IL BATTESIMO DI GESÚ

Dopo un periodo di vita nascosta a Nazareth, con il battesimo inizia una nuova fase della vita di Gesù: una vita pubblica, che conduce direttamente al centro dell’evento pasquale. In Atti 1,22 e 10,37-38 si vede chiaramente che nella comunità primitiva il battesimo di Gesù è considerato il punto di partenza della sua vita pubblica. Ciò che successe dopo il battesimo, gli evangelisti lo presentano come una scena di rivelazione. Marco lo descrive nel seguente modo:

In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Mc 1,9-11).

I brani evangelici che descrivono il battesimo di Gesù identificano 3 fasi del battesimo:

  1. APERTURA DAL CIELO
  • DISCESA DLLO SPIRITO
  • VOCE DAL CIELO
  1. APERTURA DAL CIELO

Il cielo sta ad indicare sia il luogo della presenza divina, sia la realtà divina stessa; parlare di cielo significa parlare di Dio. In questo caso il battesimo di Gesù è opera divina e frutto di iniziativa divina. Nell’Antico Testamento si parla più volte dell’apertura o chiusura dei cieli. Quando un grande profeta riceve la chiamata per iniziare il suo ministero troviamo “l’apertura dei cieli” vediamo 2 esempi:

Il cinque del quarto mese dell’anno trentesimo, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del canale Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine (Ezechiele 1,1).

Guarda dal cielo e osserva dalla tua dimora santa e gloriosa… Se tu squarciassi i cieli e scendessi ! Davanti a te sussulterebbero i monti (Isaia 63,15.19).

Anche nel battesimo di Gesù non poteva mancare l’apertura del cielo che sta a significare l’inizio dell’attività pubblica di Gesù. È l’esperienza della presenza e dell’intervento di Dio. Gesù appare come un nuovo Mosè che porta a compimento le aspirazioni e le speranze dell’Antico Testamento.

Nell’Antico Testamento, quando lo Spirito scendeva su una persona (o ne prendeva possesso), lo faceva per comunicarle la forza divina, affinché potesse compiere la missione liberatrice a favore del popolo di Dio. Ad esempio il giudice Gedeone (Gdc 6,34), il re Saul (1Sam 10,6), il profeta Eliseo (2Re 2,9). Si sapeva che il Messia avrebbe ricevuto più di tutti gli altri la pienezza dello Spirito di Dio. Nel libro di Isaia ciò viene affermato più volte:

  • Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (Is 11,2)
  • Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio Spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni (Is 42,1)
  • Lo spirito del Signore Dio è su di me perché mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione ai prigionieri (Is 61,1).

Scendendo su Gesù, lo Spirito lo rivela come pieno del potere di Dio (At 10,38), come il Messia, annunciato dai profeti, che inizia la sua missione liberatrice.

  • VOCE DAL CIELO

Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto (Lc 3,22): così parlò la voce del cielo. Queste parole dicono chiaramente che Gesù non è solo un semplice profeta, ma bensì il Figlio di Dio.  Agli occhi degli apostoli e dei primi cristiani, questo ricorda dei passaggi dell’Antico Testamento, molto importanti e che chiariscono il mistero di Gesù, andiamo per ordine:

In 2Samele 7,14 troviamo la profezia di Natan quando Dio promise a Davide un regno senza fine per un suo discendente

Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

In questa parte sottolineata troviamo una metafora si indica la strettissima relazione che si costituisce tra Dio e il re al momento dell’ascesa al trono. Troviamo per la prima volta che questo sovrano che regnerà per sempre sarà il figlio di Dio, si sta parlando proprio del Messia Gesù.

L’espressione: “Figlio di Dio” la troviamo anche nel Salmo 2. In questo salmo regale si esprime la certezza che il Signore sosterrà sempre il suo consacrato, nonostante i mutamenti e le alterne vicende della storia. Tutto ciò in Israele si rendeva visibile nella dinastia davidica, depositaria delle promesse e delle benedizioni messianiche.

Io stesso ho stabilito il mio sovrano sul Sion, mia santa montagna”. Voglio annunciare il decreto del Signore. Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. (Salmo 2,6-7)

Dopo la resurrezione gli apostoli scoprirono che queste parole si applicavano molto bene a Gesù: At 13,33 e Eb 1,5.

Gesù in Matteo 22,41-45 sfida i farisei con una domanda. Cita il salmo 110,1 che si ricollega al salmo 2

Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici sotto i tuoi piedi (Salmo110,1)

Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”. Nessuno era in grado di rispondergli e, da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo. (Matteo 22,45-46)

Secondo la cultura ebraica un padre non chiamava mai “Signore” un figlio, ma in questo caso il messia è discendente di Davide (vedi 1,19,27); ma Gesù è anche superiore a Davide: che è il suo Signore. I farisei sono in difficoltà perché non credono che il Messia sarebbe stato il figlio di Dio.

SIGNIFICATO DEL BATTESIMO DI GESÚ

Riassumiamo tutto quanto nei seguenti punti:

  • Gesù con il battesimo si manifesta come il Messia atteso.
  • Gesù, con il suo battesimo, dà inizio ad una tappa speciale nella storia della salvezza.
  • Gesù-Messia ha la pienezza dello Spirito di Dio perché è proprio il Figlio di Dio
  • Gesù è inviato da Dio, sarà un Messia con le caratteristiche del Servo di Dio, solidale con i peccatori. Viene mediata l’idea della sottomissione: il servo non agisce in nome proprio, ma in nome di Colui che lo ha mandato. Il figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire… ( Mc 10,45)

Vengono presentate 3 idee:

  • la dignità regale di Gesù   ( Sal 2,7)
  • La natura di figlio di Dio, unico e diletto (Gen 22,2)
  • La missione che deve compiere per Dio e per l’umanità (Is 42,1)

L’episodio del battesimo già contiene in germe l’annuncio della passione di Gesù (Lc 12,50) e della sua resurrezione (Eb 1,13). È il riassunto di tutto il vangelo, della buona notizia della nostra salvezza. È anche una scena dove viene presentata la trinità nella sua interezza, Gesù che viene battezzato, lo Spirito Santo che scende su di lui per rivestirlo di potenza e la voce di Dio che presenta Gesù come Messia. La Santa trinità da inizio alla missione di Cristo che sarà una svolta per la storia della salvezza dell’umanità.

IL MESSAGGIO DI GIOVANNI BATTISTA

In questa parte approfondiremo il messaggio e gli insegnamenti di Giovanni battista per preparare il popolo alla imminente venuta del Messia. L’idea centrale della sua predicazione era la venuta del Messia e la necessità di cambiare vita, un cambio profondo e totale Riporto qui sotto i versetti sulla predicazione di Giovanni, successivamente i relativi commenti:

Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. (Matteo 3,5-12)

Le folle lo interrogavano: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”. Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?”. Rispose loro: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”. (Luca  3,10-14)

vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.
Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
(Giovanni 1,29-34)

Andarono da Giovanni e gli dissero: “Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire”. (Giovanni 3,26-30)


  1. VENUTA DEL MESSIA 

Giovanni insiste nel sottolineare il suo ruolo di testimone: “Dietro di me viene uno che è più forte di me…” (Mc 1,7). Giovanni deve presentare e rendere presente il Messia (Gv 1,15). Giovanni è solamente una voce (Gv 1,23), una lampada che arde (Gv 5,35), che però si spegne quando viene il sole (Lc 1,78), è l’amico dello sposo che gioisce alla voce dello sposo (Gv 3,29). Per questo lui stesso dirà riguardo a Gesù: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 3,30).  

  • CAMBIO INTERIORE

Nella Bibbia la parola conversione significa cambiare direzione, cioè una decisione profonda e totale. Ogni vero cambio nasce quando c’è una disponibilità ad un cambio interiore. Solo così è possibile un cambio di struttura, cioè quando esiste un cambio di pensare, di sentire e di agire. La conversione è legata alla penitenza, cioè fare passi concreti verso la liberazione.

  • RICONOSCERE CHE SI CAMMINA IN SENTIERI SBAGLIATI

Non ci si può convertire se crediamo che non abbiamo nulla da cambiare. Una delle prime condizioni è l’umiltà, cioè riconoscere la nostra debolezza, i nostri sbagli, cioè la nostra incapacità di salvarci. Questo atteggiamento di superbia, la Bibbia lo chiama peccato. Peccare è smarrire il cammino. È il peccato stesso che si rivolta contro di noi, esso stesso ci condanna

  • PRATICARE LA GIUSTIZIA

“Cosa dobbiamo fare?” domandavano a Giovanni i suoi interlocutori (Lc 3,10). Una domanda intelligente. Non si deve imparare o studiare qualcosa, ma fare qualcosa. Le nostre opere sono la dimostrazione concreta della sincerità della nostra conversione. La risposta di Giovanni era chiara e sintetica: praticare l’amore al prossimo e la giustizia. Egli non invita la gente a lasciare il mondo, ma a ristabilire un ordine giusto. La venuta del Signore richiede un popolo ben disposto.

IL BATTESIMO DI GIOVANNI

Giovanni annunciava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Giovanni eredita il rito del battesimo, ma gli dona un significato nuovo: per la conversione e il perdono dei peccati. Non è solo una purificazione rituale e cultuale, ma era un essere immersi nell’acqua come segno di un cambio interiore e di un cammino di penitenza. Lo stesso Gesù si sottometterà a questo rito, ma con una caratteristica nuova: il dono dello Spirito Santo. Alcuni passaggi dell’Antico Testamento fanno menzione del simbolismo del bagno dell’acqua per significare una purificazione del cuore: Is 1,16; Ez 36,25; Zc 13,1. Dal II secolo a.C. fino all’inizio del IV secolo d.C., in Israele vi era un movimento di battesimo di penitenza appartenente a diverse correnti. Gli esseni erano un gruppo di queste correnti giudaiche. Da questo movimento si distingue la figura di Giovanni a cui i suoi contemporanei diedero il nome di Battista. Per Giovanni si amministrava una sola volta, mentre gli esseni moltiplicavano le abluzioni o bagni con un significato cultuale. Per Giovanni questo battesimo doveva riguardare tutto il popolo e non solo un determinato gruppo. Esso è segno che gli ultimi tempi sono giunti e preannuncia colui che battezza in Spirito Santo e fuoco e compie il giudizio di Dio. Il battesimo di Giovanni era “un battesimo di conversione per la remissione dei peccati” (Mc 1,4). Esso era solo un segno di quello che avrebbe inaugurato Gesù, l’effettiva rinascita a vita nuova.


CONFRONTO SCRITTURE

La predicazione di Giovanni Battista è in continuità con gli insegnamenti dell’antico testamento e del nuovo testamento? Certo che si! Qui sotto il confronto tre scritture con Giovanni Battista e il relativo commento:

Luca 3,8

Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo.

Geremia 7,8-10

Ma voi confidate in parole false, che non giovano: rubare, uccidere, commettere adulterio, giurare il falso, bruciare incenso a Baal, seguire altri dèi che non conoscevate. Poi venite e vi presentate davanti a me in questo tempio, sul quale è invocato il mio nome, e dite: “Siamo salvi!”, e poi continuate a compiere tutti questi abomini.

COMMENTO:

Quello che dicono queste scritture, applicato ai giorni nostri è un avvertimento a tutte quelle persone che non si comportano in maniera coerente con le fede che sostengono di professare. Se dunque una persona ha uno stile di vita empio, non rispettando i 10 comandamenti, non sarà certo la sua appartenenza religiosa e la frequentazione delle liturgie a far sì che sia giusto e salvo davanti a Dio.

Luca 3,11

Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.

1Giovanni 3,17

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio?

COMMENTO:

Per essere dei cristiani con una condotta coerente è necessario anche compiere opere di misericordia corporali, condividendo così i propri beni il prossimo in difficoltà utilizzando le tue risorse in eccesso. L’amore di Dio stimola la compassione che si traduce in fatti concreti. Chi non compie queste opere non può dire di amare Dio.

Luca 3,13-14

Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?”. Rispose loro: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”.

Isaia 5,8

Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra.

COMMENTO:

Queste scritture sono un monito contro la corruzione e la bramosia delle cose materiali. Chi è giusto davanti a Dio deve pensare spiritualmente e l’avidità non deve aver spazio nel cuore del credente.

GIOVANNI BATTISTA

La figura di Giovanni Battista, che ci viene presentata dai vangeli, ha lo scopo di introdurre la persona di Gesù e il suo ministero. Giovanni Battista presenta Gesù, di cui ne è il precursore. Il confronto tra i due fa vedere la superiorità di Gesù. Interessante è il parallelo tra le due vicende, soprattutto nel vangelo di Luca: paradossalmente Giovanni Battista, che dovrebbe risultare più grande, lascia il posto a colui che Dio ha inviato, Gesù.

L’ATTESA DEI TEMPI MESSIANICI

Giovanni viene quindi a trovarsi al limite dell’Antico Testamento come profeta che chiude il tempo dell’attesa e introduce il tempo del compimento. La figura di Giovanni è da inserirsi nel contesto dell’attesa messianica e dell’ambiente profetico. I Giudei sapevano che Dio non avrebbe tardato nell’adempiere le sue promesse. Gesù nasce in un periodo storico carico di attese messianiche. I Giudei erano governati da Erode, un re idumeo, quindi straniero, che regnava in accordo con Roma. Molti attendevano un’insurrezione politica guidata da un uomo mandato da Dio. Giovanni, il cui nome significa “Dio è favorevole”, dona una nuova interpretazione della liberazione: un cammino di penitenza. Il suo annuncio, anche se carico di elementi apocalittici e della visione di un Messia segno dell’ira divina, prepara la strada per l’annuncio evangelico: credere e convertirsi al Regno. Nel cantico di Zaccaria sono espresse tutte le attese del popolo giudeo: vi si mescolano le speranze di una liberazione politica e di una salvezza interiore, del cuore. La salvezza, che l’inno di Zaccaria annuncia e che Gesù attuerà, è una salvezza totale

 Giovanni doveva rendere testimonianza e preparare i cuori per l’accoglienza di Gesù attraverso un battesimo/cammino di penitenza. Luca mostra il legame di parentela tra Giovanni e Gesù e come la loro nascita rispondeva allo stesso progetto di Dio in favore degli uomini. Incontriamo fin dall’inizio del vangelo di Luca la figura delle due coppie: Zaccaria-Elisabetta e Giuseppe-Maria.

LA FAMIGLIA DI GIOVANNI BATTISTA:

Giovanni nasce in una famiglia sacerdotale. Il padre Zaccaria e la madre Elisabetta sono considerate delle persone pie e conosciute e come tutte le famiglie sacerdotale hanno la possibilità di amministrare il culto del tempio di Gerusalemme, il centro principale della religiosità ebraica. Proprio in occasione del turno della famiglia di Giovanni, Zaccaria riceve l’annuncio dell’angelo Gabriele. Egli profetizza che sua moglie darà alla luce un bambino che chiameranno Giovanni. Da un punto di vista umano diremo che è la famiglia perfetta per far nascere il Messia, ma le vie di Dio non sono come le vie dell’uomo. Dio non segue i nostri canoni. La reazione di Zaccaria all’annuncio dell’angelo è molto diversa da quella di Maria. Lui dubita pensando che ormai è troppo anziano ed Elisabetta è sterile. Zaccaria per quanto pio non ha una fede così solida da credere anche nelle circostanze avverse. Dio guarda sempre alla fede delle persone e non al ruolo che ricoprono nella società.

GIOVANNI BATTISTA, UN PROFETA ATTESO

Giovanni fu il profeta con il ruolo più importante, da avere l’onore di nascere nello stesso tempo del Messia. Egli assunse lo stile dei profeti dell’Antico Testamento; uno stile già interrotto da più di 350 anni. La Bibbia esalta la suo ruolo annunciando delle profezie per la sua venuta:

Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate (ML 3,1)

Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri (ML 3,23-24)

Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore (IS 40,3-5)

In queste scritture si parla di un messaggero, grande come il profeta Elia e di un tempo di preparazione alla venuta del Messia. Quando Giovanni iniziò a predicare nel nome del Signore, molti si domandarono se lui fosse Elia. C’erano molti motivi per credere che Giovanni Battista fosse Elia, in quanto aveva molti tratti simili, vediamo quali:

  • Ambedue apparirono nella storia come inviati da Dio senza spiegazione previa ( Mc 1,4 e 1Re 17).
  • Il vestito di Giovanni ricordava quello di Elia: vestito di peli e una fascia di pelle (Mt 3,4.11,8 e 2Re 1,8)
  • • Entrambi denunciarono abusi commessi dalle autorità: Per Elia l’ingiustizia di Acab (1Re 21) e per questo fu perseguitato dalla moglie di Acab, Gezabele. Per Giovanni l’adulterio di Erode (Mc 6,18), stava infatti convivendo con la moglie di suo fratello, a causa di ciò, fu perseguitato dalla convivente: Erodiade che lo fece uccidere.
  • Entrambi sottolineavano il giudizio di fuoco di Dio, la sua ira e il bisogno di conversione.

Gesù in Matto 11,14 dice apertamente alla folla che Giovanni Battista era Elia, nel senso che aveva lo zelo coraggioso dell’antico profeta. Non si sta parlando di reincarnazione, di cui la Bibbia lo ritiene una eresia.

In GV 1,12 viene chiesto a Giovanni se lui era “il profeta”, Giovanni risponde di no! Per “profeta” si intende quello annunciato in Deuteronomio 18,15 dove si profetizzata un profeta simile a Mosè che tutti avrebbero dovuto seguire. Questo profeta non è Giovani ma bensì Gesù (AT 3,22)

LA GIOVINEZZA DI GESÚ

LA CIRCONCISIONE:

Il rito della circoncisione è tra i più antichi, risale addirittura nel primo libro della Bibbia (Genesi, 17,10-11). Questo rito di svolge nell’ottavo giorno dopo la nascita dei figli maschi, consisteva nell’asportazione del prepuzio. Gesù fu circonciso come ogni israelita. La circoncisione aveva un triplice significato:

  1. incorporava l’israelita nel popolo di Dio;
    1. conferiva la capacità di dare culto a Dio;
    1. rendeva l’israelita partecipe delle promesse.

Già dall’Antico Testamento alla circoncisione fisica doveva seguire quella del cuore. Il segno nella carne stava a significare la vocazione dell’israelita e la sua alleanza con Dio. Gesù si sottopose a questo rito per sottolineare che lui si fece uguale in tutto all’uomo e che era legato a Dio da un patto di alleanza. In occasione della circoncisione veniva dato il nome al bambino. Il nome indicava la sua identità. “Gesù” ovvero “YESHUA” in ebraico significa “YHWH (Dio) SHUA (salva)”. È il nome dato dall’angelo e sta ad indicare la sua identità e la sua missione di Salvatore.

GESÚ TRA I DOTTORI DELLA LEGGE

Nel vangelo di Luca 2,41-50 troviamo un breve racconto di quando Gesù aveva 12 anni. In occasione della Pasqua la famiglia di Gesù andarono a Gerusalemme per la festa. Durante quei giorni o persero di vista e lo ritrovarono dopo 3 giorni nel tempio che discuteva con i dottori della legge, e nonostante la giovane età tuti si stupiscono delle risposte brillanti che dà. Da cosa apprendiamo da questo brano? Gesù come tutti non ha dovuto imparare tutto da zero, ma non ha frequentato una scuola rabbinica specifica, il suo maestro è stato lo Spirito Santo. Gesù era sempre in comunione con Dio, dal punto che già in giovane età era perfettamente consapevole della sua identità e della sua missione.

GESÚ VERO DIO, VERO UOMO

Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (cfr. Lc 2,52). Questo significa che la vita di Gesù non ebbe assolutamente nulla di speciale durante questo ampio periodo di tempo. Per immaginarci come fu dobbiamo conoscere l’ambiente sociale e culturale di Nazareth di quel tempo, i costumi degli abitanti del posto, ecc. Tutto ciò che si può dire sarà approssimativo, ma sicuramente egli visse come i suoi coetanei. Per indicare la normalità della vita di Gesù, Luca dice che durante questi anni il bambino “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”. Come tutti gli uomini anche Gesù si sviluppò fisicamente, intellettualmente e spiritualmente con il passar del tempo. Imparò a camminare, parlare, pregare, leggere, volere e lavorare. Imparò anche lui; non nacque sapendo già tutto prima. Anche lui ebbe l’esperienza di scoprire cose nuove. Così come fisicamente cresceva, la sua conoscenza di Dio cresceva. Crebbe in grazia: comprese cosa Dio voleva da lui e qual era la sua vocazione. Gesù essendo vero uomo e vero Dio (unica persona divina con due nature, divina e umana) ebbe sempre la coscienza del suo essere Figlio di Dio e nello stesso tempo maturò progressivamente la sua coscienza umana di ciò che significava e comportava questa figliolanza. La sua vita rimase sottomessa ad un processo di crescita: crebbe il suo corpo, la sua intelligenza, la sua volontà, la sua fede, la sua speranza, ecc. Imparò la dura realtà della vita, la bontà di Dio attraverso l’amore dei suoi e attraverso le Scritture lette nella sinagoga. Gesù visse in un ambiente di povertà e di duro lavoro. In questo ambiente Gesù assimilò le preoccupazioni e le speranze del suo popolo, maturò la sua fede e formò la sua personalità. Gesù era un carpentiere (Mc 6,3) e figlio di un carpentiere (Mt 13,55). In quel tempo le professioni erano ereditarie. I vangeli raccontano alcuni episodi in cui possiamo notare l’entroterra culturale di lavoratore (Mt 7,3-5.26-27 e Lc 14,28) come la trave e la pagliuzza, costruire con fondamenta e fare piani con giusti calcoli. In Gv 5,19-20 Gesù afferma come non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre suo (con molta probabilità è una comparazione presa dalla sua esperienza di artigiano con suo padre Giuseppe) per indicarci il mistero della sua relazione personale con Dio Padre.

I FRATELLI DI GESÚ

Il Nuovo Testamento parla spesso dei fratelli e delle sorelle di Gesù (Mt 12,46-50; 13,55-56; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21; Gv 2,12; 7,35; 9-10; At 1,14; 1Cor 9,5; Gal 1,19). Vengono nominati per nome quattro dei suoi fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda (Mt 13,55; Mc 6,3; 15,40), Di cui Giacomo scrisse una lettera che è stata inserita nel nuovo testamento. Però non si conoscono il numero e i nomi delle sorelle. Secondo il racconto dell’annunciazione Maria non ebbe altri figli prima di Gesù (Lc 1,27) e in quanto si parla di Gesù figlio primogenito. I protestanti fanno largo uso di queste scritture per negare la perpetua verginità di Maria. In realtà, queste scritture non indicano necessariamente che siano nati altri figli in seguito, ma sottolinea la dignità e i diritti del fanciullo. Secondo i dati dei vangeli, essi risultano essere dei parenti. Parlare di fratelli, secondo l’uso nella Bibbia, indica il grado di parentela, non necessariamente fratelli di sangue: quindi si tratta di cugini di Gesù, anche se non si può determinare il grado di parentela. La stessa tradizione ha sempre così creduto: tale è la grandezza del mistero dell’incarnazione che lo stesso buon senso suggerisce tale interpretazione.

I PRIMI ADORATORI DEL MESSIA

Luca mette sulla bocca degli angeli un annuncio che è l’inno tradizionale dei cristiani: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini, che egli ama”. Questo è in sintesi ciò che significa la nascita di Gesù per l’umanità. La “Gloria” di Dio nella Bibbia è la manifestazione della sua autorità, della sua santità. In questo povero bambino, nato povero come molti altri e attorniato da semplici pastori, c’è tutta la gloria di Dio, la sua definitiva rivelazione. Così Dio ha voluto rivelarsi. “Pace” è l’altro significato della nascita di Gesù. Questa parola, in ebraico “shalom”, è ricca di significato, che in greco si può tradurre in 25 modi. Ad esempio essa significa salute, salvezza, allegria, vita felice, armonia con gli altri, vita integra e piena, benessere, prosperità materiale e spirituale per ciascuno e per la comunità. Tutto questo viene ad annunciare il bambino nato in una mangiatoia di Betlemme. Nei vangeli si parla dei primi adoratori del Messia, coloro che sono venuti ad accoglierlo e adorarlo nella mangiatoia. Ossia i pastori e i magi.

I PASTORI

Nel vangelo di Luca (Lc 2,8-20) vengono presentati i pastori come i primi che furono a conoscenza della nascita di Gesù. Oltre a un dato storico, il vangelo vuole trasmetterci un elemento teologico: Nella società dell’epoca i pastori erano considerati poveri e malvisti dalla gente comune e di fatto poco inclusi nella vita religiosa comunitaria. Gesù venne proprio per le persone come loro, per i poveri e per coloro che erano esclusi dalla vita religiosa e pubblica. Per loro sarà il liberatore e il salvatore. Essi rappresentano il popolo disprezzato e povero a cui Gesù annunzierà la buona notizia. Sono i poveri di Dio, che non avevano nulla, se non la speranza che Dio li avrebbe liberati dalla condizione di schiavitù. I poveri accolgono Gesù perché si identifica con loro e a differenza della cultura popolare, Gesù li vede come i primi a ricevere il messaggio di salvezza. Gli angeli sottolineano questo fatto annunciando proprio ai pastori la lieta notizia della nascita del Salvatore.

I MAGI

In Matteo (Mt 2,1-12), invece, si vuole sottolineare l’universalità del messaggio di Gesù, il rifiuto di Israele e l’accoglienza dei pagani con la presenza dei magi, che rappresentano il mondo pagano. I magi provenivano dalle terre lontane d’oriente, probabilmente dall’attuale Iraq o Iran di religione zoroastra. Gesù non è venuto a salvare solo Israele, ma tutti i popoli della terra. Per questo Matteo si ispira alle profezie di Isaia (Is 49,12.22-23 e 60,3-6). Parlando della stella Matteo ricorda un’antica profezia di un pagano, Balaam, figlio di Beor, che annunciava il sorgere di una stella, che avrebbe indicato la venuta di un re (cfr. Nm 24,15-19). Matteo proclama così che Gesù è venuto per tutti, per i vicini e per i lontani (Is 57,19 e Ef 2,14-17).

IL VANGELO DELL’INFANZIA

LUCA – MATTEO

Nascita, infanzia e giovinezza di Gesù sono narrate schematicamente nei vangeli di Matteo e di Luca, mentre Marco e Giovanni non dicono nulla. Entrambi i vangeli fanno riferimento a fonti proprie, rispettivamente la fonte M per Matteo e la fonte L per Luca. Luca e Matteo ci offrono nei primi capitoli dei loro rispettivi vangeli i fatti riguardanti l’infanzia di Gesù. Questo è chiamato il “vangelo dell’infanzia”. Pur essendo narrazioni ricostruite più tardi e secondo degli schemi e intenzioni particolari, anch’esse sono Parola di Dio, Rivelazione. Infatti i vangeli non sono storia biografica, ma storia rivelata. Per questo pur non potendo parlare di resoconti biografici, possiamo parlare di fatti storici. È storia scritta in un genere letterario particolare: genere dell’infanzia. Il vangelo dell’infanzia è un preludio in cui si annunciano e si vedono i segni di colui che è Gesù e della sua missione partendo dalla fede pasquale delle comunità. È da questo punto di partenza che si ricostruisce l’infanzia: gli eventi pasquali fanno luce sull’infanzia di Gesù. Quindi tutto si deve leggere in chiave cristologica e non mariologica. Tutto è in funzione di Cristo. Anche se quello che sappiamo della sua infanzia probabilmente lo dobbiamo a Maria, che è stata la fonte principale, solo le avrebbe potuto raccontare l’episodio l’annunciazione e altri episodio dell’infanzia di Gesù. L’infanzia di Gesù mostra pienamente che cos’è il mistero dell’incarnazione, il fatto che Dio si sia fatto uomo in tutto simile a noi, tranne che nel peccato. Gesù fu un bambino sconosciuto, un giovane normale, cresciuto in un villaggio senza importanza e governato dall’impero romano, come tanti altri suoi coetanei.

PERCHÉ SONO STATI SCRITTI?

Ciò che i vangeli volevano offrire non erano notizie per soddisfare la curiosità, ma rendere esplicito il significato dell’incarnazione e del compimento delle profezie. Gesù fin dall’inizio è il Messia atteso e promesso ed è fin dal concepimento il Figlio di Dio. Alla luce della resurrezione si vede la nascita di Gesù necessariamente come miracolosa: una vergine concepisce per opera dello Spirito Santo. Maria è piena della grazia-benevolenza divina e Giuseppe diventa colui che garantisce la linea davidica. Matteo e Luca rispondono alla domanda “chi è Gesù” e non “cosa fece Gesù da piccolo”: il loro interesse non è biografico, ma di fede. Dai vangeli quindi non possiamo risalire alla vita del bambino Gesù, ma solo a ciò che tocca la vita di fede. I autori evangelici hanno pensato di scrivere riguardo l’infanzia di Gesù in funzione a quello che sarebbe stata la sua missione e la sua identità, facendo capire al lettore che non è una persona come gli altri. L’annunciazione, la nascita verginale di Maria, l’adorazione dei magi sono tutti fatti reali che riconducano alla messianicità di Gesù. Abbiamo solo gli elementi utili a questo, il resto della sua infanzia non ha importanza.

GLI APOCRIFI

Fin dall’inizio la fantasia popolare cercò di riempire il vuoto lasciato dai vangeli. Nacquero così i vangeli apocrifi. Questi vangeli ci parlano di un Gesù come di un bambino prodigio che compiva miracoli per gioco. Queste opere sono considerate apocrife (= nascoste; scritti non riconosciuti dalla Chiesa come canonici, cioè non sono da credere in modo vincolante), cioè non considerate autentiche circa la tradizione della fede delle chiese, pur contenendo anche fatti storici assieme a interpretazioni fantastiche.

NATIVITÀ DI LUCA E MATTEO A CONFRONTO

L’annuncio della nascita di Gesù LC 1,26-38
Nascita di Gesù LC 2,1-21
La visita di Maria ad Elisabetta LC 1,39-56
La presentazione di Gesù al tempio LC 2,22-40
Gesù tra i dottori del tempio LC 2,41-52
LUCA
Nascita di Gesù MT 1,18-25
La visita dei Magi  MT 2,1-12
Fuga in Egitto MT 2,13-15
La strage degli innocenti MT 2,16-18
Il ritorno a Nazareth MT 2,19-23
MATTEO

                                                                                                                              

SITUAZIONE SOCIALE

Gesù nacque e visse in una situazione sociale caratterizzata dalla divisione della popolazione in gruppi sociali. La società del punto di vista economico era suddivisa in: Ricchi, ceto medio e poveri.

  • Ricchi

Un primo gruppo dei ricchi era composto da coloro che governavano. Un secondo dai grandi proprietari terrieri, dai commercianti, dagli uomini politici e d’affari e dagli esattori delle tasse. Un terzo gruppo era formato dall’aristocrazia sacerdotale. Tutti costoro godevano di un trattamento speciale tanto nella vita sociale come in quella cultuale. Erano loro che decidevano le sorti del popolo.

  • Ceto medio

Era costituito da un piccolo gruppo di piccoli proprietari, piccoli commercianti, artigiani specializzati e tutti coloro che vivevano grazie all’accoglienza dei pellegrini e dei commercianti stranieri. Di questo gruppo facevano parte anche i sacerdoti che non appartenevano all’alto clero. Questi vivevano del culto, delle decime e delle offerte del popolo. Anche coloro che erano a capo dei vari settori dei lavori pubblici statali facevano parte di questo ceto medio.

  • I poveri

La maggior parte del popolo giudeo faceva parte del gruppo dei poveri. Di questi erano parte i lavoratori a giornata e gli artigiani delle campagne. Essi conducevano una vita di sussistenza tale che causava denutrizione e malattie. Accanto vi erano anche i lavoratori cittadini dediti alle costruzioni e così pure i piccoli commercianti rurali. È comprensibile quindi come, a causa del continuo impoverimento, abbondavano coloro che chiedevano e vivevano delle elemosine. I leviti e il basso clero poteva essere incluso anche in questa categoria.

COMPORTAMENTI SOCIALI:

Ora vedremo i comportamenti sociali di ogni categoria di cittadino a prescindere dalla condizione economica, come veniva considerata ogni categoria da tutti gli altri:

  • Le donne

La donna era considerata in tutti gli aspetti inferiore all’uomo. Essa era considerata a tutti gli effetti come proprietà dell’uomo. Solitamente essa era tenuta lontana dalla vita pubblica. Anche se nelle campagne essa aveva più libertà, rimaneva sempre sottoposta all’uomo. La mentalità comune era che la donna doveva rimanere in casa e dedicarsi ai compiti casalinghi. La donna sposata chiamava suo marito padrone o signore, cioè lo stesso titolo che lo schiavo dava al suo padrone o il suddito al suo sovrano. Aumentava la sua stima nel caso fosse diventata madre, specialmente madre di figli maschi. Nel matrimonio spettava quasi esclusivamente al marito rompere il legame matrimoniale quando la sposa non incontrava più il suo favore, perché riscontrava in essa qualcosa di vergognoso. In quel caso il marito le dava un documento di separazione e la rimandava a casa dei genitori. Questa emarginazione si riscontrava anche nell’ambiente religioso. Le donne potevano accedere al Tempio solo nel cortile ad esse riservato. Nei loro doveri religiosi erano equiparate agli schiavi: non erano tenute a tutte le obbligazioni della preghiera. A volte la povertà era tale che per pagare i debiti il povero si vedeva costretto a vendere come schiava la propria figlia. Anche se la schiavitù tra i giudei non era frequente, si riscontravano questi casi, favoriti anche dalla poca considerazione per la donna.

  • I bambini

I bambini avevano poca importanza e fino a quando non erano nell’età di comprendere la Legge non avevano parte alla vita sociale. Questo avveniva all’età di tredici anni quando, durante una cerimonia (chiamata Bar mitzvah), il bambino di sesso maschile poteva leggere pubblicamente le Scritture nella sinagoga. Allora diventava adulto

  • I peccatori

I peccatori non erano solo coloro che pubblicamente disobbedivano alla Legge o infrangevano volontariamente o no comandamenti di Dio,  spesso erano persone che esercitavano certe professioni che secondo l’opinione generale, mancavano di dignità come i giocatori d’azzardo, gli usurai, i cambiavalute, gli esattori delle tasse ed i pastori. Di quest’ultimi si sospettava che, per le condizioni del loro lavoro, non rispettassero tutte le prescrizioni rituali. Un lavoro disprezzato era quello di allevare maiali, dato che questi animali erano considerati impuri. Per questo si concentrava nella Transgiordania (ad es. Gadara – Mt 8,28). Questa categoria di persone erano disprezzate ed emarginate dagli altri.

  • I pubblicani

Avevano di una cattiva fama e anch’essi erano emarginati dagli altri. Erano persone del posto che avevano in appalto la riscossione delle tasse per Roma. Esposti alla tentazione di imbrogli e ruberie, sovente riscuotevano più del dovuto sfruttando senza scrupoli l’ignoranza del popolo. Per questo erano considerati disonesti e imbroglioni per eccellenza. Il disprezzo popolare si estendeva anche ai loro familiari. Ad essi si negavano i diritti civili e non era loro consentito di svolgere la funzione di testimoni nei tribunali. Assumere questa professione implicava l’espulsione dal gruppo dei farisei, qualora un pubblicano ne fosse stato membro.

  • I malati

Anche i malati erano considerati con un certo disprezzo. Si pensava che la malattia fosse frutto di un peccato personale o della famiglia. I malati, specialmente coloro che avevano malattie che procuravano impurità, venivano tenuti in disparte. Alcuni, come i lebbrosi, venivano tenuti lontani dalle città e dagli insediamenti umani (cfr. Mt 20,29-34; Lc 17,11-14; Gv 9,1-4).

  • I samaritani

I Samaritani erano considerati eretici e i giudei si mantenevano completamente separati da loro. La separazione cominciò con la divisione del regno di Israele alla morte del re Salomone nel 931 a.C. tra il regno di Israele al Nord con Samaria come capitale, e il regno della Giudea a Sud con capitale Gerusalemme. Tra i due regni c’era una forte rivalità. Quando Samaria cadde in potere degli Assiri (721 a.C.), molti Israeliti furono deportati e al loro posto vennero messi degli stranieri. Ciò contribuì ad un mescolamento etnico e religioso e alla nascita di una religione sincretista. Tuttavia la separazione religiosa tra Giudei e Samaritani si verificò solo dopo l’esilio. I Samaritani avevano il loro tempio sul monte Garizim in opposizione al tempio di Gerusalemme. Quel tempio fu distrutto dai giudei nell’anno 128 a.C. Al tempo di Gesù i Samaritani occupavano una specie di zona intermedia tra il giudaismo e il paganesimo. Essi conservarono la loro fede monoteista, osservavano il sabato e la circoncisione, e accoglievano come libro sacro solo il Pentateuco, nella loro variante samaritana. Il loro unico luogo di culto era il monte Garizim e rifiutavano Gerusalemme quale città sacra. La Samaria era la regione tra la Giudea e la Galilea, perciò poteva succede spesso che un  ebreo galileo dovesse attraversare la Samaria per andare a Gerusalemme per le feste e data la loro inimicizia non volevano avere rapporti e si sceglievano itinerari da evitare di entrare in qualche città samaritana. (cfr. Lc 9,51-56; Lc 10,30-37; Gv 4,4-10).  Era molto inusuale ogni tipo di relazione con i Samaritani, per questo quando Gesù parla alla donna samaritana, lei rimane stranita (Gv 4,9). Anche i samaritani attendevano un Messia che risollevasse la condizione del popolo.

  • Gli schiavi

In tempi di stabilità le famiglie più ricche potevano avere degli schiavi, molti dei quali catturati in guerra. Essi erano trattati bene e la legge ebraica li proteggeva da ogni abuso. Il Nuovo Testamento accettò di fatto la schiavitù perché la società non era ancora pronta per abolirla ( Ef 6,8; Col 3,22; Fm 16), ma enunciò i fondamenti dottrinali, che, alla fine, avrebbero portato all’abolizione della schiavitù ( Gal 3,28). Un ebreo poteva essere ridotto in schiavitù a causa di debiti (Mt 18,25) o per il reato di furto fino a quando avesse saldato il dovuto o anche perché riteneva di godere maggior sicurezza nella casa di un altro che non nella sua. Nell’anno del giubileo lo schiavo poteva ritornare nella sua proprietà di origine, anch’essa resa libera nella stessa circostanza. Solo le fanciulle vendute come schiave rimanevano tali per tutta la vita.

RIFLESSIONI PERSONALI:

Io ho provato a rispondere a queste domande, ma si tratta di opinioni personali, quindi invito tutti a pensarci su e trarre la proprie conclusioni.

Chi sono oggi nella nostra società i malati, i pubblicani e i Samaritani?

  1. I malati: Sono le pesone affette da malettie croniche e debilitanti e possono essere un problema alla partecipazione della vita sociale
  2. I pubblicani: Possono essere tutte quelle persone benestanti che tolgono risorse alla società. Ad esempio un imprenditore che delocalizza licenziando gli operai, oppure il colletto bianco corrotto che prende tangenti ecc…
  3. I samaritani: Sono quelli persone ai margini della società, i senza tetto, i gli stranieri irregolari, ecc..

In che cosa oggi è diverso il nostro comportamento nei confronti della donna, dei bambini e degli schiavi?

  1. La donna: Nel nostro tempo la donna ha pari dignità di fronte alla legge e pari diritti e doveri. Chi è lontano da Dio vede la donna solo come un mezzo per soddisfare il proprio egoismo.
  2. I bambini: Sono educati dalle famiglie, ma in caso di mancanza di idoneità intervengono i servizi sociali.  Vige l’obbligo scolastico.
  3. Gli schiavi: Non esistono più nel nostro tempo come in antichità, esistono delle forme di schiavitù fuorilegge come il caporalato o altre forme di lavoro senza tutele e con miseri stipendi a fronte di molte ore.

SITUAZIONE ECONOMICA

L’economia non è estranea alla comprensione del messaggio di Gesù. Egli infatti visse e operò in una determinata situazione economica a causa della quale avveniva un impoverimento continuo del popolo e un arricchimento di pochi. L’economia di Israele era prevalentemente basata sull’agricoltura e sull’allevamento e, in minor misura, sull’artigianato, l’edilizia e il commercio.

  • Agricoltura

Durante il periodo nomade del popolo israelita vigeva un sistema di proprietà comunitaria tribale. Quando divenne un popolo sedentario, lo stesso tipo di proprietà si applicò alle terre coltivate. Le terre erano divise tra le famiglie in modo proporzionale e venivano trasmesse agli eredi. Però improvvisamente si assistette ad un concentramento delle terre nelle mani di poche persone a causa di debiti e di una cattiva amministrazione. Al tempo di Gesù la terra d’Israele era organizzata secondo il sistema del latifondo. Tuttavia vi erano ancora piccole proprietà, legate a gruppi familiari, che non furono assorbite dal sistema latifondista. L’agricoltura era rudimentale e gli strumenti di lavoro erano semplici. I prodotti principali erano: frumento, olio di oliva, cereali, frutta, vino e legname.

  • Allevamento e pesca

Le condizioni del terreno di Israele permettevano l’allevamento degli animali di grossa e di piccola taglia. Sui monti della Giudea si sviluppò l’allevamento degli ovini, mentre nelle pianure della costa e nella Transgiordania quello di animali di grossa taglia. I maiali, considerati animali impuri, non si allevavano in Israele, ma nelle regioni vicine. Nel mare di Galilea era abbondante la pesca per la quale si usavano svariate tecniche, talune delle quali comportavo la collaborazione di più barche di 6/8 pescatori ciascuna.

