona in corso di esorcismo che per molto tempo aveva disturbi e terribili incubi notturni. Nessuno fu in grado di dare una spiegazione razionale su come poteva essere finito li e come avrebbe potuto sopravvivere. Per questo i magi d’Egitto furano in grado di compiere prodigi e per un po’ riuscirono a star dietro a YHWH, ma più avanti anche loro furono costretti ad ammettere la loro inferiorità in Esodo 8,15 dicendo: E il dito di Dio. I demoni possono prodigarsi fino a un certo punto ma non possono competere contro YHWH creatore dei cieli e della terra. Oltre a questo YHWH riversò sull’Egitto le piaghe e altri prodigi come il passaggio nel mar Rosso e durante tutto questo periodo gli egiziani, anche se non scritto nella Bibbia sicuramente pregarono i loro dei affinchè le piaghe finissero, ma gli dèi d’Egitto non poterono far nulla contro i prodigi Dio onnipotente contrariamente da come afferma la paleastronautica che asserisce che YHWH aveva solo il Sinai come territorio e non poteva fare nulla contro l’Egitto in quanto occupato da altri ELOHIM, ma da come abbiamo dimostrato non erano altro che una nullità nei confronti di YHWH.

INCONTRI E SCONTRI 3/4:

Questo episodio lo troviamo in Isaia 37. Siamo nel periodo dove l’impero assiro domina il Medioriente, Sono numerosi i regni che sono caduti d’innanzi a Sennàcherim (705-681) re d’Assiria. Il regno d’Israele è già stato sconfitto, come conseguenza della sua idolatria; rimane solo il regno di Giuda, composto unicamente dalla tribù di Giuda e Beniamino e governato da Ezechia, un re timorato di Dio. Il re d’Assiria iniziò a prendere di mira anche il regno di Giuda inviando alle porte di Gerusalemme dei messaggeri del re d’Assiria che disse a gran voce:<<Non ti illuda il tuo Dio in cui confidi, dicendo: Gerusalemme non sarà consegnata nelle mani del re d’Assiria>>. In questo messaggio si invita Ezechia ad arrendersi senza combattere in quanto non avrebbe nessuna speranza di vittoria di fronte al potente esercito assiro. Viene stilata una lista di regni caduti sotto l’esercito assiro e così anche i loro dèi sono stati distrutti e non hanno potuto fare niente per difenderli; così anche il tuo Dio in cui confidi (YHWH) non resisterà all’esercito assiro. La resa di Ezechia avrebbe comportato oltre all’annessione all’imperio assiro anche la soppressione del culto di YHWH in favore agli dèi assiri. Ezechia andò nel tempio con la lettera in mano e pregò così:<<Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra. Porgi, Signore, il tuo orecchio e ascolta; apri, Signore, i tuoi occhi e guarda. Ascolta tutte le parole che Sennàcherib ha mandato a dire per insultare il Dio vivente. È vero, Signore, i re d’Assiria hanno devastato le nazioni e la loro terra, hanno gettato i loro dèi nel fuoco; quelli però non erano dèi, ma solo opera di mani d’uomo, legno e pietra: perciò li hanno distrutti. Ma ora, Signore, nostro Dio, salvaci dalla sua mano, perché sappiano tutti i regni della terra che tu solo sei il Signore”>> (Isaia 37-17-20). In questa risposta si ribadisce l’unicità di YHWH come unico vero Dio, creatore del cielo e della terra, inoltre comprensibilmente si fa notare la facilità che ha avuto l’esercito assiro a distruggere gli dèi pagani, essendo solo degli inutili pezzi di pietra, ma l’errore che compie il re d’Assiria è trattare YHWH come se fosse un normale dio pagano, per questo si permette di insultarlo ma sarà l’esercito assiro ad essere sconfitto tramite un angelo di Dio. Il re d’Assiria invece venne assassinato dai sui stessi figli.

INCONTRI E SCONTRI 2/4:

  

Baal era il principale degli dèi pagani adorati nel pantheon mediorientale e più volte nella storia d’Israele anche gli ebrei stoltamente adorarono questo falso dio pagano. In Giudici 6 troviamo come gli antichi ebrei fecero ciò che è male agli occhi di Dio adorando Baal, ma allo stesso tempo i Medianiti saltuariamente invadevano il territorio d’Israele per saccheggiarlo, anche in questo caso Dio permise tutto ciò in conseguenza del loro peccato. Il popolo d’Israele gridò al Signore che chiamò Gedeone come profeta per liberare il popolo d’Israele dalla mano dei nemici. Come prima cosa Israele doveva liberarsi della sua idolatria, quindi Dio ordina a Gedeone di distruggere l’altare dedicato a Baal e suo palo sacro e al suo posto costruire un altare per YHWH e offrire degli olocausti usando il legno del palo sacro di baal. Nonostante il rischio di attirarsi su di sé l’ira della sua famiglia e dei suoi connazionali, durante la notte, fece quello che il Signore aveva ordinato. Questo è anche un esempio per i cristiani di oggi come bisogna temere più il Signore che gli uomini. Il mattino seguente gli israeliti videro che l’altare di Baal era stato distrutto e scoprirono che era stato Gedeone a fare tutto ciò e si adirarono a tal punto dal volerlo uccidere. Ma il padre di Gedeone intervenne dicendo: << Volete voi difendere la causa di Baal e venirgli in aiuto? Se egli è davvero un dio difenda da sé la sua causa, per il fatto che ha demolito il suo altare >>. Baal non ha potuto difendere la sua causa e non poté fare nulla contro Gedeone perché questo Baal non era nient’altro che una nullità. Che sia una semplice statua e che ci sia dietro un demone poco importa davanti a chi fa la volontà di Dio non può far nulla. Un secondo episodio dove compare di nuovo Baal lo troviamo in 1Re,18. Siamo del periodo in cui Israele era una monarchia governata da Re acab, dotato di una personalità debole e sua moglie di origini fenicie Gezabele, (869-850 circa A.C.) una personalità forte e arrogante, descritta come una regina crudele e ingiusta. Fu di fatto lei veramente a governare, volle incentrare la 133 sua politica nel imporre il culto di Baal a discapito di YHWH costruendo diversi santuari e reclutando diversi ministri di culto in onore a Baal e perseguitando i profeti di YHWH. In quel tempo visse il profeta Elia che denunciò a gran voce lo scandalo che stava avvenendo nella terra d’Israele, ma gli Israeliti non gli diedero ascolto e supinamente accettarono la politica religiosa di Gezabele. Elia così profetizzò che né pioggia e né rugiada caddero più in terra d’Israele e fu così che iniziò una terribile carestia. Ci fu un incontro tra Elia e Acab, e quest’ultimo gli disse: << Sei tu che stai mandando in rovina Israele?>> Elia rispose:

Non sono io a mandare in rovina Israele,
ma piuttosto tu e la tua amministrazione che avete abbandonato YHWH per
adorare Baal.

Il popolo in questi anni di politica in favore a Baal reagirono con l’adorare un po’ Baal e un po’ YHWH. Quello che sta dicendo Elia è di valutare chi è il vero Dio e adorare solo lui a tutti i costi. Questo vale ancora nel giorni nostri: Non essere un mezzo cuore che adora Dio ma poi pecca deliberatamente, vivi in maniera coerente con la tua fede. Elia invitò i profeti di Baal a iniziare per primo a invocare il loro dio affinché accendesse il fuoco. Invocarono Baal per tutta la mattinata tramite rituali danzanti, gridando: Baal rispondici! Ma non successe nulla. Arrivati a mezzogiorno Elia inizia a prenderli in giro dicendo: << Gridate a gran voce perché è un dio! È occupato, in viaggio o in affari, forse dorme ma si sveglierà>> Questa è una della parti più comiche della Bibbia. I profeti di Baal invocarono il loro dio con maggiore enfasi fino ad arrivare a pratiche di 134 autolesionismo con spade e lance, ma non vi fu nessuna risposta. Da notare che i profeti di Baal invocano il loro dio come si invoca uno spirito, infatti non è mai descritto come un essere in carne ed ossa che possiede tecnologie fantascientifiche, quello glielo lasciamo agli “liberi pensatori”. A questo punto è il turno di Elia ma prima di invocare il Signore costruì sotto l’altare un canaletto e fece gettare numerose anfore d’acqua sull’altare fino a riempire tutto d’acqua compreso il canaletto. Qualcuno sicuramente pensò come è possibile che si possa accende il fuoco se tutto l’altare è bagnato fradicio. Elia fece ciò per dimostrare che per Dio onnipotente nulla è impossibile, poi non si sa mai, metti che millenni dopo qualcuno, che fa di tutto per negare l’esistenza di Dio gli venga in mente di dire che si è trattato di una combustione spontanea. A questo punto Elia invocò il Signore dicendo:

Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che
sei Dio in Israele e che io sono il tuo servo. Rispondi Signore, che il popolo
sappia che converti il loro cuore

Cadde il fuoco dal cielo (fulmini) che colpirono l’altare prosciugando tutta l’acqua e consumando l’olocausto, dimostrando ancora una volta l’onnipotenza di YHWH che interviene con potenza alla prima invocazione davanti alla nullità degli dèi pagani che non danno nessun segno di vita nonostante ore di invocazioni.

INCONTRI E SCONTRI 1/4:

 

Questo episodio della Bibbia lo si può leggere nel primo libro di Samuele ai capitoli dal 4 al 6. È in corso una guerra tra Israele e i filistei, nazione situata nell’attuale striscia di Gaza e spesso in contrasto con Israele. Siamo nel periodo dove come sommo sacerdote c’è Elì e i suoi figli, come è stato detto in precedenza non vivevano secondo i comandamenti di Dio, inoltre anche tra il popolo era presente una parziale idolatria. La battaglia divampa ma Israele è in grosse difficoltà, viene sconfitto e 400 soldati vengono uccisi. Questo è la conseguenza del peccato d’Israele, infatti anche Mosè prima che entrassero nella terra promessa li avvertì che se avessero abbandonato il Signore avrebbero dovuto affrontare tragedie che sarebbero servite per correggere il loro comportamento. Gli anziani si chiedono del motivo di questa sconfitta, non comprendono che è per il loro peccato che sono stati sconfitti. Gli vengono in mente un idea, portare nel campo di battaglia l’arca dell’alleanza. Essa era la rappresentazione dell’alleanza di Dio con il popolo d’Israele. Era una cassa di legno rivestita d’oro contenete le tavole della legge, un vasetto di manna e il candelabro. Non era certo un trasformatore come vogliono far credere i soliti speculatori. Il problema è che non basta avere in campo l’arca della alleanza se nel cuore del popolo d’Israele è presente il peccato. È un po’ come se una persona sta subendo le conseguenze del suo peccato senza pentirsi e pensa di risolvere tutto mettendosi un crocifisso al collo. È la conversione del cuore che ti rende giusto davanti a Dio e non oggetto, per quanto sacro, ma usato come portafortuna. Fu così che l’arca della alleanza arrivò nell’accampamento dove risiedevano gli israeliti e lì elevò un grido talmente grande che arrivò agli orecchi dei filistei che risiedevano anch’essi in un accampamento non molto distante. I filistei si chiedono del significato di questo gran urlo dall’accampamento degli ebrei; vennero successivamente a sapere che si trattava dell’arca del Signore che era giunta nel loro accampamento. I filistei iniziarono ad aver timore di una sconfitta e dissero: <<Guai a noi, non è mai successo nulla del genere; chi ci libererà dalle mani di queste divinità così potenti? Queste divinità hanno colpito l’Egitto nel deserto>>. I filistei erano perfettamente consapevoli della potenza del Dio d’Israele, persino in quel epoca, 400 anni dopo l’esodo, la memoria di quello che YHWH fece all’Egitto era sempre stata viva. Il loro errore fu quello di pensare che l’arca dell’alleanza costituiva nell’esercito d’Israele un punto di forza decisivo avendo il loro Dio accanto. In realtà YHWH è onnipresente e l’esercito non ha per forza bisogno dell’arca per vincere ed è irrilevante se nel cuore degli israeliti è presente il peccato. Infatti avvenne che, dopo che il capo dell’esercito dei filistei esortò di non arrendersi e nonostante tutto, combattere con tutte le loro forze per non rischiare di essere sconfitti, divampò nuovamente la battaglia con la vittoria dei filistei. Dalla parte dell’esercito d’Israele caddero i figli di Elì e 30000 fanti, inoltre l’arca rimasta incustodita a fronte delle grandi perdite fu presa dai filistei come trofeo di guerra e portata nel tempio del loro dio Dagon ad Ashdod e la collocarono vicino a Dagon. A questo punto posso fare due considerazioni: Come prima cosa la Bibbia descrive il dio dei filistei Dagon come una semplice statua collocata nel tempio pagano e quella viene considerata un dio a tutti gli effetti; non è affatto descritto come un alieno in carne e ossa come sostengono i “liberi pensatori”. Come seconda cosa i filistei impressi nella loro cultura pagana si sono illusi che nonostante la fama della potenza di YHWH, essendo loro vincitori della battaglia, il loro dio era comunque più forte di YHWH, ma come sta scritto i Deuteronomio 32,27: Non si ingannino il loro avversari; non dicano: La nostra mano ha vinto, non è il Signore che ha operato tutto questo! Sono un popolo insensato e in essi non c’è intelligenza: Se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine. Se gli israeliti vengono sconfitti non è per la potenza dei nemici e del loro falso dio di pietra, ma è il Signore che ha consegnato Israele nella mani dei loro nemici a causa del loro peccato. Da quando l’arca del Signore entrò nel tempio di Dagon iniziarono a succedere fatti strani per disilludere i filistei riguardo la loro potenza. Il mattino del primo giorno ritrovarono Dagon caduto con la faccia a terra. I filistei rimisero Dagon al suo posto. Il giorno seguente ritrovarono nuovamente Dagon a terra con testa e mani frantumate. Si può notare come questo Dagon considerato dai filistei come dio non sia neppure in grado di alzarsi da solo. La Bibbia parla come la mano del Signore fu pesante contro i filistei di quella città, comparvero in mezzo al popolo delle malattie simili alla peste bubbonica. A quel punto i filistei dissero: <<Non rimanga con noi l’arca del Dio d’Israele, perché la sua mano è dura contro di noi e contro Dagon, nostro dio. Questa dichiarazione è la prova di come YHWH può avere un influenza anche fuori dai confini d’Israele e il loro dio di pietra non può fare nulla per fermare la potenza di YHWH sul popolo dei filistei e viene anch’esso frantumato per mostrare ai filistei la sua totale nullità. L’arca venne trasferita in una altra città, ma accaddero anche lì le stesse cose, così venne di nuovo trasferita in un’altra città ancora, ma al suo arrivo i cittadini protestarono per il timore che anche in quella città pesasse la mano del Signore. Si riunirono così i principi del filistei che interrogarono gli anziani per decidere cosa fare dell’arca del Signore, in quanto dovunque veniva collocata le piaghe colpivano la popolazione di quel luogo. Decisero che l’unica soluzione era quella di riportarla in Israele. Fecero un carro e misero l’arca sopra insieme ad altri oggetti d’oro come tributo di riparazione. Inoltre gli anziani dissero: <<Perché ostinarvi come si sono ostinati gli egiziane e il faraone>> Esortò persino a dare gloria al Dio d’Israele. I filistei prendendo atto della loro impotenza di fronte a YHWH ritennero non saggio imitare l’atteggiamento testardo del faraone e degli egiziani che più cercarono di contrastare YHWH e più ricevettero umiliazioni. Non rimase loro che umiliarsi davanti a YHWH dando gloria a Lui e rimandando l’arca in Israele insieme ad oggetti d’oro a forma di bubboni. Attaccarono il carro a due mucche e li lasciarono andare; se il carro sarebbe andato verso la prima città ebrea significherà che è stato YHWH a colpirci altrimenti tutte queste sventure sono accadute per caso. Il fatto che il carro andò proprio verso la prima città d’Israele fu la prova che fu YHWH a umiliare i filistei fino ad arrivare a costringerli ad umiliarsi e dare gloria a Lui.

YHWH, IL DIO ETERNO עוֹלָם

Un altro principio importante sostenuto da Biglino è il fatto che nella Bibbia non esiste il concetto di eternità. La parola ebraica che i teologi traducono con eternità è OLAM che significa lungo tempo indeterminato e non eternità nel senso di un tempo senza fine. L’eternità è un concetto elaborato successivamente dalle correnti monoteistiche, ma è estraneo nella scrittura antica. Gli ELOHIM quindi erano esseri in carne ed ossa, ma vivevano molto a lungo, anche fino a 900 anni per questo gli autori scrissero questa parola. Questo viene fuori consultando il dizionario di ebraico e aramaico biblico alla parola OLAM. Nelle conferenze Biglino tira fuori tutto il suo zelo e con orgoglio apre questo dizionario e mostra a uno del pubblico quello che è scritto: Non tradurre con eternità. Biglino per prendere in giro i suoi critici, prosegue dicendo: Poi sono io che mi invento le traduzioni! Ma anche qui c’è il trucco: Il dizionario usato da Biglino è il “Dizionario di ebraico e aramaico biblico” di Philippe Reymond. Andiamo a leggere la prefazione dell’autore del dizionario in questione:

Nel 1982, dopo più di vent’anni di insegnamento di lingue semitiche e di ebraico, ho pensato di preparare questo dizionario per far fronte alle difficoltà linguistiche che gli studenti incontravano quando consultavano, con poca esperienza, i grandi dizionari tedeschi ed inglesi: il Gesenius-Buhl, il Brown-Driver-Briggs, il Koehler-Baumgartnel.

Questo dizionario non può che essere un’opera modesta, necessariamente incompiuta che non ha la pretesa di sostituirsi ai grandi dizionari, ma solo facilitarne l’accesso…

Si tratta dunque di un dizionario adatto ai principianti francofoni degli anni 80 non accurato e autorevole rispetto ai grandi dizionari dell’epoca e tanto meno ai dizionari moderni scritti secondo i gli ultimi criteri linguistici riportano tutti puntualmente, tra i vari significati, “eternità”. Chi studia l’ebraico in maniera seria e approfondita non usa certo questo dizionario, incompleto, lacunoso e obsoleto. Biglino dunque, pur di sostenere la sua teoria non si fa nessuno problema nel citare l’unico dizionario che non riporta il significato di “eternità” senza tener conto di tutti gli altri, molto più autorevoli che lo contraddicono, compreso il dizionario più autorevole: il Milon even shoshan, il dizionario scritto da ebrei madrelingua per gli ebrei stessi.

 Vediamo nel dizionario usato dal sottoscritto cosa dice della parola OLAM:

Dalla definizioni si può vedere come la parola OLAM ha molti significati: È vero che può avere il significato di un tempo indefinito, incalcolabile o di lunga durata. Ma tra i possibili significati è presente anche eterno, come appunto la teologia e gli studi accademici sostengono. Quindi dire che non esiste eternità nella Bibbia è un’altra delle tante speculazioni della paleastronutica. In ebraico esiste un altro termine che esprime il concetto di eternità ed è quindi un sinonimo di OLAM. Si tratta del termine NETSAH, vediamo la definizione nel dizionario:

Vediamo ora alcuni esempi di versetti che esprimono il concetto di eternità, contenenti o no il termine OLAM.

Salmo 90,4

Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Vediamo in questo versetto come Dio abbia il controllo del tempo, quindi è eterno. Non va preso alla lettera come “ i liberi pensatori” amano sempre fare; Altrimenti se consideriamo la vita di un uomo 80 anni e consideriamo che 1000 anni per lui corrisponde un giorno verrebbe fuori che la sua vita completa è 29 milioni e 200 mila anni, un tempo un po’ lungo per una forma biologica.

Genesi 17,7 e  48,4

Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione, come alleanza perenne. (OLAM)

In questo versetto come anche in genesi 48,4 si può notare come il concetto di eternità, dove in questo caso ha un inizio e non una fine viene espresso con l’espressione “alleanza perenne” e “generazione in generazione.

Esodo 12,14

Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne. (OLAM)

Allo stesso modo anche le festività per gli ebrei sono perenni, quindi eterne. Non a caso gli ebrei messianici, coloro che riconoscono Gesù come Messia continuano sempre a celebrare le festività giudaiche.

Isaia 40,8

Secca l’erba, appassisce il fiore,
ma la parola del nostro Dio dura per sempre.
(LEOLAM)

la parola di Dio dura per sempre, quindi eterna.

Daniele 7,13-14

Guardando ancora nelle visioni notturne,
ecco venire con le nubi del cielo
uno simile a un figlio d’uomo;
giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno;
tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano:
il suo potere è un potere eterno,

che non finirà mai,
e il suo regno non sarà mai distrutto.

Daniele è un profeta vissuto durante l’esilio in Babilonia. Egli fu saggio e ricco di sapienza. Uno dei modi in cui Dio parlò a lui fu tramite i sogni notturni. I sogni che provengono da Dio sono spesso molto enigmatici, ricchi di immagini e simboli da decifrare; Dio usa anche questo metodo per incentivare il credente a pregare e meditare per comprendere il sogno. Il capitolo 7 racconta uno di questi sogni dove vede uscire dal mare 4 bestie terribili che simboleggiano gli imperi che verranno in futuro dopo di che vede ”un figlio d’uomo”. Qua troviamo una delle tante profezie riguardanti  Gesù Cristo, venire tra le nubi dal cielo a governare la terra. Questa parte del libro di Daniele non è scritta in ebraico, ma in aramaico. La parola tradotta con eterno è ALAM, il corrispettivo dell’ebraico OLAM. Si possono vedere accompagnate delle espressioni verbali quali:  “che non finirà mai” e “non sarà mai”; questo indica come il termine OLAM si può ricondurre al concetto di eternità e non semplicemente a un lungo tempo indefinito.

YHWH, IL DIO TRASCENDENTE

La paleastronautica sostiene anche che la Bibbia descriva YHWH come un essere in carne e ossa e non una entità divina e trascendente che ribadiscono sia un’imposizione teologica. Ora vedremo alcuni versetti che secondo loro avvalgono questa tesi.

1 Re 11,7

Salomone costruì un’altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti, sul monte che è di fronte a Gerusalemme, e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti.

In questo versetto Biglino afferma: Non c’è da stupirsi che il Re Salomone, considerato da tutti il re più saggio, ritenne fosse più prudente ingraziarsi anche gli altri ELOHIM che operavano nelle regioni vicini. Essendo gli ELOHIM mortali, egli sapeva bene che YHWH oggi poteva esserci e domani non più; oppure poteva semplicemente andarsene. Fece ciò per non rischiare di rimanere scoperti ed essere conquistati dalle popolazioni vicine. Anche qua si può vedere la sua male fede perché nei versetti da 1 al 6 dice completamente un’altra cosa:

Il re Salomone amò molte donne straniere, oltre la figlia del faraone: moabite, ammonite, edomite, sidònie e ittite, provenienti dai popoli di cui aveva detto il Signore agli Israeliti: «Non andate da loro ed essi non vengano da voi, perché certo faranno deviare i vostri cuori dietro i loro dèi». Salomone si legò a loro per amore. Aveva settecento principesse per mogli e trecento concubine; le sue donne gli fecero deviare il cuore. Quando Salomone fu vecchio, le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre. Salomone seguì Astarte, dea di quelli di Sidone, e Milcom, obbrobrio degli Ammoniti. Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre.

Il regno di Israele divenne una rilevante potenza geopolitica così che alcune popolazioni vicine ritennero opportuno per convenienza politica di far sposare la propria figlia con il re Salomone. Quest’ultime ebbero un’influenza negativa su di lui che nella vecchiaia, nel periodo della vita più debole si fece convincere di far costruire altari in onore a false divinità. Non a caso il versetto 7  parla di “obbrobrio”che appunto vuol dire falso Dio. Il testo non dice che Salomone fece tutto questo per convenienza strategica essendo gli ELOHIM mortali in carne e ossa. Questa è solamente una manipolazione del testo.