  • Edilizia

Nelle opere edilizie, il popolo trovava una fonte considerevole di sostentamento economico. – 10 – La famiglia erodiana realizzò grandi e sontuose costruzioni (ricostruzione del Tempio, palazzo, muraglia, ecc.). Si calcola che in ogni opera pubblica lavoravano circa 18.000 operai totalmente dedicati a questo lavoro.

  • Commercio

La posizione geografica della terra d’Israele favoriva il commercio internazionale tra il Nord e l’Oriente. Esso raggiunse un buon sviluppo ed era una voce importante per l’economia del paese. Da Israele si esportavano prodotti agricoli e si importavano articoli di lusso. I prodotti che si vendevano nei mercati cittadini, specialmente in Gerusalemme, provenivano sia dalle regioni locali che da altri paesi. Le grandi carovane trasportavano questi prodotti fino ai mercati delle città. Per proteggere tali carovane si organizzò un sistema di sicurezza contro i briganti. Gerusalemme, oltre al commercio agricolo e del vestiario, era caratterizzata dalla vendita di animali e di schiavi. Quest’ultimi venivano comprati dagli stranieri e dalle famiglie ricche della città per il loro proprio uso ed i servizi vari.

  • Artigianato

Lo sviluppo delle città moltiplicò il numero degli artigiani. Questi vivevano specialmente nelle città e la loro produzione artigianale era a livello familiare. Diedero vita a vie e quartieri propri e persino ad aree geografiche specializzate in determinati lavori artigianali. Dopo l’esilio si organizzarono in corporazioni. Generalmente erano piccoli artigiani, che avevano un proprio laboratorio. Esercitare, insegnare e imparare un mestiere era tenuto in grande considerazione. L’artigianato più frequente era costituito dal settore del vestiario, degli articoli casalinghi e del materiale per le costruzioni. In secondo posto vi era quello che si occupava della lavorazione delle materie prime provenienti dalla regione. Grande importanza aveva anche la produzione dei materiali per il culto che si usavano nelle feste a Gerusalemme e nel servizio al Tempio.

  • Il sistema monetario

Esistevano monete giudee (siclo e spicciolo) assieme a quelle romane (denari, sesterzi, asse), greche (dramme, mine, obolo) e fenice. Questo dà una indicazione di come il commercio avesse raggiunto un livello internazionale così come l’affluenza dei pellegrini a Gerusalemme. Un ruolo importante per l’economia era costituito dal sistema tributario esistente in Israele. Vi era la tassa personale e quella territoriale, il contributo annuale in alimenti e prestazioni sociali per il sostentamento delle truppe romane, le tasse doganali e quelle indirette, che generalmente erano affidate agli esattori. Accanto a questi tributi vi erano quelli per il Tempio ( Mt 17,24-27; Lc 20,20-25).

  • Il tempio

Il Tempio di Gerusalemme aveva una grande importanza per l’economia del paese. Oltre ad essere la sede del potere religioso, c’era anche il Sinedrio, la sede del potere amministrativo e del governo.  Attorno ad asso, girava una vasta economia: Il denaro dei tributi, dei voti, del commercio delle vittime sacrificali, i cambiavalute, (Mc 11,15) valori particolari depositati, come in una cassa di sicurezza, così come altre entrate. Infatti quando nel vangelo si parla del tesoro del Tempio, si intende non solo gli oggetti sacri del culto, ma i numerosi capitali depositati. Nel Tempio si svolgevano anche attività educative per il popolo.

  • L’economia della campagna

vi era un sistema economico latifondista in cui i proprietari affittavano le terre a famiglie o a persone singole. Nelle grandi fattorie lavoravano contadini a giornata che vivevano nei villaggi o nelle stesse terre. Il loro lavoro era retribuito con bassi salari. Nella stagione secca aumentava la disoccupazione. I piccoli proprietari coltivavano le proprie terre, ma i tributi dello stato e i continui abusi degli esattori delle tasse soffocavano la loro piccola economia. Questo comportava un progressivo e continuo impoverimento ed indebitamento. Alcuni si dedicavano anche all’allevamento di animali. I grandi proprietari assumevano pastori per i loro greggi. Gli artigiani dei villaggi appena potevano vivere del loro lavoro. Il commercio, molte volte, avveniva sotto forma di scambio.

  • L’economia della città

Nella città c’erano gli operai dediti alle costruzioni edili, generalmente, avevano un lavoro stabile e un salario regolare. Il loro lavoro seguiva uno schema “schiavista”, cioè senza nessuna sicurezza e diritto. Gli artigiani della città, a differenza di quelli delle campagne, godevano di una maggior ricchezza.

SITUAZIONE RELIGIOSA

Gesù nacque e visse in una nazione la cui fede era la base della propria esistenza. L’esperienza religiosa era profondamente radicata nel popolo. Tutto era scandito, vissuto e interpretato alla luce della fede. Grande importanza avevano le feste religiose, la legge, il Tempio e le varie credenze ebraiche. La fede in un Dio unico era il punto centrale che gli distinguevano dagli altri popoli politeisti perciò ritennero questo il punto centrale della loro identità religiosa. Inoltre in tempi più recenti si pensava che Dio permane avvolto nel mistero e i cui piani superano tutto ciò che l’uomo può immaginare. Esistevano diverse correnti religiose riguardo la fede a secondo della tradizione biblica. Vediamo quali:

  • Il Dio della tradizione profetica

Viene visto come un Dio protettore del povero e dell’oppresso che vuole instaurare la giustizia nel mondo. È un Dio che cerca l’incontro personale e interiore con l’uomo per portarlo ad un comportamento profetico-mistico.

  • Il Dio delle tradizioni apocalittiche

Questa corrente si presenta come il Dio che realizzerà un rinnovamento mondiale tramite un cataclisma finale in cui saranno creati cieli e terra nuova.

  • Il Dio delle tradizioni sapienziali

Questa corrente è caratterizzata dall’aspetto creativo e provvidente che permette che nella storia crescano insieme giustizia e ingiustizia, lasciando al giudizio finale il castigo o il premio. È anche il Dio buono nel quale si può confidare in quanto provvede all’uomo, incluse le necessità materiali di ogni giorno.

UNA VITA DOPO LA MORTE:

Un ruolo fondamentale era costituito dalle credenze circa la vita e le ricompensa finale dopo la morte. Questa convinzione era comunemente accolta, ma era ostacolata dai sadducei. La forma concreta di comprendere la vita futura e la ricompensa finale variava a seconda dei differenti gruppi.

L’ATTESA DEL MESSIA

Grande importanza nella fede del popolo aveva la speranza della venuta del Regno di Dio. Per qualcuno questa venuta sarebbe stata possibile grazie all’azione di un Messia o per lo meno il Messia avrebbe preparato la venuta di questo Regno. Ciò significava la restaurazione nazionale, l’egemonia di Israele nel scena mondiale con la conseguente la liberazione dal governo straniero, il giudizio di Dio sulle nazioni e la vendetta di Dio contro coloro che avevano agito contro il popolo eletto. Anche se ciò era un’aspettativa comune, vi era una gran diversità nel considerare la figura del Messia e delle sue caratteristiche e in definitiva della stessa venuta del Regno di Dio.

LA LEGGE

Un posto fondamentale nella fede del popolo aveva la Legge (Torah). La Torah era per il giudeo l’espressione della volontà divina e, nello stesso tempo, la fonte di vita per chi la conosceva e la praticava. Nella Torah il giudeo vedeva il segno tangibile dell’amore di Dio per il popolo di Israele. Il popolo giudeo viveva della Torah, con la Torah e per la Torah. Unita alla Torah c’era la “tradizione”. Infatti, per santa e perfetta che fosse la Legge, essa doveva essere interpretata, commentata e applicata alle necessità concrete della vita religiosa e sociale del popolo giudeo.

LA VITA RELIGIOSA DEL POPOLO GIUDEO

La forte osservanza delle pratiche religiose era una caratteristica del popolo giudeo. Tutto era compreso a partire dal significato religioso.

IL TEMPIO

La vita religiosa del popolo giudeo aveva il suo centro nel Tempio. Esso era unico, non ne esistevano altri ed era a Gerusalemme. Nel Tempio si offrivano i sacrifici e il culto era continuo. Al tempo di Gesù esisteva il tempio ricostruito da Zorobabele al ritorno dall’esilio e ingrandito da Erode il Grande. Ne facevano parte il santuario e i cortili. Il santuario, o tempio (propriamente detto), era costituito da due parti: il Santo e il Santo dei Santi. Nel Santo c’era l’altare dei profumi che serviva per bruciare l’incenso, il candelabro a sette bracci e il tavolo delle offerte (o dei pani della proposizione). Il Santo dei Santi era un’abitazione oscura, separata dal Santo da un velo, nella quale entrava solamente il Sommo Sacerdote una volta all’anno durante la festa dell’espiazione. Mt 27,51 si riferisce a questo velo quando dice che il velo del Tempio di strappò da sopra a sotto per indicare che con la morte di Gesù veniva abolita l’antica legge e l’antico culto ed era stata fatta una volta per sempre la pace con Dio. Il Santo dei Santi conteneva l’arca dell’alleanza, in cui c’erano le tavole della legge, la manna e la verga di Aronne. Però al tempo di Gesù esso era vuoto a causa della distruzione del tempio avvenuta per opera dei Babilonesi nel 587 a.C. Esso era la dimora di Dio. Davanti al santuario e ai suoi lati c’erano dei cortili scoperti. Il più grande era il cortile dei gentili che occupava la grande spianata del tempio nel quale tutti potevano entrare, inclusi i non giudei. Era circondato da quattro grandi portici, di cui uno detto “di Salomone”, sul lato orientale. Gli altri cortili erano più piccoli e posti più in alto man mano ci si avvicinava al santuario: quello delle donne, degli Israeliti e dei sacerdoti. In quest’ultimo c’era l’altare dei sacrifici in cui si sacrificavano gli animali e la conca di rame per le abluzioni dei sacerdoti.

I SACERDOTI

Il sacerdozio tra i giudei era di tre gradi: il Sommo Sacerdote, i sacerdoti e i leviti. Tutti provenivano dalla tribù di Levi, una tribù consacrata a Dio che, secondo la legge, viveva delle decime e delle primizie del popolo.

  • Il Sommo Sacerdote

Era la suprema autorità religiosa e, una volta all’anno, poteva entrare nel Santo dei Santi per offrire il sangue della vittima espiatoria per i peccati del popolo. Egli presiedeva il Sinedrio. Suo vicario era il comandante del tempio che sovrintendeva al culto e svolgeva funzioni di polizia in tutta l’area sacra. Sotto di lui stavano i gran sacerdoti, cioè coloro che discendevano dalle più eminenti famiglie sadducee di Gerusalemme o che erano stati sommi sacerdoti.

  • I sacerdoti

Era la suprema autorità religiosa e, una volta all’anno, poteva entrare nel Santo dei Santi per offrire il sangue della vittima espiatoria per i peccati del popolo. Egli presiedeva il Sinedrio. Suo vicario era il comandante del tempio che sovrintendeva al culto e svolgeva funzioni di polizia in tutta l’area sacra. Sotto di lui stavano i gran sacerdoti, cioè coloro che discendevano dalle più eminenti famiglie sadducee di Gerusalemme o che erano stati sommi sacerdoti.

  • I leviti

I leviti erano una delle 12 tribù di Israele che secondo la torah avevano il compito di occuparsi dei servizi inferiori del tempio: erano aiutanti dei sacerdoti. Il loro compito principale era quello di custodire il tempio e quello della preghiera come musicisti e cantori. Anch’essi seguivano turni di servizio come i sacerdoti.

LE FESTE

  • La pasqua

Era la festa principale del popolo giudeo in cui si ricordava la liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Era detta anche la festa degli azzimi in quanto, assieme all’agnello pasquale, si mangiava il pane senza lievito. Si celebrava in primavera (marzo/aprile) e durava otto giorni.

  • La pentecoste

Si celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua (maggio/giugno) in ricordo della legge data sul monte Sinai. In questa festa si offrivano i primi frutti del raccolto: le primizie.

  • La festa delle Capanne o dei Tabernacoli

Si celebrava in autunno (settembre/ottobre). Per otto giorni i giudei vivevano in tende fatte di rami in ricordo dei quarant’anni vissuti nel deserto.

  • La festa delle trombe o del nuovo anno

Il primo giorno del settimo mese (settembre/ottobre) venivano suonati gli shofar, le tipiche trombe ebraiche,  per ricordare a Dio la sua alleanza, per far fuggire il diavolo e per risvegliare la penitenza nel popolo addormentato dal peccato.

  • Il Giorno dell’Espiazione

Era la festa in cui il Sommo Sacerdote entrava nel Santo dei Santi con il sangue degli animali per il perdono dei peccati del popolo. Si celebrava in autunno (settembre/ottobre), il 10 di Tishri.

  • La festa delle luci o della dedicazione (Hanukka)

Commemorava la purificazione del secondo tempio, che era stato contaminato da Antioco Epifane durante il periodo dei Maccabei. Ogni sera, per otto giorni, venivano accese le luci nelle case e nelle sinagoghe. Si celebrava in dicembre.

  • La festa dei purim

Era una festa chiassosa in cui si ricordava la vicenda della regina Ester, che aveva salvato il popolo giudeo dal massacro. Si celebrava in febbraio/marzo.

  • Il sabato (Shabbat)

A differenza delle altre feste, lo shabbat (riposo) era una festa settimanale e non annuale. Era considerato il giorno del riposo e della preghiera. Esso iniziava la sera del venerdì e durava fino al tramonto del sabato. Tutte le attività erano proibite e la non osservanza del riposo sabbatico era punita. Si ricordava la creazione in cui Dio al settimo giorno si riposò dalle fatiche. In questo giorno si indossavano i vestiti più belli e si andava alla sinagoga alla sera del venerdì per poi ritornare e consumare il miglior pasto della settimana. Il sabato doveva essere una gioia per l’uomo, ma ai tempi di Gesù era diventato un pesante fardello legalistico. Per questo Gesù andò contro un tale modo giuridico e ipocrita di vivere il sabato (cfr. Mt 12,1-4; Mc 2,23-3,6; Lc 13,10-16; Gv 9,13-16).

LE SINAGOGHE

Dato che i sacrifici si potevano compiere solo nel tempio a Gerusalemme, il popolo si ritrovava a pregare nelle sinagoghe. La sinagoga (dal greco synagogé = assemblea, luogo in cui ci si raduna insieme) si sviluppò durante l’esilio babilonese (VI sec. a.C.). Il popolo esiliato e lontano dalla sua terra si mantenne unito attorno alla legge e allo studio di essa. Così nacque la sinagoga e questi edifici si moltiplicarono a tal punto che in ogni luogo dove c’era una comunità giudaica di almeno dieci uomini, c’era una sinagoga. Tutte avevano la stessa forma in modo che ogni ebreo si fosse sentito come a casa propria dovunque si trovasse. Era una sala rettangolare, orientata verso Gerusalemme, e all’opposto dell’entrata vi era un baldacchino sotto il quale c’era un mobile, in cui si tenevano i rotoli della Scrittura (sefer). Al centro c’era un pulpito dove veniva letta la Parola e veniva commentata. A lato del baldacchino c’erano i seggi su cui erano seduti gli anziani del popolo. Le donne potevano assistere al culto da due corridoi laterali e per esse vi erano porte distinte da quella principale degli uomini. Accanto all’edificio vi erano altre sale che servivano come scuola o accoglienza. Il culto era presieduto dal capo della sinagoga: era il decano degli anziani del popolo del luogo. Il culto corrispondeva ad un’odierna liturgia della parola: lettura delle Scritture, commento, preghiere e conclusione. La responsabilità della sinagoga era a carico dei laici, non dei sacerdoti. La frequenza era obbligatoria il sabato e negli altri giorni di festa, libera durante gli altri giorni.

I GRUPPI POLITICO-RELIGIOSI NELLA TERRA DI ISRAELE

Al tempo di Gesù esistevano vari gruppi religiosi-politici a seconda delle loro tradizioni religiose e convinzioni politiche.

  • I sadducei

Era uno dei gruppi più influenti, discendenti da Zadok, Sommo Sacerdote al tempo di Davide e Salomone. Al tempo di Gesù questo gruppo era formato soprattutto dalle famiglie sacerdotali rappresentanti dell’aristocrazia sacerdotale. Essi non formavano solo un gruppo religioso, ma erano anche un autentico gruppo politico. Politicamente collaboravano con il potere romano consolidando e appoggiando la sua permanenza. Controllavano così il territorio giudeo e il Tempio. Come aristocratici, i sadducei avevano una vita mondana e libera per i frequenti contatti che avevano con le famiglie e i costumi dei paesi vicini nei quali alcuni si recavano a studiare. Grazie a ciò avevano adottato costumi, stile di vita, moda, ecc. di questi paesi. Da un lato apparivano “progressisti” circa i costumi, lo stile di vita, le idee, dall’altro erano molto conservatori in materia legale, politica e religiosa. Accettavano unicamente la Torah come norma dottrinale, la cui interpretazione era letterale e legalista. Non ammettevano nessuna tradizione orale, specialmente quella legata alla speranza in una liberazione popolare. Negavano la resurrezione dei morti e la ricompensa ultraterrena, in quanto queste realtà erano intimamente collegate con la speranza messianica della venuta del Regno di Dio (Lc 20,27-39). Applicavano alla lettera la legge del taglione (occhio per occhio, dente per dente). Nel vangeli c’è un episodio dove i sadducei discutono con Gesù riguardo la vita ultraterrena, tentano di mettere in difficoltà Gesù raccontando una storia e ponendo un quesito. Gesù risponde citando la Torah, togliendo a loro ogni modo di replicare ( MT 22,23-34  MC 12,18-27  LC 20,27-40).

  • I farisei

A partire dal II secolo a.C. si organizzò in Israele una forza politico-religiosa che praticava una stretta osservanza della Legge: sono i Farisei. Il loro nome significa coloro che sono separati, cioè separati da tutto ciò che contamina. Era puro chi obbediva alla legge; era impuro chi disubbidiva alla legge. Essi nacquero probabilmente da gente pia, gli Asidei, che durante il tempo delle guerre maccabee difesero tenacemente e a mano armata la legge e il Tempio. Posteriormente abbandonarono gli interessi politici a favore di quelli religiosi. Essi erano preoccupati sopra ogni cosa della loro fede. Diedero vita a una serie di regole per aiutare la gente ad applicare la legge alle nuove situazioni di vita. Al loro interno vi erano diverse scuole, tra cui quella di Shammai più rigida e quella di Hillel più accomodante e vicina al popolo (ambedue le scuole portavano i nomi dei rispettivi rabbini, loro fondatori). Le differenze di interpretazione della Legge e la sua applicazione tra le diverse scuole divenivano argomenti vivi, a tal punto che anche a Gesù fu chiesto di esprimere la sua opinione a riguardo delle discusse leggi, per esempio sul divorzio (cfr. Mt 19,3-12). Al tempo di Gesù erano 6000. La loro relazione con il potere romano era di coesistenza pacifica, di convenienza. Per la maggior parte i farisei erano laici, anche se tra loro vi erano dei sacerdoti. Essi appartenevano a tutte le classi e ai settori sociali. Oltre alla Scrittura, accoglievano la tradizione orale. Credevano nell’immortalità dell’anima, il giudizio dopo la morte, la resurrezione e l’esistenza degli angeli. Aspettavano la venuta del Regno di Dio e del Messia. Circa la legge del taglione avevano un’interpretazione meno rigida. Tra le scritture, maggior importanza era data alla Legge. La loro stretta osservanza si concentrava specialmente nell’osservanza del sabato, nella purezza rituale e nei sacri tributi. Per tutto questo elaborarono una complicata casistica (cioè cercarono di definire le regole della legge partendo dagli elenchi dei singoli casi e la loro analisi). Gesù criticò aspramente la condotta morale dei farisei, che si riduceva a un puro formalismo legale sfociando in un atteggiamento di autosufficienza e di ipocrisia, dimenticando il cuore della legge, che è quella di amare Dio e il prossimo come se stesso. Gesù contestava i farisei anche sulle tradizioni, in quanto gli venivano attribuite un’importanza inappropriata, fino ad andare in contrasto con la legge stessa, in questo modo delle leggi umane potevano avere delle priorità sulle leggi di Dio.

  • Gli scribi

Più che un partito, essi costituivano una classe professionale, dedicata all’interpretazione della legge. Hanno lo scopo di conservare, di interpretare e di applicare la legge tenendo presente i numerosi casi non previsti da quella. Questi studiosi, molto stimati dal popolo, che ad essi ricorre per consiglio, sono chiamati “i maestri” (rabbi). Di qui la meraviglia e l’opposizione a Gesù, il rabbi che non aveva frequentato la loro scuola. In Giovanni 3 Gesù ha un dialogo con Nicodemo, un maestro della legge, che rimane molto affascinato da Gesù.

  • Gli zeloti

Gli zeloti o nazionalisti erano uno degli ultimi gruppi di nazionalisti clandestini che sorsero negli ultimi anni del giudaismo. Il fondatore degli zeloti sembra che fosse stato Giuda il Galileo, il quale si oppose al pagamento delle tasse all’imperatore romano in quanto contrario al primo comandamento. Egli organizzò una ribellione, che venne soffocata dai Romani. Gli zeloti predicavano la monarchia unica di Dio e in nome di essa si opponevano ad ogni potere straniero. Il nome zelota indicava il loro zelo per Dio (der. dal greco ζηλος «zelo») e ciò era per loro motivo di vanto. I Romani invece li consideravano dei banditi. All’interno di questo gruppo esisteva un settore più attivo, armato di pugnali, chiamati sicari (der. dal lat. sica «sica, coltello»), cioè uomini del coltello. L’opposizione ai tributi guadagnò loro la simpatia dei contadini e dei piccoli proprietari, mentre i grandi proprietari favorivano il potere romano. Essi si caratterizzarono per il loro zelo inflessibile alla Legge e per l’attesa nella venuta del Regno di Dio. Il Regno di Dio era inteso come un potere terreno e si identificava con il potere del popolo. Per affrettarne la realizzazione essi avevano adottato la lotta contro il potere straniero. Questa visione era caratterizzata da un dualismo: la lotta tra i figli di Dio e i figli del Male, nella quale i secondi sarebbero stati sterminati. Gesù scelse un discepolo tra gli zeloti: Simone lo Zelota (in Mt 10,4 e Mc 3,18 viene chiamato Simone il Cananeo; in Lc 6,15 e At 1,13 Simone soprannominato Zelota).

  • Gli esseni

Questo gruppo nacque come un movimento sacerdotale di riforma dentro il Tempio di Gerusalemme. Stanchi della condotta degenerata dei sadducei e della ipocrisia dei farisei si ritirarono nel deserto per prepararsi alla lotta finale e definitiva contro il regno delle tenebre. Essi si consideravano l’autentica comunità di Dio e contestavano la legittimità dei sommi sacerdoti. La loro interpretazione delle Scritture rispecchiava uno schema dualista (Dio e Beliar), inserito in un monoteismo coerente e rigoroso. Dio è il creatore di due spiriti: quello buono e quello cattivo; lo spirito buono porta a compiere le opere buone; quello cattivo, le opere cattive. La dimensione escatologica (ultimi tempi) era vista alla luce del trionfo definitivo di Dio, mentre la vita presente era vista come un periodo di prova caratterizzata dalla lotta contro il male. Questa prospettiva li portò ad un atteggiamento passivo nei confronti del potere romano. Il loro impegno si concentrava sulla preparazione interiore in vista della vittoria finale, quando sarebbe giunto il Messia. Molto forte era quindi l’attesa messianica e per questo si preparavano attraverso una vita di purificazione, attraverso bagni rituali e una vita di penitenza. Si pensa che da ciò derivi l’uso del battesimo usato da Giovanni Battista. Una caratteristica importante di questo gruppo era la loro forma di vita comunitaria: tutto era in comune e nessuno aveva proprietà private. Per gli esseni valeva il comando assoluto e incondizionato di conservare la purità cultuale dell’intera comunità e di ogni suo membro.

  • Gli erodiani

Erano coloro che sostenevano la politica della famiglia di Erode. Essi si mostravano ligi al potere di Roma e si opponevano a qualsiasi atteggiamento che potesse suscitare la reazione del dominatore. Guarderanno perciò con sospetto il favore popolare suscitato da Gesù e si faranno suoi accusatori.

SITUAZIONE POLITICA

Dopo aver dato una descrizione geografica e ambientale della terra santa ai tempi di Gesù, vedremo un altro aspetto importante per capire il contesto storico. Mi riferisco alla situazione politica. Iniziamo a vedere come era suddiviso il territorio dal punto di vista amministrativo:

Questa che vedete è la cartina dell’epoca. Le tre regioni più importanti, dove Gesù ha operato maggiormente sono: la Giuda, la Samaria e la Galilea.

La Galilea: si trova a Nord di Israele ed è la regione più fertile. Lungo le sponde del lago di Genesaret sorgono quelle città in cui Gesù operò maggiormente: Tiberiade, Magdala, Genesaret, Cafarnao (probabile centro di Gesù), Betsaida, ecc. In Galilea si trovano anche altre città come Nazareth, Cana e Nain.

La Samaria: è la parte centrale. I Samaritani erano considerati dai giudei come una razza impura ed eretica. Avevano costruito un tempio sulla cima del monte Garizim in rivalità con quello di Gerusalemme.

La Giudea: è situata a Sud ed è la regione più arida e in gran parte desertica. Qui si trova Gerusalemme, la “città santa”, centro della vita e della religione giudaica. In questa regione si trovano le città di Betlemme, Betania, Ein Kerem, Emmaus, Hebron, ecc

CRONOLOGIA POLITICA

Gesù visse in un periodo storico del popolo di Israele caratterizzato dalla dominazione romana. Anche i re locali lo erano grazie al volere di Roma. Il dominio romano in Israele cominciò con l’occupazione iniziata con Pompeo, generale romano, nel 63 a.C. Il paese divenne un protettorato romano annesso alla provincia romana della Siria.

ERODE IL GRANDE:

 Nell’anno 40 a.C. Antonio e Ottavio concessero a Erode, un idumeo ambizioso, astuto e crudele, il titolo di re della Giudea. Nel 37 a.C. Erode chiamato anche “Erode il Grande”,  si impossessò del regno con l’aiuto delle legioni romane. Più tardi gli venne concessa anche la Samaria, però sempre dipendente da Roma. Egli regnò fino al IV secolo a.C. Durante il suo regno si conclusero grandi opere di costruzione, specialmente in Samaria, Cesarea e a Gerusalemme. In quest’ultima ricostruì il tempio. Oltre a distinguersi per la sua intelligenza e abilità politica, Erode si caratterizzò per la sua crudeltà contro chi considerava suoi oppositori. Erode era profondamente paranoico, viveva nell’ansia di una possibile congiura e faceva uccidere chiunque sospettasse di qualcosa, senza guardare in faccia a nessuno. Le sue vittime furono, oltre ai suoi innumerevoli nemici politici, due sommi sacerdoti, uno zio, una suocera, due delle dieci mogli e tre dei suoi figli così come altri familiari.  La sua paranoia e la sua crudeltà raggiunse il culmine con la famosa strage degli innocenti, per evitare che potesse diventare adulto il “Re dei giudei” annunciato dai magi. A causa della sua crudeltà capì che nessuno avrebbe pianto per la sua morte, perciò diede l’ordine che alla sua morte avrebbero dovuto morire anche tutti i più alti ufficiali, così molta gente avrebbe piano.  Alla morte di Erode, gli esecutori ebbero il buon senso di non commettere questa insensata carneficina, così nessuno pianse.

Dopo Erode,  Augusto (Ottaviano), imperatore romano, divise il regno tra i tre figli di Erode nella seguente forma:

• Archelao come Etnarca della Giudea e della Samaria (fino al 6 d.C.);

• Erode Antipa come Tetrarca della Galilea e Perea (fino al 38 d.C.);

• Filippo come Tetrarca della Transgiordania settentrionale, composta da Gaulanitide, Traconitide, Batanea, Auranitide e Iturea (fino al 34 d.C.).

Nell’anno 6 d.C. Archelao venne deposto da Augusto e di conseguenza Giudea e Samaria passarono sotto il diretto governo dei procuratori romani. Uno di questi procuratori fu Ponzio Pilato, che intervenne attivamente nel giudizio e nella condanna a morte di Gesù.

COME FUNZIONAVA LA POLITICA

Il potere politico in Israele era strutturato in un sistema politico-giuridico semiautonomo. In molti aspetti i giudei conservavano una certa autorità, specialmente in ciò che si riferiva a questioni religiose, ma anche in diverse questioni amministrative e giuridiche. Nei villaggi la struttura politica era molto legata alle relazioni parentali. L’autorità politica, in questo ambito, era concentrata nel “Consiglio degli Anziani” composto, secondo la tradizione, dai capi delle famiglie. Essi erano i tribunali che giudicavano le trasgressioni circa la legge e i delitti comuni. Anche nelle città esistevano questi Consigli degli Anziani, ma i componenti non erano i capi delle famiglie, ma i capi delle famiglie “patrizie”, cioè famiglie nobili e ricche. Il Consiglio degli Anziani, che aveva maggior importanza, era quello di Gerusalemme ed era chiamato Sinedrio. Il suo potere si estese non solo in tutta la terra d’Israele, ma fin tra i giudei della diaspora (coloro che non vivevano in Israele). Questo Sinedrio era composto dal Sommo Sacerdote in carica, dai precedenti Sommi Sacerdoti, dai sacerdoti che servivano permanentemente nel Tempio, dai capi di alcune famiglie ricche e da alcuni scribi. Il Sinedrio contava 72 membri. La sede era presso il Tempio. Esso era contemporaneamente il tribunale supremo religioso, politico e giuridico. Era il potere centrale dei giudei. Però tutto questo apparato politico era direttamente controllato dai Romani. Dopo l’anno 6 d.C. questo controllo divenne palese: il governo di Roma nominava e rimuoveva i sommi sacerdoti. In questo modo si assicurava fedeli servitori.

ATTEGGIAMENTO DEGLI EBREI VERSO I ROMANI:

Il comportamento politico dei giudei di fronte all’occupazione dei Romani e dell’egemonia della famiglia erodiana, è da inserire nelle attese di una imminente venuta del regno di Dio e del Messia. Di fronte al dominio romano tre erano le reazioni: o di resistenza e opposizione armata, o di appoggio e adeguamento al governo romano, o ancora di rassegnazione passiva:

  • La resistenza armata

Gli zeloti erano un gruppo armato che conduceva continui attacchi contro i Romani. Dopo uno scontro si ritiravano in luoghi deserti o in caverne vicine. Per questo i Romani consideravano gli zeloti delinquenti comuni, perturbatori dell’ordine pubblico e nemici di Cesare

  • L’appoggio ai Romani

Era l’atteggiamento comune delle persone che esercitavano la funzione di esattori delle imposte, dei farisei e dei sadducei. Quest’ultimi collaboravano apertamente con il potere di Roma e lo favorivano in modo da poter consolidare e mantenere i privilegi ottenuti grazie ad una politica astuta di diplomazia, di alleanze e di concessioni. I farisei, invece, non rinunciavano ai loro ideali nazionali di indipendenza, ma a differenza degli zeloti, seguivano una politica di coesistenza pacifica, che portava a negoziare gli interessi del popolo in favore dei Romani e dei capi dei farisei.

  • La rassegnazione passiva

Le altre categorie sociali guardavano con ammirazione ogni tentativo di liberazione dal dominio romano. Il popolo, di fatto, rifiutava il regime dei Romani. Questo rifiuto era caratterizzato da una profonda convinzione religiosa: l’unico Signore è Dio. Per questo era una bestemmia chiamare l’imperatore re e signore. Siccome Cesare (nome dato all’imperatore) si faceva venerare come dio, si poteva interpretare quella richiesta come una trasgressione del primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. Di conseguenza la tassa imposta dal governo occupante appariva come un’idolatria e apostasia, il cui risultato era la schiavitù.

ATTEGGIAMENTO DEGLI EBREI VERSO ERODE:

  • Gli erodiani

Questo gruppo simpatizzava e appoggiava la famiglia erodiana, più che i procuratori romani, con la speranza di un possibile ristabilimento del regno davidico.

  • Gli antagonisti

Gli altri vedevano questa famiglia come usurpatrice del potere e per questo la rifiutavano, a causa di una controversa legittimità etnico-dinastica.

GEOGRAFIA DELLA TERRA SANTA

Il vangelo fu predicato in un determinato luogo e tempo della storia a determinati uomini con i propri problemi. Per la sua retta comprensione è indispensabile studiare non solo le lingue usate, ma anche la situazione geopolitica, le condizioni e i costumi degli uomini, le loro speranze e attese, le loro concezioni e idee. Gesù nacque e visse in un paese denominato terra d’Israele. Tanto l’estensione del paese, quanto la sua configurazione geografica, il clima, la flora e la fauna, formarono parte della vita di Gesù. In questo preciso contesto egli realizzò la sua missione. Israele è la terra di Gesù e del suo popolo. È la “Terra Promessa” dell’Antico Testamento, conosciuta anche con il nome di “terra di Canaan” a causa dei suoi primi abitanti.

DESCRIZIONE GEOGRAFICA:

La struttura fisica della terra d’Israele è relativamente semplice. Il paese si può dividere in quattro regioni ben determinate:

  1. Pianura costiera:
Lunghezza di circa 180km e ampiezza variabile tra i 6 e i 10km nell’estremo Nord e i 20km nell’estremo Sud. In questa pianura costiera si trovano a loro volta altre varie pianure (a Nord la ricca pianura del Sharon e a Sud la pianura filistea o Sefela, teatro di molte lotte tra Ebrei e Filistei) in cui si trovano vari fiumi secchi che, nella stagione delle piogge, si riempiono d’acqua e sfociano nel mar Mediterraneo.  Il clima in quella zona è calda e umida in estate, temperata in inverno. Si coltivano: cereali (orzo, grano, lino, ecc.), frutta (fichi, agrumi, melagrane, datteri, frutta secca, meloni, ecc.) e verdura (ortaggi vari ed erbe aromatiche). Il mare è ricco di pesce.  
  • Altopiano centrale:
È la zona montagnosa del centro del paese, la cui ampiezza media è di circa 50-60 km. Comprende alture che vanno dai 900m di altezza a Nord, ai 500-600m al centro e al Sud 700-800m. La pianura di Meghiddo o Esdrelon attraversa il rilievo montuoso trasversalmente separando la parte del Nord, detta Galilea, dalle montagne di Samaria e della Giudea. Le montagne principali sono: al Nord il monte Hermon (2814ms.l.m.), dove nasce il fiume Giordano; al centro, in Samaria, i monti Garizim (881ms.l.m.) ed Ebal (940ms.l.m.); al Sud il monte Hebron (1020ms.l.m.). Verso il Giordano, l’altopiano scende bruscamente: questo è il deserto di Giuda e più al Sud il deserto del Negheb. Il clima in quella zona è generalmente l’estate è fresca e secca, mentre l’inverno è freddo. Sulle colline la vite, l’olivo, acacie, cipressi, mentre sulle montagne pini, acacie. 

  • La depressione della valle del Giordano:

È un fenomeno unico al mondo. Venendo da Nord a Sud si passa dal monte Hermon, dove nasce il Giordano (2814ms.l.m.), al lago di Genesaret (mar di Tiberiade o di Galilea), che si trova a 205 m sotto il livello del mare. Di qui il fiume Giordano, dopo 300 km di percorso (105 in linea d’aria) entra nel Mar Morto (lungo 80 km e largo 16 km) situato a 394 m sotto il livello del mare e profondo 390 m. Il Mar Morto è un mare senza sbocco e presenta una salinità dieci volte superiore a quella degli altri mari. Per questo è impossibile ogni forma di vita. In questo particolare ambiente troviamo un microclima caldo e secco d’estate e moderatamente umido d’inverno. la vegetazione prevale della steppa: palme, acacie, roveti

  • Il deserto della Transgiordania:

 È una zona per lo più desertica, divisa da cinque fiumi e comprendente cime montuose che vanno da 600 a 1300 m di altezza. Qui ci sono tre regioni: Traconitide, la Decapoli e la Perea. Si trova approssimativamente a Est del fiume Giordano

Le stagioni:

Si possono individuare due grandi stagioni: la stagione umida o delle piogge, da ottobre a maggio, e la stagione secca, da maggio a settembre. Le piogge sono presenti specialmente in gennaio-febbraio, mentre la neve è rara e scarsa. Le precipitazioni invernali sono preziose per la vita e l’acqua viene raccolta in cisterne. Per l’agricoltura importanti sono le prime piogge di ottobre e le ultime di aprile-maggio. Dove c’è acqua vi è abbondanza di vita, mentre, dove essa manca, vi è deserto. Per questo l’acqua è usata come simbolo di vita (cfr. Gv 4,14). La stagione secca è caratterizzata da grande siccità e alte temperature, mitigata dai venti del Nord e Nord-Est.

La fauna:

Riguardo alla fauna incontriamo animali domestici come pollame, ovini, bovini ed equini, mentre il cammello era usato nelle zone desertiche. Allo stato selvaggio ora troviamo animali come sciacalli, iene, volpi, antilopi, selvaggina e molte classi di insetti. Anticamente erano presenti anche felini, come leoni, leopardi e orsi.

Qui sotto alcuni versetti dove sono citati elementi di flora e fauna nella terra santa ai tempi di Gesù:

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. (MC1,6)

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli (MC 11,1)

Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato (MC 11,2)

Avendo visto da lontano un albero di fichi (MC 11,13)

Si mise a parlare loro con parabole: “Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, (MC 12,1)

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; (MC13,35)

I GENERI LETTERARI DEI VANGELI

I vangeli hanno già quasi venti secoli d’esistenza. Il loro messaggio continua ad essere attuale  e condiziona la storia umana. Ciò non deve far dimenticare che furono scritti in lingue e situazioni storico-culturali diverse dalle nostre, infatti, le persone del I secolo si esprimevano in altre lingue, pensavano in modo differente, vivevano in culture e circostanze molto diverse dalle nostre. Per questo, quando non teniamo presente la forma espressiva degli agiografi, la voce della Bibbia è più debole e meno chiara e di conseguenza la voce stessa di Dio diventa più debole. Per questo è importante conoscere le diverse forme espressive più comuni del tempo in cui  furono scritti i vangeli.

  1. Inni: alcune parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di inni che si usavano e si svilupparono nelle celebrazioni liturgiche della comunità; ad esempio il cantico di Zaccaria (Lc 1,68-79) ed il Magnificat (Lc 1,46-55). Per l’interpretazione degli inni nei vangeli, è bene ricordare che sono come dei poemi, cioè esprimono un contenuto in chiave simbolica per dare bellezza al canto, non si devono quindi interpretare letteralmente, ma attraverso figure.
  •  Preghiere: alcune parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di preghiere che si usavano all’interno delle comunità; ad esempio la preghiera del Padre nostro (Mt 6,9-13) e quella dell’ultima cena (Gv 17,1-26). Queste preghiere sono brevi formule che sintetizzano un messaggio molto più ampio.
  • Predicazioni e insegnamenti: altre parti del Nuovo Testamento sono scritte sotto forma di predicazioni e di catechesi in uso presso le prime comunità cristiane. Le predicazioni riassumono gli insegnamenti dei primi cristiani circa i punti principali della fede, ad esempio il discorso della montagna (Mt 5,1-7,27). Le catechesi erano indirizzate ai nuovi membri, ad esempio i primi capitoli del vangelo di Giovanni che trattano del battesimo, dell’acqua e della conversione. Queste sembrano essere istruzioni indirizzate prima del battesimo ai nuovi membri della comunità. Al loro interno, comunque, si possono trovare altre forme espressive come parabole, figure, storie con messaggi religiosi, ecc.
  • Resoconti sotto forma di storia religiosa: sono resoconti in cui si narra ciò che realmente successe, anche se con certe imprecisioni. Sono sotto forma di storia religiosa. Essi hanno una base nella realtà, anche se i dettagli di un evento cambiano a seconda delle versioni, ad esempio i racconti della risurrezione. Gli evangelisti non erano tanto preoccupati dei dettagli storici, ma soprattutto del messaggio, per questa ragione ci sono imprecisioni e discordanze, cambi di luoghi, di fatti, omissioni a seconda del messaggio che si voleva dare. Essi contengono molte parole che hanno un forte valore simbolico come la tempesta sedata, Mc 4,35-41; vesti bianche e brillanti, Mc 9,3; il ritorno di Cristo, Mt 24,30-31; ecc.
  • Segni e miracoli: i segni ed i miracoli sono una forma molto comune per esprimere un messaggio nel Nuovo Testamento. Questa forma espressiva così concreta permetteva di coglierne il significato, che forse per noi risulta difficile. Essi stessi sono segni ricchi di simbolismo che trascendono il fatto concreto pur mantenendo intatta la sua storicità.
  • Parabole: molte parole di Gesù ci vengono presentate in forma di parabole o di comparazioni. È una forma facile per esprimere e spiegare un messaggio. I vangeli sono ricchi di diversi esempi di comparazioni usate da Gesù o che la comunità gli ha attribuito (riconoscendo in questo una vera attribuzione/interpretazione e non una falsificazione) per esprimere qualche messaggio: il sale, la luce, i talenti, ecc.
  • I detti: molte parole di Gesù ci sono state trasmesse sotto forma di detti. È una frase breve che contiene un forte significato. È chiara, concisa e riassuntiva di un argomento, facile da ricordare e da applicare. Ad esempio: Mt 5,3-11; Mt 7,1; Mc 2,22; Mc 2,27; ecc.
  • Resoconti sotto forma di racconti religiosi: è una forma di resoconto avvolto nel mistero, con pochi riferimenti storici precisi, serve per sottolineare l’insegnamento che si vuole dare. Esempio di ciò sono alcuni racconti sull’infanzia di Gesù, come l’adorazione dei Magi (cfr. Mt 2).Per interpretare correttamente questa forma espressiva è importante domandarsi cosa l’autore avesse voluto comunicare, ciò che conta è trovare il messaggio presente nel racconto. I testi paralleli dell’Antico Testamento, usati in questo caso, aiutano a chiarirne il messaggio, ciò che conta è sempre il messaggio.