Esodo 15,3

YHWH  è un guerriero, il suo nome è YHWH

Biglino punta molto su questo versetto per dimostrare che il Dio che i cristiani e gli ebrei adorano è un essere in carne e ossa. Il versetto nella sua traduzione letterale dice:

Si nota la presenza della parola “uomo” anche se nelle Bibbie in italiano non viene riportata e questa è la dimostrazione che YHWH  è un essere un carne e ossa, in particolare il versetto ci dice che era un militare di esperienza, questo spiegherebbe il motivo per cui spinge sempre Israele a far guerra ai nemici. Quello che queste spiegazione non si tiene conto è il contesto e il genere letterario. Questo versetto è all’interno di un cantico, in particolare “il cantico della vittoria” cronologicamente riportato appena il popolo di Israele attraversa il mar rosso che viene richiuso subito dopo, distruggendo così l’esercito del faraone. I cantici sono delle poesie ed è normale che siano presenti metafore e allegorie. Il versetto in questione è infatti una metafora: Non significa che YHWH è un essere in carne e ossa, ma dato il contesto cronologico e il genere letterario sta dicendo che Dio ha combattuto per loro sconfiggendo l’esercito del faraone, nessuno ha avuto bisogno di fare altro se non quello di prendere tutto e incamminarsi, non hanno dovuto armarsi e combattere per sconfiggere l’esercito del faraone ma è stato Dio che con i suoi prodigi ha fatto il ruolo di “uomo di guerra“ per loro. Un fan di Biglino risponderà che nella Bibbia non ci sono metafore, tutto va preso alla lettera, sono i teologi che si inventano la presenza di metafore per far stare in piedi la fede religiosa. Sempre nello stesso cantico, nel versetto 10 troviamo scritto: Soffiasti con il tuo alito: li ricoprì il mare, sprofondarono come piombo in acque profonde. Ora, se noi partiamo con la supposizione che YHWH è un essere in carne e ossa e nella Bibbia non ci sono metafore, in base a questo versetto dovremo pensare che un uomo con la solo forza polmonare dell’alito ha spostato un interno mare per diverse ore; da qui vediamo come la lettura puramente materialistica e letterale produce risultati grotteschi e impossibili, questo dimostra che nella Bibbia, soprattutto nei cantici le metafore sono spesso presenti e questo è il caso anche del versetto 3.

Deuteronomio 23,15

Poiché il Signore, tuo Dio, passa in mezzo al tuo accampamento per salvarti…

In questo versetto viene sottolineato il fatto che Dio passa “in mezzo” all’accampamento, nel testo ebraico compare la parola “MITHALLEK” מִתְהַלֵּךְ che significa passeggiare avanti e indietro; mostrerebbe quindi un Dio in forma antropomorfa in carne e ossa e non un Dio spirituale. La parola ebraica in questione è una forma verbale chiamata HITHPAEL voce del verbo HALAK, הָלַךְ. Sul dizionario indica tra i vari significati un camminare in senso figurato, non per forza una persona piuttosto ogni cosa che si muove, ad esempio questo verbo viene usato per il fuoco,  per le nuvole o per le stelle che non sono entità antropomorfe. Quindi usare questo verbo per dire che Dio è un essere in carne ed ossa non è appropriato. Questo versetto è all’interno di un discorso dove Mosè dice di tenere pulito l’accampamento dalle feci perché esso è un luogo sacro e merita rispetto. Biglino sostiene che questa regola è dovuta al fatto che YHWH rischiava di pestare le feci, ma questa è una pura invenzione, e non è scritto nel testo, ma i fan di questa teoria la prendono per buona lo stesso.

Esodo 34,14

Tu non devi prostrarti ad altro dio, perché il Signore si chiama Geloso: egli è un Dio geloso.

Questo versetto per un lettore non attento e poco informato può fraintendere quando legge: “un Dio geloso”. Come si fa essere gelosi di dèi fatti di pietra? Ripete costantemente Biglino. È plausibile che gli altri dèi siano del tutto paragonabili all’ELOHIM di Israele. Esseri in carne ed ossa. Diamo un’occhiata alla traduzione interlineare:

La frase tradotta: “un Dio geloso” potrebbe essere fraintesa per via dell’articolo indeterminativo che porterebbe a pensare che il Dio d’Israele sia uno dei tanti. Da come si può vedere dalla traduzione interlineare l’articolo indeterminativo non è presente nel testo ebraico, semplicemente perché in ebraico biblico non esiste l’articolo indeterminativo. I traduttori lo hanno aggiunto per dar al testo in italiano una lettura scorrevole e nessuno avrebbe pensato che potesse essere soggetto a speculazioni. Inoltre non sta dicendo che Dio è geloso di altri dèi, ma è geloso del popolo di Israele, in quanto popolo sacro, creato da Lui con una missione speciale davanti al mondo e se si mette ad adorare delle statue, a partecipare rituali perversi è un impedimento a questa missione. Infatti il termine tradotto con “geloso”, QANNA indica in maniera più precisa l’idea di uno zelo e una passione ardente per qualcosa o qualcuno. In questo contesto Dio ama veramente il suo popolo come un marito ama profondamente la propria moglie e si aspetta da lei una fedeltà esclusiva per evitare che la relazione vada a rotoli. Allo stesso modo Dio chiede al suo popolo di non tradire la sua legge e non inquinare i principi biblici con influenze culturali immorali derivati dall’adorazione di falsi dèi stranieri.

Genesi 18

In questo capitolo troviamo un brano dove Abramo vede in lontananza tre persone e le accoglie nella sua tenda. L’ospitalità per un orientale è sacra e li riceve con tutti gli onori offrendogli un pranzo. Solo in un secondo momento si renderà conto di trovarsi davanti al Signore insieme a due angeli. Compare la parola “YHWH” indicando quindi Dio stesso e annuncia ad Abramo che nonostante la veneranda età  di lui e sua moglie Sara, nascerà un figlio. Questa non è la prova che Dio è un essere fisico e non trascendente perché questo è un caso di teofania di Gesù Cristo nel vecchio testamento come avvenuto anche con l’episodio di Melchisedek. Sarà infatti Gesù stesso a dichiarare di aver conosciuto Abramo in Giovanni 8,56-58: Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia. Allora i Giudei gli dissero: Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo? In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono. Successivamente Dio inizia a parlare di Sodoma e Gomorra e quando sia necessario far giustizia del loro peccato. Abramo intercede chiedendo se ci fossero 50 giusti la città verrebbe punita lo stesso? Dio dice no, a riguardo dei 50 giusti non accadrà nulla alla città. Abramo rincara la dose più volte fino ad arrivare a 10 persone e la risposta è la stessa. Ma il principio è che basta una persona giusta per salvare la città, così anche nel nuovo testamento basta una sola persona giusta, Gesù Cristo per salvare l’intera umanità.

Si può concludere che sostenere la tesi che Dio sarebbe un individuo in carne e ossa, non trova nessun sostegno nella Bibbia se non in alcuni versetti manipolati appositamente per portare acqua al proprio mulino. Inoltre non trova nessun sostegno nemmeno negli ambienti accademici laici. Troviamo invece un versetto interessante che contraddirebbe questa punto della teoria:

 Egli non si affatica né si stanca. la sua intelligenza è inscrutabile (Isaia 40,28).

Si potrebbe dire che è molto strano un essere di forma antropomorfa che non si affatica e non si stanca se invece si accetta quello che veramente dice la Bibbia allora tutto quadra.

LA   PAROLA ELYON

La parola “Elion” compare nelle nostre Bibbie tradotta come l’altissimo ovvero uno dei titoli di Dio usati come avverbio al posto di ELOHIM. I cosiddetti “liberi pensatori” contestano questa traduzione, specialmente Biglino che in ogni suo libro con vari ragionamenti arriva alla solita conclusione che la traduzione come superlativo assoluto il quale esplicita una delle caratteristiche attribuibili a Dio non trova giustificazione nel testo Biblico, perché non attinente al contesto. Questi sono gli esempi per comprendere l’utilizzo che la Bibbia ne fa e dimostra che quel termine non è riservato a Dio come dice la teologia:[1] Ezechiele 41,7 compare ELIONAH הָעֶלְיוֹנָה che è il femminile di ELION che indica una stanza superiore; In Giosuè 16,5 ELION  il quartiere superiore dell’abitato di Bet-Choron; Nel salmo 89,28 ELION indica il re che regnerà sopra ogni sovrano. Il superlativo assoluto non ha quindi altra giustificazione che quella di essere esclusivamente una scelta teologica, conformemente con la loro fede e non motivata da regole grammaticali e neppure dal contesto in cui il vocabolo si incontra di volta in volta. Secondo la sua “verità”, ELION significa colui che sta sopra è quindi un individuo differente da YHWH, il Dio d’Israele. Lo identifica come un capo alieno mentre invece YHWH è solo uno dei tanti subalterni, addirittura di infimo livello. Ora, un passo alla volta cercheremo di capire come ha fatto a convincere tante persone di questa assurdità e poco alla volta smonteremo questa tesi. Da considerare che questo piccolo punto di tutta la teoria dell’antico astronauta è basilare per la formulazione di ulteriori spiegazioni alternative e senza di questa parte della teoria inizia a scricchiolare. Ora, consultando il dizionario ebraico biblico – italiano sulla parola ELION viene fuori questo:

Prima di tutto constatiamo che si tratta di un aggettivo, di conseguenza cambia di significato a seconda del sostantivo di riferimento. Dalla definizione si potrà notare che ha principalmente 2 significati: Il significato A) Superiore, elevato, eminente ecc.. Indica quindi qualcosa che sta in alto, non per forza fisicamente in alto, ma anche in senso figurato e metaforico e si può riferire a qualunque cosa. Troviamo infatti alcuni versetti che Biglino indica negli esempi. Nel significato B) Quello che ci interessa di più troviamo il TITOLO DIVINO: L’ALTISSIMO perché quando il soggetto della frase è Dio che sia ELOHIM o YHWH assume il ruolo di avverbio e giustamente è tradotto con un superlativo assoluto perché in questo caso il testo indica che Dio è superiore agli altri, colui che sta in alto, che siano angeli o demoni e a qualunque cosa che esista nell’universo, da qui si conclude che Dio è onnipotente. Il dizionario, come anche la teologia non dice che la parola ELION si riferisce esclusivamente a Dio quindi scriverlo per screditare la traduzione è del tutto sbagliato. Si può riferire a qualsiasi cosa, ma quando è riferito a Dio significa L’ALTISSIMO e assume la funzione di avverbio. Nel dizionario troviamo tutti gli esempi dove ELION è riferito Dio. Riporto qui i versetti più significativi dove si dimostra che ELION e YHWH sono la stessa persona.

Salmo: 7,18.

Loderò il Signore (YHWH) per la sua giustizia e canterò il nome di Dio (YHWH), l’Altissimo

Salmo 92,1

 È bello rendere grazie al Signore(YHWH) e cantare al tuo nome, o Altissimo,

In questi versetti molto simili tra di loro si può notare come nella prima parte dei versetti compare il nome di Dio scritto con il famoso tetragramma, quindi siamo certi che in entrambi i testi si sta parlando del Dio supremo di Israele, nella seconda parte, sempre riferito a Dio esorta a cantare al suo nome, in fondo al versetto il termine ELION e questo è un chiaro riferimento a come Dio può essere chiamato anche ELION a motivo della sua onnipotenza. Tipici esempi di come la parola ELION è usato come avverbio per indicare il Dio d’Israele. Sono dunque le entrambi la stessa entità, di cui Elion è un titolo di YHWH.

Salmo 9,2-3

Loderò il Signore (YHWH)  con tutto il cuore e annunzierò tutte le tue meraviglie. Gioisco in te ed esulto, canto inni al tuo nome, o Altissimo(ELION)

Questo è un salmo dove Dio nel suo complesso rende giustizia ai poveri. Il soggetto dei versetti è Dio (YHWH). Viene usato il termine ELION per evitare una ripetizione con  (YHWH), ma si sta parlando sempre di Lui. Anche qui un altro esempio di ELION usato come avverbio ed è chiaro che  sono la stessa entità.

Salmo 21,8.

Perché il re confida nel Signore (YHWH): per la fedeltà dell’Altissimo (ELION) non sarà mai scosso. 

Questo è considerato un salmo regale, ovvero uno di quei salmi che veniva recitato dal sacerdote durante l’incoronazione di un re. Anche in questo caso abbiamo Dio YHWH come soggetto e la parola ELION usata come avverbio per evitare una ripetizione ma è chiaro che si sta parlando della stessa entità.

Salmo 46,5.

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio (ELOHIM), la santa dimora dell’Altissimo(ELION)

In questo salmo si parla della città di Gerusalemme che è considerata la città più santa, infatti verrà costruito lì il tempio, punto di riferimento di tutti gli ebrei per lo svolgimento delle festività religiose. Il tempio sarà considerata simbolicamente la casa di Dio anche se un edificio fatto dall’uomo non può contenere un entità onnipresente e onnipotente come è scritto in Isaia 66,1: Cosí parla il Signore (YHWH): «Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi; quale casa potreste costruirmi? Quale potrebbe essere il luogo del mio riposo? Anche se Dio non può essere contenuto in un edificio fatto dall’uomo permette lo stesso che gli uomini costruissero per Lui un tempio al tempo di Salomone. Nel salmo in questione vediamo anche che sarà la dimora di ELION, questo un altro elemento che dimostra come YHWH ed ELION siamo la stessa entità. Se dovessimo vederla dal punto di vista della teorie dell’antico astronauta risulterebbe che un generale alieno convive con uno dei suoi sudditi tra i più irrilevanti e questo non è molto fattibile. Biglino non ha mai detto che ELION stava a Gerusalemme, eppure il salmo dice questo.