CONFRONTO VANGELI SINOTTICI

I primi tre vangeli (Matteo, Marco e Luca) sono chiamati “sinottici” (da sinopsis = sguardo d’insieme) in quanto coincidono in buona parte nel contenuto e nella sequenza fondamentale dei fatti. Questo ci permette di compararli simultaneamente con un unico sguardo d’insieme. Nella seguente tabella possiamo vedere come tutti e tre hanno tre fasi fondamentali nella vita di Gesù. Dall’inizio della sua predicazione, alla morte e resurrezione

 MATTEOMARCOLUCA
INIZIO IN GIUDEA3,1-4,111,1-133,1-4,13
MISSIONE IN GALILEA4,12-8,341,14-9,504,14-9,50
SALITA A GERUSALEMME19,1-20,3410,1-529,51-18,43
PASSIONE E RESURREZIONE21-2811-1619-24

La ragione di queste somiglianze è dovuta al fatto che usarono le stesse fonti (frammenti o riassunti) e nella redazione si sono influenzati a vicenda. Si presuppone che l’autore del quarto vangelo, quello del vangelo di Giovanni, abbia conosciuto i sinottici (alcuni biblisti hanno però un diverso punto di vista). Per renderci conto meglio di queste similitudini, come dato curioso, vediamo in questa tabella quanti sono i versetti comuni e i versetti che compaiono unicamente in ogni vangelo.

 MATTEOMARCOLUCA
VERSETTI COMUNI A TUTTI330330330
VERSETTI COMUNI A MATTEO E MARCO178178
VERSETTI COMUNI A MARCO E LUCA100100
VERSETTI COMUNI A MATTEO E LUCA230230
VERSETTI PROPRI DI CIASCUNO33053500
TOTALE10686611160

TABELLE COMPARATIVE

I 4 VANGELI A CONFRONTO

 LUOGODATALINGUA
MARCO 
Roma
tra il 62 e il 70 d.C.Scritto in un greco poco forbito e ricco di latinismi. Le frasi in aramaico vengono spiegate
MATTEOComunità cristiana in Israeletra gli anni 70 e 80 d.C.Scritto in aramaico. Tradotto successivamente in greco da autore sconosciuto
LUCA
Grecia
Dopo il 70 dc, ma prima del 80 dcScritto in un greco  colto e forbito arricchito di semitismi
GIOVANNIAsia minore, secondo ireneo a Efesodal 90 al 100 d.C.Scritto in greco con un vocabolario povero, in uno stile semplice, ripetitivo. tradotti i termini giudei

 DESTINATARISCOPO DELLO SCRITTO
  MARCOI destinatari del vangelo di Marco erano i cristiani provenienti dal mondo pagano.Dimostrare che Gesù è il Messia, figlio di Dio e la morte in croce è il momento focale, lo scopo della sua vita per compiere la salvezza dell’umanità.
  MATTEOIl vangelo è diretto specialmente ai cristiani provenienti dal giudaismo, i quali si pongono polemicamente nei confronti della sinagoga in Israele di quel tempo.Dimostrare la messianicità di Gesù attraverso l’adempimento delle profezie del A.T. Compare l’idea di Chiesa come comunità di credenti provenienti dal giudaismo e dal paganesimo.
  LUCAIl vangelo è rivolto ai cristiani ellenici che provenivano dal mondo pagano, e vivevano fuori dalla terra d’Israele.La storia della salvezza parte da Israele, da cui viene il Messia Gesù come il Salvatore di tutti gli uomini. Lo scopo è di rafforzare la certezza di fede e confermarla con ulteriori prove.
  GIOVANNIÈ destinato alle comunità cristiane di lingua greca e alle comunità giudeo-cristiane che si sono allontanate dalla sinagogaDimostrare che Gesù è il figlio di Dio attraverso anche i miracoli e credendo in lui abbiate la vita eterna. Solo in Gesù c’è salvezza. Il vangelo vuole consolidare e incoraggiare la fede della comunità minacciata da eresie emergenti.

 FIGURA DI GESÚCARATTERISTICHE PARTICOLARI
  MARCOIl lato umano di Gesù: Compassione, rattristamento, la meraviglia, le domande, la paura e l’angoscia.Il lato divino, essere figlio di Dio: I miracoli. gli esorcismi, la salvezza mediante la croce  Marco racconta soprattutto le opere di Gesù in cui sono inseriti gli insegnamenti. Non dice nulla circa l’infanzia di Gesù, ma inizia con l’attività pubblica. È uno sviluppo dell’annuncio del kerygma predicato. Sono presenti le controversie con i farisei e le incomprensioni con altri
  MATTEOGenealogia: Gesù è l’adempimento delle promesse di DioAspri conflitti tra Chiesa e sinagoga: Numerose sono le controversie con i farisei pur tenendo aperta la possibilità agli altri giudei che sono più vicini a lui. Il rispetto per il giudaismo: Nel suo linguaggio usa termini per portare rispetto alla sensibilità religiosa del popolo.Le profezie: Sono citate sovente anche in risposta ai suoi detrattoriSi evidenzia il contrasto dei giudei che lo contestano e i pagani che accolgono la sua parolaL’autore ingloba il vangelo di Marco migliorando lo stile e aggiungendo elementi propri come l’infanzia di Gesù (Mt 1-2).Il destinatario dell’annunciazione della nascita di Gesù in questo testo è Giuseppe. I discorsi e i miracoli sono uniti in blocchi: In confronto con Marco il linguaggio è meno vivace con presenza di elementi del meraviglioso (sogni e resurrezione dei santi alla morte di Gesù).
  LUCAGesù il salvatore: Tutti possono essere salvati indipendentemente da razza, lingua, sesso, condizione sociale.Gesù l’uomo-Dio: Nonostante la sua umanità è avvolto da una luce divinaGesù misericordioso: viene enfatizzata la sua misericordia e il suo perdono a chi si accosta a Lui. Su questa misericordia si fonda l’universalità del popolo di Dio.Gesù che prega: Ha una relazione particolare con il Padre e non rinuncia alla preghiera anche se è cercato dalla gente. Per conoscere la volontà del Padre bisogna stare con il Padre nella preghierail Signore che rimane con i suoi: Le numerose le apparizioni di Gesù risorto indica al sua vicinanza alla Chiesa, nella scritture e nella eucarestia.il testo contiene l’annunciazione a Maria. Poca esattezza geografica, Parallelismo tra la figura di Gesù e Giovanni Battista Costruisce il suo vangelo in modo originale: un viaggio a Gerusalemme mostra la santità di Gesù fin dal concepimento, cioè che ha la stessa natura del Padre; è il vangelo dello Spirito Santo, della preghiera, della rinuncia radicale del discepolo, dei poveri, della misericordia, della gioia, degli evangelizzatori, dell’oggi salvifico, della salvezza universale.
  GIOVANNIGesù di Nazareth, il Figlio di Dio: Venuto fisicamente sulla terra non sminuisce la sua  natura divina.Un re che muore: La passione come momento di esaltazione e della glorificazioneGesù si presenta come  IO-SONO. Gesù di Nazareth, vivo e presente nella liturgia sacramentale mediante la celebrazione eucaristica.La salvezza è solo mediante la fede in GesùGesù il Verbo:  (Logos) per mezzo del quale tutto esiste, il Figlio inviato dal Padre per donare la vita a coloro che avrebbero creduto in lui.Con Gesù si compie il giudizio sulla vecchia economia di salvezza (la legge data per mezzo di Mosè) con lui inizia la nuova opera di salvezza.È costruito sulla successione di tre feste di PasquaIl modo di parlare di Gesù è con discorsi. I miracoli presenti sono solo otto, di cui tre in comune con i sinottici. Mancano esorcismiTutto è orientato verso la crocifissione, punto culminante della costruzione del vangelo di Giovanni.La fede è l’adesione dell’uomo all’iniziativa salvifica di Dio rivelata nella persona di GesùÈ strutturato fondamentalmente in due parti: 1) il libro dei segni in cui Gesù si rivela davanti al mondo. È dominante la dimensione pubblica delle azioni e delle parole di Gesù. 2) il libro degli addii, Gesù che si svela davanti ai suoi. Dominante è il tema del ritorno al Padre

 L’AUTORE
  MARCOSua madre ospitava in casa la comunità di Gerusalemme. Era l’interprete di Pietro durante i viaggi missionari. Marco è con Barnaba (suo cugino) e Paolo per un viaggio missionario. Poi si separerà Marco si imbarca con Barnaba verso Cipro. Da sostegno a Paolo quando si troverà in prigione a Roma. Sempre a Roma da un aiuto da Pietro negli ultimi anni di vita dell’apostolo
  MATTEOMatteo è il pubblicano di nome Levi, di cui ci parla Marco (cfr. Mc 2,14-17), che a Cafarnao lasciò il banco delle imposte per seguire Gesù (cfr. Mt 9,9-11).
  LUCASi pensa che Luca fosse un membro della comunità cristiana di Antiochia di Siria, o comunque di una comunità ellenica, quindi di lingua e cultura greca.Era un medico di professioneScrisse anche gli atti degli apostoliLuca si unì a Paolo all’inizio del suo secondo viaggio dove arriverà fino a Filippi (cfr. At 16,11-17), si fermerà circa sette anni Accompagnerà Paolo dal suo terzo viaggio a Gerusalemme (cfr. At 20 e 21). Dove Paolo verrà condotto prigioniero a Roma (cfr. At 27 e 28)
  GIOVANNIl’apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo, è l’autore del quarto vangelo.Scrittori cristiani e padri del II secolo affermano che Giovanni scrisse il vangelo in età molto avanzataScrisse anche il libro dell’apocalisse

Esempi di peculiarità degli evangelisti:

Marco:

  1. 5,1-33 (esorcismo di una legione di demoni)
  2. 7 ,1-8 (Disputa con i farisei sulle tradizione giudaiche)
  3. 8,1-10 (Moltiplicazione pani-pesci. Opera con insegnamento)
  4. 16,5-11 (Annuncio che cristo è risorto)
  5. 14,34 (Gesù è triste perché il momento dell’arresto è vicino. Lato umano di Gesù)

Matteo:

  1. 1,1-17 (genealogia)
  2. 21,28-32 (i farisei/prostitute e pubblicani)
  3. 6,20 (linguaggio rispettoso per un giudeo: Cielo/Dio)
  4. 21,42 (profezia in risposta ai farisei)
  5. 27,54 (il pagato che riconosce Gesù come figlio di Dio)
  6. 2,12 (l’infanzia di Gesù, accoglienza dei magi, sogni)

Luca:

  1. 3,23-38 (Genealogia da Adamo)
  2. 1,26-39 (Gesù nasce da Maria vergine)
  3. 15 (La misericordia di Dio nella parabola della pecorella smarrita)
  4. 6,12 (Gesù che prega)
  5. 24,13-32 (apparizione Gesù risorto ed ricordo eucarestia)
  6. 1,26-37 (annunciazione di Maria)
  7. 7,24-28 (parallelismo con Giovanni Battista)
  8. 12,10 (Lo Spirito Santo)
  9. 9,57-62 (Rinuncia radicale del discepolo)

Giovanni:

  1. 1,1-18 (prologo)
  2. 19,32-37 (Un re che muore secondo le profezie)
  3. 8,58 (Gesù, il IO-SONO)
  4. 1,17 (Gesù supera la legge mediante la grazia)
  5. 3,16 (la salvezza solo mediante Gesù)
  6. 6,51-65 (Gesù il pane di vita)
  7. 14,1 (La fede in Dio e Gesù)

PERCHÉ FURONO SCRITTI I VANGELI?

Gli evangelisti non volevano scrivere una biografia completa di Gesù,  come se fosse un semplice personaggio storico da ricordare, ma volevano presentarci  il messaggio della buona notizia, rispondendo alla domanda che lo stesso Gesù fece ai suoi discepoli: “E voi chi dite che io sia? …Tu sei il Cristo” (Mc 8,29). Ricordando le parole e i fatti di Gesù gli evangelisti ci dicono, ognuno a modo suo, come, perché e in che senso i discepoli credettero che Gesù è il Cristo, il Signore e il Figlio di Dio. Se dovessimo ridurre ad una espressione il contenuto dei vangeli, potremmo riassumerlo in un’unica frase: Gesù è il Cristo (Messia).  Infatti sta scritto:

Così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto (Lc 1,3-4).

Teofilo dal greco significa “amico di Dio”; qui l’evangelista Luca dedica la sua opera a tutti quelli che si considerano “amici di Dio” affinché siano consapevoli del valore degli insegnamenti ricevuti nella comunità cristiana. Quindi da questo versetto si po’ vedere come il vangelo sia stato scritto per istruire i nuovi convertiti.

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20,30-31).

Le comunità cristiane avevano molto materiale su cui lavorare. Sono stati raccolte molte testimonianze e aneddoti sulla vita di Gesù, dunque le comunità hanno dovuto selezionare solo quelle più importanti con lo scopo che il lettore possa avere sufficienti prove che Gesù è il Messia, il figlio di Dio e che possano dimorare nel suo nome per la vita eterna.

Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. (Gv 21,25).

Sarebbe stato interessante aver avuto maggior materiale letterario sulla vita di Gesù, ma lo scopo è comunque stato raggiunto. Con tutto quello che sappiamo di Gesù nei vangeli e nel resto della scrittura è più che sufficiente per poter condurre una vita in santità. Inoltre, anche l’esperienza di fede e lo Spirito Santo può essere di aiuto in questo.

I vangeli non sono stati scritti per i non credenti, e nessun ateo ha mai ricevuto un vangelo per sentirsi dire: Adesso devi credere a ciò che è scritto qui! La fede cristiana trova il suo fondamento prima di tutto nella comunicazione orale mentre lo scritto assume un valore secondario che non è basilare. I vangeli sono stati scritti per edificare la fede ai nuovi membri delle comunità cristiane che erano in continua crescita, ma non sono stati i vangeli a convertirli, erano per chi aveva già accettato Gesù nella propria vita e volevano imparare tutti gli insegnamenti del maestro per metterli in pratica nella vita quotidiana. Spesso per i neoconvertiti, molti insegnamenti rendevano più consapevoli dei concetti che accettando Gesù avevano già nel cuore. Anche se sono libri della fede e per la fede, non per questo non hanno valore storico. Anzi, ci parlano e ci attestano la fede degli apostoli e della Chiesa primitiva. Ciò costituisce un fatto storico importantissimo con una ripercussione nella storia senza precedenti. D’altra parte, pur sapendo l’impossibilità di ricostruire passo dopo passo la biografia di Gesù, nessuno può negare ragionevolmente l’esistenza storica di Gesù e i fatti fondamentali della sua vita narrati dagli evangelisti, infatti quasi tutti gli storici, anche non credenti, sono concordi nel fatto che non c’è dubbio che Gesù sia esistito veramente ed è incredibile come un uomo che non era un re, un generale dell’esercito o un personaggio appartenente a una élite, sia stato scritto così tanto a pochi anni dopo la sua morte. Ma ci sarebbe anche da porsi un’altra domanda: Se Cristo non fosse risorto, avrebbe avuto senso scrivere su di lui così tanto, rischiando la vita, ovviamente no! Cristo non solo è storicamente esistito, ma è anche risorto dai molti e i discepoli sono testimoni. I vangeli nascono quindi dalla testimonianza viva dei testimoni oculari. Crederci o no tocca a noi.

COME SI FORMARONO I VANGELI

La predicazione apostolica ebbe inizio nell’episodio della pentecoste in Atti 2:  Gli apostoli ricevono mediante le lingue di fuoco, lo Spirito Santo, iniziando così a predicare con franchezza. Dopo il discorso di Pietro si fecero battezzare ben 3000 persone; questo favorì la formazione della prima comunità cristiana. In questo tempo c’era un enorme potenziale di crescita. Bisogna tenere conto che per 3 anni Gesù aveva predicato e guarito molte persone, alcuni privatamente aveva addirittura rivelato di essere il Messia, Ma nessuno di loro aveva compreso chi era Gesù e  il piano divino, qualcuno pensava fosse un profeta, altri Elia, ma in ogni caso, chi lo aveva accolto, sapevano che era speciale. Quando gli apostoli iniziarono a predicare queste persone accolsero con entusiasmo la buona novella per questo ci fu un boom di conversioni che aumentò di giorno in giorno. Inizialmente i vangeli non esistevano ancora,  perciò tutto veniva insegnato oralmente. Ma la rapida crescita comportò la necessità di dare una formazione ai nuovi credenti e di rispondere alle varie esigenze della predicazione che si era espansa oltre il mondo giudaico. Era necessario catechizzare e formare evangelizzatori. Si sentì la necessità di fissare gli aspetti più importanti del messaggio di Gesù per evitare interpretazioni sbagliate e fuorvianti. Si cominciarono così a scrivere appunti, alcune guide fondamentali della predicazione degli apostolica. Queste guide poco a poco si arricchirono di elementi che completavano ciò che ancora mancava nei racconti. Nacquero le collezioni delle parole di Gesù (parabole, discorsi, sentenze…) e poco dopo le collezioni dei fatti più importanti e rivelatori (la morte di Gesù, i miracoli…). La preoccupazione dei discepoli non fu di riprodurre letteralmente le parole di Gesù o di narrare semplicemente le sue azioni. D’altra parte ciò non era possibile. Tra i ricordi di Gesù si selezionarono, soprattutto, quelli che avevano un interesse maggiore per aiutare a presentare il messaggio a seconda delle necessità concrete delle comunità a cui era diretto.

 La Chiesa è quella che veramente ha scritto i vangeli per far fronte alle sue stesse necessità ed esigenze:

  1. Proclamare la sua fede in Gesù, il Signore: annunciare il messaggio della fede in modo convincente e custodirlo dalle obiezioni.
  2. Insegnare ai catecumeni: una catechesi sistematica circa la vita e la predicazione di Gesù e il suo significato.
  3. Celebrare la fede: alcuni passaggi evangelici traggono la loro origine dalle celebrazioni liturgiche delle prime comunità cristiane.

Come ultimo passo, la Chiesa vide la necessità di ricompilare e ordinare il materiale che si produceva nelle diverse comunità. Sorsero così i quattro vangeli che furono riconosciuti ufficialmente da parte della Chiesa, in tempi molto brevi (già verso la fine del II secolo la collezione del Nuovo Testamento era quasi la stessa in tutte le chiese), come fedele interpretazione della fede autentica.

Diversi elementi sono intervenuti nell’elaborazione dei vangeli:

  1. Vita e messaggio di Gesù storico
  2. Predicazione apostolica dei testimoni oculari
  3. Fede, liturgia e ricordi delle comunità primitive
  4. Autore ispirato

I vangeli non furono scritti secondo l’ordine dei capitoli come oggi noi li abbiamo. I racconti della passione e della morte di Gesù furono i primi ad essere scritti, poi si aggiunsero le narrazioni della resurrezione e delle apparizioni. Questo è il kerygma scritto: il primo annuncio della fede cristiana. Nella redazione finale, Matteo e Luca aggiunsero alcuni fatti riguardanti l’infanzia di Gesù. Ciò che leggiamo per primo, è ciò che fu scritto per ultimo in questi due vangeli in questione.  Più tardi si strutturarono nel tempo gli scritti riguardanti la vita di Gesù e la sua attività secondo alcune tappe:

  1. l‘attività in Galilea, in Gerusalemme;
  2. raccolta di detti e di discorsi di Gesù;
  3. guarigioni e miracoli, ecc

LA PRIMA PREDICAZIONE

KERYGMA

La predicazione apostolica iniziò dopo due avvenimenti: La prima è la resurrezione di Cristo, dove compresero chi era Gesù e il disegno divino per l’umanità; la seconda è la pentecoste, dove ricevettero lo Spirito Santo che diete loro potenza di predicare con franchezza e senza aver paura di subire persecuzioni. A quel punto iniziarono a predicare quello che loro avevano visto: Che Gesù è risorto, la tomba è vuota, non è più tra i morti, ma tra i vivi, Gesù è il Messia che le antiche scritture avevano predetto. Questo era il primo messaggio che avevano necessità di diffondere. In quel tempo, tutti conoscevano Gesù, molti avevano ricevuto e assistito a miracoli di guarigione, avevano ascoltato almeno a una predicazione, dalla Galilea a Gerusalemme, quello che gli apostoli sapevano a differenza degli altri era proprio la sua resurrezione. Questa prima predicazione, tecnicamente è chiamata Kerygma, dal greco che significa “grido”. Questa predicazione andava anche a colpire ai nemici di Gesù, quelli che hanno fatto di tutto per farlo uccidere, rimarcando la loro sconfitta, quello che loro hanno voluto tanto uccidere, ecco.. Proprio il Dio si Israele che tanto si vantavano di adorare, lo ha resuscitato il terzo giorno e siede alla destra del Padre, questa sarebbe qualcosa che non possono accettare, una sconfitta troppo umiliante. Vediamo alcuni esempi del primo messaggio di predicazione, il kerygma:

• “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!” (At 2,36)

• “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato… e avete ucciso l’autore della vita. Ma Dio l’ha risuscitato dai morti e di questo noi siamo testimoni” (At 3,13.15)

• “La cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti…” (At 4,10)

• “Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati” (At 5,30-31)

• “…Essi (i giudei) lo uccisero (Gesù) appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno…” (At 10,39-40)

• “…E pur non avendo trovato in lui (Gesù) nessun motivo di condanna a morte, chiesero a Pilato che fosse ucciso. Dopo aver compiuto tutto quanto era stato scritto di lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti…” (At 13,28-30).

Da come si può notare la predicazione del kerygma ha inizio dal libro gli atti degli apostoli. Possiamo leggere un resoconto di come gli apostoli hanno iniziato a predicare, i suoi risultati e i contrasti con i farisei. Nessuno è riuscito a intimidirli e a bloccare l’espansione della predicazione, nonostante gli arresti e le frustate, fino alla fine dei loro giorni, hanno dedicato il loro tempo a predicare e insegnare. Tutto questo non sarebbe potuto succedere se questi uomini, non avessero vissuto l’esperienza di rivedere Gesù risorto e successivamente la pentecoste, non c’è stato  nulla che ha potuto fermarli. Gli apostolo umanamente non erano migliori di noi, avevano le nostre stesse paure e insicurezze, la predicazione non è il risultato di uno sforzo umano, ma è evidente che avevano il cuore infiammato dall’amore di Dio, similmente come accadde al profeta Geremia, secoli prima: Basta! Non penserò più a Lui, non parlerò più nel Suo nome! nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo (Geremia 20,9).  Il numero dei credenti cresceva sempre di più, ma inizialmente non c’era la necessità di scrivere un resoconto della vita di Gesù, perché la memoria di Gesù era ancora presente nel popolo.


RIFLESSIONI PERSONALI:

Quando sono triste o malinconico quando penso alla buona notizia?  Penso che Gesù è risorto?

SIGNIFICATO DELLA PAROLA VANGELO

                    LA BELLA NOTIZIA

La parola “Vangelo” dal greco significa “buona notizia” (lieto annunzio, buona novella), con diverse sfumature a seconda degli autori. Questo fu il significato rimase invariato anche al principio dell’era cristiana. In Romani 1,1 si legge: “Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per vocazione, prescelto per annunziare il vangelo di Dio”. Coloro che annunciavano la buona notizia erano chiamati evangelisti. Ad esempio il libro degli Atti degli Apostoli parla di Filippo evangelista (Atti 21,8). Marco utilizza la parola “vangelo” in due sensi: il primo per indicare l’attività pubblica e la predicazione di Gesù: Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio (Mc 1,1). Il secondo per indicare il messaggio di Gesù, il contenuto della sua predicazione. Quale sarebbe quindi questa buona notizia? È sostanzialmente la venuta di Gesù Cristo sulla terra e il messaggio che porta dietro. Quale sarebbe questo messaggio? “…predicando il vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo (Mc 1,14-15). Anche negli altri evangelisti come in Matteo 4,23; Luca 4,43; 8,1 troviamo anche qui, si annuncia la “buona notizia” che il regno di Dio è vicino, In Matteo 26,13 si aggiunge profeticamente che la “bella notizia” sarà diffusa in tutto il mondo. Solo a partire dal II secolo si chiameranno “Vangeli” i quattro libri che narrano dell’opera e della predicazione di Gesù ed “evangelisti” i rispettivi autori. Il vangelo, la bella notizia, come è stata accolta al tempo della predicazione di Gesù? Inizialmente non è stata compresa pienamente, nemmeno i 12 apostoli che hanno lasciato tutto per seguire Gesù non la compresero, ma all’avvento della resurrezione,  le sue apparizioni e la pentecoste divenne finalmente tutto più chiaro e cominciarono anch’essi a predicare la “buona novella. Cristo avrebbe dovuto morire in croce e resuscitare il terzo giorno come predetto. Egli vinse la morte e venne aperta una nuova relazione con Dio per mezzo di Gesù. Quando gli apostoli predicarono il vangelo iniziarono a convertire molte persone e a formarsi la Chiesa. Ma ci furono persone che non accolsero la buona notizia e la osteggiarono in tutti i modi, mi riferisco ai  farisei e le elitè religiose. Secondo il loro modo di pensare si sarebbero aspettati un Messia guerriero che li avrebbe liberati dalla sottomissione di Roma per metterli al centro del mondo. Il vangelo non è stato accolto perché non era quello che si aspettavano e non compresero che in realtà era molto di più di quello che pensavano, Gesù non venne per liberare dal giogo romano, ma a liberare chiunque credesse in Lui dalla schiavitù del peccato. Inoltre si aspettavano un Messia che li coprisse di onori a motivo della loro  “buona” condotta, invece non fece altro che smascherare la loro ipocrisia e dimostrare come fosse iniqua la loro applicazione della legge, questo fu il motivo dell’attrito tra Gesù e i farisei che continuò anche dopo la morte e la resurrezione di Gesù contro gli apostoli. Essi non si fecero intimidire ed evidenziarono le responsabilità dei farisei per le sofferenze di Cristo, risultati vani se il loro obbiettivo era di togliere ogni sua influenza: “Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2,36).

RIASSUNTO:

– Significato della parola “vangelo”: buona notizia, messaggio gioioso.

– Nel Nuovo Testamento: conserva il senso di buona notizia, però arricchito di alcune caratteristiche:

1) Contenuto della “buona notizia”:

 • da parte di Gesù: il regno di Dio,

 • da parte dei discepoli: l’opera, il messaggio e la persona stessa di Gesù.

2) Portatori della “buona notizia”:

 • prima Gesù,

 • dopo i discepoli di Gesù.

3) Destinatari della “buona notizia”:

 • tutti gli uomini – prima giudei e poi pagani.

– A partire dal II secolo: tra i cristiani la parola “vangelo” comincia ad indicare anche i 4 piccoli libri che narrano le parole e le azioni di Gesù.


RIFLESSIONI PERSONALI:

Per me il vangelo è una “buona notizia”? e perché?

L’ANGELO DELLA NOTTE:

Avevo soltanto 23 anni quando mi innamorai perdutamente di un uomo molto più grande di me. Egli aveva 38 anni ed era molto esperto e scaltro. Era davvero un bell’uomo, alto ben fatto, viso forte e volto, perennemente abbronzato, capelli pettinati all’indietro e aria da boss americano. Vestiva sempre elegante e non mancava di esibire accessori di lusso: orologio Rolex al polso, una pesante catenina d’oro al collo che ostentava con sicurezza. Quando gli chiedevo che lavoro facesse, mi rispondeva sempre che era un uomo d’affari, ma non riuscii mai a capire di che genere d’affari si trattasse. Ero una donna giovane e per lo più inesperta in fatti economici, ma sentivo puzza di marcio. Ad ogni modo ero così innamorata che non notavo neanche i suoi difetti, giustificavo sempre i suoi comportamenti o le sue azioni, anche le più villane. Con questo non voglio dire che si comportava sempre male, anzi di solito era molto gentile, garbato educato, sembrava un perfetto gentiluomo, anche se non mi illudevo. Una sola volta gli vidi fare un gesto sbagliato, diede uno schiaffo ad un suo dipendente che si era reso colpevole non so di quale mancanza. Un’altra cosa che mi dava fastidio di lui, era il fatto che fosse un impenitente donnaiolo, ero certa che doveva avere delle amanti, me lo suggeriva il mio intuito di donna. Ero certa che apparteneva a quel genere di uomini che dividono le donne in due categorie: le donne madri, da sposare e le donne amanti, quelle da portare a letto. E da quanto ho capito io dovevo essere per lui la donna madre. Capisco che molte donne sarebbero state contente di essere classificate come donne madri, ma non era il mio caso, non intendevo dividere il mio uomo con nessuno. Ogni volta che mi accorgevo di qualcosa di sospetto litigavo, anche se mi resi conto che le scenate non avevano nessun effetto su di lui. Era proprio vero che l’amore rende ciechi ed io ero diventata una talpa, non riuscivo a vedere al di là del mio naso. Lo giustificavo, lo perdonavo sempre. L’amore non rende solo ciechi ma anche schiavi. Lo amavo alla follia, anche lui mi amava di questo ero sicura, cosicché un giorno mi chiese di sposarlo. Accettai con entusiasmo, non mi rendevo conto che lo conoscevo solo da poco, quando lo dissi ai miei genitori, furono subito contrari a quell’unione, cercarono di farmi ragionare, di aprirmi gli occhi, ma io fui sorda, minacciai di fuggire di casa se mi avessero ostacolato. Volevo sposarlo e subito. Un risultato però lo ottennero, da allora si insinuò nella mia mente un tarlo e non mi lasciò più, incominciai a temere di fare un passo sbagliato. Anche se andai avanti con i preparativi del matrimonio, i miei tentennamenti aumentavano giorno per giorno. Non era solo il fatto che era un donnaiolo a farmi dubitare ma c’erano troppe cose oscure nella sua vita, troppi interrogativi. Cosicché arrivai a tre giorni dalle nozze, tormentata da atroci dubbi. Chi aveva ragione, i miei genitori che dicevano che era un poco di buono, o il mio cuore che lo desiderava sopra ogni cosa? Quella notte non dormii affatto. Quasi all’alba mi assopì. Mi risveglio un bagliore, che riempiva la mia stanza, aprì gli occhi e ai piedi del letto c’era un essere celeste, bellissimo ed immenso. Sarà stato alto almeno due metri, indossava una lunga veste bianca e aveva due ali forti e lunghe, ripiegate all’ingiù. Il suo volto era bello e regolare come quello di un bambino. All’inizio ebbi paura, ma poi una pace immensa si impossessò della mia anima. Avevo capito chi era, gli chiesi lo stesso chi era ed egli mi rispose che era il mio angelo custode, mi disse che lo avevo pregato così tanto ed era giusto che l’angelo custode mi guidasse per i sentieri difficili del mondo. Mi disse di sposare un uomo timorato di Dio e di lasciare perdere chi non appartiene alla Chiesa del Signore. Mi disse che non gli era permesso di dire altro ma che se sposavo quell’uomo avrei fatto piangere il mio angelo custode. A questo punto svanì. Restai attonita, sconvolta, avevo visto davvero un angelo o avevo avuto un’allucinazione? Il dubbio mi restò a lungo nella mente ma non esitai a seguire il suo consiglio. Con un pretesto ruppi il fidanzamento, sapevo che lui avrebbe reagito malissimo, perciò glielo comunicai per telefono. Non mi fece neanche finire di parlare che prese l’auto e corse a casa mia. Non valse a niente che mi chiudessi in camera e rifiutassi di riceverlo, sfondò la porta entrò e mi prese a schiaffi, chiamandomi con gli appellativi più turpi e volgari. I miei genitori furono costretti a chiamare la polizia. Ma non finì lì, continuò a tormentarmi ancora per mesi, ci provò prima con le minacce, poi con le buone, fece di tutto per farsi perdonare del suo gesto violento. Mi chiamò centinaia di volte al telefono, ma rifiutai sempre di rispondere, mandò decine di fasci di fiori, ma tenni duro. Dopo alcuni mesi, a poco a poco, per fortuna si calmò e smise di ossessionarmi. Seppi che era passato ad altri amori ed io ringraziai Iddio di avermi salvato da un uomo del genere. Potei finalmente cominciare ad uscire di nuovo di casa e tornare alla mia vita normale. Nei mesi che seguirono ebbi altri amori, ma nessuno grande e totalizzante come quello. Finché un giorno in chiesa, parlando a tu per tu con il Signore, capì che la cosa che desideravo di più era dedicarmi a Lui. Cosi lasciai questo mondo pieno di ingiustizie e violenze ed entrai nella pace del monastero. Passarono alcuni anni, un giorno per caso vidi un articolo di cronaca nera, non potete immaginare la sorpresa quando vidi la sua foto. Dopo una violenta lite familiare aveva ucciso prima la moglie, poi la suocera ed i suoi due bambini, in ultimo si era tolto la vita. Nel mio grande egoismo non pensai a quella povera gente trucidata, pensai solo a me stessa. Un pensiero mi trafisse la mente: al posto di quella donna ci dovevo essere io! Solo allora compresi il motivo delle parole di quell’angelo che mi era apparso. Socchiusi gli occhi, congiunsi le mani e lo ringraziai di cuore.

BREVE COMMENTO:

Da queste tre testimonianze si può notare come le apparizioni, che siano in sogno o da svegli, hanno tutte un importante elemento in comune. Anche usando termini diversi i testimoni dicono come questi essersi irradiassero luce. Nell’articolo sul KAVOD ho descritto il nesso tra la gloria di Dio e l’irradiamento. Gli angeli essendo creature spirituali di Dio è stata impressa su di loro la gloria di Dio, per questo motivo che i testimoni notano questo irradiamento. Gli angeli sono messaggeri di Dio, se il loro unico scopo è quello di lasciare un messaggio di solito compaiono nei sogni, come avvenuto anche a san Giuseppe nel nuovo testamento. Se invece devono anche guarire allora compaiono da svegli. Quando Dio vuole operare una guarigione invia sempre un angelo guaritore per compiere l’opera, non sempre sono visibili, anzi è raro che un angelo si faccia vedere e poi compia un miracolo. In ogni caso leggendo molte testimonianze riguardo i miracoli hanno spesso un denominatore in comune che compare anche nella seconda testimonianza. Quando la persona viene guarita percepisce un forte senso di calore nella parte malata del corpo.

L’ANGELO GUARITORE

Emilio è un uomo del sud d’Italia sposato con tre figli. Il matrimonio non sta andando bene, ma in compenso ha un ottimo rapporto con i suoi tre bambini. Un giorno iniziò ad aver del malessere fisico: Mal di testa, vertigini, svenimenti; andò a fare degli esami e scoprì di avere una grave forma di tumore al cervello. La sua vita crollò. Secondo i medici non c’era più nulla da fare, dandogli pochi mesi di vita. Iniziò quindi una terapia antidolorifica per accompagnarlo alla morte con meno sofferenze possibile. Fin dal primo momento si affidò a Dio, alla preghiera e alla lettura della Bibbia e supplicava Dio di risparmiargli la vita, ma la sua salute continuò a peggiorare, non riuscì neppure più a mangiare e perse sempre più peso. Arrivò che non riusciva neppure ad alzarsi dal letto dai dolori. Qualche volta aveva la tentazione di rinnegare Dio e a unirsi alle tante voci di questo mondo che abbraccia tesi anticristiane, ma era solo qualcosa di passeggero, dopo la fede ritornava. Una notte allo stremo delle sue forze, quando non sapeva se avrebbe resistito ancora un altro giorno, si accorse di una luce nel soffitto. Vide un angelo seduto accanto a lui nel letto avvolto in un grande bagliore. Aveva i capelli lunghi castano chiaro, un viso dolce da bambino con indosso una lunga veste rosa. In un primo momento Emilio pensò che fosse l’angelo che lo avrebbe accompagnato nell’aldilà, invece disse che Dio lo aveva messo alla prova, e lui l’aveva ampiamente superata. Riceverà la guarigione e gli sarà affidata un missione. L’angelo mise la sua mano sulla fronte di Emilio e sentì un forte calore. L’indomani scoprì di non percepire più dolosi o malesseri, anche gli esami medici confermarono che il tumore era sparito. La sua vita migliorò in tutti gli aspetti, dal lavoro alla famiglia dopo di che scoprì la nuova missione che Dio gli aveva affidato, occuparsi dei bambini orfani e senza tetto nelle strade della Romania.

L’ANGELO MESSAGGERO D’AMORE

Questa è la testimonianza di un uomo di 32 anni, molto timido, specialmente davanti a una donna attraente. Un giorno decise di entrare a far parte di una compagnia teatrale dove mettono in scena commedie di personaggi famosi. In questa compagnia decidono di fare uno spettacolo di una storia d’amore molto intensa dove il protagonista era perdutamente innamorato di una donna di nome Ester che non lo considerava e il finale era tragico. Proprio  a lui gli venne affidato il ruolo da protagonista. La parte di Ester venne affidato a una donna molto avvenente di nome Silvia. Iniziano quindi le prove per lo spettacolo e tutti notano subito il grande talento del protagonista nell’entrare nel personaggio, sembra veramente che era innamorato follemente di questa ragazza, ma senza che nessuno lo sapesse nascondeva un segreto sotto quel talento. Si era veramente innamorato perdutamente di quella donna e tutte le battute sul corteggiamento erano le parole che veramente voleva dire a lei e gli provenivano direttamente dal cuore. Ma per un osservatore esterno pareva avere un grande talento. Il fatto che questa donna fuori dal palco non lo considerasse fece scaturire in lui una profonda tristezza, convito che questo amore sarebbe rimasto per sempre non corrisposto. Inoltre questa donna era già sposata un motivo in più per accrescere il suo mal d’amore. Arrivò il giorno dello spettacolo e fu un grande successo e seguirono anche delle repliche ma dopo non ci fu più modo di vedere questa donna e cadde in una profonda depressione per diverso tempo. Durante questo periodo gridò al Signore per supplicarlo di far finire questa sofferenza e si rivolse anche al suo angelo custode dicendo: Angelo custode che vegli su di me, non puoi restare insensibile alle mie sofferenze, porta un messaggio d’amore per me, di a Silvia che la amo e dille che sentimento palpita nel mio cuore. Un giorno quando era in casa squillò il telefono e colpo di scena, era proprio Silva, la donna che amava e rimase senza parole. Fu lei a parlare. Disse che sapeva tutto: sapeva che lui era innamorato di lei e le dispiaceva di tutte quelle sofferenze d’amore per lei. Come fece a saperlo dal momento che lui non lo aveva raccontato a nessuno? Così lei raccontò la sua storia: Nonostante fosse una donna molto bella e corteggiata aveva una vita sentimentale molto travagliata, si accorse presto di essersi sposato con un uomo egocentrico e narcisista e non si sentiva amata e fu costretta a lasciarlo continuando con una lunga lista di uomini falsi, infedeli, bugiardi, truffatori che non facevano altro che far soffrire questa donna che cercava un uomo serio e maturo per costruire una famiglia. In una notte sofferta fece un sogno, e in questo sogno apparve un angelo. Aveva un vestito azzurro, lungo fino ai piedi, capelli biondi, occhi azzurri e grandi ali bianche. Intorno alla testa un bagliore, ma non era un’aureola. Era come si irradiasse luce. L’angelo le disse che un uomo del teatro si era innamorato di lei e per questo soffriva molto. Capì subito che era lui. Inoltre disse anche che se lei non avesse voluto il suo amore non avrebbe dovuto farlo soffrire. Perché non bisogna far soffrire le persone che ci amano. Dopo diverso tempo conobbe un altro uomo e ebbe l’ennesima delusione d’amore. A quel punto si ricordò di quel sogno e di quel angelo e mettendo mentalmente a confronto gli uomini che l’avevano delusa, con lui che si era innamorato follemente iniziò a provare compassione e iniziò ad avere il desiderio di incontrarlo. Iniziarono quindi a frequentarsi e con il tempo sbocciò l’amore anche da parte di lei. Ora sono sposati con tre figli.

L’assedio dei Boxers

Un altro fatto di guerra in cui ci fu un intervento formidabile degli angeli, avvenne nel periodo di luglio-agosto del 1900, durante l’assedio di Petang, in Cina, da parte dei Boxers; con questo termine preso dalla lingua inglese e tradotto letteralmente come “pugile” si intende l’associazione cinese pugilistica di giustizia e concordia che, originaria della provincia dello Shandong, si oppose fermamente alle missioni cattoliche in Cina. I Boxers attuarono una violentissima repressione contro la Chiesa che causò migliaia di martiri che oggi sono venerati come santi e beati nel cattolicesimo. Durante la rivolta della popolazione cinese contro gli stranieri, monsignor Favier e i suoi cattolici cinesi, asserragliati a Petang, si difendevano eroicamente contro i Boxers che li assediavano. Il vescovo aveva esortato tutti i fedeli a recitare le litanie al Sacro Cuore di Gesù e alla Madonna, unendovi l’invocazione a San Michele che si recitava dopo la Messa e che egli faceva recitare anche nelle scuole cattoliche. Dopo l’affidamento all’Arcangelo vittorioso delle battaglie, avvenne un fatto degno di nota. I bombardamenti dei Boxers iniziarono ad avere traiettorie strane, ben distanti dai loro obiettivi. E quando tentarono un attacco di terra, giunti presso le porte della cittadella, una forza invisibile li fermò. I Boxers percepirono davanti ad essi un ostacolo invisibile e comunque invalicabile. Spaventati, fuggirono… e in quel momento giunsero le truppe europee dell’Occidente che insieme al Giappone e alla Russia avevano dichiarato ufficialmente guerra alla Cina come reazione al movimento xenofobo. Monsignor Favier e i suoi cristiani, finalmente liberati dall’assedio della missione cattolica, si informarono allora del motivo per il quale i Boxers, anziché sparare su di essi, miravano in cima alla cattedrale. Alcuni di loro, fatti prigionieri e interrogati, esclamarono: «Ma voi dunque non vedevate? Vi era in cima alla vostra chiesa una grande signora vestita di bianco, vicino a lei un guerriero armato da capo a piedi con una spada in mano e che aveva due grandi ali bianche. Intorno ad essi vi era una moltitudine di soldati vestiti con abiti bianchi e con grandi ali».

BREVE COMMENTO:

Da quello che si può notare, gli angeli possono intervenire in massa per salvare le persone nei momenti di estremo pericolo, ma l’elemento fondamentale è la preghiera. Senza di essa gli angeli non sono autorizzati ad intervenire. Un’altra considerazione è la descrizione che i Boxer fanno degli angeli, che essendo cinesi non credenti, completamente ignoranti della Bibbia, non potevano conoscere le fattezze fisiche degli angeli come li può conoscere un europeo, anche non credente, eppure la loro descrizione coincide con tutte le altre testimonianze angeliche.

Le apparizioni di Le Mans

Tali apparizioni angeliche avvennero, durante la prima guerra mondiale, nei pressi della città di Le Mans, in Francia, durante una battaglia tra l’esercito tedesco e quello alleato, tra il 23 e il 24 agosto 1914. Dopo giorni di furiosi combattimenti. l’esercito tedesco era avanzato fino al centro del Belgio e della Francia. I tedeschi concentrarono i loro attacchi specialmente contro le truppe inglesi che, rispetto all’esercito teutonico, erano in condizioni di enorme inferiorità numerica. Una grave sconfitta militare per gli inglesi appariva inevitabile e in Gran Bretagna le chiese erano gremite dal popolo, che era stato convocato per un giorno di preghiera nazionale, perché la guerra sembrava già persa. Ma nella settimana successiva a quelle giornate di preghiera nazionale, una serie di avvenimenti imprevistitrattenne l’esercito tedesco dallo sferrare l’attacco finale decisivo, cosicché gli inglesi si ritirarono e raggiunsero posizioni relativamente sicure. Nel 1916, due ufficiali inglesi pubblicarono un resoconto dei fatti con il titolo di “Gli angeli di Mans”, in cui scrissero:

«Gli inglesi si aspettavano di essere annientati, dato che eravamo quasi del tutto indifesi, allorquando, con nostro stupore, i tedeschi si fermarono come storditi, e non fecero neppure il gesto di toccare i propri cannoni o di muoversi, dandoci il tempo di fuggire imboccando alcune strade laterali.Un uomo disse di aver visto uno squadrone di angeli tra noi e il nemico. Ad un altro fu chiesto se avesse sentito parlare della meravigliosa storia degli angeli. L’uomo rispose di averli visti personalmente. Mentre lui e la sua compagnia si stavano ritirando, udirono la cavalleria tedesca che galoppava dietro di loro. Videro un luogo che offriva loro una speranza di salvezza, in cui avrebbero potuto fermarsi per tentare di resistere all’attacco, ma prima che potessero raggiungerlo, la cavalleria tedesca fu loro addosso. Si voltarono quindi per fronteggiare il nemico, senza aspettarsi altro che una morte istantanea, quando, con grande meraviglia, videro tra loro e il nemico un intero squadrone di angeli. I cavalli tedeschi si voltarono terrorizzati e fuggirono completamente in preda al panico».

Molti anni dopo, nel 1982, il capitano Cecil Hayword, ufficiale di Stato Maggiore nel servizio segreto, rilasciò questa dichiarazione riguardo agli “angeli di Mans”:

«(..) Guardando al di sopra della loro barricata, gli attoniti inglesi scorsero tra loro e i tedeschi quattro o cinque esseri meravigliosi, molto più grandi degli uomini. Portavano vesti bianche ed erano a capo scoperto; sembravano fluttuare più che stare in piedi. Voltavano le spalle agli inglesi, e fronteggiavano i tedeschi con le mani e le braccia protese in avanti. Il sole brillava di luce molto intensa in quel momento».

IL DIAVOLO IN PERSONA

Così come gli angeli possono assumere una forma umana, anche i demoni possono presentarsi in queste mentite spoglie anche se sono eventi molto più rari. Abbiamo una testimonianza tramandata da Padre Tarcisio da Cervinara, uno dei Confratelli che è stato più vicino a Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Padre Pio raccontò così il suo incontro con il diavolo: Una mattina mentre stavo confessando gli uomini, mi si presenta un signore alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Inginocchiatosi questo sconosciuto incomincia a palesare i suoi peccati che erano di ogni genere contro Dio, contro il prossimo, contro la morale: tutti aberranti». Padre Pio fu colpito da una cosa in particolare. Per tutte le accuse, anche dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la parola di Dio, il magistero della Chiesa, la morale dei santi, questo enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e con ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato, svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente indifferenti tutti gli atti peccaminosi». E questo, proseguiva il frate di Pietrelcina, «non solo per i peccati che erano raccapriccianti contro Dio, Gesù, la Madonna, i Santi, che indicava con perifrasi irriverenti senza mai nominarli, ma anche per i peccati che erano moralmente tanto sporchi e rozzi da toccare il fondo della più stomachevole cloaca». Pio era colpito dal tipo di risposte che questo signore dava ad ogni sua osservazione. «Le risposte che questo enigmatico penitente dava di volta in volta alle mie argomentazioni, con abile sottigliezza e con ovattata malizia evidenziava il santo mi impressionavano. Tra me e me, domandandomi, dicevo: ”Chi è costui?” Da che mondo viene? Chi sarà mai?”. Come terminò questo incontro? Con tono deciso e imperioso gli dissi: ”Di’ viva Gesù, viva Maria”. Appena pronunziati questi soavissimi e potentissimi nomi, Satana sparisce all’istante in un guizzo di fuoco, lasciando dietro a sé un insopportabile irrespirabile fetore» (“Padre Pio nella mia vita”, trasmissione dell’emittente Tele Radio Padre Pio).

LO SCUOLABUS

In questa testimonianza un autista di scuolabus che ama molto i bambini, come sua consuetudine parcheggia il suo bus vicino alla scuola, i bambini scendono allegri dallo scuolabus, attraversano la strada ed entrano nel cortile dalla scuola. L’autista parcheggia stretto ostacolando un eventuale passaggio di altre macchine mentre i bambini attraversano la strada in modo da assicurare a loro la massima tutela. Un giorno, proprio mentre i bambini attraversarono, vide da lontano una macchina che andava molto veloce, inseguita da un auto della polizia. Stavano scappando per un tentativo di rapina. La macchina si avvicina in fretta e sembra non avere nessuna intenzione di rallentare al passaggio dei bambini. L’autista fa di tutto per far sgombrare la strada in fretta ma un bambino inciampò proprio sul marciapiede. La macchina per passare nel passaggio stretto dovrà passare anche nel marciapiede e sembra proprio che il destino del povero bambino sia inevitabile. L’autista chiude gli occhi per evitarsi una scena terribile. Subito dopo che la macchina passò scese subito dal bus per cercare in tutti i modi di soccorrere il bambino, ma con stupore scoprì che era nel cortile sano e salvo. L’autista si chiese quindi come aveva fatto a raggiungere il cortile così in fretta. Il bambino era scosso e piangeva. Ma gli altri bambini dissero che all’ultimo momento un signore vestito di bianco spinse il bambino per evitare la collisione con l’auto. Dopo di che quel signore che nessuno aveva mai visto scomparve dal nulla. L’autista intuì che si tratta di angelo. Se fosse stato una persona si sarebbe sicuramente fermato.

L’ANGELO SOCCORRITORE

Una giovane donna in età scolastica mentre attraversa la strada viene presa sotto da un camion, un po’ per sua distrazione e un po’ per distrazione del conducente, in ogni caso viene colpita al fianco e sollevata con brutalità da terra, viene scaraventata a 3-4 metri di distanza. La ragazza ha dolori atroci e non riesce nemmeno a muoversi. Una folla, vista la scena accorre vicino per vedere le condizioni di questa ragazza senza però fare nulla. A un certo punto si fa largo un giovane di bell’aspetto che la soccorre facendosi aiutare dai presenti che seguono tutte le sue indicazioni, intanto rassicura la ragazza dicendo parole confortanti. Viene portata all’ospedale dove i medici saputo l’accaduto le dà poche speranze di sopravvivenza se non con gravi disabilità. Invece, con profondo stupore non riescono a trovare niente di rotto, nemmeno un osso o un organo lesionato, solo una leggera contusione. I medici per essere sicuri ripetono gli esami più volte e rimangono increduli dal fatto che è rimasta illesa. Viene dunque dimessa il giorno stesso. Nei giorni seguenti fa delle ricerche per capire chi potesse essere quell’uomo che l’ha soccorsa, ma nessuno si ricorda di lui e nessuno lo ha mai visto. Tenendo conto di questi elementi e dalla guarigione miracolosa la ragazza concluse che l’uomo che la soccorse in realtà si trattava di un angelo.

IL SOCCORSO STRADALE

I figli della giornalista americanaJoan Wester Anderson hanno conosciuto un’avventura, che ci riassume la loro stessa madre: In una notte ghiacciata di Natale (la più fredda registrata nella storia del Midwest), mentre la radio annunciava una tempesta di neve e consigliava di non partire, il giovane Tim e suo fratello caddero in panne con la macchina su di una strada deserta. Nessuna possibilità di veder passare qualcuno. Tim pregò: “Dio mio, solo voi potete venirci in aiuto”. Subito, i ragazzi scorsero una macchina che si affiancò ad essi. Da dove veniva? Essi non lo compresero, non avevano visto nessun faro. Ed era una macchina del soccorso stradale. L’autista propose di guidarli in luogo sicuro. Il giovane si inquietava per la fattura. Davanti casa, l’autista parcheggiò la macchina. Tim entrò in cucina ma realizzò subito che non aveva pagato. Uscì di nuovo di casa, ma la macchina del soccorso ed il suo autista erano scomparsi. Eppure, nessuno dei due aveva sentito rumore, né di motore, né di catene. E nella neve, non vi era che una sola traccia di pneumatici, quella della loro macchina.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE 4/4

GLI ATTACCHI STRAORDINARI DEL DEMONIO

A differenza dalle tentazioni e dalle prove che noi tutti siamo sottoposti; le azioni straordinari del demonio avvengono solo in casi più rari. Ora andremo ad analizzare in che modo i demoni possono danneggiarci e in quali casi può attaccarci in maniera così aggressiva. L’azione straordinaria del demonio può avvenire in quattro modi: Con la vessazione, la ossessione, la possessione o gli attacchi esterni.

1) VESSAZIONE:

Le vessazioni sono rappresentate da una grande varietà di disturbi malefici, che solitamente si manifestano in maniera saltuaria andando a colpire tanto un singolo quanto un gruppo: parliamo di allucinazioni, di incubi spaventosi, di impulsi fortissimi a cadere in determinati vizi… In aggiunta, le vessazioni possono essere causa di problemi di salute, di lavoro, di difficoltà nei rapporti con i familiari o con il prossimo: ad esempio si diventa vittime di arrabbiature immotivate, o di una tendenza improvvisa ad isolarsi completamente.

2) OSSESSIONE:

Colui che ne è vittima è colto da pensieri persistenti di disperazione e di odio, da pensieri maligni, dalla tendenza a compiere azioni autodistruttive, a suicidarsi, ecc… Chi la subisce, pur mantenendo una volontà libera, non riesce a liberarsi di questi pensieri, e a causa di ciò vive in una situazione profonda di prostrazione.

3) DISTURBI ESTERNI:

 Spesso ne sono vittime i Santi come è avvenuto ad esempio a padre Pio. Questa azione straordinaria del demonio comporta un’autentica “aggressione fisica”: chi la subisce viene percossa, flagellata, malmenata, sbattuta contro le pareti o cose di questo genere. Oltre a questo può anche capitare di assistere a movimenti e cadute inspiegabili di oggetti, di sentire rumori, fruscii, di percepire ombre e odori nauseanti.

4) POSSESSIONE:

Per possessione si intende la permanenza di uno spirito demoniaco all’interno del corpo di una persona. Essendo il fenomeno più grave vale la pena fare un maggiore approfondimento di questo fenomeno. In alcuni film horror mostrano la possessione demoniaca in maniera raccapricciante facendo vedere le persone possedute con orribili metamorfosi. Le vere possessioni non sono come descritte in quei film, perché essi hanno solo come scopo di impressionare e terrorizzare il pubblico. La persona posseduta a volte non sa nemmeno di esserlo, ma subisce ogni tipo di disgrazia: Problemi di salute o nella psiche, ossessioni, vessazioni. Satana punta sempre nel  cercare il modo che la sua vittima si isoli dal mondo perché nessuno la possa aiutare. I posseduti hanno anche una avversità a tutto ciò che gli ricorda Cristo e la chiesa. È solo durante gli esorcismi che il posseduto entra in uno  stato di” trance” o “crisi”. Il demonio durante la “crisi”  possiede le funzioni motorie del corpo della  sua vittima muovendosi e parlando attraverso di esso. Gli atei non credono alle possessioni demoniache e pensano che il disturbo di quelle persone sia di natura psichiatrica. Secondo loro la possessione è un modo per spiegare malattie mentali che in passato non si conoscevano, ma ora che la scienza è più progredita sappiamo che si trattano di malattie mentali. Quando uno di questi psichiatri atei gli viene chiesto cosa ne pensano delle pratiche di esorcismo rispondono che non possono avere alcun effetto benefico sulla persona malata, a meno che quella persona sia convita di essere posseduta e un esorcismo possa avere in essa una sorte di effetto placebo. In quel caso un esorcismo può essere utile. Queste dichiarazioni dimostrano la totale ignoranza in materia. L’effetto placebo avviene nel caso di un malato immaginario, ovvero una persona che è convinta di avere una malattia che non ha. Qualunque cosa che un medico gli prescrive da assumere dicendo che guarirà, una volta preso allora penserà di essere guarito e non lamenterà più di avere qualcosa. In realtà però non è mai stato malato. Ma questo non si può applicare per le possessioni demoniache, perché il fenomeno è reale e non immaginario. Se c’è effettivamente un caso di possessione durante l’esorcismo verrà fuori e il posseduto inizierà ad entrare in uno stato di trance e da li a seconda del tipo di demone possono verificarsi diversi comportamenti o fenomeni che molti di essi non possono essere spiegati con la scienza. A volte ci vuole diverso tempo prima che il posseduto possa entrare in questo stato di trance o crisi e una volta che l’esorcismo è terminato il posseduto uscirà da questo stato e non ricorderà nulla di ciò che è successo. Quello che può succedere durante la crisi è che la persona inizi ad irrigidirsi assumendo un’espressione di tensione sul volto e sulle mani. Se si continua a pregare potrebbe iniziare a gridare con una voce diversa e maligna; oppure potrebbe sboccare in una grande risata, sempre maligna. A volte potrebbe fremere e rivolgere gli occhi all’indietro facendo vedere solo il “bianco”; altre, potrebbe inveire usando un linguaggio blasfemo. L’effetto dello stato di trance può avvenire in maniera più leggera dove il posseduto si limita solo a spalancare gli occhi e ordinare con una voce maligna di smettere di pregare oppure potrebbe tenere gli occhi chiusi ma con le palpebre rivolte all’indietro. In altri casi lo strato di trance avviene in maniera nascosta facendo adottare al posseduto una voce e dei gesti normalissimi; faccia dire all’esorcista che non capisce il senso delle sue preghiere, rida di lui e affermi che il problema da cui è affetto e solo “psicologico”: in realtà il possedutoè già in uno stato di trance.L’esorcista, se ha motivo di ritenere reale lo stato di possessione  non deve lasciarsi ingannare: il sospetto deve sorgergli dal fatto che il presunto posseduto si è recato da lui spontaneamente e che adesso non ha senso che riconduca il tutto a un mero problema di natura psicologica. Terminate le preghiere di indagine, ad ogni modo, se si interrogasse il soggetto sul perché avesse deriso l’esorcista negando l’eventualità di una sua possessione questa persona non ricorderebbe nulla di quello che ha detto. Ci sono poi i cosiddetti “demoni muti”. Questa tipologia di possessione metterà l’esorcista di fronte ad uno spirito che non parla. Anche qui, terminato lo stato di “trance”, il posseduto non si ricorderà di nulla. Il Vangelo ne fa menzione nell’episodio del ragazzo epilettico: E dalla folla uno gli rispose: << Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto (Marco 9,17). In ogni caso, qualunque tipo di demone ci sia, l’obbiettivo è rimanere nascosto, ma se viene smascherato sarà costretto a uscire allo scoperto, si possono quindi verificare altri fenomeni straordinari. Vediamo quali:

1)LE LINGUE SCONOSCIUTE

Uno degli eventi maggiormente riscontrabili nel caso di una possessione diabolica, è la capacità del posseduto di parlare lingue sconosciute. Durantelo stato di “crisi” è possibile che il posseduto inizi a parlare in lingue antiche e a loro sconosciute, come il greco, il latino, l’aramaico… Altre volte parlano lingue che sembrerebbero essere senza senso e del tutto ignote anche agli stessi esorcisti.

2) LA FORZA STRAORDINARIA

Altro fenomeno riscontrabile durante gli esorcismi, è la straordinaria forza dimostrata dal posseduto: non a caso si è spesso costretti, durante l’esecuzione del rito, ad immobilizzare gli indemoniati ricorrendo a cinte di costrizione o, più spesso, all’aiuto di persone in grado di tenere fermo il posseduto. Tutto questo è per evitare che possa nuocere a se stesso o agli altri.

 3) L’AVVERSIONE AL  SACRO

 È risaputo che, spruzzando dell’acqua benedetta/esorcizzata sull’indemoniato, questi tenderà a contorcersi e a dimenarsi come se fosse stato costretto a subire un atroce supplizio; lo stesso accade per qualunque altro oggetto sacro o benedetto, come potrebbe essere una Bibbia o un crocifisso. Anche l’ostia consacrata se assunta può provocare diversi sintomi, come dolori, malessere generale, fischi di orecchi o bruciature e questo non può essere dovuto a un’intolleranza alimentare, succede anche a chi potrebbe mangiare di tutto. Questo fenomeno, riscontrabile in pressoché tutti i casi di possessione e non può essere solo suggestione perché qualora fosse replicato con della semplice acqua non benedetta o con dell’ostia non consacrata  senza che il posseduto ne sia a conoscenza si avrebbe modo di constatare che la reazione non sarebbe né di sofferenza né di orrore. Nei casi più evidenti di possessione, questa avversione può arrivare a manifestarsi con degli eccessi di furia che si accompagnano a bestemmie e insulti nei confronti dell’oggetto sacro/religioso.

 4)RENDERE NOTE COSE DISTANTI O NASCOSTE.

 Se ad esempio durante un esorcismo ci fossero nella stanza una coppia, marito e moglie e ipotizziamo che il marito abbia tradito la moglie di nascosto, il posseduto lo rivelerebbe come tutti gli eventuali peccati nascosti e inconfessati che le persone compiono e nessuno può sapere.

5) LA LEVITAZIONE

Può anche succedere in casi estremi che il posseduto infrangendo la legge di gravità, inizia a sollevarsi dal letto e andare verso il soffitto. A volte ci vogliono diversi uomini forzuti per tenere il posseduto a terra.

Da queste cose possiamo constatare che ognuno di queste cose non possono avere una spiegazione scientifica e razionale. L’unica spiegazione è che si tratta di fenomeni soprannaturali demoniaci. Ora vediamo quali sono i motivi per il quali si potrebbe rimanere posseduti da un demone:

  1. OCCULTISMO/SATANISMO                                                                                 Avere partecipato a pratiche legate all’occultismo, tipo sedute spiritiche oppure partecipare o assistere a riti satanici. In questo caso c’è una volontà esplicita di avvicinarsi a satana e ne rimani di conseguenza posseduto, ma fin quando una persona continua a partecipare a questi riti non succede nulla di negativo; gli attacchi violenti avvengono quando si tenta di  allontanarsi da queste cose. Satana ritiene quella persona come sua e non la lascia andare via tanto facilmente.
  2. PECCATO                                                                                                     Commettere molti peccati gravi per lungo tempo, rifiutare una potente chiamata di Dio o rifiutare una forte testimonianza da parte di un credente. Questo può portare alla possessione.
  3. MALEFICIO                                                                                                         Una maniera “classica” e frequente di rimanere vittime dell’azione straordinaria del demonio è a seguito di un maleficio. Fate attenzione: non solo chi lo riceve, ma anche chi lo fa spesso rimane vittima del demonio. Naturalmente colui che lo riceve in questo caso non ha colpe: qualcuno potrebbe volergli nuocere invocando l’intervento del diavolo, magari per odio, per risentimento, per invidia. Lo può fare mediante riti satanici sacrificando animali invocando il diavolo, anche se pochi sono in grado di rendere veramente effettivo. Un maleficio non sempre può funzionare. Dio ha sempre l’ultima parola, se la possibile vittima è in stato di grazia, Dio la può proteggere in modo che la maledizione non abbia alcun effetto, anzi si potrebbe verificare l’effetto boomerang, che la maledizione colpisca il mittente.                                                                                                             
  4. ELEVARE L’ANIMA AI SANTI    Un altro caso potrebbe ricondursi alla possibilità che Dio accorderebbe al diavolo di esercitare la sua azione straordinaria sui Santi, per i quali l’Onnipotente potrebbe permettere il tormento diabolico al fine di sublimarne l’anima nell’esercizio delle virtù.  Qui abbiamo a che fare con un’azione del demonio volta a tentare quella persona al fine di farla rinunciare alle vie di Dio.

Una volta appurato che si tratta di possessione come bisogna procedere nel combattimento spirituale? Sono due gli elementi importanti in questo caso, gli esorcismi e il condurre una sana vita cristiana. L’esorcista deve essere un esemplare uomo di Dio, ricco di fede e di sapienza, che abbia quindi l’autorità di cacciare i demoni ma anche coraggioso, uomo di intensa preghiera e digiuno. Nella chiesa cattolica, l’esorcista viene nominato dal vescovo. I soli esorcismi non bastano, è necessario che anche la persona posseduta collabori e inizi un deciso cammino di fede e preghiera,  partecipando anche alla SS Messa. In questo caso se si vuole la liberazione bisogna dare tutto il cuore a Gesù e pentirsi di tutti i peccati e non essere un mezzo cuore pentendosi solo dei peccati che si pensano siano più gravi e continuare a commettere altri peccati senza opporsi in alcun modo. Perché satana pur di rimanere li si appiglierà a tutto. Gli esorcismi possono liberare dal demonio solo temporaneamente, poi entro pochi giorni il demone rientrerà in lui, Come dice in un passo del Vangelo: Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore di prima (Luca 11,24-26). Sembrerebbe che i demoni amino stare dentro i corpi delle persone  che vedono come delle case in cui abitare e quando vengono cacciati possono tornare con molta facilità. Come già trattato una volta che una persona si converte viene lo Spirito Santo ad abitare in lui e questo potrà dargli autorità affinché il demone non possa più tornare. Ci potrebbe volere molto tempo prima di arrivare a questo, non perché Dio vuole che le persone soffrano, ma perché sono le persone che tentennano nel dare il suo cuore a Gesù e a confidare in lui.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE 3/4

LE PROVE :

Le prove sono quei momenti della vita dove si presentano delle problematiche causate di solito da attacchi del nemico. Il Signore permette questo per metterti alla prova per poter vedere se affronterai la problematica nel modo giusto, secondo la parola di Dio oppure nel modo sbagliato secondo la carne. Oppure possono presentarsi delle occasioni per fare opere buone, magari nel nostro cuore ci reputiamo buoni e generosi, così Dio ci metterà alla prova e da li si vedrà se effettivamente facciamo la sua volontà o siamo solo degli ipocriti. A volte le prove possono essere molto dure, manifestandosi in sofferenze dove il diavolo punterà nel farti sentire in colpa, sul fatto che non ci sono speranze, che sei un totale fallimento o che Dio ti ha dimenticato spingendoti quindi a cadere in qualche forma di schiavitù o in casi estremi anche al suicidio.

LA COMPLETA ARMATURA DI DIO:

Paolo ci insegna come sconfiggere il nemico rivestendosi della completa armatura di Dio. Essendo una battaglia spirituale ci vogliono delle armi adeguate, adatte per ogni tipo di attacco che il diavolo ci fa. Queste armi servono per superare tutte le prove che Paolo chiama “il giorno cattivo” e riuscire a rimanere saldi a Dio anche dopo la prova. Paolo descrivendo l’armatura del cristiano prende come modello le componenti dell’armatura dei legionari romani. Ogni componente dell’armatura è un dono di Dio come quando un soldato si arruola nell’esercito non si deve comprare con i suoi soldi la mimetica e le armi, ma è l’esercito che gli fornisce tutto, così anche nella guerra spirituale contro satana abbiamo tutte le armi da difesa e d’attacco forniti gratuitamente da Dio, sta a noi rendersene conto e svilupparle.

Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la cintura della verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il Vangelo della pace. Afferrare sempre lo scudo della fede, con il quale potreste spegnere tutte le frecce infuocate del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la  parola di Dio (Efesini 6,13-17).

LA CINTURA DELLA VERITÁ

Questo è il primo componente che si indossa nell’armatura e serve per sostenere la corazza, quindi senza la cintura non ci può essere nemmeno la corazza. La cintura rappresenta la verità che un credente professa, ovvero che innanzitutto Dio esiste e Gesù è il Messia, il figlio di Dio nato dal padre prima di tutti i secoli ed è morto e risorto per riscattarci dal peccato, perciò un credente vive secondo gli insegnamenti di Cristo. Avendo questo fisso nel nostro cuore non accetteremo a priori tutto ciò che contraddice questa dichiarazione e tutto ciò che è contrario alla verità di Dio. Satana attacca il mondo con le sue menzogne come l’ateismo e l’agnosticismo che negano l’esistenza di Dio; oppure la diffusione di tutte le eresie e le false dottrine che alcune di esse dicono che non è necessario dare la propria vita per Gesù, tanto alla fine andremo tutti in paradiso o cose del genere. Saremo al sicuro da tutte quelle cose che si propongono in alternativa a Dio come l’astrologia e la cartomanzia; nessun credente inoltre si rivolgerebbe a sedicenti guaritori o maghi per risolvere i propri problemi, spendendo anche molti soldi; ma si rivolgerebbero a Dio solo.  Conoscere la verità e la verità vi farà liberi (Giovanni 8,32).

LA CORAZZA DELLA GIUSTIZIA

La corazza protegge le parti vitali del nostro corpo. Il credente che è munito di corazza è colui che sa di poter essere giusto davanti a Dio per mezzo del sangue di Gesù Cristo, infatti non c’è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù (Romani 8,1.) Quando noi ci pentiamo di un peccato e lo abbandoniamo il Signore ci perdonerà. È bene sapere questo perché il diavolo ci attaccherà cercando di farvi sentire in colpa per gli errori passati, cercherà di colpire i nostri sentimenti con un senso di condanna, del tipo: << Dio non ama uno come te, perché sei troppo peccatore, lascialo perdere Dio, non è per te >>. Come già trattato i sensi di colpa possono minare la nostra psiche (Ved. Pag. 128) da non poter vivere una vita serena. Ma se sappiamo che Dio ci perdona e allontana il peccato come da oriente a occidente allora potremo liberarci dal senso di colpa e rispondere a satana: << Il Signore mi ha perdonato e ha cancellato il mio peccato ricoprendolo con il sangue di Cristo >>. Se avrai creduto a questo con il tuo cuore allora satana fuggirà da te. La corazza della giustizia può essere anche intesa come nell’agire in modo giusto davanti a situazioni ed eventi della vita. Se ci viene proposto di fare qualcosa contrario alla giustizia di Dio bisogna opporsi con ogni mezzo e confidare in Dio. Il credente col tempo ottiene discernimento e il Signore ci invita ad usarlo per sapere ciò che è giusto fare in ogni situazione, se non lo sappiamo possiamo sempre ricorrere alla preghiera. Operando in modo giusto saremo meno esposti agli attacchi di satana contro il nostro cuore.

LE CALZATURE AI PIEDI

Nell’armatura le calzature ai piedi erano indispensabili per avanzare contro il nemico in battaglia e senza di quelle camminare risultava difficile. Questa parte dell’armatura è rappresentata dallo zelo che abbiamo nei confronti di Dio. Questo zelo genera un frutto, quello di voler propagare il Vangelo della pace al prossimo, perché chi ha sperimentato una relazione con Dio tramite Gesù Cristo ha in se la pace di Dio inizia ad avere il desiderio che il prossimo possa avere la stessa pace che ha lui, partendo innanzi tutto dalle persone a noi vicine che hanno un cuore predisposto ad accogliere la parola di Dio o che hanno un vuoto interiore che stanno cercando di colmarlo nel modo sbagliato. Il diavolo non vuole che facciamo questo quindi ci attaccherà con la persecuzione. Chi intraprenderà questo cammino potrà incontrare persone che deridono o tentano di umiliare, del tipo: << Ma ancora che credi in Dio, svegliati e goditi la vita >>. In questo modo il nemico tenterà di fermarti e solo se si hai zelo si potrà andare avanti nonostante le difficoltà. Queste sono tra le prove più dure che un credente può affrontare. L’obbiettivo è quello di indurti a una posizione di  passività dove possiamo vivere in maniera cristiana ma senza manifestarla agli altri, in questo modo però si andrebbe a perdere la testimonianza davanti al mondo. In altri casi possiamo predicare il Vangelo a qualcuno che si dimostra interessato, e questo inizia a voler fare un percorso di fede, ma le persone che stanno attorno a lui non vogliono che diventi cristiano, ed è possibile che se la prendano con chi gli sta parlando di Dio. Chi ha zelo e fervore per Dio non si fermerà e completerà quello che Dio vorrà fare nel cuore di quella persona che si è resa conto di quanto è grande il Signore. Il nemico ci potrà attaccare anche cercando di scendere a compromessi, dove alcuni peccati riteniamo di poterli fare, tanto Dio capirà e ci passerà sopra. Questo però non fa parte della volontà di Dio. In conclusione i credenti dovranno difendersi da questi attacchi del nemico mantenendo i loro cuori pieni di zelo per la propagazione del Vangelo, non accettando nulla di meno nelle nostre vite di un cuore che bruci per Dio e per la salvezza delle anime.

LO SCUDO DELLA FEDE

Lo scudo era importante nell’armatura del guerriero perché parava gli attacchi del nemico, specialmente serviva a difendersi contro gli attacchi degli arcieri che colpivano con le frecce infuocate. Questa è l’illustrazione che da Paolo a questa parte dell’armatura; spiega infatti che la fede è uno scudo davanti agli attacchi del nemico che sono paragonate a frecce infuocate. In questo caso l’attacco avviene quando satana vuole farci mettere in dubbio la parola di Dio, del tipo: << Dio ha veramente detto questo? >> oppure << Sei veramente sicuro che Dio farà qualcosa per te? >>. Per questo abbiamo bisogno della fidarci di Dio anche in situazioni avverse altrimenti non riusciremo a resistere agli attacchi del nemico. Il suo obbiettivo è di farci credere che Dio ci ha abbandonato e non manterrà le sue promesse così da indurci a risolvere i problemi nel modo sbagliato oppure cercando di farci cadere nel peccato. Senza fede inoltre non possiamo piacere a Dio ed è fondamentale se vogliamo le risposte alle nostre preghiere , quindi satana attaccando la nostra fede vuole fare in modo di non essere più graditi a Dio e non potere più adempiere alla sua volontà di vivere per fede e di vincere il mondo, come sta scritto: Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede (1Giovanni 5,4). Un altro tipo di attacco è la paura di fare la volontà di Dio perché satana vuole farti pensare che fare ciò che è giusto non ti gioverà, anche in questo caso se teniamo in alto lo scudo della fede possiamo resistere a questo attacco.

L’ELMO DELLA SALVEZZA

L’elmo è il componente dell’armatura che protegge la testa, così anche nella guerra spirituale l’elmo della salvezza serve per proteggere la nostra mente dagli attacchi del nemico. Il nemico può intrufolarsi nelle nostre emozioni, in quello che pensiamo, sogniamo e desideriamo inducendoci a pensare in modo carnale e peccaminoso facendoci desiderare il mondo dei sensi invece del mondo dello Spirito. Se noi accogliamo questi pensieri nella nostra mente genererà solo sporcizia e impurità nella nostra anima. Per difenderci da questi attacchi dovremo continuamente ricordarci che la salvezza è totale per quelli che hanno dato la propria vita a Cristo e il destino della nostra anima è la salvezza. Nella nostra mente elaboriamo pensieri in continuazione ma non dobbiamo permettere a nessun tipo di pensiero che non sia in accordo con la Parola di Dio di occupare e dominare le nostre menti perché questo influenzerà anche le nostre opere e sentiremo anche la pace di Dio affievolirsi sempre di più perché i pensieri impuri allontanano da Dio. Quindi una volta riconosciuti questi pensieri cacciateli via nel nome di Gesù e se questi pensieri hanno intaccato la nostra mente anche per pochi secondi pregheremo il Signore che ci perdoni, dichiarando che non volete pensieri che ostacolano il rapporto con Dio. Vedrete che grazie a Dio avrete la forza di controllare la vostra mente. La scrittura dice questo riguardo a quello che possiamo pensare senza cadere nel peccato: In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Filippesi  4,8).

LA SPADA DELLO SPIRITO

A differenza degli altri componenti dell’armatura che sono armi difensive, la spada dello spirito è un arma d’attacco. Quando ci saremo rivestiti della completa armatura di Dio, potenziandola al massimo con la preghiera riusciremo ad essere prevalentemente vincitori nei confronti del nemico, ma fino a quel momento si avrà combattuto solo sulla difensiva. Arriverà allora il momento di giocare in attacco, prendendo noi l’iniziativa di attaccare il nemico per primo. Come possiamo attaccare il diavolo se non ha più il controllo su di noi? Lo possiamo attaccare cercando di liberare le altre persone che sono legati nel laccio del nemico o che ha edificato nel loro cuore qualche fortezza da abbattere. Sono molte le fortezze che satana edifica nel cuore delle persone, potrebbe essere lo scetticismo, la paura di fidarsi delle persone, la depressione, mancanza di speranza, la schiavitù dei vizi, i dubbi sulla Bibbia, ecc…   La spada dello spirito è la parola di Dio e bisogna innanzi tutto conoscerla bene per poterla usare. A volte ci vogliono diversi anni prima che il Signore ci prepari spiritualmente e intellettualmente a combattere il nemico in maniera adeguata. Se dunque siamo vicini a un conoscente che in preda a una crisi e dice: <<La mia vita è uno schifo, va tutto male, non riuscirò mai a realizzare i miei sogni, non ho nessuna speranza di uscirne>>; questo è un caso dove il nemico ha una presa stretta nella sua vita e ha costruito attorno a lui diverse fortezze, è questo il momento di usare la parola di Dio dicendo che in Dio c’è speranza ed è l’unico può salvarti dalla tua situazione. Invitalo anche a iniziare a cercare Dio in maniera spirituale con la preghiera e digli che se lo cercherai con tutto il cuore trovai la pace di Dio; che è ben superiore alla pace del mondo. Questo è un esempio di come è possibile usare la spada dello spirito per attaccare il nemico che attanaglia il prossimo. In ogni caso è meglio attendere prima di andare in prima linea perché se non ci siamo abbandonati a completamente a Dio e non abbiamo purificato i nostri cuori dal peccato non riusciremo a fare granché. Quando Gesù fu tentato dal diavolo usò la parola di Dio. A quel punto il diavolo non poteva più dire nulla contro Gesù ed era costretto a passare a un’altra tentazione; il diavolo non poteva dire: << Dio ha veramente detto questo? Ne sei sicuro? >> oppure << sei sicuro che Dio ti ami? >>; questo lo potrebbe dire a noi che a volte possiamo essere deboli di fede, ma Gesù non aveva debolezze spirituali, quindi gli è bastato un versetto per zittirlo.  La parola di Dio è infatti molto potente davanti al nemico, specie se si possiedono già gli altri componenti dell’armatura.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE 2/4

LE   TENTAZIONI:

Tutti gli uomini sono sottoposti a tentazioni. Ma non siamo destinati a soccombere sempre perché Cristo ci dà la forza per resistere ad ogni male. Infatti anche Gesù è stato tentato da satana, Lui a differenza nostra è sempre uscito vincitore. Le tentazioni sono il momento della prova dove esercitiamo il nostro libero arbitrio; Dio non ha voluto creare qualcuno che dicesse “ti amo” a comando tipo robot perché in questo modo non ci sarebbe un vero amore; il vero amore nasce dalla libera scelta se amare o meno e la tentazione è il mezzo che Dio permette per “provare” la bontà del nostro amore, per consentirci di dimostrargli che lo amiamo veramente e liberamente e che non si tratti solo di un amore a parole, ma anche un amore che si manifesti nei fatti; ricordandoci che è Lui che ci ha amato per primo e noi ricambiamo il Suo amore. Per questo ci ha dato la facoltà di scegliere, se fare la cosa giusta, secondo la parola di Dio, o scegliere la ribellione, sta a noi la scelta e Dio la rispetta non ci obbligherà ad obbedirgli anche se la nostra scelta può essere stupida, perché essere ribelli a Dio e rifiutare il suo grande amore ci condurrà a terribili conseguenze. A volte pur amando Dio possiamo cadere nella tentazione infatti Dio conosce già il nostro cuore fino in fondo e a volte le tentazioni non servono tanto a Dio ma più che altro a noi, per conoscere noi stessi, i nostri limiti e dove si deve puntare per migliorare e non cadere sempre nella stessa tentazione. Le tentazioni di cui possiamo essere sottoposti sono molteplici ad esempio una persona che ha l’occasione per rubare senza essere scoperti, le tentazioni che riguardano la sfera sessuale, come i tradimenti o la fornicazione; la tentazione di auto gloriarsi nelle opere buone invece che dare gloria a Dio, la tentazione di guardare un film o una partita invece che usare uno dei pochi momenti disponibili per pregare …  e così via. Possiamo essere tentati in due modi: dal diavolo, che è colui che tenta (1Tessalonicesi 3,5) oppure tentati dalle proprie passioni, che ci attraggono e ci seducono (Giacomo 1,14); questi sono i casi dove è la nostra concupiscenza, la nostra natura malvagia o carnale a spingerci a peccare. Quando è satana che tenta lo fa in maniera subdola. Non si presenta come colui che viene ad ammazzarti e distruggere, ma come un finto collaboratore che è interessato alla tua felicità. Il suo obbiettivo è convincerti a seguire la carne facendoti credere che è il modo più comodo e felice per vivere, quando in realtà ti porterà a condurre una vita vuota e infelice. Un esempio lo abbiamo dove satana suggerisce a Gesù che dato che Lui è il figlio di Dio può trasformare la pietra in pane. Gesù è venuto per vivere come uomo tra gli uomini e se lo avesse fatto avrebbe deviato dalla sua missione di potersi identificare con noi e salvarci. In ogni caso non è mai Dio che tenta (13), quindi sbagliano alcune persone pensare a Dio come un vigile che non vede l’ora di farci la multa. Anzi è la sua parola che ci insegna come essere vittoriosi di fronte alle tentazioni. Ci sono due versetti che illustrano come uscire vincitori da tutte le tentazioni: Siate sobri, vegliate (1Pietro 5,8) e Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. (Giacomo 4,7). Il contrario di sobrio è ubriaco; quando si è in quello stato si perde il controllo di noi stessi e facciamo cose che da sobri non faremo mai. Essere sobri dunque significa mantenere il controllo sulle proprie emozioni, pensieri, parole, decisioni e azioni. Ovviamente tutte queste cose devono essere orientate nella parola di Dio perché chi è malvagio può avere anche il controllo di queste cose, ma le usa per fare il male. Se noi invece abbiamo dato il nostro cuore a Cristo e la nostra carne ci spinge a fare qualcosa contrario alla sua parola bisogna rimanere sobri e tenere sotto controllo gli impulsi carnali negativi che non prendano il sopravvento su di noi, altrimenti se perdiamo il controllo satana prenderà il controllo su di noi, perché è così che ci colpisce, nella carne. Non bisogna quindi permettere a persone, circostanze o al diavolo stesso di prendere le redini della propria vita. “Vigilare” indica l’essere consci delle proprie debolezze e degli stratagemmi usati dal nemico. La sua strategia è quella di attirarci in terreni pericolosi  per creare il contesto giusto per poterci tentare. Bisogna quindi cercare per quanto sia possibile di evitare ogni terreno pericoloso il quale rischiamo di cadere prima o poi. Se vigilerai bene riuscirai a portare alla luce le strategie occulte e ben preparate da satana. Ci accorgeremo quando stiamo per essere tentati e a quel punto dobbiamo respingere immediatamente la tentazione nel momento stesso in cui si insinua nei nostri pensieri. Le tentazioni non vanno prese in considerazione. Se cominciamo a ragionarci sopra, ecco che soccombiamo. Se cominciamo a valutare l’ipotesi di poter commettere un peccato oppure no, probabilmente finiremo col commetterlo. Non appena ci sentiamo tentati, la cosa migliore è pregare, invocare subito il nome di Gesù. Come infatti Lui stesso disse: “Vegliate e pregate affinché non entriate in tentazione” (Matteo 26,41). In questo modo riusciremo così a bloccarlo ai primi passi. Essere sobri e vigilanti ti consente di gestire da una posizione di forza la tua guerra personale contro satana, ma non basta ancora per essere sempre vincenti nelle tentazioni. Il passo successivo è sottomettersi a Dio e resistere al diavolo. Se dunque non riusciamo a resistere al diavolo è perché non abbiamo ancora dato tutto il nostro cuore a Gesù Cristo, abbiamo dato parte del cuore a Cristo e ci siamo pentiti dei peccati più gravi ma non basta per essere sempre vittoriosi nella guerra contro il nemico. Se ti sottometterai completamente a Dio, adorandolo e ascoltando la sua parola,  di conseguenza avrai anche la forza di resistere al diavolo, perché sarà Dio stesso che ti darà quella forza. In questo modo si creerà con legame così forte tra te e Dio che neanche satana con tutta la sua potenza non potrà spezzare, se lo potesse lo farebbe subito ma Gesù Cristo è molto più forte come sta scritto: Gesù si avvicinò e disse loro: << A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra >> (Matteo 28,18). Satana dunque non può spezzare il legame tra te e Dio, ma può tentare di farti allontanare da lui. Non può impedirti di pregare ma può cercare di ridurre  in modo progressivo e inconsapevole il tempo per la preghiera, rendendoti più impegnato e suscitando in te delle passioni che di per se non sono peccaminose ma hanno come scopo di ridurti il tempo che passi con Dio. Abbiamo tutti i nostri impegni giornalieri,  ma dobbiamo sempre avere un momento per staccare tutto e dedicare del tempo per il Signore, se si vuole mettere Lui al primo posto si troverà sempre il tempo per pregare e non bisogna permettere che il tempo per Dio sia usato per altre cose. Se ad esempio si riceve da un amico la proposta di iscriversi in piscina con lui, bisogna fare attenzione che dedicare del tempo a questa attività che è di se è legittima, non vada in conflitto con il tempo per la preghiera. Se andasse in conflitto allora è bene rinunciare. Il diavolo dunque cercherà di creare un contesto dove gli interessi del mondo soffochino il tempo per Dio. Gesù ci avverte di questo pericolo nella parabola del seminatore dove il pianta è paragonata alla nostra fede che rischia di venire soffocata dai rovi che ci sono attorno. Se ciò avviene la fede muore e non si può portare frutto. Quindi fare molta attenzione che il tempo per Dio ci sia sempre altrimenti inizieremo ad essere sempre più deboli spiritualmente e saremo perdenti nella guerra contro satana, perché allontanarsi da Dio ti fa diventare un facile bersaglio come un soldato che si allontana dal gruppo in territorio nemico. È utile avere attorno a noi almeno un amico credente che ci può aiutare a suonare il campanello dall’allarme se ti vede più fiacco e indolente e con poco fervore di Dio. La Bibbia dice: Meglio essere in due che uno solo, perché otterranno migliore compenso per la loro fatica. Infatti, se cadono, l’uno rialza l’altro. Guai invece a che è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi (Qoèlet  4,9-10). Se si ha un amico credente, Dio potrebbe usarlo per avvertirti che non stai più alimentando la fede come si dovrebbe e se si accoglie questo avvertimento allora si potrà porre rimedio. In ogni caso satana non può obbligarti a non dedicare del tempo a Dio, e sempre una nostra scelta allontanarsi da Lui o mantenere sempre un legame solido o rafforzarlo. Dio non prenderà mai l’iniziativa di allontanarsi da te perché sa che tu hai bisogno di Lui, non puoi farcela se rimani da solo con satana. Infatti Dio dice: Non ti lascerò e non ti abbandonerò (Deuteronomio 31,6). Il Signore è sempre fedele con noi e sarà sempre con noi, allontanarsi da lui è il più grande sbaglio che puoi fare. Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi … (Giacomo 4,8). Muovi un passo verso di lui ed Egli riempirà lo spazio che vi separa, ti accoglierà tra le braccia, ti terrà al sicuro e ti renderà capace di obbedire ai suoi comandamenti. Giacomo continua dicendo: … Peccatori, purificate le vostre mani; uomini d’animo indeciso, santificate i vostri cuori. Quando inizi ad avvicinarti sempre più a Dio ti renderai conto quanto sei peccatore e quanto hai bisogno di essere purificato. È come entrare in una stanza buia e abbandonata con una pila, inizieremo a vedere la sporcizia e le ragnatele, ma finché era buia non vedevi nulla, così la parola di Dio  è una luce che illumina la nostra vita e ci fa vedere dove sta la sporcizia, le impurità e il peccato, ma se siamo lontani da Dio questi peccati non riusciamo a vederli. Infatti le persone lontane da Dio non si reputano peccatori, si sentono buone. Dicono infatti: << In fondo sono una persona civile, non ho mai rubato o ucciso nessuno >>. Non c’è bisogno di essere un Hitler per andare all’inferno, basta passare tutta la vita senza avere mai voluto accettare Gesù nel tuo cuore. I santi invece che avevano intrapreso un cammino di fede si dichiaravano peccatori nonostante conducevano una vita in stretta comunione con Dio. Quindi dal momento che inizi a cercare Dio ed avvicinarti a Lui inizierai a renderti conto di tutti gli sbagli che hai fatto in passato; quando per esempio non hai confidato in Dio ma hai voluto fare di testa tua e inizierai a chiedere scusa a Dio per quei peccati e il Signore nella sua misericordia ti perdonerà. Infatti non mostra le tue debolezze per condannarti, ma lo fa per purificarti, spingendoti di fatto al pentimento; anche perché il Signore sa che se rimanere con le mani impure, farà si che satana possa accusarti davanti a lui per questo che non bisogna lasciare spazio al diavolo. Ora, è anche possibile che una volta resi conto come siamo lontani da Dio, satana ci attacchi, facendoti pensare che è troppo difficile vivere una vita giusta, in comunione con Dio e non riuscirai mai a purificarti dal peccato. Qualcuno forse ci riuscirà, ma io no, Dio non fa per me. Ecco, questo pensiero è una bugia di satana volta a scoraggiarci a intraprendere un cammino verso Dio. Nei casi estremi può sfociare in una avversione al sacro e ai credenti che gli stanno attorno. Finché una persona pensa di poter essere felice  stando nel peccato, il diavolo può stare tranquillo, ma se ci si rende conto dall’importanza di avvicinarsi a Dio, inizia ad accendersi un campanello d’allarme in lui, perché se ti avvicini a Dio, lui potrebbe perdere il controllo su di te, per questo tenta di scoraggiarci. Satana attacca sempre alla stessa maniera con tutti, ma non bisogna credere a questo, tutti possono intraprendere un cammino verso Dio, e con la preghiera fatta con il cuore, il Signore inizierà a modellarti progressivamente a sua immagine, partendo dal modo in cui vedi il peccato, quelli che prima consideravi degli innocui peccatucci diventeranno qualcosa di serio che bisognerà stare alla larga. A questo punto sarai più forte davanti alle tentazioni e avrai più possibilità di sconfiggere il nemico, pregando durante la tentazione e sgridare il diavolo dicendo: <<Non ti lascerò il minimo spazio nella mia vita perché io appartengo al Signore >>. Nel Vangelo, il caso più eclatante dove un uomo di Dio cede alla tentazione è nell’episodio dove Pietro rinnega Gesù tre volte, quando solo il giorno prima gli aveva promesso che avrebbe affrontato la morte pur di non rinnegarlo. Ora facciamo un’analisi per vedere come ha potuto Pietro cadere in questo peccato: Prima di tutto dormiva invece di pregare. Nel Getsemani Gesù esortò i discepoli rimanere svegli per non cadere in tentazione. Da qui vediamo come anche la preghiera ci può aiutare a resistere alle tentazioni; infatti quando siamo tentati e pensiamo di non potercela fare, una sana preghiera ci può rafforzare quanto basta per non cadere in peccato. Invece Pietro si è addormentato e non è stato vigilante e non si è reso conto di quello che poteva succedere. Un altro errore è stato seguirlo da lontano dopo l’arresto. È sempre pericoloso seguire Gesù solo da lontano. Questo rappresenta quel gruppo di persone che si definiscono credenti e sostengono che è giusto andare in Chiesa, pregare e adorare il Signore, ma lo fanno solo ogni tanto, quanto se la sentono, quanto hanno tempo. Questo è seguite Gesù da lontano, in questo modo però non si può essere vincitori di fronte al nemico. L’ultimo errore è stato quello di scaldarsi al fuoco del nemico. Qui rappresentano le persone che entrano volontariamente in un terreno pericoloso dove il nemico è più forte e tu ti trovi ad affrontare una tentazione difficile e se non sei spiritualmente pronto non puoi farcela. L’errore generale di Pietro è stato di aver confidato nella carne, nelle proprie capacità, senza essere consapevole che è per la grazia di Dio che possiamo resistere alle prove e alle tentazioni, ma per ottenere questa grazia ci dobbiamo arrendere e  confidare in Lui. Non bisogna confidare nella carne, perché la carne è debole. In Dio dobbiamo confidare. Questo episodio non è stato scritto per svergognare Pietro, ma affinché noi potessimo imparare dai suoi sbagli.

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE 1/4

INTRODUZIONE:

Secondo la mentalità del mondo i cosiddetti “vincenti” sono quelle persone che riescono ad arrivare ad avere un lavoro prestigioso, molto remunerativo, diventare famosi e popolari oppure occupare una posizione di potere. Il mondo spesso gli invidia e in alcuni casi sono anche idolatrate dalle masse, posseggono tutto ciò che vogliono, girano in macchine di grossa cilindrata o in yacht, sono circondati da belle donne e sembra che abbiano tutto ciò che desiderano,  ma nessuno si chiede se quelle persone siano veramente felici e in pace con se stessi. La Bibbia invece ribalta questo concetto; quelli che il mondo dichiara “vincenti” nella guerra spirituale spesso sono perdenti. Alcune caratteristiche di coloro che perdono nella guerra spirituale sono le persone schiave di ogni vizio, inclini alla depressione o a facili manifestazioni di ira, che si scoraggiano facilmente o privi di coraggio nell’agire per il bene. Chi è ateo può avere una o più di queste caratteristiche e finché rimarranno atei non ci sarà speranza per loro, dal punto di vista biblico saranno sempre dei perdenti. Dall’altra parte abbiamo invece i credenti nel Signore che cercano tutti i giorni di combattere la guerra spirituale. Una persona quando si converte deve essere consapevole di entrare in guerra e di far parte dell’esercito combattente di Dio. Se c’è una guerra ci devono essere quindi dei nemici e un campo di battaglia. I nemici non sono altre persone perché si tratta di una guerra spirituale, la battaglia infatti non è contro carne e sangue, ma contro i principati e le potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Efesini 6,12). La mente invece è l’arena in cui si combatte questa battaglia. Molti credenti però non sanno come combattere il diavolo spesso si trovano anche loro in difficoltà, ma Dio ci ha dato le armi spirituali affinché possiamo sempre battere il Diavolo. I modi in cui il diavolo ci può attaccare sono principalmente 3:

  • LE TENTAZIONI
  • LE PROVE
  • MANIFESTAZIONI STRAORDINARIE (POSSESSIONI)

Ora essendo una guerra spirituale Dio ci ha dato armi spirituali per combatterla che hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze, distruggendo i ragionamenti e ogni arroganza che si leva contro la conoscenza di Dio (2Corinzi 10,4-5).

Nei prossimo articoli vedremo nel dettaglio tutti i 3 tipi di attacchi del nemico, cosa consistono e come combatterli.

L’AUTORITÁ CHE DIO DA AI SUOI FIGLI

Un figlio di Dio deve sapere che Dio gli ha conferito l’autorità contro le forze del male, ma andiamo per ordine: Chi sono i figli di Dio? A proposito vediamo cosa dice il vangelo di Giovanni: A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome. Credere nel nome di Cristo, credere nella sua morte e resurrezione e seguire i suoi comandamenti ci dà il diritto di essere figli di Dio. Ci concentriamo spesso sui doveri del cristiano, e questo è giusto, ma dobbiamo anche conosce i nostri diritti da cristiani. Spiritualmente parlando. Uno di questi è appunto l’autorità che abbiamo nei confronti delle forze del male. Un esempio lo troviamo in Luca 10: Gesù invia 72 discepoli ad evangelizzare nel nome di Gesù e ad annunciare che il regno di Dio è vicino. Al ritorno i discepoli pieni di gioia dicono: Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”. (Luca 10,17-20) Questi discepoli che predicano nel nome di Gesù hanno autorità contro il male, tuttavia bisogna evitare il rischio di far divenire questo potere motivo di vanto e superbia, piuttosto gioire con la consapevolezza di essere figlio di Dio. Quindi se vogliamo seguire Gesù e la sua parola possiamo addirittura essere più potenti di satana, usando il nome di Gesù. Come possiamo usare questa autorità? Quando il regno di satana ci attacca. Potrebbe essere la nostra salute, i nostri beni, il lavoro, il matrimonio, le amicizie, con la preghiera possiamo cacciare via le influenze del male. Questo è anche il principio che sta dietro agli esorcismi, quando il sacerdote ordina al demone nel nome di Gesù di andarsene, se noi siamo giusti davanti a Dio, Satana è obbligato a stare ai nostri piedi; per il fatto che ci sottomettiamo a Dio, diventando così dei suoi rappresentanti in terra, abbiamo di conseguenza l’autorità di usare il nome di Gesù. Dio, infatti ha privato della loro forza i principati e le potenze ( satana e i demoni), ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo (Colossesi 2,15). Quando è che perdiamo l’autorità di Dio? Quando siamo in uno stato di peccato, ad esempio non vogliamo perdonare qualcuno, siamo superbi, arroganti con il prossimo, non siamo fedeli con il nostro coniuge ecc… Un conto è un singolo peccato di cui si può chiedere subito perdono a Dio, un conto è essere in uno stato di peccato in maniera consapevole e volontaria. Se un carabiniere ci ferma e ci chiede patente e libretto, essendo un rappresentante dello stato e sottomesso ad esso ha l’autorità di chiederci patente e libretto, ma se invece lo chiede una persona che non è un pubblico ufficiale allora non siamo tenuti a dare ciò che ci chiede, perché non è un rappresentante dello stato. Così funziona anche nel regno di Dio. Se un vero credente usa il nome di Gesù allora il diavolo deve obbedire, ma se glielo chiede una persona che non è un vero credente, il diavolo risponderà: Gesù lo conosco, ma tu chi sei? Con che autorità ti dovrei obbedire? Il centurione romano che incontrò Gesù aveva capito bene il concetto dell’autorità e ne parlò bene con i suoi discepoli. Ora, qualcuno potrebbe chiedersi: Perché un demone, che è superiore a noi in potenza dovrebbe fuggire da noi, che siamo uomini, solo usando il nome di Gesù. Esiste una distinzione tra potenza e autorità. Sempre restando nell’illustrazione precedente, se stiamo percorrendo una strada in macchina e una vigilessa con un fisico alquanto gracile mostra la paletta per fermarci e noi stiamo guidando un fuoristrada di grossa cilindrata; avremo la potenza per investirla e scappare via; ma non avremo l’autorità per farlo. Se dunque i demoni agiscono solo in maniera legalistica davanti a Dio, per quanto siano potenti loro e deboli noi sono obbligati ad obbedire. Questo non significa che il ministero dell’esorcismo è una cosa facile, tutt’altro invece. Non è per nulla semplice perché satana cercherà di manifestarsi in maniera orrenda e drammatica nel corpo del posseduto e l’obbiettivo è quello di spaventare, ma se si ha paura del diavolo non si può avere autorità su di esso. Per chi volesse sapere di più di questo argomento può fare delle ricerche riguardo Padre Amorth, il più famoso esorcista cattolico. Chi non crede non ha difese davanti a Satana e subisce tutto quello che lui gli manda. Quello che c’è da sapere è che lui è già stato condannato, il suo destino è di bruciare all’inferno in eterno, la sua unica consolazione è di sperare di portarsi dietro più persone possibili con lui, infatti, sa anche che Dio ama immensamente ognuno di noi e soffre quando un’anima non si salva, quindi colpisce noi, per colpire Dio. Lui però è già stato sconfitto definitivamente da Gesù sulla croce e non avrebbe nessun diritto di dominarci, se lo fa è solo da usurpatore. Quindi non dobbiamo avere paura di lui perché se noi diventiamo credenti il Dio della pace schiaccerà ben presto satana sotto i nostri piedi (Romani 16,20) e possiamo solo gioire e glorificare il Signore per questo. Quello che conta è sapere che grazie al potente nome di Gesù possiamo sconfiggere satana e avere autorità su di lui, sempre.

IL PIANO DI DIO PER LA REDENZIONE DELL’UOMO

Secondo la Bibbia Dio ha creato il mondo e i suoi abitanti, quindi Dio avrebbe tutti i diritti per governarlo dal momento tutto è di Dio. Ma osservando la malvagità, le ingiustizie, la violenza, l’usurpazione, la mancanza di amore e compassione in tutte le società della terra non si può certo dire che il mondo sia governato da Dio. Chi è che lo governa e perché?  Per capirlo bisogna andare al Vangelo di Luca capitolo 4, dove Gesù prima di iniziare il suo ministero va 40 giorni nel deserto per essere tentato dal diavolo. Questa è una delle 3 tentazioni che riceve Gesù:

Poi il diavolo lo condusse su di un alto monte e gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e il diavolo gli disse “Io ti darò tutto il potere di questi regni e la loro gloria, perché essa mi è stata data e io la do a chi voglio. (Luca 4,5-6).

Il mondo è stato fatto per mezzo di lui, Gesù (Giovanni 1,10). Quindi il piano di Dio è quello che Gesù governi il mondo, è questo il suo scopo. Ma ora Satana sta suggerendo qui: È che Gesù può evitare la croce. “Non devi seguire per forza il piano di Dio. Non devi prendere per forza il sentiero che Dio ha stabilito per la redenzione dell’uomo. Facciamo un accordo: io te lo do ora, in questo momento, senza la croce; Tu devi fare solo una piccola cosa: inchinati e adorami”. Naturalmente, Gesù, se si fosse prostrato per adorarlo, sarebbe diventato servo di Satana, e il mondo sarebbe rimasto comunque in suo potere. “Sottomettiti alla mia autorità, e io ti do tutto. Potrai sederti sul trono, potrai regnare; ma sarai sotto la mia autorità, essendoti prostrato davanti a me”. E Gesù risponde: sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo” (4,8) Ora, c’è anche un particolare che a molti sfugge: Gesù non contesta l’affermazione di Satana. Quando Satana dice: “Guarda, è mio; mi è stato dato, e io lo do a chi voglio”, Gesù non contesta questo; Lui riconosce questo fatto. Lui sa che è vero; Infatti è per questo che c’è tanto male nel mondo; esso è ancora sotto il controllo di Satana. Ma se è Dio che ha creato il mondo perché è sotto il controllo di satana? Chi lo ha deciso? Dio? Non proprio! È stato purtroppo l’uomo a darlo, nel Giardino dell’Eden. Quando Dio ha creato l’uomo e ha messo l’uomo sulla terra, Dio ha dato la terra all’uomo. Dio ha detto ad Adamo: “Abbiate il dominio sulla terra, sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra; perché io lo do a voi” (Genesi 1,28). Così Dio ha dato all’uomo questo meraviglioso dono della terra.  Ma quando Adamo ed Eva hanno peccato contro il comandamento del Signore, hanno ceduto la terra a Satana. La Bibbia dice: “Non sapete che diventate servi di colui al quale vi date per servirgli? Dell’ubbidienza per la giustizia, o della disubbidienza per il peccato? Sottomettete dunque le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio” (Romani 6,16). Nel sottomettersi ai suggerimenti di Satana, loro hanno disubbidito al comandamento di Dio, e hanno ceduto la terra che Dio aveva dato loro, a Satana. E Satana ha preso il controllo e l’autorità della terra e l’uomo, in cambio, è diventato un suo schiavo attraverso il peccato originale.

IL PIANO DI SATANA

Così ora ci troviamo in un mondo pieno di malvagità e ingiustizie e in aperta ribellione contro Dio. Vediamo gli effetti di questa ribellione nella nostra società. Ed è del tutto sbagliato, da parte degli uomini, accusare Dio per i mali del nostro mondo, mali che sono il risultato della ribellione dell’uomo contro Dio, del suo rifiuto di lasciar regnare Dio sul mondo. Quindi tornando alla tentazione che Satana ha fatto a Gesù sotto digiuno, si spiega perfettamente perché Gesù non contesta il fatto che il mondo appartiene a Satana e lui a sua volta può dare il governo della terra a chi vuole, basta che sia sottomesso a lui. Infatti è questo la sua massima ambizione, trovare qualcuno disposto a sottomettersi completamente a lui in modo da esercitare un dominio pressoché totale sulla terra. Troverà qualcuno? Nel libro dell’Apocalisse 13 entra in scena l’uomo del peccato, la bestia, Satana gli darà il suo potere e il suo trono. E leggiamo che l’Anticristo governerà il mondo. Questa è una profezia che molti ignorano; si riferisce al fatto che prima della venuta di Cristo comparirà sulla terra un personaggio misterioso, ovvero l’Anticristo; una persona che si spaccerà per Gesù, farà un governo mondiale e pretenderà che tutti lo adorino, ma in realtà sarà un servo di Satana; e si dice che la stessa tentazione che ha ricevuto Gesù, la riceverà quest’uomo. Lui però risponderà di si. Satana quindi ha ancora il potere di dispensare i suoi poteri di governo a quelli che vuole. “Posso darlo a chi voglio”. Dio gli permette questo, naturalmente.

IL PIANO DI DIO

Ma quindi sulla terra c’è solo malvagità e corruzione? Non c’è proprio nulla di buono? In contrasto con il piano di satana c’è il piano di Dio per riportare il mondo sotto il suo regno e toglierlo dal regno di satana. Vediamo ora le varie fasi per il piano di Dio per la redenzione dell’uomo.

  1. NEL GIARDINO DELL’EDEN

C’è già in Genesi un riferimento al piano di Dio per la salvezza, quando Adamo ed Eva mangiano dall’albero della conoscenza del bene e del male e Dio vedendo che è stato satana ad averli tentati; disse a: io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno  (Genesi 3,15). In questo versetto la locuzione “sua stirpe” si riferisce alla discendenza di Eva. In pratica Dio risponde a Satana: Per adesso hai vinto una battaglia, quella di mettere l’umanità in tuo potere; io però da questa donna che tu ha tentato, nasceranno dei figli e da uno di essi, generazione dopo generazione, arriverà il giorno in cui nascerà Gesù, e Lui ti schiaccerà il capo, ti sconfiggerà, e tu gli insidierai il calcagno, con le sofferenze della crocifissione. Troviamo un riferimento a questo anche in Romani 16,20: Il Dio della pace schiaccerà ben presto Satana sotto i vostri piedi. Già in genesisi inizia a parlare di piano di Dio.

  • ABRAMO

Prima di tutto era necessario trovare una persona speciale in mezzo a un mondo pagano per farsi conoscere e istaurare un rapporto basato sulla fede e sulle promesse. Questa persona fu Abramo. Il primo patriarca dove gli fu promesso di essere il capostipite di un popolo talmente numeroso da non poter essere contato. Abramo in cambio non doveva far altro che avere fede in questo Dio, fino ad arrivare a lasciare la casa dei suoi padri per andare nella terra di Canaan ed essere disposto anche a sacrificare suo figlio per lui se era necessario, Dio ovviamente non permise questo sacrificio. Come dice la scrittura: La fede di Abramo fu accreditata come giustizia (Genesi 15,2-6). Quindi in quel momento Abramo fu l’unico ad essere considerato fuori dall’autorità di Satana e dentro al regno di Dio. Per questo fu possibile per Dio procedere partendo da lui e sua moglie alla creazione di un nuovo popolo. Che sarebbe stato il popolo di Dio.

  • MOSÈ

All’epoca di Mosè Dio ha mostrato davanti a tutto il popolo d’Israele la sua potenza attraverso grandi prodigi, come le 10 piaghe d’Egitto e la sua pietà liberando il popolo dalla condizione servirle per condurlo in una terra fertile promessa da Abramo. Questi 2 elementi sono necessari affinché Israele  rivolgesse  il culto verso Dio. Inoltre abbiamo l’introduzione della legge di Mosè basata su varie istruzioni  comportamentali, come i famosi 10 comandamenti e i sacrifici animali. La legge fu importante per far conoscere al popolo cosa era giusto e sbagliato per Dio e i sacrifici animali servirono a coprire i peccati commessi per debolezza o ignoranza della legge. Con Mosè abbiamo un’importante profezia In Deuteronomio 18,15 riguardante la venuta di un futuro profeta: Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Io susciterò loro un profeta in mezzo a loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto.

  • GESÚ

Con la venuta di Gesù abbiamo il punto centrale del piano di Dio. Da Lui troviamo il compimento di tutta la legge di Mosè e di tutte le profezie contenute nel vecchio testamento. L’unico che ha potuto compiere tutta la legge senza peccare e in perfetta comunione con Dio, sacrificando se stesso sulla croce compiendo una volta per tutte le leggi sui sacrifici; morendo per pagare il prezzo del riscatto che è stato versare il Suo sangue. Perché per salvarci Gesù ha dovuto sacrificarsi? Dio non può perdonarci e basta. Il fatto è che  senza spargimento di sangue non esiste perdono (Ebrei 9,22). I sacrifici che facevano gli ebrei con gli animali nella legge di Mosè non erano completi, perché potevano al massimo coprirli i peccati. Il sacrificio di Gesù invece copre tutti i peccati una volta per sempre, (1Pietro 3,18) ha preso su di se la punizione che avremo meritato noi. Questo ha fatto in modo da avere i requisiti perché noi potessimo essere salvati e recuperare l’autorità persa da Adamo ed Eva. È bastato il peccato di un solo uomo per compromettere la comunione con Dio e separarci da Lui, così con Gesù c’è lo stesso meccanismo, ma al contrario. Lui che non ha mai commesso peccato e si è sacrificato sulla croce prendendo con sé la punizione dei peccati che era l’uomo che avrebbe dovuto meritare, abbiamo così un fondamento di giustizia perché noi possiamo essere puri davanti a Dio, non per nostri meriti, ma per i meriti di Gesù. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (Giovanni 3,16-17). Il fondamento di giustizia è fondamentale perché Dio non può far finta di non vedere il peccato, davanti a Lui dobbiamo apparire santi, e il sacrifico di Cristo è l’unico modo per essere santi davanti a Dio. Cristo non ha subito solamente le sofferenze carnali delle frustate e della croce, ma anche in un tempo limitato, della separazione spirituale da Dio. Tutto questo per evitare che fossimo noi separati per sempre da Dio; è diventato maledizione per riscattarci dal peccato, diventando lui stesso maledizione; poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno (Deuteronomio 21,23); Cristo è stato appeso nel legno dello croce, per questo motivo gridò: << Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato >> (Matteo 27,46). Infatti, la sofferenza maggiore di chi è all’inferno non è tanto il dolore fisico, quanto la definitiva separazione da Dio, e il rimpianto di non aver mai voluto accettare Gesù come salvatore nonostante le tante persone che invitavano a farlo.

  • IL RITORNO DI GESÚ

Questo sacrificio non è stato vano: Dal punto vista spirituale ha compiuto qualcosa di eccezionale, ha riscattato il mondo che era a tutti gli effetti sotto l’autorità di satana per portarlo dalla sua parte, quindi Dio ha già vinto e satana è stato definitivamente sconfitto. Questa vittoria non si è ancora concretizzata perché satana continua a governare il mondo come usurpatore, anche se la presenza della Chiesa limita fortemente il suo operato. L’apostolo Paolo dice: “Egli ha vivificato anche voi che eravate morti nei falli e nei peccati, nei quali un tempo camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell’aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza” (Efesini 2,1-2).   La effettiva  sconfitta di satana avverrà quando Cristo ritornerà. Ci sono ancora diverse profezie che non si sono ancora adempiute perché riguardano la seconda venuta di Cristo. Non si può sapere quando, Ma poi verrà Gesù con l’atto di proprietà della terra, e dichiarerà: “I regni del mondo sono divenuti del Signore nostro e del Suo Cristo, ed Egli regnerà nei secoli dei secoli, come Re dei re e Signore dei signori, per sempre e sempre, Alleluia, Alleluia” (Apocalisse 11,15). Ma, il fatto che Cristo tornerà per regnare è sicuro, infatti come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza (Ebrei 9,27-28).  Questa sarà la fine di ogni influenza maligna sulla terra e l’istaurazione del regno di Dio, come quando nella preghiera del Padre Nostro si dice: Vanga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Questo è il compimento del piano di Dio della redenzione dell’uomo.

CIÒ CHE È SPIRITUALE E CARNALE

Nell’antico testamento si sente spesso parlare della sapienza come obiettivo che un credente deve raggiungere per essere saggio e sapere sempre come comportarsi nelle varie circostanze della vita. Nel nuovo testamento invece non si parla più di sapienza, ma di seguire lo spirito invece della carne. Questo non toglie il fatto di dover ottenere sapienza, ma lo completa e lo rende più chiaro. Il credente che ha ottenuto sapienza è colui che vive in maniera spirituale e non carnale. Questo concetto è spiegato da Paolo in Galati 5,16-26.

Vi dico dunque: camminate secondo lo spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, finché voi non fate quello che vorreste.

È importante saper discernere che cosa significa la vita secondo la carne e vita secondo lo spirito. Le analizzeremo entrambi:

LA VITA SECONDO LA CARNE:

La carne indica l’uomo che vive al di fuori dell’influsso dello spirito ed è quindi soggetto alle sue tendenze egoistiche. L’uomo nasce già con una propensione a commettere peccato, a compiere il male e a essere egoisti; infatti non dobbiamo sforzarci più di tanto nel fare tutto questo, viene del tutto naturale, come anche il bambino che disubbidisse o mente ai genitori senza che nessuno gli abbia insegnato a farlo. Questa predisposizione nella natura umana è purtroppo molto evidente e non si può negare. Da dove deriva tutto ciò? La Bibbia lo spiega mediante il racconto del peccato di Adamo che ha dato vita al peccato originale, e ha comportato una interruzione nella comunione con Dio, da questo deriva la nostra predisposizione a peccare; questo è definito l’uomo naturale. L’uomo carnale ha una spiritualità morta, assente, perciò La vita che conduce è essenzialmente materialistica. La sua massima priorità è soddisfare le esigenze del corpo: mangiare, bere, vestirsi, fare sesso ecc… dall’altra parte il parziale o totale interesse dei valori etici come amare il prossimo, aggiunta a una scarsa propensione a compiere buone opere. Questa è una persona carnale perciò la mente controllata dalla carne produce corruzione perché la sua vita è basata fondamentalmente nel soddisfare le concupiscenze della carne, quindi chi è governato dagli appetiti carnali non può piacere a Dio. L’uomo carnale non ha nessuna intenzione di obbedire a Dio e anche se volesse non ci riuscirebbe perché per fare ciò è necessario che ci sia prima una rinascita spirituale. Perciò è totalmente inutile esortare una persona carnale a fare opere buone come insegna la scrittura; non avrebbe nessuna intenzione di farle e nemmeno lo potrebbe. Al massimo può eliminare qualche atteggiamento sbagliato, ma non arriverebbe mai allo standard morale che richiede il Vangelo. La natura dell’uomo carnale è quello di fare il male, essere ribelle a Dio e si trova bene nel farlo, proprio come un maiale si trova bene a sguazzare nel fango essendo di sua natura agire così. Essere carnali comporta compiere opere carnali, La lettera di Paolo continua con questa descrizione spiegando quali sono i frutti carnali:

Del resto sono ben note le opere della carne: Fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisione fazione, invidie, ubriachezze, orge, e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.

Questo elenco ovviamente non è completo, Paolo ne scrive alcuni per dare l’idea di cosa intende per opere della carne. Tra le opere della carne si potrebbe aggiungere anche l’ipocrisia, il cercare di apparire buono davanti agli altri, quando in realtà il cuore è colmo di empietà. Leggendo con attenzione questo elenco di opere carnali, anche se non completo si può purtroppo constatare che tutte le persone non credenti commettono uno o più di queste opere in maniera cronica e senza prendere coscienza nel suo male, non facendo quindi nulla per mettere un freno a queste opere, ma anzi compierle in maniera consapevole e volontaria. Per questo che chi conduce una vita carnale non può piacere a Dio perché la carne tende alla morte, mentre lo spirito, tende alla vita e alla pace; ( Romani 8,6). Ora, una riflessione importante: Una volta compresa che cosa significa vivere in maniera carnale, la domanda che pongo e invito tutti a riflettere: Si può essere felici e soddisfatti nella vita vivendo una vita carnale? La vita nella carne potrà darti dei momenti di piacere, che a volte potranno anche essere intensi ma sono sempre molti brevi e non ti darà una vera pace, anzi quei momenti di piacere diventeranno come una droga, e non potrai più farne a meno, in questo modo si cade in schiavitù e ci si sentirà spesso frustrati, e questo che rende le persone permalose e in lotta con il mondo e con la paura del futuro. La vita carnale non potrà portare a una vera pace interiore, potrà solo darti brevi momenti di piacere. Perché allora le persone continuano a vivere così e non intraprendono un cammino spirituale? Il motivo è perché non si comprende cosa significa vivere in maniera spirituale. Chi non è spirituale non può capire le cose spirituali per quanto possa essere intelligente; anche se avesse un quoziente intellettivo alto o 3 lauree. Esse sono follia per lui e non è capace di intendere, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito (1Corinzi2,14). Capire la vita spirituale attraverso le scritture non è una questione di intelligenza, altrimenti Dio farebbe una discriminazione tra chi è intelligente o meno. Gesù parlava delle persone cieche spiritualmente come i farisei che pur conoscendo bene le scritture non hanno compreso che era proprio Lui il Messia che tanto attendevano. La loro cecità era dovuta alla superbia, che ha di conseguenza quello di chiudere il cuore a Dio e al prossimo. Un altro punto importante è come agiscono le forze maligne nei confronti dell’uomo carnale: Il diavolo non ha bisogno di indurre in tentazione l’uomo che vive nella carne perché pecca già di suo, tuttavia può cercare di affondare una persona ancora più in giù agendo proprio sulla natura carnale, ci colpisce e ci tenta nei nostri punti deboli facendoci sentire sensazioni che se assecondate portano al peccato, è per questo che ci obbedisce alla carne è uno schiavo di satana.

QUANDO AVVIENE LA CONVERSIONE:

Anche quando una persona vive una vita carnale, lontana da Dio e dai suoi principi, non è escluso che in un modo o nell’altro possa essere toccato dallo Spirto Santo e arrivare a una conversione. Ma se avviene cosa succede dal punto di vista spirituale? Di punto in bianco smette di essere carnale? Facciamo un passo indietro: Abbiamo detto precedentemente che l’uomo dalla nascita ha una predisposizione al male dovuto al peccato originale e il nostro lato spirituale è assente; ma se avviene che ci pentiamo dei nostri peccati, crediamo al sacrificio di Gesù in croce e lo  proclamiamo come nostro Signore e salvatore; ecco, abbiamo quindi  una conversione, ossia un cambiamento radicale del nostro essere, non siamo più la stessa persona, ma una nuova creatura in Cristo. Lo Spirito Santo viene ad abitare in noi che vivificherà il nostro spirito. Con il nostro lato spirituale attivo possiamo iniziare un percorso di comunione con Dio e a proclamare che Gesù è il Salvatore e Signore. Come dice la scrittura: Nessuno può dichiarare Gesù è il mio Signore senza l’azione dello Spirito Santo (1Corinzi 12,3). Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! (Galati 4,6). Questa conoscenza di fede è possibile solo nello Spirito Santo. Dunque per avvicinarsi a Cristo, bisogna dapprima essere stati toccati dallo Spirito Santo. Infatti, è lui che ci precede e suscita in noi la fede. Questo meccanismo è stato possibile grazie al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce che è il nostro intermediario presso Dio. Il primo cambiamento interiore di una persona appena convertita sarà quella di accorgersi che il male che precedentemente si faceva senza problemi, ora, sentirà come un senso di disagio nel commetterli a motivo dello spirito che agisce in lui e va in contrasto con la carne. L’altro effetto è uno stimolo interiore nell’amare il prossimo e compiere buone opere con il cuore e non per avere qualcosa in cambio. Che fine fa il lato carnale che prima della conversione imperversava la sua vita? La natura carnale ed egoistica continua a rimanere in parte e va in conflitto con lo Spirito Santo. Avviene allora una battaglia interiore tra la carne e lo spirito che combattono l’uno contro l’altro, ma siamo noi a decidere cosa seguire, se la carne o lo spirito. Se si sceglie di seguire lo spirito allora i desideri della carne poco per volta cesseranno e in quel caso ci sarà solo lo spirito a guidare la nostra vita. Tuttavia la carne cercherà sempre di prendere il sopravvento sulla nostra mente, ma il credente deve restare vigilante e rifiutare ogni carnalità. Paolo non raccomanda in negativo la repressione dei desideri, e quindi uno sforzo ascetico basato sulle forze umane, come fanno ad esempio i buddisti, (Ved. Pag. 214) quanto piuttosto di assecondare lo spirito che i credenti hanno ricevuto. Tutte le volte che seminerai nello spirito, la tua parte spirituale si rafforzerà rispetto alla tua parte carnale da riuscire così a prevaricare su di essa riducendola in schiavitù; è possibile farlo con  la preghiera e la dedizione ma saremo felici del risultato. Il significato del digiuno è proprio quello di trascurare la carne per mettere in priorità lo spirito. Questo è il cammino che va verso la santità. Come se dentro di noi ci fossero due lupi; uno buono e l’altro cattivo; vince chi gli dai più da mangiare.  

LA VITA SECONDO LO SPIRITO:

Lo spirito è lo Spirito Santo che, presente nel cristiano, lo porta a produrre frutti di bene. L’uomo spirituale conduce la vita onorando Dio in pensieri, parole ed opere; le esigenze del corpo passano in secondo piano perché si rende conto che lo spirito è più importante del corpo, che prima o poi morirà mentre lo spirito rimarrà per sempre. Se saremo spirituali faremo le opere dello spirito. La lettera di Paolo continua con questa descrizione citando degli esempi di  i frutti spirituali:

Il frutto dello spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di se; contro queste cose non c’è legge.

Si potrebbe dire che in questo versetto c’è un breve il riassunto dell’attitudine che il cristiano deve avere nei confronti della vita e dal mondo ed è interessante che Paolo dichiara che seguendo lo spirito, che il cristiano riceve nella conversione non c’è più bisogno di seguire una legge, un’imposizione esterna di precetti e divieti, perché il seguire dei comandamenti è indicato a persone senza principi e non conduce a seguire una vita spirituale, al contrario stimola la concupiscenza a trasgredire per portare l’uomo a peccare, seguendo lo spirito invece, ci viene donato l’amore da donare agli altri e questo completa tutta la legge; perché tutta la legge è basata unicamente nel comandamento dell’amore verso il prossimo e verso Dio. Tutto il nuovo testamento è basato su questo principio: Condurre una vita spirituale è ben superiore a una vita carnale; non si può vivere in pace con gli altri e con se stessi senza seguire lo spirito. Non si potrà avere la pace nel cuore finché saremo schiavi di qualche carnalità, per questo che è importante seguire lo spirito, che ricordo, è lo stesso spirito che ha resuscitato Cristo dai morti (Romani 8,11), c’è dunque potenza in Lui. Chi vive secondo lo spirito vede il mondo con gli occhi di Dio e arriveremo a comprendere cose che prima non potevamo capire, come nell’episodio evangelico di Marco 10,46-52 dove un povero che era cieco carnalmente, riconosce che Gesù è il Messia e gli grida:  Gesù Figlio di Davide, abbi pietà di me, e tutto questo senza conoscere bene le scritture. È bastata l’umiltà e la semplicità di cuore che spalanca le porte a Dio e rende sagge le persone. In questo caso quest’uomo avendo creduto e avendo avuto fede in lui, aveva i requisiti perché Gesù potesse operare su di lui con la guarigione. Se quindi noi non riusciamo a vedere spiritualmente, la croce sarà solo dolore e aberrazione, invece di vedere l’opera di salvezza che Dio ha fatto per noi. Il povero che chiede l’elemosina sarà solo uno scocciatore puzzolente, invece di vedere il volto di Dio e avere compassione per lui. Ho sentito una volta una testimonianza di una coppia che ha avuto un figlio portatore di handicap, e dicevano che il loro figlio è stato una benedizione. Ma senza una vista spirituale non è possibile dire ciò, come non si può arrivare a comprendere che la libertà passa dall’obbedienza a Dio. Nell’antico testamento c’era l’usanza della circoncisione e il significato consisteva nel fatto che tagliando la carne, si abbandonava la vita nella carne e si iniziava a vivere nello spirito. Questo rito non è stato più ereditato dai cristiani in quanto, quello che conta è la circoncisione del cuore. La carne è da considerarsi morta nella croce con Gesù; chi semina nella carne raccoglie corruzione, ma chi semina nello spirito raccoglie vita eterna. Il Signore invece opera in noi attraverso lo spirito e ci mette alla prova nel nostro punto più forte, dove è più facile avere successo, infatti, egli è buono e non ci mette in situazioni il quale non possiamo gestire. Attraverso lo spirito ci parla e ci fa sentire quella pace che solo lui può dare quando seminiamo nello spirito. Quando invece stiamo seminando nella carne il Signore tramite lo spirito ci dà dei segnali di avvertimento affinché possiamo correggere il nostro comportamento.