 Salmo 50,14.

Offri a Dio un sacrificio di lode e sciogli all’Altissimo (ELION) i tuoi voti; 

Colui che si adoperano i sacrifici animali e si sciolgono i voto è noto che sono la stessa entità

Salmo 73,11.

Dicono: “Come può saperlo Dio? (EL) C’è forse conoscenza nell’Altissimo?” (ELION)

In questo salmo si ammonisce la stoltezza di una parte del popolo che apparentemente prospera nella malvagità. Non bisogna essere invidiosi perché il giudizio di Dio verrà su di loro. Il soggetto “EL” si riferisce sempre a “ADONAI YHWH” ovvero Signore Dio come è specificato  nel versetto 28 dello stesso salmo. Il versetto del salmo preso in esame viene scritto come esempio di una tipica frase che dice lo stolto quando commette peccato e si illude che Dio non lo sappia, ma allo stesso tempo indica come considera EL ed ELION la stessa entità.

Salmo 78

Eppure continuarono a peccare contro di lui, a ribellarsi all’Altissimo (ELION) nel deserto. (17)

ricordavano che Dio (ELOHIM)  è loro rupe, e Dio (EL), l’Altissimo, (ELION) il loro salvatore; (35)

Ma ancora lo tentarono, si ribellarono a Dio(ELOHIM), l’Altissimo(ELION) non obbedirono ai suoi comandi. (56)

Magnifico esempio di salmo sapienziale con una lunga riflessione sulla storia d’Israele, tra le vicende dell’esodo e l’istituzione della monarchia. È la celebrazione dell’amore e della fedeltà di Dio, nonostante le infedeltà dell’uomo. Dal contesto senza dubbio si riferisca ad YHWH  e per ben tre volte compare la parola ELION usata anche qua come titolo di Dio.

Questi sono solo alcuni esempi dell’uso della parola ELION in riferimento a YHWH, si potrebbero citarne molti altri ma per dimostrare la tesi teologica è sufficiente. I “liberi pensatori” ignorano completamente questi versetti in quanto smentirebbero e invaliderebbe il loro lavoro.


[1] La Bibbia non parla di Dio a pag. 38

ELOHIM NEL DIZIONARIO:



Il dizionario dice che la parola ELOHIM è grammaticalmente il plurale di ELOAH infatti per rendere il plurale nei nomi maschili si aggiunge la desinenza IM. In questo caso, secondo la regola la A sparisce. Rivediamo in maniera più sintetica i significati analizzati precedentemente, ribadendo che nonostante la valenza plurale, quando sono presenti alcuni indicatori linguistici che identificano che è riferito al Dio d’Israele è da considerarsi un singolare. Il criterio linguistico principale è quando il verbo che accompagna il soggetto ELOHIM è al singolare da come si evince andando avanti con la definizione.


Un esempio lo troviamo proprio nel primo versetto della Bibbia:

Al principio Dio (ELOHIM) creò ( VERBO AL SINGOLARE) i cieli e la terra

Da come risulta dal dizionario, la parola ELOHIM non è da considerarsi sempre un plurale di astrazione con valenza singolare, può avere in certi casi una valenza plurale di numero. In che modo si distinguono tra di loro dal momento che graficamente sono scritte in maniera identica? Da semplici regole grammaticali, certamente non avviene un’attribuzione arbitraria basata su preconcetti dogmatici. Vediamo queste regole:

La parola ELOHIM è da considerarsi un singolare, plurale di astrazione,  quando:

  • È accompagnato da un verbo singolare
  • È riferito al Dio d’Israele o a un dio pagano
  • L’eventuale presenza di aggettivi possessivi sono al singolare

La parola ELOHIM è da considerarsi un plurale di ELOHA, quindi una molteplicità di individui quando:

  • È accompagnato da un verbo plurale
  • Non è mai riferito al Dio d’Israele o a un dio pagano
  • L’eventuale presenza di aggettivi possessivi sono al plurale

Esistono tuttavia 4 eccezioni. Precisiamo che si trattano solo di 4 eccezioni su più di 2500, quindi un numero assai infimo, ma in ogni caso la teologia l’ha sempre saputo da secoli e sono stati ampiamente spiegati. Per sciogliere ogni eventuale dubbio andiamo brevemente a spiegarli.

Versetti 1) Genesi 20,13  e 2) Genesi 35,7.

 Nel testo masoretico i verbi sono al plurale, ma nella versione greca dei LXX, molto più antica, troviamo i verbi al singolare. Vige dunque una regola usata da tutti i traduttori della Bibbia: In caso di discordanze tra le traduzioni, la priorità cade su quella più antica per avvicinarsi maggiormente al testo originare. Inoltre, i verbi al singolare li troviamo anche nel Pentateuco samaritano, un’altra versione, anch’esso molto antica. Nelle Bibbie in italiano troviamo infatti il verbo al singolare come nella versione greca e samaritana più antiche. Il testo masoretico potrebbe dunque aver subito degli errori di trascrizione.

3) 2 Samuele 7,23

L’unica nazione sulla terra che Dio sia venuto a redimere… (Bibbia testo CEI)

Questo versetto nella nostre Bibbie è al singolare, ma nel testo Masoretico è al plurale, quindi che ELOHIM siano venuti a redimere.

In 1 Cronache 17,21 troviamo lo stesso identico versetto, ma con il verbo al singolare anche nella Bibbia masoretica. Si potrebbe pensare a un errore di trascrizione in 2 Samuele 7,23, oppure analizzando meglio il contesto, alcuni studiosi sono concordi con il pensare che in questo caso non si riferisce a ELOHIM Dio d’Israele ma a Mosè e Aronne che sono stato loro di fatto a liberare il popolo dalla schiavitù in Egitto. In questo caso si tratterebbe di un plurale di numero.

4) Salmo 58,12

C’è un Dio che fa giustizia sulla terra (testo CEI)

Ma c’è ELOHIM giudicano sulla terra (Testo masoretico)

Secondo la Bibbia dei LXX in questo versetto compare: “che li giudica”. Secondo questa versione il plurale non è riferito tanto alla parola ELOHIM ma agli uomini  della terra che subiscono il giudizio. Concentrandoci sul testo masoretico gli esperti identificano questo plurale secondo una forma chiamata: plurale di concordanza. Si tratta di un plurale con una costruzione prettamente stilistica, ma si traduce comunque con un singolare, come appunto compare nelle Bibbie tradotte in Italiano. Un altro esempio di questo plurale applicato alla parola ELOHIM lo abbiamo già riscontrato a Pag.  nel versetto 1Samuele 28,13 : Vedo un essere divino che sale dalla terra. La parola sottolineata in ebraico sarebbe al plurale, anche se si riferisce chiaramente a una entità singolare.

Abbiamo visto che queste eccezioni possono essere spiegate e non vanno ad annullare la regola generale. Biglino invece fa un uso improprio di questi 4 versetti. Li fa passare come se fossero delle sue scoperte, non dice che sono state già spiegate dai linguisti, facendo credere al suo pubblico di conosce l’ebraico meglio degli altri traduttori. Non dice che si trattano solo di 4 eccezioni, ma li cita per far credere che la parola ELOHIM non è un plurale di astrazione e che non è vero che quando c’è un verbo al singolare si riferisce a Dio e perciò le spiegazioni dei teologi non stanno in piedi. Siamo di fronte quindi a uno stravolgimento per indurre le persone a credere in lui.

LA TRINITÀ:

Altre correnti di pensiero danno un ulteriore chiave di lettura sulla pluralità della parola Dio in ebraico. Troviamo che ELOHIM, anche se è plurale, i verbi che lo accompagnano sono al singolare, come se questi ELOHIM compissero un’azione al singolare nonostante siano più entità, come se agissero tutti contemporaneamente o meglio ancora formano un unico essere. Così come il corpo umano è formato da più membra ognuno con uno scopo preciso, così anche gli ELOHIM sono più entità riunite in un’unica realtà; ognuna esistente per uno scopo. Essendo un’unica realtà possono compiere un’azione al singolare, senza intercorrere in contraddizione. Che cosa ci fa venire in mente tutto questo? Il modo in cui la parola ELOHIM agisce quando è riferito al Dio unico di Israele? La trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo dimostra che il fatto che ELOHIM è plurale non è affatto in contrasto con il Dio predicato dalla teologia, anzi conferma un importante dogma della teologia già nell’antico testamento. Non a caso la trinità è riconosciuta da tutte le confessioni cristiane a eccezione di rare eccezioni. Ci sono però alcuni rari casi dove ELOHIM anche se riferito a YHWH  è accompagnato da un verbo al plurale; un esempio lo troviamo in Genesi 1,26:

Dio (ELOHIM) disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo nostra somiglianza.

Da notare il verbo “facciamo” al plurale e i possessivi <<nostra>> ripetuta 2 volte, ora guardiamo il versetto 27

E Dio (ELOHIM) creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò.

Da notare il verbo creare al singolare che è ripetuta 3 volte, successivamente “facciamo” al plurale. Qua abbiamo la prima figura degli ELOHIM (DIO PADRE) che ha concepito mentalmente l’idea di creare l’uomo. La seconda figura il mezzo utilizzato per crearlo con la parola (CRISTO). La terza figura (LO SPIRITO SANTO) che adempie il pensiero della prima figura attraverso il mezzo che è la seconda figura (CRISTO). Vediamo come anche Cristo ha partecipato alla creazione, lo troviamo infatti anche nel vangelo di Giovanni 1,10: il mondo è stato fatto per mezzo di lui. Vediamo che anche se Genesi 1,27 il verbo è al plurale troviamo lo stesso la trinità, anzi la troviamo in maniera ancora di dettagliata. Nell’analisi dei versetti della genesi si può concludere che un “portavoce” degli ELOHIM, una figura predominante, ma non superiore, nonostante siano un’unica realtà (DIO PADRE YHWH) impartisce l’ordine di compiere un azione e tutti gli altri eseguono di conseguenza. Il concetto della trinità spiega in maniera esaustiva le due possibili varianti: Quando ELOHIM è accompagnato con un verbo al singolare, come è nella maggior parte dei casi rappresenta la trinità che agisce e si muove simultaneamente; quando invece ELOHIM è accompagnato con il verbo al plurale significa che le entità della trinità agiscono in ruoli diversi proprio come nell’esempio che abbiamo appena illustrato. Tuttavia sono casi molto rari. Questo sempre se ELOHIM è riferito a YHWH.

LA PLURALITÁ DELLA PAROLA ELOHIM


La seconda argomentazione che usa Biglino per poter indirizzare il lettore verso la sua teoria è il fatto che ELOHIM grammaticalmente ha una desinenza plurale e questo  secondo lui è un aspetto che mette in seria difficoltà gli esegeti teologi e monoteisti. Secondo Biglino il fatto che ELOHIM è plurale è una contraddizione al pensiero teologico che definisce un unico Dio, mentre è più fattibile pensare che si tratta di una pluralità di individui. L’obbiettivo è far credere che la Bibbia non parli di un solo Dio, ma di tanti individui tutti molto simili tra di loro e quindi l’ELOHIM non si riferisce a una singola entità, ma a una pluralità di individui che vengono ben distinti dagli uomini. Questo è il trampolino di lancio per affermare che si trattano di alieni. Come spiegano i teologi il fatto che ELOHIM sia plurale?  Nel suo libro: “la bibbia non parla di Dio scrive: <<Il suo essere plurale impone infatti alla dottrina tradizionale giudaico-cristiana che inserisce il Dio unico nell’antico testamento, la necessità di elaborare spiegazioni convincenti, capaci di conciliare la seguente contraddizione: se esistono termini singolari perché usare il plurale per rappresentare il Dio unico? Le spiegazioni che vengono fornite  sono in sostanza le seguenti: ELOHIM è una forma grammaticale che, con il plurale nella desinenza, intende rappresentare la magnificenza del Dio unico>> Questo plurale si chiama plurale di astrazione. Biglino non spiega ai lettori cosa consiste questa regola grammaticale, si limita a dire che i teologi hanno attributo questa tipologia di plurale a ELOHIM, andando avanti cercherà di dimostrare passo dopo passo la pluralità di questi ELOHIM. Agli occhi di un lettore poco informato è facile che possa pensare che il plurale di astrazione sia un espediente per i teologi di spiegare invano la pluralità della parola ELOHIM.  In realtà per la teologia non c’è nessun problema del fatto che ELOHIM sia plurale, anzi partendo da questo aspetto si possono spiegare alcuni concetti.