L’AMORE DI DIO CI VIENE INCONTRO

Viene spesso detto ai credenti che Dio è amore, ci ama e ci protegge se noi confidiamo in Lui, ma non tutti sono veramente consapevoli di questo. Per noi dire “amare” è quasi considerata come una cosa generica che può cambiare a seconda del contesto. Nel greco antico, che è la lingua nel quale sono stati scritti i vangeli, ci sono tre parole per esprimere la parola amore e sono suddivisi in tre diversi livelli.

1)EROS   Ἔρως

Il primo è definita con la parola “Eros”. Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare solamente i propri bisogni, ma non interessa per niente che l’altra persona sia felice o meno. Un esempio tipico è quando un ragazzo cerca una ragazza solo per soddisfare gli impulsi sessuali e quando è ancora poco che frequenta una ragazza gli chiede di avere un rapporto con lui e se lei accetta; una volta consumato l’atto non ha più motivo di stare con lei, quindi se ne va. È un amore molto superficiale, di bassissimo livello tipico delle persone lontane da Dio.

2)PHILEO Φυλεύς

Il secondo è definito l’amore “phileo”; Si tratta di quel tipo di amore che una persona cerca per soddisfare i propri bisogni e contemporaneamente desidera soddisfare anche quelli dell’altro. È un amore ben superiore al primo, e si manifesta ad esempio nell’amicizia, quando si prova affetto, si vuole bene a qualcuno.

3)AGAPE ἀγάπη

Il terzo invece si tratta dell’amore più profondo e sublime che una persona possa provare, è definito l’amore “agape”. È il tipo di amore che Dio vorrebbe nel cuore di tutti noi e ci porta ad andare incontro al prossimo in modo gratuito, mosso unicamente dal bene dell’altro. Un amore che si dimostra nella praticità ed è indipendente dall’affetto che possiamo provare, perciò si può applicare anche a che non ci sta simpatico. Questo tipo di amore è descritto da Paolo nella prima lettera ai Corinzi. Nella Bibbia è generalmente tradotta con la parola “carità” poiché in italiano non esiste una parola che equivale perfettamente alla parola “agape” perciò è stata scelta quella parola che è più vicino a quel significato, ma che può generale fraintendimenti. Infatti, quando sentiamo alla parola “carità”, pensiamo a un atto di amore mosso dalla compassione che è una cosa sicuramente buona, ma non racchiude nella sua completezza il significato della parola “agape”. Riporto qui sotto il versetto che parla di quel tipo di amore:

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (1Corinzi 13,4-7)

Dio ci ama immensamente e vorrebbe che anche noi lo amassimo proprio con l’amore “agape”, così anche il nostro prossimo. Non significa che bisogna amare tutti allo stesso modo, ma avere comunque la capacità di farlo; sicuramente è importare avere quel tipo di amore con i migliori amici, con la propria moglie, con i parenti e con le persone che ci stanno maggiormente più vicini. Dio è il primo che ci ama con questo tipo di amore e quando inizieremo a trattare le persone come Dio tratta noi, sapremo cosa vuole dire amare con l’amore agape. Infatti è Dio il primo ad avere compassione, misericordia e pazienza nei nostri confronti, come troviamo infatti in Giovanni 3,16:

Perché Dio ha tanto amato (agape) il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito, che chiunque crede in lui non perirà, ma avrà la vita eterna.

Allo stesso modo anche noi dovremo comportarci così con il prossimo, anche se può sembrare difficile farlo, ma con Dio ogni cosa è possibile, da soli non possiamo fare nulla. Nel Vangelo c’è una parabola che parla di un mercante di perle (Matteo 13,45-46); un giorno trova una perla di grande valore; va a vendere tutto per comprare quella perla. Ci sono persone che interpretano questa parabola dicendo che il mercante è ognuno di noi, trova la perla, cioè la fede e sacrifica tutto per ottenere la fede. Ora; si potrebbe fare un bel discorso partendo da  questa interpretazione, ma ha un problema: la fede non si può comprare, è un dono di Dio gratuito. La giusta interpretazione è che il mercante è Dio e la perla siamo noi. È Il Signore che ci ha comprato a caro prezzo per mezzo del sacrificio di Gesù sulla croce. È per questo che Dio dimostra il nostro amore per noi, e leggendo molte testimonianze ho scoperto che molti arrivano alla conversione quando comprendono questa verità nella sua pienezza. Si rendono finalmente conto di quando Dio ci ha amato ed è in Gesù che si è realizzato il suo amore per te (Giovanni 17,26), infatti Cristo è l’esatta impronta della sua essenza (Ebrei 1,3) dimostrando che non è contro di te, ma è con te (Romani 8,31). Infatti, quando ancora eravamo peccatori Cristo è morto per noi (Romani 5,8). Il cristianesimo non è quello che l’uomo fa per Dio; ma è quello che Dio ha fatto per noi. Anche se tu fossi stato l’unico peccatore al mondo, Gesù si sarebbe sacrificato anche solo per te, perché ognuno di noi ai suoi occhi ha un immenso valore. In risposta del suo amore che ci ha dimostrato concretamente anche noi dobbiamo amarlo ed essere disposti a servirlo, infatti ha fatto tutto questo per guadagnarti il tuo amore, non essere dunque ingrato ed indifferente a questo. Nella lettera ai corinzi troviamo scritto le parole << tutto scusa >>, non è inteso per ingenuità o per debolezza, ma è per non permettere al male di divenire una cosa sola con noi e non ci contamini. L’amore è una cosa essenziale nella vita di un credente, anche se imparasse tutta la Bibbia a memoria, ma non avesse amore nel suo cuore, allora non servirebbe a nulla; la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica (Corinzi 8,1), infatti chi pensa di conosce bene la scrittura ma non ha amore nel cuore, non è gradito a Dio in quanto non basta conoscere la parola, bisogna anche metterla in pratica e senza amore non è possibile vivere il Vangelo; chi pretende di farlo è solamente un religioso farisaico (Ved. Pag. 190). Così anche se dichiarasse di avere una grande fede, ma poi non avesse amore allora quella fede non gioverebbe affatto. Che cosa fare però se il nostro amore non arriva al livello “agape”? Nel Vangelo c’è un episodio nell’ultimo capitolo di Giovanni, dove sono protagonisti i discepoli che dopo aver visto due volte Gesù apparso dopo la resurrezione tornano in Galilea aspettando un’altra apparizione di Gesù come aveva promesso. Passarono dei giorni che non avvenne nulla e a questo punto Pietro decise di andare a pescare e anche i suoi discepoli vennero con lui. Questo era un po’ come tornare alla vecchia vita, prima dell’incontro con Gesù. Ma proprio lui gli disse: vi farò pescatori di uomini (Matteo 4,19). La loro chiamata era quella di predicare a tutte le genti la salvezza tramite la croce di Cristo e tutti gli altri suoi insegnamenti. Andare a pescare quindi non faceva parte della loro chiamata. Passarono tutta la notte in barca ma non presero nulla finché non videro Gesù sulla costa e disse di mettere la rete sul lato destro della barca. Loro però non lo riconobbero subito. Seguito il consiglio presero una grossa quantità di pesce e qui riconobbero che era proprio lui. Avvenne poi che i discepoli lo raggiunsero in riva e iniziarono a mangiare insieme. Gesù disse a Pietro:  << Mi ami più di costoro? >> Qui per amore nel testo originale indica la parola “agape”. Pietro rispose: << Certo Signore, lo sai che ti voglio bene. >> Qui Pietro risponde, però, usando la parola “phileo”; quindi un tipo di amore inferiore rispetto a quello che gli era stato chiesto. Gesù ripeté la stessa domanda e Pietro rispose allo stesso modo. Allora la terza volta Gesù gli chiese: << Mi vuoi bene? >> Quindi amore “phileo”. Pietro rispose, << Certo Signore tu sai tutto e sai che ti voglio bene >>. Pietro si rattristò molto; tutto questo richiamava il fatto che lo aveva tradito tre volte quando lui il giorno prima aveva detto che non lo avrebbe abbandonato, costasse anche morire con lui. Ma è anche triste vedere il Signore costretto ad abbassarsi al nostro livello perché non riusciamo ad arrivare al livello che Dio vorrebbe che noi arriviamo. Questo limita l’opera di Dio che vorrebbe fare su di noi, perdendo così molte benedizioni che avrebbe voluto donarci anche se saremo salvati lo stesso. Pietro sicuramente avrebbe voluto dire che lo amava con tutto il cuore, ma non lo dimostrava però con i fatti, perché l’andare a pescare nel suo caso deviava rispetto alla missione che Dio gli aveva affidato. Se Pietro non è riuscito ad arrivare a dire che lo amava con l’amore “agape” potrebbe quasi consolarci, ma non è una scusa per noi. È importante impegnarsi ogni giorno a cercare Dio e la sua sapienza, perché più ci si avvicinerà a Dio e più la nostra vita cambierà. Gesù ci verrà incontro al livello che noi riusciremo ad arrivare e cercherà di fare di tutto a quel livello per poterci benedire o insegnare qualcosa. Il fatto che Dio ci viene incontro ricorda come nell’antico testamento Dio faceva delle concessioni al popolo di Israele perché non riusciva ad arrivare al livello che Dio avrebbe voluto. Un esempio si ha nel divorzio descritto in Deuteronomio 24,3 dove spiega le regole per separarsi dalla moglie. Gesù spiegò che questa era una concessione fatta agli Israeliti a causa della durezza del loro cuore (Matteo 19,8 e Marco 10,5), ma inizialmente in Genesi 2,24 sta scritto: dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto (Marco 10,9). Un altro esempio di concessione si trova nel libro di 1Samuele 8,5-22 quando gli israeliti chiedono che Israele diventi una monarchia come tutte le altre nazioni. Secondo il disegno di Dio Israele sarebbe dovuta essere conosciuta come la nazione senza un re, appunto perché il re era Dio stesso, ma loro hanno preferito un re umano. Il Signore lo concesse ma fu lui stesso a sceglierlo per mezzo di Samuele. Dio è lo stesso ora come ieri, e anche oggi può fare delle concessioni, Gesù però ricorda di amare il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima; poi anche: siate perfetti come è perfetto il padre mio che è nei cieli  (Matteo 5,47). Questo sta a indicare che bisogna sempre puntare in alto. Non si può arrivare al nostro massimo in breve tempo, il cammino di fede è molto lungo e a volte difficile ma non bisogna mai rimanere fermi, continuare ad avvicinarsi sempre gradualmente a Dio, ci saranno delle prove da affrontare, ma più si cercherà Dio e più la nostra vita cambierà e i risultati si vedranno e il Signore non abbandona chi agisce così; sta scritto infatti:  Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore  (Geremia 29,13). Ci possono essere uno o più periodi della nostra vita che rimaniamo fermi spiritualmente, per un motivo o per l’altro non cerchiamo il Signore più di tanto. Questo viene definito biblicamente “vagare nel deserto”: Questo richiama come gli israeliti vagarono nel deserto per 40 anni prima di entrare nella terra promessa; questo per paura e per mancanza di fede. A volte anche noi siamo spiritualmente in una situazione simile, al posto di entrare nella terra promessa e ricevere le benedizioni, si preferisce rimanere nel deserto a condurre una vita travagliata e stressante. Non è mai troppo tardi per seguire il Signore. Nel Vangelo di Matteo capitolo 20 troviamo la parabola degli operai invitati nella vigna, dove narra di un padrone che possedeva una grande vigna; incontra al mattino delle persone disposte a lavorarci e con loro si accordano per la paga di un denaro. Durante la giornata il padrone della vigna invitò altre persone a lavorare, sia al pomeriggio che alla sera. C’era quindi qualcuno che lavorò per tutto il giorno, qualcuno mezza giornata e qualcuno che lavorò un ora soltanto. A fine giornata distribuì le paghe a tutti partendo dagli ultimi, dando a loro un denaro, così anche quelli del pomeriggio. Arrivati quelli del mattino pensavano di ricevere di più, ma ricevettero anche loro un denaro, per questo iniziarono a mormorare contro il padrone, che gli ricordò a loro dell’accordo iniziale di un denaro e non aveva fatto a loro nessun torno, ma per generosità voleva dare un denaro anche a tutti gli altri. Questo sta ad indicare che non è mai troppo tardi per andare al Signore e anche se ci si converte durante la vecchiaia, anche a loro il paradiso è assicurato, perché Dio è buono e generoso con chi sta con lui ed è una generosità divina che supera le barriere della giustizia umana; è la celebrazione della grazia che va al di là dei meriti dell’uomo. Per chi si converte verso la fine o metà della propria vita rimane il rimpianto di non aver voluto accettare Cristo come salvatore prima, risparmiandosi molti guai e sofferenze. Per chi invece si converte già in gioventù e incontra persone malvagie che gli procurano dolori, non deve augurare a loro che muoiano e vadano all’inferno, ma che si convertano e ricevano la stessa vita eterna che riceverà lui. Questo è avere il cuore con Dio. È sbagliato anche dire: Inizierò a pensare a Dio nella vecchiaia, adesso sono giovane, posso fare come voglio adesso e poi al limite mi convertirò più avanti. Non si può mai sapere quando sarà la nostra ora, se dovesse morire prima di convertirsi non andrebbe in cielo, ma in ogni caso non è una mentalità che mette Dio al primo posto. Gesù alla persona che voleva seguirlo dicendo: Aspetta prima che seppellisca mio padre, lui risponde: Lascia che i morti seppelliscano i morti, tu seguirmi. Il fatto di seppellire era un’espressione che stava a indicare di aspettare che suo padre morisse di vecchiaia, quindi non era una cosa immediata, ma questione di anni. Gesù dice non aspettare, seguirmi! Fallo adesso! Allo stesso modo Gesù lo dice anche ad ognuno di noi di seguirlo subito senza mettere qualcosa prima di lui.

UNA SOCIETÁ SENZA DIO

Molti atei sostengono che le religioni sono il male del mondo e se una società fosse libera dalle religioni allora si potrebbe costruire un mondo prospero e in pace. Vediamo quindi alcuni esempi di società libere dalle religioni soprattutto da quella cristiana, che si sono trasformati in “paradisi”: Analizzeremo due modelli economici e culturali che hanno caratterizzato il secolo scorso ed esistono tutt’ora anche se in forme diverse. Stiamo parlando del comunismo e il capitalismo.

IL COMUNISMO

 Nella filosofia socio-politica di Karl Marx e Friedrich Engels la religione altro non era che uno strumento di dominio della classe al potere, un mezzo coercitivo e narcotizzante del popolo. Ma, specularmente, era anche la proiezione di se stessi in un dio immaginario, nel quale l’uomo cercherebbe consolazione sotto le mentite spoglie dell’aspirazione a una salvezza eterna, concludendo così che “Le religioni sono l’oppio dei popoli”. Quando chiedi a un ateo cosa pensa della religione ti dirà proprio questo, non tutti sanno che questo modo di pensare deriva da questi due personaggi che predicavano l’ateismo di stato come strumento di liberazione dell’uomo dalle catene dello sfruttamento sociale, la logica conseguenza della necessaria lotta di classe degli oppressi contro gli oppressori. Quindi soltanto la società senza classi consente la piena realizzazione della libera natura umana, allo stesso modo l’eliminazione della religione come illusoria felicità del popolo è la condizione della sua felicità reale. Nella rivoluzione russa Lenin volle mettere in pratica questa filosofia pensando che portasse a una sorta di paradiso in terra che si sarebbe diffuso nella maggior parte delle nazioni, eliminando così ogni forma di religione. Quello che nei fatti aveva creato era tutt’altro che un paradiso, ma un regime dove perseguitavano, torturavano e uccidevano chiunque credeva in una religione, hanno imprigionato e ucciso i bambini considerati nemici del popolo, hanno perseguitato e ucciso gli scienziati che non  adeguavano le loro teorie all’ideologia atea, hanno provocato più di 100 milioni di morti in soli 70 anni, hanno affamato il popolo per finanziare gli eserciti, hanno firmato patti con i nazisti dando il via alla seconda guerra mondiale, e tutto questo nella sola Russia senza contare quindi gli altri regimi atei. Secondo la poetessa russa Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, docente dal 1991 presso la Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca e nominata cavaliere della Repubblica francese nel 2005, ha raccontato: <<Nessuno dei progetti utopici del regime come l’ateismo di stato o l’arte e le scienze manipolate dall’ideologia riuscì a realizzarsi allo stato puro. Ma pur nella loro parziale attuazione hanno generato fiumi di sangue, degradazione, ignoranza, povertà e arretratezza in tutti i campi>>. Questo è solo un assaggio di tutto quello che il comunismo ateo ha fatto all’umanità. Il premio nobel russo Aleksandr Solzhenitsyn, spiegando le grandi tragedie del regime comunista sovietico,  scrisse: <<Gli uomini hanno dimenticato Dio, ecco perché tutto questo è successo>>. Dal momento che questo tipo di società atea ha miseramente fallito si può dedurre che i pensatori di questa società avevano una visione completamente distorta riguardo religione, specie quella cristiana. Lo scopo del vangelo non è creare un gruppo di potere che sta dalla parte degli sfruttatori; ma fare una comunità di persone che stanno dalla parte dei più deboli e predicano e praticano l’amore di Dio. Riguardo la seconda accusa, dire che il cristianesimo è solo consolatorio è molto riduttivo. Ci sono messaggi tutt’altro che consolatori: non esiste più la legge del taglione ma il porgere la guancia al nemico, non sussiste il “ciò che voglio” ma il “ciò che devo”, la fedeltà, la monogamia e la serietà sono la base della morale affettiva e sessuale, non la “mia” ma la “Tua” volontà sia fatta, a Te dovrò rendere conto di tutto questo. Caduto il comunismo quello che rimasto nelle nazioni sono dei paesi in crisi, non solo economica, ma soprattutto umana e familiare. Di recente è stato ripristinato l’insegnamento religioso obbligatorio in tutte le scuole con buona pace di tutti gli atei e i laicisti del mondo che hanno sperato nell’ateismo di stato come metodo più efficace per la costruzione di una società totalmente irreligiosa che però di fatto si trasforma in una terribile dittatura. Le nazioni ex sovietiche hanno avuti diversi risvegli spirituali e nessuno più di loro sa quando è brutto vivere in una società completamente atea, dove l’ideologia comunista era imposta.

IL CAPITALISMO

Il capitalismo è in antitesi rispetto al comunismo in diversi aspetti, ma dal punto di vista di come vede le religioni può essere anch’esso ostile, anche se in modo meno violento. Se si tratta di un capitalismo moderato dove la dignità umana è prioritaria rispetto il denaro, allora  penso che di per se da questo punto di vista non sia una cosa negativa, ma se si tratta di un capitalismo assoluto privo di ogni senso etico allora è nettamente contrario con la parola di Dio. Questo perché il capitalismo assoluto è pienamente realizzato quando tutto diventa merce e tutto si riduce nel consumismo e allo scambio di merci e dove l’unica ideologia consentita è quella che predica il libero mercato e come fare affari in ogni maniera possibile, anche facendo carte false per cui non c’è spazio per un Dio di cui si dovrà rendere conto alla fine della vita terrena. Per questo motivo che i sostenitori di questo capitalismo assoluto continuano imperterriti a diffamare la fede cristiana considerandola solo più a un frammento superstite di un mondo arcaico, regressivo e demancipativo che deve essere superato e in alternativa predica un capitalismo assoluto e il materialismo come soluzione della felicità dei popoli, contrariamente alla parola di Dio dove il materiale è inferiore al spirituale. Nei luoghi dove questo capitalismo così estremo è più diffuso avvengono il maggior numero di suicidi e le persone sono più propense ad essere egoiste. Questo dimostra che questo modello non porta alla felicità dei popoli. La presenza dei credenti nella società è un segno che questo tipo di capitalismo non si è ancora realizzato del tutto, infatti i cristiani sono rimasti l’ultimo baluardo contro la completa realizzazione del capitalismo assoluto per il fatto che i cristiani reagiscono alla mortificazione dell’uomo e ogni tentativo di svilire l’uomo a pura merce o puro oggetto di scambio. Questo è un esempio di come i credenti sono il sale della terra che preserva il mondo dal completo dominio del male. Alcuni intellettuali sostengono che il capitalismo si potrebbe paragonare a una religione, dove come dio c’è il “dio mercato”. Per questo si sente dire che bisogna fare sacrifici perché “ ce lo chiede il mercato” o ultimamente “ ce lo chiede il l’Europa” è di fatto il mercato che decide quali tassi d’interesse devono pagare le nazioni sulla moneta, oppure quali riforme i governi nazionali devono attuare; che per altro sono tenuti ad obbedire anche se sono riforme che eliminano dei diritti acquisiti del popolo.  L’uomo è stato creato perché noi tutti ci amassimo e rimanessimo uniti come fratelli; e le cose materiali sono state messe a disposizione dell’uomo per essere usate per il suo bene. Se la società fosse fondata su questo principio, allora non ci sarebbero molti problemi a livello di comunità. Quando le cose non funzionano, è perché l’uomo fa l’esatto contrario: ama le cose materiali e usa le persone per poterle ottenere. Questo sta alla base della logica del profitto. Questo non significa che è sbagliato fare profitti, un’azienda non potrebbe andare avanti se non facesse profitti. La cosa sbagliata è pensare di trovare ogni stratagemma per fare più profitti possibile andando però a discapito delle persone che ci lavorano oppure andando a contaminare la genuinità di ciò che si produce. Le multinazionali spesso e volentieri si basano su questo, inoltre essendo sempre delle S.p.A. (società per azioni), gli amministratori di queste multinazionali non devono rendere conto delle persone che comprano o usano il loro prodotto, ma agli azionisti che prestano i soldi a loro, quindi non interessa se, nel caso del settore alimentare, i prodotti sono cibo spazzatura oppure il sito di produzione si trova in un paese dove le condizioni del lavoro sono decisamente degradanti. Ma più in alto di loro ci sono le grandi banche che prestano soldi a loro a tassi agevolati, sono loro in realtà in cima alla piramide.  Il mondo è stato corrotto dalla finanza che si basa sul culto del dio denaro. Qua si apre un argomento molto esteso e chi ne fosse interessato, si può trovare facilmente molto materiale su internet che parlano di questi argomenti.

IN CONCLUSIONE

 A parte il comunismo e il capitalismo, una società che progressivamente dimentica Dio è sulla strada della decadenza etico e morale. Uno dei primi effetti è l’aumento dei divorzi perché le persone non sanno più amare e si scelgono partner secondo sbagliati criteri perché non tutti hanno una maturità che consente loro di riconosce i valori importanti. Il secondo è il calo dei matrimoni perché sposarsi viene sempre più visto come una cosa troppo restrittiva e impegnativa, meglio andare a “divertirsi”, fare la vita da ragazzino, passare da una/o ragazza/o altra/o. Di conseguenza ci saranno poche nascite, non sufficienti per un ricambio generazionale. Ultima cosa è l’amore del dio denaro che genera la corruzione, prima nel popolo, poi di conseguenza si riflette nella politica, con tutti i disastri che ne conseguano tra cui l’approvazione di leggi contrari al vangelo visti come progressi civili.

IL RUOLO DELLA CHIESA NEL GOVERNO UMANO

Il Signore ha dato libertà all’uomo di autogovernarsi. Nel mondo infatti ci sono diverse nazioni a seconda dei popoli e delle lingue, ma bene o male, ogni nazione presenta nel suo interno almeno una presenza di qualche minoranza cristiana, di qualunque denominazione essa sia. La domanda è: Queste comunità di credenti che ruolo devono avere nelle società delle varie nazioni? Quali sono i loro obbiettivi? In Matteo 5,13-15 troviamo tre paragoni scelti da Gesù per spiegare quale dovrebbe essere l’attitudine di un cristiano nella società, che può essere applicato all’individuo singolo, ma anche rivolto alla Chiesa in generale:

Voi siete il sale della terra 1); ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo 2); non può restare nascosta una città che sta sopra un monte 3); né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

1. IL SALE DELLA TERRA

Quando noi mangiamo la pasta, il sale è sciolto in essa e non si vede con gli occhi, ma quando la mettiamo in bocca, anche se il sale ha un volume ridottissimo rispetto al resto, fa la differenza. Questo paragone è per dire che i cristiani devono avere un impatto positiva sulla società, che anche se in minoranza, la presenza si deve far sentire.  Si può anche vedere sotto un altro punto di vista: Nell’antichità non esistevano i frigoriferi per conservare la carne. Per conservarle si metteva su di essa del sale in modo che la preservasse dai batteri e dagli agenti esterni responsabili del processo di putrefazione. Allo stesso modo anche i credenti devono il più possibile limitare l’influenza del male nella società. Se satana non riesce a prendere il completo controllo del mondo è perché è presente la Chiesa che ostacola satana nel suo piano di dominio totale. Il paragone del “sale della terra” lo troviamo anche in: Marco 9,50; Luca 14,34-35.

2. LA LUCE DEL MONDO

Il secondo paragone è analogo al primo: il candelabro occupa un piccolo spazio, eppure quando è acceso basta per illuminare tutta la stanza. La luce è sempre vista come qualcosa di positivo, perché al buoi non vedi nulla, così anche i credenti devono illuminare il mondo, cercando di fare del proprio meglio per dare il proprio contributo per rendere il mondo un posto migliore, essere quindi una piccola scintilla di luce in un mondo di tenebre.

3. LA CITTÀ SUL MONTE

Nell’antichità era comune costruire le città sulle colline per questioni di difesa in caso da attacco nemico, ma erano anche molto visibili da lontano. Così anche i credenti non devono nascondersi, ma essere metaforicamente visibili dando la buona testimonianza con le buone opere cercando di sopperire alle sofferenze di questo mondo.

Nel mondo si sentono più che altro brutte notizie: dalla violenza, all’ingiustizia, alla corruzione a tutti i livelli, da l’impressione di vedere solo negatività nella società, eppure la Chiesa è presente anche in quel ambiente e agisce contrastando le tenebre di questo mondo, anche se a volte sembra che non ci sia, ma se dovesse sparire da un giorno all’altro si sentirebbe la differenza. Gesù disse che i credenti sono nel mondo, ma non sono del mondo (Giovanni 15,19), appartengono a Lui e sono a chiamati a essere dei luminari nelle nazioni.

RIASSUMENDO:

Gli obbiettivi della Chiesa nella società è:

  • Operare con amore e giustizia verso il prossimo dando una buona testimonianza al mondo. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli (Matteo 5-16).
  • Essere una luce in questo mondo tenebroso evitando che il male abbia il completo dominio.

LE 7 OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI E SPIRITUALI:

Che cosa significa concretamente agire con amore e giustizia? La Chiesa Cattolica ha raccolto in maniera schematica 7 opere corporali per alleviare le sofferenze fisiche dei più deboli restituendoli la dignità. Altre 7 opere spirituali per alleviare le sofferenze morali e preservare se stessi dal peccato di questo mondo. Questo decalogo è direttamente ispirato dai principi evangelici e mettendolo in pratica, sempre quando se ne ha l’occasione è un modo per essere il sale della terra e luce del mondo.

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

  1. Dar da mangiare agli affamati
  2. Dar da bere agli assetati
  3. Vestire gli ignudi
  4. Alloggiare i pellegrini
  5. Visitare gli infermi
  6. Visitare i carcerati
  7.  Seppellire i morti

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE

  1. Consigliare i dubbiosi
  2. Insegnare agli ignoranti
  3. Ammonire i peccatori 
  4. Consolare gli afflitti
  5. Perdonare le offese 
  6. Sopportare pazientemente le persone moleste
  7. Pregare Dio per la conversione di peccatori

REAZIONE DEL MONDO ALLA CHIESA

Se la Chiesa effettivamente svolge il ruolo che abbiamo illustrato precedentemente avvengono due fenomeni: Come prima cosa la Chiesa si mantiene viva, anzi tende anche a crescere grazie alla buona testimonianza, ma dall’altra parte avviene un contraccolpo: La parta della società ostile ai principi del vangelo inizia a farsi sentire. Nei paesi mediorientali, come in altri regimi autocratici si parla di persecuzioni. I cristiani più cercheranno di essere il sale della terra e più subiranno persecuzioni. Una domanda sorge spontanea, perché Dio permette che i cristiani subiscano persecuzioni e in certi contesti anche che vengano martirizzati? Il Signore non dovrebbe forse proteggere i credenti? Gesù lo disse che subiremo persecuzioni, ma di farci coraggio perché Lui ha vinto il mondo (Giovanni 16,33). Perché allora permette che i cristiani vengano perseguitati? Se facciamo un’analisi vedremo che paradossalmente il cristianesimo avanza nelle zone dove i cristiani sono maggiormente perseguitati. Questo perché se un cristiano subisce le persecuzioni ed esso reagisce nel modo giusto, questo semina un seme di conversione nel cuore delle persone. Questo lo si può vedere ad esempio in Cina, dove le violenze contro i cristiani sono tante, ma c’è una continua crescita della chiesa in quella nazione, oppure anche in alcuni paesi musulmani sta avvenendo lo stesso. Quando un regime odia i cristiani e cerca di eliminarli con la violenza, ottiene invece l’effetto opposto, quello di una maggiore diffusione della fede. Da anni in questi paesi avvengono conversioni al cristianesimo con costante ritmo anche se per ovvi motivi non ci possono essere delle statistiche ufficiali, le conversioni dal punto di vista legale sono clandestine. L’esempio storico più famoso è l’impero romano che ha fatto di tutto per estirpare il cristianesimo, ma ha dovuto in seguito dichiararlo come religione di stato ai tempi dell’imperatore Costantino. Nei paesi occidentali non esiste la persecuzione come in altre parti del mondo, ma c’è lo stesso un popolo anticlericale che è ostile al vangelo. Non è gradita la presenza della Chiesa nella società perché non riescono a plasmarla come vorrebbero. Un esempio è la legge 194 sull’aborto. Si tratta di una vittoria per la parte di secolarista del paese, ma non è nemmeno una vittoria completa come avrebbero voluto. Perché la legge prevede anche i medici obbiettori di coscienza. Quindi se un medico ritiene l’aborto una pratica abominevole, non è costretto a farlo. Questo è un esempio di come la Chiesa può preservare il mondo dal dominio completo del demonio. Questo ha fatto sorgere polemiche: Alcuni dicono: <<È possibile che se voglio fare un aborto, lo devo fare clandestinamente e non c’è lo stato che mi appoggia?  È tutta colpa dell’influenza della chiesa e la sua obbiezione di coscienza >>. Come dire che voglio uccidere una creatura innocente e ci sono i “cattivi” cristiani che mi ostacolo. È così dicono che la chiesa non dovrebbe influenzare la società perché deve essere totalmente laica, ma stare solo per conto loro, e non sentire parlare di ciò che ha insegna la Bibbia.. Questo però è quello che vuole proprio satana, che la chiesa smetta di essere il sale della terra, ma che si limiti solamente a organizzare celebrazioni tra di loro. I cristiani però non devono ascoltare queste cose, ma andare avanti a vivere come veri credenti. Questo però non significa che l’obbiettivo dei cristiani è imporre una rigida teocrazia a tutti; il regno di Dio si compirà quando Gesù tornerà sulla terra, ma lo scopo è quello di predicare i principi fondamentali del Vangelo al mondo e il suo piano della salvezza. Gli atei lamentano spesso che fin quando ci saranno influenze cristiane, la società non sarà del tutto laica. Ma quello che in realtà vogliono non è una società laica, ma una società atea. Queste persone ci saranno sempre, anche se tutti i credenti darebbero il meglio per Dio e per il prossimo, Infatti, per quanto i credenti possano dare una buona testimonianza non è detto che le persone attorno a noi si convertano tutte, ci sarà sempre qualcuno che accetterà Gesù nel suo cuore e qualcuno che lo rifiuterà. Cristo, nonostante la sua perfezione spirituale e i miracoli che compiva non convertiva tutte le persone che gli stavano attorno a causa della loro superbia e ottusità. Alcuni di loro hanno contribuito nell’arrestarlo e metterlo a morte. Questo può essere il risultato di essere il sale della terra. Ma chi invece ha accolto o accoglierà Gesù nella sua vita sarà dato il potere di diventare figli di Dio (Giovanni 1,12).

SE LA CHIESA PERDE IL SUO RUOLO NELLA SOCIETÀ

Non sempre però i credenti riescono a dare una buona testimonianza, ed essere quindi il sale della terra. Gesù disse che se il sale perde il sapore,  con che cosa si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente ( Matteo 5,13). Quando in una nazione diminuiscono il numero di credenti è a motivo della mancanza di fede e devozione che permette di essere sale della terra. Se si entra in una chiesa cattolica si vede spesso una fede arida, priva di entusiasmo e di gioia di essere figli di Dio. Ci sono anche altre realtà dove la fede è molto viva e si sente un grande fervore per le cose di Dio, e questo il sale della terra che vorrebbe il Signore; un fervore che porta molto frutto. Gli atei e credenti superficiali non si convertiranno mai se i credenti non saranno il sale della terra. Come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui nel quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? (Romani 10,14-15). Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene! (Isaia 52,7).

IL BULLISMO

  • Come un pazzo che scaglia tizzoni e frecce di morte, così è colui che inganna il prossimo e poi dice: << Ma si, è stato uno scherzo! >> (PR 26,18-19).

Il bullismo è  un fenomeno che è stato poco analizzato dal punto di vista cristiano. Si può definire come una forma di violenza verbale, fisica e psicologica ripetuta e nel tempo e perpetuata in modo intenzionale da una o più persone (i “bulli”) nei confronti di un’altra (la “vittima”), al fine di prevaricare e arrecare danno. Il termine bullismo viene utilizzato principalmente in ambito scolastico, e viene in genere utilizzato per descrivere forme di violenza e prevaricazione tra soggetti giovani. Cercherò brevemente di analizzare le caratteristiche più importanti, le sue cause e possibili rimedi.

CARATTERISTICHE DEL BULLO:

Bulli non i nasce, si diventa, quindi capire come una persona può diventare un bullo è importante. Sono 2 le strade che portano una persona a diventare un bullo:

  1. LA SUPERBIA

Le persone con il cuore superbo mettono le basi per avere uno spirito di competizione di fronte al mondo, e questo si manifesta anche nell’infliggere sofferenze contro chi vede, a suo parere inferiore a lui. Pensa che il rispetto non è dovuto a tutti ma va meritato, quindi se una persona si ritiene non meritevole di rispetto potrebbe iniziare ad essere preso di mira.

  • SOFFERENZE/TRAUMI

In altri casi l’aggressività contro il prossimo potrebbe derivare da una profonda sofferenza interiore derivata da problemi famigliari, violenze subite o un mancato affetto che porta a un senso di abbandono. Anche fuori da contesti famigliari, ogni sofferenza subita a causa di uno o più persone tramite bullismo o emarginazione sociale. Quindi la malvagità subita, se non trattata porta anch’essi a comportarsi in maniera aggressiva davanti al prossimo.

Alcune ricerche hanno evidenziato come i bulli, una volta adulti, diventino persone autoritarie, con un forte bisogno di controllo o di dominio. Questo sempre se non si ravvede e cambia strada.

Ora, una cristiano che ha raggiunto una buona maturità spirituale può essere un bullo? La risposta è certamente no! Prima cosa un credente non può  essere superbo, ma al contrario è umile, e chi è umile mai si sognerebbe di mancare di rispetto a qualcuno. In secondo luogo se ha avuto trascorsi sofferti, il vangelo, la preghiera o la vicinanza di un altro credente danno tutti gli strumenti per contrastare le sofferenze affinché non alterino il carattere per farlo diventare arrogante e irascibile.

CARATTERISTICHE DELLE VITTIME:

Capiamo perché un bullo inizia a prendere di mira una determinata persona:

  1. CARATTERISTICHE FISICHE ANOMALI

Attraggono i bulli chi si presenta fisicamente fragile e debole, oppure in sovrappeso o con qualche deformità fisica.

  • CARATTERE TIMIDO E TACITURNO

I bulli di solito sono molto espansivi e amano molto parlare e scherzare con chi gli sta attorno.  Perciò le persone timide e taciturne sono mal viste e potrebbero essere soggetti a bullismo

  • COMPORTAMENTI GIUDICATI “STRANI”

Se una persona ha comportamenti giudicati “strani” agli occhi di un bullo che non riesce a capirle o a interpretarle, allora si può arrivare alla conclusione che quella persona è stupida e quindi non meritevole di rispetto.

  • EPISODI SPIACEVOLI

Un altro motivo ancora perché una persona prende di mira un’altra può essere dovuto a qualche episodio o battibecco che porta a provare antipatia nei confronti di quella persona.

LA LOGICA DEL BRANCO:

Qual è l’obbiettivo di un bullo? Semplicemente divertirsi cinicamente a umiliare una persona in particolare. Per questo è necessaria la complicità di altre persone che vedono la vittima allo stesso modo: Come uno “sfigato” da prendere in giro. Il divertimento deriva da quanto riesce a ridere e a far ridere il gruppo complice degli attacchi di bullismo e più gente riesce a convincere a infierire e più lui si sentirà autorizzato nel farlo. Infatti di solito sono pochi i componenti che veramente vessano la vittima, gli altri si limitano solo a ridere, ma anche una risata può ferire e umiliare una persona e nemmeno quella è da sottovalutare, anzi sono le risate di altre persone che assistono che alimenta il fenomeno e incrementa il senso di umiliazione che percepisce la vittima. Quando invece il bullo non riesce a trovare complici, ma anzi ci sono persone che difendono la vittima. il bullo prima o poi si stufa e le vessazioni spariscono.

L’ATTACCO PROGRESSIVO:

Il bullo inizia a vessare la vittima con qualcosa di apparentemente innocente, come piccole provocazioni, battutine pungenti, ma col passare del tempo tendono a intensificarsi maggiormente se il bullo ritiene che la vittima non risponda in modo da farsi valere.  Se la vittima lamenta questo disagio, l’altra persona risponde che sta solo scherzando e che non c’è bisogno che si arrabbi. Chi è portato a provocare verbalmente qualcuno prende di mira sempre le stesse persone e non si può più parlare di “scherzo” altrimenti lo farebbe con tutti. Da come suggerisce il versetto dei proverbi, dire di scherzare è sempre un modo per nascondere un disprezzo nei confronti di una determinata persona e col passare del tempo la cosa diventa sempre più palese, per il fatto che le battute sono sempre più pesanti e vessatorie. Abbiamo di fronte un fenomeno che tende ad progredire con il tempo se non si prendono provvedimenti per fermare il bullo. Un credente davanti a un fenomeno di bullismo non dovrebbe mettersi a ridere o stare a guardare, dovremo invece cercare di difenderlo. La vittima ne sarà riconoscente e questa potrà essere un’occasione per dare a lui la propria testimonianza.

ESSERE VITTIMA DI BULLISMO:

Secondo studi di settore l’essere, o l’essere stati vittime di bullismo ha una varie serie di conseguenze psicologiche negative. Possono presentarsi disturbi dell’umore, tendenza all’isolamento, calo dell’autostima, disturbi nel sonno o addirittura la comparsa di una serie di disturbi psicosomatici (ad es. mal di testa etc.) L’essere stati oggetto di bullismo è inoltre un fattore di rischio per lo sviluppo di una serie di disturbi psichiatrici tra cui disturbi alimentari, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore e dismorfofobia (malattia mentale caratterizzata da un’attenzione ossessiva su un difetto percepito nell’aspetto). Da ciò che può provocare questo fenomeno si può affermare che si tratta di un male dei nostri tempi che purtroppo viene sottovalutato dalla società che non mette in campo misure sufficienti da arginare il fenomeno, specialmente se questi fenomeni accadono in ambito scolastico. Questi studi sono sempre svolti da un punto di vista laico e non distingue se la vittima è un non credente in Cristo  o non lo è, come se fosse del tutto indifferente. Vedremo che invece le differenze ci sono eccome: Per “credente”, lo ribadisco, si intende una persona che ha raggiunto una piena maturità spirituale e continua a proseguire un percorso verso la santità che durerà tutta la vita. Anche vero che è difficile che un giovane possa essere già a un livello spirituale ben progredito, ma non è nemmeno impossibile. Vediamo ora quali attitudini spirituali ha un credente che è sotto attacco da bullismo:

  • I NEMICI

Il vangelo parla anche dei “nemici” (Matteo 6,46). Non bisogna odiarli e desiderare vendetta o la loro rovina. Il vangelo parla di amare i nemici e pregare per loro. Vedi art: https://teofilo.cw.center/i-nemici/

  • IL PERDONO

Una vita di rancori non fa altro che rovinare se stessi. Il vangelo Gesù insiste più volte nel valore del perdono nel caso cadiamo nella trappola di rimanere offesi. Vedi art: https://teofilo.cw.center/il-pentimento-e-il-perdono/

  • IL MALE RODE SESTESSO

Il credente, che vede il mondo dal punto di vista del vangelo, guarda chi commette bullismo non solo persone che fanno del male ad altre, ma soprattutto persone che fanno dal male a se stessi, distruggendosi da soli perché il peccato prima di tutto rovina chi lo commette infatti il salario del peccato è la morte (Romani 6,23). Questo permette di provare compassione verso i bulli e non rancore, evitando di offendersi di fronte alle prese in giro.

  • L’AUTOSTIMA

Per il cristiano l’autostima non deriva da quello che gli altri pensano o dicono di noi, specialmente se “gli altri” sono persone non credenti, privi di valori etici, ma deriva dalla consapevolezza di essere figli di Dio e appartenere alla chiesa di Cristo, quello che conta è quello che Dio pensa di noi, in base  al rapporto con Lui e alla nostra attitudine verso il mondo. Vedi art: AVERE SCARSA AUTOSTIMA – Amico di Dio e contro le fortezze del nemico (cw.center)

  • LA SAGGIA DIFESA

Se non ci si può difendere alla stessa maniera in cui il nemico ci attacca non significa che non ci si può difendere. Il cristiano dovrà rispondere con la sapienza che avrà imparato dalla scrittura o da ciò che ci suggerisce lo spirito santo nel nostro cuore. Prendendo Gesù come esempio: Davanti alle accuse dei farisei, rispose sempre a tono, in maniera chiara e decisa svergognando e zittendo i suoi avversarti.

  • LA GIUSTIZIA DI DIO

Il cristiano sa che se i bulli non dovessero pentirsi, il loro peccato rimane e dovranno rendere conto delle loro opere, quindi la giustizia di Dio prima o poi si abbatterà verso quelle persone perché chi tocca un figlio di Dio, tocca il suo occhio. Il cristiano quindi vive tranquillo perché ha fiducia nella giustizia divina. Il massimo auspicio rimane il pentimento dei bulli e non il desiderio di vederli puniti a meno che non possa essere un mezzo per farli arrivare al ravvedimento.

In base a questi punti è possibile affermare che essere credenti elimina tutti gli effetti psicologici negativi che normalmente una persona contrae per effetto degli atti di violenza da bullismo.

CONTRO UNA RELIGIOSITÁ FARISAICA

  • C’è gente che si crede pura, ma non si è lavata della sua lordura (PR 30,12)
  • Il sacrificio dei malvagi è un orrore per il Signore, la preghiera dei buoni gli è gradita( PR 15,8)
  • Molti proclamano la propria bontà, ma una persona fidata chi la trova? (PR 20,6)
  • Chi può dire: << Ho la coscienza pulita, sono puro dal mio peccato >> (PR 20,9)
  • Praticare la giustizia e l’equità per il Signore vale più di un sacrificio (PR 21,3)

Non tutti quelli che dicono di essere credenti e praticanti sono veramente giusti davanti al Signore. Facciamo un passo indietro a andiamo a vedere  nell’antico Israele come gli israeliti si rapportavano con Dio. Nell’antico patto c’erano due elementi fondamentali: La legge e i sacrifici animali. La legge erano tutte le norme che gli israeliti dovevano osservare per essere giusti davanti a Dio e i sacrifici servivano a coprire i peccati degli uomini. Erano stati pensati da Dio come modo per perdonare i peccati che le persone compivano per scarsa conoscenza della legge di Mosè, che era una legge con molti precetti e pochi la conoscevano tutta in maniera approfondita, quindi quando ci si rendeva conto di aver sbagliato si facevano dei sacrifici e i loro peccati rimanevano coperti, come per scaricare sull’animale la condanna che invece lui avrebbe meritato. In questo si basava il patto mosaico che Dio fece con il popolo di Israele.  Ora, la cosa più importante era l’obbedienza alla legge, non i sacrifici. I sacrifici erano per gli errori che si compivano pur rimanendo in un atteggiamento buono verso Dio e verso il prossimo, cercando di amare Dio e il prossimo ed evitare il più possibile di peccare. Invece molti davano maggiore enfasi sui sacrifici e abusavano della possibilità di sacrificare animali. Erano molto pignoli a rispettare la legge di Mosè nel suo aspetto rituale, esteriore, ma trascuravano completamente la cosa più importante, cioè amare il prossimo tuo come te stesso e amare Dio con tutto il cuore. Erano avidi di denaro, superbi e facevano di tutto farsi glorificare dagli altri per il loro culto esteriore, ogni cosa aveva come scopo il farli adulare dalle gente. Poi facevano molti sacrifici pensando che questo potesse coprire il loro atteggiamento malvagio nei confronti degli altri e per questo si sentivano superiori, guardavano tutti dall’alto verso il basso. Queste persone c’erano ai tempi dei profeti, infatti già nell’antico testamento si parla di questo tipo di persone: Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani (Isaia 29,13).Gesù ai farisei cita questo versetto dichiarando che come gli israeliti di qualche secolo prima avevano questo atteggiamento nei confronti di Dio, così anche per loro vale lo stesso. I farisei erano la setta più rigorosa dell’ebraismo. Ecco queste persone erano molto disprezzare da Gesù definendoli ipocriti perché si fingevano e si credevano buoni ma in realtà erano peggio degli altri, nessuno di loro si sentiva peccatore; i peccatori erano sempre solo gli altri per non parlare di chi non era neanche ebreo. Per loro i non ebrei erano inevitabilmente destinati all’inferno solamente per il fatto che non erano discendenti di Abramo. Contrariamente a come pensavano loro; per Gesù, come dice il Vangelo, essere discendenti di sangue di Abramo e del tutto irrilevante, quello che conta è la discendenza spirituale, ovvero chi ama Dio e lo teme come appunto Abramo fece. Le preghiere dei farisei erano disgustose agli occhi di Dio, non facevano altro che ringraziare di essere così buoni e non come gli altri che erano peccatori, quindi era solamente un vantarsi di se stessi, quando erano ben lontani ad essere giusti. Queste preghiere non venivano assolutamente ascoltate. Gesù riferendosi a loro diceva: Se foste ciechi, non avreste alcun peccato… Se dunque diceste di essere peccatori e chiedeste perdono non avreste colpa; questo perché il sangue di Gesù purifica ogni peccato se ci si pente. … ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane (Giovanni 9,41). La preghiera di uno che dice abbi pietà di me peccatore, questa invece è ascoltata e la relazione con lui ha inizio. Lo scopo della legge di Mosè non era quella di far sentire giusto l’uomo, ma quello di farlo sentire peccatore e chiedere aiuto a Dio dicendo appunto “abbi pietà di me peccatore”. Ma i farisei per come interpretavano la legge, si sentivano giusti. Gesù però chiarisce il fatto che la legge non era solo un codice rituale, ma soprattutto attitudine spirituale. Il comandamento “non uccidere” non si limitava solo a non uccidere una persona fisicamente, ma chi odia il proprio fratello ha già violato la legge, perché è l’odio l’origine degli omicidi. Se qualcuno dice: quella persona non conta, non vale niente, è una nullità; Egli l’ha già uccisa nel proprio cuore, e questo costituisce peccato. Oppure il comandamento “non commettere adulterio” non era solo tradire la propria moglie tramite un rapporto sessuale con un’altra; ma se guardi un’altra donna e la desideri in cuor tuo, hai già commesso adulterio e quindi violato la legge. Ma i farisei pensavano che non avendo mai ucciso o tradito erano giusti davanti a Dio, quando però odiavano il prossimo e desideravano in cuor loro un’altra donna; questo generava orgoglio, superbia e spirito di giudizio nei confronti del prossimo. Tutto questo perché i farisei avevano stabilito una giustizia fatta di opere rituali e non di principi fondamentali. Paolo era stato un fariseo e per ciò li comprendeva bene. Ha sempre pregato per la loro salvezza. Paolo rende  testimonianza del fatto che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede (Romani 10,2-4). Per questo Gesù disse: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 5,20). Il concetto di giustizia che avevano i farisei era basata unicamente nel praticare la legge in maniera puramente esteriore senza amore e compassione nei confronti del prossimo ed era questo ciò che importa di più a Dio. Ora, la setta dei farisei non esiste più ai giorni nostri, i sacrifici animali non si fanno più,  non sono stati ereditati dai cristiani, perché il sacrificio di Gesù copre già ogni peccato, ora non siamo più sotto il patto mosaico, ma sotto il nuovo patto che si basa sulla grazia mediante la fede in Cristo e il servire Dio secondo lo Spirito Santo. Se abbiamo questa fede Dio fisserà la legge nei nostri cuori come è stato profetizzato nel vecchio testamento: Questa è l’alleanza che io stipulerò dopo quei giorni, dice il Signore: io porrò le mie leggi nei loro cuori e le imprimerò nella loro mente e non mi ricorderò più dei loro peccati (Geremia 31,33-34). Però ci sono ancora persone che possono avere atteggiamenti che ricordano un po’ i farisei: avere un culto puramente esteriore senza amare il prossimo, tipico delle persone che vanno anche a messa tutte la domeniche, si confessano, recitano il rosario e fanno ogni pratica rituale e per questo si sentono giusti e perciò hanno un atteggiamento di giudizio nei confronti degli altri, non hanno un minimo senso di umiltà, disprezzano e trattano duramente gli altri chiamandoli peccatori, si vantano per ogni opera buona perché lo scopo non è quello di servire Dio, ma solamente di cercare i complimenti degli altri. È il cosiddetto spirito religioso che colpisce anche molte persone che hanno responsabilità nella chiesa, che predicano bene e razzolano male sfruttando la loro posizione di potere per vantaggi personali e non per glorificare Dio. Pensiamo a una noce che ha un bel guscio, ma quando la rompiamo dentro è marcia; questa noce non vale niente perché conta il contenuto e non il guscio, così vede Dio queste tipo di persone che pur dichiarandosi credenti, e pur sembrando devoti non sono gradite a Dio, anzi, subiranno una condanna più severa (Marco 12,40) rispetto ad un ateo che ha vissuto la sua vita nel peccato. Perché se un ateo che non conosce la parola di Dio pecca, in parte c’è l’attenuante del fatto che non ha mai conosciuto Dio, ma se una persona pur conoscendo la parola di Dio,  fa il contrario di essa, la responsabilità davanti a Dio è maggiore. Dio invece vuole che ci amiamo tutti a vicenda, anche i peccatori vanno amati e perdonati. praticare anche un culto esteriore va bene, ma viene dopo rispetto a seguire il comandamento dell’amore. Bisogna prima cambiare interiormente, nel proprio cuore e dopo dimostrarlo esteriormente. Quindi evitate di sentirvi giusti facendo ogni tanto delle buone opere o frequentando spesso la chiesa. Perché se si fanno tutte queste cose ma non si ha amore per Dio e per il prossimo non serve assolutamente a nulla. Dio guarderà il tuo cuore, la tua purezza d’anima, il rapporto personale che hai con Gesù Cristo. Lasciati dunque trasformare dalla sua parola tramite la sua potenza, Gesù cambierà progressivamente il tuo cuore facendoti diventare sempre più simile a lui. A questo punto le opere si faranno di conseguenza in maniera spontanea e non in maniera forzata. Le opere della carne non  sono accettate davanti a Dio. Se il tuo concetto di giustizia è basato su questo allora sarai nettamente superiore a quello degli scribi e dei farisei e Dio ti accoglierà nel suo regno.

I GIGANTI נְּפִלִים

Ritorniamo ad analizzare genesi 6,4 dove abbiamo lasciato in sospeso un aspetto curioso. Nella prima parte del versetto si parla di giganti. Ma è proprio così? Riporto qui la parte del versetto interessato:

C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo

Nel versetto vediamo che durante le unioni tra i figli degli ELOHIM e le figlie degli uomini spiegate in un precedente articolo (https://teofilo.cw.center/genesi-64/ ) , al tempo stesso sulla terra c’erano i giganti. Da far attenzione che i giganti non erano il risultato degli incroci sessuali, ma dice solamente che erano presenti in quel epoca. La parola ebraica tradotta con giganti è NEFILIM. La traduzione di questo termine in “giganti” deriva dalla versione greca dei LXX dove i traduttori hanno pensato i NEFILIM come giganti. La versione dei LXX è considerata autorevole, ma per quanto riguarda la traduzione di questa parola viene spesso contestata. Per Biglino ci sono due versioni molto diverse tra di loro per quanto riguarda la parola NEFILIM, ma entrambe le versioni ne dà una interpretazione ufologica:

  1.  NEFILIM potrebbe derivare da NAFAL נָפַל che significa cadere. Sarebbero quindi coloro che cadono, o scendono. Chi sono quindi? Sono coloro che sono scesi sulla terra con le loro astronavi.
  2.  Una parte dell’esegesi ebraica sostiene che NEFILIM potrebbe derivare da NEFEL נֵפֶל che significa aborti. Se la classe dominante vedeva minacciato il suo potere a discapito di una determinata etnia e gruppo di persone, si applicavano gli aborti selettivi. Quindi gli ELOHIM avevano la tecnologia per fare le radiografie e stabilire se era maschio o femmina. Se era maschio si abortiva.

Ora vediamo di seguire entrambi le piste:

Il verbo NAFAL ha una connotazione più che altro negativa, viene utilizzato per dire che un soldato è caduto in battaglia, un oggetto che è caduto e si è frantumato, perdere una battaglia o cadere moralmente nel peccato. Il significato di scendere si intende qualcosa che scende e rimane fermo. L’utilizzo del verbo NAFAL per indicare degli individui scesi con un astronave è molto improbabile. Non ci sono indicazioni che si riferisca a qualcosa che proviene dal cielo, quella è pura invenzione. Ma anche fosse così si intenderebbe qualcosa che cade e si frantuma o qualcosa che rimane fermo, come un sasso che cade accidentalmente e rimane fermo. Se l’autore avesse voluto intendere qualcosa che scende in una connotazione positiva, nel senso che non si rompe o non muore avrebbe usato il verbo IARAD יָרַד. Quello sì che avrebbe potuto essere interpretato come un’astronave che viene dal cielo e fa scendere le persone sulla terra, anche se sarebbe stata lo stesso un’interpretazione fantasiosa senza prove, ma almeno grammaticalmente sostenibile. Ma anche se NEFILIM derivasse da NAFAL con più probabilità si intenderebbe persone cadute moralmente, quindi malvagie e sarebbe in linea con la spiegazione precedente sui figli di Dio e figlie degli uomini.

Per quanto riguarda la seconda ipotesi è sicuramente più fattibile che derivi da NEFEL e si riferisca ad aborti. Si sa che nell’antichità purtroppo questa pratica veniva usata per evitare che una categoria di persone aumentasse troppo di numero e diventasse troppo potente da minacciare l’attuale status quo. Un esempio lo troviamo proprio in esodo 1, quando un faraone che iniziò a percepire gli ebrei come una possibile minaccia e iniziò a opprimerli con lavori forzati, un esempio lo troviamo nel versetto 15 e 16:

Il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua:”Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire; se è una femmina, potrà vivere”.

Questo è un esempio di quando nella Bibbia si parla di aborti. Non sono gli aborti come li intendiamo ai nostri giorni. Sono in realtà degli infanticidi, nessuno aveva la tecnologia per fare l’ecografia e vedere in anticipo il sesso del nascituro. Quindi la supposizione di Biglino è completamente infondata. Se il significato di NEFILIM si riferisse agli aborti sarebbe in linea con quello spiegato in precedenza: La malvagità dei GHIBBORIM, גִּבֹּרִים i potenti e famosi erano così malvagi da autorizzare gli aborti selettivi; evidentemente per assicurarsi di mantenere il potere a lungo. Da notare che il testo parla di figlie degli uomini e non figli degli uomini, da qui si può dedurre che i figli degli uomini non c’erano in quanto venivano uccisi alla nascita. La traduzione di NEFILIM come giganti deriva dal fatto che questo termine compare anche in numeri 13,33 dove gli israeliti inviano le spie per perlustrare il territorio di Caanan, e al ritorno dicono di aver visto i NEFILIM:

Vi abbiamo visto i giganti (NEFILIM) 1), discendenti di Anak, della razza dei giganti, (NEFILM) 2)

1) Il primo NEFIYLIM  è scritto in modo leggermente diverso da quello in genesi 6. Compare una YOD, una piccola lettera in più che non modifica la pronuncia ma il significato. In questo caso la radice è FALAH פַלַה che significa selezionare, trattare in modo speciale o esclusivo. Come Mosè che essendo maschio avrebbe dovuto morire, invece fu trovato dalla figlia del faraone e allevato come egiziano.

2) Il secondo NEFILIM è uguale a quello di genesi 6, con probabile derivazione da NAFAL nel senso di persone moralmente cadute.

A parte il possibile significato della parola NEFILIM il mio scopo è dimostrare che in ogni caso non può essere ricondotto a una chiave di lettura ufologica e le argomentazioni di Biglino sono infondate.

NEL GIARDINO DELL’EDEN

Oltre a tutta quella narrazione riguardante la creazione dell’uomo, Biglino dà anche la sua versione dei fatti sul famoso episodio di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden. Come tutti sapranno, Dio lascia libertà all’uomo di mangiare di tutti i frutti del giardino dell’eden a accezione dell’albero della conoscenza del bene e del male, che qualora lo mangiasse morirebbe. Entra in gioco il serpente che induce Eva in tentazione affinché mangiasse proprio da quel albero, dicendo che sarebbe stata come Dio, conoscendo il bene e il male. Eva quindi mangiò dall’albero proibito e così anche Adamo fece lo stesso. Il Risultato è la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden. Questo è il racconto in forma molto sintetica. Vediamo ora la versione dei fatti dal punto di vista dei “liberi pensatori”:

INTEPRETAZIONE DI BIGLINO:

Quello che conosciamo come “giardino dell’Eden”, era un laboratorio di ingegneria genetica dove venivano clonati gli uomini con lo scopo di occuparsi della manutenzione dell’area verde. Questi uomini non avrebbero dovuto procreare perché dovevano essere gli ELOHIM ad avere il completo controllo della specie. Entra in scena l’albero della conoscenza del bene e del male. Ci viene detto che Adamo ed Eva hanno mangiato la mela dall’albero della conoscenza del bene e del male e si dice che quando hanno consumato questo frutto, Adamo ed Eva, secondo la tradizione hanno iniziato di distinguere il bene dal male. In questo racconto simbolico, secondo i teologi, Dio ha inserito nel cuore dell’uomo il senso del giusto e dell’ingiusto, di ciò che è bene e ciò che è male, creando una netta distinzione. Ma non è così. Non c’è il concetto della distinzione tra bene e male. Quando gli antichi ebrei volevano introdurre il concetto della distinzione usavano una terminologia precisa: BEN UVEN, come ad esempio distinguere da una mela e una pera. Qui questa espressione non c’è. Inoltre vien usato il verbo IADA, conoscere, che nel linguaggio biblico è differente dal conoscere come lo intendiamo noi. Il conoscere biblico è quando un uomo conosce una donna tramite un rapporto sessuale, ovvero una sperimentazione fisica e diretta. Nel brano in questione si esprime un concetto ben preciso: Adamo ed Eva cominceranno ad sperimentale il bene e male intesi come concreti. Il termine RA tradotto come “male” non ha nulla a che vedere con il concetto astratto di male, ma indica la fisiopatologia del corpo umano. Questo brano ci dice che Adamo e Eva sperimentando la possibilità di procreare, si sono accorti di diventare autosufficienti rispetto agli ELOHIM, che fino a quel momento avevano il controllo della nascita degli uomini all’interno del laboratorio, da quel momento gli ELOHIM decidono di cacciare Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden e sperimenteranno, ovvero conosceranno in senso biblico, gli aspetti del positivi, il bene e gli aspetti negativi, ovvero il male della vostra nuova vita. Aspetti entrambi concreti e nulla a che vedere con concetti morali, come il giusto e l’ingiusto o il distinguere il bene dal male. Fu il NAHASH, il serpente a convincere Eva a mangiare il frutto ovvero ad avere un rapporto sessuale con lui, egli infatti era uno degli ELOHIM dedito alla gestione del laboratorio, ma di una faida interna dissidente rispetto ai capi. Egli infatti desiderava che l’uomo potesse provvedere a se stesso riguardo la sua riproduzione. Dopo di che, Eva avendo scoperto il sesso replicò la stessa esperienza con Adamo.

GIARDINO DELL’EDEN UN LABORATORIO?

Il fatto di identificare il giardino dell’Eden un laboratorio dipende dalle convinzioni smontate in precedenza, ovvero che l’uomo è stato “fabbricato” mediante ingegneria genetica. Ma nella descrizione dell’Eden non c’è niente che può far pensare a un laboratorio, oltre alla vegetazione e i quattro fiumi non ci sono descritti degli edifici artificiali e questo è un problema per chi vuol pensare che sia una laboratorio. Il giardino era inoltre recintato e la sua estensione era enorme; Qualche traccia archeologica sarebbe dovuta rimanere di questo recinto che di fatto non c’è. Il NACHASH נָּחָשׁ inoltre non poteva essere uno dei tanti ELOHIM. Vediamo cosa dice la scrittura riguardo questo soggetto: [1]


Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto (Genesi 3,1).

Dalla traduzione interlineare vediamo che il NACHASH è il più astuto dei “CHAYATH”. Questo è un vocabolo già analizzato in precedenza, ma in questo versetto lo troviamo nella forma costrutta in quanto è collegato alla parola MICOL, da tutto. La forma base è CHAYACH con il significato di “vivente”. Questo comprende non solo gli animali, ma anche le entità celesti. Infatti, da come sappiamo dalla teologia il NACHASH non è un serpente parlante, ma è satana. Viene chiamato “serpente” come pseudonimo dispregiativo. La parola SADEH indica un territorio limitato, in questo caso si potrebbe tradurre con l’espressione “in questo luogo”. In alcune traduzioni questa parola non figura nella traduzione italiana. Ma la parte del versetto che ci balza più all’occhio è quando dice che questo NACHASH dunque è una creatura, scritto espressamente fatta (ASAH) ovvero creata da YHWH, e non può dunque essere uno dei tanti ELOHIM al pari di YHWH, che di fatto è una pura invenzione. Ma una sua creatura, in quanto, Lui è il creatore di tutto. Se poi gli ELOHIM non avessero voluto che gli uomini procreassero autonomamente sarebbe stato sufficiente renderli sterili. È anche piuttosto ridicolo pensare che è stato necessario qualcuno per insegnare loro l’esistenza di compiere rapporti sessuali. Agli animali nessuno gli insegna questo, eppure lo fanno lo stesso. L’uomo che è molto più intelligente non avrebbe avuto sicuramente bisogno di insegnarli questo. A parte ogni possibile ragionamento che vada in contraddizione con la versione dei “liberi pensatori”, va anche in contrasto con la stessa scrittura. In Genesi 1 troviamo:

Dio li benedisse e Dio disse loro: <<Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela>> (Genesi 1,28)

Quindi la procreazione era qualcosa di scontata e incentivata da Dio per riempire la terra e non un tabù celato e proibito.

LE PAROLE:   RA  רַע  –  IADA  יָדַע

Quindi secondo l’interpretazione di Biglino, la cacciata di Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden implica che da quel momento dovranno sperimentare, vivere, una vita diversa dalla vita all’interno del giardino e avranno degli svantaggi, gli aspetti negativi e dei vantaggi, gli aspetti positivi. Quali sono gli aspetti negativi? Per Adamo la fatica di approvvigionare del cibo per se stesso e Eva. Per lei il dover partorire e di conseguenza soffrire dei dolori del parto. Gli aspetti positivi invece? Non c’è ne sono. La scrittura parla solo di aspetti negativi. Allora perché secondo questa interpretazione alternativa ci sarebbero dovuti essere anche degli aspetti positivi? Nella conclusione narrata vediamo che qualcosa non torna. Uno dei punti più importanti del ragionamento di Biglino è che la parola tradotta con “male” ovvero RA, non indica un concetto morale ma un dolore o fatica fisica. Non ci resta che consultare il dizionario per verificare se è effettivamente così. Alla parola RA troviamo questo:

Vediamo che è presente una lunga lista di possibili significati tra cui anche dolore e infermità che rientra nella sfera fisica, ma troviamo anche significati come malvagità, perversione, perfidia, malignità che invece esprimono concetti morali. La parola RA è spesso accompagnata a TOV ovvero bene di cui Biglino non fa menzione e ha valore polare e in antitesi con RA, nel dizionario una lunga serie di esempi in cui è presente questi due vocaboli insieme. Citerò un esempio:

Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso? (1Re 3,9)

In questo versetto il re Salomone chiede a Dio la sapienza per distinguere il bene e il male con lo scopo di governare il regno con giustizia e saggezza. Vediamo come le parole bene (TOV) e male (RA) non indicano qualcosa di fisico, ma bensì un concetto morale di bene e male.

Si può concludere che la parola RA indica il male in senso generale e può cambiare a seconda del contesto, ma nella maggior parte dei casi indica concetti della sfera morale. Nel caso dell’albero della conoscenza del bene e del male non c’è nulla che possa essere ricondotto a un male di tipo fisico, basterebbe solo questo per far crollare la narrazione alternativa dei liberi pensatori.

La seconda più importante parola che Biglino mette in discussione è il verbo IADA. Secondo Biglino non significa conoscere come lo intendiamo noi, ma vivere un’esperienza. Si usa anche per indicare un rapporto sessuale in una coppia quando appunto le due persone “si conoscono”. Questa è una chiave che sostiene la narrazione alternativa di Biglino. Infine, nel passo della genesi dove si parla dell’albero della conoscenza del bene e del male, è completamente assente il concetto di distinzione tra il bene e il male, in quanto mancherebbe la struttura grammaticale che viene sempre usata per indicare una distinzione tra due parti. Che cosa significa questo? La struttura grammaticale è BEN UVEN. Per capirci se in italiano diciamo la frase: << distinguere tra una mela e una pera>>, vediamo che come struttura ci sono le parole “tra” e “e una”. La stessa cosa vale anche per l’ebraico con BEN al posto di “tra” e UBEN al posto di “e una”. Se andiamo a consultare il dizionario alla voce IADA troviamo che questo verbo è assai più complicato di quanto si pensi. Ci sono infatti ben tre pagine di definizione, spiegando tutte le mille sfaccettature di questo vocabolo. Biglino ne fa una spiegazione semplicistica orientata a sostenere la sua tesi. La parola IADA da dizionario ha molteplici varianti e sfumature, distinguibili di solito in base al contesto. L’acquisizione della conoscenza può essere differenziata a seconda del processo, può essere tramite un esperienza, una apprendistato; ma anche un’informazione. Nella sottovoce dell’acquisizione della conoscenza troviamo: Percepire, osservare, notare, accorgersi, fare attenzione a, rendersi conto di, venire a sapere, accorgersi, sentire. Può anche avere il significato di distinguere, discernere; con complemento polare talvolta reso con la struttura BEN UVEN וּבֵן בֵּין; ripeto: talvolta e non sempre. Quindi viene usata spesso, ma non è una regola fondamentale, infatti ci sono diversi versetti dove la parola IADA è tradotta con “distinguere” e la struttura BEN UVEN è assente. Ne vediamo qui sotto tre esempi, in questi casi i termini IADA si trovano sotto forma di tre coniugazioni diverse (IADU, NEDA, HAEDA): Tra parentesi la versione ebraica della parte sottolineata.

Deuteronomio 1,39

… i vostri bambini, dei quali avevate detto che sarebbero divenuti oggetto di preda, e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno (LO IADU HAOM TOV VARA   לֹא-יָדְעוּ הַיּוֹם טוֹב וָרָע).

 Deuteronomio 18,21

Forse potresti dire nel tuo cuore: “Come riconosceremo (o distingueremo) la parola che il Signore non ha detto?”. (NEDA  נֵדַע).

 2Samuele 19,36

Io ora ho ottant’anni; posso forse ancora distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo? (HAEDA BEN TOV LERA    הַאֵדַע בֵּין-טוֹב לְרָע).

Il concetto del distinguere non è dato solo dalla grammatica, ma si può supporre di conseguenza. Se una persona conosce i numeri pari e dispari di conseguenza è in grado di distinguere che il 6 è pari e il 9 è dispari. Quando conosci due elementi opposti di conseguenza sei in grado di distinguerli, senza l’ausilio di strutture grammaticali. Quindi la conoscenza del bene e dal male non è solo una questione di esperienza, ma può essere intesa come informazione immediata e se le conosci di conseguenza le sai distinguere. Per quanto riguarda il riferimento al quale Biglino indica la parola IADA come rapporto sessuale è da applicare solo quando è presente un soggetto maschile, IADA e un soggetto femminile, solo in quel contesto, la conoscenza si intende vivere una esperienza di coppia e il sesso è una conseguenza. Un esempio lo troviamo in Genesi 4,1:

Adamo conobbe (IADA) Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino

Il fatto che compare solo nel capitolo 4 e quindi dopo tutto l’episodio del giardino dell’eden, indica che solo dopo la cacciata dal giardino che Adamo ed Eva hanno avuto un rapporto carnale. Questo sconfessa il fatto che nel giardino abbiano avuti rapporti sessuali, perché se fossero avvenuti si sarebbe scritto chiaramente. Anche tutta storia dei due alberi non ci sarebbero dovuti essere se la narrazione ufologica fosse vera. Gli autori avrebbero impostato la vicenda in maniera completamente diversa senza bisogno di alberi della conoscenza del bene e dal male; ma avrebbero chiaramente descritto ogni azione con molta più chiarezza.

L’ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE

Per comprendere questo testo bisogna entrare nella mentalità dell’autore biblico, una persona che sicuramente frequentatore di circoli sapienziali, una sorta di filosofo ebraico che scrive questi capitoli imprimendoli di tematiche sapienziali. Leggere questi capitoli in maniera meccanica senza tener conto della cultura dell’autore risulterà una lettura completamente fuorviante. Per comprendere cosa significa l’albero della conoscenza del bene e del male bisogna considerare anzitutto l’altro albero presente nel giardino, l’albero della Vita: quest’albero è in rapporto col dilemma “vita o morte”; poterne usufruire significa per Adamo ed Eva vivere, altrimenti morire. In altre parole, la vita dell’uomo dipende anche da un suo atteggiamento consapevole e responsabile, dall’impiego della sua libertà. L’Albero della Conoscenza a fianco dell’Albero della Vita è un riferimento all’uso della libertà umana, è l’ago della bilancia della riuscita del destino dell’uomo. Come bisogna comportarsi in modo da realizzare pienamente la propria vita evitando le insidie della morte? Questa è la tematica sapienziale che sta dietro a tutta la vicenda. L’autore del racconto sa, con tutta la tradizione biblica, che la vita è un dono di Dio. Essa allora può dirsi riuscita se condotta alla diretta dipendenza di Dio, avendo ben chiaro e presente ciò che la sua sapienza creatrice ha stabilito come costitutivo del bene e del male dell’uomo. L’albero della conoscenza del bene e del male ha il significato di insegnare come si vive alle dipendenze di Dio per ottenere e raggiungere la piena realizzazione della propria esistenza. L’uomo che sceglie di vivere una vita lontana da Dio è simile ad Adamo e Eva che scegliendo l’albero del bene e del male scelgono di voler loro distinguere il bene e il male. Quando l’uomo fa questa scelta combina disastri perché è Dio che con la sua sapienza a stabilire quel che è il giusto e quel che è sbagliato. I profeti rinfacciano a Israele proprio questo: l’aver agito male cambiando il bene in male e il male in bene (Amos 5,14-15; Isaia 5,20-21). In questa maniera il popolo di Dio non ha fatto altro che rigettare la legge di YHWH. Israele non si è lasciato guidare da YHWH, e questa è la radice del suo male. Ha pervertito la nozione del bene, così come glielo indicava la parola del Signore. Ha cercato un suo bene. S’è reso autonomo da Dio.

SPIRTUALITÁ NELLA BIBBIA GENESI 2,7

NEFESH נֶפֶשׁ– NESHAMAH נְשָׁמָה

Biglino ripete più volte nei suoi libri e nelle conferenze che la Bibbia è un libro che parla solo di concetti concreti e non c’è nessun spazio alla spiritualità o alla trascendenza, introdotti successivamente dai teologi. La lingua ebraica non contemplava neppure i termini utili a definire i concetti che afferiscono alla sfera spirituale. Ma è proprio così? Ritorniamo ad esaminare Genesi 2,7, nella seconda parte del versetto troviamo:

… e soffiò nelle sue narici un alito di vita (NESHEMA) e l’uomo divenne un essere (NEFESH) vivente

In questo versetto troviamo due vocaboli interessanti che fanno pensare a tutt’altro. Partiamo con la parola NEFESH. Secondo Biglino questo vocabolo tradotto a volte con “anima” non ha nulla a che fare con un’attribuzione a una sostanza spirituale. Si riferisce a qualcosa di concreto: Gola, collo, persona, respiro, qualcuno … ma mai anima. Andiamo a vedere la definizione nel dizionario:

Vediamo nel dizionario che compaiono i vocaboli presentati da Biglino, ma troviamo anche la parola “anima” come principio di vita. Molti esempi di versetti dove è presente la parola NEFESH con il significato di anima le troviamo nei salmi. Qui sotto riporto alcuni esempi:

Salmo 107,8-9

Ringrazino il Signore per il suo amore, per le sue meraviglie a favore degli uomini, perché ha saziato un animo assetato, un animo affamato ha ricolmato di bene.

Salmo 42,3. (versetto 6 analogo)

 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me?

Salmo 35,9

Ma l’anima mia esulterà nel Signore e gioirà per la sua salvezza.

Da quello che si può notare nei salmi è che il NEFESH, in questo caso traducibile con “anima”, può rattristarsi, esultare ed avere fame e sete di Dio. Una fame e sete che non sono carnali ma spirituali e solo Dio può soddisfare quella sete. Nel pensiero ebraico, questi sono i casi dove il NEFESH è la parte più profonda del nostro essere, noi non abbiamo un anima, noi siamo una anima. Nella Bibbia dei LXX, la traduzione greca dell’antico testamento troviamo il termine NEFESH tradotto in greco con “PSYCHE”, che significa vita o uomo vivente; questo termine compare anche nei libri deuterocanonici scritti direttamente in greco.  Vediamo due versetti dal libro della sapienza, uno dei libri deuterocanonici.

Sapienza 3,1-2

Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.

Sapienza 15,8

egli che, nato da poco dalla terra, tra poco ritornerà alla terra da cui fu tratto, quando gli sarà richiesta l’anima, avuta in prestito.

Dio è il creatore di ciascuna anima e tornerà a Dio come in un prestito. Le anime timorate da Dio sono sotto la sua tutela. Una visione molto lontana dalla narrazione ufologica, di esseri in carne ed ossa che creano in laboratorio l’uomo e la donna. Qui afferma che Dio ha creato l’anima di tutti noi. Il termine PSYCHE compare anche nel nuovo testamento essendo anch’esso scritto in greco. Vediamo alcuni versetti:

Giovanni 12,27.

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

In questo caso la parola PSYCHE è usata in maniera analoga ai salmi del vecchio testamento.

Ebrei 10,39.

Noi però non siamo di quelli che cedono, per la propria rovina, ma uomini di fede per la salvezza della nostra anima.

Matteo 10,38

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Qui afferma che l’anima è immortale e sarà giudicata da Dio,  valutata se è degna di salvezza. Il corpo invece è solo temporaneo e in un modo o l’altro morirà.

 Tessalonicesi 5,23
Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.

Qui abbiamo la chiara distinzione tra spirito, anima e corpo. E un’ulteriore prova, di come la Bibbia sia molto ricca di elementi spirituali di cui l’uomo può meditarci; contrariamente da come sostengono i “liberi pensatori”. Notiamo quindi una certa evoluzione dal concetto che gli ebrei avevano del NEFESH, nei casi in cui significava anima, si trattava di un entità vivente, ma un tutt’uno con il corpo. Nel nuovo testamento l’anima è ben distinta dal corpo, immortale e giudicata da Dio. Alcuni studiosi vedono in questo cambiamento l’influenza della cultura greca che dopo Alessandro magno si era affermata nel medio oriente. Se questa affermazione fosse positiva potremo dire che i filosofi greci avevano compreso alcuni frammenti della verità teologica, che applicata alla Bibbia e al termine NEFESH ne hanno completato il significato. Potrebbe essere per questo motivo che Dio permise per un certo tempo la diffusione della cultura greca nell’area.

Passiamo ora con l’esaminare l’altro vocabolo; Il termine che compare in Genesi 2,7 tradotto con alito di vita è NISHMAT da cui deriva la parola NESHAMAH. Secondo Biglino è un chiaro riferimento di quando gli ELOHIM hanno creato l’uomo in laboratorio e gli hanno messo un tubo in bocca e per mezzo di esso che gli hanno soffiato dell’aria in gola per farlo iniziare a respirare come quando un neonato, uscito dal grembo materno respira per la prima volta. Se non altro bisogna riconosce una certa fantasia per adattare i termini biblici secondo la narrazione ufologica. Anche questa volta andiamo a cercare sul dizionario la parola NESHAMAH e vediamo cosa troviamo.

Alla voce NESHAMAH troviamo nella prima nota che questo vocabolo è un sinonimo  o associato alla parola RUACH. Nei capitoli precedenti abbiamo già analizzato questo termine approfondendo il suo significato spirituale. Essendo NESHAMAH un suo sinonimo eredita le sue caratteristiche assumendo in certi casi di fatto una valenza spirituale. In altri casi può considerarsi un sinonimo di NEFESH, troviamo infatti gli stessi significati, si essere vivente, persona e anima … Approfondiamo però l’aspetto del significato di alito e spirito. Andiamo ad analizzare gli esempi dell’uso di questo vocabolo, tenendo in considerazione che Genesi 2,7, il versetto preso sotto esame è uno di questi casi:

Lampada del Signore è lo spirito (NESHAMAH) dell’uomo: essa scruta dentro, fin nell’intimo. (Proverbi 20,27)

In questo caso viene tradotto con “spirito”; afferma che Dio può vedere e conoscere ogni profondità intima del nostro essere. La valenza spirituale di NESHAMAH è chiara.

Ma è lo spirito che è nell’uomo, è il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente che lo fa intelligente. (Giobbe 32,8)

In questo versetto del libro di Giobbe parla un certo Eliu, il più giovane degli amici di Giobbe che sono venuti ad accusarlo proprio nel momento in cui Giobbe è più debole. Non ritiene le parole degli altri amici sagge, inizia quindi a dare il suo parere, iniziando a dire che essere anziani non significa per forza essere saggi, perché l’intelligenza è data dal soffio di Dio che evidentemente non tutti hanno allo stesso modo. Si riferisce al fatto che la NESHAMAH, similmente alla RUACH, conferisce attributi come l’intelligenza.

Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio (NESHAMAH) dell’Onnipotente mi fa vivere. (Giobbe 33,4)

Anche in questo caso, similmente a NEFESH, questo versetto afferma che Dio crea ognuno di noi, e non solo una persona, anche tramite il suo soffio, la sua NESHAMAH.  Anche in questo caso la valenza spirituale è chiara.

Se egli pensasse solo a se stesso e a sé ritraesse il suo spirito e il suo soffio, (NESHAMAH) ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere. (Giobbe 34,14-15)

In questo versetto si afferma che Dio volendo potrebbe ritirare la sua NESHAMAH di ognuno di noi e il risultato sarebbe la morte e il ritorno in polvere (AFAR), è possibile che, come detto precedentemente, si riferisca al dissolvimento del corpo umano nella terra e l’assorbimento degli elementi chimici nel terreno.

A chi hai rivolto le tue parole e l‘ispirazione (NESHAMAH) da chi ti è venuta? (Giobbe 26,4)

Qui è una delle risposte di Giobbe agli amici che lo giudicano. Risponde che prima di giudicarlo devono prima giudicare loro stessi. In questo versetto chiede agli amici da dove provengono le loro parole? Sono ispirate dalla loro carnalità e dallo spirito? In questo caso è tradotto con “ispirazione” e ha una valenza spirituale.

Dopo questi esempi dobbiamo chiederci se è giusto tradurre la parola NESHAMAH con un tubo che soffia aria per far respirare un individuo appena formato mediante ingegneria genetica. Considerando da come questo vocabolo è usato in altri versetti, assolutamente no!

GLI ALIENI HANNO “FABBRICATO” L’UOMO?

IL PARERE DELLA SCIENZA


Oltre alle sue spiegazioni basate sull’ebraico biblico, Biglino dedica alcune pagine dei suoi libri, soprattutto nel suo libro “la Bibbia non parla di Dio” a spiegare come la scienza sia compatibile con la narrazione secondo cui un lontano passato ci sia stato un intervento genetico esterno che ha dato un’accelerazione all’evoluzione umana. Ci sono stati degli studiosi che hanno criticato questa affermazione, in particolare uno studioso di nome Giacomo che ha condotto un percorso nell’ambito della biologia evoluzionistica ed è il proprietario del canale youtube “entropy for life”. In un video confuta Biglino e il suo genetista di riferimento, Pietro buffa, per quanto riguarda una possibile manipolazione genetica della specie umana dal punto di vista scientifico. Prima di fare questo video, dichiara di essersi preventivamente documentato in tutti i sui libri e le sue conferenze riguardante la tematica della genetica. Nessuno quindi potrebbe dirgli: Leggi i libri di Biglino e ti convincerai che ha ragione! Come i suoi fan sono soliti fare. Nel suo video passa in rassegna tutte le argomentazioni usati da Biglino per sostenere la sua tesi e le smonta una per una. Vediamo quali sono:

I CROMOSOMI IN MENO:

Un argomentazione che viene spesso usata per provare una manipolazione esterna del genoma umano è quella che noi uomini abbiamo due cromosoma in meno rispetto alle altre scimmie. Come è possibile questo? Non è un indizio che potrebbe far pensare a una manipolazione genetica artificiale? Questa variazione tecnicamente in genetica si chiama la traslocazione robertsoniana, consiste nella fusione di due cromosomi. Si tratta di un fenomeno riguardante la micro evoluzione piuttosto raro ma non impossibile. Infatti ci sono nel mondo molti esempi di specie che hanno subìto questa variazione genetica, uno di questi è il cavallo e l’asino o la volpe rossa e la volpe tibetana e molte altre. Dunque non è possibile usare questa argomentazione come prova inconfutabile di una manipolazione aliena dal momento che è una fenomeno che nel corso dei millenni è avvenuto molte volte sulla terra. Inoltre gli antropologi molecolari che studiano i cambiamenti delle sequenze del DNA e fanno degli schemi ad albero per tracciare l’andamento nel corso dei millenni, avrebbero sicuramente potuto notare dei cambiamenti dirompenti dovuti a un intervento genetico artificiale, invece lo schema è prettamente lineare e non coerente con l’ipotesi aliena. La tecnica di dire: Questa mutazione non poteva avvenire in maniera naturale, la userà altre volte per altri argomenti analoghi e la risposta è sempre la medesima. Tutte le mutazioni sono naturali anche se rare.