IL PLURALE DI ASTRAZIONE:

Nella lingua ebraica troviamo diversi tipi di plurali, per quanto riguarda il plurale di astrazione viene usato per enfatizzare un termine all’interno di un versetto oppure come superlativo. Propongo tre esempi dove compare questo tipo di plurale non applicato alla parola ELOHIM per comprendere meglio l’uso che si fa di questo plurale.[1] Negli esempi la parola in grassetto è quella che prenderemo in esame. Nella traduzione italiana compare in singolare, ma nell’originale in ebraico è un plurale di astrazione.

  1. Genesi 21,2

Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.

In questo versetto troviamo Abramo che, come promesso da Dio, nonostante la sua veneranda età ha un figlio che chiamerà Isacco. In ebraico il termine “vecchiaia” è al plurale; non perché ci sono una pluralità di vecchiaie, ma perché Abramo non era semplicemente anziano, ma era è molto anziano, addirittura centenario. Compare quindi il plurale di astrazione per enfatizzare la sua vecchiaia fuori dal comune. Viene quindi usato come una sorta di superlativo.

  • Genesi 42,30

Quell’uomo, che è il signore di quella terra, ci ha parlato duramente e ci ha trattato come spie del territorio.

I figli di Giacobbe, a causa della carestia sono costretti ad andare nella terra d’Egitto e incontrano, senza riconoscerlo il loro fratello Giuseppe che molti anni prima lo avevano venduto a degli ismaeliti. Giuseppe per metterli alla prova inizialmente li tratta duramente. Nel testo originale la parola “Signore” è al plurale nonostante si stia parlando di una singola persona. Questo è per evidenziare che Giuseppe non era un semplice signore con una bella casa e qualche servo, ma era la seconda carica politica d’Egitto dopo il faraone. In questo caso è usato come superlativo.

  • Esodo 21,34

il proprietario della cisterna deve dare l’indennizzo: verserà il denaro al padrone della bestia e l’animale morto gli apparterrà.

Questa è una delle tante norme riguardante la legge di Mosè. Se un uomo scava un pozzo e un animale appartenente a un’altra persona ci cade dentro dovrà risarcire il padrone dell’animale. In questo caso troviamo “padrone” al plurale per enfatizzare il soggetto che ha diritto ha un risarcimento.

Alla luce di questa regola grammaticale non c’è da stupirsi che proprio la parola che si traduce con Dio è al plurale. Indica che non si tratta di un ELOHIM qualunque, ma l’ELOHIM supremo e onnipotente. I primi a contestare le traduzioni di Biglino sono proprio gli ebrei, che leggendo le sue considerazioni si stupiscono che una persone che millanta di conosce l’ebraico non è in grado di distinguere un plurale normale da un plurale di astrazione. Questo significa che Biglino non conosce così bene l’ebraico come afferma oppure è in mala fede. Se ancora ci fossero dubbi è disponibile una pubblicazione di Joel S. Burnett chiamata “A Reassessment of Biblical Elohim”, un pluriennale lavoro accademico dove si approfondisce il plurale di astrazione applicato a ELOHIM in parallelo con le altre lingue semitiche che anch’essi hanno anche loro questo tipo di plurale, tenendo conto anche delle fonti archeologiche, in particolare è citata una statua raffigurata una divinità pagana e una iscrizione con il termine dio al plurale di astrazione.


CONCLUSIONE:

Se gli ELOHIM fossero degli alieni provenienti da qualche pianeta lontano come sostiene la teoria degli antichi astronauti, dal punto di vista grammaticale, nella Bibbia troveremo: In riferimento a YHWH ci sarebbe stato sempre la parola ELOHA con verbo al singolare; la parola ELOHIM accompagnata solamente da verbi al plurale e solo per definire il gruppo della razza aliena. Il fatto che ELOHIM è accompagnato al singolare è una spina nel fianco ai sostenitori di questa teoria che rivela la falsità di questa tesi

[1] Dal video: “ELOHIM, parliamo di questa parola” di Roberto Mercadini

SIGNIFICATO DELLA PAROLA ELOHIM


La prima parola che viene commentata nei libri di Biglino è la parola ELOHIM. Nelle nostre Bibbie è abitualmente  tradotta con Dio, per questo motivo che i ”liberi pensatori” della paleastronautica non possono ignorare questa parola. Secondo il loro parere, nessuno ha mai capito cosa significa il termine ELOHIM, gli studiosi accademici traducono questa parola in tutti i modi: Quelli dell’alto, gli splendenti, i potenti, legislatori, governanti, giudici, ministri. Nessuno prende in considerazione di tradurre questa parola al quanto misteriosa con “Dio” che infatti non è altro che una scelta puramente teologica e dogmatica non giustificata dalla grammatica ebraica. La parola ELOHIM a causa della sua profonda non conoscenza sarebbe più opportuno lasciarla non tradotta, oppure sostituirla con l’espressione “quelli là”. Questa è la prima argomentazione che usa Biglino per introdurre la tesi paleastronautica, non parla inizialmente di alieni, ma andando avanti con i suoi libri parla del fatto che vengono dal cielo, con astronavi e altre tecnologie avanzate ed è il lettore che intuisce che si tratta di alieni. Riguardo questa argomentazione ho trovato una risposta di un ebraista laico[1] di nome Giuseppe Cuscito che all’affermazione: “nessuno ha mai capito cosa significhi ELOHIM”, rispose: Parla per te![2]  Cuscito è un accademico ebraista che studia la Bibbia con un approccio laico e non teologo, quindi non ha nessun interesse nel difendere la Bibbia come parola di Dio e proprio lui ha smentito Biglino dicendo che non è vero che in ambito accademico la parola ELOHIM non significa Dio. Certo che significa Dio, infatti la differenza tra un teologo e un accademico laico non sta nelle traduzioni che sono pressoché identiche,  ma nell’interpretazione del testo. Non esistono parole tradotte in maniera arbitraria dai teologi. Raccontando la sua storia dichiara che in passato era un sostenitore convinto della teoria degli antichi astronauti, per questo ha voluto studiare ebraistica laica, per avere una conferma di questa teoria, ma con suo profondo rammarico ha scoperto che si tratta solo di speculazioni.  Ma come mai solo lui si è fatto avanti a fare questa dichiarazione dopo anni che Biglino scrive libri? La teoria dell’antico astronauta in ambito accademico è considerata nient’altro che spazzatura ed è persino degradante per un accademico anche solo scrivere qualcosa per smentirla. Se potessi fare un paragone è come se un astronauta scrivesse un libro per dimostrare che la terra è rotonda per smentire i terrapiattisti, nessuno farebbe niente del genere in quando sarebbe una cosa ridicola scrivere qualcosa per dimostrare questa ovvietà. Ma dal momento che questa teoria in passato l’ha creduta ha deciso di farsi avanti anche se è stato sconsigliato dai suoi colleghi, perché non vuole che altre persone come lui caschino in queste false teorie.

IL SIGNIFICATO DI ELOHIM

Per esaminare il significato di un termine bisogna analizzare il modo in cui il termine viene usato. ELOHIM nella Bibbia compare più di 2500 volte, è dunque un termine che nella scrittura ebraica ha un certo peso e ha molteplici sfaccettature a seconda del soggetto di riferimento. Quando ELOHIM è riferito a YHWH (Dio creatore) si traduce Dio onnipotente. Altrimenti possono indicare gli angeli o i demoni o i presunti dèi pagani. Anche l’anima umana dal momento che fa parte del mondo spirituale è considerato un ELOHIM anche se molto più debole rispetto agli angeli o i demoni. Un esempio lo troviamo in 1Samuele 28. Il re Saul, un tempo buono, ma successivamente divenuto malvagio si trova in seria difficoltà in quanto i filistei si stanno preparando per attaccare. Saul prova a pregare il Signore, ma a causa del suo cuore duro non riceve nessuna risposta. Decide così di consultare una negromante per evocare lo spirito del profeta Samuele, morto poco tempo prima. La negromante viene colta da stupore perché come dice il versetto 13:

Vedo un essere divino che sale dalla terra. Quel “essere divino” da come si può chiaramente vedere nella traduzione letterale del testo ebraico, compare la parola ELOHIM. Questo versetto da scacco matto a Biglino e a tutta la teoria dell’antico astronauta perché dimostra che gli ELOHIM non possono essere degli alieni, perché qui si sta parlando di un anima umana, oltretutto si parla anche di una vita dopo la morte, cosa che Biglino nega. Che cosa accomuna Dio, gli angeli/demoni e l’anima umana? Secondo Il professor Michael S. Heiser, uno dei massimi esperti nel campo delle lingue semitiche ha dato una chiara definizione riguardo la parola ELOHIM: Entità spirituale potente. Poiché Dio è spirito supremo creatore di tutti gli spiriti (Ebrei 12,9), allora il regno degli spiriti è dove vive Dio. Gli esseri che vivono nel regno degli spiriti sono quindi “divini”. La parola migliore per catturare questa concezione è ELOHIM. Un ELOHIM è un essere divino, in quanto un ELOHIM è un abitante del piano spirituale della realtà.[3] Quindi un termine generico riconducibile a tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.  Questa è la definizione più precisa della parola ELOHIM e nel contesto esatto è giusto tradurlo con Dio. Anche analizzando la sua etimologia si può arrivare a un altro punto di coincidenza. L’etimologia della parola ELOHIM può avere più origini come per esempio EL che vuol dire “forte, potente”, oppure UL che vuol dire “capo, colui che precede gli altri”, ma con maggior probabilità dal punto di vista grammaticale deriva da “ALAH” אָלָה che richiama al concetto di promessa o maledizione[4]. Nel senso che il soggetto ELOHIM indifferentemente che pronunci una promessa o una maledizione, la sua parola si adempie sempre, opere soprannaturali comprese. Un esempio di promessa è quella che diede ad Abramo quando disse che avrebbe avuto un figlio nonostante la sua veneranda età (Genesi 18,10) o le maledizioni quando furono contro i nemici storici di Israele, in ogni caso entrambi  puntualmente adempiute. Quindi la radice etimologica indica un soggetto che ha la capacità per prevedere o generare un evento futuro in perfetta linea della sua parola. Questa è una caratteristica che solo Dio può avere, vediamo dunque che anche attraverso questa strada si arriva alla verità.


[1] Studioso di ebraico e aramaico, specializzato in Scienze delle religioni,  conseguito un dottorato di ricerca in Storia, Culture, Religioni. Ha all’attivo pubblicazioni scientifiche e conferenze in Italia e all’estero.

[2] Canale YouTube: Cuscito ergo sum. Video: Alieni nella Bibbia?

[3] What is an Elohim – Michael S. Heiser

[4]Dal video: “ELOHIM, parliamo di questa parola” di Roberto Mercadini, scrittore e studioso di Ebraico, e collaboratore, fra gli altri, con il museo ebraico di Bologna.

IL METODO BIGLINO

Quando Biglino vuole spiegare qual è il suo metodo di studio della Bibbia fa prima un’introduzione sulla scrittura biblica in generale cercando di attaccare l’affidabilità della Bibbia come testo sacro. Le argomentazioni vanno dal: Non si sa chi siano i veri autori, in che lingua è stata scritta in origine e non si sa quanto è stata modificata nel corso dei secoli; (tra l’altro tutte questioni che i teologi  esperti sanno rispondere), dopo di che inizia a spiegare qual è il suo metodo che sta alla base alla chiave di lettura che applica alla Bibbia. Dato la scarsa conoscenza riguardo le origini della Bibbia, le incertezze insormontabili,  l’unico metodo accettabile è il “facciamo finta che”. Appare secondo Biglino l’unico metodo accettabile per leggere la Bibbia. Quindi nonostante l’introduzione che mira a distruggere la fede nella scrittura, per Biglino se si vuole leggere la Bibbia bisogna mettere da parte la sua introduzione e immaginarsi di fare finta che la Bibbia che leggiamo sia proprio quella in origine; che i personaggi biblici siano esistiti veramente e gli autori hanno voluto descrivere fatti che sono veramente accaduti considerando di fatto la Bibbia un autentico libro di storia. Questa  visione della Bibbia solo in apparenza si avvicina a quella cristiana, perché secondo Biglino la Bibbia va letta in maniera letterale, senza interpretazioni, spiegazioni teologiche e senza collegamenti con il nuovo testamento. La storia che viene fuori è un quadro coerente con la paleastronautica, dove si parla di alieni, astronavi e varie tecnologie fantascientifiche. Nell’applicare questo metodo, non riconosciuto da nessun studioso che si rispetti, vuole far credere che la Bibbia parla di tutte queste cose, quando invece non è nient’altro che la teoria dell’antico astronauta applicata alla Bibbia, da come vedremo in maniera del tutto forzata e tra l’altro nemmeno tutta la Bibbia, ma solamente alcune parti presi qua e là. Vediamo qui sotto alcuni esempi di strategie che vengono utilizzate da lui per applicare la chiave ufologia nella Bibbia e le sue forzature, nelle spiegazioni e nelle traduzioni e eventualmente come riuscire a smascherarli:

  • LE DOMANDE INTRODUTTIVE

Prima di prendere in esame un brano della scrittura, Espone un breve riassunto su cosa la teologia dice di questo brano e pone una serie di domande senza risposta con lo scopo di iniziare a istillare dei dubbi nel lettore e fargli credere che la spiegazione teologica del brano emergono contraddizioni e insensatezze e non è dunque quella la spiegazione esatta. Sarà quindi lui a dare una spiegazione più esauriente. Ora, le domande che pone, non sono domande senza risposta, ma con un minimo di ragionamento e di conoscenza teologica si possono argomentare, questo al lettore medio non lo sa. Inoltre ci possono essere anche delle domande ingannevoli che non hanno nulla a che vedere con il brano, ma hanno lo scopo di mostrare contraddizione che di fatto non ci sono. La spiegazione che da lui non è certo più esauriente in quanto oltre ad andare a utilizzare le strategie ingannevoli che vedremo tra breve, va anche a contraddire altri passi biblici da lui ignorati.

  • LO SLITTAMENTO SEMANTICO

L’ebraico è una lingua polisemica, significa che un termine può avere più significati e la scelta del significato va determinata dal contesto. Se dunque nella Bibbia compare un certo significato non è un caso o una scelta arbitraria, ma è perché i traduttori hanno assegnato il significato conforme alla grammatica e al contesto del brano. Ricordiamo che i traduttori non sono tutti cristiani e non tutti credono nella Bibbia come parola di Dio e non hanno dunque interessi a tradurre una parola orientandola in senso teologico. Biglino invece prima inganna i lettori dicendo che una determinata parola è tradotta in base a una scelta puramente teologica e sceglie un significato diverso sempre nella lista dei possibili significati. Peccato che va in contrasto con il contesto e risulta una scelta non giustificata. Analizzando grammaticalmente il brano si arriva alla conclusione che la traduzione corretta è quella che compare nella Bibbia e non quella scelta da Biglino.

  • LA STRATEGIA DEI DIZIONARI ROTANTI

Uno studioso che vuole usare una metodologia seria dovrebbe usare sempre lo stesso dizionario e le eccezioni dovrebbero essere giustificate. Biglino invece cita dizionari diversi scegliendo ogni volta quello che più di tutti va incontro al suo pensiero. Se dunque il dizionario che utilizza principalmente va contro la sua teoria, allora cambia dizionario e così via. Non si fa scrupoli a scegliere anche dei dizionari del tutto obsoleti e non più utilizzati da nessun studioso, ma anche quei casi i conti non tornato. Nel citare i dizionari lo fa in maniera scorretta, manipola la sua spiegazione, nasconde dei significati e ne introduce altri non esistenti. Nel mio studio ho controllato nel dizionario tutti i vocaboli discussi da Biglino per poter anche solo verificare se il significato attribuito da lui compare. Ho inserito l’immagine della definizione, onde evitare che nessuno possa insinuare che mi stia inventando il significato delle parole ebraiche. Da tutti i controlli si potrà vedere chiaramente che le traduzioni della parole scelte da Biglino non coincidono completamente con il dizionario usato dal sottoscritto, realizzato secondo i più moderni criteri linguistici (DI EBRAICO BIBLICO di Luis Alonso Schökel, consulenza scientifica di Gian Luigi Prato. Edizione San Paolo anno 2013).

  • L’ETIMOLOGIE INGANNEVOLI

Quando Biglino vuole tradurre un termine in modo insolito, per rafforzare le sue ragioni si avvale della strategia dell’etimologia. Biglino fa derivare un termine in ebraico con uno in sumerico che corrisponde al termine che vuole attribuire il significato. Peccato che gli studiosi affermano che il sumerico non è una lingua semitica. Non ne è ancora stata dimostrata alcuna parentela con altre lingue note, ed è considerata una lingua isolata[1] e perciò non ha nulla a che vedere con la lingua ebraica. Attribuire delle etimologie tra le due lingue è completamente sbagliato e denota una mala fede o un’ignoranza linguistica. Un esempio più comprensibile è l’italiano e l’albanese che pur essendo popoli geograficamente vicini hanno ceppi linguistici completamente diversi.

  • RIASSUNTI NON COINCIDENTI

In alcuni casi, quando Biglino vuole prendere in esame un brano biblico spiega la vicenda con parole sue, senza citare per intero il brano come compare tradotta nella Bibbia. Riporta solo alcuni versetti o frasi che gli fanno comodo, ma nella spiegazione applica dei tagli di comodo e alcune parole o frasi intere vengono completamente ignorate di Biglino, e guarda caso, sono proprio quegli elementi che vanno contro la sua teoria. Se si apre la Bibbia e si legge con attenzione il capitolo contenente il brano spiegato, si scopre che il riassunto messo nero su bianco non coincide con la Bibbia stessa. Saltano fuori gli altarini e di conseguenza l’interpretazione di Biglino risulta completamente errata.

  • LEGGERE LETTERALMENTE

Biglino secondo il suo metodo legge la Bibbia in modo puramente letterale dicendo che è quello l’unico criterio per poter fare ipotesi e considerazioni. Quello che non tiene conto sono i generi letterali. Nella Bibbia ci sono spesso i cantici che sono vere e proprie poesie e di conseguenza ricche si metafore e allegorie. Biglino utilizza alcune parole o brevi frasi di queste poesie, per leggerle in modo meccanico ed estrapolare delle ipotesi completamente travisate. Oltre ai cantici non tiene mai conto  del contesto antropologico, storico e della cultura che ha generato il testo biblico. Un esempio banale: La frase “dammi una mano” sappiamo che è un modo di dire per chiedere aiuto, se dovessimo utilizzare il metodo Biglino dovremo pensare che qualcuno ci chiede di segarci la mano e darla a qualcuno. Questo significa leggere alla lettera e non tenere conto della cultura della lingua originale. Una volta elaborata l’ipotesi partendo dal testo ebraico è importante per rafforzarle citare degli esperti in diversi settori per mostrare ai lettori che non è l’unico ad avere avuto queste intuizioni ed aver tratto certe conclusioni. Questi “esperti” che Biglino definisce: “scienziati con la mente aperta” andando ad approfondire si scopre che sono in realtà pseudo scienziati senza nessun titolo accademico, o comunque non esperti del settore. In altri casi sono veri scienziati altamente qualificati, ma le citazioni contenute nelle pubblicazioni sono travisate completamente a suo favore. L’esempio più famoso è quello del genetista Dario Bressanini.

  • FALSE CITAZIONI DI ESPERTI IN EBRAICO

In certi casi Biglino fa uso di citazioni di esperti in lingua ebraica per avallare le sua tesi. Possiamo distinguerli in due categorie: Nella prima di tratta di citazioni di studiosi autodidatti privi di titoli che attestano le loro competenze, in poche parole non sono affatto esperti in ebraico, ma pseudostudiosi con conoscenze limitate. Viene citato il cosiddetto “centro di ricerca di ebraico antico” come se fosse un prestigioso istituto condotto da una commissione di esperti accademici, quando in realtà si tratta semplicemente di un sito internet condotto da persone che si autodefiniscono studiosi senza avere titoli accademici. La seconda categoria si tratta di reali esperti accademici di ebraico biblico, peccato che le loro citazioni riportate sono delle estrapolazioni fuori contesto usate a suo comodo. In realtà leggendole bene si può vedere chiaramente che non vanno certo ad avvalorare le sue tesi, ma al contrario le confutano.  Un altro degli espedienti retori utilizzati da Biglino è un largo uso di espressioni tanto perentorie quanto vaghe del tipo, “I ricercatori affermano …”, “I biblisti sono ormai tutti dell’opinione che …”, “Gli stessi rabbini ebrei sono d’accordo su questo punto …”, ecc., guardandosi però bene dallo scendere nei particolari della sua affermazione e citare personalità illustre che effettivamente affermano quello che Biglino sostiene.

  • LE PROVE ARCHEOLOGICHE

Un’altra strategia per rafforzare le sue tesi sono le “prove archeologiche”. Ci sono due tipi di prove che Biglino presenta: Quelle letteralmente false e costruite ad arte fino ad arrivare a ritenere attendibile una foto alterata con Photoshop; altre invece autentiche prove archeologiche, ma le informazioni su di esse sono errate o contengono mezze verità, dalla datazione, alla civiltà di appartenenza e i simboli noti dagli esperti del settore, vengono interpretati in maniera del tutto fantasiosa. Lo scopo dell’utilizzo delle prove archeologiche sono orientate a tirar acqua al suo mulino, ma approfondendo viene fuori una verità molto diversa e sicuramente più razionale. La NASA nel 2007 ha svolto uno studio approfondito di analisi delle fonti antiche in maniera del tutto imparziale per verificare la presenza di un possibile contatto alieno nel passato. Quello che è venuto fuori è che il 90% delle fonti hanno indubbiamente una spiegazione razionale; il restante 10% non ha ancora una spiegazione certa. Ma attenzione a dire che in quel 10% ci sono prove di vita aliena sulla terra, sarebbe come al solito il passo più lungo della gamba. Un spiegazione razionale è di gran lunga più plausibile. Sarebbe come se una persona che ha maldi testa pensasse che c’è una larva aliena che gli mangia il cervello, una spiegazione più plausibile c’è sempre.

CONCLUSIONE:


Il metodo di studio è fondamentale per distinguere da uno studioso affidabile a uno pseudo studioso, quindi un ciarlatano. Da come abbiamo appurato il metodo di Biglino non è un metodo ritenuto valido in modo scientifico, così come tutti i suoi predecessori sono privi di credibilità. Allora perché i suoi lavori hanno riscosso lo stesso un grande successo? I fan di Biglino sono persone che non sanno cosa significa studiare con un metodo serio. Infatti molti di loro sono già abituati a credere ad altre teorie del complotto pseudo scientifiche, come per esempio le famose scie chimiche o la storia che l’uomo non è mai andato sulla luna, ecc.. Se qualcuno fa notare a un fan di Biglino che i suoi studi non sono scritti sotto un metodo valido tramite anche un lungo discorso, si sente rispondere: <<Eh, ma non hai detto niente>>. Da qui si può vedere come mancano proprio le basi per capire anche solo che cosa significa studiare con un metodo. Tutto questo è terreno fertile di fronte alla narrazione paleastronautica. In realtà Biglino usa un metodo che non è quello scientifico, ma è quello che nel mondo anglosassone chiamano “cherry picking” ovvero la selezione delle ciliege. Questo metodo può essere usato per avvalorare qualunque teoria controversa o stravagante. Consiste nel enfatizzare dei dati che possono far comodo per avvalorare la teoria che si vuole portare avanti e ignorare completamente tutto ciò che può contraddirla e cucito il tutto per costruire un’argomentazione distorta e fuorviante. Dire ciò che fa comodo e taccio che non lo è, dicendo solo parti di verità. Faremo un viaggio e affronteremo tutti gli argomenti principali contenuti nei libri e nelle conferenze di Biglino. Non è necessario affrontare tutti gli argomenti, ma confutando gli argomenti principali è sufficiente a far crollare le sue tesi. Come in un castello di carte, muovendo la base crolla tutto, così anche confutando gli argomenti principali, crolla anche tutto il resto. Lo scopo di questa sezione del blog non è quello di dichiarare che gli alieni non esistono, ma quello di dimostrare che la Bibbia non parla di astronavi o tecnologie fantascientifiche e Dio non è un alieno in carne e ossa.