L’UOMO, UN ALIENO PER QUESTO MONDO:

Un altro argomento che affascina i fan di questa teoria è tutta quella narrazione che riguarda l’infattibilità di come si è sviluppata l’evoluzione umana fino ad oggi. Non abbiamo artigli per cacciare, i capelli crescono all’infinito, sembra che non siamo adatti per questo mondo e secondo la regola della selezione della specie avremo dovuto estinguerci perché non siamo una specie che ha tanti vantaggi rispetto alle altre. Bisogna tenere conto anche dell’evoluzione culturale. Nel corso del tempo, l’uomo ha implementato dentro i propri processi evolutivi anche degli aspetti culturali; non era importante solo come cambiava il proprio aspetto, ma anche come cambiava lo stile di vita e il proprio comportamento, ad esempio il riuscire a farsi dei vestiti scollegò l’uomo dall’ambiente esterno che permise di colonizzare ambienti con clima freddo senza morire assiderato, oppure il riuscire a costruirsi delle lance da caccia, questo sopperì la mancanza di artigli naturali. Dunque i cambiamenti culturali permisero all’uomo di vivere in contesti che non sarebbe potuto sopravvivere. In conclusione l’argomentazione esposta da Biglino  non funziona davvero.

LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE NON FUNZIONA CON L’UOMO:

Un’altra strategia per convince gli interlocutori della veridicità della sua teoria è quella di dire che i padri della teoria dell’evoluzione, ad esempio Wallace disse che l’evoluzionismo così come è stato concepito non spiegava la presenza umana sulla terra. Ma si sta parlando di una persona che per quanto sia stata decisiva per la scienza moderna era comunque vissuta 150 anni fa, nel frattempo gli studi sono perseguiti e tutti gli eventuali dubbi ora gli scienziati danno una spiegazione. Le argomentazioni sviluppati da Biglino sono dunque ormai obsolete e non possono essere usate per sostenere la sua tesi.

IL FRUMENTO:

Gli ELOHIM oltre a creare geneticamente l’uomo come precedentemente spiegato hanno dovuto creare anche il modo di poterlo nutrire e così che quello che noi oggi conosciamo come il grano duro e le patate sono state modificate geneticamente per permettere essi di divenire commestibili per l’uomo. Nella Bibbia non c’è niente di tutto questo, infatti per convalidare questa tesi cita il professor Dario Bressanini dove in una della sue pubblicazioni, nella rivista “le scienze” dell’agosto 2014 disse che il frumento era impossibile che si fosse modificato naturalmente, la conclusione di Biglino è che devono essere stati per forza gli ELOHIM ha modificarli geneticamente. Qualcuno però ha avuto lo scrupolo di chiedere all’illustre divulgatore scientifico Dario Bressanini se veramente sosteneva tutto questo. Lui rispose con un secco No! Biglino aveva frainteso, nella sua pubblicazione la parola “impossibile” era tra virgolette, nel senso ironico che è in realtà è possibile una mutazione spontanea di questo tipo. Quindi anche questa volta non gli è andata bene, ha citato una scienziato che è stato lui stesso a negare tutto. Ma i fan sfegatati di Biglino hanno avuto ancora il coraggio di sostenere che Biglino ha ragione e se Dario Bressanini sta ritrattando evidentemente perché è stato minacciato da qualcuno; chissà magari proprio da un teologo. Così Bressanini ha postato un video sul suo canale proprio per risolvere la questione una volta per tutte. Inizia con un tono alquanto irritato contro chi usa il suo nome per far dire quello che non ha mai detto. Quello che afferma Biglino riguardo il suo l’articolo è solo una sua libera interpretazione. Bressanini così spiega scientificamente come dal grano selvatico si è arrivati ai grani moderni senza l’ausilio di nessuna manipolazione da parte di alieni.

CREAZIONE DELL’UOMO

Secondo la narrazione ufologica della Bibbia, gli ELOHIM avrebbero creato l’uomo con la loro ingegneria genetica usando l’ovulo di un ominide, (un homo erectus) modificato mediante inserimento di DNA alieno. Come fare però per far credere che questa storia è presente nella Bibbia? Quello che nella narrazione è l’ovulo di un ominide. Biglino lo identifica nella parola AFAR עָפָר (tradotto con polvere) combinata con la parola ADAMAH אֳדָמָה (tradotto con suolo). Questi termini compaiono in Genesi 2,7:

 Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo

 Riguardo questo versetto Biglino nel libro, “la Bibbia non parla di dio” scrive: Il termine AFAR viene tradotto nella Bibbia con “polvere”; in effetti può avere anche questo significato, ma essenzialmente significa “sostanza terrena” che è situato nell’ADAMAH che significa “terreno”. Da qui la conclusione che l’autore del testo biblico voglia alludere a sue parole a una “sostanza terrestre”, nel senso proveniente dal pianeta terra e questo può andare a coincidere con l’ovulo di ominide. Come prima cosa andiamo a vedere nel dizionario la parola AFAR:

Da come si può vedere nella definizione, la parola AFAR indica una sostanza con determinate caratteristiche: sono tutti elementi inanimati, granulari, presenti in natura come l’argilla o lavorati come l’intonaco. Non si riferisce affatto a una entità generica presente semplicemente nel pianeta terra, nulla di animale o vegetale. Sostenere che si riferisca a un ovulo di ominide è una deformazione del significato consistente che si allontana di molto dal significato reale. Per quanto riguarda la parola ADAMAH: Nel dizionario troviamo una definizione molto lunga, la sintetizziamo in 4 punti: 1) Significato fisico “TERRA”; può essere considerato una sorta di sinonimo di AFAR. 2) Terra nel senso di SUOLO, usato nelle frasi del tipo: Gli animali che camminano nel suolo. 3) un uso in campo agricolo. 4) un uso in campo territoriale. In questo caso il significato che più consono è quello di “suolo”. Nella formula AFAR MIN ADAMAH (POLVERE DAL SUOLO), la parola ADAMAH conferisce una specificità in più alla parola AFAR, indicando che si tratta di una sostanza presente nel suolo terreste in maniera naturale, escludendo di fatto altri elementi come la cenere o l’intonaco. Non si riferisce a un qualcosa proveniente dal pianeta terra come vuol far credere Biglino. Esiste una parola specifica per indicare “la terra” intesa globalmente, traducibile con “mondo”. È la parola TEVEL. Questa si che si potrebbe tradurre come “pianeta terra”. ADAMAH invece non è mai usato per indicare il mondo nel suo insieme.

NOTA.

Per i creazionisti, che hanno una visione letterale della scrittura sostengono che è stata usata l’argilla come materia prima per formare l’uomo facendo notare come gli elementi chimici base che compongono l’argilla sono gli stessi che compongono le nostre proteine. Una visione che può sembrare bizzarra. Quello che non gli si può dar torto è il procedimento al contrario: Se seppelliamo un cadavere nella terra, il processo di putrefazione fa in modo che i componenti chimici del corpo vengano riassorbiti nella terra lasciando solamente lo scheletro, come sta scritto polvere sei e polvere ritornerai (Genesi 3,19). Così anche ADAM, אָדָם uomo in ebraico deriva da ADAMAH אֳדָמָה perché dalla polvere l’uomo è stato tratto. Non è un caso che in ebraico il colore rosso si dice ADAMDAM אֳדַמְדַּם e sangue si dice DAM דָּם.

LA PAROLA:   TSELEM   צֶלֶם

Dopo che Biglino ha spiegato la componente terreste usato dagli ELOHIM per creare l’uomo, arriva il momento di parlare del componete alieno proveniente direttamente da “quelli là”. La paleastronautica lo identifica con il termine TSELEM. Nelle traduzioni lo troviamo comunemente con “immagine” Questo termine appare la prima volta in Genesi 1,26:

Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.

In questo versetto compare nella parola composta BETSALMENU בְּצַלְמֵנוּ, il quale si scompone in:

SINTASSIPRONUNCIATRADUZIONE
בְּBEA
צֶלֶםTSELEMIMMAGINE
ֵנוּENUNOSTRA

Mauro Biglino riguardo il termine TSELEM, nel libro “la Bibbia non parla di Dio”, scrive: Nella Genesi rilevo che il termine TSELEM viene sempre tradotto con “immagine”: Un vocabolo che nella nostra cultura e nelle lingue moderne indica per lo più un concetto ideale, una rappresentazione mentale, in espressione simbolica … La radice consonantica ebraica ha un valore diverso. Non rimanda a quella valenza astratta di somiglianza rappresentata dalla letteratura religiosa. In ebraico infatti lo TSELEM, identifica un quid di materiale che contiene l’immagine, inoltre racchiude, nel significato originale della radice semantica il concetto di “tagliato fuori da”. Questo è quello che risulta nel dizionario di ebraico biblico Brown Driver Briggs (BDB). Biglino contesta anche la traduzione della preposizione inseparabile “BE” che nelle Bibbie è tradotto con la nostra preposizione italiana “A” quando invece significa: con, per mezzo di, in, dentro. La conclusione è che questo TLELEM è una porzione di DNA alieno che è stato tagliato e combinato con il componete terreste AFAR. Per questo l’uomo è stato creato “per mezzo di” (BE) lo TSELEM.

Andiamo per ordine: Partiamo con la preposizione inseparabile BE e cerchiamo la definizione nel dizionario:

Dal dizionario risultano i significati che dà Biglino ma compare anche la preposizione “A” esattamente come nelle traduzioni nella Bibbia, dimostrando che non è sbagliato tradurre con “A”. Questo è uno dei casi in cui pensa di saperne di più dei traduttori professionisti e qualificati.

Per quanto riguarda invece il termine TSELEM ci sarebbe da dire che il dizionario di cui Biglino fa riferimento è ormai completamente obsoleto, (ha più di 100 anni), ma pur di trovare qualche contenuto manipolabile non si fa questi problemi. È possibile consultare questo dizionario online, alla voce TSELEM troviamo questo:

Vediamo che il significato principale è ”immagine”, troviamo solo tra parentesi la nota: “something cut out” da qui deriva il suo “tagliare fuori da”. Biglino decontestualizza una porzione di una nota tra parentesi dal suo contesto originale, facendola assurgere a significato principale del termine. In poche parole, dalla nota tra parentesi prende solo quello che gli interessa ed la eleva ad effettivo significato di TSELEM, ignorando il contesto di tutto ciò che segue. Questa nota è in realtà inserita in un contesto del tutto differente da quello da lui sostenuto. Osservando ciò che dice il BDB, si nota subito che “something cut out” non ricopre per nulla il ruolo di significato principale di TSELEM, ma solo una precisazione legata ad semplice nota posta tra parentesi. Il significato principale di TSELEM resta quello di “image”, ovvero immagine. La nota tra parentesi si riferisce semplicemente all’altro significato, ovvero a quello di statua, come vedremo in seguito. A riprova di ciò, il BDB cita persino Ezechiele 16,17 il cui passo parla esplicitamente di immagini fatte con oro, argento e gioielli, in pratica feticci pagani, immagini di statue. Quindi niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. La seconda nota tra parentesi che Biglino ignora completamente svela il senso di “something cut out”. In tedesco, “Schnitzbild” significa “scolpito”. Sostanzialmente in questa nota si afferma che il significato di “immagine” può anche essere inteso in riferimento a qualcosa di scolpito o intagliato, dunque ad una statua. In pratica, la nota è da intendersi come qualcosa di ricavato da un intaglio (scultura), da compararsi con MESEL (  מֶּסֶל ) che Theodor Nöldeke traduce con Schnitzbild. In sostanza, se caliamo “something cut out” nel contesto originale della nota tra parentesi cui appartiene, si scopre che esso ha significato e giustificazione solo se comparato al termine tedesco Schnitzbild di paternità dell’orientalista del XIX secolo Theodor Nöldeke (abbreviato con “Nö” nella nota del BDB). Nessuna relazione emerge dunque con il “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino.

Andiamo a vedere nel dizionario usato dal sottoscritto e realizzato sotto i più moderni criteri linguistici:

Vediamo infatti con il termine indichi tutto ciò che ha a che fare con immagini e statue scolpite e niente a che vedere con “qualcosa di ritagliato”. Inoltre vediamo che oltre al significato fisico è presente un significato figurato che proprio in Genesi 1,26-27 indica l’uomo come immagine di Dio. Quindi la visione teologica della Bibbia è perfettamente coerente con il grammatica del testo. Non poteva anche mancare il parere dell’ebraista laico Cuscito riguarda la traduzione di TSELEM che da Biglino: Se il termine TSELEM fosse ricondotto a qualcosa di microscopico e a doppia elica allora poteva essere fattibile identificarlo con il DNA, ma nel testo biblico sono completamente assenti delle descrizioni che possono indurre a interpretare TSELEM con “parte di DNA”. Vediamo infine la parola TSELEM corrispondente con le altre lingue semitiche sviluppati in contemporanea o più antiche dell’ebraico biblico:

LINGUATERMINETRADUZIONE
Accadicoşalmustatua, rilievo, disegno, immagine
Ugariticoşlmimmagine, statua
Fenicioşlmstatua
Punicoşlmdisegno, immagine, somiglianza, piano.
Siriacoşalmöimmagine, statua

CONCLUSIONE:

Come sarebbe potuto essere il testo ebraico se fosse stato compatibile con la narrazione ufologica per quanto riguarda la creazione dell’uomo. In primo luogo l’autore avrebbe scritto almeno un versetto per descrivere il personaggio che i fan della paleastronautica chiamano “l’ominide”, attribuendone una natura vivente e preesistente nel pianeta terra e magari anche dotato di un intelligenza superiore rispetto agli altri animali, aggiungendo la particolarità di essere bipedi. Addirittura in ebraico esiste anche la parola “scimmia” traducibile con QOF קוׄף , la presenza di questa parola sarebbe stata quasi d’obbligo ricalcando la similitudine di questo animale. Una descrizione decisamente lontana dal termine AFAR. Il secondo elemento, il DNA alieno, se volessimo mantenere il concetto di “qualcosa di ritagliato” tanto caro a Biglino e considerando che il termine “ritagliare” in ebraico biblico non esiste, l’autore avrebbe dovuto usare dei termini che maggiormente si avvicinavano a questo concetto, per esempio “qualcosa di diviso” oppure “qualcosa di spezzato” o semplicemente modificato appartenente agli ELOHIM. In questa tabella troviamo questi tre esempi:

TERMINEPRONUNCIATRADUZIONE
חִבְדּילHIVDILQualcosa di diviso
שָׁבַרSHAVARQualcosa di spezzato
הָפַךְHAFAKTrasformato, mutato

Certamente non il termine TSELEM, lontanissimo da questo concetto. In conclusione avrebbe dovuto esserci una spiegazione dove la creazione dell’uomo era dovuto a “una parte” di un ominide e “qualcosa di diviso, spezzato o modificato” appartenente agli ELOHIM.

LA CREAZIONE DI DIO:  

Uno dei maggiori cavalli di battaglia dei “liberi pensatori” è che nella Bibbia non si parla di creazione dal nulla come viene inteso negli ambienti teologici. La parola ”BARA” che compare nella Bibbia tradotta con “creare”, non dovrebbe affatto essere intesa in senso teologico, come una creazione soprannaturale, dal nulla. Secondo gli studi di Biglino andrebbe considerata in modo molto più razionale, come un  modificare una realtà preesistente. Nel libro “non c’è creazione nella Bibbia” Biglino scrive: Gli utilizzi (della parola BARA) rimandano invariabilmente ad atti compiuti su una situazione preesistente  sulla quale il soggetto specie YHWH interviene producendo modifiche, variazioni, rimodellamenti, con finalità che di volta in volta vengono dichiarate esplicitamente: tagliare alberi, rendere abitabile un territorio, punire, compiere prodigi, agire sul pensiero e sui comportamenti ecc..  Comunque mai creare dal nulla. Quindi secondo questo studio, con tanto di citazione di diversi versetti con lo scopo di indicare al lettore che il verbo BARA non significa mai creazione dal nulla. Si può concludere che le traduzioni riportate nelle nostre Bibbie e le elaborazioni esegetiche che ne derivano sono solamente frutto di una scelta condizionata dai dogmi religiosi. Non esistendo in ebraico una parola che indica la creazione dal nulla si può concludere che la Bibbia non parla di creazione nel senso che le correnti religiose hanno dato. Come prima cosa andiamo a consultare il dizionario alla parola BARA בָּרָא:

Troviamo che la radice BR di cui la parola BARA fa parte è una radice particolarmente complessa e usata per indicare molti termini, sia azioni che sostantivi. Proseguendo andiamo a vedere in dettaglio la parola BARA

In base ai dati che troviamo nel dizionario possiamo estrapolare queste informazioni:

  1. Nei possibili significati sono presenti dei vocaboli che richiamano una creazione da materiale preesistente, questo non esclude che ci sia anche una creazione dal nulla tra i possibili significati e questo è determinato non dalla grammatica del termine ma bensì dal contesto. Per creazione dal nulla si intende che Dio ha creato i cieli, la terra, gli animali e l’uomo; nel contesto la parola BARA deve riferirsi a uno o più di questi soggetti.
  2. In alto a sinistra troviamo al lettera << Q >>. Questa lettera sta per QAL. Si tratta di una delle forme verbali presenti nella grammatica ebraica e corrisponde a una azione definita “attiva semplice” I verbi nella forma QAL si distinguono perché nelle prime due consonanti della radice compare la vocale Qamez che corrisponde alla nostra “A” per questo motivo che la versione QAL della radice BR è BARA. Questa informazione è importante perché il contestato significato della “creazione dal nulla” è subordinata dal fatto che BARA rimanga nella forma di base QAL. Quindi se non ha la forma QAL e il soggetto che compie l’azione non è Dio stesso, sicuramente non può indicare una creazione dal nulla.
  3. Il verbo ASAH עָשָׂח significa semplicemente “fare” in senso generico, tuttavia può essere considerato a tutti gli effetti un sinonimo di BARA, se  si trova nel contesto giusto, perciò anch’essi può assumere il significato di “creazione dal nulla”.  

Vediamo alcuni esempi dove la parola BARA o il suo sinonimo ASAH sono presenti in un contesto dove prendono il significato di “creazione dal nulla”.

Isaia 45,18

Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli, egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra e l’ha resa stabile, non l’ha creata vuota, ma l’ha plasmata perché fosse abitata.

Salmo 146,6

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe: la sua speranza è nel Signore suo Dio, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e quanto contiene.

Isaia 37,16.

Signore degli eserciti, Dio d’Israele, che siedi sui cherubini, tu solo sei Dio per tutti i regni della terra; tu hai fatto il cielo e la terra.

Neemia 9,6

Tu, tu solo sei il Signore, tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e quanto sta su di essa, i mari e quanto è in essi; tu fai vivere tutte queste cose e l’esercito dei cieli ti adora.

Esodo 20,11

Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno

Genesi 1,1

Al principio Dio creòi cieli e la terra

Malachia 2,10

Non abbiamo forse tutti noi un solo padre? Forse non ci ha creati un unico Dio

In questi 6 versetti è inequivocabile il chiaro riferimento a una creazione dal nulla. Infatti questi versetti non compaiono nei libri di Biglino a eccezione di Genesi 1,1 di cui scrive: Questo versetto si riferisce ad un ideale non meglio identificato e non rappresentabile atto di creazione, oppure un opera di…  Il discorso finisce così, con i puntini. Questo versetto mette in crisi il metodo Biglino dove ritiene che tutto va preso alla lettera senza metafore o allegorie. Quindi per spiegare questo versetto non può fare altro che arrampicarsi sui vetri. Riassumendo: il termina BARA assume il significato di creare dal nulla quando si trova nella forma QAL e inserito nel giusto contesto. Bisogna tenere a mente questi due requisiti perché Biglino nel suo libro mostra numerosi esempi per dimostrare che il termine BARA non significa mai “creazione dal nulla”. Analizzando questi esempi si può notare come abbia scelto dei versetti che non soddisfano i requisiti citati in precedenza. Andiamo ora ad approfondire questi esempi che si possono dividere in due gruppi: Quelli che non sono nella forma QAL e quelli che sono fuori contesto.

PRIMO GRUPPO: LA RADICE BR NON IN FORMA QAL

Nell grammatica ebraica sono presenti 7 forme verbali: Il QAL, la forma base definita semplice attiva; NIFAL semplice passiva; PIEL intensiva attiva; PUAL intensiva passiva; HIFIL causativa attiva; HOFAL causativa passiva; HITPAEL riflessiva. Ogni forma verbale ha la sua peculiarità e il significato di un termine in QAL può risultare profondamente diverso rispetto alle altre forme verbali. Tenendo presente questo è inevitabile che il termine BARA nelle altre forme non può assumere il significato di “creazione dal nulla”. Biglino nei sui esempi inserisce 6 versetti che hanno forme diverse, andando sul sicuro di centrare l’obbiettivo: Avvalorare la sua tesi. Qui sotto la tabella con i versetti citati, il termine che compare, la forma verbale e il significato.

Chi non è a conoscenza delle più basilari regole grammaticali della lingua ebraica o non ha a disposizione un dizionario, davanti a questi  esempi può rimanere persuaso a sostenere la tesi di Biglino.

SECONDO GRUPPO: IL VERBO BARA FUORI CONTESTO

Qui sotto la tabella di altri esempi dove nei versetti sono presenti BARA in forma QAL in diversi tempi verbali, ma inseriti in contesti dove non risulta una creazione dal nulla. Questo è un altro tentativo per ingannare il possibile lettore e fa avvalorare la sua tesi.

  1. In questo passo il Signore si affligge per l’idolatria del suo popolo e li ammonisce, ma allo stesso tempo li ama ed è disposto a sanarlo, guidarlo e offrirgli consolazioni e a offrire la pace. La frase: i pongo labbra letteralmente è “io creo labbra”, nel senso di linguaggio.
  2. Questo versetto è una dossologia, una lode al Signore, con i toni dell’inno o del cantico. Anche se non è presente una creazione dal nulla si usano espressioni che solo a un Dio onnipotente si possono riferire, dal generare i venti a plasmare le montagne.
  3. In questo caso è tradotto come “prodigio” o si potrebbe dire che compie una “creazione” nel senso di generare un evento impossibile per l’uomo, come i questo caso spalancare e richiudere la terra.
  4. Questo è sicuramente uno dei versetti biblici con una alta carica di spiritualità. Paradossalmente è citato da Biglino, proprio lui che ritiene che la Bibbia non parla affatto di spiritualità e si limita a dire solamente che non c’è creazione dal nulla. La seconda parte del versetto: …rinnova in me uno spirito saldo, non viene citato. Troppo scomodo in quando è presente la parola RUACH che si può tradurre solo con spirito ed è meglio che i suoi lettori non lo sappiano.

Oltre alle speculazioni del verbo BARA si può trovare la creazione dal nulla anche in altri modi come nel terzo versetto della genesi: Dio disse: <<Sia luce!>> E la luce fu. In questo caso è sufficiente la sola parola che la luce viene creata e questo è un altro caso di creazione dal nulla. Oppure anche il Salmo 89,12: Tuoi sono i cieli, tua è la terra, tu hai fondato il mondo e quanto contiene. Dire che visto che non esiste un verbo che per indicare solamente una creazione dal nulla, allora la Bibbia non parla di creazione è una conclusione banale e superficiale. In ebraico non esiste nemmeno il verbo “avere”, questo non significa che in ebraico non si possa esprimere il concetto di avere; lo si può fare attraverso altre strutture grammaticali. La stessa cosa vale per il verbo BARA.

IL PIANETA NIBIRU

Per gli appassionati della teoria del dio alieno non può certo mancare un  elemento di vitale importanza: Il cosiddetto pianeta Nibiru. Si tratta di un pianeta che orbita attorno al nostro sole a una distanza molto elevata, ma ogni 3600 anni si avvicina molto alla terra passando precisamente tra Marte e Giove. Da questo pianeta arriverebbero i famosi ELOHIM, dall’aspetto molto simili a noi umani. Il suo passaggio ravvicinato provoca degli sconvolgimenti anche sulla terra, ed è stata uno di questi passaggi che ha provocato il diluvio universale.  Non c’è bisogno di fare studi approfonditi per comprendere è tratta di una bufala colossale e infatti nessun scienziato si sognerebbe di appoggiare questa teoria. Vediamo però in maniera più sintetica possibili, i motivi principale della sua impossibile esistenza:

  • Secondo un simulatore astronomico (AstroGrav) dove sono stati inseriti tutti i dati provenienti dai libri dei “liberi pensatori”, un passaggio tra Marte e Giove altererebbe le orbite degli altri pianeti in maniera irreversibile e non sarebbero assolutamente nelle posizioni attuali, così anche la fascia di asteroidi dovrebbe essere molto diversa in quanto la prima a subire sconvolgimenti.
  • Un pianeta così lontano dal sole avrebbe temperature che la vita sarebbe impossibile; e non basta che il nucleo si auto riscaldi come viene di solito ipotizzato; questo aumenterebbe la temperatura superficiale di pochi gradi, per la vita è necessaria la luce solare.
  • Sarebbe un pianeta facilmente visibile con il telescopio. Se per assurdo è così lontano da non poter essere visto, in antichità, nel precedente passaggio l’umanità avrebbe avuto gli appassionati del settore che avrebbero scritto e segnalato la presenta di questo pianeta. Non ci sono fonti storiche a riguardo.

L’INVIDIA

  • Non invidiare l’uomo violento e non irritarti per i suoi successi, perché il Signore ha in orrore il perverso, mente la sua amicizia è per i giusti (PR 3,31-32)
  • Un cuore tranquillo è vita del corpo, l’invidia è la carie delle ossa (PR 14,30)
  • Non invidiare in cuor tuo i peccatori, ma resta sempre nel timore del Signore (PR 23,17)

L’invidia è identificata come uno dei frutti della carne. Il credente deve rifiutarla nel suo cuore affinché non pecchi davanti a Dio. Ora, vediamo i motivi e le conseguenze che provoca l’invidia. Le persone non credenti possono essere più predisposte a questo “vizio capitale”, che ha origine dal desiderio di possedere qualcosa che un’altra persona ha, essendo consapevoli di avere poche o nessuna possibilità di ottenerla. Per questo già in esodo Dio disse a Mosè: Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo (Esodo 20,17). Il desiderio dunque sta all’origine dell’invidia insieme anche alla superbia che rende l’uomo competitivo nei confronti del prossimo. Un esempio potrebbe essere una persona ha un amico o conoscente che ha sempre reputato più brutto e meno simpatico di lui, si fidanza con una ragazza bellissima, questo provoca certamente l’invidia. Da qui i commenti del tipo << che spreco, una ragazza così bella con uno così >>; tipica espressione generata dall’invidia. Oppure un’altra persona che ha un compagno di banco che ha sempre reputato meno intelligente, trova un lavoro più remunerativo del suo, anche in questo caso può scattare l’invidia con commenti del tipo << Ecco, chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane >> , per dire che era lui che si sarebbe meritato quel posto. Sono i successi degli altri che portano le persone ad essere invidiose e questo ne parla anche Qoèlet: Ho osservato anche che ogni fatica e ogni successo ottenuto non sono che invidia dell’uno verso l’altro. Anche questo è vanità, un correre dietro al vento. (Qoèlet 4,4). Quando una persona prova invidia verso un’altra, quest’ultima si trasforma in odio che sfocia in liti, contese e maldicenze e in casi estremi può portare ad azioni deplorevoli. Nell’antico testamento abbiamo l’esempio di Giuseppe, figlio più piccolo e più amato di Giacobbe e per questo era privilegiato rispetto agli altri 11 fratelli. Essi iniziarono a provare una grande invidia nei suoi confronti tanto da sbarazzarsene. Lo vendettero come schiavo a una carovana di ismaeliti che stava andando in Egitto e al padre Giacobbe dissero che era rimasto sbranato da un bestia. Nel nuovo testamento abbiamo invece Gesù invidiato dai farisei. Molte persone ascoltavano i suoi insegnamenti attirati anche dai miracoli che compiva e per questo i farisei avevano paura di perdere quel potere e quella reputazione che godevano tra il popolo approfittandosene di questo per fare i propri comodi; e come se non bastasse con i farisei ci andava giù pesante, alla folla ribadiva spesso il fatto erano degli ipocriti perché facevano di tutto per mostrarsi buoni in apparenza, ma dietro divoravano le case delle vedove. Persino Ponzio Pilato se ne accorse essendo un governatore di una certa esperienza, si può leggere in Matteo 27,18. A causa di questa invidia i farisei arrestarono Gesù per farlo morire. L’invidia oltre ad essere portatrice di odio è un sentimento che ti lacera l’anima e il corpo, non ti fa vivere in pace e in armonia e a lungo andare può portare a qualche disturbo della personalità. Chi è credente e ricco di sapienza sa che non c’è motivo di invidiare qualcuno, chiunque esso sia. Se si tratta di una persona empia che ha avuto un certo successo nella vita, diventando ricco e famoso, magari servendosi di affari loschi, il giusto non ha nessun motivo di invidiarlo perché sa che tutto quello che ha ottenuto passando dal male e non da Dio, gli sarà tolto prima o poi e la rovina sarà grande; dovrà pagare a caro prezzo il male che ha commesso perché il salario del peccato è la morte (Romani 6,23). Se il Signore permette che i malvagi prosperino è solo perché lui è lento all’ira e grande in amore (Giona 4,2); ma alla fine anche il malvagio avrà quello che merita se non avviene un ravvedimento. Non importa quante cose materiali possiede o quanto successo ha tra gli uomini, se non è in comunione con Dio tutte queste cose prima o poi spariranno. Un altro caso in cui si può provare invidia è quando abbiamo una certa passione, come il canto o lo sport e ci reputiamo bravi nel nostro campo, ma un giorno incontriamo qualcuno che è più bravo di noi. Se siamo abituati a ricevere sempre la gloria degli uomini e la passione è alimentata da quello allora l’invidia sarà inevitabile. Se noi invece facciamo tutto alla gloria di Dio, anche se incontriamo qualcuno più bravo di  noi non sarà motivo di gelosia o contesa perché è solamente qualcuno che ha ricevuto un dono maggiore del nostro, tutto qui, nulla impedisce nemmeno di essere amico con quella persona. Esiste anche la gelosia possessiva: una cosa che la reputiamo nostra, non siamo disposti a prestarla agli altri. Non è saggio essere gelosi dei propri oggetti; è giusto poter prestare o condividere quando è possibile. Tutto quello che possediamo in realtà è di Dio, spetta noi amministrare quel bene che ci ha affidato secondo la sua parola. Purtroppo anche tra i credenti ci possono essere dei casi di invidia. Questi sono i casi dove i credenti non hanno ancora rinnovato la propria mente per renderla conforme a Cristo. Se un nostro amico sempre credente riceve una grande benedizione ed è la stessa benedizione di cui continuiamo a pregare da tempo e non la otteniamo, questo potrebbe essere un motivo d’invidia. In questo caso essendo credenti l’invidia non si trasforma in odio, ma può diventare risentimento verso Dio per il fatto ha benedetto lui invece che me, oppure si potrebbe rifiutare di pregare per lui, del tipo: << A me sembra che è già stato abbastanza benedetto! >>. Non bisogna essere invidiosi di un altro credente perché tutti i credenti fanno parte del corpo di Cristo, la Chiesa. Infatti noi tutti siamo battezzati mediante un solo spirito in un solo corpo (1Corinzi 12,13) Il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra (14). Ogni credente è un membro di un corpo. La si potrebbe paragonare a una grande famiglia dove tutti si amano e tutti solo fratelli e se un membro soffre, soffrono tutti, così anche se un membro viene benedetto, tutti gioiscono per lui. Quindi se un credente riceve quella benedizione che tanto desideravi tu, come potrebbe essere trovare una fidanzata o un buon lavoro non bisogna invidiarlo, ma gioire insieme a lui e pregare affinché come questo fratello è stato benedetto possa arrivare il giorno che anche tu possa essere benedetto allo stesso modo.

I NEMICI

  • Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà (PR 25,21-22)
  • Non dire: << Come ha fatto a me così io farò a lui, renderò a ciascuno come si merita >>. (PR 24,29)
  • Non ti rallegrare per la caduta del tuo nemico e non gioisca il tuo cuore, quando egli soccombe (PR 24,17)
  • Non ci sarà un avvenire per il cattivo e la lampada dei malvagi si spegnerà (PR 24,20)
  • Se il Signore si compiace della condotta di un uomo, lo riconcilia anche con i suoi nemici (PR 16,7)
  • Non dire: <<Renderò male per male>>; confida nel Signore ed egli ti libererà. (PR 20,22)

Il nemico è colui che per un motivo o l’altro prova odio nei tuoi confronti e lo manifesta con l’attacco verbale o la diffamazione, nei casi più estremi anche con la violenza fisica. Esso non è da confondere con il semplice provocatore, perché non è detto che chi ti provoca provi veramente odio nei tuoi confronti. Ora, chi compie opere malvagie può essere naturale creare attorno a lui delle persone che lo odiano, ma chi crede nel Signore e compie opere buone perché dovrebbe avere dei nemici? Purtroppo ci sono dei casi dove nonostante non fai del male a nessuno ci può essere qualcuno che prova odio nei tuoi confronti, forse è proprio per il fatto che sei cristiano che qualcuno ti può odiare oppure può essere per invidia o per un contenzioso. Nel Vangelo Gesù è chiaro riguardo il comportamento che deve avere un credente davanti ai nemici: Bisogna amare il proprio nemico, pregare per lui, e non negargli dei favori, poi aggiunge dicendo: se amate solo chi vi ama che merito ne avrete, infatti anche chi non conosce Dio fa lo stesso (Matteo 6,46), quindi non farete niente di più di quanto fa una persona atea. Infatti, anche gli atei amano chi gli ama, questo non è difficile, c’è anche da dire che qualcuno non riesce nemmeno fare questo, ma normalmente finché c’è da amare una persona che ti è simpatica non c’è nessun problema, è quando ci è antipatica che siamo portati a odiare la persona, con tutti i comportamenti che ne derivano. La parola di Dio dice invece che anche i nemici bisogna amare. Ma come si fa? È troppo difficile? Quando qualcuno ci fa del male, odiare è la cosa più naturale, fargliela pagare con la stessa moneta e vendicarsi, quello è il comportamento che siamo portati a fare. Odiarlo però non porta mai benefici, s’inizia solo una guerra di odio e litigi dove ognuno fa a gara a chi infigge più del male all’altro, finché uno da un colpo così secco all’altra persona che non oserà più far niente per un certo tempo, ma il clima di odio rimarrà sempre. Quindi odiare anche se è la cosa più istintiva, non porta a nessun beneficio, anzi, l’odio porta altro odio, ma non lasciarti vincere dal male; vinci il male con il bene (Romani 12,21). Valutare prima qual è l’origine di quel odio che porta con se il tuo nemico, pregare per lui affinché ci sia pace. Prima di tutto come ho già detto se qualcuno ti ha fatto del male, è stato satana in realtà ad averlo fatto, usando quella persona come schiavetto per compierla, quindi bisogna combattere satana non la persona che ha commesso il male, perché anche lui è una vittima dal punto di vista biblico. Infatti per il credente il nemico è il diavolo che è come un leone ruggente va in giro cercando di divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo (Pietro 5,8-9). Quindi agire con metodi carnali non serve per sconfiggere satana, quello che bisogna fare prima di tutto è perdonare quella persona, poi pregare per essa e benedirla, parlare sempre con dolcezza e mansuetudine e se ha bisogno di qualche aiuto non rifiutarlo. Questo è l’atteggiamento giusto da fare; non è un segno di debolezza, anzi è un segno di fortezza in realtà, in questo modo non ti fai piegare dalle provocazioni, e non ti fai manipolare delle sue azioni; è un segno di forte autocontrollo. È vero che può sembrare molto difficile farlo, è molto più istintivo attaccarlo con fa lui; bisogna però fidarsi di Dio e non sempre del nostro discernimento e scoprirai che facendo queste cose si creerà un’atmosfera spirituale, dove Dio può agire su quella persona e avrà modo di portarlo al ravvedimento. Non può fare nulla però senza la nostra collaborazione perché finché si rimane in territorio di satana, spiritualmente parlando, può agire solo satana, ma se crei il contesto giusto allora sarà Dio ad agire e il diavolo non potrà fare nulla. Inizierà quindi a pensare: Beh; io sto facendo del male a quella persona ma lui mi fa del bene, forse non se lo meritava il male che gli ho fatto. Inizierà ad avere un ripensamento e cambiare atteggiamento nei tuoi confronti, e da nemico avrai in realtà guadagnato un amico, è qui che il diavolo sarà sconfitto, e se diventando amici si converte sarà stato sconfitto doppiamente, e ogni volta che lo sconfiggerai, sarai sempre più forte nei suoi confronti. Ogni bene che farai, soprattutto a un nemico riceverai sempre una ricompensa in cielo; nei momenti opportuni non bisogna neanche mancare di rimproverarlo con decisione e fargli capire che a compiere il male non ci guadagnerà niente  e gli obiettivi che insegue non gli porterà alla felicità, anzi odiare contribuirà solo a rovinare se stesso. Bisogna amare i nemici, ma anche l’amore ha un lato duro, potrebbe anche essere opportuno dire: <<Non ti permetto più di trattarmi in questo modo>>; perché quella persona facendo male a te, sta facendo anche male a se stessa e impedire che si faccia male da sola è segno di amore. È sempre opportuno suggerire la via alternativa a quella sbagliata, ovvero una relazione con Dio che porta di conseguenza avere un buon rapporto con il prossimo. Se nonostante tutto non si pentirà e continuerà nella sua condotta sbagliata, allora avrà fatto la sua scelta e ne pagherà le conseguenze; ma in ogni caso non fargli alcun male, non farti giustizia da solo, ma lascia che sia Dio a giudicare quella persona nel momento opportuno. Infatti sta scritto: Spetta a me fare giustizia, darò a ciascuno il suo (Deuteronomio 32,35). Non lasciare che il tuo cuore nutri dei sentimenti di vendetta; segui l’esempio di Cristo che durante la passione ha subito ogni sorta di sofferenza e derisione, ma Lui anche se era Insultato, non rispondeva agli insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. (1Pietro 2,23).  Se poi cade in disgrazia non rallegrarti, anzi prega per lui perché da questa esperienza negativa il Signore ne tragga qualcosa di buono, e arrivi al ravvedimento; come nella parabola del figliol prodigo (Luca 15,11-32) che deve arrivare a toccare il fondo prima di capire che la vita che stava conducendo era sbagliata e addirittura i servi di suo padre stavano meglio di lui. Per chi ci si ravvede la porta di Dio, è sempre aperta e lo accoglierà con gioia, così anche per i credenti che in passato hanno fatto del male, ma si sono convertiti è importante non portare rancori e andare avanti. Chi invece muore nel peccato senza essersi mai ravveduto e accettato Cristo nel suo cuore è un’anima che va all’inferno e anche in questo caso non c’è nulla da rallegrarsi. Infatti come Dio piange per il fallimento dell’uomo, così anche noi non dobbiamo rallegrarci se il nostro nemico va all’inferno.

L’ARROGANZA DÌ CREDERE DÌ ESSERE SUPERIORI

  • Prima della rovina viene l’orgoglio e prima della caduta c’è l’arroganza (PR 16,18)
  • L’orgoglio dell’uomo ne provoca l’umiliazione, l’umile di cuore ottiene onori. (PR 29,23)

Dopo aver in chiaro cosa sia la superbia, facciamo un’ulteriore approfondimento su un frutto della superbia che è l’arroganza. Essa è figlia di una cultura che non vive secondo la parola di Dio, sono le persone che pensano di essere superiori e di saper gestire determinate situazioni meglio di altre, come può essere gestire un negozio o qualsiasi attività commerciale, queste persone si fanno beffe degli altri, si vantano e pensano che se decidessero tutto loro allora le cose andrebbero bene. Un giorno però è possibile che abbiano veramente la possibilità di gestire una situazione autonomamente e senza vincoli e qui che saranno messi alla prova le loro presunte qualità, ma aimè non sempre sono così bravi come pensavano e un volta che prendono il controllo, la situazione precipita e arriva il fallimento. Avranno quindi una vergogna che peserà come un macinio perché tutti si ricorderanno del loro orgoglio e del loro tono di superiorità, la loro totale mancanza di umiltà e il non confidare in Dio ma soltanto in se stesse, la rovina per loro sarà grande. Chi trova una persona di quel tipo non vale neanche la pena arrabbiarsi, bisogna solo compatirlo perché c’è la possibilità che un giorno dovrà smentire tutto quello che dirà, magari avrà talmente orgoglio da scaricare la colpa su altri e non assumersi le proprie responsabilità. Gesù disse: Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli (Matteo 5,3). I poveri in spirito sono le persone umili che sanno di non essere superiori agli altri e che valgono per il fatto che sono figli di Dio e non perché pensano di avere qualità straordinarie che gli altri non hanno. Già agli arbori del cristianesimo in alcune persone c’era questa tentazione di credersi superiori agli altri, per questo donde evitarlo Paolo in una sua epistola suggerisce questo: Ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. (Filippesi 2,3-4). Abbiate quindi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù. Quello di essere pronti a mettere da parte quello che siete, per diventare servi degli altri. Non stimando te stesso più di quanto dovresti, ma considerandoti  privilegiato ad essere un servo di Gesù Cristo. Umiliatevi davanti al Signore, ed Egli vi innalzerà (Giacomo 4,10). La persona che teme il Signore e si trova ad affrontare una certa situazione, non deve avere paura, anche se pensa di non riuscire ad affrontarla, con Dio nel cuore, se ti trovi in certe situazioni è possibile che è stato Dio a metterti in quella situazione per compiere una missione e se preghi, e confidi in Lui, tutto quello che farai andrà bene. Tenere sempre in mente la parola di Dio e continuare a cercare la sapienza, solo così si potrà affrontare ogni situazione.