[1] Lingua sumera – Wikipedia

IL FENOMENO BIGLINO

Biglino si contraddistingue dai suoi predecessori dal grande successo che ha avuto in Italia, tanto da generare quello che chiamo, “il fenomeno Biglino”. Prima di Biglino, in Italia, la paleastronautica aveva raggiunto solo una stretta nicchia di lettori, non era riuscita a sfondare. I contenuti erano più che altro cartacei e gli autori non erano italiani e quindi non presenti sul territorio. Biglino invece, nativo di Torino non si è limitato a scrivere molti saggi, ma anche condurre numerose conferenze in tutta Italia con lo scopo di divulgare la teoria e pubblicizzare i suoi libri. Ha un linguaggio molto carismatico che tende ad appassionare affinché le persone continuino a seguirlo. Biglino ha generato un esercito di persone disposte a difenderlo a spada tratta e ad esaltare tutti i punti salienti da lui predicati. I suoi fan ritengono Biglino uno studioso credibile e preparato in quanto ex traduttore ufficiale delle edizioni san Paolo; se dunque possiamo leggere la Bibbia che abbiamo in casa è grazie a lui. Se fosse così incompetente come sostengono i suoi detrattori allora anche la Bibbia che leggiamo sarebbe piena di errori. Questo è quello che i suoi fan amano sbandierare su web, ma le cose non stanno proprio così. Ci sono due versioni di traduzione della C.E.I., la conferenza episcopale italiana, una versione tradotta nel 1971 e nel 1973 e quella più recente nel 2008. In entrambi le versioni, Biglino è stato completamente assente da qualunque ambito per la compilazione di questi lavori. Gli unici lavori che Biglino ha partecipato sono: i profeti minori e i Meghillot, di cui il responsabile fu Piergiorgio Beretta. La collaborazione di Biglino fu saltuaria, incentrata sulle traduzioni interlineari, dunque non delle vere e proprie traduzioni complete. L’aver fatto passare Biglino come colui che ha tradotto tutta la Bibbia, come se in Italia fosse l’unico in grado di svolgere questo lavoro è totalmente fuorviante e lontano dalla realtà. Molti addirittura mettono in dubbio la sua reale competenza della lingua ebraica, vista la mancanza di  laurea o corsi che la attestano. Un’altra bufala propagandata dai suoi fan più incalliti gira attorno alla fine della collaborazione tra Biglino e le edizioni paoline. Sostengono che quando Biglino pubblicò i suoi primi libri contenenti delle “verità scomode”, le edizioni paoline lo licenziò per ritorsione. Nel 2009 Biglino pubblicò i libri: “Chiesa romana cattolica e massoneria”, e “Resurrezione reincarnazione”, opere editoriali fortemente anticattoliche, ma nonostante ciò l’anno successivo non impedì la pubblicazione dei “profeti minori” con le edizioni san paolo, dimostrando così che il motivo della rottura non bisogna ricercarla nelle cosiddette “verità scomode”, che tra l’altro non sono verità.  A differenza dei suoi predecessori, Biglino non si limita a spiegare e raccontare le vicende tra gli uomini e gli alieni tratte dalle Bibbia, ma parallelamente fa utilizzo di una continua retorica anticattolica e anticlericale cercando di ridicolizzare le interpretazioni esegetiche dei teologi sostenendo che hanno strumentalizzato la Bibbia pei i loro scopi di potere, ma leggendola in lingua originale, senza dogmatismi si arriva alla conclusione che non ha niente a che vedere con quello i teologi insegnano alla gente da secoli; la Bibbia non si occupa di spiritualità, né tanto meno di Dio. La visione che ha del vaticano è estremamente negativa: Accusa i vertici della curia romana di oscurantismo e male fede: Loro sanno benissimo che Dio non esiste e la Bibbia non parla di Dio; la religione è una invenzione artificiale partendo da un libro che non avrebbe dovuto finire nelle loro mani; e neppure parla di Dio o spiritualità; ma hanno costruito tutto questo con lo scopo di controllare le masse. Quest’ultimo punto si è ispirato al marxismo, ma Biglino lo integra nella suo modo di vedere la chiesa. In una conferenza[1] disse:<< Qualcuno pensa che la Bibbia è solo un libro che parla di falsità e sarebbe da buttare via? Allora benissimo, buttiamolo nella spazzatura! Ma devono essere prima loro (riferendosi alla chiesa) e dire apertamente come stanno le cose e buttarlo loro per prima, finché non lo faranno andrò avanti a fare quello che ho sempre fatto. Qui, svela qual è il suo vero scopo di tutti i libri e tutte le energie che mette nel suo lavoro, non quello di dimostrare una presenza aliena nel passato, ma quello di distruggere la chiesa. Gli alieni sono solo un modo alternativo per arrivare a questo. A volte accosta gli alieni con il vaticano, mettendoci anche un pizzico di complottismo, che nei giorni nostri va di moda e gli consente di dare più brio ai suoi sermoni. Secondo Biglino il vaticano oltre a invertasi la religione cattolica per soldi e potere, vogliono anche nascondere l’esistenza degli alieni sulla terra. In una conferenza disse che nel congresso americano ci sono due alieni camuffati da umani. Ovviamente questo lo può dire davanti a persone che pendono dalle sue labbra, altrimenti lo prenderebbero per matto. Nel mondo cattolico salva solamente i sacerdoti di paese. Riconosce il fatto che loro possono essere anche delle brave persone in buona fede. Il suo anticlericalismo si differenzia dagli atei nel modo di vedere la Bibbia. Per il classico becero ateismo, la Bibbia è solo un libro fantasy, inutile e da buttare nella spazzatura; Biglino invece, invita le persone a leggere la Bibbia, un libro profondamente affascinante, ma senza leggerlo con i dogmi imposti dalla chiesa che attribuiscono metafore e allegorie delle vicende che andrebbero lette in maniera letterale e sotto un altro punto di vista. La Bibbia non è un libro di fantasia, ma la testimonianza di persone che hanno vissuto dei fatti realmente accaduti. Questo approccio di vedere la Bibbia, in una certa fetta della popolazione ha una presa maggiore rispetto che ridurre la Bibbia in un libro puramente insignificante. È così che Biglino con i suoi libri, conferenze e contenuti multimediali vari ha creato un esercito di fan sfegatati, che prendono ogni parola di Biglino come oro colato e sono pronti a riempire di insulti tutti coloro che nel web provano anche solo a mettere in dubbio qualche argomentazione sulla paleastronautica spiegata da lui additandoli a dei retrogradi fondamentalisti cattolici. Paradossalmente, non solo i credenti, ma anche gli atei che criticano questa teoria vengono scambiati per fanatici credenti. Infatti tra i nemici di Biglino ci sono anche numerosi atei, perché finché si tratta di criticare la teologia va bene, ma dal momento che mette in discussione anche una parte della scienza, inizia a calpestare un terreno a loro caro, e questo è inaccettabile. In rete si possono facilmente trovare vari video sulle sue conferenze e dibattiti con uomini di diverse denominazioni. Uno di questi video è emblematico[2]. Si tratta di un dibattito tra Biglino, un sacerdote ortodosso , uno cattolico e un rabbino ebreo in una sala gremita di persone per lo più fan di Biglino. Questo video è stato inserito nel web con lo scopo di far credere al popolo di internet che i teologi, che sia di qualunque fede, non riescono a tener testa alle sue argomentazioni. Nel dibattito una persona del pubblico fa una domanda a Biglino riguardo un argomento che tratta nei suoi libri, ma dal momento che si tratta di una parte della Bibbia poco conosciuta, i teologi non sono preparati adeguatamente. Il pubblico inoltre è abituato da Biglino ad avere un approccio della Bibbia puramente letterale e quando i teologi parlano di metafore o allegorie sono solo dei modi per arrampicarsi sugli specchi. Proprio per questo, quando il sacerdote ortodosso dice che in questo brano bisogna interpretare, la gente del pubblico inizia a sghignazzare. Il cattolico dice con sincerità che è preparato su altri argomenti, ma non su quello e il rabbino fa praticamente scena muta. Per affrontare un dibattito con Biglino bisogna avere un po’ di dimestichezza con l’ebraico e aver letto bene i suoi libri, insieme a un adeguato studio dei principali argomenti per confutarne le tesi. Questo tipo di preparazione ai teologi manca, e questo Biglino lo sa. Ci sarebbero in Italia persone che hanno una preparazione per confutarlo, come Daniele Salamone, il quale ha pubblicato diversi libri che smentisce Biglino su diversi argomenti. Ma con lui un dibattito pubblico sta bene attento a non farlo, nonostante il studioso Salamone lo abbia invitato a farlo.


[1] Conferenza del 4 novembre 2017 a Legnago (VR)

[2] Conferenza con domande dal pubblico il 6/03/2016 a Milano con Rav Ariel Di Porto, Don Ermis Segatti. Daniele Garrone, Mons Avondios.

LE ORIGINI DELLA PALEASTRONAUTICA

Le origini della paleastronautica non derivano dalla scienza o dagli antichi manoscritti sparsi nel mondo come i suoi sostenitori pensano ma bensì dalla fantascienza. Andiamo ora a ricostruire in ordine cronologico, partendo dagli anni 20 del novecento lo sviluppo di questa teoria, dalla sua forma primordiale ad oggi.

ANNI 20

Il primo barlume di questa teoria la troviamo in alcune opere di H.P. Lovecraft scritte intorno gli anni 20 del novecento. L’autore ci tenne a precisare che le sue opere furono solamente frutto della sua fantasia e in nessun modo cercò di convincere qualcuno delle veridicità scientifiche dei suoi romanzi.

ANNI 60

Negli anni 60, negli U.S.A due astrofisici: Carl Sagan e Iosif Shklovskii  fecero un’ipotesi basata su calcoli statistici secondo cui saremo stati visitati sicuramente da qualche forma di vita aliena intelligente; questo calcolo matematico è chiamato “l’equazione di Drake”. Siamo quindi negli anni 60 e l’astrofisica nel frattempo è progredita, all’epoca non si tenevano conto di diversi fattori e variabili indispensabili per la vita. Un astrofisico di oggi non darebbe una assoluta certezza a una presunta visita aliena nel passato. I due astrofisici sostennero anche che i sumeri, la più antica civiltà umana, furono proprio loro i destinatari di un contatto alieno e a imparare molto da loro, favorendo di fatto lo sviluppo di questa antica civiltà comparsa nel nulla, completamente formata. Come prova di questo contatto i due astrofisici presentarono un sigillo sumero, il famoso VA243. Questo sigillo raffigura una stella a sei punte, interpretati come il sole e 10 puntini attorno, che raffigurerebbero 10 pianeti, quelli da noi conosciuti più il pianeta degli alieni, Nibiru. Inoltre sapevano che è il sole al centro del sistema solare. Queste conoscenze astronomiche così avanzate non sarebbero state possibili senza l’aiuto di una civiltà aliena avanzata. Questo è un esempio di fantarcheologia. Il sigillo che viene presentato come la raffigurazione del sistema solare è negata dai sumerologi: il simbolo al centro del sigillo, di cui viene erroneamente identificato con il sole, ha in realtà un significato completamente diverso in quanto il sole veniva raffigurato in tutt’altro modo, oltre al fatto che i puntini attorno scambiati come pianeti non corrispondono né alle dimensioni, né alle posizioni all’interno nel sistema solare. Nei sigilli di argomento astronomico secondo tutti gli esperti di settore, si vede chiaramente il sole, rappresentato con il disco SHAMASH, simbolo del Dio sumero del sole[1] e i pianeti solo fino a Saturno.[2] Possedevano una conoscenza primitiva del cosmo in linea con l’epoca. Nonostante queste prove i sostenitori della teoria dell’antico astronauta usano spesso questa argomentazione per sostenere introdurre l’ipotesi aliena. I sumerologi moderni sono concordi con il fatto che lo sviluppo della civiltà sumerica avvenne non in maniera fulminea, ma in maniera graduale come tutte la altre civiltà, dimostrando tutto ciò mediante fonti e prove archeologiche.[3] Ad esempio secondo gli studi dell’archeologa Denise Schmandt-Besserat  la scrittura sumerica cuneiforme comparve per la prima volta intorno al 8000 A.C. in forma molto primordiale, con la possibilità di scrivere solo pochi vocaboli. Lo sviluppo della scrittura si completò intorno al 2000 A.C. con la possibilità di scrivere qualunque cosa compresi i componimenti poetici.

Sempre negli anni 60 in Europa troviamo altri 2 personaggi: Louis Pauwels e Jacques Bergier. Scrissero una monografia chiamata “il mattino dei maghi” che divenne un bestseller e fondarono una rivista chiamata “planet”. Questi due autori nella loro rivista citano i romanzi fantascientifici di Lovecraft come se fossero resoconti di fatti reali, come per esempio un presunto oggetto metallico a forma cubica attribuita a una ricetrasmittente aliena (“cubo” di Gurlt). Una prova di qualche visita da parte di civiltà extraterrestri. Se si approfondisce il caso in realtà si tratta di un normale meteorite ferroso che non ha nemmeno una forma cubica.[4] Furono loro per primi a introdurre o comunque alimentare dei concetti ancora presenti e sulla bocca di tutti i fan e divulgatori di paleastonautica, quali la dicotomia tra scienza ufficiale e scienza alternativa. Loro ovviamente si presentano come scienza alternativa cercando una contrapposizione con gli scienziati che non condividono le loro idee, ma allo stesso tempo, agli occhi del lettore, dare una legittimità alle loro idee, come se credere alla vera scienza, dimostrata con esperimenti e prove sia equiparabile alle loro teorie senza un briciolo di prova credibile. Il secondo concetto che introdussero per la prima volta è quello sulla apertura mentale. Le persone disposte a credere in questa teoria “alternativa” possono essere considerate aperte di mente, dando quindi una connotazione positiva e un pregio a chi almeno non esclude a priori queste tesi. Gli scienziati o i teologi che non credono alla teoria dell’antico astronauta vengono additati come “chiusi di mente”, una di quelle parole studiate per offendere e attaccare chi non si allinea a questa ideologia. Non è una questione di essere aperti o chiusi di mente, ma se una persona ha la certezza che la teoria dell’antico astronauta è una totale falsità non si può parlare di chiusura mentale. Un esempio banale: se indossi una maglia di colore rosso è certamente un dato oggettivo e nessuno può dirti che devi essere aperto di mente e non escludere che la maglia che indossi sia verde. Di fronte all’evidenza, i discorsi sull’apertura mentale sono inefficaci.

DAGLI ANNI 70 A 90

Dopo gli anni 60 compare sulla scena lo svizzero Erik von Daniken, autore di 17 libri, uno dei maggiori contributori della paleastronautica. Fu lui tra i primi a sostenere la manipolazione genetica da parte degli alieni per creare l’uomo e a dichiarare come gli angeli e gli dèi citati nella Bibbia siano in realtà alieni. Essi sarebbero stati adorati come dèi dal genere umano per le loro immense conoscenze tecniche, delle quali resta una velata tradizione nei miti. Anche alcune apparizioni mariane, comprese quelle celebri di Fátima, si possono spiegare per von Däniken in chiave ufologica. L’autore parla di come tutti i monumenti antichi extra europei sono opera di alieni. Le opere europee come il Partenone o il Colosseo sono opere umane, ma le piramidi no, non è possibile che siano opere umane. Come a dire che solo gli europei furono i grado di costruire qualcosa di grande, tutti gli altri no! Di conseguenza sono stati gli alieni Qui abbiamo un sotto di razzismo. Nel 2013 avvenne un colpo di scena: Alla trasmissione “Ancient alien” di History Channel, andata in onda in Italia come: Enigmi alieni, Daniken dichiarò apertamente di essere un credente cattolico che prega ogni sera. Una dichiarazione che va in aperto contrasto con tutto quello che in tutta la sua vita ha scritto. Leggendo la storia della sua vita si scopre che come primo lavoro fece l’impiegato in un albergo, un lavoro per lui frustrante e poco gratificante che lo spinse a lanciarsi come scrittore e trovò nella paleastronautica un trampolino di lancio per un facile e sicuro successo editoriale, ma evidentemente nemmeno lui credeva sul serio a ciò che scriveva per questo ha tenuto sempre in conto la possibilità di seguire intimamente il cattolicesimo.

Negli stessi anni in Italia abbiamo Pier Domenico Colosimo in arte Peter Kolosimo, scrisse anche lui dei bestseller tradotti in varie lingue e nelle sue opere troviamo contenuti di pseudo scienziati e autori di fantascienza come se fossero tutti fonti attendibili, compresi i romanzi di Lovecraft.

Zecharia Sitchin fu uno dei principali autori di paleastronautica. Nelle sue opere si presenta come studioso di lingue antiche come l’ebraico biblico e il sumerico cuneiforme. In particolare nelle tavole sumeriche tradotte da lui si possono trovare racconti di varie visite aliene che i sumeri chiamarono Annunaki. Da lui deriva la storia del pianeta Nibiru, un corpo celeste che gira attorno al nostro sole e ogni 3600 anni passa vicino alla terra creando cataclismi a causa della sua forza gravitazionale, fu a motivo di uno di questi passaggi che avvenne il diluvio universale. Il punto di vista di Sitchin non è supportato da alcuna prova scientifica, e la sua speculazione non viene considerata attendibile per via dell’assenza di prove a sostegno. Sitchin è stato smentico ampiamente anche dal punto di vista scientifico: Il professor Ronald H. Fritze, storico americano, raccolse tutti gli errori di Sitchin e scoprì non erano semplici prove mal interpretate, ma eri e propri inganni volutamente architettati e studiati per portare al lettore a credere nei suoi libri. Dimostrò quindi che non era in buona fede. Dal punto di vista letterale riguardo le traduzioni del sumerico e dell’ebraico sono state ampiamente smentite da studiosi qualificati come il professor Heiser, qualificato in molte lingue semitiche con vari master, ha insegnato al college dal 1992 ed è lo studioso in Residence for Logos Bible Software. Secondo Heiser,  Zecharia Sitchin era talmente ignorante di ebraico biblico che anche uno studente del primo anno poteva correggere i suoi errori, per quanto riguarda il sumerico era buio totale, nel senso che le sue traduzioni erano completamente inventate e in un incontro con altri competenti in materia videro che non era nemmeno in grado di consultare un dizionario di sumerico. I testi sumerici sono stati traslitterati e messi in rete, da lì si può vedere che non compare nemmeno la parola Annunaki. Sitchin  non tentò mai di confutare le argomentazioni di Heiser, sia quelle linguistiche che quelle archeologiche, nonostante Heiser lo sfidasse a farlo. Come ciliegina sulla torta, il professor Heiser pubblicò un sito web contenenti molti errori di Sitchin (www.sitchiniswrong.com). Lorenzo Verderame, docente di assiriologia dell’università di Roma “La Sapienza”, ha dichiarato in proposito: «Nel mondo accademico non vi è alcuna considerazione dei lavori di Sitchin ed il suo nome, quale autore di opere pseudo-scientifiche, è pressoché sconosciuto. A prescindere dalla generale chiusura degli ambienti accademici, non esistono lavori di Sitchin che possano ritenersi scientifici, per varie ragioni. Sitchin, come altri autori del genere, costruisce le sue teorie sulla traduzione di passi e non sull’interpretazione del testo originale.»[5]

OGGI

Corrado Malanga è un ufologo che studia i presunti avvistamenti o rapimenti alieni sulla terra. È anche un sostenitore della paleastronautica. In uno dei suoi studi parla di un testo sacro risalente all’antica India dove vengono descritti una serie dei veicoli volanti dotati di una elevata tecnologia. L’aereonautica indiana avrebbe studiato questi testi per progettare nuovi prototipi. A smascherare tutto questo è stato un sadaka, un praticate di discipline spirituali indiane, titolare del canale youtube “wonnabeBuddah”: Quelli che vengono presentati come testi antichi sono in realtà molto recenti, all’incirca degli anni 60. Questi testi sono stati esaminati dell’aereonautica indiana, ma quelle che è venuto fuori è tragicomico. Questi testi sono solo una ridicola accozzaglia di elementi fantascientifici privi di ogni principio aereonautico o spaziale; sono di fatto senza base scientifica e anche se costruiti non potrebbero mai volare. Ci sono in alcuni testi antichi descrizioni di città volanti trainate da cavalli, ma si tratta di mitologia e simbolismi che solo gli esperti del settore conoscono. Non si trattano sicuramente di astronavi.

Attualmente il divulgatore di paleastronautica più popolare è Mauro Biglino, autore di numerosi libri e contenuti multimediali che grazie al suo carisma sono diventati dei bestseller. Biglino fa utilizzo dei libri scritti dai suoi predecessori, in particolare Sitchin per applicare la chiave di lettura ufologica alla Bibbia. Tutto questo nonostante, i suoi predecessori siano già stati ampiamente confutati da importanti accademici sia dal punto di vista archeologico che linguistico. Biglino parla anche di testi extrabiblici prendendo per buone la narrazioni già ampiamente smentite come quella di Corrado Malanga sugli UFO indiani e i racconti di Sitchin sugli Annunaki; tutto questo per dire che gli antichi, nelle diverse parti del mondo e nelle diverse culture ci raccontano tutti la stessa storia.



[1] SHAMASH in “Enciclopedia dell’ Arte Antica” (treccani.it)

[2] Le cronache terrestri rivelate – I segreti del passato sono la chiave del futuro, Milano, Edizioni Piemme, 2011, (The Earth Chronicles Handbook, Bear & Company, 2009).

[3] Andrea Jacopo Sala, un paleoantropologo che ha pubblicato delle sue ricerche riguardo l’evoluzione del medio oriente dalla preistoria all’avvento dei sumeri.

[4] La pseudostoria e le prove – Cùscito, ergo sum (cuscito.it)

[5]  Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru – Intervista esclusiva al Prof. Verderame, su eclisseforum.it. URL consultato il 20 luglio 2011 (archiviato dall’url originale il 25 marzo 2012).

LA PALEASTRONAUTICA APPLICATA ALLA BIBBIA

La Bibbia, tra i libri più letti negli ultimi due millenni è certamente un libro che ha fatto nascere molti commenti e critiche di ogni genere e tra le più svariate chiavi di lettura. Per i cattolici è il libro sacro per eccellenza che parla della storia tra Dio creatore e l’uomo per condurlo alla salvezza eterna, molti autori hanno successivamente rielaborato delle opere di esegesi che ora fanno parte del bagaglio culturale cattolico. Anche i predicatori protestanti hanno scritto molto riguardo la Bibbia, spesso in accordo con i cattolici, ma anche seguendo delle linee interpretative differenti. I non credenti che studiano la Bibbia sotto una chiave laica hanno scritto anch’essi molti libri secondo il loro punto di vista. Per un ateo che non si interessa della Bibbia la ritiene poco più di una sorta di libro fantasy. In ogni caso, credenti o atei, nessuno aveva mai messo in discussione che la Bibbia parli di Dio, in quanto è un  fatto così evidente che non è possibile negarlo. Eppure negli ultimi decenni sta prendendo piede una nuova chiave di lettura riguardo il testo sacro dei cristiani. Secondo questa chiave di lettura, pur escludendo a priori la possibilità dell’esistenza di Dio, ritiene che la Bibbia non è un racconto di favole, ma sono confuse vicende realmente accadute, dove al posto del Dio creatore, eterno e trascendente c’è una razza aliena, arrivata sulla terra con delle astronavi migliaia di anni, i cosiddetti miracoli erano in realtà frutto di una avanzata tecnologia e addirittura gli alieni avrebbero anche creato l’uomo mediante la loro ingegneria genetica. Quindi la Bibbia non parlerebbe di Dio, ma tra il rapporto di questa civiltà aliena arrivata sulla terra e l’uomo. In questo modo la Bibbia viene spogliata di ogni connotazione spirituale e trascendente per narrare di una storia puramente fisica e materiale. Non solo la Bibbia racconterebbe tutto ciò ma anche tutti gli altri testi mitologici di varie culture, come ad esempio quella greca, dove anche in quei casi gli dèi vengono sostituiti dagli alieni; la Bibbia rimane uno dei principali trampolini di lancio per sostenere questa tesi. Questa chiave di lettura viene chiamata “la teoria dell’antico astronauta” o anche conosciuta come paleastronautica; un nome che potrebbe sembrare avere un’apparenza scientifica, ma di fatto è una pseudoscienza, in quanto non riconosciuta dalla comunità scientifica essendo priva di prove e con evidenti problemi di metodologia scientifica essenziale per essere accreditata come scienza. È basata invece su degli assunti a priori con tentativi di confermarli andando a cercare elementi decontestualizzati dati da vari testi o raffigurazioni. I sostenitori di questa teoria di fronte alla comunità scientifica è ambivalente: Da un parte vengono strumentalizzate alcune dichiarazioni, a volte reinterpretandole a proprio favore, dall’altra vengono solitamente dipinti come degli ottusi, chiusi di mente o addirittura oscurantisti in quanto non vogliono considerare seriamente questa teoria. Una strategia che usano i sostenitori di questa teoria è quella di cercare di condurre il lettore dove vogliono loro attraverso l’uso di domande e stratagemmi retorici con tanto di falsi indizi prive di prove chiare ed esplicite.